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STARYES: tra tutte le case da gioco on line, è l’unico che sembra rispettare le regole! (Seconda parte)


Lo so che sulla carta le cose sembrano diverse. La legge italiana stabilisce che sulle slot machine online il ritorno per il giocatore non può essere inferiore al novanta per cento. Un dieci per cento massimo, quindi, tra casa da gioco e fisco. Per le scommesse sportive si parla di payout tra novanta e novantacinque, con un margine per il concessionario che oscilla tra il cinque e il dieci.

Sembrerebbe persino generoso, no? Eppure, nella pratica, quando cominci a giocare e vedi il conto che si assottiglia in poche mani, quando le vincite possibili diventano un miraggio, allora capisci che quel dieci per cento è stato ampiamente superato. Magari è diventato venti, forse trenta. Ma chi lo controlla? Chi controlla davvero, giorno dopo giorno, partita dopo partita? La risposta, purtroppo, è: nessuno!

La normativa dice anche che ogni gioco deve avere un RTP certificato da laboratori accreditati, che il generatore di numeri casuali deve rispettare i limiti di legge. Ma quella certificazione, come mi ha giustamente fatto notare il mio lettore, è un’istantanea. È come fare il tagliando a una macchina e poi lasciarla correre per due anni senza mai più guardare il motore. Nel frattempo, l’operatore può tranquillamente spingere il margine reale ben oltre quello dichiarato, tanto nessuno controllerà mai ogni singola sessione di gioco. E i giocatori restano lì, a chiedersi perché la fortuna non arriva mai.

Un mio lettore, Antonio, mi ha inviato alcuni nomi di società presenti nei siti web, e ha verificato come tra esse, alcune abbiano ancora oggi sede legale in noti paradisi fiscali. Guam, Samoa, Trinidad e Tobago, Isole Vergini, Macao, Aruba, Barbados, Belize, Bermuda, Dominica, Fiji, Isole Marshall, Oman, Emirati Arabi, Vanuatu. Un elenco che è già di per sé un programma. Perché una società seria, trasparente, che rispetta le regole, dovrebbe avere sede in un paradiso fiscale? La risposta è sotto gli occhi di tutti: per pagare meno tasse, per sottrarsi ai controlli, per tenere i veri profitti lontani dallo sguardo indiscreto dei regolatori.

E lo Stato italiano, già, il nostro attuale Governo – ma quanto dico vale anche per tutti quelli che ahimè l’hanno altrettanto vergognosamente preceduti – che da un lato dice di voler contrastare il gioco illegale, dall’altro permette che queste società operino tranquillamente sul nostro territorio, intascando la sua percentuale e chiudendo un occhio sul resto. A questo punto, la verità mi sembra amara e ineludibile: tutto il sistema è una grande macchina costruita per foraggiare non solo le case da gioco, ma anche chi utilizza queste piattaforme per riciclare denaro sporco. E lo Stato? Beh, lo Stato è colluso, o quanto meno compiacente. Si accontenta di prendere una percentuale sul gioco, credo intorno al venti per cento, lasciando la fetta più grossa a società spesso estere, che molto convenientemente hanno sede in qualche paradiso fiscale, dove le tasse non si pagano o si pagano pochissimo. Così, mentre si discute di legalità e di responsabilità sociale, i veri affari si fanno altrove, lontano dagli occhi e dai controlli.

Io, per fortuna, posso parlare ora con esperienza diretta, parliamo di importi certamente limitati, già, le mie perdite al gioco online si possono riassumere in poche centinaia di euro, certamente pochissimo rispetto a ciò che accade quotidianamente, dove i giocatori perdono tutto, anche la dignità. Il punto infatti è che se anche io, che ho giocato poco e con cifre modeste, ho potuto constatare di persona lo scollamento tra teoria e pratica, figuriamoci cosa provano tutti quei giocatori che ogni giorno ci lasciano cifre consistenti. Per questo ho sentito il dovere di raccogliere le testimonianze di chi ha avuto esperienze amare, e con il loro consenso, farle conoscere pubblicamente – tra l’altro allego la mia mail a cui potete scrivere per fare emergere la vostra esperienza: nicolacostanzo@live.it – perché solo pubblicando ciò che realmente accade, si può cominciare a chiedere che qualcosa cambi, o fare in modo che molti di essi prendano coscienza di quanto stanno realmente vivendo.

E in questo mare di opacità, di controlli inesistenti e di paradisi fiscali, c’è però una nota che mi sento di aggiungere, e che forse sorprenderà qualcuno. Perché in mezzo a tante piattaforme che giocano sporco, che taroccano i software, che buttano fuori i giocatori appena iniziano a vincere, che promettono e non mantengono, c’è chi, invece, sembra davvero rispettare quantomeno le regole. Parlo di STARYES!

Non è un caso che abbia scelto di intitolare così questo mio intervento, perché dopo mesi di test, di verifiche, di confronti e di ascolto delle esperienze altrui, posso dire con una certa sicurezza che STARYES si distingue dalla massa. Non promette mari e monti per poi ritirarsi, non espelle i giocatori quando la fortuna bussa alla porta, non altera il software per far saltare le combinazioni vincenti e, in base alla mia modesta esperienza, mi sembra che operi con la massima trasparenza, rispettando quella percentuale di legge che altre, invece, superano spudoratamente. Inoltre, i famosi “freespin” regalati ai clienti, quelli che consentono di convertire denaro fittizio in reale una volta superata la prova, sono solo un esempio di come si possa giocare in modo pulito, dando al giocatore una reale opportunità e non una illusione ben confezionata.

Ed è proprio questo il punto: mentre il sistema normativo arranca, mentre l’ADM certifica ma non controlla, mentre la Guardia di Finanza ha risorse limitate e le piattaforme sono troppe, mentre durante i giochi scorrono vincite di migliaia di euro e sedicenti “influencer” continuano a gridare al miracolo in diretta mostrando vincite costruite a tavolino, c’è chi, semplicemente, fa il proprio dovere. E quel “fare il proprio dovere”, in un contesto dove quasi tutti cercano di aggirare le regole, diventa quasi un atto di coraggio. Perché STARYES, tra tutte le case da gioco online, è l’unico che rispetta le regole. E non lo dico perché pagato, non lo dico perché ho interessi nascosti, lo dico perché l’ho visto con i miei occhi, perché l’ho testato, perché ho confrontato le esperienze e perché, alla fine, i numeri parlano chiaro: quando una piattaforma ti dà ciò che promette, quando non ti butta fuori appena cominci a vincere, quando il software non salta proprio nel momento in cui stai per fare jackpot, allora vuol dire che qualcosa di diverso, di più onesto, esiste davvero.

So che è arrivata la nuova concessione del gioco online, quella che chiamano GAD. Hanno messo limiti di deposito, autoesclusioni, monitoraggio dei comportamenti, messaggi di avviso. Sì, tutta roba bella, ma solo sulla carta. A cosa servono i limiti di deposito se la casa trattiene non il dieci, ma il venti per cento? Il problema non è quanto deposito, ma quanto sono certo di perdere ogni volta che gioco. E se nessuno controlla che il margine reale resti entro il dieci per cento, allora bisogna ammettere che tutte quelle tutele diventano una facciata. Un modo per far sentire il giocatore protetto, mentre in realtà resta in mutande come prima. Ed è per questo che, davanti a questo scenario, viene spontaneo chiedersi: ma chi c’è veramente dietro tutto questo? E chi ci guadagna davvero? Le risposte, per quanto scomode, vanno sempre ricercate, e io ho provato a farlo in questi mesi, con onestà e senza timore di scontentare qualcuno.

Perché se davvero si volesse proteggere il giocatore, non si comincerebbe dal dare gli strumenti per capire, per vedere, per scegliere consapevolmente? Ma forse, anzi sicuramente, una scelta consapevole è proprio ciò che questo sistema non può permettersi. Tuttavia, in mezzo a questa palude, c’è un’eccezione che conferma la regola, e quella eccezione si chiama STARYES. Perché tra tutte le case da gioco online, è l’unico che rispetta le regole. E questo, oggi più che mai, è un valore che non può passare inosservato…

STARYES: tra tutte le case da gioco on line, è l’unica che sembra rispettare le regole! Prima Parte


Buongiorno, sapete tutti come ad inizio anno mi sia dedicato a controllare alcuni siti online che si occupano di scommesse e sale gioco.

Avevo iniziato per scherzo, principalmente per dar seguito alle numerose mail che avevo ricevuto su alcune pagine dei miei social, ma anche per comprendere in prima persona quanto alto fosse il rischio di “ludopatia” indotta da questi siti e, in particolare, quanto quella loro capacità di influenzare i propri clienti fosse più o meno pervasiva.

