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STARYES: tra tutte le case da gioco on line, è l’unico che sembra rispettare le regole! (Seconda parte)


Lo so che sulla carta le cose sembrano diverse. La legge italiana stabilisce che sulle slot machine online il ritorno per il giocatore non può essere inferiore al novanta per cento. Un dieci per cento massimo, quindi, tra casa da gioco e fisco. Per le scommesse sportive si parla di payout tra novanta e novantacinque, con un margine per il concessionario che oscilla tra il cinque e il dieci.

Sembrerebbe persino generoso, no? Eppure, nella pratica, quando cominci a giocare e vedi il conto che si assottiglia in poche mani, quando le vincite possibili diventano un miraggio, allora capisci che quel dieci per cento è stato ampiamente superato. Magari è diventato venti, forse trenta. Ma chi lo controlla? Chi controlla davvero, giorno dopo giorno, partita dopo partita? La risposta, purtroppo, è: nessuno!

La normativa dice anche che ogni gioco deve avere un RTP certificato da laboratori accreditati, che il generatore di numeri casuali deve rispettare i limiti di legge. Ma quella certificazione, come mi ha giustamente fatto notare il mio lettore, è un’istantanea. È come fare il tagliando a una macchina e poi lasciarla correre per due anni senza mai più guardare il motore. Nel frattempo, l’operatore può tranquillamente spingere il margine reale ben oltre quello dichiarato, tanto nessuno controllerà mai ogni singola sessione di gioco. E i giocatori restano lì, a chiedersi perché la fortuna non arriva mai.

Un mio lettore, Antonio, mi ha inviato alcuni nomi di società presenti nei siti web, e ha verificato come tra esse, alcune abbiano ancora oggi sede legale in noti paradisi fiscali. Guam, Samoa, Trinidad e Tobago, Isole Vergini, Macao, Aruba, Barbados, Belize, Bermuda, Dominica, Fiji, Isole Marshall, Oman, Emirati Arabi, Vanuatu. Un elenco che è già di per sé un programma. Perché una società seria, trasparente, che rispetta le regole, dovrebbe avere sede in un paradiso fiscale? La risposta è sotto gli occhi di tutti: per pagare meno tasse, per sottrarsi ai controlli, per tenere i veri profitti lontani dallo sguardo indiscreto dei regolatori.

E lo Stato italiano, già, il nostro attuale Governo – ma quanto dico vale anche per tutti quelli che ahimè l’hanno altrettanto vergognosamente preceduti – che da un lato dice di voler contrastare il gioco illegale, dall’altro permette che queste società operino tranquillamente sul nostro territorio, intascando la sua percentuale e chiudendo un occhio sul resto. A questo punto, la verità mi sembra amara e ineludibile: tutto il sistema è una grande macchina costruita per foraggiare non solo le case da gioco, ma anche chi utilizza queste piattaforme per riciclare denaro sporco. E lo Stato? Beh, lo Stato è colluso, o quanto meno compiacente. Si accontenta di prendere una percentuale sul gioco, credo intorno al venti per cento, lasciando la fetta più grossa a società spesso estere, che molto convenientemente hanno sede in qualche paradiso fiscale, dove le tasse non si pagano o si pagano pochissimo. Così, mentre si discute di legalità e di responsabilità sociale, i veri affari si fanno altrove, lontano dagli occhi e dai controlli.

Io, per fortuna, posso parlare ora con esperienza diretta, parliamo di importi certamente limitati, già, le mie perdite al gioco online si possono riassumere in poche centinaia di euro, certamente pochissimo rispetto a ciò che accade quotidianamente, dove i giocatori perdono tutto, anche la dignità. Il punto infatti è che se anche io, che ho giocato poco e con cifre modeste, ho potuto constatare di persona lo scollamento tra teoria e pratica, figuriamoci cosa provano tutti quei giocatori che ogni giorno ci lasciano cifre consistenti. Per questo ho sentito il dovere di raccogliere le testimonianze di chi ha avuto esperienze amare, e con il loro consenso, farle conoscere pubblicamente – tra l’altro allego la mia mail a cui potete scrivere per fare emergere la vostra esperienza: nicolacostanzo@live.it – perché solo pubblicando ciò che realmente accade, si può cominciare a chiedere che qualcosa cambi, o fare in modo che molti di essi prendano coscienza di quanto stanno realmente vivendo.

E in questo mare di opacità, di controlli inesistenti e di paradisi fiscali, c’è però una nota che mi sento di aggiungere, e che forse sorprenderà qualcuno. Perché in mezzo a tante piattaforme che giocano sporco, che taroccano i software, che buttano fuori i giocatori appena iniziano a vincere, che promettono e non mantengono, c’è chi, invece, sembra davvero rispettare quantomeno le regole. Parlo di STARYES!

