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Gli Alieni? Sono da sempre tra noi!


Buongiorno…

Oggi ho deciso di affrontare un tema particolare, impegnativo, anche perché mi è capitato casualmente in queste sere di parlarne con le mie figlie e capire da loro cosa ne pensassero. 

Le loro domande, come sempre accade quando si parla con chi guarda il mondo ancora con occhi liberi e non condizionati, hanno scavato più a fondo di quanto avrei immaginato. 

E così, quel che doveva essere un semplice gioco tra un pasto e l’altro, un bicchiere di vino e il tepore di una serata in famiglia, si è trasformato in qualcosa in più, la stessa inquietudine che mi porto dentro da sempre, chissà… forse qualcosa che chiedeva di essere messo in evidenza, con loro e qui, tra noi.

Quando dico che siamo noi gli alieni, non lo intendo in senso poetico soltanto. C’è un dato preciso, quasi imbarazzante nella sua nudità, che riguarda il nostro DNA. Se guardiamo il corredo genetico degli altri animali che condividono con noi questo pianeta, scopriamo che qualcosa è accaduto. 

Noi esseri umani abbiamo ventitré paia di cromosomi, mentre le grandi scimmie, i nostri parenti più prossimi, ne hanno ventiquattro. Non manca nulla, in realtà: due cromosomi ancestrali si sono fusi in uno solo, il nostro cromosoma due. Una fusione, un evento unico, che ci ha separati. 

Ma non è solo questo. Ci sono regioni del nostro DNA, chiamate “HARs” – aree accelerate dall’evoluzione – che si sono modificate con una velocità inspiegabile se confrontate con quelle degli altri primati. Sono sequenze che non codificano proteine, ma regolano l’espressione dei geni, e hanno plasmato un cervello con una plasticità e una capacità cognitiva che non hanno eguali nel regno animale.

La domanda, allora, non è più solo filosofica. È una domanda che si posa esattamente sul confine tra biologia e mistero: come mai, tra tutti i viventi, solo noi abbiamo questa differenza strutturale? Come mai siamo l’unica specie a portare in sé il segno di una fusione, di una riorganizzazione profonda del patrimonio ereditario? Non è un gene singolo a distinguerci, è la combinazione di tutto questo, una architettura diversa. E se questa diversità fosse il residuo di un intervento, di una modificazione, di una separazione voluta? Se fossimo stati “elevati”, per usare il termine che ricorre in certe narrazioni, da qualcosa che ci ha presi e resi quello che siamo, lasciandoci poi qui, su questo pianeta, a dimenticare?

Nel parlarne, mi sono ricordato di alcuni dipinti di antichi maestri. Allora li guardavo e non riuscivo a distogliere lo sguardo da certi dettagli che sembrano non appartenere al loro tempo. Sfere sospese nell’aria, oggetti dalle forme inconsuete che solcano il cielo alle spalle di madonne o sullo sfondo di crocifissioni. Allora avevo pensato se ci fosse stata un’influenza, se qualcosa ci avesse osservato e forse modificati, quelle tele costituivano d’altronde una traccia sincera di un qualche contatto con la nostra memoria che ha poi rimosso o trasformato in altro, perché l’arte, si sa, talvolta dice più di quanto l’artista stesso sapesse di voler dire.

Se poi mi soffermo altresì a pensare a certi racconti, rivedo quegli invasori che vengono dallo spazio e mi capita di scoprire come sono. Ci sono i buoni… o meglio i portatori di un ordine superiore, inaccessibile. Le loro astronavi sovrastano in silenzio le nostre metropoli, e loro non si mostrano. Impongono la pace, aspettano. Solo quando il mondo sarà diventato utopia, si riveleranno. E quel giorno scopriremo che il loro aspetto è ciò che noi per secoli abbiamo chiamato diavolo: neri, con ali di cuoio, piccole corna, una coda forcuta. 

Ci viene detto che le stelle non sono per l’uomo, che non meritiamo di unirci a quella somma di tutte le razze galattiche. Eppure, ci faranno evolvere. Alla fine, quando partiranno, porteranno con sé solo i bambini. Mi chiedo se questa sia una storia di conquista o di salvezza, o se forse sia la stessa cosa vista da due lati diversi. E mi chiedo anche: se qualcuno ci avesse già presi in carico una volta, quella fusione cromosomica non sarebbe forse il segno indelebile di un’elevazione antica?

Poi vi sono universi più affollati, dove l’umanità si muove alla cieca in un cosmo già stabilizzato da un miliardo di anni, con ordini antichi e crudeli. In quelle storie, per entrare a far parte del club galattico non c’è alternativa: devi essere “elevato” da una razza più antica, che ti modifica geneticamente, e poi resti vincolato a lei per centomila anni.

