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Si può credere senza mettere un uomo al posto di Dio?


Ho appena letto un testo sul web e mentre lo facevo, quelle parole mi ronzavano nella mente, come un contrappunto necessario. 

Perché è vero, si possono tracciare percorsi, mappe antiche che mostrano come gli uomini abbiano da sempre cercato di avvicinarsi al mistero che chiamano Dio, già… percorsi di meraviglia davanti al creato, di ascesi e lotta tra carne e spirito, cambiamento morale, rito comunitario, tutto… sì affascinante, storico, comprensibile…

Ma è proprio qui che la riflessione si fa tagliente, come d’altronde dovrebbe essere. Tutte queste strade, per quanto affascinanti, sono – di fatto – strade umane, tentativi, linguaggi, balbettii di creature finite che cercano l’infinito. Il punto irrinunciabile, il cardine su cui tutto deve girare, è che: nessuna di queste strade può mai portare a confondere la creatura con il “Creatore”!

Nessun uomo, per quanto santo, illuminato o carismatico, può essere elevato a quel livello. E mi fermo qui, su questo concetto netto: non esiste alcun essere animale, spirituale o di qualsiasi altra natura, che non sia venuto all’esistenza attraverso una nascita, sia essa naturale o aiutata dalla scienza. 

Tutto il resto, tutto quel castello di speculazioni, dogmi e narrazioni costruite ad arte per collocare un uomo particolare nella sfera del divino, è roba per chi ha deciso di abdicare al pensiero, per chi preferisce vedere il mondo attraverso le rassicuranti “fette di prosciutto sugli occhi”.

Questo non è un attacco alla fede personale, sia chiaro. Credere o non credere è una scelta radicalmente intima, forse la più intima che ci sia. Ognuno può, deve, percorrere la strada che sente più consona alla propria sete di significato, che sia una strada o un dedalo di sentieri. 

Essere fedeli significa proprio questo: aderire con tutto sé stessi a ciò che si sente vero, a una religione, a un profeta, a un ideale che ci rappresenta. Anche pregare, del resto, non è un ripetere a pappagallo dottrine imparate, ma è porsi le domande scottanti, quelle che bruciano l’anima. È un dialogo, non un monologo ricevuto!

E allora cosa significa, oggi, inginocchiarsi? Cosa si pensa davvero quando ci si inchina, prosterna, piega verso una direzione oppure davanti a un crocifisso o mentre si fissa un altare? Si crede forse che quell’uomo o colui che oggi ne riveste i panni sulla terra, sia davvero Dio in persona sceso tra noi? Perché qui il salto è enorme, e farlo a cuor leggero è estremamente pericoloso. 

Credere non è un gesto scaramantico, non è un tic sociale. Non è pregare purificarsi, alzare le mani oppure farsi il segno della croce dopo un gol, come ho visto fare guardando la partita Verona-Bologna, quasi che da lassù ci sia un interesse per il calcio, o epr una squadra del cuore da tifare, già… perché ridurre la fede a questo è svuotarla di ogni senso, è trasformarla in una superstizione folkloristica.

Il vero nodo, allora, mentre si leggono queste antiche “quattro strade”, mi pare un altro. È il divario abissale tra la complessità, la profondità a volte vertiginosa di quelle ricerche spirituali, e la piatta, spesso ipocrita, staticità di un certo credere moderno. Da una parte padri del deserto, dispute teologiche che scavavano nell’essere, mistici che bruciavano di un fuoco interiore, dall’altra, oggi, troviamo un manuale da seguire, una dottrina da ripetere, corretta nei termini ma fredda, incapace di parlare al tumulto dei sentimenti, alle ansie, alle vere domande della gente.

La vita delle persone è immersa in un mondo che ha altri ritmi, altri linguaggi, altre sintesi. E il cuore della questione, forse, è proprio lì dove il testo originale lo accenna: nel cambiamento morale. Non un cambiamento fatto di divieti esteriori o di adesioni formali, ma una trasformazione interiore che nasce da una scelta autentica. Una vita sobria, attenta, grata. Questo potrebbe essere un faro, un modo per vivere nella modernità senza esserne semplicemente un calco, senza omologarsi al rumore di fondo.

Forse, alla fine, la speranza è proprio che si torni a questa sostanza nuda e cruda. Lasciando perdere le dispute organizzative, gli apparati, le legiferazioni infinite. Tornare alla domanda semplice e tremendamente complicata: in cosa credi davvero? E soprattutto, ricordando sempre che, tra il cielo e la terra, nessun uomo può mai essere posto sul trono dell’assoluto. Quel posto, se c’è, è vuoto, o è occupato da un mistero che nessuna strada umana potrà mai completamente racchiudere.

Leggendo i Vangeli, qualche fedele potrebbe credere che Gesù abbia attraversato il mondo, quando in realtà non si è mai allontanato (più di tanto) da casa.


