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IRAN: Quando il presentimento diventa realtà!


C’è un sentore strano,  che arriva  in queste ore da quella parte di medio oriente, e rileggendo quanto avevo scritto solo pochi giorni fa, mi sono reso conto che quel presentimento non era così campato per aria.

Avevo parlato dell’odore della polvere da sparo, e adesso, puntuale come certi temporali previsti, quell’odore è diventato realtà. 

Non era un esercizio di stile, non era la voglia di fare il profeta di sventura: era semplicemente il tentativo di mettere in fila dei pezzi che, messi uno accanto all’altro, componevano già un disegno chiarissimo. E quel disegno, ora attraverso tutti i media lo stanno confermando, con la freddezza di chi legge semplicemente un comunicato stampa.

Israele e Stati Uniti hanno attaccato l’Iran. Non è più un’ipotesi, non è più uno scenario su cui i politologi inizieranno a discutere nelle trasmissioni serali e così, mentre le prime notizie frammentarie cominciano a rincorrersi sui siti di informazione e nelle agenzie di stampa, ecco che arriva la voce, quella che fa più rumore di qualsiasi bomba: Ali Khamenei è morto! 

Lo dicono fonti diverse, lo ripetono testate come “Iran International“, che non è certo un bollettino del regime, ma una voce dall’esterno, una di quelle che solitamente i pasdaran bollano come nemiche. E questa voce racconta che la Guida Suprema è stata uccisa nell’attacco. E poi aggiunge un dettaglio che, se fosse vero, avrebbe il peso di un terremoto dentro un altro terremoto: a Teheran, dalla finestre, si sentono applausi.

Sì… ripeto, applausi, non preghiere, non silenzi carichi di paura, non la caccia allo straniero che i regimi sanno orchestrare quando il nemico bussa alle porte, ma applausi, già… gente comune che si affaccia dai balconi e nel vedere i missili stranieri colpire la città batte le mani, festeggia, ride, come si fa per una liberazione, sì… per un peso che cade dalle spalle. 

Se quanto stiamo vedendo nei social è vero, ciò rappresenterebbe la reale fotografia di un regime che, nel momento della sua massima prova, scopre di non avere radici, scopre di essere soltanto un’architettura di potere sorretta dalle baionette e dal terrore, pronta a sgretolarsi non appena il vento cambia. 

Perché quando la gente applaude alla morte del proprio leader, significa che quel leader era già morto da tempo nei cuori di chi lo subiva. Significa che l’unica cosa che teneva in piedi tutto era la paura, e la paura, a quanto pare, può essere sostituita da un’altra emozione, proprio nel momento in cui ci si aspetterebbe il contrario.

Dall’altra parte, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, dice di non avere nulla da dire al riguardo. Un silenzio che pesa più di mille smentite. Perché quando un regime tace sulla sorte del suo capo supremo, quando non produce immagini, non smentisce, non organizza la contro-narrazione, significa che il caos è già dentro le stanze dei bottoni. Significa che forse non sanno nemmeno loro cosa dire, o forse stanno cercando di capire chi comanda adesso, in questa nuova ora zero che si è aperta sul paese.

E così, mentre scrivo, tutto sembra muoversi in quella direzione che avevo già provato a descrivere: la macchina militare che avanza indifferente alle parole, i leader che giocano le loro partite interne su un palcoscenico internazionale, la diplomazia ridotta a una scenografia. 

Solo che adesso non è più una previsione. È cronaca. E l’odore della polvere da sparo non è più un’immagine poetica per descrivere un presentimento, ma qualcosa che si respira davvero, in quella parte di mondo, e che forse, piano piano, cominceremo a sentire anche noi, qui al riparo, qui dove la guerra arriva solo attraverso gli schermi. 

Ma anche attraverso gli schermi le guerre lasciano profonde tracce, perché cambiano il modo in cui guardiamo al futuro. Ci ricorda che certe meccanismi una volta messi in moto, sono difficile da fermare e che a volte, le cose che scriviamo per esorcizzare la paura, finiscono purtroppo per diventare lo specchio di ciò che realmente accade…

E' vissero tutti felici e contenti…

Questa mattina mentre facevo colazione, ascoltavo la trasmissione su Rai1, dove in studio veniva intervistata una giornalista tedesca, di cui non sono riuscito a memorizzarne il nome, ma ho trovato interessante quanto diceva, considerato che il suo fosse un parere dal punto di vista straniero…
Esordiva dichiarando quanto stando all’estero, aveva potuto assistere durante le elezioni del Capo dello Stato, in particolare sottolineava che: il nostro paese non era stato in grado di votare un nuovo Presidente della Repubblica ed aveva quindi dovuto ripiegare nell’unica possibile soluzione rimasta e cioè quella di ricandidare l’ex Presidente uscente…
Quindi, invece di saper guardare avanti, di rivolgersi al nuovo, ci si rinchiude ancora nel vecchio, in ciò che ormai è superato, in qualcosa di passato, lontano anni luce sia dal presente ed ancor più dal futuro!!!
Abbiamo scomodato una generosità istituzionale, per dimostrare ancora una volta, una totale incompetenza, quella completa mediocrità di contenuti e quella ripetuta inutilità dei soggetti partecipanti, che infatti hanno risposto ai richiami fatti oggi dal Presidente, con gli applausi…., incredibile… come se Napolitano stesse parlando ad altri e non certamente a loro!!!
Sono così sciocchi, così abituati a sottostare a quelle regole loro ascritte, dai “padroni premier”, da non riuscire a capire che erano loro i riferimenti a quelle critiche, proprio loro che in questi anni non hanno saputo fare niente, lasciando in negativo la crescita del nostro paese… tra tutti i Paesi Europei che a differenza nostra, in questi 15 anni sono percentualmente tutti cresciuti, Grecia e Cipro compresa…, mentre noi invece siamo andati indietro… ed il merito e ovviamente di quanti purtroppo siedono ancora su quelle “maledette” poltrone, soltanto perché…, come pecore vengono raccomandati da quei partiti!!!
Ed ancora la giornalista prendeva spunto sulle dichiarazioni di Marini e su quella ” ambizione smodata ” di Matteo Renzi…, dichiarando che è proprio l’ambizione che da un senso di crescita e rinnovamento, mentre vedeva in Marini, qualcuno di ormai superato e che ormai è tempo che si metta a riposo…
Ed allora ecco l’ipotesi delle larghe intese, con Giuliano Amato a Presidente del Consiglio e Enrico Letta e Angelino Alfano come vicepresidenti…, e con una buona suddivisione delle poltrone dei ministri, viceministri, sottosegretari, ecc…, tutto come prima, come sempre…, le solite spartizioni, cambieranno i personaggi, ma la storia purtroppo non cambierà… anzi continua a ripetersi ed è così che tutti vissero felici e contenti…