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Giochi online – La trasparenza che non c’è! Prima parte: RTP, paradisi fiscali e lo Stato che – come suo solito – preferisce girarsi dall’altra parte.


Movimentare non è vincere: già… quanto accade quotidianamente rappresenta il più grande inganno dell’RTP teorico

Mi sono sempre chiesto perché, se l’obiettivo dichiarato è tutelare i giocatori e contrastare la dipendenza, non esista un albo pubblico, una classifica chiara e accessibile a tutti che metta nero su bianco l’RTP effettivo dei vari operatori. 

Non sarebbe la prima mossa per garantire trasparenza? E invece no, e il sospetto che mi porto dentro è che questa trasparenza non convenga a nessuno, o meglio, non convenga a chi davvero conta in questo sistema.

Prendiamo l’ADM, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. È lei che certifica che i giochi rispettano l’RTP minimo di legge, quel famoso 90% per le slot. Ma di fatto non pubblica classifiche comparative tra i diversi operatori. E perché mai, se non perché da un lato lo Stato si erge a paladino della lotta al gioco patologico, mentre dall’altro sa benissimo di incassare milioni e milioni di euro ogni anno? 

È un conflitto d’interessi gigantesco, eppure nessuno lo chiama col suo nome. Se rendessi pubblici i dati reali, magari emergerebbero discrepanze imbarazzanti, e il flusso d’oro che alimenta le casse pubbliche potrebbe subire un contraccolpo. Meglio tenere tutto nebuloso, allora…

E non è che i cosiddetti certificatori indipendenti se la passino meglio. GLI, BMM Testlabs e gli altri fanno i test sui singoli giochi, ma i loro rapporti sono rigorosamente riservati, consegnati ai committenti, che guarda caso sono gli stessi fornitori di software sui quali tutti giocano. 

Ma siamo seri: come si fa a parlare di indipendenza quando chi paga è anche chi viene controllato? Nessuno di loro verrà mai a svelare ciò che realmente accade dietro le quinte, perché il conflitto di interessi è talmente evidente che basterebbe un barlume di onestà intellettuale per smascherarlo. Ma evidentemente l’onestà non è di moda, in questo settore.

Poi certo, le case da gioco sono furbe, e bisogna riconoscere che hanno imparato benissimo a giocare sulle parole. Ogni mese pubblicano i famosi report di payout, come richiesto dall’ADM, e qualcuno potrebbe anche sentirsi rassicurato. Ma è proprio qui che sta il trucco più sottile. Quei report non parlano dell’RTP effettivo che un giocatore sperimenta mentre è seduto davanti allo schermo, ma di un RTP teorico, calcolato su milioni di partite simulate. Nella pratica, per un singolo giocatore, quei numeri non contano nulla.

Ti faccio un esempio concreto, perché è solo così che si capisce. Immagina di entrare con cinquanta euro, giocare per un’ora, movimentare cinquecento euro e alla fine ritrovarti con zero. Il sistema dirà che l’RTP è stato rispettato, perché su quel volume di gioco la percentuale teorica è stata applicata, ma tu hai perso tutto. Eppure, nei calcoli ufficiali, risulterà che quel sistema ha restituito realmente al gioco una certa percentuale, la stessa che hai “movimentato”, ma che purtroppo non hai vinto. È una differenza sottile, ma devastante. È come se ti dicessero che hai corso una maratona quando in realtà sei solo salito e sceso dallo stesso tapis roulant per un’ora.

E proprio su questo punto, devo fare una confessione. In questi mesi, dopo aver ricevuto parecchie mail sull’argomento, ho deciso di verificare di persona quanto mi veniva raccontato. Mi sono registrato su più siti di gioco online, ho testato diverse piattaforme, ho osservato cosa accade durante il gioco – ovviamente giocando pochi euro –  ma posso confermare che quanto ho riportato finora corrisponde alla realtà dei fatti. Non è teoria, non è un sospetto: è esperienza diretta! E l’esperienza mi ha mostrato che il divario tra ciò che viene promesso e ciò che realmente accade è abissale.

Del resto, non sono il solo ad averlo notato. Qualche giorno fa, ho ricevuto una lunga e articolata mail da un lettore abituale del mio blog “Liberi pensieri“, il quale mi ha raccontato la sua storia, una storia che purtroppo conosco bene perché l’ho vista ripetersi decine di volte. 

