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“Artemis” e l’uomo che non scese mai sulla Luna!


Buongiorno, 

osservando quanto è accaduto in queste ore con il viaggio di Artemis verso la Luna, ho pensato di scrivere stamani questo post.

Sì… perché quanto ci è stato fatto vedere nel 1969 con l’Apollo 11 (e le missioni successive), ha di fatto rappresentato un falso, creato in maniera formidabile – se pur con parecchi errori emersi in questi decenni – dal grande regista Stanley Kubrick. 

L’uomo, in realtà, non è mai sceso sulla Luna, e non ci è mai potuto riuscire con quella tecnologia primitiva che si ritrovava all’epoca. 

Basti difatti pensare alle difficoltà che stanno emergendo in queste ore con la missione “Artemis” – e siamo nel 2026, a oltre sessantasette anni di distanza da quella che considero una gigantesca commedia. 

I problemi tecnici, i rinvii, le perdite di elio allo stadio superiore del lanciatore: tutto questo racconta una verità scomoda ma ormai inequivocabile. Se già oggi, con i mezzi che abbiamo, fatichiamo a organizzare un viaggio nel quale, guarda caso, gli astronauti si limiteranno – semplicemente – a orbitare intorno alla Luna senza neppure scendere sulla sua superficie, come si può ancora credere che negli anni Settanta, con calcolatori meno potenti di un odierno smartphone, qualcuno sia davvero sceso e abbia camminato lassù?

E allora mi chiedo: a cosa serve mandare degli umani in questa spedizione? Perché rischiare un equipaggio, se l’unico scopo è quello di girare intorno al satellite? Bastava inviare la navicella senza nessuno a bordo. Ma così non sarebbe stato possibile alimentare il racconto, la narrazione, quell’epica che invece viene costruita con cura. 

Ecco perché ho seguito con attenzione ciò che è accaduto a Cape Canaveral, con i quattro astronauti della missione partiti verso il nostro satellite: Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen. Certo, si parla di una “missione epica”, di primati: la prima donna a raggiungere l’orbita lunare, la prima persona di colore a superare l’orbita terrestre, il primo non americano a volare verso la Luna

Ma ad osservare i preparativi del lancio abbiamo scoperto molto sul gradi di fiducia della missione. Un razzo, lo “Space Launch System“, che dopo esser stato posto sulla rampa di lancio è stato riportato nell’edificio di assemblaggio per riparare una perdita di elio. Cosa aggiungere… dieci giorni di viaggio, ci dicono, sì… dieci giorni per non toccare mai il suolo lunare.

E mentre la NASA mette a disposizione di tutti uno strumento chiamato AROW, che dovrebbe tracciare in tempo reale la posizione della capsula Orion, le trasmissioni dei piloti con la base a terra, si sono interrotte per poi riprendere nuovamente, ed io allora continuo a pensare a una domanda semplice, elementare. 

Se le navicelle che sono atterrate in questi anni sulla Luna, e soprattutto i rover che si sono mossi sul terreno del nostro satellite, non hanno mai evidenziato – pubblicamente – alcuna traccia dello sbarco americano degli anni Settanta, come si fa ancora a crederci? 

Non parlo solo del modulo lunare, che pure sarebbe dovuto restare lì, parlo della bandiera piantata, dei rover, delle strumentazioni, di tutto quanto appare in quei filmati che ormai ho compreso essere falsi, girati in una struttura (blindata) scenografica. Nessuna immagine, nessuna prova, nessun resto di quelle imprese eroiche. Soltanto il silenzio, e una narrazione che continua a ripetersi senza mai mostrare i reperti.

C’è chi racconta la storia di un finto sbarco preparato nei minimi dettagli, con tanto di regista d’eccezione. Pare che Stanley Kubrick, reduce da “Odissea nello spazio”, abbia girato per conto della CIA un allunaggio alternativo, da trasmettere nel caso in cui la missione vera fosse fallita. 

E se invece quella versione – quella che abbiamo visto tutti – fosse proprio il falso? Se la verità fosse che nessun uomo è mai partito per la Luna, e che quelle immagini sono state costruite in uno studio londinese della Metro Goldwin Meyer? 

Ci hanno detto che alla fine non ce ne fu bisogno, che il vero allunaggio riuscì perfettamente. Ma io non ci credo più. Le contraddizioni, le difficoltà tecniche di oggi, l’assenza totale di prove fisiche sulla superficie lunare, tutto mi spinge a pensare che il grande viaggio dell’umanità sia stato, in realtà, un capolavoro di illusionismo. 

