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Lettera al Procuratore Gratteri…

Ho letto stamani un post su  https://www.lacnews24.it/attualit/lettera-13enne-a-nicola-gratteri_167115/ che riporta la lettera commovente di un ragazzo di soli 13 anni consegnata al magistrato e procuratore Nicola Gratteri… 

Ritengo che nel corso della vita sono tante le espressioni di stima che si possono ricevere, alcune ufficiali come segno di gratitudine per il lavoro svolto, altre come semplici apprezzamenti di riconoscenza, come una stretta di mano…

Poi vi sono circostanze come quella di seguito riportata che fa comprendere come il proprio lavoro non sia solo il frutto di una espressione di contrasto alla criminalità organizzata, bensì rappresenti qualcosa di più, è sentimento puro di speranza per migliaia e migliaia di giovani, un’aspettazione fiduciosa della realizzazione, presente o futura, di quanto si desidera e difatti quel messaggio è accuratamente riportato in questa lettera di Davide, che ho il piacere di condividere, auspicando come in molti, tra i ragazzi, leggendo questa missiva possano ritrovarsi un giorno in quelle sue belle parole:   

«Caro procuratore spero non ti offenderai se ti darò del Tu, mia mamma mi ha intimato di darti del Lei, ma io vorrei parlarti come si parla ad un amico, ad un familiare, ad un parente». 

Inizia così la lettera che Davide, un ragazzo 13enne, ha voluto scrivere per poi consegnare consegnare direttamente al procuratore Nicola Gratteri, a margine della presentazione del libro “Fuori dai confini” avvenuta ieri sera a Girifalco.

«Il “Lei” aumenta le distanze, ma io non sono distante da te, sono un ragazzino di tredici anni, figlio della tua stessa terra, quella che tu, con tanta fatica, stai tentando di ripulire per consegnare a me e alle future generazioni un mondo migliore. So che da tanti anni non fai un bagno al mare – scrive Davide -, che anche per prendere un caffè devi fare mille giri, prendere tanti accorgimenti per proteggere i tuoi uomini e te stesso da chi del crimine ha fatto la sua scelta. Ho imparato che ad un posto di blocco devo essere cordiale con uomini e donne che stanno solo facendo il loro dovere e da grande vorrei fare il carabiniere oppure il poliziotto per poter fare anch’io la mia parte».

«La sera prima di dormire parlo con la mamma, penso al mio papà salito in cielo troppo presto, prego Dio per lui e gli chiedo di proteggere i tuoi passi. Di allontanare da te ogni pericolo e di consentirti ancora per lungo tempo di godere della nostra terra. Grazie per il futuro che stai disegnando per noi. Ti voglio bene, Davide».

Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro!!!

Che paese il nostro: Vili, pusillanimi e codardi, ma ora che il boss è stato (finalmente) arrestato, si mostrano tutti coraggiosi!!!

Nel vedere stasera un video pubblicato su https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/02/18/riproducono-larresto-di-messina-denaro-per-i-festeggiamenti-di-carnevale-la-scena-e-curata-in-ogni-dettaglio-video/7069715/ che ricostruiva l’arresto del boss di cosa nostra,  Matteo Messina Denaro, ho ripensato a quando il 28 aprile 1945, dopo la fucilazione, i corpi di Mussolini e quello della sua amante, Clara Petacci, furono esposti a ogni tipo di vessazioni in piazzale Loreto a Milano!!!

Quell’immagine, rappresenta perfettamente gli Italiani, prima con il braccio destro teso e alzato, con le dita della mano unite a mo’ di saluto (“romano”),  orgogliosi nell’eseguire quel gesto meglio di chiunque altro e per rendere onore e fedeltà a quell’uomo che tra l’altro neppure si conosceva personalmente, eppure degno di ricevere una lealtà cieca, ed ora, eccoli tutti lì in quella piazza, per sputare su quei corpi, schernendo e deridendo di essi, cadaveri appesi a testa in giù al traliccio di un distributore di benzina, in mezzo a risate, burle e sfottimento generale!!!

Ma quanto sono bravi gli abitanti di quella località, ma soprattutto quanto sono coraggiosi nell’esaltarsi a quella messinscena organizzata in occasione del carnevale… 

Un’occasione in cui questi cittadini danno sfoggio della propria creatività, ma soprattutto ciò che mi ha colpito sono le risate che si sentono in sottofondo, quell’essere esilaranti, ma siamo sicuri che dietro quanto realizzato vi siano realmente dei soggetti coraggiosi, disposti anche a  metterci la faccia oppure appartengono a quello stesso Dna, già… sono i figli ed i nipoti di quanti quel giorno erano lì a spassarsela dinnanzi a quei corpi in piazzale Loreto???

Qualcuno potrebbe ora smentirmi, ed allora perché non farlo ufficialmente, basterà semplicemente inviare i loro nomi e cognomi, scrivendo una frase: io non ho paura della mafia e Matteo Messina Denaro mi ripugna per quanto ha compiuto nel corso della sua vita!!!

Ecco quindi che mi rivolgo ad alcuni di quegli abitanti in provincia di Parma, mostratemi il Vs. coraggio, prometto di pubblicare ciascuno dei vostri nomi e cognomi, nel farlo vi do un incoraggiamento, pongo come primo nome e cognome il mio, già… quello del sottoscritto, affinché possa esservi di stimolo per rendervi audaci e soprattutto impavidi!!!

In attesa di un Vs. cortese riscontro…

1) NICOLA COSTANZO 

2) 

Sono Mario Caniglia: testimone di giustizia!!!

Mi chiamo Mario Caniglia, sono nato a Scordia (CT) il 20/05/1947 dove ancora oggi vivo. 

Mi sono laureato a 11 anni con la quinta elementare, da quel giorno la mia penna stilografica è stata la mia zappa; zappo la terra da oltre 58 anni e sono diventato imprenditore per necessità.   

Nel 1998 una sera dopo una lunghissima giornata di lavoro, mentre io e la mia famiglia stavamo cenando squilla il telefono, una voce contraffatta dice queste testuali parole “Brutto cornuto o paghi 500 milioni di lire o se no ammazziamo te e la tua famiglia“; naturalmente non potevo e non dovevo pagare, chiamo subito i Carabinieri dicendo cosa mi stava accadendo e loro arrivano subito come un fulmine; mentre io stavo raccontandogli quella telefonata squilla il telefono, chi era? La mafia, dicevano “Cornuto hai chiamato i Carabinieri? Ora ti facciamo saltare in aria”. 

E qui devo dire Grazie ad un Maresciallo che sa il fatto suo che mi suggerisce di trattare e così io feci. 

Nei giorni seguenti arrivarono sempre più spesso altre telefonate minacciose; in quel periodo mio figlio il più piccolo facevo il soldato di leva e lo faceva a Catania, dicevano che se io non pagavo quel mezzo miliardo di lire prendevano mio figlio, lo ammazzavano, gli staccavano la testa dal busto e me l’avrebbero fatta trovare dietro la porta. 

A quel punto il mio compito era quello di proteggere la mia famiglia e mi offro volontario dicendo al magistrato “appiccicatemi addosso una micro spia che io vado alla ricerca dei miei estortori”, così fecero, mi hanno appiccicato una micro spia addosso e io sono andato alla ricerca dei miei estortori, andando in giro scopro che a Scordia il pizzo lo pagano tutti!!!

