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Stato deviato, massoneria e mafia: meno male che c'è chi riesce ancora a contrastarli!!!

Vi è un alleanza in Sicilia tra uomini dello Stato “deviato”, celati scimuniti con i “grembiulini”, a cui si sono aggiunti pseudo mafiosi che pensano di comandare, quando alla fine prendono soltanto ordini!!!

Ovviamente nessuno vuole parlare di questi chiari collegamenti, né le Istituzioni e ancor meno i media, anzi sono in molti a fare in modo che questo fenomeno venga descritto come un qualcosa che appartiene alla fantasia, già… a modello dei racconti di Gleen Cooper… 

D’altronde fateci caso, la riservatezza sull’argomento ed i fatti compiuti che si tengono nascosti dentro quel sistema (da non esser  mai rivelati a nessuno), fanno in modo che poco si sappia di quanto realmente avviene dietro le quinte, difatti anche la Dia, nella sua ultima relazione alla parola “massoneria” dedica soltanto una note a piè di pagina, già… una sola citazione per quelle logge massoniche e comprenderete da voi, quanto sia davvero poco per un fenomeno che da sempre dimostra essere fortemente radicato nella nostra isola… 

La “massoneria” è all’interno di ogni ambito e fa in modo che chi appartiene ad essa goda di favori personali, di una rete di protezione, avanzamenti di carriere per se e per i propri cari, crescita in ambito sociale, sostegno politico, ma soprattutto mazzette di denaro da poter spendere in beni di lusso… 

Una cosa è certa, la massoneria è presente, ma non solo in ambito economico e sociale, no… essa interferisce e influenza molti apparati Istituzionali, Enti locali, la gestione degli appalti pubblici, la formulazione e il capovolgimento di talune sentenze nei tribunali, le notizie sui media, ma non solo, attraverso uomini “al di sopra di ogni sospetto” si occupa di antimafia, di gestione dei beni sequestrati e confiscati, promuove le nomine degli amministratori giudiziari ed anche di collusi liquidatori… 

Certo, evidenziare i collegamenti non è semplice, d’altronde la maggior parte di coloro che dovrebbero darne notizia preferisce farsela alla larga e chi prova a parlarne, come ad esempio l’amico Giletti, finisce senza più alcun programma (peraltro osservate quanto compiuto dai  suoi colleghi, tutti zitti, in silenzio, guai a voler prendere le sue difese, nessuno di loro lo ha più invitato, d’altronde va detto, se ciascuno di essi lavora per quegli stessi editori a cui le inchieste di Massimo erano rivolte (o si stavano per rivolgere…) ed anche a quella parte di politica che purtroppo controlla la Tv pubblica…), in quanto quel sistema “deviato” prevede, come riportavo sopra, la messa in atto della rete di protezione dei suoi “fratelli” adepti!!! 

La verità è che in questa terra infetta si viene ogni giorno condizionati e quei pochi uomini delle Istituzioni che fanno il loro dovere – potrei farvi alcuni nomi, penso tra l’altro che a breve li farò perché è giusto dire chi in questa terra è diverso da tutti gli altri e dimostra con il proprio ruolo e con grande coraggio di meritare quella toga o la divisa che indossa – perché sono questi gli uomini e le donne che fanno la differenza…

Questi eroi, perché soltanto così possono essere chiamati ( e sì… perché va detto, non bisogna ahimè diventare “vittime della mafia” per esser così definiti…), beh… questi signori – come dicevo – li trovate lì… occupati nelle Procure nazionali di Catania, Messina, Caltanisetta e anche Palermo, ma non solo, anche nelle Pg e in talune Gdf (sì perché… per altre purtroppo è meglio stendere un velo pietoso, naturalmente resto sin d’ora disponibile per evidenziare e far emergere quanto negativamente espresso…), continuando, nel gruppo NOE, ma anche in altri ambiti, come ad esempio quelli relativi alle Guardia Costiere o alle Protezioni Civili…

Ultimamente ad esempio, vorrei lodare gli addetti dell’Ufficio Consultazione Atti del Tribunale di Messina, Sig.ri Triglia e Bonasera, che prima telefonicamente e poi con l’invio delle mail, hanno evidenziato grande disponibilità e soprattutto professionalità nel risolvere le formali richieste formulate dal sottoscritto che seguivano alcune denunce presentate dallo stesso in taluni procedimenti penali e che, a causa della mia assenza per motivi di lavoro dalla regione, non mi permettevano di potermi presentarmi presso quell’ufficio per ritirare i fascicoli di rinvio a giudizio…  

Ecco perché se da una parte c’è lo schifo, l’infezione e quel cancro maledetto che ci attanaglia ovunque, dall’altra parte ci sono persone perbene che ogni giorno compiono il proprio dovere con alta dedizione e passione…

Sono loro, già quest’ultimi… esigui soggetti che ancora mi danno la forza di combattere e a non arrendermi, sì…neppure dinnanzi a situazioni drammatiche o a quelle a cui non crederesti mai, eppure quest’ultime continuano ancora oggi a cadermi addosso, ma come diceva il giudice Falcone: questi fenomeni sono umani e come tutti i fenomeni umani hanno un principio, una sua evoluzione e avranno quindi anche una fine!!!

“C’è chi ha costruito carriere sul processo trattativa”!!!

Ho sempre pensato che il giudice Borsellino fosse troppo intelligente per non aver fatto quantomeno una copia di quella sua agenda rossa, avendo già compreso che di li a breve, dopo il caro amico Giovanni Falcone, avesse anch’egli potuto subire un possibile attentato, circostanza quest’ultima che purtroppo è accaduta!!!

E quindi se quei documenti ipotizzando esistono – e non possono che essere stati in questi anni conservati gelosamente in qualche cassetta di sicurezza della famiglia – forse, e ripeto forse, chi ha avuto modo di leggerli, troverà quanto ora accaduto nel merito del processo sulla trattativa tra lo Stato e cosa nostra, qualcosa da ridire, ma forse non è il momento giusto per portare alla luce quelle verità nascoste o forse qualcuno avrà implorato loro di tenerle celate…     

Ho letto in questi giorni quanto dichiarato dalla figlia minore del giudice, Fiammetta Borsellino, che nei giorni scorsi ha incontrato a Bologna migliaia di studenti per parlare del padre, del depistaggio e dei tanti misteri che ancora avvolgono le indagini sulla strage di via D’Amelio..

“Non ho letto la sentenza, quindi preferisco non entrare nel merito del processo trattativa, però una cosa la voglio dire: c’è chi ha costruito le loro carriere su questo processo, immeritatamente”. 

Si comprende da quelle frasi come ella non nasconda la propria amarezza, aggiungendo: “Sa quale è il danno più grande? Questo processo, come altri prima, sono stati celebrati fuori dalle aule di giustizia, prima ancora che si esaurissero nei tre gradi di giudizio. A prescindere dalla innocenza degli imputati”.

La figlia del giudice Paolo Borsellino se la prende, senza mai citarli, con i magistrati dell’accusa che sono stati ospiti in numerose trasmissioni televisive. “L’ho trovato un comportamento scorretto che fa male alla società tutta; è assurdo che tutti conoscano un processo di questo tipo solo perché mediaticamente è stato pubblicizzato, mentre nessuno conosce processi come il ‘Borsellino quater’”. “Io mi soffermo sul fatto che prima ancora che finisse l’iter giudiziario, sono stati pubblicizzati da chi li aveva in carico, ripeto: prima ancora della fine del processo. E’ un atteggiamento che ho sempre criticato”. “Poi, è ovvio che la giustizia debba fare il suo corso, ma è deontologicamente scorretto fare una operazione del genere. Ribadisco che su questo c’è chi ha costruite delle carriere, sul nulla. Su processi che poi si sono dimostrati dei fallimenti. Ne faccio una questione deontologica”.

“E’ un messaggio brutto da dare alla società – aggiunge Fiammetta Borsellino – che alla fine si costruiscono carriere su processi che vengono pubblicizzati prima della fine del processo”

Aggiungendo inoltre: “Ci sono stati anche giornalisti che sono stati complici di operazioni del genere… c’è tutto un sistema che va dietro al potere. Queste persone hanno raggiunto questa fama, che non è fondata su nulla se non sull’autorefenzialità. E il messaggio che si da ai giovani non è positivo. Passa il messaggio che basta scrivere libri o andare in tv per diventare famosi”.

Ed infine concludendo: “Non commento la sentenza ma il comportamento portato avanti in questi anni, lo ripeto. Una operazione altamente scorretta”.

Ma ormai tutti noi da tempo abbiamo compreso quanto è realmente accaduto, sentenze o non sentenze la verità storica è ormai accertata e quanto è accaduto grazie all’appoggio di uno Stato deviato e da complicità politico/militari, non sarebbe stato possibile, se ciascuno non avesse fatto la propria parte!!!

Dispiace solo che i nostri giudici e tutti gli uomini delle scorte, insieme alle centinaia di vittime della mafia, abbiano dovuto pagare un prezzo così alto, per uno Stato che si è dimostrato e ancora oggi evidenzia – almeno una parte di esso – di essere legato e colluso con quelle associazioni criminali, attraverso i suoi politici, mafiosi e soprattutto a quanti affiliati alle varie logge massoniche!!!

Quando si parla di componente massonica in ambito d'associazioni criminali, (come da tempo ripeto…) non si parla quasi mai di massonerie regolari!!!

A dirlo è il magistrato della Dda di Catanzaro, Giuseppe Lombardo, che ritiene questo un dato di particolare rilievo, che necessita di una ulteriore specificazione. 

Questo dato non significa che non ci possano essere componenti regolari che si trasformano in componenti deviate, irregolari, per entrare a far parte dei sistemi criminali di tipo mafioso particolarmente evoluti…

La teoria si accompagna tra l’altro ad esempi tratti da inchieste dove nelle intercettazioni citate a più ripetizioni, si tratteggiano sfumature massoniche all’interno di quelle organizzazioni criminali. 

Vedasi ad esempio quanto emerso nelle inchieste “Purgatorio” e “Bellu lavuru“, dove l’ascolto di taluni affiliato ha portato a quanto segue: «La ‘ndrangheta gliel’abbiamo lasciata a quattro “storti”. Adesso quelli che contano sono coloro i quali fanno parte della massoneria – ed ancora – «Attenzione, non conta la componente visibile, che è la ‘ndrangheta di base, che deve vedersi, per manifestarsi sul territorio. Quello che conta, io ne faccio parte da qualche anno, è la componente invisibile o massonica»!!!

Il procuratore Lombardo tra l’altro nel sottoporre alla Commissione una serie di elementi, ricorda come questi conducano all’affermazione della esistenza di una sola organizzazione, che in sé racchiude le mafie di Sicilia, Calabria, Puglia e Campania!!! 

Difatti continuando, quando iniziamo a sentire collaboratori di giustizia siciliani ai quali poniamo domande non su Cosa nostra, ma sulla ‘ndrangheta, questi cominciano a raccontare tutta una serie di particolari, che il collaboratore calabrese ovviamente bypassava nel suo racconto…

Un pentito ad esempio rispondendo ai magistrati della Dda di Reggio Calabria nel 2014 la prima cosa che dice è:

 “lo sapete che io collaboro dal 1994? Sì. E lo sapete che già in quegli anni io ho parlato di Calabria? Sì. E ci avete messo 20 anni, però, per venire a sentirmi. In questo sistema accanto alla componente tipicamente mafiosa, devono operare altre componenti: istituzioni deviate o infedeli, professionisti al servizio delle grandi mafie, purtroppo anche componenti politiche, mi viene da dire, appartenenti infedeli anche ai servizi di sicurezza. È una costruzione complessa «in grado di interagire con tutti i centri di potere che contano», e “deve” contenere anche «la componente massonica nell’accezione che vi spiegavo prima”!!! 

Ecco… si sa tutto di quel sistema massonico, eppure quest’ultimo continua a operare come nulla fosse, d’altronde permettetemi di ricordare come i nostri stessi deputati regionali e i componenti del governo, avrebbero dovuto dichiarare la loro eventuale iscrizione a logge massoniche e non hanno risposto e quindi, cosa ci si può aspettare se non quella abituale inconsistenza prodotta dalla politica e dalle normative poste in campo per contrastare quel sistema corrotto e criminale, quanto poi di fatto si preferisce tenere tutto in piedi???   

Antimafia a Messina??? Sì, per discutere…

Come al solito ho letto del consueto giro di audizioni previste in scaletta, i temi al centro del confronto con la Commissione regionale antimafia, la geografia criminale presente nell’area del messinese e le principali indagini aperte…

Sono seguite le abituali discussioni sulla scopertura di magistrati negli organici, di quelle poltrone di vertice ancora da nominare, della carenza di risorse poste a disposizione sia umane che strumentali…

Certo tutti a ricordare come la mafia messinese rappresenti un nodo cruciale alle risorse di quella provincia, un’associazione criminale quella peloritana in grado di manipolare l’economia legale, basti osservare le numerose inchieste in questi anni per infiltrazione negli appalti pubblici, in particolare quelle relative allo sfruttamento del territorio, dei fondi europei e soprattutto la gestione dei rifiuti… 

Eppure con una situazione così delicata, incredibilmente… sì per non voler dire “volontariamente”, la città di Messina evidenzia la totale mancanza di un procuratore capo, un procuratore generale e un presidente di Corte d’Appello, a quanto appena detto, va sommata la mancanza di un procuratore capo in uno dei Comuni più a rischio, quello di Barcellona Pozzo di Gotto… 

Eppure si parla, si discute, ci si incontra, ma alla fine non accade nulla!!!

Siamo alle solite, dinnanzi ad un sistema criminale fortemente organizzato che controlla quel territorio, cosa si fa??? Si discute… 

“Chi ogghiu persu e che tempu persu” avrebbe detto mio padre e così, mentre loro perdono tempo a parlare di programmi e interventi da effettuarsi, l’ecomafie si impadroniscono dei milioni di euro di contributi, fondi destinati all’agricoltura…

Non parliamo poi dello scioglimento dei Comuni dove è evidente non solo il tentativo d’infiltrazione, ma la certezza che alcune “famiglie”, si siano di fatto sostituite, con propri familiari, parenti e soggetti ad essi legati, nella gestione delle amministrazioni pubbliche, ah nel frattempo… qualcuno sta discutendo!!! 

