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SERIE C: Forse qualcuno in Procura (preferibilmente quella di Milano), dovrebbe indagare sui sorteggi dei Playoff e su quegli “improbabili” accoppiamenti “regionali”!


Come ripeto spesso: un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova. Allora proviamo a seguire il filo, senza gridare allo scandalo ma nemmeno fingendo di non vedere. 

Ora ditemi, considerando le probabilità matematiche, quale sarebbe la percentuale per cui dieci squadre, ciascuna distante dalle altre anche migliaia di chilometri (essendo sia a nord che a sud), possano grazie a un sorteggio, incredibilmente sorprendente, incontrarsi 8 su 10 in maniera molto ravvicinata?  

Faccio un attimo l’elenco delle distanze, tanto per avere chiara la geografia del paradosso, riportando gli scontri di ritorno che dovranno tra poche ore espletarsi:.

1) LECCO – PIANESE

La distanza stradale tra Lecco (Lombardia) e Piancastagnaio (SI), sede della Pianese in Toscana, è di circa 450-480 chilometri.

2) RAVENNA – CITTADELLA

La distanza tra Ravenna e Cittadella è di circa 165-170 km via strada, con un tempo di percorrenza in auto di circa 2 ore e mezza. 

3) RENATE – CASARANO 

Ecco questa rappresenta l’eccezione: La distanza tra Renate (MB) e Casarano (LE) è notevole, coprendo quasi l’intera lunghezza della penisola italiana, siamo all’incirca intorno ai 1.100 km, ovviamente a seconda del percorso.

4) SALERNITANA – CASERTANA 

La distanza stradale tra Salerno (sede della Salernitana) e Caserta (sede della Casertana) è di circa 65-70 chilometri.

5) POTENZA – CAMPOBASSO 

La distanza stradale tra Potenza e Campobasso è di circa 192-194 km, percorribili in auto in poco più di 3 ore e 30 minuti. 

Per cui, osservando quanto sopra, si può tranquillamente affermare quanto segue; Lecco e Pianese: tra la Lombardia e Piancastagnaio in Toscana ci corrono circa 450-480 chilometri, non esattamente un derby, ma nemmeno un volo transcontinentale. Poi Ravenna e Cittadella: poco più di 165 chilometri, due ore e mezza d’auto. Fin qui potrebbe essere il caso. Poi arriva Renate contro Casarano: eccezione che conferma la regola? Forse no. Qui si parla di 1.100 chilometri, da Monza Brianza al tacco dello stivale. Un viaggio lungo la penisola. Cosa dire, particolarmente sfortunati… ed ancora Salernitana – Casertana: 65-70 chilometri. Un salto in provincia. Infine Potenza – Campobasso: 192 chilometri, poco più di tre ore e mezza.  

Ora, la domanda non è retorica: qual è la probabilità che – su cinque accoppiamenti – ben quattro siano tra squadre geograficamente vicine (diciamo sotto i 500 km, anzi quasi tutte sotto i 200 km) e solo una sia una vera e propria trasferta lunga? Perché 8 squadre su 10, tra quelle coinvolte in questi cinque abbinamenti, giocano un derby o quasi…  

Provo a tradurlo in numeri, da semplice appassionato, senza laurea in statistica ma con un po’ di buon senso. Le squadre ai playoff di Serie C sono distribuite su tutto il territorio nazionale. Se ipotizziamo una ripartizione equa tra nord, centro e sud, la probabilità che due squadre estratte a caso siano della stessa macroarea (diciamo raggio sotto i 200 km l’una dall’altra) è relativamente bassa. Ma andiamo per gradi.  

Prendiamo il caso più eclatante: Salernitana e Casertana sono a 65 km. Quante altre coppie di squadre ai playoff avrebbero potuto incontrarsi con una distanza così irrisoria? Poche. La probabilità che un sorteggio puro produca un accoppiamento così corto è all’incirca pari al rapporto tra il numero di coppie geograficamente vicine e il numero totale di coppie possibili.  

Per semplificare: consideriamo 10 squadre. I possibili accoppiamenti (non ordinati) sono 45. Quante sono le coppie “molto vicine” (sotto i 100 km) tra quelle ai playoff? Forse solo Salerno-Caserta. La probabilità di pescare proprio quella coppia in un sorteggio casuale è 1/45, cioè circa il 2,2%. Già soltanto questo è un evento raro.  

Ma non finisce qui: vogliamo anche Ravenna-Cittadella (under 200 km), Lecco-Pianese (sotto i 500 km, ma comunque non enorme) e Potenza-Campobasso (under 200 km). Se contiamo le coppie “ravvicinate” (diciamo sotto i 250 km) presenti nel lotto delle 10 squadre, quante ce ne sono? Probabilmente non più di 3 o 4 in tutto. E invece il sorteggio ne ha prodotte 4 su 5 accoppiamenti.  

