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Gesù nel 2026 – I° Capitolo (Parte Prima): La maternità: da Elisabetta al romano, dalla fecondazione all’atto d’amore più silenzioso della storia.


Inizio raccontando su quanto siamo in grado di sapere sulla gravidanza di Maria e sulla nascita del suo primogenito, Gesù.

1. Nazareth: un villaggio senza segreti

Sappiamo per certo che quando parliamo di quei luoghi, nel caso specifico Nazareth, facciamo riferimento a cittadine povere, piccole case fatte di stanze anguste, cortili comuni, stretti vicoli. La sensazione inevitabile è di un intreccio che coinvolgeva ogni aspetto sociale della comunità e quindi dell’esistenza stessa dei suoi cittadini, dove – comprenderete – era certamente impossibile nascondere o tenere celati segreti.

Provate quindi a immaginare quale scalpore deve avere suscitato la gravidanza di Maria in quel piccolissimo villaggio. E ora pensate al suo fidanzato, già… quel Giuseppe che, insieme alla propria famiglia (e d’accordo con quella di Maria), aveva dato il consenso al matrimonio.

Ma disgraziatamente Maria è incinta e lui sa bene di non essere il padre, non avendo avuto ancora con lei alcun tipo di rapporto. Sappiamo infatti, prendendo per buono quanto dice Matteo nel Vangelo: voleva lasciarla. Ma se faceva questo, lei sarebbe stata condannata, esposta al pubblico ludibrio. Allora ecco che pensò di salvarla, facendola però partorire lontano da Nazareth.

Sì… una cosa è certa: di lì dovevano andarsene. E quindi, con il suo aiuto (o meno… non lo sappiamo), Maria lasciò precipitosamente la cittadina.

2. Elisabetta: il primo riconoscimento

Maria andò così a nascondersi in un altro villaggio, a circa sei chilometri da Nazareth, precisamente a Ein Karim, dove rimase per circa tre mesi, insieme a dei parenti, una coppia sposata: Elisabetta e Zaccaria.

In quel periodo anche Elisabetta era in attesa. All’incirca era giunta al sesto mese del noto bambino che prenderà il nome di Giovanni Battista.

Quindi… prima che un angelo annunciasse messaggi a Maria, c’era una donna che la capiva. Si chiamava Elisabetta. Era sua parente, anziana, incinta in modo inaspettato dopo una vita di sterilità.

Il Vangelo di Luca racconta che Maria, appena concepito Gesù, «si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda» (Lc 1,39). Entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta. E il bambino che Elisabetta portava in grembo – il futuro Giovanni Battista – sussultò di gioia.

Elisabetta, «piena di Spirito Santo», pronunciò allora le parole che la tradizione ha conservato: «Benedetta tu sei fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo» (Lc 1,42).

Questo incontro è il primo atto di una storia che nessuno ancora conosceva. Due donne. Due gravidanze inattese. Una che ha aspettato decenni, l’altra che ha appena cominciato. Si riconoscono. Si benedicono.

Nessuno sa quale legame familiare unisse le due donne. Qualcuno ha detto che erano cugine, altri nipote e zia. Certamente erano intime. Ed ecco il motivo per cui Giovanni e Gesù si sentirono legati, parenti.

Ma c’è un dettaglio importante che le nostre traduzioni e la nostra sensibilità moderna tendono a rimuovere: la gioia di Elisabetta non è ingenua. Nel testo greco, il verbo usato per descrivere il sussulto del bambino è “skirtao”, lo stesso che, nella traduzione dei Settanta, descrive i gemiti del popolo d’Israele oppresso in Egitto. C’è un’eco di liberazione, un presentimento.

Eppure – e questo va detto con chiarezza – il racconto di Luca è già teologia. Non cronaca. Nessuno era lì a registrare i dialoghi. Nessuno poteva sapere cosa si dissero quelle due donne in una casa di Hebron, se mai si incontrarono davvero. La visita a Elisabetta è un annuncio letterario, un prologo messianico. Non è quindi storia nel senso moderno del termine.

Ma per noi (ex cristiani), che cerchiamo l’uomo Gesù, questa pagina ha comunque un valore: ci mostra che Maria non era sola. Che c’era un’altra donna, più anziana, più esperta, che la accolse senza giudicare. E che, forse, fu l’unica a sapere la verità che nessun altro avrebbe mai accettato.

