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Legalità, equità, integrità e rigore professionale, rappresentano (quantomeno sulla carta…) i valori posti in campo dal "Consorzio A.I.F.A.M." per prevenire quei fenomeni di corruzione!!!

Continuando a parlare del “Consorzio Stabile A.I.F.A.M.”, mi permetto di  riportare come tra i suoi impegni, si preveda d’improntare ciascuna azione con valori di correttezza, equità, integrità e rigore professionale.

Per quanto sopra infatti, il “Consorzio Stabile A.I.F.A.M.” si impegna a far seguire linee guida nei comportamenti leali da esplicare nei rapporti interni che con soggetti esterni, ponendo sempre al centro dell’attenzione il rispetto della legge oltre che l’osservanza delle procedure aziendali. 

Difatti, tutto il personale nello svolgimento dei prpri incarichi, dovrà in ogni occasione attenersi ai principi di trasparenza, chiarezza, correttezza, integrità ed equità!!! 

Il “Consorzio Stabile A.I.F.A.M.” si impegna altresì a migliorare continuamente il proprio sistema di gestione per la prevenzione della corruzione, garantendoautorità e indipendenza ai responsabili della funzione di conformità.

Inoltre, chi opera per conto di società terze negli appalti aggiudicati dal “Consorzio Stabile A.I.F.A.M.” è consapevole di incorrere – nel  caso di comportamenti di tipo corruttivo e violazione della legge in materia di corruzione – in illeciti sanzionabili, non solo sul piano penale e amministrativo, ma anche sul piano disciplinare aziendale. 

Sono queste le regole che autorizzano il “Consorzio Stabile A.I.F.A.M.” a richiedere alle società coinvolte nei propri appalti, il rispetto delle leggi vigenti e del codice etico sulla base di clausole la cui inosservanza implica la risoluzione del contratto!!! 

E fondamentale quindi che tutte le Società che operano per c/ del “Consorzio Stabile A.I.F.A.M.” – ritenendo questo strumento di segnalazione efficace per contrastare eventuai fenomeni corruttivi – incoraggino eventuali segnalazioni su presunti fenomeni di corruzione, attraverso procedure definite “whistleblowing”.

D’altronde, un’impresa che si conforma alla normativa sopra richiesta, risulterà non solo credibile, ma evidenziarà legalità e trasparenza; inoltre, attraverso la gestione e la verifica delle segnalazioni, si provvederà a garantire riservatezza sul contenuto stesso delle segnalazioni ricevute, dell’identità del segnalante e del segnalato, a tutela soprattutto del “segnalante”, per non incorrere in possibili discriminazioni e/o ritorsioni. 

Infine, la Direzione del “Consorzio Stabile A.I.F.A.M.” comunica di dare alla presente politica la massima diffusione, assicurando che sia stata compresa per esser attuata da tutto il personale dipendente, a tale scopo comunica che verrà consegnata copia cartacea a ciascun dipendente e ad ogni responsabile delle imprese collegate ed inoltre, quest’ultima, verrà resa disponibile sul sito web aziendale.

Ora… comprenderete tutti come sulla carta quanto sopra riportato da parte del “Consorzio Stabile A.I.F.A.M” (ma posso assicurarvi che non rappresenta l’unico esempio…) risulti parecchio avvincente, peccato che poi nella pratica niente di quanto scritto in quel documento, verrà compiutamente messo in campo ed è il motivo per cui quel “Sistema di gestione per la prevenzione della corruzione” non resterà che un atto privo di un concreto fondamento, già… chiara dimostrazione di un qualcosa “campato in aria“!!! 

Politiche per la prevenzione della corruzione??? Forse è tempo che anche la Prefettura di Catania inizi ad interessarsi.

Certamente sono molte le imprese consapevoli degli effetti negativi che le pratiche corruttive determinano sugli sviluppi economici e sociali, tanto che sono molte tra esse, nell’ambito degli appalti in cui operano a provare ad adottare un approccio fermo e risolutivo nel proibire qualsivoglia forma di corruzione. 

D’altronde ricordo come la prevenzione a quelle odiose pratiche corruttive rappresentino di fatto, oltre che un obbligo di natura legale, uno dei principi morali su cui dovrebbe improntarsi l’agire di un corretto imprenditore!!!

Leggo spesso come in molte imprese, consorzi, holding e via disorrendo, sia presente un “Codice Etico“, lo stesso che dovrebbe definire a quali valori e principi s’ispira quel proprio gruppo di lavoro e di come ciascuno di quei suoi collaboratori, si impegni nel rispettare e perseguire la propria missione.

Vorrei ricordare tra l’altro come esista una norma – UNI ISO 37001 – che prevede un Sistema di gestione per la prevenzione della corruzione; esso definisce i requisiti e fornisce le linee guida per aiutare un’organizzazione a prevenire, individuare, rispondere a tutti quei fenomeni di corruzione, conformandosi alla legislazione anti-corruzione ed altri eventuali impegni volontari applicabili alle proprie attività.

Solitamente le fasi principali dell’iter di certificazione comprendono:

  • ■ definizione dello scopo di certificazione
  • ■ verifica preliminare (su richiesta): analisi delle lacune e valutazione dell’attuale conformità dell’organizzazione ai requisiti normativi
  • ■ verifica di certificazione in due fasi (initial & main): verifica della conformità del sistema rispetto alla norma di riferimento ed emissione del certificato
  • ■ visite di sorveglianza per valutare il miglioramento continuo
  • ■ rinnovo della certificazione dopo 3 anni a seguito di una verifica completa.

Al termine di ogni visita all’Impresa viene consegnato un rapporto chiaro e completo, che consente di migliorare continuamente le prestazioni in materia di gestione della qualità.

Altri tasselli fondamentali richiesti dalla norma sono: l’analisi del contesto interno e esterno, la nomina di un responsabile anticorruzione, il monitoraggio continuo, con lo svolgimento di audit interni periodici ed il riesame finale della Direzione.

Comprenderete quindi come questa norma costituisca un’importante supporto per gli Enti ma non solo, anche per le Società che devono adempiere agli obblighi legislativi previsti in materia di anticorruzione, più in generale, un’opportunità per tutti per divenire concretamente capaci di controllare, nel tempo, i maggiori rischi e i costi legati al fenomeno della corruzione!!!

Certamente quanto sopraddetto ha effetto esclusivamente nel momento in cui quanto certificato nella carta persegua poi nella “pratica”, attuando quindi quei necessari comportamenti anti-corruttivi, non soltanto per evidenziare di essere rispettosi della legge, ma facendo sì che vengano confermati e  adottati quegli strumenti di prevenzione alla corruzione, al fine di accrescere la consapevolezza di tutti sulle regole e sui comportamenti che devono essere osservati, in particolare nei confronti di Dirigenti, Responsabili, Capi Commessa, ma anche di semplici dipendenti, in quanto ciascuno è legato da quell’obiettivo comune, rappresentato ad esempio da un appalto, un progetto, ma anche da un modesto business…

E quindi, nell’applicare quelle regole di trasparenza, è fondamentale proibire qualsivoglia comportamento e/o pratica che possa anche solo apparire illegale o collusiva!!!

Taluni pagamenti ad esempio possano apparire illeciti, come favoritismi, raccomandazioni, sollecitazioni dirette o indirette, vantaggi personali per i propri familiari o di carriera per sé, sono certamente da proibire!!!

Su quest’ultimo punto tra l’altro vorrei aggiungere una nota disdicevolebe presente in questa mia terra, in particolare nella mia provincia di Catania e chissà se forse, proprio l’attuale prefetto, Dott.ssa Maria Carmela Librizzi (una persona che so bene esser particolarmente dedida alla legalità), potrebbe intervenire, ad esempio interessandosi delle metodologie applicate sulle “assunzioni pilotate“, le quali evidenziano per l’appunto, di non seguire alcun criterio di trasparenza o quantomeno nessuna di esse dimostra esser fondate su quella che una volta rappresentava una banale graduatoria che a seconda delle priorità o anche in base alle qualifiche eventualmente ricercate, permetteva a chiunque l’ingresso in quel mondo lavorativo…

Ed invece come tutti sanno, ciò rappresenta per l’appunto il motivo che spinge la maggior parte dei miei conterranei a rendersi “schiavi” per non dire “ridicoli” di quel sistema, lo stesso che premia gli atteggiamenti lacchè ed omertosi e che favorisce tra l’altro la maggior parte di essi, incapaci professionalmente, tanto da dover passare attraverso abituali raccomandazioni (da non confondersi con le cosiddette “presentazioni”) di politici, dirigenti, presidenti di ordini, professionisti, ma potrei ahimé aggiungere anche quegli “amici degli amici“!!!

Mi viene da ridere e già… perchè parliamo di quegli stessi soggetti che poi dovrebbero di fatto controllare e quindi verificare che quelle estese metodologie anticorruttive e collusive non vengano di fatti applicate!!! Ma d’altronde, chi dovrebbe mai denunciarle???

Naturalmente per quanto riportato sopra (se qualcuno riterrà di volermi contattare) mi rendo sin d’ora disponibile ad un incontro, affinchè il sottoscritto possa evidenziare in maniera concreta quanto purtroppo sta accadendo e di cui – basti osservare sul web – la maggior parte dei media (sovvenzionata d’altronde da quegli stessi soggetti sopra-riportati) non scriva minimamente!!! 

Solidarietà e sostegno a chi lotta contro le mafie e la corruzione!!!

Nuove manifestazioni di vicinanza e solidarietà verso il Procuratore generale della Corte d’Appello di Bologna, vittima di gravi intimidazioni in seguito alla sua denuncia sul radicamento mafioso in Emilia-Romagna, definita un vero e proprio “distretto di mafia”.

L’importanza del contrasto alle organizzazioni criminali è sottolineata anche dall’associazione impegnata nella lotta alla mafia, che evidenzia come i processi contro la ‘ndrangheta, e in particolare il maxiprocesso Aemilia, stiano rivelando la portata del fenomeno mafioso sul territorio. 

Tali procedimenti mettono in luce quanto le logiche mafiose siano pervasive, intaccando tessuti economici e sociali che richiedono una risposta ferma e decisa da parte delle istituzioni e della società civile.

Questi atti intimidatori rappresentano un grave attacco non solo contro chi opera per la giustizia, ma contro l’intera comunità che aspira a vivere in un contesto di legalità e trasparenza. 

È fondamentale quindi che i responsabili di tali gesti siano identificati e assicurati alla giustizia il prima possibile.

La lotta alle mafie e alla corruzione deve continuare a essere una priorità assoluta, nella consapevolezza che si tratta di un fenomeno criminale gravissimo e radicato a livello nazionale, perché solo attraverso l’impegno collettivo e il sostegno alle figure che lavorano in prima linea sarà possibile costruire una società libera dalle infiltrazioni mafiose e dai condizionamenti che queste impongono.

Quindi… grande solidarietà e gratitudine vanno a tutti coloro che con coraggio e dedizione, si oppongono alle organizzazioni criminali e difendono i valori fondanti di legalità, sicurezza e giustizia.

Tribunali: "Lasciate ogni speranza, voi che entrate".

Lasciate ogni speranza voi che entrate”!!!

Già… dovrebbe essere questa la frase corretta da porre dinnanzi a quei “Palazzi di Giustizia”, in sostituzione della nota frase: “La giustizia è uguale per tutti ed è amministratata in nome del popolo.