E così l’umanità scopre tutto questo all’improvviso, e scopre – ahimè – di essere in ritardo, di esser già dentro un gioco le cui regole sono state scritte prima ancora che comparissimo noi. Mi chiedo se anche questo non sia un modo per raccontare qualcosa che già viviamo: l’essere arrivati dopo, l’eredità di strutture che ci precedono e ci condizionano, il sospetto che la nostra libertà sia solo un’illusione concessa da qualcuno che ci ha presi a carico senza chiederci il permesso. Forse la fusione dei nostri cromosomi è il marchio di quel vincolo, il timbro impresso nel nucleo di ogni nostra cellula.

Tuttavia, tra essi, vi sono anche gli alieni rappresentati come mostri. Qui il ruolo è più semplice: spaventare, mettere in mostra lo spirito umano di fronte all’avversità, o più spesso assicurare un po’ di svago condito di sangue. Ma anche in questo caso, a ben guardare, il mostro non serve solo a terrorizzare. A volte serve a mostrare qualcos’altro. C’è una creatura, un felino con tentacoli, che non è solo un predatore: serve a illustrare la superiorità del collettivismo su di essa. E anche qui, dietro la maschera del mostro, si nasconde un’idea.

Mi colpisce quanto tutto questo sia plasmato dall’imperativo della narrazione, più che da quello della scienza. Anche Shakespeare faceva lo stesso con la storia, e non gli ha nuociuto. Alcuni autori costruiscono mondi interi con la precisione di un ingegnere, calcolano gravità e atmosfere, creano ambienti così estremi che gli umani possono sopravvivere solo in certe fasce orarie, mentre i nativi, che sembrano millepiedi robusti, resistono a gravità settecento volte la nostra. 

E poi scopriamo che quei nativi sono molto più intelligenti di quanto gli umani pensassero. La distanza tra chi osserva e chi viene osservato si ribalta sempre, in queste storie. È una lezione che forse dovremmo applicare più spesso anche a noi stessi, nel nostro modo di guardare il mondo. E se fossimo noi, con la nostra differenza genetica, a essere osservati da altri come un caso curioso, una specie elevata che ha dimenticato di esserlo?

Ma continuando ad osservare l’universo scopriamo che esiste un ospedale intergalattico che ospita centinaia di ambienti diversi: caldo, freddo, ogni tipo di atmosfera. Ogni specie ha una sigla, una classificazione a quattro lettere. Noi umani siamo DBDG. Un altro essere, un aracnide delicato con poteri empatici, è classificato come PVSJ, respira cloro, ma è capace di percepire le sensazioni dei suoi pazienti. Mi piace pensare che forse l’extraterrestre più avanzato non è quello con la tecnologia più potente, ma quello che sa sentire l’altro dentro di sé. E forse questo, in fondo, è ciò che distingue una presenza ostile da una presenza che potremmo definire, con cautela, amica.

Molti alieni sono umanoidi, differiscono da noi per dettagli banali: pelle blu, occhi grandi, stature inusuali. Altri sono modellati su animali terrestri: tigri, gatti, uccelli, lucertole. E poi ci sono quelli che sfidano davvero la biologia, che non potrebbero esistere secondo le nostre leggi. Ma anche lì, c’è un limite: l’evoluzione. E molte storie, quando si spingono troppo in là, perdono colpi. Nessuno si è mai chiesto davvero come un mostro potesse evolvere la capacità di succhiare la forza vitale dalle altre creature. 

Lo scopo era creare intrattenimento, e non una plausibilità scientifica. E va bene così… forse, però, quando parliamo di alieni già tra noi, dovremmo essere meno preoccupati della plausibilità biologica e più attenti alla plausibilità di un’intenzione che non sappiamo riconoscere. Ma se c’è un’intenzione, potrebbe essere già scritta in quei ventitré paia di cromosomi, in quella fusione che ci ha resi quello che siamo.

Perché la vera domanda, stasera, non è solo se quei dischi volanti dipinti nei quadri antichi siano reali o frutto di un simbolismo che abbiamo dimenticato. 

La vera domanda è: siamo noi stessi gli alieni? Questo senso di essere fuori posto, questa capacità di distruggere il nostro stesso ambiente, questa ossessione per il cielo e per ciò che potrebbe esserci oltre, non sono forse il segno di una diversità radicale rispetto a ogni altra forma di vita che conosciamo sulla Terra? 