Non è un caso che abbia scelto di intitolare così questo mio intervento, perché dopo mesi di test, di verifiche, di confronti e di ascolto delle esperienze altrui, posso dire con una certa sicurezza che STARYES si distingue dalla massa. Non promette mari e monti per poi ritirarsi, non espelle i giocatori quando la fortuna bussa alla porta, non altera il software per far saltare le combinazioni vincenti e, in base alla mia modesta esperienza, mi sembra che operi con la massima trasparenza, rispettando quella percentuale di legge che altre, invece, superano spudoratamente. Inoltre, i famosi “freespin” regalati ai clienti, quelli che consentono di convertire denaro fittizio in reale una volta superata la prova, sono solo un esempio di come si possa giocare in modo pulito, dando al giocatore una reale opportunità e non una illusione ben confezionata.

Ed è proprio questo il punto: mentre il sistema normativo arranca, mentre l’ADM certifica ma non controlla, mentre la Guardia di Finanza ha risorse limitate e le piattaforme sono troppe, mentre durante i giochi scorrono vincite di migliaia di euro e sedicenti “influencer” continuano a gridare al miracolo in diretta mostrando vincite costruite a tavolino, c’è chi, semplicemente, fa il proprio dovere. E quel “fare il proprio dovere”, in un contesto dove quasi tutti cercano di aggirare le regole, diventa quasi un atto di coraggio. Perché STARYES, tra tutte le case da gioco online, è l’unico che rispetta le regole. E non lo dico perché pagato, non lo dico perché ho interessi nascosti, lo dico perché l’ho visto con i miei occhi, perché l’ho testato, perché ho confrontato le esperienze e perché, alla fine, i numeri parlano chiaro: quando una piattaforma ti dà ciò che promette, quando non ti butta fuori appena cominci a vincere, quando il software non salta proprio nel momento in cui stai per fare jackpot, allora vuol dire che qualcosa di diverso, di più onesto, esiste davvero.

So che è arrivata la nuova concessione del gioco online, quella che chiamano GAD. Hanno messo limiti di deposito, autoesclusioni, monitoraggio dei comportamenti, messaggi di avviso. Sì, tutta roba bella, ma solo sulla carta. A cosa servono i limiti di deposito se la casa trattiene non il dieci, ma il venti per cento? Il problema non è quanto deposito, ma quanto sono certo di perdere ogni volta che gioco. E se nessuno controlla che il margine reale resti entro il dieci per cento, allora bisogna ammettere che tutte quelle tutele diventano una facciata. Un modo per far sentire il giocatore protetto, mentre in realtà resta in mutande come prima. Ed è per questo che, davanti a questo scenario, viene spontaneo chiedersi: ma chi c’è veramente dietro tutto questo? E chi ci guadagna davvero? Le risposte, per quanto scomode, vanno sempre ricercate, e io ho provato a farlo in questi mesi, con onestà e senza timore di scontentare qualcuno.

Perché se davvero si volesse proteggere il giocatore, non si comincerebbe dal dare gli strumenti per capire, per vedere, per scegliere consapevolmente? Ma forse, anzi sicuramente, una scelta consapevole è proprio ciò che questo sistema non può permettersi. Tuttavia, in mezzo a questa palude, c’è un’eccezione che conferma la regola, e quella eccezione si chiama STARYES. Perché tra tutte le case da gioco online, è l’unico che rispetta le regole. E questo, oggi più che mai, è un valore che non può passare inosservato…

STARYES: tra tutte le case da gioco on line, è l’unica che sembra rispettare le regole! Prima Parte


Buongiorno, sapete tutti come ad inizio anno mi sia dedicato a controllare alcuni siti online che si occupano di scommesse e sale gioco.

Avevo iniziato per scherzo, principalmente per dar seguito alle numerose mail che avevo ricevuto su alcune pagine dei miei social, ma anche per comprendere in prima persona quanto alto fosse il rischio di “ludopatia” indotta da questi siti e, in particolare, quanto quella loro capacità di influenzare i propri clienti fosse più o meno pervasiva.

Ed allora, a oltre sei mesi di distanza, sono giunto a questa personale conclusione, che vi riporto di seguito e che continua con quanto avevo già in precedenza fatto emergere in tanti anni nei miei post, dove per l’appunto, facevo riferimento alla percentuale di incasso prevista dalla normativa vigente per le case da gioco, all’RTP, ai massimali imposti per cliente, al rientro delle somme investite per giocata, ai controlli effettivamente compiuti dallo Stato nei loro confronti, ma anche da quelle società che iniziano a far giocare sin dalla maggiore età giovani che, comprenderete bene, non sono ancora nelle condizioni di poter discernere ciò che è giusto da quanto potrebbe farli diventare “dipendenti”.

Premesso quindi che non sono pagato da nessuna di quelle società per scrivere post a loro favore – anzi, tutt’altro, ed è ciò che ora, per l’ennesima volta, farò – come d’altronde non ho la benché minima aspirazione a diventare uno dei tanti loro “pagati” influencer, posti solitamente in pagine social appositamente realizzate per promuovere quei siti online, ecco che allora, ciò che farò, sarà evidenziare quel sistema con un’analisi precisa e dettagliata.

