Milioni di euro che si spostano senza muoversi…

La Guardia di Finanza su delega della Procura della Repubblica di Milano – Direzione Distrettuale Antimafia – sta eseguendo una maxi operazione a contrasto del traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riciclaggio, esercizio abusivo del credito e frode fiscale.

Un’attività illegale gestita nel nostro Paese da alcuni cinesi che garantivano finanziariamente un gruppo di trafficanti di droga e li aiutava a creare fondi neri. 

Un giro milionario di hashish e marijuana, carichi di droga pagati attraverso una banca occulta gestita da cinesi che si occupava altresì di effettuare di fatture false per alcuni imprenditori lombardi, nell’ambito del commercio della plastica e del metallo, con un giro d’affari di oltre 40 milioni di euro. 

Sono state sequestrate società, immobili, beni mobili e disponibilità finanziarie per oltre 9 milioni di euro, ritenuti questi di provenienza illecita ovvero sproporzionati rispetto al reddito e all’attività economica svolta dai sodali dell’organizzazione criminale…

Montagne di soldi provenienti dallo spaccio entravano a far parte delle attività di alcuni cinesi…

L’indagine si è focalizzata sulla ricostruzione delle modalità di pagamento utilizzate dai narcotrafficanti che, per saldare gli acquisti delle partite di droga, si avvalevano di “servizi bancari” abusivi gestiti da soggetti di etnia cinese che fungevano da veri e propri “centri di raccolta” del denaro da trasferire all’estero, un sistema analogo a quelli su cui si basa il meccanismo di rimessa informale di denaro denominato “fei’chi en“, simile alla “hawala” islamica.

I soggetti cinesi – nella quasi totalità questi erano titolari di esercizi commerciali –  ricevevano contante da trasferire in modo anonimo, veloce e non tracciabile, dietro il pagamento di una commissione variabile dall’1,5% al 2%. 

Già… milioni e milioni di euro che si spostano senza muoversi!!!

Milioni di euro che si spostano senza muoversi…

La Guardia di Finanza su delega della Procura della Repubblica di Milano – Direzione Distrettuale Antimafia – sta eseguendo una maxi operazione a contrasto del traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riciclaggio, esercizio abusivo del credito e frode fiscale.

Un’attività illegale gestita nel nostro Paese da alcuni cinesi che garantivano finanziariamente un gruppo di trafficanti di droga e li aiutava a creare fondi neri. 

Un giro milionario di hashish e marijuana, carichi di droga pagati attraverso una banca occulta gestita da cinesi che si occupava altresì di effettuare di fatture false per alcuni imprenditori lombardi, nell’ambito del commercio della plastica e del metallo, con un giro d’affari di oltre 40 milioni di euro. 

Sono state sequestrate società, immobili, beni mobili e disponibilità finanziarie per oltre 9 milioni di euro, ritenuti questi di provenienza illecita ovvero sproporzionati rispetto al reddito e all’attività economica svolta dai sodali dell’organizzazione criminale…

Montagne di soldi provenienti dallo spaccio entravano a far parte delle attività di alcuni cinesi…

L’indagine si è focalizzata sulla ricostruzione delle modalità di pagamento utilizzate dai narcotrafficanti che, per saldare gli acquisti delle partite di droga, si avvalevano di “servizi bancari” abusivi gestiti da soggetti di etnia cinese che fungevano da veri e propri “centri di raccolta” del denaro da trasferire all’estero, un sistema analogo a quelli su cui si basa il meccanismo di rimessa informale di denaro denominato “fei’chi en“, simile alla “hawala” islamica.

I soggetti cinesi – nella quasi totalità questi erano titolari di esercizi commerciali –  ricevevano contante da trasferire in modo anonimo, veloce e non tracciabile, dietro il pagamento di una commissione variabile dall’1,5% al 2%. 

Già… milioni e milioni di euro che si spostano senza muoversi!!!

Imparzialità dei giudici??? Fosse soltanto quello il problema…

Ci si meraviglia perché un giudice scende in piazza a protestare contro le Istituzioni che rappresenta…
C’è poi chi esprime sui social le proprie idee politiche o ancora peggio manifesta apprezzamenti nei confronti di taluni partiti…
Abbiamo anche chi ad esempio evidenzia odio nei riguardi di una società sportiva, la stessa per cui poi casualmente viene chiamato a giudicarne i reati commessi..
Non dimentichiamo inoltre quei magistrati che tolta la toga sono entrati in politica ed altri ancora, sempre loro colleghi, che si son posti a disposizione di alcuni schieramenti, pur di far condannare gli avversari politici.
Come non ricordare altresì quanto accaduto nel CSM, con quello scandalo sulle nomine pilotate, un organo che avrebbe dovuto assicurare l’indipendenza e l’autogoverno della magistratura e che supervisiona ed ahimè, ha dimostrato possedere anche un forte controllo nella vita professionale di quegli stessi magistrati.  
Tutto ciò ovviamente non può lasciare indifferenti, anzi tutt’altro, ci fa comprendere quanto diceva un mio caro amico e cioè: dagli ospedali e dai tribunali, guardati bene!!!
Ah dimenticavo, esiste anche un sistema celato, che protegge quel sistema ahimè corruttivo e clientelare, lo stesso che attraverso una loggia manipola le sentenze e fa in modo che gli innocenti paghino ed i colpevoli vengano assolti; vedasi difatti sul web tutti i nomi di quei magistrati dimostratisi infedeli che sono stati posti sotto accusa per corruzione, frode processuale, depistaggio, processo pilotato, etc…

Una cosa è certa, il nostro sistema giudiziario dimostra essere fallace, certamente vi è qualcosa di ambiguo e naturalmente chi può godere di un potere economico/finanziario o di appoggi istituzionali, beneficia di un trattamento “soft”, viceversa, senza queste prerogative, si viene il più delle volte condannati, sì… a pagare incredibilmente anche le spese procedurali.

Credetemi sulla parola, evitate in tutti i modi di affidarvi a quel sistema, d’altronde nella maggior parte dei casi sarà come sbattere contro i mulini a vento e alla fine, solo per aver voluto giustizia, provando a fare emergere la verità, ecco che verrete considerati come quel “Don Chisciotte” che lotta contro una causa persa!
C’era un tempo la giustizia, forse…



Imparzialità dei giudici??? Fosse soltanto quello il problema…

Ci si meraviglia perché un giudice scende in piazza a protestare contro le Istituzioni che rappresenta…
C’è poi chi esprime sui social le proprie idee politiche o ancora peggio manifesta apprezzamenti nei confronti di taluni partiti…
Abbiamo anche chi ad esempio evidenzia odio nei riguardi di una società sportiva, la stessa per cui poi casualmente viene chiamato a giudicarne i reati commessi..
Non dimentichiamo inoltre quei magistrati che tolta la toga sono entrati in politica ed altri ancora, sempre loro colleghi, che si son posti a disposizione di alcuni schieramenti, pur di far condannare gli avversari politici.
Come non ricordare altresì quanto accaduto nel CSM, con quello scandalo sulle nomine pilotate, un organo che avrebbe dovuto assicurare l’indipendenza e l’autogoverno della magistratura e che supervisiona ed ahimè, ha dimostrato possedere anche un forte controllo nella vita professionale di quegli stessi magistrati.  
Tutto ciò ovviamente non può lasciare indifferenti, anzi tutt’altro, ci fa comprendere quanto diceva un mio caro amico e cioè: dagli ospedali e dai tribunali, guardati bene!!!
Ah dimenticavo, esiste anche un sistema celato, che protegge quel sistema ahimè corruttivo e clientelare, lo stesso che attraverso una loggia manipola le sentenze e fa in modo che gli innocenti paghino ed i colpevoli vengano assolti; vedasi difatti sul web tutti i nomi di quei magistrati dimostratisi infedeli che sono stati posti sotto accusa per corruzione, frode processuale, depistaggio, processo pilotato, etc…

Una cosa è certa, il nostro sistema giudiziario dimostra essere fallace, certamente vi è qualcosa di ambiguo e naturalmente chi può godere di un potere economico/finanziario o di appoggi istituzionali, beneficia di un trattamento “soft”, viceversa, senza queste prerogative, si viene il più delle volte condannati, sì… a pagare incredibilmente anche le spese procedurali.

