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L’ora delle conseguenze – Terza parte


Riprendiamo il filo del discorso da dove lo avevamo lasciato, sì… da quell’immagine della Cina come presenza silenziosa e paziente, pronta a giocare la sua partita nell’ombra. 

Perché è proprio da lì, da quella consapevolezza, che dobbiamo ripartire per comprendere la vera natura del rischio che abbiamo di fronte.

Da anni, ormai, Pechino persegue una strategia a lungo termine, paziente e meticolosa, evitando mosse impulsive e preparandosi invece con cura certosina a molteplici scenari, studiando le debolezze del sistema avversario come un grande maestro di scacchi studia la partita. 

Per la Cina, Taiwan rimane la questione centrale, il nervo scoperto della sua identità nazionale e della sua ambizione regionale. 

Ma non è solo una questione politica o di sovranità territoriale. L’isola svolge un ruolo vitale, assolutamente insostituibile, nell’industria globale dei semiconduttori. Produce la stragrande maggioranza dei chip più avanzati, i cervelli elettronici che fanno funzionare i nostri smartphone, i nostri computer, le nostre automobili, ma anche i sistemi d’arma più sofisticati, le infrastrutture critiche, l’intera infrastruttura dell’innovazione digitale. Senza Taiwan, la catena di fornitura tecnologica globale semplicemente si spezzerebbe.

Se gli Stati Uniti dovessero apparire fortemente impegnati, con le loro risorse navali e la loro attenzione politica concentrate altrove, magari in Medio Oriente o in Europa, la Cina potrebbe legittimamente intravedere un’opportunità strategica, una finestra di vulnerabilità, per aumentare la pressione su Taiwan. 

Questo ovviamente non significa necessariamente e non certo nell’immediato un’invasione su larga scala con un’operazione militare classica con sbarchi e conquista territoriale, ma certamente potremmo iniziare ad assistere ad una graduale escalation, un aumento delle esercitazioni militari, un blocco navale proclamato, un sorvolo sempre più insistente dello spazio aereo, il tutto comprenderete potrebbe essere più che sufficiente per destabilizzare i mercati globali e a gettare il panico in una filiera già di suo parecchio fragile, innescando una nuova crisi, le cui proporzioni sono oggi inimmaginabili.

E quindi, il vero pericolo, il punto su cui dobbiamo concentrare la nostra attenzione, non risiede in un singolo evento, per quanto grave possa essere. Il pericolo vero è la convergenza, il fatale appuntamento tra diverse forze destabilizzanti che oggi procedono su binari paralleli, ma che potrebbero improvvisamente incontrarsi. 

Da un lato, le tensioni energetiche in Medio Oriente e l’instabilità delle rotte marittime globali che ne deriva, dall’altro, la rivalità strategica sempre più aspra tra le principali potenze, Stati Uniti e Cina, con tutto il loro carico di diffidenza e di preparativi militari. In mezzo, catene di approvvigionamento globali già messe a dura prova dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina, fragili come un cristallo troppo sollecitato. 

Quando questi fattori, queste tensioni, iniziano a sovrapporsi e a interagire, l’effetto non è più lineare, non è una semplice somma. Diventa esponenziale, moltiplicativo. Un’impennata dei prezzi del petrolio, già di per sé dolorosa, se combinata con uno shock improvviso e profondo nell’approvvigionamento tecnologico legato a Taiwan, potrebbe produrre una perturbazione globale di una gravità inaudita, ben più grave di qualsiasi crisi isolata che abbiamo affrontato in passato. Le conseguenze, in un sistema così complesso e interconnesso, diventano intrinsecamente imprevedibili, non lineari.

Forse, allora, parlare di uno shock del tutto inaspettato non è del tutto corretto. Perché molti dei suoi elementi fondamentali, delle sue cause scatenanti, sono già visibili, sotto i nostri occhi, nei titoli dei giornali e nei report economici. Le tensioni tra Cina e Taiwan sono una costante, l’importanza strategica dello Stretto di Hormuz è nota a tutti gli analisti, e gli Stati Uniti sono oggettivamente impegnati su più fronti, in un mondo che è tornato ad essere multipolare e conflittuale. 

Per cui, l’evento dirompente non sarebbe qualcosa che piomba dal nulla, ma la sua improvvisa e drammatica attualizzazione, la sua capacità di cogliere di sorpresa i mercati e i decisori politici che, pur conoscendo i rischi, hanno scelto di sottovalutarli, di considerarli separatamente, di non vedere la foresta che cresce dietro i singoli alberi. 

Un’improvvisa escalation retorica, un incidente militare, una prolungata interruzione delle attività nello stretto, o una crisi parallela che scoppia in Asia, potrebbero agire come il fattore scatenante, l’innesco che fa esplodere una polveriera di cui tutti conoscevano l’esistenza, ma che nessuno ha voluto bonificare.

In uno scenario del genere, la reazione dei mercati finanziari sarebbe probabilmente immediata, brutale e, in molti casi, irrazionale, amplificata dagli algoritmi del trading ad alta frequenza e dal panico che si diffonde come un contagio. Gli esiti più probabili disegnano uno scenario da manuale delle crisi: forte volatilità globale, con oscillazioni percentuali a cui non siamo più abituati; cali verticali e generalizzati nei mercati azionari, con gli investitori che corrono ai ripari vendendo qualsiasi cosa; prezzi dell’energia che volano verso livelli difficilmente sostenibili per l’economia reale; e un massiccio, convulso spostamento di capitali verso quelle attività percepite come più sicure, come l’oro o i titoli di Stato dei paesi considerati rifugio, che a loro volta verrebbero travolti da flussi ingestibili. 

Le aziende fortemente dipendenti dalle catene di approvvigionamento globali e dalla tecnologia avanzata sarebbero probabilmente tra le più colpite, vedremmo interi settori, come il settore delle auto o l’elettronica di consumo, fermarsi per mancanza di componenti, mentre i settori legati all’energia, paradossalmente, potrebbero trarre vantaggio nel breve termine dall’impennata dei prezzi, in un’ulteriore distorsione dell’economia.

Credo che dobbiamo prenderne atto, con realismo e senza allarmismi sterili: il mondo sta entrando in una fase in cui le crisi non sono più eventi isolati, circoscritti nello spazio e nel tempo, ma sono interconnesse, si parlano, si alimentano. 

Le tensioni in Medio Oriente, l’importanza strategica e la vulnerabilità dello Stretto di Hormuz, e la questione di Taiwan, con il suo monopolio tecnologico, non sono vicende separate da analizzare in compartimenti stagni. Fanno parte di un sistema globale più ampio, un organismo complesso e sempre più fragile, in cui una scossa in un punto qualsiasi può riverberarsi in tutto il corpo. 

Definire questo rischio latente come qualcosa di imponderabile potrebbe non essere del tutto esatto, perché di nero, in questo scenario, c’è la consapevolezza che preferiamo rimuovere, ma sottovalutarne il potenziale, liquidarlo come una mera ipotesi da analisti, sarebbe un errore ancora più grave, imperdonabile. Perché oggi, più che mai, la vera minaccia per la nostra stabilità e per il nostro benessere non è l’evento del tutto imprevisto che piomba su di noi dal nulla. 

Sì… è la combinazione, la confluenza, la pericolosa miscela di rischi che si stanno già manifestando, uno dopo l’altro, sotto i nostri occhi, ed aspettano solo di incontrarsi per riscrivere le regole del gioco e a quel punto, non potremo dire di non essere stati avvertiti!

FINE (per adesso…)

Il collo di bottiglia – Seconda Parte


E allora, quali sono questi limiti? Dove si annida la vulnerabilità che tutti, in silenzio, stanno provando a studiare?

Per rispondere, dobbiamo allontanarci per un momento da quelle sale dei bottoni e dai tavoli della diplomazia, e spostare lo sguardo su una striscia d’acqua, apparentemente insignificante.

Un punto geograficamente minuscolo, eppure così vitale da far trattenere il respiro a qualsiasi stratega. 

Perché è lì, in quel passaggio obbligato, che si concentra una delle fragilità più antiche e insieme più attuali del nostro mondo. 

È lì che il sistema mostra una delle sue giunture più esposte, il punto in cui una pressione ben calibrata potrebbe far saltare l’intero ingranaggio.

E qui entriamo nel cuore pulsante della fragilità contemporanea…

Lo scontro con l’Iran, diretto o per procura che sia, ha riportato lo Stretto di Hormuz al centro dell’attenzione globale, rendendolo, se possibile, ancora più vitale e insieme più vulnerabile di quanto non lo fosse mai stato in passato. 

Questo stretto corridoio d’acqua, vero e proprio imbuto geografico, è una delle rotte marittime strategicamente più importanti al mondo; un collo di bottiglia attraverso cui deve passare una parte consistente della nostra civiltà degli idrocarburi. 

Pensiamoci un attimo: circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio, insieme a una quota significativa dei flussi di gas naturale liquefatto, transita ogni giorno attraverso questo passaggio obbligato. È uno dei punti di strozzatura energetica più importanti del pianeta, e la sua sicurezza è data per scontata nei nostri modelli economici, nei prezzi che paghiamo alla pompa, nelle certezze delle nostre catene di approvvigionamento.

Ebbene, oggi il traffico attraverso lo stretto è tutt’altro che fluido e garantito, anzi, è fortemente interrotto, non tanto da un blocco navale formalmente dichiarato, ma da una ragnatela di azioni asimmetriche. Tra attacchi mirati a petroliere, minacce navali, sequestri e restrizioni imposte da Teheran per ritorsione, molte navi sono state costrette a fermarsi o a modificare radicalmente le loro rotte, allungando i tempi e i costi di trasporto, mentre il transito, per quelle che osano ancora attraversarlo, rimane incerto, rischioso e limitato. 

Non è una chiusura completa, è una forma di interruzione operativa strisciante, una guerra di logoramento che non fa notizia come un conflitto aperto, ma che sta già generando forti pressioni, silenziose ma inesorabili, sui mercati energetici globali. È un rubinetto che viene lentamente chiuso, e noi iniziamo a sentire la sete.

Quando i prezzi dell’energia aumentano, non si tratta di una voce che sale in un bilancio familiare o aziendale. L’impatto si propaga come un’onda d’urto in tutta l’economia, contagiando ogni settore, ogni attività. Le conseguenze sono sistemiche e profonde: assistiamo a un aumento generalizzato dei costi di produzione, che si tratti di acciaio, di plastica, di trasporto merci o di riscaldamento degli uffici

Questo, a sua volta, si traduce in un’inflazione più elevata e più persistente, che erode il potere d’acquisto dei salari e comprime i margini delle imprese. La crescita economica inevitabilmente rallenta, in un circolo vizioso in cui la domanda cala e gli investimenti si bloccano. La spesa dei consumatori, motore principale di molte economie occidentali, subisce una pressione fortissima, costringendo le famiglie a scelte difficili e riducendo il benessere collettivo.

Perché il petrolio e il gas non sono semplici materie prime che si comprano e si vendono sui mercati finanziari, sono il motore dell’economia globale. Quando questo motore comincia a carburare male, a singhiozzare, o diventa semplicemente troppo costoso da far funzionare, l’intero sistema, dalla più piccola impresa artigiana alla più grande multinazionale, ne risente. E tutto ciò accade mentre i mercati finanziari sono già ipersensibili, ipertesi, pronti a scattare come molle al minimo segnale di instabilità geopolitica.

È in questo contesto di fragilità energetica e di tensione diffusa che la Cina rappresenta la variabile cruciale, l’ago della bilancia di cui tutti, in silenzio, temono il movimento.

Fine Seconda Parte

Frammenti di una polveriera – Prima parte


Buongiorno, e grazie ancora di essere qui…

Come ben sapete, provo in questo blog a dare un senso a tutto il caos che ci circonda, scrivendo sempre  in maniera incondizionata su ciò che penso stia accadendo, una storia che sembra uscita da un romanzo, ed io, come sempre, provo ad anticiparne le evoluzioni, quasi a sostituirmi ad un veggente, ahimè a volte anche un po’ cupo.

Ma in questi ultimi anni, credo come molti di voi, di avvertire una sensazione di caduta, come quando ci si affaccia da un luogo troppo alto e il terreno sotto i piedi inizia a mancare. 

Il mondo, dopo un lungo periodo di serenità, è entrato – quasi fosse un ricorso storico – in uno stato di crescente instabilità, geopolitica ed economica, due discipline che se pur separate, sono facce della stessa medaglia, già… come due affluenti che si incontrano e si scontrano in un unico grande vortice. 

D’altronde se osserviamo bene, scopriamo che non esiste più un singolo punto critico di tensione, una specie di termometro globale su cui tenere gli occhi puntati, bensì vi è una complessa e sempre più fitta rete di crisi che si vanno sovrapponendo e che si influenzano e si alimentano a vicenda, in un gioco pericoloso che rende – ahimè – la lettura della realtà estremamente complessa.

Difatti, se provate ad osservare il quadro d’insieme, cercando di isolare gli elementi che compongono la tela, vediamo emergere una condizione pericolosa, che ha di tutto per rivelarsi esplosiva!

Da un lato, gli Stati Uniti, divenuti ormai pilastro centrale dell’ordine internazionale (per come lo abbiamo conosciuto negli ultimi ottant’anni), oggi appaiono nuovamente impegnati su più fronti e costretti- attraverso l’uso della forza –  a gestire una complessa partita a scacchi globale. 