Forse gli alieni non sono “tra noi” nel senso di essere arrivati da un altro pianeta. Forse lo siamo noi, da sempre, e non lo abbiamo mai voluto ammettere. Forse il nostro destino non è attendere che qualcuno venga a prenderci, ma riconoscere che siamo già stati presi, già stati portati qui, già stati modificati, già stati lasciati a noi stessi abbastanza a lungo da dimenticare. 

E quella fusione cromosomica, quel cromosoma due che non assomiglia a nient’altro nel regno animale, è forse la firma, il documento di una separazione, l’atto di nascita di una specie aliena su un pianeta che l’ha accolta senza sapere da dove venisse.

E quando guardo quei dipinti, quei maestri che hanno messo nei loro cieli forme che non sapevano spiegare, penso che forse stavano cercando di dirci proprio questo: che l’estraneo non è solo lassù, ma è già qui, nel modo in cui alziamo lo sguardo e sentiamo di non appartenere del tutto al suolo che calpestiamo

È già qui, nella doppia elica che portiamo in ogni cellula, in quella sottile, invisibile differenza che ci ha resi capaci di immaginare gli alieni proprio perché, in fondo, stiamo cercando di ricordare chi eravamo prima di diventare umani. 

E forse, alla fine, le mie figlie avevano ragione quando, con quella semplicità che solo i bambini possiedono, mi hanno detto che forse non è importante da dove veniamo, ma cosa decidiamo di fare adesso che siamo qui…

3I/ATLAS: e se fossero venuti a prendersi i nostri politici, ma dopo averli osservati avessero detto: “No, meglio lasciarli qui”.


Ho appena finito di vedere in TV il nostro telegiornale e così… dopo aver visto alcune di quelle facce, mi sono trovato a ripensare a cosa avevo scritto alcuni giorni fa e a quanto sarebbe – a ben vedere – commovente, se un giorno di questi arrivassero gli alieni…

Già… non con navi da guerra “pronte al fuoco” e raggi distruttori, no… in modo sereno, con calma, come dei tecnici inviati in sopralluogo per valutare uno stato di avanzato degrado…

Li immagino… sbarcano, ispezionano, raccolgono dati: emissioni di CO₂; alterazione dell’aria da parte di agenti chimici, fisici e biologici, come smog, particolato e gas nocivi; degradazione del terreno causata da rifiuti tossici, pesticidi e sostanze radioattive; contaminazione di fiumi, laghi e mari con sostanze chimiche, metalli pesanti, batteri e microplastiche; per passare infine agli inquinamenti luminosi, termici, elettromagnetici…

Ed infine li ho immaginati mentre controllano gli uomini, i livelli di corruzione raggiunti, il tasso di illegalità diffusa, quel loro condizionamento sottoposto da troppo tempo al clientelismo, sia politico che criminale. Sono lì a scambiarsi uno sguardo – silenzioso, denso, cupo – già… come quello che certi professionisti si lanciano quando riconoscono un meccanismo perverso, visto troppe volte sul campo.

E chissà, magari alla fine non distruggono nulla. Anzi, propongono una semplice bonifica. Niente di drammatico: individuano la classe politica italiana degli ultimi trent’anni, insieme a parte di quella internazionale, la caricano su un modulo di trasporto interstellare e se la portano via, delicatamente, come si fa con l’amianto o con i fluidi tossici di un impianto fognario obsoleto. Nessuna colpa personale, solo la necessità igienica di un intervento di “manutenzione” cosmica.

Immagino già il comunicato stampa del nuovo governo terrestre riunitosi per l’occasione: “Le riforme istituzionali sono momentaneamente indisponibili. Fonti attendibili parlano di un allontanamento volontario verso un sistema stellare lontano 43 anni luce. Si assicura comunque che tutte le attività parlamentari proseguiranno, tra qualche giorno, normalmente”.

Sì… forse solo allora ci accorgeremmo che funziona tutto meglio. Leggi approvate in tempi ragionevoli, cantieri che partono senza decenni di attesa, ponti che non crollano più sotto il peso dell’incuria e/o illegalità. E noi, tutti stupiti, ci guarderemmo intorno chiedendoci: era solo questo il problema? Bastava semplicemente rimuovere quegli oggetti inquinanti per far ripartire il sistema?

Certo, lo so bene: è solo uno scherzo. Ma come tutti gli scherzi che tengono il filo della verità, ha un suo fondo di costruzione logica. Perché se anche 3I/ATLAS non fosse un messaggero tecnologico, ma solo un pezzo di ghiaccio solitario, almeno ci ha ricordato una cosa: possiamo ancora immaginare un mondo dove chi sbaglia, chi ruba, chi tradisce la sua funzione, viene semplicemente sostituito, e dove il buonsenso non è un’utopia, ma una norma di sicurezza.

