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Playoff di Serie C: alla fine la casualità mi ha dato ragione e il paragone tra i due sorteggi parla da solo.


Come avevo scritto nel mio precedente post: un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova

E difatti, quello che è successo in queste ore mi ha fatto sorridere, perché alla fine si è visto come la matematica non sia un’opinione, e il sorteggio di ieri, ha evidenziato esattamente quello che ipotizzavo pochi giorni fa.

Nel mio post di mercoledì 13 maggio avevo segnalato una situazione oggettivamente anomala: su cinque accoppiamenti, quattro erano caratterizzati da distanze brevi o brevissime. Lecco e Pianese a 450 chilometri, Ravenna e Cittadella a 165, Salernitana e Casertana a 65, Potenza e Campobasso a 192. Soltanto Renate e Casarano, con i loro 1.100 chilometri, facevano da contrappeso. Avevo parlato di probabilità bassissime, nell’ordine dello 0,5-1%, e avevo detto che un sorteggio normale avrebbe dovuto produrre un quadro molto più misto, con squadre del nord che incrociano quelle del sud e viceversa. Insomma, avevo chiesto alla casualità di comportarsi da tale.

Ebbene, oggi viceversa (qualcuno si sarà letto il mio post…) la casualità mi ha dato ragione. Guardiamo i nuovi accoppiamenti del Secondo turno: Casarano-Union Brescia, Salernitana-Ravenna, Potenza-Ascoli, Lecco-Catania. Quattro partite, otto squadre. E ora osserviamo le distanze, perché è qui che la svolta è evidente.

Casarano e Union Brescia: stiamo parlando di Lecce contro Brescia, praticamente dalla punta del tacco della Calabria alla Lombardia orientale. Siamo intorno ai 900-950 chilometri, una trasferta lunga, vera. Poi Salernitana e Ravenna: qui si viaggia per circa 450 chilometri, un bel pezzo di strada, niente a che vedere con i 65 chilometri del derby Casertana-Salernitana di pochi giorni fa. Poi Potenza e Ascoli: circa 270 chilometri, una distanza onesta, né corta né lunghissima. Infine Lecco e Catania: questa è la vera sorpresa. Da Lecco, in Lombardia, a Catania, in Sicilia, si superano abbondantemente i 1.200 chilometri, traghetto compreso. Una trasferta epica, di quelle che ti spezzano le gambe.

Ora facciamo il paragone con il turno precedente, perché è qui che si vede l’evoluzione. La scorsa settimana avevamo quattro partite su cinque con distanze sotto i 500 chilometri, e tre addirittura sotto i 200. Oggi abbiamo zero partite sotto i 200 chilometri, e addirittura due partite che superano i 900. La media chilometrica si è alzata in modo drastico, e soprattutto è comparso finalmente quel concetto di incrocio nord-sud che la statistica considerava probabile e che il primo sorteggio inspiegabilmente aveva evitato.

Ecco, questo è il punto. Io non avevo mai detto che i sorteggi fossero stati truccati, avevo ribadito che quel dato fosse statisticamente improbabile. Ed ora, la casualità, ha fatto il suo dovere, restituendoci un quadro equilibrato, geograficamente sparso, con squadre che si incrociano da nord a sud e viceversa. E questo, paradossalmente, è la prova che la mia critica di mercoledì era fondata: se oggi è uscito un sorteggio normale, vuol dire che quello di mercoledì era davvero un’anomalia.

Non voglio gridare allo scandalo, sia chiaro, anzi, oggi posso persino tirare un sospiro di sollievo, perché la matematica, alla fine, ha vinto. Le probabilità che avevo calcolato – quelle che dicevano che un sorteggio regolare avrebbe dovuto mescolare di più – oggi si sono avverate. È uscito un quadro vario, con distanze importanti, con il nord che incrocia il sud e il sud che incrocia il nord, proprio come avevo ipotizzato dovesse essere.