Le tensioni per l’Ucraina, il Venezuela, Cuba, e il sostegno dato ad Israele nella Striscia di Gaza e nel Libano, hanno impegnato costantemente il suo Presidente. ed ora l’Iran, che riaccende nuovamente quelle braci che per oltre trent’anni erano rimaste sotto la ceneri…

Situazioni quindi che tornano nuovamente a minacciare i flussi energetici globali, mentre sullo sfondo, silenziosa e metodica, la Russia osserva mentre continua ad ampliare i propri confini in Ucraina e la Cina che monitora ogni singolo movimento, ogni possibile incertezza, per creare un varco che si apre intorno a quella che per lei costituisce da tempo un nodo irrisolto: la questione Taiwan.

Ecco, è proprio questa sovrapposizione di rischi, questo stratificarsi di crisi come piani geologici di una faglia destinata a franare, che solleva ora un interrogativo che non possiamo più permetterci di ignorare, relegandolo – come fanno ogni sera quei nostri pseudo “esperti” in Tv e nel web – tra ipotesi fantapolitiche prese chissà, forse da qualche romanzo di Robert Harris o come quelli scritti da uno dei miei autori preferiti, Federich Forsyth, nei suoi: Il giorno dello Sciacallo, Dossier Odessa, I mastini della guerra, Il quarto protocollo!

Già… proprio come in quei romanzi, sembra di assistere a qualcosa d’incredibile, è come se ci stessimo dirigendo in modo (quasi) inconsapevole, verso una situazione che potrebbe innescare un evento dalle proporzioni inimmaginabili, qualcosa di così dirompente da stravolgere ogni nostra certezza e soprattutto ogni nostro modello previsionale…

Provo allora a valutare quanto sta accadendo con la massima lucidità, allontanando da me, qualsivoglia ottimismo di chi spera che tutto si risolva da solo.

Come dicevo, gli Stati Uniti, restano la superpotenza indiscussa, ma certamente l’attuale posizione e quel suo Presidente, evidenziano una situazione ben più complessa di quella orchestrata nel passato. 

Non c’è solo la rivalità strategica con la Cina o con la Russia, un confronto che assorbe costantemente energie intellettuali e risorse diplomatiche, ma vi è anche la necessità di tenere insieme alleanze logorate, tensioni tra i partner europei, e di contenere tutte quelle fiammate che dal Medio Oriente si spingono fino al Golfo Persico. 

Ed è proprio in quella regione, in questo crogiolo di antichi conflitti e nuovi interessi, che si registra uno degli sviluppi più critici: Il confronto con l’Iran, fatto di attacchi, rappresaglie calibrate con vittime precise, diplomazia concessa e poi tolta, il tutto ha così riportato l’attenzione su uno dei pilastri più delicati e vulnerabili dell’economia globale e cioè, l’energia, il suo dover fluire in modo ininterrotto e soprattutto la sua completa disponibilità, a prezzi sostenibili.

Perché quando una superpotenza è impegnata simultaneamente su più fronti, il rischio non è solo quello, immediato e visibile di un’escalation militare, no… il rischio più subdolo, più profondo, quello che si annida nella logica anche di un gigante, è che le risorse non sono infinite, anzi, si riducono, vengono dirottate, e con esse l’attenzione politica che si frammenta e si disperde. 

La capacità di rispondere rapidamente e in modo decisivo a nuove crisi, a scintille inattese, può indebolirsi, creando un vuoto, una percezione di vulnerabilità. Ed è spesso in questi momenti di apparente distrazione, in questi interstizi di incertezza, che altri attori globali iniziano a fare due conti, a rivalutare le proprie posizioni e a chiedersi se non sia giunto il momento di testare i limiti del sistema, di cogliere un’opportunità che fino a ieri sembrava preclusa.

Fine Prima parte 

Turchia e Caspio: come l’instabilità iraniana potrebbe disegnare un nuovo corridoio eurasiatico.


Come sempre, provo a immaginare cosa potrebbe accadere dal punto di vista militare e, di conseguenza, sul riassetto geografico di alcune regioni. 

Sono certo che, come solitamente accade dopo la pubblicazione delle mie riflessioni, si metteranno in prima fila i “tuttologi” di questo nostro Paese, pronti a riprodurre scenari di invasioni militari e iniziative integrate che mirano a creare quel corridoio dall’Asia centrale all’Europa. 

Comprenderete come la conquista di quel passaggio diventerebbe di fondamentale importanza: permetterebbe infatti a tutte le merci provenienti dall’Asia centrale, fin dentro l’Oceano Pacifico, di raggiungere il Mar Caspio, attraversarlo e far transitare i flussi mondiali dalla Turchia verso tutto il Mediterraneo.

Sarebbe qualcosa di incredibile, una spinta che porterebbe lo sviluppo della Turchia a livelli inauditi: una rete di trasporto capace di collegare l’Asia profonda all’Europa passando per l’Asia centrale, il Mar Caspio, il Caucaso meridionale e quindi la Turchia. Ma non solo, quel ponte diventerebbe un collegamento strategico, ampliando quelle relazioni a “doppio binario” di stretta cooperazione energetica ed economica con la Russia. 

Immaginate se queste mie ipotesi venissero lette da qualche militare turco ai piani alti, il quale potrebbe cominciare a riferirne a chi di dovere, come al ministro degli Esteri o allo stesso Presidente Erdogan, facendo comprendere come questa rotta commerciale diverrebbe certamente la più affidabile e veloce tra i due continenti.

Non solo, questo nuovo sbocco marittimo porterebbe Ankara a consolidare il suo ruolo di hub energetico regionale, ampliando il rilancio del gasdotto transcaspico, un’infrastruttura da sempre discussa ma mai realizzata, che porterebbe il gas naturale del Turkmenistan attraverso il Mar Caspio fino alla Turchia e da lì verso tutta l’Europa. 

Certo, per realizzare quanto ora ipotizzato, serviva una spinta e la situazione instabile dell’attuale governo iraniano potrebbe costituire il motivo per dare il via a quell’azione militare dirompente su terra iraniana; un’azione che verrebbe vista in maniera favorevole anche dagli U.S.A., dalla Russia, ma ritengo anche dalla Cina, che vedrebbe in questa nuova rotta commerciale una forte riduzione della dipendenza dalle vie tradizionali.

Abbiamo visto come in questi anni la Turchia abbia giocato un ruolo cruciale in ambito militare, trovando altresì supporto nelle tre nazioni ad essa vicine e affacciate per l’appunto sul Mar Caspio: Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan, che hanno potuto contare su Ankara per una maggiore espansione delle proprie marine militari. Un supporto che si è concretizzato negli anni includendo la fornitura di navi e droni, come i famosi “Bayraktar TB2″, tanto che un segnale forte di questo allineamento è stato compiuto attraverso l’esercitazione militare congiunta nel 2024 chiamata “Birleistik”, svoltasi in Kazakistan.

Ecco perché prevedo che a breve la strategia turca inizierà a rimodellare gli equilibri geografici e quindi geopolitici nel Mar Caspio, erodendo così l’influenza tradizionale dell’Iran e ampliando la sua posizione, già di per sé dominante. Non dimentichiamo inoltre il grande interesse dell’Unione Europea e della Cina e gli investimenti massicci compiuti per la cosiddetta “Via della Seta”, il tutto per diversificare le loro rotte commerciali ed energetiche, riducendo così la dipendenza da quelle che passano per altre rotte.

Vedrete come quanto ipotizzato si trasformerà in realtà; ci vorrà forse del tempo, ma quanto verrà compiuto dalla Turchia non sarà visto come una “conquista” di terre, ma come una grande possibilità di collaborazione tra i popoli, una rete di alleanze e infrastrutture che proietteranno non solo la Turchia come potenza centrale nel Mar Caspio, ma con l’obiettivo di diventare essa stessa un indispensabile ponte energetico e commerciale tra Oriente e Occidente.

Il silenzio di Pechino e di Mosca: cosa si nasconde dietro l’operazione su Caracas?

Ciò che è accaduto a Caracas la scorsa settimana – il prelievo di Nicolás Maduro da parte di un commando statunitense – non va letto soltanto come l’ennesima prova di forza di un ex presidente americano tornato sulla scena con toni da campagna elettorale. Certo, c’è anche questo. Ma ciò che mi inquieta davvero è un silenzio più profondo, più eloquente: quello di Pechino, e in misura minore di Mosca.

Poche ore prima dell’operazione, Maduro aveva ricevuto l’inviato speciale cinese in un incontro solenne, quasi rituale, volto a ribadire la solidità del partenariato strategico tra i due paesi. Poi, all’improvviso, il vuoto. Nessuna reazione ufficiale degna di questo nome, solo formule evasive, imbarazzate. È difficile non pensare a un errore di calcolo colossale da parte del governo cinese, o forse a un tradimento interno così ben orchestrato da aver lasciato tutti spiazzati, compresi quelli che fino al giorno prima si credevano al sicuro dietro protocolli blindati e promesse sigillate.

Questo silenzio mi dice che la vera posta in gioco non è più soltanto il petrolio, né lo scontro classico per l’influenza geopolitica. La partita si è spostata altrove, su uno strato invisibile ma decisivo: quello digitale. Negli ultimi anni, la Cina non ha più limitato la sua presenza in America Latina alla vendita di smartphone o infrastrutture fisiche.

Attraverso colossi come Huawei, ha costruito l’impalcatura tecnologica su cui oggi poggiano intere economie: data center per la pubblica amministrazione, piattaforme cloud per le banche, reti di videosorveglianza integrate con l’industria e con la sicurezza nazionale. In Venezuela, queste architetture digitali sono diventate il sistema nervoso di uno Stato già fragile, ormai quasi del tutto dipendente dalla tecnologia cinese, al punto che sulle mappe occidentali il paese appare come un’isola grigia, fuori controllo, ma perfettamente connessa a server lontani migliaia di chilometri.

È qui, credo, che vada cercato il vero obiettivo del blitz americano. Non tanto catturare un narcotrafficante – ruolo che a Maduro è stato attribuito con comoda retroattività – quanto disinnescare un’infrastruttura critica che sfugge al controllo dell’emisfero occidentale. Washington non può permettersi che i meccanismi vitali di un continente che considera suo cortile di casa funzionino su hardware e software forniti da un rivale strategico.

Il Venezuela, in questo senso, è il caso test più estremo: se dovesse trasformarsi in un protettorato de facto, la prima “ricostruzione” non riguarderebbe le strade o gli ospedali, ma proprio quel sistema nervoso digitale. E la vera vittima strategica di questa operazione potrebbe non essere un uomo, ma un’azienda – Huawei – e con essa l’intera ambizione cinese di plasmare il futuro tecnologico del Sud globale.

Mi torna in mente, a questo proposito, un dettaglio spesso trascurato: Maduro non è Chávez. Non proviene dai ranghi militari, ma dal sindacalismo. Questa differenza, apparentemente marginale, potrebbe averlo reso agli occhi dei vertici delle forze armate venezuelane un leader sacrificabile, soprattutto se messo di fronte a pressioni insostenibili o a promesse di salvezza personale.

L’ipotesi di un tradimento interno, di una cerchia infiltrata da elementi conniventi con i servizi americani, non è affatto peregrina. Se ci fosse stato un accordo globale tra potenze – una sorta di “nuova Yalta” tacita – Pechino non avrebbe certo investito tempo e prestigio in un incontro simbolico il giorno prima del rapimento. E Mosca, probabilmente, avrebbe già risolto la questione ucraina in modo diverso. La realtà è più competitiva, più sporca, e segue senza pudore quella strategia di sicurezza nazionale americana che dichiara apertamente il diritto di controllare l’intero emisfero occidentale e di pattugliare le rotte commerciali vitali dall’Estremo Oriente al Golfo Persico.

Ora, per il Venezuela, si aprono scenari incerti, tutti appesi alla reazione dei militari. Si va da una transizione forzata verso un governo filoamericano, a una frammentazione libica con milizie in lotta per il controllo delle risorse, fino a una parcellizzazione silenziosa dello Stato in zone d’influenza. L’obiettivo ultimo, però, non sembra essere l’appropriazione diretta del petrolio, bensì impedire che quelle risorse – e soprattutto l’infrastruttura digitale che le governa – finiscano stabilmente in mani nemiche. In questo quadro, il ruolo di attori come Israele, da tempo interessato al greggio venezuelano per la propria sicurezza energetica, e delle lobby che lo rappresentano, diventa un fattore non secondario, intrecciandosi con una Dottrina Monroe rinnovata e più aggressiva, capace di agire anche senza dichiarazioni ufficiali.

Guardando al contesto globale, l’episodio di Caracas non è isolato. Mi sembra piuttosto un nuovo fronte di quella “guerra mondiale a pezzi” di cui da tempo parlo – un conflitto che non ha bisogno di dichiarazioni formali per esistere. Una nuova aggressione all’Iran è nell’aria, non come gesto di distensione verso Mosca, ma come tentativo di aprirle un secondo fronte, indebolendo così anche Pechino, privata di un alleato strategico. Del resto, i cosiddetti “piani di pace” per l’Ucraina – quelli che il nostro governo celebrava come trionfi diplomatici in tempi non sospetti – puzzano sempre più di trappola, configurandosi come strumenti per istituzionalizzare una presenza americana permanente in Europa orientale.

Quello che è successo a Caracas, dunque, è un precedente inquietante che va ben oltre il destino di un singolo leader. Ha cambiato la percezione del rischio per tutti. Non siamo più di fronte a una semplice guerra commerciale o a sanzioni mirate.

È una guerra di potere che si combatte nei data center, nei pozzi petroliferi, e presto, con ogni probabilità, attorno alle acque calde del Mar Rosso, del Golfo Persico e del Mar Cinese Meridionale, a cui vanno aggiunti il Mar Nero, il Mediterraneo e il Golfo di Aden, ancora oggi snodi critici per la sicurezza marittima globale. Vedrete: non passerà molto tempo prima che le prossime mosse si manifestino proprio lì, dove il silenzio dei server si mescola al rumore delle onde e delle cannoniere

Si… siamo al fianco di Kiev, ma solo a parole.