Credetemi sulla parola, evitate in tutti i modi di affidarvi a quel sistema, d’altronde nella maggior parte dei casi sarà come sbattere contro i mulini a vento e alla fine, solo per aver voluto giustizia, provando a fare emergere la verità, ecco che verrete considerati come quel “Don Chisciotte” che lotta contro una causa persa!
C’era un tempo la giustizia, forse…



Non vi è pace, senza sicurezza!!!

Nonostante le violenti guette che si sono succedute negli anni (1948, 1956, 1967, 1973, 1982) il conflitto arabo-israeliano sembrava avere trovato una sospensione, non certo sua stabilità finale, ma comunque qualcosa che sembrasse tale… 

Parlare di pace tra quei due popoli è quasi impossibile, anche se va ricordato quanto accaduto attraverso la missione “Jordanian-Israeli” in Bosnia, dove un’azione comune israelo-giordana è scesa in campo in aiuto dei musulmani bosniaci.

Una missione avviata dal re di Giordania Hussein, che ha rappresentato il primo progetto umanitario congiunto tra Israele e uno stato arabo; già… entrando nello spazio aereo israeliano, il principe ereditario Hassan, che guidava la delegazione giordana, ha stabilito un contatto radio con l’aereo israeliano per esprimere la sua gratitudine per la cooperazione tra gli ex nemici: “Voglio ringraziare i nostri amici sulle ali per questa missione congiunta israelo-giordana per assistere le vittime delle sofferenze in Bosnia“.

A seguirlo il ministro dell’Ambiente Yossi Sarid, capo della delegazione israeliana, che affermò come quella missione avesse segnato l’inizio di una nuova era di cooperazione (invece che di guerra…) in Medio Oriente: “Questa è la prima iniziativa di aiuto umanitario arabo-israeliano, che di per sé ha un significato” – ha detto Sarid – “sono certo che il nuovo Medio Oriente saprà svolgere il suo ruolo in futuro e organizzare gli aiuti alle vittime delle guerre e delle catastrofi“. 

Due settimane da quell’accordo, i ministri degli Esteri di Israele, Giordania, Egitto e Marocco avevano rilasciato una dichiarazione congiunta in cui criticavano le Nazioni Unite per non essere state in grado di prendere provvedimenti per porre fine allo spargimento di sangue in Bosnia. 

Peraltro, l’allora ministro degli Esteri Shimon Peres, aveva paragonato i conflitti in Bosnia e in Medio Oriente, affermando che la tragedia bosniaca aveva insegnato ai leader regionali le pericolose conseguenze del mancato raggiungimento della pace in Medio Oriente.

Ciò condusse infatti un anno dopo Israele e Giordania a firmare un accordo alla Casa Bianca per porre fine a decenni di guerra e spargimenti di sangue…  

Ed ora, a causa di quanto accaduto, la pace tra quei paesi sta per essere infranta, con il rischio che un ennesimo conflitto elimini di fatto tutti quei progressi di pace compiuti negli anni… 

La verità è che sono ahimè tanti gli Stati a non voler la pace in quella regione medio orientale, viceversa proprio quei Paesi fomentano le ragioni di una guerra; molti tra essi infatti sostengono talune fazioni terroristiche, affinchè grazie ad esse, si raggiungano quelle necessarie condizioni per poter estendere il conflitto, chè è proprio ciò che sta per accadere…  

Non si tratta quindi di essere pro israeliani o palestinesi, si tratta di provare a far convivere entrambi in un territorio difficile, certamente in maniera sicura e per far ciò, bisogna tutti saper mettere di lato le proprie ragioni, siano esse legittime, provando così a far prevalere la ragione di ciascuno, per raggiungere quella pace duratura, così  tanto auspicata…  

Non vi è pace, senza sicurezza!!!

Nonostante le violenti guette che si sono succedute negli anni (1948, 1956, 1967, 1973, 1982) il conflitto arabo-israeliano sembrava avere trovato una sospensione, non certo una stabilità decisiva, ma comunque qualcosa che sembrasse tale… 

Parlare di pace tra questi due popoli è quasi impossibile, anche se va ricordato quanto accaduto attraverso la missione “Jordanian-Israeli” in Bosnia, dove un’azione comune israelo-giordana è scesa in campo in aiuto dei musulmani bosniaci.

Già… una missione avviata dal re di Giordania Hussein che ha rappresentato il primo progetto umanitario congiunto tra Israele e uno stato arabo; difatti, entrando nello spazio aereo israeliano, il principe ereditario Hassan che guidava la delegazione giordana, ha stabilito un contatto radio con l’aereo israeliano per esprimere la sua gratitudine per la cooperazione tra gli ex nemici: “Voglio ringraziare i nostri amici sulle ali per questa missione congiunta israelo-giordana per assistere le vittime delle sofferenze in Bosnia“.

A seguirlo il ministro dell’Ambiente Yossi Sarid, capo della delegazione israeliana, affermò come quella missione avesse segnato l’inizio di una nuova era di cooperazione (invece che di guerra…) in Medio Oriente: “Questa è la prima iniziativa di aiuto umanitario arabo-israeliano, che di per sé ha un significato” – ha detto Sarid – “sono certo che il nuovo Medio Oriente saprà svolgere il suo ruolo in futuro e organizzare gli aiuti alle vittime delle guerre e delle catastrofi“. 

Due settimane dopo quell’accordo, i ministri degli Esteri di Israele, Giordania, Egitto e Marocco avevano rilasciato una dichiarazione congiunta in cui criticavano le Nazioni Unite per non essere state in grado di prendere provvedimenti per porre fine allo spargimento di sangue in Bosnia. 

Peraltro, l’allora ministro degli Esteri Shimon Peres, aveva paragonato i conflitti in Bosnia e quelli in Medio Oriente, affermando che la tragedia bosniaca aveva insegnato ai leader regionali le pericolose conseguenze del mancato raggiungimento della pace.

Ciò condusse infatti un anno dopo Israele e Giordania a firmare un accordo alla Casa Bianca per porre fine a decenni di guerra e spargimenti di sangue…  

Ed oggi a causa di quanto accaduto, la pace tra quei paesi sta per essere infranta, con il rischio che un ennesimo conflitto elimini di fatto tutti i progressi di pace fin qui compiuti… 

La verità è che sono ahimè tanti gli Stati a non voler la pace in quella regione medio orientale, difatti proprio questi Paesi fomentano in tutti modi la cultura dell’odio; essi infatti non si limitano a fomentare quella provocazione, ma sostengono finanziariamente talune fazioni terroristiche, affinchè grazie ad esse, si raggiungano le necessarie condizioni per alimentare ed estendere il conflitto, chè è proprio ciò che sta per accadere…  

Non si tratta quindi di essere pro israeliani o palestinesi, si tratta di provare a far convivere entrambi in un territorio difficile, certamente in maniera sicura e per far ciò, bisogna che ciascuno sappia mettere di lato le proprie ragioni, seppur legittime, provando così a far prevalere la ragione di ciascuno per raggiungere quella pace duratura, così tanto auspicata…  

C’è timore che il conflitto si allarghi? Ma la paura prevale…

Ora, molti di quei paesi arabi – da sempre ostili ad Israele – potrebbero pensare in maniera errata che il loro “nemico numero 1″ possa trovarsi in una condizione di estrema fragilità e che forse sarebbe il caso di sostenere Hamas e quindi attaccarla…

Credo che questo pensiero, potrebbe rappresentare per loro, il più grande errore… perchè si ritroverebbe a dover subire situazioni ancora più nefaste, vedasi quelle dell’ultima volta con la guerra dei sei giorni…

E difatti, osservando quanto sta accadendo, scopriamo come Paesi come Giordania, Egitto, Libano, ed anche ciò che resta della Siria, stanno in questo momento riflettendo in maniera ponderata sui rischi che un’eventuale entrata in guerra potrebbe  rappresentare…

Anche paesi come l’Iran si tengono alla larga, si vede dalla loro prima dichiarazione nella qual hanno smentito le frasi di sostegno ad hamas… ma anche altri paesi, attuali grandi fornitori di petrolio, si stanno muovendo con estrema cautela, provando a stringere inediti rapporti e dando forma a collaborazioni diplomatiche nuove…

Abbiamo letto della storica telefonata storica, tra il principe saudita Mohammed bin Salman e il presidente iraniano Ebrahim Raisi, i Xue più potenti rappresentanti del mondo sciita e del mondo sunnita, un accordo voluto fortemente dalla Cina, per un nuovo medio oriente più stabile e meno conflittuale…