Ed allora vorrei sapere di quale popolo si parla, la giustizia non è per i cittadini “onesti” che provano a contrastare quei loro opposti “disonesti” o forse sono in errore, avendo ascoltato proprio in questi giorni, all’interno di un’aula un magistrato dichiarare: la mia figura è quì per tutelare l’indagato!!!
Ah… tra l’altro permettemi di aggiungere che proprio quell’imputato non si è mai difeso personalmente, visto che finora in tutte le udienze non si è presentato, ma d’altronde perché farlo, quando c’è un magistrato al suo posto che di fatto lo tutela…
  
Uscendo da quell’aula mi sono chiesto: ma l’ordinamento giudiziario è forse cambiato???
Ed allora ho riletto quanto prevede il diritto, precisamente sul ruolo che il Magistrato deve ricoprire e difatti: è un funzionario pubblico investito di poteri giudiziari, al quale sono affidate funzioni di Giudice e di Pubblico Ministero. Il compito del Magistrato è di far rispettare e applicare il diritto vigente dello Stato, attraverso la conduzione di un processo in tutte le sue fasi.

Ah… ecco infatti che non si parla minimamente di “tutela dell’imputato“, quello d’altronde è un compito che spetta al difensore e difatti la norma in esame disciplina il mandato conferito a quest’ultimo che gli attribuisce il c.d. ius postulandi, cioè il potere di compiere e ricevere in luogo e in nome della parte tutti gli atti del processo ad esso indirizzati.
Anche perché verrebbe spontaneo chiedersi chi dovrebbe difendere l’altra parte, già… quei poveri cittadini che sono stati di fatto truffati??? D’altronde mi permetto di aggiungere che proprio il soggetto che quel magistrato “giustamente” vorrebbe tutelare, in un altra sede processuale è stato già rinviato a giudizio!!!
E difatti, quando mi trovo ad entrare in quei palazzi, ripenso sempre a un caro amico (che ahimè non c’è più) che diceva: Nicola ricordati, “Se vuoi vivere sereno, dai Tribunali e dagli Ospedali, devi fare a meno”!!! 
Sante parole, in particolare da quando ho deciso d’impegnarmi nella legalità ed ho potuto comprendere come anche quel mondo, che tanto si crede esser limpido, è purtroppo fortemente inquinato, vedasi tra l’altro l’ultimo dossier appena emerso in questo giorni (sugli accessi “abusivi” alle banche dati dove sono custoditi informazioni sensibili), dove sono stati riportati nomi e cognomi che riguardano per l’appunto amici degli amici, massoni, politici, banche, imprenditori corrotti, ma anche parenti e affini di chi esercita il potere giudiziario, tutti “personaggi” senza scrupoli ma capaci di trovare all’interno di quei Palazzi di giustizia, gli uomini appropriati per la loro tutela!!!
Già… a volte i Tribunali sono come quell’Inferno dantesco dove tutti vengono considerati “dannati“, non solo gli imputati (siano essi colpevoli che innocenti), ma anche coloro che, in maniera del tutto onesta, hanno provato a far emergere la verità, sì… la legalità, la stessa che viceversa altri provano a celare, grazie ad un sistema giuridicamente fortemente condizionato da procedure che con la giustizia, non hanno nulla a che vedere!
D’altro canto, rivolgendosi alla magistratura, i cittadini perbene – mi riferisco a coloro che hanno subito un torto e purtroppo il più delle volte non solo quello – auspicano di trovare in quelle aule di giustizia il riconoscimento delle proprie ragioni; desiderano ricevere dinnanzi a quel giudice terzo una condizioni di parità, che dovrebbe evidenziare “imparzialità” e non, per come purtroppo a volte accade, un atteggiamento iniquo, fazioso, legato da interessi o da amicizie personali/familiari.
Cosa fare quindi di questi ignavi ed abulici pusillanimi funzioanri, gli stessi che anche Dio ignora e di cui non vale la pena neppure parlare:“Fama di loro il mondo esser non lassa, Misericordia e giustizia gli sdegna: Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”…
Ma noi purtroppo a differenza di Dante e Virgilio, noi cittadini “modello“, non possiamo andar oltre ed ignorare costoro, in quanto a quelle leggi non possiamo sottrarci poiché costretti non una, non due, ma non si sa quante volte, a dover tornare in quelle aule del popolo, per nome e per conto di una giustizia che di fatto non ascolta o ancor peggio produce sentenze inique!!!
Tra l’altro, una delle circostanze più assurda è dover assistere come analoghi procedimenti conduca professioni come i magistrati, a decisioni opposte, ambigue, del tutti personali, già… in totale disprezzo su ciò che è riportato nel codice civile e/o penale!!!
Ebbene, se credi di andare in Tribunale e trovare giustizia, allora puoi anche andare dal fotografo e farti levare un dente!!!

La cultura passa dalla legalità e non bisogna possedere una toga e/o una divisa per darne prova!!!

Avrei dovuto scrivere stasera sul “Comune di Ropolano Terme“, ma ho promesso ad uno degli addetti con cui ho parlato telefonicamente che avrei atteso un loro risposta prima di raccontare nel mio blog quanto di spiacevole è accaduto…

Quindi ora, nel non affrontare appositamente quella fastidiosa vicenda, prendo in esame un argomento fondamentale, quello che fa comprendere come questo nostro Paese – ricordo uno Stato che evidenza quotidianamente un livello altissimo di corruzione e una totale mancanza di cultura della legalità – manchi di quella necessaria formazione per sviluppare cittadini consapevoli; difatti, la maggior parte dei miei connazionali è talmente abituata a vedere lo Stato quasi fosse una parte a se, distante da loro, già… come un qualcosa di estraneo a cui essi non appartengono e ciò diventa più evidente quando essi si trovano a dover rispettare gli obblighi previsti…  

Ho sempre creduto che il tema della legalità appartenga a noi cittadini sin dalla nascita ed è fondamentale ai genitori far comprendere ai loro bimbi questa cultura, la stessa che poi crescendo si dovrà promuivere e non mi riferisco a quella personale scolastica, certamente fondamentale, come imparare la nostra lingua, la storia, la geografia, etc, no…  ciò che voglio dire e che la legalità è importante perché insegna a rispettare gli altri, attraverso le regole ed il rispetto delle leggi.

Difatti, se tutti imparassimo il valore della legalità, il mondo diventerebbe non solo più civile, ma la società stessa sarebbe più giusta ed equa e difatti, senza corruzione e malaffare, anche la criminalità organizzata scomparirebbe!!!

Ecco perché non mi meraviglio più quando accadono situazioni come quella di cui parlerò forse domani, già… perché ormai lo Stato attraverso i suoi dipendenti – mi riferisco a quelli solitamente preposti ad inviare sanzioni o quant’altro a livello fiscale – sono talmente convinti di rivolgersi ad uno dei tanti loro connazionali che di “cultura della legalità” non sanno neppure dell’esistenza, che pensano immediatamente, già senza alcun indugio, che si possa fare di tutta un’erba un fascio!!!

Ed allora, permettetemi di dire: cari amici, prima di poter soltanto pensare a cambiarsi i vestiti con altri, sì come il sottoscritto, come dice quel proverbio: “acqua sotto il ponte ne deve passare”!!!

Vorrei tra l’altro aggiungere – riprendendo un tema toccato dal magistrato Giuseppe Ayala nell’inserto di fine anno del quotidiano “La Sicilia” intitolato “Uno nessuno centomila” e riproposto nello specifico dal generale dell’Arma (già a capo di Ros e Dia) Giuseppe Governale e cioè che la cultura è legalità e conta come una divisa o una toga – che ci sono cittadini che non hanno alcuna toga e ancor meno possiedono una divisa, ma operano da sempre in maniera coerente e soprattutto palese, tra l’altro senza alcun tornaconto personale, già… neppure quello di poter percepire uno stipendio da parte dei contribuenti, eppure sono sempre lì a fare il proprio dovere e non solo, fanno anche ciò che altri – solitamente collusi o ricattabili per non aggiungere “omertosi” – non fanno!!!

D’altronde come ripeto spesso, è facile parlare di legalità quando si è protetti da una divisa o da una toga, certamente più difficile esporsi personalmente, sapendo di non aver nessuno dietro a proteggerti, il più delle volte neppure lo Stato!!!

E difatti… vorrei contarli tutte quegli esposti presentati personalmente da quei soggetti di cui sopra, sarei curioso di sapere in quanti processi ciascuno di essi è coinvolto a titolo personale, sì… vorrei conoscerlo quel dato, ma forse è meglio lasciar perdere!!!

Comunque, ciò che volevo dire è che quando un cittadino è corretto e rispetta la cultura della legalità, sa bene di doverla mettere in pratica sempre e non occasionalmente o quando fa comodo!!!

Faccio alcuni esempi; si osservi a quando si tratti di onorare le imposte fiscali, quando vi sono presso alcuni enti di riscossione cartelle a debito a nostro nome, oppure quando giungono a casa avvisi di accertamento come multe stradali (parlo ovviamente di quelle corrette e non certo di quelle erroneamente inviate da taluni Comuni per far cassa… senza verificare se poi quelle stesse siano state già ottemperate nei pagamenti  e quindi non vi è alcuna ragione plausibile nel provare ad accreditare ulteriori sanzioni per ritardi, se non l’incompetenza di quegli addetti, incapaci di accertare che quella sanzione sia stata pagata entro i termini di legge e cioè nei cinque giorni previsti…) e quant’altro…

D’altronde, come dicevo sopra, in questo Paese si è così convinti che sismo tutti eguali che si pensa agli altri con la propria testa, quasi fossimo simili!!! 

Sì… è quella loro natura a parlare per loro, la stessa che ogni giorno si chiedei: può esser mai che qualcuno sia così corretto e quindi migliore di noi??? E poi perché a differenza nostra, egli possieda quella cultura di legalità così intrinseca???

Difatti è proprio questa la ragione che tanto fastidio dà alla maggior parte dei miei connazionali e rappresenta la stessa motivazione che in questi anni ha fatto comprendere al sottoscritto che, per la sola ragione d’aver fatto la cosa giusta, si è stati ahimé odiati!!! 

DIA: non si ferma neppure sotto i giorni festivi!!!

Sono state migliaia le misure interdittive antimafia nel 2023 per le società in odore di mafia o legate a note associazioni criminali… 

Sono i numeri dell’attività della Direzione investigativa antimafia nazionale che hanno portato a sequestri/confische per centinaia di milioni di euro

Un bilancio certamente positivo anche se molto c’è ancora da fare, in particolare nei confronti di quelle società “affiliate” che presentano oggi una forma velata di pedigree “legale”, se pur di fatto risultano essere vere e proprie “cartiere” per il riciclaggio di denaro sporco proveniente da quel sistema di malaffare.

C’è bisogno quindi che lo Stato evidenzi una volta e per tutte la propria forza, mostri quindi in maniera concreta la lotta che vuole intraprendere senza più tentennamenti o compromessi politici, in particolare nei confronti di quelle amministrazioni comunali che evidenziano a tutt’oggi, una vera e propria assenza di democrazia in quei loro comuni. 

Ed ancora, bisogna rafforzare il ruolo della Dia nell’attività di contrasto, in particolare negli appalti pubblici, una condizione negativa che pesa enormemente sulle difficoltà economiche e produttive del nostro territorio. 