La complessità della vicenda ucraina e del conflitto in corso con la Russia richiede, a mio avviso, un esame obiettivo che vada al di là delle semplici prese di posizione dettate dai convincimenti personali. 

È fondamentale ripensare a quanto è accaduto a partire dal 2014 in quelle regioni che dal Donbass si estendono fino alla penisola di Crimea per comprendere le radici di questa tragedia. 

Certo, il mio auspicio più sincero è che questa guerra possa concludersi nel più breve tempo possibile e che si arrivi a una pace duratura, ma pensare che questo obiettivo possa essere raggiunto solo con le chiacchiere, con l’invio di altro materiale bellico o con l’inasprimento delle sanzioni verso Mosca, mi sembra una strada destinata al fallimento.

Ci troviamo in una situazione paradossale, dove dichiariamo il nostro sostegno a Kiev ma esso sembra fermarsi troppo spesso alle sole parole. Il dibattito infuria, soprattutto quando si parla della possibilità di inviare truppe, un’ipotesi che divide profondamente. 

Le recenti tensioni diplomatiche tra Italia e Francia, nate da commenti giudicati inaccettabili – il ministro e leader leghista intervistato sull’invio di nostre truppe aveva risposto al presidente Macron in dialetto milanese: “a taches al tram, ti metti il caschetto, il giubbetto, il fucile e vai in Ucraina” – a evidenziare quanto sia fragile e litigiosa l’unità europea su questo tema. 

Da una parte c’è chi, come Macron, viene etichettato come guerrafondaio per le sue posizioni, e dall’altra chi rifiuta categoricamente l’idea di vedere soldati italiani coinvolti direttamente, sostenendo che certe dichiarazioni siano solo pericolose bravate. Nel frattempo, le voci e le narrative si moltiplicano creando un groviglio inestricabile. 

Da un lato, la Russia ribadisce la sua versione dei fatti, sostenendo di essere intervenuta per porre fine a una guerra iniziata anni fa contro la popolazione del Donbass e presentandosi come l’unica forza che cerca di fermare il conflitto. Dall’altro, alleati come il Regno Unito riaffermano il loro incrollabile sostegno all’Ucraina, impegnandosi a metterla nella posizione più forte possibile per negoziare una pace giusta. 

E in mezzo a tutto questo, figure come Donald Trump aggiungono ulteriore incertezza, promettendo decisioni drastiche basate su chi verrà ritenuto colpevole, lasciando persino intravedere la possibilità di un disimpegno totale con la cinica considerazione che sia una battaglia che non li riguarda.

Tutto ciò dipinge un quadro confuso e pericoloso, dove le vere motivazioni dietro certe spinte appaiono spesso opache e dove le uniche certezze sono la retorica, gli interessi geopolitici e il rumore assordante delle polemiche. 

Il dubbio principale che rimane è se tutta questa escalation di parole, armi e sanzioni stia veramente avvicinando la pace o se, al contrario, non stia solo alimentando un fuoco che divampa sempre di più, allontanando ogni possibilità di una soluzione reale e duratura.

E non va sottovalutato, in questo già intricato mosaico geopolitico, il ruolo di un attore fondamentale che osserva e manovra con calcolato distacco: la Cina. Il suo silenzio, in questa fase, è assordante e più eloquente di molte dichiarazioni ufficiali. 

Pechino, con la sua imponente forza economica e la sua influenza diplomatica globale, sta attendendo il momento più propizio per intervenire, posizionandosi non semplicemente come mediatore, ma come architetto di un nuovo ordine. È un silenzio strategico, carico di attesa, che prelude a un intervento che avrà un peso decisivo e certamente considerevole nel dettare i termini e le condizioni per quella che speriamo possa essere una soluzione definitiva e duratura a questo conflitto. 

La partita finale, molto probabilmente, non si giocherà solo tra Mosca e Washington o Bruxelles, ma vedrà la Cina seduta al tavolo come potenza egemone, pronta a capitalizzare il tutto per ridisegnare gli equilibri di potere a livello mondiale a proprio vantaggio.

Come previsto: Israele attacca l'Iran!!!

È finito il tempo in cui l’Iran ha fatto da regista senza scendere direttamente in quel “set” in cui sono ambientate le attuali azioni di guerra e restando così ad osservare gli altri, affinché svolgessero per essa le parte degli attori protagonisti…

E mentre loro sono rimasti in stallo ecco che Israele – come apertamente dichiarato – ha iniziato quella recrudescenza colpendo in Iran le strutture di produzione missilistica, circostanza quest’ultima che tutti attendevano, sia la comunità internazionale che la Repubblica islamica…

Quindi l’attacco non è da ritenersi una sorpresa, si tratta ora di vedere se l’Iran risponderà o meno a questo affronto e soprattutto quali suoi alleati scenderanno a difendere le sue ragioni, mi riferisco in particolare alla Cina (suo primo importatore di petrolio…) e la Russia (che potrebbe avere un interesse a distogliere l’attenzione dal conflitto in corso con l’Ucraina, dirigendo le attenzioni mondiali sul conflitto in medio oriente).

E quindi ci si chiede: cosa farà l’Iran? Risponderà all’attacco di Israele? Proverà ad alimentare un escalation del conflitto mettendo così a rischio i suoi impianti di produzione nucleare e riportare indietro di trent’anni i suoi programmi bellici? 

L’Iran è stato informato da Israele che se risponderà all’attacco ricevuto verrà colpito da un’ondata d’attacchi sul suo territorio e se la circostanza riportata in queste ore da molti media e cioè che l’attacco compiuto dalle forze israeliane è stato condotto senza alcuna intercettazione da terra, portando alla distruzione di basi militari, sistemi di difesa aerea e missilistica (forse solo due militari israeliani sono rimasti uccisi nell’azione aerea), beh… ritengo sia opportuno rivedere talune ambizioni velleitarie che potrebbero di fatto dimostrarsi inferiori alle reali capacità fin quì evidenziate.  

Ovviamente dal mondo intero si chiede di fermare l’escalation, in particolare gli USA per nome del suo portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, Sean Savett, ha esortato l’Iran a smettere d’attaccare Israele per interrompere il ciclo di violenza: “Esortiamo l’Iran a cessare i suoi attacchi contro Israele in modo che questo ciclo di combattimenti possa concludersi senza ulteriore escalation”.

Ritengo che vi sia un solo modo per terminare questo conflitto ed è quello di creare un nuovo Stato indipendente Palestinese ed un territorio smilitarizzato a nord d’Israele nel Libano meridionale, controllato e protetto dalle sole forze internazionali dell’UNIFIL che non permetta in quell’area ad alcun gruppo armato di accrescere e minacciiare Israele, ed in questo proprio l’Iran potrebbe rappresentare “l’ago della bilancia“, affinché tutti possano finalmente convivere in pace.

Certo… quanto sopra rappresenta una situazione più facile a dirsi che a mettersi in pratica, ma se non si comincia, non si andrà da nessuna parte.

Vedremo in questi mesi cosa accadrà e speriamo in bene…

Frode milionaria da parte di un gruppo criminale cinese!!!

La Guardia di finanza di Ancona ha scoperto in tutta Italia un’associazione a delinquere dotata di veri e propri sportelli “abusivi” utilizzati come banca per raccogliere, stoccare e riconsegnare denaro da riciclare…

Dalle indagini tutt’ora in corso si è scoperto che l’associazione per delinquere cinese fosse finalizzata a una frode fiscale internazionale per centinaia di milioni di euro…

L’hanno definita “Chinese Underground Bank”, una struttura che è stata ora sequestrata e che serviva, per come riportato sopra, per raccogliere, stoccare e riconsegnare il denaro da riciclare. 

Attualmente stanno operando in quegli uffici oltre 250 finanzieri, quattro unità cinofile cash-dog e apparecchiature scanner per la ricerca di intercapedini, oltre ad un elicottero…

Potremmo deinirla una vera e propria “lavatrice” di denaro, certamente di provenienza illecita che ritornava “ripulito” nuovamente in Cina oppure reimpiegato in nuove attività di ristorazione, beni mobili quali metalli preziosi e auto di lusso, ma anche acquisto di immobili. 

Sono oltre 500 i milioni di euro sottratti a tassazione, di cui si contano oltre tre miliardi di transazioni effettuate tramite questa banca abusiva dalla quale il denaro viaggiava sotto traccia e veniva trasferito tramite corrieri o attraverso prelievi in contanti in cambio di bonifici per fatture false: ovviamente per questo scambio l’organizzazione percepiva una provvigione e gli utenti, tra cui molti imprenditori italiani, ricevevano una consistente liquidita!!!

Una procedura che come avrete comrpeso forniva una mole di denaro elevata e soprattutto ripulita, alla cui frode ovviamente contribuivano imprenditori italiani che fingevano di pagare fatture “fantasma” con bonifici a conti in apparenza Ue, ma destinati a tornare in Cina, sì… dopo aver eluso l’anti-riciclaggio, transitando in vari stati tra cui Grecia, Bulgaria, Francia, Spagna, Germania, Serbia, Albania, Estonia, Irlanda e Gran Bretagna…

Pensate che quanto sopra costituisca una novità??? No… basta rileggersi i miei precedenti post:

– https://nicola-costanzo.blogspot.com/2023/12/scoperte-banche-abusive-che-operano-in.html

https://nicola-costanzo.blogspot.com/2023/10/milioni-di-euro-che-si-spostano-senza.html

– https://nicola-costanzo.blogspot.com/2023/10/incredibile-con-la-tecnica-apri-e.html

– https://nicola-costanzo.blogspot.com/2016/01/chinatown-catania.html

Ci mancava solo l'ingresso della Corea del Nord nella guerra con l'Ucraina…

La Corea Nord ha deciso di inviare quattro brigate per un totale di 12mila soldati a sostegno della Russia nella guerra contro l’Ucraina. 

L’invio di truppe nordcoreane e il loro possibile dispiegamento in Ucraina dimostrano come Mosca vuole prolungare il conflitto…

Zelensky, intanto, ha definito “criminale” l’alleanza tra Russia e Corea del Nord, aggiungendo: “Ora  abbiamo dati chiari che anche persone provenienti dalla Corea del Nord vengono fornite alla Russia, e questi non sono solo addetti alla produzione, ma anche personale militare e stiamo aspettando una reazione forte da parte dei nostri partner. Questo, infatti, questo e’ l’ingresso di un altro Stato nella guerra contro l’Ucraina. Tutti hanno l’opportunità di vedere le prove sia grazie ai satelliti sia grazie ai video che stanno gia’ arrivando dalla Russia. Dobbiamo reagire, opporci. E non dobbiamo permettere che il male cresca. Se il mondo adesso resta in silenzio e se dobbiamo avere a che fare costantemente con i soldati della Corea del Nord al fronte cosi’ come dobbiamo difenderci dagli Shaheed, allora questo sicuramente non giovera’ a nessuno nel mondo e non fara’ altro che prolungare questa guerra. Una guerra che deve finire giustamente e il piu’ rapidamente possibile”.

Il presidente ucraino ha lanciato un appello: “È imperativo che i leader dell’Ue decidano in fretta sul prestito da 50 miliardi concordato in ambito G7 perché i le risorse servono per costruire i droni con cui l’Ucraina combatte la sua guerra”. Inoltre, ha aggiunto, “per noi la Nato è un ombrello di sicurezza e rappresenta l’unica speranza”. 

Se dovessi scieglere il prossimo Presidente USA??? Tra Trump e la Harris, avrei certamente molti dubbi!!!

Che dire… uno l’abbiamo conosciuto come Presidente degli Usa, l’altra viceversa rappresenta una novità nella politica mondiale…
Ttra l’altro vorrei precisare come la Harris sia stata scelta – visti i tempi ristretti – senza doversi confrontare con i suoi antagononisti di partito.

Certo, la Sig.ra Harris è favorita da un punto di vista sociale, essendo la prima donna che può ambire alla poltrona di Presidente, ma non solo, rappresenta la prima afroamericana/asioamericana a prestare giuramento, ma non solo, è stata la prima donna a diventare procuratrice generale della California!!!

Quindi tutto si può dire di lei tranne che non sia professionalmente preparata, ma se oggi prova a sfidare ufficialmente Donald Trump lo si deve principalmente a causa del  ritiro di Joe Biden e grazie al fatto che il giorno successivo in cui si era assicurata la nomina in pectore, i delegati vinti da Joe Biden nelle primarie popolari avesero dediso di ritirarsi, esprimendo di fatto supporto alla Harris, a differenza dell’unico candidato che poteva (forse) dare un po’ di fastidio, mi riferisco a Tim Walz, problema che però è stato risolto, avendolo ufficialmente candidato alla vicepresidenza.

Quindi della Harris dal punto di vista politico non sappiamo nulla, se non quanto dichiarato durante il dibattito presidenziale contro Donald Trump, ma è in particolar la questione estera che mi lascia alquanto perplesso…

Mi riferisco non solo ai due conflitti Israelo/Palestinese e Russo/Ucraino, ma anche alla situazione che sta per sfociare in Iran a cui va sommata la guerra commerciale con la Cina. 

Sì… entrambi parlando durante la sfida televisiva sono stati un pò vaghi, entrambi difatti hanno ribadito il diritto di Israele a difendersi, ma nessuno dei due ha espresso una possibile soluzione al problema palestinese, come eguale considerazione è stata fatta per l’Ucraina senza fornire mai dettagli su come poter raggiungere la pace con la Russia!!!

