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Il confine sottile: Quando la truffa si veste di normalità.


Leggo una notizia e, come spesso accade, mi sorprende la capacità di certe storie di abitare sottilmente i margini di ciò che potremmo definire “legale”. 

Si parla di un’operazione antimafia a Palermo, e tra le persone fermate spunta una figura che, a prima vista, potrebbe quasi ingannare: un sedicente consulente finanziario,ma stranamente, non iscritto all’Albo. Già questa piccola crepa formale, questo “non iscritto”, è il primo indizio di una zona grigia che diventa presto nera.

Ecco, perché la vicenda mi colpisce non tanto per il singolo episodio, quanto per il suo intrecciarsi con una rete familiare e imprenditoriale apparentemente normale. Qualche anno fa quest’uomo si era persino candidato al consiglio comunale, ottenendo un discreto numero di preferenze, non bastate per entrare in aula, ma comunque sufficienti a varcare la soglia della politica cittadina. Poi il dettaglio che fa scattare il meccanismo investigativo: un legame di parentela con la moglie di un capomafia. Ecco, i legami familiari diventano qui la mappa di un potere sommerso.

Ma cerchiamo di capire, in concreto, quale sarebbe stata la sua truffa secondo gli inquirenti, perché la vicenda merita di essere spiegata in modo semplice. Partiamo da un dato: esiste un Albo ufficiale dei consulenti finanziari. Iscriversi non è una formalità, richiede esami, requisiti morali e patrimoniali, e soprattutto obbliga a comportamenti trasparenti. Chi non è iscritto, semplicemente, non può fare quel mestiere. Ebbene, quest’uomo agiva come se lo fosse: proponeva investimenti, gestiva soldi, dava consigli, si presentava come un professionista. Ma non lo era. E questo è già un primo grande inganno.

Poi viene il bello, o per meglio dire il brutto. Secondo la ricostruzione della Direzione Distrettuale Antimafia, questo finto consulente non si limitava a fare il consulente senza titolo. Il suo vero ruolo era un altro: fare da ponte, da controllore, da magazziniere di soldi sporchi. 

Tutti noi sappiamo bene come la mafia guadagni soldi con le attività illegali (ma aggiungerei anche con quelle legali…) e quei soldi non possono essere spesi tranquillamente, perché attirerebbero l’attenzione. Devono essere quindi “ripuliti”, cioè fatti entrare in circuiti economici normali. 

Ecco, qui entra in gioco il nostro personaggio. Lui prendeva quei capitali di origine criminale e li indirizzava verso attività commerciali all’apparenza regolari: sale giochi, tabaccherie, distributori di carburante.

In pratica, faceva in modo che i soldi sporchi diventassero banconote che transitavano in un negozio, che mescolava gli incassi leciti con quelli illeciti. Un vecchio trucco, ma sempre efficace. Alla fine, dal punto di vista contabile, quei soldi sembravano provenire dalle slot machine o dalle sigarette vendute. E invece no.

Ma la truffa più sottile, quella che trovo davvero geniale nell’ordinaria malvagità, riguarda le aste immobiliari e qui dobbiamo fare un altro piccolo sforzo di immaginazione…

Le aste pubbliche, quelle dove si vendono case o terreni, nascono per essere trasparenti: chi offre di più si aggiudica il bene! Sembra un gioco corretto, no? E invece no, perché questo finto consulente, secondo gli inquirenti, avrebbe messo in atto una strategia per falsare il gioco. Come? Intimidendo altri possibili acquirenti, o facendo in modo che certe offerte non venissero mai presentate, o ancora accordandosi con altri finti partecipanti per non alzare il prezzo. Il risultato era che la mafia si aggiudicava immobili – case, terreni, capannoni – a prezzi molto bassi, molto più bassi del loro valore reale. E poi quei beni diventavano nuovi affari, nuove basi operative, nuovi modi per far fruttare il denaro sporco.

Quindi, riassumendo in parole semplici: la truffa non era solo quella del finto consulente che imbrogli il cliente. Era molto più ampia. Era l’uso di un titolo professionale fasullo per nascondere il vero scopo: ripulire denaro della mafia, infiltrarsi nel commercio normale, e distorcere meccanismi come le aste pubbliche, che dovrebbero essere giusti. Un campo formalmente legale – quello delle consulenze, delle tabaccherie, delle aste – trasformato in una camera di compensazione per le cosche. Non serviva la violenza palese, bastava la capacità di stare dentro le regole solo quanto bastava per piegarle.

Mi fermo un istante a riflettere: ciò che chiamiamo “normalità economica” – un consulente, un negozio, un’asta – può diventare il teatro di un’altra guerra, silenziosa e senza colpi di scena. E allora la domanda che porto a casa, mentre rileggo la notizia, è questa: quanto del nostro quotidiano, dei nostri scambi, delle nostre transazioni più ordinarie, sfugge a uno sguardo che sappia vedere oltre la superficie? 

