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La busta della “Madonna di Fatima”.


Non temete… non sono stato folgorato sulla via di Damasco e neppure ho visto un roveto ardente che bruciava senza consumarsi…

Quello che è successo è molto più imbarazzante, si perché accaduto a me, proprio a me, io che da sempre considero ogni apparizione mariana, con lo stesso scetticismo con cui ispeziono un qualsivoglia contratto d’appalto…

Eppure, guardando la foto di quei tre veggenti di Lourdes, qualcuno di voi avrà pensato: Ah, Nicola finalmente hai ceduto, ti sei convertito. Già… dopo anni di ragione spietata trascorsa attraverso una vita dissacrata condotta nella svalutazione dei valori sacri, con un’esistenza priva di senso spirituale e tradizionale, eccoti ora qua, inginocchiato, forse dinnanzi al “terzo segreto di Fatima”, che come per Lucia – incredibilmente – ti è stato rivelato?

Be’… mi dispiace ma non è andata così.

Sì… “Fatima“, quel terzo segreto, la solita storia soprannaturale che sembra uscita dal classico libretto di devozione, ed ora sono certo ti starai chiedendo il perché di questo post, già tu che conosci la mia diffidenza, il mio scetticismo radicato, il mio modo di affrontare il mondo con la lente spietata della ragione, sì… forse ti chiederai perché, oggi, ho scelto di parlare proprio su questo argomento…

Una domanda legittima, anch’io me la sono posta, a lungo, prima di scrivere. Forse perché certe esperienze, per quanto le si voglia seppellire sotto strati di razionalità, continuano a bussare alla porta della memoria, chiedendo di essere raccontate. Non per convincere, ma semplicemente per essere consegnate, sì… come si fa con un fatto strano accaduto in un giorno qualunque.

La premessa, credo, sia necessaria. Non sono un credente, non lo sono mai stato, nonostante un’educazione immersa nei salesiani, tra i profumi tenui dell’incenso e le ritualità silenziose di una famiglia cattolica, se pur poco professante. Anzi, è stato proprio il percorso dello studio, l’approfondimento a quei temi, che mi hanno condotto, con il passar degli anni, a star lontano da ogni ormeggio confessionale.

Nell’osservare le architetture dottrinarie, quelle narrazioni millenarie, i meccanismi di potere spirituale, ho compreso che dovevo prenderne le distanze. Ho trovato più verità in un uomo di nome Gesù, nei suoi insegnamenti di fratellanza – riportati nei vangeli (apocrifi) rimossi – che non in tutte quelle successive costruzioni teologiche e in quei suoi presunti (per non dire “falsi”) portavoce in terra. Sono diventato un agnostico convinto, forse persino un ateo praticante, che considera il sovrannaturale come il prodotto più sofisticato dell’umana necessità di dare un volto al mistero.

Eppure, in un momento di assoluta certezza razionale, è accaduto qualcosa. Un piccolo, insignificante evento che ha scalfito – solo per un attimo – la mia corazza di ferro. Eccovi il racconto…

Era un giorno come tanti, “seduto” nel luogo che preferisco maggiormente per pensare ed anche per leggere, circondato da libri e riviste dimenticate. Tra questi, spuntava fuori un volume che non ricordavo di aver acquistato: “Fatima: il segreto della settima apparizione”, di Giacobbe Elia, edito da Pagine dell’Arco. Centoventisei pagine, rilegatura semplice, niente di appariscente… 

Eppure, sulla copertina, il volto serafico della Statua della Madonna di Fatima e l’eterno mistero del terzo segreto o forse, stavolta, di un altro ancora. Lessi con il sorriso sarcastico di chi sa già come va a finire. La solita storiella. I pastorelli, le apparizioni, i segreti custoditi in Vaticano. Finito di leggere, un moto di scherno, quasi una sfida infantile, mi spinse a rivolgere un pensiero verso quell’entità. Sì, proprio a Lei, come se fosse lì, un’ospite silenziosa in quel mio momento di intimità.

Le dissi, mentalmente, con chiarezza brutale: sai bene che non credo in te. Non credo in tuo figlio divinizzato, viceversa credo in un uomo che parlava d’amore. Ho letto di questo segreto che tenete nascosto, tu e la tua chiesa. Ma prima di ogni altra cosa, vorrei dirti – se esisti davvero – sì… se sei qualcosa di più di un’invenzione: dimostramelo, dammi un segno!