I due Paesi, fautori di un percorso di normalizzazione che ha riscontrato e riscontra tuttora numerose difficoltà – dovute alle profonde discrepanze presenti tra i due mondi religiosi che Iran e Arabia si portano dietro, ma anche alle visioni differenti sulla politica regionale – ora sembrano aver trovato un importante punto di incontro, un obiettivo comune: la protezione della causa palestinese. Nella chiamata di 45 minuti bin Salman e Raisi hanno parlato della “necessità di porre fine ai crimini di guerra contro la Palestina“. I due paesi, Iran e Arabia Saudita, proveranno ora a garantire i diritti dei palestinesi, ma soprattutto cercheranno di fermare l’aggressione e gli attacchi di Israele e quindi dell’odiato regime sionista… 

Vedrete… mai dichiarandolo apertamente, ma sostenendo finanziariamente quei gruppi come Hamas, Hezbollah e OLP o chiunque abbia necessità dal punto di vista logistico e militare, per combattere Israele in quei territori occupati, ma forse non solo in quelli…

Il conflitto sta per espandersi e credo che in pochi potranno limitarlo, non certo in tempi brevi e soprattutto, non prima che una grossa fetta di quei territori, un tempo occupati dai palestinesi, verranno annessi definitivamente ad Israele…

Ed infine, se qualcuno pensa che Israele possa essere un giorno sottomessa, dimentica che essi – anche se non è mai stato dichiarato ufficialmente dal governo di Tel Aviv – sono in possesso delle testate nucleari, se ne stimano almeno un centinaio e quindi ditemi, chi mai oggi potrebbe pensare realmente ad un attacco definitivo??? 

Certo, ora la guerra si protrarra per un bel po’ di anni, a noi tutti sembrerà qualcosa che non ci appartiene, lontano, ma non sarà così, verremo vivceversa coinvolti in pieno!!! Già… prepariamoci ad un lungo e arduo periodo di crisi!!!

C'è timore che il conflitto si allarghi? Ma la paura prevale…

Ora, molti di quei paesi arabi – da sempre ostili ad Israele – potrebbero pensare in maniera errata che il loro “nemico numero 1″ possa trovarsi in una condizione di estrema fragilità e che forse sarebbe il caso di sostenere Hamas e quindi attaccarla…

Credo che questo pensiero, potrebbe rappresentare per loro, il più grande errore… perchè si ritroverebbe a dover subire situazioni ancora più nefaste, vedasi quelle dell’ultima volta con la guerra dei sei giorni…

E difatti, osservando quanto sta accadendo, scopriamo come Paesi come Giordania, Egitto, Libano, ed anche ciò che resta della Siria, stanno in questo momento riflettendo in maniera ponderata sui rischi che un’eventuale entrata in guerra potrebbe  rappresentare…

Anche paesi come l’Iran si tengono alla larga, si vede dalla loro prima dichiarazione nella qual hanno smentito le frasi di sostegno ad hamas… ma anche altri paesi, attuali grandi fornitori di petrolio, si stanno muovendo con estrema cautela, provando a stringere inediti rapporti e dando forma a collaborazioni diplomatiche nuove…

Abbiamo letto della storica telefonata storica, tra il principe saudita Mohammed bin Salman e il presidente iraniano Ebrahim Raisi, i Xue più potenti rappresentanti del mondo sciita e del mondo sunnita, un accordo voluto fortemente dalla Cina, per un nuovo medio oriente più stabile e meno conflittuale…

I due Paesi, fautori di un percorso di normalizzazione che ha riscontrato e riscontra tuttora numerose difficoltà – dovute alle profonde discrepanze presenti tra i due mondi religiosi che Iran e Arabia si portano dietro, ma anche alle visioni differenti sulla politica regionale – ora sembrano aver trovato un importante punto di incontro, un obiettivo comune: la protezione della causa palestinese. Nella chiamata di 45 minuti bin Salman e Raisi hanno parlato della “necessità di porre fine ai crimini di guerra contro la Palestina“. I due paesi, Iran e Arabia Saudita, proveranno ora a garantire i diritti dei palestinesi, ma soprattutto cercheranno di fermare l’aggressione e gli attacchi di Israele e quindi dell’odiato regime sionista… 

Vedrete… mai dichiarandolo apertamente, ma sostenendo finanziariamente quei gruppi come Hamas, Hezbollah e OLP o chiunque abbia necessità dal punto di vista logistico e militare, per combattere Israele in quei territori occupati, ma forse non solo in quelli…

Il conflitto sta per espandersi e credo che in pochi potranno limitarlo, non certo in tempi brevi e soprattutto, non prima che una grossa fetta di quei territori, un tempo occupati dai palestinesi, verranno annessi definitivamente ad Israele…

Ed infine, se qualcuno pensa che Israele possa essere un giorno sottomessa, dimentica che essi – anche se non è mai stato dichiarato ufficialmente dal governo di Tel Aviv – sono in possesso delle testate nucleari, se ne stimano almeno un centinaio e quindi ditemi, chi mai oggi potrebbe pensare realmente ad un attacco definitivo??? 

Certo, ora la guerra si protrarra per un bel po’ di anni, a noi tutti sembrerà qualcosa che non ci appartiene, lontano, ma non sarà così, verremo vivceversa coinvolti in pieno!!! Già… prepariamoci ad un lungo e arduo periodo di crisi!!!

Appalti??? Il Codice è un aiuto alle mafie, venduto per semplificazione. È criminogeno!!!

Ho letto un articolo del procuratore aggiunto di Genova, Francesco Pinto, che parlava dei mancati controlli sugli affidamenti i quali comportano un’esplosione dei subappalti e l’incentivazione del caporalato, oltre naturalmente a incentivare – come sempre accade in queste occasioni – gli illeciti. 

La circostanza di affermare che quanto si realizza serve a determinare una riduzione dei tempi non è vero, in quanto questa decisione, non ha nulla a che fare con la trasparenza, anzi viceversa, in questo modo non si favorisce lo snellimento delle procedure, ma l’illegalità!!! 

Il procuratore aggiunto la definisce “una truffa delle etichette” le misure su appalti e fisco annunciate dal governo: esse favoriscono un sistema criminogeno e sono un aiuto alle mafie!!! 

Perché parla di truffa? Perché lo smantellamento dei controlli non ha niente a che fare con la sburocratizzazione. Ciò che dice il governo è fuorviante. L’Italia ha poco tempo e molti soldi da spendere. Semplificare non è una buona strada? Per rendere più rapidi i lavori occorrerebbe intervenire sulla riduzione dei tempi di autorizzazione e non mi risulta che sia stato fatto.

Può fare un esempio? 

Sì… le opere in Italia sono soggette a iter complessi, vari enti si pronunciano su aspetti progettuali, architettonici, ambientali, paesaggistici, artistici; se davvero si volesse velocizzare i processi si potrebbe radunare tutte le decisioni in una unica sede, una conferenza di servizi, invece si riduce la trasparenza, che non ha nulla a che vedere con la lentezza: è una truffa delle etichette!!!

Per semplificare Salvini propone affidamenti diretti fino a 150 mila euro. È un punto molto problematico. Per la nostra esperienza – coordino il pool reati economici – già con la soglia attuale, 50 mila euro, ci troviamo spesso di fronte agli appalti “spezzatino”: turbative d’asta architettate per aggirare l’obbligo di gara obbligatorio per importi più ingenti. Triplicare quella soglia significa estendere il fenomeno a importi ben più significativi.

Lavori fino a 5 milioni di euro saranno eseguiti con procedure negoziate. Per l’Anac il 98% degli appalti sarà assegnato senza gara. Cosa ne pensa? La previsione dell’Anac dice già tutto. In via teorica l’affidamento diretto può premiare l’impresa migliore, ma anche quella che ha pagato la mazzetta!!!

È un via libera alla corruzione? Questo combinato disposto – l’innalzamento delle soglie abbinato all’affidamento senza gara – favorisce un sistema corruttivo, oggettivamente criminogeno. 

Un impianto simile incentiva accordi collusivi e corruttivi fra amministratori e imprenditori. Il pacchetto prevede di togliere ogni limite al subappalto. Cosa comporta? Anche qui mi baso sull’esperienza giudiziaria, coordinando anche il pool sicurezza e lavoro; una misura del genere ha due rischi: ridurre la sicurezza sul lavoro e favorire il caporalato.In che modo? Dopo l’ultimo incidente mortale in un cantiere edile, un anno fa, la Procura di Genova ha approvato il protocollo “cantiere etico”, linee guida che consentono anche alle forze dell’ordine non specializzate di rilevare anomalie in modo preventivo. 