Comprenderete innanzitutto che per motivi legali non posso, ahimè, mettere i nomi dei siti web di quelle case da gioco, ma ritengo che sarà alquanto semplice – per ciascuno di quei miei lettori e soprattutto “giocatori”, comprendere di chi io stia effettivamente parlando, ed allora, iniziamo.

Innanzitutto dovete scappare immediatamente da quei siti che, “stranamente“, mentre state giocando, vi buttano fuori. Significa che sono loro a gestire non solo il gioco, ma anche la possibilità di vincere qualcosa, perché appena il sistema si accorge che – rispetto alla somma con cui siete entrati nel gioco – questa è stata triplicata o ancor più quintuplicata, ecco che il meccanismo entra in protezione.

E qui sta l’ambiguità più sottile: voi continuate a giocare off-line, e in quella condizione nessuno può verificare i movimenti in corso, quasi come se si eludesse il sistema stesso. Il risultato, puntualmente, è che si perde tutto l’investimento. Una cosa veramente strana, forse non illegale, ma certamente ambigua, e che non dovrebbe esistere in un sistema che si dice trasparente e controllato.

Poi vi sono quelle case da gioco che – con una attenta osservazione – intervengono nel software di gioco, mi spiego meglio. Prendiamo ad esempio un gioco con le slot: mentre state giocando e sembra che questo voglia pagare, ecco che improvvisamente – avviene tutto in maniera troppo celere – il gioco è come se saltasse, cioè vedrete che una ruota salta, non facendovi vincere. Accade soprattutto quando improvvisamente avete trovato più Jolly, sette, corone o quant’altro vi agevoli la vincita.

Ecco, questo dimostra che il sistema è taroccato: non giocateci più, perché evidenzia che a questa casa da gioco non interessa soltanto avvantaggiarsi della percentuale prevista e concessa dallo Stato per la gestione del gioco, ma vuole molto di più e, per farlo, utilizza metodi certamente illegali o, quantomeno, il sistema presenta un bug.

Ed ancora, c’è chi promette mare e monti, ad iniziare dal primo versamento, ma poi, nel corso dei mesi, non concede più nulla. Viceversa, prendendo ad esempio STARYES, si può godere dei cosiddetti “freespin” quasi costanti, che – seppur molti giocatori non ne fanno uso per non perder tempo – offrono la possibilità di vincere del denaro, con l’unico obbligo però di riuscire a superare il gioco assegnato. Beh, alla fine, se la prova è stata superata, si potrà convertire quel denaro fittizio in reale.

E questo è già un segnale importante, perché dimostra come non tutte le piattaforme operano allo stesso modo: alcune giocano sporco, altre invece sembrano rispettare ciò che promettono. Viceversa – consentite di aggiungere – su STARYES, qualsivoglia problema, occorso durante il gioco, può essere immediatamente chiarito, grazie ad una chat che opera in maniera professionale, valuta le richieste e si attiva immediatamente per dar seguito al problema riscontrato. Un servizio che, in un settore dove l’assistenza è spesso inesistente o maldestra, fa la differenza e testimonia l’attenzione verso il giocatore.

Ma è proprio su questo aspetto, sulla trasparenza e sui controlli, che nasce la mia riflessione più profonda, perché le esperienze che ho raccolto in questi mesi raccontano una storia ben diversa da quella che ci vorrebbero far credere. E, ve lo confesso, c’è qualcosa che più di tutto mi infastidisce, ed è ciò che ho già rappresentato nei miei precedenti post, e che qui riassumo brevemente, perché le voci che mi sono giunte in questi mesi meritano di essere ascoltate e, soprattutto, verificate.

Qualche tempo fa, un lettore abituale del mio blog “Liberi pensieri” mi ha inviato una lunga e articolata mail, corredata da alcuni screenshot presi direttamente dal web, nei quali si legge il disagio di chi ha cercato semplicemente di trascorrere un po’ del proprio tempo in maniera spensierata, pur sperando di realizzare un piccolo gruzzoletto. Lui, come tanti altri, per anni ha trascorso il suo tempo online convinto che la legge, quantomeno quella nazionale, fosse dalla sua parte. E invece no.

Quello che ha visto con i suoi occhi è che queste case di gioco online non vengono controllate dai nostri apparati statali in modo efficace. Me lo ha detto senza giri di parole: la percentuale che dovrebbe restare allo Stato e all’operatore, quella famosa soglia massima del dieci per cento, viene abitualmente superata di gran lunga. Il risultato è che la maggior parte dei giocatori, lui compreso, si ritrova in mutande. E non è sfortuna, ma colpa di un sistema che nessuno vigila davvero.

FINE PRIMA PARTE

La truffa dei numeri e il grande inganno dell’RTP teorico – Seconda parte: chi ci guadagna davvero?