Ah… premetto, non voglio visioni, sogni, interpretazioni idealizzat,, ancor meno voglio sentimenti confusi o immagini astratte tra le nuvole. Voglio qualcosa di concreto, sì… di terreno, di innegabile, voglio ad esempio che tu ti presenti, con nome e cognome e voglio che sia tu, solo tu: la Madonna di Fatima. Niente altre simili (Lourdes, Medjugorje oppure quella nera di Tindari), quindi… nessuna apparizione, niente equivoci. Ah… dimenticavo, hai anche un limite di tempo: oggi, il tutto, entro e non oltre le dodici. Nicola mi hai chiamato ed eccomi qui… sì, devi dirmi così. Sarà la tua firma e poi ti chiedo di mandarmi qualcosa di tuo da poter conservare.

Detto fatto, lasciai andare il pensiero come si lancia un sasso in uno stagno, senza aspettare nemmeno un’increspatura. La giornata proseguiva. Mia nipote festeggiava il suo compleanno e dovevo tra l’altro raggiungere i miei genitori. Presi l’auto con la mia famiglia, la mente già altrove, sulla torta, sugli auguri, sulla normalità rassicurante di una festa. Sotto casa dei miei, trovai mia madre che ci aspettava. 

Accostai l’auto dal suo lato, ma prima ancora di un saluto, tende una piccola pila di posta. È un’abitudine: alcune mie comunicazioni ufficiali, pagamenti, etc. arrivano ancora lì… Cercai di rimandare, ma lei insistette, così mia moglie le prese per me. Parcheggiai e, nell’attesa, quasi per distrazione, cominciai a sfogliare le buste. Bollette, pubblicità, l’ordinario fruscio della vita…

Poi, tra quelle buste, ne vidi una bianca, semplice. Sulla facciata, stampato in caratteri puliti, c’erano tre parole: Madonna di Fatima. Il mondo per un secondo si fermò. Un brivido freddo, non di paura, ma di puro stupore meccanico, mi percorse la schiena. Guardai l’orologio. I numeri del quadrante elettronico  segnavano le undici e cinquantanove. Rimasi immobile, in silenzio. Aprii la busta con gesto lento, all’interno, un foglio. Le prime righe erano: “Nicola, mi hai chiamato ed eccomi qui…”, sotto, una fotografia in formato A4 della Madonna di Fatima, e nel testo, un messaggio di protezione e la consegna di un rosario al suo interno. Il resto delle parole si perse in un ronzio sordo…

In quel momento, non sentii voce alcuna. Non ebbi visioni. Non provai una conversione improvvisa, provai solo lo smarrimento totale di chi, dopo aver costruito con pazienza un muro di logica, si vede consegnare attraverso una fessura un foglio con una scritta che non dovrebbe esistere.

Ho pensato: è uno di quei casi inspiegabili? Uno scherzo del destino? Una coincidenza così perfetta da sembrare un insulto all’intelligenza? Non lo so. So solo che per un istante, il mio mondo fortemente razionale ha vacillato. Non ha ceduto, ma si è incrinato. Sì… ha ammesso la possibilità, remota e folle, del miracolo quotidiano e insignificante. E in quello strappo, in quello scarto tra ciò che so e ciò che ho vissuto, si è aperta una storia.

Ma questa, è solo la prima parte, il resto, se vorrai, verrà un’altra volta. Per ora, mi fermo qui – non sono certo di poter continuare a raccontare il resto, quanto accaduto alcuni mesi dopo – la nostra Chiesa, sicuramente, preferirebbe non sentire quelle parole, ed allora… riporto soltanto questo strano ricordo tra le mani e il sapore di un mistero che, forse, non chiede di essere risolto, ma solo di essere ascoltato…

Il mio incontro con i ‘paladini della legalità’: perché scappano davanti alla mie proposte concrete? Il motivo (celato) è che minaccia il loro sistema di potere!


E allora mi ritrovo a pensare a questi ultimi anni, a tutti quegli incontri con i cosiddetti “paladini della legalità”: candidati alla Regione, ex Presidenti, Sindaci, dirigenti pubblici e persino quei professionisti a cui i Tribunali hanno affidato incarichi di fiducia. 