E mentre Artemis II sta viaggiando verso la Luna – per non atterrare, attenzione, mai – continuerò a guardare il cielo con gli occhi di chi sa che la Luna, lassù, attende ancora il primo vero passo dell’uomo.

Già… quel piccolo passo dell’uomo che forse – se fosse stato fatto realmente – avrebbe cambiato le sorti dell’intera umanità!

Ed intanto Kubrick – lui sì dallo spazio – se la ride…

Il punto fondamentale è riconoscere gli errori e correggerli al più presto possibile, prima che facciano troppo danno. Di conseguenza, l’unico peccato imperdonabile è nascondere un errore!

C’è una verità che ci sfugge con una certa regolarità, non perché sia nascosta, ma perché scegliamo di distogliere lo sguardo…
Ci dicono fin da piccoli che sbagliare è umano, e lo accettiamo come una specie di assoluzione universale, quasi un permesso a procedere senza troppi sensi di colpa, ma forse dimenticano di dirci tutta la verità: Sbagliare non è il problema, anzi, è spesso il primo passo verso qualcosa di più chiaro, di più vero.

Già… l’errore è un segnale, come una luce rossa che sul cruscotto ci avverte che qualcosa non va.

È un invito a fermarsi, a guardare, a capire…

Ma troppo spesso lo interpretiamo come una condanna, e allora reagiamo nel modo peggiore: fingiamo che la luce non ci sia, copriamo il cruscotto con un nastro o ancor peggio, stacchiamo il fusibile dell’auto che lo faceva accendere.

Eppure, nascondere non cancella! L’errore continua a esistere, anche se nessuno lo vede più, anche se si fa finta di niente e diventa più pesante col passare del tempo, perché si moltiplica in conseguenze che non avevamo previsto – ahimè – si trasforma in qualcosa di più grande di noi.

E alla fine, inevitabilmente, emerge. Non con un sussurro, ma con un tonfo! Quando accade, non è più solo un errore, è un crollo! E in quel momento, non si giudica più soltanto l’errore, ma la scelta di averlo tenuto nascosto. È lì che nasce la vera perdita di fiducia, non perché qualcuno ha sbagliato, ma perché ha preferito mentire al mondo e a se stesso.

C’è una sottile differenza tra chi cade e si rialza subito dicendo “ho perso l’equilibrio”, e chi cade e poi si affretta a dire “no… non sono caduto, è il pavimento che ha tremato”.

Perché nel primo caso, c’è dignità. Nel secondo, c’è paura. Sì… paura del giudizio, dell’immagine, della fragilità che ci rende umani. Ma è proprio in quella fragilità che si nasconde la forza.

Riconoscere un errore non ci rende deboli, ci rende presenti. Significa che stiamo ancora prestando attenzione, che non ci siamo arresi all’autoinganno. Significa che vogliamo ancora fare meglio. E forse, è l’unica vera misura dell’integrità: non quanto sei perfetto, ma quanto sei onesto con i tuoi limiti.

L’unico peccato imperdonabile, allora, non è l’errore. È il silenzio che lo segue…

Già… è la scelta di proteggere il proprio orgoglio invece che la verità. Perché quando nascondi un errore, non lo stai proteggendo solo tu, ma lo stai lasciato in agguato per qualcun altro. E prima o poi, qualcun altro inciamperà. E allora non sarà più solo il tuo errore, sarà anche la tua responsabilità.

Viceversa, se lo avessi mostrato subito, forse avresti evitato che qualcuno ci cascasse dentro.

Per cui, correggere un errore in tempo non è un segno di debolezza, ma un atto di rispetto, verso chi ti circonda, verso il tuo ruolo, verso te stesso…

È dire: sono qui, sono attento, e se ho sbagliato, lo dico.

Non per essere perdonato, ma per non tradire. Perché alla fine, non ci ricorderanno per non aver mai fallito, ma per non aver mai smesso di provare a fare la cosa giusta. E a volte, la cosa giusta è semplicemente ammettere che non lo abbiamo fatto bene.

