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Quei 200mila evasori e l’ombra degli 86mila invisibili: quando il fisco bussa alla porta dei fantasmi!


Buonasera…

sto leggendo alcuni numeri impietosi, ma penso però in maniera positiva su quanto sta accadendo e cioè, osservo come stanno cambiando i rapporti tra noi e il fisco-

Sì… a differenza di quella questa strana sensazione che per tanto tempo ho avuto, ora finalmente, come cittadino, sento non solo di essere costantemente osservato da un occhio, ma che ora, non è più così distratto come un tempo. 

L’Agenzia delle Entrate ha annunciato che nel 2026 spedirà oltre 2,4 milioni di queste lettere, loro le chiamano “di compliance”, ma a me piace pensare siano dei semplici soggetti che hanno ahimè dimenticato a pagare, come quei messaggi che arrivano sul telefono per ricordarti di bere l’acqua o di pagare una scadenza. Solo che qui la posta in gioco è diversa, è il nostro rapporto con le tasse, con quello che dobbiamo o non dobbiamo allo Stato.

Il direttore ci tiene a precisare che non c’è alcun automatismo, che dietro non si cela l’incubo dell’intelligenza artificiale generativa che decide per noi, ma semplicemente l’analisi umana di 17 milioni di posizioni. È una cifra che mi fa quasi girare la testa, pensare a quanti di noi, in qualche modo, vengono incrociati, guardati, valutati. E da questo sguardo così ampio, così profondo, emergono poi i numeri che contano davvero: 200mila evasori totali. È una parola pesante, “evasore”, che mette insieme storie molto diverse tra loro.

Perché dentro quei 200mila ci sono due anime ben distinte. Da una parte c’è quel 57 per cento, circa 116mila persone, che possiamo immaginare come qualcuno che, per dimenticanza, per disorganizzazione o forse per scelta, non ha presentato la dichiarazione. Sono quelli che il fisco, in un certo senso, già conosce, sa che esistono, e aspetta solo che regolarizzino la loro posizione. Poi c’è l’altra metà del cielo, quel 43 per cento che fa 86mila persone, e qui la storia cambia completamente. Sono gli ignoti, gli sconosciuti al fisco. Persone che fino a ieri, per l’Anagrafe tributaria, non esistevano. Hanno lavorato, guadagnato, speso, ma sempre restando invisibili, come fantasmi che attraversano l’economia senza lasciare traccia.

È su questi ultimi che mi fermo a riflettere, perché la loro scoperta è la prova che il cerchio si sta stringendo, che le maglie della rete si stanno facendo più fitte. E allora quelle 2,4 milioni di lettere in arrivo non sono solo un avviso, ma un messaggio molto chiaro: il tempo dell’invisibilità, per molti, sta per finire. 

Alcune di queste comunicazioni saranno per chi ha dimenticato un versamento, un adempimento periodico sull’Iva, un errore di distrazione. Altre, quelle destinate a chi non ha mai presentato una dichiarazione, hanno un sapore diverso, più severo. È come se lo Stato bussasse alla porta e dicesse: “So che sei lì, ora facciamo due conti”.

Mi domando cosa provi chi riceve una di queste comunicazioni ufficiali… forse un attimo di panico, forse la rassegnazione di chi sapeva che prima o poi sarebbe successo, o forse la sorpresa di chi si era illuso di passare inosservato. In ogni caso, credo che il messaggio di fondo sia proprio questo: che l’epoca in cui ci si poteva nascondere nell’ombra, nel rumore di fondo di milioni di contribuenti, è destinata a finire

Ed allora, mentre scrivo queste righe, penso a quanto sia cambiato il nostro rapporto con il fisco, trasformandosi in un dialogo silenzioso ma costante; sì… fatto di dati, di incroci e, soprattutto di nomi e cognomi di tutti quei soggetti “reminder”, che ora finalmente, il fisco non può più ignorare!

La ragnatela dei “bonus” fantasma…


Già… ogni volta che apro le pagine delle cronache e mi imbatto nell’ennesima notizia di truffa sui “bonus edilizi“, provo un grande sconforto e una sensazione amara che conosco bene, perché in questi anni ho scritto decine di post su questo argomento, eppure – 

nonostante tutto – ogni nuova inchiesta riesce, ahimè, a lasciarmi senza parole. 

Quella di queste ore arriva dalla Procura di Venezia, e ha il sapore amaro di una conferma: i numeri sono da capogiro, le modalità sono le solite, e il danno è per tutti noi.

