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Associazioni “Antiracket e Anti usura”: Stando soltanto tutti insieme, si può pensare di cambiare le cose.


“Stando soltanto tutti insieme, si può pensare di cambiare le cose”!

È una frase che sento ripetere spesso, soprattutto in questi giorni, ma come abitualmente accade, mentre ascolto discorsi sul potere dell’unità, non posso fare a meno che chiedermi: quante volte abbiamo sentito queste parole trasformarsi in fumo, lasciando sul campo solo buone intenzioni e progetti abbandonati?
Si parla giustamente di comunità che “non si arrendono all’omertà”, di scelte coraggiose a favore della legalità, eppure, per esperienza, mi tornano in mente alcuni alcuni casi di negozianti che dopo aver firmato con grande entusiasmo l’adesione a talune associazioni, hanno poi preferito ritirarsi, sì… dopo la prima minaccia ricevuta.

Perché la legalità non è una semplice firma da apporre su un foglio, ma rappresenta un vero e proprio impegno, un vincolo che ti segue ovunque, a lavoro, a casa, un obbligo che ti sveglia di notte, che ti costringe a guardare negli occhi chi ti dice: “non farlo”.

Apprezzo sempre con entusiasmo il coraggio di quanti, in qualità di associati, hanno deciso di portare avanti la loro scelta, mi riferisco a commercianti e giovani imprenditori che sono entrati a far parte di quelle associazioni ed ora parlano di “forza del gruppo”, di solidarietà come scudo contro le intimidazioni.

Ma noi siciliani sappiamo bene come la mafia non attacchi il gruppo, viceversa attacca il singolo, lo isola, lo spaventa con un messaggio anonimo, con una furto, con un incendio, con una finestra di casa rotta solitamente all’alba…

Ho visto in vita mia troppe volte questa rete di legalità sgretolarsi, non per mancanza di numeri, ma per la paura silenziosa di chi, pur rimanendo iscritto, smette di alzare la voce; e quindi, la domanda che mi pongo sempre non è “in quanti siamo”, ma “quanti resisteranno quando toccherà a loro”?

C’è poi un dubbio che mi assilla e non accenna a svanire: quante di quelle adesioni nascono da una presa di coscienza autentica o sono viceversa frutto di pressioni esterne, di possibili rischi che si prevedono potrebbero compiersi, sì… chissà, forse a causa di una crescita imprenditoriale, oppure si tratta di un rischio che si vorrebbe evitare o ancor peggio di qualche intimidazione (mai rivelata) ricevuta, alla quale purtroppo non si sa come rispondere?

Ho notato in questi miei lunghi anni – in qualità di delegato di una Associazione di legalità – come, certe iniziative antimafia, siano diventate più un marchio di prestigio per chi vuole apparire “dalla parte giusta”, senza però mai sporcarsi le mani.

Leggo difatti di politici che citano le lotte di altri nei propri discorsi elettorali, imprenditori che sponsorizzano eventi per lavare la propria immagine, giovani commercianti che condividono post sui social senza però mai mettere piede in una qualsivoglia riunione o assemblea in cui si affrontano temi sociali a difesa della legalità.

D’altronde, quanto si prova a realizzare – senza però mai esporsi personalmente, senza denunciare alle Procure nazionali ciò di cui si è venuti a conoscenza, ripeto, senza minimamente pensare di entrare in un ufficio di polizia giudiziaria – è diventato per molti quasi un accessorio da sfoggiare, sì… la lotta alla illegalità viene difatti rappresentata da questi soggetti, quasi fosse una banale pratica quotidiana, ad esempio, attraverso un selfie dietro uno striscione, solitamente osserviamo quella foto posta con dietro le loro spalle l’immagine dei due giudici eroi, vittime della mafia.

Li conosco bene i miei conterranei e non sono nuovi a queste dinamiche, eccoli infatti nelle fiaccolate per le strade “indignati” dopo l’ultima estorsione, gridano slogan a squarciagola contro la criminalità, ma poi, col passar del tempo, il silenzio, le voci si affievoliscono, le assemblee si svuotano, e i problemi rimangono lì, nascosti dietro la facciata di una “comunità unita”!

Chissà… forse un giorno tutto sarà diverso, forse quando tutti quei professionisti non si limiteranno a firmare un documento, ma diverranno “sentinelle” attive; infatti, solo se racconteranno ai loro figli che pagare il pizzo è una sconfitta per tutti, se interverranno quando sentiranno qualcuno dire “è meglio stare zitti”, perché la decisione più importante non è quella di essere dei soci iscritti, ma quella di essere portatori di legalità, affinché tutte le coscienze coinvolte, inizieranno a svegliarsi.

Serve quindi un messaggio che si trasformi in azioni concrete: controlli incrociati tra commercianti, denunce collettive, sostegno economico a chi perde clienti dopo aver detto no al racket. Ho visto troppi progetti fallire perché si è creduto che bastasse riempire una sala per cambiare le cose. La mafia non teme le parole, teme i fatti. E i fatti richiedono tempo, risorse, e soprattutto uno Stato sempre presente e che non molli quando il clamore inizia a spegnersi…

Ecco perché, pur riconoscendo il valore simbolico di chi prova a contrastare quell’odiosa metodologia criminale, non posso nascondere il mio scetticismo, non verso le persone e il loro impegno, ma verso il sistema che le circonda. D’altronde ditemi, quando mai un Comune ha stanziato un solo euro per la sicurezza dei negozianti, commercianti e imprenditori?

Quanti sanno che certi cosiddetti “amici della legalità” sono poi gli stessi che hanno chiuso un occhio davanti ad appalti e/o subappalti sospetti? La legalità non è un evento, è una maratona, e spesso chi corre all’inizio non arriva al traguardo.

Ma forse, questa volta, proprio perché siamo stanchi di illuderci, possiamo davvero fare la differenza, sì… stando soltanto tutti insieme, ma soprattutto, stando insieme sempre!!!

“Non è che non si può fare il ponte perché ci sono mafia e ndrangheta”! No… infatti… è proprio perché ci sono che si sta provando a farlo!

Qualche giorno fa, il 6 agosto per la precisione, il Ministro Salvini ha rilasciato una dichiarazione a Palazzo Chigi che merita di essere esaminata senza pregiudizi ma con la massima lucidità: https://www.youtube.com/watch?v=j-j3wXwUV0c&ab_channel=IlFattoQuotidiano.

Affermare che la presenza della criminalità organizzata non sia un impedimento per un’opera colossale come il Ponte sullo Stretto è, nella migliore delle ipotesi, una visione ingenua della realtà siciliana e calabrese.

La verità è che il nesso tra grandi opere e appetiti malavitosi è storicamente innegabile e questo progetto faraonico rischia di trasformarsi nell’appalto del secolo proprio per quelle stesse cosche che si giurano di combattere.

Si proclama a gran voce trasparenza e controlli stretti, eppure la storia recente e meno recente ci insegna che è proprio qui che il sistema spesso fallisce, permettendo alle infiltrazioni di prosperare nell’ombra dei subappalti e delle tangenti.

Sono fermamente convinto che se il Ministro Salvini avesse la reale volontà di affidare a me, o a chiunque altro sia completamente svincolato dal sistema di voti di scambio che alimenta il consenso di certi partiti, il compito di dettare le regole per controlli efficaci, si scontrerebbe con una resistenza feroce.

Il motivo è semplice: la mia conoscenza del settore non proviene “dall’esterno“, ovvero dalla prospettiva di chi appartiene alle istituzioni o alle forze dell’ordine, al contrario, proviene “dall’interno“, già… so perfettamente come si eseguono i lavori e conosco soprattutto tutte le procedure che dovrebbero essere applicate sotto il profilo della sicurezza dei luoghi di lavoro, qualità e ambiente, regole e procedure che peraltro, dovrebbero essere di fatto rispettate e quindi applicate da chi opera e sottoposte a verifica da chi controlla costantemente.

Proprio perché possiedo un’esperienza diretta trentennale di quel mondo – ho avuto modo di conoscerne ahimè tutta una serie di strategie e misure fraudolente solitamente applicate – le stesse che negli anni, esponendomi in prima persona, ho provveduto a denunciare – le quali, quando applicate, sono riuscite ad eludere quei cosiddetti “controlli“.

In questi lunghi anni – osservando quanto svolto da talune società – posso affermare (senza alcuna presunzione…) di comprendere cosa sta già accadendo o anticipare le mosse che di lì a poco verranno compiute da talune imprese, certamente, grazie anche alla complicità di chi dovrebbe controllare, ma che – per motivi che non sto qui a ripetere – preferisce girarsi dall’altro lato.

Ecco perché giustifico in parte quanti sono del tutto estranei a quel mondo che potremmo definire in parte “illegale“, a loro difatti manca quel cosiddetto “sesto senso”, per riuscire a percepire anticipatamente quali metodi truffaldini sono stati posti in atto, certamente difficili da individuare per quei referenti istituzionali, in quanto non possiedono alcuna esperienza sul campo, ma si affidano esclusivamente al promuovere documenti, come ad esempio il ben noto “Protocollo di legalità“, già… come se quest’ultimo possa contrastare quanto poi ahimè accade.

Tuttavia, proprio per questa mia conoscenza diretta e non teorica, sono – ahimè – consapevole che qualsivoglia tentativo di riforma seria e trasparente fallirebbe inevitabilmente nel suo scopo, poiché minaccerebbe gli equilibri di un sistema consolidato, i cui meccanismi sono noti e ben oliati, già… più a chi li usa, che da chi dovrebbe smantellarli.

Ecco perché ritengo che – appena quel sistema criminale venisse a conoscenza di un (eventuale) incarico dato alla mia persona – sono certo che troverebbero un modo più comodo per risolvere la questione, già… eliminando alla radice il problema.

Sì… colpendo – per come ha sempre fatto – chiunque rappresenti un ostacolo reale ai suoi interessi economici e finanziari, vedasi d’altronde quanto tristemente accaduto nei confronti di tutte coloro che si sono ribellati e che oggi appartengono alle cosiddette “vittime di mafia“, cui idealmente io andrei a rendere visita, subito dopo aver accettato un simile incarico.

Ma questa comunque è solo una faccia della medaglia, l’altra, forse ancor più potente, è costituita dagli ingombranti interessi di una parte di quelle istituzioni, di quei colletti bianchi legati a doppia maglia con una grossa fetta della nostra imprenditoria, la stessa che proprio in questi ultimi anni – dopo la pandemia del Covid – si è aggiudicata gran parte degli appalti milionari di questo Paese.

Parliamo dello stesso gruppo che sta spingendo con irrefrenabile fermezza, affinché i cantieri non si blocchino, ma anzi vadano avanti a tutta forza.

Il governo e i suoi referenti “cicale“, ci regalano quotidianamente da quei Tg perle di saggezza, dipingendo il loro lavoro come una missione, sì come qualcosa di unico ed eccezionale, un momento storico paragonabile a un faro di progresso, capace di cambiare per sempre le sorti della nostra nazione in particolare del Mezzogiorno.

E così tra annunci propagandistici che mirano a indurre specifici atteggiamenti attraverso l’uso sistematico di tecniche di persuasione (a modello Goebbels), ecco che il mio pensiero si rivolge agli allarmi in vigore nelle Procure nazionali, alla Dia e soprattutto all’Antimafia, che in questi anni stanno segnalando come le grandi opere siano il banchetto preferito delle criminalità organizzate, attratte dai fiumi di denaro e dalla “giungla” dei subappalti.

Ecco perché nutro inquietudine, perché di fronte a questi pericoli concreti, leggo ogni giorno le risposte delle nostre istituzioni che usano dozzinali battute sprezzanti, già… come se la criminalità organizzata fosse una scusa per non fare, e non un avversario da cui proteggersi con ogni mezzo.

Alla fine, vedrete, non sarà il cemento a unire due regioni, ma il silenzio a dividere la verità dalla menzogna, e quel ponte, se mai sorgerà, non collegherà Sicilia e Calabria, ma diventerà il simbolo di un Paese che ancora una volta ha scelto di voltarsi dall’altra parte, mentre chi conta ci guadagna, e chi vive qui, come sempre, ci perde!

Monsignor Renna rompe il tabù: ‘Sant’Agata detesta la mafia’. E i giornali preferiscono parlare di processioni…

Per la prima volta a Catania (finalmente…) la Chiesa – grazie a Monsignor Renna – si schiera in maniera diretta contro la criminalità organizzata e i suoi affiliati. 

È incredibile come le testate web abbiano glissato su questo passaggio pronunciato così cruciale, limitandosi a riportare gli aspetti religiosi dell’omelia, senza viceversa mettere in grassetto le uniche parole che avrebbero dovuto risuonare forte.

Monsignor Renna ha parlato con una chiarezza senza precedenti, denunciando chi osa mischiare il nome di Sant’Agata con il malaffare. 

Puri e forti“, ha esortato, ricordando che la forza non è quella delle armi o della violenza. 

Eppure, nessun giornale ha riportato con il dovuto rilievo il suo monito a chi, pur frequentando le celebrazioni, ha armi in casa o vive nell’illegalità. Sant’Agata, ha sottolineato, detesta la violenza, la droga, l’abbandono dei figli, eppure queste parole sono state soffocate nel rumore di un racconto devozionale superficiale.

Ha lanciato un appello tagliente ai genitori: “Date ai vostri figli nomi cristiani come Agata o Agatino, non quelli di personaggi discutibili“. E qui, il riferimento è chiaro, basti pensare a certi nomi che risuonano nelle cronache nere, celebrati come fossero eroi. “È dal nome che indirizzi tuo figlio“, ha insistito, promettendo un attestato a chi avrà il coraggio di rompere questa deriva. Un gesto simbolico, sì, ma potentissimo: perché la legalità si costruisce anche così, nelle scelte che sembrano piccole ma plasmano il futuro.

E così… mentre i media preferiscono parlare di rituali e processioni, Renna ha sfidato Catania a fare i conti con le sue responsabilità, ha chiesto una fede che non si accontenti di cerimonie, ma che bruci come il fuoco del Vangelo, trasformando la città. 

Eppure, di questo incendio di verità, non c’è traccia nei titoli. Forse perché certe verità bruciano più del sole d’agosto e a qualcuno fa comodo tenerle nascoste o come sospetto, evidenzia – per l’ennesima volta – di essere di fatto… assoggettato a quel sistema! 

Mafia e antimafia, tra riforme e passi indietro! – Parte Finale

Sono giunto alla fine di questa “mini-serie” sulla giustizia, e vorrei concludere riepilogando con precisione ciò che accade a chi, armato di coraggio, prova a denunciare.

Come già accennavo ieri, la “Legge Cartabia” ha finito per scoraggiare chiunque avesse presentato un esposto, anche se spesso, più per motivi profondamente personali che per fare il proprio dovere di cittadini. Ora che la riforma impone di procedere solo tramite formale querela, molti hanno preferito ritirarsi, lasciando che il sistema li inghiottisse nel silenzio.

