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La mia lezione sui fondi pensione: come ho scoperto di pagare il 3% all’anno per 20 anni!


Qualche giorno fa ho pubblicato un post sulle banche, e un mio lettore mi ha inviato una riflessione che ho il piacere di condividere con voi.

La sua nota sottolineava un aspetto cruciale e spesso trascurato: profitti elevati per le banche non sono necessariamente un male, ma dovrebbero tradursi in maggiore valore per i clienti, più trasparenza e un trattamento più equo per risparmiatori e investitoriI profitti da soli non bastano, specialmente se i costi di gestione continuano a lievitare, erodendo i rendimenti che i clienti ottengono dai loro investimenti.

Personalmente, è anche per questo che oggi gestisco i miei investimenti in autonomia. L’unico prodotto finanziario che ho ancora in banca è il mio fondo pensione. So che non tutti hanno il tempo o le competenze per farlo, ma dedicare tempo allo studio degli investimenti ha fatto davvero la differenza per me. Spero che la crescente concorrenza delle banche digitali spinga l’intero settore a migliorare, e credo che ne trarremmo tutti vantaggio.

Ed è proprio sui fondi pensione che l’amico Giuseppe mi ha concesso di condividere la sua esperienza, che riporto qui di seguito.

Per vent’anni ho versato contributi al mio fondo pensione senza farmi troppe domande.

All’inizio, 50 euro al mese, poi 100.

Sempre puntualmente con regolarità.

Era il mio primo investimento e non l’ho quasi mai controllato. Non l’ho analizzato, non ho pensato ai costi. Ero convinto di fare la cosa giusta.

E probabilmente era così… fino a quando ho deciso di dare un’occhiata più da vicino. Ed è stato allora che è iniziata la rabbia.

I 3 euro che sparivano ogni mese

Versavo 100 euro al mese. Ma quei 100 euro non venivano investiti per intero. 3 euro sparivano all’istante. Sempre. Automaticamente. Ogni singolo mese.

All’inizio non te ne accorgi. Poi però fai due calcoli: 3 euro su 100 sono il 3%. Subito. Prima ancora che i miei soldi iniziassero a lavorare.

Così ho iniziato a chiedermi: quanto sto pagando davvero?

Scoprire il costo totale

Ho aperto il documento informativo sui costi. Quella parte che quasi nessuno controlla al momento della firma. E ho trovato la risposta: circa il 3% all’anno.

Il 3%. Ogni anno. Per decenni. Non una tantum. Ogni singolo anno.

Fu allora che mi arrabbiai sul serio.

Perché in un investimento a lungo termine, il 3% è una cifra enorme. Rallenta tutto. Mangia i tuoi risparmi per la pensione.

Il confronto che ha cambiato tutto

A quel punto ho fatto una cosa semplice: ho confrontato i costi con quelli di un altro fondo pensione simile.

Stessa categoria, stessa linea di credito, stesso orizzonte temporale.

Costi totali del mio fondo: circa il 3% all’anno.

Costi totali dell’alternativa: circa lo 0,8% all’anno.

L’ho letto due volte. 3% contro 0,8%. Una differenza di oltre 2 punti percentuali ogni anno. Nell’arco di 20 o 30 anni, non è un dettaglio. È una fetta enorme del capitale finale. Già solo questo sarebbe bastato a farmi cambiare idea. Ma ho continuato a indagare.

Ciò che mi ha fatto arrabbiare ancora di più

Ho confrontato anche i rendimenti storici:

Il mio fondo: circa 5,07% annuo negli ultimi 20 anni, 5,95% negli ultimi 10.

L’alternativa: circa 5,90% annuo negli ultimi 20 anni, 6,85% negli ultimi 10.

Costi più elevati e rendimenti inferiori. La peggior combinazione possibile. Non solo pagavo di più, ma ricevevo anche meno.

Fu allora che decisi di cambiare. Dopo vent’anni, ho deciso di trasferire il mio fondo pensione.

Non per inseguire le performance, non per cercare di prevedere il mercato. Per un solo motivo: ridurre i costi. Perché, alla lunga, i costi sono l’unica certezza.

I mercati salgono e scendono, i rendimenti variano, i cicli economici vanno e vengono. Ma quel 3% annuo è sempre lì, puntuale.

La lezione che ho imparato

Iniziare per tempo è importante. Ma controllare i costi lo è altrettanto.

Per vent’anni ho versato con disciplina, senza mai verificare dove andavano realmente i miei soldi. Quando l’ho scoperto, ho deciso di cambiare. Meglio tardi che mai.

Se hai un fondo pensione da anni, controlla i costi totali. Ci vuole meno di un minuto. Potresti scoprire di pagare molto più di quanto pensi.

Non commettere il mio stesso errore.