3. Lo spostamento a Betlemme e il matrimonio

Storicamente sappiamo che a causa del censimento romano, la coppia si dovette spostare a Betlemme. Secondo quanto riportato da Luca, il censimento indetto da Cesare Augusto aveva una caratteristica specifica: «tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella propria città» (Lc 2,3). Questo significa che non ci si doveva recare semplicemente al centro amministrativo più vicino o dove si risiedeva abitualmente, ma nella città di origine della propria famiglia, la “città dei padri“.

Giuseppe, discendendo dalla casa di Davide, era obbligato a recarsi proprio a Betlemme. Era lì difatti che i suoi antenati avevano avuto origine e ancora lì che, secondo la prassi del censimento, doveva essere registrato. Si trattava quindi di un viaggio non volontario ma obbligatorio, dettato da una precisa disposizione imperiale: ogni capofamiglia doveva tornare nella città della propria stirpe per essere censito. Per Giuseppe questo significava percorrere circa 150 chilometri da Nazareth fino a Betlemme, un viaggio di diversi giorni, affrontato insieme a Maria che era ormai prossima al parto.

4. Il romano: Pantera e le fonti

Parliamo ora di ciò che i Vangeli tacciono.

Maria rimase incinta. La biologia è inesorabile: un ovulo viene fecondato da uno spermatozoo. Non esistono fecondazioni “spirituali”. X e Y devono incontrarsi. Questo non è ateismo. È scienza.

Allora chi fu il padre?

I Vangeli canonici danno una sola risposta: lo Spirito Santo. Ma si tratta di una risposta di fede, non di storia. E questo progetto non parla di fede. Parla di un uomo di carne.

Ovviamente, quanto ho appena descritto è in contrasto con la fantasiosa riproduzione riportata nei Vangeli: Giuseppe che, nel sogno, riceve un messaggio che Maria è incinta – sì… a causa – o dovrei dire per opera – dello Spirito Santo.

La tradizione ebraica, quella che circolava tra la gente comune, non credette mai alla versione ufficiale e lo disse chiaramente per secoli, in diversi testi.

Il nome che ricorre più spesso è Pantera (o Pandera). Compare per la prima volta nella Tosefta palestinese (t.Hullin 2,24): il più antico resoconto rabbinico che menziona il “figlio di Pantera“. Successivamente ho letto che è stato ritrovato nel Talmud babilonese (Avodah Zarah 16b-17a) e nel Midrash (Ecclesiastes Rabba 1.8.3).

Il racconto più completo, però, si trova in un testo leggendario chiamato Toldoth Yeshu, esistente in molte versioni. Ecco cosa narra: Miriam (Maria) è promessa sposa a un uomo della casa di Davide, di nome Ioannanan (Giovanni). Ma vicino a casa sua vive un attraente soldato romano, chiamato Yosef o Joseph, figlio di Pantera, che la seduce. In questo racconto, si comprende come Giuseppe sia l’amante, non il fidanzato.

La Chiesa d’allora si difese. Origene (II-III secolo), rispondendo al filosofo pagano Celso che tra l’altro aveva diffuso per l’appunto l’accusa, asserì che in realtà Pantera era il nome del nonno di Gesù. Una tesi isolata, mai confermata da altre fonti.

Ancora oggi non possiamo sapere con certezza chi fosse quell’uomo. Le ipotesi sono molteplici: un soldato romano di passaggio; un uomo del villaggio; un parente; un estraneo; un episodio di violenza; o persino – perché no? – un amore vero, poi cancellato dalla memoria agiografica.

Ma noi… non abbiamo bisogno di saperlo con esattezza per affermare un fatto: Maria non rimase incinta per opera dello Spirito Santo. Rimase incinta di un uomo. E quell’uomo non era Giuseppe.

Questo è il dato storico, crudo e necessario, da cui ogni ricerca su Gesù dovrebbe partire. Non da un dogma. Non da un miracolo. Da un corpo femminile fecondato, come tutti i corpi femminili, da un corpo maschile.