Arrivo davanti ai miei estortori e inizia una lunga trattativa, mi chiedono di pagare una tassa di 20 milioni di lire anno; facendomi forte di quella micro spia e sapendo che dall’altra parte c’era lo Stato che ascoltava, io dico che non pago e gli lancio una contro offerta per poterli incastrare di 5 milioni di lire, loro mi rispondono che l’offerta è troppo povera e che non possono accettarla; da quel momento c’è stato un lungo silenzio e poi hanno accettato la mia offerta; ho preso di tasca mia 2 milioni e mezzo di lire , assieme ai Carabinieri li abbiamo fotocopiati e messi dentro una busta “tutta l’Italia ha visto la consegna di quella busta” dicendo che gli altri 2 milioni e mezzo di lire glieli avrei portato al più presto possibile cosa che io non ho fatto mai. 

Ma loro, i mafiosi, presto si fanno sentire, mi spaccano oltre 500 quintali di angurie facendo un taglio netto a forma di croce su ognuna di esse, un messaggio forte e chiaro che significa “vedi cosa succede a chi non mantiene i patti”; in un casolare adibito a deposito di attrezzi agricoli me lo scassano e rubano tutto ciò che c’era, sparano persino sulla porta di quel deposito, un altro segnale che io devo morire.  

Nel gennaio del 1999 si presentano a casa mia degli alti funzionari del Servizio Centrale di Protezione dicendo che io e la mia famiglia dovevamo fare le valigie ed andarcene da Scordia perché a giorni dovevano arrestare i miei estortori: “Io dissi che non ero io ad andarmene ma gli altri, dissi che se qui in Sicilia tutte le persone oneste che denunciano devono andarsene qui restano solo i mafiosi ed io questa soddisfazione a questi mafiosi non gliela do; dissi pure che se lo Stato a me mi vuole proteggere, nella mia Scordia mi deve proteggere”. 

Il 2 febbraio 1999 vengono arrestati i miei estortori , da quel giorno la mia vita è cambiata e forse per sempre perché vivo sotto scorta ; provate voi ad immaginare il contadino il contadino con la scorta, sono stato il primo Testimone di Giustizia in Italia a rimanere nei luoghi d’origine, nonostante ciò sono contento perché sono un uomo libero, sto lavorando come prima e meglio di prima. 

Quando io denunciai lavoravano con me 15 operai, oggi ne lavorano oltre 70; per questo devo dire grazie allo Stato ma soprattutto al Messia dell’antiracket Tano Grasso; è qui doveroso dire qualcosa di questo grande uomo, nel 1999 quando vennero arrestati i miei estortori la mia storia ebbe un risalto mediatico molto alto e ne parlarono tutti i quotidiano nazionali e la tv. Io questo grande uomo non lo conoscevo, ma ne avevo sentito parlare tanto; Lui mi venne subito a trovare ha portarmi solidarietà; io in quei giorni ero molto turbato perché casa mia era sorvegliata dai Carabinieri, mio figlio per questioni di sicurezza veniva congedato e posto sotto scorta, un ragazzo di soli vent’anni, anche mia moglie e pure le mie due figlie femmine e loro mariti. 

In quei giorni non mi rendevo conto dei cosa avevo fatto e mi sentivo prigioniero sia io che tutta la mia famiglia; avevo deciso di togliermi la vita, perché togliendomi io di mezzo avrei liberato la mia famiglia. 

Questo Grande uomo, Tano Grasso, Messia dell’antiracket, capì subito che in me c’era qualcosa che non andava e mi disse una cosa molto semplice ed elementare come me ”non avere paura perché da questo momento non sei più solo e se c’è d’andare a morire ci andremo insieme“. 

Ebbene io non sono stato lasciato solo neanche per un istante.   

Il giorno che sono andato a testimoniare contro i miei estortori, sono in l’aula del Tribunale molto grande, quel giorno quell’aula era piena e spaccata in due, da una parte c’erano i miei estortori in gabbia, accanto a loro i loro parenti, gli amici, gli amici degli amici, i mafiosi che con sguardi violenti e penetranti ti ammazzavano; dall’altra parte c’ero io e non ero solo, accanto a me c’era tutto il Consiglio Comunale di Scordia, l’Associazione Antiracket di Scordia, che si costituirono parte civile, c’erano tutte le Associazione Antiracket della Sicilia e oltre lo Stretto, ma quel giorno accanto a me c’era soprattutto lo Stato, rappresentato da Tano Grasso, Commissario Antiracket Ordinario e Straordinario di Governo.   

Concludo dicendo a tutti Voi che leggete questa mia storia, che Tano Grasso è un uomo straordinario, lo conosco da oltre 18 anni e se un giorno io dovessi affidare la mia famiglia a qualcuno, io la affiderei a lui perché è l’uomo più onesto di questo mondo.

Mario Caniglia, testimone di giustizia.

Non è l'Arena: già… quelle domande scomode rivolte all'ex Pm Antonio Ingroia.

Ascoltavo l’altra sera il programma su La7 “Non è l’Arena”, quando all’ex Procuratore Antonio Ingroia sono state rivolte alcune domande da un ospite della trasmissione, Salvatore Baiardo (l’uomo di fiducia dei F.lli Graviano) alle quali (questa è una mia personale sensazione…) l’ex Pm abbia voluto indugiare.

Già, come quando il Baiardo ha chiesto perché la Procura di Firenze, alle dichiarazioni di Giuseppe Graviano, non abbia dato seguito alle opportune verificare… 

Perché quei cassetti non si sono voluti aprire??? Non è che forse quelle dichiarazioni conducevano a qualcuno di troppo importante e allora si è preferito soprassedere o chissà qualcuno dai palazzi alti, abbia imposto a quei magistrati che venisse di fatto tutto archiviato???

Peraltro il Baiardo su questo punto ci va pesante, ripetendo a gran voce – basti riascoltare la puntata: perché il Pool non ha indagato su quei cassetti???

L’ex Procuratore gli risponde dichiarando che durante quell’interrogatorio, si era parlato soltanto dell’omicidio del padre dei due fratelli, della sparizione dell’agenda rossa, dell’omicidio a Villagrazia di Carini dell’agente Nino Agostino, ma la domanda del Baiardo faceva comprendere ben altro, egli faceva riferimento precisamente ad un altro nome, che nulla centrava con quanto sopra e di cui – a quanto si è appreso – non si è avuta alcuna risposta…

Ed allora, di chi si trattava??? Mi chiedo, perché l’interrogatorio (per quanto ho compreso) risulta secretato, già… perché gli investigatori hanno ommissato una parte delle dichiarazioni del boss di Cosa nostra.??? 

Ed ancora, quel messaggio a Milano di cui ho già parlato in un mio precedente post o quel messaggio subliminale (a chi è diretto…) pubblicato sul social TikTok, dove appena giunto a Roma, precisamente in Via Veneto, dinnanzi (casualmente) il Bar Doney, il Baiardo è andato a far colazione…

Ma guarda un po’, si parla dello stesso posto dove il pentito Spatuzza (ricordo come quest’ultimo nell’estate 2008 si è dichiarato pentito ed è divenuto collaboratore di giustizia, lasciando diverse dichiarazioni in ordine alla strage di via d’Amelio, alle bombe del 1993 a Milano, Firenze e Roma e ai legami fra la mafia e il mondo politico-imprenditoriale), raccontò dell’incontro con il Graviano che gli preannunciava: abbiamo il paese nelle mani!!! 

D’altro canto gli stessi inquirenti della Procura di Firenze nel 2010 avevano riconosciuto attendibile il pentito, ritenendo altresì che taluni atteggiamenti dei fratelli Graviano avrebbero potuto rappresentare nel futuro una sorta di avvertimento, attraverso l’annuncio di nuove rivelazioni, in caso di mancati accordi!!!

Non sembra anche a voi che è quanto stia accadendo in questi giorni attraverso le dichiarazioni del Baiardo???