Alcuni mesi fa, mi trovavo in Tribunale a Messina come teste per la procura, e prima del mio intervento erano in calendario ben sette processi. Pensavo sarebbe stata una lunga attesa, che avrei impiegato almeno tutta la mattinata. Invece no. Il giudice apriva il dibattimento, chiamava i testimoni, e puntualmente gli avvocati comunicavano la rinuncia dei loro assistiti. Non è successo una volta, ma tutte e sette. In mezz’ora, ero già seduto per testimoniare.

Una dimostrazione lampante di come questa legge non serva a ridurre i processi, ma a farli evaporare prima ancora che inizino.

E poi c’è l’altro aspetto, quello più logorante. Quando denunci qualcosa che non ti riguarda direttamente, quando provi a fare la tua parte, il sistema ti accoglie con una serie infinita di intoppi.

L’udienza slitta di sei mesi per l’agenda del giudice, l’avvocato della difesa non si presenta bloccato in un altro tribunale. La volta successiva: il PM è assente per un “impegno istituzionale”. Poi tocca agli scioperi – prima i magistrati, poi i legali e infine gli uscieri – e quando finalmente sembra tutto a posto, l’imputato gioca la carta del “malore improvviso” e il processo si blocca di nuovo.

Nel frattempo, nessuno ti avvisa che l’udienza è saltata. E così, chi ha cercato solo di fare il proprio dovere, si ritrova a perdere tempo e denaro. Perché magari ha preso un aereo, essendo per lavoro in un’altra regione o addirittura all’estero. E lo Stato? Non ti rimborsa nulla. O meglio, mi dicono che puoi chiedere qualcosa per il biglietto del treno, rigorosamente di seconda classe.

Negli Stati Uniti, se grazie a una denuncia lo Stato smaschera una frode, chi ha contribuito viene premiato con una percentuale del recupero. Da noi, invece, sei tu a pagare. Sempre!

È comprensibile, allora, che chi ha già vissuto questa tortura preferisca rinunciare in partenza, evitando di riviverla. E così, l’illecito che avrebbe potuto essere fermato, prosegue indisturbato, mentre il sistema fa di tutto per scoraggiare chiunque provi a cambiare le cose.

Denuncia! È questo il mantra che ci ripetono in coro, dal Presidente della Repubblica all’ultimo funzionario di periferia. Peccato che nessuno di loro, quando si tratta di circostanze che non li riguardano personalmente, abbia mai avuto il coraggio di farlo davvero. Nessuno ha mai sacrificato un briciolo della propria comoda posizione, figuriamoci la carriera.

Basterebbe guardarsi intorno per capire come funziona questo sistema malato. Basterebbe ascoltare le inchieste giudiziarie che ci vengono vomitate addosso ogni giorno, con nomi e cognomi di politici inquisiti, coinvolti, condannati. Eppure, stranamente, eccoli lì, sempre gli stessi, che risorgono come zombi, pronti a riprendersi il loro posto come se nulla fosse.

È questo il Paese che abbiamo. Un Paese che non merita cittadini onesti, perché li schianta, li logora, li umilia. Un Paese che, per andare avanti, ha bisogno dei soliti meschini personaggi, quelli che da decenni si aggrappano alle poltrone e non hanno intenzione di mollare. Perché qui, chi denuncia perde. Chi tace, invece, sopravvive. E chi dovrebbe cambiare le cose, è troppo occupato a garantirsi l’immunità.

E allora, mi rivolgo ora a voi, cari Procuratori, con cui ho aperto questa serie di interventi – e permettetemi, in questa sede, di aggiungere due nomi che stimo profondamente: Nicola Gratteri, oggi Capo della Procura di Napoli, e Raffaele Cantone, alla guida della Procura di Perugia. A voi, che siete la parte sana del Paese, voi che ogni giorno sfidate questo sistema marcio, pongo una domanda semplice, ma straziante nella sua ovvietà: perché mai qualcuno dovrebbe ancora provarci?

Perché dovrebbe presentarsi in procura, denunciare alla Dia, segnalare alla Finanza, quando poi si ritrova solo contro un sistema che lo punisce per il suo coraggio? Quando scopre che i potenti indagati hanno più diritti dei cittadini onesti? Quando si accorge che i reati spariscano come neve al sole tra rinvii, prescrizioni e cavilli procedurali, ma anche quando alla fine si riesce a giungere ad una condanna?

Già… perché dovrebbe credere in uno Stato che, quando va bene, lo ignora, e quando va male, lo punisce per aver osato disturbare?

Voi lo sapete meglio di chiunque altro quanto costa, in termini di coraggio e solitudine, alzare la mano e dire “basta”. Eppure, nonostante tutto, continuate a farlo. Ma ditemi: quanti ancora resisteranno, prima di capire che qui la giustizia è un lusso, non un diritto? Quanti cittadini perbene dovranno sbattere la faccia contro questo muro di gomma, prima che qualcosa – finalmente – si rompa?

Con affetto (e molta amarezza),
Nicola Costanzo

P.S. Questo non è un addio, ma un invito a non arrendersi. Sappiate che non sarete soli in questa battaglia: finché ci sarà anche solo uno di voi disposto a lottare, troverete sempre persone come il sottoscritto al vostro fianco. Perché la speranza, quando diventa collettiva, smette di essere un’illusione e diventa un’arma!

Mafia e antimafia, tra riforme e (aggiunge il sottoscritto: ‘troppi’) passi indietro! – Quarta parte.

Eccoci qui, al penultimo atto di questo viaggio attraverso i meandri di mafia, antimafia e riforma giudiziaria. Ora, come promesso, parliamo di chi, come me, non abbassa lo sguardo davanti alle verità più scomode, quelle che bruciano, quelle che fanno girare la testa a tanti, ma che alla fine tutti noi, volenti o nolenti, ci ritroviamo a ingoiare…
E permettetemi di essere chiaro: urlare per un torto subìto in prima persona è una cosa, ben altra è alzare la voce per chi non ti ha mai fatto nulla di personale, ma opera in quell’ambiente che dovrebbe essere la casa della giustizia. Parlo di chi siede nelle istituzioni. Di chi fa politica. Di chi riceve incarichi dai Tribunali a nome dello Stato. Di chi dirige enti, associazioni e dovrebbe vigilare ed invece copre raggiri, truffe, soldi pubblici sperperati.

Ed allora: A chi giova questo silenzio? A chi conviene che i Tribunali continuino a nominare gli stessi nomi che, come dimostrano gli scandali di questi anni, persino di questi giorni, sono intrecciati a collusioni e corruzione? A chi serve un’antimafia che abbaia ma non morde? Chi ci guadagna da un sistema clientelare, tentacolare, radicato, che tiene in piedi la politica col voto di scambio e si nutre della criminalità attraverso appalti, concessioni, finanziamenti?

E qui arriva il punto. Il problema non sono solo i corrotti. Il vero cancro è chi, in questi anni, non ha voluto o saputo fare leggi serie, permettendo alla corruzione di diventare sistema. Un sistema in cui il silenzio è omertà. Dove nessuno denuncia, perché denunciare significa sfidare un meccanismo che ti schiaccia.

Difatti… cosa succede quando qualcuno prova a fare il proprio dovere? Prendiamo il caso di chi ricopre incarichi dirigenziali, con responsabilità civili e penali che potrebbero costargli la libertà. Fintanto che un dipendente o professionista non deve rispondere personalmente, su aspetti tecnici, amministrativi, di sicurezza sul lavoro, ambientali o gestionali, potrei ancora comprendere (senza però giustificare…) quel voltarsi dall’altra parte. Quel fare finta di non vedere. Ma quando uno risponde in prima persona, quando mette a rischio non solo il posto ma la propria libertà, senza essere nemmeno l’amministratore della società, allora la domanda sorge spontanea: perché? Perché accettare di diventare complici, quando tra l’altro non si riceve nulla in cambio? Quando l’unica ricompensa è soltanto la possibilità di continuare a lavorare?

È pura follia? O forse no. Forse è l’effetto di quel meccanismo perverso di sottomissione al datore di lavoro, soprattutto nelle aziende private gestite con metodi patriarcali. Ancora peggio quando l’impresa è legata a doppio filo alla criminalità organizzata, quando quei soldi che circolano sono capitali riciclati, quando quel sistema può contare su dirigenti e funzionari pubblici compiacenti, pronti ad aprire le porte ad appalti milionari. E così il cerchio si chiude. La stessa persona che dovrebbe vigilare, che ha responsabilità penali, che potrebbe perdere tutto, tace. Per paura? Per convenienza? Per quel senso distorto di lealtà che trasforma dipendenti in complici? Intanto, il meccanismo continua a macinare vittime e profitti. E la mafia ringrazia.

E quel dipendente o professionista che ha denunciato? Che fine fa? Diventa un sopravvissuto. Un fantasma professionale. Inizialmente, molte di queste imprese, se il soggetto non si è già esposto pubblicamente, non hanno un sistema di selezione abbastanza sofisticato da individuare certi difetti caratteriali. Non cercano coscienze, cercano esecutori. Così, all’inizio, quel professionista viene assunto. Poi, gradualmente, emerge la verità: quel soggetto non è disposto a mediare. Non chiuderà gli occhi davanti a fatture truccate, a materiali scadenti, a norme di sicurezza ignorate, a gestione rifiuti taroccate. Non diventerà complice di quel gioco sporco che l’impresa, o meglio, quel fantoccio amministrativo messo lì dalla criminalità organizzata, considera normalità.

E allora scatta la trappola. Se il dipendente o professionista ha la fortuna, o la sfortuna, di non avere disperato bisogno di quel lavoro, può fare ciò che ho fatto io più volte: guardarli negli occhi e mandarli a fanculo. Ma non prima di aver denunciato tutto. Documenti alla mano. Prove inconfutabili. Peccato che, per quanti non hanno la forza di resistere a quel sistema colluso, si ritrovino, dopo aver provato a compiere il proprio dovere, ad essere neutralizzati. Già… le denunce finiscono in un cassetto, i procedimenti si arenano e intanto, quel professionista scomodo viene marchiato come problematico, poco flessibile, non un team player. La sua carriera si inceppa. Le porte si chiudono…

Già, è così che funziona a chi svolge l’incarico di professionista, un po’ meno problemi hanno coloro che svolgono la loro funzione da dipendenti, perché quest’ultimi possono sempre trovare un’impresa, se non nella propria terra, certamente in qualsivoglia altra regione del paese o ancor meglio all’estero. E così tutto prosegue indisturbato. Da una parte, l’impresa criminale che continua a operare, protetta da una rete di connivenze, dall’altra, chi ha provato a rompere il muro dell’omertà e si ritrova solo, con un futuro professionale in frantumi o lontano dove non può dare fastidio…

Eppure, qualcuno continua a denunciare. Non per dignità o per rabbia, ma per quel senso del dovere che neanche questo sistema marcio può riuscire a cancellare. La domanda che in questi anni mi sono chiesto – sia come associato di alcune note associazioni di legalità, ma anche come delegato per la provincia di Catania di una di esse – è: quanto ancora resisteremo prima che l’antimafia smetta di essere uno slogan e torni a essere una battaglia?

E allora veniamo al punto cruciale: cosa succede davvero quando si denuncia? Soprattutto oggi, con la tanto celebrata riforma Cartabia che doveva cambiare le regole del gioco? Perché qui, vedete, il paradosso è atroce. Tu denunci. Metti a repentaglio la tua carriera, la tua tranquillità, a volte la tua sicurezza personale. Lo fai credendo nello Stato, nelle istituzioni, in quella giustizia che dovrebbe premiare chi ha il coraggio di dire basta. E invece ti ritrovi solo. Sempre!

La riforma prometteva tempi più celeri, maggiori tutele per chi denuncia. Ma nella realtà? I processi continuano a durare anni. Le indagini si impantanano. Le prescrizioni fioccano. Intanto, chi ha denunciato viene emarginato professionalmente. Già, non è un team player. Subisce ritorsioni sottili ma devastanti. Mobbing, demansionamento. Attende i tempi di una giustizia in un limbo che logora l’anima.

Mentre tutti gli altri? Quelli che partecipano, che si fanno corrompere, che svendono la loro dignità, o nei migliori casi, si fanno i cazzi loro e girano la testa dall’altra parte. Quei corrotti che continuano a prendere mazzette. Quelle loro amiche imprese opache che continuano ad aggiudicarsi gli appalti, e poi cercano, attraverso subappalti o pseudo noli a caldo o freddo, quelle imprese che eseguono per conto loro i lavori appaltati. E i funzionari collusi che dovrebbero controllare? Lasciamo perdere… non solo restano al loro posto, ma con il tempo vengono pure promossi.

Riassumendo, il sistema ha una perfezione diabolica. E difatti: chi denuncia paga subito. Chi è denunciato paga forse anni dopo, se mai pagherà. E la riforma Cartabia? A parole, un passo avanti. Ma nei fatti i tempi processuali restano biblici. Le tutele per i whistleblower sono più teoriche che pratiche. L’impunità di sistema non viene minimamente scalfita.

Io continuerò a denunciare, lo sapete. Ma ditemi: quando realizzeremo che uno Stato che non protegge davvero chi denuncia è uno Stato che, di fatto, tutela i corrotti? Perché alla fine, il messaggio in ogni territorio è sempre lo stesso: fatti i fatti tuoi, abbassa la testa, tanto non cambia nulla.

E chi non ci sta? Quello paga. Sempre. E il peggio? Che tutti lo sanno, ma fanno finta di non sapere.

Mafia e antimafia, tra riforme e (aggiunge il sottoscritto: ‘troppi’) passi indietro! – Parte prima.

Perdonate la franchezza, ma nel trattare quest’argomento non mi limiterò a sfiorare la superficie.
Ci sono momenti in cui il silenzio diventa complice, ed è proprio quando tutti abbassano lo sguardo che bisogna avere il coraggio di guardare più in profondità.

Affronterò quindi senza reticenze tutte le criticità che, secondo il sottoscritto, colpiscono chi – senza secondi fini o interessi personali – cerca semplicemente di fare il proprio dovere di cittadino o professionista. Persone che provano a portare alla luce verità scomode, denunciando fatti gravi, solo per scontrarsi con un apparato statale che sembra volerli ignorare.

E qui viene il bello: perché spesso non è solo questione di omissione, ma di attiva resistenza!

Già, un sistema che preferisce la retorica alle azioni concrete, mentre dall’altra parte la mafia si evolve, infilandosi con nonchalance in settori apparentemente legali: Appalti, finanziamenti, riciclaggio!

Tutti ambiti dove fioriscono le relazioni pericolose tra chi dovrebbe combattere il crimine e chi invece ci nuota dentro. Il vero cancro non è solo la mafia spudorata, ma quel mondo grigio di professionisti, funzionari e politici che fanno da ponte tra legalità e illegalità, mantenendo sempre le mani apparentemente pulite.

Prima di approfondire, però, un doveroso ringraziamento a due figure che da sempre ammiro: i procuratori Sebastiano Ardita e Nino Di Matteo. Uomini che hanno messo in campo non solo le loro competenze, ma – ahimè – anche le loro vite.