Li avvicinavo dopo i loro comizi, durante convegni i cui resoconti avrete letto sicuramente nei giornali e/o sui social, e all’inizio mi illudevo, sì… ascoltavo le loro parole roboanti contro le ingiustizie, la loro curiosità quasi affamata per le inchieste in corso, e credevo di aver trovato degli alleati.

Insieme ad essi analizzavo l’ombra lunga che avvolge la mia Sicilia, un’oscurità che si insinua tra i corridoi dei palazzi, tra i documenti fatti sparire, ma pensavo fosse colpa della solita torpida burocrazia, la carta che ammuffisce, un problema di inefficienza e non di male organizzato.

Poi, con il passare del tempo, qualcosa si rompeva. Gli stessi soggetti, così cortesi e disponibili sin dal primo incontro, alzavano un muro di gomma alle mie proposte più concrete. Li rivedevo e sentivo un’ostilità improvvisa, un fastidio persino per la mia presenza; restavo lì, muto, a chiedermi dove avessi sbagliato, cosa avessi detto di errato, ma non mi veniva in mente nulla.

Erano loro che cambiavano registro, che si ritraevano, che fingevano di non riconoscermi e io, ingenuamente, continuavo a credere che fosse un malinteso, un incidente di percorso, non il sintomo inequivocabile di un sistema che si stava proteggendo.

Gli anni passano, e la verità affiora con la pazienza cinica di chi sa aspettare. Quegli stessi soggetti, spariti per un po’ – magari per una qualche indagine che li ha lambiti – magicamente ritornano. E non ritornano da soli, già… scopro che tutti quei nomi, insieme a molti degli indagati di cui erano a conoscenza per i loro incarichi, non erano affatto sconnessi, ma anzi, perfettamente intrecciati in una tela che unisce politica, affari e persino le loro stesse famiglie.

Come si dice a Catania: “nenti fari, ca tuttu si sapi”. Ed è così che vengo a scoprire come i familiari di alcuni di loro abbiano svolto, e ancora svolgano, incarichi lucrosi per gli amici degli altri. Professionisti che sulla carta dovrebbero colpire gli illeciti, siedono invece allo stesso tavolo con gli indagati, e tutti insieme banchettano in un silenzio complice che sa di tradimento.

Che schifo, mi viene il disgusto solo a ripensarci, ed hanno avuto il coraggio di parlare con il sottoscritto di legalità. Se solo questa parola potesse trasformarsi in una pandemia, contagiare tutti quelli che la pronunciano a denti stretti senza mai metterla in pratica, allora forse qualcosa cambierebbe.

Purtroppo il mio auspicio non si è realizzato. Quel sistema, per quanto infetto, non miete vittime tra i suoi custodi, anzi, prosegue impeccabile, ben oliato, come un orologio che segna sempre l’ora del favore, della raccomandazione, della mazzetta che passa di mano in mano fino ai piani più alti. E nessuno ferma nulla, né la magistratura né le forze dell’ordine, perché l’infezione è ormai sistemica, capillare, persino rispettabile nelle sue forme più subdole.

Mi rifugio allora nelle parole antiche, in quella giustizia divina che non ammette ambiguità. “Chi pecca morirà”, dice il profeta Ezechiele. E se il giusto si volta e commette il male, è per quel male che morirà. Non è una minaccia, è una legge di armonia, un richiamo alla coerenza che l’uomo moderno ha dimenticato. L’Epistola ai Romani lo ricorda: non dobbiamo prestare le nostre membra, le nostre mani, i nostri occhi, come strumenti d’iniquità.Tutto deve essere in armonia con la giustizia.

E così, quando vedo quelle persone che parlano di legalità mentre le loro azioni servono solo a perpetuare il male, penso che forse, solo un Giudizio così radicale e senza appello potrebbe purificare questa terra martoriata.

Ed allora, forse, è tempo che io riprenda a pregare…

Messina: sotto questo sole…

Dopo essermi recato  a Messina e aver saputo d’esser stato rinviato (per l’ennesima volta) a causa di uno sciopero degli avvocati penalisti – hanno disertetato le aule di giustizia per protestare contro l’emergenza carceraria – ecco che ho deciso di fare diversamente dalla volta precedente e cioè uscire da quel palazzo e mettermi sdraiato, già …come diceva quella canzone di Francesco Baccini, di cui purtroppo non ricordo bene tutte le parole… 

Ed allora, disteso in quella panchina, ho iniziato a cantare quelle strofe: Sotto questo sole è bello rimanere sì, ma c’è da sudare… Sotto questo sole, rosso e col fiatone, e neanche da bere…

