Quando la scorciatoia in questo Paese è diventata l’abitudine!


Sì… ci sono storie che sembrano non appartenerci perché sono così… lontane, sistemate in una delle tante cronache di provincia, mentre invece, osservandole bene, ci accorgiamo che raccontano esattamente il paese in cui viviamo, e cioè quello in cui, si scopre che anche l’impresa, che apparentemente ci sembrava solida, alla fine si reggeva su fondamenta di carta e promesse mai mantenute.

Già… ogni giorno, esaminando quanto avviene da nord a sud, emergono trame che hanno un unico e triste denominatore comune: la convinzione che si possa aggirare il sistema e che le regole valgano solo per gli altri!

L’ultimo tassello di questo mosaico arriva da una nota città siciliana, dove la Procura ha chiuso un’indagine che ha avuto come protagonista una ditta di autotrasporto. Ora… non è il primo caso e, come da sempre scrivo: non sarà nemmeno l’ultimo! Sono sicuro che – già stamani – sul web, sarà stata pubblicata l’ennesima inchiesta giudiziaria!

Ma ogni inchiesta, a suo modo, ci restituisce un frammento di quella che è ormai diventata una consuetudine: le truffe sono ovunque, infilate negli ingranaggi di qualsiasi settore imprenditoriale, come una polvere sottile che si deposita dappertutto.

Nel caso specifico e quindi al centro della vicenda, vi sono le cosiddette compensazioni inesistenti. Un meccanismo apparentemente tecnico, una scorciatoia che, secondo gli inquirenti, avrebbe permesso di gonfiare crediti mai maturati per oltre mezzo milione di euro. 

Ma c’è di più: a corollario di questa presunta illecita manovra, si aggiunge l’ipotesi di un mancato versamento dell’Iva che sfiora quasi il milione di euro. Sono numeri che fanno riflettere, che raccontano di un fisco aggredito con una continuità che lascia senza fiato, ma d’altronde il sistema è cosi permeabile alle truffe che ormai potremmo definirlo un colabrodo!

Le verifiche, come spesso accade in questi casi, sono state condotte dalla Guardia di Finanza, il cui lavoro minuzioso ha permesso di ricostruire una catena di operazioni sospette tra il 2020 e il 2023. I pm, che hanno coordinato le indagini con la consueta meticolosità, hanno messo nero su bianco un sistema che, se confermato, avrebbe sottratto risorse preziose alla collettività.

Ma come riportavo sopra a continuazione di quanto denuncio dal 2010, beh… non si tratta di un episodio isolato, ma di un sistema vero e proprio, d’altronde, basti sfogliare le cronache giudiziarie di questi lunghi anni per trovare inchieste che potremmo definire “gemelle”, che coinvolgono i settori più disparati, dall’edilizia al commercio, passando per i servizi.

Sì ora – come sempre accade – ecco nuovi individui finiti nel mirino delle forze dell’ordine, tutti ovviamente riconducibili alla stessa realtà imprenditoriale, ma ditemi: quanti continueranno  – grazie a nuove società e alle solite teste di legno – quel loro raggiro? Già… la dimostrazione è che certi meccanismi non conoscono confini geografici, ma si alimentano di connivenze e giri di conoscenze che valicano i propri territori. Ora, come prevede la legge, gli indagati si affidano ai loro legali, in attesa di conoscere l’esito di un procedimento che, come sempre, si preannuncia lungo, complesso e non sempre giunge ad una soluzione definitiva.

Eppure, al di là dei numeri e delle contestazioni formali, ciò che colpisce è la sensazione di trovarsi di fronte a un copione già visto. Già… un copione in cui l’evasione fiscale e le frodi diventano quasi un rischio d’impresa calcolato, una tentazione a cui è difficile resistere quando intorno tutto sembra concedertelo.

Ma allora la domanda che resta sospesa, alla fine di ogni inchiesta, resta sempre la stessa: fino a quando permetteremo che tutto questo continui ad essere la normalità?

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