Forse la lezione, stavolta, è che il confine tra lecito e illecito non è sempre un muro, ma talvolta una linea sottile che qualcuno, con paziente calcolo, impara a calpestare fino a farla sparire. E la vera truffa, forse, è farci credere che tutto questo non possa accadere nel negozio sotto casa o nella prossima asta immobiliare a cui qualcuno di noi potrebbe anche pensare di partecipare…

Tra il dire e il fare…

Viviamo un’era nella quale, la comunicazione avviene sempre più per riduzione e cioè, si tende sempre più a semplificare una qualsivoglia discussione, ovviando con l’utilizzo di frasi fatte… quasi sempre… mere opposizioni.

Per cui, si viene a creare una netta demarcazione, tra ciò che si pensa realmente e ciò che di fatto si compie…, tra quel voler apparire a tutti i costi, amichevoli, corroboranti, disponibili, e quel manifestare se stessi, con il rischio che gli altri, possano giudicarci in maniera negativa…
Si tratta quindi di scegliere dove stazionare… perché… per  stare all’interno di questo sistema bisogna accettare di venire inquadrati, buoni (per non dire fessi…), di evitare di provocare gli altri con decisioni il più delle volte imposte, quel non dover mai esprimere: o con me o contro di me!!!
Dopotutto, alle persone, interessa poco entrare nei dettagli… anche perché così facendo ci si espone… ed invece, sappiamo bene, come nel nostro paese, la faccia non vuole metterla nessuno!!!

E quindi… da un lato si esprimono giudizi, pareri, idee… ma di contro, quando quelle riflessioni debbono superare il limite teorico e debbono passare a quello pratico, ecco che quando si giunge al vaglio della penna stilografica… tutto si ferma, non prosegue, non viene approfondito… quelle parole restano lì… come “sfumature” in quella atmosfera grigia, che va con il passar del tempo a disperdersi…

Perché alle persone comuni… non interessa nulla, ne di come va il nostro paese e neppure se l’economia sta crollando, non importa nemmeno quante nuove inchieste sono state realizzate o quante persone sono state arrestate, già, a differenza di tutte quelle animate discussioni realizzate la mattina al bar… nel concreto, di tutto quanto lontanamente li circonda… e non ha di per se, un interesse diretto con la propria tasca… ecco che allora… di quanto avviene intorno… non gliene può fregar di meno!!!
Vivono come degli automi, sono marionette pronte ad obbedire agli ordini, pur di non vedere intaccate quelle proprie misere carriere, mortificano ogni giorno se stessi per allietare i propri superiori e nel contempo se possono, pugnalano possibili i propri colleghi certamente più meritevoli, affrettando a ristabilire quelle posizioni prestabilite, quei processi d’avanzamento che stavano per ostacolare i propri…   

Ed allora, quando ci si trova a dover esprimere un commento o anche al dover prendere una decisione, ecco che in questi casi, ci si appresta subito a fare un passo indietro, ci si ritira di buon ordine… appiattendo in tal modo ogni proprio giudizio o banalizzando quella propria presenza, con argomenti futili, in modo tale da evitare qualsivoglia collocazione o venire attaccati per aver con le proprie dichiarazioni, urtato l’altrui sensibilità…

Non si tratta di essere vili, ma di quella pura e semplice monotona normalità… dove non è necessario prendersi cura degli altri, anche perché questi, non vengono da loro, minimamente avvertiti…
E’ noto infatti che l’abitudine a ripetuti stimoli, finisce per non essere più percepita dal soggetto o ancor peggio, non produce in questo, alcuna risposta, ed è ciò che infatti accade oggi… dove per attirare l’attenzione, c’è bisogno sempre più di notizie eclatanti… 

Dipende tutto da questo nostro stile di vita, dall’assuefazione a quei modelli imposti, da questo contesto che obbliga ovunque a seguire regole ferree, ma che poi di fatto, non riesce a farle rispettare, in particolare propri da quanti sono messi lì affinché  queste si concretizzino…  

Alla fine è come sentirsi anestetizzati… si seguono le regole dei social network, di quei mass media che impongono modelli da imitare, s’inseguono consumismo e benessere individuale, facendo in modo che questo prevalga sul sociale, s’esclude qualsivoglia critica, perché questa manca di per se… di quella necessaria base, date attraverso lo studio, da quell’aggiornamento e approfondimento culturale, da quella continua lettura quotidiana, dal saper osservare in maniera critica quanto avviene intorno, sapendo distinguere sempre… verità e finzione, tutte circostanze che permettono alla fine, di essere capaci di poter sviluppare proprie riflessioni, condizione necessaria per poter sperare un giorno, di modificare quella propria incapacità e soprattutto… indifferenza generale!!!