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Rosario Pelligra: grazie. Perché Lei è, e resterà, il Presidente che noi tutti, catanesi orgogliosi, vogliamo / Rosario Pelligra: thank you. Because You are, and will remain, the President that we all, proud people of Catania, want.


Dear President Pelligra (per i lettori italiani: la traduzione in italiano è subito dopo), I am writing this post just a few hours after the end of the match, when the uproar of the stadium refuses to turn into that usual silence that only great disappointments can normally create.

The match is over, and Catania will not play the final against Brescia. The dream of returning to Serie B has therefore, yet again, shattered against an Ascoli side that is certainly deserving, since they didn’t steal anything — quite the opposite, in fact. The 4-0 defeat in the first leg was a mountain too high to climb, and the return leg, as spirited as it may have been, wasn’t enough to work the miracle that all us fans had hoped for.

But you know better than I do: mathematics can sometimes be cruel, and football doesn’t always gift us with fairy tales.

However, I don’t just want to talk about yesterday’s result, because my thoughts go further back, to these years of silent monologues — yes — through my posts, through those public notes in which I had the courage to send you my criticisms directly about the team’s performance on the pitch — unlike many who showed great enthusiasm about being top of the table, but I felt that you, unlike them, would have been willing to listen.

And now, faced with yet another season ending without promotion, I feel immense sorrow not only for the fans, but for you, Mr. President, imagining your personal bitterness in seeing thousands of fans at the stadium who had believed until the very last second that they would be able to celebrate.

I wasn’t there, but I saw on TV those adult fans and the many children who, over these past months, have embraced the Stadio Massimino as if it were a second home, and now find themselves there… with their hearts shattered. That pain in the eyes of those young ones in the curva weighs more than any league table.

And yet — and I say this with the affection of someone who writes as a fan first and an observer second — this disappointment must serve as a “reset” for you. Not just a simple restart, but a real shake-up of the foundations. Because the structure we saw on the pitch, from every point of view, has shown deep limitations, mistakes that repeat year after year, and an inability to learn from the past that we frankly can no longer afford.

I am now reminded of the Como model: in 2021 they were in Serie C — yes, just like us — and today, with a much smaller city than ours, they are playing in the Champions League!

None of us is asking for the impossible, Mr. President. But Catania has 296,000 inhabitants, a metropolitan area reaching 770,000, and a passion that is unmatched. And all this potential today continues to run up against the reality of Serie C.

What more can I say? You have brought honor to this city, and I say this without flattery (after all, anyone who truly knows me knows that I don’t own a single selfie except the one with the Dalai Lama, but above all, I have never asked anyone for an autograph, as I have always sought to live by my own light and never by that reflected by others), especially since we haven’t yet had the chance to meet.

Having a President like you, who has shown affection and presence, is not just a stroke of luck for the people of Catania: it is a great honor. And it is precisely for this reason that it pains me so much to see you embittered. But that bitterness must now turn into courage.

It is time to truly change what hasn’t worked, to surround yourself with people who know how to build a team not just on paper, but in spirit and in gameplay. Because Catania does not deserve to stand by and watch others win. And I, as a fan, will continue to hope that you want to be the architect of that turning point.

With gratitude, and with the same sincerity as always.

Nicola Costanzo

TRADUZIONE

Caro Presidente Pelligra, scrivo questo post a poche ore dalla fine della partita, quando il frastuono dello stadio non vuole trasformarsi in quell’abituale silenzio che solitamente solo le grandi delusioni sanno creare.

La partita è finita, e il Catania non giocherà la finale col Brescia. Il sogno di risalire in Serie B si è quindi per l’ennesima volta infranto contro un Ascoli certamente meritevole visto che non ha rubato nulla, anzi tutt’altro. Il 4-0 subito all’andata era una montagna troppo alta da scalare, e il ritorno, per quanto possiamo dire combattuto con l’anima, non è bastato a compiere il miracolo che tutti i tifosi speravamo.

Ma Lei sa meglio di me: la matematica a volte è crudele, e il calcio non sempre regala favole.