Siamo intorno ai 77 milioni di euro, tra crediti fiscali fantasma e beni sequestrati. Sembra che un ragioniere, secondo le indagini del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, avrebbe messo in piedi un sistema spregiudicato: accesso abusivo ai cassetti fiscali di persone ignare, società intestate a prestanome, crediti d’imposta generati dal nulla e immediatamente ceduti

Un meccanismo che si è esteso come una ragnatela da Venezia a Milano, da Roma a Catania, passando per Napoli e Caserta. Ventiquattro immobili sequestrati, conti correnti bloccati per 3,6 milioni, crediti d’imposta ancora giacenti per 34,5 milioni. Diciannove indagati, ventitré società coinvolte, trentatré persone fisiche che – consapevoli o meno – si sono trovate al centro di questa ragnatela.

Leggendo i dettagli dell’inchiesta, mi sono tornate in mente le parole che ho usato tante volte, nei miei numerosi post, quasi fossero un ritornello. Ricordo ad esempio di quando parlai di quella prima inchiesta (casualmente anch’essa dalle parti di Treviso), dove i finanzieri scoprirono crediti fittizi per oltre 230 milioni. O quando raccontai di uno studio che, attraverso lo sconto in fattura e la cessione dei crediti, aveva creato un vortice di “denaro sporco” che finiva all’estero. 

E poi ancora la vicenda esilarante compiuta nella città di Messina, partita dalla denuncia di un cittadino che si ritrovò nel proprio cassetto fiscale 1,3 milioni di euro di crediti mai chiesti, oppure, quella di Sassari, con i lavori inesistenti e le fatture gonfiate e per l’ultima (tanto epr dire…), quella di pochi mesi fa, a Barletta, con 52 milioni di euro di falsi bonus.

Quel che colpisce, in questa come nelle altre storie, è la sensazione di assistere a un copione che si ripete identico. Le stesse modalità, gli stessi ruoli, le stesse falle nel sistema. L’accesso abusivo ai cassetti fiscali, l’uso di prestanome, la creazione di crediti d’imposta su lavori mai eseguiti, e poi la cessione a catena fino alla monetizzazione finale. 

Un’architettura che qualcuno definirebbe “ingegnosa”, se non fosse così criminale, e che lascia interdetti quando si pensa alla semplicità con cui viene messa in atto: bastano poche credenziali rubate, qualche documento contraffatto, e il gioco è fatto. Viene da chiedersi, a questo punto, se chi ha progettato questi meccanismi di accesso ai bonus sia stato semplicemente ingenuo, o se invece ci sia una miopia di fondo che non si riesce a superare.

C’è poi un altro aspetto che mi tormenta, e che ho già accennato in passato: La rapidità con cui certe procure e certe forze dell’ordine riescono a intervenire, rispetto alla lentezza di altre. In questa inchiesta, come in quella precedente sempre a Treviso, i risultati sono arrivati in tempi brevi, grazie a un lavoro meticoloso sui dati della piattaforma dell’Agenzia delle Entrate, sulle tracce bancarie, sulle testimonianze. 

Ma quante altre inchieste restano impantanate? Quante indagini non decollano perché manca quella spinta, quella determinazione che invece altrove fa la differenza? È una questione che ho già sollevato, e che continua a pesarmi: la distanza tra Nord e Sud non è solo geografica, è anche culturale, operativa. E mentre da una parte si sequestrano beni e si bloccano crediti, dall’altra si aspetta, si resta imbambolati, e il danno si allarga…

Il punto, però, è ancora più profondo. Perché queste truffe non colpiscono solo l’erario, non sono solo numeri su un bilancio pubblico. Colpiscono la fiducia di chi quelle agevolazioni le ha usate onestamente, di chi ha ristrutturato la propria casa sperando in un aiuto concreto dallo Stato. Colpiscono le imprese che lavorano pulito, che si trovano a competere con chi froda e inquina il mercato. E colpiscono tutti noi, che vediamo risorse destinate alla ripresa economica finire in mani sbagliate, disperse in un vortice di illegalità che non si ferma mai.

C’è chi, dopo tutte queste notizie, potrebbe pensare che ormai sia inutile indignarsi, che questa sia la legge del contrappasso, già… il prezzo da pagare per vivere in un Paese come il nostro, dove l’imbroglio è pane quotidiano! Io… non la penso così, anzi credo che indignarsi sia necessario, tenere alta l’attenzione e soprattutto denunciare, sia l’unico modo per non rassegnarsi! 

Ma non solo…  ritengo anche che ognuno di noi possa fare la sua parte, piccola ma concreta. Controllare il proprio cassetto fiscale, per esempio, segnalare qualsiasi anomalia, qualsiasi credito sospetto che appaia senza motivo. Denunciare alle forze dell’ordine, ma anche al Ministero dell’Economia, perché ci siano più occhi aperti su questi meccanismi.

Perché la verità è che “fatta la legge, si trova sempre l’inganno”. Ma se noi cittadini smettiamo di guardare, se abbassiamo la guardia, allora l’inganno diventa sistema. E questo ritengo, non possiamo permettercelo.