Ieri sera, come molti miei concittadini, mi sono recato ad Aci Castello per assistere al loro incontro “Mafia e Antimafia, tra riforme e passi indietro”. Purtroppo un impegno improrogabile mi ha costretto ad andare via prima del previsto, ma non prima di aver colto alcuni spunti fondamentali.

Tra l’altro, in piazza ho incontrato una cara amica – la stessa con cui in questi anni abbiamo denunciato fatti gravissimi, ottenendo anche importanti condanne – e le ho chiesto gentilmente di intervenire al mio posto, per porgere loro alcune domande che avrei voluto fare personalmente. Mentre preparavamo questo passaggio di testimone, ho potuto comunque ascoltare i primi interventi…

Di Matteo, con quella grande sensibilità che lo caratterizza, ha iniziato innanzitutto rivolgendo un pensiero alla tragedia che sta colpendo la popolazione di Gaza, ma ha anche preso una posizione netta contro i silenzi e le politiche del nostro governo che, non solo continua a vendere armi allo Stato d’Israele, ma evidenzia – a differenza di altri Stati – di non voler riconoscere lo Stato Palestinese.

Riprendendo quindi con l’incontro, il procuratore ha iniziato con lucidità ad affrontare i “passi indietro” compiuti in tema di riforme sulla giustizia, in particolare: la separazione delle carriere, l’approvazione dell’abuso d’ufficio, quella che lede il principio assoluto dell’obbligatorietà dell’azione penale, e infine, la riforma sulle intercettazioni.

Permettetemi di aggiungere una riflessione su quanto occorso in questi lunghi anni, ad esempio, nella lotta alla mafia: l’esclusione di magistrati del calibro di Scarpinato dalla Commissione Antimafia, oppure quanto accaduto con il decesso del boss Messina Denaro ed il suo arresto, che si è dimostrato inconsistente, avendo portato con se nella tomba tutti quei segreti cruciali riferiti alle stragi del ’92-’93.

Mi riferisco all’archivio di documenti recuperati sicuramente da questo “prediletto” del boss di cosa nostra, Totò Riina, conservati immagino dentro quella sua cassaforte, stranamente mai recuperata dal gruppo dei Carabinieri del ROS, forse perché qualcuno – molto in alto del nostro Stato – ha imposto di non intervenire, per evitare che quei documenti e i suoi legami venissero portati alla luce.

Ah… quanto mi pento oggi di non essere entrato da ragazzo nelle forze dell’ordine, già, quando mi era stato richiesto di farne parte; sono certo – conoscendomi – che nessun ordine di un qualsivoglia superiore sarebbe riuscito in quell’occasione a limitare il mio agire!

Ma come sappiamo tutti, si è preferito non intervenire per celare quanto vi era contenuto, evidenziando – e non solo in quell’occasione – una volontaria “sordità selettiva” verso quelle verità scomode.

Quello che emerge chiaramente oggi – secondo il procuratore Di Matteo – con questa nuova riforma è una giustizia a due velocità: una, giustizia che magari può essere a volte rigorosa, veloce, certe volte spietata, nei confronti delle manifestazioni criminali degli “ultimi” della società, e una giustizia, viceversa, con le armi spuntate, nei confronti delle manifestazioni criminali del potere, nei reati commessi da quei cosiddetti “colletti bianchi”.

Già… aggiungerei un metodo antimafia distorto, dove la Commissione parlamentari adottano logiche politiche invece di indagare a fondo, ma soprattutto dove, la riforma della giustizia messa in atto, in particolare con la separazione delle carriere, non sposta di un millimetro il reale problema della giustizia in questo paese e cioè la lentezza dei processi; una riforma che può portare, anzi, inevitabilmente porterà, ad una fuoriuscita del Pm dall’ambito della giurisdizione e a un controllo degli uffici del pubblico ministero, da parte dell’esecutivo.

Basti vedere quello che accade in tutti gli altri stati, quello che è previsto in tutti gli ordinamenti in cui c’è la separazione delle carriere, tra il pubblico ministero e il giudice, e costatare come in tutti quei Paesi, vi è una forma di controllo “penetrante” del potere esecutivo, quindi, del governo, della politica al governo in quel momento, sul pubblico ministero, alla faccia diciamo, del principio della separazione dei poteri e del necessario bilanciamento e controllo dei poteri suddivisi (legislativo, esecutivo e giudiziario).

Facendo sempre riferimento alla separazione delle carriere (paragono questo passaggio subliminale, al tocco magistrale di un grande Direttore d’orchestra, sì… questa nota aggiuntiva, evidenzia qualcosa di finemente “orchestrato”), il procuratore ricorda infatti non solo la vicenda della P2 di Licio Gelli ma di come, come questo punto, sia stato un vero e proprio – cavallo di battaglia – del governo Berlusconi.

Questa nuova riforma, non ha nulla a che vedere col funzionamento della giustizia, non ha nulla a che vedere nemmeno con la parità delle parti, la parità delle parti è nel processo, la parità delle parti significa che all’avvocato e alle parti private devono essere attribuiti gli stessi strumenti di poter provare una circostanza che vengono conferiti al pubblico ministero; ma non ci può mai essere una parità istituzionale tra chi, come il pubblico ministero – per costituzione e per legge – ha l’unico obbligo di ricercare la verità e chi come l’avvocato, ha invece un obbligo deontologico di difendere – a tutti i costi – la posizione del proprio assistito.

Quindi, il concetto della parità delle parti viene oggi rappresentato in maniera strumentale, perché la parità delle parti deve essere all’interno del processo, ma non significa potere, diciamo, parificare una parte istituzionale, qual è quello del pubblico ministero, con la parte privata, all’avvocato, su un piano più generale.

Ecco perché questo post, ma soprattutto i prossimi, che sto per scrivere non saranno in alcun modo “leggeri”.

Sì… parlerò di come denunciare significa scontrarsi con un sistema che marginalizza chi prova a fare luce, con un’informazione assente che sempre più dimostra d’essere superficiale e ahimè politicizzata, con istituzioni che mostrano un’indifferenza sconcertante e soprattutto con un mondo sociale e imprenditoriale che mette da parte chi ha dimostrato essere non solo onesto, ma soprattutto coraggioso.

Ma non solo, significa ahimè fare i conti con quell’esercito di persone “perbene” che, dietro scrivanie linde e colletti inamidati, tengono in piedi proprio quel sistema marcio e corruttivo!

Ed infine, il giudizio finale espresso dal procuratore – facendo leva sui 33 anni di esperienza dedicati in magistratura – e quindi, su quali conseguenze negative questa riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, produrrà nel tempo una condizione dannosa.

Il procuratore Di Matteo, ha difatti dichiarato d’esser sempre più convinto che: la professionalità di un magistrato viene arricchita dall’avere svolto entrambe le funzioni; non c’è miglior giudice di quello che sa come si svolgono sul campo le indagini, come altresì non c’è miglior pubblico ministero – che magari per aver fatto anche il giudice – abbia fin dall’inizio quella cultura della prova, quel senso della necessità di acquisire una prova piena, che può derivare dalla sua precedente funzione di giudice.

In fondo sono stati giudici e pubblici ministeri come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livativo, Antonino Saetta, soltanto per parlare dei nostri colleghi, dei nostri colleghi uccisi e, non mi pare che fossero magistrati che non hanno dato buona prova di se.

Separare il Pm, farne una cosa completamente diversa dal giudice, già dall’inizio, significa comunque creare una categoria di funzionari dello Stato – potentissima – che inevitabilmente assumerebbe la caratteristica di un organismo di super-polizia, assumerebbe la caratteristica il pubblico ministero, di diventare un accusatore a tutti i costi, proprio perché altro rispetto al giudice, altro per mentalità , altro per studi, altro per formazione e questo finirebbe per accrescere a dismisura il suo potere, ma soprattutto per diminuire le garanzie del cittadino, nella fase più delicata che è quella delle indagini preliminari.

Quindi, a chi mi accuserà nei prossimi giorni di essere troppo duro, rispondo anticipatamente dicendo loro: guardate i fatti. I fatti gridano, anche se molti (già… purtroppo molti, anche tra voi) fingono di non sentirli.

Nei prossimi giorni, nella seconda e terza parte di questo post, entrerò nel merito delle mie motivazioni personali, perché certe verità – consentitemi – non possono essere racchiuse in poche righe.

Sì… ma tanto non succede niente.

Quante volte l’abbiamo detto dopo ogni scandalo? 

Già… dopo ogni arresto per corruzione, traffico di potere, concussione: un funzionario con le mani nel vaso, un politico che riceve denaro al buio, un colletto bianco che stringe accordi sporchi. 

Eppure la solita eco torna puntale: Sì… ma tanto non succede niente

Ma come potrebbe cambiare qualcosa in questo Paese che difende chi sbaglia? Sì… dove lo Stato scrive leggi come scudi, non come spade, un Paese che promuove norme che non spazzano via il marcio ma viceversa lo incastonano nel sistema, rendendolo intoccabile? Dove la complicità si maschera da legalità e chi dovrebbe pagare non paga mai? 

E tutto questo grazie allo Stato stesso, ai suo uomini/donne che promuovono queste riforme per pararsi il c…, una politica che non solo non agisce, ma firma, ratifica e soprattutto si piega a chi ha interesse a non cambiare mai!

Io nel mio piccolo ci ho provato. Già molti anni a portare alla luce scheletri che altri volevano sepolti, ma ogni volta ritrovo semrpe lo stesso schema: gente farabutta che fa dell’illegalità il proprio vivere, sostenitori e lecchinio che promuovo e foraggiano con le loro azioni quotidiane quel sistema illegale a cui poi si somma una giustizia lenta, inceppata, con leggi trasformate in scappatoie e così chi denuncia, quei pochi esigui individui che hanno fatto della purezza d’animo il loro vivere quotidiano, non solo devono scontrarsi con quei muri di gomma collusi, ma ahimè vengono traditi da chi viceversa avrebbe dovuto proteggerli.  

Il tradimento più grave? Non è solo la corruzione, ma la sua normalizzazione, l’averla trasformata in routine, in prassi. Perché quando diventa “normale”, diventa invincibile!

Ogni riforma che rallenta i processi, ogni norma che protegge i colpevoli, ogni legge scritta su misura per i potenti: non è una battaglia contro il crimine. È un accordo con esso!

E lo Stato? Lo Stato è certamente complice. Quelle norme approvate per finta, quelle regole scritte a favore di chi comanda, sono un colpo al cuore di chi crede ancora in uno Stato giusto ed equo.

Che schifo. Che vergogna…. dopo anni a cercare di cambiare le cose, a rompere schemi immutabili, ci si ritrova con le mani vuote, perché chi doveva riscrivere le regole, le ha ridisegnate per chi non vuole che nulla si muova…

E allora sì, forse è tempo di contare i giorni, di pensare a una vita diversa, lontano da questo Paese ingrato, dove lo Stato non protegge i cittadini, ma i potenti. Dove la corruzione non è un cancro da estirpare, ma un affare da gestire.

Ma prima di andare via – riferendomi a tutti quei soggetti ancora perbene – dovrebbero chiedersi: fino a quando permetteremo che il gioco resti sempre lo stesso?

Sì… immagino che starete pensando: “ma tanto non succede niente”. Ed allora iniziate voi con i vostri gesti: rifiutatevi quando vi viene chiesto un “favore”, abbandonate quelle adulazioni che sanno di “ipocrisie ricamate“, non scambiate la vostra dignità per una promessa o una bustarella, sapendo a priori che accettandola, si diventa indissolubilmente compromessi, con quei soggetti corroti e con quel sistema marcio da loro rappresentato, che negli anni, avevate criticato e odiato!

E tu, da che parte stai? Quella di chi aspetta o di chi prova ( o quantomeno proverà…) a cambiare le cose?

Riflessione sul problema dello smaltimento dei rifiuti: un confronto tra Sicilia e altre regioni italiane.

Il recente intervento dei Carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) nelle province di Taranto, Matera e Cosenza ha riportato all’attenzione un problema che affligge da sempre il nostro Paese e, in particolare, la mia amata Sicilia: lo smaltimento illecito dei rifiuti, speciali e non.

L’operazione ha portato all’arresto di nove persone e al sequestro di oltre 4.000 tonnellate di rifiuti abbandonati in capannoni dismessi e aree agricole. 

Un’ennesima conferma di come il traffico illecito di rifiuti sia un fenomeno strutturato e organizzato, spesso gestito da vere e proprie associazioni criminali.

Ma questo caso non è solo la prova della gravità del problema ambientale in Italia. È anche l’occasione per riflettere sulle differenze di approccio tra le varie regioni nel contrastare questi reati.

In alcune zone del Paese, come quelle coinvolte in questa operazione, le forze dell’ordine e le procure dimostrano una capacità di intervento tempestiva ed efficace. In altre viceversa, come ad esempio la Sicilia, il fenomeno sembra affrontato,  con minore incisività. 

Troppe volte infatti, chi cerca di denunciare, si scontra con un apparato burocratico che, anziché proteggere, ostacola e ancor più scoraggia…. E così, chi con coraggio prova a fare la cosa giusta finisce per trovarsi solo, esposto a rischi e difficoltà.

All’estero, in Paesi come gli Stati Uniti, chi denuncia non solo è tutelato, ma può anche beneficiare di incentivi (economici) proporzionali al danno svelato: fino al 30% del valore recuperato, con cifre che possono arrivare a milioni di dollari. 

In Italia, invece, accade proprio l’opposto. Chi denuncia si ritrova spesso invischiato in procedimenti giudiziari interminabili, affronta rinvii infiniti e deve sostenere di tasca propria tutti i costi: viaggi, avvocati e soprattutto tempo perso. Tutto questo per aver fatto il proprio dovere di cittadino, senza alcun interesse personale, ma solo per difendere il bene comune.

Tornando quindi alla questione principale, la gestione illecita dei rifiuti segue un copione noto: i rifiuti “spariscono” nel nulla, smaltiti illegalmente per evitare i costi di un trattamento regolare. 

Questo sistema, da interessi finanziari illeciti, non solo devasta l’ecosistema, ma mette a rischio la salute pubblica e rafforza circuiti criminali che prosperano a scapito di tutti noi.

In Sicilia, il fenomeno è particolarmente diffuso, ma operazioni come quella in Puglia o in Campania sono alquanto rare. D’altronde, basti osservare tutte le testate di cronaca nel web per costatare come – in questi ultimi anni – le inchieste per questa tipologia di reato, si siano contate sulle punta di una mano…

Già… parliamo d’indagini che spesso si arenano di fronte a una rete di complicità e omertà che rende difficile individuare e perseguire i responsabili, in particolare quando quei soggetti sono fortemente legati alla criminalità organizzata o evidenziano di godere di protezioni politiche e ahimè, anche istituzionali…

Questo divario nell’efficacia dei controlli solleva un interrogativo: perché non adottare un approccio uniforme e coordinato su scala nazionale?