Inizia quindi un nuovo anno, ma la lotta alla criminalità non si ferma anche per ciò che concerne la lotta sul fronte “internazionale” che mostra essere uno dei maggiori interessi per le organizzazioni criminali, a seguito dei business e della gestione dei finanziamenti concessi dall’Unione Europea al nostro Paese e su cui molti vorrebbero metterci le mani…

Il 2024 è iniziato, ma la lotta alle “mafie” vedrete anche quest’anno non sarà facile, anche perché quest’ultime hanno (nel corso di questi anni) subito importanti trasformazioni, sia strutturali che concettuali, passando da quel semplice apparato familiare, a vero e proprio sistema integrato e connesso che non coinvolge soltanto l’appartenenza dei suoi affiliati, costituito da parenti, familiari e amici,  no… la realtà ci dice che quel complesso “corruttivo e illegale” si è esteso a professionisti e soprattutto a molti colletti bianchi, molti dei quali ahimè, si trovano attualmente a gestire proprio i nostri apparati istituzionali!!!

Più controlli sugli appalti del Pnrr!!!

Per la Corte dei Conti la Regione Siciliana deve incrementare considerevolmente gli atti oggetto di controllo successivo di regolarità amministrativa con particolare riferimento alla fase di attuazione del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) in cui assume una rilevanza strategica il controllo di legalità sulle aree ad alto rischio corruzione, quale quella sugli appalti pubblici!!! 

Il monito è contenuto nella delibera con cui la Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti ha approvato la relazione della Regione nell’ambito del contraddittorio sul rendiconto per il 2021 accertando “la parziale adeguatezza del sistema integrato dei controlli interni della Regione”

La delibera, a firma del presidente Salvatore Pilato è stata trasmessa nei giorni scorsi al presidente della Regione, al presidente dell’Ars e al presidente del Collegio dei revisori dei conti della Regione.

Sul fronte della lotta alla corruzione, la Corte dei Conti invita la Regione a concludere la mappatura delle aree di rischio per i diversi processi dell’attività amministrativa, al fine di non pregiudicare in tal modo l’effettiva attività di prevenzione dei rischi di corruzione, ad incrementare le risorse umane e informatiche, per garantire la completa ed efficace attuazione delle disposizioni normative connesse alla prevenzione dei rischi corruttivi e alla trasparenza dell’azione amministrativa e a procedere a una complessiva e riepilogativa rilevazione dei risultati realizzati sulle misure di prevenzione, che metta, puntualmente, in evidenza il collegamento di esiti e strutture coinvolte alle fasi di attuazione e agli strumenti di rilevazione contenute nelle tabelle di programmazione del Ptpc, al fine di garantire l’esatta rispondenza tra programmi di prevenzione e risultati conseguiti.

Per quanto riguarda il controllo sugli organismi partecipati, i giudici suggeriscono di valutare la costituzione di un presidio organizzativo centralizzato, avente funzioni di indirizzo e coordinamento in materia di riordino, riorganizzazione e controllo degli enti dipendenti e delle società partecipate in modo totalitario dalla Regione.

A tal riguardo – si legge nella delibera – è auspicabile la costituzione di un’unica cabina di regia per il monitoraggio dei contratti di servizio sottoscritti dalle varie articolazioni dell’amministrazione e dai suoi organismi partecipati, al fine di contenere i costi complessivamente posti a carico del bilancio regionale, anche in relazione ai costi di funzionamento di enti e società. 

Creare inoltre un sistema informativo che consenta di rilevare i rapporti finanziari, economici e patrimoniali tra la Regione e le sue società partecipate, ed emanare specifici atti di indirizzo per la verifica della riconciliazione dei reciproci rapporti creditori e debitori.

In riferimento alle performance e alla valutazione dei dirigenti regionali, per i giudici contabili sarebbe necessario creare un adeguato collegamento alla programmazione definita con il Defr, sia dal punto di vista qualitativo (obiettivi da raggiungere) che in riferimento alla capacità di utilizzo delle risorse assegnate; evidenziare, distintamente, le correlazioni di obiettivi e indicatori con i requisiti previsti dalle disposizioni normative di riferimento e richiamati nel documento che disciplina il Smvp; estendere il vigente sistema di misurazione e valutazione della performance dell’amministrazione regionale alle agenzie strumentali regionali; differenziare, adeguatamente, la valutazione del management dell’ente. 

La Corte dei Conti suggerisce alla Regione Siciliana di individuare un responsabile/referente unico per l’attuazione dei progetti finanziati da fondi Pnrr che garantisca alle amministrazioni centrali, titolari degli interventi a regia, l’invio, nei tempi previsti, delle informazioni sullo stato di avanzamento procedurale, finanziario e fisico degli interventi del Pnrr, ai fini del monitoraggio da parte dell’Unità centrale di Audit presso il Mef, e della rendicontazione semestrale all’Ue e a prevedere specifici reports, indirizzati agli organi direzionali, al fine di monitorare, nel corso della gestione, il grado di conseguimento delle misure previste dal Pnrr, e il rispetto dei tempi programmati.

In merito ai controlli sull’attuazione dei progetti del Pnrr, la Corte, nel documento, invita inoltre l’amministrazione regionale «a prevedere una omogenea metodologia, prevedendo una forma di intervento sostitutivo, nel caso di ritardo e/o inadempimento dei dipartimenti nell’attivazione dei controlli, nonché delle forme di verifica sull’adeguatezza del sistema di controllo adottato a livello di ciascun dipartimento ed a prevedere l’operatività e l’interscambiabilità del sistema informativo regionale con la piattaforma nazionale, stante che i sistemi informativi non integrano, tempestivamente, i flussi informativi a supporto della funzione strategica e di quella gestionale, al fine di verificare in corso d’opera, il conseguimento degli obiettivi del Pnrr nei tempi programmati, oppure di consentire la rapida adozione degli interventi correttivi.

Intercettazioni??? Sono pubbliche e a disposizione di tutti: il problema consiste nel portarle in evidenza!!!

Molti non sanno che (nella maggior parte delle inchieste giudiziarie) all’interno del fascicolo, sono presenti (quando compiute) le intercettazioni ambientali delle nostre forze dell’ordine.

Sì… sono tutte lì, uno potrebbe credere che queste siano secretate, che nessuno possa mai leggerle, ma non è così, la maggior parte di esse solo libere da vincoli, basta semplicemente recarsi in Tribunale, chiedere in cancelleria la consultazione del fascicolo oppure richiedere (ovviamente pagando…) copia di quell’atto giudiziario ed il gioco è fatto!!!

Ora, ottenuto quei documenti, si stratta di leggerli e scoprire come dietro quella falsa immagine di professioni impeccabili si nascondano individui sleali, dirigenti e funzionari ipocriti, personaggi che dimostrano attraverso quelle loro frasi e/o quei commenti “intercettati”, d’essere quanto di più spregevole e ingannevole la natura umana possa creare… 

Difatti, attraverso quelle trascrizioni (telefoniche e/o ambientali) si può comprendere come dietro quella facciata di persone perbene e/o di fidati compagni, vi sono dei soggetti ingannevoli che provano in ogni modo possibile d’incul…. i propri colleghi di lavoro, cercando con quei “lunghi coltelli” d’approfittare di quella spiacevole situazione, sì… di quella spiacevole circostanza che ha posti quei loro pari grado in cattiva luce; eccoli quindi pronti a promuovere se stessi, la propria immagine, pur di cercare disperatamente di prenderne il posto!!!

Sono tutti profondamente meschini, sia coloro che hanno compiuto quelle scorrette azioni nell’esercizio delle loro funzioni, ma ancor più quei loro colleghi o sottoposti, che dimostrano essere altrettanto menzogneri e bugiardi!!! 

Ho ricevuto in questi mesi da parte di amici, conoscenti, ma soprattutto da estranei (attraverso il pulsante “Denuncia” posto in alto sulla destra all’interno della pagina principale del mio blob) molti documenti (la maggior parte devo ammettere in forma anonima…) su procedure e/o inchieste giudiziarie concluse (o ancora in corso) e dalla cui lettura di quelle pagine si possono comprendere i discorsi riportati dalle intercettazioni, ai quali – credetemi – si resta “basiti”, quasi a non credere che quanto vi sia trascritto possa essere veritiero!!!

Scorrere con gli occhi quei commenti, provare a concentrarsi su quei messaggi “criptici” relativi quasi sempre al passaggio di contanti, quel “dire/non dire” per non far comprendere a terzi quanto si stia facendo, già… riuscire a decodificare quelle frasi tendenti a nascondere le mazzette ricevute, è veramente un lavoro certosino ben compiuto dalle nostre forze dell’ordine. 

Ma non solo, non bisogna tralasciare la codifica anche dei video, ripresi furtivamente, dai quali si evince l’uso di segnali gestuali “ermetici” che fanno comprendere come dietro a quei meccanismi corruttivi/clientelari e mafiosi, vi siano essi, con le loro agevolazioni, approvazioni e quant’altro…

Sì… perché non si tratta soltanto di ricevere denaro per quel loro immorale comportamento, tale da determinare una serie di azioni che portano a beneficiare soggetti o imprese che ne fanno richiesta, no… quei pubblici ufficiali – incaricati di effettuare le dovute verifiche o ancor più addetti a quei previsti controlli – dimostrano di far ancor di più e cioè, di prestarsi a consigli, suggerimenti, consulti, ma si offrono anche come consulenti, suggerendo sistemi alternativi per limitare o ancor più ostacolare il lavoro degli organi inquirenti…

Mi chiedo quindi, perché non far emergere quanto si è scoperto: si tratta semplicemente di pubblicare quei documenti (a disposizione di tutti); in essi vi sono i nomi e cognomi di coloro che hanno partecipano attivamente a quell’abituale malaffare e dai quali emergono circostanze gravi, tali quantomeno da determinare provvedimenti disciplinari per poterli  allontanare definitivamente da quei “sensibili” pubblici uffici!!!

Ma d’altronde, in un Paese dove il Ministro di giustizia ha dichiarato le “Intercettazioni spesso inutili, strumento micidiale di delegittimazione”, verso quale strada della “legalità”, siamo tutti noi indirizzati???

Tribunale di Messina: nominato il Dott. Scavuzzo quale Presidente di sezione civile.

Il plenum del Csm ha deliberato all’unanimità il conferimento al magistrato Ugo Scavuzzo dell’incarico semidirettivo di presidente di sezione civile a Messina. 

Ricordo come il Dott. Scavuzzo sia stato presidente di sezione del tribunale di Patti, lo stesso in cui è stato condotto il maxiprocesso sulla mafia dei “Nebrodi”, i cui giudici del tribunale di Patti, hanno disposto ben 91 condanne per oltre 600 anni di carcere e il sequestro di beni per circa 4 milioni di euro.