Riforma del condominio: A volte le denunce presentate servono a migliorare (di molto) questo paese corrotto!


Sì… a volte basta un gesto, una scelta precisa, per far sì che qualcosa inizi a muoversi.

Non parlo di rivoluzioni, né ambisco a drammi o proclami; vorrei semplicemente sottolineare quel minimo coraggio che spinge un cittadino a fare ciò che molti si aspettano e – ahimè – pochi compiono: denunciare con i fatti, non con le parole!

Ho presentato documentazione completa alla Procura nazionale e alla Gdf della mia città, allegati ufficiali, integrazioni puntuali, nessuna illazione, solo prove.

Lo feci non per interesse personale, né per vantaggio diretto, e ancor meno per “salvaguardare il proprio orticello”, ma perché chi riceve un incarico – anche se compiuto in forma gratuita – ha il dovere morale di portarlo avanti con trasparenza, soprattutto quando intorno c’è confusione, opacità, forse illegalità. Peraltro, la sentenza di condanna che ne seguì non fu solo una vittoria giudiziaria, fu la conferma che qualcosa, in quel condominio, non funzionava da tempo.

Eppure, quanti anni ed ostacoli prima di arrivare fin lì. Quante porte chiuse, quanti silenzi imbarazzati, quante risposte evasive che sembravano uscite da un copione già scritto. Mi sono sentito come Don Chisciotte davanti ai mulini a vento, che per raggiungere il suo obiettivo deve attraversare sabbie mobili, superare muri di gomma, e avanzare senza mai sapere se quel che vede è reale o solo illusione. Ogni tentativo di dialogo interpretato come fastidio, ogni richiesta di chiarezza respinta come disturbo all’ordine delle cose.

Ricordo un collega, anni fa, sempre con gli occhi fissi sul monitor delle slot online, che senza voltarsi mi diceva: Nicola… non ora, non vedi che sono impegnato? Ecco, certe volte ho avuto la stessa sensazione: mentre tu cerchi di fare chiarezza, qualcuno altrove sta giocando con luci che girano piene di corone, campane e ciliegie, totalmente indifferente al caos che genera senza nemmeno accorgersene.

Ma fortunatamente non tutti sono così. C’è chi ancora crede nel proprio ruolo, nei valori della toga e della divisa, chi tra mille difficoltà continua a lavorare con senso del dovere, procuratori rigorosi, militari onesti, ma anche dirigenti e funzionari attenti, che pur tra bastoni tra le ruote, non abbassano la guardia. Ed è grazie anche a loro che infatti qualcosa si muove.

Ed allora finalmente ecco giungere quella riforma tanto auspicata, e permettetemi di fare un plauso anche a chi – seduto in quelle poltrone di governo – ha saputo ascoltare e prendere in mano l’argomento di migliaia di condomini e delle loro difficoltà, riportando il problema ai propri colleghi del Parlamento, affinché si realizzasse quella fondamentale – per non dire necessaria – riforma della gestione condominiale.

Il 17 dicembre scorso è stato presentato il progetto di legge “AC 2692”, una riforma attesa da tredici anni, dall’ultima modifica sostanziale della disciplina condominiale. Cambia molto, e non soltanto sulla carta. Pagamenti obbligatoriamente tracciabili, fine del contante, conti correnti condominiali come unico canale per incassi e spese: niente più transazioni nell’ombra. I creditori potranno agire direttamente sul fondo comune, senza dover inseguire singolarmente i morosi, e se le somme non bastano, i condòmini in regola pagheranno in anticipo, conservando però il diritto di rivalsa. Un sistema più efficiente, certo, ma anche più equo, purché accompagnato da controlli veri.

L’amministratore non sarà più chiunque, nemmeno se interno al condominio. Dalla laurea triennale in ambito economico, giuridico, tecnico o scientifico, al percorso formativo obbligatorio, fino all’iscrizione a un registro nazionale tenuto dal Ministero delle Imprese: la professionalità diventa requisito imprescindibile. Niente più improvvisazione. Accanto a lui nasce il revisore contabile condominiale, figura nuova, indipendente, con competenze specifiche e iscrizione a un albo dedicato. Controllo reale, trasparenza finanziaria, prevenzione dell’evasione: non sono slogan, sono strumenti concreti.

Anche il fisco entra in gioco: le spese condominiali ordinarie potranno essere portate in detrazione nella dichiarazione dei redditi. Un incentivo chiaro: pagare in tempo conviene. E chi non paga? L’amministratore potrà chiedere il decreto ingiuntivo solo dopo l’approvazione del rendiconto, entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio. Tempi più lunghi, sì, ma più coerenti con una gestione corretta dei bilanci.

