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Pelikan System: Quando il fiume insegna. Un’iniziativa che vorrei vedere imitata ovunque.


Buongiorno, e grazie per aver voluto condividere con me questa storia. Avevo bisogno di rileggerla con calma, perché certe notizie meritano più di una lettura veloce. Parlo di quel post che ho trovato qualche giorno fa, quello del Tevere che, incredibile a dirsi, sta letteralmente bloccando i rifiuti e restituendo dignità alle sue acque. A volte ci dimentichiamo che i fiumi non sono discariche, ma arterie vive del nostro territorio, e quel che accade in Lazio dovrebbe farci riflettere tutti.

Sai, leggendo che hanno completato l’installazione della terza barriera del progetto “Pelikan System” alla foce del Tevere, a Capo Due Remi sul lato di Ostia, ho pensato a quante volte abbiamo visto fotografie vergognose di plastica e scarti arrivare al mare. Ecco, questa è una di quelle iniziative che parte dal basso, dalla consapevolezza, e che si fa sistema. 

Non è un intervento estemporaneo, ma una strategia integrata: la nuova barriera, entrata in funzione a fine marzo 2026, lavora insieme a quelle già presenti sulla riva destra del Tevere e sul fiume Aniene. Insieme creano una rete coordinata che intercetta i rifiuti prima che raggiungano il mare, dove tutto diventerebbe più difficile e dannoso.

Mi piace immaginare queste barriere, lunghe circa quaranta metri e costruite in acciaio zincato, posizionate proprio dove la corrente, quasi con intelligenza naturale, convoglia i detriti. C’è una grata che scende fino a un metro di profondità, capace di catturare non solo ciò che galleggia, ma anche quello che sta semi sommerso. 

E la prudenza non manca: durante le piene eccezionali, quando l’acqua supera un metro e mezzo al secondo, il sistema entra in modalità neutra per non ostacolare il deflusso. Non si tratta di ostacolare il fiume, ma di aiutarlo a respirare pulito.

Ma la parte che mi ha colpito di più è il lavoro silenzioso e tecnologico che accompagna queste barriere. Una flotta di imbarcazioni intelligenti, dotate di droni, veicoli operati a distanza e sonde parametriche, monitora in tempo reale la qualità dell’acqua e raccoglie ulteriori rifiuti lungo il corso. Ogni passaggio – ho letto – recupera in media trenta chili di materiali galleggianti. Trenta chili non sembrano tanti, ma sommati giorno dopo giorno diventano montagne restituite alla terra e non al mare.

E i numeri del primo anno parlano da soli: centoventimila chili di rifiuti rimossi tra Tevere e Aniene. Non solo plastica e legname, ma anche pneumatici, bombole del gas, frigoriferi, scaldabagni, materassi. Roba che non dovrebbe finire in un fiume nemmeno per sbaglio, e invece ci finisce perché qualcuno pensa che l’acqua sia un buco nero dove sparire ogni vergogna.

Ecco, quello che auspico è che questa iniziativa venga imitata da altre regioni. Non serve inventare qualcosa di straordinariamente nuovo, basta copiare chi ha già dimostrato che si può fare. 

Perché quando un territorio si prende cura delle proprie acque, migliora la qualità ambientale, riduce i rischi idraulici durante le piene e, soprattutto, mette fine a quello scempio che troppo spesso accettiamo come inevitabile. Non lo è. E il Tevere, con le sue barriere e le sue barche intelligenti, ce lo sta dimostrando ogni giorno. 

Speriamo che qualcuno di quegli assessorati regionali che in Sicilia si occupano di territorio, ambiente, energia e servizi di pubblica utilità – e lì dentro c’è pure il Dipartimento dell’acqua e dei rifiuti, quello che dovrebbe sapere tutto di bonifiche e gestione del ciclo degli scarti – oltre a pensare esclusivamente a come spendere il proprio stipendio – cui gentilmente di fatto il sottoscritto in quota parte partecipa –stia già, mentre legge questo mio post, prendendo appunti.

Il punto fondamentale è riconoscere gli errori e correggerli al più presto possibile, prima che facciano troppo danno. Di conseguenza, l’unico peccato imperdonabile è nascondere un errore!

C’è una verità che ci sfugge con una certa regolarità, non perché sia nascosta, ma perché scegliamo di distogliere lo sguardo…
Ci dicono fin da piccoli che sbagliare è umano, e lo accettiamo come una specie di assoluzione universale, quasi un permesso a procedere senza troppi sensi di colpa, ma forse dimenticano di dirci tutta la verità: Sbagliare non è il problema, anzi, è spesso il primo passo verso qualcosa di più chiaro, di più vero.