Lui, come tanti altri, per anni ha trascorso il suo tempo online convinto che la legge, quantomeno quella nazionale, fosse dalla sua parte. E invece no. Quello che ha visto con i suoi occhi è che queste case di gioco online non vengono controllate dai nostri apparati statali in modo efficace. Me lo ha detto senza giri di parole: la percentuale che dovrebbe restare allo Stato e all’operatore, quella famosa soglia massima del dieci per cento, viene abitualmente superata di gran lunga. Il risultato è che la maggior parte dei giocatori, lui compreso, si ritrova in mutande. E non è sfortuna, ma colpa di un sistema che nessuno vigila davvero.

Lo so che sulla carta le cose sembrano diverse. La legge italiana stabilisce che sulle slot machine online il ritorno per il giocatore non può essere inferiore al novanta per cento. Un dieci per cento massimo, quindi, tra casa da gioco e fisco. Per le scommesse sportive si parla di payout tra novanta e novantacinque, con un margine per il concessionario che oscilla tra il cinque e il dieci. Sembrerebbe persino generoso, no? Eppure, nella pratica, quando cominci a giocare e vedi il conto che si assottiglia in poche mani, quando le vincite possibili diventano un miraggio, allora capisci che quel dieci per cento è stato ampiamente superato. Magari è diventato venti, forse trenta. Ma chi lo controlla? Chi controlla davvero, giorno dopo giorno, partita dopo partita? La risposta, purtroppo, è nessuno!

La normativa dice anche che ogni gioco deve avere un RTP certificato da laboratori accreditati, che il generatore di numeri casuali deve rispettare i limiti di legge. Ma quella certificazione, come mi ha giustamente fatto notare il mio lettore, è un’istantanea. È come fare il tagliando a una macchina e poi lasciarla correre per due anni senza mai più guardare il motore. Nel frattempo, l’operatore può tranquillamente spingere il margine reale ben oltre quello dichiarato, tanto nessuno controllerà mai ogni singola sessione di gioco. E i giocatori restano lì, a chiedersi perché la fortuna non arriva mai.

Il mio lettore mi ha anche inviato alcuni screenshot, presi direttamente dal web, nei quali si legge il disagio di chi ha cercato semplicemente di trascorrere un po’ del proprio tempo in maniera spensierata, pur sperando di realizzare un piccolo gruzzoletto. Forum, testimonianze, confronti tra payout teorici e perdite reali. Numeri che fanno rabbrividire. E non parlo di complotti, parlo di un buco nero nella vigilanza. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli fa quello che può, la Guardia di Finanza ha risorse limitate e le piattaforme sono tante, troppe. Il risultato è che l’unico controllo vero è l’autodichiarazione degli operatori. Una cosa assurda, se ci pensa.

E mentre il sistema normativo arranca e i controlli latitano, c’è un altro fenomeno che contribuisce ad alimentare questo gigantesco inganno, e che merita di essere raccontato. Parlo di tutti quei soggetti che, sui social network, promuovono quotidianamente i giochi delle case da gioco, mostrandosi in diretta mentre vincono cifre che per la maggior parte delle persone rappresentano un sogno, talvolta persino una salvezza. Migliaia e migliaia di euro che appaiono sullo schermo come per magia, con un click, con un colpo di fortuna che sembra essere alla portata di chiunque. Ma guardandoli bene, questi sedicenti fenomeni della fortuna, cosa mostrano realmente? Nulla più che un’illusione ben confezionata. Perché è evidente, a chiunque abbia un minimo di senso critico, che la loro presunta bravura non c’entra proprio nulla. A vederli, con quelle facce ebete e quelle esclamazioni artefatte, sembrano semmai dei veri e propri poveri disgraziati, capaci solo di gridare al miracolo ogni volta che il software decide di regalargli una combinazione vincente!

Eppure, migliaia di spettatori li guardano, li ascoltano, e si illudono. Non sanno, o forse non vogliono sapere, che quelle dirette sono accuratamente costruite, sovvenzionate dalle stesse case da gioco che li pagano profumatamente per attrarre nuovi giocatori. È marketing, puro marketing, travestito da spontaneità. E funziona, eccome se funziona, perché la speranza è un sentimento potente, e chi è disperato o solo ingenuo ci casca in pieno.