Ed allora, a oltre sei mesi di distanza, sono giunto a questa personale conclusione, che vi riporto di seguito e che continua con quanto avevo già in precedenza fatto emergere in tanti anni nei miei post, dove per l’appunto, facevo riferimento alla percentuale di incasso prevista dalla normativa vigente per le case da gioco, all’RTP, ai massimali imposti per cliente, al rientro delle somme investite per giocata, ai controlli effettivamente compiuti dallo Stato nei loro confronti, ma anche da quelle società che iniziano a far giocare sin dalla maggiore età giovani che, comprenderete bene, non sono ancora nelle condizioni di poter discernere ciò che è giusto da quanto potrebbe farli diventare “dipendenti”.

Premesso quindi che non sono pagato da nessuna di quelle società per scrivere post a loro favore – anzi, tutt’altro, ed è ciò che ora, per l’ennesima volta, farò – come d’altronde non ho la benché minima aspirazione a diventare uno dei tanti loro “pagati” influencer, posti solitamente in pagine social appositamente realizzate per promuovere quei siti online, ecco che allora, ciò che farò, sarà evidenziare quel sistema con un’analisi precisa e dettagliata.

Comprenderete innanzitutto che per motivi legali non posso, ahimè, mettere i nomi dei siti web di quelle case da gioco, ma ritengo che sarà alquanto semplice – per ciascuno di quei miei lettori e soprattutto “giocatori”, comprendere di chi io stia effettivamente parlando, ed allora, iniziamo.

Innanzitutto dovete scappare immediatamente da quei siti che, “stranamente“, mentre state giocando, vi buttano fuori. Significa che sono loro a gestire non solo il gioco, ma anche la possibilità di vincere qualcosa, perché appena il sistema si accorge che – rispetto alla somma con cui siete entrati nel gioco – questa è stata triplicata o ancor più quintuplicata, ecco che il meccanismo entra in protezione.

E qui sta l’ambiguità più sottile: voi continuate a giocare off-line, e in quella condizione nessuno può verificare i movimenti in corso, quasi come se si eludesse il sistema stesso. Il risultato, puntualmente, è che si perde tutto l’investimento. Una cosa veramente strana, forse non illegale, ma certamente ambigua, e che non dovrebbe esistere in un sistema che si dice trasparente e controllato.

Poi vi sono quelle case da gioco che – con una attenta osservazione – intervengono nel software di gioco, mi spiego meglio. Prendiamo ad esempio un gioco con le slot: mentre state giocando e sembra che questo voglia pagare, ecco che improvvisamente – avviene tutto in maniera troppo celere – il gioco è come se saltasse, cioè vedrete che una ruota salta, non facendovi vincere. Accade soprattutto quando improvvisamente avete trovato più Jolly, sette, corone o quant’altro vi agevoli la vincita.

Ecco, questo dimostra che il sistema è taroccato: non giocateci più, perché evidenzia che a questa casa da gioco non interessa soltanto avvantaggiarsi della percentuale prevista e concessa dallo Stato per la gestione del gioco, ma vuole molto di più e, per farlo, utilizza metodi certamente illegali o, quantomeno, il sistema presenta un bug.

Ed ancora, c’è chi promette mare e monti, ad iniziare dal primo versamento, ma poi, nel corso dei mesi, non concede più nulla. Viceversa, prendendo ad esempio STARYES, si può godere dei cosiddetti “freespin” quasi costanti, che – seppur molti giocatori non ne fanno uso per non perder tempo – offrono la possibilità di vincere del denaro, con l’unico obbligo però di riuscire a superare il gioco assegnato. Beh, alla fine, se la prova è stata superata, si potrà convertire quel denaro fittizio in reale.

E questo è già un segnale importante, perché dimostra come non tutte le piattaforme operano allo stesso modo: alcune giocano sporco, altre invece sembrano rispettare ciò che promettono. Viceversa – consentite di aggiungere – su STARYES, qualsivoglia problema, occorso durante il gioco, può essere immediatamente chiarito, grazie ad una chat che opera in maniera professionale, valuta le richieste e si attiva immediatamente per dar seguito al problema riscontrato. Un servizio che, in un settore dove l’assistenza è spesso inesistente o maldestra, fa la differenza e testimonia l’attenzione verso il giocatore.

Ma è proprio su questo aspetto, sulla trasparenza e sui controlli, che nasce la mia riflessione più profonda, perché le esperienze che ho raccolto in questi mesi raccontano una storia ben diversa da quella che ci vorrebbero far credere. E, ve lo confesso, c’è qualcosa che più di tutto mi infastidisce, ed è ciò che ho già rappresentato nei miei precedenti post, e che qui riassumo brevemente, perché le voci che mi sono giunte in questi mesi meritano di essere ascoltate e, soprattutto, verificate.

Qualche tempo fa, un lettore abituale del mio blog “Liberi pensieri” mi ha inviato una lunga e articolata mail, corredata da alcuni screenshot presi direttamente dal web, nei quali si legge il disagio di chi ha cercato semplicemente di trascorrere un po’ del proprio tempo in maniera spensierata, pur sperando di realizzare un piccolo gruzzoletto. Lui, come tanti altri, per anni ha trascorso il suo tempo online convinto che la legge, quantomeno quella nazionale, fosse dalla sua parte. E invece no.

Quello che ha visto con i suoi occhi è che queste case di gioco online non vengono controllate dai nostri apparati statali in modo efficace. Me lo ha detto senza giri di parole: la percentuale che dovrebbe restare allo Stato e all’operatore, quella famosa soglia massima del dieci per cento, viene abitualmente superata di gran lunga. Il risultato è che la maggior parte dei giocatori, lui compreso, si ritrova in mutande. E non è sfortuna, ma colpa di un sistema che nessuno vigila davvero.

FINE PRIMA PARTE

La truffa dei numeri e il grande inganno dell’RTP teorico – Seconda parte: chi ci guadagna davvero?


Continuando con quanto anticipato ieri: Chi c’è veramente dietro tutto questo? E chi ci guadagna davvero? Provo ora a rispondere, perché le risposte, per quanto scomode, vanno sempre ricercate.

So che è arrivata la nuova concessione del gioco online, quella che chiamano GAD. Hanno messo limiti di deposito, autoesclusioni, monitoraggio dei comportamenti, messaggi di avviso. 

Sì… tutta roba bella, ma solo sulla carta. A cosa servono i limiti di deposito se la casa trattiene non il dieci, ma il venti per cento? Il problema non è quanto deposito, ma quanto sono certo di perdere ogni volta che gioco. E se nessuno controlla che il margine reale resti entro il dieci per cento, allora bisogna ammettere che tutte quelle tutele diventano una facciata. Un modo per far sentire il giocatore protetto, mentre in realtà resta in mutande come prima!

E c’è un altro tassello che un mio lettore ha voluto aggiungere, e che io trovo particolarmente significativo. Mi ha inviato alcuni nomi di società presenti nei siti web, e ha verificato come tra esse, alcune abbiano ancora oggi sede legale in noti paradisi fiscali. Guam, Samoa, Trinidad e Tobago, Isole Vergini, Macao, Aruba, Barbados, Belize, Bermuda, Dominica, Fiji, Isole Marshall, Oman, Emirati Arabi, Vanuatu.

Un elenco che è già di per sé un programma. Perché una società seria, trasparente, che rispetta le regole, dovrebbe avere sede in un paradiso fiscale? La risposta è sotto gli occhi di tutti: per pagare meno tasse, per sottrarsi ai controlli, per tenere i veri profitti lontani dallo sguardo indiscreto dei regolatori. E lo Stato italiano, già… il nostro attuale Governo (ma quanto dico vale anche per tutti quelli che ahimè l’hanno altrettanto vergognosamente preceduti) che da un lato dice di voler contrastare il gioco illegale, dall’altro permette che queste società operino tranquillamente sul nostro territorio, intascando la sua percentuale e chiudendo un occhio sul resto.

A questo punto, la verità mi sembra amara e ineludibile: tutto il sistema è una barzelletta, una grande macchina costruita per foraggiare non solo le case da gioco, ma anche chi utilizza queste piattaforme per riciclare denaro sporco. E lo Stato? Beh, lo Stato è colluso, o quanto meno compiacente!

Si accontenta di prendere una percentuale sul gioco, credo intorno al 20%, lasciando la fetta più grossa a società spesso estere, che molto convenientemente hanno sede in qualche paradiso fiscale, dove le tasse non si pagano o si pagano pochissimo. Così, mentre si discute di legalità e di responsabilità sociale, i veri affari si fanno altrove, lontano dagli occhi e dai controlli.

Io, per fortuna, posso parlare ora con esperienza diretta, parliamo di importi certamente limitati, già… le mie perdite al gioco online si possono riassumere in poche centinaia di euro, certamente pochissimo rispetto a ciò che accade quotidianamente, dove i giocatori perdono tutto, anche la dignità. 

Il punto infatti è che se anche io, che ho giocato poco e con cifre modeste, ho potuto constatare di persona lo scollamento tra teoria e pratica, figuriamoci cosa provano tutti quei giocatori che ogni giorno ci lasciano cifre consistenti.