Vorrei in questa circostanza ricordare quanto lo stesso magistrato espresse a suo tempo – quale esponente di Magistratura indipendente – nel commentare i risultati della consultazione per il rinnovo della Giunta distrettuale ANM, chiarendo e sintetizzando in maniera schematica, le linee programmatiche ricercate del gruppo, di seguito riportate:

– ha proposto e proporrà sempre un modello di magistratura fedele all’ordinamento giudiziario e gelosa della sua indipendenza interna ed esterna; esprimerà da subito netta contrarietà alle richieste provenienti dall’avvocatura dirette a rafforzare il ruolo di essa nei consigli giudiziari;

– si asterrà dall’attività di sterile proselitismo promuovendo magistrati colti, preparati, seri con una fortissima propensione al dialogo, pronti a spendersi quotidianamente per il miglioramento qualitativo del servizio giustizia;

– si impegnerà affinché il progetto di revisione delle piante organiche e della geografia delle Corti d’appello sia elaborato tenendo conto delle specificità di ogni distretto e delle ricadute di esso sulla qualità della giurisdizione e sull’omogeneità sul territorio dei tempi della risposta di giustizia”;

Ecco perché ritengo la nomina a Presidente – per il Tribunale di Messina – qualcosa di significativo; mi riferisco in particolare a quel concetto di imparzialità e legalità tanto richiesto da noi cittadini che vedono nell’operato dei magistrati, quella desiderata speranza di ottenere giustizia e rispetto della legge che ricordo – non può e non deve – mai svolgersi in contrasto con le sue disposizioni!!!

Si dimette il presidente di Confindustria Catania.

Dopo quanto emerso con l’inchiesta antimafia “Doppio Petto” a cui sono seguite le dichiarazioni in questi giorni di alcuni presidenti di associazioni di legalità, ad iniziarsi da quella dell’avvocato Enzo Guarnera, presidente dell’associazione “Antimafia e Legalità di Catania” che ha dichiarato: Dovrebbe dimettersi subito e, se non lo facesse, dovrebbe sfiduciarlo la sua organizzazione. Se ciò non avvenisse, la vergogna sarebbe infinita! Per lui e per gli altri associati. Le dichiarazioni di Di Martino costituiscono un pessimo esempio per tutti gli imprenditori catanesi e non solo. Se un presidente di un’associazione prestigiosa come Confindustria paga il pizzo, dal punto di vista etico va considerato un sostenitore esterno. Una vittima denuncia, a maggior ragione se è un rappresentante dell’associazione degli industriali. Invece Di Martino ai convegni dichiara che il pizzo non va pagato, ma intanto lo paga. Che si dimetta!!!

Lo stesso Avv. Guarnera ricorda (con rammarico) che nel 2019 Angelo Di Martino “è stato insignito del titolo di commendatore al merito della Repubblica. Se fosse un mio potere lo revocherei”.

Di egual avviso Nicola Grassi, presidente di Asaec (Associazione Antiestorsione di Catania Libero Grassi): Qual è la novità? Alla luce delle recenti evidenze investigative, emerge chiaramente come vi sia una vera e propria emergenza pizzo. L’estorsione ai danni di imprenditori e commercianti è ormai diventata normalità. Gravissimo: siamo tornati indietro di trenta, quarant’anni. Il pizzo viene chiesto a tappeto su tutto il territorio. Lo ripetiamo e lo ripeteremo finché sarà necessario: indispensabile una sinergica opera di sensibilizzazione da parte delle istituzioni, prefettura, forze dell’ordine e componenti sociali e associative. Senza una risposta immediata da parte dello Stato il pericolo è quello di un controllo sempre più vasto e capillare dell’economia locale da parte della mafia.

Ecco quindi che dopo una settimana di durissimi attacchi, il presidente di Confindustria Catania, Angelo Di Martino, si è dimesso: c’è voluta però una riunione d’urgenza del Consiglio di presidenza dell’associazione per valutare il contenuto delle notizie apparse sulla stampa.

 “Nel corso della riunione – si legge in una nota dell’associazione degli industriali etnei – il presidente, dopo avere espresso la propria estraneità ai fatti, così come riportati sulla stampa, riservandosi di agire per le vie legali, ha deciso, sentito il Consiglio di presidenza, di rimettere il mandato e di rassegnare quindi le proprie dimissioni, ciò al fine di preservare l’immagine dell’associazione evitando così qualsiasi ulteriore speculazione”.

Scusate, mi chiedevo: quale principio di legalità è passato???

Ho letto ieri l’articolo pubblicato su “Il Fatto Quotidiano”:  https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/12/02/operazione-della-dda-contro-clan-catanese-a-pagare-per-anni-il-pizzo-anche-il-presidente-di-confindustria-catania/7372167/

Conoscendo quale fine abbia l’insegnamento della legalità e cioè l’indicarci diritti e doveri per vivere in maniera civile, mi chiedevo, se forse qualcosa a quel principio fosse mancato… 

Esso infatti costituisce una delle frontiere educative più importanti, in quanto ha proprio come obiettivo quello di creare un circolo virtuoso fra i cittadini e le istituzioni!!!

In particolare esso prova a incentivare l’assunzione di responsabilità nei confronti di chi per l’appunto rappresenta con il proprio impegno il Paese, mi riferisco a quelle importanti associazioni di rappresentanza quali Ordini, Comunità, Organizzazioni, Consorzi, Confederazioni, Sindacati, ma anche Fondazioni e Associazioni di Volontariato, percorsi in cui la partecipazione alla vita associativa trova proprio il suo momento centrale, nel conseguire soluzioni ai problemi della collettività e nell’essere, con i suoi principi di valori e identità, diretta conseguenza di contrasto alla criminalità organizzata.

Valori quest’ultimi che non sono ipotesi astratte, ma bensì credo interiore espresso quotidianamente attraverso le azioni che si traducono poi in quel messaggio positivo che è la risonanza mediatica…

Se però esiste una discrepanza fra quell’azione e il valore che essa di fatto rappresenta, il risultato ottenuto sarà quello di una profonda sensazione di disagio, una situazione che crea imbarazzo, dubbi, incomprensioni, ma soprattutto ripensamenti, in particolare leggendo quanto ora accaduto, nei riguardi di chi è stato per anni riconosciuto non solo garante e protettore di quei ceti più deboli, ma bensì paladino di legalità…

Comprenderete quindi la mia difficoltà nello scrivere su quanto accaduto, ma vedo – per ragioni opposte – di non essere il solo; sì… noto come sul web vi sia la volontà di astenersi dal commentare la notizia, preferendo parimenti l’opzione del silenzio.  

Ma d’altronde, come non ricordare in questa circostanza Jorge Luis Borges: Non parlare a meno che tu non possa migliorare il silenzio!!!

Quando sembra che quanto compiuto risulti inutile, ecco che la parte sana della "Giustizia" si sveglia e fa il proprio dovere!!!

Tu hai però potuto vedere, in questa circostanza, che qualche volta la giustizia, se non arriva alla prima, arriva, o presto o tardi anche in questo mondo. Va a dormire per ora: che un giorno avrai forse a somministrarcene un’altra prova, e più notabile di questa”!!!

Scriveva così nell’XI capitolo Alessandro Manzoni nel suoi libro “I Promessi Sposi” e come dargli torto…

Già… la giustizia è lenta, a volte anche troppo, ma quando sembra che non si arrivi ad una sua naturale conclusione, ecco che improvvisamente si giunge ad una inaspettata fine e chi di dovere, ne paga le conseguenze!!!

D’altronde penso sempre che anche in quel sistema giudiziario, non tutto sia perduto, d’altronde voler credere che all’interno di quei palazzi di giustizia non vi siano livelli di corruzione è come avere i prosciutti negli occhi…

Quel luogo rappresenta come tutti i posti di lavoro un complesso nel quale si formano legami, coalizioni, vincoli, solidarietà che possono generare anche situazioni al limite della legalità…

No c’è da meravigliarsi, d’altronde parliamo di uomini e donne, ciascuno con le proprie debolezze “umane” e quindi a volte accade che nel rivolgerci ad essa, le nostre istanze, non trovino celermente quelle aspettative che ci saremmo aspettati, anzi ci sono dei momenti in cui sembra di sbattere contro un muro di gomma!!!

Poi improvvisamente accade qualcosa di inaspettato, la nostra caparbietà, il non aver mediato o ancor peggio l’essersi opposti ad eventuali forme coercitive, ha portato a non fermarsi quando qualcuno da quei palazzi ha provato – per ragioni che non sto qui a riportare, ma certamente per proteggere alcuni  interessi personali o di carattere associativi, gli stessi di cui accennavo sopra – a fuorviare la verità, ma non riuscendo nell’intento, ahimè si è stati costretti a rinunciarvi, facendo intervenire su quei nostri procedimenti, colleghi (per fortuna) liberi da qualsivoglia compromesso morale, e difatti, questi ultimi, riescono in tempi rapidi a definire quanto si sarebbe viceversa (da parte di altri loro colleghi…) voluto insabbiare!!!

Ci sarebbero anche le prove per evidenziare come certi meccanismi collusivi, conducano a legami che portino al dover presumere che dietro a quelle rilevanti protezioni, vi sia certamente qualcosa di ambiguo, ben occultato o quantomeno dissimulato dietro una qualche nota associazione, ma di fatto, ciascuno di loro è membro o seguace di una qualche loggia!!!

Comunque, come ho scritto nel titolo di apertura, alla fine la giustizia arriva ed è quanto accaduto in queste ore all’interno di un Tribunale siciliano; certo son passati cinque anni dal primo esposto, ma comunque, la verità finalmente è stata portata alla luce…

A volte mi sento stanco di combattere per questo Paese, per i miei connazionali e soprattutto per i tanti amici e conoscenti, ma poi penso ad una frase di Papa Francesco ed allora riprendo le forze e l’energia per continuare con quanto ritengo essere da sempre una missione: “La vita di ogni comunità esige che si combattano fino in fondo il cancro della corruzione, il cancro dello sfruttamento umano e lavorativo e il veleno dell’illegalità. Dentro di noi e insieme agli altri, non stanchiamoci mai di lottare per la verità e la giustizia”.

Vivere nella legalità??? Semplice, basta compiere ogni giorno piccoli gesti!!! Mi fa piacere osservare come anche il Procuratore Gratteri la pensi così….

Ho letto ieri di un intervista pubblicata sul Corriere della Sera al nuovo Procuratore Capo di Napoli e vorrei condividere con voi alcune risposte del magistrato, che fanno comprendere in modo semplice, come il più delle volte – nel compiere da cittadini il proprio dovere – basti realizzare quelle scelte corrette, anche se a volte difficili.

Ed è la ragione per la quale da tempo esprimo il mio disagio morale, sì… per la maggior parte dei miei connazionali, incapaci di compiere quella reale differenza, poiché solitamente si mostrano omertosi, pecore, individui assoggettati in maniera subalterna a quanti – per ragioni diverse – si impongono loro o fanno valere quell’autorità.

Già… sono incapaci di alzare la testa e ancor meno di far valere le proprie ragioni, pur sapendo queste di essere giuste, continuano a restare lì “sottomessi”, dimenticando come la loro vita risulti ogni giorno più vacua, inutile, priva di contenuti, già… una vita sterile che scivola nel silenzio assoluto!!!

Ed allora permettetemi di riproporre alcune risposte date nell’intervista dal Procuratore:      

Ha fatto arrestare suoi compagni di classe?

«Sì, molti studenti erano figli di capimafia. Feci arrestare anche il mio compagno di giochi in campagna, quando andavo dagli zii, perché aveva un arsenale di armi».

Qualcuno le è rimasto impresso?