L’operazione dei Carabinieri del Noe, coordinata dalla Procura di Lecce, dimostra che contrastare il fenomeno è possibile, ma perché sia davvero efficace servono interventi costanti, non azioni sporadiche. È necessaria una strategia nazionale che rafforzi i controlli, aumenti le risorse per la tutela ambientale e, soprattutto, protegga e incentivi chi ha il coraggio di denunciare.

Lo smaltimento illecito dei rifiuti non è solo una questione ambientale: è un’emergenza sociale ed economica che richiede un impegno concreto da parte di tutte le istituzioni. 

La Sicilia, come altre regioni del Sud Italia, non può più permettersi di restare indietro in questa battaglia. È tempo di agire con la stessa determinazione dimostrata dai Carabinieri del Noe, per garantire un futuro più sostenibile e giusto per tutti.

Il ritorno del re dei paparazzi: Corona scatena il caos con un nuovo scandalo.

Nel 2014 parlando di Fabrizio Corona concludevo un post con questa frase: La legge non può rendere giustizia… quando colui che detiene il potere (esecutivo) tiene in mano anche la legge!!!

Ed ora dopo tanti anni, questo mio coetaneo ed anche amico/conoscente (non so se si ricorda delle serate trascorse insieme da ragazzo nelle tante discoteche di Catania, Recanati (Giardini Naxos) ed anche Taormina, quando il sottoscritto organizzava come PR…), ha deciso nuovamente di far parlare di sé, tornando alla ribalta con le sue solite rivelazioni esplosive.

Sappiamo bene come, alcuni anni fa, durante il periodo più buio della sua vita, già… quando si trovava rinchiuso in un penitenziario (ricordiamolo: senza aver ucciso nessuno), sia stato costretto a pagare caro per alcune dichiarazioni che coinvolgevano uno dei membri di una delle famiglie più potenti d’Italia. Una famiglia che, da sempre, ha avuto un’influenza enorme sulle sorti del Paese, muovendo come fossero pedine, i protagonisti della nostra politica nazionale.

In quell’occasione, Corona fu messo a tacere e sono stati in molti, forse per paura o per non restare coinvolti, ad avergli voltato le spalle, già… quasi che egli avesse la peste; non il sottoscritto che viceversa ha sempre preso le sue difese, basti rivedere alcuni post scritti sin dal 2014:

– http://nicola-costanzo.blogspot.com/2014/05/fabrizio-corona-non-tutti-gli-uomini.html

– http://nicola-costanzo.blogspot.com/2015/06/fabrizio-corona-finalmente-libero.html

– http://nicola-costanzo.blogspot.com/2018/06/non-e-larena-fabrizio-corona-non-tutti.html

Ho sempre pensato (ed il sottoscritto, forse, avrebbe fatto lo stesso…) che, per poter uscire da quella situazione critica, egli abbia dovuto firmare qualche liberatoria, sì… rinunciando di parlare pubblicamente su quanto accaduto in quella notte, a quel noto “rampollo”… ma soprattutto, a non divulgare le prove di cui è sicuramente ancora in possesso.

Ora che è finalmente uscito da quel tunnel, ha deciso di riprendersi ciò che gli spetta, tornando a immergersi nell’ambiente in cui un tempo brillava: quello dei social media.

E così, il “re dei paparazzi” è tornato alla carica!!!

Dopo aver pubblicato il “Libro Nero” su Totti e Ilary Blasi e quello dedicato ai “Ferragnez”, ha ora deciso di accendere i riflettori su un nuovo caso che coinvolge nientemeno che il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, e la Ministra del Turismo, Daniela Santanchè.

In occasione della presentazione del suo libro alla Mondadori a Milano, Corona ha rivelato di aver ricevuto una telefonata da La Russa, il quale gli avrebbe chiesto di non diffondere il nome di un’amica di suo figlio, coinvolta in una presunta storia di tradimento.

Di per sé, la notizia potrebbe sembrare di poco conto, ma assume un peso diverso se a chiedere l’eventuale favore fosse stato realmente il Presidente del Senato. Questo, naturalmente, solleverebbe non poche riflessioni…

Ovviamente da parte degli ambienti vicini al presidente La Russa, arriva una netta smentita: nessun contatto con Corona! 

Lui, però, insiste sulla sua versione e promette di rivelare i dettagli.

Staremo a vedere come andrà a finire…

CONTINUA

Tratta di esseri umani: un crimine inaccettabile, soprattutto nel 2025!

La tratta di esseri umani priva le vittime di dignità, libertà e diritti fondamentali. In Europa si contano almeno 15.000 vittime, ma il numero reale è probabilmente molto più alto. 

Le donne e le ragazze sono le più colpite dallo sfruttamento sessuale, mentre gli uomini subiscono principalmente il lavoro forzato. I minori, soprattutto migranti non accompagnati, e persone vulnerabili come individui LGBTIQ, con disabilità o appartenenti a minoranze etniche, sono particolarmente esposti a questo crimine.

I trafficanti approfittano delle disuguaglianze sociali e della povertà, aggravate dalla pandemia. Per contrastarli, la strategia dell’UE punta su prevenzione, protezione delle vittime e pene più severe. 

Tra le misure previste: criminalizzazione dell’uso dei servizi offerti dalle vittime, contrasto allo sfruttamento lavorativo e campagne informative. Fondamentale è anche il supporto psicologico e sociale per il reinserimento delle vittime.

Serve un’adeguata formazione per forze dell’ordine, operatori sanitari e pubblici ufficiali, affinché le vittime possano denunciare senza paura. 

Inoltre, la cooperazione con i Paesi di origine e transito delle vittime è cruciale per garantire protezione e assistenza.

Perchè fermare la tratta di esseri umani non è solo un dovere morale, ma una battaglia per la giustizia e i diritti umani.

La corruzione: il male invisibile che permea tutto!

La corruzione è percepita come un fenomeno diffusissimo, in particolare nei grandi appalti pubblici, dove sembra essere una presenza storica e radicata. Ma non si ferma lì: investe i concorsi pubblici, la gestione delle carriere, e persino settori essenziali come la sanità e l’istruzione universitaria.

Per molti cittadini, è quasi una necessità: un “male utile” per ottenere servizi o avanzare in ambiti dominati da favoritismi e scorciatoie. Questa percezione non solo alimenta sfiducia e disillusione verso le istituzioni, ma normalizza la corruzione stessa, facendola sembrare inevitabile, un pezzo inscindibile della nostra vita pubblica e privata.

È qui che si nasconde il vero pericolo: accettare la corruzione come parte integrante della società significa rinunciare a combatterla. La consideriamo endemica, quasi genetica, quando in realtà essa prospera grazie all’indifferenza, all’omissione e, a volte, alla complicità.

E mentre il fenomeno cresce, cala la partecipazione attiva dei cittadini. Le piazze si svuotano. Le denunce diminuiscono. Sempre più persone vedono il whistleblowing non come un dovere civico, ma come un rischio personale e professionale. E così il silenzio diventa complice.

Pochi sono i coraggiosi che denunciano, che credono ancora nella giustizia e si impegnano a fare il proprio dovere. E difatti a dimostrazione di quanto detto, dove sono tutti gli altri? Già… ditemi, chi sono questi eroi che tanto parlano ma che poi di fatto sr rendono silenziosi? Sì… chi sono quei cittadini, politici, imprenditori o anche dirigenti e funzionari che alzano la voce contro la corruzione? Fatemi i loro nomi perché io non ne conosco!!!

La verità è amara: questo sistema corrotto fa comodo a troppi. È un male che non solo tolleriamo, ma a cui partecipiamo, attivamente o passivamente, affinché nulla cambi.

Ma possiamo davvero accettarlo? È così che vogliamo vivere, in una società che si arrende al marcio?

È tempo di guardarsi allo specchio e chiedervi se volete continuare ad essere ancora parte del problema o della soluzione. 

Il cambiamento parte da noi, dalla nostra volontà di dire “basta” e di agire, anche con piccoli gesti, per costruire un futuro libero da questa piaga.

Ponte sullo Stretto: un'opera epocale o il preludio di una bancarotta?

Dietro il clamore mediatico e le promesse di sviluppo, ho la sensazione che si nasconda un dubbio inquietante…
Già… quest’opera mastodontica sembra servire più agli interessi di pochi che al bene comune, ma non solo, la sua mancata realizzazione – dovuta a eventuali decisioni del governo – potrebbe celare un secondo fine, sì… ancora più sinistro: proteggere ad esempio un eventuale tracollo societario.

Le inchieste giornalistiche e le denunce politiche hanno finora portato alla luce ombre sempre più inquietanti: procedure poco trasparenti, intrecci tra politica e affari, criminalità organizzata ed ancora, vecchi protagonisti di scandali passati che tornano pericolosamente al centro della scena.

Nel frattempo, i costi lievitano senza controllo, mentre i dati sull’impatto ambientale e sociale vengono sistematicamente “aggiustati” per adattarsi alla narrativa ufficiale.

Ai cittadini, dunque, non resta che assistere, spettatori di un’opera apparentemente inutile, progettata per arricchire pochi a spese di molti.

E allora, la domanda sorge spontanea: non sarà che dietro la facciata di questa infrastruttura epocale si nasconde l’ennesima bancarotta programmata?

Sì, perché non siamo di fronte alla solita strategia per drenare fondi pubblici o coprire errori di gestione e malaffare. Questa volta, la mancata realizzazione del progetto potrebbe diventare un comodo pretesto per giustificare un’eventuale bancarotta pilotata.

E chi pagherà il prezzo di questo disastro? Non i grandi protagonisti di questa vicenda, ma le imprese affidatarie, subappaltatori e fornitori. Una strage economica preparata a tavolino, un “delitto” che rischia di trascinare nel baratro interi settori produttivi.

Ecco perché è fondamentale aprire gli occhi e riflettere. 

E quindi a chi oggi si fida ciecamente delle promesse dei ministri, a chi si dice orgoglioso di far parte di questo progetto, è necessario chiedere: siete certi che dietro questa grande opera non si celi una decisione già presa nelle stanze del potere? Una decisione che non mira al bene comune, ma che potrebbe trasformarsi nel più grande buco finanziario della storia recente, capace di spingere il Paese verso una recessione devastante.

Perché, diciamolo chiaramente: il futuro dello Stretto è stato già deciso: e non prevede la costruzione di un ponte!!!

Un Paese diviso tra chi ruba e chi vorrebbe farlo…

“Già… la metà dei cittadini di questo Paese prende mazzette e l’altra parte girano le palle quando non riesce a farlo, con continuo passaggio di gente da un cinquanta percento all’altro, le regole si fanno e si disfano secondo necessità…”.

Infatti… è proprio un continuo passaggio di persone, da un 50% all’altro, in un circolo vizioso che sembra senza fine.

Ed ancora, le regole si fanno e si disfano secondo necessità, piegate al servizio di interessi personali e mai di un bene comune.

La corruzione è diventata la lingua madre di troppi, una prassi che permea ogni livello della società, dai più alti uffici pubblici fino alla vita quotidiana di molti miei connazionali…. 

Il tutto può esser riassunto in tre parole: si accetta, si tollera, si partecipa!!!

Una moltitudine di persone che sceglie di chiudere un occhio o entrambi, di fare compromessi piuttosto che resistere a un sistema che sembra ormai invincibile.

Ma questo è il punto: è invincibile solo finché lo si accetta!!!

La corruzione prospera nell’indifferenza e nella complicità. Ogni volta che un cittadino sceglie di partecipare o di non opporsi, aggiunge un altro mattone al muro che ci divide da una società più giusta, più equa.

Non è solo una questione di politica o di grandi scandali, è anche nei piccoli gesti quotidiani: una bustarella per accorciare i tempi, una scorciatoia illegale presa per convenienza, un favore fatto non per altruismo ma per costruire una rete di debiti reciproci… 

Così il senso civico si sgretola, e con esso ogni possibilità di costruire un futuro migliore.

E allora viene spontaneo chiedersi: quando smetteremo di accettare che “così vanno le cose”? 

Quando ci renderemo conto che non si può continuare a lamentarsi della corruzione mentre ci si crogiola nella sua ombra? 

Sì… perchè questo Paese ha bisogno di cittadini coraggiosi, non di complici. Ha bisogno di chi non si accontenta di galleggiare in un mare di compromessi, ma è disposto a lottare per emergere in un mondo più pulito. Perché, alla fine, il cambiamento inizia da noi.

Mi accorgo ogni giorno che passa che la strada per il cambiamento è lunga, faticosa, forse non ne vedrò mai la fine, ma qualcosa in me resta tenace, già… la volontà di esser diverso da tutti gli altri, di provare ogni giorno a cambiare questo stato di fatto, di dire no a situazioni ambigue e soprattutto a non dover mediare, anche quando tutto intorno a me sembra farsi pesante: sì… tutto pur di non cedere mai!!!

Siete onesti o disonesti??? Questo è il dilemma…

Gli Inglesi direbbero: “To be, or not to be, that is the question“!!!
Già… perchè il problema si può riassumere in due parole: essere o non essere; sì… esser onesti oppure non esserlo e quindi sciegliere la disonestà.
Perchè tutti sanno che provare a dare (oppure ricevere) un corrispettivo di valore da una qualsiasi terza parte (inclusi funzionari del settore privato o pubblici ufficiali), per ottenere o mantenere degli affari o ancor beneficiare in altro modo di un indebito vantaggio è un reato e quindi, quando si scieglie una delle due condizioni sopra riportate, s’inizia a essere a tutti gli effetti: “disonesti”!!!
Ma anche chi sta loro accanto diventa membro del “Club dei Disonesti“, perché non è solo chi compie il reato ad essere lestofante, ma anche chi gode direttamente di quelle pratiche corruttive…
Mi riferisco ad esempio ai familiari, già a certe “mogli” che si vedono arrivare in casa denaro contante, regali costosi, pacchetti di viaggio o di benessere, divertimenti di lusso, ma non solo, anche quei loro figli viziati, solitamente incapaci e impreparati che usufruiscono di quei privilegi ottenuti illegalmente da quel capofamiglia “corrotto” e difatti anch’essi ricevono favori, posti di lavoro o se più giovani… didattici!!!
Non so chi sia tra loro più ipocrita, certamente con questa diffusa discendenza il nostro Paese non potrà certo migliorarsi, anzi tutt’altro, perché il malaffare – che già detiene l’egemonia – andrà sempre più ramificando quelle collusioni, ampliando così quei propri legami corruttivi… 
Sì certo la nostra legislazione si è dotata di leggi che vietano pratiche corruttive e prevedono una serie di conseguenze a chi commette quei reati con pene detentive e multe ingenti; ma queste azioni servono a poco o a nulla quando la maggior parte di quegli individui ritiene che il gioco valga la candela… 
A questi “compromessi” individui non interessa neppure l’opinione pubblica, ad esempio il venir menzionati in inchieste giudiziarie, hanno (come si dice in maniera scurrile) “la faccia come il culo” e continuano dritti per la propria strada disonesta pur di ottenere i propri interessi, sì… finanziari senza pensare al giudizio sociale che dalle loro azioni potrebbe derivare…
Essi non possiedono alcuna etica e ancor meno dignità, difatti, invece di denunciare le forme di corruzione o le bustarelle offerte e via disccorrendo, essi viceversa tendono la mano, anzi di più, richiedono per quei loro servizi una tangente, altrimenti tutto resta inevaso!!!
So bene quanti lettori vado ogni giorno perdendo scrivendo questi post, ma non m’interessa, d’altronde non è il numero di pubblico che mi spinge a scrivere, viceversa a suscitare le mie attività è la speranza di un pentimento, già… mi basta redimere anche soltanto un soggetto di quell’ambiente malsano, poiché se sarò riuscito nell’intento, avrò certamente fatto qualcosa di buono per migliorare questo “infetto” Paese!!!