Ecco quindi che a poco meno di due mesi dal voto, non sono sicuro su chi tra i due sia da preferire… 

Già… perchè viceversa di Trump sappiamo abbastanza e sicuramente prevedo con egli sarà più facile giungere ad una negoziazione con la Russia, d’altronde va ricordato come egli è rappresenti l’unico presidente in cinquant’anni a non aver iniziato nuove guerre e soprattutto – a differenza di quanti molti nostri giornalisti ripetono in maniera errata – non si è dimostrato debole, già… come il suo predecessore Barak Obama che dopo esser intervenuto in maniera indiretta in Siria, Libia, Iraq e Afghanistan e dopo aver bombardaton Yemen, Somalia e Pakistan, ha lasciato che i poveri cittadini inermi di quei Paesi si ritrovassero ahimè abbandonati, giàsoli a dover affrontare una situazione che si sta dimostrando antidemocratica e soprattutto tirannica!!!

L’uno o l’altra??? Ma avendo visto quanto inconcludenti siano stati in questi cinquant’anni i presidenti degli Usa, uno più o uno meno, non farà certamente la differenza!!!

Conflitto russo-ucraino: quanti altri morti dobbiamo contare prima di veder raggiungere una tregua???

Nessuno discute sul fatto che la Russia abbia invaso l’Ucraina per dar seguito a quanto iniziato nel 2014, ma il conflitto in corso presenta ora diverse sfacciattature ed è difficile comprenderne le cause e soprattutto le soluzioni, se non ci si pone tutti al di sopra delle parti…   
E quindi le parti in causa nel pensare di raggiungere una definitiva tregua, dovranno ripartire d’accapo, comprendere cosa ha portato a questa guerra e cosa ora si può fare per fermarla!!!
Certamente non si può pensare, per come molti Stati pensano e cioè di voler attaccare militarmente la Russia, perché questa folle soluzione non farà altro che allargare il conflitto, provocando centinaia di migliaia di morti…
Quindi se si vuole giungere ad una tregua, soprattutto in tempi brevi, bisogna sedersi ed accettare le richieste di entrambi!!!
Da un lato l’Ucraina può tornare indietro sui propri passi, rendendosi neutrale e quindi non influenzata da imposizioni egemoniche della Nato, in particolare di alcuni suo membri predominanti; dall’altro la Russia potrà rivalutare di restituire una parte dei territori attualmente conquistati, mi riferisco a quelle aree che dal suo confine giungono alla penisola della Crimea, quest’ultima tra l’altro, dopo un periodo concordato, potrà esser riconsegnata alla stessa Ucraina…
D’altronde, voler pensare che attraverso il ricevimento degli armamenti dei paesi NATO e/o dell’UE, si possa ribaltare il conflitto in corso è da sciocchi, anche perchè abbiamo visto quanto poco o nulla si sia ottenuto, la linea del fronte è rimasta in questi mesi inalterata…
I due contendenti sono in stallo o quantomeno la Russia sta semplicemente fortificando quanto ha già conquistato e mi riferisco alla totalità dell’Ucraina sud-orientale.
Viceversa attraverso una tregua si potrà pensare di utilizzare i miliardi di euro destinati agli armamenti per ricostruire un territorio attualmente distrutto: in questo l’Ue potrà fare la sua parte, ma non solo, anche i paesi appartenenti alla Nato, supportati dalla stessa Russia e con il supporto della Cina, potranno aiutare l’Ucraina a riprendersi in breve tempo…
Sì… quanto riportato sembra un’utopia, ma se non si comincia sin d’ora a pensare ad una soluzione pacifica, tra qualche anno vedrete non ci sarà altro da fare, sì… se non contare le vittime di un conlitto divenuto ahimè “mondiale”!!! 

Covid-19: se le stime di "Airfinity" di 11mila decessi e 1,8 milioni di contagi al giorno sono veritiere, prepariamoci ad un nuovo lock-down!!!

Lo scorso 27 dicembre sono state pubblicate le stime della società inglese di analisi mediche Airfinity, che dichiarava 5mila decessi e oltre un milione di contagi al giorno…

Pochi giorni dopo, la stessa ha ‘aggiornato i numeri riguardanti la situazione epidemiologica in Cina stimando in 11mila decessi e 1,8 milioni di contagi al giorno l’infezione per Covid-19, annunciando tra l’altro una agghiacciante previsione e cioè che entro il primo semestre di quest’anno si conteranno 1,7 milioni di decessi!!! 

Ora stranamente con una notizia così importante, nel nostro paese si è generato il massimo riserbo, un silenzio totale, sì dopo che per anni in cui non si è parlato d’altro, ora viceversa non se sente nulla… 

Dopo sono finiti tutti quei luminari??? Come mai nessuno interviene da quei ns. centri specialistici??? Loro qualcosa dovrebbero saperla, i numeri dei contagi dovrebbero risultare in aumento e come mai nessuno prende la parola???

Se la Cina ha imposto la censura sull’argomento un motivo ci sarà e certamente è quello di non far trapelare le notizia sugli aumenti dei contagi e soprattutto sui decessi in corso!!!

Secondo alcune indiscrezioni si è venuto a sapere che gli ospedali sono al collasso, con i reparti di emergenza in continuo aumento di pazienti e con i servizi sotto pressione tanto da non non riuscire più a dare quella corretta assistenza…

Credo che la portata della pandemia sia sfuggita al loro controllo e le autorità cinesi non sanno più cosa fare e stanno andando nel pallone: difatti hanno annunciato che ad oggi si sono registrati nel paese solamente una ventina di decessi a causa del virus…

Ma chi ci crede, solo in Italia che siamo 60 milioni per Covid ne muoiono di più e loro che sono un miliardo e mezzo, ma per favore… 

Ed infine il silenzio preoccupante dell’Unione Europea, che però offre vaccini gratuiti alla Cina, adattati alla nuova variante gratuiti alla Cina, la quale ha incredibilmente rifiutato la generosa offerta di solidarietà…

Certo, se d’altronde avesse accettato il sostegno farmaceutico, avrebbe dovuto condividere i dati di coloro che si sarebbero vaccinati, facendo quindi scoperchiare il vaso reale dei numero dei contagiati e di conseguenza delle vittime!!!

Una cosa è certa, in questi giorni in molti ns. aeroporti ho visto giungere centinaia e centinaia di gruppi cinesi, senza che nessuno ai varchi di frontiera li abbia “medicalmente” controllati; ciò significa che se soltanto uno di essi è positivo alla nuova variante, di cui forse il ns. sistema sanitario non ne conosce ancora le caratteristiche (d’altronde si pensi che la sola variante Omicron presenta di suo una trentina di mutazioni della proteina spike, la cosiddetta “chiave” che permette al virus SARS-CoV-2 di entrare…), mi fa pensare che forse è meglio iniziarsi a proteggere nuovamente con la mascherina, quantomeno si proverà a limitarne la diffusione e soprattutto a prevenire un eventuale nuovo contagio!!!

Speriamo che la Cina non attui nuove mire espansionistiche come la Russia!!!

Taiwan organizzerà questa settimana due esercitazioni di artiglieria “a fuoco vivo”, con proiettili veri, su larga scala nel sud dell’isola per testare la sua prontezza al combattimento di fronte alle crescenti minacce militari di Pechino. Lo hanno reso noto le forze armate di Taipei. Le unità militari coinvolte includono il comando di artiglieria, le truppe di fanteria di stanza a Pingtung, il comando di difesa di Hualien e la guardia costiera dell’isola.

L’operazione sarà condotta a Fenggang, nel sud dell’isola, e segue le esercitazioni lanciate dalla Cina in risposta alla visita della speaker del Parlamento Usa Nancy Pelosi. Secondo quanto riferisce la stampa di Taiwan, le esercitazioni saranno martedì e giovedì. Le forze armate condurranno inoltre le esercitazioni annuali il 5 settembre, sempre a Pingtung. 

L’iniziativa si aggiunge alle operazioni di “controllo e tracciamento” che il ministro della Difesa taiwanese ha potuto tenere negli ultimi giorni seguendo i tiri di missili balistici, il volo di aerei e la navigazione delle unità di guerra cinesi, spesso oltre la linea mediana dello Stretto di Taiwan.

Taiwan: manovre cinesi verso chiusura – Il ministero dei Trasporti dell’isola ha intanto affermato che “l’interdizione al volo e alla navigazione” in sedi delle sette zone intorno all’isola, designate off-limits a seguito delle maxi esercitazioni della Cina, è venuta meno da domenica, rimarcando così che le operazioni dell’Esercito popolare di liberazione si stanno avviando alla fine. Il bando sulla settima zona, nelle acque a est di Taiwan, rimarrà in vigore fino alle 10 locali di lunedì 8 agosto. “I voli e le partenze possono riprendere”, ha aggiunto il ministero segnalando un ritorno graduale alla normalità per i trasporti. 

Una civiltà extraterrestre sta provando a contattarci???

Oggi dedico alcuni minuti per riportare una notizia frivola, d’altronde va detto, anche il sottoscritto ogni tanto si dedica ad affrontare argomenti che nulla hanno a che fare con inchieste giudiziarie, corruzione, tangenti, mafia e via discorrendo…

Forse quanto sopra serve per rigenerarmi o chissà dovrei aggiungere che ogni tanto fa bene allontanare quei pensieri bui che ogni giorno – leggendo quanto accade – mi assalgono, scoprendo che dopo quanto provato a fare, non si riesca in alcun modo a modificare in positivo la coscienze della maggior parte dei miei conterranei e non solo essi. 

Ed allora stamani vi racconto di una ricerca in corso sulle civiltà extraterrestri, attraverso il radiotelescopio “China Sky Eye“… 

Già… pochi giorni fa il professor Zhang Tongjie, a capo del China Extraterrestrial Civilization Research Group dell’Università  di Pechino, ha rivelato che il suo team ha utilizzato il radiotelescopio più grande del mondo per scoprire tracce tecnologiche di civiltà extraterrestri.

Gli studi hanno confermato la presenza di segnali elettromagnetici a banda stretta, diversi da quelli finora ricevuti ed è proprio l’altissima sensibilità del “China Sky Eye” nella banda radio a bassa frequenza a giocare un ruolo importante, difatti la sua funzione è proprio quella di escludere i segnali utili candidati a banda stretta dal vasto mare di segnali elettromagnetici, provocati dagli oggetti celesti e dai segnali artificiali.

Ecco quindi che nel provare a trovare un esopianeta abitabile, sono stati scoperti due gruppi di segnali sospetti di civiltà extraterrestri e proprio quest’anno il team ha trovato un altro segnale sospetto dai dati di osservazione…

Per la modalità di osservazione del fascio “FAST19”, il team ha proposto per la prima volta al mondo la modalità di abbinamento multi-beam per la ricerca di civiltà extraterrestri e i criteri di deriva in frequenza e polarizzazione dei segnali di civiltà extraterrestri, che hanno reso possibile il processo di identificazione di civiltà extraterrestre segnali più scientifici e completi.

Chissà forse stiamo per entrare in contatto con una nuova forma di vita aliena, ed è per questi motivi che si stanno ripetendo tutti i necessari controlli su quei segnali sospetti e nel contempo se ne stanno ricercando di nuovi… 

Il Prof. Zhang Tongjie ha affermato che dopo 60 anni di incessante esplorazione da parte di scienziati, molecole organiche e aminoacidi che costituiscono la vita sulla terra sono state scoperte e chissà forse molto presto arriverà la conferma di una vita intelligente extraterrestre: “Non vediamo l’ora che ‘China Sky Eye’ sia il primo a scoprire e confermare l’esistenza di civiltà extraterrestri”.

Chissà forse finalmente l’uomo – prendendo coscienza di non essere più solo – comprenderà definitivamente che il suo posto in questa terrà rappresenta qualcosa d’importante, da salvaguardare e da proteggere, ma non solo, dovrà imparare a rispettare i propri simili senza mettere in pratica prevaricazioni e uso della forza militare…

E’ tempo di giungere non solo alla pace mondiale, ma di far fare un salto di qualità a tutta l’umanità, già… una volta e per sempre!!!

La Cina non è disposta a condannare la Russia e ne spiega i motivi…

Il ministero degli Affari esteri ha risposto all’accusa degli Stati Uniti secondo cui la Cina non è disposta a condannare la Russia . Durante una conferenza stampa del ministero degli Affari esteri, il portavoce Wang Wenbin ha affermato che gli Stati Uniti hanno ripetutamente diffuso false informazioni e utilizzato l’Ucraina problema per prendere di mira la Cina…

La Cina ha spiegato le motivazioni che l’hanno spinta ad astenersi dal votare nel voto speciale di emergenza dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite: “La posizione di fondo della Cina sulla questione ucraina è coerente e chiara. Abbiamo sempre sostenuto il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di tutti i paesi e la risoluzione pacifica delle controversie internazionali in conformità con gli scopi ei principi della Carta delle Nazioni Unite. La cosa più importante al momento è alleviare il più possibile la situazione sul campo ed evitare che il conflitto si intensifichi o addirittura sfugga al controllo”.

Qualsiasi azione intrapresa dalle Nazioni Unite e dalle parti interessate deve concentrarsi sulla pace e la stabilità regionali e sulla sicurezza generale di tutte le parti, in modo da svolgere un ruolo positivo nella riduzione delle tensioni e nella promozione di soluzioni diplomatiche. Purtroppo, i pertinenti progetti di risoluzione votati da questa sessione speciale di emergenza dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite non sono stati completamente consultati nell’ambito di tutti gli Stati membri in anticipo, non hanno considerato appieno la latitudine storica e le complicate contraddizioni alla base dell’attuale crisi e non hanno sottolineato l’importanza del principio di indivisibilità della sicurezza, e non ha evidenziato l’urgenza di promuovere una soluzione politica e aumentare gli sforzi diplomatici. Questi sono tutti incoerenti con la posizione e la proposta coerenti della Cina, e ci siamo dovuti astenere dal votare sul progetto di risoluzione.