Disclaimer: Il contenuto di questo articolo si basa esclusivamente sulla mia esperienza personale e sulle mie ricerche. Non deve essere considerato un consiglio finanziario né una raccomandazione ad acquistare, vendere o trasferire alcun prodotto finanziario. Effettuate sempre le vostre ricerche e valutate la vostra situazione finanziaria personale prima di prendere decisioni di investimento.

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La giustizia perfetta senza pregiudizi o condizionamenti? Quando i robot sostituiranno i magistrati!

Ascolto le notizie riportate in Tv sulla giustizia e mi chiedevo cosa accadrebbe se applicassimo la tecnologia AI al sistema giudiziario?
Già… immaginiamo un mondo in cui i magistrati siano sostituiti da robot in grado di interpretare la legge in modo impeccabile, senza influenze esterne, condizionamenti o pregiudizi!
Già, in questo, un “magistrato robot” avrebbe capacità straordinarie e non indifferenti.
Ad esempio… una memoria infinita: potrebbe incamerare tutta la legislazione passata e vigente, accedendo a ogni norma, articolo o regolamento in pochi secondi.
Ed ancora, sarebbe in grado di realizzare un aggiornamento istantaneo: le nuove normative non richiederebbero anni di studio, ma solo pochi minuti di upgrade.
Cosa dire inoltre sulla “coerenza” assoluta; questa… grazie all’analisi in tempo reale di tutte le sentenze emesse, potrebbe adottare interpretazioni giuridiche coerenti, sì… basate su precedenti consolidati.
Ma non solo, nessuna imparzialità: sì…niente pressioni politiche, correnti, interessi personali o condizionamenti emotivi. Solo la legge, applicata in modo rigoroso e oggettivo.
Ma allora, è davvero possibile percorrere questa strada per una giustizia perfetta?
Certo, in molti ora diranno che, se da un lato l’IA (intelligenza artificiale) potrebbe eliminare gli errori umani, i ritardi burocratici e le disparità d’interpretazione, dall’altro farebbe sorgere domande importanti…
La legge è solo una questione di logica, o c’è un elemento umano – come l’equità, la comprensione del contesto sociale e la capacità di adattarsi a casi eccezionali – che un robot non potrebbe mai replicare?

Chi sarebbe responsabile in caso di errori o decisioni controverse e, soprattutto, siamo pronti a delegare decisioni che riguardano la libertà e la vita delle persone a una macchina?
Tuttavia, l’idea di un magistrato robot affascina, ma allo stesso tempo spaventa. Se da un lato rappresenta un’opportunità per rendere la giustizia più efficiente e imparziale, dall’altro ci costringerebbe a riflettere su cosa significhi davvero “giustizia” e su quanto l’elemento umano sia insostituibile.
E allora, ditemi: cosa ne pensate? Quanto siete disposti a fidarvi di un sistema giudiziario gestito dall’intelligenza artificiale?

No Draghi??? No Party!!!

Se qualcuno pensava ra i miei connazionali che alla caduta del Presidente del Consiglio non avessero seguito una serie di manovre di ritorsione da parte dall’Eu, evidenzia non aver compreso le dinamiche internazionali che vi sono dietro a certe decisioni politiche già da tempo intraprese…

Vedrete, a breve tutto si ritorcerà contro di noi e a seconda delle scelte che verranno definite anche con le prossime elezioni politiche, si vedrà se il nostro paese potrà ricevere i fondi programmati previsti oppure se viceversa verranno create tutte una serie di difficoltà sia burocratiche che amministrative, che porteranno verso difficili variabili impossibili da poter valutare e quantificare oggi.

Peraltro fateci caso, appena saputa la notizia che il governo Draghi stesse per cadere ecco innalzarsi lo Spread, a cui sono seguite tutta una serie di dichiarazioni di Presidenti che avvertivano sui possibili rischi che quella scelta avrebbe determinato… 

Quindi ecco subire una serie di manovre di speculazioni di mercato e di rischi d’inflazione a cui si preparano dei meccanismi che potrebbero bloccare quei fondi programmati dell’Ue, d’altronde va ricordato come le istituzioni europee siano tenute a regolare tutti i governi nazionali allo stesso modo, a prescindere dai partiti che li sostengono. da colori, dalle loro posizioni internazionali, etc…

Ora se pur la decisione di mandare a casa Draghi possa essere risultata per taluni esponenti dell’Ue infelice, questa scelta non può essere considerata motivo di ricatto per quei fondi Ue già destinati al nostro paese e mi riferisco ai finanziamenti previsti dal Recovery fund: 68,8 miliardi di sussidi e 122,6 miliardi di prestiti… 

Sì… stiamo giocando una partita delicata e a seconda delle mosse che di qui a breve i nostri governanti faranno, si decideranno le sorti del nostro Paese…