Non voglio però parlare solo del risultato di ieri, perché il mio pensiero corre più indietro, a questi anni di monologhi silenziosi, già… attraverso i miei post, a quelle note pubbliche che ho avuto il coraggio di inviarLe direttamente le mie critiche sul gioco posto in campo – a differenza di molti che manifestavano grande entusiasmo per essere primi in classifica, ma io sentivo che Lei, a differenza di loro, avrebbe potuto ascoltare. 

E ora, davanti a questa ennesima stagione che si chiude senza la promozione, provo un dispiacere immenso non solo per i tifosi, ma per Lei Presidente, immaginando la sua personale amarezza nel vedere migliaia di tifosi presenti allo stadio che avevano creduto fino all’ultimo secondo di poter gioire.

Non ero presente ma ho visto in Tv quei tifosi adulti e i molti bambini che in questi mesi si sono stretti allo stadio Massimino come fosse una seconda casa, e ora si ritrovano lì… con il cuore in frantumi. Quel dolore negli occhi di quei fanciulli della curva, pesa più di qualsiasi classifica.

Eppure, e glielo dico con l’affetto di chi scrive da tifoso prima ancora che da osservatore, questa delusione deve servirLe da “reset“. Non un semplice ripartire, ma un vero e proprio scossone alle fondamenta. Perché la struttura che abbiamo visto in campo, sotto tutti i punti di vista, ha mostrato limiti profondi, errori che si ripetono anno dopo anno, e una incapacità di imparare dal passato che francamente non possiamo più permetterci.

Mi torna ora in mente il modello Como: nel 2021 era in Serie C, già… come noi, e oggi – con una città molto più piccola della nostra – gioca in Champions League!

Nessuno di noi chiede l’impossibile, Presidente. Ma Catania ha 296mila abitanti, un’area metropolitana che tocca i 770mila, una passione che non ha eguali. E tutto questo potenziale, oggi, continua a scontrarsi con una realtà di Serie C.

Cosa aggiungere? Lei ha portato onore a questa città, e lo dico senza adulazione (d’altronde chi mi conosce davvero sa che non possiedo un solo selfie se non quello con il Dalai Lama, ma soprattutto non ho mai chiesto un autografo a nessuno, in quanto ho sempre cercato di vivere di luce propria e mai di quella riflessa da altri), anche perché finora non abbiamo avuto modo d’incontrarci. 

Avere un Presidente come Lei, che ha dimostrato affetto e presenza, per tutti i catanesi non è solo una fortuna: è un grande onore. Ed è proprio per questo che mi dispiace tanto vederlo amareggiato. Ma l’amarezza, adesso, deve trasformarsi in coraggio. 

E’ tempo di cambiare davvero ciò che non ha funzionato, di circondarsi di chi sa costruire una squadra non solo sulla carta, ma nello spirito e nel gioco. Perché Catania non merita di restare a guardare gli altri vincere. E io, da tifoso, continuerò a sperare che Lei voglia essere l’artefice di quella svolta. 

Con gratitudine, e con la stessa sincerità di sempre.
Nicola Costanzo

Se non ti ho… (If I ain’t got you…).


Oggi non ho voglia – come solitamente accade nel mio blog – di parlare di legalità, inchieste giudiziarie, arresti, truffe, raggiri e quant’altro apparso stamani nei quotidiani. No, oggi voglio parlare d’amore, quello vero, quello che resta per sempre e non finisce mai.

Ho ascoltato una canzone poco fa su TikTok, “If I Ain’t Got You” di Alicia Keys, cantata da una ragazza per le strade di New York – https://vm.tiktok.com/ZNRLjneaK/ – una di quelle che ti bloccano, sì… come un semaforo che scatta rosso all’improvviso. 

Le parole del testo, in inglese, mentre scorrevano intonate da una voce bellissima, mi hanno ricordato che esiste qualcosa di più profondo delle denunce, dei verbali, delle promesse non mantenute. Mi hanno fatto sentire, con una chiarezza dolorosa, quanto io sia lontano – anni luce – dalla maggior parte dei miei connazionali, dal loro modo di vivere così banale, per non dire superficiale.