5. L’Annunciazione: la versione ufficiale

Ritorniamo al sogno. Sì, a quella bella storiella in cui l’angelo – messaggero di Dio – parla per la prima volta e si rivolge a Maria, dicendole di non temere «perché hai trovato grazia presso Dio», concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

Sarà chiamato «Figlio dell’Altissimo e il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Ovviamente la bella storiella ha bisogno di giustificare la gravidanza. Ed ecco allora il colpo di genio.

«Com’è possibile?» chiede Maria, turbata. «Non conosco uomo» – per dire: non ho avuto rapporti sessuali.

Ed ecco allora l’angelo rispondere: «Lo Spirito Santo (sì… sempre lui…) scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra, la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato figlio di Dio» (Luca 1,30-35).

Consentitemi di precisare che il racconto dell’Annunciazione è narrato solo nel Vangelo di Luca (1,26-38). Matteo, Marco e Giovanni non riportano minimamente questo episodio, eppure è un passaggio fondamentale per comprendere ciò che verrà..

Certo, esistono anche altre versioni alternative:

• Nel Protovangelo di Giacomo (capitoli 10-12), apocrifo del II secolo: Maria è intenta a tessere il velo del Tempio. Prende una brocca per andare ad attingere acqua. Sente una voce che la saluta: «Ave, piena di grazia». Guarda intorno, non vede nessuno. Torna a casa tremante. L’angelo le appare poi in casa e le dice: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia davanti al Signore di tutti». Maria chiede: «Concepirò per opera del Signore, Dio vivente?»

• La Tradizione copta e ortodossa: mantiene sostanzialmente il testo di Luca, aggiungendo un’enfasi maggiore sul ruolo di Maria come “Madre di Dio”.

• La tradizione protestante (luterana, calvinista, evangelica), se pur accettano il testo di Luca come canonico, con enfasi sulla grazia di Dio e sulla fede di Maria come esempio di obbedienza, non da a Maria alcuna forma di venerazione, oltre il suo ruolo di madre terrena di Gesù.

• Chiesa cattolica: Luca 1,28 – il termine “piena di grazia” è diventato il fondamento dogmatico per l’Immacolata Concezione.

6. La fecondazione: X e Y

Perdonatemi se insisto nuovamente su questo punto, ma ritengo sia alquanto decisivo.

Nel 2026, dopo decenni di genetica, di biologia molecolare, di fecondazione assistita, di mappature del DNA, non possiamo più permetterci di raccontare a un bambino che «Maria concepì per opera dello Spirito Santo» come se fosse un fatto, e non una credenza.

Un ovulo umano contiene 23 cromosomi, di cui uno sessuale: X. Uno spermatozoo umano contiene 23 cromosomi, di cui uno sessuale: X o Y. Se l’ovulo viene fecondato da uno spermatozoo X, nasce una femmina (XX). Se viene fecondato da uno spermatozoo Y, nasce un maschio (XY).

Gesù era un maschio. Dunque, l’ovulo di Maria fu fecondato da uno spermatozoo Y. Quel cromosoma Y veniva da un uomo. Non da uno “Spirito“. Non da una essere sovrannaturale, bensì da un uomo!

Questa non è una provocazione. È un dato elementare di biologia. E se la teologia si è sentita in diritto di ignorarlo per duemila anni, oggi non può più farlo.

L’idea di una “fecondazione spirituale” appartiene a un’epoca in cui non si conoscevano i meccanismi della riproduzione. Oggi sì. E un pensiero adulto, onesto, non può più rifugiarsi nell’ignoranza.

Dunque: Maria fu fecondata da un uomo. Non sappiamo chi fosse. Forse un romano. Forse un ebreo. Forse un episodio consensuale, forse violento. Ma fu un uomo. E quel seme generò il bambino che si chiamò Gesù.

Catania: alla "fiera" inizia finalmente la raccolta differenziata.