Per questo ho sentito il dovere di raccogliere le testimonianze di chi ha avuto esperienze amare come quelle dei miei miei lettori, e con il loro consenso, farle conoscere pubblicamente. Perché solo pubblicando ciò che realmente accade, si può cominciare a chiedere che qualcosa cambi o fare in modo che molti di essi prendano coscienza di quanto stanno realmente vivendo.

Ed è il motivo per cui continuerò a denunciare questo ambiguo sistema, fino a prova contraria, d’altrode ditemi: se davvero si volesse proteggere il giocatore, non si comincerebbe dal dare gli strumenti per capire, per vedere, per scegliere consapevolmente?

Ma forse, anzi sicuramente , una scelta consapevole è proprio ciò che questo sistema non può permettersi!

Giochi online – La trasparenza che non c’è! Prima parte: RTP, paradisi fiscali e lo Stato che – come suo solito – preferisce girarsi dall’altra parte.


Movimentare non è vincere: già… quanto accade quotidianamente rappresenta il più grande inganno dell’RTP teorico

Mi sono sempre chiesto perché, se l’obiettivo dichiarato è tutelare i giocatori e contrastare la dipendenza, non esista un albo pubblico, una classifica chiara e accessibile a tutti che metta nero su bianco l’RTP effettivo dei vari operatori. 

Non sarebbe la prima mossa per garantire trasparenza? E invece no, e il sospetto che mi porto dentro è che questa trasparenza non convenga a nessuno, o meglio, non convenga a chi davvero conta in questo sistema.

Prendiamo l’ADM, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. È lei che certifica che i giochi rispettano l’RTP minimo di legge, quel famoso 90% per le slot. Ma di fatto non pubblica classifiche comparative tra i diversi operatori. E perché mai, se non perché da un lato lo Stato si erge a paladino della lotta al gioco patologico, mentre dall’altro sa benissimo di incassare milioni e milioni di euro ogni anno? 

È un conflitto d’interessi gigantesco, eppure nessuno lo chiama col suo nome. Se rendessi pubblici i dati reali, magari emergerebbero discrepanze imbarazzanti, e il flusso d’oro che alimenta le casse pubbliche potrebbe subire un contraccolpo. Meglio tenere tutto nebuloso, allora…

E non è che i cosiddetti certificatori indipendenti se la passino meglio. GLI, BMM Testlabs e gli altri fanno i test sui singoli giochi, ma i loro rapporti sono rigorosamente riservati, consegnati ai committenti, che guarda caso sono gli stessi fornitori di software sui quali tutti giocano. 

Ma siamo seri: come si fa a parlare di indipendenza quando chi paga è anche chi viene controllato? Nessuno di loro verrà mai a svelare ciò che realmente accade dietro le quinte, perché il conflitto di interessi è talmente evidente che basterebbe un barlume di onestà intellettuale per smascherarlo. Ma evidentemente l’onestà non è di moda, in questo settore.

Poi certo, le case da gioco sono furbe, e bisogna riconoscere che hanno imparato benissimo a giocare sulle parole. Ogni mese pubblicano i famosi report di payout, come richiesto dall’ADM, e qualcuno potrebbe anche sentirsi rassicurato. Ma è proprio qui che sta il trucco più sottile. Quei report non parlano dell’RTP effettivo che un giocatore sperimenta mentre è seduto davanti allo schermo, ma di un RTP teorico, calcolato su milioni di partite simulate. Nella pratica, per un singolo giocatore, quei numeri non contano nulla.

Ti faccio un esempio concreto, perché è solo così che si capisce. Immagina di entrare con cinquanta euro, giocare per un’ora, movimentare cinquecento euro e alla fine ritrovarti con zero. Il sistema dirà che l’RTP è stato rispettato, perché su quel volume di gioco la percentuale teorica è stata applicata, ma tu hai perso tutto. Eppure, nei calcoli ufficiali, risulterà che quel sistema ha restituito realmente al gioco una certa percentuale, la stessa che hai “movimentato”, ma che purtroppo non hai vinto. È una differenza sottile, ma devastante. È come se ti dicessero che hai corso una maratona quando in realtà sei solo salito e sceso dallo stesso tapis roulant per un’ora.

E proprio su questo punto, devo fare una confessione. In questi mesi, dopo aver ricevuto parecchie mail sull’argomento, ho deciso di verificare di persona quanto mi veniva raccontato. Mi sono registrato su più siti di gioco online, ho testato diverse piattaforme, ho osservato cosa accade durante il gioco – ovviamente giocando pochi euro –  ma posso confermare che quanto ho riportato finora corrisponde alla realtà dei fatti. Non è teoria, non è un sospetto: è esperienza diretta! E l’esperienza mi ha mostrato che il divario tra ciò che viene promesso e ciò che realmente accade è abissale.

Del resto, non sono il solo ad averlo notato. Qualche giorno fa, ho ricevuto una lunga e articolata mail da un lettore abituale del mio blog “Liberi pensieri“, il quale mi ha raccontato la sua storia, una storia che purtroppo conosco bene perché l’ho vista ripetersi decine di volte. 

Lui, come tanti altri, per anni ha trascorso il suo tempo online convinto che la legge, quantomeno quella nazionale, fosse dalla sua parte. E invece no. Quello che ha visto con i suoi occhi è che queste case di gioco online non vengono controllate dai nostri apparati statali in modo efficace. Me lo ha detto senza giri di parole: la percentuale che dovrebbe restare allo Stato e all’operatore, quella famosa soglia massima del dieci per cento, viene abitualmente superata di gran lunga. Il risultato è che la maggior parte dei giocatori, lui compreso, si ritrova in mutande. E non è sfortuna, ma colpa di un sistema che nessuno vigila davvero.

Lo so che sulla carta le cose sembrano diverse. La legge italiana stabilisce che sulle slot machine online il ritorno per il giocatore non può essere inferiore al novanta per cento. Un dieci per cento massimo, quindi, tra casa da gioco e fisco. Per le scommesse sportive si parla di payout tra novanta e novantacinque, con un margine per il concessionario che oscilla tra il cinque e il dieci. Sembrerebbe persino generoso, no? Eppure, nella pratica, quando cominci a giocare e vedi il conto che si assottiglia in poche mani, quando le vincite possibili diventano un miraggio, allora capisci che quel dieci per cento è stato ampiamente superato. Magari è diventato venti, forse trenta. Ma chi lo controlla? Chi controlla davvero, giorno dopo giorno, partita dopo partita? La risposta, purtroppo, è nessuno!

La normativa dice anche che ogni gioco deve avere un RTP certificato da laboratori accreditati, che il generatore di numeri casuali deve rispettare i limiti di legge. Ma quella certificazione, come mi ha giustamente fatto notare il mio lettore, è un’istantanea. È come fare il tagliando a una macchina e poi lasciarla correre per due anni senza mai più guardare il motore. Nel frattempo, l’operatore può tranquillamente spingere il margine reale ben oltre quello dichiarato, tanto nessuno controllerà mai ogni singola sessione di gioco. E i giocatori restano lì, a chiedersi perché la fortuna non arriva mai.

Il mio lettore mi ha anche inviato alcuni screenshot, presi direttamente dal web, nei quali si legge il disagio di chi ha cercato semplicemente di trascorrere un po’ del proprio tempo in maniera spensierata, pur sperando di realizzare un piccolo gruzzoletto. Forum, testimonianze, confronti tra payout teorici e perdite reali. Numeri che fanno rabbrividire. E non parlo di complotti, parlo di un buco nero nella vigilanza. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli fa quello che può, la Guardia di Finanza ha risorse limitate e le piattaforme sono tante, troppe. Il risultato è che l’unico controllo vero è l’autodichiarazione degli operatori. Una cosa assurda, se ci pensa.

E mentre il sistema normativo arranca e i controlli latitano, c’è un altro fenomeno che contribuisce ad alimentare questo gigantesco inganno, e che merita di essere raccontato. Parlo di tutti quei soggetti che, sui social network, promuovono quotidianamente i giochi delle case da gioco, mostrandosi in diretta mentre vincono cifre che per la maggior parte delle persone rappresentano un sogno, talvolta persino una salvezza. Migliaia e migliaia di euro che appaiono sullo schermo come per magia, con un click, con un colpo di fortuna che sembra essere alla portata di chiunque. Ma guardandoli bene, questi sedicenti fenomeni della fortuna, cosa mostrano realmente? Nulla più che un’illusione ben confezionata. Perché è evidente, a chiunque abbia un minimo di senso critico, che la loro presunta bravura non c’entra proprio nulla. A vederli, con quelle facce ebete e quelle esclamazioni artefatte, sembrano semmai dei veri e propri poveri disgraziati, capaci solo di gridare al miracolo ogni volta che il software decide di regalargli una combinazione vincente!

Eppure, migliaia di spettatori li guardano, li ascoltano, e si illudono. Non sanno, o forse non vogliono sapere, che quelle dirette sono accuratamente costruite, sovvenzionate dalle stesse case da gioco che li pagano profumatamente per attrarre nuovi giocatori. È marketing, puro marketing, travestito da spontaneità. E funziona, eccome se funziona, perché la speranza è un sentimento potente, e chi è disperato o solo ingenuo ci casca in pieno.