Già… nel ripensare a quanto per l’ennesima volta mi stava accadendo, per non rammaricarmi per una giustizia che si prende beffa di chi viceversa s’impegna a riportare in questo Paese un po’ di legalità, beh.. ho cercato di superare l’empasse, provando a curare le ferite, cantando quella canzone:      

La faccio finita, è meglio sparire, vi lascio la fotografia e saluto tutti là…

La faccio finita e fammi il piacere, cosa dovrei dire io, sorpreso da questo sciopero quà…

Mi sento chiamare e Carlo che dice: “dai…”; non te la prendere, vedrai… la prossima volta andrã bene lo sai!

Allora prendo e gli dico, rubiamo una bici e vai… 

mi prende sul serio, partiamo alla grande, partiamo da quà!!

Ma sotto questo sole, è bello rimanere sì, non accellerare…

sotto questo sole rosso e col fiatone si… senza mai sapere…

Sotto questo sole è bello chiacchierare ma, c’è da sudare

sotto questo sole, un mondo di colore c’è, ma senza godere…

Allora  facciamo che andiamo, perchè non può finire così…

ti stanno chiamando, va bene t’aspetto lì…

ehi… ferma un momento, cos’hanno quelli là, 

ti guardato storto, si chiede e mi chiedo… chissà???

Sotto questo sole è meglio riposare ma, mi chiama l’usciere…

sotto questo sole, mi sento un leone ma, attento a cadere

Sotto questo sole è bello rimanere sì… ma quante preghiere

Sotto questo sole, bello come Adone ma… mai un piacere!!!

Distrazioni, aridità e accidia, non solo nella preghiera, ma in tutto ciò che facciamo!!!

La distrazione che ci prende quando vorremmo cominciare a pregare, ma la mente inizia a viaggiare per conto suo, “la preghiera convive spesso con la distrazione. Infatti, la mente umana fatica a soffermarsi a lungo su un solo pensiero.” 

Ovviamente questo non riguarda solo il pregare, ogni cosa ha bisogno della giusta concentrazione, come lo studio; è una disciplina mentale e nel Vangelo viene dato un consiglio, quello di essere sempre vigili: “Gesù richiama i discepoli al dovere di una vita sobria, guidata dal pensiero che prima o poi Lui ritornerà […] Non conoscendo però il giorno e l’ora del suo ritorno, tutti i minuti della nostra vita sono preziosi. In un istante che non conosciamo risuonerà la voce del nostro Signore”, ecco perché essere sempre vigili.

Vi è poi il tempo dell’aridità, che viene descritto perfettamente dal Catechismo: “Il cuore è insensibile, senza gusto per i pensieri, i ricordi e i sentimenti anche spirituali. […]  Spesso non sappiamo bene la ragione. I maestri spirituali descrivono l’esperienza della fede come un continuo alternarsi di tempi di consolazione e di desolazione.” Ma attenzione, con un cuore spento non possiamo pregare perché non ne avvertiamo la consolazione: “il cuore dev’essere aperto e luminoso, perché entri la luce del Signore.

Ed ecco infine l’accidia, “una forma di depressione dovuta al rilassamento” che non a caso è uno dei 7 vizi capitali, da combattere. “Il vero progresso della vita spirituale non consiste nel moltiplicare le estasi, ma nell’essere capaci di perseverare in tempi difficili”, senza avere paura di chiedere a Dio perché? ricordando che “anche le nostre espressioni più dure e più amare, Egli le raccoglierà con l’amore di un padre, e le considererà come un atto di fede, come una preghiera.”

I magistrati dovrebbero seguire l'esempio di Gesù, operando in ogni occasione con integrità!!!

