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Rifiuti: business illegale con le abituali complicità e distrazioni dello Stato.

La gestione dei rifiuti rappresenta, oggi più che mai, uno dei settori più appetibili e preoccupanti sotto il profilo dell’illegalità, sì… un vero e proprio “banchetto” imbandito, a cui ovviamente la criminalità organizzata non ha potuto resistere, già… per ovvie ragioni di profitto.
E quindi, in questi anni, ci hanno messo le mani sopra, costruendo un sistema “velato” fatto di imprese affiliate o quantomeno compiacenti, perfettamente oliato, per compiere ogni tipo di operazione fraudolenta.

Questo meccanismo perfetto funziona grazie anche ad una rete di collusioni che spesso include chi, per quieto vivere, per interesse o per pura negligenza, si astiene dal verificare scrupolosamente quei previsti documenti, accettando in tal modo quei predisposti formulari, con un’acquiescenza che sa più di “complicità” che di distrazione.

Forse – ed è questo il dubbio più amaro – perché anche loro fanno parte di quel malaffare, di quel circuito che permette a troppe imprese di intascare migliaia e migliaia di euro in maniera del tutto illegale, avvelenando il territorio e il mercato.

Proprio in questo contesto già torbido, dal 9 agosto 2025, è entrato in vigore il decreto n. 116/2025, che ha cambiato in maniera significativa le regole del gioco. Le nuove norme, sulla carta, mirano a colpire duramente le illegalità con sanzioni così severe da poter mettere in ginocchio intere aziende.

Ma viene da chiedersi se questo inasprimento punitivo sia davvero finalizzato a ripulire il settore o se, in un modo perverso, rischi di alimentare ancora di più il giro d’affari illecito, spingendo gli operatori disonesti a trovare stratagemmi sempre più sofisticati per eludere i controlli, magari corrompendo chi quei controlli dovrebbe farli.

Il punto focale è l’iscrizione all’Albo nazionale dei gestori ambientali, che non è più una mera formalità ma un requisito essenziale, con sanzioni che vanno dalla sospensione dell’attività alla cancellazione con divieto di reiscrizione per due anni, il che equivale a una condanna a morte per un’impresa.

Le conseguenze si fanno ancor più personali e gravi quando si parla di documenti. Omissioni o errori nella compilazione di registri e formulari non sono più tollerati e si pagano con multe salatissime, mentre i conducenti rischiano la sospensione della patente.

Il trasporto di rifiuti pericolosi senza la corretta documentazione diventa addirittura un reato che prevede fino a tre anni di carcere e la confisca del mezzo. È proprio qui che il sospetto si fa più forte: tutta questa trafila burocratica, così rigida e punitiva, non potrebbe essere sfruttata proprio da quel sistema criminale per creare un mercato parallelo di documenti falsi impeccabili, venduti a peso d’oro a chi vuole evitare la galera, arricchendo ancor di più le stesse organizzazioni che il decreto vorrebbe combattere?

Il decreto ha anche inasprito le pene per il trasporto illegale, portando la reclusione fino a cinque anni, e ha esteso le sanzioni persino a comportamenti prima considerati banali, come gettare un mozzicone di sigaretta dal finestrino, rendendo ogni azione potenzialmente sanzionabile attraverso un controllo telecamere sempre più pervasivo.

Il messaggio ufficiale è chiaro: mettersi in regola o essere spazzati via!

Quindi la domanda che rimane, insistente e provocatoria, è: chi trarrà il vero vantaggio da questa selva di regole? Forse proprio coloro che, dall’ombra, offrono la “protezione” per navigarvi dentro, sì… garantendo formulari compilati “a dovere” per qualcuno che – di fatto – non ha poi alcuna intenzione di verificare, perpetuando così quel circolo vizioso di illeciti e corruzione, iniziato da decenni e che sembra non finire mai…

Il messaggio ufficiale – come ormai consuetudine da questo governo nazionale, “persuasivo e propagandistico” – è di compiere una pulizia esemplare (sì come la riforma realizzata sulla “giustizia”…). Ma è un’ironia amara, perché è proprio questo business sporco – grazie alle montagne di denaro che genera – ad offrire loro, la migliore opportunità di ripulirsi. Perché, con quei soldi, si può comprare tutto: il silenzio, i documenti, la distrazione di chi controlla e soprattutto il consenso dei miei connazionali!