Da questa esperienza trova conferma un dato: le violazioni normative più palesi spesso riguardano le piccole aziende in subappalto.

Lei parla addirittura di incentivo al caporalato. Non è troppo? 

Senza controlli sui subappalti rischiamo un subappalto anche delle braccia. 

C’è un’ulteriore deroga che riguarda la normativa antimafia, considerata anche in questo caso responsabile dei rallentamenti delle opere. Anche questo è molto bizzarro. 

L’ultima grande opera costruita in Italia – il Ponte di Genova – è stata realizzata con efficienza e rapidità, e sottoposta a rigidi controlli antimafia, coordinati da un magistrato, l’ex procuratore Michele Di Lecce. 

Stupisce che chi esalta il cosiddetto “Modello Genova” adesso voglia liberarsi di un pilastro di quel modello…

È in arrivo anche uno scudo penale su alcuni reati fiscali, che si aggiungerebbe al condono fiscale. 

Un conto è abbonare una cartella da mille euro per multe non pagate: un brutto segnale, un disincentivo a pagare le tasse, che danneggia lo Stato e il welfare, ma pur sempre una scelta che ha natura politica. 

Altra cosa è depenalizzare di fatto reati fiscali gravi commessi con frode, come l’emissione di fatture false, attività oggi basilare per le mafie: questo è un vero e proprio sdoganamento di attività criminali, un regalo alla criminalità organizzata!!!

Sono 6 i Comuni in Sicilia sciolti per mafia!!! Ah… soltanto sei???

Ho scritto alcuni mesi or sono che se si fossero intraprpese tutte quelle necessarie verifiche da parte del governo nazionale in carica, si sarebbe potuto scoprire come, non solo nella mia terra – parlo della meravigliosa Sicilia – erano presenti comuni a rischio di infiltrazione criminale, ma tutta l’Italia ne era piena, in particolare quelle regioni in cui il giro del denaro e di conseguenza il business economico/finanziario risulta essere più elevato…

Ed ora finalmente, dopo che parzialmente quei controlli sono stati effettuati, parliamo ancora di numeri certamente esigua, sono 25 i Comuni sciolti per mafia e precisamente: 8 in Calabria, 6 – come dicevo – in Sicilia, 5 in Campania, 4 in Puglia e 2 nel Lazio. 

A dichiararlo presso la commissione Antimafia è stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha aggiunto come nel corso degli anni, la misura preventiva è stata applicata non solo nelle regioni meridionali, ma anche in alcune settentrionali e del centro, a conferma della capacità infiltrativa della criminalità organizzata in aree geografiche diverse da quelle di tradizionale ingerenza…

Sono certo che ancora molto si deve fare, tra l’altro vi sono realta nel nord italia ed anche al centro che meriterebbero un maggior controllo, ma forse – a causa di particolari ingerenze politiche – le indagini su quei comuni sono stati per il momento rimanadati, chissà forse qualcuno avrà chiesto a quegli organi di polizia di chiudere un occhio o quantomeno di prorogare le opportune verifiche… 

D’altronde non bisogna scandalizzarsi, stiamo parlando del nostro Paese, dove sono più le circostanze ambigue che vengono quotidianamente compiute e non certo l’applicazione delle regole di diritto, che come osserviamo, vengono palesemente violate da tutti, in particolare proprio da chi ci governa…

Ah dimenticavo… alla lista di cui sopra, oltre a mancare i nominativi di quei comuni che a breve andranno a sommarsi, mancano anche i nomi di talune Aziende ospedaliere già sciolte per mafia!!!

Sono 6 i Comuni in Sicilia sciolti per mafia!!! Ah… soltanto sei???

Ho scritto alcuni mesi or sono che se si fossero intraprpese tutte quelle necessarie verifiche da parte del governo nazionale in carica, si sarebbe potuto scoprire come, non solo nella mia terra – parlo della meravigliosa Sicilia – erano presenti comuni a rischio di infiltrazione criminale, ma tutta l’Italia ne era piena, in particolare quelle regioni in cui il giro del denaro e di conseguenza il business economico/finanziario risulta essere più elevato…

Ed ora finalmente, dopo che parzialmente quei controlli sono stati effettuati, parliamo ancora di numeri certamente esigua, sono 25 i Comuni sciolti per mafia e precisamente: 8 in Calabria, 6 – come dicevo – in Sicilia, 5 in Campania, 4 in Puglia e 2 nel Lazio. 

A dichiararlo presso la commissione Antimafia è stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha aggiunto come nel corso degli anni, la misura preventiva è stata applicata non solo nelle regioni meridionali, ma anche in alcune settentrionali e del centro, a conferma della capacità infiltrativa della criminalità organizzata in aree geografiche diverse da quelle di tradizionale ingerenza…

Sono certo che ancora molto si deve fare, tra l’altro vi sono realta nel nord italia ed anche al centro che meriterebbero un maggior controllo, ma forse – a causa di particolari ingerenze politiche – le indagini su quei comuni sono stati per il momento rimanadati, chissà forse qualcuno avrà chiesto a quegli organi di polizia di chiudere un occhio o quantomeno di prorogare le opportune verifiche… 

D’altronde non bisogna scandalizzarsi, stiamo parlando del nostro Paese, dove sono più le circostanze ambigue che vengono quotidianamente compiute e non certo l’applicazione delle regole di diritto, che come osserviamo, vengono palesemente violate da tutti, in particolare proprio da chi ci governa…

Ah dimenticavo… alla lista di cui sopra, oltre a mancare i nominativi di quei comuni che a breve andranno a sommarsi, mancano anche i nomi di talune Aziende ospedaliere già sciolte per mafia!!!

Ancora una volta si ripetono i silenzi e le ambiguità della chiesa cristiana!!!

Si è provato dal dopoguerra a celare i silenzi della Chiesa nei confronti del nazismo che, come sappiamo, sono stati oggetto di dibattito e di critica nel corso degli anni, ed oggi incredibilmente quei silenzi si ripetono, ancor più intensi, attraverso le dichiarazione dei Patriarchi e dei Capi delle Chiese di Gerusalemme!!!

Dopo l’attacco di Hamas a Israele, questi uomini di chiesa hanno commentato quanto accaduto, senza però che da quel messaggio si potesse comprendere in maniera chiara quanto fosse accaduto, chi fossero gli aggressori e soprattutto chi le vittime!!!

L’uso ambiguo delle parole, il non menzionare la milizia di “Hamas”, la scelta di rimanere in silenzio o per meglio dire adottando posizioni ambigue su quelle questioni che sappiamo essere rilevanti, come ad esempio i diritti umani, la pace, la giustizia, qualcosa di veramente preoccupante e aggiungerei per l’ennesima volta: insopportabile!!!

Una chiesa e quei suoi leader spirituali che invece di promuovere la pace e la riconciliazione tra quei due popoli, decidono di rimanere in silenzio o di adottare posizioni ambigue per una serie di fattori diplomatici, storici e ahimè culturali; leader religiosi che invece di far prevalere quel loro ruolo nella promozione dei valori fondamentali come giustizia, uguaglianza e pace, preferiscono tacere per evitare che quelle loro parole o quelle loro azioni, possano influenzare la percezione pubblica, alimentando nelle popolazione di entrambi gli schieramenti, la volontà di prendere una precisa posizione…

Indubbiamente si tratta di una situazione complessa, ma se da lato posso comprendere i motivi che spingono quei leader religiosi a riflettere attentamente sul loro ruolo, dall’altro, non posso pensare che restando neutrali essi possano contribuire a risolvere il conflitto in corso o promuovere una eventuale convivenza pacifica. 