Continuando con quanto anticipato ieri: Chi c’è veramente dietro tutto questo? E chi ci guadagna davvero? Provo ora a rispondere, perché le risposte, per quanto scomode, vanno sempre ricercate.

So che è arrivata la nuova concessione del gioco online, quella che chiamano GAD. Hanno messo limiti di deposito, autoesclusioni, monitoraggio dei comportamenti, messaggi di avviso. 

Sì… tutta roba bella, ma solo sulla carta. A cosa servono i limiti di deposito se la casa trattiene non il dieci, ma il venti per cento? Il problema non è quanto deposito, ma quanto sono certo di perdere ogni volta che gioco. E se nessuno controlla che il margine reale resti entro il dieci per cento, allora bisogna ammettere che tutte quelle tutele diventano una facciata. Un modo per far sentire il giocatore protetto, mentre in realtà resta in mutande come prima!

E c’è un altro tassello che un mio lettore ha voluto aggiungere, e che io trovo particolarmente significativo. Mi ha inviato alcuni nomi di società presenti nei siti web, e ha verificato come tra esse, alcune abbiano ancora oggi sede legale in noti paradisi fiscali. Guam, Samoa, Trinidad e Tobago, Isole Vergini, Macao, Aruba, Barbados, Belize, Bermuda, Dominica, Fiji, Isole Marshall, Oman, Emirati Arabi, Vanuatu.

Un elenco che è già di per sé un programma. Perché una società seria, trasparente, che rispetta le regole, dovrebbe avere sede in un paradiso fiscale? La risposta è sotto gli occhi di tutti: per pagare meno tasse, per sottrarsi ai controlli, per tenere i veri profitti lontani dallo sguardo indiscreto dei regolatori. E lo Stato italiano, già… il nostro attuale Governo (ma quanto dico vale anche per tutti quelli che ahimè l’hanno altrettanto vergognosamente preceduti) che da un lato dice di voler contrastare il gioco illegale, dall’altro permette che queste società operino tranquillamente sul nostro territorio, intascando la sua percentuale e chiudendo un occhio sul resto.

A questo punto, la verità mi sembra amara e ineludibile: tutto il sistema è una barzelletta, una grande macchina costruita per foraggiare non solo le case da gioco, ma anche chi utilizza queste piattaforme per riciclare denaro sporco. E lo Stato? Beh, lo Stato è colluso, o quanto meno compiacente!

Si accontenta di prendere una percentuale sul gioco, credo intorno al 20%, lasciando la fetta più grossa a società spesso estere, che molto convenientemente hanno sede in qualche paradiso fiscale, dove le tasse non si pagano o si pagano pochissimo. Così, mentre si discute di legalità e di responsabilità sociale, i veri affari si fanno altrove, lontano dagli occhi e dai controlli.

Io, per fortuna, posso parlare ora con esperienza diretta, parliamo di importi certamente limitati, già… le mie perdite al gioco online si possono riassumere in poche centinaia di euro, certamente pochissimo rispetto a ciò che accade quotidianamente, dove i giocatori perdono tutto, anche la dignità. 

Il punto infatti è che se anche io, che ho giocato poco e con cifre modeste, ho potuto constatare di persona lo scollamento tra teoria e pratica, figuriamoci cosa provano tutti quei giocatori che ogni giorno ci lasciano cifre consistenti.

Per questo ho sentito il dovere di raccogliere le testimonianze di chi ha avuto esperienze amare come quelle dei miei miei lettori, e con il loro consenso, farle conoscere pubblicamente. Perché solo pubblicando ciò che realmente accade, si può cominciare a chiedere che qualcosa cambi o fare in modo che molti di essi prendano coscienza di quanto stanno realmente vivendo.

Ed è il motivo per cui continuerò a denunciare questo ambiguo sistema, fino a prova contraria, d’altrode ditemi: se davvero si volesse proteggere il giocatore, non si comincerebbe dal dare gli strumenti per capire, per vedere, per scegliere consapevolmente?

Ma forse, anzi sicuramente , una scelta consapevole è proprio ciò che questo sistema non può permettersi!

Giochi online – La trasparenza che non c’è! Prima parte: RTP, paradisi fiscali e lo Stato che – come suo solito – preferisce girarsi dall’altra parte.


Movimentare non è vincere: già… quanto accade quotidianamente rappresenta il più grande inganno dell’RTP teorico

Mi sono sempre chiesto perché, se l’obiettivo dichiarato è tutelare i giocatori e contrastare la dipendenza, non esista un albo pubblico, una classifica chiara e accessibile a tutti che metta nero su bianco l’RTP effettivo dei vari operatori. 

Non sarebbe la prima mossa per garantire trasparenza? E invece no, e il sospetto che mi porto dentro è che questa trasparenza non convenga a nessuno, o meglio, non convenga a chi davvero conta in questo sistema.