Ma d’altronde a cosa serve sciogliere gli organi politici quando poi i soggetti collusi sono di fatto infiltrati all’interno di quegli uffici e lì restano seduti???

Ma le colpe non vanno ricercate soltanto in quelle stanze,  perché c’è anche chi a differenza di quanto si potrebbe credere, fa in modo che tutto resti così com’è!!! Mi riferisco a certi provvedimenti che dimostrano essere assolutamente “ambigui” e i cui giudizi evidenziano essere fortemente “arbitrari“, forse chissà per proteggere quel sistema massonico così palesemente presente all’interno di quella struttura giudiziaria…

Tranquilli, stanno tutti aspettando la terza “tranche” dei fondi del Pnrr, così potranno accaparrarsi anche quelli e a differenza di quanti scrivono oggi sul web,  su eventuali pericoli a cui i magistrati risultano essere a rischio, beh… sono certo che nessuno mai invierà loro ” buste con proiettili per piegarsi ai voleri di chi intende intimidire la vita amministrativa ed economica di questo territorio“, tranquilli… basterà semplicemente inviare la busta con qualcos’altro e le cose ( come sempre accade…) si sistemeranno da sole e nel miglior modo possibile!!!

D’altronde si sa, la legalità passa prima dagli uomini e solo dopo, viene messa in pratica da essi…

Perché se manca quel fondamentale requisito, il resto serve a poco, anzi potremmo dire a nulla ed allora in questi casi cosa si fa??? 

Nulla… semplicemente si discute!!!

   

Ecco perché Giletti è stato fermato!!!

“Preparavamo tre puntate sulla mafia, ci hanno fermati”!!! 

Ed allora… «Chiediamoci perché ci hanno chiuso. Stavamo preparando tre puntate importanti, delicatissime, deflagranti. Siamo stati fermati»!!! E giù coi temi che in redazione conoscono tutti: «la strage di via D’Amelio, Marcello dell’Utri, l’ex sottosegretario D’Alì».

Massimo Giletti si sfoga in una riunione di redazione coi suoi 35 giornalisti e collaboratori. 

Lo conferma la giornalista (sospesa) Sandra Amurri: «Mi chiedo: c’è davvero qualcuno disposto a credere che la ragione di una tale decisione della rete possa essere dipesa dal pagamento di Baiardo per le sue partecipazioni al programma? E non sia, invece, scaturita dalle inchieste in cantiere su altre verità nascoste sui cosiddetti “intoccabili?”».

Tra i motivi che hanno portato alla chiusura anticipata della trasmissione di La 7 non c’è sicuramente quello relativo al pagamento di Salvatore Baiardo, il gelataio di Omegna pregiudicato che coprì la latitanza dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano (in carcere), reato per il quale scontò ben 4 anni di carcere negli Anni Novanta. 

La procura di Firenze, che indaga sulla strage di via Georgofili pianificata dal boss Messina Denaro (la cui malattia e l’imminente arresto furono «profetizzati» da Baiardo a novembre in trasmissione) ha accertato che i gettoni di presenza furono due entrambi tracciabili perché effettuati con bonifici. 

Uno è di 10 mila euro, per la puntata del 5 novembre 2022, e uno di 5 mila per quella del 5 febbraio, tra l’altro il procuratore distrettuale antimafia di Firenze Luca Tescaroli sta indagando per capire che cosa si nasconde dietro le affermazioni di Baiardo. 

Su quanto ha detto in maniera chiara e celata ho già realizzato ben 5 post in questo mio blog e quindi preferisco soprassedere, ormai è talmente semplice comprendere quanto è accaduto che soltanto chi fa finta di non capire è perché ha paura che l’acqua “sporca” intorpidisca tutto il mare… 

Cosa è successo l’hanno capito anche i più stupidi di questo Paese, le connivenze, gli intrecci, i sabotaggi, gli incontri, le sparizioni di molti documenti, etc… hanno fatto parte di un piano premeditato che ha permesso a molti di quei boss latitanti di restare tali per anni e solo ora, qualcuno ha finalmente deciso di fare piazza pulita!!!   

Giletti è solo una pedina messa in gioco da chi vuole modificare questo stato di cose, egli non sa minimamente i reali  motivi che hanno spinto il Baiardo, ma anche altri, di cui finora poco si sa… a intraprendere questa strada che dovrebbe condurre a una verità scomoda, la stessa che nessuno vuole fare emergere e difatti, la stessa Procura che ha intervistato il giornalista, per ben due volte (il 19 dicembre e il 23 febbraio, come persona informata sui fatti e potenziale parte offesa) non avrà sicuramente potuto aggiungere nulla a quanto già detto…

Ho letto anzi che la Procura di Firenze non nasconde la preoccupazione per la sicurezza di Giletti a causa del suo impegno giornalistico contro la mafia, ma ritengo che ci sia poco da preoccuparsi sotto quella direzione, bensì potrebbero essere altri soggetti, quelli legati al mondo massonico e deviato a creare i presupposti affinché egli termini di portare avanti questo suo giornalismo certamente spettacolare, ma fortemente pericoloso!!!

Difatti le notizie che vengono ormai costantemente riportate dalle varie testate giornalistiche si stanno espandendo come l’acqua e come essa non si fermano più, cambia forma e scorre attorno a tutte le cose, trovando ogni giorno sentieri nuovi, a volte segreti, a cui nessun più aveva pensato, basta un piccolo pertugio o un piccolo buco in fondo ad una notizia che subito dopo ne arriva un’altra che può dilavare quelle complicità e favoreggiamenti che hanno consumato e distrutto le speranze di ciascuno di noi, e che ha fatto si che quanto di più orribile abbia potuto fino ad oggi sopravvivere!!!

Per par condicio, pubblico le dichiarazioni alle quali ha risposto alle frasi di cui sopra l’editore Urbano Cairo (patron di La7): «Giletti ha condotto in 6 anni 194 puntate di “Non è l’Arena” dove ha potuto trattare in totale libertà tutti gli argomenti che ha voluto inclusi quelli relativi alla mafia sulla quale ha fatto molte puntate, con tutti gli ospiti che ha voluto invitare. Gli auguro di trovare la stessa libertà incondizionata nella sua prossima esperienza televisiva o di altro genere».

Come ho riportato fino a pochi giorni fa nel mio post: in Italia si può parlare quanto si vuole di mafia, criminalità, droga, pizzo, prostituzione, arresti e anche di talune inchieste che hanno a che fare con corruzione e malaffare, l’importante però è non provare mai a salire di livello, ad esempio prendendo di mira la politica, quei suoi referenti, uomini delle Istituzioni o del governo, magistrati, militari, forze dell’ordine, etc…

Il mantenimento e la quiete nazionale, vanno salvaguardati!!! 
Un’eventuale diffusione di notizie certamente pericolose, in quanto da una loro elaborazione si potrebbero ricavate informazioni che mettono a rischio la tutela e la sicurezza nazionale (poiché coinvolgono soggetti che di fatto appartenevano al gruppo di cui sopra o di cui ancora oggi fanno parte…) ecco, proprio per evitare queste particolari circostanze, le stesse che possono determinare nei cittadini attività destabilizzanti (di qualsiasi natura…), si fa in modo che quando ciò accada, si debba intervenire immediatamente, silenziando quei cosiddetti “provocatori,” siano essi giornalisti, opinionisti, cronisti o anche semplici “blogger”, perché il sistema va in ogni momento protetto e quest’ultimi soggetti vanno “eliminati”, se non proprio fisicamente, sicuramente attraverso imposizioni e quindi proprio per quei timori vanno allontanati, mandati via, buttati fuorie e se possibile: licenziati!!!

Ahi…ahi… ahi: Giletti, ecco come si finisce quando si toccano argomenti di cui non si dovrebbe mai parlare!!!

Massimo, ma come hai potuto pensare che in questo paese ti avrebbero fatto svelare segreti che nessuno vuole che emergano???  

D’altronde, quando si tratta di far arrestare qualche mafioso oppure quando si vuole evidenziare l’ottimo lavoro delle nostre forze dell’ordine e di qualche magistrato, quando le circostanze fanno emergere gravi situazioni di corruzione o malaffare, ecco che va tutto bene e potremmo dire che vi è una certa celerità sia nelle inchieste che negli arresti…

Ma quando si prende di mira la politica, alcuni suoi personaggi influenti, quando ad esempio ad essere sotto pressione sono taluni Tribunali, alcuni suoi uomini e donne magistrati, quando si scopre che quei suoi referenti, addetti, si scopre essere corrotti, ecco che improvvisamente in questo Paese s’inizia a insabbiare tutto e chi ha voluto portare avanti certe notizie, viene ahimè censurato e quindi distrutto!!!

Ecco quindi che anche a La7 non si fanno sconti e dire che che lo stesso Massimo Giletti, durante quel suo programma “Non è l’Arena”, si era fortemente limitato nel far esporre ai suoi ospiti quanto fossero a conoscenza, eppure con tutto quel riserbo messo in campo, egli non è riuscito a fare in modo che il suo programma andasse avanti, già perché dalla mafia, salendo al boss Messina Denaro, ora ci si stava incuneando in quelle complicità che gli avevano permesso di rimanere latitante per trent’anni ed allora, viste le prove o quantomeno gli stratagemmi messi in campo per celare quanto era stato compiuto nel periodo stragista, grazie alle Istituzioni corrotte e a un sistema deviato, ecco, ora che stavano per emergere quegli inganni perpetrati, incredibilmente si è deciso di stoppare quella voce e quindi quel programma televisivo!!!         

Vedasi con quale motivazione l’azienda ha scaricato il giornalista : “La7 ha deciso di sospendere la produzione del programma “Non è l’Arena” che da domenica prossima non sarà in onda. La7 ringrazia Massimo Giletti per il lavoro svolto in questi sei anni con passione e dedizione. Massimo Giletti – si specifica – rimane a disposizione dell’Azienda”

Ecco cosa accade a chi vuol essere ad esempio come il sottoscritto: ribelle!!!

La verità non la vuole sapere nessuno, in quanto la maggior parte delle persone è fortemente compromessa e quindi odia chi sa non essere ricattabile, perché quei soggetti, a differenza di loro, non solo sono liberi, ma soprattutto possono fare e dire ciò che vogliono, perché nessuno mai potrebbe farli tacere e ancor meno comprare il loro silenzio!!!

Leggo ora la giornalista Gruber affermare dal suo programma: “Noi a La7 stiamo bene, facciamo ottimi ascolti che è sempre una garanzia di autonomia… e però per fare buoni ascolti bisogna essere anche molto liberi. E abbiamo un editore Cairo che ci dà una grande libertà, questo ricordiamolo sempre. Altrove, chissà. Chi ha orecchie per intendere, intenda…”.

Si nulla a che dire sul suo programma che trovo tra l’altro molto interessante, ma non mi sembra – ad esclusione delle volte in cui ad essere intervistato è il giornalista Marco Travaglio – che si sia mai entrato nello specifico di situazioni gravi che intaccavano uomini delle nostre Istituzioni o che avevano ad esempio a che fare con taluni gruppi imprenditoriali…

Già, cose da raccontare ve ne sarebbero tante, vorrei ricordare inchieste su palazzi svenduti, crisi finanziarie milionaria di un noto gruppo editoriale, ricorsi finiti malamente, indebitamenti e prepensionamenti, azioni legali negli Usa e via discorrendo…

Ecco, di questo e di molto altro in quella sua trasmissione non ho mai sentito parlare, sicuramente sarà perché la brava giornalista non può certo conoscere tutti i fatti che vengono portati a conoscenza dell’opinione pubblica e qualcosa, nel preparare quella sua trasmissione, le sarà certamente sfuggita, ma sicuramente ci sarà tempo per recuperare…  

Comunque alla fine ciò che resta è che la trasmissione di Giletti è stata chiusa, ma d’altronde vi sono altri sistemi per far emergere le notizie, in particolare taluni social, alcuni di essi per fortuna restano ancora “liberi” ed è possibile pubblicare su di essi le proprie notizie o i documenti di cui si è in possesso, che in molti non vorrebbero far circolare…

D’altronde pensare che la libertà di espressione in questo paese non venga censurata, sia nel “pubblico” a causa dell’ingerenza politica che in quella “privata”, manipolata costantemente dai suoi editori, è voler essere disonesti e chi dichiara abitualmente il contrario, si rende con le proprie affermazioni ridicolo!!!

Chissà, forse ora avendo compreso di esser stato tradito, l'ex boss di cosa nostra potrebbe iniziare a raccontare quelle verità scomode che molti preferirebbero restassero celate???

Chissà se forse la malattia o l’avvenuta convinzione di essere stato tradito, non conduca Matteo Messina Denaro ha parlare con i giudici, in particolare di quegli aspetti “stragisti” rimasti finora oscuri e di cui certamente molti vorrebbero tener segreti, quantomeno per altri trent’anni…

L’ex boss di cosa nostra qualche passo verso quella direzione lo sta realizzando, difatti ha deciso (dopo il suo arresto ad inizio gennaio) di non nascondersi, per come avevano fatto quei suoi predecessori, in particolare egli ha fatto comprendere di essere stato affiliato a quella associazione criminale, di avere dato anche ordini per eseguire omicidi, di cui si è assunto la paternità, ma viceversa si è scaricato di talune azioni violente commesse nei vari anni del suo comando e tra questi ha dichiarato al gip di Palermo Alfredo Montalto: “Non ho dato l’ordine di uccidere il piccolo Giuseppe Di Matteo”!!!

Le nuove dichiarazioni del boss scaricano la colpa su Giovanni Brusca, capo mandamento di San Giuseppe Jato, un’assassinio ritenuto (a suo dire) ingiusto, il ragazzino venne brutalmente strangolato e poi sciolto nell’acido a soli 12 anni per aver quale colpa, quella di essere figlio di un collaboratore di giustizia: Santino Di Matteo. 

Se solo si aprisse ancora un po’, già… se soltanto decidesse di raccontare chi c’è stato dietro a quelle stragi ed ancora, dove è finita l’agenda rossa del giudice Borsellino e chi l’abbia presa per poi farne che cosa???

Sì… chi aiuto la mafia a compiere la strage di Capaci, quali servizi deviati o militari hanno portato l’esplosivo necessario e tutta la strumentazione atta a potersi compiere quell’attentato???