La norma nei condomini esiste ma il problema è come tutto il resto di questo Paese: riuscire a metterla in atto!!!

Attenzione a ciò che si compie nel proprio condominio perché l’amministratore può sanzionarVi con una multa elevata!!!

E’ finito il tempo in cui il condomino possa continuare a infrangere le regole del condominio, in particolare mi riferisco a tutti quei proprietari che pensano di far ciò che vogliono, perchè il rischio è quello di venir sanzionati…

Ad esempio, tenere la musica a tutto volume fino alle 2 di notte oppure altri comportamenti indecorosi e/o poco rispettosi non sono permessi es il rischio è quello di vedersi addebitare una multa di quasi mille euro.

Esiste infatti una norma, poco conosciuta dalla maggioranza, che dà la possibilità – anche agli amministratori di condominio – di sanzionare i condomini!!!

Difatti, essere proprietari non esime dalle responsabilità nei confronti dei vostri vicini ed allora, quando ciò accade, ci si può rivolgere all’amministratore che verificato il comportamento irrispettoso, può emettere una sanzione il cui ammontare può arrivare fino a 200 euro.

Ma se l’infrazione dovesse venire reiterata allora la multa può salire fino a 800 euro!!!

Questo è quanto è stabilito in una normativa, precisamente la 220 del 2012…

La norma prevede tra l’altro che i proventi derivanti dalle sanzioni somministrate ai condomini irrispettosi delle regole, vadano destinati al pagamento delle spese ordinarie.

Certo, fini ad oggi questa norma ha trovato scarsa applicazione in quanto l’Aamministratore condominiale può decidere di sanzionare un condomino solo dopo aver ricevuto una denuncia formale da parte di uno o più vicini di casa, ma comprenderete come non basti semplicemente denunciare, ma è indispensabile portare delle prove a sostegno delle proprie accuse.

Ed è qui che nasce il problema: già… la norma non specifica quali prove siano necessarie per supportare la richiesta di irrogazione della sanzione.

Inoltre vi è un altro problema che rende questa norma difficilmente applicabile ed è l’ammontare della sanzione: chi deve stabilire quanto è stata grave l’infrazione? L’amministratore stesso oppure gli altri condomini? 

Va aggiunto inoltre che solitamente l’Amministratore tende a non avere alcuno scontro con i proprietari, d’altronde parliamo di quegli stessi soggetti che durante la riunione condominiale straordinaria e attraverso una maggioranza di 501/000 lo hanno scelto e quindi comprenderete come solitamente egli eviti di inimicarsi i proprietari. 

Da quanto sopra intuite come sono troppi i punti lasciati in aria ed è il motivo per cui questa normativa – come d’altronde si può dire per la maggior parte del rispetto delle regole in questo Paese – non trova alcuna attuazione!!!

Il mese di Luglio se ne andato ed ora raccogliamo le schifezze che si sono seminate!!!

In quanto associato ad ADUC (Associazione Diritti Utenti e Consumatori), mi permetto di condividere un post ricevuto che condivido pienamente…

Essendo Luglio il primo mese di vacanze “a tutto tondo”, sono venuti al pettine i problemi che la politica si è trascinata perché – destra o sinistra fanno poca differenza – giocava solo a prendersi più consensi elettorali. 

Le spiagge demaniali, occupate da balneari in modo illegale e non sottoposte a gara da parte dell’amministrazione centrale e locale, continuano a pagare affitti irrisori allo Stato, a chiedere cifre iperboliche per i servizi ai consumatori e ad impedire la concorrenza. 

I taxisti fanno altrettanto: bloccate di fatto le nuove licenze da parte dell’amministrazione centrale e quelle locali, la loro penuria e il loro costo continuano ad essere un disservizio in generale e una pessima presentazione per i turisti che a milioni affollano il nostro Paese. 

Ultimo “nodo” il tilt, che si preannuncia anche peggiore per agosto, del trasporto ferroviario (per capire, un solo esempio: nel 2009 sulla tratta Milano-Roma passavano in un anno 16.439 treni ad alta velocità, oggi, senza nessuna modifica strutturale, ne abbiamo 51.538). 

Che, per restare in materia trasporti va di pari passo con il trasporto aereo e i servizi aeroportuali, il cui “nodo” è di moltiplicazione dei voli, tariffe da rapina di compagnie fatte solo per fare soldi e che ignorano concetto e pratica di servizio di pubblica utilità… tutte lì su aeroporti che sono contenti di spartirsi le fette di guadagni. 

Treni e aerei le cui normative per lenire i disservizi ai passeggeri, si avvalgono di leggi fatte solo per trasformare i consumatori in elargitori di soldi senza diritti.

E questo elenco è solo quello dei trasporti… che  dire di una legge fatta per combattere le liste d’attesa sanitarie e che, enunciando una serie di principi, ci fa sapere che POI dovrà trovare i soldi per farlo. POI…

Insomma, Luglio, il mese in cui si raccolgono le schifezze che si sono seminate.

Vorrei ricordare come Aduc s’interessi principalmente d’intervenire sul piano esecutivo su parecchie circostanze come ad esempio:

* le multe dei Comuni per fare cassa (soprattutto autovelox) continuano ad arrivare e, impugnate davanti ad un giudice di pace, si riesce a lenire il prelievo di soldi delle vittime;

* continua ad essere necessaria l’informazione sulla fine del mercato tutelato dell’energia.  Diversi i nostri interventi sul nostro web e a livello mediatico.

* rimborsi da commercianti che hanno violato i contratti di acquisto;

* il mese appena trascorso è stato tragico per i trasporti, Siamo presenti in diversi momenti di informazione e stiamo assistendo molti passeggeri vittime di questa situazione.

* accordi per contese condominiali.

* attivo un servizio di recupero del mal-pagato per le rate di mutui nel periodo 2005-2008, che seguivano un tasso euribor ritenuto errato (troppi soldi) da Antitrust e Cassazione. La cosa non è semplice ma i legali Aduc sono al lavoro;

Ma non solo, ADUC è presente attraverso il piano informativo e di denuncia con articoli, editoriali, notizie pubblicate su http://www.aduc.it, Facebook/Meta e Twitter/X.

Quindi se vuoi prova a divenire socio; ricordo a tutti che l’associazione è no profit, basata sul volontariato e, per scelta, non prende finanziamenti pubblici e pubblicità, ma sopravvive solo grazie alle donazioni.

E dire che dal Tribunale di Messina hanno avuto il coraggio di archiviare la mia denuncia per gli sversamenti sul fiume Alcantara. Complimenti… ecco l'esito ottenuto!!

Già… una denuncia presentata dal sottoscritto che è stata archiviata!!!

Mi piacerebbe conoscere ora da quel Tribunale cosa hanno da dire a riguardo… 

Ma d’altronde si sa… quanto sta finalmente accadendo era stato riportato dal sottoscritto nel 2019!!! 

Il post s’intitolava: Foce dell’Alcantara: un tempo oasi naturale, oggi… fogna a cielo aperto!!! Vi basterà leggerlo e vedrete che quanto sta accadendo nell’attuale inchiesta giudiziaria era stata ben evidenziata: http://nicola-costanzo.blogspot.com/2019/11/foce-dellalcantara-un-tempo-oasi.html

Ed allora riporto quanto ho letto ieri nella pagina web di Messina Today: https://www.messinatoday.it/cronaca/fogna-taormina-operazione-guardia-di-finanza-sversamenti-alcantara-sospensione-dirigente.html

Dai liquami sversati nel fiume Alcantara a un sistema di cattiva gestione dell’impianto fognario della fascia jonica messinese. Guardia di finanza e polizia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare personale che dispone la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio nei confronti di un ex dirigente del Consorzio Rete Fognante di Taormina ed il divieto temporaneo per due imprenditori della provincia di Messina ed un professionista, già dirigente dell’Ente, di contrarre con la pubblica amministrazione.

Il provvedimento cautelare, emesso dal gip del tribunale peloritano, su richiesta della Procura della Repubblica di Messina, interviene nella fase delle indagini preliminari ed è basato su imputazioni provvisorie, che dovranno comunque trovare riscontro in dibattimento e nei successivi gradi di giudizio, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva stabilito dall’art. 27 della Costituzione. Agli indagati sono contestati, in concorso tra loro, i reati di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente, falso materiale e ideologico, truffa e inquinamento ambientale.

Le indagini, condotte dal commissariato di Taormina e dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Taormina, coordinate dalla Procura della Repubblica di Messina, che sono consistite in complesse ricostruzioni documentali, intercettazioni ambientali e accertamenti bancari, hanno messo in luce l’esistenza di un collaudato sistema di cattiva gestione delle funzioni pubbliche, in totale spregio dei principi di correttezza, trasparenza ed imparzialità che dovrebbero presiedere all’azione amministrativa.

In dettaglio, il sistema illecito ruotava attorno alle figure di due dirigenti, rispettivamente responsabili dell’area tecnica e dell’area finanziaria, che gestivano, in maniera clientelare, i lavori di manutenzione dell’Ente pubblico, inosservanti della vigente normativa sui contratti pubblici, affidandoli arbitrariamente a taluni imprenditori per la realizzazione di scopi personalistici, quali incarichi privati retribuiti ed altre varie utilità economiche. Inoltre, gli investigatori hanno dimostrato che il Responsabile tecnico aveva consentito l’utilizzo dell’impianto di depurazione anche in assenza dell’autorizzazione allo scarico, risultata ormai scaduta, e della manutenzione della struttura, obbligatorie per il trattamento a norma di legge delle acque reflue, arrivando persino ad autorizzare uno degli imprenditori colpiti dalla misura restrittiva, allo scarico reiterato di reflui fognari non depurati nelle acque del fiume Alcantara, in totale inosservanza delle prescrizioni e cagionando un significativo danno all’ecosistema fluviale.

In merito, il Giudice per le Indagini Preliminari, considerati i gravi indizi di colpevolezza ed il concreto pericolo di reiterazione del reato, ha disposto il sequestro dell’automezzo utilizzato per il trasporto illecito di rifiuti e scarico abusivo dei reflui fognari, riconducibile ad una società gestita da uno degli imprenditori indagati. L’impianto gestito dal Consorzio, già sottoposto a sequestro nel corso delle investigazioni, è attualmente affidato ad un amministratore giudiziario e risulta regolarmente operativo, in regola con gli interventi di manutenzione previsti per legge.

L’odierna attività testimonia il perdurante impegno delle forze dell’Ordine e della Procura della Repubblica di Messina nel contrasto ai reati contro la Pubblica Amministrazione, a tutela dell’ambiente ed a presidio della legalità circa la corretta spesa delle risorse pubbliche in favore della collettività. Il provvedimento cautelare è stato adottato nella fase delle indagini preliminari e che, dunque, gli indagati sono da presumersi innocenti sino alla sentenza di condanna definitiva che ne accerti la responsabilità all’esito del giudizio che si svolgerà nel contraddittorio con la difesa davanti al giudice terzo imparziale, giudizio che si potrà concludere anche con la prova dell’assenza di ogni forma di responsabilità.

E poi debbo ascoltare i soliti “pappagalli istituzionali” che ripetono quando intervistati: dovete denunciare!!! 

Vorrei chiedere loro: ma quando uno denuncia e nessuno prende provvedimenti, il cittadino virtuoso cosa può fare??? 

Ma d’altronde ditemi: chi compie quotidianamente quei sani principi di legalità??? Già… sono soltanto esigui cittadini che si contano sulle punta delle dite e vi assicuro come ciascuno di essi, poco o  nulla centrino con quanti abitualmente vediamo commemorare – con la consueta posa di ghirlande – le vittime di questo nostro Paese!!! 

Catania è quinta!!!

Si questa volta non siamo ultimi, bensì quinti… immediatamente dopo Palermo…

Per cosa??? Dobbiamo andare fieri di questa classifica appena pubblicata su “https://www.errorigiudiziari.com/“???

Non proprio… perchè questa volta la classifica va letta al contrario e quindi i nomi dei primi dieci, rappresentano di fatto proprio le città che hanno evidenziato aver commesso i maggiori errori giudiziari nel corso dello scorso anno,  mettendo così in luce un fenomeno che continua a suscitare grave preoccupazione… 

E difatti la Sicilia, ancor più la nostra città di Catania, emerge come una di quelle più colpite da questo gravoso problema, avendo evidenziato in una serie di casi giudiziari, preoccupanti criticità nel sistema giudiziario, in particolare nel non aver protetto quei cittadini che erano stati accusati ingiustamente!!!

L’analisi ha inoltre evidenziato come vi sia altresì una tendenza limitata da parte dello Stato nel riconoscere in maniera corretta gli indennizzi alle vittime di ingiusta detenzione, in quanto la maggior parte delle domande presentate, sono state respinte o liquidate con importi minimi. 

Questo ovviamente solleva importanti interrogativi sulle ingiustizie in nome di una legge “uguale per tutti”, che evidenzia politiche di risarcimento inadeguate nei confronti proprie delle vittime di quegli errori giudiziari.

Ecco perchè c’è bisogno di un intervento legislativo urgente e soprattutto di un impegno da parte delle istituzioni a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini. 

Perchè solo attraverso un sistema giudiziario retto e trasparente, a cui aggiungerei la parola “affidabile”, si potrà ristabilire quel rapporto di fiducia tra i cittadini e le Istituzioni, un legame che dimostra da troppo tempo di esser distaccato e che ha prodotto quel diffuso scetticismo verso lo Stato e di conseguenza nei confronti del sistema giudiziario.

E poi ci si chiede da quei nostri apparati Istituzionali di Roma, perché in questa terra nessuno denuncia!!!

Non mi resta che pregare!!!

Per l’ennesima volta sono stato rinviato, questa volta però la responsabilità è da attribuirsi all’astensione dall’attività giurisdizionale delle camere penali dal 7 al 9 febbraio!!!

Difatti, nella Delibera del 25.01.2024, a firma del Presidente Avv. Petrelli, si legge il dissenso dei penalisti ad un modello definito di “populismo giustizialista”, che moltiplica i reati per rispondere alle esigenze di sicurezza. 