Quel denaro è un sapone così potente e profumato che, chi dovrebbe vigilare, impregnato fino al midollo da quelle banconote profumate, non riesce più a vedere lo sporco che ha sotto gli occhi. Resta talmente abbagliato dal lucente riflesso del “sapone” che, ahimè, non distingue più il rifiuto dalla tangente.

Sì… alla fine, l’unica cosa che viene veramente lavata via, è la loro vista!

Se il direttore dei trasporti c’è solo sulla carta, chi risponde davvero?

Negli ultimi anni, c’è una figura professionale che più di altre mi fa riflettere, e non in senso positivo…
Parliamo del “direttore dei trasporti”, un ruolo che dovrebbe essere svolto con massima cura e competenza, ma che troppo spesso viene trattato come una formalità, una semplice voce da inserire in un organigramma. Eppure, le responsabilità legate a questo incarico sono enormi, sia dal punto di vista penale che in termini di sicurezza e rispetto delle normative.

Alcuni dei miei lettori – quelli per i cui uffici passano quotidianamente dossier ben più corposi di questo – mi perdoneranno se sorvolo su certe dinamiche, del resto, se fossero davvero un mistero, non ci sarebbe nemmeno bisogno di parlarne, come d’altronde mi spiace dover deludere chi magari vorrebbe un discorso edulcorato, ma stasera non ho intenzione di girare attorno al problema.

La realtà è che molti di coloro che ricoprono questo ruolo lo fanno in modo superficiale, senza alcun reale interesse o competenza. Spesso vengono nominati solo per rispettare un obbligo di legge, senza possedere un contratto regolare e ancor meno una retribuzione adeguata, ma soprattutto senza la consapevolezza di ciò che quell’incarico comporta.

È come se quella figura del direttore dei trasporti fosse ridotta a un mero timbro, una firma su un documento, mentre tutto il resto viene gestito in modo approssimativo, quando non del tutto negligente.

E qui si aprirebbe un capitolo infinito sulle mancanze, sulle omissioni, sulle pratiche scorrette che si ripetono giorno dopo giorno. Ma non servono pagine e pagine di esempi per capire che il problema esiste ed in taluni casi è sistemico.

Chi dovrebbe vigilare, chi dovrebbe garantire che tutto funzioni come previsto, spesso chiude un occhio, o peggio, contribuisce a questo circolo vizioso, eppure, basterebbe un minimo di serietà, di controllo, di rispetto per le regole, per evitare conseguenze disastrose.

Per questo mi rivolgo a chi, più o meno consapevolmente, si trova a ricoprire questo ruolo senza averne piena cognizione. Le conseguenze di una gestione negligente possono essere gravissime: da sanzioni amministrative a veri e propri reati penali, a seconda della gravità delle violazioni.

E non si tratta di ipotesi remote. Pensate a un incidente mortale causato da un veicolo mal mantenuto, a uno sversamento di materiali pericolosi che inquina l’ambiente, a frodi fiscali legate alla gestione dei trasporti. In tutti questi casi, il direttore dei trasporti potrebbe finire nel mirino della giustizia, accusato di omicidio colposo, reati ambientali o evasione fiscale.

E non è tutto. La responsabilità non si limita alle proprie azioni, ma si estende anche a quelle di chi lavora sotto la sua supervisione. Se un dipendente commette un illecito, il direttore potrebbe essere chiamato a risponderne, soprattutto se non ha adottato le necessarie misure preventive. Insomma, un ruolo che dovrebbe essere sinonimo di garanzia e sicurezza, troppo spesso viene svuotato di significato, con il rischio – di trasformarsi in un boomerang – che ritorna su se stesso.

Alla fine, ciò che emerge è un quadro desolante. Il direttore dei trasporti dovrebbe essere una figura chiave, un garante della legalità e della sicurezza. Invece, troppo spesso è solo un nome riportato su un foglio, un incarico svolto con sufficienza, senza alcun minimo processo di qualità, anche se non obbligatoriamente certificato. E il risultato? Un sistema che funziona male, che mette a rischio vite umane, che alimenta illegalità e inefficienza.

La domanda è: per quanto ancora si potrà andare avanti così?