E’ tempo di essere consci di quel loro potenziale, di quanto quelle loro parole possano essere d’impatto sulla pace, sui diritti umani e sulla giustizia, già… la consapevolezza dell’importanza di non ignorare o negare le questioni in gioco è essenziale, non è più tempo di esimersi…

Qualcuno si starà chiedendo cosa hanno scritto il 7 ottobre i Patriarchi di Gerusalemme? «La Terra Santa, luogo sacro per innumerevoli milioni di persone in tutto il mondo, è attualmente immersa nella violenza e nella sofferenza a causa del prolungato conflitto e della deplorevole mancanza di giustizia e rispetto dei diritti umani, lo storico e legale “Status Quo” dei sacri santuari. In questi tempi difficili, ci uniamo per alzare la voce, facendo eco al messaggio divino di pace e amore per tutta l’umanità. Siamo solidali con i popoli di questa regione, che stanno sopportando le conseguenze devastanti dei continui combattimenti. La nostra fede, che si basa sugli insegnamenti di Gesù Cristo, ci obbliga a sostenere la cessazione di tutte le azioni violente e militari che danneggiano sia i civili palestinesi che quelli israeliani. Condanniamo inequivocabilmente qualsiasi atto diretto contro i civili, indipendentemente dalla loro nazionalità, etnia o fede. Tali azioni vanno contro i principi fondamentali dell’umanità e gli insegnamenti di Cristo». 

Per gli israeliani a pesare su quelle frasi è l’assenza di menzione di “Hamas” ed anche la solidarietà “verso i popoli della regione“; ma d’altronde sono le stesse parole non dette di Pio XII, il non aver condannato quando poteva in modo forte il nazismo e soprattutto non aver fatto abbastanza per fermare l’Olocausto!!!

Sì… in questi ultimi anni si è cercato da parte del Vaticano di ripulire quell’immagine “torbida”, sostenendo che egli (il Papa), abbia agito in modo discreto per proteggere e salvare gli ebrei o altri perseguitati; si… vabbè, dimentichiamoci non solo di quei silenzi, ma anche di come vi siano stati atteggiamenti di supporto, nei confronti del regime nazista….

Ed oggi a distanza di quasi ottant’anni tutto si ripete, già… come allora; ma d’altronde quanto ora esploso rappresenta una situazione estremamente complessa e soprattutto difficile da risolvere, in quanto questo conflitto ha radici storiche profonde, a cui si sono sommate non solo le questioni territoriali, ma anche situazioni politiche, religiose e culturali che rendono la sua risoluzione un compito estremamente complicato.

Osservando quanto sta ora accadendo, non credo proprio che la comunità internazionale riuscirà a promuovere una soluzione pacifica per le parti coinvolte, no… ritengo viceversa che quanto sta per succedere, cambierà profondamente le nostre vite, perché vedrete difficilmente si giungerà a una stabilità nella regione, se non forse dopo che, una cospicua popolazione palestinese, residente in quei territori occupati, verrà costretta ad immigrare verso altre nazioni limitrofe ad Israele, come Egitto o Giordania!!! 

Ancora una volta si ripetono i silenzi e le ambiguità della chiesa cristiana!!!

Si è provato dal dopoguerra a celare i silenzi della Chiesa nei confronti del nazismo che, come sappiamo, sono stati oggetto di dibattito e di critica nel corso degli anni, ed oggi incredibilmente quei silenzi si ripetono, ancor più intensi, attraverso le dichiarazione dei Patriarchi e dei Capi delle Chiese di Gerusalemme!!!

Dopo l’attacco di Hamas a Israele, questi uomini di chiesa hanno commentato quanto accaduto, senza però che da quel messaggio si potesse comprendere in maniera chiara quanto fosse accaduto, chi fossero gli aggressori e soprattutto chi le vittime!!!

L’uso ambiguo delle parole, il non menzionare la milizia di “Hamas”, la scelta di rimanere in silenzio o per meglio dire adottando posizioni ambigue su quelle questioni che sappiamo essere rilevanti, come ad esempio i diritti umani, la pace, la giustizia, qualcosa di veramente preoccupante e aggiungerei per l’ennesima volta: insopportabile!!!

Una chiesa e quei suoi leader spirituali che invece di promuovere la pace e la riconciliazione tra quei due popoli, decidono di rimanere in silenzio o di adottare posizioni ambigue per una serie di fattori diplomatici, storici e ahimè culturali; leader religiosi che invece di far prevalere quel loro ruolo nella promozione dei valori fondamentali come giustizia, uguaglianza e pace, preferiscono tacere per evitare che quelle loro parole o quelle loro azioni, possano influenzare la percezione pubblica, alimentando nelle popolazione di entrambi gli schieramenti, la volontà di prendere una precisa posizione…

Indubbiamente si tratta di una situazione complessa, ma se da lato posso comprendere i motivi che spingono quei leader religiosi a riflettere attentamente sul loro ruolo, dall’altro, non posso pensare che restando neutrali essi possano contribuire a risolvere il conflitto in corso o promuovere una eventuale convivenza pacifica. 

E’ tempo di essere consci di quel loro potenziale, di quanto quelle loro parole possano essere d’impatto sulla pace, sui diritti umani e sulla giustizia, già… la consapevolezza dell’importanza di non ignorare o negare le questioni in gioco è essenziale, non è più tempo di esimersi…

Qualcuno si starà chiedendo cosa hanno scritto il 7 ottobre i Patriarchi di Gerusalemme? «La Terra Santa, luogo sacro per innumerevoli milioni di persone in tutto il mondo, è attualmente immersa nella violenza e nella sofferenza a causa del prolungato conflitto e della deplorevole mancanza di giustizia e rispetto dei diritti umani, lo storico e legale “Status Quo” dei sacri santuari. In questi tempi difficili, ci uniamo per alzare la voce, facendo eco al messaggio divino di pace e amore per tutta l’umanità. Siamo solidali con i popoli di questa regione, che stanno sopportando le conseguenze devastanti dei continui combattimenti. La nostra fede, che si basa sugli insegnamenti di Gesù Cristo, ci obbliga a sostenere la cessazione di tutte le azioni violente e militari che danneggiano sia i civili palestinesi che quelli israeliani. Condanniamo inequivocabilmente qualsiasi atto diretto contro i civili, indipendentemente dalla loro nazionalità, etnia o fede. Tali azioni vanno contro i principi fondamentali dell’umanità e gli insegnamenti di Cristo». 

Per gli israeliani a pesare su quelle frasi è l’assenza di menzione di “Hamas” ed anche la solidarietà “verso i popoli della regione“; ma d’altronde sono le stesse parole non dette di Pio XII, il non aver condannato quando poteva in modo forte il nazismo e soprattutto non aver fatto abbastanza per fermare l’Olocausto!!!

Sì… in questi ultimi anni si è cercato da parte del Vaticano di ripulire quell’immagine “torbida”, sostenendo che egli (il Papa), abbia agito in modo discreto per proteggere e salvare gli ebrei o altri perseguitati; si… vabbè, dimentichiamoci non solo di quei silenzi, ma anche di come vi siano stati atteggiamenti di supporto, nei confronti del regime nazista….

Ed oggi a distanza di quasi ottant’anni tutto si ripete, già… come allora; ma d’altronde quanto ora esploso rappresenta una situazione estremamente complessa e soprattutto difficile da risolvere, in quanto questo conflitto ha radici storiche profonde, a cui si sono sommate non solo le questioni territoriali, ma anche situazioni politiche, religiose e culturali che rendono la sua risoluzione un compito estremamente complicato.

Osservando quanto sta ora accadendo, non credo proprio che la comunità internazionale riuscirà a promuovere una soluzione pacifica per le parti coinvolte, no… ritengo viceversa che quanto sta per succedere, cambierà profondamente le nostre vite, perché vedrete difficilmente si giungerà a una stabilità nella regione, se non forse dopo che, una cospicua popolazione palestinese, residente in quei territori occupati, verrà costretta ad immigrare verso altre nazioni limitrofe ad Israele, come Egitto o Giordania!!! 

Un mondo in guerra!!!

Avevo scritto in un mio precedente post, di come la guerra in Ucraina sarebbe passata, a breve, in secondo piano…

Difatti, prevedevo l’avvio di tutta una serie di nuovi conflitti nel mondo che avrebbero portato l’opinione pubblica a “distrarsi” da quel conflitto russo/ucraino, alimentando viceversa in molti Stati, ma soprattutto i media/social ad occuparsi di quanto andava in maniera inattesa emergendo e obliterando così quella guerra fin qui combattuta…  

Non so dire se vi sia un filo logico che unisce tutti questi eventi e quelli che a breve ahimè li seguiranno, ma di sicuro vedere come prima in Etiopia ed a seguire, Yemen, Sael,  Afghanistan, Sudan, Haiti, Colombia, Nigeria, Azerbaigian, Nagorno-Karabakh, Myanmar oltre naturalmente l’Ucraina, a cui ora si è sommata la crisi mediorientale, nuovo conflitto israelo/palestinese che potrebbe ampliarsi in una guerra contro Libano e Iran, qualche sospetto al sottoscritto lo ha fatto sorgere… 

Comprenderete come da quanto sopra il mondo stia diventando un immenso focolaio di guerre!!!