È interessante notare come, negli ultimi due decenni, la geografia biblica abbia compiuto un salto non da poco: non più affidata solo a disegni schematici nei libri di studio, ma a modelli digitali interattivi, costruiti con dati archeologici, satellitari e testuali incrociati. 

Il Digital Atlas of the Holy Land, curato dalla Society of Biblical Literature in collaborazione con ricercatori di università come Yale e Tel Aviv, offre oggi una ricostruzione stratigrafica dei percorsi antichi, compresi quelli plausibili del I secolo. 

Lì, per esempio, si può tracciare in tempo reale la via che da Sefforis – città romana vicina a Nazaret, dove Gesù probabilmente lavorò come artigiano – conduceva a Cafarnao: un tracciato di circa 35 km, in gran parte su una strada secondaria che costeggiava le colline della Bassa Galilea, con pendenze dolci ma polvere abbondante nei mesi estivi.

Anche BiblePlaces.com, fondato dall’archeologo Todd Bolen, va oltre la semplice mappa: integra foto aeree attuali, scansioni LiDAR e ricostruzioni 3D di siti come il pozzo di Giacobbe a Sichem o le rovine di Gerico pre-70 d.C., consentendo di confrontare il paesaggio odierno con quello che Gesù avrebbe visto. 

In una delle sue schede su Jesus’ Travels, si legge una nota particolarmente evocativa: i ricercatori hanno calcolato, in base all’andatura media di un camminatore antico (4–5 km/h, con soste ogni due ore), che il viaggio da Cafarnao a Gerico – tappa intermedia cruciale prima della salita a Gerusalemme – richiedeva circa tre giorni, con pernottamenti a Scitopoli o a Fasaelis, villaggi ormai ridotti a cumuli di pietra, ma ben documentati negli archivi del Israel Antiquities Authority.

Una cosa colpisce: quasi tutti questi spostamenti rientrano in un’area di circa 150 km di diametro – meno della distanza tra Catania e Palermo. Eppure, quella piccola porzione di terra era un crocevia di lingue, imperi, culti e resistenze. Camminare da Nazaret a Gerusalemme significava passare da un villaggio aramaico a una città ellenizzata, da una regione governata da Erode Antipa a un’altra sotto diretto controllo romano, con dogane, dialetti diversi, monete non sempre accettate. 

Non era solo una questione di chilometri: era un attraversamento continuo di mondi. E Gesù lo fece a piedi, senza scorta, senza permessi speciali, un uomo in movimento in un territorio controllato.

Quel che i dati moderni confermano, più di ogni altra cosa, è la località radicale della sua missione. Non parlava dal centro del potere, né da un pulpito remoto: lo faceva nei campi, sulle rive, alle porte delle città, in luoghi dove la gente si fermava per necessità, non per devozione. Il pozzo di Sichem, per esempio, non era un santuario: era un punto d’acqua quotidiano, un crocevia femminile, un non-luogo sacro che diventa, per un dialogo, luogo di rivelazione. 

Oggi, grazie alle mappe del Digital Atlas, possiamo vedere che quel pozzo si trova a poche centinaia di metri da una strada carovaniera secondaria – non isolato, ma attraversato, proprio come la donna samaritana, proprio come il Vangelo stesso.

Se vi interessa esplorare personalmente questi percorsi, ti segnalo due risorse aperte e gratuite:

– Il Digital Atlas of the Holy Land è accessibile qui: https://dathl.sbl-site.org

– Le mappe tematiche di BiblePlaces.com, compresa quella dedicata ai viaggi di Gesù, si trovano in questa sezione: https://www.bibleplaces.com/jesus-travels/

Entrambe permettono di sovrapporre antico e moderno, di misurare distanze con precisione, di capire non solo dove, ma come si camminava allora e forse, per contrasto, come camminiamo noi oggi, sempre più veloci, sempre meno presenti.

Perché, alla fine, questo post non vuole ridurre il sacro al misurabile: vuole però restituire a quell’uomo, quello spessore umano che qualcuno (dopo tre secoli dalla sua morte) ha voluto stravolgere, sì…  per creare quel “mistero di Cristo”, un concetto chiave che includendo egli alla cosiddetta “trinità”, ha potuto di fatto elevare quei semplici uomini ad un livello e ad una gerarchia, capace di condizionare la storia per millenni, influenzando fino ad oggi, 2,4\miliardi di cristiani nel mondo.

Oggi, grazie alle mappe del Digital Atlas, possiamo vedere che quel pozzo si trova a poche centinaia di metri da una strada carovaniera secondaria, non isolato, ma attraversato, proprio come la donna samaritana, proprio come il Vangelo stesso.