Il risultato? Una valanga di nuovi iscritti che si riversano sulle piattaforme convinti che quella fortuna possa essere anche la loro, senza sapere che le probabilità sono truccate a monte, e che quei mille o duemila euro vinti in diretta sono solo l’esca per far abboccare il pesce più grosso: la loro voglia di riscatto, la loro fragilità, i loro risparmi. E allora, davanti a questo scenario, viene spontaneo chiedersi: ma chi c’è veramente dietro tutto questo? E chi ci guadagna davvero?

FINE PRIMA PARTE

Non solo imprese mafiose: Le nuove frontiere del crimine.

Già… esistono imprese che, pur potendo essere definite “criminali” per le modalità con cui estendono le loro ramificazioni illecite, operano al di fuori della tradizionale criminalità organizzata. 

I loro referenti infatti si trovano a un livello talmente alto che perfino i capi di quelle organizzazioni mafiose spesso ignorano la loro esistenza.

Parliamo di soggetti dotati di alta professionalità e competenze specialistiche, rappresentano una classe completamente diversa. Molti di loro vantano titoli accademici eccellenti, conseguiti in prestigiose università, e si distinguono nettamente dalla manovalanza che solitamente appare nelle cronache di nera.

Sono geni del male: informatici, bancari, broker, esperti d’arte, professionisti nel settore commerciale, amministrativo e legale. Creano e gestiscono imprese artificiose, spesso multinazionali, che operano con criteri manageriali e si dedicano ad attività illecite in base alle richieste del mercato. Non appartengono alle associazioni di tipo mafioso, così come definite dal codice penale, ma sviluppano strategie sofisticate per infiltrarsi nelle stanze del potere, quelle in cui si prendono decisioni strategiche.

A differenza delle organizzazioni mafiose, che si caratterizzano per traffici illeciti accompagnati da violenza e azioni delittuose, queste imprese criminali sfruttano la tecnologia avanzata, utilizzano intermediari e sistemi di pagamento criptati, manipolano i mercati finanziari tradizionali e alternativi. Non hanno bisogno di sporcarsi le mani: la loro forza risiede nella capacità di muovere risorse e influenze senza lasciare tracce.

Questi professionisti hanno creato un sistema finanziario parallelo, connesso alla finanza tradizionale ma separato da essa, progettato per ottenere guadagni speculativi enormi. 

Ad esempio, manipolano il prezzo di un bene, lo gonfiano artificialmente, e lo vendono a un prezzo maggiorato, generando plusvalenze che appaiono legali. Tutto avviene in forma digitale: beni immateriali trasferiti da una parte all’altra del mondo senza la necessità di movimentare merci fisiche o attraversare confini.

Le loro operazioni sono estremamente difficili da individuare e perseguire. Anche quando un raggiro viene scoperto e denunciato, il denaro trafugato è già stato trasferito in paradisi fiscali, al riparo da qualsiasi azione legale. Non devono preoccuparsi delle distanze geografiche o del rischio di attraversare confini pericolosi; tutto si svolge comodamente dietro lo schermo di un computer.

Questi imprenditori criminali rappresentano una nuova frontiera del crimine, dove tecnologia e finanza si intrecciano in modo inestricabile. Hanno strumenti all’avanguardia che permettono loro non solo di eludere le leggi, ma di anticipare le contromisure degli investigatori, rendendo le loro attività quasi impossibili da tracciare. Si muovono in un’area grigia, sfruttando lacune normative e connessioni globali.

Ecco il vero volto di queste imprese: non è la ferocia, ma la capacità di manipolare sistemi complessi, influenzare i mercati e infiltrarsi nei gangli vitali dell’economia globale. Il loro obiettivo non è solo arricchirsi, ma esercitare un controllo silenzioso, quasi invisibile, che rende il mondo un po’ più vulnerabile e insicuro.

Forse è arrivato il momento di guardare oltre i confini del crimine tradizionale e di riconoscere che il vero potere si nasconde spesso dove meno ce lo aspettiamo: nelle pieghe di un sistema apparentemente legittimo, orchestrato da menti brillanti al servizio del profitto illecito.