Se il primo sorteggio fosse stato davvero casuale, non avremmo avuto bisogno di aspettare il secondo per vedere quello che si vede oggi. E invece, guarda caso, il primo era compatto, raccolto, quasi timido, mentre ora il secondo è esploso, largo, geograficamente sensato.

Due facce della stessa medaglia? 
Forse. Ma ciò che conta è che oggi la casualità mi ha dato ragione. E questo, per me, vale più di qualsiasi altra ipotesi.

Per questo, senza alcun tono polemico, dico solo: bene così… il pallone rotola meglio quando la fortuna non ha strane complicità, e oggi ha rotolato proprio come ci si aspetterebbe.

Per cui posso concludere dicendo: un indizio era il primo sorteggio, due indizi erano il mio dubbio, e tre indizi – oggi – sono la conferma che la statistica, prima o poi, vince sempre, ed io, da semplice appassionato, non posso che esserne felice.

SERIE C: Forse qualcuno in Procura (preferibilmente quella di Milano), dovrebbe indagare sui sorteggi dei Playoff e su quegli “improbabili” accoppiamenti “regionali”!


Come ripeto spesso: un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova. Allora proviamo a seguire il filo, senza gridare allo scandalo ma nemmeno fingendo di non vedere. 

Ora ditemi, considerando le probabilità matematiche, quale sarebbe la percentuale per cui dieci squadre, ciascuna distante dalle altre anche migliaia di chilometri (essendo sia a nord che a sud), possano grazie a un sorteggio, incredibilmente sorprendente, incontrarsi 8 su 10 in maniera molto ravvicinata?  

Faccio un attimo l’elenco delle distanze, tanto per avere chiara la geografia del paradosso, riportando gli scontri di ritorno che dovranno tra poche ore espletarsi:.

1) LECCO – PIANESE

La distanza stradale tra Lecco (Lombardia) e Piancastagnaio (SI), sede della Pianese in Toscana, è di circa 450-480 chilometri.

2) RAVENNA – CITTADELLA

La distanza tra Ravenna e Cittadella è di circa 165-170 km via strada, con un tempo di percorrenza in auto di circa 2 ore e mezza. 

3) RENATE – CASARANO 

Ecco questa rappresenta l’eccezione: La distanza tra Renate (MB) e Casarano (LE) è notevole, coprendo quasi l’intera lunghezza della penisola italiana, siamo all’incirca intorno ai 1.100 km, ovviamente a seconda del percorso.

4) SALERNITANA – CASERTANA 

La distanza stradale tra Salerno (sede della Salernitana) e Caserta (sede della Casertana) è di circa 65-70 chilometri.

5) POTENZA – CAMPOBASSO 

La distanza stradale tra Potenza e Campobasso è di circa 192-194 km, percorribili in auto in poco più di 3 ore e 30 minuti. 

Per cui, osservando quanto sopra, si può tranquillamente affermare quanto segue; Lecco e Pianese: tra la Lombardia e Piancastagnaio in Toscana ci corrono circa 450-480 chilometri, non esattamente un derby, ma nemmeno un volo transcontinentale. Poi Ravenna e Cittadella: poco più di 165 chilometri, due ore e mezza d’auto. Fin qui potrebbe essere il caso. Poi arriva Renate contro Casarano: eccezione che conferma la regola? Forse no. Qui si parla di 1.100 chilometri, da Monza Brianza al tacco dello stivale. Un viaggio lungo la penisola. Cosa dire, particolarmente sfortunati… ed ancora Salernitana – Casertana: 65-70 chilometri. Un salto in provincia. Infine Potenza – Campobasso: 192 chilometri, poco più di tre ore e mezza.  

Ora, la domanda non è retorica: qual è la probabilità che – su cinque accoppiamenti – ben quattro siano tra squadre geograficamente vicine (diciamo sotto i 500 km, anzi quasi tutte sotto i 200 km) e solo una sia una vera e propria trasferta lunga? Perché 8 squadre su 10, tra quelle coinvolte in questi cinque abbinamenti, giocano un derby o quasi…  

Provo a tradurlo in numeri, da semplice appassionato, senza laurea in statistica ma con un po’ di buon senso. Le squadre ai playoff di Serie C sono distribuite su tutto il territorio nazionale. Se ipotizziamo una ripartizione equa tra nord, centro e sud, la probabilità che due squadre estratte a caso siano della stessa macroarea (diciamo raggio sotto i 200 km l’una dall’altra) è relativamente bassa. Ma andiamo per gradi.  