«Con un amico giocavamo sempre a pallone davanti a casa mia, in uno spiazzo di terra battuta, con vetri, chiodi. Quando tornavamo a casa dovevamo stare attenti a non zoppicare sennò erano botte, perché il gioco era tempo perso, bisognava solo studiare e se avanzava tempo andare nei campi ad accudire gli animali, mucche, capre, pecore, galline, conigli, tacchini, tutto quello che c’è in una piccola fattoria».

Cosa successe?

«Lui era emigrato a Torino con la famiglia. Molti anni dopo lo ritrovai su un veliero davanti alle coste di Miami con un carico di 800 chili di cocaina. In carcere mi impressionò la faccia, era bianco come la carta: le prigioni americane non sono come le italiane. “Mi sono rovinato la vita”, disse. Risposi che poteva ripartire da zero, bastava che collaborasse. Non collaborò».

Cosa vuol dire vivere sotto scorta? Ormai sono quasi 35 anni, dall’aprile del 1989.

«È pesante. Ci sono giorni in cui si soffre di più, viene la sindrome da soffocamento a non poter fare una passeggiata da soli, non poter andare in bicicletta, non uscire in moto. Penso di non fare un bagno al mare da 25 anni».

Dove trova la forza di fare questa vita?

«Nella convinzione che quello che faccio serve, è utile alla collettività. La libertà non è andare in bici o farsi un bagno al mare. La libertà è stare anche per un anno sotto una pietra, fermo, immobile, ma poi poter dire quello che si pensa e guardare tutti negli occhi».

Paura per sua moglie e i suoi figli?

«Certo, paura per tutti. Pure loro hanno la scorta. Hanno cercato di sequestrare uno dei miei figli, avevano programmato di simulare un incidente stradale per ammazzare l’altro».

Sono arrabbiati con lei? Non le hanno mai chiesto: perché non hai scelto un altro lavoro?

«All’inizio sì, ora cominciano a metabolizzare e capire che ho fatto cose importanti. Assieme ai miei colleghi abbiamo reso la Calabria, la nostra terra, più libera. Soprattutto abbiamo messo nella testa della gente il tarlo che si può cambiare. Infatti le denunce sono aumentate».

Di cosa è più orgoglioso?

«Sul piano morale, di aver ridato la speranza ai calabresi. Sul piano pratico, di aver costruito fisicamente la nuova Procura, la più bella d’Italia, in un convento del Quattrocento che stava cadendo a pezzi. Avevo iniziato a pensarlo il 16 maggio 2016, il giorno in cui mi sono insediato a Catanzaro. Sono andato a Roma a fare la questua e ho trovato i sette milioni e mezzo che servivano. È stata la prova che la Calabria non è la regione delle incompiute. E poi abbiamo costruito l’aula bunker più grande al mondo».

Domani comincia a Napoli. C’è chi già scommette su quanto durerà.

«Ma io ho un carattere molto forte. Per anni ho mangiato pane e veleno. Sono allenato al sacrificio, a qualsiasi tipo di stress».

Sua moglie non la seguirà: non aveva chiesto il trasferimento perché non credeva che avrebbe ottenuto l’incarico.

«È vero: a settembre non ha fatto la domanda di trasferimento perché, ha detto, “siccome ti bocciano sempre è meglio che rimango dove sto”. Insegna matematica a Locri».

Le è dispiaciuto di più non diventare ministro della Giustizia nel 2014 o procuratore nazionale antimafia nel 2022?

«Non sono attaccato alle poltrone. Per me è importante servire lo Stato. Non è retorica, ma mentre cammino nei corridoi della Procura se trovo luci accese in una stanza e non c’è nessuno io le spengo: e chi le ha lasciate accese sa che sono passato. Certo, bisognerebbe capire chi ha detto a Napolitano che non potevo fare il ministro: Renzi mi aveva dato carta bianca».

Se deve fare un regalo a sua moglie fa «bonificare» il negozio?

«Io non entro mai in un negozio. Anche per un caffè, entra prima uno dei miei, paga, e poi arriviamo noi e consumiamo. Altrimenti c’è sempre qualcuno che te lo vuole offrire».

Non ne ha mai accettato uno?

«Una volta con mia moglie, eravamo fidanzati, entrai al bar con la scorta e c’era il capomafia del paese con la sua scorta che voleva assolutamente offrirmi il caffè. E io: ma no lasci stare, che poi trovo delle cose su di voi e vi faccio arrestare. Lui insistette. Cinque mesi dopo nel carcere di Palmi il caffè gliel’ho offerto io».

È vero che ha rifiutato i biglietti per lo stadio che le aveva fatto recapitare De Laurentiis?

«Ho detto ai miei di ringraziare, ma non sono mai entrato in uno stadio, quindi ho chiesto di restituirli».

Avrebbe potuto regalarli.

«Chi deve andare alla partita paga il biglietto. Un magistrato guadagna bene».

Lei quanto guadagna?

«Io guadagno 7.400 euro».

E vale la pena fare questa vita per quei soldi?

«Quando ho iniziato guadagnavo un milione 350 mila lire al mese. Questo lavoro non si fa per i soldi. Se uno pensa di fare il magistrato e invidia chi ha la Ferrari doveva fare il concorso per notaio. Siamo privilegiati: guadagniamo tre volte lo stipendio di un impiegato».

Torniamo a Napoli. Quali sono le priorità?

«Intanto devo entrare in Procura e lo farò domani. Per prima cosa devo ascoltare tutti. Io faccio 4-5-10 riunioni in un giorno. Arrivo alle otto, esco alle 20, mangio sulla scrivania, non mi alzo finché non ho preso una decisione, mettendo a disposizione la mia esperienza».

Come ha preso la lettera della Camera Penale che le ha fatto «gli auguri più sinceri», ma avrebbe «preferito un profilo diverso, meno operativo militare»?

«Mi dispiace per loro che non hanno studiato le mie cose, la mia vita, non si sono informati da persone oneste su chi sono. Anche una corrente di magistrati ha sollevato obiezioni. Ma se a Catanzaro, dove sono da 7 anni, nessuno ha fatto domanda di trasferimento un motivo ci sarà. Eppure ci sono giovani da Lombardia, Emilia-Romagna, Umbria, Marche».

I detrattori dicono che tutta la Calabria ha 2 milioni di abitanti e Napoli da sola 3 milioni.

«E quindi?».

Sarà in grado di gestire numeri così diversi?

«I miei predecessori venivano tutti da Procure più piccole di quella di Catanzaro».

Scrive tutti i libri con Antonio Nicaso: il prossimo, «Il Grifone», uscirà il 7 novembre per Mondadori e sarà il numero 23.

«Ho conosciuto Nicaso quando stavo preparando il concorso in magistratura e davo ripetizioni agli studenti a Caulonia. Abbiamo gli stessi valori. È emigrato in Canada perché in Calabria non riusciva a diventare giornalista, c’era sempre qualcuno più bravo di lui. Fratelli di sangue ce lo volle pubblicare solo Pellegrini Editore, tutti i grandi lo avevano rifiutato. Vendemmo 50 mila copie. Dopo ci volevano tutti».

Oggi è più potente la mafia, la ’ndrangheta o la camorra?

«La ’ndrangheta: è la più ricca e riesce a importare l’80 per cento della cocaina che arriva in Europa. Cosa Nostra da almeno 25 anni compra la cocaina dalla ’ndrangheta».

Cosa pensa di film e fiction a tema?

«Posso dire che Il Padrino è un capolavoro di musiche e immagini, ma quella famiglia non è mai esistita. E invece nell’immaginario collettivo siamo cresciuti con l’idea delle mafie che hanno un’etica e dei valori. Chi si sente uomo di cultura, deve porsi la domanda: ma l’effetto di questi film qual è? Se davanti alle scuole vediamo i ragazzini muoversi come i killer del film che hanno visto la sera prima, abbiamo creato danni e nessuna coscienza».

Indagherebbe di nuovo Lorenzo Cesa, la cui posizione nell’inchiesta poi fu stralciata?

«C’erano delle intercettazioni, poi dalle indagini abbiamo appurato che non c’erano stati contatti. Io non ho la sfera di cristallo».

Non si è pentito nemmeno della prefazione al libro negazionista di Bacco e Giorgianni?

«Sì, ha ragione, quello è stato un mio errore. Sono stato superficiale a fidarmi a fare la prefazione su un abstract. Ho chiesto scusa».

Avesse una bacchetta magica e potesse svegliarsi senza scorta, cosa farebbe?

«Mi comprerei una motocicletta. Quando ero ragazzo amavo tutti i motori».

Procuratore mi conceda quindi di fissare quest’immagine… 
Leggendo quest’ultima sua frase ho pensato di farle un regalo: sì… ho provato a coronare quel suo sogno attraverso una foto; l’intendo, è quello guardandola di suscitare in Lei un momento di spensieratezza, sì… per farla sorridere…

Con affetto, suo omonimo, Nicola. 

Tribunale di Messina: quanta amarezza!!! Già… perché dopo aver agito per portare la legalità dove non c'era, scopro in questi anni come a vincere sia ancora costantemente l'illegalità!!! Parte quarta

Si comprende da quanto scritto in questi giorni di come la gestione dei beni comuni nei suoi variegati aspetti, anche connessi con la tutela di diritti personali e non patrimoniali, non può che essere affidata ad un soggetto validamente nominato dall’assemblea legittimamente costituita in quanto, nel caso di specie, la presenza di un numero elevato convenuto (all’incirca 800), sta indiscutibilmente comportando ingentissime movimentazioni di denaro ad opera di un soggetto, ad oggi, non legittimato ad operare quelle funzioni di amministratore in quanto tra le dette somme, risultano anche accrediti di svariate decine di migliaia di euro operanti in favore proprio di quell’ex amministratore, suo familiare… 

Quindi… nonostante ad oggi lo stesso non possa essere ritenuto tale, è proprio questo aspetto a meritare un adeguato approfondimento nella fase di merito, in quanto, il suddetto elevatissimo ammontare delle somme illegittimamente movimentate potrebbe arrecare un pregiudizio irreparabile per i condomini anche in considerazione della ragionevole difficoltà di recupero futuro delle somme medesime (tra cui quelle che potrebbero continuare ad essere accreditate a titolo di compenso da parte del familiare promossosi a nuovo amministratore) ove la delibera di nomina di quest’ultima non venga – come già occorso per le precedenti assemblee con riferimento al padre – definitivamente sospesa!!! 

CONTINUA

 

Tribunale di Messina: quanta amarezza!!! Già… perché dopo aver agito per portare la legalità dove non c'era, scopro in questi anni come a vincere sia ancora costantemente l'illegalità!!! Parte terza

Ecco quindi che per tutte quelle illecite circostanze e soprattutto per gli evidenti reati commessi e ahimè reiterati, nonostante l’ordine del giudice, non è stato ad oggi possibile ottenere quella documentazione condominiale (alla faccia della legalità e del rispetto della legge…) illegalmente detenuta ora da un soggetto estraneo e mai eletto ufficialmente!!!

Altro che “Casamonica”, già… quei soggetti criminali a noi siciliani ci fanno un baffo, in particolare grazie anche al sostegno ricevuto da parte di una giustizia che ha solo evidenziato in questi anni di ricevere “Tumbulate a levapilu” come mi suggerisce un amico catanese!!!