La criminalità organizzata: una piaga che distrugge il territorio e tradisce i suoi concittadini!

La criminalità organizzata è una piaga che impoverisce tutti, in quanto non porta alcun beneficio nemmeno al proprio territorio d’origine e ancor meno ai propri conterranei!!!
Ed allora viene spontaneo porsi una domanda: che fine fanno i patrimoni illeciti provenienti dalle attività criminali e perché tutto quel denaro accumulato non produce benessere e occupazione nelle proprie regioni?

La risposta è desolante e soprattutto chiara!!! 

I proventi delle attività criminose, spesso frutto di traffici illeciti e racket, vengono di norma trasferiti verso Paesi e mercati offshore, al riparo da controlli e vincoli normativi. Si pensi, ad esempio, alle Antille olandesi, o alle grandi operazioni di riciclaggio che coinvolgono le piazze finanziarie internazionali. Non è un caso che Caracas, un tempo dominio di potenti boss siciliani, sia stata recentemente teatro di un’inchiesta che ha portato alla luce un cartello di cosche calabresi impegnate nel traffico di stupefacenti verso l’Europa. 

Questo spostamento dei capitali determina un impoverimento strutturale delle regioni d’origine, come Sicilia, Calabria, Campania e Puglia, aggravando una già critica condizione economica e sociale.

Il meccanismo è doppiamente distruttivo. Da un lato, le risorse accumulate illegalmente non vengono reinvestite nel territorio, ma esportate verso mercati più sicuri, innescando un ciclo di depauperamento economico, dall’altro, l’azione delle mafie sul territorio – attraverso il pizzo e altre forme di estorsione – soffoca l’imprenditoria locale, alimentando evasione fiscale e scoraggiando nuovi investimenti. 

Questo doppio colpo porta a una progressiva desertificazione economica, con alti tassi di disoccupazione e una stagnazione dei redditi.

Da quanto sopra si comprende come la criminalità non apporta nulla al territorio e ai suoi conterranei; al contrario, lascia dietro di sé una condizione infetta e corrotta, certamente peggiore di quanto non fosse prima. 

L’illusione che l’accumulo di grandi ricchezze da parte delle organizzazioni mafiose possa generare un ritorno positivo è smentita dai fatti: la loro attività distrugge la fiducia, soffoca il potenziale produttivo e annienta le prospettive di crescita.

A tutto ciò si aggiunge un elemento globale: la libertà dei movimenti di capitali, uno dei dogmi della globalizzazione liberale, facilita il riciclaggio del denaro sporco. 

I paradisi fiscali, veri e propri architravi di un sistema finanziario senza leggi, offrono rifugio a immense ricchezze illegali. 

Ecco perché la lotta contro questi meccanismi è oggi più che mai una priorità, come dimostrano le azioni promosse da organizzazioni come ATTAC (Associazione per la Tassazione delle Transazioni Finanziarie per l’Aiuto ai Cittadini), impegnate a contrastare la dittatura di un mercato globale che favorisce diseguaglianze e ingiustizie.

Per combattere efficacemente questo fenomeno è necessario un approccio integrato che includa il rafforzamento delle leggi contro il riciclaggio, un controllo più stringente sui flussi di capitali e, soprattutto, un’azione culturale che punti a scardinare il consenso sociale di cui spesso le mafie godono nei territori in cui operano. 

Solo così sarà possibile invertire la rotta e restituire speranza e dignità alle comunità colpite dalla criminalità organizzata. Il resto sono soltanto chiacchiere che non faranno certamente cambiare questo stato di cose!

C'era una volta la mafia… ma ora la mafia siamo noi!!!