E quindi, se proprio devono arrivare, gli alieni, spero proprio che abbiano con sé un “modulo di smaltimento” selettivo. Sono certo che il nostro pianeta li ringrazierebbe, io di sicuro! D’altronde ditemi: cosa potrei dire dopo un sospiro di sollievo lungo trent’anni?

Extraterrestri tra noi…

Nessuno sa bene su cosa potrebbe accadere e quindi quali ripercussioni si potrebbero avere, se entrassimo in contatto con forme di vita intelligente extraterrestre…

Una cosa è certa, non sarà uno di noi a poter dare la notizia, neppure se ci stringessimo la mano… ma viceversa è un protocollo stabilito a livello internazionale a prevederne i diversi passaggi, fino all’annuncio ufficiale della scoperta di una civiltà aliena…

D’altronde pensate alla notizia, qualcosa che sarebbe capace di rivoluzionare tutte le concezioni tradizionali poste sul nostro posto nell’universo…

Cadrebbero immediatamente tutte le religioni, finirebbero quei concetti privilegiati di un uomo scelto da Dio a sua immagine e somiglianza… 

Diventeremo immediatamente “nulla”, già… non ci sentiremo più gli esseri più intelligenti dell’universo, d’altronde già non lo siamo, ma comunque ci eravamo convinti d’esserlo…

Le prove che un qualcosa di alieno ci abbia visitato nel corso dei secoli le abbiamo avute, certamente chi sa… ha tenuto per se queste notizie e di conseguenza le prove di cui era in possesso, chissà forse per sfruttare una eventuale ingegneria inversa su quei veicoli extraterrestri per ottenere dei vantaggi di difesa nazionale asimmetrici!!!

Qualcosa però di quei segreti sta ora emergendo, certamente sono più le falsità che ci vengono proposte che reali prove, ma comunque questo è meglio di niente, chissà… potrei pensare che forse ci stanno preparando alla notizia??? 

Vedremo… 

Una civiltà extraterrestre sta provando a contattarci???

Oggi dedico alcuni minuti per riportare una notizia frivola, d’altronde va detto, anche il sottoscritto ogni tanto si dedica ad affrontare argomenti che nulla hanno a che fare con inchieste giudiziarie, corruzione, tangenti, mafia e via discorrendo…

Forse quanto sopra serve per rigenerarmi o chissà dovrei aggiungere che ogni tanto fa bene allontanare quei pensieri bui che ogni giorno – leggendo quanto accade – mi assalgono, scoprendo che dopo quanto provato a fare, non si riesca in alcun modo a modificare in positivo la coscienze della maggior parte dei miei conterranei e non solo essi. 

Ed allora stamani vi racconto di una ricerca in corso sulle civiltà extraterrestri, attraverso il radiotelescopio “China Sky Eye“… 

Già… pochi giorni fa il professor Zhang Tongjie, a capo del China Extraterrestrial Civilization Research Group dell’Università  di Pechino, ha rivelato che il suo team ha utilizzato il radiotelescopio più grande del mondo per scoprire tracce tecnologiche di civiltà extraterrestri.

Gli studi hanno confermato la presenza di segnali elettromagnetici a banda stretta, diversi da quelli finora ricevuti ed è proprio l’altissima sensibilità del “China Sky Eye” nella banda radio a bassa frequenza a giocare un ruolo importante, difatti la sua funzione è proprio quella di escludere i segnali utili candidati a banda stretta dal vasto mare di segnali elettromagnetici, provocati dagli oggetti celesti e dai segnali artificiali.

Ecco quindi che nel provare a trovare un esopianeta abitabile, sono stati scoperti due gruppi di segnali sospetti di civiltà extraterrestri e proprio quest’anno il team ha trovato un altro segnale sospetto dai dati di osservazione…

Per la modalità di osservazione del fascio “FAST19”, il team ha proposto per la prima volta al mondo la modalità di abbinamento multi-beam per la ricerca di civiltà extraterrestri e i criteri di deriva in frequenza e polarizzazione dei segnali di civiltà extraterrestri, che hanno reso possibile il processo di identificazione di civiltà extraterrestre segnali più scientifici e completi.