Chi esercita senza titolo rischia sanzioni pesanti, multe oltre i cinquemila euro. E in caso di reati gravi, si apre la strada alla confisca dei beni, anche di quelli posseduti dai familiari, se non ne viene dimostrata la legittima provenienza.

Non è punizione, è dissuasione. È il segnale che i tempi cambiano…

Come è possibile che ancora oggi, nel 2025, si continuino a commettere reati come quelli che sto per descrivere?

Mi chiedo se sia normale trovarsi ad ascoltare inchieste giudiziarie che rivelano sempre gli stessi scenari: militari dei comandi provinciali della Guardia di Finanza che, attraverso indagini accurate, portano alla luce un inquietante panorama fatto di emissioni di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazioni omesse e mancati versamenti dell’IVA.

Sono meccanismi complessi, messi in atto con l’intento di produrre fatture false per decine e decine di milioni di euro, utilizzate poi per evadere imposte sui redditi e sul valore aggiunto. Un modus operandi consolidato, che sembra ripetersi quasi come una prassi.

E così, a fatti compiuti e con il denaro ormai volatilizzato, si procede con sequestri preventivi e confische, mentre si effettuano arresti di quegli “imprenditori” – o meglio, “prenditori” – che per anni hanno costruito un sistema basato su violazioni fiscali. Al momento opportuno, queste stesse persone riescono a ottenere la chiusura d’ufficio delle società coinvolte, sottraendosi così ulteriormente alle proprie responsabilità.

Certamente, l’obiettivo dello Stato è recuperare quanto più possibile le somme illecitamente sottratte e smantellare gli schemi fraudolenti, ma la realtà ci mostra un sistema di controllo e garanzia che spesso si rivela inefficace.

E quando a questo si aggiunge l’ulteriore beffa di incaricare “Amministratori giudiziari” che, durante il loro mandato, commettono a loro volta atti fraudolenti o comunque infedeli – come raccontano le cronache di questi giorni – viene naturale pensare che il problema non sia circoscritto a pochi casi isolati. Si tratta di un sistema profondamente malato, che sembra resistere a ogni tentativo di cambiamento.

Ma perché? C’è forse una volontà latente di mantenere le cose come stanno? Un equilibrio che avvantaggia sia chi froda il sistema sia chi, in teoria, dovrebbe vigilare, ma si accontenta di raccogliere i frutti di incarichi ispettivi ben retribuiti?

Siamo di fronte a un “cane che si morde la coda“, dove chi dovrebbe rappresentare la giustizia e la legalità finisce per alimentare lo stesso sistema che dovrebbe combattere.

Se non si interviene con una revisione radicale delle procedure, dei controlli e delle responsabilità, il rischio è che questo ciclo di frodi, indagini e inadempienze continui senza fine. Serve un sistema che non solo sanzioni, ma soprattutto prevenga. Un sistema che metta al centro trasparenza, tecnologia e meritocrazia, capace di smantellare le reti di complicità e corruzione.

Eppure, resta un dubbio amaro: si vuole davvero cambiare o tutto questo serve a garantire il perpetuarsi di un sistema che, in fondo, fa comodo a troppi?

Se continuiamo a tollerare questa situazione, non sarà solo lo Stato a perdere; saremo tutti noi, cittadini onesti, a pagare il prezzo più alto!!!

Il Governo Meloni boccia la misura del prelievo nei conti correnti!!! Era ovvio: quelli che devono più soldi al fisco sono proprio i parlamentari!!!

Rappresenta una di quelle riforme che al sottoscritto interessa poco, forse perché a differenza di molti al fisco non deve nulla, ma come sempre avviene in questi casi e/o in analoghi, ho l’impressione che alla fine a pagare siamo sempre i soliti, già… quei quattro fessi che versano per tutti, senza mai beneficiare di nulla da parte di uno Stato che si dimostra ingrato!!!

E sì perché l’Italia è divisa in tre parti, c’è chi non produce una caz… ma incredibilmente ci costa miliardi di euro, poi c’è chi per lo Stato (dice che…) lavora, anche se di questi una grossa fetta appartiene a quella stessa categoria di cui sopra ed approfitta ogni giorno dei loro colleghi che viceversa s’impegnano per compensare quelle loro mancanze o dovrei chiamarle: assenze!!!

Ed infine c’è la terza parte, quella legata alle attività private, quella che rende e produce, d’altronde non potrebbe fare diversamente ed è questa categoria di fatto a pagare ogni mese con i propri contributi per le due di sopra!!!       

Ora certo è sorto il panico appena si è parlato di riscossione da parte del fisco con l’accesso diretto ai conti correnti, prima di procedere telematicamente con il pignoramento…

Una manovra che ha fatto venire i brividi a un bel po’ di soggetti, in particolare immagino proprio a quanti appartengono a quella prima categoria…

Meloni, ha subito replicato: prelievo conti correnti??? Non se ne parla!!!