Sono troppe le cose non dette e molti vorrebbero zittirle  sonoe notizie troppo scomode, d’altronde proprio il giornalista Massimo Giletti ha da poche ore rivelato: “Qualcuno mi ha detto devi smetterla di occuparti di queste cose, mi ha mandato un messaggio. Io dico a questa persona: a me non interessa, io vado avanti”!!!

Ciò fa comprendere che si è sulla strada giusta, che bisogna fare in modo che le notizie non vadano disperse, perché chi sa deve parlare e fare soprattutto i nomi, anche se ciò potrebbe costare caro!!!

Diceva bene Marthin Luther King: Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti!!!

L’astensionismo rafforza la classe politica!!!

Una cosa è certa: alla gente della politica e dei nostri politici non frega nulla!!!

La dimostrazione di quella profonda distanza da quell’ambiente, la si avverte quando si è chiamati al voto e difatti, è proprio in quei giorni che si scopre come la maggior parte dei cittadini preferisca l”astensionismo al voto.

Certo, la scelta di non partecipare al voto o di non prendere parte alle attività politiche, rappresenta un problema in quanto compromette la partecipazione democratica e soprattutto la rappresentatività del sistema politico.

Difatti in un sistema che si definisce democratico la partecipazione dei cittadini è essenziale per garantire che le istituzioni rispecchino gli interessi e le esigenze della società, viceversa con l’astensionismo si riduce la legittimità del governo e si mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Sappiamo inoltre come l’astensionismo determini o quantomeno favorisca l’insorgere di gruppi estremisti e di movimenti populisti che tra l’altro è proprio quanto accaduto in questi anni nel nostro Paese, gli stessi che cercando di sfruttare la disaffezione dei cittadini verso la politica, hanno promosso la loro agenda.

Ciò che tuttavia i nostri governanti non vogliono ad oggi comprendere – ed è veramente grave – è che l’astensionismo può diventare un segnale di insoddisfazione o di dissenso nei confronti del sistema politico e quindi dei partiti esistenti, alimentando – come la storia insegna – partiti nazionalisti che evidenziano di saper ascoltare le reali esigenze dei cittadini, creando così quel clima di sfiducia o di insoddisfazione con il sistema politico esistente.

D’altronde, leggere ogni giorno i nomi di quei partiti e di quei loro politici corrotti, fa aumentare ancor più la frustrazione e la delusione nei confronti di essi, seppur va ricordato come questi rappresentino solo una parte del sistema politico e non tutti i politici sono uguali, anche se fortemente si somigliano….

Come accade solitamente vi sono persone In ogni Paese, ci sono politici che lavorano duramente per il bene comune e cercano di migliorare la vita dei cittadini ed altri che non fanno un cazz…. e rubano tempo e denaro!!!

La stessa cosa vale per i politici, vi sono politici che agiscono in modo corretto ed altri viceversa che utilizzano il loro incarico in maniera scorretta, non rispettando i loro dovere e soprattutto quelle loro responsabilità.

È importante quindi per i cittadini – difatti è loro la prima colpa – saper distinguere tra politici onesti e impegnati e quanti di contro agiscono in modo disonesto o che perseguono solo fini propri, per interessi personali; i cittadini, hanno l’obbligo e quindi il dovere di esprimere il proprio dissenso nei confronti di coloro che non li rappresentano adeguatamente e di cercare quindi di eleggere rappresentanti migliori in futuro.

Serve a poco anzi a nulla attaccarli o insultarli nei social oppure come ho visto ultimamente in Tv durante una gara canora, questi atteggiamenti non rappresentano un modo costruttivo per risolvere i problemi del nostro sistema politico, anzi deviano e distolgono, mentre viceversa è importante cercare sempre di promuovere un dialogo costruttivo e lavorare insieme per migliorare il sistema politico e la società nel suo complesso.

Se si vuole quindi migliorare questo nostro paese è fondamentale promuovere una cultura politica che si basi sulla ricerca della verità, sulla trasparenza e sulla responsabilità, e che incoraggi il dibattito aperto e rispettoso tra le diverse opinioni, solo in questo modo si potrà promuovere una politica reale basata sui valori della democrazia e sul  rispetto dei diritti dei propri cittadini…

Promuovere la pace deve essere il primo obiettivo del nostro Paese!!!

La nostra generazione, ancor meno quella dei miei figli, non ha vissuto la guerra e quindi nessuna delle due parti comprende pienamente la gravità e le ripercussioni di dover affrontare la vita durante un conflitto, ancor meno questa esperienza ci coinvolge quando ad essere implicati nel conflitto sono altri Stati del mondo… 

Osservo d’altronde come – da parte di molti – vi sia una estrema superficialità nel trascorrere la propria quotidianità, la vita è vissuta in maniera inconsistente, poco impegnativa, basti osservare come ci si assilla nel discutere sugli abiti provocatori di una presentatrice o su un bacio manifestato al di fuori di quel contesto canoro, ma l’importante per gli addetti ai lavori è che se ne parli…

Viceversa, ci si è totalmente dimenticati di mandare un semplice messaggio di speranza, ricordare a tutti come la guerra rappresenti a tutt’oggi la più grave forma di violenta, in quanto causa distruzione, morte, sofferenza e soprattutto privazione a livello individuale e collettivo….

Inoltre, la guerra per come abbiamo studiato, può avere conseguenze negative a lungo termine, come la destabilizzazione politica, l’emigrazione forzata, la perdita di risorse e le difficoltà economiche, ecco perché diventa importante giungere alla risoluzione pacifica dei conflitti, unici obiettivi per la stabilità e la sicurezza a livello globale.

Ricordare la guerra era fondamentale proprio durante quella trasmissione, perché erano in tanti tanti ad ascoltarla, in Italia e nel mondo e quindi ditemi, a cosa è servito leggere la lettera del Presidente Ucraino a quella tarda ora e poi, perché non chiedere ufficialmente al Presidente Russo un incontro per trattare la pace, già… tutti coloro che erano su quel palco avrebbero potuto manifestare insieme per promuovere la pace ed una risoluzione pacifica al conflitto, ed invece nessuno ha intrapreso a livello individuale una sola azione  per promuovere la pace…

A volte basta una parola, una comunicazione sincera affinché si inizi quel processo di promozione che conduca alla comprensione di entrambi le parti, perché provare a comprendere le opinioni e i punti di vista degli altri può aiutare a costruire relazioni positive e a risolvere possibili conflitti in modo pacifico.

Il nostro Paese, in particolare il nostro governo deve lavorare affinché gli obiettivi di entrambi le parti di quel conflitto trovino una giusta soluzione che conduca alla tolleranza, al rispetto e ad una nuova cultura di pace, per prevenire nel futuro, eventuali conflitti.

Serve responsabilità e quindi persone responsabili che attraverso la diplomazia provino a risolvere questo grave conflitto, promuovendo per entrambi una pace duratura. 

Solo così si potrà giungere alla fine di questo conflitto, perché la pace non è qualcosa che può essere ottenuto facilmente, ma richiede enormi sforzi sostenuti d tutti a livello globale. 

Tuttavia, può sembrare un utopia, ma ognuno di noi può fare la differenza, basta semplicemente dimostrare di volere con i fatti questa pace, contribuire quindi in tutti i modi possibili per ottenerla, affinché si ritorni a un mondo pacifico e stabile.

Ma se non ci si prova, se i nostri giovani continuano a distrarsi sui social con quei loro cellulari, ecco… che un giorno, potrebbero pentirsi solo per non averci provato!!!