Ed ancora, chi tra i nostri politici ha permesso la sua latitanza, quali partiti hanno usufruito dell’appoggio della mafia negli anni scorsi e in quelli attuali, quanti tra essi “ricattabili” sapevano di quella sua latitanza e non hanno parlato???     

Dice bene Don Luigi Ciotti (fondatore di Libera)durante il corteo organizzato a Milano per la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, a proposito della cattura di Matteo Messina Denaro: Chiederci che questa latitanza – 30 anni – nasconde altre latitanze. La latitanza di chi avrebbe dovuto fare di più la propria parte. Non è possibile che una persona per 30 anni sia latitante”!!!

Non ci resta quindi che auspicare che quel suo essere stato capo, al comando tra l’altro di una delle organizzazione più numerosa al mondo, possa permettergli ora di dimostrarlo, sì… dall’interno di quel penitenziario, dimostrando a tutti noi – senza alcun dubbio – che egli fosse l’unico boss rimasto, dopo Riina e Provenzano, un boss capace di prendersi le responsabilità di aver fatto commettere molti di quei fatti gravi accaduti, come viceversa, rinnegare o rigettare ad altri, quelli da egli non commessi…

Ed allora, riprendendo una frase di un suo ex compagno di viaggio di quel mondo criminale, divenuto successivamente collaboratore di giustizia, mi riferisco a Tommaso Buscetta, per la sola circostanza che egli sia stato il vero capo per come in molti hanno raccontato, ma anche soltanto averne assunto quel ruolo per tutti questi anni, non può esimerlo dal continuare ad esserlo fino in fondo, sì aggiungerei… fino alla morte!!!

Ed allora è proprio questo il momento di farsi sentire, di dimostrare a tutti che – anche nelle attuali condizioni da recluso – egli resta sempre un capo, perché quel ruolo, quell’essere superbo di aver sempre comandato, non si può perdere, neppure se rinchiuso all’interno di quattro mura!!!

Ed allora riprendo le parole di don Masino rivolte al suo ex predecessore Totò Riina: voglio sentire il ruggito di un leone e non  ahimè… lo squittio di un topo!!!

Lo Stato chiude gli occhi: già… con il tetto del contante più alto, sarà ancor più facile riciclare!!!

A denunciarlo è il procuratore capo del Tribunale di Bari, Roberto Rossi, durante la presentazione in Senato della relazione conclusiva della commissione Antimafia…

Nel presentare il rapporto tra gioco d’azzardo e mafie il Procuratore ha dichiarato: “Non si può più parlare di infiltrazioni. Quello del gioco è un settore ormai nelle mani della criminalità organizzata“. 

Il sottoscritto tra l’altro nel 2019 aveva scritto un post intitolato: Non è che lo Stato sul gioco, sta favorendo la criminalità organizzata??? link: http://nicola-costanzo.blogspot.com/2019/01/non-e-che-lo-stato-sul-gioco-sta.html ed ora leggo: “La raccolta di tutte le indagini che abbiamo acquisito ci mostra come la presenza della criminalità organizzata sia diventata pervasiva” (Giovanni Endrizzi, ex senatore M5s, nella scorsa legislatura a capo del IV Comitato della commissione Antimafia. che si è occupato proprio dell’influenza e del controllo della criminalità sulle attività connesse al gioco). 

Continuando: “Con diversi provvedimenti abbiamo verificato come …. il mercato dei videopoker sia in mano alle mafie locali, che li gestiscono e li impongono attraverso imprenditori collusi. Quando siamo andati a vedere gli elenchi dei maggiori vincitori c’erano diversi personaggi della criminalità organizzata, che facevano milioni di puntate. Come è possibile? Semplice, perché si ricicla“!!!

Ma non solo: “Abbiamo trovato poi come molti punti gioco fossero in mano a parenti di malavitosi. Cosa bisogna fare dal punto di vista normativo? Gare per le concessioni, controlli antimafia per chi apre i punti di gioco, tracciabilità per giocatori sia quando versano somme per poter giocare, sia quando vincono”!!!

Secondo i numeri stimati dagli inquirenti e dalla Direzioni investigativa antimafia il volume di affari illegale è cresciuto, un trend confermato e che evidenzia come il confine tra legale e illegale è andato negli anni dissolvendosi; sono circa 130-140 miliardi di euro per quanto riguarda il gioco legale, oltre venti quelli del mercato illegale!!! 

Dinnanzi a  questo Stato cieco, ecco che le mafie riescono sviluppare i propri business, ampliandoli anche verso nuovi  mercati d’investimento tra cui ad esempio criptovalute e bitcoin, nuove conquiste di cui ancora poco si conosce e dei quali sviluppi nessuno è in grado di comprenderne le potenzialità e soprattutto la difficoltà di rintracciarne i reali possessori in quanto coperti da un muro di anonimato!!!

Eppure l’attuale Governo ha deciso d’innalzare il limite del contante e così vedrete, sarà certamente più facile per quelle associazioni criminali poter riciclare!!!

Ma d’altronde questo è un paese in cui la lotta alla illegalità è fatta spesso all’acqua di rose, già… per sconfiggere la corruzione è necessario sconfiggere la cultura che la sostiene, non a parole, ma con il silenzio dei fatti… 

Peraltro va detto, ai nostri governanti interessa poco contrastare, ad essi interessa trasgredire o ancor peggio modificare o violare le leggi o le prescrizioni vigenti, ma nel compiere quelle azioni sanno bene che per essere responsabili o quantomeno corresponsabili, gli sarà sufficiente far finta di non accorgersi di quanto sta accadendo o ancor peggio, accorgersi e non fare nulla, che è per l’appunto ciò che attuano!!!

E così mentre lo Stato chiude gli occhi, gli altri li tengono viceversa… bene aperti!!!

Quale criminalità organizzata, oggi? Struttura e attività – nuove strategie di intervento a contrasto.

Avrei voluto esserci, ma il lavoro mi ha condotto quest’anno ad essere lontano dalla mia Catania, anche se quotidianamente seguo quanto accade non solo nel capoluogo etneo, bensì in tutta la regione… 

Tra l’altro, il convegno di cui sto per parlarvi, organizzato dalla associazione “Alfredo Agosta” di cui mi pregio di aderire, è stato realizzato presso lo stesso Istituto che frequentavo quand’ero adolescente, già… quell’Istituto Tecnico Superiore Statale: “G.B. Vaccarini”.

Sono passati parecchi anni da quando mi diplomai in quel lontano 1985 e credo che se oggi ho potuto fare affidamento su certi principi, come per l’appunto quelli della legalità (che mi vedono da anni impegnato in prima linea…), molto lo si deve principalmente agli insegnamenti ricevuti allora da quella scuola e dai suoi professori, che ricordo ancora con affetto…   

E’ difatti fondamentale provare in ogni circostanza a trasmettere ai nostri giovani quella cultura della legalità, che dovrà essere principio fondamentale della loro vita e a cui crescendo, non dovranno mai rinunciare.

Il tema del convegno è stato: Quale criminalità organizzata, oggi? Struttura e attività – nuove strategie di intervento a contrasto”.

Ad aprire i lavori è stato il Dirigente Scolastico Prof.ssa Salvina Gemmellaro, la quale si è soffermata sull’importanza di affrontare unitamente ai ragazzi temi sulla legalità e sulla criminalità organizzata.

Presenti tra i relatori, il Sostituto Procuratore della Repubblica Dott.ssa Antonella Barrera, che ha evidenziato come la mafia si autoalimenta con i propri comportamenti illeciti (estorsioni, sostanze stupefacenti, appalti ecc…) e proseguendo conversando con i ragazzi, si è soffermata sull’importanza non solo di credere, ma soprattutto di trasmettere quella cultura di liceità, parola che è stata più volte ripetuta durante il convegno.

L’Associazione Nazionale Antimafia Alfredo Agosta, rappresentata dal segretario Alessandro Patanè, ha portato i saluti istituzionali del Presidente Ing. Carmelo La Rosa, spiegando come l’Associazione  si muova sul territorio e quali compiti si prefigga di ottenere; ad egli, è seguito successivamente l’Avv. Antonio Cannavaro collaboratore esterno dell’Associazione, che ha illustrato ai ragazzi l’importanza della denuncia, ma anche del diritto di difesa.

Era presente altresì il dott. Giuseppe, figlio del Maresciallo Alfredo Agosta, che ha raccontato ai ragazzi della sua vita personale, d’altro canto comprendere come vivere senza un padre non sia per nulla facile, soprattutto quando lo si è perso in quel modo così crudele, vittima di quella brutalità umana o per meglio definirla: “inumanità” chiamata “mafia”!!!

Giuseppe Agosta esordisce comunque con parole pregevoli che trasmettono a quei giovani presenti la speranza, un messaggio importante quello cioè che nella vita si può sempre scegliere e decidere dove stare e soprattutto con chi: “nella mia disgrazia sono stato fortunato, perché ho avuto alle spalle una grande madre e una famiglia ovvero l’Arma dei Carabinieri”.

E importante sempre e in ogni circostanza far comprendere a quei discenti cosa li attenderà fuori dalla scuola, quanto il loro essere onesti, prima con se stessi, sarà di grandissima importanza, in quanto primo passo per migliorare non solo essi, ma anche il Paese in cui credono!!!

Questi giovani devono comprendere che è da loro che passerà il futuro, essi potranno rappresentare con le loro scelte la differenza, ma nel far ciò non dovranno mai piegarsi o aver paura o patire le pressioni dell’ambiente circostante, perché quest’ultime con il passar del tempo ci saranno e faranno in modo da condizionare qualsivoglia loro decisione, provando ad esercitare su di essi pressioni con metodi coercitivi, pur di raggiungere quelle volute azioni disoneste… 

Ed è per queste motivazioni che essi in questa loro crescita dovranno scegliere, cioè… rendersi conto che non potranno mai essere onesti verso gli altri, se prima non lo saranno in fondo con se stessi!!!

Ed allora, mi permetto di condividere il pensiero di un uomo che posandomi da fanciullo la mano sul mio capo mi disse: non importa quanto tu sarai buono o monello, l’importante è che tu nella vita sia sempre onesto!!! Era… il Presidente Aldo Moro.

Nel salutare quindi, lascio quest’ultimo messaggio a modello eredità, confidando che attraverso di esso, si possa orientare se stessi verso quei naturali principi di giustizia e legalità, gli stessi che faranno in modo da sostenervi e affrontare la vita in maniera dignitosa, per come avvenuto al sottoscritto. 

Diceva Sigmund Freud: “Essere completamente onesti con sé stessi è un buon esercizio, ma esserlo con gli altri, sarà musica per le loro orecchie”.

  

Non solo azioni, ma anche la cultura dell’antimafia deve essere tramandata!

Oltre alle azioni concrete, è essenziale trasmettere la cultura dell’antimafia. Questo il cuore del messaggio dell’evento “Il ruolo e l’impegno della Guardia di Finanza nel contrasto alla Mafia”, svoltosi al Savoia Hotel Regency di Bologna. 

L’incontro ha visto la partecipazione dei massimi rappresentanti dell’Autorità giudiziaria e delle forze dell’ordine locali, ed è stato dedicato ai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza e a una selezione di studenti liceali e universitari. Fra i presenti, anche un giornalista che da oltre trent’anni si occupa di criminalità organizzata.

Il Procuratore generale della Corte d’Appello di Bologna ha sottolineato l’importanza del lavoro della Guardia di Finanza: “Il ruolo della GdF è cruciale. 

Per anni, è stata l’unica forza in grado di condurre indagini patrimoniali di alto livello, fondamentali nel contrasto alle mafie. Oggi anche altre forze dell’ordine sono specializzate, ma la GdF ha una peculiarità: si occupa di reati finanziari e di infiltrazioni mafiose nell’economia.”

Ha anche approfondito il tema delle mafie in Emilia-Romagna, spiegando come le infiltrazioni risalgano a trent’anni fa e siano ormai radicate nel tessuto economico: “Le mafie oggi sono perfettamente inserite nelle imprese. All’inizio le imprese sono sane, ma spesso cedono di fronte alle difficoltà economiche e accolgono l’aiuto delle mafie, che si sono sempre più professionalizzate. Si avvalgono di professionisti come geometri, avvocati, architetti, ingegneri. La confisca dei patrimoni è il momento cruciale, quando la magistratura capisce di aver colto nel segno. Colpire il patrimonio mafioso è il modo più efficace per neutralizzare la criminalità.”

Anche una docente universitaria ha parlato dell’importanza di diffondere la cultura dell’antimafia: “È fondamentale che i giovani conoscano la storia, la struttura e le dinamiche della criminalità organizzata. Solo conoscendo il nemico possiamo combatterlo.” 

La docente ha anche analizzato la presenza delle mafie sul territorio emiliano-romagnolo, evidenziando la complicità di certa imprenditoria attratta dai facili guadagni: “Questa criminalità non è immune dalla violenza, come intimidazioni o incendi. E non dimentichiamo che i mafiosi non sono imprenditori, sono criminali, e continuano a esserlo anche quando entrano nelle grandi aziende. 

Questo intacca l’economia, la rende più fragile. In un contesto mafioso, gli imprenditori sani non investono e fuggono via. La ‘ndrangheta, ad esempio, ha trasformato la Calabria in una terra abbandonata. 

Non pensiamo che questo non ci riguardi, perché se non combattiamo la mafia, non ci sarà lavoro.

La mafia non è cambiata, ma è camaleontica, come il camaleonte che cambia pelle ma rimane sempre lo stesso. Conoscere le sue diverse manifestazioni ci permette di riconoscerla e combatterla.

Che paese il nostro: Vili, pusillanimi e codardi, ma ora che il boss è stato (finalmente) arrestato, si mostrano tutti coraggiosi!!!

Nel vedere stasera un video pubblicato su https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/02/18/riproducono-larresto-di-messina-denaro-per-i-festeggiamenti-di-carnevale-la-scena-e-curata-in-ogni-dettaglio-video/7069715/ che ricostruiva l’arresto del boss di cosa nostra,  Matteo Messina Denaro, ho ripensato a quando il 28 aprile 1945, dopo la fucilazione, i corpi di Mussolini e quello della sua amante, Clara Petacci, furono esposti a ogni tipo di vessazioni in piazzale Loreto a Milano!!!