Nelle intenzioni di preghiera, Papa Francesco, chiede ai magistrati di riflettere sugli effetti delle delle loro decisioni: Dai giudici dipendono scelte che influiscono sui diritti e sui beni delle persone.
Bergoglio afferma che per essere un buon magistrato occorre evitare favoritismi e pressioni che possono contaminare le decisioni da prendere: La loro indipendenza deve tenerli lontani dal favoritismo, dalle pressioni che possono contaminare le decisioni che devono prendere.
Come Gesù, questi pubblici ufficiali non devono mai contrattare la verità!!!
I Magistrati devono seguire l’esempio dato da Gesù, che non negozia mai la verità…
Il Papa esorta ciascuno di noi fedeli a pregare per coloro che gestiscono la giustizia: Preghiamo perché tutti quelli che amministrano la giustizia operino con integrità, e perché l’ingiustizia che attraversa il mondo non abbia l’ultima parola.
Certo anche il Papa… leggendo di quelle molteplici inchieste che hanno coinvolto uomini della magistratura, sarà rimasto frastornato… perché mai e poi avrebbe pensato che quei professionisti integerrimi, sarebbero potuti cadere così in basso!!!
Ogni tanto penso che sia un vero peccato che il sottoscritto non creda alla giustizia “divina”, sì… perché non mi sarebbe dispiaciuto potere vedere in un’altra vita, alcuni di quei togati, continuare la loro esistenza in uno di quei noti gironi dell’Inferno… 
V’immaginate la scena… posti lì a bruciare per l’eternità dentro quel calderone d’olio bollente per tutte le colpe commesse in questa terra… 
Ma Papa Francesco ci chiede di pregare per loro… 
Il sottoscritto aggiunge che una preghiera la si potrebbe anche fare per taluni di essi, in particolare per quei magistrati e/o uomini delle Istituzioni che hanno dato la vita per questo loro ingrato paese, ma dedicare oggi una preghiera generalizzata a tutti gli uomini di quell’ordine, mi viene alquanto difficile, già… è come voler pregare per tutti i prelati, sapendo che molti di essi hanno compiuto atti spregevoli nei confronti dei minori!!!
Quindi facciamo una cosa… per il momento lasciamo perdere le preghiere e pensiamo ai fatti, valutiamo chi sta operando in maniera corretta – vedasi ad esempio alcuni uomini e donne della nostra procura etnea – e chi di contro meriterebbe di essere preso a calci in culo e purtroppo di questi – vi assicuro – ve ne sono tanti!!!
Cosa aggiungere, da tempo non credo più a nulla (sull’argomento infatti ho iniziato a scrivere un libro… ) ma una piccolissima parte di me vuole ancora sperare, sì… che anch’io possa sbagliarmi e che le colpe commesse in questa terra da quei togati, vengano finalmente espiate!!!
Almeno lì… in quell’altra vita, visto che in questa vita terrena, sono riusciti – grazie a quei loro colleghi… altrettanto corrotti – a evitare d’esser condannati!!! 

Terremoti in Sicilia…


Alcuni giorni fa parlavo con i miei zii sul terremoto accaduto in Indonesia e in particolare facevo un bilancio provvisorio sulla tragedia che stimava all’incirca in quel momento, 1650 persone decedute e 70.000 sfollati…

Avevo detto loro, speriamo che quanto accaduto in questi mesi in molti parti del mondo, non abbia ad accadere qui da noi… anche perché – come in quei paesi del terzo mondo – il nostro ha dimostrato essere in questi anni per nulla preparato, ne sotto il profilo di prevenzione e neppure sotto quello dell’organizzazione, benché ne dica la “Protezione civile”!!!

Certo sono in molti a suggerire che il nostro vulcano “Etna” ci protegge da quei possibili eventi catastrofici, sì… chissà, forse quanto detto potrebbe essere vero per quelli di origine vulcanica, ma certamente non per quelli di origine tettonica, che si verificano lungo i margini delle zolle litosferiche, come ad esempio quella che per l’appunto attraversa lo stretto di Messina…
Ora… senza voler fare allarmare i miei conterranei, desideravo riportare un studio che ho letto in questi giorni e che prevede entro i prossimi due anni – speriamo che quelle loro sventurate valutazioni siano totalmente errate –  un evento catastrofico di magnitudo 7,5 della scala Richter…

8nfatti, a detta del prof. Alessandro Martelli (direttore del Centro ricerche “Enea” di Bologna – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), ci resterebbero 24 mesi per salvare il salvabile: L’80% dei siciliani è senza piano di emergenza e rischia di non avere scampo se davvero arriverà il “Big One”.
Aggiungendo inoltre: “A breve, tra la Calabria e la Sicilia, potrebbe verificarsi un sisma distruttivo, di magnitudo 7,5. Un terremoto catastrofico, molto più forte di quello dell’Emilia o dell’Aquila, potrebbe colpire e distruggere il Sud Italia, nei prossimi mesi o entro due anni”.