È vero… ci sono persone che hanno scelto di agire in modo immorale o illecito, ma questo non significa che non ci sia speranza per loro…

Si dice che la speranza sia l’ultima a morire… 

Certo, sperare non costa nulla, ma ahimè il nostro Paese mostra ogni giorno il suo volto più brutto e cioè quello di essere costituito in gran parte da cittadini ricattati, potrei aggiungere tra l’altro che questa non sia una vera e propria condizione sofferta o come qualcuno potrebbe credere “imposta”, sì… con metodi coercitivi, no… quantomeno non sempre, in moti casi vi è in loro una vera e propria  predisposizione a volersi fare ricattare, quasi si vogliano prestare a rendersi disponibili nel compiere volontariamente quelle situazioni che si sa essere illegali o certamente poco trasparenti, il tutto come sempre in cambio di denaro, favori personali e/o familiari, avanzamento di carriere o l’ottenimento di incarichi prestigiosi, senza possederne alcun merito!!!  

La circostanza più assurda è quando sopraggiungono le autorità giudiziarie, quando cioè vengono prelevati da quel loro ambiente ovattato e trasportati presso una qualche caserma… ecco che all’improvviso in pochi secondi vedono attraversare il corso della propria vita, comprendono (soltanto ora…) come l’aver accettato d’esser ricattati o disponibili a compiere azioni illegali (o eticamente discutibili per ottenere vantaggi), non fosse di fatto un comportamento accettabile. 

Certo, giunti ora ai ferri stretti, dal momento che comprendono che quelle loro azioni avranno sicuramente conseguenze negative, ecco… nel momento in cui tutto viene a crollare, ad iniziarsi dalla propria reputazione, carriera, relazioni personali, si comprende come sicuramente sarebbe stato meglio evitarli certi comportamenti e che anzi, si sarebbe dovuto valutare in quei frangenti più attentamente le azioni da compiere e quali non realizzare, pentendosi di non aver agito sempre in modo onesto e legale!!!

Già conto il numero di quanti staranno dicendo che bisogna evitare di generalizzare o di etichettare l’intero paese in modo negativo e quindi che non sia giusto affermare come tutti siano di fatto ricattabili o che la maggior parte di essi, quando messi alla prova, evidenziano di non possedere alcun valore morale.

Già… c’è chi – a differenza del sottoscritto – tende a giustificare quei soggetti ed anche le loro deplorevoli azioni, in quanto – secondo loro – possono esserci parecchie ragioni che spingono  una persona ad essere vulnerabile, ahimè anche al ricatto, come ad esempio la paura o una condizione economica incerta, ed ancora, la mancanza di alternativa e quindi sono queste condizioni, questi stati emotivi a pregiudicare le decisioni di quei soggetti, fino a quel momento moralmente corretti.

Ora, se pur comprendo perfettamente quel loro modo di valutare le situazioni, certamente non le giustifico, ma mi rendo abbastanza indulgente nel voler considerare che nella società odierna vi sia un forte enfasi nell’apparire e soprattutto sull’avere, anche se questo non deve giustificare il comportamento immorale o illecito compiuto.

Scegliere di accettare denaro (o favori illegali), quest’ultimi ottenuti si sa per aver eseguito azioni illecite, significa aver posto se stessi ad esser ricattabili e quindi a dover subire delle conseguenze negative o ancor peggio, macchiare la propria reputazione che verrà vista non più integra.

E’ fondamentale quindi che ciascuno provi a ritornare sui propri passi finché si è in tempo, sviluppando una rinnovata moralità e integrità, anche se ciò potrà costare grandi sacrifici, sapendo di rendersi fastidioso nei confronti di tutti, in particolare dei propri colleghi… 

L’importante comunque è scegliere di seguire sempre le regole e la propria coscienza, agire in modo onesto, perché alla fine saranno più i benefici di cui si potrà godere, che le perdite a cui si verrà costretti, sì… a differenza di quanti ancora si ostinano nel continuare in maniera immorale, ignorando quanto prima o poi accadrà e cioè che perderanno tutto!!!

Che cazz… di paese è il nostro: si arresta per 5 euro e 20 centesimi, mentre chi si approfitta di centinaia di migliaia di euro, viene protetto!!!

Sig. Costanzo buonasera, 

desidero inviarLe questa nota personale, avendo letto un post che ha dell’incredibile riportato su “Il Fatto Quotidiano” al link https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/02/10/tentato-furto-da-5-euro-arrestato-per-scontare-due-mesi-di-carcere-17-anni-dopo-i-fatti/7060669/

Nell’articolo si legge che uno sfortunato, per aver tentato un furto del valore di 5 euro e 20 centesimi (un po’ di cibo in un momento sicuramente di difficoltà economica) è stato, dopo quasi 17 anni, arrestato per scontare due mesi di carcere!!!

Pensavo, il solo costo per aver inviato quel personale di polizia a procedere con l’arresto, sarà costato a noi contribuenti qualche migliaia di euro, ma si sa, questa è l’Italia!!!

Va detto comunque che la direzione di quel supermercato – se pur non fosse la prima volta che lo fermavano con merce non pagata – ha avuto la saggezza di non denunciare il poveretto, d’altro canto il maltolto era stato restituito e quindi non vi era in quel gesto danno.  

Eppure la nostra giustizia è stata così solerte da mandare qualcuno a prenderlo – tra l’altro vorrei precisare come quell’individuo fosse presente in una struttura di accoglienza dei servizi sociali – per fargli scontare la pena!  

Ed allora le chiedo, com’è possibile che in questo paese a pagare sono sempre i più deboli, mentre i forti vengono protetti da quelle stesse  istituzioni che dovrebbe viceversa contrastarli???

Le faccio un esempio banale: c’è chi si approfitta di centinaia di migliaia di euro e “stranamente” (è un eufemismo, siamo ben a conoscenza di chi c’è dietro quel sistema posto a protezione, che a breve vedrà, posso anticiparlo, sta per saltare) rimane impunito…  

La circostanza assurda è che su questa vicenda sono stati condotti molti accertamenti dalle forze dell’ordine, i quali, hanno evidenziato tutta una serie di reati, eppure da quel palazzo in cui dovrebbe abitare quella cosiddetta “giustizia“, come d’incanto, accade proprio il contrario, e il lavoro professionale e correttamente eseguito dagli inquirenti va buttato nel c…. 

Ed allora, riprendendo una nota di un suo post mi chiedo: perché quei referenti Istituzionali, nel decidere di stralciare gli atti di cui sono venuti formalmente a conoscenza, non provvedono a denunciare quanti – all’interno di quelle forze di polizia – hanno realizzato la documentazione o nel voler essere ancor più precisa, le prove che attestavano quelle irregolarità??? Mi chiedo, perché non si è tenuto minimamente conto di quanto riportato nel Articolo 2700 del C.C.??? 

Se si è deciso (per ragioni che non sto qui a valutare) di stralciare quel provvedimenti, significa o dovrei dire, vi è certezza dell’inadeguato lavoro condotto da quelle forze dell’ordine, chiamate direttamente in causa, viceversa, dobbiamo credere che le situazioni al limite della irregolarità non siano riconducibili a quest’ultimi, bensì fanno riferimento ad altri soggetti che potremmo definire “giudiziari” che, come riportavo sopra, non hanno minimamente tenuto conto, di quanto riportato nel Articolo 2700 del Codice Civile (R.D. 16 marzo 1942, n. 262 – Aggiornato al 29/04/2022)!!!

L’articolo è importante perché riporta testualmente: “L’atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso [221 c.p.c.], della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti”!!! E quindi, nel momento in cui è stato deciso quel procedimento di stralcio, perché non si è provveduto a denunciare quei pubblici ufficiali che hanno condotto le verifiche di falso??? 

