Archivi tag: geologia

NISCEMI: la frana degli avvertimenti inascoltati.


C’è una storia, in Sicilia, che non si ferma mai, già… è la storia di un’isola che scivola via un pezzo alla volta, tra fango e indifferenza!

A la cosa assurda è che a ogni crollo, a ogni strada che si spezza, a ogni mareggiata, si ripete sempre lo stesso copione: si alzano le mani, si declinano le responsabilità, si mobilitano le stesse figure che fino al giorno prima erano assenti. La città di Niscemi (ma non è l’unica) in queste ore, è il palcoscenico perfetto di questa tragedia annunciata.

La notizia è che una collina sta crollando, che intere porzioni di paese sono in bilico, che la Protezione Civile descrive una situazione critica. Ma la verità, molto più amara, è che tutto questo era stato scritto, il sottoscritto ad esempio ha realizzato parecchi post sui rischi idrogeologici presenti sul territorio, ma nessuno ha poi approfondito, già i soliti studi, progetti e poi tutto è stato archiviato, sepolto sotto l’indifferenza, altre carte, altre priorità e chissà… forse altri interessi.

È sempre così. I segnali ci sono, le voci ci sono. Per anni si è scritto di rischi idrogeologici, di alvei da mettere in sicurezza, di una cementificazione folle che ha trasformato il suolo in una lastra impermeabile. Si è denunciata l’assenza di una pianificazione seria, la leggerezza con cui sono state concesse licenze, l’inerzia di chi avrebbe dovuto vigilare. Parole che sembravano cadere nel vuoto, finché la terra non ha iniziato a muoversi di nuovo.

I geologi lo spiegano con pacatezza implacabile: Niscemi sorge su un equilibrio fragile, sabbia su argilla, un predisposto scivolare. Il dissesto è antico, profondo, solo apparentemente quieto. Le indagini lo dicono da tempo: non ci sono soluzioni miracolose, solo interventi per mitigare un rischio che non si cancella. E la conclusione, per chi ha il coraggio di guardare in faccia la realtà, è una sola: certe aree non vanno ricostruite, ma abbandonate. Delocalizzare, non perpetuare l’errore. Invece, si preferisce fingere sorpresa, ogni volta, come se la pioggia fosse un evento imprevedibile e non la semplice conferma di un destino costruito giorno dopo giorno.

E allora, mentre le case tremano e la gente guarda inerme la propria vita andare in frantumi, viene da chiedersi: a cosa servono tutti gli avvertimenti, gli studi, le denunce, se poi chi dovrebbe agire si gira dall’altra parte? Se i fondi prendono strade oblique, come hanno mostrato inchieste anche recenti? Se l’emergenza diventa l’unico momento in cui tutti si “mobilitano”, per poi dimenticare di nuovo fino alla prossima catastrofe?

Quella di Niscemi non è una frana improvvisa. È il crollo lento di una memoria collettiva, il fallimento di una prevenzione mai nata, lo scivolare via delle responsabilità di chi, seduto sulla propria poltrona, ha ascoltato senza sentire, guardato senza vedere. Fino a quando, anche la terra, stanca di aspettare, decide di muoversi. E porta via tutto, tranne l’amara consapevolezza che questa storia, purtroppo, la conosciamo già. 

E state sicuri che quanto accaduto ora a Niscemi, si ripeterà, identica, da qualche altra parte, sì… se continueranno – per come fanno sempre – a voltare la testa dall’altra parte!

La fragilità dei numeri “Caldi”.

Avevo letto di questo articolo a fine luglio e mi ero ripromesso di scrivere un post a riguardo, poi, però, altre notizie avevano avuto la precedenza e, sebbene avessi già abbozzato una prima stesura, solo stasera ho trovato il tempo di completarla e pubblicarla.
La questione del record di caldo a Floridia, riportata dal sito “MeteoWeb”, mi aveva lasciato perplesso, non tanto per il dato in sé, ma per ciò che potrebbe celarsi dietro quelle poche cifre.

E allora, come molti di voi, mi sono chiesto: com’è possibile che una stazione meteorologica (a quanto pare “malfunzionante”) abbia generato un valore così eclatante? E ancora, come ha fatto l’OMM a validarlo dopo due anni di verifiche?

Ora, non essendo un esperto in meteorologia, ritengo comunque che questa sia una scienza piuttosto precisa, eppure, leggendo l’articolo, mi sembra esserci qualcosa di incomprensibile, almeno, il sottoscritto ammette di non averci capito granché.

Si parla di un termometro rotto, di un falso storico che ha fatto il giro del mondo, eppure la cosa più strana è come tutto questo sia potuto accadere sotto gli occhi di esperti e istituzioni (ammetto che per il sottoscritto non è una sorpresa: sono anni che, per vicende giudiziarie in cui sono stato coinvolto, mi sono imbattuto in un sistema i cui referenti, spesso, “non vedono l’elefante nella stanza”).

Quei +48,8°C registrati nell’agosto 2021 avrebbero dovuto rappresentare un primato europeo, superando di quasi un grado il precedente record greco del 1977. E invece, oggi emerge che il dato era errato, già… frutto di un malfunzionamento.

Ma allora, perché è stato confermato dall’OMM? E soprattutto – ed è qui che la mia mente non trova pace -cosa si nasconde dietro questa differenza di pochi gradi, apparentemente insignificante ma in realtà così determinante?

Sì… è quell’insistere ossessivamente su un valore al limite della realtà che rende tutto ancora più sospetto. Sappiamo bene, in particolare i miei conterranei, come la Sicilia possa rappresentare una terra di caldo estremo, ma non mi sembra normale dover discutere su dati che dovrebbero essere certi e inconfutabili. Come si è potuta creare una tale confusione attorno a misurazioni che, come dicevo, dovrebbero essere incontrovertibili?

Forse il problema non è solo il termometro, difettoso o meno, ma qualcosa di più profondo, qualcosa che sfugge alla comprensione di chi, come me, osserva la vicenda con scetticismo.

L’OMM ha in parte ritrattato, ma lasciando un ulteriore alone di ambiguità. Il record greco resta imbattuto, ma ormai il dubbio è stato piantato: quanti altri dati sono stati accettati con troppa facilità? Quanto possiamo fidarci delle cifre che diventano storia, se poi si scopre che dietro c’è un errore?

Perdonate il mio scetticismo e/o la mia mancanza di fiducia, ma, da tempo, ho capito che in questo Paese non ci si può fidare di nessuno. E chissà se anche in meteorologia, come in altre discipline, ciò che sembra certo nasconde spesso zone d’ombra.

A me questa cosa non riesce proprio a convincermi. Ecco perché, dopo aver letto l’articolo e lo studio di Alfio Grassi (del cui link non mi è ero accorto a causa del cellulare, con tanto di immagini e dettagli a testimonianza – secondo il geologo – del falso storico), ho provato a contattarlo. Non riuscivo a capire quali ripercussioni, positive o negative, potesse avere l’aumento anche solo di due gradi nella temperatura registrata.

Purtroppo, il geologo Grassi mi ha comunicato di essere in ferie all’estero. Mi ha però promesso che, appena rientrato a Catania, mi contatterà per spiegarmi nel dettaglio il suo studio e, soprattutto, per chiarire cosa – secondo lui – si celi dietro questa vicenda.

In attesa, proverò ad analizzare e riassumere quanto riportato nel suo studio…