Una stima grezza ma realistica: la probabilità che, in un sorteggio puramente casuale, su 5 abbinamenti se ne verifichino almeno 4 con distanza inferiore a 250 km potrebbe aggirarsi intorno allo 0,5%-1% a essere ottimisti. Se abbassiamo il requisito a “distanza inferiore a 100 km” (solo Salerno-Caserta), la probabilità che esca proprio quell’abbinamento è già bassissima, ma che esca quello più altri tre regionali diventa un evento dell’ordine del decimillesimo o centomillesimo di percentuale.  

Insomma, la matematica dice che un sorteggio normale, senza pesi né condizionamenti, avrebbe dovuto produrre un quadro molto più misto, con squadre del nord che incrociano quelle del sud e viceversa. Invece abbiamo assistito a una sorta di “playoff regionale” dove le uniche a fare davvero chilometri sono il Renate e il Casarano, che sembrano (forse) dover patire la lunga distanza, per non rendere troppo evidente il disegno…  

Tre indizi fanno una prova? Forse no, perché la prova richiederebbe un’indagine. Ma qui di indizi ce ne sono anche di più: quattro accoppiamenti ravvicinatissimi su cinque non sono una coincidenza, sono una scelta. E la scelta, in un sorteggio che si vuole equo, non dovrebbe esserci.  

E qui arrivo al punto che mi fa davvero riflettere, e vorrei rivolgermi idealmente alla Procura di Milano, sì proprio quella che in queste ore sta seguendo un’inchiesta per presunte designazioni arbitrali “combinate” e partite indirizzate scegliendo di volta in volta i fischietti graditi o sgraditi a questa o quella società. 

Perché, leggendo le cronache, salta fuori un modus operandi che comincia a essermi fin troppo familiare: dialoghi tra chi sceglie e chi esegue, richieste più o meno implicite, silenzi eloquenti, e alla fine una lista di nomi che inspiegabilmente si allontana o si avvicina agli interessi di qualcuno. 

Non sto parlando di quella vicenda, sia chiaro. Non voglio mescolare piani né fare nomi, ma dico solo questo: quando il meccanismo del “caso” inizia a produrre sistematicamente esiti comodi, quasi cuciti addosso a qualcuno, e quando questo accade non una volta ma ripetutamente, allora forse è lecito chiedersi se anche in Serie C, nei suoi umili ma sacri sorteggi, non ci sia lo stesso identico schema.

Perché il pallone è lo stesso, e purtroppo anche le logiche, a volte, si assomigliano.

Tre indizi fanno una prova? Forse no, perché la prova richiederebbe un’indagine vera, con atti, intercettazioni e testimoni. Ma qui di indizi ce ne sono anche di più: quattro accoppiamenti ravvicinatissimi su cinque non sono una coincidenza, ma forse una scelta. E la scelta, in un sorteggio che si vuole equo, non dovrebbe esserci.

Per questo, senza pretendere di avere la verità in tasca, dico solo: forse qualcuno, in Procura, dovrebbe davvero dare un’occhiata anche a questi sorteggi di Serie C. Non per la passione del calcio, sia chiaro, ma per il principio che perfino il pallone rotola meglio, sì… se la fortuna non ha troppe strane complicità.

Come si dice: segui il denaro e troverai i ladri!!!

Gli accertamenti patrimoniali rappresentano oggi, il migliore punto di partenza per gli organi inquirenti, per poter iniziare nuove indagini…