Prendiamo il caso più eclatante: Salernitana e Casertana sono a 65 km. Quante altre coppie di squadre ai playoff avrebbero potuto incontrarsi con una distanza così irrisoria? Poche. La probabilità che un sorteggio puro produca un accoppiamento così corto è all’incirca pari al rapporto tra il numero di coppie geograficamente vicine e il numero totale di coppie possibili.  

Per semplificare: consideriamo 10 squadre. I possibili accoppiamenti (non ordinati) sono 45. Quante sono le coppie “molto vicine” (sotto i 100 km) tra quelle ai playoff? Forse solo Salerno-Caserta. La probabilità di pescare proprio quella coppia in un sorteggio casuale è 1/45, cioè circa il 2,2%. Già soltanto questo è un evento raro.  

Ma non finisce qui: vogliamo anche Ravenna-Cittadella (under 200 km), Lecco-Pianese (sotto i 500 km, ma comunque non enorme) e Potenza-Campobasso (under 200 km). Se contiamo le coppie “ravvicinate” (diciamo sotto i 250 km) presenti nel lotto delle 10 squadre, quante ce ne sono? Probabilmente non più di 3 o 4 in tutto. E invece il sorteggio ne ha prodotte 4 su 5 accoppiamenti.  

Una stima grezza ma realistica: la probabilità che, in un sorteggio puramente casuale, su 5 abbinamenti se ne verifichino almeno 4 con distanza inferiore a 250 km potrebbe aggirarsi intorno allo 0,5%-1% a essere ottimisti. Se abbassiamo il requisito a “distanza inferiore a 100 km” (solo Salerno-Caserta), la probabilità che esca proprio quell’abbinamento è già bassissima, ma che esca quello più altri tre regionali diventa un evento dell’ordine del decimillesimo o centomillesimo di percentuale.  

Insomma, la matematica dice che un sorteggio normale, senza pesi né condizionamenti, avrebbe dovuto produrre un quadro molto più misto, con squadre del nord che incrociano quelle del sud e viceversa. Invece abbiamo assistito a una sorta di “playoff regionale” dove le uniche a fare davvero chilometri sono il Renate e il Casarano, che sembrano (forse) dover patire la lunga distanza, per non rendere troppo evidente il disegno…  

Tre indizi fanno una prova? Forse no, perché la prova richiederebbe un’indagine. Ma qui di indizi ce ne sono anche di più: quattro accoppiamenti ravvicinatissimi su cinque non sono una coincidenza, sono una scelta. E la scelta, in un sorteggio che si vuole equo, non dovrebbe esserci.  

E qui arrivo al punto che mi fa davvero riflettere, e vorrei rivolgermi idealmente alla Procura di Milano, sì proprio quella che in queste ore sta seguendo un’inchiesta per presunte designazioni arbitrali “combinate” e partite indirizzate scegliendo di volta in volta i fischietti graditi o sgraditi a questa o quella società. 

Perché, leggendo le cronache, salta fuori un modus operandi che comincia a essermi fin troppo familiare: dialoghi tra chi sceglie e chi esegue, richieste più o meno implicite, silenzi eloquenti, e alla fine una lista di nomi che inspiegabilmente si allontana o si avvicina agli interessi di qualcuno. 

Non sto parlando di quella vicenda, sia chiaro. Non voglio mescolare piani né fare nomi, ma dico solo questo: quando il meccanismo del “caso” inizia a produrre sistematicamente esiti comodi, quasi cuciti addosso a qualcuno, e quando questo accade non una volta ma ripetutamente, allora forse è lecito chiedersi se anche in Serie C, nei suoi umili ma sacri sorteggi, non ci sia lo stesso identico schema.