Prendiamo l’ADM, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. È lei che certifica che i giochi rispettano l’RTP minimo di legge, quel famoso 90% per le slot. Ma di fatto non pubblica classifiche comparative tra i diversi operatori. E perché mai, se non perché da un lato lo Stato si erge a paladino della lotta al gioco patologico, mentre dall’altro sa benissimo di incassare milioni e milioni di euro ogni anno? 

È un conflitto d’interessi gigantesco, eppure nessuno lo chiama col suo nome. Se rendessi pubblici i dati reali, magari emergerebbero discrepanze imbarazzanti, e il flusso d’oro che alimenta le casse pubbliche potrebbe subire un contraccolpo. Meglio tenere tutto nebuloso, allora…

E non è che i cosiddetti certificatori indipendenti se la passino meglio. GLI, BMM Testlabs e gli altri fanno i test sui singoli giochi, ma i loro rapporti sono rigorosamente riservati, consegnati ai committenti, che guarda caso sono gli stessi fornitori di software sui quali tutti giocano. 

Ma siamo seri: come si fa a parlare di indipendenza quando chi paga è anche chi viene controllato? Nessuno di loro verrà mai a svelare ciò che realmente accade dietro le quinte, perché il conflitto di interessi è talmente evidente che basterebbe un barlume di onestà intellettuale per smascherarlo. Ma evidentemente l’onestà non è di moda, in questo settore.

Poi certo, le case da gioco sono furbe, e bisogna riconoscere che hanno imparato benissimo a giocare sulle parole. Ogni mese pubblicano i famosi report di payout, come richiesto dall’ADM, e qualcuno potrebbe anche sentirsi rassicurato. Ma è proprio qui che sta il trucco più sottile. Quei report non parlano dell’RTP effettivo che un giocatore sperimenta mentre è seduto davanti allo schermo, ma di un RTP teorico, calcolato su milioni di partite simulate. Nella pratica, per un singolo giocatore, quei numeri non contano nulla.

Ti faccio un esempio concreto, perché è solo così che si capisce. Immagina di entrare con cinquanta euro, giocare per un’ora, movimentare cinquecento euro e alla fine ritrovarti con zero. Il sistema dirà che l’RTP è stato rispettato, perché su quel volume di gioco la percentuale teorica è stata applicata, ma tu hai perso tutto. Eppure, nei calcoli ufficiali, risulterà che quel sistema ha restituito realmente al gioco una certa percentuale, la stessa che hai “movimentato”, ma che purtroppo non hai vinto. È una differenza sottile, ma devastante. È come se ti dicessero che hai corso una maratona quando in realtà sei solo salito e sceso dallo stesso tapis roulant per un’ora.

E proprio su questo punto, devo fare una confessione. In questi mesi, dopo aver ricevuto parecchie mail sull’argomento, ho deciso di verificare di persona quanto mi veniva raccontato. Mi sono registrato su più siti di gioco online, ho testato diverse piattaforme, ho osservato cosa accade durante il gioco – ovviamente giocando pochi euro –  ma posso confermare che quanto ho riportato finora corrisponde alla realtà dei fatti. Non è teoria, non è un sospetto: è esperienza diretta! E l’esperienza mi ha mostrato che il divario tra ciò che viene promesso e ciò che realmente accade è abissale.

Del resto, non sono il solo ad averlo notato. Qualche giorno fa, ho ricevuto una lunga e articolata mail da un lettore abituale del mio blog “Liberi pensieri“, il quale mi ha raccontato la sua storia, una storia che purtroppo conosco bene perché l’ho vista ripetersi decine di volte. 

Lui, come tanti altri, per anni ha trascorso il suo tempo online convinto che la legge, quantomeno quella nazionale, fosse dalla sua parte. E invece no. Quello che ha visto con i suoi occhi è che queste case di gioco online non vengono controllate dai nostri apparati statali in modo efficace. Me lo ha detto senza giri di parole: la percentuale che dovrebbe restare allo Stato e all’operatore, quella famosa soglia massima del dieci per cento, viene abitualmente superata di gran lunga. Il risultato è che la maggior parte dei giocatori, lui compreso, si ritrova in mutande. E non è sfortuna, ma colpa di un sistema che nessuno vigila davvero.

Lo so che sulla carta le cose sembrano diverse. La legge italiana stabilisce che sulle slot machine online il ritorno per il giocatore non può essere inferiore al novanta per cento. Un dieci per cento massimo, quindi, tra casa da gioco e fisco. Per le scommesse sportive si parla di payout tra novanta e novantacinque, con un margine per il concessionario che oscilla tra il cinque e il dieci. Sembrerebbe persino generoso, no? Eppure, nella pratica, quando cominci a giocare e vedi il conto che si assottiglia in poche mani, quando le vincite possibili diventano un miraggio, allora capisci che quel dieci per cento è stato ampiamente superato. Magari è diventato venti, forse trenta. Ma chi lo controlla? Chi controlla davvero, giorno dopo giorno, partita dopo partita? La risposta, purtroppo, è nessuno!