Chiediamo alla comunità internazionale di agire in modo responsabile, di spingere le parti interessate a tornare sulla pista della soluzione politica il prima possibile e di cercare una soluzione globale alla questione ucraina attraverso il dialogo e la consultazione. La Cina è disposta a continuare a svolgere un ruolo costruttivo in questo senso.

La Cina ha un certo livello di comprensione del piano d’azione militare russo?
In risposta all’affermazione del “New York Times” secondo cui la Cina ha un certo grado di comprensione del piano d’azione militare russo, Wang Wenbin ha risposto che il rapporto del “New York Times” è un’informazione puramente falsa. Questo tipo di osservazioni che distolgono l’attenzione e incolpano la colpa sono molto spregevoli. La questione ucraina si è evoluta nella situazione odierna e i pro ei contro sono molto chiari. Qual è il nocciolo della questione, lo sanno tutti.
Di recente, i media internazionali hanno menzionato più volte le dichiarazioni che l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Unione Sovietica, George Kennan, ha dato come consigli al governo degli Stati Uniti negli anni ’90, sottolineando che la continua espansione della NATO contro la Russia sarebbe stato l’errore più fatale nella politica degli Stati Uniti. 

Purtroppo, il governo degli Stati Uniti ha fatto orecchie da mercante. 

Thomas Friedman, noto esperto americano di questioni internazionali, ha recentemente pubblicato un articolo in cui sottolinea che i grandi errori decisionali degli Stati Uniti in merito all'”espansione orientale della NATO” che hanno portato al deterioramento delle relazioni con la Russia, e il governo degli Stati Uniti dovrebbe assumersi una responsabilità considerevole. 
Gabbard, un ex membro del Congresso degli Stati Uniti, ha affermato che il presidente Biden potrebbe porre fine alla crisi e prevenire la guerra impegnandosi a non ammettere l’Ucraina nella NATO, ma stranamente non lo fa.
Si auspica che coloro che hanno iniziato la crisi riflettano sul loro ruolo nella crisi ucraina: dovranno assumersi seriamente le loro responsabilità e intraprendere azioni pratiche per alleviare la situazione per risolvere il problema, invece di incolpare gli altri…
Un giornalista ha chiesto informazioni sui cittadini cinesi in Ucraina e sull’evacuazione dei cinesi d’oltremare: è stato risposto che più di 3.000 cittadini cinesi sono stati trasferiti in sicurezza e il ministro Wang Wenbin ha affermato che il governo cinese attribuisce grande importanza alla sicurezza dei cittadini cinesi in Ucraina e si preoccupa sempre della loro sicurezza. 
Il consigliere di Stato e ministro degli Esteri Wang Yi ha recentemente sottolineato nella sua telefonata con il ministro degli Esteri ucraino che i cittadini cinesi in Ucraina sono tutti inviati dell’amicizia tra Cina e Ucraina e amici del popolo ucraino. 
Apprezziamo inoltre l’apertura da parte dell’Uzbekistan di un treno speciale per l’evacuazione dei cittadini stranieri, in linea con lo spirito dell’umanitarismo internazionale. Si spera che l’Uzbekistan adotti tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini cinesi in Uzbekistan e continui a fornire garanzie e comodità per l’evacuazione dei cittadini cinesi.
Vorrei cogliere l’occasione per introdurre alcune informazioni rilevanti sull’evacuazione dei cittadini cinesi dall’Ucraina. 
Il Ministero degli Affari Esteri, insieme alle ambasciate e ai consolati in Ucraina, sta valutando la situazione, considerando vari fattori e possibilità, e studiando e formulando piani fattibili per assistere l’evacuazione volontaria in sicurezza dei cittadini cinesi in Ucraina. Finora, oltre 3.000 cittadini cinesi in Ucraina sono stati trasferiti in sicurezza nei paesi vicini dell’Ucraina.La Cina ringrazia i paesi interessati per aver facilitato l’ingresso e il breve soggiorno dei cittadini cinesi.
La Cina ha adottato misure per garantire la sicurezza dell’Ucraina?
Il Ministero degli Affari Esteri: ci sono chiare restrizioni sui contenuti e condizioni di attivazione; Wang Wenbin ha affermato che, secondo le dichiarazioni e i documenti dei rispettivi paesi, come la risoluzione 984 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, gli stati dotati di armi nucleari forniscono garanzie di sicurezza all’Ucraina e ad altri stati non dotati di armi nucleari.
Questa garanzia di sicurezza ha chiari requisiti di contenuto e condizioni di attivazione. 
Sulla questione dell’Ucraina, la priorità assoluta ora è che tutte le parti interessate mantengano la calma e la moderazione, alleggeriscano la situazione e promuovano una soluzione politica.

Afganistan: quanta ignoranza vi è da parte dei nostri politici, che dimostrano con quelle loro affermazioni di non capire un caz… di politica estera!!!

A sentire loro sembrerebbe che vi siano esclusivamente estremisti barbari e violenti che si oppongono a civilizzati Stati che attraverso i propri militari hanno provato a creare una democrazia in quel lontano paese…

Già… ci si è dimenticati di come soltanto pochi mesi fa i capi di quel gruppo considerato da tutti violento è stato ospitato in Cina oppure come non ricordare le parole dell’ex Presidente Trump e di come egli avesse ribadito la necessità di portare via i propri militari ancora presenti… 

E difatti il suo successore Biden appena insediatosi ha immediatamente programmato e concordato, proprio con quei talebani, l’uscita degli USA dal loro paese… 

Ed allora viene da chiedersi: com’è che non è ancora chiaro a questi nostri politici, divenuti in questi giorni tutti esperti internazionali, che proprio dietro questa manovra vi sia di fatto un accordo e che quanto sta accadendo è stato programmato da tempo???

Sì… c’è chi se ne va e c’è chi resta o per meglio dire s’insedia in maniera decisa!!!

Mi riferisco alla Cina capace d’aver consegnato agli Afgani il proprio territorio dopo un secolo nel quale in molti hanno cercato di sfruttarne le potenzialità, sia minerarie che petrolifere e da gas naturale e chissà se non si debba anche sommare l’enorme produzione di stupefacenti (che la Cina vorrebbe trasformare con una diversa e certamente più innocua tipologia di piantagione) da ovunque condannate, ma che trovano proprio in quei paesi del  mondo capitalista i migliori clienti!!!

E quindi, dopo gli inglesi, i russi e gli americani (quest’ultimi più con la forza che con gli investimenti, hanno provato a indottrinarne quel popolo afgano), ecco che senza sparare un colpo, i cinesi sono riusciti ad entrare e per come si sta assistendo, saranno gli unici a rimanere, difatti l’unica Ambasciata attualmente presente a Kabul è proprio la loro!!!

Certo, ci si scandalizza delle ripercussioni che stanno colpendo molti cittadini ex collaboratori del precedente governo, di quelle immagini cruenti che giorno per giorno stanno giungendo attraverso i social media, ma nessuno considera che forse la maggior parte di quei cittadini ha fatto nulla per restare libero o forse per questi il concetto di “libertà”, passava da una condizione che esigeva l’allontanamento di un forza straniera presente nel proprio territorio, anche se ciò significava doversi sottomettere ad un regime certamente meno democratico…  

In molti, in particolare tra i nostri “esperti” politici, credono che i talebani mostreranno adesso il loro vero volto, che con il passar del tempo si comportano diversamente da come promesso…

Credo viceversa che questa volta la storia andrà in maniera diversa, perché in gioco vi è la crescita e il benessere di un Stato certamente arretrato che forse ora, grazie ai miliardi e agli investimenti che giungeranno dalla Cina, può far crescere quel paese con un programma che va da dal commercio ad un radicale piano industriale… 

Certo, qualcuno di quei suoi anziani guerriglieri non si fermerà nel mostrare i propri muscoli, nell’evidenziare quell’atteggiamento autoritario e violento, continuerà a imporre quel proprio fondamentalismo nel quale ha finora creduto e si opporrà con tutte le sue forze a lasciare libertà alle donne e alla loro richiesta d’indipendenza; sì quanto sopra purtroppo avverrà certamente, ma pian piano vedrete come questi soggetti verranno relegati e chissà forse i più irruenti tra loro, verranno fatti sparire… 

D’altronde la democrazia deve venire prima di chiunque, è sarà questo il messaggio che più di tutti dai nuovi piani sarà  fatto passare e chi non si sottometterà, talebano o non talebano verrà vedrete eliminato!!!

Ecco perché non ci vuole molto a capire il prossimo futuro di quella nazione e di come pur di giungere ad una presentabile democrazia dovrà essere disponibile a fare qualche concessione, anche se ciò rappresenterà di fatto una libertà di facciata, ma vedrete saranno costretti a fare ciò!!!

Tutto dovrà cambiare da quella parte di mondo e non mi riferisco al solo paese afgano, ma anche a quei suoi confinanti quali Pakistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e soprattutto Iran!!!

E mentre tutto da quell’area inizierà a mutare, da noi in Europa ed in particolare nel nostro paese si resterà come sempre a guardare e discutere, d’altronde quei nostri impreparati politici non sanno far altro e vedrete proveranno (come gli asini) a ipotizzare scenari fantasiosi che il tempo dimostrerà essere errati…

Scommetto infatti che nessuna di quella loro previsione avrà con il passar del tempo attinenza con la realtà che si sta per prospettare!!!

La Cina comanda sul web!!!

Secondo i dati compilati da Nikkei, contando anche Hong Kong, la Cina è nettamente la prima al mondo per traffico di dati su Internet, con 111 milioni di megabit/secondo scambiati attraverso la frontiera, quasi il doppio dei 60 milioni degli Stati Uniti!!!

Terzo in questa classifica è il Regno Unito a 51, seguono Singapore e Vietnam che più degli Usa sono i paesi più coinvolti nello scambio di dati con la Repubblica Popolare.

I dati evidenziano del volume del mercato cinese, ma non dicono nulla sotto l’aspetto qualitativo, decisivo quest’ultimo a livello strategico. 

E’ ovvio che la Cina non dominerà mai Internet semplicemente perché scambia più dati con il resto del mondo… come d’altronde non domina la sfera culturale semplicemente perché il mandarino è la lingua più parlata da oltre 2 miliardi di persone…  

Più interessante a livello analitico sarebbe sapere di quali paesi la Cina importa i dati e se i traffici in entrata superano quelli in uscita ed ancora, se l’import cinese è maggiore di quello americano…

Come nei commerci convenzionali, anche nell’ambito dei dati l’attore più importante è il compratore di ultima istanza, colui che più di tutti acquista dall’estero. 

Chi vive di esportazioni dipende dai capricci stranieri, mentre chi vive di importazioni usa quel rapporto di dipendenza con l’esportatore, arricchendolo. 

È il ruolo degli Stati Uniti nella globalizzazione, il paese con la bilancia commerciale più in rosso del pianeta.

In campo digitale, il controllo sui dati serve intanto ad acquisire informazioni essenziali sulle collettività straniere, a farsi un profilo di ciò che le spaventa, le anima. E tramite quel profilo costruire servizi sempre più lucrosi per la digital economy. 

È questo flusso di dati che rende strategica la Silicon Valley per gli Stati Uniti e che gli stessi Stati Uniti vogliono impedire che la Cina inizi a controllare la futura tecnologia 5G…

Ed allora viene da chiedersi… se la Cina scambia tutta questa mole di dati, ma non ci dice a chi glieli offre e in quale percentuale, viene da chiedersi chi è realmente sottoposto a quella sua influenza???

Oltre 60 paesi e 130 società di telecomunicazioni sembra abbiano abbandonato il 5G cinese…

Sembra che gli Usa stiano facendo pressioni per costringere altri paesi a non aderire alla cosiddetta rete del 5G per mancanza di sicurezza nei protocolli…

Viceversa dalla Cina affermano che che i fatti dimostrano come le aziende cinesi hanno sempre mantenuto un ottimo record di sicurezza della rete. 

Huawei ad esempio negli ultimi 30 anni ha costruito più di 1.500 reti in più di 170 paesi del mondo, fornendo servizi a 228 aziende e più di 3 miliardi di persone in tutto il mondo. 

Già… non è successo nulla di grave… nessun incidente di sicurezza sulla rete simile ad esempio a quanto accaduto con “Snowden” o “WikiLeaks”!!!

Ed ancora, non si sono verificati comportamenti di monitoraggio a modello “Prism Gate”, “Formula Organization” e “Echelon System”…

Secondo un funzionario cinese, la cosiddetta “rete pulita” inventata dagli Usa è falsa… perché dietro prevede qualcosa di celato… infatti, il vero scopo è quello di sopprimere le società non statunitensi che hanno guadagnato un vantaggio, in modo da mantenere il monopolio degli interessi privati ​​degli Stati Uniti e l’egemonia tecnologica.

La Cina si aspetta quindi che la maggior parte dei paesi riconoscerà a breve l’unica verità tale da poter così sostenere non solo una posizione oggettiva ed equa, ma di formulare anche un giudizio indipendente…

La guerra degli “0 – 1” è cominciata”!!!

Mentre gli Usa festeggiano lo sbarco sulla Luna, la Cina prepara il suo primo insediamento!!!