Ecco perché se da un lato perdiamo tempo per 5 euro e 20 centesimi, di contro, c’è chi ogni giorno si approfitta in questo Paese di centinaia e/o milioni di euro, ma può stare tranquillo, proprio come quel boss che hanno da poco arrestato, tanto a questi individui non li cerca nessuno o quantomeno il rischio che qualcuno (di suo già “ricattabile”) possa prima o poi esporsi, credetemi è decisamente nullo!!!

Ringrazio per la cortese attenzione che vorrà accordarmi nel suo blog, porgo cordiali saluti. 

Lettera firmata (cui sono stati allegati i documenti della indicibile vicissitudine).

Baiardo: “Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire”!!! Ultima parte

Matteo Messina Denaro??? 

A tutto pensava tranne che a farsi catturare!!!

Già… perché non va dimenticato come egli si sentisse tranquillo…

Chi lo ha conosciuto d’altronde ha dichiarato in questi giorni quanto fosse sereno, cordiale, scherzoso, ed ancora, era libero di frequentava altre persone, aveva anche rapporti – se pur sotto falso nome – con alcune donne, viveva d’altro canto una vita agiata e certamente non si preoccupava di nascondersi, d’altronde chi lo cercava… nessuno, quantomeno in quel territorio…

Si è scoperto ora che si recava in compagnia di una signora a pranzo a Mondello, andava in auto come nulla fosse, anche se ogni tanto qualcosa di quella sua città gli dava fastidio e lo faceva fortemente inc…!!!

Sì… quella stessa “piaga” che tanto ha diffamato la Sicilia e ci ha fatto conoscere negativamente al mondo intero, in particolare proprio la città di Palermo: il “traffico” (come dichiarava l’avvocato di Jonny Stecchino), così tentacolare, vorticoso… che c’impedisce di vivere e ci fa nemici, famiglie contro famiglie!!!

E quindi ditemi, perché finire in cella, in particolare sapendo (o non avendo certezza…)  di quanti altri anni gli restavano da vivere???

Di una cosa siamo certa: non voleva morire, altrimenti non si sarebbe curato o viceversa si sarebbe tolto la vita ancor prima di farsi arrestare, ma la dimostrazione di quanto sta emergendo in queste ore è che egli viceversa amasse la vita e nulla lo avrebbe persuaso a non godersela…

Egli peraltro si sentiva ancora l’unico boss, certamente in virtù dei documenti (prelevati velocemente in quei tre giorni dì “assenza delle Istituzioni” da quella cassaforte nella residenza dell’ex padrino Riina) che conserva da qualche parte gelosamente, sì… forse anche in qualche “caveau” di banca!!!

Sono difatti quei documenti a tenerlo ancora in vita, documenti compromettenti e ricattatori, chissà se tra quelle carte vi è conservata l’agenda rossa di Paolo Borsellino oppure il famoso “papello” scritto a mano sulla trattativa Stato-mafia, sono certo comunque che in altri fogli vi saranno riportati i nomi e cognomi di quanti hanno collaborato con quell’associazione criminale, la stessa che ha commesso quei numerosi omicidi e come dimenticare le stragi eccellenti, in otre 40 anni di vita del Paese…

Quanto fatto è servito esclusivamente a modificare il corso della nostra democrazia e soprattutto per agevolare una parte della politica a scapito di un’altra, con l’intenzione di favorire l’ascesa di taluni soggetti, gli stessi che – se solo potessimo leggere quelle carte – scopriremmo essere stati i mandanti!!!

Domande a cui tutti noi vorremmo delle risposte, ma queste ahimè forse non le avremmo mai, anche per non mettere in crisi questa nostra tenue democrazia!!!

Ed allora ritengo che solo in un caso quel boss avrebbe acconsentito di farsi arrestare: sì… se qualcuno l’avesse minacciato (non tanto per la sua persona…), ma a chi sta a lui più caro… 

Mi consola sapere che anche il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia (parlando in questi giorni ai ragazzi del Liceo Gonzaga nel capoluogo siciliano) la pensa come me: Matteo Messina Denaro??? A tutto pensava tranne che a farsi catturare!!!

Quindi, quando il Baiardo ha mandato in Tv quel messaggio, questo serviva a far comprendere al boss che il suo tempo era giunto alla fine, gli veniva imposto di fare un passo indietro, di contro, gli veniva concesso di uscire dalla scena in maniera “rispettabile”, un arresto da vero boss compiuto dalle forze dell’ordine in modo formalmente decoroso, già… quasi elegante, senza apporgli neppure le manette (una circostanza questa quantomeno discutibile), ma soprattutto dando ad egli la garanzia di come lo Stato, l’avrebbe curato nei migliore dei modi… 

Ah dimenticavo, l’importante affinché egli sopravviva, è che non collabori o ancor peggio, che pensi solo per un istante di consegnare quei documenti in suo possesso alla magistratura: sono certo che se ciò dovesse soltanto annunciarsi… quella sua la malattia – improvvisamente – potrebbe aggravarsi!!!

Baiardo: “Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire”!!! Terza parte.

Chi ha mandato Baiardo da Giletti per riportare quella “profezia”?

Su questo punto egli è stato chiaro, non sono stati i Graviano, d’altronde ditemi: se sono internati al 41bis come avrebbero potuto farlo??? Quindi è stato qualcun altro, forse chi ha preso (da tempo…) le redini  di cosa nostra, quello stesso soggetto che per agevolare la transizione a un carcere meno duro, ed avendo intuito che i tempi fossero finalmente quelli giusti, ha dato l’approvazione a riprendere i contatti politici lasciati da tempo sospesi, già… sin da quando venne a formarsi quel  cosiddetto “governo tecnico” del presidente Monti…

Ricordiamo tutti cosa è accaduto in questi lunghi anni: lo scioglimento anticipato delle Camere, il proseguo del governo di larghe intese, l’ascesa del M5stelle e dei suoi due governi e ancora, il Covid-19 ed infine… il governo Draghi.

Quindi, dopo oltre dieci anni di attesa e inazione forzata, ecco che finalmente sopraggiungono le nuove elezioni nazionali, ed allora, si può dare il via a quei contatti politici a suo tempo interrotti o quantomeno accantonati, causa le vicissitudini di cui sopra…

Ed allora “eccitati” dalla imprevista notizia della fine del governo Draghi, iniziano a riallacciarsi quei passati rapporti, in particolare viene riproposto quel sostegno elettorale con la promessa in cambio di ricevere da quei loro “alleati” politici (in un paio d’anni e nell’assoluto silenzio generale…) una norma che abolisse l’ergastolo ostativo.

Affinché questa richiesta venga accolta, “cosa nostra” promette a quei referenti politici (facenti parte della nuova coalizione di governo) due cose: la prima il sostegno attraverso i propri voti, la seconda, un particolare “regalino”, che di fatto è quanto poi hanno mantenuto!!!

Viene quindi spontaneo chiedersi: ma è stato realmente Matteo Messina Denaro a farsi arrestare, avendo dovuto subire la richiesta formale della “Commissione”, giunta ufficialmente attraverso quel loro “passepartout” chiamato Salvatore Baiardo??? Un messaggio, fatto pervenire ad egli, non con un pizzino, ma durante una nota trasmissione televisiva presentata da Massimo Giletti e quindi dobbiamo credere che quanto occorso successivamente in questi giorni, sia la diretta conseguenza di una promessa data ed ora mantenuta e cioè che quel boss “stragista”, è stato venduto??? 

Tra l’altro, vi sono alcune circostanze che mi fanno pensare che egli non fosse così pronto a volersi consegnare…

Per prima cosa non credo che egli (seppur parliamo di un soggetto non certo da prendere quale esempio sotto il profilo morale…) fosse così egoista, dal non avvisare quantomeno chi lo avevano in tutti questi anni “coperto”, concedendo a quest’ultimi, la possibilità di allontanarsi celermente (insieme ai propri familiari) dal nostro paese…  

Inoltre, quella enigmatica scatola di “Viagra” trovata nel covo, comunemente utilizzati in presenza di una disfunzione erettile e quindi quella sua presenza ed il suo presunto uso, manifesta di fatto all’opinione pubblica quello sgradevole concetto di “impotenza”!!! 