Nel mirino degli avvocati vi è anche la mancata modifica dei limiti all’appello e la presenza dei magistrati fuori ruolo nell’esecutivo, in violazione del principio di separazione dei poteri..

Per cui, pur ritenendo il sottoscritto legittima l’astensione degli avvocati penalisti dall’attività giurisdizionale, avrei preferito quantomeno evitare stamani – vista la mancata partecipazione – di dover giungere presso quel Tribunale tra mille difficolta autostradali, al fine di ottemperare a quanto richiesto come “Teste” per poi ahimè ritrovarmi nuovamente a esser rinviato!!!

E così purtroppo il sottoscritto per l’ennesima volta (con questo rinvio siamo giunti a cinque) dovrà nuovamente ripresentarsi, auspicando quantomeno che la prossima volta venga  finalmente ascoltato dal Pm. 

E quindi, pur comprendendo lo stato di agitazione dell’avvocatura di fronte al pacchetto sicurezza, ritenuto “lesivo dei principi di offensività e proporzionalità, ed espressione di un populismo giustizialista e del diritto penale simbolico”, mi chiedevo, ma a noi cittadini che senza alcun interesse personale assolviamo al nostro dovere, chi ci pensa??? 

Già… ogni qual volta che si viene rinviati, non veniamo offesi da una giustizia che non vuole giungere a definizione??? 

E poi qualcuno si meraviglia che nessuno denuncia!!! Già… vorrei però sapere da quegli “ipocriti e omertosi” che sanno soltanto parlare: chi paga per tutti i disturbi arrecati??? Una mia lettrice leggendo questo mio post, mi ha scritto: ” la giustizia può essere praticata soltanto dagli spaccinati 😂😂😂 “!!! 

Permettetemi di aggiungere inoltre che parliamo di cittadini non soltanto rispettosi della legge, ma soprattutto “coraggiosi”, in quanto, dopo aver fatto sì che quegli atti d’illegalità riscontrati venissero portati alla luce, si ritrovano ancora dopo anni sballottati in quelle aule di Tribunale, senza mai riuscire a trovare quella corretta conclusione!!!

La circostanza curiosa è che stamani ho incontrato in quel Palazzo di giustizia un amico che non vedevo da tempo e dopo averlo salutato, non prima di avergli raccontato quanto mi fosse successo, egli in attesa del suo procedimento, osservando da lontano la mia totale disperazione e nel provare quindi a stemperare quella visibile irritazione – a mia insaputa – mi ha inviato dopo alcuni minuti, a mezzo “social”, la clip sopra allegata…

Sì… devo dire che quantomeno guardando quelle immagini ho iniziato a ridere, d’altronde, ormai l’ho capito: non mi resta che pregare!!!

Intercettazioni??? Sono pubbliche e a disposizione di tutti: il problema consiste nel portarle in evidenza!!!

Molti non sanno che (nella maggior parte delle inchieste giudiziarie) all’interno del fascicolo, sono presenti (quando compiute) le intercettazioni ambientali delle nostre forze dell’ordine.

Sì… sono tutte lì, uno potrebbe credere che queste siano secretate, che nessuno possa mai leggerle, ma non è così, la maggior parte di esse solo libere da vincoli, basta semplicemente recarsi in Tribunale, chiedere in cancelleria la consultazione del fascicolo oppure richiedere (ovviamente pagando…) copia di quell’atto giudiziario ed il gioco è fatto!!!

Ora, ottenuto quei documenti, si stratta di leggerli e scoprire come dietro quella falsa immagine di professioni impeccabili si nascondano individui sleali, dirigenti e funzionari ipocriti, personaggi che dimostrano attraverso quelle loro frasi e/o quei commenti “intercettati”, d’essere quanto di più spregevole e ingannevole la natura umana possa creare… 

Difatti, attraverso quelle trascrizioni (telefoniche e/o ambientali) si può comprendere come dietro quella facciata di persone perbene e/o di fidati compagni, vi sono dei soggetti ingannevoli che provano in ogni modo possibile d’incul…. i propri colleghi di lavoro, cercando con quei “lunghi coltelli” d’approfittare di quella spiacevole situazione, sì… di quella spiacevole circostanza che ha posti quei loro pari grado in cattiva luce; eccoli quindi pronti a promuovere se stessi, la propria immagine, pur di cercare disperatamente di prenderne il posto!!!

Sono tutti profondamente meschini, sia coloro che hanno compiuto quelle scorrette azioni nell’esercizio delle loro funzioni, ma ancor più quei loro colleghi o sottoposti, che dimostrano essere altrettanto menzogneri e bugiardi!!! 

Ho ricevuto in questi mesi da parte di amici, conoscenti, ma soprattutto da estranei (attraverso il pulsante “Denuncia” posto in alto sulla destra all’interno della pagina principale del mio blob) molti documenti (la maggior parte devo ammettere in forma anonima…) su procedure e/o inchieste giudiziarie concluse (o ancora in corso) e dalla cui lettura di quelle pagine si possono comprendere i discorsi riportati dalle intercettazioni, ai quali – credetemi – si resta “basiti”, quasi a non credere che quanto vi sia trascritto possa essere veritiero!!!

Scorrere con gli occhi quei commenti, provare a concentrarsi su quei messaggi “criptici” relativi quasi sempre al passaggio di contanti, quel “dire/non dire” per non far comprendere a terzi quanto si stia facendo, già… riuscire a decodificare quelle frasi tendenti a nascondere le mazzette ricevute, è veramente un lavoro certosino ben compiuto dalle nostre forze dell’ordine. 

Ma non solo, non bisogna tralasciare la codifica anche dei video, ripresi furtivamente, dai quali si evince l’uso di segnali gestuali “ermetici” che fanno comprendere come dietro a quei meccanismi corruttivi/clientelari e mafiosi, vi siano essi, con le loro agevolazioni, approvazioni e quant’altro…

Sì… perché non si tratta soltanto di ricevere denaro per quel loro immorale comportamento, tale da determinare una serie di azioni che portano a beneficiare soggetti o imprese che ne fanno richiesta, no… quei pubblici ufficiali – incaricati di effettuare le dovute verifiche o ancor più addetti a quei previsti controlli – dimostrano di far ancor di più e cioè, di prestarsi a consigli, suggerimenti, consulti, ma si offrono anche come consulenti, suggerendo sistemi alternativi per limitare o ancor più ostacolare il lavoro degli organi inquirenti…

Mi chiedo quindi, perché non far emergere quanto si è scoperto: si tratta semplicemente di pubblicare quei documenti (a disposizione di tutti); in essi vi sono i nomi e cognomi di coloro che hanno partecipano attivamente a quell’abituale malaffare e dai quali emergono circostanze gravi, tali quantomeno da determinare provvedimenti disciplinari per poterli  allontanare definitivamente da quei “sensibili” pubblici uffici!!!

Ma d’altronde, in un Paese dove il Ministro di giustizia ha dichiarato le “Intercettazioni spesso inutili, strumento micidiale di delegittimazione”, verso quale strada della “legalità”, siamo tutti noi indirizzati???

Una riunione condominiale finisce col fuoco!!! La prossima prevedo, se continua così nell'indifferenza generale, finirà nel sangue!!!

A Torino Pietra Alta la riunione di condominio finisce male: l’amministratore tenta di dare fuoco a un condomino!!!

Alcuni presenti ormai esasperati, durante una riunione di condominio hanno rischiato di diventare vittime “infuocate”… già, nel senso letterale della parola!!!

Mercoledì 9 agosto c.a., durante una convocazione assembleare, l’Amministratore ormai stanco di sentirsi accusare di avere eluso le casse del condominio (sull’accaduto tra l’altro sono in corso accertamenti d parte degli organi giudiziari, ma alcuni condomini sono certi che egli abbia fatto sparire parecchie somme, tanto da aver chiesto la sua revoca), beh… secondo quanto riportato, quell’amministratore di condominio ha rovesciato addosso ad un avvocato – invitato da alcuni condomini ad assisterli – una sostanza infiammabile, tentando di appiccare le fiamme con l’uso di un accendino che per fortuna non ha funzionato salvandolo così da un incendio certo…

A quel punto i presenti dopo aver separato i due soggetti hanno chiamato immediatamente i carabinieri, i quali hanno arrestato l’amministratore con l’accusa di tentato omicidio. 

I militari dell’Arma hanno quindi eseguito un sopralluogo nella sede legale dell’amministratore, trovando un liquido compatibile con quello versato addosso alla vittima che come riportato sopra, non ha evidenziato alcun danno, se non lo spavento…

Ripeto quanto già evidenziato in un mio precedente post, intitolato “Omicidi compiuti nelle riunioni condominiali??? Ho come la sensazione che alcune negligenze vadano ricercate nell’operato superficiale di una parte delle nostre Istituzioni!!!”. link: http://nicola-costanzo.blogspot.com/2023/07/omicidi-compiuti-nelle-riunioni.html

E sì… perché fintanto che l’illegalità viene consentita da questa nostra fallace giustizia o dovrei dire da taluni suoi togati, gli stessi che per motivi irrazionali non garantiscono neppure l’operato di quegli stessi amministratori giudiziari da loro stessi nominati, come pensate che le cose possano cambiare…

Già… perché quest’ultimi sono chiamati a difendere le ragioni di quei poveri condomini sottomessi ad accertate imposizioni e soprattutto raggiri e truffe compiute da taluni amministratori (protetti da quel sistema…) e da quei suoi lacchè, ma non solo, questi amministratori la cui mala-gestio è stata accertata dalle forze dell’ordine, beh… dopo essere stati indagati e soprattutto rinviati a giudizio per una sfilza incredibile di reati gravi, continuano come nulla fosse, già… prendendo per il culo sia la giustizia (che evidenzia con le sue azioni tutte quelle proprie lacune, auspico che trattasi soltanto di questo e che non vi sia qualcosa altro, come solitamente scopriamo ogni giorno in questo nostro corrotto Paese…), ma soprattutto quel suo apparato, grazie all’utilizzo di meccanismi elusivi e ad una serie di espedienti che permettono a quell’ex amministratore di rimanere di fatto in “carica” attraverso suoi complici, tra referenti (e/o familiari), ma principalmente non permettendo a chi è stato nominato propriamente da quel Tribunale, di poter compiere quanto dovuto, non avendo consegnati i documenti contabili!!!

Già… tutti sanno, ma nessuno fa nulla: che schifo di giustizia, abbiamo, una completa vergogna sia per lo Stato ma ancor più per quei cittadini coraggiosi che cercano in maniera legale di far emergere quei principi di legalità!!! 

Ma la circostanza più assurda è dover stare ad ascoltare tutte quelle parole sterili pronunciate solitamente durante abituali commemorazioni, incontri con i giovani o convegno sulla legalità, già… frasi espresse dal nostro Presidente della Repubblica e da tutti quei referenti istituzioni: Denunciate, denunciate e ancora denunciate, che lo Stato è con voi!!! Sì perdonatemi ma mi viene da aggiungerei: “e con lo Spirito Santo”!!!    

Auspico solo che a breve qualcuno vorrà spiegare cosa sta accadendo all’interno di quel Tribunale peloritano, perché il sottoscritto da ben cinque anni, non riesce a capirlo: sì… ho come la sensazione che quando a breve si giungerà a quella tanto auspicata sentenza definitiva, forse… sarà troppo tardi, perché vedrete… nel frattempo, qualcuno ci avrà rimesso la pelle!!!

     

Conto su pochi lettori e ambisco a poche approvazioni…

Già… conto su pochi lettori e ambisco a poche approvazioni. Se questi pensieri non piaceranno a nessuno non potranno che essere cattivi, ma se dovessero piacere a tutti, lì considererei detestabili!!!

Si… da tempo ho compreso come nulla è come sembra e che non si possono cambiare le opinioni degli altri, anche se quest’ultimi sanno di essere in torto!!!

A cosa serve quindi provare a cambiare un ambiente che non vuole minimamente mutare??? 

La circostanza più incredibile non è tanto quella di non esser a conoscenza di errare e quini continuare così a supportare quei propri convincimenti, ma non avere il benché minimo dubbio di porli a critica, di analizzare attraverso i fatti quelle circostanze, provando così a ricercare quell’unica verità o quantomeno la più giusta tra esse!!!

No… a questi soggetti non interessa nulla di giungere alla verità, ancor più se questa è diretta alla legalità,  beh come avrete compreso, ad essi interessa soltanto portare avanti le proprie ragioni, siano esse anche illegali… 

L’orticello di casa prima di tutto e poi il resto, se infine, nel procedere con quelle metodologie corruttive e clientelari vi è anche un tornaconto economico ben venga… 

Ecco con chi abbiamo a che fare, con tutta una serie di soggetti che si prestano a vendersi al migliore offerente!!!

Certo, comprendo bene come questo mio modo di evidenziarne le lacune conduca ad essere odiato, ma il sottoscritto non vuole e non potrebbe mai essere minimamente paragonato ad essi e quindi ancor meno desidero quella loro approvazione, anzi amo profondamente le critiche talvolta offensive che mi vengono inviate attraverso questo blog, alle quali rispondo sempre, anche quando la maggior parte di essi si nasconde dietro una falsa identità o uno pseudonimo nickname… 

D’altronde parliamo di persone meschine, d’individui sterili che si nasconde dietro le azioni degli altri, sono coraggiosi solo sui social e mai pubblicamente, codardi in tutto, in particolare quando devono esporsi pubblicamente, già… attraverso il proprio nome e cognome!!!

Sì, certe volte come sta accadendo ora sono stanco di parlare, di comunicare e ho solo voglia di spegnere il mondo e starmene da solo…

A cosa serve ricorrere in maniera urgente all'ex art. 700 cpc, quando poi all'interno dei Tribunali i magistrati competenti non emettono i procedimenti nei tempi previsti???

Sappiamo cosa prevede la normativa con il ricorso d’urgenza ex art. 700 cpc e cioè: “chi ha fondato motivo di temere che, durante il tempo occorrente per far riconoscere e far tutelare il suo diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile, può chiedere con ricorso al giudice un provvedimento d’urgenza che appare secondo le circostanze il più idoneo ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito”.

Ma se quanto sopra si scontra poi con i tempi della giustizia, quando cioè per emettere un provvedimento (ovviamente nei tempi necessari alla sua disamina), il magistrato chiamato in causa (provvedimento “ricordo d’urgenza”) fa uso di un tempo indefinito, ditemi, a cosa serve richiedere quella procedura, se non solo per sentirsi prendere per il … ???

Ricordo che si procede per “urgenza” quando (la legge) richiede che vi sia la necessità di una tutela immediata del diritto, tutela che altrimenti verrebbe irrimediabilmente frustrata qualora si procedesse per le vie ordinarie e si attendessero i tempi di una sentenza ordinaria, in altre parole vi deve essere un pericolo imminente di un pregiudizio che minacci irreparabilmente il diritto!!!