Un piccolo passo per l’uomo, un balzo gigantesco per l’umanità“, con questa frase che cinquanta anni fa, l’astronauta americano Neil Armstrong decise di lasciare un segno, mentre stava per posare la prima impronta dell’uomo sulla luna…
Cinquanta anni dopo la Cina con il suo rover “Yutu 2” atterra sul lato più lontano della Luna per esplorare quella parte segreta della faccia nascosta del satellite…
Sono passati ben 50 anni… allora gli USA erano la prima potenza mondiale, mentre la Cina era lontana anni luce da quella tecnologia avanzata e soprattutto da quel benessere sociale che tutti i paesi nel mondo gli invidiavano… 
Già allora la Cina era uno dei paesi più poveri della Terra e la maggior parte dei suoi cittadini non poteva neppure permettersi l’auto e viaggiava con tutta la famiglia in bicicletta, mentre i suoi più importanti luminari, professori e scienziati lavoravano nelle fattorie a coltivare riso, perché questo chiedeva loro la rivoluzione culturale…
Cinquant’anni son passati… ma oggi la Cina ha recuperato quel divario tecnologico con gli Usa, tanto da rappresentare la seconda più grande economia del mondo ed i suoi scienziati stanno preparando un piano senza precedenti: colonizzare la Luna entro un decennio e da lì… fare il salto verso Marte!!!
Certo… qualcosa di strano come ho scritto in un precedente post http://nicola-costanzo.blogspot.com/2019/06/perche-vi-e-tutto-questo-interesse-per.html sta accadendo, da quella parte di mondo… 
E’ come se qualcosa (o qualcuno…) non preferisca la nostra presenza… e difatti, a dare sostegno a questo mio pensiero, si è avverato quanto avevo previsto e cioè che il rover lunare asiatico ha perso ogni contatto con la Terra, dopo solo sei settimane che era giunto sulla superficie…
Pensando alla tecnologia in gioco… qualcosa non quadra, ovviamente dalla sala controlli parlano di “anomalia” di una parte meccanica, ma considerato i costi sostenuti per costruirlo, la circostanza sembra alquanto strana…
Sono sicuro che un giorno di questi ci verranno a dire che a ripreso a funzionare, con il sollievo dei media e di tutti gli appassionati dello spazio…
Ora la prossima missione cinese denominata “Change 5″ è prevista per il 2020 ed ha l’obiettivo di raccogliere campioni di roccia lunare e suolo, per rimandarlo sulla Terra con un veicolo spaziale…
Il programma spaziale cinese prevede inoltre la realizzazione di una stazione permanente sul polo sud lunare entro il 2020 per inviare successivamente il primo cinese sulla luna!!!
Dovrebbe diventare operativo entro il 2030 e il fine è quello di far svolgere ai suoi astronauti diversi esperimenti, prevedendo altresì di ospitare astronauti stranieri, per missioni a lungo termine .
D’altronde la Luna appartiene a tutti… e se la ricerca tecnologica spaziale può servire per creare un futuro migliore per l’umanità intera, ben venga…
Ovviamente  per quanto sopra gli Stati Uniti non staranno a guardare, anzi, stanno pianificando il ritorno per istituire anch’essi una presenza permanente sulla superficie della Luna e da lì spiccare il volo con il primo equipaggio umano, su Marte.
C’è un nuovo fermento per la conquista dello spazio… e sono molti i paesi che stanno organizzandosi per raggiungere la Luna…
A far cosa non si sa… (o meglio il sottoscritto un sospetto ce l’ha… e va ricercato su un elemento presente nel suo sottosuolo; mi riferisco all’Elio3, un isotopo raro sulla Terra, ma presente in maniera abbondante su quel satellite, peraltro va ricordato come quest’ultimo venga principalmente usato nella ricerca della fusione nucleare…) ma d’altronde a noi semplici mortali la verità non ci verrà mai detta, mentre loro sicuramente, con la scusa della scienza, della generosità e della filantropia, ci nascondono le reali motivazioni, che saranno come immagino collegate con le loro priorità: potere, comando e supremazia!!!
Ma d’altronde, non è così che va il mondo…     

Perché vi è tutto questo interesse per la luna???

Dopo quasi 50 anni dall’ultima volta in cui siamo giunti sulla luna – era il 7 dicembre del 1972 – attraverso la missione “Apollo 17”, nessuno più – per quanto ci è stato dato a sapere – si è recato su quel satellite cosi vicino, ma nello stesso tempo così distante…

All’improvviso qualcosa in questi mesi è cambiato e sono molti gli Stati che hanno deciso di mandare lì dei robot a perlustrare un pianeta di cui si sa non esserci nulla…

Infatti… ci ha provato l’India e quindi il Giappone, il cui rover si è schiantato sulla superficie della luna, arrivando si all’obiettivo… ma distruggendosi totalmente!!!
Anche l’organizzazione israeliana “Space” mirava a diventare la prima società privata a far atterrare dolcemente un’astronave su quella superficie, ma si è viso come il suo robot “Beresheet” non ha abbia avuto successo a causa di un guasto del veicolo spaziale che non gli ha permesso di atterrare…
Comunque, la previsione dice che la navicella israeliana avrà successo entro i prossimi due/tre anni… e comunque il paese medio-orientale rappresenta oggi il settimo paese capace d’aver mandato nell’orbita lunare un proprio satellite ed il quarto a raggiungere – seppur non in maniera perfetta – la superficie lunare…
Sappiamo d’altronde che gli unici altri paesi capaci di raggiungere la superficie lunare prima di Israele sono stati gli USA, Russia e per ultima la Cina…. già perché nessun altro finora è riuscito a far atterrato in sicurezza un’astronave su quel nostro satellite…
Ed eccoci quindi alla Cina, che ha inviato da pochi mesi la propria navicella sulla parte “nascosta” del pianeta… e iniziando ad inviare finalmente le prime foto ad alta definizione che ci fanno scoprire, un ambiente certamente diverso da quello a cui finora eravamo stati abituati a vedere… 
Sembra tutto così incredibile, ma soprattutto osservando quelle immagini si comprende in maniera chiara come non vi sia nulla di significativo, già… la desolazione più assoluta e allora sorge spontanea la domanda: che caz… ci stiamo andando a fare lassù, perché questa improvvisa competizione e soprattutto questo ingente spreco di denaro???
E’ chiaro quindi che qualcosa non ci è stato detto… che ci stanno nascondendo qualcosa e non sto parlando di alieni o navicelle spaziali provenienti da chissà quale mondi, no… qui  qualcuno ha scoperto qualcosa d’importante e non è riuscito – per sua sfortuna – a tenerla segreta…
Ecco perché tutti stanno salpando verso quel grigio satellite, lo stesso che tanto ha fatto sognare nel corso dei millenni, migliaia di uomini e donne… 
Ma, dato che l’uomo – per sua natura – non si è mai mosso per i sogni, ma esclusivamente per acquisire sempre più potere e quindi maggiore ricchezza, forse è in quel metallo di color oro o in quelle pietre preziose che vanno condotte le investigazioni, forse la risposta è celata in quelle sue rocce!!!
Non si spiega altrimenti, ma secondo il sottoscritto deve essere qualcosa di ancor più importante di oro e diamanti…  già deve essere qualcosa che deve valere il rischio di quel viaggio, andata e ritorno, discesa sul suolo lunare e quindi estrazione, raccolta e trasporto nuovamente qui da noi, in questa nostra  terra!!!
Ed allora cosa mai ci potrà essere di così importante… ???
Platino, titanio, uranio, plutonio, nettunio o qualcosa di cui non ne conosciamo ancora la natura???
Ma… staremo a vedere, per il momento ci godiamo queste bellissime foto…  

L'ORO… rappresenta oggi l'unico bene di rifugio!!!

Leggendo le notizie che giungono dal mondo, in particolare le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Trump, la crisi economica in atto tra Cina e Usa, le nuove sanzioni annunciate contro l’Iran, il rischio di un possibile conflitto armato e via discorrendo,  viene da pensare come investire in titoli di stato, siano essi anche “Bund” tedeschi, è da folli!!!
L’unico bene di rifugio in questi casi è l’oro e difatti il suo prezzo, stimolato dalle notizie di cui sopra, lo ha fatto salire nuovamente a quasi 1.500 dollari USA per oncia…
Peraltro in questi anni, l’investimento nell’oro ha portato ad un guadagno del 37% e con il rischio molto concreto che il dollaro a breve potrà essere nuovamente colpito da un consistente ribasso, quella percentuale di utile, potrà salire ancor di più…
Morgan Stanley ha sottolineato che nel breve periodo, l’immobilità della Fed sopprimerà la già bassa volatilità e prenderà in considerazione l’aumento di oro e di beni materiali.
E quindi, mentre da noi si sta discutendo di minibot per finanziare il debito pubblico, in Europa, ma non solo, si è alimentato a causa BCE, un sentimento di crescente sfiducia che allontana gli investitori e non fa crescere economicamente i paesi come il nostro, riconducendo il valore del denaro conservato in banca, a carta straccia!!! 
Difatti… riprendendo un articolo di Massimo Amato pubblicato su “valori.it“, l’attuazione di politiche quantitative easing adottate dalla BCE ha creato un elevato aumento di creazione di moneta: “La crisi di liquidità del 2008 è stata curata con iniezioni di liquidità senza precedenti. La quantità di moneta è pressoché triplicata in Europa, eppure il target dell’inflazione del 2 per cento non è stato ancora raggiunto”!!!
E’ evidente a tutti quindi che l’aumento di denaro stampato non condurrà ad alcun rischio di inflazione, non sarà quindi l’espansione monetaria a causare – come accaduto agli inizi del novecento – una grave crisi economica e finanziaria…  
No… oggi il legame tra espansione monetaria e inflazione non esiste, mentre è fortemente concreto il rischio di ritrovarci una montagna di denaro tra le mani che non vale nulla!!! 
Di contro vedrete a breve come, i rischi al ribasso per la crescita economica globale nei prossimi mesi, porteranno ad aumentare le incertezze degli investitori che inizieranno a bypassare i mercati ad alto investimenti, per lanciarsi in quel unico mercato sicuro chiamato: ORO!!! 

Un disastro finanziario sta per colpire il mondo!!!

Le borse mondiali ed anche quelle europee sembrano migliorare, eppure, se osserviamo quotidianamente quei valori percentuali,  ci accorgiamo che questi non danno segni di crescita, bensì evidenziano andature altalenanti, in particolare a seconda delle notizie che vanno di volta in volta emergendo…   

Come in molti sanno, non sono un agente di borsa e neppure un consulente di mercati finanziari, ma possiedo la capacità d’intuire – a volte prima di altri – quanto sta per accadere… 
Sarà forse perché tra le mie passioni vi è quella di scorrere sul web informazioni di quel settore che riguarda gli “investimenti”, oppure in semplice soffermarmi a leggere quotidiani specializzati, come ad esempio il nostro “Sole 24 Ore”, che fa si che s’acquisisca con il passar del tempo, una discreta conoscenza (per non dire preparazione…) di quel mondo monetario, che può a seconda delle circostanze, garantire compenso interessanti oppure una percentuale alta sui guadagni… 
Quanto però nessuno vi dirà mai è che a livello internazionale si sta sviluppando una condizione destabilizzante la quale a breve, metterà in profonda crisi tutto il sistema bancario, già fortemente indebitato e che potrebbe implodere mostrando la propria fragilità…
Non c’è da meravigliarsi d’altronde se in quest’ultimi anni, le nostre banche (nomi importanti nel panorama internazionale) siano andate sempre più in crisi, avendo dovuto richiedere l’intervento diretto del nostro Stato, che si è dovuto fare carico di quei debiti, a scapito come abbiamo visto dei suoi cittadini, che per l’appunto avevano investito in quei titoli “trash”!!!    
In maniera più ampia, potremmo estendere questo scenario ad altre realtà, un disastro economico e finanziario che a breve colpirà la maggior parte delle nazioni mondiali…
Perché se da un lato l’economia sembra essere in ripresa, dall’altro restano tutti quei problemi che ben conosciamo e presenti non soltanto da noi, ma in tutte le realtà planetarie…
Tassi di disoccupazione sempre più crescenti, una continua mancanza di sicurezza e di prospettiva a causa di una diffusa “precarietà”, un flusso migratorio che in molte nazioni sta creando forti contrasti sociali…
Ed ancora, guerre di mercato per l’acquisizione e il trasferimento di marchi celebri, a cui seguono conflitti tecnologici per proteggere le proprietà intellettuali… 
Va inoltre aggiunto uno squilibrio commerciale tra quelle grandi potenze come USA, Russia e Cina a cui vanno sommati Paesi tecnologicamente avanzati come l’Inghilterra, la Germania e il Giappone… mentre alle altre nazioni (noi compresi), non restano che le briciole…
D’altronde cosa possiamo fare noi con la nostra influenza limitata in quel settore dell’esportazione e restando viceversa, fortemente dipendenti di tutte quelle politiche monetarie e di settori indispensabili come quelli energetici???
Per cui, senza alcun reale cambiamento delle politiche internazionali, tutti i Paesi nel mondo, alzeranno a breve un muro di difesa, che porterà sicuramente ad un aumento prolungato dell’inflazione e ad una diminuzione dei rendimenti obbligazionari…
Quanto sopra vedrete creerà inevitabilmente un indebolimento della domanda nei mercati del lavoro ed anche di quei loro prodotti, con una crescita esponenziale dei rischi di recessione!!!
Forse la migliore soluzione per proteggere i vostri investimenti sarà ritirare immediatamente il denaro attualmente depositato presso la vostra banca e convertirlo in oro… 
Certo se pensate di chiedere consiglio ad uno dei vostri amici funzionari, quest’ultimo vi dirà certamente che quanto scritto dal sottoscritto, rappresenta un’assoluta follia, perché che non vi alcun motivo di prestare attenzione a suggerimenti come i miei o di altri soggetti, ben più esperti 
Ma si sa, molti di loro rappresentano quegli stessi impiegati che consigliavano alcuni anni fa di acquistare titoli fallaci (vedasi bond “Upper Tier”) che come ben sappiamo, hanno messo in ginocchio, migliaia e migliaia di nostri risparmiatori… 

Quali interventi per l'economia e l'occupazione della nostra regione??? Al primo punto…