Quell’immagine, rappresenta perfettamente gli Italiani, prima con il braccio destro teso e alzato, con le dita della mano unite a mo’ di saluto (“romano”),  orgogliosi nell’eseguire quel gesto meglio di chiunque altro e per rendere onore e fedeltà a quell’uomo che tra l’altro neppure si conosceva personalmente, eppure degno di ricevere una lealtà cieca, ed ora, eccoli tutti lì in quella piazza, per sputare su quei corpi, schernendo e deridendo di essi, cadaveri appesi a testa in giù al traliccio di un distributore di benzina, in mezzo a risate, burle e sfottimento generale!!!

Ma quanto sono bravi gli abitanti di quella località, ma soprattutto quanto sono coraggiosi nell’esaltarsi a quella messinscena organizzata in occasione del carnevale… 

Un’occasione in cui questi cittadini danno sfoggio della propria creatività, ma soprattutto ciò che mi ha colpito sono le risate che si sentono in sottofondo, quell’essere esilaranti, ma siamo sicuri che dietro quanto realizzato vi siano realmente dei soggetti coraggiosi, disposti anche a  metterci la faccia oppure appartengono a quello stesso Dna, già… sono i figli ed i nipoti di quanti quel giorno erano lì a spassarsela dinnanzi a quei corpi in piazzale Loreto???

Qualcuno potrebbe ora smentirmi, ed allora perché non farlo ufficialmente, basterà semplicemente inviare i loro nomi e cognomi, scrivendo una frase: io non ho paura della mafia e Matteo Messina Denaro mi ripugna per quanto ha compiuto nel corso della sua vita!!!

Ecco quindi che mi rivolgo ad alcuni di quegli abitanti in provincia di Parma, mostratemi il Vs. coraggio, prometto di pubblicare ciascuno dei vostri nomi e cognomi, nel farlo vi do un incoraggiamento, pongo come primo nome e cognome il mio, già… quello del sottoscritto, affinché possa esservi di stimolo per rendervi audaci e soprattutto impavidi!!!

In attesa di un Vs. cortese riscontro…

1) NICOLA COSTANZO 

2) 

Sono Mario Caniglia: testimone di giustizia!!!

Mi chiamo Mario Caniglia, sono nato a Scordia (CT) il 20/05/1947 dove ancora oggi vivo. 

Mi sono laureato a 11 anni con la quinta elementare, da quel giorno la mia penna stilografica è stata la mia zappa; zappo la terra da oltre 58 anni e sono diventato imprenditore per necessità.   

Nel 1998 una sera dopo una lunghissima giornata di lavoro, mentre io e la mia famiglia stavamo cenando squilla il telefono, una voce contraffatta dice queste testuali parole “Brutto cornuto o paghi 500 milioni di lire o se no ammazziamo te e la tua famiglia“; naturalmente non potevo e non dovevo pagare, chiamo subito i Carabinieri dicendo cosa mi stava accadendo e loro arrivano subito come un fulmine; mentre io stavo raccontandogli quella telefonata squilla il telefono, chi era? La mafia, dicevano “Cornuto hai chiamato i Carabinieri? Ora ti facciamo saltare in aria”. 

E qui devo dire Grazie ad un Maresciallo che sa il fatto suo che mi suggerisce di trattare e così io feci. 

Nei giorni seguenti arrivarono sempre più spesso altre telefonate minacciose; in quel periodo mio figlio il più piccolo facevo il soldato di leva e lo faceva a Catania, dicevano che se io non pagavo quel mezzo miliardo di lire prendevano mio figlio, lo ammazzavano, gli staccavano la testa dal busto e me l’avrebbero fatta trovare dietro la porta. 

A quel punto il mio compito era quello di proteggere la mia famiglia e mi offro volontario dicendo al magistrato “appiccicatemi addosso una micro spia che io vado alla ricerca dei miei estortori”, così fecero, mi hanno appiccicato una micro spia addosso e io sono andato alla ricerca dei miei estortori, andando in giro scopro che a Scordia il pizzo lo pagano tutti!!!

Arrivo davanti ai miei estortori e inizia una lunga trattativa, mi chiedono di pagare una tassa di 20 milioni di lire anno; facendomi forte di quella micro spia e sapendo che dall’altra parte c’era lo Stato che ascoltava, io dico che non pago e gli lancio una contro offerta per poterli incastrare di 5 milioni di lire, loro mi rispondono che l’offerta è troppo povera e che non possono accettarla; da quel momento c’è stato un lungo silenzio e poi hanno accettato la mia offerta; ho preso di tasca mia 2 milioni e mezzo di lire , assieme ai Carabinieri li abbiamo fotocopiati e messi dentro una busta “tutta l’Italia ha visto la consegna di quella busta” dicendo che gli altri 2 milioni e mezzo di lire glieli avrei portato al più presto possibile cosa che io non ho fatto mai. 

Ma loro, i mafiosi, presto si fanno sentire, mi spaccano oltre 500 quintali di angurie facendo un taglio netto a forma di croce su ognuna di esse, un messaggio forte e chiaro che significa “vedi cosa succede a chi non mantiene i patti”; in un casolare adibito a deposito di attrezzi agricoli me lo scassano e rubano tutto ciò che c’era, sparano persino sulla porta di quel deposito, un altro segnale che io devo morire.  

Nel gennaio del 1999 si presentano a casa mia degli alti funzionari del Servizio Centrale di Protezione dicendo che io e la mia famiglia dovevamo fare le valigie ed andarcene da Scordia perché a giorni dovevano arrestare i miei estortori: “Io dissi che non ero io ad andarmene ma gli altri, dissi che se qui in Sicilia tutte le persone oneste che denunciano devono andarsene qui restano solo i mafiosi ed io questa soddisfazione a questi mafiosi non gliela do; dissi pure che se lo Stato a me mi vuole proteggere, nella mia Scordia mi deve proteggere”. 

Il 2 febbraio 1999 vengono arrestati i miei estortori , da quel giorno la mia vita è cambiata e forse per sempre perché vivo sotto scorta ; provate voi ad immaginare il contadino il contadino con la scorta, sono stato il primo Testimone di Giustizia in Italia a rimanere nei luoghi d’origine, nonostante ciò sono contento perché sono un uomo libero, sto lavorando come prima e meglio di prima. 

Quando io denunciai lavoravano con me 15 operai, oggi ne lavorano oltre 70; per questo devo dire grazie allo Stato ma soprattutto al Messia dell’antiracket Tano Grasso; è qui doveroso dire qualcosa di questo grande uomo, nel 1999 quando vennero arrestati i miei estortori la mia storia ebbe un risalto mediatico molto alto e ne parlarono tutti i quotidiano nazionali e la tv. Io questo grande uomo non lo conoscevo, ma ne avevo sentito parlare tanto; Lui mi venne subito a trovare ha portarmi solidarietà; io in quei giorni ero molto turbato perché casa mia era sorvegliata dai Carabinieri, mio figlio per questioni di sicurezza veniva congedato e posto sotto scorta, un ragazzo di soli vent’anni, anche mia moglie e pure le mie due figlie femmine e loro mariti. 

In quei giorni non mi rendevo conto dei cosa avevo fatto e mi sentivo prigioniero sia io che tutta la mia famiglia; avevo deciso di togliermi la vita, perché togliendomi io di mezzo avrei liberato la mia famiglia. 

Questo Grande uomo, Tano Grasso, Messia dell’antiracket, capì subito che in me c’era qualcosa che non andava e mi disse una cosa molto semplice ed elementare come me ”non avere paura perché da questo momento non sei più solo e se c’è d’andare a morire ci andremo insieme“. 

Ebbene io non sono stato lasciato solo neanche per un istante.   

Il giorno che sono andato a testimoniare contro i miei estortori, sono in l’aula del Tribunale molto grande, quel giorno quell’aula era piena e spaccata in due, da una parte c’erano i miei estortori in gabbia, accanto a loro i loro parenti, gli amici, gli amici degli amici, i mafiosi che con sguardi violenti e penetranti ti ammazzavano; dall’altra parte c’ero io e non ero solo, accanto a me c’era tutto il Consiglio Comunale di Scordia, l’Associazione Antiracket di Scordia, che si costituirono parte civile, c’erano tutte le Associazione Antiracket della Sicilia e oltre lo Stretto, ma quel giorno accanto a me c’era soprattutto lo Stato, rappresentato da Tano Grasso, Commissario Antiracket Ordinario e Straordinario di Governo.   

Concludo dicendo a tutti Voi che leggete questa mia storia, che Tano Grasso è un uomo straordinario, lo conosco da oltre 18 anni e se un giorno io dovessi affidare la mia famiglia a qualcuno, io la affiderei a lui perché è l’uomo più onesto di questo mondo.

Mario Caniglia, testimone di giustizia.

Baiardo: “Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire”!!! Terza parte.

Chi ha mandato Baiardo da Giletti per riportare quella “profezia”?

Su questo punto egli è stato chiaro, non sono stati i Graviano, d’altronde ditemi: se sono internati al 41bis come avrebbero potuto farlo??? Quindi è stato qualcun altro, forse chi ha preso (da tempo…) le redini  di cosa nostra, quello stesso soggetto che per agevolare la transizione a un carcere meno duro, ed avendo intuito che i tempi fossero finalmente quelli giusti, ha dato l’approvazione a riprendere i contatti politici lasciati da tempo sospesi, già… sin da quando venne a formarsi quel  cosiddetto “governo tecnico” del presidente Monti…

Ricordiamo tutti cosa è accaduto in questi lunghi anni: lo scioglimento anticipato delle Camere, il proseguo del governo di larghe intese, l’ascesa del M5stelle e dei suoi due governi e ancora, il Covid-19 ed infine… il governo Draghi.

Quindi, dopo oltre dieci anni di attesa e inazione forzata, ecco che finalmente sopraggiungono le nuove elezioni nazionali, ed allora, si può dare il via a quei contatti politici a suo tempo interrotti o quantomeno accantonati, causa le vicissitudini di cui sopra…

Ed allora “eccitati” dalla imprevista notizia della fine del governo Draghi, iniziano a riallacciarsi quei passati rapporti, in particolare viene riproposto quel sostegno elettorale con la promessa in cambio di ricevere da quei loro “alleati” politici (in un paio d’anni e nell’assoluto silenzio generale…) una norma che abolisse l’ergastolo ostativo.

Affinché questa richiesta venga accolta, “cosa nostra” promette a quei referenti politici (facenti parte della nuova coalizione di governo) due cose: la prima il sostegno attraverso i propri voti, la seconda, un particolare “regalino”, che di fatto è quanto poi hanno mantenuto!!!

Viene quindi spontaneo chiedersi: ma è stato realmente Matteo Messina Denaro a farsi arrestare, avendo dovuto subire la richiesta formale della “Commissione”, giunta ufficialmente attraverso quel loro “passepartout” chiamato Salvatore Baiardo??? Un messaggio, fatto pervenire ad egli, non con un pizzino, ma durante una nota trasmissione televisiva presentata da Massimo Giletti e quindi dobbiamo credere che quanto occorso successivamente in questi giorni, sia la diretta conseguenza di una promessa data ed ora mantenuta e cioè che quel boss “stragista”, è stato venduto??? 

Tra l’altro, vi sono alcune circostanze che mi fanno pensare che egli non fosse così pronto a volersi consegnare…

Per prima cosa non credo che egli (seppur parliamo di un soggetto non certo da prendere quale esempio sotto il profilo morale…) fosse così egoista, dal non avvisare quantomeno chi lo avevano in tutti questi anni “coperto”, concedendo a quest’ultimi, la possibilità di allontanarsi celermente (insieme ai propri familiari) dal nostro paese…  

Inoltre, quella enigmatica scatola di “Viagra” trovata nel covo, comunemente utilizzati in presenza di una disfunzione erettile e quindi quella sua presenza ed il suo presunto uso, manifesta di fatto all’opinione pubblica quello sgradevole concetto di “impotenza”!!! 

Ora dico… egli – se fosse stato a conoscenza dell’arresto – quella scatola l’avrebbe fatta sparire e forse anche tante altre cose presenti in quel covo oppure – come penso – qualcun altro ha posto appositamente lì quel prodotto per farci intendere che nulla era concordato e che quindi egli fosse discorde a consegnarsi agli organi di polizia…

Peraltro, vorrei aggiungere, un soggetto che non ha mai trascorso un giorno in carcere e che ha fatto di tutto per restare libero, ora improvvisamente – solo perché malato – ha deciso di farsi catturare, ma poi ditemi, per farsi curare in una cella di un carcere, ma quelle stesse cure, anzi sicuramente di migliori le avrebbe ricevute standosene tranquillamente libero… 

E quindi, man mano che giungono nuove informazioni, mi convinco sempre più che Matteo Messina Denaro, a  tutto pensava tranne che a farsi catturare!!!
Fine Terza parte 

4) A tutto c’è una spiegazione… 

"Scica da notizia"!

Già, come si dice a Catania: “scicamuli cette notizie, ca è megghiu pi tutti” (stracciamole certe notizie, che è meglio per tutti)!!! 

Sì… in particolare proprio per chi quelle notizie preferisce tenerle celate.

Il sottoscritto d’altronde ha sempre pensato di sapere cosa ci potesse essere scritto in quella nota “agenda rossa” del giudice Paolo Borsellino, quali nomi e cognomi fossero riportati e chi in particolare, avesse fatto in modo che quel memorandum scomparisse per sempre o quantomeno fino ad oggi…

Già… se ci pensate la risposta è banale e si potrebbe riassumere in questa semplice frase: chi ha beneficiato delle Stragi e degli stravolgimenti politici nel nostro Paese??? 

Ah… vedo che anche voi sapete la risposta, eppure negli anni si è continuato a far finta di niente o forse dovrei dire, ci si è comportati analogamente come i cittadini di quel Comune, salito alle cronache in questi giorni, per non aver riconosciuto in quel loro ospite “domiciliato”, il primo latitante più ricercato d’Italia!!!