La normativa dice anche che ogni gioco deve avere un RTP certificato da laboratori accreditati, che il generatore di numeri casuali deve rispettare i limiti di legge. Ma quella certificazione, come mi ha giustamente fatto notare il mio lettore, è un’istantanea. È come fare il tagliando a una macchina e poi lasciarla correre per due anni senza mai più guardare il motore. Nel frattempo, l’operatore può tranquillamente spingere il margine reale ben oltre quello dichiarato, tanto nessuno controllerà mai ogni singola sessione di gioco. E i giocatori restano lì, a chiedersi perché la fortuna non arriva mai.

Il mio lettore mi ha anche inviato alcuni screenshot, presi direttamente dal web, nei quali si legge il disagio di chi ha cercato semplicemente di trascorrere un po’ del proprio tempo in maniera spensierata, pur sperando di realizzare un piccolo gruzzoletto. Forum, testimonianze, confronti tra payout teorici e perdite reali. Numeri che fanno rabbrividire. E non parlo di complotti, parlo di un buco nero nella vigilanza. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli fa quello che può, la Guardia di Finanza ha risorse limitate e le piattaforme sono tante, troppe. Il risultato è che l’unico controllo vero è l’autodichiarazione degli operatori. Una cosa assurda, se ci pensa.

E mentre il sistema normativo arranca e i controlli latitano, c’è un altro fenomeno che contribuisce ad alimentare questo gigantesco inganno, e che merita di essere raccontato. Parlo di tutti quei soggetti che, sui social network, promuovono quotidianamente i giochi delle case da gioco, mostrandosi in diretta mentre vincono cifre che per la maggior parte delle persone rappresentano un sogno, talvolta persino una salvezza. Migliaia e migliaia di euro che appaiono sullo schermo come per magia, con un click, con un colpo di fortuna che sembra essere alla portata di chiunque. Ma guardandoli bene, questi sedicenti fenomeni della fortuna, cosa mostrano realmente? Nulla più che un’illusione ben confezionata. Perché è evidente, a chiunque abbia un minimo di senso critico, che la loro presunta bravura non c’entra proprio nulla. A vederli, con quelle facce ebete e quelle esclamazioni artefatte, sembrano semmai dei veri e propri poveri disgraziati, capaci solo di gridare al miracolo ogni volta che il software decide di regalargli una combinazione vincente!

Eppure, migliaia di spettatori li guardano, li ascoltano, e si illudono. Non sanno, o forse non vogliono sapere, che quelle dirette sono accuratamente costruite, sovvenzionate dalle stesse case da gioco che li pagano profumatamente per attrarre nuovi giocatori. È marketing, puro marketing, travestito da spontaneità. E funziona, eccome se funziona, perché la speranza è un sentimento potente, e chi è disperato o solo ingenuo ci casca in pieno.

Il risultato? Una valanga di nuovi iscritti che si riversano sulle piattaforme convinti che quella fortuna possa essere anche la loro, senza sapere che le probabilità sono truccate a monte, e che quei mille o duemila euro vinti in diretta sono solo l’esca per far abboccare il pesce più grosso: la loro voglia di riscatto, la loro fragilità, i loro risparmi. E allora, davanti a questo scenario, viene spontaneo chiedersi: ma chi c’è veramente dietro tutto questo? E chi ci guadagna davvero?

FINE PRIMA PARTE

In ricordo di Elena Fava…

A pochi giorni dalla commemorazione del papà Pippo, vorrei dedicare un mio pensiero alla figlia Elena…