Caro Presidente Musumeci a differenza di quanti oggi la criticano perché non hanno nulla da fare, il sottoscritto vorrebbe provare ad esaminare con lei, tutte quelle criticità che le sono state in questi giorni addebitate al suo Governo regionale…
Proverò da quello schema riprodotto dal quotidiano “La Sicilia”, ad analizzarle una per volta quelle valutazioni…
La prima: “Interventi per l’economia e l’occupazione“.
Mi permetta di dirle che questo punto rappresenta certamente per la nostra regione e soprattutto per i suoi conterranei, il più importante.
Trovare oggi una soluzione al problema è alquanto difficile, in particolare se si spera che a risolverla siano quegli stessi siciliani, che possiedono una grande capacità finanziaria…

Ciascuno di essi si sa… non sta investendo nella nostra economia, anzi viceversa, hanno preferito dirottare parte di quei loro capitali in altre regioni d’Italia o ancor peggio in altre nazioni…
Chi ha acquistato immobili, chi ha aperto attività commerciali, chi ha deciso di vivere agiatamente i propri anni, senza dover combattere per un paese che si è dimostrato fiscalmente esoso, ma soprattutto non garante dei minimi livelli di salvaguardia personale…
Rivendicare colpe sarebbe scorretto… per cui ritengo che bisogna ricercare le risorse altrove e per fare questo, Lei dovrebbe adottare tutta una serie di strategie, che conducano gli investitori stranieri, ed anche i nostri giovani, ad investire nella nostra terra…

In particolare dovrà monitorare tutte quelle realtà già presenti nel nostro territorio, a cominciare da quelle società del nord o straniere, che operano attraverso le loro strutture come “general contractor” o attraverso il campo del import/export, ma che solitamente non incentivano il territorio, ma bensì, trasferiscono quei loro utili, nelle regioni d’origine, lasciando successivamente a noi, tutti i problemi derivanti da quel loro esercizio…
Caro Presidente potrei farle un elenco, ma Le basterà semplicemente aprire il quotidiano “La Sicilia” di ieri, che troverà da se le società a cui faccio sopra riferimento!!!
Vede, per far risalire la nostra economia basta poco, già… bisogna semplicemente puntare su ciò che la natura ci ha donato abbondantemente e vedrà che la nostra regione in pochi anni, diventerà la più produttiva a livello europeo…
Ad esempio, si potrà iniziare favorendo con politiche mirate il settore dell’agricoltura!!!
Si dovrà incentivare quei proprietari terrieri con l’acquisizione di nuove attrezzature tecnologicamente avanzate, creare nuove migliorie a quelle strutture attualmente adibite a serre e/o piantagioni particolari fortemente richieste dai mercati nazionali ed internazionali, si dovrà mirare sulla produzione biologica, c’è la necessità di sostenere finanziariamente quelle società che vorranno aderire seriamente ai programmi d’intervento e che soprattutto, nello sviluppare quel proprio business, contribuiscano a creare una regolare occupazione… il tutto ovviamente verificato sul “campo”, attraverso dei controlli trasparenti precisi e puntuali, con report settimanali che obbligano tutti al rispetto delle regole, per non dover procedere con il ritiro delle licenze d’esercizio ed il blocco dei fondi!!! 

Basta produzioni vendute sottobanco o a “nero”, basta con la manodopera irregolare, basta con quei vergognosi “capolarati”, togliamo quei contributi milionari europei, dati a società fantasma, per investimenti fittizi su personale e sull’acquisto di macchinari…
La nostra agricoltura a cui vanno aggiunti i nostri allevamenti, dovranno diventare totalmente “DOP” (denominazione di origine protetta) e “DOC-DOCG” ( per quanto concerne la produzione di vini), entrando a far parte di un sistema protetto “siciliano”, che garantisca non solo le peculiari caratteristiche qualitative del luogo d’origine, ma soprattutto le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione… 

Nel contempo, si potrà dare il via a tutte una serie di collaborazioni non solo istituzionali, con la realizzazione di fiere mondiali per promuovere i nostri prodotti, ma nell’immediato, aprire quelle strutture al pubblico, con la degustazione e la vendita al dettaglio dei loro prodotti, la realizzazione tra essi di un scambio locale, la creazione di veri e propri “slowfood” o anche la ristorazione a km 0…
Si potrà puntare a creare veri e proprie strutture a modello “agriturismo” con all’interno lo svilupparsi di parchi a tema, per i più piccoli…
Le stesse scuole professionali (alberghiere o agrarie), ma anche quelle legate ad esempio all’informatica, come d’altronde le stesse Università, potranno finalmente collaborare con quelle strutture agrarie, svolgendo ad esempio lezioni dirette, realizzando corsi, facendo svolgere a quei propri alunni quella corretta alternanza scuola-lavoro, diversamente da quanto compiuta attualmente che non ha alcuna valenza, tanto da non garantire a quei giovani, la possibilità d’inserimento alla fine del percorso scolastico…

Sig. Presidente, la ricchezza derivante dal lavoro della terra come ben sa, è dato da Dio ed è l’unica cosa di cui l’uomo necessita per il proprio sostentamento…
Già, perché di tutto il resto si può fare a meno… ad esempio del web, dei mezzi di trasporto, delle comunicazioni, anche dell’energia stessa… ma quel valore gli è necessario, in quanto gli permette di vivere!!!
Il prodotto agricolo è frutto della natura, peraltro cresce anche senza il lavoro dell’uomo, ma è su questo rapporto “uomo-natura” che si svilupperà nei prossimi anni, tutto il bisogno dell’umanità…

Perché sarà il cibo, la sua genuinità, quel non essere contaminato o inquinato, a creare la differenza di crescita di una nazione rispetto ad un’altra, sarà l’economia agraria a generare il benessere di un popolo, non solo dal punto di vista di benessere fisico, ma anche e soprattutto di quello economico, e chi in questi prossimi cinquant’anni non si adeguerà, ne pagherà le conseguenze…
Basti osservare cosa avviene nel mondo è vedrà che è in corso una “rivoluzione verde”, con la gestione alimentare ed idrica che sta diventando sempre più essenziale, nelle politiche mondiali…
Si ricorda cosa è accaduto alcuni anni fa nelle nazioni africane prospicienti la nostra regione??? Le famose primavere arabe, non furono in parte causate dall’aumento del prezzo dei cereali???

Come non costatare che una delle più important holding cinesi (la Cina d’altronde rappresenta il 20% della popolazione mondiale) sia diventata nel solo Brasile, la principale ditta esportatrice di mais, mentre negli USA, quella stessa società  detiene il 40% degli allevamenti di suini…
Ed ancora, mentre noi rivendiamo quel po’ che produciamo per mantenere la nostra economia, altri paesi nel mondo hanno iniziato a realizzare enormi silos per contenere scorte alimentari…

Pensi che – riprendendo nuovamente la Cina come metro di paragone – da sola, ha messo da parte il 30% delle riserve attualmente di grano mondiale ed il 42% di granturco e riso…
Presidente, stia certo che se dovesse esserci una guerra mondiale… questa non sarà vinta con carri armati e missili, ma con acqua e cibo!!!
Ai prossimi interventi…  

Le previsioni della CE nel 2019-2020, mostrano come stiamo affondando all'ultimo posto…

Un altro triste avvertimento…
Già, dando seguito a quanto avevo riportato ieri, oggi l’agenzia di rating del credito Moody’s ha previsto che la crescita economica globale probabilmente rallenterà nei prossimi due anni.
Nella loro nota vi è riportato: “Prevediamo che la crescita globale rallenterà al di sotto del 3,0% nel 2019 e nel 2020, da un 3,3% stimato nel 2017-18″!!! 
La stessa Moody’s confermando quanto il sottoscritto dichiarava, teme la guerra commerciale attualmente in corso tra USA e Cina, prevedendo anch’essi una a intensificazione a partire dal 2019, danneggiando così tutta l’economia globale…
Le tensioni persistenti, ma soprattutto come dicevo sopra, la forte espansione di queste due superpotenze, determineranno a livello mondiale ampie implicazioni negative sugli investimenti “.
Difatti, a causa di questa particolare condizione, i primi a dover soffrire saranno proprio i paesi Europei, in particolare il nostro che insieme al Regno Unito è dato con una crescita lenta, intorno all’1,1-1,2%…
Analoga previsione è prevista anche nel 2020 con una crescita per tutti gli Stati membri dell’UE, non superiore del 1,3%.
Ovviamente le previsioni di cui sopra, non tengono conto dei rischi imprevisti prodotti dall’eventuale Brexit inglese, ma soprattutto di quelle trasformazioni politiche attualmente in corso in molti paesi europei, tra cui il nostro, che hanno visto per l’appunto stravolti i governi nazionali, con l’ingresso di nuove forze di cambiamento, anche nazionaliste, che stanno provando amodificare quel concetto di Europa e di moneta unica (Euro) a suo tempo imposto…
Con una incertezza economica talmente profonda, diventa quindi difficile a chiunque fare previsioni esaustive sul prossimo futuro. 
D’altronde in un mondo in crescente polarizzazione, populismo e politicizzazione, anche per quegli esperti d’economia globale, risulta arduo immaginare le sfide che a breve ci attenderanno…

Le previsioni della CE nel 2019-2020, mostrano come stiamo affondando all'ultimo posto…

Un altro triste avvertimento…
Già, dando seguito a quanto avevo riportato ieri, oggi l’agenzia di rating del credito Moody’s ha previsto che la crescita economica globale probabilmente rallenterà nei prossimi due anni.
Nella loro nota vi è riportato: “Prevediamo che la crescita globale rallenterà al di sotto del 3,0% nel 2019 e nel 2020, da un 3,3% stimato nel 2017-18″!!! 
La stessa Moody’s confermando quanto il sottoscritto dichiarava, teme la guerra commerciale attualmente in corso tra USA e Cina, prevedendo anch’essi una a intensificazione a partire dal 2019, danneggiando così tutta l’economia globale…
Le tensioni persistenti, ma soprattutto come dicevo sopra, la forte espansione di queste due superpotenze, determineranno a livello mondiale ampie implicazioni negative sugli investimenti “.
Difatti, a causa di questa particolare condizione, i primi a dover soffrire saranno proprio i paesi Europei, in particolare il nostro che insieme al Regno Unito è dato con una crescita lenta, intorno all’1,1-1,2%…
Analoga previsione è prevista anche nel 2020 con una crescita per tutti gli Stati membri dell’UE, non superiore del 1,3%.
Ovviamente le previsioni di cui sopra, non tengono conto dei rischi imprevisti prodotti dall’eventuale Brexit inglese, ma soprattutto di quelle trasformazioni politiche attualmente in corso in molti paesi europei, tra cui il nostro, che hanno visto per l’appunto stravolti i governi nazionali, con l’ingresso di nuove forze di cambiamento, anche nazionaliste, che stanno provando amodificare quel concetto di Europa e di moneta unica (Euro) a suo tempo imposto…
Con una incertezza economica talmente profonda, diventa quindi difficile a chiunque fare previsioni esaustive sul prossimo futuro. 
D’altronde in un mondo in crescente polarizzazione, populismo e politicizzazione, anche per quegli esperti d’economia globale, risulta arduo immaginare le sfide che a breve ci attenderanno…

L'appunto dimenticato di Falcone: “Cinà in buoni rapporti con Berlusconi. Berlusconi dà 20 milioni a Grado e anche a Vittorio Mangano“