Ed allora, ricordando quanto a suo tempo “cosa nostra” abbia compiuto con estrema  brutalità per lo sgarro subito e per il tradimento di quel suo partner politico chiamato “Democrazia cristiana”, ecco essendo giunti allora ad un bivio (e con l’allora Capo dei capi corleonesi in gattabuia), si pensò d’impostare in quegli anni un nuovo progetto politico, ma soprattutto d’elevare qualcuno al di sopra di ogni sospetto, capace di ricevere il sostegno elettorale di quell’associazione criminale, in cambio certamente di una nuova collaborazione con garanzie sia sul piano degli investimenti nel territorio isolano che in quelli della riforma sulla giustizia…

Ma per ottenere quanto sopra, era indispensabile condizionare il voto dei cittadini e ciò è stato possibile attraverso l’esecuzione delle stragi prima e l’inizio della seconda Repubblica dopo!!! 

Questi due circostanze, hanno fatto in modo d’allontanare definitivamente molti di quegli iscritti ai partiti di governo, dirigendo le loro preferenze verso qualcosa di nuovo, un cambiamento radicale effettuato con la certezza o quantomeno la speranza, che quella scelta rappresentasse la decisione giusta.

Ma tutti noi sappiamo bene che non andò così, abbiamo visto cos’è accaduto negli anni, letto dai media le dichiarazioni dei pentiti, compreso dai verbali di processo quanto fosse realmente accaduto in quel periodo, il tutto peraltro confermato dalle sentenze di condanna per concorso esterno in associazione mafiosa!!!

Far finta ora di dimenticare quegli eventi scomodi, non farà minimamente migliorare le coscienze di chi ha partecipato a quel colpo di Stato, come sappiamo…  senza sparare un colpo!!!  

Peraltro, auspicare che questo Paese possa decidere un giorno di raccontare la verità è fare i nomi e i cognomi di quegli interpreti sarà qualcosa che non accadrà mai, d’altronde parliamo degli stessi soggetti che hanno assicurato a quest’ultimo capo di cosa nostra, di rimanere latitante per oltre trent’anni!!!

C’è un filo sottile che lega lo Stato all’Antistato, quest’ultimo sostenuto – come ormai evidente a tutti – da massoneria e mafia, un connubio collaudato che decide quando e come procedere, chi colpire e chi aiutare, affinché gli interessi di una parte non vadano a condizionare quella dell’altra, perché in fondo vi è un’intesa tra quei reciproci poteri, una vera e propria alleanza che permette, in qualunque momento, di incontrarsi (quasi sempre in campo neutro) e definire quelle ignobili trattative di cui ormai siamo ormai stanchi!!!

Il re di denaro…

Mi permetto di condividere una nota del presidente dell’Associazione “LIBERA”, Luigi Ciotti: Abbiamo appena ricordato il trentesimo anniversario dell’arresto di Totò Riina, e oggi ci arriva la bella e confortante notizia dell’arresto, dopo trent’anni di latitanza, di Matteo Messina Denaro, una notizia di cui essere felici ed è giusto, anzi doveroso, il riconoscimento alle Forze di polizia e alla Procura, che per tanti anni, con sforzo e impegno incessanti, anche a costo di sacrifici, hanno inseguito il latitante.

Ciò che però un po’ preoccupa è rivedere le stesse scene e reazioni di trent’anni fa: il clima di generale esultanza, l’unanime plauso dei politici, le congratulazioni e le dichiarazioni che parlano di “grande giorno”, di “vittoria della legalità” e via dicendo. Non vorrei si ripetessero pure gli errori commessi in seguito alla cattura di Riina, e di Provenzano.

Le mafie non sono riducibili ai loro “capi”, non lo sono mai state e oggi lo sono ancora di meno, essendosi sviluppate in organizzazioni reticolari in grado di sopperire alla singola mancanza attraverso la forza del sistema. Sviluppo di cui proprio Matteo Messina Denaro è stato promotore e protagonista, traghettando Cosa Nostra dal modello militare e “stragista” di Riina a quello attuale, imprenditoriale e tecnologico capace di dominare attraverso la corruzione e il “cyber crime” riducendo al minimo l’uso delle armi.

La sua latitanza è stata accompagnata anche dalla latitanza della politica indirettamente complice di quella di Messina Denaro: la mancata costruzione, in Italia come nel mondo, di un modello sociale e economico fondato sui diritti fondamentali – la casa, il lavoro, la scuola, l’assistenza sanitaria – modello antitetico a quello predatorio che produce ingiustizie, disuguaglianze e vuoti di democrazia che sono per le mafie di tutto il mondo occasioni di profitto e di potere.

Ci auguriamo che all’arresto segua una piena confessione e collaborazione con la magistratura, che il boss di Cosa Nostra sveli le tante verità nascoste, a cominciare da quelle che hanno reso possibile la sua trentennale latitanza: non si sfugge alla cattura per trent’anni se non grazie a coperture su più livelli. Occorre che queste complicità emergano, anche perché solo così tanti familiari delle vittime di mafie che attendono giustizia e verità avrebbero parziale risarcimento al loro lungo e intollerabile strazio.

La lotta alla mafia non si arresta con Matteo Messina Denaro perché l’ultima mafia è sempre la penultima, perché il codice genetico della mafia affida alla sua creatura un imperativo primario: quello di sopravvivere. Ce n’è un’altra infatti che cova, ha sempre covato. Nei cambiamenti storici che sono avvenuti, ci sono sempre delle ceneri che ardono sotto. Dunque esultiamo pure per la cattura di Messina Denaro ma nella consapevolezza che l’arresto di oggi non è la conclusione ma la continuità di un lungo percorso, di una lotta per sconfiggere le mafie fuori e dentro di noi.

La libertà non può mai essere "Pizzo"!!!

Una presa per il cul…. 

Già, prima vittima della mafia e poi dell’antimafia!!!

Sembra incredibile eppure – a suo dire – da entrambe, questo imprenditore campano, ha subito di fatto un estorsione. 

Ed allora raccontiamo questa storia…

Siamo nel marzo 2020 e alcuni affiliati alla camorra chiedono ad un imprenditore di pagare il pizzo, seimila euro all’anno, sì… questo era il prezzo da pagare per poter continuare la propria attività.

L’imprenditore decide allora di denunciare e così pochi giorni dopo iniziano le ritorsioni, cui son seguite di lì  a poco, minacce, furti, precisamente due furgoni.

L’imprenditore comunque si dimostra fermo nelle sue posizioni e non paga e così con il passar del tempo, il suo caseificio viene un giorno avvolto dalle fiamme, un danno quantificato secondo i consulenti assicurativi intorno al milione di euro!!! 

Comprendere da voi come in quell’incendio, non sia bruciata la sola azienda, ma tutta la vita di un onesto imprenditore e soprattutto il futuro della propria famiglia; ma non solo, grazie a questo Stato fallace nel saper proteggere quei cittadini coraggiosi, è andata in fumo anche quel po’ di legalità che ancora sopravviveva!!!

E sì… perché le cose vanno dette con il loro nome e cognome, senza giri di parole, senza quei classici proclami o quelle abituali iniziative del caz…, peraltro sono le stesse che sappiamo bene non portano a nulla, perché lo Stato, si quello stesso Stato che tanto si vanta ora (dopo trent’anni…) di aver preso il boss di Castelvetrano, deve saper dimostrare di esserci sempre, in particolare proprio quando accadono fatti gravi come quelli sopra descritti!

Ma sappiate comunque che la circostanza più grave non è quella riportata sopra (se pur certamente gravissima…), già… perché dopo essere stato vittima di quell’associazione criminale, ecco giungere per quell’imprenditore una nuova batosta: l’associazione antiracket!!!

Difatti, chi avrebbe dovuto affiancarlo con un supporto legale in quella lotta alla criminalità, per come d’altronde riportato in quel loro Statuto “promuovere l’elaborazione di strategie di difesa e di contrasto al racket delle estorsioni, all’usura e a tutte le forme di criminalità che ostacolano la libertà d’impresa. Inoltre, si impegna a garantire assistenza legale e solidarietà agli imprenditori vittime del fenomeno mafioso ed in particolare a chi è colpito da attività estorsive ed usurarie – e veniamo agli obblighi – gli associati hanno l’obbligo di svolgere la propria attività verso gli altri in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, anche indiretto”, si dimostra nei fatti altrettanto esecrabile, chiedendo a quel disperato imprenditore, un costo di tremila euro al mese, per intervenire a favore della sua causa…

Sorge quindi una domanda: ma in quello Statuto l’Associazione non dichiarava di garantire il gratuito patrocinio? Ed allora com’è possibile che accade il contrario (già le circostanze fanno pensare che esse non siano nei modi così dinnanzi anzi tutt’altro…), perché “per essere difesi, bisogna pagare” e così quell’imprenditore è costretto ad effettuare i bonifici richiesti, due da tremila euro ciascuno, con causale: spese legali!!!

La storia ovviamente continua con rassicurazioni, promesse di denaro che non giungeranno mai ed infine prese di distanza da parte del Presidente dell’Associazione antiracket (che ha dichiarato di essere sorpreso e di non sapere nulla di questa vicenda), per quel loro associato che ha evidenziato, comportamenti e atteggiamenti, inqualificabili. 

Quest’ultimo, va detto è stato denunciato dall’associazione antiracket e si è dovuto dimettere dall’incarico.

In questi anni ho scritto post feroci su talune associazioni antimafia di facciata (basti scrivere su “cerca” la parola “antiracket”), non per nulla le stesse cronache giudiziarie, hanno evidenziato come queste organizzazioni non siano nuove a questa tipologia di comportamenti e le denunce presentate in tutta Italia, da tantissimi imprenditori, confermano ma soprattutto rafforzano, quelle disonorevoli prassi!!!

Certo non proprio una pagina di legalità di cui andare fieri, per fortuna che queste rappresentano la minoranza nel Paese…

Come riuscire a combattere la mafia, quando i cittadini dimostrano d'aver ancora paura di essa!!!

Sì… il boss è stato arrestato, ma per le strade e le piazze non si festeggia la vittoria dello Stato, no… la maggior parte dei cittadini preferisce non scendere a manifestare quell’asserzione di forza, ma restano chiusi in casa, evidenziando per l’ennesima volta, viltà ed omertà dinnanzi alla mafia!!!

Difatti, la paura di essa e quella pochezza d’animo, evidenzia quanto ancora sia difficile partecipare ad azioni pubbliche contro la criminalità organizzata… 

Perché la verità è che la mafia esercita purtroppo ancora oggi una forte influenza nella società, in particolare in quei territori dell’entroterra, dove intimidazioni e minacce limitano tutti coloro che provano ad opporsi ad essa. 

Ecco perché – lo stiamo vedendo proprio in questi giorni in tv – la cultura dell’omertà rende difficile alle persone parlare apertamente di quella associazione elle attività criminali, parlare male di quei suoi affiliati (soprattutto se vicini di casa) e soprattutto denunciare gli abusi o i fatti di cui si venuti a conoscenza.

Certo, dobbiamo sempre ricordare come in molti in questo Paese abbiano superato la paura e lottato contro quella criminalità organizzata, non parlo solo delle vittime, ma anche dei loro familiari, di quelle associazioni di legalità, di quei gruppi gruppi di cittadini che organizzati lavorano per promuovere ogni giorno il diritto e per combattere la criminalità organizzata, perché unendo le forze che si può aumentare l’impatto delle azioni.

Sappiamo bene come in molti hanno denunciato la criminalità organizzata, vi sono anche i pentiti, certo avremmo preferito che quest’ultimi avessero compiuto quel gesto di ravvedimento quando ancora non erano stati arrestati… ma non si può dire che non sia grazie al loro contribuito che molte vicende di quelle organizzazioni criminali siano crollate grazie alle loro dichiarazioni…

E’ importante sempre e comunque che le autorità garantiscano la sicurezza e la protezione per coloro che denunciano le attività illegali e che tutta la società civile li supporti e l’incoraggi, perché attraverso questa simbiosi, questa unione che si può promuovere una cultura della legalità, iniziando e promuovendo una maggiore educazione e sensibilizzazione sui temi della legalità, dell’integrità e dell’anticorruzione, perché solo così si può aiutare a creare una maggiore consapevolezza e a promuovere una cultura della legalità.

Inoltre è necessario alimentare il contrasto dello Stato e per far ciò bisogna: rafforzare le istituzioni responsabili dell’applicazione della legge e della giustizia, come gli organi di polizia, i tribunali e la magistratura, solo così si può aiutare a garantire che la legge sia applicata in modo equo e che i colpevoli vengano puniti.

C’è bisogno infine di trasparenza e responsabilità: promuovere le istituzioni e le imprese può aiutare a garantire che le decisioni vengano prese in modo equo e che i responsabili siano tenuti a rendere conto delle loro azioni.

Solo e soltanto così ci potrà essere una maggiore partecipazione di tutti, in particolare della società civile che è proprio quella che da sempre (a esclusione di pochi momenti significativi ) è venuta a mancare, anche purtroppo, in quest’ultima circostanza!!!

Una "mascariata"!!! Ma da parte di chi….

Da siciliano conoscevo bene quel termine, ma l’avevo sempre abbinato a circostanze “mafiose” e quindi, nel leggere ora un post sul web che utilizzava per l’appunto quella parola, ho pensando leggendo articolo, che forse mi stessi sbagliando, ed allora sono andato a ricercarla…

Debbo ringraziare Salvatore Calleri che in un suo post del 2019 al link: https://www.juorno.it/mascariare-larte-subdola-di-schizzare-fango-e-delegittimare-chi-combatte-la-mafia/ riportava: “Mascariare” è un termine siciliano, difficile da tradurre per un continentale. Termine usato attualmente dalla mafia e dai suoi sostenitori oppure dai suoi utili idioti, a volte consapevoli a volte ignari.

Ecco, leggendo quanto sopra mi sono sentito rinfrancato nel vedere che non mi ero allontanato di molto da quella supposizione, d’altronde lo stesso Calleri continuando scriveva: la mia personale traduzione sensoriale (su quella parola) è quella di cammuffare… al fine di confondere. Di rendere grigio il bianco ed il nero. Il “mascariamento” è la base per delegittimare una persona che (ma non solo) combatte la mafia!!!