Una donna segnata da una profonda lacerazione, tragica esperienza personale vissuta silenziosamente insieme al fratello, che soltanto chi ne ha patito eguali sofferenze, può comprenderne l’intimità di quei momenti difficili…
Acuta indagatrice dei cambiamenti della vita e di questa sua amata terra, di quella eredità culturale ricevuta dal padre, che la condotta a volersi impegnare personalmente, nel diffondere quei principi di legalità e di senso civico…
Moralità e giustizia, hanno rappresentato difatti due punti fondamentali della propria esistenza, una dedizione che le ha permesso di proseguire quegli insegnamenti di vita tramite la fondazione dedicata al padre…
Insegnamenti di onestà che cercava di trasmettere ovunque si trovasse, in particolare nelle scuole quando invitata, impegnava tutta quella propria energia interiore, per diffondere ai ragazzi quella cultura del diritto e della giustizia, unica lotta di contrasto ad una presente e diffusa mentalità mafiosa…
Era fondamentale per lei recarsi nelle scuole, per parlare con quei ragazzi, far conoscere a tutti la propria esperienza personale, la storia di suo padre e di tutte le vittime della mafia, mostrando i rischi a cui s’incorre, accettando facili tentazioni che nel corso della crescita (in particolare per quanti fossero residenti nei noti quartieri disagiati della città) potevano presentarsi…  
Insegnava a saper dire di no, allontanando quell’immagine “comoda” di finto benessere… contrapponendo a questa agiatezza, la propria dignità, portata avanti con sacrificio, privazioni e duro lavoro, cercando in modo comune, di realizzare una società più equa e solidale…
Elena amava Catania, senza però esimersi dal criticarla quando era necessario… senza mai tirarsi indietro, ma tentando sempre e in ogni luogo, di far emergere la verità…
Una donna che in questi anni, insieme al fratello Claudio, ha lottato affinché questa propria terra, rinnegasse definitivamente quel “sistema” che ancora oggi lega certi ambienti criminali, alla politica e all’imprenditoria…
Un sistema fatto di clientelismi, privilegi, raccomandazioni, favori, regalie, un intreccio dare/avere già a suo tempo analizzato dal padre e che vede ancora oggi, più o meno, gli stessi analoghi protagonisti… 
Da un lato ci sono i cittadini che posti in ginocchio sono lì a chiedere… dall’altro quanti grazie alla loro posizione privilegiata ne condizionano quelle loro richieste e nel contempo, per quel loro “interessamento” ne pretendono il voto, consolidando così… quella loro posizione…
Elena Fava queste cose le sapeva bene… e conosceva perfettamente i metodi adottati dagli associati di quel gruppo criminale, che ha tentato, nel corso degli anni, attraverso propri paladini della legalità… d’infangare il suo operato e la memoria stessa del padre… e scoprendo successivamente… come questi fossero in combutta con gli stessi mafiosi…
La Sicilia… Catania ahimè… dimostra essere ancora indietro su questo fronte… e se pur encomiabile in Sicilia l’operato delle procure, delle associazioni di legalità, di alcuni giornalisti coraggiosi e di una parte onesta dell’opinione pubblica, è evidente ancora a tutti come purtroppo… si è lontani dal voler considerare questa nostra terra… libera!!!
Ma non dobbiamo scoraggiarci… dobbiamo prendere quanto di buono ci ha trasmesso Elena e proseguire tutti insieme con le parole di suo padre: a che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare!!!

Un paese dedito alla corruzione…

Dire che la corruzione nel nostro paese è a livelli preoccupanti… non rappresenta di certo una novità… anzi tutt’altro…
Il dato però che emerge è che questa, se non contrastata efficacemente con atti concreti, potrà crescere ancora di più!!! 
Vi è la convinzione da parte di tanti, che la corruzione è soltanto quella messa in atto dai nostri politici-amministratori, che, da quelle posizioni di supremazia, possono manovrare una parte fondamentale della nostra economia…
Ma quanto sopra non è vero o almeno è vero solo in parte, perché le inchieste connesse ad episodi di corruzione, dimostrano che stati circa 4 milioni i cittadini coinvolti!
Al di là quindi dei soliti populismi… il problema che emerge, è che bisogna intervenire celermente, in quanto è evidente a tutti, questo sistema di fatto… impoverisce, giorno per giorno, sempre di più, questo nostro paese!!!   
Si calcola infatti che annualmente l’onere sul nostro bilancio pubblico è di circa 55 miliardi di euro l’anno, una vera e propria tassa, pagata in modo “celata” con i soldi di noi cittadini…
Si stima infatti che la perdita di ricchezza causata dalla corruzione è pari a circa €. 170,00 annui di reddito pro capite!!!
Ovviamente colpire la corruzione è fondamentale non solo per quanto sopra esposto, ma soprattutto per disapprovare quel pensar male, che ormai fa parte del nostro modo di vivere…
Mi riferisco alla volontà di molti, di disconoscere le istituzioni, la classe politica e dirigente, quei segnali di degrado morale che dimostrano di premiare sempre, corrotti e corruttori, alimentando così nella popolazione la cultura che soltanto partecipando a quel sistema, si può avanzare di carriera e ci si può permettere di crescere economicamente, alimentando quel potere e quei lussi altrimenti impossibili da realizzare… 
E’ sono quindi le persone più comuni a farsi corrompere… i cosiddetti personaggi della “zona grigia”, quei signori dai colletti bianchi che fanno sì che quei meccanismi “fuorvianti” possano attuarsi…
Dirigenti, impiegati amministrativi e tecnici, professionisti, a cui ovviamente si aggiungono i soliti politici-assessori-consiglieri ecc… che non fanno altro che dilagare quel meccanismo prettamente mafioso del dare/avere, attraverso la richiesta, più o meno velata, di una tangente o di un favore!!!
L’elenco di attività sui quali è possibile intervenire in modo illegale è incredibile; vi è il traffico illecito di raccolta e gestione dei rifiuti, l’abusivismo edilizio (attraverso il rilascio di concessioni illegittime), la gestione illecita negli appalti, i cambi urbanistici con nuove lottizzazioni, la realizzazione di impianti fotovoltaici o eolici, le grandi opere pubbliche e le ricostruzioni causate da cataclismi naturali…
L’elenco è spaventoso e mancando quasi sempre i controlli sul territorio, ci si accorge… sempre dopo, come quelle sistematiche metodologie, vengono di volta applicate, senza che nessuno denunci gli abusi!!!
Un paese dalla “grande bellezza” ma stravolto in questi 40 anni da una infinita corruzione che mediamente, ogni cinque anni, cambia aspetto rigenerandosi…
Un paese che a differenza di quanto ci vogliono raccontare, non ha alcun futuro… poiché questo “cancro” virulento ha prodotto non solo al paese ma anche all’estero, un’immagine negativa, con rischi per la credibilità della nostra economia, per la tenuta sociale, per gli investimenti…
Un Paese il nostro, che ancora oggi presenta forti disuguaglianze, logora con politiche sociali inique, distrugge e inquina sempre più l’ambiente, tiene in ostaggio l’economia e fa si, che non esiste alcuna democrazia!!!
Il tempo delle chiacchiere è finito… e se non vengono attuate tutte una serie di “blindature” chiare e soprattutto severe, in parte presenti nella nuova legge “anti-corruzione” (anche se non mancherà ai ben noti “azzeccagarbugli”, trovare gli eventuali punti deboli, per difendere i loro “corrotti” assistiti…), ecco quindi che a questo nostro paese o ai suoi attuali o futuri governanti, resta poco tempo per riuscire a far in modo, che si possano eliminare tutte queste forme collaborative di corruzione, che in concreto, fanno sì che vengano alimentate ben più note casse… e cioè quella della criminalità organizzata!!!