Sì… c’era una volta la mafia, quella dedita al controllo del territorio, ai traffici illeciti, al contrabbando di sigarette e d’alcolici, per proseguire con l’escalation della droga, prostituzione, gioco, pizzo e tutti coloro che non si sottomettevano a quell’imposizione, sono stati giustiziati…

Ora, se pur quelle attività illegali continuano ugualmente a compiersi, il loro andamento, è stato in questi anni, dirottato verso altri gruppi minoritari, alcuni di questi sono extracomunitari, africani e dell’est europeo…
Quest’ultimi, effettuano per nome e per conto di quella antico apparato criminale, tutte le necessarie procedure, affinché il meccanismo funzioni alla perfezione, trattenendo per essi (“come giusto che sia d’altronde per l’operato effettuato”, lo dico per chi non dovesse comprenderlo… con profonda sarcasmo), la parte pattuita in precedenza… a seguito di quegli accordi determinati.
Sì… la mafia guadagna e non rischia nulla, in particolare nessuno dei suoi affiliati dovrà rispondere penalmente per atti coercitivi o uso di armi…

Viene da chiedersi ma perché questa evoluzione…???
Semplice si è scoperto che vi sono business molti più redditizi!!!
Si tratta di un nuovo metodo affaristico, un sistema di potere che s’intreccia con la politica ed i suoi esponenti appartenenti ciascuno di essi a quella schiera di partiti, partitini e liste civiche, a cui seguono, uomini delle istituzioni, della pubblica amministrazione, dell’imprenditoria e vari professionisti dai colletti bianchi…  

Un fenomeno sistemico politico/mafioso complesso… che fa in modo di saccheggiare tutto il denaro pubblico messo a disposizione, ricambiando al momento opportuno, con i voti elettorali…  
Basti osservare tutte quelle leggi regionali di spesa della nostra “ARS”, per giungere a Roma con una serie di riforme nazionali che hanno permesso d’ingrassare ancor più quel sistema…
Si è permesso negli anni di moltiplicare la spesa pubblica, penso ad esempio a tutti quegli stanziamenti a fondo perduto, definiti “straordinari” e per il sostegno del mezzogiorno, sapendo già a priori a quali gruppi questi sarebbero affluiti…
Già, direttamente nelle casse della “moderna” mafia, difatti è stato dimostrato come non esistevano alcun reale progetto economico per quei fondi, ma soprattutto, chi avrebbe dovuto controllore, ha nei fatti, partecipato a quella milionaria corruzione…
Alla faccia della legalità o delle libera concorrenza tra le imprese… ad aggiudicarsi quegli investimenti sono sempre loro… quelle abituali imprese in odor di mafia, il cui fetore, si sente a migliaia di chilometri, ma da noi stranamente, nessuno sente mai niente!!!

La cosa assurda è che tutti sanno ciò che avviene, lo dicono le costanti inchieste delle procure, l’enorme numero dei provvedimenti di sequestro e confisca, le varie commissioni, antimafia, anti-corruzione, “anti” qualunque cosa… ma alla fine siamo sempre qui… a parlarne!!!

Si parla d’appalti, di riciclaggio, di paradisi fiscali, di sommerso ed evasione, di spartizioni e tangenti, di collegamenti con le bande dei migranti, di scandali continui, di banche corrotte e potrei continuare all’infinito, basti contare le inchieste o i rinvii a giudizio…
Ma poi, quando si tratta di accertare le responsabilità personali, ecco che il più delle volte, a quel giudizio, non si giunge mai… sembrerebbe quasi che la magistratura, preferisca sottrarsi a pronunciare quei giudizi di colpevolezza… e tutto quindi, ricomincia d’accapo!!!
Osservate quanto accade ai nostri politici… un numero impressionante di avvisi di garanzia e arresti, e poi… il nulla, sì ciascuno di essi, ritorna nuovamente, come se nulla fosse, incredibile…
Ed anche i media in questo hanno le loro colpe…
Il più delle volte quest’ultimi, finito lo scoop giornalistico, non seguono più la vicenda, che nel frattempo a stemperato quel suo impatto mediatico o ancor peggio, la notizia viene censurata da direttori delle testate, in quanto, il più delle volte, sommessi ai loro proprietari!!!

Ecco il perché oggi è molto più difficile sconfiggere la mafia, rispetto ad alcuni anni fa… in quanto questa ormai non esiste più, non come la conoscevamo, non governata da quei boss fantasma per decenni latitanti e neppure come una entità separata e distaccata dal mondo cosiddetto civile…
Essa ormai, è parte integrante di questo sistema… chiamato Stato, già, lo stesso che negli anni  non ha avuto il coraggio di fare quelle scelte giuste e rigide, certamente impopolari, ma soprattutto, non è riuscita a limitare in alcun modo, quell’apparato politico/clientelare, il quale è riuscito a crescere e ad eclissare a noi tutti la verità, adombrando ancor più dubbi ed evitando di disseppellire quanto avvenuto con la propria complicità, domande (storiche) imbarazzanti, che non troveranno mai alcuna risposta…
Sì, è vero: c’era una volta la mafia… ma ora la mafia siamo noi!!!