Israele ora – dopo gli attacchi di Hamas e le incursioni lungo la striscia di Gaza – per nome del suo premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato come il suo paese sia di fatto in guerra e che il nemico pagherà a caro il prezzo quest’ultimo assalto improvviso.

Certamente l’impressione che noi tutti abbiamo ricevuto e che si sia sottovalutata una minaccia che sicuramente da mesi era in preparazione, ma non solo, si ha la certezza di come la guerra in Ucraina sia divenuta modello per quella frangia militare per la liberazione della Palestina.

I miliziani infatti stanno operando con armi tecnologiche e psicologiche, già… agli abituali razzi ora vengono utilizzati droni, veicoli alianti elettrici, ma non solo, Hamas sta diffondendo nei social una serie di video agghiaccianti nei quali vengono mostrati filmati con prigionieri catturati, sia civili che militari. 

Immagini dal forte impatto emotivo, che servono ad evidenziare la sofferenza di quei cittadini israeliani, ma non solo, alimenta l’antisemitismo nei confronti di quel popolo ebraico contro cui da sempre gli estremisti palestinesi (e non solo essi…) combattono!!!

Una cosa è certa, i conflitti nel mondo si stanno sempre più espandendo ed il rischio è di veder emergere taluni potenze che nei loro programmi indicano di voler ambire a nuove egemonie; grandi e piccoli Stati, penso ad esempio alla Corea del nord, alla Cina, a quegli stati dell’America latina o dell’Africa, ma vi sono anche le organizzate milizie privati, come il caso della Wagner, battaglioni stranieri a volte pagati, a volte volontari, che si schierano a seconda della provenienza del denaro, da una parte e/o dall’altra dei conflitti…

Ed ora infatti anche Hamas, approfittando della generosità di alcuni soggetti esterni come Iran ed Hezbollah, portano avanti la loro guerra contro Israele.

Sono certo che qualcuno sta spingendo affinché ciò avvenga, già… nulla è lasciato al caso e dietro a quelle guerre vi sono i grandi industriali, produttori di armi che stanno beneficiando di tutti questi conflitti armati e che vedono ogni giorno che passa, aumentare a dismisura il loro già enorme profitto!!!

Un mondo in guerra!!!

Avevo scritto in un mio precedente post, di come la guerra in Ucraina sarebbe passata, a breve, in secondo piano…

Difatti, prevedevo l’avvio di tutta una serie di nuovi conflitti nel mondo che avrebbero portato l’opinione pubblica a “distrarsi” da quel conflitto russo/ucraino, alimentando viceversa in molti Stati, ma soprattutto i media/social ad occuparsi di quanto andava in maniera inattesa emergendo e obliterando così quella guerra fin qui combattuta…  

Non so dire se vi sia un filo logico che unisce tutti questi eventi e quelli che a breve ahimè li seguiranno, ma di sicuro vedere come prima in Etiopia ed a seguire, Yemen, Sael,  Afghanistan, Sudan, Haiti, Colombia, Nigeria, Azerbaigian, Nagorno-Karabakh, Myanmar oltre naturalmente l’Ucraina, a cui ora si è sommata la crisi mediorientale, nuovo conflitto israelo/palestinese che potrebbe ampliarsi in una guerra contro Libano e Iran, qualche sospetto al sottoscritto lo ha fatto sorgere… 

Comprenderete come da quanto sopra il mondo stia diventando un immenso focolaio di guerre!!!

Israele ora – dopo gli attacchi di Hamas e le incursioni lungo la striscia di Gaza – per nome del suo premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato come il suo paese sia di fatto in guerra e che il nemico pagherà a caro il prezzo quest’ultimo assalto improvviso.

Certamente l’impressione che noi tutti abbiamo ricevuto e che si sia sottovalutata una minaccia che sicuramente da mesi era in preparazione, ma non solo, si ha la certezza di come la guerra in Ucraina sia divenuta modello per quella frangia militare per la liberazione della Palestina.

I miliziani infatti stanno operando con armi tecnologiche e psicologiche, già… agli abituali razzi ora vengono utilizzati droni, veicoli alianti elettrici, ma non solo, Hamas sta diffondendo nei social una serie di video agghiaccianti nei quali vengono mostrati filmati con prigionieri catturati, sia civili che militari. 

Immagini dal forte impatto emotivo, che servono ad evidenziare la sofferenza di quei cittadini israeliani, ma non solo, alimenta l’antisemitismo nei confronti di quel popolo ebraico contro cui da sempre gli estremisti palestinesi (e non solo essi…) combattono!!!

Una cosa è certa, i conflitti nel mondo si stanno sempre più espandendo ed il rischio è di veder emergere taluni potenze che nei loro programmi indicano di voler ambire a nuove egemonie; grandi e piccoli Stati, penso ad esempio alla Corea del nord, alla Cina, a quegli stati dell’America latina o dell’Africa, ma vi sono anche le organizzate milizie privati, come il caso della Wagner, battaglioni stranieri a volte pagati, a volte volontari, che si schierano a seconda della provenienza del denaro, da una parte e/o dall’altra dei conflitti…

Ed ora infatti anche Hamas, approfittando della generosità di alcuni soggetti esterni come Iran ed Hezbollah, portano avanti la loro guerra contro Israele.

Sono certo che qualcuno sta spingendo affinché ciò avvenga, già… nulla è lasciato al caso e dietro a quelle guerre vi sono i grandi industriali, produttori di armi che stanno beneficiando di tutti questi conflitti armati e che vedono ogni giorno che passa, aumentare a dismisura il loro già enorme profitto!!!

"CTS" – a domanda risponde: Dott. Alfio Grassi, Presidente del Consorzio Petra Lavica dell’Etna.

Dott. Grassi buonasera, 

a quasi due anni dalla missiva in cui lei gentilmente rispondeva alle mie domande – http://nicola-costanzo.blogspot.com/2021/12/dott-alfio-grassi-deliberazione-della.html – ho potuto leggere successivamente su alcune testate web, degli attacchi sferrati dal Presidente nazionale di Confindustria, Carlo Bonomi, contro la CTS (Commissione Tecnica Specialistica VIA-VAS), a cui si sono aggiunte alcune associazioni di categoria, tra cui proprio il “Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna”, da Lei presieduto.

Quantunque da allora, a parte i provvedimenti determinati dal Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ho avvertito la sensazione che su quella vicenda fosse calato il sipario e che quanto a suo tempo emerso, fosse volutamente finito nell’oblio.

Ecco quindi perché a distanza di anni Le scrivo nuovamente, affinché possa chiarirmi alcuni dubbi che, secondo il sottoscritto, in questi mesi sono risultati lacunosi.

Innanzitutto vorrei chiederLe, se al cambio dei funzionari del “CTS” (che ho letto dal web), siano stati attuati degli aggiornamenti e in caso affermativo, se può spiegarli in maniera dettagliata.

Ho letto inoltre un articolo pubblicato su “Livesicilia.it” che ha fatto molta risonanza: https://livesicilia.it/cts-guerra-di-cifre-ecco-le-bugie-di-angelini/

Alla luce quindi di quelle sue dichiarazioni, nelle quali si era scagliato contro l’ex presidente Angelini, vi sono state delle modifiche dal punto di vista procedurale?

Tra l’altro, nel leggere, ho avuto come la sensazione che Lei avesse colto qualcosa di ambiguo in quel operato,  l’impressione ricevuta e che fossero state compiute delle procedure quantomeno anomale. Se non le reca disturbo, può confermarmi se questa personale percezione fosse corretta e in tal caso, potrebbe – senza entrare nei dettagli – rappresentare un caso? Ad esempio, ha riscontrato delle anomalie nell’ordine cronologico delle istruttorie o sono emerse delle eccezioni?

Ed ancora, cosa pensa dell’operato in termini tecnici del CTS? Ritiene che si possano migliorare – a garanzia di efficacia e soprattutto di trasparenza – le metodologie utilizzate per le istruttorie presentate?