Perché il pallone è lo stesso, e purtroppo anche le logiche, a volte, si assomigliano.

Tre indizi fanno una prova? Forse no, perché la prova richiederebbe un’indagine vera, con atti, intercettazioni e testimoni. Ma qui di indizi ce ne sono anche di più: quattro accoppiamenti ravvicinatissimi su cinque non sono una coincidenza, ma forse una scelta. E la scelta, in un sorteggio che si vuole equo, non dovrebbe esserci.

Per questo, senza pretendere di avere la verità in tasca, dico solo: forse qualcuno, in Procura, dovrebbe davvero dare un’occhiata anche a questi sorteggi di Serie C. Non per la passione del calcio, sia chiaro, ma per il principio che perfino il pallone rotola meglio, sì… se la fortuna non ha troppe strane complicità.

La busta della “Madonna di Fatima”.


Non temete… non sono stato folgorato sulla via di Damasco e neppure ho visto un roveto ardente che bruciava senza consumarsi…

Quello che è successo è molto più imbarazzante, si perché accaduto a me, proprio a me, io che da sempre considero ogni apparizione mariana, con lo stesso scetticismo con cui ispeziono un qualsivoglia contratto d’appalto…

Eppure, guardando la foto di quei tre veggenti di Lourdes, qualcuno di voi avrà pensato: Ah, Nicola finalmente hai ceduto, ti sei convertito. Già… dopo anni di ragione spietata trascorsa attraverso una vita dissacrata condotta nella svalutazione dei valori sacri, con un’esistenza priva di senso spirituale e tradizionale, eccoti ora qua, inginocchiato, forse dinnanzi al “terzo segreto di Fatima”, che come per Lucia – incredibilmente – ti è stato rivelato?

Be’… mi dispiace ma non è andata così.

Sì… “Fatima“, quel terzo segreto, la solita storia soprannaturale che sembra uscita dal classico libretto di devozione, ed ora sono certo ti starai chiedendo il perché di questo post, già tu che conosci la mia diffidenza, il mio scetticismo radicato, il mio modo di affrontare il mondo con la lente spietata della ragione, sì… forse ti chiederai perché, oggi, ho scelto di parlare proprio su questo argomento…

Una domanda legittima, anch’io me la sono posta, a lungo, prima di scrivere. Forse perché certe esperienze, per quanto le si voglia seppellire sotto strati di razionalità, continuano a bussare alla porta della memoria, chiedendo di essere raccontate. Non per convincere, ma semplicemente per essere consegnate, sì… come si fa con un fatto strano accaduto in un giorno qualunque.

La premessa, credo, sia necessaria. Non sono un credente, non lo sono mai stato, nonostante un’educazione immersa nei salesiani, tra i profumi tenui dell’incenso e le ritualità silenziose di una famiglia cattolica, se pur poco professante. Anzi, è stato proprio il percorso dello studio, l’approfondimento a quei temi, che mi hanno condotto, con il passar degli anni, a star lontano da ogni ormeggio confessionale.

Nell’osservare le architetture dottrinarie, quelle narrazioni millenarie, i meccanismi di potere spirituale, ho compreso che dovevo prenderne le distanze. Ho trovato più verità in un uomo di nome Gesù, nei suoi insegnamenti di fratellanza – riportati nei vangeli (apocrifi) rimossi – che non in tutte quelle successive costruzioni teologiche e in quei suoi presunti (per non dire “falsi”) portavoce in terra. Sono diventato un agnostico convinto, forse persino un ateo praticante, che considera il sovrannaturale come il prodotto più sofisticato dell’umana necessità di dare un volto al mistero.