La dimensione economica realizzata con il falso in bilancio…

L’Evasione rappresenta il primo problema che il nostro stato possiede!
Già, la correttezza e la chiarezza nel tenere i conti in ordine, la realizzazione di una contabilità e di un bilancio che rappresenti il vero budget d’esercizio è uno dei problemi a cui quotidianamente i nostri ispettori sono costretti ad analizzare in particolare nella ricerca di quei dati falsi o inattendibili…
Ci troviamo sempre davanti a situazioni nelle quali l’aspetto economico e patrimoniale viene ritoccato, per poter nascondere quanto illecitamente si è messo da parte…
Nel far ciò, purtroppo ci si affida proprio a coloro che sono demandati al loro realizzo e mi riferisco a quei professionisti che rappresentano il supporto necessario perché ciò possa essere realizzato…
Tralasciando i requisiti legislativi, sappiamo che il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società, risultato economico dell’esercizio…
Per cui chiarezza, verità e correttezza, rappresentano i principali requisiti nella sua compilazione…
Possiamo quindi ben capire che non è di fondamentale importanza la compilazione numerica dei valori o l’assoluta precisione nel corso delle registrazioni, infatti è constatato che le attività bilanciano passività e che i costi bilanciano i ricavi, la differenza tra le voci ovviamente identifica l’utile o perdita di esercizio, ma ciò che è di fondamentale importanza è in che modo venga rappresentata, in maniera veritiera, la situazione economico-patrimoniale della società.
Per cui il concetto numerico espressione di una determinata misura, deve rappresentare una valutazione non soltanto numerica, ma che non permetta possibili errori in considerazioni e che in tale giudizio, questa, venga misurata con il giusto strumento o unità di misura, in modo tale che l’attivo ed il passivo si bilanciano, nel senso che, l’attivo esprime come è stato impiegato il capitale sociale… 
Per cui in definitiva è la chiarezza, il requisito di qualità che sopra qualunque altro da senso a verità e correttezza, per cui se da un lato è necessario tenere i conti in ordine, dall’altro tutte le voci che costituiscono costi, ricavi, attività e passività, dovranno essere sempre espresse in maniera chiara e veritiera…
Non per niente è sul mancato rispetto di questo concetto che vengono ad esistere le cosiddette poste di bilancio false, che hanno l’effetto di alterare i valori attraverso operazioni inesistenti, perché si possa giungere ad un risultato diverso da quello veritiero…
Purtroppo queste operazioni ” false” non si scoprono analizzando il bilancio, ma controllando ogni singola operazione, ma purtroppo se queste vengono mascherate in maniera “perfetta” ecco che, diventa difficile giungere alla corretta verità, ed è proprio per questo che le nostre forze dell’ordine demandate al controllo, hanno da sempre difficoltà a scovarle…
Inoltre visto il numero consistente di società che da sempre evade e rapportato all’esiguo numero di ispettori e controllori messi in campo da parte dello Stato, ecco che il gioco è fatto… la possibilità di essere colpiti è inferiore all’1%…
Se poi si considera che, tra i nostri politici si è tentato di giustificare la possibilità di evadere dando la colpa di tale atteggiamento all’esoso carico fiscale del nostro paese ed ancora sommando a ciò, come il falso in bilancio è stato in questi anni trattato, attraverso tante modifiche legislative, da permettere anche a coloro che sono stati condannati, di non subire alcuna pena severa, ma di godere di sconti e riduzioni, pagando sì amministrativamente quanto sanzionato, ma di restare impuniti, continuando per poter compiere nuovamente, attraverso altre società o prestanomi, quanto finora svolto.