Come consiglierebbe di operare affinché si possa accelerare l’iter di quelle pratiche e soprattutto ai fini di legalità, cosa si potrebbe attuare per rafforzare le procedure di controllo, proteggendo così facendo non solo il sistema, ma soprattutto l’operato dei funzionari del CTS da possibili accertamenti giudiziari, solo per aver compiuto il proprio dovere?

Dott. Grassi, ringraziando anticipatamente per la sempre cortese collaborazione, porgo cordiali

RISPOSTA:

Sig. Costanzo buongiorno, 

rispondo innanzitutto alla sua domanda sul cambio dei funzionari del “CTS” e se siano stati attuati degli aggiornamenti: In realtà, solo da alcune settimane si è assistito agli effetti della riforma della CTS, con la nomina a nuovo presidente dell’Avv. Gaetano Armao, anch’Egli ai tempi critico nei confronti del sociologo, Prof. Aurelio Angelini. 

Anzi, devo ammettere che Armao fu una delle poche voci critiche del governo Musumeci contro la CTS di Angelini – https://www.ilmoderatore.it/gaetano-armao-nuova-leadership-per-i-grandi-progetti-in-sicilia/ – nonostante molte associazioni di categoria si lamentassero per l’incomprensibile condotta iper-burocratica e discutibile dell’allora CTS. 

Il mio intervento era finalizzato a smentire, numeri alla mano, il prosperoso bilancio che Angelini, al termine del suo incarico, ha cercato di far passare per buono sulle attività di istruttoria della sua CTS.

A seguito di uno approfondito studio analitico condotto dal Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna sulle pratiche ambientali istruite dalla CTS di Angelini, è emerso un quadro raccapricciante: Un altissimo numero di istanze venivano rimandate ad una successiva istruttoria (assoggettabilità a VIA), con la conseguenza che un’autorizzazione finale si otteneva dopo 3-4 anni. E c’è di più: spesso le motivazioni di questi rimandi erano illogiche e discutibili e si rasentava perfino l’assurdo.

Consideri, inoltre, che sulle pratiche che hanno raggiunto la conclusione dell’istruttoria, sono state impartite più di 15.000 prescrizioni ambientale! Sa cosa significa? che queste istanze devono essere sottoposte nuovamente al vaglio della CTS per la cosiddetta verifica di ottemperanza, ovvero devono ricevere un ulteriore nulla osta finale per poter procedere finalmente alla realizzazione del progetto.

E’ come il gioco dell’oca: quando ti sembra di essere arrivato al traguardo, ritorni al punto di partenza. Un investitore che entra in questo girono infernale, prima o dopo butta la spugna.

Alla Sua domanda “se avessi colto qualcosa di ambiguo in quel operato”, sono i pareri emessi dalla CTS di Angelini che confermano che qualcosa non andava. Abbiamo studiato tutti i pareri emessi relativi ai progetti di cava e sono venuti fuori asimmetrie e contraddizioni fin troppo palesi. 

Mi chiede inoltre se “abbiamo riscontrato delle anomalie nell’ordine cronologico delle istruttorie o siano emerse delle eccezioni”: Vi sono scavalchi dell’ordine cronologico veramente imbarazzanti. Pratiche presentate in tempi successivi ad altre che sono state esitate in anticipo. Abbiamo casi in cui nello stesso periodo sono stati presentati da diversi proponenti dei progetti di cava; qualcuno è stato fortunato, ottenendo in tempi stretti il parere favorevole, altri aspettano ancora la conclusione dell’istruttoria. Ci sarebbe da chiedersi: come è potuto accadere tutto questo in maniera indisturbata?

Ed ancora – “cosa penso dell’operato in termini tecnici del CTS e se ritengo che si possano migliorare a garanzia di efficacia e soprattutto di trasparenza le metodologie utilizzate per le istruttorie presentate?”: La CTS di Angelini ha rifiutato qualsiasi confronto con il mondo imprenditoriale e dei professionisti. Quando manca il confronto e la dialettica tra le parti i risultati sono sempre nefasti.

L’assessore Pagana ha invece apportato delle importanti modifiche gestionali: le associazioni di categoria potranno porsi come osservatori della CTS e durante le istruttorie dei progetti i soggetti proponenti saranno direttamente coinvolti, col reciproco rispetto dei ruoli.

Sono punti fondamentali per riavvicinare l’utente con la pubblica amministrazione, pur sempre nel rispetto della legalità e dei propri ruoli. Il confronto significa crescita e aiuterà certamente a risolvere criticità procedurali che a volte portano allo stallo infinito delle istruttorie.

Ed infine, alla domanda: “Come consiglierebbe di operare affinché si possa accelerare l’iter di quelle pratiche e soprattutto, ai fini di legalità, cosa si potrebbe attuare per rafforzare le procedure di controllo, proteggendo così facendo non solo il sistema, ma soprattutto l’operato dei funzionari del CTS da possibili accertamenti giudiziari, solo per aver compiuto esclusivamente il proprio dovere”, rispondo:

Caro Costanzo, ritengo che la trasparenza, la professionalità e la dialettica siano i tre elementi indispensabili per poter garantire il buon andamento della pubblica amministrazione. Innanzitutto, voglio spezzare una lancia per quei dipendenti regionali che operano in uffici pesantemente sotto-organico, riuscendo eroicamente a svolgere  il proprio dovere con abnegazione e sacrificio. Detto questo, sarebbe, però, ridicolo non ammettere che vi sono delle gravi criticità in molti settori della pubblica amministrazione che, di fatto, stanno portando ad una paralisi degli investimenti e dello sviluppo economico della Sicilia. Entrando nel merito della CTS, credo che sarebbe  opportuno, innanzitutto, rendere pubblico l’elenco delle istanze, evidenziando l’ordine cronologico delle istruttorie. La performance dei nuclei istruttori dovrebbe essere di dominio pubblico, così come i nominativi degli istruttori di ogni singola istanza. Un proponente che paga migliaia di euro di oneri di istruttoria, credo che abbia il diritto di avere informazioni in tempo reale sullo stato dell’istruttoria della propria istanza, di conoscere i nominativi degli istruttori, di ricevere risposte entro i termini di Legge. 

I dati statistici dell’operato CTS, sia in termini di numero di pratiche esitate che di durata dei vari procedimenti istruttori dovrebbero essere pubblicati online. Stiamo parlando di un servizio pubblico che viene finanziato dai soldi dei contribuenti e degli stessi proponenti delle istanze, quindi non credo che si tratti di una pretesa capziosa quando si chiede all’Amministrazione di essere trasparente. 

Lo sa che durante la presidenza di Angelini, decine e decine di legittime richieste sullo stato dell’istruttoria delle pratiche non hanno mai ricevuto riscontro? Lo trovo vergognoso questo atteggiamento reticente di un organo pubblico.

Sa inoltre che nel sito SIVVI-ARTA dell’Assessorato, qualche anno fa, sempre sotto la presidenza di Angelini, è stato rimosso il link ove era possibile consultare i dati statistici sulle istanze presentante ed esitate? Un bello esempio di trasparenza stile-cinese. 

Mi auguro che l’Avv. Armao riesca ad accogliere le legittime richieste del mondo imprenditoriale che invocano semplicemente il rispetto delle regole e delle Leggi. Un’istanza deve essere istruita entro i termini di Legge, in maniera professionale e trasparente, con un atteggiamento collaborativo e non ambiguo. Dalla CTS passa lo sviluppo della Sicilia, quindi chi ha l’onore di far parte di questo organo tecnico deve assumere un atteggiamento di grande professionalità e responsabilità.

In poche parole, potrei sintetizzare così: quella Commissione ha bisogno di tecnici che considerino il loro compito un umile servizio e non un potere. Tecnici che valutino il trascorrere del tempo come una calamità e non un’opportunità. Voglio una Commissione che lavori per accelerare le procedure invece di provare il sadico piacere di infliggere a ogni istanza decine di prescrizioni, spesso discutibili. Così si frena la spesa per gli investimenti e si condanna l’economia siciliana alla stagnazione.

Nel ricevere la sopraddetta risposta ho rivolto al Dott. Grassi (in data 07 c.m.) un’ulteriore domanda: mi sembra di aver già sentito qualcosa del genere, sbaglio? 

La risposta ricevuta è stata: 

Non sbaglia: sono dichiarazioni rilasciate dall’allora Presidente Musumeci quando nominò nel 2019 la nuova CTS presieduta dal Prof. Angelini.

“CTS” – a domanda risponde: Dott. Alfio Grassi, Presidente del Consorzio Petra Lavica dell’Etna.