Non sembra vero… ma oggi, per la prima volta, è iniziata per gli ambulanti “a fera o luni“, la distribuzione dei sacchi per la raccolta dei rifiuti da essi prodotti…
Non so a quanti di voi era capitato di attraversare dopo le 14.00 quelle strade centrali, nelle quali per l’appunto durante le mattinate, si svolge il caratteristico mercato… 
Una vera e propria indecenza!!!
Una zona storica e turistica importante, in quanto interseca Via Umberto con Via Pacini, per proseguire verso Corso Sicilia, Piazza Stesicoro e Via Martiri della Libertà.
A quell’ora ( siamo intorno le 13,30 fino alle 15.30), un esercito di operatori ecologici, s’imbatteva in un discarica a cielo aperto… senza eguali.
La cosa assurda e che fino a pochi minuti prima della chiusura… l’area è sufficientemente pulita, ma appena gli ambulanti portano via i loro prodotti, ciò che resta a terra, è un vero e proprio immondezzaio…
Di tutto… carte e cartoni, generi alimentari, lattine e bottiglie, ecc., lasciati volontariamente lì per terra, per chissà quale motivo…
Sorprende infatti di come, in pochi minuti, l’area si trasformi…
Sembra quasi un “miracolo”, sì, la moltiplicazione dei rifiuti!!! 
Non so dirvi il motivo… forse per far lavorare maggiormente quegli addetti alle pulizie, che armati di scope e ramazze, aspiratori elettrici e mezzi meccanici… recuperano, quanto lasciato a terra dagli ambulanti, ripulendo totalmente l’area anche attraverso lavaggi idraulici… 
Uno spreco non solo d’energie, ma anche di tempo e soprattutto di costi, con evidenti disagi creati a tutti quei residenti; la maggior parte infatti di quei concittadini ha preferito negli anni trasferirsi e vendere o affittare agli extracomunitari i propri appartamenti, in particolare a quelli della comunità cinese… 
Inoltre, quanto sopra ha creato situazioni scomode anche per quei turisti, che volevano apprezzare e ammirare, una delle parti più storiche e belle della città…
Non per nulla… Piazza Carlo Alberto di Savoia, con la sua Basilica del Santuario del Carmine … è stata oggetto di una famosa pubblicità…
Le riprese… com’era ovvio immaginarsi, sono stare realizzate di notte e difatti… la piazza, illuminata da quei lampioni stradali (dal colore arancione) è irriconoscibile, anche per noi stessi catanesi… un vero e proprio spettacolo!!!
Speriamo quindi che quanto compiuto oggi, non sia l’ennesimo tentativo propagandistico, utilizzato per promuovere la solita classe dirigente di questa città…
Anche perché è difficile credere oggi, che possano bastare quattro sacchi della spazzatura… per ripulirla totalmente dal fango in cui è ancora… sommersa!!! 
Ma come dice un detto: “chi ben comincia è già a metà dell’opera” e nel caso specifico “è importante iniziare bene qualcosa, per far fare meno fatica… a chi verrà dopo”.
Ed io voglio crederci che questa mia città ha deciso finalmente di ripulirsi: per ora… iniziamo con i “rifiuti” e poi chissà, piano piano – grazie al lavoro straordinario e sinergico tra le forze dell’Ordine, coordinate dalla Procura – potremmo sperare di veder ripulita, anche da quell’altra “spazzatura”, da troppo tempo presente nel nostro territorio… ridando finalmente dignità, speranza e coraggio, alle nostre future generazioni!!!

Catania: alla "fiera" inizia finalmente la raccolta differenziata.