Come può essere che un appunto così importante, resti per trent’anni dimenticato. 
Sembra che l’appunto facesse parte di un block-notes utilizzato forse durante un interrogatorio e poi, chissà per quale motivo è rimasto lì… disperso tra tutte quelle carte che stranamente non sono andate ancora distrutte…
Vi starete chiedendo cosa vi fosse scritto in quell’appunto di così rilevante…
Ecco, c’è scritto: “Cinà in buoni rapporti con Berlusconi. Berlusconi dà 20 milioni a Grado e anche a Vittorio Mangano“!!!
La calligrafia sembra essere proprio quella del giudice Giovanni Falcone e sono state trovate all’interno di quello che è stato proprio l’ufficio del magistrato, nel palazzo di giustizia di Palermo, una stanza che è diventata ormai da tempo… un vero e proprio un museo… 
A fare la scoperta, è stato proprio uno dei suoi più stretti collaboratori del magistrato, Giovanni Paparcuri, che dopo essere andato in pensione, accoglie in quel “bunker” del pool antimafia, proprio i visitatori…
Nel fare ciò, alcuni giorni fa, stava sfogliando alcuni scritti di Falcone, conservati come riportavo sopra in quel museo, contenevano vecchie dichiarazioni del pentito Marino Mannoia… all’improvviso, si è imbattuto in quell’appunto che parla di Berlusconi!!!
Veramente assurdo che nessuno se ne  fosse accorto prima… ecco quindi che Paparcuri ha immediatamente informato la Procura. 
Quelle frasi scritte, non fanno altro che dare seguito a quanto più volte, proprio il sottoscritto ha evidenziato e cioè confermano quanto già emerso, nel processo al co-fondadore  Marcello Dell’Utri, condannato in via definitiva, a sette anni di carcere, proprio per concorso esterno a Cosa nostra… 
Difatti, proprio recentemente, i Sig.ri dell’Utri (che proprio stamani ha minacciato lo sciopero della fame…) insieme al “Cavaliere”, sono stati nuovamente iscritti dalla Procura di Firenze, quali indagati per le stragi di mafia del 1993, come possibili mandanti occulti, per gli attentati di Firenze, Roma e Milano…
D’altronde come dimenticare quanto dichiarato dal defunto “capo dei capi” di cosa nostra, Totò Riina, che più volte ha negato quelle stragi, dichiarando di sentirsi un “parafulmine”, già un “capro espiatorio” per coprire i veri mandanti, probabilmente da ricercare in altri ambienti, diversi da quella associazione criminale…
Ma ritorniamo all’appunto… chi è Gaetano Cinà, indicato “in buoni rapporti con Berlusconi”???
E’ certamente un mafioso, sembra essere stato molto amico di Dell’Utri; è l’uomo che nel 1987 annuncia proprio all’amico per telefono, l’arrivo al capoluogo milanese di una enorme cassata… con sopra il simbolo della Fininvest. 
Analoga situazione è quella di Gaetano Grado, affiliato a “cosa-nostra” e frequentemente presente negli anni 70′ nella regione lombarda, dove come sappiamo, era presente il noto mafioso e “stalliere” Vittorio Mangano, divenuto fattore della villa di Arcore… 
Nulla di nuovo, sono elementi già a conoscenza di tutti, se non fosse che lo stesso pentito, si sia poi astenuto -quando interpellato- di riferire sul cavaliere, già… “non ricordo, sono anziano e malato… e poi non posso rilasciare alcuna dichiarazione alla stampa” e nel processo Dell’Utri, lo stesso pentito, si è avvalso della facoltà di non rispondere!!!
Dai documenti emersi nei procedimenti sembra che il boss Stefano Bontate, capo di Francesco Mannoia, avesse incontrato nei primi anni 70′ proprio Berlusconi, grazie alla mediazione di Dell’Utri… e difatti la Cassazione riconobbe che Berlusconi stipulò un patto di protezione con quella associazione criminale, per scongiurare eventuali sequestri di persona a se o ai suoi familiari, ed anche per evitare danneggiamenti ai ripetitori tv posti in Sicilia…
Lo stesso boss Totò Riina, intercettato in carcere dichiarava: “A noi altri ci dava 250 milioni ogni sei mesi”!!!
Una cosa è certa… su quel periodo c’è ancora molto da scoprire… e certamente qualcuno è riuscito ad approfittare di quel periodo e certamente di quell’allora particolare condizione politico-istituzionale…
Chissà forse, in quel periodo di terrore, qualcuno ha utilizzato quelle bombe in maniera precisa e puntuale, affinché si generasse in ciascuno di noi, l’opinione che gli uomini di quel nostro Stato, fossero non solo deboli, ma anche collusi con quel sistema deviato e criminale e che ci fosse quindi bisogno, di un totale cambiamento… 
Circostanza quest’ultima… che di lì a poco, è propriamente avvenuta, con l’eliminazione politica di gran parte di quei partiti e di molti suoi interlocutori e con l’avvento quindi di nuovi cosiddetti “paladini” e/o “cavalieri“, che si sono posti, agli occhi degli Italiani, come gli unici capaci di guidare questo nostro paese e di contrastare la criminalità organizzata…
Quanto accadrà successivamente, servirà esclusivamente ad occultare quanto realmente accaduto… Già… tutto finirà per essere sepolto nel dimenticatoio, come peraltro quest’ultimo appunto del giudice Falcone…
Chissà, non è detto che un giorno possa anche riaffiorare l’Agenda rossa del collega Borsellino…  

Amministratori e funzionari corrotti??? Non può essere, ci sarà qualche imprecisione…

Siamo a Mascali, un comune tra Giarre e Fiumefreddo, tornato alla ribalta per la vicenda “Town Hall 2″…

La Procura di Catania (che negli ultimi anni opera nella nostra provincia a tempo pieno…) aveva contestato a 32 imputati, vari reati, tra cui l’abuso d’ufficio e la truffa aggravata…
Gli indagati erano tutti funzionari e amministratori pubblici; tra questi infatti vi erano, ex sindaco, presidente del Consiglio comunale, funzionari dell’Ufficio Urbanistica ed Edilizia, dirigente dell’area Lavori Pubblici e per finire… il ragioniere capo dell’ente stesso…
Dalle intercettazioni sono emerse richieste personali per beni immobiliari e denaro per gli interventi presso la commissione edilizia regionale per ottenere quelle necessarie autorizzazioni…
Inoltre sembra esserci una truffa aggravata ai danni dell’INPS, vari sussidi mensili (tutti inferiori ai mille euro… per eludere la normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari…) e la trasformazione di un terreno agricolo in edificabile, avendo inserito quell’area nella proposta di settore per “l’ampliamento e la ridistribuzione delle aree per edilizia popolare e residenziale pubblica”… ed ovviamente, solo pochi mesi dopo, il consiglio comunale lo ha approvato…

Ho letto sul web un commento interessante a riguardo degli amministratori e/o funzionari corrotti: “appena prendono un po di potere, dal prosciutto… alla caciotta del paese di 150 abitanti, ai miliardi delle grandi opere, gli amministratori pubblici legati alle nomine politiche… rubano tutti; allora dico, –viva la CINA– che li fucila con costo proiettile a carico dei familiari. Non c’è alternativa,vai ad amministrare cose pubbliche, sei lautamente pagato, godi di grandi privilegi, allora devi esser avvertito: se vieni beccato a rubare, ti ammazzo, mica tanti una cinquantina… cosi si educano anche gli altri. o magari all’americana ove vengono sepolti vivi in supercarceri sotterranee, tipo Attica, per 150 anni”…
Quanto riportato sopra, rappresenta ovviamente una provocazione, ma come diceva il Macchiavelli: “il fine… giustifica i mezzi”!!!
D’altronde, bisogna fare in modo che si comprenda definitivamente, come sia giunto il tempo di cambiarle quelle metodologie finora applicate… affinché si determini in maniera chiara come i principi di legalità, hanno sempre e ovunque il sopravvento, su qualsivoglia azione…      

Berlusconi: 41 milioni di lire al mese da consegnare alla mafia di Toto Riina!!!

L’intercettazione va ovviamente presa con il beneficio d’inventario, dopotutto  non c’è modo di verificarne la fondatezza su quanto racconta l’ex “capo dei capi“…

Dopotutto, è difficile credere solo in parte a ciò che una persona dice… non avendo di contro un eventuale riscontro… 
Certo, se le forze dell’ordine intervenute nell’arresto a casa Riina, avessero preso quei documenti posseduti all’interno della cassaforte a casa del Boss, forse oggi avremmo avuto un maggiore riscontro oppure avremmo potuto dimostrare che quanto riportato nelle intercettazioni,non è altro che il frutto di una fantastica ricostruzione…
Certo, Riina discutendo con il compagno d’aria (il pugliese A. Lorusso) dimostra di conoscere tante notizie… ed è strano, perché molte di quelle circostanze sono avvenute dopo il suo arresto e non si comprende in quali modi – con regime carcerario duro come quello del 41bis – sia stato in condizioni d’apprenderle quelle notizie… così dettagliate e aggiornate… 
Difatti, parlando del cavaliere, racconta dei suoi festini, di Ruby e poi ancora di come negli anni 80, consegnava alla sua associazione criminale 250 milioni di lire ogni sei mesi, circa 40 milioni di lire al mese!!!
L’intermediario era ovviamente il senatore Dell’Utri (oggi detenuto) che temeva a suo tempo per la sua persona (credeva infatti di poter essere sequestrato) o che potessero colpire i suoi ripetitori in Sicilia…. 
Dichiara Riina: “È venuto, ha mandato là sotto ad uno, si è messo d’accordo, ha mandato i soldi a colpo, a colpo, ci siamo accordati con i soldi e a colpo li ho incassati”; quello… è venuto il palermitano… mandò a lui, è sceso il palermitano ha parlato con uno… si è messo d’accordo… dice vi mando i soldi con un altro palermitano. Ha preso un altro palermitano, c’era quello a Milano. Là c’era questo e gli dava i soldi ogni sei mesi a questo palermitano. Era amico di quello… il senatore”…
Il “palermitano” è Tanino Cinà, lo stesso che negli anni Settanta suggerì a Dell’Utri di mandare Vittorio Mangano come stalliere ad Arcore quando Berlusconi cercava “protezione”…
L’ex boss definisce Dell’Utri, “una persona seria”; dopotutto, se pagava (per come riportato) nei modi precisi e puntuali, è logico pensare che non si può… che parlarne bene!!!    
Contrariamente andò a Catania… dove il “Cavaliere” non voleva pagare la cifra richiesta… ed allora… gli bruciarono la Standa”: sì, gli hanno dato fuoco alla Standa… minchia aveva tutte le Stande della Sicilia… – ma non vuole pagare – e allora gli ho detto: bruciagli la Standa”.
A differenza di Dell’Utri, i giudizi sul cavaliere sono pieni di sdegno, è considerato difatti dall’ex boss, un “buffone disgraziato” e poi continua con la figlia Barbara e su come abbia messo “ko” il giocatore Pato ed infine, parla di quel “disgraziato” d’Angelino Alfano…
Certo non sapremo mai, quanto di quelle dichiarazioni siano veritiere e chissà se forse, un giorno, qualcuno, farà emergere quei documenti riservati che comproveranno non solo le sue dichiarazioni, ma che in quel preciso periodo, la trattativa “Stato-mafia” (tanto successivamente dibattuta), non era frutto di una fantasia, ma purtroppo qualcosa di concreto e reale!!!
Un giorno la storia della nostra Sicilia verrà riscritta e forse quel giorno, s’inizierà a dare le giuste risposte a tutte quelle domande mai espresse (o volontariamente taciute…), per fare sì che non si possa mai giungere alla verità!!!
D’altronde è quanto hanno deciso per noi siciliani: se alzi la mano e fai una domanda, sarai sciocco per cinque minuti…. ma se non alzi la mano e non chiedi mai, resterai sciocco tutta la vita!!!

Renzi: dalla Cina con furore…

Con tante belle parole e soltanto con quelle… il ns. Presidente del Consiglio è ritornato dalla Cina, augurandosi di aver contribuito alla conquista della fiducia dei finanziatori cinesi e con la speranza che quest’ultimi possano investire nel ns. Paese…
Nei giorni di trasferta, ha chiesto a tutti gli imprenditori italiani ed alla comunità d’affari italo-cinese di avere più coraggio e di impegnarsi al massimo delle loro forze, ricordato i numeri dell’import/export con questa grande nazione, la Cina, 10 miliardi di prodotti esportati da noi verso l’oriente e 23 miliardi acquistati in prodotti cinesi…
Noi, ripete…, faremo la nostra parte, stiamo rivoluzionando in maniera definitiva il sistema e l’Expo ( tangenti permettendo ) sarà una grande opportunità per tutti i paese che parteciperanno ed in particolare proprio per il ns. Paese, che potrà godere così di questa promozione mondiale, per presentarsi e confrontarsi nei grandi scenari internazionali…
Il presidente del Consiglio ha anche discusso sulla critica mossa a molte società che delocalizzano gran parte della loro produzione in altri paesi, ecco che allora, questo abbandono dal ns. territorio, viene dichiarato dal ns. Presidente, non come un voler fuggire, ma altresì, come la ricerca di nuovi mercati d’investimento…
Sappiamo comunque che la realtà e ben diversa… e che le società internazionali e nazionali scappano dal ns. paese per quel malessere generale, che inizia con le esose tasse da pagare, dai servizi scadenti, dai costi di gestione esorbitanti, da un personale dipendente troppo condizionato dai sindacati e da una concorrenza diversamente organizzata e più agguerrita di altre nazioni…
L’Italia, non attrae perché manca di una vera classe imprenditoriale o di quei soggetti che un tempo possedevano capacità ed idee innovative, manca perché non riesce – causa della mancanza di meritocrazia – a trattenere i propri “cervelli” e soprattutto perché fa di tutto per farli scappare…, un paese infine, incapace di dare un futuro ed una speranza alle nostre giovani generazioni…
Ed ancora, le imprese scappano perché maltrattate da questa burocrazia lenta, da un fisco che tiene soltanto a colpire chi non provvede ad oliare con qualche bustarella…
Lo capisco che sentire ripetere sempre questa amara verità fa male… ma è lo stesso motivo per il quale noi tutti, non possiamo credere che i ns. imprenditori ( quelli che decidono di andare all’estero ) siano da considerarsi traditori, in quanto questo rappresenta per loro, l’unico modo per continuare a sopravvivere…

Quando continuiamo ad assistere a questi sprechi, quando coloro che sono demandati al controllo (in particolare i loro vertici… generali che si macchiano e disonorano l’appartenere a quella categoria rispettabile delle Fiamme Gialle ) quando la gestione è demandata ancora a dei ladri, quando non si riesce più a percepire il limite di divisione tra la legalità e l’illegalità, ecco che allora, anche ciò che definivamo come barriera, il cosiddetto “confine” scompare e non esiste più, tutto quindi può essere valicato… Si inizia trasferendo al di là dei nostri confini le proprie società e successivamente se stessi ed i propri familiari…

E’ vero… ci vuole tempo per fare le riforme… e Renzi non possiede la bacchetta magica… mentre il ns. Paese ha necessità di cambiamenti celeri, di una burocrazia che deve snellire le proprie procedure attraverso l’uso di tecnologie informatizzate, che permettano una definizione immediata e sicura, dei problemi che i cittadini hanno, con la pubblica amministrazione… 
Tutte le riforme che debbono essere ancora realizzate dovranno tenere conto degli errori realizzati in tutti questi anni, cercando di non ripeterli più, ma anzi, iniziando ad operare perché, il tanto desiderato sviluppo economico possa finalmente concretizzarsi con i fatti e non con quelle odiose e continue promesse, di cui noi tutti siamo già stanchi…
L’Italia ha bisogno di crescere ed è vero che in questo ha necessità del sostegno di paesi economicamente più forti… ma ciò non deve rappresentarsi in una forma sterile di solidarietà tra nazioni, quasi fosse una concessione al ns. Paese a nodo elemosina, ma deve rappresentare uno scambio culturale, imprenditoriale ed economico, che garantisce ad entrambi quei corretti valori di crescita, prosperità e benessere!!!