Certo debbo confidarvi che non ho ben compreso cosa centrasse quella parola “mascariata” con quanto avevo letto sul post di “Live Sicilia” e di conseguenza con quella eventuale associazione criminale: l’articolo peraltro parlava di pareri, gestione dell’amministrazione pubblica, rilascio di autorizzazioni, efficienza, monitoraggio, innovazione, sviluppo, trasparenza, tutela dell’ambiente e della salute umana e quindi mi dispiace dover ammettere, come a tutt’oggi il sottoscritto, non ne abbia compreso il significato…

Ho provato a intuire quale messaggio si volesse trasmettere e soprattutto a chi, per fortuna a mio sostegno è intervenuta ancora una volta la frase del post di Calleri: Sei un giornalista, un magistrato, uno sbirro, un politico, un membro di un’associazione, un tecnico che da fastidio alla mafia? Non ti preoccupare che il “mascariamento” è dietro l’angolo. Sei stato minacciato, ti han fatto un attentato che magari è stato sventato? Non ti preoccupare diranno che te lo sei fatto da solo ed insinueranno il dubbio!!!

Ed allora, restando in attesa di scoprire quale messaggio si volesse inviare e soprattutto a chi, per “par condicio” riporto quanto dichiarato alla fine di quel (particolare) post e cioè: i dati “dimostrano” che contro quella gestione sia stata montata una campagna con l’obiettivo “di mascariare”!!!

Il controllo del territorio passa innanzitutto nel dare prospettive di lavoro ed un futuro certo, ai giovani disagiati di questo nostro paese!!!

Quante chiacchiere sento dai nostri politici, da una parte delle nostre istituzioni, da quanti dovrebbero contribuire a realizzare quelle indispensabili modifiche legislative, ma credetemi, non lo dico per fare la solita critica sterile a chi non prova mai a cambiare, no… quanto desidero esprimere è dentro me e rappresenta il profondo disagio di chi non vede alcun mutamento delle condizioni sociali, in particolare per quei luoghi a rischio, dove la criminalità organizzata trova i suoi più giovani seguaci…
Lo Stato contro la mafia“!!! Già… ma qual é l’offerta di entrambi ai nostri ragazzi, parlo di quelli che vivono in quei quartieri disagiati a modello “Gomorra”, cosa propone l’una e cosa l’altra, quale prospettiva viene data loro e quale scelta faranno nel decidere il proprio futuro???

Ecco pensando a quanto sopra, mi vorrei ricollegare a un noto dialogo tra il boss Pietro Aglieri e il giudice Alfonso Sabella; quest’ultimo infatti, durante un interrogatorio aveva provato a convincere il boss a collaborare con la giustizia; ma ecco che egli nel rifiutare quell’offerta, offre al magistrato una spiegazione su quanto accade in quei luoghi, che ci fa comprendere il perché di certe decisioni o di talune scelte che dir si vuole: “Vede dottore, quando voi venite nelle nostre scuole a parlare di legalità, di giustizia, di rispetto delle regole, di civile convivenza, i nostri ragazzi vi ascoltano e vi seguono. Ma quando quegli stessi ragazzi diventano maggiorenni e cercano un lavoro, una casa, una assistenza economica, sanitaria, a chi trovano??? A voi o a noi? Dottore, la verità…??? Trovano a noi, e solo a noi!!! Lei… si Lei che è come me siciliano, lo sa bene che è così… Mi dica quindi, cosa collaboro a fare allora???  Per fare arrestare qualche padre di famiglia o per farvi trovare qualche pistola arrugginita??? Cosa potrebbe cambiare se vi dicessi quello che volete sapere di me???”.

Il problema difatti è questo, ma ahimè rappresenta anche ciò che non si vuol cambiare, perché come ho scritto più volte in questo mio blog, la mafia fa comodo a molti, troppi, già… a tutti coloro che grazie ad essa “campano” e non mi riferisco ai suoi affiliati, no… parlo di coloro che dichiarano di contrastarla e di quanti viceversa professionalmente si nutrono di essa!!!

Ecco perché il controllo del territorio è demandato a quell’associazione criminale, in quanto senza la mafia non ci sarebbero dall’altra parte loro, migliaia e migliaia d’individui e professionisti, che ogni mese – con la scusa del contrasto – percepiscono un congruo stipendio o parcella, convincendo altresì tutti noi, grazie anche alcuni media asserviti, della necessita della loro presenza, l’esserci quindi a tutti i costi per assicurarci sicurezza, legalità e soprattutto giustizia…

Ma… basterebbe semplicemente distruggere (una volta e per tutte) qualsivoglia concetto di mafia, l’idea stessa che essa possa esistere, si tratta semplicemente di mettere in pratica poche regole, incontestabili, ma soprattutto incontrovertibili e non come abbiamo visto fare in questi trent’anni dai nostri governi nazionali, dai suoi politici e ahimè anche da una parte delle Istituzioni!!!

D’altronde basti rivedere negli anni quanto accaduto, quei continui ribaltoni, accomodamenti, dibattiti, tentennamenti, che hanno di volta in volta evidenziato o quantomeno dato l’impressione di uno Stato debole, già… di uno Stato che si è piegato alle logiche del ricatto – chissà forse per evitare la divulgazione di documenti infamanti, quali potrebbero essere stati quelli della “trattativa Stato-mafia” – dimenticando, ma soprattutto offendendo, tutte quelle vittime che hanno donato la propria vita per questo ingrato Paese!!!

PNRR: ritardi e infiltrazioni – (parte seconda)

Come riportavo nel precedente post, la comprovata abilità di “cosa nostra” ha dato il via a tutta una serie d’infiltrazione in particolare nei settori chiave degli apparati che riguardano lo Stato, alla luce dei finanziamenti pubblici che stanno per giungere o già stanziati per rilanciare l’economia del Paese…

Nessuno lo dice, ma la verità è che l’economia legale è già sotto attacco, sì… da parte della criminalità organizzata, la stessa che negli ultimi vent’anni si è dimostrata capace di intercettare milioni di euro di quei fondi strutturali e di investimento europei, posti a sostegno dell’economia nazionale, non soltanto per le misure previste, ma anche per quelle in via di adozione. 

Questi fondi infatti, rappresentano lo strumento principale della politica degli investimenti dell’Unione europea per favorire la crescita economica ed occupazionale degli stati membri e delle loro regioni, ma non solo, essi addirittura mirano alla cooperazione territoriale; comunque, nello specifico troviamo in modo articolati cinque fondi e precisamente: il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo, il Fondo di coesione, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca.

Su ciascuno di quei fondi abbiamo visto attraverso le varie inchieste giudiziarie, come talune associazioni criminali vi abbiano già messo le mani, facendo sparire milioni e milioni di euro… 

D’altronde anche le risorse da impiegarsi nell’ambito del NextGeneration UE sono state inviolate e vedrete come tra qualche anno scopriremo come quei fondi destinati al Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, sono stati illegalmente sottratti…

La minaccia in tal senso è indubbia ed è rappresentata dalla inclinazione dei propri affiliati, gli stessi che sono capaci di avvicinare e infiltrare i propri uomini in quell’area grigia che annovera al suo interno, professionisti compiacenti e pubblici dipendenti infedeli, ciascuno in grado di consentire l’inquinamento di quei settore chiave e il cuore stesso della cosa pubblica.

Da quanto sopra descritto si comprende come la “mafia” abbia saputo mutare la propria natura violenta in qualcosa di diverso, di più manageriale, parliamo di una nuova “mafia” affaristica che si avvale di società di comodo e soprattutto d’imprenditori compiacenti (o quantomeno assoggettati..) e che continua a confermare il proprio interesse su tutti i settori nevralgici per l’economia del sud del Paese…

PNRR: l’infiltrazione economico-finanziaria di "cosa-nostra" è già iniziata!!!

Leggo ancora oggi qualcuno parlare di mafia come di un’organizzazione criminale che pretende con l’uso della violenza d’imporre alla società civile la propria forza…

Ascoltando quelle dichiarazioni di taluni esponenti istituzionali, comprendo quanto essi siano distanti dal comprendere quell’oscuro apparato che viceversa, dimostra di procedere in maniera celere e soprattutto rispettata, per essere di supporto a quanti non trovano risposta o ausilio, alle decisioni compiute dal governo nazionale…

Già… perché esso non rappresenta più quel modello sviluppatosi – in negativo – negli anni 90, attraverso una serie di azioni coercitive imposte allora dal capo dei capi corleonesi, il quale pretendeva – dalle diverse organizzazioni criminali – di manifestare ovunque la propria forza…

Oggi “cosa nostra” appare sempre meno legata a quel tipo di dimostrazione brutale, negli anni infatti essa ha rivolto le proprie attenzioni in nuove attività economico-finanziaria, investendo parte dei propri proventi (illeciti) in nuove società dall’aspetto cristallino, raggiungendo in pochi anni, una crescita ragguardevole e un patrimonio interessante. 

E’ tempo quindi per il governo e le forze dell’ordine di cogliere tempestivamente quei segnali che definiscono le linee guida della nuova mafia, affinché le istituzioni ed i suoi uomini più audaci, possano indirizzare verso un livello adeguato quel necessario contrasto, tale da assicurare una protezione efficace definitiva, attraverso metodologie sia preventive che giudiziarie.

Da tale analisi si potranno infatti individuare nuovi sodalizi in atto per consolidare il controllo del territorio, ma soprattutto analizzare quelle strategie d’infiltrazione nel tessuto economico e finanziario del Paese, in particolare in quelle regioni del Sud, interessate ora dai previsti finanziamenti pubblici connessi al PNRR. 

Ecco quindi porre in essere tutta una serie di manovre, per dotarsi di strumenti idonei ad intercettare quei finanziamenti pubblici; si prova attraverso i propri referenti “corrotti” d’inquinare l’economia sana delle regioni, per riuscire in maniera illecita ad accumulare gran parte di quella ricchezza e ponendo di fatto in croce, quel po’ d’imprenditoria ancora presente e sana che, a causa dell’attuale crisi economica, sta ormai implodendo. 

Ecco perché risulta di fondamentale importanza comprendere quali siano gli intrecci che legano quelle organizzazioni mafiose ad una serie d’imprese colluse, dall’immagine legale, già… come riportava quel film “al di sopra di ogni sospetto” e con a capo un mero prestanome che ovviamente nulla ha che perdere…

Parliamo di società che si sono progredite negli anni, d’altro canto va detto come quei loro referenti non ragionano più in maniera parassitaria…

Sì… sono finiti i tempi “mordi e fuggi”, ora si pensa alla grande, si sfruttano nuovi business e ci si infiltra in quel mondo produttivo intrecciando rapporti di collaborazione con professionisti e funzionari “corrotti”, la cui influenza è determinante per massimizzare quelle infiltrazioni e ricavare da quel mondo viziato della politica i maggiori benefici…

Ecco quindi venirsi a creare una concorrenza sleale tra chi utilizza (per la propria crescita societaria) il proprio capitale umano e l’esperienza accumulata nel corso di generazioni e chi viceversa fa uso di finanziamenti esterni (derivanti questi dal reinvestimento dei proventi illeciti attraverso transazioni finanziarie solitamente concluse oltre confine) che entrano a far parte del capitale societario, diventando nuova linfa, per potersi impadronire di quanto in circolazione…

 FINE PRIMA PARTE

Imprenditori siciliani disonesti??? Analizzando in maniera obiettiva si scopre che…

Come ben sapete ritengo che chi pecca nel compiere la propria professione debba sempre pagare, ma vi sono dei casi che m’inducono a pensare che non sempre la colpa di quegli imprenditori sia da imputare a quanti – mi riferisco naturalmente a tutti coloro che nulla hanno a che fare con affiliazioni a strutture legate alla criminalità organizzata o per meglio dire appartengono di fatto a quel sistema clientelare, corruttivo, ed  anche mafioso – possiamo definire ancora “onesti“.

Certo quest’ultimo termine è certamente difficile da affibbiare a quanti operano nella mia Sicilia, ma come dicevo esiste ancora una parte sana che sta in questi ultimi anni – forse a causa delle difficoltà finanziarie provocate dal “covid” – ma non solo, anche quanto in questi mesi ha provocato un aumento esponenziale nel settore energetico e petrolifero, incremento che stanno mettendo in crisi parecchie imprese e che ha determinato in molti imprenditori la decisione di chiudere definitivamente i battenti o quantomeno di provare a resistere non solo alla crisi, ma anche ribellandosi a quel sistema coercitivo di regolari richieste, a cui da sempre erano sottomessi!!!

Desidero affrontare stasera questo tema, dopo aver letto in questi giorni di talune inchieste giudiziarie che hanno visto coinvolti alcuni imprenditori indagati per corruzione…

Naturalmente lungi dal sottoscritto pensare che qualsivoglia forma di pagamento di tangente possa non venir considerata quale forma di corruzione o che essa non costituisca un reato; no… ciò che mi permetto di dire e che il più delle volte – per compiere in maniera corretta la propria attività – ci si ritrova a doversi sottomettere a un sistema che preclude, a chi si ribella, la possibilità d’operare…

Perché diciamoci la verità, in Sicilia ( ma non solo lì…) per lavorare bisogna pagare: da sempre è così e così continuerà fintanto che le leggi sono così permissive e soprattutto non difendono chi vuole contrastare quel sistema illegale dimostrando di non volerne fare parte…

Già perché da noi si sa, per dimostrare di essere onesti bisogna farsi sparare o quantomeno far comprendere a tutti – mettendoci in primis la faccia – che non si ha paura di niente e di nessuno, perché soltanto così lo Stato è costretto ad intervenire, altrimenti – quegli imprenditori coraggiosi – dovranno sottostare al sistema oppure decidere di chiudere definitivamente, abbandonando le aspirazioni di una vita o quei desideri di continuità da voler consegnare ai propri figli… 

Ho letto nell’articolo di un imprenditore che ha affermato di avere pagato, già… non per accaparrarsi i lavori, ma per velocizzare l’affidamento di quel proprio cantiere, sì… alla luce di un’aggiudicazione che sarebbe avvenuta in maniera del tutto trasparente!!! 

Quindi, una mazzetta per comprare non l’appalto ma il tempo di chi avrebbe dovuto seguirla in maniera corretta e soprattutto celere!!! 

Ed allora mi sono permesso di verificare gli appalti aggiudicatisi da quell’impresa e penso di poter confermare che essa non avesse alcun bisogno di pagare per inseguire altri appalti, d’altronde consentitemi una riflessione: se analizziamo i ricavi prodotti dagli appalti pubblici e quanto essi rendano alle nostre imprese – con ribassi intorno al 30% – beh… lasciatemelo dire con molta franchezza, soltanto chi esegue i lavori in maniera difforme dai previsti Capitolati e soprattutto chi possiede i favori delle Dl,  può pensare di ricavare oggi un utile, altrimenti… si ci rimette sempre!!!