Già… come dice quel testo, c’è chi vive per la fortuna, chi per la fama, chi per il potere o per il gioco, come se la vita fosse un tavolo da poker in cui ogni gesto è calcolato per vincere qualcosa di visibile, di misurabile, di esponibile.

C’è chi pensa che la ricchezza del cuore si possa sostituire con oggetti: l’ultimo modello di cellulare, un orologio firmato, un accessorio che urla status prima ancora di essere indossato, simboli esteriori di un successo che non ha mai chiesto permesso a nessuno prima di imporsi.

Eppure c’è un momento – lo conosciamo tutti, anche se spesso lo nascondiamo – in cui quel rumore si spegne. Ti ritrovi solo davanti allo specchio di una stanza silenziosa, e ti chiedi: quello che ho costruito ha davvero un cuore che batte?

Io ci sono già stato, dice la voce nella canzone. E quante volte l’abbiamo pensato anche noi, guardando fuori dal finestrino di un aereo o di un treno che corre verso chissà dove, mentre le città scorrono come fotogrammi di una storia che non ci appartiene più del tutto?

La vita può essere una noia terribile quando è fatta solo di superficie, quando ogni gesto è una recita, ogni parola un’arma da affilare, ogni incontro un’occasione per calcolarne il vantaggio. E invece basterebbe poco: uno sguardo sincero, un silenzio condiviso, la mano di qualcuno che non ti chiede cosa fai, ma semplicemente come stai.

C’è chi desidera anelli di diamanti, chi fiori a dozzine, chi una fontana che prometta eterna giovinezza,  come se la bellezza potesse stare dentro un contenitore di vetro, e non fosse invece il riflesso di un’anima che si sente riconosciuta.

Ma che ne faremmo del mondo, messo su un piatto d’argento, se non avessimo accanto qualcuno con cui dividerne il peso, la meraviglia, la fragilità? A cosa servirebbe tutta quella luce, se non ci fosse una persona capace di guardarci negli occhi e dirci: sei qui, e questo basta…

Perché alla fine, tutto quello che chiediamo – senza ammetterlo apertamente, per pudore o paura di sembrare ingenui – è di non essere soli nella nostra verità, di non dover fingere di essere invincibili, di poter dire non ce la faccio e trovare una mano tesa, invece di un consiglio già pronto.

E forse è proprio in questo gesto semplice, quotidiano, imperfetto, che l’amore smette di essere una parola da canzone e diventa qualcosa di vivo: una scelta, ripetuta ogni giorno, di restare presenti l’uno per l’altro, anche quando il mondo fuori brucia di fretta e di rabbia.

Alcune persone vogliono tutto. Ma io non voglio niente, se non sei tu.

Non per possesso, non per dipendenza, ma perché con te, persino il silenzio ha un senso e il tempo non è più qualcosa da inseguire, ma da attraversare insieme, passo dopo passo, senza fretta di arrivare.

Se non ti ho con me, non ho niente in questo vasto mondo. Ed è questa – da sempre – la sola cosa di cui ho avuto bisogno.

Testo tradotto di: If I ain’t got you…

Se non ti ho… 

Alcune persone vivono per la fortuna,

alcune persone vivono solo per la fama,

alcune persone vivono per il potere, sì,

alcune persone vivono solo per giocare.

Alcune persone pensano

che le cose fisiche

definiscano ciò che è dentro

e io ci sono già stato,

che la vita è una noia,

così piena di superficialità.

Alcune persone vogliono tutto

Ma io non voglio niente

Se non sei tu, tesoro

Se non ti ho, tesoro

Alcune persone vogliono anelli di diamanti,

altre vogliono solo tutto

ma tutto non significa niente.

Se non ti ho, sì.

Alcune persone cercano una fontana

che promette eterna giovinezza.

Alcune persone hanno bisogno di tre dozzine di rose.

E questo è l’unico modo per dimostrare loro che le ami.