Già… l’errore è un segnale, come una luce rossa che sul cruscotto ci avverte che qualcosa non va.

È un invito a fermarsi, a guardare, a capire…

Ma troppo spesso lo interpretiamo come una condanna, e allora reagiamo nel modo peggiore: fingiamo che la luce non ci sia, copriamo il cruscotto con un nastro o ancor peggio, stacchiamo il fusibile dell’auto che lo faceva accendere.

Eppure, nascondere non cancella! L’errore continua a esistere, anche se nessuno lo vede più, anche se si fa finta di niente e diventa più pesante col passare del tempo, perché si moltiplica in conseguenze che non avevamo previsto – ahimè – si trasforma in qualcosa di più grande di noi.

E alla fine, inevitabilmente, emerge. Non con un sussurro, ma con un tonfo! Quando accade, non è più solo un errore, è un crollo! E in quel momento, non si giudica più soltanto l’errore, ma la scelta di averlo tenuto nascosto. È lì che nasce la vera perdita di fiducia, non perché qualcuno ha sbagliato, ma perché ha preferito mentire al mondo e a se stesso.

C’è una sottile differenza tra chi cade e si rialza subito dicendo “ho perso l’equilibrio”, e chi cade e poi si affretta a dire “no… non sono caduto, è il pavimento che ha tremato”.

Perché nel primo caso, c’è dignità. Nel secondo, c’è paura. Sì… paura del giudizio, dell’immagine, della fragilità che ci rende umani. Ma è proprio in quella fragilità che si nasconde la forza.

Riconoscere un errore non ci rende deboli, ci rende presenti. Significa che stiamo ancora prestando attenzione, che non ci siamo arresi all’autoinganno. Significa che vogliamo ancora fare meglio. E forse, è l’unica vera misura dell’integrità: non quanto sei perfetto, ma quanto sei onesto con i tuoi limiti.

L’unico peccato imperdonabile, allora, non è l’errore. È il silenzio che lo segue…

Già… è la scelta di proteggere il proprio orgoglio invece che la verità. Perché quando nascondi un errore, non lo stai proteggendo solo tu, ma lo stai lasciato in agguato per qualcun altro. E prima o poi, qualcun altro inciamperà. E allora non sarà più solo il tuo errore, sarà anche la tua responsabilità.

Viceversa, se lo avessi mostrato subito, forse avresti evitato che qualcuno ci cascasse dentro.

Per cui, correggere un errore in tempo non è un segno di debolezza, ma un atto di rispetto, verso chi ti circonda, verso il tuo ruolo, verso te stesso…

È dire: sono qui, sono attento, e se ho sbagliato, lo dico.

Non per essere perdonato, ma per non tradire. Perché alla fine, non ci ricorderanno per non aver mai fallito, ma per non aver mai smesso di provare a fare la cosa giusta. E a volte, la cosa giusta è semplicemente ammettere che non lo abbiamo fatto bene.

Quel gesto, piccolo eppure enorme, è tutto ciò che serve per rimanere in rotta. Non la perfezione, che è un miraggio, ma la lucidità. E la lucidità comincia sempre con una sola frase, detta a bassa voce, ma con chiarezza: ho sbagliato…

Casteldaccia: Quanti sono i reali colpevoli di quella tragedia???