Controlli della Gdf all'interno degli Studi legali!!!

Dichiarava al fisco zero… se non addirittura perdite, di contro era milionario!!!  
Per il Fisco, l’avvocato era completamente privo di reddito… eppure la Guardia di Finanza ha scoperto come questo legale di grande fama, possedesse un meraviglioso studio da trecento metri quadrati in pieno centro, con all’interno affreschi e importanti opere d’arte, una villa in collina ed un appartamento che utilizzava per le vacanze…
Inoltre, successivamente si è scoperto come lo stesso, fosse amministratore delegato di tre società britanniche, che ovviamente anch’esse… non conseguivano utili!!!
L’avvocato ha anche finto di separarsi, potendo spostare così la sua residenza nello studio (affinché la GdF, per poter accedere nel luogo in cui esercitava la sua attività professionale, doveva obbligatoriamente chiedere l’autorizzazione al magistrato… come si dice fatta le legge… trovato l’inganno…) e sostenendo di vivere a Londra: per rendere ancora più credibile quel suo dissesto finanziario, ha richiesto il patrocinio a spese dello Stato!!! 
L’indagine è iniziata quando al Valico di Ponte Chiasso, il professionista è stato sorpreso in possesso con della documentazione riguardante la gestione di società, con sedi in noti paradisi fiscali: quattro a Panama, una nell’isola di Jersey in Gran Bretagna…
E dire che che lo stesso professionista era stato negli anni scorsi, accusato dalla Procura di Milano, d’associazione per delinquere finalizzata all’illecita esportazione verso l’Iran di armi e sistemi militari di armamento, in violazione dell’embargo internazionale.
Dai riscontri dei militari è emerso che il professionista non solo, non fosse in perdita, ma anzi avrebbe dovuto pagare al Fisco imposte sul reddito per circa 200.000 euro, a cui ovviamente ora, si aggiungeranno sanzioni e interessi.
Qualcuno tra i lettori, si starà chiedendo come sia possibile che questo nullatenente sia riuscito negli anni a farla franca… 
Il problema, è per come riportavo sopra… delle leggi, che sono di per se… inadeguate o quantomeno create ad artificio, per permettere a molti professionisti… di evadere!!!
Quest’ultimi difatti, preferiscono riscuotere le loro parcelle in contanti, evitando o quantomeno predisponendosi in più di un’occasione, a non emettere fatture per quelle loro prestazioni, permettendosi così di poter dichiarare redditi irrisori, a volte inferiori, a quelli dichiarati dai loro stessi dipendenti!!!
D’altronde i dati analizzati sull’evasione fiscale, hanno dimostrato come su un campione casuale tra vari professionisti, la maglia nera sia toccata proprio agli avvocati!!!
Il problema nasce principalmente dall’assenza di misure di contrasto efficaci, che hanno fatto sì che questa patologia, potesse sempre più radicare… 
Basterebbe un sistema semplice per combattere l’evasione così rilevante del nostro paese: ad esempio si potrebbe togliere la moneta in carta, lasciare soltanto le monete fino ad un euro ed obbligare chiunque di noi, ad usare una carta di credito del tipo di quelle bancarie “ricaricabili”, fino ad un massimo di mille euro, per tutte le spese giornaliere, saldando con assegni “non trasferibili” quei pagamenti di quietanza, per importi di fatture superiori…
In questo modo, verrebbero controllati tutti, esercenti, professionisti, commercianti, eliminando non solo la vendita dei prodotti contraffatti, ma soprattutto contrastando in maniera certa, quanto compiuto illegalmente da molti imprenditori stranieri, che presenti sul nostro territorio, fanno rientrare le grosse somme di denaro derivanti dai loro profitti, verso i propri paesi di provenienza, per essere quindi questi ultimi, nuovamente reinvestiti, il più delle volte, in attività illecite!!!
Infatti, così facendo, si contrasterebbe anche la criminalità, la corruzione, la prostituzione o lo spaccio di droga… 
Già, sarebbe interessante scoprire in quali modi, verrebbero fatte pagare le tangenti, il pizzo, i pusher o le stesse prestazioni offerte da quelle prostitute: chissà se non si adegueranno tutti… abilitando il servizio POS??? 