E certo… la farebbero cadere da Palazzo Chigi immediatamente.

Questo è il Paese dove nessuno paga o quantomeno non nei termini previsti dalla legge, ciascuno fa quanto più gli fa comodo e se ne fot… del sistema o delle normative previste!!!

Tranquilli quindi, nella legge di bilancio non vi sarà alcuna misura per consentire all’Agenzia delle Entrate di accedere direttamente ai conti correnti degli italiani, era di per se ovvio, direi superfluo, già…  solo averci pensato, ma infatti sono certo che loro, da quel governo per l’appunto, questa soluzione così ineccepibile, non l’avevano neppure ipotizzata!!!

Incredibile… con la tecnica "apri e chiudi" evadi le tasse!!!

A volte non comprendo come certi meccanismi illegali – conosciuti da tempo anche dai più stupidi lestofanti di questo Paese – possano ancora avverarsi…

Si… resto basito dalla tecnica banale adottata e di come alcune società riescano con quella tecnica “apri e chiudi” a eludere il nostro sistema fiscale e quei loro controlli, che senza alcun dubbio intervengono per risanare il problema, ma ahimè dopo che quei lestofanti abbiano provveduto a far sparire dalle casse dello Stato, milioni e milioni di euro… 

Leggo difatti della Guardia di finanza che dopo una serie di controlli, sia riuscita ad effettuare una serie di sequestri tra beni mobiliari e immobiliari.. 

Le indagini difatti, hanno evidenziato i movimenti di alcune società con sede nell’Emilia Romagna e nella provincia di Trento, in particolare nella Bassa Valsugana, operanti nel settore del confezionamento di capi di abbigliamento. 

L’imprenditore, di origine cinese, possedeva vari beni immobiliari, una fabbrica, auto di grossa cilindrata ed importanti disponibilità finanziarie presso gli istituti di credito…

I reati ora contestati riguardano la sottrazione fraudolenta del pagamento delle imposte e l’omessa dichiarazione. 

Secondo le verifiche effettuate, l’imprenditore non avrebbe versato almeno 3 milioni di euro nel periodo tra il 2007 e il 2021 ed è ritenuto dominus di quel meccanismo illecito, manovrando le aziende utilizzate come “scatole cinesi”, le quali prevedevano una rapida cessazione, secondo una collaudata tecnica denominata “apri e chiudi”. 

Tutte le società risultavano essere formalmente intestate a prestanome, anch’essi cinesi e/o ex dipendenti dell’indagato, il quale però, senza apparire formalmente, curava in prima persona gli aspetti gestionali delle società, dall’apertura dei conti correnti aziendali ai rapporti con i clienti, fornitori e personale dipendente. 

Ogni società, dopo un breve ciclo di vita, chiudeva, tralasciando il versamento delle imposte dovute al Fisco, favorendo, nel contempo, un illecito incremento del patrimonio dell’imprenditore….

La circostanza assurda è che le Fiamme gialle hanno accertato che le società coinvolte si sono sistematicamente sottratte agli obblighi di versamento delle imposte dovute per oltre 14 anni, tra il 2007 e il 2021, generando così un debito nei confronti dello Stato di oltre 3 milioni di euro e favorendo un illecito incremento del patrimonio dell’indagato.

Mi chiedo, sapendo ormai di questo sistema che vede coinvolto migliaia e migliaia di società, non sarebbe il caso di trovare una soluzione al problema, ad esempio si potrebbe richiedere – mi riferisco a tutte le società estere o di proprietà di soggetti non appartenenti alla Comunità Europea – il rilascio di una fidejussione bancaria, che nel caso in cui, queste società di nuova costituzione, dovessero chiudere entro i termini di controllo e quindi entro l’anno solare in corso – questa garanzia, verrebbe introitata dallo Stato per poi venire riconsegnata nel caso che, dalle verifiche effettuate degli uffici tributari, si potrà accertare il regolare pagamento dei tributi, altrimenti, la stessa, verrebbe trattenuta ed incassata per tutte le somme oltre naturalmente le sanzioni previste di legge. 

Già… basta poco a far rispettare la legge in questo Paese, il problema viceversa è trovare le giuste persone competenti che facciano attuare in maniera concreta quelle procedure e difatti, è proprio questo il reale problema e molti “pseudo” imprenditori esteri, conoscendo bene le nostre fallaci regole, sono propriamente qui a operare, sapendo quanto possono approfittarne!!!