Il risultato? Una valanga di nuovi iscritti che si riversano sulle piattaforme convinti che quella fortuna possa essere anche la loro, senza sapere che le probabilità sono truccate a monte, e che quei mille o duemila euro vinti in diretta sono solo l’esca per far abboccare il pesce più grosso: la loro voglia di riscatto, la loro fragilità, i loro risparmi. E allora, davanti a questo scenario, viene spontaneo chiedersi: ma chi c’è veramente dietro tutto questo? E chi ci guadagna davvero?

FINE PRIMA PARTE

Il CSM e la geografia fantastica delle mafie: ma al Nord ci sono o ci fanno?


Ogni tanto, leggendo certe decisioni che arrivano da chi dovrebbe avere una visione più lucida del paese, mi viene da chiedermi se viviamo davvero nella stessa Italia.

Prendiamo ad esempio la delibera dell’11 giugno del CSM, quella che individua undici procure distrettuali in aree ad alta densità mafiosa. 

Un elenco che, guarda caso, quasi per intero si ferma al Sud, con la sola eccezione di Roma a fare da timido contrappunto.

Già… un provvedimento che, sulla carta, suona come un atto di attenzione istituzionale, ma che nella sostanza rischia di consegnarci un messaggio vecchio di decenni: quello che la ‘ndrangheta, la camorra e la mafia siano un problema altrui, relegato a latitudini lontane, buono solo per i telegiornali estivi.

Il problema, però, è che la realtà, quella quotidiana, non si dimostra affatto così. Perché se ci fermiamo a guardare i Tg, i dati pubblicati, le inchieste giudiziarie, i processi che hanno segnato questi ultimi vent’anni, il racconto che emerge è diametralmente opposto!

Le organizzazioni criminali, ormai, hanno smesso di fare i “cumpari” del paese, sì… sono diventate holding finanziarie senza volto, capaci di insinuarsi nei tessuti economici più produttivi, di comprare quote di mercati legali, di infettare il sistema degli appalti e dei servizi e lo fanno da Palermo a Ferrara, da Reggio Calabria a Milano, da Catania a Trieste, con una disinvoltura che lascia alquanto sgomenti.

Basti pensare a certi processi che hanno visto l’associazione “Libera” costituirsi parte civile, come il famoso Idra a Milano, o ai numerosi procedimenti che hanno solcato i tribunali del Veneto e dell’Emilia-Romagna. Sono solo la punta di un iceberg enorme, la testimonianza di un fenomeno che ha mutato pelle e che oggi si intreccia con le corruttele più sofisticate, con il riciclaggio internazionale, con il controllo silenzioso dei flussi finanziari.

Ecco, è proprio qui che il ragionamento del CSM si incrina, perché continuare a pensare alla mafia come a un problema meridionale significa non voler vedere dove oggi si annidano i suoi interessi più grandi. E quali sono questi interessi? Il business, il grande business. Quello che non conosce confini geografici.

Seguiamo il denaro, e scopriremo che i miliardi generati dal traffico di droga non si fermano mica al Rubicone, ma sono alimentati da economie sotterranee svolte nelle stazioni di Torino, Milano, Bologna, Firenze e nei porti di Genova, Ravenna, Trieste. Così come i giri della prostituzione, che in certe periferie del Nord hanno numeri da capogiro, o il gioco d’azzardo, che miete vittime e sposta valanghe di denaro sporco in ogni regione. E che dire della merce contraffatta? Quella non è più il souvenir del mercato rionale, ma un’industria parallela che soffoca il commercio nelle città del Centro e del Nord, quotidianamente, sotto gli occhi di tutti.

E allora, mi chiedo: ma dove vivono quelli che al CSM prendono queste decisioni? Perché io credo che solo chi ha camminato per certe strade, chi ha visto con i propri occhi lo stillicidio di attività illecite che si consumano nei quartieri delle nostre metropoli del Nord, può davvero capire quanto questa visione sia, per usare un eufemismo, semplicemente sbagliata.

Vi assicuro che non si tratta di una questione di campanilismo, è una questione di onestà intellettuale e soprattutto morale. Riconoscere le mafie solo dove fanno più rumore, solo dove usano le armi da fuoco, significa non accorgersi di dove sono più radicate e producono danni ben più profondi: quelli che divorano il tessuto economico sano, che avvelenano la concorrenza, che rendono opaco ogni investimento.

D’altronde proprio in questi giorni, a smentire quanto redatto dal CSM, sono state organizzate delle iniziative pubbliche proprio nelle principali città del Centro e del Nord. Non per fare coreografia, ma per urlare una verità scomoda: le mafie sono qui, sono tra noi, e hanno scelto proprio i territori più ricchi e dinamici per insediarsi stabilmente, perché è lì che il denaro scorre più veloce e si confonde meglio.

Si tratta di una battaglia culturale prima ancora che giudiziaria, quella di imparare a leggere le trasformazioni della criminalità, perché se continuiamo a raccontarci che è un fenomeno diverso, allora saremo sempre un passo indietro, pronti a subire i colpi senza mai vedere chi li sta sferrando.

E questo, cari signori del CSM, non è solo un errore di valutazione, è una vera e propria bugia!

Già… un “ABUSO” all’Eredità’


Sì… miei cari lettori, lo so… è un po’ tardi, ma ho appena finito di scrivere questo post.

Già… vorrei raccontarvi quanto accaduto stasera, intorno alle venti: un piccolo ma illuminante incidente domestico, avvenuto davanti alla televisione.

Ero con le mie figlie e guardavamo “L’Eredità”, sì… quel gioco veloce, fatto di parole e associazioni mentali. La serata scorreva tranquilla, tra le domande e la simpatica sarabanda di Marco Liorni, fino a quando non siamo arrivati alla domanda finale. Il meccanismo lo conoscete sicuramente: cinque parole proposte, una frase da completare, una parola celata da indovinare.

In quel turno, la parola misteriosa nella busta era “ABUSO”. Le cinque parole candidate a “incastrarsi” con essa scorrevano sullo schermo. E lì, in prima posizione, spiccava la parola “UFFICIO”. Il conduttore, per spiegare la logica del gioco, ha cominciato a fare gli esempi. “Abuso” si incastrava bene con le altre quattro proposte, questo era chiaro…

Ma quando ha pronunciato la frase di esempio per la prima parola, qualcosa dentro di me si è ribellato: ha detto, in sostanza, che “ABUSO” poteva incastrarsi con “UFFICIO” perché esiste l’espressione “abuso d’ufficio”.

E in quel preciso istante, sono letteralmente saltato sul divano, trasformandomi davanti alle mie figlie in un “difensore d’ufficio della grammatica“, perdonate l’ironia ma l’esempio mi sembra calzante…

Perché, vedete, non era una questione di pignoleria (già le mie figlie avevano iniziato ad attaccarmi, giustificando come corretta quell’associazione…), ma si trattava di una questione di verità, sì… della lingua italiana. Ho spiegato loro, con la pazienza che si ha nei momenti di autentica passione, che il gioco stava commettendo un piccolo, ma significativo, tradimento logico.

La parola proposta era “UFFICIO”, nuda e cruda. Un sostantivo forte, autonomo, che sta per un luogo, una funzione, un ruolo. Ma la soluzione che il gioco implicitamente chiedeva di evocare non era lì, in quella parola sola. Era nascosta in un’altra dimensione linguistica: nella locuzione “D’UFFICIO”. Quella “d” apostrofata non è un dettaglio: è un cambio di binario completo del significato.

Ufficio” è come una stanza… ci entri, ci lavori, la riconosci. “D’ufficio” è il regolamento che decide cosa è permesso o no in quella stanza: Sono due piani diversi dell’esistenza di quella parola!

Associare direttamente “abuso” a “ufficio”, senza quel ponte della preposizione, è un’operazione che appiattisce la profondità della nostra lingua. È come dire che la parola “scatola” si incastra direttamente con “ferri” perché esiste “scatola dei ferri del mestiere“. No, l’associazione vera, potente, giuridicamente precisa, è tra “abuso” e quell’intero blocco inscindibile che è “abuso d’ufficio”!

Il gioco, per esigenze proprie (o forse per mettere in difficoltà il concorrente) stava estraendo una parte di quel blocco, trattandola come se fosse il tutto, chiedendo ai concorrenti un salto mentale che la lingua, nella sua precisione, non fa.

E così, quello che doveva essere un tranquillo dopocena davanti alla tv si è trasformato in una lezione non programmata, non su un gioco televisivo, ma sul modo in cui usiamo le parole, su come il significato sia delicato e contestuale, su come sia facile – a forza di cercare associazioni veloci per vincere un premio – semplificare fino a stravolgere.

Ho visto le mie figlie passare dallo stupore per la mia reazione, alla curiosità, fino ad arrivare alla comprensione: sono andate loro stesse a verificare sul web quanto dicevo, per poi confermare che, in effetti, avevo ragione.