Inchiesta Consip: appalti e fondi neri…


Già… voler sperare che dopo tutte queste continue inchieste compiute dai nostri organi inquirenti, ci possa essere finalmente un cambiamento in quegli “usi e costumi” del tutto italiani, basati esclusivamente sui quei ben noti comportamenti corruttivi… ecco, ritengo che questa trasformazione morale, può ritenersi una mera “illusione”…   
Sembra difatti che ormai non si riesca più ad estirpare da questo sistema questo cancro tentacolare della corruzione, che fa in modo di coinvolgere ogni giorno di più… sempre più soggetti, indirizzandoli a compiere quei gesti riprovevoli che mortificano non solo se stessi, ma tutta la società civile…
Ecco quindi dover ascoltare dell’ennesima inchiesta sugli appalti… del solito giro di denaro, di quelle società trasferitesi all’estero per eludere controlli fiscali, l’uso di noti paradisi fiscali e varie somme di tangenti che finiscono per l’appunto su quei conti cifrati…
Gli inquirenti indagando sul caso degli appalti Consip sono finite così verso società estere di proprietà dell’imprenditore Alfredo Romeo… destinazione Londra dove l’imprenditore (ora arrestato) aveva registrato la sua “Romeo London Limited”, in aggiunte ad altre società intestate ai figli…
La guardia di finanza è ora pronta a partire per la capitale inglese, nel tentativo di ricostruire quei cosiddetti fondi neri, con cui (secondo gli investigatori) Romeo abbia corrotto il dirigente della Consip, Marco Gasparri.
Gli inquirenti sono convinti che nelle tasche di Gasparri siano finiti circa €. 100.000 ed ulteriori importi stanziati per altre corruttele e soprattutto dove sono allocati i fondi neri del Romeo (probabilmente provenienti da false fatturazioni…).
Si parla inoltre di possibili assunzioni del dirigente Consip in una struttura inglese e l’ulteriore promessa di un “bonus”…
Non entro nel merito dei nomi che hanno negli anni goduto di quelle particolari amicizie con l’imprenditore… (che definiva in alcuni casi “arbitri” del proprio destino professionale…), come ad esempio il padre del nostro ex premier Matteo Renzi, l’On. Verdini, oppure il presidente De Luca o i Sig.ri Lettieri e Caldoro…

L’imprenditore Romeo comunque ha definito quanto sta accadendo, come una vera e pura “strumentalizzazione” nei suoi confronti e si considera vittima di una accesa strumentalizzazione che vede per l’appunto l’ex premier Renzi, nel mirino di celati accordi sottobanco, i quali stanno provando in tutti i modi a destituirlo…  

Vedremo in questi giorni come si evolverà l’inchiesta…
Ovviamente non c’è poi da meravigliarsi, se le maggiori testate internazionali in questi giorni hanno riportato che il nostro paese, sia governato da incapaci, inetti e soprattutto… corrotti!!!