Eppure, in un momento di assoluta certezza razionale, è accaduto qualcosa. Un piccolo, insignificante evento che ha scalfito – solo per un attimo – la mia corazza di ferro. Eccovi il racconto…

Era un giorno come tanti, “seduto” nel luogo che preferisco maggiormente per pensare ed anche per leggere, circondato da libri e riviste dimenticate. Tra questi, spuntava fuori un volume che non ricordavo di aver acquistato: “Fatima: il segreto della settima apparizione”, di Giacobbe Elia, edito da Pagine dell’Arco. Centoventisei pagine, rilegatura semplice, niente di appariscente… 

Eppure, sulla copertina, il volto serafico della Statua della Madonna di Fatima e l’eterno mistero del terzo segreto o forse, stavolta, di un altro ancora. Lessi con il sorriso sarcastico di chi sa già come va a finire. La solita storiella. I pastorelli, le apparizioni, i segreti custoditi in Vaticano. Finito di leggere, un moto di scherno, quasi una sfida infantile, mi spinse a rivolgere un pensiero verso quell’entità. Sì, proprio a Lei, come se fosse lì, un’ospite silenziosa in quel mio momento di intimità.

Le dissi, mentalmente, con chiarezza brutale: sai bene che non credo in te. Non credo in tuo figlio divinizzato, viceversa credo in un uomo che parlava d’amore. Ho letto di questo segreto che tenete nascosto, tu e la tua chiesa. Ma prima di ogni altra cosa, vorrei dirti – se esisti davvero – sì… se sei qualcosa di più di un’invenzione: dimostramelo, dammi un segno!

Ah… premetto, non voglio visioni, sogni, interpretazioni idealizzat,, ancor meno voglio sentimenti confusi o immagini astratte tra le nuvole. Voglio qualcosa di concreto, sì… di terreno, di innegabile, voglio ad esempio che tu ti presenti, con nome e cognome e voglio che sia tu, solo tu: la Madonna di Fatima. Niente altre simili (Lourdes, Medjugorje oppure quella nera di Tindari), quindi… nessuna apparizione, niente equivoci. Ah… dimenticavo, hai anche un limite di tempo: oggi, il tutto, entro e non oltre le dodici. Nicola mi hai chiamato ed eccomi qui… sì, devi dirmi così. Sarà la tua firma e poi ti chiedo di mandarmi qualcosa di tuo da poter conservare.

Detto fatto, lasciai andare il pensiero come si lancia un sasso in uno stagno, senza aspettare nemmeno un’increspatura. La giornata proseguiva. Mia nipote festeggiava il suo compleanno e dovevo tra l’altro raggiungere i miei genitori. Presi l’auto con la mia famiglia, la mente già altrove, sulla torta, sugli auguri, sulla normalità rassicurante di una festa. Sotto casa dei miei, trovai mia madre che ci aspettava. 

Accostai l’auto dal suo lato, ma prima ancora di un saluto, tende una piccola pila di posta. È un’abitudine: alcune mie comunicazioni ufficiali, pagamenti, etc. arrivano ancora lì… Cercai di rimandare, ma lei insistette, così mia moglie le prese per me. Parcheggiai e, nell’attesa, quasi per distrazione, cominciai a sfogliare le buste. Bollette, pubblicità, l’ordinario fruscio della vita…

Poi, tra quelle buste, ne vidi una bianca, semplice. Sulla facciata, stampato in caratteri puliti, c’erano tre parole: Madonna di Fatima. Il mondo per un secondo si fermò. Un brivido freddo, non di paura, ma di puro stupore meccanico, mi percorse la schiena. Guardai l’orologio. I numeri del quadrante elettronico  segnavano le undici e cinquantanove. Rimasi immobile, in silenzio. Aprii la busta con gesto lento, all’interno, un foglio. Le prime righe erano: “Nicola, mi hai chiamato ed eccomi qui…”, sotto, una fotografia in formato A4 della Madonna di Fatima, e nel testo, un messaggio di protezione e la consegna di un rosario al suo interno. Il resto delle parole si perse in un ronzio sordo…

In quel momento, non sentii voce alcuna. Non ebbi visioni. Non provai una conversione improvvisa, provai solo lo smarrimento totale di chi, dopo aver costruito con pazienza un muro di logica, si vede consegnare attraverso una fessura un foglio con una scritta che non dovrebbe esistere.