La forza della mafia??? Il sostegno dato dai cittadini…

La forza delle mafia??? Lo ripeto sempre… è data dai cittadini ed è costituito da parole come: omertà, complicità, omissioni e silenzi!!!

Peraltro, il problema principale di questa nostra terra è rappresentato dalla convergenza d’interessi tra i cttadini e la mafia attraverso i suoi referenti mafiosi; quest’ultimi difatti sanno bene a cosa mirano quei loro conterranei, sì… basta semplicemente fargli avere ciò che desiderano e credo – nel caso specifico – che un favore personale basti e avanzi…

Vuoi infatti legare per sempre a te un siciliano??? Semplice… basta dargli ogni tanto qualche briciola e vedrai che come cagliolini ti seguiranno ovunque e soprattutto non ti tradiranno mai, sempre che qualcuno non offrì di più!!!

Non serve quindi diventare manovalanza di quella associazione criminale, basterà sempicemente favorirla, sì… quando richiesto, come ad esempio nell’agevolare le pratiche presentate, nel chiudere un occhio quando qualcosa non va, nel girarsi se necessario da un altra parte, oppure nel favorire qualche amico politico attraverso quel ben noto voto di scambio…

Come baratto si riceverà qualche mazzetta, un posto di lavoro o verrà favorito un qualche familiare, di certo quella collaborazione criminale darà i suoi frutti e nel tempo farà lievitare quella forma di corruzione e di potere!!!

L’importante è non rompere mai quel legame, già… quel patto che impone un silenzio generale e che fa in modo che agli accordi pattuiti siano sempre seguiti i fatti. 

Sì.. qualcuno dice di auspicare negli uomini di governo, ma voler sperare nella politica è un eufemismo, d’altronde abbiamo visto come essa sia fortemente connessa con quel sistema criminale e soprattutto con i suoi affiliati e difatti, tranne casi sporadici e virtuose eccezioni (quasi sempre conclusasi con qualche vittima eccellente…) beh… per la maggior parte del tempo i nostri politici siciliani hanno evidenziato di non avere alcuna ferrea volontà nel volerla combattere e quindi contrastare!!! 

Ma anche i cittadini hanno fatto finora la loro parte e difatti in questi anni quell’associaione mafiosa è diventata sempre più forte, tanto da determinare quasi tutti gli aspetti della società civile e non sono bastati, ne gli arresti e ancor meno i numerosi processi penali, in quanto mancano fondamentalmente di quella necessaria condizione di sostegno, sì… di quell’impegno sociale che potrebbe, se applicato,  mutare nella cultura e nei costumi questa nostra terra infetta…

E difatti… è proprio quando il cittadino si dimostra passivo che la democrazia s’ammala!!!

Siciliani… non basta essere "cives" (cittadini) per essere “società”!!! E' tempo di far seguire alle parole i fatti!!!

Il problema della democrazia in questo Paese e in particolare nella mia isola, è propriamente rappresentato dai suoi cittadini, sì… perché sono loro ad essere custodi di questa terra, del bene comune e della promozione del senso civico, evidenziando quel necessario contrasto alla illegalità…

Ed è il motivo per cui ritengo del tutto inutile parlare di “società civile“, un’espressione che potremmo definire superata in quanto non basta essere “cives” e quindi cittadini, per essere “società!!!

Ciò che bisogna mettere in evidenza ed è ciò che bisogna insegnare ai propri figli, è essere sempre ed in ogni circostanza, cittadini onesti e responsabili!!!

Serve a poco scaricare le proprie responsabilità su altri individui, come ad esempio le forze dell’ordine, la magistratura, le associazioni di legalità, oppure dare sempre la colpa di quanto avviene in questa terra a quella presenza capillare chiamata “mafia”, dimenticando tra l’altro che essa basa tutta la propria forza su questa presenza debole, ben rappresentata dai suoi omertosi conterranei!!!

Se quella associazione criminale si è così perfettamente inserita nel mercato legale e nel sistema economico e politico, lo si deve principalmente a quei suoi attori, mi riferisco innanzitutto ai cittadini, ma soprattutto a quei cosiddetti imprenditori affiliati a cui si somma la complicità di tutti quei professionisti esterni di cui si avvalgono ogni qualvolta le circostanze lo richiedono…

D’altronde vorrei ricordare come quei soggetti criminali, mancano di fatto delle capacità e delle competenze tecniche e/o informatiche necessarie per muoversi in quei business, gli stessi che utilizzano finanziamenti pubblici e fondi dell’Ue, che sono per l’appunto quelli che oggi garantiscono alla mafia i maggiori profitti!!!