Ascoltavo stasera il Tg sulla conferenza stampa del proprietario della villetta di Casteldaccia, per ribadire che Egli non ha responsabilità sulle vittime strappate via dal fiume Milicia…
Se avessi saputo quello che sarebbe successo, mai avrei dato le chiavi a Giuseppe (l’uomo che ha perso tutta la sua famiglia…), mai, mai, mai”, è con questo dolore che prova a difendersi… 
Certo ora è facile colpevolizzarlo, già… sono tutti lì in fila a condannarlo, sono in molti a voler tirare quella pietra, ma senza esimerlo per aver realizzato quella costruzione abusiva, mi sono chiesto:  “ma dov’erano tutti gli altri colpevoli”???
E sì… poiché in questa tragedia, sono in molti a dover rispondere e non soltanto quel proprietario, certamente il primo responsabile di quell’abusivismo, ma ripeto, non il solo…
Dice bene quando dichiara: “se avessi saputo“…
Già se avesse saputo… ma chi avrebbe dovuto dirgli che in quei luoghi era meglio non costruire???
Chi avrebbe dovuto avvisarlo dei rischi che quella individuata ubicazione presentava???
Sicuramente ci sarebbe potuto arrivare da se… non vi è dubbio, ma se per ipotesi quell’individuo non fosse stato realmente capace di comprendere a quali pericoli stava ponendo se stesso, la propria famiglia ed oggi ahimè quegli sfortunati inquilini???
Dov’erano tutti gli altri??? Già dov’erano tutti coloro che avrebbero dovuto dissuaderlo dal realizzare quella costruzione abusiva o certamente ne avrebbero dovuto impedire la costruzione???  
Si… ditemi dov’erano???
Chi…??? Ma come chi??? Minc… anche voi fate finta di non comprendere…
Ed allora iniziamo…
Innanzitutto, saranno stati coinvolti alcuni miei colleghi…
Qualcuno di loro avrà realizzato un progetto o anche semplicemente una bozza, niente di definitivo, ma certamente quel proprietario avrà avuto bisogno di comprendere in quali modi realizzare quella villetta e quindi si sarà rivolto ad un amico ing., architetto o anche a un semplice geometra…   
Certo, qualcuno ora potrebbe obiettare: “questo nel caso in cui avesse voluto presentare il progetto per le necessarie autorizzazioni o per sanare successivamente quanto costruito abusivamente…
Ma si… ammettiamo quindi che nessuno di loro è stato ufficialmente o ufficiosamente coinvolto, ma quanto sopra, resta sempre una circostanza alquanto difficile da credere…
Quindi se non vi è un progetto, nessuno all’interno di quegli uffici pubblici era a conoscenza di quella realizzazione: sì ipotizziamo che quano sopra sia corretto…
Ma il proprietario, com’è logico che sia, avrà pure chiamato un impresa a realizzare quell’opera ed anche in questo caso, l’affidataria di quei lavori, non si minimamente chiesta se vi fosse una regolare autorizzazione a costruire, ma come penso, avrà creduto sulla parola che fosse tutto in regola e ha iniziato i lavori e li ha portati a compimento…
Strano vero… che anche a questo “pseudo” imprenditore non sia venuto il dubbio che forse quel luogo, non fosse un luogo adatto per costruire una villetta…
I lavori iniziano e cominciano ad arrivare le forniture necessarie alla sua realizzazione, immagino ci sara stato un via vai di operai, di mezzi d’opera, autisti, ma nessuno tra loro ha avuto l’idea di parlare con quel proprietario, dissuaderlo quantomeno per fargli cambiare idea…
Vista come è andata, penso che nessuno abbia avuto questa ispirazione o forse più probabilmente, hanno preferito soffocarla!!!    
Continuando… ci sarà stato certamente qualcuno che passando da quelle parti, si sia accorto di quei lavori… parlo della gente comune, chissà qualche cacciatore, pescatore e perché no, forse anche qualche pubblico ufficiale, ma come sempre avviene in questa terra, nessuno ha avuto il coraggio di rappresentare a chi di dovere quanto visto…  
Sicuramente ciascuno di essi, avrebbe potuto rivolgersi a quel proprietario imprudente, per sconsigliarlo dal realizzare quella costruzione. 
NO!!! Nessuno a detto niente, come sempre da noi, ognuno si sono fatti i caz…. propri!!! 
Ah… finalmente la villetta sta per essere completata… 
Starete pensando che ho finito con quel lungo elenco di chi sapeva e non ha fatto niente??? 
No… tranquilli, mettetevi comodi, la lista ancora non si è conclusa!!!
E si… perché ora passiamo alle utenze: luce, acqua, gas…
Perché, credevate che quella struttura ne fosse sprovvista e che quei loro proprietari vivessero al loro interno come ai tempi del medioevo…???
No… qualcuno si è recato lì ed ha provveduto ad alimentare quella abitazione, senza richiedere le necessarie concessioni – ma come sempre avviene da noi – a nessuno di quei tecnici è venuto il dubbio che qualcosa non fosse in regola e ancora una volta, nessuno ha manifestato a quel proprietario i propri dubbi sulla posizione di quella struttura e che molto probabilmente quel luogo non fosse sicuro???
Nessuno a detto niente e alla fine, gli allacci sono stati realizzati!!!
Ah… finalmente abbiamo finito??? 
E no… ancora no, perché nel frattempo, in quel Comune fortemente “attento ed impegnato” nel gestire la cosa pubblica, ecco giungere (finalmente) la notizia che qualcuno ha realizzato (nel frattempo…) una costruzione abusiva all’interno di un fossato, già un ex corso d’acqua… 
Ecco quindi tutta una serie di soggetti che si uniscono a quanti sopra, affinché si attuino tutti quei necessari provvedimenti, e non sto parlando di quella “indiscutibile” demolizione, finita come sappiamo nelle aule giudiziarie…  
No… ciò che bisognava fare era immediatamente proibirne l’ingresso, proprio a quei suoi proprietari!!!
Un provvedimento fondamentale per salvaguardare la loro incolumità, dal momento che fino a quel momento o forse dovrei dire… fino ad oggi,  nessuno li aveva avvisati del pericolo che correvano…
“Mai, mai, mai… sì mai avrebbe dato quell’uomo le chiavi se solo qualcuno gli avesse semplicemente parlato, per fargli comprendere…”. 
Già, se tutti coloro che (a differenza sua…) sapevano, avessero semplicemente parlato, forse chissà tutto ciò, non sarebbe mai accaduto!!!

