
Buongiorno e buona Pasqua a tutti.
Pochi sanno che questa parola, così antica e solenne, significa “passare oltre”. E già questo dovrebbe farci riflettere, perché passare oltre non è dimenticare, non è voltarsi dall’altra parte: è ripartire, è scegliere di non restare prigionieri di ciò che è stato.
È il concetto di rinascita che accomuna le tre grandi religioni monoteiste, eppure mentre oggi ci scambiamo auguri, mentre le nostre chiese si riempiono o le nostre case accolgono chi amiamo, io continuo a chiedermi come sia possibile che non riusciamo a trovare in questo giorno un momento vero per “passare oltre” e cercare in tutti i modi la pace.
Ricordo quando scrissi, anni fa, della Pasqua ebraica, del “Pesach”, di quell’angelo che vide il sangue sulle porte e passò oltre. E in quei giorni avevo deciso di provare a perdonare, anche se sapevo quanto fosse difficile. Perdonare chi si è saputo allontanare dalla strada dell’illegalità, ma anche chi quella strada la percorre ancora con convinzione.
Perché il messaggio pasquale, qualunque sia la fede che ci accompagna, non può ridursi a un augurio formale. Non possiamo celebrare la vita mentre qualcuno continua a seminare morte. Non possiamo parlare di resurrezione mentre giustifichiamo l’uso delle armi, anche quelle che qualcuno chiama “umanitarie”.
E qui devo ripetere con forza ciò che ho già detto in passato: non esiste alcuna legittimità che stabilisca una guerra giusta. Nessun conflitto può essere ritenuto valido, neppure quello preventivo, neppure quello condotto contro regimi che non rispettano i principi democratici.
Perché la guerra procura una quantità enorme di morti violente, e l’umanità lo sa bene, eppure non riesce a vivere senza creare nuovi conflitti. È come se la morte dovesse inseguirci, come in quel film “Final destination”, ma mentre in tempo di pace possiamo combatterla insieme, in guerra siamo soli. Soli contro una parte dell’umanità che non solo spera nella nostra morte, ma la promuove attivamente attraverso le armi.
I poteri forti ci hanno illuso che saremo liberi solo distruggendo i nostri nemici. Ma la vendetta non è mai stata una buona strategia. Ed è proprio il messaggio pasquale a insegnarcelo: la persona che consideriamo nemica resterà più colpita da un perdono inaspettato che da una vendetta attesa.
E allora oggi, in questo giorno in cui si celebra il passaggio dalla morte alla vita, io mi chiedo: riusciremo mai a fare un passo indietro? Ad ascoltare le ragioni dell’altro, anche di chi consideriamo lontano dai nostri valori? Perché se continuiamo a farci logorare dalla vendetta, se pensiamo che un giorno potremo ergerci vittoriosi, ecco, nel momento in cui smetteremo di pensare alle vite umane perse, tutto ciò che avremo fatto – anche di buono – sarà diventato inutile.
E questo discorso vale anche per la nostra Chiesa, per tutte le Chiese. Ricordo quando, in un’altra Pasqua, quella segnata dalla pandemia, osservavo le nostre chiese deserte e pensavo che forse Dio volesse mandare un messaggio a tutti i referenti religiosi. Non mi riferisco al cosiddetto ‘Signore’, attenzione, ma a coloro che si sono appropriati di quell’appellativo di “Vicari“.
Diceva San Basilio nel IV secolo che è ladro chi toglie agli altri quanto è loro, che il pane che tieni per te è quello dell’affamato. E oggi, mentre vedo ancora guerre, povertà, ingiustizie, mentre sento parlare di diritti da affermare con la forza e non con il dialogo, io credo che la Pasqua abbia senso solo se diventa davvero un “passare oltre”. Non un oltre ipocrita, fatto di frasi fatte e auguri social che non cambiano nulla. Ma un oltre che ci spinga a cambiare i nostri comportamenti, a ribellarci ai silenzi, a uscire dalle nostre mura comode e imperturbate.
So che è difficile. Io stesso, anni fa, confessai che un senso di tristezza e amarezza mi prendeva in giorni come questi. Perché le parole false sono troppe, e dopo Pasqua si torna tutti come prima, senza aver modificato nulla.
Ma io non voglio rassegnarmi. Non voglio accettare che la speranza resti un concetto astratto. La speranza è qui, ora, su questa terra. È data a tutti la possibilità di ricominciare, anche a chi si è perduto, anche a chi è sfiduciato. Non c’è bisogno di aspettare un segno soprannaturale. Basta un primo passo. Basta volerlo compiere.
Allora oggi, mentre dico buona Pasqua, lo dico a tutti: agli onesti e ai disonesti, a chi crede e a chi non crede, a chi è in guerra e a chi subisce la guerra. Ma lo dico con una consapevolezza: che questo augurio non può essere vuoto. Perché se davvero vogliamo passare oltre, dobbiamo farlo insieme, e dobbiamo cominciare ora. Non domani. Non il prossimo anno. Ora!
Buona Pasqua. E che sia davvero un passaggio…




