Chissà forse stiamo per entrare in contatto con una nuova forma di vita aliena, ed è per questi motivi che si stanno ripetendo tutti i necessari controlli su quei segnali sospetti e nel contempo se ne stanno ricercando di nuovi… 

Il Prof. Zhang Tongjie ha affermato che dopo 60 anni di incessante esplorazione da parte di scienziati, molecole organiche e aminoacidi che costituiscono la vita sulla terra sono state scoperte e chissà forse molto presto arriverà la conferma di una vita intelligente extraterrestre: “Non vediamo l’ora che ‘China Sky Eye’ sia il primo a scoprire e confermare l’esistenza di civiltà extraterrestri”.

Chissà forse finalmente l’uomo – prendendo coscienza di non essere più solo – comprenderà definitivamente che il suo posto in questa terrà rappresenta qualcosa d’importante, da salvaguardare e da proteggere, ma non solo, dovrà imparare a rispettare i propri simili senza mettere in pratica prevaricazioni e uso della forza militare…

E’ tempo di giungere non solo alla pace mondiale, ma di far fare un salto di qualità a tutta l’umanità, già… una volta e per sempre!!!

Perché vi è tutto questo interesse per la luna???

Dopo quasi 50 anni dall’ultima volta in cui siamo giunti sulla luna – era il 7 dicembre del 1972 – attraverso la missione “Apollo 17”, nessuno più – per quanto ci è stato dato a sapere – si è recato su quel satellite cosi vicino, ma nello stesso tempo così distante…

All’improvviso qualcosa in questi mesi è cambiato e sono molti gli Stati che hanno deciso di mandare lì dei robot a perlustrare un pianeta di cui si sa non esserci nulla…

Infatti… ci ha provato l’India e quindi il Giappone, il cui rover si è schiantato sulla superficie della luna, arrivando si all’obiettivo… ma distruggendosi totalmente!!!
Anche l’organizzazione israeliana “Space” mirava a diventare la prima società privata a far atterrare dolcemente un’astronave su quella superficie, ma si è viso come il suo robot “Beresheet” non ha abbia avuto successo a causa di un guasto del veicolo spaziale che non gli ha permesso di atterrare…
Comunque, la previsione dice che la navicella israeliana avrà successo entro i prossimi due/tre anni… e comunque il paese medio-orientale rappresenta oggi il settimo paese capace d’aver mandato nell’orbita lunare un proprio satellite ed il quarto a raggiungere – seppur non in maniera perfetta – la superficie lunare…
Sappiamo d’altronde che gli unici altri paesi capaci di raggiungere la superficie lunare prima di Israele sono stati gli USA, Russia e per ultima la Cina…. già perché nessun altro finora è riuscito a far atterrato in sicurezza un’astronave su quel nostro satellite…
Ed eccoci quindi alla Cina, che ha inviato da pochi mesi la propria navicella sulla parte “nascosta” del pianeta… e iniziando ad inviare finalmente le prime foto ad alta definizione che ci fanno scoprire, un ambiente certamente diverso da quello a cui finora eravamo stati abituati a vedere… 
Sembra tutto così incredibile, ma soprattutto osservando quelle immagini si comprende in maniera chiara come non vi sia nulla di significativo, già… la desolazione più assoluta e allora sorge spontanea la domanda: che caz… ci stiamo andando a fare lassù, perché questa improvvisa competizione e soprattutto questo ingente spreco di denaro???
E’ chiaro quindi che qualcosa non ci è stato detto… che ci stanno nascondendo qualcosa e non sto parlando di alieni o navicelle spaziali provenienti da chissà quale mondi, no… qui  qualcuno ha scoperto qualcosa d’importante e non è riuscito – per sua sfortuna – a tenerla segreta…
Ecco perché tutti stanno salpando verso quel grigio satellite, lo stesso che tanto ha fatto sognare nel corso dei millenni, migliaia di uomini e donne… 
Ma, dato che l’uomo – per sua natura – non si è mai mosso per i sogni, ma esclusivamente per acquisire sempre più potere e quindi maggiore ricchezza, forse è in quel metallo di color oro o in quelle pietre preziose che vanno condotte le investigazioni, forse la risposta è celata in quelle sue rocce!!!
Non si spiega altrimenti, ma secondo il sottoscritto deve essere qualcosa di ancor più importante di oro e diamanti…  già deve essere qualcosa che deve valere il rischio di quel viaggio, andata e ritorno, discesa sul suolo lunare e quindi estrazione, raccolta e trasporto nuovamente qui da noi, in questa nostra  terra!!!
Ed allora cosa mai ci potrà essere di così importante… ???
Platino, titanio, uranio, plutonio, nettunio o qualcosa di cui non ne conosciamo ancora la natura???
Ma… staremo a vedere, per il momento ci godiamo queste bellissime foto…