Catania sott'acqua!!! Sì… sotto tutti i punti di vista.

Sembra che la colpa del blocco della città sia da attribuirsi al maltempo o per meglio dire al ciclone che ha colpito gran parte dell’isola con violente precipitazioni che hanno assunto carattere di nubifragio…
Si… certamente quanto detto è vero, ma solo in parte…
Stamani, mi sono recato a Siracusa e debbo dire che se pur vi fosse una pioggia costante, durante il tragitto sono riuscito a viaggiare in maniera regolare, certamente merito di un’opera realizzata in maniera corretta …
Intorno alle 14.00, la città “aretusea” è stata colpita da una violenta precipitazione, ma stranamente, osservando quanto accadeva intorno al sottoscritto, riuscivo a muovermi con l’auto abbastanza agevolmente; premetto che proprio in quel momento mi trovavo adiacente alla stazione e quindi al centro della città, ma le caditoie stradali, davano la sensazione di funzionare perfettamente o per meglio dire, rispondevano a quella loro funzione…
Questa stessa circostanza purtroppo, non posso dirla per la mia città etnea…
Intorno alle 15.15 ero rientrato e mi trovavo vicino al porto, direzione Piazza Europa.
Giunto in Viale Africa, l’acqua era dappertutto e l’allagamento aveva bloccato molte auto, costrette a mettersi di lato in quanto impantanate!!!
Proseguo per Via Principe Nicola e mi dirigo su Viale Vittorio Veneto… non l’avessi fatto!!!
Un fiume aveva invaso la carreggiata… non vi era dove andare…
Molti automobilisti presi dalla paura, hanno iniziato a mettere di traverso le loro auto oppure provavano a salire sui marciapiedi, per non essere invasi dall’acqua.
Altri viceversa, per lo più anziani, terrorizzati… non sapevano cosa fare: erano bloccati a quel volante, senza andare ne avanti e ne indietro, totalmente fermi, in attesa che la situazione tornasse alla normalità…
La circostanza assurda è che, se foste passati proprio il giorno prima per quel tratto di strada, l’avreste visto invaso ovunque di sacchi di rifiuti abbandonati, di riviste pubblicitarie stracciate e lasciate lì ad ogni angolo, molti dei quali disposti ad otturare quelle caditoie…
Era inevitabile quindi trovarsi oggi in questa situazione!!!
D’altronde se i lavori di manutenzione non vengono mai programmati o svolti nei periodi estivi, come si può sperare di non incappare ogni anno, in questa situazione, che si sa… si ripete costantemente ad ogni inizio di pioggia!!!
Nel frattempo sono giunto in circonvallazione, dove è presente una coda a causa di un incidente stradale; fortunatamente riesco a deviare per la via che costeggia il quotidiano “La Sicilia” e seppur anche lì vi sia un fiume in piena che si dirige verso il Tondo Gioeni, riesco a dirigermi verso Via Barriera del Bosco… 
Purtroppo anche in questa strada deve essere successo qualcosa, perché sono nuovamente bloccato….
Dopo un quarto d’ora finalmente, riesco a deviare per la clinica Morgagni ed esco da quell’imbuto, eccomi su via Passo Gravina…
Trovo altre auto in panne… alcune in mezzo alla strada, l’acqua scende senza alcun impedimento, già… e come se le condotte di quelle acque meteoriche fossero otturate o non esistessero affatto…
Anche il sottoscritto inizia ad avere qualche problema… la mia seconda auto non risponde per come dovrebbe, ma per fortuna sono giunto accanto al mio meccanico di fiducia: Giuseppe Pruiti.
Si una fortuna averlo come amico, ma non solo, dimostra sempre nei miei confronti (ma credo che questo mio pensiero vada esteso anche a molti suoi clienti) una grande disponibilità personale e non mi riferisco al solo risolvere ogni nostro problema meccanico, ma a dedicare il proprio tempo, quando ne abbiamo necessità…
Mi consiglia di lasciare l’auto per un controllo e di riprenderla domattina… 
Nel frattempo gentilmente, mi fa accompagnare con l’auto da un suo dipendente ed eccomi finalmente a casa, dopo una disavventura durata mezza giornata!!!
Cosa aggiungere, siamo ahimè sempre “sott’acqua”.
Non ci resta che sperare, sì… che domani faccia bel tempo!!!