MESSINA: Quei "professionisti" dell’evasione fiscale…

In questi mesi ho scritto più volte sulla città di Messina, in particolare su quel sistema “giustizia” che in questi ultimi anni, non mi è sembrato ( ma sicuramente mi sbaglio…) efficacemente brillante, quantomeno  paragonandolo ad esempio ad un’altro sistema giudiziario, quello etneo, posto in evidenza dal grande clamore mediatico…

Mentre lì… in quella cittadina, sembra non accadere nulla, un silenzio tombale, mai un’inchiesta o meglio una sola inchiesta…, come se quel mondo peloritano fosse esente da corruzione, criminalità e malaffare…
Ma forse è realmente così… forse quei suoi magistrati all’interno di quel tribunale non hanno di cosa occuparsi, perché in quella loro cittadina tutto procede in maniera regolare e soprattutto legale…
Ed invece no!!! Ahi, ahi, ahi… anche lì ahimè c’è corruzione e a esercitare quelle attività fraudolenti sono proprio taluni suoi “professionisti”, se così si possono definire, già… avvocati e commercialisti a cui fanno seguito quegli abituali imprenditori… “prenditori”!!!
Chissà perché, ma mi sarei aspettato anche qualche nome di magistrato… (d’altronde ultimamente sono molto presenti nei media a causa delle inchieste che li hanno visti coinvolti…), ma chissà… forse non è questa l’indagine giusta, ma vedrete che come solitamente prevedo (disgraziatamente finora le mie previsioni sono state sempre azzeccate…), non passerà molto tempo che leggeremo di qualche nome altisonante in prima pagina… 
Ed allora scorriamo quanto accaduto in quest’ultima inchiesta…
I finanzieri del comando provinciale di Messina hanno portato all’esecuzione di 16 misure cautelari (2 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 11 ordinanze di divieto temporaneo di esercitare attività professionali o imprenditoriali) e al sequestro di beni per di circa 15 milioni di euro nei confronti dei componenti di un’organizzazione criminale accusati di bancarotta, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, riciclaggio e auto-riciclaggio, falso ideologico in atto pubblico e appropriazione indebita…
come direbbe qualcuno: “di tutto… ci più“!!!
Le indagini hanno permesso d’individuare un’associazione per delinquere, con al vertice due avvocati messinesi ed un commercialista che avvalendosi di soggetti “prestanome”, avevano predisposto per i loro clienti, una serie di strumenti illeciti per sottrarre i loro patrimoni ai creditori e soprattutto al Fisco.
Nel corso dell’attività investigativa sono state ricostruite numerose operazioni illecite effettuate, nel periodo che va dal 2014 al 2017, dai professionisti messinesi per conto di importanti gruppi imprenditoriali presenti in diverse regioni italiane. 
Secondo un consolidato schema operativo i professionisti indagati hanno provveduto a svuotare grosse poste patrimoniali da diverse società in difficoltà trasferendoli in altre di nuova costituzione, lasciando i debiti alle società originarie.
Queste, poi, venivano messe in liquidazione dagli amministratori, perlopiù individuati nei prestanome e, successivamente, chiuse nel più breve tempo possibile, all’insaputa dei creditori in modo da evitare che, nel termine di un anno, potessero presentare istanza di fallimento.
Sono stati ora sottoposti a sequestro preventivo i patrimoni immobiliari e mobiliari di quelle società, costituiti da alberghi, aziende, terreni, quote societarie e somme di denaro per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro…
Ecco dimostrato come anche a Messina, non si sfugge a quel sistema collaudato della disonestà, dove individui e gruppi sociali, vivono quotidianamente al di fuori della legalità e celati sotto l’immagine di persone perbene, operano affinché quei meccanismi corruttivi e clientelari, possano realizzarsi…
Si racconta che i professionisti corrotti di solito sono dei cattivi oratori: sì… quando perdono il filo del discorso, partono per la tangente!!!.

Evasione fiscale…??? Sono 10.000 i clienti italiani in Svizzera… di cui non si conoscono ancora i nomi!!!

Tu, tu mi parlavi di frontiere, di finanzieri e contrabbando, mi scaldavo ai tuoi racconti… Lugano addio… cantava, mentre al denaro si stringeva…

