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Gesù nel 2026: il racconto di un ex credente.


Prima di iniziare questo percorso, preannuncio ai miei lettori che nei prossimi giorni alternerò momenti di formazione sulla legalità (con fatti d’attualità o eventi socio-culturali) ad alcune riflessioni personali che mi hanno spinto a rileggere il cristianesimo delle mie origini, quello appreso dai salesiani e, crescendo, come molti di voi, dall’esperienza comune.

Mi rivolgo a cristiani cattolici, ortodossi, protestanti (in tutte le loro denominazioni) e anche a chi abitualmente “suona alle nostre porte”, come i Testimoni di Geova e i Mormoni. 

A tutti dico: questo scritto non vuole essere dissacrante. Ognuno può restare fedele ai propri principi, e anzi, se per voi la fede non ha mai avuto bisogno di essere messa in discussione, tanto di cappello.

Comincio quindi un percorso iniziato a scrivere anni fa, ma mai messo in pratica. Non rappresenta una critica agli insegnamenti cristiani, bensì un tentativo personale – e forse un po’ tardivo – di riannodare i fili.

Cercherò quindi di riconsiderare quel Gesù, la sua vita, i suoi insegnamenti, con gli occhi di un uomo di oggi – del 2026. Da qualcuno che non si riconosce più nella fede dogmatica, ma che non vuole gettare tutto ciò che gli è giunto dopo duemila anni. Voglio invece provare a salvare il vero messaggio di un uomo che ha cercato di lasciare una traccia nei cuori.

Parlerò di quell’uomo chiamato Gesù. Non del dogma. Non della fede. Solo dell’uomo. Dell’uomo che ha vissuto come ciascuno di noi: dalla nascita all’infanzia, dall’adolescenza all’età adulta, fino alla morte.

Ho scritto diversi capitoli (sono… 13) su questo tema. Perché la vicenda di Gesù ha troppi lati “oscuri” – silenzi, contraddizioni, interpretazioni sovrapposte – che non possono essere affrontati in modo superficiale. Senza quella profondità, qualsiasi discorso risulterebbe incompleto.

Sì… so bene che per molti il numero 13 è un numero sfortunato, ma per altri – già proprio come me – rappresenta il simbolo di ribellione, di rottura o dovrei dire di “trasformazione”. Nell’antichità era il numero della luna (le note 13 lune dell’anno solare), ma anche del femminile sacro, rappresentato in molte antiche tradizioni, sia pre-cristiane che pagane, da un equilibrio tra maschile e femminile.

Inoltre, nel cristianesimo il 13 richiama i commensali dell’Ultima Cena – Gesù e i 12 apostoli – e quindi il tradimento, ma anche il compimento.

A me comunque piace pensare che il 13 sia il numero di chi vuole uscire dagli schemi, di chi dice «non basta» alle risposte facili o a quegli schemi preordinati imposti dal clero e dalla Chiesa, di chi prova quindi a cercare l’uomo dietro il dogma.

Non scrivo da storico né da teologo. Scrivo da cercatore. Non so se Gesù crescendo abbia avuto davvero delle visioni, né se provenissero da Dio oppure dalla sua mente. Certo… so che i Vangeli le raccontano ed io le prenderò sul serio, senza sbrigative spiegazioni scientifiche né facili miracolismi. Lo stesso criterio varrà per ogni aspetto della sua vicenda.

Per questo ho scelto di realizzare 13 capitoli, ciascuno suddiviso in sezioni. Ecco l’indice ragionato:

1 – La maternità: Nazareth, Elisabetta, lo spostamento a Betlemme, il matrimonio, il romano, l’annunciazione, la fecondazione: X e Y, la gravidanza, nascita verginale e immacolata concezione, la verginità perpetua, “finché”, Maria, Giuseppe.

2 – Il viaggio a Betlemme: Il parto, la nascita, Erode il Grande, il rientro a Nazareth.

3 – Il bambino Gesù: la famiglia, la crescita, i compagni, l’ambiente sociale e quel marchio di essere un “figlio illegittimo”.

4 – Il Giovane Gesù: Lo sviluppo, l’adolescenza, gli studi della Torah.

5 – Entriamo nel deserto: L’allontanamento, la ricerca, le visioni, gli Esseni.

6 – L’inizio pubblico: il battesimo di Giovanni, la scelta dei 12 apostoli, la purificazione del tempio, il Messia.

7 – La Missione: Il messaggio d’amore, i miracoli, l’uomo che mai pensò di essere Dio.