Ma vi è anche una seconda condizione ed è la probabile esistenza del diritto che si vuole tutelare; in pratica, il diritto fatto valere deve essere verosimile già dalla lettura delle carte e senza procedere a un’istruttoria particolarmente approfondita. Insomma, già sulla base delle prove portate in giudizio e analizzate “con la fretta” di un giudizio urgente, il magistrato deve convincersi delle ragioni del ricorrente.

Ecco, questa seconda condizione, in gergo tecnico chiamata “fumus boni iuris”, ossia l’apparenza (simile al fumo) di un valido diritto, si potrebbe definire più facilmente “verosimiglianza del diritto”, ed è ciò che infatti i cittadini non riescono a capire, già… sui motivi di quei ritardi, sapendo il più delle volte che non si tratta di carte senza alcun fondamento, ma che esse completano le indagini effettuate dagli organi di polizia, dalle cui verifiche è stato permesso di anticipare e predispone l’instaurazione di un processo penale, nel quale la persona indagata è risultata rinviata a giudizio!!!

Quindi mi chiedo, se il rischio della parte interessata di ricorrere al procedimento d’urgenza per danno temuto o di nuova opera – in attesa che si attuino quelle misure cautelari tipiche previste in quei tipi di reati come ad esempio il sequestro dei beni – quando cioè la misura cautelare tipica non è adeguatamente idonea a garantire la soddisfazione delle posizioni soggettive lese nei tempi necessari per la definizione del giudizio, il magistrato non dovrebbe in maniera celere, ma che dico… di più, sollecita, lesta, rapida, spedita, procedere con quanto di sua competenza…

Ed invece restiamo qua, già… in attesa di non si sa che cosa e nel frattempo quei lestofanti – ricordo già rinviati a giudizio – sì… quegli individui che si prestano da sempre a ogni tipo di malaffare, gli stessi d’altronde che sfruttano tutte le crepe e gli escamotage giuridici per farsi beffa della nostra giustizia, beh… stranamente questi individui, continuano a compiere quelle loro azioni come nulla fosse, non solo nei confronti di quegli esigui cittadini onesti e coraggiosi, ma anche dinnanzi a funzionari istituzionali, accompagnati dalle forze dell’ordine!!!

Certa che se questa è la nostra giustizia a cui i cittadini si affidano…  

Che cazz… di paese è il nostro: si arresta per 5 euro e 20 centesimi, mentre chi si approfitta di centinaia di migliaia di euro, viene protetto!!!

Sig. Costanzo buonasera, 

desidero inviarLe questa nota personale, avendo letto un post che ha dell’incredibile riportato su “Il Fatto Quotidiano” al link https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/02/10/tentato-furto-da-5-euro-arrestato-per-scontare-due-mesi-di-carcere-17-anni-dopo-i-fatti/7060669/

Nell’articolo si legge che uno sfortunato, per aver tentato un furto del valore di 5 euro e 20 centesimi (un po’ di cibo in un momento sicuramente di difficoltà economica) è stato, dopo quasi 17 anni, arrestato per scontare due mesi di carcere!!!

Pensavo, il solo costo per aver inviato quel personale di polizia a procedere con l’arresto, sarà costato a noi contribuenti qualche migliaia di euro, ma si sa, questa è l’Italia!!!

Va detto comunque che la direzione di quel supermercato – se pur non fosse la prima volta che lo fermavano con merce non pagata – ha avuto la saggezza di non denunciare il poveretto, d’altro canto il maltolto era stato restituito e quindi non vi era in quel gesto danno.  

Eppure la nostra giustizia è stata così solerte da mandare qualcuno a prenderlo – tra l’altro vorrei precisare come quell’individuo fosse presente in una struttura di accoglienza dei servizi sociali – per fargli scontare la pena!  

Ed allora le chiedo, com’è possibile che in questo paese a pagare sono sempre i più deboli, mentre i forti vengono protetti da quelle stesse  istituzioni che dovrebbe viceversa contrastarli???

Le faccio un esempio banale: c’è chi si approfitta di centinaia di migliaia di euro e “stranamente” (è un eufemismo, siamo ben a conoscenza di chi c’è dietro quel sistema posto a protezione, che a breve vedrà, posso anticiparlo, sta per saltare) rimane impunito…  

La circostanza assurda è che su questa vicenda sono stati condotti molti accertamenti dalle forze dell’ordine, i quali, hanno evidenziato tutta una serie di reati, eppure da quel palazzo in cui dovrebbe abitare quella cosiddetta “giustizia“, come d’incanto, accade proprio il contrario, e il lavoro professionale e correttamente eseguito dagli inquirenti va buttato nel c…. 

Ed allora, riprendendo una nota di un suo post mi chiedo: perché quei referenti Istituzionali, nel decidere di stralciare gli atti di cui sono venuti formalmente a conoscenza, non provvedono a denunciare quanti – all’interno di quelle forze di polizia – hanno realizzato la documentazione o nel voler essere ancor più precisa, le prove che attestavano quelle irregolarità??? Mi chiedo, perché non si è tenuto minimamente conto di quanto riportato nel Articolo 2700 del C.C.??? 

Se si è deciso (per ragioni che non sto qui a valutare) di stralciare quel provvedimenti, significa o dovrei dire, vi è certezza dell’inadeguato lavoro condotto da quelle forze dell’ordine, chiamate direttamente in causa, viceversa, dobbiamo credere che le situazioni al limite della irregolarità non siano riconducibili a quest’ultimi, bensì fanno riferimento ad altri soggetti che potremmo definire “giudiziari” che, come riportavo sopra, non hanno minimamente tenuto conto, di quanto riportato nel Articolo 2700 del Codice Civile (R.D. 16 marzo 1942, n. 262 – Aggiornato al 29/04/2022)!!!

L’articolo è importante perché riporta testualmente: “L’atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso [221 c.p.c.], della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti”!!! E quindi, nel momento in cui è stato deciso quel procedimento di stralcio, perché non si è provveduto a denunciare quei pubblici ufficiali che hanno condotto le verifiche di falso??? 

Ecco perché se da un lato perdiamo tempo per 5 euro e 20 centesimi, di contro, c’è chi ogni giorno si approfitta in questo Paese di centinaia e/o milioni di euro, ma può stare tranquillo, proprio come quel boss che hanno da poco arrestato, tanto a questi individui non li cerca nessuno o quantomeno il rischio che qualcuno (di suo già “ricattabile”) possa prima o poi esporsi, credetemi è decisamente nullo!!!

Ringrazio per la cortese attenzione che vorrà accordarmi nel suo blog, porgo cordiali saluti. 

Lettera firmata (cui sono stati allegati i documenti della indicibile vicissitudine).

L'ennesimo condominio truffato…

Sig. Costanzo buongiorno e buone feste, 

le scrivo con riguardo al post da Lei pubblicato al link: https://nicolacostanzo.wordpress.com/2021/12/17/superbonus-110-truffato-un-condominio/ per raccontarLe quanto sta per capitare anche al nostro condominio.

Il problema è che abbiamo l’amministratore che secondo me fa la parte dell’impresa che lui stesso ha scritto una clausola e tutti in maggioranza hanno approvato tranne io e un altro condomino abbiamo votato contro persone che hanno votato senza rendersi conto della gravità cioè la clausola che ha scritto l’amministratore identico a quello che avvisa il suo blogs.

Qualora l’impresa inizia i lavori per un totale di 2.000.000 milioni di euro compreso lavori extra senza sconto in fattura a mio avviso un ricatto e dopo effettuato lavori per 30 – 40% e la banca non gli dà i soldi, significa che dobbiamo pagare noi, bella truffa.

Caro Sig. Vincenzo, come può vedere ho pubblicato quanto ricevuto, poiché quanto sta accadendo al Vs. condominio, è eguale (ahimè) a tanti altri…

Mi permetta di darLe comunque un consiglio, Lei – anche se oggi si sente solo o quantomeno in minoranza (insieme a un altro condomino ) – ha ancora la possibilità di ribaltare la sua posizione, perché la legge ( anche se a volte lenta come una lumaca…) è per fortuna dalla sua parte, si tratta solo di non avere paura e denunciare quanto sta accadendo in quel condominio!!!

Posso assicurarLe che oggi, chi crede di vantare un potere al di sopra delle parti, si ritroverà – se sono stati compiuti realmente dei reti o delle procedure illegali – improvvisamente in un Tribunale, ma dalla parte inquisita e Lei potrà finalmente ritrovare “giustizia”!!!

D’altronde, qualcosa in questi giorni è cambiato – visto purtroppo quanto accaduto violentemente a Roma in una riunione condominiale – e difatti ora, gli organi di polizia e la stessa magistratura, hanno finalmente compreso che dietro a quelle riunioni di spese per le parti comuni, non vi soltanto beghe condominiali, ma un giro consistente di denaro e soprattutto reati commessi o in procinto di commettere di ogni tipo…

Il sottoscritto infatti, proprio su questo argomento, ha pubblicato ad inizio mese un post: http://nicola-costanzo.blogspot.com/2022/12/quando-la-giustizia-dorme-o-si-rende.html dal quale può prendere alcune considerazioni importanti, quale ad esempio: l’Articolo 2700 del Codice Civile.

In ogni caso, se volesse ricevere ulteriori consigli su come procedere oppure avere qualche dritta su come accelerare le procedure giuridiche affinché vengano sospese le procedure adottate dall’assemblea e dal suo amministratore, mi contatti nuovamente che – se attuerà quanto le dirò (ormai su questo argomento sono diventato un esperto…) – posso garantirLe che in tempi abbastanza celeri, riuscirà a limitare o ancor meglio a far sopprimere tutte quelle procedure che sicuramente potrebbero determinare non solo a lei, ma a tutto  il condominio, gravi danni economici e non solo… 

Cordialmente, Nicola Costanzo.

Imprenditori siciliani disonesti??? Analizzando in maniera obiettiva si scopre che…

Come ben sapete ritengo che chi pecca nel compiere la propria professione debba sempre pagare, ma vi sono dei casi che m’inducono a pensare che non sempre la colpa di quegli imprenditori sia da imputare a quanti – mi riferisco naturalmente a tutti coloro che nulla hanno a che fare con affiliazioni a strutture legate alla criminalità organizzata o per meglio dire appartengono di fatto a quel sistema clientelare, corruttivo, ed  anche mafioso – possiamo definire ancora “onesti“.

Certo quest’ultimo termine è certamente difficile da affibbiare a quanti operano nella mia Sicilia, ma come dicevo esiste ancora una parte sana che sta in questi ultimi anni – forse a causa delle difficoltà finanziarie provocate dal “covid” – ma non solo, anche quanto in questi mesi ha provocato un aumento esponenziale nel settore energetico e petrolifero, incremento che stanno mettendo in crisi parecchie imprese e che ha determinato in molti imprenditori la decisione di chiudere definitivamente i battenti o quantomeno di provare a resistere non solo alla crisi, ma anche ribellandosi a quel sistema coercitivo di regolari richieste, a cui da sempre erano sottomessi!!!

Desidero affrontare stasera questo tema, dopo aver letto in questi giorni di talune inchieste giudiziarie che hanno visto coinvolti alcuni imprenditori indagati per corruzione…

Naturalmente lungi dal sottoscritto pensare che qualsivoglia forma di pagamento di tangente possa non venir considerata quale forma di corruzione o che essa non costituisca un reato; no… ciò che mi permetto di dire e che il più delle volte – per compiere in maniera corretta la propria attività – ci si ritrova a doversi sottomettere a un sistema che preclude, a chi si ribella, la possibilità d’operare…

Perché diciamoci la verità, in Sicilia ( ma non solo lì…) per lavorare bisogna pagare: da sempre è così e così continuerà fintanto che le leggi sono così permissive e soprattutto non difendono chi vuole contrastare quel sistema illegale dimostrando di non volerne fare parte…

Già perché da noi si sa, per dimostrare di essere onesti bisogna farsi sparare o quantomeno far comprendere a tutti – mettendoci in primis la faccia – che non si ha paura di niente e di nessuno, perché soltanto così lo Stato è costretto ad intervenire, altrimenti – quegli imprenditori coraggiosi – dovranno sottostare al sistema oppure decidere di chiudere definitivamente, abbandonando le aspirazioni di una vita o quei desideri di continuità da voler consegnare ai propri figli… 

Ho letto nell’articolo di un imprenditore che ha affermato di avere pagato, già… non per accaparrarsi i lavori, ma per velocizzare l’affidamento di quel proprio cantiere, sì… alla luce di un’aggiudicazione che sarebbe avvenuta in maniera del tutto trasparente!!! 

Quindi, una mazzetta per comprare non l’appalto ma il tempo di chi avrebbe dovuto seguirla in maniera corretta e soprattutto celere!!! 

Ed allora mi sono permesso di verificare gli appalti aggiudicatisi da quell’impresa e penso di poter confermare che essa non avesse alcun bisogno di pagare per inseguire altri appalti, d’altronde consentitemi una riflessione: se analizziamo i ricavi prodotti dagli appalti pubblici e quanto essi rendano alle nostre imprese – con ribassi intorno al 30% – beh… lasciatemelo dire con molta franchezza, soltanto chi esegue i lavori in maniera difforme dai previsti Capitolati e soprattutto chi possiede i favori delle Dl,  può pensare di ricavare oggi un utile, altrimenti… si ci rimette sempre!!!

Ed allora mi sono chiesto: cosa avrebbe potuto fare quell’imprenditore dopo essersi aggiudicato in maniera corretta e trasparente l’appalto??? Mi direte tutti: semplice… denunciare quel funzionario alle autorità competenti??? 

Già… una risposta scontata, si vede che siete in pochi quelli che avete avuto a che fare con la giustizia e soprattutto coi i suoi tempi interminabili, che vedono ahimè il più delle volte – grazie a giudizi iniqui – ribaltare i giudizi a favore proprio di chi era stato per l’appunto denunciato!!!

Comprenderete altresì come dopo quella denuncia, nessuno più vorrà aver a che fare con quell’impresa, in particolare nessun funzionario o dirigente sarà più disposto a verificare quei lavori in corso (o da eseguire a seguito aggiudicazione), in maniera serena, ma staranno tutti lì – già… con il fucile puntato – a verificare la regolarità di quelle opere in tutte le loro fasi, osservando in particolare quei dettagli che si sarebbero sicuramente sorvolati, ma ora, con il rischio che ci sia qualcuno delle forze dell’ordine disposto a verificarli e contestarli, ecco che si preferisce bloccare l’appalto!!!

La verità??? Questo paese è come quel cane che si morde la coda!!! E’ un problema senza via di uscita, una condizione che conduce tutti, dopo aver risolto un problema, a doverne affrontarne un altro, un ciclo vizioso e perverso nel quale ci troviamo tutti ad essere coinvolti, anche ahimè quei pochi imprenditori che con grande difficolta provano a restare retti!!!

Per quelli che come me, hanno fame e sete di giustizia!!!