Bella quella canzone d’Ivan Graziani… racconta in poche parole, la storia di un paese… noto per le sue banche e per la disponibilità con la quale storicamente, ha saputo –forte del suo ruolo neutrale e di un’operosità improntata ad una etica calvinista– incamerare molte di quelle fortune provenienti dai momenti di crisi internazionali e non solo, diventando negli anni, vero e proprio “paradiso della finanza” e soprattutto cassaforte, di tutti quei capitali di provenienza “illecita”…
Sapere quindi ora che, la Guardia di Finanza ha chiesto a quelle autorità fiscali Svizzere di conoscere i nomi dei circa 10.000 beneficiari italiani, titolari di posizioni finanziare aperte con il  gruppo bancario “Credit Suisse”, non raffigura per ciascuno di noi… nulla di nuovo.
Secondo l’indagine in corso, si tratterebbe di conti per un importo complessivo di oltre 6,6 miliardi di euro…. e finora, sono stati individuati circa 3.000 posizioni, la maggior parte dei quali, ha aderito alla procedura di “voluntary disclosure” e cioè, ad una “collaborazione volontaria”, con il quale il fisco permette ai contribuenti di regolarizzare la propria posizione fiscale!!!
Il “sistema” irregolare prevedeva di far depositare sui conti, miliardi di euro, camuffati da polizze vita assicurative “Unit linked del Credit Suisse Life & Pension Aktiengesellschaft (Cslp)”.
Il meccanismo illecito era di una semplicità estrema… 
I gestori del Credit Suisse facevano sottoscrivere ai clienti italiani le polizze che venivano vendute attraverso due società domiciliate in altrettanti “paradisi fiscali”, Liechtenstein e Bermuda. 
Le due società quindi (secondo le indagini…), dirottavano tutte le somme incassate alla Credit Suisse, la quale, si occupava della gestione totale dei fondi.
I fondi investiti nelle polizze vita, a differenza di rimanere per anni nella disponibilità del gruppo assicurativo, rientravano magicamente nella disponibilità dei clienti della banca, pagando una irrisoria penale… 
Un’altra anomalia era quella, che non prevedeva riserve in caso di morte… anzi ai sottoscrittori, venivano concessi anticipi su pegni…
E’ stato scoperto inoltre un decalogo tra gestori della banca e clienti… con tutta una serie di accorgimenti, per evitare d’essere scoperti o di destare sospetti alle autorità fiscali e/o giudiziarie…
E’ ovvio che quanto compiuto da quei nostri connazionali, aveva come primaria esigenza, quella di nascondere i soldi non dichiarati al Fisco… perché in fondo, di questo si tratta, di riciclare tutto il denaro proveniente da tangenti, evasioni, frodi fiscali, attività illegali compiute da quelle note associazioni malavitose, elusione e quant’altro…
Ma questo d’altronde è quanto vuole lo Stato… o meglio molti suoi cittadini ogni giorno compiono, attraverso quelle quotidiane azioni… e non mi si venga a dire che non siamo a conoscenza di quali modalità trattasi…
Ah… dite di non saperlo, siete del tutto ignari…??? Allora vi consiglio questo link, s’intitola “Come fanno gli italiani ad evadere il fisco”:

Controlli della Gdf all'interno degli Studi legali!!!

Dichiarava al fisco zero… se non addirittura perdite, di contro era milionario!!!  
Per il Fisco, l’avvocato era completamente privo di reddito… eppure la Guardia di Finanza ha scoperto come questo legale di grande fama, possedesse un meraviglioso studio da trecento metri quadrati in pieno centro, con all’interno affreschi e importanti opere d’arte, una villa in collina ed un appartamento che utilizzava per le vacanze…
Inoltre, successivamente si è scoperto come lo stesso, fosse amministratore delegato di tre società britanniche, che ovviamente anch’esse… non conseguivano utili!!!
L’avvocato ha anche finto di separarsi, potendo spostare così la sua residenza nello studio (affinché la GdF, per poter accedere nel luogo in cui esercitava la sua attività professionale, doveva obbligatoriamente chiedere l’autorizzazione al magistrato… come si dice fatta le legge… trovato l’inganno…) e sostenendo di vivere a Londra: per rendere ancora più credibile quel suo dissesto finanziario, ha richiesto il patrocinio a spese dello Stato!!! 
L’indagine è iniziata quando al Valico di Ponte Chiasso, il professionista è stato sorpreso in possesso con della documentazione riguardante la gestione di società, con sedi in noti paradisi fiscali: quattro a Panama, una nell’isola di Jersey in Gran Bretagna…
E dire che che lo stesso professionista era stato negli anni scorsi, accusato dalla Procura di Milano, d’associazione per delinquere finalizzata all’illecita esportazione verso l’Iran di armi e sistemi militari di armamento, in violazione dell’embargo internazionale.
Dai riscontri dei militari è emerso che il professionista non solo, non fosse in perdita, ma anzi avrebbe dovuto pagare al Fisco imposte sul reddito per circa 200.000 euro, a cui ovviamente ora, si aggiungeranno sanzioni e interessi.
Qualcuno tra i lettori, si starà chiedendo come sia possibile che questo nullatenente sia riuscito negli anni a farla franca… 
Il problema, è per come riportavo sopra… delle leggi, che sono di per se… inadeguate o quantomeno create ad artificio, per permettere a molti professionisti… di evadere!!!
Quest’ultimi difatti, preferiscono riscuotere le loro parcelle in contanti, evitando o quantomeno predisponendosi in più di un’occasione, a non emettere fatture per quelle loro prestazioni, permettendosi così di poter dichiarare redditi irrisori, a volte inferiori, a quelli dichiarati dai loro stessi dipendenti!!!
D’altronde i dati analizzati sull’evasione fiscale, hanno dimostrato come su un campione casuale tra vari professionisti, la maglia nera sia toccata proprio agli avvocati!!!
Il problema nasce principalmente dall’assenza di misure di contrasto efficaci, che hanno fatto sì che questa patologia, potesse sempre più radicare… 
Basterebbe un sistema semplice per combattere l’evasione così rilevante del nostro paese: ad esempio si potrebbe togliere la moneta in carta, lasciare soltanto le monete fino ad un euro ed obbligare chiunque di noi, ad usare una carta di credito del tipo di quelle bancarie “ricaricabili”, fino ad un massimo di mille euro, per tutte le spese giornaliere, saldando con assegni “non trasferibili” quei pagamenti di quietanza, per importi di fatture superiori…
In questo modo, verrebbero controllati tutti, esercenti, professionisti, commercianti, eliminando non solo la vendita dei prodotti contraffatti, ma soprattutto contrastando in maniera certa, quanto compiuto illegalmente da molti imprenditori stranieri, che presenti sul nostro territorio, fanno rientrare le grosse somme di denaro derivanti dai loro profitti, verso i propri paesi di provenienza, per essere quindi questi ultimi, nuovamente reinvestiti, il più delle volte, in attività illecite!!!
Infatti, così facendo, si contrasterebbe anche la criminalità, la corruzione, la prostituzione o lo spaccio di droga… 
Già, sarebbe interessante scoprire in quali modi, verrebbero fatte pagare le tangenti, il pizzo, i pusher o le stesse prestazioni offerte da quelle prostitute: chissà se non si adegueranno tutti… abilitando il servizio POS??? 