E allora, forse, il vero scopo di riproporvi queste mappe non è ridurre il sacro al misurabile, è piuttosto restituire a quell’uomo il suo spessore umano, troppo spesso offuscato da secoli di dottrina. Quel “mistero di Cristo“, un concetto chiave che, a partire da tre secoli dopo la sua morte – includendolo nella cosiddetta “trinità” – ha di fatto elevato anche quei semplici uomini a un livello gerarchico capace di condizionare la storia per millenni – influenzando fino ad oggi 2,4 miliardi di cristiani – e che – il più delle volte – ne ha allontanato il volto più autentico.

Il mio desiderio, viceversa, è più semplice e più radicale: restituire a quell’uomo il respiro di chi cammina davvero. I piedi gonfi, la gola secca, lo sguardo rivolto al prossimo incontro. Gli occhi di chi sa che la trascendenza non abita in un altro mondo, remoto, ma proprio qui, nel terreno battuto ogni giorno. Nella polvere sollevata da un passo stanco, nella luce obliqua di un tramonto, nel gesto disarmante di chiedere un po’ d’acqua e di concedere, in cambio, una parola che cambia tutto.

Perché è in quel gesto, in quella parola disarmata e potente, che risiede la distanza più breve e al tempo stesso incolmabile tra l’umano e il divino. Una distanza che nessuna mappa, e forse neppure alcuna Chiesa, potrà mai contenere…

Presidente Pelligra, per favore dica al suo allenatore che: "squadra che vince non si tocca"!!!

Per il calcio Catania un’ulteriore sconfitta a Taranto!!! 

E’ incredibile, già… perché anche i tifosi avevano suggerito a mister Lucarelli, in vista dell’incontro di oggi pomeriggio sulla pagina https://www.tuttocalciocatania.com/2024/02/taranto-catania-ecco-la-formazione-scelta-dai-tifosi/ quale squadra schierare!!!

Difatti secondo la maggior parte dei tifosi (che avevano partecipato al sondaggio prepartita), la scelta della formazione era la seguente: Furlan a difesa dei pali; Bouah, Monaco, Quaini e Castellini in difesa, Zammarini e Sturaro a centrocampo con Chiricò, Peralta e Cicerelli alle spalle di Cianci.

Ora non voglio entrare nel merito delle scelte del Mister che come abbiamo potuto vedere non hanno tenuto conto di quei consigli e non so dire se quella decisione sia causa di mera presunzione o perché Egli volesse dimostrare – non certamente al sottoscritto – che senza suggerimenti si potesse mettere in campo una squadra diversa che avrebbe alla fine portato ad un risultato positivo!!!

E difatti l’abbiamo vista la squadra, eguale a quella messa in campo finora dall’allenatore, dovrei dire che solo la fortuna aveva permesso – ma solo a causa dei numerosi infortuni – di mettere in campo alcuni giorni fa, contro la capolista, la migliore formazione o quantomeno quella più indicata!!!

Tra l’altro permettetemi una nota, il sottoscritto che prima di essere tifoso è uno sportivo, aveva durante la partita evidenziato  gravi lacune, le stesse che da inizio anno ci portiamo dietro e quindi, a differenza dei miei numerosi concittadini “tifosi” e in particolare entusiasti di quella prestazione, tanto da bere da quel bicchiere mezzo pieno, ecco… a differenza loro, mi dispiace dirlo, io vedevo soltanto il bicchiere mezzo vuoto!!!

Difatti, a parte qualche errore compiuto dai nostri attaccanti (quanto appena riportato si può considerare una costante di questa squadra) e non volendo tener conto delle giocate fantastiche ma certamente individuali del Sig. Castellini, beh… ad essere sinceri, se si rivedono in maniera obiettiva le occasioni sprecate dai giocatori della Juve Stabia, ma non solo… il possesso di palla, il gioco posto in campo, si comprende perfettamente perché essi sono prima in classifica con 55 punti ed il Catania insegue (è un eufemismo…) con oltre venti punti di differenza, difatti, con la sconfitta di oggi il Catania si ferma a 34!!!

Mi dispiace dover ritornare a mettere il coltello nella piaga, ma nell’ultimo mio post intitolato “Per quanto ancora” https://nicola-costanzo.blogspot.com/2024/01/calcio-catania-per-quanto-ancora.html, pur evidenziando quale fosse il reale problema, avevo cercato di far comprendere (a chi di dovere…) come nella vita si possa sempre tornare indietro sui propri passi e ascoltare soprattutto gli altrui giudizi.

Ma vedo che ahimè, quanto speravo accadesse, non si è avverato, ed allora non mi resta che condividere il pensiero espresso nei commenti dal muro catanese: https://www.calciocatania.com/guestbook/ e cioè che l’allenatore non è adatto per la nostra squadra!!!