Concentrando l’analisi infatti sul potere economico accumulato e verificandone la loro diretta provenienza è facile poterne dimostrare la veridicità o l’eventuale appartenenza illegittima…
Dopotutto l’impostazione seguita nel corso di questi anni dalla legislazione, in particolare quella dell’antimafia, è fondata, sul procedimento applicativo della misura doppiamente indiziaria…
Infatti, il primo intervento viene realizzato sotto il profilo soggettivo, e cioè, il destinatario della misura di prevenzione deve essere un soggetto indiziato di appartenere ad una associazione criminale di tipo mafioso o similare, mentre il secondo riscontro, viene eseguito sotto il profilo oggettivo, e quindi, nell’accertamento della presenza di indizi di provenienza illegittima dei beni che si intendono sequestrare…
Quindi, quale migliore modo c’è, per individuare quei profitti realizzati in maniera illegale, se non quello di seguire la “via del denaro“???
Ovviamente per fare ciò, si è dovuto obbligare in questi anni, le nostre banche, ad una maggiore trasparenza, procedendo con la verifica dei nominativi, a cui erano intestati conti-correnti/libretti, ecc…
Abbiamo visto infatti, come negli anni passati, proprio le banche abbiano potuto godere di vantaggi economici, dati loro, direttamente dai nostri governanti… i quali hanno permesso (obbligando noi cittadini), al pagamento dei loro debiti…, dopotutto, quasi tutti i ns. partiti ( o meglio… nella maggior parte dei casi) sono finanziati proprio da quelle banche e quindi, una volta che quel partito politico viene eletto a rappresentanza del governo, diviene esso stesso, sottomesso al volere di quella oligarchia bancaria…
Per cui, da un lato, si spacciano per rappresentanti del popolo, ma nella realtà rappresentano le imposizioni dall’aristocrazia finanziaria!!!
Ora, la condizione principale affinché il patrimonio sia assoggettato alla misura patrimoniale è che esso risulti (in valore), sproporzionato al reddito dichiarato o alla attività economica svolta, ovvero, che sia ritenuto (sulla scorta di evidenti indizi), provento o reimpiego di attività illecite….
Appare chiaro che nella sopraddetta valutazione, il concetto di proporzione o dovrei dire “sproporzione” tra il reddito dichiarato e l’alto tenore di vita palesato, è indice che qualcosa non quadri…
Qui, i nostri legislatori, creano (forse chissà volontariamente)  quella incomprensione tra il tenore di vita ed il reddito sommato al patrimonio…
Si tenta di valutare quel “tenore di vita” con il livello economico prodotto da tutto il nucleo familiare ed è ciò che determina la scala nella quale è possibile posizionare il reale reddito della famiglia… ma nel far ciò ci si dimentica dell’eventuale risparmio (accantonato), dei beni disponibili, ma soprattutto di quei servizi goduti nel corso dell’anno o di quelle acquisizioni da collegarsi con la voce “beni di consumo”, in particolare, aerei, auto di lusso, seconde residence in particolare quelle estere, imbarcazioni, cavalli da corsa, gioielli preziosi, quadri…
E’ cosa dire inoltre, di tutte quelle forme di riciclaggio di provenienza illecita, per la costituzione di nuove società (o per la partecipazione a compagini costituite), la gestione (diretta o indiretta) di attività commerciali (alberghi, ristoranti, ecc…), realizzate grazie a quelle disponibilità finanziarie, alla propria capacità finanziaria di prestare garanzie o fideiussioni, dal possesso di titoli di credito, obbligazioni, depositi, conti corrente… e via discorrendo…
Per cui, nel realizzare le indagini patrimoniali, o per meglio dire… nel valutare quel probabile “tenore di vita”, si dovrà fare sempre riferimento, non solo al risparmio del reddito o ai beni disponibili, ma soprattutto a quella parte di reddito “consumata” nell’acquisizione di quei beni e servizi!!!
Sono questi infatti i valori, che rappresentano il vero ago su cui porre l’asticella, veri indici rivelatori di quella reale disponibilità!!!
Certo, un lavoro lungo e complesso, perché non si tratta soltanto di analizzare in modo determinato, caso per caso, dove quelle capacità finanziarie sono state “celate” (e sono difficili ovviamente da individuare), ma soprattutto, si tratta di andare a colpire un sistema illegale, che non viene realizzato esclusivamente da quanti appartengono al cosiddetto “mondo criminale”, ma bensì appartiene anche e soprattutto da quei “colletti bianchi”, che nel loro operare quotidiano, realizzano altrettanti “fondi a nero”…
Infatti, secondo un’indagine redatta da EURES per valutare il più alto indice di illegalità fiscale realizzato nel nostro pese, questa ha determinato una classifica dove in primis, ci sono gli avvocati, ritenuti responsabili di omesso rilascio della fattura o della ricevuta nel 40/42% dei casi, poi ci sono i tecnici (Ing. Arch, geom., ecc…) con il 38/40%, i medici (tra dentisti, specialisti, psicologi e psichiatri, dietologi) che viaggiano intorno 35/40%, e quindi a scendere, professori ( 35% ), veterinari (25%), commercialisti (23,%), notai intorno al 19,6% (che, pur non avendo rilasciato fattura o ricevuta in un caso su cinque, risultano essere la categoria più “virtuosa”).
A completamento di questa vergognosa “graduatoria” dell’evasione fiscale, vanno aggiunti quanti (in qualità di evasori) appartengono alle categorie dei commercianti, artigiani e collaboratori vari,.., i quali, partecipano insieme ad ampliare questa piaga apicale!!!
Ma ci pensate… quanti ispettori ci vorrebbero per controllare in maniera approfondita tutti questi liberi professioni…??? 
Per fortuna che tra loro… ci sono tante persone oneste (che pagano le loro tasse… anch’esse eccessivamente “ingorde” visto l’alta percentuale -siamo intorno al 55%- rispetto ad altri stati europei…), ma soprattutto che in questo paese, esistono anche gli impiegati (pubblici e privati), che non fanno altro che “sobbarcarsi” i costi di tutti quei ladri che – proprio mentre sto scrivendo – stanno rubando!!!
in conclusione, come diceva il grande Marcello Mastroianni: Rubare è roba per gente seria, mica per gente come voi! Voi, al massimo… potete andare a lavorare!