Ed allora mi sono chiesto: cosa avrebbe potuto fare quell’imprenditore dopo essersi aggiudicato in maniera corretta e trasparente l’appalto??? Mi direte tutti: semplice… denunciare quel funzionario alle autorità competenti??? 

Già… una risposta scontata, si vede che siete in pochi quelli che avete avuto a che fare con la giustizia e soprattutto coi i suoi tempi interminabili, che vedono ahimè il più delle volte – grazie a giudizi iniqui – ribaltare i giudizi a favore proprio di chi era stato per l’appunto denunciato!!!

Comprenderete altresì come dopo quella denuncia, nessuno più vorrà aver a che fare con quell’impresa, in particolare nessun funzionario o dirigente sarà più disposto a verificare quei lavori in corso (o da eseguire a seguito aggiudicazione), in maniera serena, ma staranno tutti lì – già… con il fucile puntato – a verificare la regolarità di quelle opere in tutte le loro fasi, osservando in particolare quei dettagli che si sarebbero sicuramente sorvolati, ma ora, con il rischio che ci sia qualcuno delle forze dell’ordine disposto a verificarli e contestarli, ecco che si preferisce bloccare l’appalto!!!

La verità??? Questo paese è come quel cane che si morde la coda!!! E’ un problema senza via di uscita, una condizione che conduce tutti, dopo aver risolto un problema, a doverne affrontarne un altro, un ciclo vizioso e perverso nel quale ci troviamo tutti ad essere coinvolti, anche ahimè quei pochi imprenditori che con grande difficolta provano a restare retti!!!

Meloni: stretta sulla giustizia!!!

Sì al carcere ostativo e nuove misure contro i rave party, ma non solo, niente rischio “liberi tutti” per i boss mafiosi che si sarebbe potuto concretizzare l’8 novembre quando, con ogni probabilità, la Consulta si sarebbe riunita per dichiarare definitivamente incostituzionale l’ergastolo ostativo, e cioè il principio giuridico secondo cui un condannato per mafia e terrorismo non può avere accesso ai benefici!!!

Dopo mesi in cui la giustizia non è stata minimamente toccata dall’ex premier Draghi, finalmente questo nuovo Consiglio dei ministri ha approvato quei decreti fondamentali contenenti le misure urgenti in materia di divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti di quei detenuti o di quei soggetti attualmente  internati, che non hanno mostrato interesse o volontà di collaborare con la giustizia. 

Ed allora meglio passare al carcere ostativo, senza più benefici nei nostri penitenziari per i condannati che si sono macchiati di colpe gravi, quali sono i reati di mafia o di terrorismo, anche in assenza di collaborazione con la giustizia o se è avvenuta una “riparazione pecuniaria” del danno alle vittime e se è stata dimostrata la cessazione dei collegamento con la criminalità organizzata attraverso “elementi specifici”…

Pensavo alcuni giorni fa:

se realmente il governo del nuovo Presidente Meloni decidesse di mettesse mano al contrasto dell’illegalità di questo nostro Paese, partendo da tutti quei fenomeni corruttivi dilaganti, proseguendo con quei procedimenti nel pubblico in cui vi è la mano “perversa” della burocrazia, già… se si provasse a tenere sotto controllo quanto avviene in molti tribunali, in particolare in quelli dove vi è una forte presenza massonica e se ancora, si volesse realmente contrastare quei fenomeni mafiosi, sì… se a quanto sopra si provasse definitivamente a colpire l’evasione costantemente perpetrata ponendo sotto la lente d’ingrandimento coloro che ogni giorno evadono a cui si sommano quanti commettono reati sul territorio, ah… se solo si potessero eliminare del tutto quelle imprese affiliate alla criminalità organizzata e – ma solo per concludere – si provasse ad annullare del tutto, quei meccanismi clientelari di cui hanno finora beneficiato molti nostri politici, mi riferisco anche a livello comunale, beh… penso che più del 30% del nostro paese, potrebbe essere deportato in un isola, certamente più ampia di quella di Alcastraz!!!

Sì qualcosa si sta facendo, certo… con molta calma e forse un po’ troppo tempo per rispettare quei tempi della giustizia: si sa… qualcuno pagherà, qualcun altro ahimè la farà franca e qualcun altro ancora appartenente a quell’elité se ne sarà andato precocemente e non sconterà in questa terra mai alcuna pena, non ci resta che sperare in quella divina… 

Vedremo… sono piccoli passi, ma meglio del nulla fatto finora, purtroppo è come riportato a suo tempo dal procuratore Gratteri: Questo sistema???  Fa comodo a molti, mi creda”!!!

Il presidente Schifani inizia il suo mandato revocando qualche incarico!!!

Il presidente della Regione, Renato Schifani, in qualità non solo di Presidente della Regione ma di commissario delegato per l’attuazione degli interventi ha iniziato a rimuovere alcune figure note, da tempo dirigenti di importanti Dipartimenti regionali…

Mi sentirei quasi di anticipare i nomi che a breve verranno rimossi da altre strutture ma seppur ho già anticipato a qualche amico/a i nomi, lascio al tempo e soprattutto al Presidente il piacere di comunicarli…
 

Certo, l’inizio non è male, d’altro canto se realmente quanto dichiarato “Il mio governo sarà inflessibile sull’applicazione del principio della massima trasparenza e della massima responsabilità. Se vi sono soggetti che tendono a delinquere, spacciandosi per tutori della legalità, prima o poi pagheranno. Noi saremo molto rigorosi nella selezione preventiva dei futuri direttori generali, non solo sotto il profilo della moralità, dell’affidabilità, ma anche della qualità professionale, di come hanno operato in passato. La corruzione è un male che dobbiamo combattere”, verrà messo in campo, forse qualcosa finalmente nella nostra regione – dopo tanti proclami inutili, potrebbe cambiare…

 
Il sottoscritto – per come ho già scritto, in particolare sui fondi del PNRR che stanno per giungere – non crede molto a quanto è stato detto, anche se mi fa piacere sapere che il Presidente appena insediatosi ha detto: “verrà costituito un organismo di tre soggetti che, probabilmente a titolo gratuito, vigileranno sui flussi di denaro del Pnrr. Questo gruppo di lavoro sarà composto da altissimi esponenti delle istituzioni in pensione, i quali avranno funzioni di controllo ma serviranno anche da deterrente per la mafia attratta dai flussi di parecchi miliardi di euro che arriveranno in Sicilia. La mafia non ha colore politico, guarda l’interesse, noi dobbiamo stare molto attenti e lo saremo”!!! 

Minc… che frase altisonante, la mafia stara certamente tremando dinnanzi a queste forti dichiarazioni!!!

Vorrei permettermi di non menzionare quelle analoghe frasi dette dai suoi predecessori in questi lungi anni, ma preferisco soprassedere, d’altronde basti costatare come molti di essi siano stati negli anni non solo indagati, ma bensì condannati per associazione mafiosa!!!  
Quindi, caro Presidente Schifani, mi permetta di aggiungere che con le parole non si fa niente… perché con i fatti che si è fatta la storia della nostra bella terra e che ahimè a portato a contare i morti, già… di chi realmente la mafia la combattuta (e purtroppo non c’è più…) e di chi viceversa con quella associazione criminale ci è andata a braccetto e ancora – grazie ad essa – siede in quelle poltrone vellutate!!!
I fatti daranno ragione, vedremo a chi dei due…

E' solo questione di tempo: la mannaia della giustizia arriva per tutti, chi prima e chi dopo, ma tutti la stessa fine fanno!!!

Che vi sia di fatto una forma di infiltrazione massonica nelle organizzazioni criminali è certo, ma soprattutto è quanto si ottenuto da una pluralità di risultanze che vanno dalle audizioni alle acquisizioni documentali… 

Sì è visto più volte come il tema del rapporto tra mafia e massoneria, soprattutto in Sicilia e Calabria, affiori in modo ricorrente in molte inchieste giudiziarie, con una intensificazione nei tempi più recenti, sia in connessione con vicende criminali tipicamente mafiose, sia con vicende legate a fenomeni di condizionamento dell’azione dei pubblici poteri a sfondo di corruzione.
In tale prospettiva, si è accertato come vi sia stato un vero e proprio cambiamento nelle attività mafiose, in particolare sul loro nuovo modo di agire totalmente diverso dal periodo corleonese, difatti l’ordine demandato da parte della “Commissione mafiosa” è quello di utilizzare modalità più collusive/corruttive e quindi meno violente, ma che si dimostrano certamente più inclusive di una pluralità di soggetti all’interno della gestione degli affari, attraverso accordi di cui si fa garante il consenso e le relazioni di cui gode e a cui conferisce forza per il tramite della propria “riserva di capitale”.
Di tali accordi corruttivi in cui sono presenti esponenti mafiosi si rinviene traccia ormai in tutte le indagini dei nuovi affiliati, in cui si è visto sono confluiti soggetti dell’impresa, della politica, dell’amministrazione e ovviamente di quelle famiglie legate alle organizzazioni mafiose.

E’ evidente come le infiltrazioni mafiose all’interno di quelle logge massoniche servano a essa per interloquire con molti soggetti istituzionali coinvolti nella politiche e nella gestione degli interessi territoriali in Sicilia e Calabria. 

In tal senso si può affermare che l’associazione mafiosa controlla gestisce e soprattutto verifica quanto accade nel territorio, in particolare regola i rapporti solidaristici volti all’acquisizione del consenso degli associati e della società civile. 
L’imprenditoria, ad esempio, non è più vessata dall’imposizione del pizzo ma viceversa riceve ora un sostegno economico in cambio della titolarità di un parte delle quote di quelle imprese ed è grazie a questo solidale accordo che oggi vediamo molte imprese crescere il proprio volume d’affari a dismisura, merito di quei vantaggi ottenuti nella contrattazione con la pubblica amministrazione, mi riferisco ai numerosi appalti aggiudicati, meccanismi che di fatto finiscono per avvantaggiare e rafforzare non solo l’impresa “affiliata” ma soprattutto quell’associazione mafiosa. 

D’altronde basti osservare a riguardo i numerosi procedimenti penali sui condizionamenti degli appalti dove si evince, ancora una volta, l’assoggettamento dei pubblici interessi a quelli di cosa nostra ed ovviamente del suo capo (da anni latitante e soprattutto vivo, a differenza di quanti tentano di smentire costantemente con notizie fuorvianti…) Matteo Messina Denaro, che dimostra essere ancora al centro di tutte le dinamiche mafiose non solo della  Provincia di Trapani, ma di tutta la Sicilia!!!

Bisogna ripartire quindi dai numeri… dalla crescita esponenziale che certe società hanno avuto in questi anni, riesaminare i loro referenti, la maggior parte di essi vere e proprie “teste di legno” di quel sistema criminale e corrotto, osservare il potere economico raggiunto in pochi anni attraverso attività di sperequazione che hanno portato di fatto a raggiungere livelli non possibili – in così breve tempo – attraverso il semplice lavoro onesto… 
Si sa come hanno fatto, non ci vuole mica un genio per capirlo e debbo dire che mi consola sapere che da cittadino anche altri sanno di quella notevole crescita e sono gli stessi che provano ogni giorno a contrastarne le attività di quel sistema criminale ed illegale…
Ma d’altronde è solo questione di tempo: la mannaia della giustizia arriva per tutti, chi prima e chi dopo, ma tutti alla fine, fanno la stessa fine!!!

Beni confiscati: c'è ancora molto da fare!!!

Sono in molti a manifestare sorpresa per la condanna in appello dell’ex giudice e Presidente delle misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, accusata per corruzione, concussione e abuso d’ufficio, nello scandalo dei beni confiscati… 

Nel “cerchio magico”  visto sono finiti in molti, un vero e proprio “sistema” che avrebbe i fatto pilotato l’assegnazione di molte amministrazioni giudiziarie dei beni sequestrati alla mafia in cambio ovviamente di favori.

Non mi va di ripetere quanto altre testate hanno in questi giorni pubblicato in maniera dettagliata e neppure ripetere quei nomi altisonanti riportati, tra cui ahimè un ex prefetto, un tenente colonnello della Gdf, un Preside della facoltà di Giurisprudenza, un amministratore giudiziario, un ingegnere, un docente universitario ed altri ancora, già… ciò che vorrei evidenziare è che quel sistema non è stato l’unico, d’altronde basta semplicemente spostarsi di pochi chilometri, per verificare come quel meccanismo ben collaudato serva tutt’oggi a molti per far carriera o per incassare regalie…

Ma non solo, sono certo che se si verificasse l’operato di quanti oggi sono posti in quei ruoli chiave, si scoprirebbe come la gestione di quelle società confiscate sia compiuta all’acqua di rose.

Qualcuno ora potrebbe obbiettare quali prove io abbia a supporto: beh… potrei rispondere a chi di dovere che dovrebbe andarsi a leggere le 600 pagine e i due Dvd rimasti gelosamente custoditi in quell’ultimo cassetto destro di una scrivania di un secondo piano di un noto palazzo istituzionale,  a saperlo quei fogli avrei potuto rilegarli con una bella copertina di colore rossa, d’altronde hanno fatto la stessa fine di quella nota “agenda”; mi sembra di rivivere uno di quei romanzi gialli, noir, legal thriller o spionaggio di cui sono appassionato!!!

Peraltro se ancora oggi leggo certi nomi, ho la conferma che ancora molto deve essere fatto e che per quanto ora evidenziato con le condanne emesse, si sia – come sempre accade in questo nostro Paese – cercato di colpire solo una tra tanti, per dare un segnale deciso, sì per far comprendere a noi cittadini come lo Stato sia presente, ma soprattutto che esso non guarda in faccia nessuno: ma ciascuno di noi sa bene come quanto ora espresso sia servito esclusivamente a colpire il classico “capro espiatorio”!!!

L’auspicio è che quanto ora deliberato per quei soggetti, possano dar seguito anche ad altri nominatovi!!!

Un giudice senza paura…

Danneggiando una targa, non si cancella la memoria di uomo, che non ha avuto alcuna paura e ancor meno titubanza a presiedere il maxiprocesso a Cosa nostra! Alfono Giordano è questo il nome del magistrato a cui era stata dedicata recentemente una targa dal Comune di Palermo in piazza Edison, nel quartiere Matteotti, è che ora è stata danneggiata tentando anche di rimuoverla. 