Sì… alla fine, più che della risposta giusta per “L’Eredità”, si sono interessate a questa eredità ben più preziosa: la consapevolezza che ogni parola ha il suo peso, la sua storia e i suoi confini!

Sì… perché a volte, anche in un gioco, difendere la precisione di quei confini non è essere pignoli, è essere innamorati della meravigliosa complessità con cui diamo nome alle cose. Forse, la prossima volta che sento “abuso” e “ufficio” accostati così, sorriderò invece di saltare…

Ma stasera, per una volta, sono contento di aver fatto quel piccolo trambusto, perché la lingua italiana, come la verità, merita a volte un sobbalzo!

Presidente Pelligra, perdoni questa riflessione senza filtri – ma è l’amore per il Catania a parlare.

Caro Presidente Pelligra, da pochi minuti è il 18 agosto 2025, ed ho deciso – dopo aver visto la partita in Tv – di modificare il post già pronto per essere pubblicato, e scrivere queste parole, che descrivono il sapore amaro di una sconfitta, già contro il Crotone in Coppa Italia Serie C, una partita che ahimè, ci ha estromesso da una competizione importante, proprio come accaduto troppo spesso negli ultimi anni.
Lei ha investito, ha rinnovato la squadra, ha promesso impegno e risultati, eppure, guardando il campo, sembra di assistere a un “déjà vu”: ahimè, rivediamo la stessa fragilità, le stesse incertezze, lo stesso gioco senza anima che già conoscevamo.

Errare è umano, lo sappiamo tutti. Ma perseverare nell’errore, Presidente, è diabolico!

Lo scorso anno, nonostante un mercato “importante” e una squadra sulla carta competitiva, il Catania ha fallito l’obiettivo promozione, chiudendo al quinto posto e uscendo ai playoff contro il Pescara.

Ora, con il campionato ancora da iniziare, abbiamo già perso un’occasione per costruire fiducia e morale; e non servono scuse: né quelle del tecnico su “schemi non ancora assimilati”, né quelle di chi parla di “tempo necessario”.

Il tempo, per una piazza come Catania, è un lusso che non possiamo permetterci!

Lei ha chiesto fiducia ai tifosi, e noi gliel’abbiamo data. Non solo con gli abbonamenti, ma anche con la presenza costante in trasferta, come dimostrato nell’ultima partita. Sì, abbiamo applaudito i suoi investimenti e creduto nel progetto, ma le delusioni stanno esaurendo la nostra pazienza.

La fiducia non è un assegno in bianco: va rinnovata con i fatti! E i fatti, oggi, ci dicono che questa squadra rischia di ripetere gli stessi errori. Giocare senza identità, vincere per caso, perdere per fragilità, non è questo il calcio che Catania merita, non è questo che lei ci ha promesso e soprattutto, non ci accontentiamo più di partecipare ai playoff quasi fosse quello il nostro traguardo.

Mi permetta di ricordarle un mio post dello scorso aprile, in cui parlavo della “mancanza di un gioco” del Catania, paragonandolo a una squadra di juniores del Barcellona che, con semplicità e organizzazione, sapeva cosa fare in campo. Noi, invece – anche oggi – brancoliamo nel buio, sperando nel gesto del singolo o nell’errore avversario.

Ripeto una frase che a Catania conoscono bene: “Il calcio è amalgama”, diceva Massimino. Oggi, però, è solo confusione. E se non si agisce subito, questa stagione sarà l’ennesimo capitolo di un fallimento annunciato…

Presidente, il mercato è ancora aperto. E mi duole dirlo, che forse è la panchina il tema che lei dovrebbe affrontare. So bene che le scelte tecniche, in particolare le sostituzioni, hanno dei costi, ma quando non mantengono le aspettative, ecco… in questi casi, vanno riviste.

Serve una squadra che giochi con la testa, non solo con i piedi!

Lei ha il potere di cambiare le cose. Noi tifosi abbiamo il diritto di chiederlo. Perché Catania non è una semplice società: è una comunità che soffre e spera. E oggi, più che mai, spera che lei non perseveri nell’errore. Agisca ora, prima che sia troppo tardi.

Perché il pensiero di dover scrivere a fine campionato “L’avevo detto!” mi riempie di amarezza. E questa volta, Presidente, non vorrei insieme a Lei, dover pronunciare (nuovamente) quelle parole.

Forza Catania, sempre, ma con la testa, stavolta…

Italia fuori dagli Europei!!! Ma d'altronde, dove si voleva andare con questa squadra…

Avevo preparato un “post” attinente con gli argomenti del mio blog, ma visto quanto accaduto stasera, ho deciso di posticipare a domani quanto avevo preparato e quindi mi soffermo su una futile notizia, la stessa che vede in queste ore molti miei connazionali profondamente delusi… 

Già… perchè se qualcuno aveva previsto che questa nostra squadra sarebbe arrivata nel torneo più avanti, beh… il sottoscritto non era certamente tra questi, anzi il contrario…

Difatti, avevo previsto con alcuni amici che “Mister Certaldo” avrebbe fallitto l’obiettivo ancor prima d’iniziare e così purtroppo è stato; ma d’altronde non ci voleva mica un genio per capire come questa squadra non avesse gioco; difatti nei mesi passati, avevo tralasciato di vedere anche le partite amichevoli, tanto fosse scadente il gioco fin lì evidenziato…

Se pensiamo inoltre che le tre partite disputate prima di questa di stasera con la Svizzera sono state pietose e dovrei anche aggiungere che con la Croazia meritavamo di uscire, ditemi… cosa ci si poteva aspettare salendo di livello e per fortuna che eravamo in una parte del girone più “leggero”, sì… se così si potrebbe dire, visto l’esito finale!!!..

La verita che l’allenatore sin da subito ha mostrato essere in difficoltà, si è visto subito che non sapeva come disporre i giocatori in campo (e dire che se li ha scelti lui…) e difatti i cambi continui delle formazione e quelli in corso durante le partite, hanno evidenziato un fallimento totale nella gestione della squadra, che ha dimostrato di non aver alcuna idea di gioco…

Basti vedere la differenza con gli altri allenatori italiani, gli stessi che stanno allenando tre squadre straniere, mi riferisco a Calzona (Slovacchia), Tedesco (Belgio) e Montella (Turchia); ciascuna infatti di queste squadre ha dimostrato di saper giocare a calcio, di fare la partita, ma soprattutto di voler vincere!!!

Già… tutto il contrario dell’Italia che a vederla giocare veniva da piangere e se non fosse stato per il ns. capitano, Gigi Donnarumma, grandissimo portiere, capace di salvarci, sin dall’inizio del torneo, da una figuraccia terribile…

Comunque, si va a casa… e speriamo ora che non si ripeta quel solito meccanismo “italiano” di continuare a premiare chi ha fallito!!!

Ed allora auspico che sia il mister Toscano – che ho sempre stimato come persona – ad evidenziare con i fatti, di possedere in questo particolare momento grande dignità e coerenza e lasciando che siano altri a prendere il suo posto…

Non credo peraltro che sollevandosi dall’incarico morirà di fame… quindi potrà far a meno d’allenare la squadra italiana per un’altra volta, anche perchè non vorrei che si ripetesse l’errore già fatto con mister Mancini, con il rischio quindi di perdere per la terza volta l’opportunità di andare al mondiale!!!

Affari tuoi: caro Amadeus vorrei dimostrare come battere il "Dottore"!!! Se ci riesco e supero l'importo di 100.000 euro, lascio tutto in beneficienza!!!

Caro Amadeus, dopo aver visto la scorsa settimana le tue performance al Festival di Sanremo ed in questi giorni, nell’attesa di vedere una fiction promossa su Rai dopo il tuo programma “Affari Tuoi”, ho cercato di comprendere il perché questo gioco dei pacchi, faccia così tanto impazzire i miei connazionali…

E così durante queste serate, insieme a mia figlia Alessia, abbiamo osservato quei concorrenti prescelti che, di sera in sera, si vanno alternando, verificando altresì come quel loro modo di giocare, rifletta in un certo senso la loro vita e difatti la maggior parte di essi, nell’inseguire la buona sorte, punta tutto sulla fortuna e mai sulle capacità di gioco. 

Mi riferisco in particolare a quella inadatta gestione; difatti, la maggior parte di loro crede di battere quel loro avversario (celato) con soluzioni fantastiche; non comprendono che a differenza loro, quel “dottore” fa di tutto per indirizzare la partita a suo piacimento e infatti, molti questa peculiarità non la comprendono e proseguono – per quanto ho potuto costatare – sperando di trovarsi dinnanzi ad un avversario dai modi gentili, sì… direi quasi generosi, magnanimi, come se volesse o ancor peggio “potesse” regalare quel denaro che ricordo non è suo e del quale deve dar certamente conto!!!

Difatti quell’invisibile “dottore“, sin dall’inizio, fa in modo che nessun concorrente si aggiudichi mai cifre astronomiche; sì certo ogni tanto qualcuno – per esigenze di ascolti – riesce a vincere qualche somma importante, ma solitamente la maggior parte di quei giocatori perde e quasi sempre per colpa loro!!! 