Quel gesto, piccolo eppure enorme, è tutto ciò che serve per rimanere in rotta. Non la perfezione, che è un miraggio, ma la lucidità. E la lucidità comincia sempre con una sola frase, detta a bassa voce, ma con chiarezza: ho sbagliato…

Mentre gli Usa festeggiano lo sbarco sulla Luna, la Cina prepara il suo primo insediamento!!!

Un piccolo passo per l’uomo, un balzo gigantesco per l’umanità“, con questa frase che cinquanta anni fa, l’astronauta americano Neil Armstrong decise di lasciare un segno, mentre stava per posare la prima impronta dell’uomo sulla luna…
Cinquanta anni dopo la Cina con il suo rover “Yutu 2” atterra sul lato più lontano della Luna per esplorare quella parte segreta della faccia nascosta del satellite…
Sono passati ben 50 anni… allora gli USA erano la prima potenza mondiale, mentre la Cina era lontana anni luce da quella tecnologia avanzata e soprattutto da quel benessere sociale che tutti i paesi nel mondo gli invidiavano… 
Già allora la Cina era uno dei paesi più poveri della Terra e la maggior parte dei suoi cittadini non poteva neppure permettersi l’auto e viaggiava con tutta la famiglia in bicicletta, mentre i suoi più importanti luminari, professori e scienziati lavoravano nelle fattorie a coltivare riso, perché questo chiedeva loro la rivoluzione culturale…
Cinquant’anni son passati… ma oggi la Cina ha recuperato quel divario tecnologico con gli Usa, tanto da rappresentare la seconda più grande economia del mondo ed i suoi scienziati stanno preparando un piano senza precedenti: colonizzare la Luna entro un decennio e da lì… fare il salto verso Marte!!!
Certo… qualcosa di strano come ho scritto in un precedente post http://nicola-costanzo.blogspot.com/2019/06/perche-vi-e-tutto-questo-interesse-per.html sta accadendo, da quella parte di mondo… 
E’ come se qualcosa (o qualcuno…) non preferisca la nostra presenza… e difatti, a dare sostegno a questo mio pensiero, si è avverato quanto avevo previsto e cioè che il rover lunare asiatico ha perso ogni contatto con la Terra, dopo solo sei settimane che era giunto sulla superficie…
Pensando alla tecnologia in gioco… qualcosa non quadra, ovviamente dalla sala controlli parlano di “anomalia” di una parte meccanica, ma considerato i costi sostenuti per costruirlo, la circostanza sembra alquanto strana…
Sono sicuro che un giorno di questi ci verranno a dire che a ripreso a funzionare, con il sollievo dei media e di tutti gli appassionati dello spazio…
Ora la prossima missione cinese denominata “Change 5″ è prevista per il 2020 ed ha l’obiettivo di raccogliere campioni di roccia lunare e suolo, per rimandarlo sulla Terra con un veicolo spaziale…
Il programma spaziale cinese prevede inoltre la realizzazione di una stazione permanente sul polo sud lunare entro il 2020 per inviare successivamente il primo cinese sulla luna!!!
Dovrebbe diventare operativo entro il 2030 e il fine è quello di far svolgere ai suoi astronauti diversi esperimenti, prevedendo altresì di ospitare astronauti stranieri, per missioni a lungo termine .
D’altronde la Luna appartiene a tutti… e se la ricerca tecnologica spaziale può servire per creare un futuro migliore per l’umanità intera, ben venga…
Ovviamente  per quanto sopra gli Stati Uniti non staranno a guardare, anzi, stanno pianificando il ritorno per istituire anch’essi una presenza permanente sulla superficie della Luna e da lì spiccare il volo con il primo equipaggio umano, su Marte.
C’è un nuovo fermento per la conquista dello spazio… e sono molti i paesi che stanno organizzandosi per raggiungere la Luna…
A far cosa non si sa… (o meglio il sottoscritto un sospetto ce l’ha… e va ricercato su un elemento presente nel suo sottosuolo; mi riferisco all’Elio3, un isotopo raro sulla Terra, ma presente in maniera abbondante su quel satellite, peraltro va ricordato come quest’ultimo venga principalmente usato nella ricerca della fusione nucleare…) ma d’altronde a noi semplici mortali la verità non ci verrà mai detta, mentre loro sicuramente, con la scusa della scienza, della generosità e della filantropia, ci nascondono le reali motivazioni, che saranno come immagino collegate con le loro priorità: potere, comando e supremazia!!!
Ma d’altronde, non è così che va il mondo…