Ho pensato: è uno di quei casi inspiegabili? Uno scherzo del destino? Una coincidenza così perfetta da sembrare un insulto all’intelligenza? Non lo so. So solo che per un istante, il mio mondo fortemente razionale ha vacillato. Non ha ceduto, ma si è incrinato. Sì… ha ammesso la possibilità, remota e folle, del miracolo quotidiano e insignificante. E in quello strappo, in quello scarto tra ciò che so e ciò che ho vissuto, si è aperta una storia.

Ma questa, è solo la prima parte, il resto, se vorrai, verrà un’altra volta. Per ora, mi fermo qui – non sono certo di poter continuare a raccontare il resto, quanto accaduto alcuni mesi dopo – la nostra Chiesa, sicuramente, preferirebbe non sentire quelle parole, ed allora… riporto soltanto questo strano ricordo tra le mani e il sapore di un mistero che, forse, non chiede di essere risolto, ma solo di essere ascoltato…

Straordinaria la somiglianza dell'Ufo avvistato sopra Curitiba in Brasile con quello alle pendici dell'Etna!!!

Un oggetto volante non identificato è stato avvistato sopra la città brasiliana di Curitiba. 

Gli esperti hanno confermato l’autenticità del video – https://www.msn.com/it-it/notizie/italia/il-video-dello-strano-oggetto-non-identificato-in-volo-sopra-curitiba-in-brasile/vi-BB1r6ybV?ocid=hpmsn&cvid=6fa1cfe923b94ea9aaf34f2938163567&ei=5#, che è già stato definito il video di un “UFO” più nitido nella storia. 

Le autorità brasiliane hanno affermato di non essere in grado di spiegare la natura del fenomeno. 

Si presume che possa trattarsi di un pallone meteorologico, ma nessuno al momento ha fornito una risposta certa o ha confermato l’origine dello strano oggetto voltante. 

La circostanza assurda è che proprio il sottoscritto avesse parlato proprio alcuni giorni fa di UFO, già… adiacente il nostro vulcano Etna, poche ore prima che iniziasse l’intensa attività stromboliana…

Cosa dire, quanto visto dal sottoscritto sembra esser molto somigliante a quello ora osservato in Brasile…

Una coincidenza, non so, forse…

 

Non è che il numero "68" porti "sfiga"???

La prima guerra mondiale fu un conflitto che coinvolse le principali potenze e molte di quelle minori tra il 28 luglio 1914 e l’11 novembre 1918. Inizialmente definita “guerra europea” dai contemporanei, con il coinvolgimento successivo delle colonie dell’Impero britannico e di altri Paesi extraeuropei, tra cui gli Stati Uniti d’America e l’Impero giapponese, prese il nome di guerra mondiale o Grande Guerra: fu infatti il più grande conflitto armato mai combattuto fino alla successiva seconda guerra mondiale.

La seconda guerra mondiale vide contrapporsi, tra il 1939 e il 1945, le cosiddette potenze dell’Asse e gli Alleati che, come già accaduto ai belligeranti della prima guerra mondiale, si combatterono su gran parte del pianeta; il conflitto ebbe inizio il 1º settembre 1939 con l’attacco della Germania nazista alla Polonia e terminò, nel teatro europeo, l’8 maggio 1945 con la resa tedesca e, in quello asiatico, il successivo 2 settembre con la resa dell’Impero giapponese dopo i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.

Nella prima mattinata del 24 febbraio 2022 Putin ha annunciato un’operazione militare nel Donbass, dando inizio ad un’invasione dell’Ucraina. 

La crisi russo-ucraina è uno scontro diplomatico-militare in atto tra Russia ed Ucraina, iniziato nel febbraio del 2014. Si incentra sullo status della Crimea, della regione del Donbass e sulla possibile adesione dell’Ucraina alla NATO…

Non so se si tratta di una coincidenza o il fato avesse già previsto la data di questo nuovo conflitto… 

Certo a vedere i numeri si resta sconcertati, speriamo comunque che questi ultimi non seguano nei fatti quanto accaduto in precedenza.