Ora come sempre c’è chi crede alle nefaste previsioni del professor Martelli e chi parla d’inutile allarmismo… eppure lo stesso, aveva previsto il terremoto in Emilia che poi effettivamente si è verificato…
Non solo il Centro Ricerche Enea, ma anche altri enti e recenti studi lanciano segnali inquietanti alla comunità scientifica italiana…
I tempi sarebbero maturi per un violento terremoto tra la Sicilia e la Calabria”, sono di questo avviso l’Università di Trieste, l’Accademia russa delle Scienze e l’International Centre for Theoretical Physics.
L’evento sismico potrebbe liberare molta più energia di quella prodotta dal terremoto del 2009 a L’Aquila.

Qualcuno ci accusa di allarmismo” – dichiara Martelli –  ma il nostro unico obiettivo è quello di aiutare la popolazione e cercare di dare un contributo per migliorare questo Paese, che rimane al momento incosciente di fronte a fatti concreti e poi piange per mesi quando arriva una catastrofe. 

Le istituzioni devono muoversi dalla loro inerzia in termini di Protezione Civile e va verificata una ricognizione strategica in termini di sicurezza ambientale, e fare una corretta campagna di informazione per la gente».

Per fortuna che qualcuno la pensa in maniera contraria, tra questi l’INGV nella persona del presidente Stefano Gresta, che non condivide i timori del professor Martelli: “Si sta facendo allarmismo, e in qualche modo anche terrorismo approfittando dell’emotività del momento per fare pressioni mediatiche e accaparrarsi così qualche centinaio di milioni di euro per la prevenzione sismica. Sappiamo che la Sicilia orientale è ad alto rischio sismico, ma lo sappiamo non perché ora sarebbe stato messo a punto un esperimento scientifico, ma da quello che ci dice la storia…

Le previsioni attualmente hanno un margine di errore e di incertezza troppo ampio per poter essere utilizzate nella pratica. E chi ha fatto quelle previsioni non ha detto quanti falsi allarmi ha generato negli anni quello strumento, quante volte è stato previsto un evento che poi non si è verificato. E che facciamo, spostiamo milioni di persone per due anni e blocchiamo mezza Italia per un evento che magari poi non si verificherà?”.
Cosa aggiungere… forse ci vorrebbe la bacchetta magica, comunque il sottoscritto resta dell’idea che qualcosa andrebbe fatto, sarà perché come si dice “prevenire e meglio che curare”, ma soprattutto perché una buona prevenzione, un addestramento su ciò che bisogna fare in quei particolari casi, una predisposizione dei piani d’emergenza e delle aree necessarie a ricevere quegli 8sfollati, potrebbe ridurre di molto le vittime, senza attendere come sempre da noi, continuando a non far nulla!!!

Sperare che qualcuno da lassù ci protegga oppure augurarsi che qualche preghiera possa fare il miracolo, è quantomeno nel 2018 da folli!!!
“Aiutati che Dio ti aiuta…”: ecco, forse è il momento di prendere queste parole in maniera concreta ed è tempo che le nostre istituzioni, i nostri governi nazionale e regionale, inizino a predisporre un programma d’intervento, prima che sia come sempre… troppo tardi!!!