Già… perché le continue lungaggini giudiziarie non hanno permesso a quell’amministratore giudiziario, ripeto nominato dal Tribunale di Messina, di poter procedere alla verifica dell’anagrafica e quindi ad una regolare convocazione assembleare, onde poter garantire non solo il rispetto delle regole condominiali fino ad oggi gravemente violate, ma quelle ripercussioni personale compiute nei confronti di taluni condomini che per l’appunto, hanno provato in questi anni a ribellarsi, subendo continui atti prepotenti, vessatori ed umilianti sopraffazioni!!!

E’ evidente come si stia provando in tutti i modi d’impedire che la verità venga alla luce, già… è ormai palese a tutti di come si stia provando a sospendere le vicende giudiziarie in corso e nel far ciò si utilizzando espedienti e meccanismi illegali ed elusivi, al fine di non far compiere alla magistratura il proprio compito che ricordo, è proprio quello di far rispettare sempre e ovunque la legge e quei fondamentali principi di legalità!!!

Ormai è certo, ciò che non si vuole fare emergere è dove siano finiti i soldi della cassa del condominio riportati in questi anni nei vari bilanci mai approvati!!!

Aveva ragione il giudice Falcone: “segui i soldi per capire il sistema”!!! 

Sì… come ho scritto nel titolo di apertura sono amareggiato, perché parliamo di un sistema marcio e profondamente ingiusto, un sistema che impone tutte le sue astuzie e che fa in modo che nessuno possa contrastarlo, perché la maggior parte dei cittadini – a differenza di quel noto programma televisivorifiuta e non va avanti!!!

Ecco perché solo chi è forte dentro, chi non ha paura di niente e di nessuno, chi ha evidenziato nel corso della propria vita di non essere legato a quel sistema clientelare e corruttivo, già… perché soltanto chi non è mai appartenuto a logge o sistemi di potere può considerarsi libero da compromessi e quindi da pericoli ricattatori, permettendosi di camminare a testa alta e denunciare tutto il malaffare con cui si viene a contatto ed in particolar modo proprio quei soggetti “potenti”, che sanno di esser dentro al famoso “cerchio magico”, un sistema grazie al quale si può arrivare dove si vuole, perché le regole lo consentono!!!

Continua

Tribunale di Messina: quanta amarezza!!! Già… perché dopo aver agito per portare legalità dove non c'era, scopro in questi anni come a vincere sia ancora costantemente l'illegalità!!! Parte seconda

Quindi riepilogando, grazie al mancato sostegno da parte dello Stato ecco che una nuova “illegittima” assemblea indetta dai sostenitori di quell’amministratore ormai rimosso, provoca per l’ennesima volta una nuova condizione di instabilità, in particolare tra i condomini che ormai non sanno più cosa fare e soprattutto a chi doversi rivolgere…

Nessuno difatti in quel villaggio possiede i 501/millesimi necessari per nominare un amministratore, anche se poi attraverso vari espedienti, qualcuno continua a provare più volte di rinominare l’ex Amministratore, determinando così come conseguenza, quella di costringere gli altri condomini (che viceversa hanno deciso di seguire la strada della legalità) a impugnare quelle assemblee che di fatto risulteranno, come tutte le precedenti, illegittimamente indette (vedasi sentenze pronunciate)!!!

Comprenderete da voi, come grazie ad un semplice, per non dire banale (o forse sarebbe più corretto dire “vergognoso”) espediente, ma ahimè… da quanto ho potuto costatare perfettamente efficace, quell’amministratore – ripeto… già rimosso dal Tribunale ed ora rinviato a giudizio) – continui ad imporre la propria volontà, intervenendo – secondo anche quanto riportato dalle indagini della Pg di Messina – sia nei c/c bancari che in quelli postali del condominio (sì… quest’ultimo aspetto merita un adeguato approfondimento che faro in seguito…).

Ed allora, dopo l’ennesima richiesta presso il Tribunale di Messina, si è riusciti finalmente a far rinominare nuovamente quell’amministratore Giudiziario, il quale però non riesce – come avevo riportato nel precedente post – neppure accompagnato dall’ufficiale giudiziario e dalle forze dell’ordine a ottenere la documentazione condominiale, indispensabile anche per poter indire una nuova assemblea condominiale, in quanto tra quei documenti vi è per l’appunto l’anagrafica!!! 

Nel frattempo, quell’ex amministratore, che evidenzia di conoscere in maniera perfetta le crepe giudiziarie – ora che è stato rinviato a giudizio – provvede a consegnare (o quantomeno ciò è quanto è stato dichiarato a quell’ufficiale giudiziario) tutti gli incartamenti di quel condominio alla propria figlia, la quale è stata, come ci si aspettava d’altronde, querelata da alcuni condomini (definiti dalla controparte) “resistenti”; quest’ultima, in collaborazione con uno pseudo Presidente dei condomini, indice una nuova riunione condominiale, circostanza questa che poteva essere compiuta dal solo amministratore giudiziario, in quanto amministratore di fatto, essendo stato nominato dal Tribunale e peraltro, soltanto quest’ultimo avrebbe – nel caso in cui avesse ricevuto l’anagrafica corretta di tutti i proprietari – indire, come riportavo sopra, una nuova elezione…

Ma da quanto emerso, si è preferito indire una illegittima riunione, attraverso una nomina palesemente nulla, poiché approvata da uno pseudo Comitato dei Condomini, del tutto sprovvisto di poteri deliberativi previsti dalla legge, in quanto l’approvazione dell’amministratore non rientra tra i poteri del Comitato, ma soprattutto, non tenendo conto che quella nomina per poter esser valida, necessitava di 501/millesimi…

Ed allora, ecco la conferma di come ancora una volta, quell’Amministratore giudiziario nominato dal Tribunale, viene lasciato solo, senza poter riuscire a compiere il proprio dovere per il quale tra l’altro era stato demandato e cioè, portare finalmente legalità dove ahimè da anni non esiste, tra l’altro aggiungerei, anche grazie al consenso di molti soggetti, attualmente responsabili di taluni pubblici uffici, che in questi lunghi anni – da quanto si è verificato – poco o nulla hanno fatto sia in controlli che in sanzioni!!!

CONTINUA…

Tribunale di Messina: quanta amarezza!!! Già… perché dopo aver agito per portare la legalità dove non c'era, scopro in questi anni come a vincere sia ancora costantemente l'illegalità!!! Parte prima

Tratto oggi una vicenda (moralmente) difficile, sì… perché mi ha portato a pensare che a differenza di quanto solitamente viene chiesto da parte delle nostre Istituzioni e cioè di essere cittadini modello e quindi rispettosi della legge, beh… dopo tanto aver compiuto per portare la legalità dove questa non c’era, ecco che ora mi ritrovo a dover convivere come quel Sindaco descritto nel film di Ficarra e Picone: “L’ORA LEGALE”!!!

Già… sono anni che provo in tutti i modi – attraverso la richiesta di procedimenti giudiziari – a raggiungere quei minimi, ma fondamentali
principi di legalità, per un condominio, certamente enorme (e sì… potremmo
paragonare quest’ultimo – per i bilanci presentati negli anni – ad un piccolo borgo e/o paesino dell’entroterra
), essendo costituito
da quasi 800 unità (pensate che nel solo periodo estivo, ciascuna di quelle unità abitative, coinvolge mediamente 4 individui per appartamento…), in località Giardini Naxos (ME).

Ecco quindi che il sottoscritto, viene nominato (proprio come quel Sindaco di cui parlavo sopra, ahimè… mi viene da dire col senno del poi…) “Presidente dei Condomini” da parte di una regolare Assemblea. 

La decisione di molti di scegliere proprio il sottoscritto, ritengo sia stata ispirata dal fatto che in tanti sapevano che da anni mi dedico – attraverso anche alcune associazioni di legalità – a far emergere quei principi a cui da sempre credo e difatti, nel ringraziare loro per l’incarico ricevuto, ho sin da subito fatto notare ai tanti amici intervenuti, che forse quella scelta poteva non rappresentare la decisione più felice, in quanto con il mio operato sarebbero potute emergere circostanze che, molti tra essi (forse), avrebbero preferito tener celate… 

E’ così purtroppo è stato!!! 

Infatti, dopo aver verificato quanto era accaduto durante gli anni di quella gestione, ecco che ho potuto evidenziare dei fatti gravi emersi a cui sono seguite una serie di
denunce (e qualcuno va ancora dicendo che in questa regione siamo tutti
omertosi perché non si denuncia, già… quando li ascolto mi vien da ridere…
) presso le Procure di
Catania prima e di Messina dopo, ed ancora, Gdf di Catania e di Messina – a seguire – Guardia Costiera,
Gruppo dei Carabinieri “Noe”, richieste presso Genio Civile, Comune di Giardini, Vigili del
Fuoco, Agenzia delle Entrate, Ufficio di Riscossione Sicilia e per ultimo il Ministero Economia e Finanza “MEF”, proprio per evitare possibili richieste di “Bonus” statali, da cui era meglio stare alla larga… 

Beh… dopo aver fatto tutto il possibile
per evidenziare danni all’erario, truffe, bancarotta fraudolenta, malagestio,
appropriazione indebita, etc… evidenze che sono state motivo
d’indagine da parte delle PG e degli organi preposti, tanto che dalle sopraddette indagini si è giunti al rinvio a giudizio di quell’ex amministratore, ecco che accade stranamente che il Tribunale
di Messina, chiamato in causa, non solo dal sottoscritto ma anche da un nutrito gruppo di condomini (che nel frattempo avevano a seguito dei miei esposti compreso quanto fosse accaduto), hanno dato seguito alla reiterata richiesta di avere un amministratore giudiziario…

Ecco che finalmente, dopo alcuni anni, si torna ad avere per quel condominio qualcosa di legale, sì… un nuovo Amministratore “giudiziario” nominato dal Tribunale di Messina!!!

Una nomina resasi necessaria, ma che ha dovuto per esser valida, essere richiesta da quei condomini ben due volte, in quanto quell’amministratore giudiziario, durante il suo primo anno di mandato, non ha potuto
espletare il proprio incarico, a causa di circostanze elusive, che a breve andrò a riportare e che hanno evidenziato in maniera precisa di come: l’illegalità abbia vinto finora sulla legalità!!!

Infatti, appena quell’amministratore
giudiziario è stato nominato, permettetemi di aggiungere che trattasi di un professionista esemplare, egli, come previsto in queste circostanze dalla normativa, ha proceduto alla richiesta dei documenti contabili e amministrativi all’ex
amministratore di quel condominio, consegna dei documenti che però non hanno ricevuto alcuna attuazione, dal momento che l’ex amministratore non li ha voluti consegnare, 
neppure quando l’amministratore nominato è stato accompagnato dall’ufficiale giudiziario e dalle forze dell’ordine!!!

Ecco, già da allora, s’iniziano a concretizzare tutte quelle mancate garanzie di legalità da
parte dello Stato, in particolare proprio nei confronti di quell’amministratore giudiziario che lo stesso Tribunale aveva di fatto nominato…

FINE PRIMA PARTE 

Una riunione condominiale finisce col fuoco!!! La prossima prevedo, se continua così nell'indifferenza generale, finirà nel sangue!!!

A Torino Pietra Alta la riunione di condominio finisce male: l’amministratore tenta di dare fuoco a un condomino!!!

Alcuni presenti ormai esasperati, durante una riunione di condominio hanno rischiato di diventare vittime “infuocate”… già, nel senso letterale della parola!!!