Non sembra vero… ma oggi, per la prima volta, è iniziata per gli ambulanti “a fera o luni“, la distribuzione dei sacchi per la raccolta dei rifiuti da essi prodotti…
Non so a quanti di voi era capitato di attraversare dopo le 14.00 quelle strade centrali, nelle quali per l’appunto durante le mattinate, si svolge il caratteristico mercato… 
Una vera e propria indecenza!!!
Una zona storica e turistica importante, in quanto interseca Via Umberto con Via Pacini, per proseguire verso Corso Sicilia, Piazza Stesicoro e Via Martiri della Libertà.
A quell’ora ( siamo intorno le 13,30 fino alle 15.30), un esercito di operatori ecologici, s’imbatteva in un discarica a cielo aperto… senza eguali.
La cosa assurda e che fino a pochi minuti prima della chiusura… l’area è sufficientemente pulita, ma appena gli ambulanti portano via i loro prodotti, ciò che resta a terra, è un vero e proprio immondezzaio…
Di tutto… carte e cartoni, generi alimentari, lattine e bottiglie, ecc., lasciati volontariamente lì per terra, per chissà quale motivo…
Sorprende infatti di come, in pochi minuti, l’area si trasformi…
Sembra quasi un “miracolo”, sì, la moltiplicazione dei rifiuti!!! 
Non so dirvi il motivo… forse per far lavorare maggiormente quegli addetti alle pulizie, che armati di scope e ramazze, aspiratori elettrici e mezzi meccanici… recuperano, quanto lasciato a terra dagli ambulanti, ripulendo totalmente l’area anche attraverso lavaggi idraulici… 
Uno spreco non solo d’energie, ma anche di tempo e soprattutto di costi, con evidenti disagi creati a tutti quei residenti; la maggior parte infatti di quei concittadini ha preferito negli anni trasferirsi e vendere o affittare agli extracomunitari i propri appartamenti, in particolare a quelli della comunità cinese… 
Inoltre, quanto sopra ha creato situazioni scomode anche per quei turisti, che volevano apprezzare e ammirare, una delle parti più storiche e belle della città…
Non per nulla… Piazza Carlo Alberto di Savoia, con la sua Basilica del Santuario del Carmine … è stata oggetto di una famosa pubblicità…
Le riprese… com’era ovvio immaginarsi, sono stare realizzate di notte e difatti… la piazza, illuminata da quei lampioni stradali (dal colore arancione) è irriconoscibile, anche per noi stessi catanesi… un vero e proprio spettacolo!!!
Speriamo quindi che quanto compiuto oggi, non sia l’ennesimo tentativo propagandistico, utilizzato per promuovere la solita classe dirigente di questa città…
Anche perché è difficile credere oggi, che possano bastare quattro sacchi della spazzatura… per ripulirla totalmente dal fango in cui è ancora… sommersa!!! 
Ma come dice un detto: “chi ben comincia è già a metà dell’opera” e nel caso specifico “è importante iniziare bene qualcosa, per far fare meno fatica… a chi verrà dopo”.
Ed io voglio crederci che questa mia città ha deciso finalmente di ripulirsi: per ora… iniziamo con i “rifiuti” e poi chissà, piano piano – grazie al lavoro straordinario e sinergico tra le forze dell’Ordine, coordinate dalla Procura – potremmo sperare di veder ripulita, anche da quell’altra “spazzatura”, da troppo tempo presente nel nostro territorio… ridando finalmente dignità, speranza e coraggio, alle nostre future generazioni!!!

Non dire "gatto"… se non ce l'hai nel sacco!!!

Ho ricevuto una email in cui mi viene chiesto, di far emergere un problema attuale, che va a ricollegarsi su quanto sta accadendo sulle nostre strade a causa della raccolta dei rifiuti:

Salve Assessore,
Le scrivo questa email dopo aver letto l’articolo che parla della riqualificazione delle periferie di Catania.
La Vostra proposta è  ottima ma vorrei porLe una domanda;
Perché riqualificare le periferie quando il centro storico è totalmente abbandonato al degrado?
Le spiego, io sono residente  in via Costantino e da sabato 23 provo a chiamare la “Nettezza urbana” perché c’è un gatto morto a due passi dal mio portone, capisce benissimo che con questo caldo la carcassa è andata in decomposizione in maniera assai veloce, ed essendo il sottoscritto, residente al primo piano, con il balcone che da proprio sul lato della carcassa, sono costretto a restare con le finestre chiuse avendo tre bambine piccolissime.
Come Le ho già scritto dopo svariate chiamate alle nettezza urbana e due chiamate anche ai vigili urbani (che hanno esclusivamente inviato un fax di segnalazione) tutt’oggi il gatto morto è ancora la. 
In più, Le aggiungo che dopo svariate segnalazioni, la via non viene mai ne spazzata ne pulita, ritrovandoci tutti con l’erba alta più di 50 centimetri dinnanzi ai portoni e con le carte e la spazzatura, che con il vento, ci giungono da tutte le parti.
Le allego le foto della strada e (sperando di non ledere la Sua sensibilità) anche quella del gatto morto.
Sperando in un suo celere riscontro, nonché in un immediata pulizia della strada, Le invio distinti saluti…
G.S.
Quando ho letto l’email… mi sono ricordato di una famosa barzelletta, su un’asino “morto”:
Una mattina, il parroco di un paesino di campagna, nell’uscire dalla canonica, trova un asino morto nel piazzale antistante il sagrato della sua chiesa. Non sapendo cosa fare, si reca in Comune e, caso strano per essere così di buonora, incontra il sindaco in persona. – Buongiorno, signor sindaco! – Buongiorno reverendo! A che debbo la sua visita così mattiniera? – Niente di grave, stia tranquillo, signor sindaco. 
Noi parroci abbiamo la brutta abitudine di saltar giù dal letto abbastanza presto. Ma vede, questa mattina, aprendo la chiesa, ho trovato un asino morto davanti al sagrato. Avrei pensato… – C’è poco da pensare, reverendo; lei sa molto bene che i funerali sono di competenza del parroco. Lei conosce molto bene i suoi doveri, immagino. – Per l’appunto, signor sindaco. Ho pensato, infatti, che sarebbe stato mio preciso dovere avvisare anzitutto i parenti più stretti del defunto.