Ora dico… egli – se fosse stato a conoscenza dell’arresto – quella scatola l’avrebbe fatta sparire e forse anche tante altre cose presenti in quel covo oppure – come penso – qualcun altro ha posto appositamente lì quel prodotto per farci intendere che nulla era concordato e che quindi egli fosse discorde a consegnarsi agli organi di polizia…

Peraltro, vorrei aggiungere, un soggetto che non ha mai trascorso un giorno in carcere e che ha fatto di tutto per restare libero, ora improvvisamente – solo perché malato – ha deciso di farsi catturare, ma poi ditemi, per farsi curare in una cella di un carcere, ma quelle stesse cure, anzi sicuramente di migliori le avrebbe ricevute standosene tranquillamente libero… 

E quindi, man mano che giungono nuove informazioni, mi convinco sempre più che Matteo Messina Denaro, a  tutto pensava tranne che a farsi catturare!!!
Fine Terza parte 

4) A tutto c’è una spiegazione… 

Baiardo: “Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire”!!! Seconda parte.

L’incontro con Paolo Berlusconi …

Certo, sono d’accordo con quanti riportano “il Baiardo avrebbe potuto riferirlo ai magistrati parecchi anni prima”, ma ciò non toglie comunque che quell’incontro, nel 2011, sia avvenuto, precisamente a Milano e secondo quanto raccontato nella trasmissione presentata da Massimo Giletti, il Baiardo si era rivolto – al fratello dell’allora premier – per chiedere un posto di lavoro…

Ora, i Pm della Dda di Firenze (titolari dell’inchiesta sulle stragi mafiose di Firenze, Roma e Milano del 1993) – secondo quanto riferito dal quotidiano “La Repubblica”(avevano già disposto due anni fa degli accertamenti per controllare la veridicità di quell’incontro), avevano scoperto come questo si fosse realmente concretizzato e a confermare ciò vi sono due testimoni, all’epoca in servizio alla questura di Milano, in quanto facevano parte nel dispositivo di tutela di Paolo Berlusconi.

Ora se qualcuno (in particolare qualche giornalista…) vorrebbe farmi credere che senza alcuna richiesta formale o anche una eventuale istanza ufficiale, si possa ottenere un appuntamento per essere ricevuti (per come raccontato dal Baiardo, era andato lì in quel ristorante per chiedere un posto di lavoro…) all’allora fratello del Premier, beh… scusate, ma al sottoscritto sembra un grande minchiata!!!

Diciamo quindi che il Baiardo fosse conosciuto e nell’ambiente si era a conoscenza che quando egli si presentava, non lo faceva per nome/conto proprio, ma  di qualcuno certamente rilevante, non certo un “pinco pallino”…

Quindi, che il messaggio di quell’ambasciatore fu consegnato è ormai un dato accertato, di cosa trattasse, ecco… questo soltanto due persone possono rispondere (forse anche tre…), ma certamente uno avrebbe quantomeno – per come è stato riportato dal quotidiano – dovuto denunciare alle autorità competenti quella eccezionale  “ambasciata”, ancor più, nel caso in cui questa fosse stata diffamatoria ed allora m viene da pensare, se ciò non è avvenuto, ci saranno stati dei buoni motivi… 

Ed allora viene da chiedersi: perché non si è denunciato??? Ed ancora: cosa accade dopo quell’incontro??? Qualcuno forse non ha mantenuto i patti e si è deciso quindi ai piani alti che era tempo di cambiare???

E difatti qualcosa improvvisamente in quel 2011 accadde, già… qualcosa di drammatico: innanzitutto il nostro Paese e quindi il suo leader si è trovato a dover affrontare una serie di difficoltà che vanno dalla instabilità di governo alle divisioni interne sul ministro Tremonti, dalle prime bocciature delle agenzie di rating all’esplosione della crisi del debito, ma soprattutto sarà l’impennata del differenziale Btp-Bund seguita da un periodo negativo e dalla celebre lettera della Ue che impose al nostro Paese la “cura” anticrisi, circostanze che porteranno alle dimissioni del Cavaliere e alla nascita del nuovo governo Monti…

Ecco, se qualcuno voleva far crollare quel partito di maggioranza e il suo premier, a veder com’è finita, c’è proprio riuscito, debbo aggiungere che qualcuno ci aveva visto giusto, quando in quel periodo dichiarava che fosse in corso un vero e proprio “complotto internazionale” e che questo, doveva condurre all’impeachment del Presidente del Consiglio!!!

Fine seconda parte…

2) Chi ha mandato Baiardo da Giletti per riportare quella “profezia”?

Baiardo: “Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire”!!! Prima parte.

Una nuova puntata quella andata in onda l’altra sera su La7 nel programma condotto da Massimo Giletti,  “Non è l’Arena”,  con ospite Salvatore Baiardo, l’ex gelataio di Omegna (dopo averlo visto in Tv, mi sono ricordato di quando un giorno entrai in una gelateria – si trovava ad una ventina di metri da casa mia e a poco meno di cinque dal mio primo ufficio – sentii dialogare un uomo in siciliano con una signora – ma non mi fu facile riconoscerne la cadenza locale – tanto che chiesi se Egli fosse delle mie parti e ricevetti come risposta: no… lei è dall’altra parte… chiesi “cioè”, mi rispose…“Lei è dalla parte orientale e io di quella occidentale!!! Vabbè – continuai – “sempre siciliani semu”!!!

Ora scopro che quella persona che ha “profetizzato” la cattura di Matteo Messina Denaro con mesi d’anticipo era proprio lui… (il sottoscritto aveva riportato pochi giorni prima quanto poi è avvenuto, pensando però erroneamente che quel boss si trovasse in un altra isola (che non sto appositamente ad indicare): questa mia riflessione nasceva dal fatto di aver osservato, passeggiando quel luogo spopolato, un considerevole controllo del territorio, tenuto conto del periodo invernale e chissà se forse quella mia intuizione, non preannunci un nuovo arresto…) ed è seduto in quella trasmissione televisiva con di fronte l’ex Procuratore Antonio Ingroia…

In molti si aspettavano – egli stesso l’aveva tra l’altro annunciato sul social Tik-Tok” – nuove rivelazioni, a imitazioni delle parole espresse nel mese di Novembre: “L’unica speranza dei Graviano è che venga abrogato l’ergastolo ostativo” e sul nuovo governo: “Che arrivi un regalino? Che magari presumiamo che un Matteo Messina Denaro sia molto malato e faccia una trattativa per consegnarsi lui stesso per fare un arresto clamoroso?” e sulla trattativa Stato-mafia: ”Non è mai finita”???

Beh… a differenza dei giornalisti presenti che, in fasi alterne, facevano commenti su come il Baiardo non stesse dicendo nulla d’importante, viceversa la sensazione ricevuto è che quel gelataio qualcosa la stesse dicendo, ma come dice il proverbio: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.

Già… l’altra sera, ascoltando il programma, l’impressione che ricevevo è quella che, in questo Paese, vi siano dei soggetti con cui è inutile sprecare fiato, perché essi non vogliono ascoltare, in particolare quando l’argomento è fortemente delicato o forse dovrei dire, non di loro gradimento, perché portare alla luce certe argomentazioni che toccano poteri forti, che sono stati artefici di circostanze appositamente “velate”, sì… quando qualcuno può arrecare danni a loro, ai loro amici o ancor più… a eventuali datori di lavoro, è meglio zittirlo!!!

