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Agnelli e il polsino alzato: Sì… per mostrare un orologio a diodi, non per nascondere un falso!


Gianni Agnelli non doveva dimostrare nulla. La maggior parte oggi, viceversa, con quella patacca al polso, urla il contrario!

Ma d’altronde, l’Avvocato, quello che bastava che entrasse in una stanza per cambiare la gravità dell’aria, portava sopra il polsino della camicia un orologio a diodi.

Già, perché lui lo sapeva, e lo sapevano tutti, che avrebbe potuto comprare metà delle vetrine di Ginevra senza nemmeno battere ciglio. Ma non ne aveva bisogno. Non doveva dimostrare niente a nessuno.

Il suo essere ricco era talmente vero, talmente solido, che poteva permettersi il lusso più grande di tutti: la leggerezza. Mica come certa nuova ricchezza da vetrina social che deve urlare, deve marchiare a fuoco ogni centimetro del polso. Sì… un po’ la stranezza dell’uomo, o meglio della sua epoca.

Oggi, invece, guardatevi intorno. Siamo pieni di gente che compra orologi clonati, repliche finte, patacche lucenti ma vuote. Le vedo sventolare davanti all’obiettivo con quelle casse pesanti e quei quadranti gridati, e penso: ma che senso ha? Perché spendere quei cento, duecento, trecento euro – che non sono noccioline per tanti – per un oggetto che sai già, nel profondo, essere una bugia?

Un oggetto tra l’altro, che il primo che se ne intende – come il sottoscritto – ti smaschera in due secondi, con una mezza occhiata al calibro o al modo in cui la lancetta dei secondi si muove a scatti, già… come lo sguardo nervoso che provo nel vergognarmi, per chi lo sta indossando.

Ecco, è questo il punto che mi intriga, anzi mi incuriosisce: Consentitemi l’analogia, ma quale sottile oscura molla scatta nella testa di uno che sceglie il falso? Lo prendi, lo giri, lo guardi e sai che dietro non c’è un artigiano, non c’è una storia, non c’è l’anima meccanica che ticchetta da decenni, ma c’è soltanto plastica e un movimento cinese che domani ti lascierà a piedi.

Ora, per gli stessi soldi, ma dico gli stessi, potresti entrare in un negozio vero, con la luce giusta, e uscire con un Seiko, un Orient, un vecchio Swatch automatico, magari anche un Hamilton, sì… usato, come quello dell’Avv. Agnelli. 

Roba originale, ingranaggi che hanno un progetto, un ingegnere dietro, una garanzia, un orologio che è anche bellissimo da vedersi, sì, ma soprattutto vero nel profondo del suo meccanismo. Ma consentitemi di aggiungere: unico, oltre che legale. E invece no, si preferisce la piazza, il venditore ombra, la valigetta al mercatino di uno di quei furbi. 

Già… non ci arrivo a comprenderli. Sarà che vogliono la scritta “Rolex” o “Omega” a tutti i costi, pure se è falsa come una banconota da sette euro. Sarà che il simbolo ha ucciso la sostanza. Ma io da qui ti dico: occhio… perché dietro a quelle “furberie”, a quelle piccole soddisfazioni da mercato illegale, ci sono i soliti signori.

Quelli che non ti vendono solo l’orologio finto, ma anche le borse finte, le cinture finte, e poi – ecco il salto – le mozzarelle finte, l’olio finto, la passata di pomodoro finta, lo sciroppo per la tosse finto. Gli stessi canali, le stesse mani. La contraffazione è un ecosistema, un cancro che parte dal lusso e arriva dritto alla salute. E la salute, quella non la ripari con un cambio di batteria.

Perciò, quando guardo quella foto di Agnelli che parla con Montezemolo, col suo orologio spudoratamente fuori dal polsino, vedo l’esatto contrario di tutto questo. Lui non aveva bisogno di fingersi niente.