Sono passati due giorni… ed ecco i risultati:
strada ripulita, niente erbacce, gatto… nel sacco e disinfestazione completata!!!
Come si dice… basta poco…


Catania si fa bella… ma gli incivili sono sempre in agguato!

In questi giorni il centro storico di Catania si veste di festa…

Sono infatti cominciati i lavori di preparazione per decorare tutte le strade e piazze principali, da Piazza Duomo a Via Etnea, da Via di San Giuliano alla zona famosa della “movida”, e poi ancora Corso Sicilia, Viale Liberta, Viale Vittorio Veneto, Via Gabriele D’Annunzio, Corso Italia, Piazza Roma, ecc…  
Anch’io affacciandomi da Corso Sicilia, posso ammirare come è bastato poco per cambiare il look di questa città…
Il cosiddetto salotto buono, si presenta pian piano curato, con l’inserimento ovunque di fioriere, elementi divisori stradali abbelliti con nuove piante variegate, agli incroci vengono predisposti luminarie colorate e l’interno dei portici viene abbelliti da negozianti e commercianti…
Inoltre passeggiando per le strade ho intravisto gli alberi alberi illuminati e in alcune piazze preparare l’abete, simbolo tradizionale delle feste di natale… ed in corso anche la preparazione di vari presepi… 
Questo è certamente un momento importante di grande riflessione, che valica quegli stessi confini religiosi per spingere tutti… verso un nuovo rapporto d’unione e fratellanza, in particolare verso quanti oggi ricercano nel nostro paese, quella augurata possibilità di sopravvivenza che hanno di fatto perduto, dopo essere dovuti scappare dai loro paesi d’origine… che a noi sembrano così distanti, ma che sono di fatto così vicini e che restano ancora oggi, sotto l’influenza di tensione civili e guerre…    
Ecco perché questo Natale sarà molto diverso da quelli che l’hanno preceduto… dovrà infatti rappresentare un momento di gioia, pace e speranza e non potrà essere rappresentato dall’esclusivo girotondo consumistico, legato ai regali, sconti e promozioni…
Il primo gesto che dovrà essere manifestato, dovrà essere quello della “solidarietà”, riuscire a compiere quei piccoli gesti (fatti con il cuore) a sostegno di chi oggi non possiede nulla o sta male, basta pochissimo per far ciò… per esempio, con sole 2 euro si può sostenere l’Aism (l’Associazione italiana per la lotta alla sclerosi multipla).
Ed allora tentiamo di farla qualcosa… per quanto certamente a noi possibile, perché è in questi piccoli gesti che si da valore all’essenza della propria vita, dimostrando non solo agli altri (senza bisogno di propaganda) ma soprattutto a se stessi, quanto realmente si vale, realizzando quanto più si può… nel più completo silenzio!
Certo, debbo dire che a guardarla dall’alto è proprio un bello spettacolo… considerato che per tutto l’anno l’ho potuta osservare… dispiacendomi, per come come era stata ridotta… 
Ma ora non è momento di giudizi o valutazioni negative, per un momento evitiamo tutti di essere critici ed superiamo quell’immagine di brutto passato… e guardiamo in maniera ottimistica, indirizzando i nostri auspici verso questo nuovo anno 2016, ormai prossimo all’arrivo…
Si è vero… si sta facendo tanto e speriamo che questa bella presentazione non duri solamente questi pochi giorni di festa, ma possa proseguire anche negli anni a venire…
Questa sarebbe una bella speranza, anche se i fatti, già sin d’ora dimostrano il contrario… basta soltanto ingrandire le immagini sopra riprese, per contare le carte abbandonate e lasciate purtroppo su quei decorati giardini…
Dopotutto… si dice che nessun uomo “civile” si rammarica mai per un piacere e nessun uomo “incivile” sa che cosa sia un piacere… 
E’ proprio vero… Catania  si fa bella, ma gli incivili sono sempre in agguato!!!