Un grande gesto per Natale…

Natale è appena passato… anche se c’è chi sta ancora festeggiando…
I regali sono stati dati ed il cenone con il relativo pranzo del 26 ora si cerca di smaltirlo…
Per molti è stato un momento di gioia, per altri purtroppo, un momento triste, costernato dal dispiacere di un lutto…
Ed oggi quindi il mio pensiero va a quel  ragazzo di 18 anni, deceduto nel pomeriggio del 25 dopo aver trascorso tre giorni nel reparto di rianimazione di Varese…
Aveva 18 anni Alessandro Giani ed è morto per una fatalità… precipitando dal tetto di una fabbrica dismessa, mentre insieme a due amici stavano osservando dall’alto il panorama… senza accorgersi sciaguratamente di un foro che gli ha fatto compiere un volo nel vuoto di 6 metri… 
Muore Alessandro… ma riesce a donare i suoi organi a dieci persone.
I medici, in virtù dell’autorizzazione concessa dai familiari, si sono messi subito in moto per l’espianto degli organi, che andranno a salvare la vita di altre persone…
Il mio pensiero va quindi a questa famiglia, che nella disperazione, ha saputo dimostrare un gesto di grande generosità…
Non è facile in quella circostanza pensare a donare… soprattutto quando ha perdere la vita è la persona che più di tutte si è amata…
Dover decidere in così breve tempo, in quel difficile momento fatto di profonda sofferenza, pensare cioè ad altri, ai bisogni di qualcuno che non si conosce… ma che si sa stare altrettanto male,non è cosa facile… pur sapendo che, l’arrivo proprio di quell’organo forse potrà salvarlo…
Questa famiglia, i genitori di Alessandro, Davide e Daniela e la sorella Serena, con un atto di grande civiltà e di rispetto per la vita e per il prossimo, hanno saputo fare spontaneamente il più grande regalo di Natale! 
Ho letto che i familiari, hanno chiesto di rivolgere una preghiera per loro ed in particolare per il figlio Alessandro…
Credo che ognuno di noi, in cuor suo, saprà compiere spontaneamente quanto richiesto…
Perché se pur in un momento particolare di gioia per tanti di noi, non posso che augurare alla famiglia Giani, pace e serenità, sperando che forse, attraverso coloro che hanno ricevuto in dono gli organi di Alessandro, possano nuovamente rivedere il loro meraviglioso ragazzo.
Grazie Alessandro…
Io dormivo e sognavo che la vita era pura gioia;
mi sono risvegliato, per vedere che la vita era servizio…
Allora ho servito ed ho visto che servire era gioia!
Tagore

Basta una preghiera per Sara Scazzi…

Questa mattina nell’andare ad acquistare il giornale, tra i tanti settimanali esposti che trattano di solito Gossip… ne ho visto uno che è specializzato in storie di vita quotidiana… notizie su crimini, delitti, misteri, scomparsi… ecc…
In prima pagina c’era l’immagine – riprodotta – di Sara e della sua mamma…
Mi sono chiesto… non è bastato ascoltare i modi criminali e la violenza alla quale è stata costretta…
Barbaramente uccisa dai propri familiari e gettata in un pozzo dal quale difficilmente sarebbe emersa la verità… se lo zio Michele non avesse avuto un rimorso di coscienza… e dove attraverso le proprie azioni… ha contribuito a indirizzare le forze dell’ordine su quel corpo, ormai privo di vita…
Ed ora, dopo che la giustizia ha espresso il suo verdetto… dopo che sono state emesse le condanne alla cugina ed alla zia…, siamo ancora qui, a dover  assistere ad ulteriori pubblicazioni per fare share… per aumentare il numero di vendita delle riviste…, per riprodurre discussioni ormai del tutto inutili!!!
Non è bastato in questi anni, presentare in maniera morbosa la ragazzina, i suoi iniziali affetti per un ragazzo, problematiche di una adolescente…
Non c’era bisogno di leggerle anche i messaggi inviati dal proprio cellulare… o almeno di pubblicarli…, quelle frasi fatte d’affetto, di sensibilità d’animo e a volte anche d’amore, per la vita, per quel sentimento adolescenziale, espressione dei propri sentimenti…,
Poi di contro… ci sono quelli della cugina… più grande… ossessivi, morbosi, possessivi e soprattutto sesso….
Sappiamo tutto di tutti…. molto è stato scritto e riprodotto… sappiamo ora, grazie al processo, che proprio Sara ha rappresentato – in un qualche modo… forse inconsciamente o senza saperlo… la possibile causa di quella rottura della cugina con Ivano… ed allora, ecco emergere quello scatenante “motivazione” irrazionale per la quale bisogna eliminare la rivale… se pur cugina… deve essere strangolata!!!

Il movente… la gelosia una dei peggiori sentimenti umani fatto di bramosia, di desiderio, per il quale sono in molti a perdere la testa…ed è ciò che anche in questo delitto è successo… naturale desiderio sessuale, responsabile del movente del delitto…
Non abbiamo più bisogno di sentire nulla su questa vicenda… anzi è ora che si abbassino le luci di questo sventurato palcoscenico e lasciare che quella povera ragazza trascorra il resto della sua esistenza… in un posto (sperando almeno per lei che esista…) sicuramente migliore di quello da cui è stata strappata e allontanata…
E’ venuto il momento di tacere… e se proprio qualcuno ha ancora desiderio di ricordarla, esprima per lei una semplice preghiera… basterà questo piccolo gesto, a riportarla ancora un po… in vita.