Mercoledì 9 agosto c.a., durante una convocazione assembleare, l’Amministratore ormai stanco di sentirsi accusare di avere eluso le casse del condominio (sull’accaduto tra l’altro sono in corso accertamenti d parte degli organi giudiziari, ma alcuni condomini sono certi che egli abbia fatto sparire parecchie somme, tanto da aver chiesto la sua revoca), beh… secondo quanto riportato, quell’amministratore di condominio ha rovesciato addosso ad un avvocato – invitato da alcuni condomini ad assisterli – una sostanza infiammabile, tentando di appiccare le fiamme con l’uso di un accendino che per fortuna non ha funzionato salvandolo così da un incendio certo…

A quel punto i presenti dopo aver separato i due soggetti hanno chiamato immediatamente i carabinieri, i quali hanno arrestato l’amministratore con l’accusa di tentato omicidio. 

I militari dell’Arma hanno quindi eseguito un sopralluogo nella sede legale dell’amministratore, trovando un liquido compatibile con quello versato addosso alla vittima che come riportato sopra, non ha evidenziato alcun danno, se non lo spavento…

Ripeto quanto già evidenziato in un mio precedente post, intitolato “Omicidi compiuti nelle riunioni condominiali??? Ho come la sensazione che alcune negligenze vadano ricercate nell’operato superficiale di una parte delle nostre Istituzioni!!!”. link: http://nicola-costanzo.blogspot.com/2023/07/omicidi-compiuti-nelle-riunioni.html

E sì… perché fintanto che l’illegalità viene consentita da questa nostra fallace giustizia o dovrei dire da taluni suoi togati, gli stessi che per motivi irrazionali non garantiscono neppure l’operato di quegli stessi amministratori giudiziari da loro stessi nominati, come pensate che le cose possano cambiare…

Già… perché quest’ultimi sono chiamati a difendere le ragioni di quei poveri condomini sottomessi ad accertate imposizioni e soprattutto raggiri e truffe compiute da taluni amministratori (protetti da quel sistema…) e da quei suoi lacchè, ma non solo, questi amministratori la cui mala-gestio è stata accertata dalle forze dell’ordine, beh… dopo essere stati indagati e soprattutto rinviati a giudizio per una sfilza incredibile di reati gravi, continuano come nulla fosse, già… prendendo per il culo sia la giustizia (che evidenzia con le sue azioni tutte quelle proprie lacune, auspico che trattasi soltanto di questo e che non vi sia qualcosa altro, come solitamente scopriamo ogni giorno in questo nostro corrotto Paese…), ma soprattutto quel suo apparato, grazie all’utilizzo di meccanismi elusivi e ad una serie di espedienti che permettono a quell’ex amministratore di rimanere di fatto in “carica” attraverso suoi complici, tra referenti (e/o familiari), ma principalmente non permettendo a chi è stato nominato propriamente da quel Tribunale, di poter compiere quanto dovuto, non avendo consegnati i documenti contabili!!!

Già… tutti sanno, ma nessuno fa nulla: che schifo di giustizia, abbiamo, una completa vergogna sia per lo Stato ma ancor più per quei cittadini coraggiosi che cercano in maniera legale di far emergere quei principi di legalità!!! 

Ma la circostanza più assurda è dover stare ad ascoltare tutte quelle parole sterili pronunciate solitamente durante abituali commemorazioni, incontri con i giovani o convegno sulla legalità, già… frasi espresse dal nostro Presidente della Repubblica e da tutti quei referenti istituzioni: Denunciate, denunciate e ancora denunciate, che lo Stato è con voi!!! Sì perdonatemi ma mi viene da aggiungerei: “e con lo Spirito Santo”!!!    

Auspico solo che a breve qualcuno vorrà spiegare cosa sta accadendo all’interno di quel Tribunale peloritano, perché il sottoscritto da ben cinque anni, non riesce a capirlo: sì… ho come la sensazione che quando a breve si giungerà a quella tanto auspicata sentenza definitiva, forse… sarà troppo tardi, perché vedrete… nel frattempo, qualcuno ci avrà rimesso la pelle!!!

     

Come dicono i Siciliani: c’è il meglio e c’è il peggio, a ciascuno il suo!!!

Ogni giorno, se pur lontano dalla mia terra, dedico un po’ di tempo alla lettura dei post “siciliani” pubblicati online da varie testate giornalistiche…

E’ incredibile comprendere come certe vicende passino nell’indifferenza generale da parte dei miei conterranei, ma non solo, scopro col passar del tempo che quei pochi giornalisti coraggiosi che ancora provano a far emergere scottanti verità, si ritrovano ahimè isolati, quasi che con quel loro operato, dessero fastidio a tutto l’ambiente circostante, non tanto per aver voluto indagare su fatti e circostanze che sarebbe stato meglio tener celati, bensì per quel loro voler a tutti i costi riportare principi di legalità a cui ormai i siciliani da tempo non credono più o certamente non mettono in pratica!     

Sì… potrei paragonare questi nostri attuali giornalisti, a quel povero Prof. Paolo Laurana, il famoso “cretino”, insegnante di lettere al liceo classico che improvvisamente sparì per aver provato a dar soluzione a uno strano delitto, compiuto apparentemente durante un incidente di caccia…

Ma in quel suo indagare dimenticava un regola fondamentale e cioè mai mettersi contro i poteri forti; bisogna infatti stare attenti a certi ambienti sui quali si prova ad indagare, in particolare se questi fanno riferimento a uomini assoggettati alla politica, alle istituzioni ed anche ad una parte malsana della magistratura, già… mi riferisco a tutti quei signori da tempo legati a un sistema celato, massonico, corrotto e clientelare, certamente immorale!!!

Generazioni di fatto compromesse e avvezze a quelle regole imposte, un’infetta compagine ai quali loro oggi seguono quanto anticipatamente compiuto dai loro padri, personaggi assoggettati a quelle collusioni per ottenere desiderati privilegi o quantomeno per non perderle quelli già in loro possesso, continuando a trasmettere a quelle loro future generazioni posizioni raccomandate e chi viceversa cerca di portar via loro quel potere illecitamente ottenuto, ecco che nella migliore delle situazioni, ci rimette la pelle.

Già… come dicono i Siciliani: c’è il meglio e c’è il peggio, a ciascuno il suo!!!

E così alla fine, solo per aver cercato di fare il proprio dovere, sì… esclusivamente per aver provato a rimanere moralmente liberi, per avere contrastato l’ambiente circostante e aver cercato di riportare un po’ di legalità in una terra che evidenzia mancanza principio, carenza e infezione, una terra così fortemente amata, ma che per i propri connazionali si è catalogati come “cretini”!!!

Quel giornalista…??? “E’ un ingenuo, uno sconfitto, sì… un cretino”!!! 

Ecco come vengono definiti quegli esigui giornalisti coraggiosi dai loro conterranei, per il solo essere diversi da essi, per quel volere evidenziare di non accettare la realtà con cui abitualmente convivono la maggior parte dei siciliani…

Sono uomini che vogliono condurre la propria battaglia contro l’opinione comune di quell’isola, la stessa che evidenzia, in accordo con l’omertà mafiosa, di come “il miglior diritto e la più giusta giustizia, se proprio uno ci tiene, se non è disposto a confidarne l’esecuzione al destino o a Dio, soltanto possono uscire dalle canne di un fucile”!!!

Mio caro giornalista sei diventato fastidioso, sì… proprio come quel Prof. Laurana, perché in quel voler mettere sempre al centro la lotta contro gli interessi di quei potenti, politici, professionisti, imprenditori, etc… cui si sommano migliaia di complicità silenti, abitualmente compiute da svenduti individui corrotti, dirigenti e/o funzionari pubblici…

Beh… mio caro amico, come avrai capito con l’amore che attui per la tua passione, prima ancora che per la tua professione, non fai altro che farti odiare da tutti e divenire anche tu come ahimè: “un cretino”!!!

Raddoppio ferroviario Bicocca-Catenanuova sotto attacco: Incendiati nella notte due escavatori della Società "TS" !!!

Avevo scritto alcuni anni fa sui rischi che quest’appalto infrastrutturale avrebbe determinato…
D’altronde avevo riportato che era proprio la sua realizzazioni a interessare, in quanto parliamo di cifre considerevoli, già… intorno ai 3,4 miliardi di euro, per raggiungere a fine lavori all’incirca 8 miliardi di euro!!!

Comprenderete quindi come a quel tavolo, così importante, vogliono essere in molti a stare seduti… 

Il cantiere, in corso dal 2018, prevede un tratto da Catania Bicocca-Catenanuova, come di pochi giorni l’annuncio che nel primo trimestre del 2025 i treni fermeranno a Dittaino e da lì proseguiranno con i bus. 

D’altronde non che prima si viaggiasse meglio: proprio alcuni giorni fa ho pubblicato un video scaricato da Youtube, dove un turista per raggiungere Catania da Palermo, aveva viaggiato per 3 ore e 40 minuti; evito in questa sede di promuovere l’alternativa, già… rappresentata da quella disastrata autostrada A19, vero e proprio calvario!!! 

Tra l’altro va detto come qualcuno tra i docenti Universitari di Trasporti e Infrastrutture, aveva definito l’opera in corso “una finta alta velocità”, in quanto per percorrere quel tratto ferroviario (poco meno di 200 km), s’impiegherebbe all’incirca 2 ore, quando per percorsi analoghi s’impiega oggi meno di un’ora!!!   

Si dovrebbe aprire anche una discussione sui fondi per la copertura finanziaria, sostituiti (da quelli “Eu”) con i “Fondi PNRR”, con tutte le ripercussioni che quella loro gestione comporta: basti rileggersi tutti i post che in questi mesi ho scritto su di essi…  

Comunque, parliamo dei fatti gravi accaduti in queste ore e cioè dell’incendio doloso effettuato nei confronti della società “TS”, un’impresa che negli ultimi anni sta realizzando grossi interventi nella regione, tra cui per l’appunto alcuni in subappalto nel cantiere in oggetto, ma non solo, la stessa impresa si sta diversificando attraverso nuove attività produttive, precisamente nelle località di Sigonella, Enna e Castel di Iudica… 

L’episodio doloso è stato immediatamente denunciato dall’imprenditore Daniele Tranchita che ha riportato: “Sono amareggiato per quanto accaduto, non riesco ancora a spiegarmi il perché di questo atto vile compiuto nei confronti di chi come noi si sveglia alle quattro di mattina per fare sacrifici e cercare di costruire un futuro migliore per noi è per i nostri figli nel pieno rispetto della legalità. Mille pensieri mi vengono in mente, penso che iniziamo a stare scomodi a qualcuno vista la nostra continua crescita, mi viene da pensare che è stata pura invidia per quello che stiamo realizzando o siamo stati vittima di un pazzo criminale solo per il suo puro divertimento? Spero solo che i colpevoli paghino come giusto che sia, confido pienamente nella magistratura”, ed ancora, nella vita si dice “-ciò che non ti uccide ti fortifica- e da questo sfregio ne usciremo più forti di prima perché ringraziando Dio siamo cresciuti con lo spirito di sacrificio, facciamo il nostro lavoro con passione e continueremo sempre a testa alta perché crediamo in quello che facciamo”.