Sono un riciclatore pentito: così vengono lavati i soldi sporchi…

Girando su internet, ho trovato un articolo veramente interessante… 
Una spiegazione dettagliata su una particolare modalità che viene utilizzata per  poter trasformare denaro sporco in limpido… 
Tentare di voler capire chi si cela dietro, i soggetti o le banche a cui si ci affida, non è certamente facile, in quanto questi personaggi “insospettabili” non condividono ovviamente le informazioni delle loro attività illecite…
Società registrate in paesi diversi e collegate in complessi modi a “scatole cinesi”, utilizzate come schermo per realizzare frodi, evadere il fisco e per poter riciclare il denaro sporco. 
I modi per operare sono infiniti ed alcuni di questi, sono oltre che originali anche semplici…
Già sembrerebbe assurdo ma in qualche modo, fino a poco tempo fa una strategia molto in voga, era quella di utilizzare il servizio di valuta digitale del Costa Rica, chiamato Liberty Reserve, che convertiva dollari o Euro in valuta digitale chiamata Liberty Reserve Dollars o Liberty Reserve Euros, che potevano così essere inviati o ricevuti in modo anonimo, era infatti uno dei pochi servizi che permetteva l’anonimato e colui che la riceveva poteva convertire questa valuta Liberty Reserve in contanti, pagando soltanto una irrisoria tassa.
Un altro modo utilizzato ed enormemente è quello di utilizzare i giochi online…. 
Grazie a questi giochi è possibile convertire denaro reale in beni virtuali, che successivamente possono essere riconvertiti in cose reali o nuovamente in denaro…
Poi c’è chi vi chiede tramite email di poter trasferire una grossa quantità di denaro sul vostro conto, lasciando Voi una piccola percentuale d’interesse ma con l’obbligo di ritrasferirlo presso un altro c/c… ovviamente essendo quasi sempre fondi o rubati o provenienti da attività illecite, si diventa in prima persona responsabili dei crimini commessi…
Si capisce perfettamente come l’obiettivo principale è trovare interlocutori “puliti”, che possono essere utilizzati quale ” capo-espiatorio ” a schermo di truffe organizzate a scapito di possibili vittime…
Diventa quindi fondamentale, rendere consapevoli, i parenti, gli amici, anche le persone sconosciute, che il rischio è sempre dietro l’angolo, perché i truffatori esistono e sono proprio dietro di voi…
Sono persone disposte a coinvolgervi, solo ed esclusivamente per propri interessi personali, vanno alla ricerca di persone perbene, incapaci di valutare quanto loro sta accadendo e facendoli diventare, prima vittime di questi raggiri e successivamente grazie all’influenza del potere economico esercitato sulla vostra persona, uomini su cui contare per utilizzarvi e coinvolgervi nei loro sistemi di truffe e di riciclaggio.
Voglio darvi un consiglio personale: per evitare di rimanere coinvolti… la prima regola è quella di non fidarvi!!!