Ed allora esaminiamole quelle mancate rivelazioni del Sig. Baiardo, che non è – per come qualcuno vorrebbe dipingere – uno stupido, anzi tutt’altro; egli difatti conosce perfettamente quel gioco, sa come muovere le pedine di quella scacchiera, far girare le lancette, sospenderne i tempi, ma soprattutto ha  consapevolezza dello spazio in cui si sta muovendo, chi sono gli amici e chi gli avversari… 

Entriamo quindi nello specifico per capire cosa egli abbia detto in quella puntata del 05 c.m.:

1) L’incontro con Paolo Berlusconi. 

FINE PRIMA PARTE 

Baiardo a La7??? Non è vero che non ha detto nulla, anzi ha detto più di quanto si pensi!!!

Massimo Giletti incaz… rimprovera Salvatore Baiardo: “Lei è venuto qui perché doveva fare delle rivelazioni nuove, ma non ha detto nulla”!!!  

Ecco, non sono d’accordo con quell’affermazione, perché ieri sera sono state dette tante cose, forse troppe, il problema è che non si vuol comprendere (in quella trasmissione) che egli non può e soprattutto non deve esibire ogni qualvolta il “jolly”, l’importante d’altronde è che chi deve comprendere quel suo messaggio, lo intenda e lo faccia proprio. 

Egli (Baiardo) rivela con il contagocce le informazioni di cui è in possesso, sa certamente più di quanto dice, ma quel po’ che dice è chiaro, poi c’è chi fa finta di non capirlo (e non mi riferisco a Giletti… ) e si vede bene… come gli giri intorno!!!

Difatti, “la miglior parola è quella che non si dice“, ma tutti in quella trasmissione vorrebbero che egli raccontasse la sua storia (o quantomeno quella che gli è stato concesso di raccontare), per poi sicuramente aspettare per lapidarlo, farlo passare per folle, lestofante, bugiardo, uno che (come è stato detto ieri sera…) “mischia cose vere con cose false”!!!

La verità… è che sono in molti ad avere paura e non certo lui!!! 

D’altronde ditemi, quanti avendo saputo in anticipo che il boss di cosa nostra fosse malato e che si sarebbe reso (forse…) disponibile al suo arresto, l’avrebbero detto così apertamente in una trasmissione televisiva??? Risponde il sottoscritto: nessuno!!!

La verità è che non è facile comprendere quanto sta avvenendo dietro le quinte, peraltro ancora oggi, non dimentichiamolo, ci si sta barcamenando su quanto accaduto in questi lunghi anni, chi fossero i mandanti delle stragi, chi li ha compiuti effettivamente, chi ci ha guadagnato, chi non ha permesso che si prendessero le carte dalla cassaforte di Riina o chi ha protetto per anni la latitanza di quei boss come Provenzano e Messina Denaro??? 

Sono tutte risposte alle quali nessuno ha mai dato risposte concrete, ne magistrati e ancor meno noti giornalista, ma d’altronde come potrebbero, non appartenendo di fatto a quel sistema criminale???  

Ed allora per favore, permetteteci di ascoltare questo pseudo “gelataio“, vediamo cosa ha da dire, ma soprattutto cerchiamo di non frenarlo o ancor peggio di “domarlo”, affinché tenga insabbiate certe notizie che potrebbero dare fortemente fastidio o creare danni irreparabili!!!

Caro Massimo, comprendo come una trasmissione viva di audience e non può permettersi di tenere a lungo il telespettatore in stallo, ma come dice il mio titolo d’apertura, “non è vero che non ha ha detto nulla, anzi ha detto più di quanto si pensi” e quindi a differenza tua o di alcuni tuoi ospiti di ieri sera, il sottoscritto ha realizzato in queste ore alcune pagine (che da domani inizierò a pubblicare…) su quelle comunicazioni sospese o su quelle “parole non verbali“, che dimostrano (la mia è una riflessione del tutto personale…) come egli miri, attraverso quelle sue esternazione più o meno spontanee (espresse ad alta voce…), d’inviare quei messaggi subliminali a chi per l’appunto deve captarli…

Il dialogo d’altronde non costituisce la base della sua interazione, egli sta provando esclusivamente a creare un solco nelle incrinature istituzionali, prova di volta in volta a recapitare attraverso social  o trasmissioni tv, elementi nuovi, a sostegno della sua credibilità, affinché quelle crepe si amplino e diventino lesioni insanabili.,,

Vedrete, da parte sua non vi sarà mai una piena  collaborazione, ancor meno auspicare che egli condivida le informazioni di cui è in possesso con noi telespettatori, già… proprio a differenza di quanto qualcuno vorrebbe, la speranza che egli si renda disponibile a collaborare per far emergere chissà quelle circostanze gravi, compiute forse da taluni uomini politici e/o istituzionali e perché no… sperare che – per come accaduto con il boss da poco arrestato – contribuisca alla cattura di qualcuno d’importante di quella associazione criminale e non certo tra i suoi amici “confidenti”!!!

A domani qundi…

  

Sicilia: Chissà se un giorno – prima di morire – riuscirò a viaggiare su quei binari dell'alta velocità???

Ho letto stamani su “La Repubblica” un articolo che parlava di una scommessa personale…

Vi rimando quindi a quel link che tratta per l’appunto della realizzazione di un’opera ingegneristica, quel treno che collegherà (un giorno…) Palermo a Catania, una tappa certamente fondamentale per lo sviluppo dell’Isola, insieme alle sue sorelle gemelle – ancora da iniziarsi – sulla Catania-Messina e sulla Messina-Palermo…

Ovviamente non entro nel merito dei ritardi e delle motivazioni (di cui tra l’atro posso affermare di conoscerne bene i motivi…) e quindi se pur riconosco in quel suo personale “I have a dream” qualcosa di mirabile, dall’altro, per mia abitudine, sono portato all’obiettività e quindi ad analizzare le situazioni per come realmente sono e non per come potrebbero essere o diventare… 

Sono comunque d’accordo con l’Ingegnere, responsabile dei lavori della nuova linea per Rete ferroviaria italiana, quando dichiara che i siciliani, da anni, aspettano il cambiamento, ma come ben sappiamo, questa fiduciosa evoluzione non avrà luogo in maniera celere, in quanto sono in molti dall’alto di quei poteri, a volere un popolo sottomesso, mai evoluto, su questo anche i miei conterranei hanno le loro colpe, perché da sempre assistono con distacco ai cambiamenti, quasi non li volessero, già si parla di “alta velocità”, quando di contro si tende in tutti modi a restare “immobili”!!!

Già… ripenso alle parole del principe Salina: l’isola vive sei mesi all’anno sotto un sole infuocato, il clima e il paesaggio hanno inciso negativamente sull’animo degli abitanti al pari delle vicende storiche. Per tutte queste ragioni la Sicilia è una terra “immobile”, senza prospettive future.

Ed allora vorrei dire che serve a poco scommettere, quando dall’altra parte i giocatori di quel tavolo (fornitori, appaltatori, subappaltatori) – per ragioni che non sto qui a riportare, non hanno più “fiches” da puntare e quindi potersi aggiudicare la posta!!! 

Ing. sappiamo entrambi quali sono i reali problemi che hanno portato ad oggi a quei ritardi, il sottoscritto tra l’altro l’ha palesemente esposti (sì… formalmente a chi di dovere, in quelle opportune sedi) e debbo ammettere che qualcosa in questi mesi è stato fatto, certo poco, ma d’altronde (per come riportavo sopra) il sistema – se pur imperfetto – va ad ogni costo protetto, perché come diceva il nipote di quel principe, Tancredi: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi»!!! 