Dammi il mondo

su un piatto d’argento

e a cosa servirebbe?

Senza nessuno con cui condividerlo,

senza nessuno che si prenda veramente cura di me?

Alcune persone vogliono tutto

Ma io non voglio niente

Se non sei tu, tesoro

Se non ti ho, tesoro

Alcune persone vogliono anelli di diamanti,

altre vogliono solo tutto

ma tutto non significa niente

se non ho te, te, te

Alcune persone vogliono tutto

Ma io non voglio niente

Se non sei tu, tesoro

Se non ti ho, tesoro

Alcune persone vogliono anelli di diamanti,

altre vogliono solo tutto

ma tutto non significa niente.

Se non ti ho, sì.

Se non ti ho con me, tesoro

Oh, whoo-ooh

Non ho detto niente in questo vasto mondo, non significa niente

Se non ti ho con me..

La verità si vede nei fatti e non nei discorsi!!!

Se i nostri governanti dovessero mettere in pratica quanto pronunciato da Papa Francesco… oggi sarebbero tutti a casa!!!
Certo, qualcuno tra loro potrebbe chiedersi: “Ma cosa significa dire la verità?”…
Riprendo le parole di sua santità: “Significa essere sincero? Non dire falsa testimonianza, vivere per l’appunto come figlio di Dio”…
Già… quanti di quei cosiddetti signori, applicano durante quel loro mandato quelle semplici regole morali??? A vedere i risultati… pochi, pochissimi… nessuno!!!
“Vivere come un figlio di Dio, che mai, non confuta mai, non dice mai bugie”… ma dove, ma di quale paese stiamo parlando???, Come dite…??? Il nostro… ma per favore, non ditelo neppure per scherzo…
Il Santo Padre “proibisce di falsificare la verità nei rapporti con gli altri, dove c’è una bugia… non c’è amore, non può esserci amore!!!
Ed invece cosa fanno la maggior parte dei nostri politici, usano la menzogna per raggiungere i propri scopi, basti vedere quei loro comportamenti, ogni giorno un’inchiesta per corruzione, un’indagine per aver violato quei principi di legalità, per proseguire con truffe, raggiri, tangenti e via discorrendo…
Non desidero  fare populismo o criticare tanto per parlare… ed allora mi chiedo, come dovrei valutare quei soggetti???     
D’altronde Papa Francesco ha correttamente sottolineato: “Una persona parla con tutto ciò che è e ciò che fa”!!!
Sì… è proprio in queste semplici parole che si manifesta la vera essenza dell’individuo, ma quanti tra essi e non solo, mettono in pratica quelle giuste azioni???
Il sottoscritto ha ormai la convinzione che in questa terra, non si faccia altro che compiere quotidianamente tutto il contrario di quanto realmente andrebbe fatto, in particolare per ciò che è necessario ai miei connazionali!!!
Ciascuno di quegli uomini seduti in quelle poltrone… da quelli certamente più prestigiosi seduti al parlamento, a quelli (di scarso peso…) posti all’interno di quei consigli comunali, già… alla maggior parte di loro non interessano i problemi dei cittadini, anzi la verità è che a nessuno di loro interessa di voi, se non… il giorno delle votazioni!!!
Sì… in quei giorni antecedenti si ricorderanno di voi, saranno particolarmente gentili e vedrete, sarete anche invitati a qualche evento, i soliti discorsi inutili… 
Ma in quel preciso momento, non dovrete pensare che soltanto loro rappresentano il “male” di questo nostro paese!!!
No, quel giorno non vi basterà richiamare alla memoria quanto non sono stati capaci di compiere… 
No… quel giorno (ma vorrei aggiungere, non solo quel giorno, ma ogni giorno della vostra vita), all’interno di quella cabina elettorali, sarete voi a dovervi guardare con voi stessi, e sì.. perché se “Una persona parla con tutto ciò che è e ciò che fa”, anche voi in quel preciso momento, sbarrando quella “X”, potreste non essere poi… così tanto diversi da loro!!!