Mio caro Presidente Pellegri, so bene che sostituire per l’ennesima volta il tecnico non sia la scelta migliore, d’altronde comprendo bene quanto possa incidere questa difficile risoluzione in termini anche di costi per la sua Società, ma come da sempre mi sono imposto e per come ripeto spesso alle mie figlie: è meglio fermarsi, tornare indietro, che continuare con il mal cominciato cammino”!!!

D’altronde, voler sperare in qualcosa di diverso, porterà – se non s’interviene immediatamente – Lei per primo e noi tifosi dietro a seguirla, ad una amara conclusione che preferisco (scaramanticamente) non pronunciare!!!

Mi permetta in tal senso di raccontarle un episodio, proprio su di un allenatore, un fatto che ho riportato in un mio post nel lontano 2010: https://nicola-costanzo.blogspot.com/2010/06/fratelli-ditalialitalia-se-desta.html 

Quell’articolo faceva riferimento alla circostanza che la nostra squadra nazionale avesse avuto fortuna; mi riferivo al rigore concesso magnanimamente dall’arbitro al 91′ su Fabio Grosso, nella partita Italia-Australia al 91′; un episodio che ci ha permesso di passare il turno e di andare a vincere i mondiali, quasi sempre giocando chiusi in difesa e aspettando gli avversari (ma per fortuna l’allora difesa della Juve – a differenza di quella di oggi – reggeva bene), ma egli, non soddisfatto di quanto era riuscito per buona sorte, ha avuto la presunzione di ripetere l’impresa (già… un po’ come Mancini)!!! Ma come si dice: Errare è umano, perseverare è diabolico!!! 

Difatti, il nostro Dt per presunzione a quei tempi non era secondo a nessuno, avesse almeno ascoltato quanti gli stavano vicino, ma si sa… quando uno pensa di essere “l’uomo che sa tutto…“. Comunque… mi trovavo a Viareggio, era inverno, all’improvviso mentre passeggiavo nel litorale, mi trovai di fronte il Mister e nel salutarlo gli chiesi se potevo esprimere un pensiero, preannunciando che quanto avevo da comunicargli non gli avrebbe fatto piacere; dichiarai infatti che non era merito suo se alla fine di quel torneo avevamo vinto il mondiale (lui ci rimase male, non mi rispose, si girò e senza dirmi nulla andò via, quasi mandandomi con il pensiero “a quel paese”), ed allora, prima che si potesse allontanare definitivamente, gli dissi ad alta voce che se avesse provato a ripetere quell’avventura, la fortuna non l’avrebbe assistito ed egli sarebbe ritornato in patria, come un cane bastonato: mai parole furono così profetiche!!! Potrei continuare con Mourigno, Allegri, Giampaolo, etc… e per ultimo l’allenatore appena esonerato dal Napoli Walter Mazzari (per verificare quanto detto, basta ricercare sulla mia pagina omonima su Twitter, ora” X”, i miei post…).

Ed allora, leggo con affetto un post di un tifoso catanese che scrive nel “muro”: “per me il Catania vince la coppa Italia e farà i play off da protagonista”!!! Presidente, tutti noi vorremmo che quanto scritto da quel tifoso (Andrea) si avveri, già… sarebbe bellissimo, ma forse ora dovremmo stare tutti con i piedi per terra, d’altronde anche il Rimini proverà a superare il Catania e loro – non dimentichiamo – a differenza nostra hanno due risultati a disposizione, mentre viceversa noi siamo costretti a vincere obbligatoriamente!!!

Quindi, è tempo di far comprendere a quel suo allenatore che non è più tempo di fantasticare o di  provare a lavorare di fantasia, inventando nuovi schemi e sognando ad occhi aperti che quest’ultimi possano (grazie a come scrive un tifoso “con l’aiuto di Sant’Aituzza”) andar bene!!!

E’ tempo che mister Lucarelli comprenda insieme a tutto il suo staff ciò che in questi mesi è andato bene e tralasci quanto ahimè non abbia funzionato!!! Riparta quindi da quella sua ultima vittoria, sistemi bene la difesa e il centrocampo con i nuovi acquisti, migliori le fasce per dare agli attaccanti la possibilità di segnare attraverso i loro cross e forse chissà… porterà a compimento quello scontro diretto che in parte, potrà salvare il campionato in corso, poi si vedrà… i “Playoff” saranno tutt’altra cosa!!!

Cosa aggiungere, Presidente Pelligra non ci resta che incrociare le dita e sperare insieme in un miracolo!!! D’altro canto questo prodigio penso che ce lo meritiamo e difatti sapendo che ora a sostegno della squadra c’è Lei, preso anch’io da questo entusiasmo generale, ho provato stasera – se pur attraverso una foto – a fantasticare un futuro diverso per questo nostro “Catania”, splendido e con un nuovo stadio per la Serie A!!!