Non si finisce mai di cercare la giustizia, ma il vero problema è riuscire a metterla in pratica con i fatti e non fermarsi – per come solitamente accade – alle parole…
Oggi ne parlo perché nel pomeriggio mi trovavo al Cimitero Monumentale di Milano ed appena entrato (da sotto il Famedio) mi sono ritrovato in una piazzetta con al centro un monumentale sepolcrale in memoria delle vittime dello sterminio, sul quale era per l’appunto incisa la frase che vedete nella foto.
Ed allora mi sono chiesto: se tutti provassimo a ricercare in ogni momento della nostra giornata la giustizia, come sarebbe il nostro Paese??? 
Certamente migliore di quello che è, ma sappiamo bene come a nessuno interessi far qualcosa di diverso o di positivo, perché ciascuno tiene più a sé stesso che agli altri, gli stessi che insieme ad egli costituiscono l’essenza vera di questa nazione… 
Ed invece assistiamo ad una completa illegalità, anche nelle circostanze più futili e vi prego, non venite a dirmi che a volte ciò è dovuto non per una mancata partecipazione al senso civico o forse perché non si era a conoscenza di quelle particolari circostanze , no… gli individui – uomini o donne che siano – si comportano come veri lacchè ed un muro di omertà viene elevato a protezione di quel sistema di cui si fa parte e quindi, anche chi è venuto a sapere di quelle condizioni illegali, chi avrebbe dovuto per l’appunto fare in modo che ciascuna di quelle azioni gravi venisse immediatamente interrotta o quantomeno fatta rientrare all’interno di quel meccanismo chiamato legalità e trasparenza, beh… ecco che anch’essi si sono volatilizzati e le circostanze gravi, sono rimaste lì dov’erano!!!

Io sono certo che in questo momento vengo letto, anche da chi sanno che ciascuna parola di questo mio post (ma anche ad alcuni precedenti) è riferita a loro!!!

Ed allora consentendomi di riprendere un passo della liturgia presenta nel racconto della Passione, voglio preannunciare loro quanto segue: in verità prima che la settima notte da oggi giungerà al suo termine, il vostro nome e cognome, lo stesso che credevate mai sarebbe emerso, verrà – prima che il gallo canti tre volte – elaborato accuratamente da un sostituto procuratore che vedrete si occuperà di quell’esposto posto lì sul suo tavolo e farà in modo che nessuno sfugga più alle proprie responsabilità…
Ecco questa è la differenza tra chi crede nella giustizia e chi viceversa ancora pensa che essa sia del tutto inutile o peggio che quel giudizio non abbia valenza in quanto potrà essere successivamente, con i dovuti accorgimenti, ribaltato!!!
Ma questa volta non andrà così!!!
Mi dispiace per loro e per quanto poco mi conoscono, ma amo la vita come amo la giustizia; se però non potessi avere l’una e l’altra, rinuncerei alla vita pur di mantenere la giustizia!!! 

Altro che giuramento d'Ippocrate: "Catania, l'unico interesse non era il paziente… ma i profitti della casa di cura"!!!

Incredibile come anche in una Casa di cura, accadano situazioni come quella appena emersa grazie ai 
carabinieri del Nas di Catania, che hanno eseguito un’ordinanza del Gip di Catania…
Sono coinvolti gli amministratori della struttura ” Di Stefano Velona “, il direttore sanitario e tre sanitari…
Se volete leggere la vicenda vi consiglio il link di catania Today : http://www.cataniatoday.it/cronaca/casa-di-cura-di-stefano-velona-procura-carabinieri-inchiesta-.html dove viene raccontata la denuncia di un paziente ospite di quella clinica… 
A leggere quanto accaduto si resta senza parole, perché ciò che emerge è che il bene del paziente viene dopo i profitti realizzati, non solo attraverso i rimborsi del Servizio Sanitario Nazionale, massimizzando così al massimo il tornaconto per quella struttura, ma bensì richiedendo ai pazienti un ulteriore pagamento di 80 euro, trasformando di fatto un esame gratuito in una prestazione privata…
Ora sono state sequestrate all’incirca 4000 cartelle cliniche e dai controlli sono emerse migliaia di attestazioni false rese dai sanitari in sede di dimissione del paziente, aventi come oggetto l’effettuazione di esami…  ovviamente mai svolti!!!
Da una ulteriore verifica sui documenti ci si è accorti – attraverso una consulenza grafologica – che era stata falsificata anche la firma del paziente…
Gli indagati ora sono stati denunciati per il delitto di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe ai danni dello Stato, abusi d’ufficio e falsi in atto pubblico, mentre alla casa di cura, è stata riconosciuta la responsabilità amministrativa dell’ente. 
Per gli Amministratori della clinica è stata disposta la misura interdittiva del divieto di esercitare uffici direttivi di persone giuridiche ed imprese per la durata di 12 mesi, mentre per il direttore sanitario e per i tre sanitari è stata disposta la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico servizio di medico. 
Come sempre in questi casi… è stata disposta la misura cautelare reale del sequestro preventivo del denaro, dei beni e delle disponibilità finanziarie e delle altre utilità riconducibili agli indagati ed all’ente stesso. 
Infine, nei confronti della casa di cura è stata disposta la sospensione per la durata di un anno dell’autorizzazione regionale all’attività ambulatoriale e dell’accreditamento istituzionale presso il Servizio Sanitario Nazionale.
Diceva bene Antoine Furtière:  Un medico è un uomo che viene pagato per raccontare delle fandonie nella camera del malato, sino a quando la natura non l’abbia guarito o i rimedi non l’abbiano ucciso!!! 

Francesco: La "verità" non può mai essere silenziosa, altrimenti si chiama complicità!!!

Caro Bergoglio, ma come puoi pensare di uscirtene con una frase del genere: “Contro lo scandalo la verità è mite, la verità è silenziosa”!!!
Posso certamente comprendere che quelle parole siano dettate da un momento di crisi della tua Chiesa e che attraverso di esse, si stia provando a limitare i danni causati dalle parole pronunciate da un alto monsignore che proprio in una lettera aveva sostenuto che Lei Santo Padre,  fosse a conoscenza dei comportamenti dell’ex cardinale Theodore McCarrick, (accusato di pedofilia) ed anche d’aver incontrato, durante i suoi viaggi in Usa, una funzionaria che rifiutava le nozze ai gay…
Ora, pensare che nel 2018 la Chiesa debba nascondersi o proteggersi da quelle infamie azioni ahimè compiute, fa apparire la stessa, distante da quegli insegnamenti a cui Cristo faceva riferimento e forse di contro, più vicini alle volontà di quel suo acerrimo antagonista, presentato da sempre nei vostri scritti (il sottoscritto non ci ha mai creduto…) come “Satana”!!!
Ed ancora, quando dice “il giudizio fatelo voi”: Sbaglia!!! 
Sì… sbaglia, perché è Lei il “Capo della Chiesa” e quindi tocca a Lei prendere quei necessari provvedimenti affinché questa nostra Chiesa (la stessa che Lei comanda), riprenda nuovamente quel giusto percorso, per la quale era stata fondata…
Altrimenti, per come ha fatto quel suo (“emerito” per modo di dire… ) predecessore (lo stesso che d’altronde era ben a conoscenza di quanto stava accadendo… difatti, si è dato molto da fare per bloccare in ogni modo, quella verità riprovevole), si dimetta!!!
Sappia che il sottoscritto, a causa vostra, si vergogna d’essere “cattolico”, m’imbarazza profondamente sapere che la mia Chiesa, la mia religione e soprattutto alcuni suoi uomini, abbiano potuto compiere tutte quelle nefandezze…

E dire che il sottoscritto ne aveva parlato, già… avevo fatto emergere (in tempi non sospetti) dei post con i quali attaccavo in maniera chiara quanto compiuto da Ratzinger (http://nicola-costanzo.blogspot.com/2010/04/ratzinger-ha-il-coraggio-di-parlare-di.html ) in particolare quel suo scritto del 1962 intitolato “Instructio de modo procedendi in causis sollicitationis“, dove invitava tutti i vescovi a “secretare” eventuali denunce presentate ed in particolare ordinava (a tutti gli uomini appartenenti al clero) di celare se un minore avesse dichiarato al suo vescovo di aver subito un abuso sessuale da parte di un sacerdote, obbligandolo inoltre il querelante, di giurare il “segreto perpetuo” sotto pena di scomunica!!!

Inoltre, eventuali documenti comprovanti scandali di questo genere –commessi per l’appunto da sacerdoti – avrebbero dovuto essere conservati in un apposito archivio segreto. 
Per blindare ancor più quelle vicende, “l’emerito” Benedetto XVI, non solo richiamava tutti a quel “Crimen Sollicitationis“, ma disponeva altresì che gli abusi sessuali commessi dal clero sui minori, dovevano essere gestiti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, in quanto di loro esclusiva competenza e per tali vicende, solo alcuni sacerdoti potevano assumere i ruoli di giudice, di promotore di giustizia, di notaio e di patrono (la frase “lavare i panni sporchi in famiglia” s’addice perfettamente alla circostanza sopra riportata…)..
Ed infine, tutti gli atti di siffatti tribunali dovevano essere trasmessi alla Congregazione per la Dottrina della Fede e protetti in ogni caso dal segreto pontificio!!!
Caro Papa Francesco, Lei non può esimersi dalle Sue responsabilità, come il sottoscritto, nella qualità di padre, non può sottrarsi alle proprie!!!
Troppo comodo nascondere la verità o celarsi dietro frasi come quelle da Lei pronunciate!!! 
Così facendo, ciascuno di noi si allontanerà definitivamente da questa “chiesa” (appositamente con la “c” minuscola… non è errore grammaticale) deteriorata, putrefatta,  contagiata, marcia, ma soprattutto lontana anni luce da quegli insegnamenti trasmessi da Gesù: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio”!!!
Per nostro Signore quei bambini rappresentavano il capolavoro della creatività del Padre ancora allo stato del genuino ed è in quella loro purezza che si manifesta la vera espressione dell’essere cristiano…  
Sì…  è in quella innocenza, nel fidarsi degli adulti, in quella loro disponibilità che il Cristo rivede se stesso, in quell’essere figlio che senza discutere, s’affida completamente alla volontà del Padre celeste…
E cosa hanno fatto questi suoi piccoli figli nel mondo, si sono affidati alla Chiesa, alla preghiera, a quei pastori… e cosa ne hanno ricevuto???
Lascio perdere… quelle parole sono talmente vergognose dall’essere pronunciate che l’unico pensiero che mi sovviene, è qualcosa che fa riferimento alla “lex talionis“: “occhio per occhi, dente per dente“!!!
Per cui… non è tempo di essere miti, quella verità non può più essere silenziosa, in quanto ciascuno di noi “VERI CRISTIANI” vuole che emerga, non per far scandalo o per creare nuove scissioni,  ma nessuno, neppure Lei…può permettersi di restare in silenzio oppure di credere che con la sola preghiera si risolva tutto!!!

Gesù non vuole le nostre preghiere, certamente non vuole le vostre, anzi sono certo che quest’ultime gli fanno davvero schifo e non vorrei essere – il giorno del giudizio – al posto di quanti hanno commesso quegli efferati crimini…

Se esiste una giustizia divina, mi auguro che provveda a punire quanto quegli uomini del clero hanno vergognosamente compiuto nei riguardi di quegli indifesi bimbi…
Ed allora, caro Francesco, riprendendo una sua frase concludo: Signore, grazie per avermi concesso la grazia di discernere quando bisogna parlare da quando bisogna tacere… e se oggi ho potuto scrivere con atto d’amore questo mio post, è solo perché hai saputo leggere nel profondo del cuore e mi hai trovato degno di poter riportare quanto sopra, accompagnandomi con la tua mano…

800582727: "Linea Libera", ecco il numero verde per chi vuole segnalare o denunciare condotte corruttive!!!

Finalmente parte il nuovo servizio di Libera nella lotta alla corruzione per chi vuole segnalare o denunciare condotte corruttive.
Si chiama “Linea Libera” ed il numero verde è il seguente: 800582727 – operativo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e il martedì e il giovedì dalle 15 alle 19.
E’ riservato a tutti coloro che avendo assistito ad episodi opachi, condotte corruttive o di stampo mafioso, ed anche, clientelismo, cattiva amministrazione, situazioni di conflitto di interesse sul luogo di lavoro, tangenti, infiltrazioni criminali, tutte quelle circostanze che secondo voi, possono essere segnalate o denunciate. 

Linea Libera” fa ora quanto il sottoscritto da tempo svolge nel proprio blog, attraverso  il link con l’immagine del megafono: “Denuncia“.
Sì “denuncia”, un luogo di ascolto, d’incontro, di accompagnamento per chi vuole mettere potenziali segnalanti e denuncianti in grado di districarsi nel complesso quadro normativo e burocratico, per poter poi proseguire in autonomia un proprio percorso, verso quei canali istituzionali…
D’altronde si è visto come purtroppo, il più delle volte a segnalare si rischia la solitudine ed inoltre, nel denunciare fatti gravi come estorsione e usura o nel far emergere il malaffare a cui si assiste anche sul luogo di lavoro, spesso non si sa neanche come farlo o a chi rivolgersi.
Con Linea libera si desidera colmare questo vuoto: essere di sostegno a chi fa queste scelte, non solo accompagnandolo verso la segnalazione/denuncia, ma anche fornendo un supporto nelle fasi successive, che rischiano solitamente d’isolare e rendere vulnerabili le persone.
D’altronde come sappiamo, non sono gli arresti o le condanne a limitare quei processi corruttivi o mafiosi…
Abbiamo visto come negli anni la stessa mafia abbia cambiato il proprio metodo coercitivo: “poco sangue e tanta corruzione“. 

Sì… il nuovo metodo collusivo e corruttivo ha progressivamente sostituito la violenza, gli omicidi e quelle azioni di fuoco, con la corruzione, che sappiamo bene come giuridicamente sia difficile da inquadrare, in quanto riveste più ruoli: crimine organizzato, crimine politico e crimine economico.
La corruzione non solo infrange le regole stabilite a tutela del bene pubblico, ma sfascia l’economia, disgrega i legami sociali, rischia di fare a pezzi la nostra stessa democrazia, in quanto spezza il legame di fiducia fra i cittadini e le istituzioni.
Chi paga per questa situazione? Tutti noi… in particolar modo le persone che hanno più bisogno di riferimenti, di servizi e di politiche sociali.

Ma in tutto questo, anche lo Stato deve dimostrare la propria forza, in particolare colpendo tutti quegli uomini posti in propri settori chiave, della giustizia, delle istituzioni, della politica, ecc… affinché quelle denunce presentate alle Autorità giudiziarie, trovino (previa verifica) adeguato ascolto e soprattutto, garantiscano a chi denuncia, quell’adeguata protezione personale e soprattutto familiare…
Denunciare è vero… conviene, ma quando vi è uno Stato che dimostra essere quantomeno per primo di non essere “CORROTTO”, altrimenti si rischia di ripetere quanto avviene oggi in molte situazioni e cioè, di rimanere in linea a quel telefono, senza che vi sia mai qualcuno che risponda!!!