Regione Sicilia: Operazioni Immobiliari "d'Oro"…

C’è ne fosse una soltanto di cose che vada bene in quest’isola…
Intendo dire, che non presenti quelle consuete truffe, di cui credo, ormai tutti siamo perfino stanchi dal contare… 
Vero… potremmo aggiungere che è da troppo tempo che noi siciliani ci sentiamo snervati, indeboliti e abbattuti…
Perché questa è la nostra attuale condizione… l’espressione esatta di come ci sentiamo, perché diciamola tutta questa verità… siamo quasi infastiditi dal leggerle quelle notizie, già, tutte quelle inchieste, che di volta in volta, ci vengono raccontate… senza che poi alla fine, si abbia un miglioramento o quel desiderato, cambio di rotta!!!
E quindi, per l’ennesima volta, ecco saltare fuori, da parte di una Procura… quella di Palermo, il millesimo fascicolo di raggiro, su operazioni immobiliari realizzate negli anni dei governi Cuffaro…
Sono interventi che hanno comportato alla nostra Regione Sicilia, uno spreco di milioni e milioni di euro!!!
Come sempre in queste situazioni, affiorano come di consueto, società estere con sede nei paradisi fiscali, nel caso specifico poste in Lussemburgo e Cipro, 
Riprendiamo dall’inizio, la Regione Sicilia, vende nel 2007 per circa 200 milioni di euro, i propri immobili, sede degli assessorati, alla Società Pirelli Re…
Il giorno dopo… (già, casualmente… soltanto un giorno dopo) questi vengono affittati alla stessa regione, che pagherà per quegli stessi uffici, circa 20 milioni l’anno!!!
Cosa dire… all’ARS sono dei veri geni!!! 
In questi dieci anni, quel costo d’acquisto è stato totalmente ripagato e nel frattempo oltre a non essere più proprietari, quegli stessi immobili, hanno di fatto perso valore, non essendo stati ovviamente  “valorizzati” anzi tutt’altro, non vendo ricevuto quelle adeguate manutenzioni necessarie…
Ora, dopo che la “minchiata” è stata fatta… (qualcuno ha dichiarato che quei soldi servivano per ripianare il debito della sanità… già, come si dice: spoglia a Cristo e veste a Maria“) si vorrebbero riacquistare quei beni…
Il piano del governo Crocetta, prevede di comprare tutte le quote del Fondo ex Pirelli Re (Fiprs), che nel frattempo però (stranamente…) ha subito alcune modifiche all’interno di quella compagine societaria…
Viene inoltre da chiedersi… ma con quali soldi si vorrebbe effettuare l’acquisto, dal momento che la nostra regione, sta rischiando il “default”???
Semplice… (secondo loro…), l’acquisto dovrebbe avvenire tramite il “Fondo-Pensioni”, per l’esattezza, attraverso un quindicesimo di quel suo patrimonio, pari a 60 milioni di euro, necessari ad acquistare le quote dei privati nel Fiprs. 
D’altronde il 35% di quelle stesse quote, sono già di proprietà della Regione, mentre la parte residua è suddivisa tra società per azioni, inserite tutte all’interno di scatole cinesi con sede legale all’estero, poste tra di esse a modello cascata, dove alla fine di quel complesso organigramma, non si comprende più nulla…
Inoltre, sempre in quel periodo, non contenti di quanto scorrettamente realizzato (siamo sempre all’interno del governo Cuffaro), qualcuno si è inventato il “censimento degli immobili“: questo contratto è stato aggiudicato da una società mista Spi (attualmente in liquidazione) ed è costato oltre 80 milioni di euro (ma cosa sono… bruscolini… cioccolatini???).
Denaro che come si è saputo, è finito nelle mani della “Finanziaria Bigotti“, a sua volta detenuta per il 45 per cento dalla una società “anonima”, la Lady Mary II, che ha sede… indovinate un po, anch’essa in Lussemburgo!!! 
Cosa dire, debito più… debito più, non cambia nulla, saremo sempre noi fessi “siciliani”, a pagare per tutti…
Ed allora mi chiedevo, visto l’inutilità di quelle strutture, non potremmo iniziare a pensare almeno di raggrupparle???
Non sarebbe opportuno trasferirne una parte (di quegli uffici amministrativi) in stabili attualmente propri, così da non pagare più inutili canoni d’affitto milionari???
In ogni caso, sarebbe opportuno rinegoziare quei canoni d’affitto, ma soprattutto, far pagare le tasse di quelle società, direttamente qui in Italia… e non per come sicuramente sta avvenendo… all’estero!!!
Ditemi quindi… come potrà mai migliorare questa nostra terra, quando chi dovrebbe gestirla, con la diligenza del buon padre di famiglia, non solo ne sfrutta le potenzialità economiche e finanziarie, ma perdi più ne sfrutta personalmente gli utili, per sperperarli a prostitute e champagne…???
Già, d’altronde è vero… qual’è la differenza??? 
Sì, nessuno di loro vuole cambiare mestiere, al massimo… cambiano palazzi o marciapiedi!!!