Il mistero del parcheggio… perduto!!!

Da sempre, una delle emergenze legate alla mobilità di Catania era la necessità di realizzare nuovi parcheggi nel centro storico, della nostra città. 
Come sappiamo, di questi qualcuno è stati realizzato, altri sono in corso, altri ancora debbono iniziarsi, alcuni hanno purtroppo subito trasformazioni più o meno legittime, altri invece realizzati quali parcheggi-scambiatori per collegare cioè l’esterno della città con il centro, sono risultati inutilizzati e riconvertiti ad uso fiere nei periodi festivi, altri iniziano ad essere collegati attraverso bus-veloci.
I problemi quindi alla fine restano tutti e le persone continuano a giungere con le proprie autovetture in città, cercando di utilizzare quei pochi parcheggi disponibili, che tra strisce blu e parcheggiatori abusivi sempre presenti, garantiscono quella discreta soluzione al problema.
Volendo riepilogare sappiamo che la magistratura deve ancora intervenire su alcuni progetti sospesi quali: piazza Verga, via Asiago e piazza Lupo; inoltre che è stata annunciata l’apertura del parcheggio di piazza Europa, ma dove assistiamo ancora a lavori in corso, ed infine che tutti gli altri progetti proposti, sono rimasti soltanto sulla carta…
Per cui, in un momento nel quale, trovare un posto/parcheggio è considerato quasi un colpo di fortuna, vi sembrerà assurdo saperlo, ma nel centro di Catania, precisamente in Via Luigi Sturzo, esiste un parcheggio con circa 65 posti, giornalmente VUOTO!!!!
Vuoto??? Sì vuoto, come vogliamo definirlo: libero, carente, assente, svuotato, privo di qualunque essere e mezzo, cioè non c’è nessuno e cosa incredibile, nessuno ci parcheggia!!!
Nella precedente gestione e cioè fino a qualche mese fa, era sempre pieno, non c’era un posto libero, oggi si hanno a disposizione 65 posti, a qualunque orario della giornata… e dire che è organizzato bene, con barriere mobili poste all’ingresso, telecamere a circuito chiuso, gettoniera elettronica per i pagamenti e si paga come nei parcheggi esterni e cioè quelli posti sulle strisce blu…
Allora mi sono chiesto perché è sempre vuoto???
Discutendo con alcuni vicini residenti ho scoperto che la stra-maggioranza non parcheggia in quanto non essendo presente alcun custode, ritiene il parcheggio abbandonato e soggetto a qualsivoglia atto vandalico…

Inoltre un giorno, provando ad entrare nel parcheggio, dinnanzi all’ingresso, mentre attendevo che la barriera s’alzasse, sono stato casualmente avvicinato da un soggetto, che gentilmente mi consigliava di non parcheggiare all’interno di quella struttura, in quanto a suo dire, non era molto sicura poiché non controllata…

Quindi mi chiedo, a cosa serve avere realizzato un parcheggio come questo, se alla fine non viene utilizzato, perché spendere soldi, per ripulirlo, recintarlo, asfaltarlo, ecc…, se poi alla fine nessuno lo utilizza…
Spero che i dirigenti della società che oggi gestisce questo parcheggio, avendo potuto valutare l’inconsistente ingresso economico che quotidianamente questo realizza, si convincano d’iniziare a prendere delle misure celeri, per rilanciare un parcheggio, necessario se non fondamentale per tutto il centro, in particolare la sera per quell’area limitrofe, che porta direttamente attraverso Via Coppola verso la “Movida Catanese” e cioè tra Via di S. Giuliano e Piazza Teatro Massimo…
Quindi mi chiedo, dal momento che è già presente un locale adibito a custodia, perché non destinare alcuni dipendenti della società, a mansioni di vigilanza e assistenza, in modo da poter sorvegliare ma soprattutto garantire, sia la gestione del parcheggio ma soprattutto l’incolumità di quanti ovviamente desiderano parcheggiare…