Come sempre accade in queste circostanze sono in molti a condannare quanto occorso alla Società TS, in particolare l’Ance e la Cassa Edile di Enna, le Associazioni di legalità e antiracket, i Sindacati attraverso i suoi segretari, tra cui Vincenzo Cubito (segretario generale della Fillea Cgil di Catania, il sindacato degli edili) che aveva a suo tempo chiesto di “monitorare quei lavori“, cui si sommano naturalmente tutte le Istituzioni e le Forze dell’ordine.

Indubbiamente da inizio anno qualcosa in questa nostra isola sta accadendo, vedasi le recrudescenze compiute per le strade in questi giorni, in particolare nei quartieri periferici, che continuano ad alimentare numeri già impietosi, gli stessi che evidenziato come la criminalità in questa regione non si sia mai fermata, anzi la sta facendo da padrona, difatti secondo il “Crime Index“, la città di Catania risulta essere tra quelle siciliane la più pericolosa!!!

D’altro canto va detto, fintanto che la mancata occupazione (in particolare giovanile…) risulta essere una delle più grandi piaghe della nostra regione, ricordo tra l’altro che anche quella femminile rappresenta la più alta d’Italia (con solo il 21% delle donne impiegate), cui si sommano l’inadeguatezza dei servizi alle famiglie in particolare con figli a carico che risultano essere totalmente deficitari, per non dire assenti e che presenta una dispersione scolastica preoccupante, ma soprattutto, è la mancanza di un futuro che manca e che conduce i figli di questa terra (ma non solo essi…) a ricercare altrove quelle opportunità, sia nel nord del paese o ancor più all’estero, condizioni professionali ed economiche certamente migliori di quelle proposte qui nel sud!!! 

Se poi a questo stato di cose si somma altresì la criminalità organizzata, la stessa che di fatto impedisce a quelle esigue imprese ancora “legali” sul territorio (perché credetemi… quelle non “affiliate” – in questo preciso momento in cui scrivo – si contano sulle punta delle dita…) di continuare la propria attività in questa loro terra, ecco vorrei chiedere a ciascuno di voi: a cosa serve restare qui, quando in qualunque altro posto si può vivere sereni, ma soprattutto si potrà riservare un futuro migliore ai propri figli ed eventuali discendenti???

Sì… permettetemi quindi di modificare il commento riportato sopra dall’imprenditore Daniele Tranchita, modificandolo così: credo che non ci sia alcun motivo di alzarsi alle quattro di mattina per fare sacrifici, già… auspicando di poter migliorare questa terra che tanto ormai si sa… esser totalmente “collusa e infetta”!!! 

Amministratori di società come "teste di c… legno", già… per pochi spiccioli!!!

Avessero almeno l’intelligenza di fare quel ruolo così delicato per una cifra considerevole o quantomeno interessante!!!

D’altronde vorrei ricordare a quei soggetti che le pene previste penalmente per aver svolto impropriamente quel ruolo, sono eguali sia che si abbia percepito 10.000 euro al mese oppure 1.500 e quindi – se proprio si è deciso di esercitare quel compito – perché farlo quasi gratis???

Peraltro ricordo quanto pronunciato dalla giurisprudenza: “Niente sconti per le teste di legno“: è quanto è emerso dalla sentenza n. 12841 del 5 aprile scorso, con cui la quinta sezione penale della Cassazione ha ritenuto responsabile anche l’amministratore «di diritto» per i fatti di bancarotta posti in essere dall’amministratore «di fatto»!!!

Difatti… bisogna essere delle vere e proprie “teste di c…” a voler apparire come rappresentanti di una società, risultando quindi amministratore di un’entità che in realtà è diretta e gestita da un altro o da altri soggetti…

Per cui. volete farlo, vi hanno promesso del denaro, un’auto ( ah… che ridere, quasi sempre una panda o una punto…) e chissà forse per quel ruolo vi verrà concesso vitto e l’alloggio, ma allora – se proprio non sapete dove sbattervi la testa – approfittatene, sì… quantomeno fatelo con furbizia, chiedete per quel ruolo così importante una maggiore libertà d’azione, trasparenza, ma soprattutto un adeguato compenso, non la miseria che viene solitamente concessa a pseudo amministratori “teste di legno”…

D’altronde vorrei ricordare a quest’ultimi come quel loro ruolo sia fondamentale – d’altronde non è semplice affidare ad una persona estranea o come si dice in gergo “al primo venuto” quella funzione – perché in gioco non vi è solo il nome della società , ma bensì i suoi beni immobiliari, mobiliari, strumentali, gli appalti in corso, il denaro presente nei c/c, etc… e quindi quel soggetto deve essere uno di cui fidarsi ciecamente, un familiare, un parente, ancor più… un intimo amico, non certo il primo estraneo che capita per strada, perché si sa, nei momenti di pressione… egli dovrà farsi carico di tutto e soprattutto dovrà ricordarsi di non parlare!!!

Ed allora, sapendo d’aver il coltello dalla parte del manico perché non chiedere il giusto per quella mansione, perché accontentarsi sapendo di attirare su di se tutti i rischi di quel ruolo, infangando – nel caso in cui si venisse scoperti – non solo il proprio nome, ma anche quello dei propri figli.

Pensateci quindi, è giunto il momento di manifestare le vostre intenzioni, chiedendo a – colui che realmente comanda – di piu, sapendo d’altro canto come quest’ultimo sia ad egli legato per le palle, si potrà così imporre la propria figura quale scambio per la  continuità della società che si sta amministrano. 

Viceversa ditemi cosa potrebbe accadere, non certo che quel ruolo venga ripreso dall'”Amministratore di fatto“…

Egli, per aver posto voi a quel ruolo, ha già evidenziato che non può farlo, d’altronde la normativa parla chiaro e prevede che un soggetto per poter adempiere a quel ruolo deve poter rispettare alcuni fondamentali requisiti, tra cui avere la capacità giuridica e quella di agire, ma soprattutto, non deve essere stato interdetto o risultare inabilitato, fallito e ancora, non deve essere stato condannato ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici e/o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi!!!

Quindi come vedete, alla fine gli restate solo e soltanto voi o qualcuno come voi, ma non è semplice, lo sanno bene loro quanto non sia agevole destituirvi da quel ruolo, già… come si dice: il rischio non vale la candela!!!

 Ed allora, per una volta, dimostrate che non siete dei semplici “quaquaraquà“, provate a far valere le vostre posizioni, sì… se proprio dovete rischiare vi do un consiglio, fatevi intestare una quota di quella società, fatevi compensare per quel ruolo in maniera corretta, non accontentatevi, ed ancora, provate a far valere il vostro nome “valido” ai fini legali, perché  tra qualche anno potrebbe accadere che neppure quello vi resterà “limpido“…

Quindi fate in fretta, agite presto e se le vostre richieste non venissero prese in considerazione, lasciate celermente quella “patata bollente” a chi di dovere, quantomeno voi potrete ancora continuare a restare liberi e a testa alta… 

E chissà se forse un giorno, incontrandomi per strada, mi ringrazierete per aver dato ascolto a queste mie parole!!! 

"La mafia è un cancro ma non invincibile"!!! Si certo, ne parliamo tra cent'anni…

Ho ascoltato in questi giorni nei Tg nazionali le cazz…  espresse da taluni nostri governanti in occasione del trentunesimo anniversario della strage di Capaci, in cui come sappiamo morirono il giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro!!!
“La mafia è un cancro ma non invincibile”!!!

Si ok… belle parole, ma sorge spontanea una domanda: ma quando verrà definitivamente debellata da questa nostra terra??? Già… quanti altri trent’anni dovremmo attendere prima di vedere arrestare l’attuale boss di cosa nostra???  

La verità…??? Non sanno neppure di cosa parlano ed allora cosa fanno oltre che parlare a vanvera, nulla… come loro solito peraltro!!!

Difatti, proclamano vittorie che non giungeranno mai in tempi celeri, certamente non attraverso questo modo d’agire!!!

Questi nostri uomini istituzionali – nessuno di loro escluso – non sarà mai capace di eliminare alcun “cancro” mafioso, neppure se vivessero altri cent’anni e quindi di cosa parlano??? 

Stessero almeno in silenzio…

Ora, non voglio pubblicare le classiche critiche sterili o certamente mai costruttive per come abitualmente avviene in quei noti social, ma ditemi, se le leggi che dovrebbero contrastare quel sistema criminale e corruttivo sono le stesse cui stiamo assistendo, già… osservando quanto sti sta compiendo attraverso le nuove riforme della giustizia – grazie a questo attuale governo in carica – cosa dovremmo mai aspettarci, se non altre collusioni o collegamenti di malaffare con quelle associazioni mafiose??? 

D’altro canto, se analizziamo le alleanze attualmente al governo di centrodestra (avrei detto lo stesso se ci fosse stato il centro sinistra…), esse sono costituite in parte da eletti, tra deputati e senatori, che hanno ancora pendenze con la giustizia!!!

E quindi, veramente pensate che questi soggetti stiano realmente compiendo qualcosa per contrastare la criminalità organizzata, la corruzione e tutto il business illegale presente nel nostro Paese??? Poveri illusi…

Ma non vedete o fate finta di esser ciechi di come l’illegalità, la corruzione, l’evasione, la spartizione negli appalti, la concessione ed il ricevimento di mazzette e di favori personali e/o familiari, rappresentino di fatto la principale vocazione della maggior parte dei miei connazionali???

Ed ora, nell’ascoltare quelle frasi ipocrite e artefatte mi viene da piangere, ma lo stesso accade ad alcuni miei conterranei, soprattutto tra i giovani i quali in queste ore di commemorazioni nelle strade di Palermo, hanno manifestato contro quegli esponenti istituzionali, stanchi ormai di sentire quelle “sterili” parole pronunciate su “legalità e lotta alla mafia“, quando in concreto, nessuno di loro è stato mai capace di prendere le distanze da quell’associazione criminale o da quei referenti, denunciando ad esempio quanti – anche tra i loro colleghi – l’hanno in questi lunghi anni appoggiata e di conseguenza favorita!!!

proprio su queste commemorazioni avevo scritto alcuni anni fa http://nicola-costanzo.blogspot.com/2021/05/sembra-ieri-eppure-sono-passati-29-anni.html e a quanto vedo da allora, non è cambiato nulla!!!

Catania si sta preparando per le votazioni??? Sì… sono indeciso e chissà se forse osservando le affissioni potrò decidere per un eventuale candidato…

Ho scritto in questi giorni sulle affissioni a Catania e proprio in queste ore mi sono giunti a mezzo mail alcuni video da parte di alcuni cittadini che hanno voluto evidenziarmi quanto sta accadendo in alcuni quartieri…
Certo, ad osservare le immagini allegate – che rappresentano solo una parte di quanto stia realmente accadendo – si resta basiti…
Ma d’altronde, perché meravigliarsi, siamo abituati a scene del genere e permettetemi, anche di peggiori, e quindi cosa fare se non attendere pazientemente (senza mai protestare…) che tutto – tra pochi giorni – finisca, perché sappiamo bene che questi vergognosi contesti finiranno, anche se poi nei fatti, queste ed altre eguali condizioni, nei i prossimi cinque anni, resteranno come sempre: inalterate!!!

E sì… so bene che dovrei aggiungere che queste immagini finiranno anch’esse nel dimenticatoio, come tutto il resto d’altronde, perché é così che va, ed è così che si vuole (da sempre) che vada!!!
Già…: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”!!!