Difatti in questi anni, la nuova “Mafia 2.0” è riuscita a riciclare gran parte del denaro proveniente dalle classiche attività  di business, come il traffico di droga, l’usura, il racket, la prostituzione, la tratta dei migranti, in attività legali, le stesse che ora garantiscono crescita finanziaria e permette altresì un controllo capillare del territorio, già… attraverso nuovi legami politici e soprattutto l’elargizione di posti di lavoro.   

Ecco… è questo il legame che bisogna interrompere, sapere di poter fare a meno di quei favori, rompendo qualsivoglia collaborazione anche indiretta e soprattutto evitare di girarsi dall’altro lato, evidenziando omertà, complicità, omissioni e silenzi!!!

In questi giorni passeggiando per la mia città, Catania, ho modo di ascoltare molti miei concittadini, gli stessi che manifestano atteggiamenti di disgusto su quanto sta accadendo nella nostra politica regionale, sì… tutte forme di corruzione e di potere che mettono in risalto una politica collusa con certi ambienti mafiosi, politici che con i fatti dimostrano – ad esclusione di qualche eccezione – una mancata coerenza, già… nel voler combattere quell’infezione!!! 

Siciliani, è tempo quindi di fare valere chi siete e cosa siete, iniziando ad esempio dalla cabina elettorale nelle prossime elezioni europee!!! 

Basta quindi con i ricatti, dite “ALT” allo scambio di voto in cambio di 50 euro, non barattate il vostro diritto per una busta alimentare, perché è venuto il tempo di rompere con tutta questa politica marcia e soprattutto con quei suoi referenti “immorali“, ma non solo, allontanate da voi quei procacciatori di voto che come sappiamo sono legati alla criminalità organizzata, è quindi giunto il tempo di rompere il silenzio, ma per farlo non dovete parlare come abitualmente accade e cioè a vanvera, ma far seguire alle parole finalmente… i fatti!!!

Ed allora, mi rivolgo a chi urla ogni giorno dichiarando di essere “SICILIANO”: sì… è venuto il tempo di dimostrarlo, altrimenti siete eguali a tutti quei personaggi che vedo atteggiarsi nei vari social, già… veri e propri “pisciabriodi”!!!   

19 Luglio 1992 – Morire per che cosa, a già… per la patria!!!

Come non ricordare in ogni momento della nostra giornata questa fatidica giornata del 19 luglio del 1992!!!

Ho già scritto parecchi post su quella su quella strage e su quanti sono stati barbaramente uccisi da cosa-nostra (e non solo): dal giudice Paolo Borsellino agli agenti di scorta Claudio Traina, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli e Eddie Walter Cosina.

Certo, rivedendo quanto accaduto, prima con il collega Falcone e poi con tutte le vicende giudiziarie che ne sono seguite, fino alla scarcerazione dell’esecutore di quegli attentati, entrato nel programma di protezione, viene spontaneo chiedersi, se quella lotta valesse la pena compierla…

Certo, se parlate con il sottoscritto vi dirà che non vi è vita vissuta se essa non prevede anche la morte…. 

Ma si sa, chi vive la propria vita da idealista e crede fermamente che attraverso le azioni e le parole si possa giungere a modificare quel particolare stato soporifero vissuto dalla maggior parte dei propri concittadini, non ha alcuna paura della morte, perché sempre pronto a morire per i propri ideali…

D’altronde, non si dice che “un uomo non muore mai se c’è qualcuno che lo ricorda…”??? Ed allora mi viene da credere che forse è grazie a questo pensiero che molti familiari vittime della mafia, sono riuscite (forse) nel corso di questi lunghi anni a sopravvivere… 

Io ricordo bene i danni provocati da quell’esplosione, in quegli anni frequentavo Palermo per … , ed un giorno passando dinnanzi a quella strada di Via D’Amelio rimasi scioccato nel vedere quelle immagini, quei palazzi sventrati, sembrava di essere in un luogo di guerra…

Ciò che comunque con il passar del tempo mi ha poi fatto riflettere, è essere ritornato dopo tanti anni in quei luoghi e aver visto come tutto fosse ritornato com’era, quasi a voler far scomparire quanto fosse accaduto, era come se quella strage andasse di fatto dimenticata, già… come se si fosse deciso arbitrariamente di non lasciare alcun segno su quel tragico momento!!!