D’altronde va detto, in questo gioco conta poco credere che il pacco ricevuto sia quello fortunato, peraltro a parte il “dottore” nessuno conosce il contenuto, quindi si tratta semplicemente di una sensazione che conta nulla, come peraltro scegliere di volta in volta il pacco da eliminare è solo una questione di fato, ma anche provare a scambiare il proprio pacco con un altro auspicando che in quello appena ricevuto vi siano i 300.000 euro, ecco, quanto sopra sono soltanto cazzate!!!

Non è così che vince e non posso in questo post descrivere quale modalità  attuare per farlo, ma con questo messaggio Amadeus, vorrei dirti che se mi verrà concessa la possibilità potrei dimostrarlo, premetto, senza alcuna esigenza di dover andare in diretta, quantomeno ti chiedo che se riuscissi nell’intento, quanto compiuto vorrei venisse divulgato!!! 

Immagino ioltre che se ciò dovesse accadere – con il “dottore” quindi sconfitto… – sicuramente egli vorrà avere la rivincita, ecco in tal caso chiedo quantomeno corretto esplicarla pubblicamente e per incentivare te, i tuoi autori e tutta la Rai, sono sin d’ora disponibile ad effettuarla confermando quanto riportato nel mio titolo d’apertura!!!

Amadeus, comprendo bene che questa mia richiesta sia abbastanza insolita e potrebbe non venir accettata, già… mia figlia mi faceva notare che se dovessi vincere, chiunque dei tuoi concorrenti potrebbe adottare questa mia “personale” abilità di gioco e ciò potrebbe far saltare il banco o per meglio dire, il tuo stesso programma!!

D’altro canto, pur comprendendo l’eventuale decisione di non invitarmi per non rischiar di perdere la faccia (ah… dimenticavo, se invitato posso tranquillamente venir a mie spese, al limite mi offrirete un caffè…), certamente il guanto di sfida che sto lanciando pubblicamente confermerebbe – nel caso di mancata convocazione – la tesi affermata dal sottoscritto e cioè che avrei tranquillamente potuto vincere!!!

Ah… dimenticavo di anticiparti anche un’ulteriore possibile circostanza: sono sicuro che già durante l’eventuale sfida “ufficiosa” e soprattutto nel caso in cui io vincessi, i tuoi autori conoscendomi penseranno che se andassi come concorrente in diretta, potrei sbancare anche il miglior share finora realizzato dal tuo programma: perdonami… non lo dico per presunzione, ma vedrai, ti basteranno pochi minuti per conoscermi e convincerti… 

Ed allora mio caro Amadeus, nel salutarti auspico che tu abbia apprezzato quantomeno la foto pubblicata e in attesa di un tuo cortese riscontro, non mi resta che salutarti insieme a tutto il tuo staff e nel frattempo ti confermo che continuerò a guardare “Affari tuoi”…

A proposito di Malta: "Soltanto ora casualmente… sono iniziati gli arresti"!!!

Avevo scritto alcuni giorni fa su quello Stato e in particolare sui mancati controlli che ultimamente avevano condotto alcuni personaggi legati alla nostra criminalità ad operare direttamente su quell’isola per incrementare i propri business…
Qualcuno mi aveva risposto a mezzo email che forse stavo esagerando e che vedevo criminali anche dove non ci fossero…
E difatti… a sconfessare quanto sopra, ecco giungere nella giornata di ieri l’annuncio che è stato arrestato il latitante Antonio Ricci, accusato di collegamenti diretti con la ‘ndrangheta e fuggito a Malta dopo un blitz nel 2018… 
Ma guarda un po’, soltanto ora… all’improvviso – non è che forse forse perché sollecitati da un “piccolo e insignificante” blogger catanese – qualcuno a quei piani alti, ha deciso che fosse giunto il tempo per cominciare a ripulire quella loro terra ormai… “infetta”???
D’altronde, l’analogia con quanto il sottoscritto aveva riportato è stupefacente, vedasi i link: – http://nicola-costanzo.blogspot.com/2017/06/volete-investire-in-sicilia-bene-andate.html – http://nicola-costanzo.blogspot.com/2019/03/la-mafia-siciliana-continua-i-suoi.html – http://nicola-costanzo.blogspot.com/2019/04/malta-la-nuova-casanostra.html – http://nicola-costanzo.blogspot.com/2019/04/malta-porto-sicuro-si-ma-solo-per.html –  perché dalle attuali indagini è emerso che alle spalle del latitante vi fosse un vero e proprio sodalizio criminale di stampo mafioso, dedito all’attività illecita della raccolta abusiva di scommesse “online”…
A quanto sopra vanno sommati quegli ulteriori aspetti penali quali, l’associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso, il riciclaggio, l’omessa dichiarazione di ricavi e truffa aggravata ai danni dello Stato per oltre 60 milioni di euro.
L’indagine ha inoltre permesso di sequestrare i profitti dell’organizzazione criminale, di 23 società estere e 15 società italiane operanti nel settore dei giochi e delle scommesse, a cui vanno sommati 24 immobili, 7 automezzi, 33 siti nazionali e internazionali di “gambling on line” e innumerevoli quote societarie e conti correnti nazionali ed esteri, per un valore complessivo corrispondente ad oltre 723 milioni di euro!!! 
Cosa aggiungere, sembra che ora (finalmente) le forze dell’ordine maltesi abbiano deciso di collaborare in maniera più concreta con le nostre autorità di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno e con i reparto dei Comando generali di Polizia e Guardia di Finanza. 
Una sinergia che sono certo a breve condurrà ad altri arresti, in particolare nei confronti di quei latitanti che si sa essersi trasferiti dalla nostra Sicilia verso quell’isola dorata… 

Catania: Gira la ruota dell'Illegalità

I comportamenti illegali o comunque illeciti nella nostra città non si contano più…
Pochi minuti fa – mentre stavo scrivendo questo post – la notizia nel catanese di una bancarotta fraudolenta patrimoniale, con grave condotta distrattiva, che ha condotto il giudice per le indagini preliminari ad emettere un decreto di sequestro preventivo di un complesso immobiliare dal valore di oltre 2,7 milioni di euro… 
Alcuni giorni fa mia figlia, ancora adolescente, insieme ad alcuni suoi compagni d’Istituto è stata a visitare la sede distaccata del Tribunale di Catania, presso via Guardia della Carvana, per effettuare una formazione di orientamento universitario, nel caso specifico della facoltà di giurisprudenza…
Rientrando a casa mi ha detto: “sai a quanto ammontano i procedimenti contenziosi, camerali e residuati nella nostra città“???
“Ho risposto… no!!! Quanti sono???”  
Mi ha detto… oltre 14.000…!!!
Ecco… forse questo dato, rappresenta il primo insuccesso d’una vera azione di contrasto… 
Il fatto di continuare a sottovalutare questa circostanza negativa, ha come conseguenza quella di generare in molti, la convinzione che un eventuale procedimento giudiziario, civile o penale che sia, prima che venga emessa una sentenza definitiva, si dovrà attendere… “le calende greche”!!!
Un giudizio quello dell’inadeguatezza giuridica, che conduce molti a pensare di poterla fare franca iniziando a non aver alcun timore sia della legge, che di quelle sue eventuali ripercussioni …
Ecco quindi la vera motivazione che spinge molti a deviare da quel percorso di legalità, perché malgrado siamo intuitivamente consapevoli che la corruzione può comportare stravolgenti in ambito personale o familiare, il rischio è così marginale che – secondo loro – il gioco vale la candela…
Dunque, azioni corruttive che conducono a comportamenti illeciti nel campo professionale, d’ufficio, amministrativo, possono essere spiegate solo perché il sistema ha generato quella serie di comportamenti non etici, a cui ogni giorno assistiamo…
Basti aprire la pagina web della propria città ed ecco evidenziate nuove inchieste giudiziarie che prendono in esame, non solo quegli uomini della politica, della pubblica amministrazione, delle istituzioni e dell’imprenditoria, ecc… ma una totale mancanza di ciò che dovrebbe rappresenta in se l’etica… nel senso pratico della parola, un reale contrasto di tutti quei comportamenti che come vediamo danno adito a continui comportamenti devianti…
Difatti la corruzione – nelle sue molteplici varianti – costituisce una degenerazione intenzionale del comportamento umano, che porta a ricercare gli interessi personali a qualunque altra situazione…
Ecco perché chi si macchia quotidianamente di quelle colpe, le ripercuote successivamente nel suo operato; si è visto difatti che chi compie truffe o raggiri, evidenzia nel suo campo, comportamenti professionali del tutto inefficienti, assenteisti e che presentano una scarsa produttività…
Ma loro sono come quei concorrenti, speranzosi di vincere un premio e chissà se forse, nell’attesa di girare quella ruota, non venga ahimè… anche il loro turno!!!

Non è che lo Stato sul gioco, sta favorendo la criminalità organizzata???