Catania sott'acqua!!! Sì… sotto tutti i punti di vista.

Sembra che la colpa del blocco della città sia da attribuirsi al maltempo o per meglio dire al ciclone che ha colpito gran parte dell’isola con violente precipitazioni che hanno assunto carattere di nubifragio…
Si… certamente quanto detto è vero, ma solo in parte…
Stamani, mi sono recato a Siracusa e debbo dire che se pur vi fosse una pioggia costante, durante il tragitto sono riuscito a viaggiare in maniera regolare, certamente merito di un’opera realizzata in maniera corretta …
Intorno alle 14.00, la città “aretusea” è stata colpita da una violenta precipitazione, ma stranamente, osservando quanto accadeva intorno al sottoscritto, riuscivo a muovermi con l’auto abbastanza agevolmente; premetto che proprio in quel momento mi trovavo adiacente alla stazione e quindi al centro della città, ma le caditoie stradali, davano la sensazione di funzionare perfettamente o per meglio dire, rispondevano a quella loro funzione…
Questa stessa circostanza purtroppo, non posso dirla per la mia città etnea…
Intorno alle 15.15 ero rientrato e mi trovavo vicino al porto, direzione Piazza Europa.
Giunto in Viale Africa, l’acqua era dappertutto e l’allagamento aveva bloccato molte auto, costrette a mettersi di lato in quanto impantanate!!!
Proseguo per Via Principe Nicola e mi dirigo su Viale Vittorio Veneto… non l’avessi fatto!!!
Un fiume aveva invaso la carreggiata… non vi era dove andare…
Molti automobilisti presi dalla paura, hanno iniziato a mettere di traverso le loro auto oppure provavano a salire sui marciapiedi, per non essere invasi dall’acqua.
Altri viceversa, per lo più anziani, terrorizzati… non sapevano cosa fare: erano bloccati a quel volante, senza andare ne avanti e ne indietro, totalmente fermi, in attesa che la situazione tornasse alla normalità…
La circostanza assurda è che, se foste passati proprio il giorno prima per quel tratto di strada, l’avreste visto invaso ovunque di sacchi di rifiuti abbandonati, di riviste pubblicitarie stracciate e lasciate lì ad ogni angolo, molti dei quali disposti ad otturare quelle caditoie…
Era inevitabile quindi trovarsi oggi in questa situazione!!!
D’altronde se i lavori di manutenzione non vengono mai programmati o svolti nei periodi estivi, come si può sperare di non incappare ogni anno, in questa situazione, che si sa… si ripete costantemente ad ogni inizio di pioggia!!!
Nel frattempo sono giunto in circonvallazione, dove è presente una coda a causa di un incidente stradale; fortunatamente riesco a deviare per la via che costeggia il quotidiano “La Sicilia” e seppur anche lì vi sia un fiume in piena che si dirige verso il Tondo Gioeni, riesco a dirigermi verso Via Barriera del Bosco… 
Purtroppo anche in questa strada deve essere successo qualcosa, perché sono nuovamente bloccato….
Dopo un quarto d’ora finalmente, riesco a deviare per la clinica Morgagni ed esco da quell’imbuto, eccomi su via Passo Gravina…
Trovo altre auto in panne… alcune in mezzo alla strada, l’acqua scende senza alcun impedimento, già… e come se le condotte di quelle acque meteoriche fossero otturate o non esistessero affatto…
Anche il sottoscritto inizia ad avere qualche problema… la mia seconda auto non risponde per come dovrebbe, ma per fortuna sono giunto accanto al mio meccanico di fiducia: Giuseppe Pruiti.
Si una fortuna averlo come amico, ma non solo, dimostra sempre nei miei confronti (ma credo che questo mio pensiero vada esteso anche a molti suoi clienti) una grande disponibilità personale e non mi riferisco al solo risolvere ogni nostro problema meccanico, ma a dedicare il proprio tempo, quando ne abbiamo necessità…
Mi consiglia di lasciare l’auto per un controllo e di riprenderla domattina… 
Nel frattempo gentilmente, mi fa accompagnare con l’auto da un suo dipendente ed eccomi finalmente a casa, dopo una disavventura durata mezza giornata!!!
Cosa aggiungere, siamo ahimè sempre “sott’acqua”.
Non ci resta che sperare, sì… che domani faccia bel tempo!!!