Dicono che si muoia due volte. Una volta quando si smette di respirare e una seconda volta, un po’ più tardi, quando qualcuno ricorda il tuo nome… ed io ormai rivedo in ciascuna di quelle commemorazioni quanto sopra e ciò mi fa rabbia, perché invece di soffermarsi a ricordare, lo Stato e i suoi referenti istituzionali, invece di portare ghirlande e corone di fiori, avrebbe dovuto dare le giuste risposte a ciascun familiare e a ognuno di noi, dimostrando di aver condannato i reali colpevoli e non soltanto i loro pseudo esecutori, scoprendo chi si è impossessato di quell’agenda rossa del giudice Paolo e per quali motivi, e facendo luce su lavoro di una vita che è stato stroncato da qualcuno che sapeva troppo e forse chissà il suo nome era proprio riportato in grassetto su quell’agenda!!!

Giovanni Falcone l’aveva capito, tanto da scriverlo: Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.

Già…

Beni confiscati… il presidente si dimette!!!

Si allarga l’indagine sul presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo per i beni confiscati (giudice Saguto), che ora, dopo essere stata coinvolta nell’inchiesta della procura di Caltanissetta (per corruzione, induzione e abuso d’ufficio), ha deciso, di dimettersi dall’incarico…
Certo con una accusa così grave… non era proprio il caso. che rimanesse ancora lì a gestire quel suo incarico…, dimissioni comunque che adesso, l’hanno destinata ad altro ufficio… 
Io l’avrei sospesa a tempo indeterminato… perché nel dubbio, sarebbe stato preferibile allontanarla, non credo sia nelle condizioni ideali, per poter gestire qualsivoglia pratica giudiziaria!!!
Il presidente del Tribunale di Palermo ha dichiarato che questo provvedimento, mira ad agevolare gli accertamenti in corso, che così, potranno essere condotti in modo sereno e soprattutto per favorire maggiori e dettagliati approfondimenti”, peccato che i provvedimenti giungano sempre a fatto compiuto e soprattutto dopo troppi anni… mi chiedo, ma come mai ora…??? nessuno sospettava nulla…, dormivano tutti o anch’essi partecipavano indirettamente a quella combine…???
Anni ed anni, dove forse sono in tanti a “mangiare” ed ora, come sempre, si fa finta di non sapere…
Sarebbe interessante (ovviamente fino a prova contraria riterrò il giudice innocente…), nel caso in cui il giudice venisse dimostrato fosse colpevole con quanto la procura ha fatto emergere, se la stessa, iniziasse a collaborare con le indagini e facesse i nomi, di quanti con quel sistema, hanno banchettato…
Ho il presentimento che a breve (ultimamente mi capita di non sbagliare mai le mie previsioni… ), anche in un’altra nostra provincia siciliana, salterà fuori qualcosa d’analogo…
Forse in quest’ultima, la circostanza sarà legata ad una differente volontà degli attori…, di quanti hanno preferito proteggerlo quel sistema e ancor più, i suoi uomini “corrotti”, per i quali, non si è provveduto a denunciarne vizi e/o doli, ma ci si è limitati soltanto a non applicare le norme previste…, quelle stesse azioni disciplinari, che sono ora -dopo le denunce- state adottate dal presidente del tribunale di Palermo…
Chissà, debbo forse pensare che la procura di Caltanissetta, abbia al suo interno, uomini più coraggiosi o inattaccabili (sotto tutti i punti di vista… ) o con una migliore predisposizione a voler fare emergere, sempre ed ovunque, la verità, prima di ogni cosa!!! 
Come si dice, “costi quel che costi…”, anche quando, per fare ciò…, ci si scontra con quella familiare compagine, appartenente anch’essa a quella medesima parentela, che prende appunto il nome di “Istituzione”!!!
Diceva Indro Montanelli: il bordello è l’unica Istituzione italiana, dove la competenza è premiata e il merito riconosciuto!!!.