Oggi ahimè, sono in molti ad aver un gran bisogno di ricominciare e capire soprattutto la differenza tra “l’essere e il sembrare”. Già… tra l’essere un uomo vero o far parte di una serie d’individui falsi. Sì… proprio come gli orologi che portano al polso!

Comunque, a differenza di certe idiozie che ho letto sull’orologio nella foto, ci tengo a precisare che si trattava di un ‘Hamilton Pulsar P2‘, il primo orologio con fattezze da ‘calcolatore elettronico‘ con schermo a Dot Led – quei vecchi diodi rossi che emettevano luce – e la sua precisione era garantita da un movimento al quarzo, il noto 9150, sviluppato appositamente da una società specializzata in elettronica. 

Un oggetto massiccio, pesante, che si faceva sentire al polso. Per veder l’ora dovevi premere un tasto, altrimenti lo schermo restava nero. Niente sfoggio continuo. Niente luce sempre accesa. Come a dire: se ti serve, la guardi. Altrimenti, non rompere!

Gran premio di Las Vegas: la Ferrari??? Altro che "rossa aggressiva", è sembrata un… "rosa smorto"!!!

Il sottoscritto, come il monegasco, non vuole entrare troppo nel dettaglio, ma alcune considerazioni a fine gara vanno fatte. 
È evidente come gli errori commessi da tutti – sì, questa volta anche dal muretto – abbiano portato alla vittoria di entrambe le Mercedes, una circostanza che avrebbe potuto avere un epilogo diverso se in quella scuderia si fossero fatte le cose per bene, anziché in modo approssimativo.

Iniziamo con l’errore di Leclerc.

Mi dispiace definire “errore” un colpo di genio del nostro pilota, che ha tentato di superare all’esterno la Mercedes di Russell, ma forse, essendo la gara appena iniziata, avrebbe dovuto attendere un momento più favorevole per il sorpasso, o magari optare per una strategia diversa, restando dietro al britannico e attendendo l’occasione di un undercut. Chi può dire se così non avrebbe potuto finire primo?

Per quanto riguarda Sainz, tutti abbiamo visto come inizialmente non abbia agevolato il compagno di squadra, soprattutto quando la Mercedes di Hamilton era ancora lontana. Ma questo atteggiamento è comprensibile, considerando che è già noto da tempo che egli non farà più parte della scuderia di Maranello.

Sì… alla fine, ha lasciato passare Leclerc solo dopo le insistenze del team, limitando comunque il sorpasso di Hamilton per pochi metri prima dell’ingresso in pit lane, peccato però che i meccanici della Ferrari non fossero pronti con le gomme, nonostante Sainz avesse chiesto il cambio più volte nei due giri precedenti!

Ma si sa… in Ferrari abbiamo grandi esperti di strategia, e difatti le scelte discutibili di quest’anno ci hanno relegati al terzo posto, ed hanno nel frattempo permesso, giustamente, a Max Verstappen – il quale non ha rivali in pista – di vincere il quarto campionato.

Tornando a Sainz, a causa della strategia del muretto ha perso il secondo posto, mentre Hamilton avrebbe potuto finire terzo o persino quarto, se anche la strategia di Leclerc fosse stata diversa.

In sintesi, oggi abbiamo perso su tutti i fronti!!!

Abbiamo mancato la possibilità di fare una doppietta come la Mercedes o, almeno, di conquistare punti preziosi per il campionato costruttori con un secondo e terzo podio.

E invece siamo qui a leccarci le ferite, a subire l’ennesima beffa e a lamentare la mancanza di professionalità, sia sul muretto che tra i piloti.

Vasseur, il team principal della Rossa, ha commentato a caldo: “Non ho ancora parlato con i piloti, vedremo poi nel debriefing”…

Caro Frédéric, credo ci sia ben poco da dire: è forse meglio iniziare a pensare alla prossima gara. Del resto, in questo Gran Premio gli errori sono stati fatti e, purtroppo, non c’è modo di rimediare!