Sono certo che starete pensando che sono diventato pazzo…
No, desideravo affrontare uno degli aspetti che maggiormente sta affliggendo molti miei connazionali… 
Sto parlando della dipendenza al gioco alle “slot machine”, poste solitamente all’interno di locali pubblici, che sta creando in molti giocatori gravi disturbi mentali, a causa di quei ripetuti comportamenti, che hanno di fatto trasformato la vita di quei soggetti, in veri e propri soggetti  “dipendenti” dal gioco, comportando ahimè la distruzione di valori sociali, lavorativi e affettivi, con gravi ripercussioni sugli affetti familiari…
Ma in tutto questo vi è principalmente un responsabile e questo purtroppo è lo Stato!!!
Uno Stato che ha fatto (ed ancora oggi fa), indovinate un po’, affari con la criminalità organizzata!!! 
A dirlo non è il sottoscritto, bensì l’ultima dichiarazione della Commissione Nazionale Antimafia, che ha esplicitamente dichiarato: ” Le concessioni del gioco appartengono allo Stato e sebbene gestite da privati attraverso il sistema delle “concessionarie” e pur sempre esercitato in nome dello Stato…”!!!
Proseguendo: “All’esito di numerose indagini è stato accertato che la criminalità mafiosa ha operato enormi investimenti in questo comparto, acquisendo e intestando a prestanome sale deputate al gioco oppure mediante l’inserimento di uno o più sodali all’interno dell’organigramma delle compagnie societarie…”!!!
Quella relazione presentata il 6 luglio, faceva un’analisi generale su quello che era la relazione tra “criminalità” e “gioco legale” e mai questa fu più profetica… perché proprio a novembre venne fuori l’operazione “rouge e noir” nei confronti degli esponenti di una concessionaria che si chiamava “Atlantis Biplus Gioco Legale“!!! 
Sembra assurdo ma la parola “gioco legale”, stava  nella denominazione sociale della società attenzionata dalla Commissione Antimafia!!!
Questo per far comprendere come i numeri dei giocatori sono sempre più in aumento, ma soprattutto  che ben 3.500.000 di cittadini hanno oggi un conto “online” e che c’è quindi, un nuovo esercito pronto a subentrare al compimento del 18 anno d’età!!!
Certo, su questo tema si sta sviluppando – da parte dell’opinione pubblica – una nuova sensibilità, in quanto si è visto di come sono proprio gli intervistati minorenni, quelli a conoscere maggiormente questi giochi d’azzardo e che iniziano ad utilizzare attraverso smartphone e pc… 
Si comprende quindi come la nuova frontiera stia diventando l’online, ed è logico pensare che se il futuro di chi azzarda sarà la rete, automaticamente quest’ultima sarà a breve la nuova frontiera anche della criminalità organizzata!!!
Non si spiega altrimenti, ma se lo Stato permette quanto sopra, significa che i suoi uomini o una parte di essi, hanno grande interesse economico, affinché tutto resti inalterato… 

Temptation Island in Sicilia???

L’isola delle tentazioni…
Già… ditemi, quale altra isola, più della nostra, possiede questo particolare requisito??? 
Scusate… mi auguro comunque che non stiate pensando che stavo per scrivere un post su quel programma televisivo, dove alcune coppie hanno deciso di mettere alla prova la loro fedeltà per verificare la forza dei loro sentimenti…
Mi dispiace, ma al sottoscritto interessa poco o meglio nulla… di quanto accade in quel paradiso terrestre!!!
Mi piaceva contrariamente cogliere il significato della parola, dal momento che da noi, in questa nostra bella isola siciliana, l’essere tentati, rappresenta un momento quotidiano nella vita sociale…
Tralasciando quindi quella prima tentazione biblica, nel quale il serpente invitò Eva ad assaggiare la mela per condurci tutti al peccato originale e allontanando da  noi quelle banali considerazioni (per non chiamarle con il loro vero nome… “cazzate”) espresse ( anche dal nostro pontefice…) sulle tentazioni compiute dal demonio, passiamo ad esaminare in maniera concreta, le uniche tentazioni alle quali desideravo fare riferimento o quantomeno in questo post ad una, alla quale i miei conterranei noto con dispiacere, non riescono a fare a meno!!!
Sì… la prima tentazione che mi viene in mente è il denaro!!!
Ora riprendendo la prima lettera di San Paolo a Timoteo – tranquilli non sto frequentando alcuna sala dei Testimoni di Geova… (scherzo ovviamente…) – vi è scritto: “Quelli che vogliono arricchirsi cadono nella tentazione dell’inganno di molti desideri insensati e dannosi, che fanno affogare gli uomini nella rovina e nella perdizione”…
Ora, il sottoscritto non è così radicale nel giudicare colui che con grandi meriti, riesce a migliorare la propria posizione finanziaria… 
Quindi qui… non è in discussione se è possibile servire due padroni: Dio o il denaro… 
Al sottoscritto d’altronde interessa poco se vi sia un atteggiamento di fedeltà verso il denaro o se questo conduca ahimè ad allontanarsi da Dio!!!
Ciò che non può essere da me accettato, è certamente meno sacro e più profano, ed è inserito in quel contesto quotidiano di ciascuno di noi, sia per chi opera in quegli enti pubblici, che per chi svolge la propria funzione all’interno del privato…
Certo sono due aspetti che sembrano interagire tra loro in modo equivalente, ma la verità è che vi sono differenze sostanziali che conducono l’una o l’altra a tentare oppure ad essere tentata… 
Bisogna comprendere innanzitutto in quale posto si trova il tentatore oppure colui che si suole tentare; c’è poi da comprendere se egli agisce per conto proprio o se per altri, se è un soggetto disonesto che obbliga anche i colleghi a comportamenti scorretti, oppure se egli è talmente debole dal non saper rifiutare mai una proposta indecente…
Chiamatela come volete ma sempre di “tentazione” si tratta e sono in molti disgraziatamente a partecipare a questo gioco… 
D’altronde il tentatore agisce non solo quando la missione sta per iniziare o quando la missione sta per portare i suoi frutti oppure quando si è conclusa; no… egli agisce sempre!!! 
Quel lusingatore infatti continuerà all’infinito, perché sa che dall’altra parte c’è chi è stato disponibile a vendersi, ad accettare quelle somme di denaro e sa bene che ora, difficilmente l’altra parte vorrà rinunciarvi… 
Quindi, se da un lato troviamo quei tentatori, forti da tempo di quell’altrui sottomissione, dall’altro vi è un vero e proprio “sistema”, ricattato e ricattabile, che ha fatto diventare la maggior parte dei cittadini “collusi”!!!
Ecco perché la nostra isola rappresenta perfettamente il nome di quel gioco…
Perché come in quell’intrattenimento, vi sono da un lato i tentatori e dall’altro tutti coloro che sperano di venire scelti per essere tentati… credetemi, anche in quest’isola vi sono i medesimi giocatori, ma in questo caso rappresentano la maggioranza!!!

Berlusconi: Richiesto il rinvio a giudizio per corruzione in atti giudiziari…

La Procura di Torino ha richiesto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi, per corruzione in atti giudiziari… 
L’accusa è quella di aver corrotto dei testimoni, precisamente l’imputazione riporta: corruzione e falsa testimonianza.
Stando all’accusa formulata nei documenti, dai party “Bunga Bunga” sarebbero emerse alcune presunte false testimonianze, tra le quali quelle del cantante Arcore Mariano Apicella a Roma, a Monza le showgirl Elisa Toti e Aris Espinosa, a Pescara l’ex meteorina Miriam Loddo, a Treviso la bionda ex protagonista del Grande Fratello Giovanna Rigato, a Siena il pianista Danilo Mariani e a Torino la soubrette Roberta Bonasia.
Il nuovo processo dovrebbe iniziare all’incirca a febbraio del nuovo anno, nella città di Siena, proprio alcuni mesi prima delle prossime elezioni nazionali… 
Ovviamente il “cavaliere” ha negato tutte le violazioni nel caso, sostenendo che quelle feste, non fossero altro che eleganti cene. 
Certo, questo nuovo processo non gioverà alla propaganda elettorale in corso, che già di per se lo vede “incandidabile” e potrebbe non avere un impatto positivo in prospettiva delle prossime elezioni… anche perché ormai sono pochi quei suoi sostenitori che credono ancora a quelle sue affermazioni e cioè di essere vittima di pubblici ministeri, politicamente motivati… 
Certo, la sua speranza è che “Forza Italia” ritorni nuovamente ad essere il fulcro dell’alleanza di centrodestra, affinché possa riconquistare la maggior parte dei seggi alle prossime elezioni, affinché egli possa riprendere a governare… Ovviamente tutti sanno che sarà impossibile per qualunque partito ottenere la maggioranza assoluta, in particolare proprio il cavaliere, ecco perché dobbiamo iniziare a prepararci per assistere all’ennesima vergognoso gioco delle poltrone e quello odioso metodo dell’inciucio…
Ma d’altronde agli italiani piace quanto sopra… e poi molti miei connazionali dimostrano di possedere una memoria corta o quantomeno hanno una particolare predisposizione particolare ad errare… 
Già come dimenticare con estrema leggerezza tutte le battaglie legali “non-stop” del cavaliere… e non mi riferisco certamente a quelle poco significanti… “sentimentali”, ma a tutti que procedimenti per frodi fiscali sui quali  già pende sul suo collo… una condanna!!!
Ah… dimenticavo, c’è il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo…  
Sì… vedremo come andrà a finire…