Quindi ben vengano questi cambiamenti, ma se si vuole realmente un evoluzione della nostra Sicilia, bisogna che essa diventi attrattiva, non per dare la possibilità d’estate ai turisti di farsi i bagni, ma diventando polo attrattivo di capitali, di idee e di persone, quegli stessi “talenti” che ad oggi – come il sottoscritto – hanno scelto di andar via!!!

Ing. mi consenta questa similitudine: considerato quanto avviene nel nostro Paese, auspico soltanto di non dover attendere trent’anni prima di poter viaggiare in Sicilia su quel treno “alta velocità”, anche perché sicuramente, per quel giorno, non sarò più su questa terra!!! 

Ah… dimenticavo, nell’attesa mi sto consolando viaggiando – ad alta velocità – da Firenze a Milano, con Italo e Freccia Rossa!!!

"Scica da notizia"!

Già, come si dice a Catania: “scicamuli cette notizie, ca è megghiu pi tutti” (stracciamole certe notizie, che è meglio per tutti)!!! 

Sì… in particolare proprio per chi quelle notizie preferisce tenerle celate.

Il sottoscritto d’altronde ha sempre pensato di sapere cosa ci potesse essere scritto in quella nota “agenda rossa” del giudice Paolo Borsellino, quali nomi e cognomi fossero riportati e chi in particolare, avesse fatto in modo che quel memorandum scomparisse per sempre o quantomeno fino ad oggi…

Già… se ci pensate la risposta è banale e si potrebbe riassumere in questa semplice frase: chi ha beneficiato delle Stragi e degli stravolgimenti politici nel nostro Paese??? 

Ah… vedo che anche voi sapete la risposta, eppure negli anni si è continuato a far finta di niente o forse dovrei dire, ci si è comportati analogamente come i cittadini di quel Comune, salito alle cronache in questi giorni, per non aver riconosciuto in quel loro ospite “domiciliato”, il primo latitante più ricercato d’Italia!!!

Ed allora, ricordando quanto a suo tempo “cosa nostra” abbia compiuto con estrema  brutalità per lo sgarro subito e per il tradimento di quel suo partner politico chiamato “Democrazia cristiana”, ecco essendo giunti allora ad un bivio (e con l’allora Capo dei capi corleonesi in gattabuia), si pensò d’impostare in quegli anni un nuovo progetto politico, ma soprattutto d’elevare qualcuno al di sopra di ogni sospetto, capace di ricevere il sostegno elettorale di quell’associazione criminale, in cambio certamente di una nuova collaborazione con garanzie sia sul piano degli investimenti nel territorio isolano che in quelli della riforma sulla giustizia…

Ma per ottenere quanto sopra, era indispensabile condizionare il voto dei cittadini e ciò è stato possibile attraverso l’esecuzione delle stragi prima e l’inizio della seconda Repubblica dopo!!! 

Questi due circostanze, hanno fatto in modo d’allontanare definitivamente molti di quegli iscritti ai partiti di governo, dirigendo le loro preferenze verso qualcosa di nuovo, un cambiamento radicale effettuato con la certezza o quantomeno la speranza, che quella scelta rappresentasse la decisione giusta.

Ma tutti noi sappiamo bene che non andò così, abbiamo visto cos’è accaduto negli anni, letto dai media le dichiarazioni dei pentiti, compreso dai verbali di processo quanto fosse realmente accaduto in quel periodo, il tutto peraltro confermato dalle sentenze di condanna per concorso esterno in associazione mafiosa!!!

Far finta ora di dimenticare quegli eventi scomodi, non farà minimamente migliorare le coscienze di chi ha partecipato a quel colpo di Stato, come sappiamo…  senza sparare un colpo!!!  

Peraltro, auspicare che questo Paese possa decidere un giorno di raccontare la verità è fare i nomi e i cognomi di quegli interpreti sarà qualcosa che non accadrà mai, d’altronde parliamo degli stessi soggetti che hanno assicurato a quest’ultimo capo di cosa nostra, di rimanere latitante per oltre trent’anni!!!

C’è un filo sottile che lega lo Stato all’Antistato, quest’ultimo sostenuto – come ormai evidente a tutti – da massoneria e mafia, un connubio collaudato che decide quando e come procedere, chi colpire e chi aiutare, affinché gli interessi di una parte non vadano a condizionare quella dell’altra, perché in fondo vi è un’intesa tra quei reciproci poteri, una vera e propria alleanza che permette, in qualunque momento, di incontrarsi (quasi sempre in campo neutro) e definire quelle ignobili trattative di cui ormai siamo ormai stanchi!!!

Il re di denaro…

Mi permetto di condividere una nota del presidente dell’Associazione “LIBERA”, Luigi Ciotti: Abbiamo appena ricordato il trentesimo anniversario dell’arresto di Totò Riina, e oggi ci arriva la bella e confortante notizia dell’arresto, dopo trent’anni di latitanza, di Matteo Messina Denaro, una notizia di cui essere felici ed è giusto, anzi doveroso, il riconoscimento alle Forze di polizia e alla Procura, che per tanti anni, con sforzo e impegno incessanti, anche a costo di sacrifici, hanno inseguito il latitante.

Ciò che però un po’ preoccupa è rivedere le stesse scene e reazioni di trent’anni fa: il clima di generale esultanza, l’unanime plauso dei politici, le congratulazioni e le dichiarazioni che parlano di “grande giorno”, di “vittoria della legalità” e via dicendo. Non vorrei si ripetessero pure gli errori commessi in seguito alla cattura di Riina, e di Provenzano.

Le mafie non sono riducibili ai loro “capi”, non lo sono mai state e oggi lo sono ancora di meno, essendosi sviluppate in organizzazioni reticolari in grado di sopperire alla singola mancanza attraverso la forza del sistema. Sviluppo di cui proprio Matteo Messina Denaro è stato promotore e protagonista, traghettando Cosa Nostra dal modello militare e “stragista” di Riina a quello attuale, imprenditoriale e tecnologico capace di dominare attraverso la corruzione e il “cyber crime” riducendo al minimo l’uso delle armi.

La sua latitanza è stata accompagnata anche dalla latitanza della politica indirettamente complice di quella di Messina Denaro: la mancata costruzione, in Italia come nel mondo, di un modello sociale e economico fondato sui diritti fondamentali – la casa, il lavoro, la scuola, l’assistenza sanitaria – modello antitetico a quello predatorio che produce ingiustizie, disuguaglianze e vuoti di democrazia che sono per le mafie di tutto il mondo occasioni di profitto e di potere.

Ci auguriamo che all’arresto segua una piena confessione e collaborazione con la magistratura, che il boss di Cosa Nostra sveli le tante verità nascoste, a cominciare da quelle che hanno reso possibile la sua trentennale latitanza: non si sfugge alla cattura per trent’anni se non grazie a coperture su più livelli. Occorre che queste complicità emergano, anche perché solo così tanti familiari delle vittime di mafie che attendono giustizia e verità avrebbero parziale risarcimento al loro lungo e intollerabile strazio.

La lotta alla mafia non si arresta con Matteo Messina Denaro perché l’ultima mafia è sempre la penultima, perché il codice genetico della mafia affida alla sua creatura un imperativo primario: quello di sopravvivere. Ce n’è un’altra infatti che cova, ha sempre covato. Nei cambiamenti storici che sono avvenuti, ci sono sempre delle ceneri che ardono sotto. Dunque esultiamo pure per la cattura di Messina Denaro ma nella consapevolezza che l’arresto di oggi non è la conclusione ma la continuità di un lungo percorso, di una lotta per sconfiggere le mafie fuori e dentro di noi.