8 – Il processo: L’attacco al Sinedrio, il tradimento di Giuda, il giudizio di Pilato, la condanna.

9 – L’uomo solo: L’uomo sulla croce: “Eloì, Eloì, lemà sabactàni“.

10 – L’abbandono: Il momento in cui comprese di essere soltanto un uomo.

11 – Il sepolcro vuoto: Il corpo scomparso, mistero, malinteso, furto o resurrezione.

12 – Nascita del cristianesimo: Paolo, la censura, la cancellazione dell’uomo Gesù, il potere delle nuove istituzioni, la trinità. 

13 – Il testamento spirituale: L’ultima lezione dell’uomo che non chiese di essere adorato.

Quei 200mila evasori e l’ombra degli 86mila invisibili: quando il fisco bussa alla porta dei fantasmi!


Buonasera…

sto leggendo alcuni numeri impietosi, ma penso però in maniera positiva su quanto sta accadendo e cioè, osservo come stanno cambiando i rapporti tra noi e il fisco-

Sì… a differenza di quella questa strana sensazione che per tanto tempo ho avuto, ora finalmente, come cittadino, sento non solo di essere costantemente osservato da un occhio, ma che ora, non è più così distratto come un tempo. 

L’Agenzia delle Entrate ha annunciato che nel 2026 spedirà oltre 2,4 milioni di queste lettere, loro le chiamano “di compliance”, ma a me piace pensare siano dei semplici soggetti che hanno ahimè dimenticato a pagare, come quei messaggi che arrivano sul telefono per ricordarti di bere l’acqua o di pagare una scadenza. Solo che qui la posta in gioco è diversa, è il nostro rapporto con le tasse, con quello che dobbiamo o non dobbiamo allo Stato.

Il direttore ci tiene a precisare che non c’è alcun automatismo, che dietro non si cela l’incubo dell’intelligenza artificiale generativa che decide per noi, ma semplicemente l’analisi umana di 17 milioni di posizioni. È una cifra che mi fa quasi girare la testa, pensare a quanti di noi, in qualche modo, vengono incrociati, guardati, valutati. E da questo sguardo così ampio, così profondo, emergono poi i numeri che contano davvero: 200mila evasori totali. È una parola pesante, “evasore”, che mette insieme storie molto diverse tra loro.

Perché dentro quei 200mila ci sono due anime ben distinte. Da una parte c’è quel 57 per cento, circa 116mila persone, che possiamo immaginare come qualcuno che, per dimenticanza, per disorganizzazione o forse per scelta, non ha presentato la dichiarazione. Sono quelli che il fisco, in un certo senso, già conosce, sa che esistono, e aspetta solo che regolarizzino la loro posizione. Poi c’è l’altra metà del cielo, quel 43 per cento che fa 86mila persone, e qui la storia cambia completamente. Sono gli ignoti, gli sconosciuti al fisco. Persone che fino a ieri, per l’Anagrafe tributaria, non esistevano. Hanno lavorato, guadagnato, speso, ma sempre restando invisibili, come fantasmi che attraversano l’economia senza lasciare traccia.

È su questi ultimi che mi fermo a riflettere, perché la loro scoperta è la prova che il cerchio si sta stringendo, che le maglie della rete si stanno facendo più fitte. E allora quelle 2,4 milioni di lettere in arrivo non sono solo un avviso, ma un messaggio molto chiaro: il tempo dell’invisibilità, per molti, sta per finire. 

Alcune di queste comunicazioni saranno per chi ha dimenticato un versamento, un adempimento periodico sull’Iva, un errore di distrazione. Altre, quelle destinate a chi non ha mai presentato una dichiarazione, hanno un sapore diverso, più severo. È come se lo Stato bussasse alla porta e dicesse: “So che sei lì, ora facciamo due conti”.

Mi domando cosa provi chi riceve una di queste comunicazioni ufficiali… forse un attimo di panico, forse la rassegnazione di chi sapeva che prima o poi sarebbe successo, o forse la sorpresa di chi si era illuso di passare inosservato. In ogni caso, credo che il messaggio di fondo sia proprio questo: che l’epoca in cui ci si poteva nascondere nell’ombra, nel rumore di fondo di milioni di contribuenti, è destinata a finire

Ed allora, mentre scrivo queste righe, penso a quanto sia cambiato il nostro rapporto con il fisco, trasformandosi in un dialogo silenzioso ma costante; sì… fatto di dati, di incroci e, soprattutto di nomi e cognomi di tutti quei soggetti “reminder”, che ora finalmente, il fisco non può più ignorare!