Un gesto certamente esecrabile, ma che non scalfigge minimamente il coraggio di un uomo che non si è piegato neppure dopo le minacce velate, sotto forma di augurio, espresse dal “papa” di cosa nostra, Michele Greco: “Io desidero fare un augurio. Vi auguro la pace signor presidente, a tutti voi auguro la pace perché la pace è la tranquillità e la serenità dello spirito e della coscienza e per il compito che vi aspetta la serenità è la base fondamentale per giudicare. Non sono parole mie, sono parole di Nostro Signore che lo raccomandò a Mosè: quando devi giudicare, che ci sia la massima serenità, che è la base fondamentale. Vi auguro ancora, signor presidente, che questa pace vi accompagni per il resto della vostra vita”.

Ecco perché  oggi quello sfregio alla targa dedicata al giudice Alfonso Giordano, non rappresenta nulla, non ha alcun valore neppure come semplice atto vandalico, già perché non scalfigge minimamente la memoria di un grande magistrato che ha avuto il coraggio (pochi al suo posto l’hanno fatto…) di presiedere quel  maxiprocesso alla mafia, un periodo in cui a Palermo venivano uccisi quotidianamente uomini delle nostre istituzioni e tutti avevano paura di contrastare la mafia e i suoi uomini. 

Ecco perché è importante quel giorno storico, perché con quella sentenza, lo Stato ha iniziato a scrivere una pagina indelebile nella lotta alla mafia che ahimè non si è ancora conclusa… 
Non servono targhe, busti, etc… per ricordare i grandi uomini di questa nostra terra, basterà semplicemente il passaparola e vedrete come la memoria del presidente Giordano, non verrà mai cancellata!!!

La mafia vuole accaparrarsi il controllo di quegli 82 miliardi di euro!!!

Preparatevi, d’altronde l’avevo anticipato in un mio precedente post http://nicola-costanzo.blogspot.com/2022/05/draghi-rivolge-le-sue-attenzioni-al-sud.html, ma ora iniziano ad esserci i primi riscontri.

Basti osservare quanto sta accadendo, sì… nella nostra regione. 

Guardate i nomi dei candidati oppure chi alle ultime elezioni è stato eletto…

Ed ancora chi a breve siederà in quelle poltrone così importanti e chi viceversa sembra stare nascosto; poi c’è chi è uscito allo scoperto, eppure non dovrebbe parlare visti i suoi trascorsi inquietanti per quanto scontato come pena definitiva a causa di quei suoi rapporti con quelle associazioni mafiose ed infine dovremmo contare quanti sono stati in questi mesi arrestati e/o o accusati di scambio elettorale politico-mafioso. 

A breve comunque avremmo le nuove elezioni, ma non solo, dovrebbero iniziare ad arrivare un bel po’ di miliardi, grazie a quel famoso Pnrr….

E c’è chi ha già una sua strategia su come impossessarsi di quel denaro pubblico e parlo di un’organizzazione chiamata “cosa nostra”, che ha già messo in moto i suoi politici, le imprese affiliate e  tutta l’organizzazione costituita da veri professionisti, che si occupano di smistare sui vari comparti quel flusso di denaro.

Il messaggio che si vuole far passare è che quel sistema collaudato “democristiano“, sta nuovamente ritornando, d’altronde come dimenticare il messaggio che circolava allora: con la mafia si lavora, mentre con lo Stato si muore di fame!!!

I cittadini d’altronde dimostrano con molte loro azioni di aver bisogno di fare affidamento su questi individui, gli stessi d’altro canto a cui offrono la loro preferenza e a cui poi chiedono qualcosa in cambio, già questi particolari miei conterranei sono più vomitevoli di quei personaggi corrotti o mafiosi da cui siamo ahimè circondati. 

Qualcosa si sa non va, ma in molti siciliani ahimè c’è ancora forte la convinzione che è proprio grazie a quel sistema clientelare/imprenditoriale/mafioso che si potrà iniziare a stare nuovamente bene e a produrre ricchezza, principalmente per se stessi, più che per il proprio territorio…

Già… in quante cazzate si spera, non capendo che si continuerà a morire di fame fintanto che si resterà succubi di certi personaggi inadeguati e soprattutto rapaci, compromessi moralmente e legati a quel sistema criminale!!!

Ma d’altronde se i miei conterranei preferiscono il reddito di cittadinanza al lavoro cosa si vuole aggiungere, già… quando in molti c’è la convinzione che lo Stato è qualcosa di estraneo, di astratto, un semplice contenitore da cui prendere o rubare, senza dar mai nulla in cambio…

Lo stesso peraltro fa proprio quel meccanismo perverso che proverà attraverso i suoi uomini (più o meno affiliati) ad accaparrarsi il controllo di quegli 82 miliardi di euro (il 40 per cento dei 235 miliardi destinati al nostro Paese) che proprio il Pnrr, quel Piano nazionale di ripresa e resilienza, è pronto a far giungere nel Sud e di cui la quota più consistente verrà destinata alle imprese che operano nel settore delle costruzioni e infrastrutture…

Speriamo che le nostre istituzioni e soprattutto le procure nazionali intervengano prima che quei fondi finiscano in mani sbagliate, almeno così potremmo auspicare che qualcosa di profondamente diverso possa in questa nostra terra essere finalmente compiuto!!!  

"Imprenditori" rapaci!!!

Cerco sempre di calmare quest’ansia che mi si innesca ogni volta che cammino e mi guardo intorno, ogni volta che salgo le scale, prendo gli ascensori, osservo dai balconi e quando strusciando le suole su zerbini, supero le soglie di quegli ingressi. 

Non posso fermare un rimuginio d’anima perenne su come sono stati e ancora oggi vengono realizzate le nostre costruzioni e se poi ho qualcuno a portata di parola, riesco con grande difficoltà a trattenermi dal raccontare sul come si tirano su quegli appalti, quelle enormi strutture fatte di piani, balconi e coperture. 

Non è un senso di colpa universale che mi pervade, né un riscatto morale verso chi è stato cassato dalla memoria del sentiero della storia, non riesco a non pensarci, ho sempre questo vizio, una vera perversione, già, non riesco a dimenticare come funziona il ciclo del cemento quando vedo una rampa di scale, come non mi distraggo nell’osservare quelle impalcature verticali mal realizzate, no… non riesco a far finta di nulla. 

Penso a tutto, anche a quella semplice malta e alla cazzuola che la genera con quel suo movimento, penso persino ai calli che genera il manico di legno del frattazzo usato sino allo stiramento del polso per spianare l’intonaco. 

Sarà forse che chi nasce in questa terra ha un rapporto con alcune sostanze in modo singolare, forse unico, un legame che altrove non potrebbe che essere diverso. 

Non tutta la materia difatti viene recepita allo stesso modo, già da noi in meridione il cemento è l’elemento portante e non esiste impero economico del sud che non abbia visto il passaggio nelle costruzioni. 

Appalti, gare d’appalto, cave, cemento, inerti, malta, mattoni, impianti, mezzi d’opera, operai rappresentano l’armamentario dell’imprenditore italiano è quest’ultimo vive quel proprio impero costruito quasi sempre dal nulla (grazie non certo alle proprie capacità imprenditoriali, ma soprattutto beneficiando di quel sostegno personale e finanziario offerto loro in cambio d’interessi più generali) quasi fosse il proprio “principato” o dovrei dire un feudo offerto ad egli come semplice “valvassore“!!!

Potremmo immaginare questo imprenditore con la sua valigetta, simile a quella che qualche anni fa produceva quelle famose macchinine, dalla quale aprendola escono  micro betoniere, nano escavatori, terne, autocarri, gru e ovviamente operai lillipuzziani…

Se dovessimo pensare a molti di quei nostri imprenditori siciliani, dovremmo immaginarli così… con quella valigetta,  pronti a volare per diventare “prenditori”, potenti e vincenti!!!

D’altronde questo è il mestiere più semplice per far soldi nel più breve tempo possibile, acquistando fiducia in quegli ambienti mafiosi, assumere persone consigliate per diventare voto di scambio durante le elezioni, accaparrarsi finanziamenti, moltiplicare il proprio volto e soprattutto la propria presenza in quel proprio territorio. 

Ha un talento quel cosiddetto “prenditore” e cioè quello di essere nello stesso tempo mediatore e rapace, egli possiede la pazienza del certosino compilatore di documentazioni burocratiche, di attese interminabili, di autorizzazioni sedimentate come lente gocce di stalattiti per poi uscire gli artigli, quel talento rapace capace di planare su terreni insospettabili, sottraendoli per pochi quattrini e poi serbarli sino a quando ogni loro centimetro divengono rivendibili a prezzi esponenziali. 

L’imprenditore rapace sa come usare becco e artigli, d’altronde chi c’è dietro di loro accorda il massimo credito, e non mi riferisco ad istituti finanziari o banche, no questi ultimi necessitano di garanzie valide ed essi, questi prenditori, di fatto non possiedono nulla, quantomeno nulla è di loro, ecco perché si ha la necessita che vi sia qualcuno “celato” che garantisca per quella “loro” (per modo di dire…) società!!! 

Io so bene come viene costruito il nostro Paese, in particolare la nostra regione che presenta ribassi folli oltre il 30%, ne ho le mani in pasta, conosco la maggior parte delle imprese ed i progetti da realizzarsi con quegli pseudo “miglioramenti“, ma non solo, so bene la provenienza degli inerti e da dove essi vengono prelevati per essere utilizzati in quelle costruzioni…

Si sa… i vantaggi che hanno queste ditte e attraverso di essi quei loro committenti sono infiniti; gli inerti vengono saccheggiati portati via abusivamente, mentre le ditte d’estrazione autorizzate per sottrarre quantità minime, in realtà mordono e divorano intere montagne. 

Quintali e quintali di massi e pietrisco utilizzati a basso costo per non dire in maniera gratuita, finiscono per partire da quei luoghi, senza che mai nessuno si accorga di ciò… 

Sono inerti a costo zero, montagne e colline sbriciolate che vengono impastate nel cemento per finire ovunque e così, oltre ad aver guadagnato dall’estrazione abusiva, queste imprese creano dei luoghi per nascondere i propri rifiuti, altro denaro quindi che si somma per rendere le proprie ditte ancor più competitive e al servizio – in subappalto – delle migliori holding di costruzioni in circolazione. 

Ecco perché quasi tutto intorno a noi ha al suo interno quel veleno, ma si sa… non accadrà nulla sin quando quelle strutture non inizieranno a deteriorarsi ed allora sarà così che forse qualche  operaio in buonafede, intervenuto per quelle necessarie riparazioni,  respirerà quelle polveri e chissà dopo qualche anno, qualcuno incolperà per il suo cancro la malasorte. 

Si comprendono quindi i motivi per cui oggi alcune ditte rispetto ad altre sono capaci di stravincere, perché ogni vantaggio viene scaricato nella gestione della manodopera, sulla scadente qualità delle forniture e dei materiali e su tutte quelle procedure al limite della legalità!!! 

Ecco in quali modi questi individui si trasformano in manager di successo, girano su auto e barche di lusso (tutte ovviamente da pagare, in quanto esse sono formalmente intestate alle società di leasing…), si propongono come investitori (assalitori sarebbe il termine più adatto) di nuovi gruppi commerciali, acquirenti di imprese e società di produzione, ma prima di tutto questo e dietro tutto questo c’è come sempre il cemento, i subappaltatori ed ancora, gli inerti, i noleggi, i trasporti e quei furgoni stracolmi di operai che lavorano senza sosta ed a volte scompaiono al mattino, abbandonati in qualche strada secondaria, dopo esser violentemente caduti da qualche ponteggio di cantiere, realizzato non a norma. 

Non bisogna quindi meravigliarsi di nulla, in fin dei conti è questo lo spessore dei nostri “prenditori”, peraltro è lo stesso su cui poggia ahimè l’economia, la politica e soprattutto la corruzione nel nostro Paese!!!

Il "tallone d'Achille" nelle organizzazioni mafiose…

Sì… perché a differenza di quanto si possa pensare, anche le associazioni criminali possiedono un punto debole e quest’ultimo è costituito dalle tracce che lasciano dietro di sé, in particolare nei movimenti di denaro connessi alle attività, più o meno legali, svolte…

Si tratta quindi di verificare lo sviluppo di quelle tracce, ad esempio come riportavo nel post di ieri, attraverso un’indagine patrimoniale si prova a seguire il flusso di denaro, quasi sempre (si scoprirà essere) di provenienza illecita e quindi ciò fa comprendere come bisogna attenzionare in maniera minuziosa –nel corso delle investigazioni da parte degli organi inquirenti – il reticolo di prove documentali, le quali dovranno esse precise e dettagliate, affinché possano successivamente essere confermate in qualsivoglia possibile riscontro.

Difatti, attraverso questa particolare metodologia si potrà giungere ad accertare le responsabilità di ciascun soggetto indagato e di tutta la rete di connivenze e complicità che, a qualunque livello, hanno permesso a quel fenomeno certamente illegale, di affermarsi e prosperare.

Più questi risultati verranno verificati e quindi saranno apprezzati, maggiori saranno le possibilità di comprendere quali movimenti di denaro sono stati utilizzati per quelle particolari attività produttive, certamente legate alla criminalità organizzata, ma non solo, seguendo le tracce dei movimenti di denaro, si potrà facilmente ricostruire un quadro probatorio capace di far luce non solo sui reati commessi, fine a se stessi, ma anche su quei metodi coercitivi utilizzati nello specifico quale mezzo per delinquere.

Non è casuale, d’altronde, che proprio queste organizzazioni criminali abbiano saldamente assunto il controllo di molte attività lucrose; quest’ultime infatti per funzionare in maniera perfetta, richiedono non soltanto un’articolata organizzazione, ma soprattutto hanno necessità di avere accanto un  ampio collegamento esterno con soggetti posti ciascuno in strutture pubbliche e/o uffici istituzionali, ed è proprio per questi motivi che diventa difficile agli organo competenti, far emergere nel corso delle indagini, eventuali complicità o ancor più dimostrare un possibile legame o affiliazione con quell’associazione mafiosa.