Ho fatto un sogno: erano in gioco le "poltrone" della Regione siciliana…

Strabiliante… un sogno che sembrava reale!!!
Mi trovavo in una posizione sopraelevata, posta al di sopra di una grande sala ed osservavo sotto di me lo svolgersi di un gioco…
Un attiguo spettatore mi ha chiarito che stavano per nominare i deputati della regione siciliana…

Ah… sì, finalmente riconosco quella sala, grazie ad alcuni suoi partecipanti, era “Sala d’Ercole” ed io mi trovavo a Palazzo D’Orleans…
La competizione era semplice…
Per svolgere quel gioco era fondamentale avere delle sedie e nel loro caso, utilizzavano delle poltrone…
Tante poltrone per quanti sono i candidati e a vincere saranno gli ultimi settanta concorrenti che rappresenteranno il numero massimo previsto di deputati…
Accanto a me un’orchestra, attendeva un maestro che desse con il tocco della sua bacchetta l’inizio, per far suonare quella musica che sa tanto di Sicilia…
Ecco, sento partire alcuni accordi, strumenti in sottofondo… ma l’ho riconosciuta, è la musica di Nino Rota, di quel suo valzer, motivo centrale della sequenza del ballo “Il Gattopardo”… 
Peraltro, quale altra musica si poteva scegliere per quel giorno, un 5 Novembre da ricordare ai posteri, soprattutto per la presenza in quelle liste, di molti “singolari” partecipanti…
Ah… ovviamente c’era una variante al gioco: le poltrone non erano posizionate al centro, ma bensì di fronte la sala…
Erano poste su tre file, una a sinistra, una a centro e quella a destra… a cui erano state aggiunte altre cinque poltrone, messe di lato, a parte… quasi fossero escluse da tutte le  altre…  
Ovviamente nel posizionarsi, ciascuno poteva scegliere dove stare… e si poteva spostare, tra quelle poltrone, mettersi a metà… ad esempio, ci si poteva sedere posizionare in quelle file vuote, tra quella centrale e quella di sinistra o destra…
Potremmo definire ciascuno di loro degli innamorati di quel “centrosinistra o centrodestra” e soltanto chi era in possesso di una stella poteva sedersi in quelle cinque poltrone messe in disparte…  
Ecco quindi vederli lì… in tanti, impazienti… in quella sala enorme stracolma… tutti pronti ad iniziare quel gioco, con di fronte ad essi, quella serie di poltrone vuote.
All’improvviso… parte la musica e tutti i giocatori iniziano a ballare, chi a coppie, uomini con donne e chi ha preferito ballare con un proprio affine… riscontro alcuni uomini abbracciati ad altri uomini, ah… che ridere, un vero spasso…
Ovviamente ci sono molti che preferiscono ballare da soli, centinaia di concorrenti che danzano, ruotano… finché all’improvviso la musica s’interrompe!!!
Inaspettatamente, ciascuno di essi, quasi fossero dei felini, scattano all’improvviso per raggiungere quella loro preda…  tutti iniziano a correre verso l’altra parte della sala, per aggiudicarsi una poltrona!!!
Un vero casino… spintoni, urti, ingiurie, botte, offese, spallate, c’è chi cade e chi viene sopraffatto, in quel disordine… c’è chi siede su una poltrona già occupata e chi sale su altri, schiacciando di conseguenza quanti sotto, infischiandosene di recare lesioni o quant’altro…
Un marasma generale, che ha causato una completa confusione, c’è chi è andato a destra e chi correva verso sinistra… chi si seduto al centro e poi ha deciso d’alzarsi per sedersi da tutt’altra parte, non si capiva niente, soggetti della stessa coalizione che si ritrovano in opposti schieramenti… forse, solo i cinque stellati hanno la fortuna di trovare libere quelle loro sedie e difatti si sono tranquillamente accomodati…
Ah… certo, uno è rimasto in piedi!!!
Ed ora, ciascuno di quanti seduti sogghigna al pensiero d’aver eliminato quell’avversario concorrente… anche gli amici di quella stessa fazione, pensavano: “ben gli sta… fuori uno, andiamo avanti…“!!!  
Fuori da gioco quindi quel concorrente scomodo… ed allora si riprende nuovamente a ballare; nel contempo gli uscieri hanno provveduto a togliere una poltrona da quella sala…
Il gioco continua e continua finché restano due candidati… ed una sola poltrona!!!
Uno dei due, quello che siederà su quell’unica poltrona diverrà il Presidente…
Già, il primo dei due che al fermarsi della musica si siederà, lasciando l’altro in piedi, sarà finalmente nominato vincitore del gioco!!!
Ecco, ha vinto… è stato scelto il “Presidente”… ed ora egli potrà nominare alcuni tra quei giocatori, per sedere insieme ad egli, in quel cosiddetto direttivo…
Un élite ristretta, che dovrà amministrare questo gioco per i prossimi cinque anni…

Minchia… no… altri cinque anni… no…NO…NOOOOO!!!
Ah… mi sono svegliato era solo un incubo… meno male…
Accendo la radio, ascolto le notizie e sento di quel candidato di sinistra passato ora con Nello Musumeci e di quell’altro, noto per essere da sempre nella coalizione di centrodestra, saltare il fosso e presentarsi con Micari presidente…
No… non può essere… sto ancora sognando…???

LA MAFIA S.P.A.

La “mafia spa” è la più grande azienda italiana per fatturato…

Oggi non ha bisogno di uccidere: compra!!!
E’ una multinazionale del crimine da miliardi di dollari, un grande gruppo finanziario con dirigenti e quadri, un universo in cui si coniuga arcaicità e modernità, localismo e globalizzazione… 
Una mafia invisibile che frequenta i salotti bene dell’alta finanza e che parla più lingue… con donne che dal carcere gestiscono il mercato del falso, avvocati che hanno fatto delle discariche un affare miliardario, broker che trattano con i narcotrafficanti e fattorini che organizzano traffici illegali alla luce del sole…
La mafia si è irradiata come un golpe strisciante nel nord Italia, si è infiltrata nelle banche, in ampi settori della vita pubblica, e utilizza a suo vantaggio il flusso del denaro sporco proveniente da attività illegali, reinvestendolo poi in economia legale…
Penetra così dentro imprese sane, impone i propri metodi e cambia per sempre le regole del gioco…
A volte per leggere un bel libro non bisogna spendere tanti soldi… perché ormai, anche nei supermercati se ne trovano molti in offerta…
Io per esempio, ne ho trovato uno, cui l’argomento principale (casualmente) è la mafia, i suoi uomini ed ovviamente le loro attività finanziarie… 
S’intitola “Mafia Pulita” ed è scritto da Elio Veltri e Antonio Laudati…
Leggendo tra quelle pagine vi si scopre come gli enormi capitali di derivazione illecita, hanno permesso la metamorfosi del mafioso e la sua affermazione in qualità di imprenditore o proprietario nell’ambito del mercato legale e dove in particolare, l’assenza di meccanismi di controllo sull’accumulazione, ha consentito a molte imprese criminali di entrare a far parte di quel mercato… 
Approfondendo tale contesto, si è evidenziato come era oltremodo significativo il fatto che, la voce “subappalto”, si rivelava il cavallo di Troia della penetrazione per quel tipo di associazione criminale nel mondo degli appalti…
Quanto sopra è un fatto noto a tutti e aggiungerei conosciuto da tempo immemorabile, in quanto è certo che non costituire più un segreto per nessuno …
Non è difatti una circostanza che capita di tanto in tanto, ma anzi, rappresenta una costante che si ripete ad ogni appalto!!!
Viene quindi da chiedersi… perché talune imprese affidatarie degli appalti non vigilano sulle ditte o sulle persone a cui affidano quei subappalti o ancor peggio, perché evitano del tutto di verificare…
La verità è che ci sono committenti distratte, inadempienti e disinteressati a conoscere in che mani finiscono i lavori…
Difatti, vi sono “General contractor” che consapevolmente affidano i lavori a presunte ditte mafiose, sia per avere il controllo sulla manodopera che su talune tipologie di lavorazioni, ma soprattutto, per non aver problemi nei cantieri, come per esempio, furti, danneggiamenti, ecc…
Ed è proprio in quei comportamenti che si annidano le maggiori insidie e si aprono i varchi all’inserimento di quegli affiliati mafiosi!!! 
D’altronde… “Gli uomini condannano l’ingiustizia perché temono di poterne essere vittime, non perché si rifiutano di commetterla…“!!!