Dott. Grassi buonasera, 
a quasi due anni dalla missiva in cui lei gentilmente rispondeva alle mie domande – http://nicola-costanzo.blogspot.com/2021/12/dott-alfio-grassi-deliberazione-della.html – ho potuto leggere successivamente, su alcune testate web, degli attacchi sferrati dal Presidente nazionale di Confindustria, Carlo Bonomi, contro la CTS (Commissione Tecnica Specialistica VIA-VAS) a…

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"CTS" – a domanda risponde: Dott. Alfio Grassi, Presidente del Consorzio Petra Lavica dell'Etna.

Dott. Grassi buonasera, 

a quasi due anni dalla missiva in cui lei gentilmente rispondeva alle mie domande – http://nicola-costanzo.blogspot.com/2021/12/dott-alfio-grassi-deliberazione-della.html – ho potuto leggere successivamente su alcune testate web, degli attacchi sferrati dal Presidente nazionale di Confindustria, Carlo Bonomi, contro la CTS (Commissione Tecnica Specialistica VIA-VAS), a cui si sono aggiunte alcune associazioni di categoria, tra cui proprio il “Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna”, da Lei presieduto.

Quantunque da allora, a parte i provvedimenti determinati dal Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ho avvertito la sensazione che su quella vicenda fosse calato il sipario e che quanto a suo tempo emerso, fosse volutamente finito nell’oblio.

Ecco quindi perché a distanza di anni Le scrivo nuovamente, affinché possa chiarirmi alcuni dubbi che, secondo il sottoscritto, in questi mesi sono risultati lacunosi.

Innanzitutto vorrei chiederLe, se al cambio dei funzionari del “CTS” (che ho letto dal web), siano stati attuati degli aggiornamenti e in caso affermativo, se può spiegarli in maniera dettagliata.

Ho letto inoltre un articolo pubblicato su “Livesicilia.it” che ha fatto molta risonanza: https://livesicilia.it/cts-guerra-di-cifre-ecco-le-bugie-di-angelini/

Alla luce quindi di quelle sue dichiarazioni, nelle quali si era scagliato contro l’ex presidente Angelini, vi sono state delle modifiche dal punto di vista procedurale?

Tra l’altro, nel leggere, ho avuto come la sensazione che Lei avesse colto qualcosa di ambiguo in quel operato,  l’impressione ricevuta e che fossero state compiute delle procedure quantomeno anomale. Se non le reca disturbo, può confermarmi se questa personale percezione fosse corretta e in tal caso, potrebbe – senza entrare nei dettagli – rappresentare un caso? Ad esempio, ha riscontrato delle anomalie nell’ordine cronologico delle istruttorie o sono emerse delle eccezioni?

Ed ancora, cosa pensa dell’operato in termini tecnici del CTS? Ritiene che si possano migliorare – a garanzia di efficacia e soprattutto di trasparenza – le metodologie utilizzate per le istruttorie presentate?

Come consiglierebbe di operare affinché si possa accelerare l’iter di quelle pratiche e soprattutto ai fini di legalità, cosa si potrebbe attuare per rafforzare le procedure di controllo, proteggendo così facendo non solo il sistema, ma soprattutto l’operato dei funzionari del CTS da possibili accertamenti giudiziari, solo per aver compiuto il proprio dovere?

Dott. Grassi, ringraziando anticipatamente per la sempre cortese collaborazione, porgo cordiali

RISPOSTA:

Sig. Costanzo buongiorno, 

rispondo innanzitutto alla sua domanda sul cambio dei funzionari del “CTS” e se siano stati attuati degli aggiornamenti: In realtà, solo da alcune settimane si è assistito agli effetti della riforma della CTS, con la nomina a nuovo presidente dell’Avv. Gaetano Armao, anch’Egli ai tempi critico nei confronti del sociologo, Prof. Aurelio Angelini. 

Anzi, devo ammettere che Armao fu una delle poche voci critiche del governo Musumeci contro la CTS di Angelini – https://www.ilmoderatore.it/gaetano-armao-nuova-leadership-per-i-grandi-progetti-in-sicilia/ – nonostante molte associazioni di categoria si lamentassero per l’incomprensibile condotta iper-burocratica e discutibile dell’allora CTS. 

Il mio intervento era finalizzato a smentire, numeri alla mano, il prosperoso bilancio che Angelini, al termine del suo incarico, ha cercato di far passare per buono sulle attività di istruttoria della sua CTS.

A seguito di uno approfondito studio analitico condotto dal Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna sulle pratiche ambientali istruite dalla CTS di Angelini, è emerso un quadro raccapricciante: Un altissimo numero di istanze venivano rimandate ad una successiva istruttoria (assoggettabilità a VIA), con la conseguenza che un’autorizzazione finale si otteneva dopo 3-4 anni. E c’è di più: spesso le motivazioni di questi rimandi erano illogiche e discutibili e si rasentava perfino l’assurdo.

Consideri, inoltre, che sulle pratiche che hanno raggiunto la conclusione dell’istruttoria, sono state impartite più di 15.000 prescrizioni ambientale! Sa cosa significa? che queste istanze devono essere sottoposte nuovamente al vaglio della CTS per la cosiddetta verifica di ottemperanza, ovvero devono ricevere un ulteriore nulla osta finale per poter procedere finalmente alla realizzazione del progetto.

E’ come il gioco dell’oca: quando ti sembra di essere arrivato al traguardo, ritorni al punto di partenza. Un investitore che entra in questo girono infernale, prima o dopo butta la spugna.

Alla Sua domanda “se avessi colto qualcosa di ambiguo in quel operato”, sono i pareri emessi dalla CTS di Angelini che confermano che qualcosa non andava. Abbiamo studiato tutti i pareri emessi relativi ai progetti di cava e sono venuti fuori asimmetrie e contraddizioni fin troppo palesi. 

Mi chiede inoltre se “abbiamo riscontrato delle anomalie nell’ordine cronologico delle istruttorie o siano emerse delle eccezioni”: Vi sono scavalchi dell’ordine cronologico veramente imbarazzanti. Pratiche presentate in tempi successivi ad altre che sono state esitate in anticipo. Abbiamo casi in cui nello stesso periodo sono stati presentati da diversi proponenti dei progetti di cava; qualcuno è stato fortunato, ottenendo in tempi stretti il parere favorevole, altri aspettano ancora la conclusione dell’istruttoria. Ci sarebbe da chiedersi: come è potuto accadere tutto questo in maniera indisturbata?

Ed ancora – “cosa penso dell’operato in termini tecnici del CTS e se ritengo che si possano migliorare a garanzia di efficacia e soprattutto di trasparenza le metodologie utilizzate per le istruttorie presentate?”: La CTS di Angelini ha rifiutato qualsiasi confronto con il mondo imprenditoriale e dei professionisti. Quando manca il confronto e la dialettica tra le parti i risultati sono sempre nefasti.

L’assessore Pagana ha invece apportato delle importanti modifiche gestionali: le associazioni di categoria potranno porsi come osservatori della CTS e durante le istruttorie dei progetti i soggetti proponenti saranno direttamente coinvolti, col reciproco rispetto dei ruoli.

Sono punti fondamentali per riavvicinare l’utente con la pubblica amministrazione, pur sempre nel rispetto della legalità e dei propri ruoli. Il confronto significa crescita e aiuterà certamente a risolvere criticità procedurali che a volte portano allo stallo infinito delle istruttorie.

Ed infine, alla domanda: “Come consiglierebbe di operare affinché si possa accelerare l’iter di quelle pratiche e soprattutto, ai fini di legalità, cosa si potrebbe attuare per rafforzare le procedure di controllo, proteggendo così facendo non solo il sistema, ma soprattutto l’operato dei funzionari del CTS da possibili accertamenti giudiziari, solo per aver compiuto esclusivamente il proprio dovere”, rispondo:

Caro Costanzo, ritengo che la trasparenza, la professionalità e la dialettica siano i tre elementi indispensabili per poter garantire il buon andamento della pubblica amministrazione. Innanzitutto, voglio spezzare una lancia per quei dipendenti regionali che operano in uffici pesantemente sotto-organico, riuscendo eroicamente a svolgere  il proprio dovere con abnegazione e sacrificio. Detto questo, sarebbe, però, ridicolo non ammettere che vi sono delle gravi criticità in molti settori della pubblica amministrazione che, di fatto, stanno portando ad una paralisi degli investimenti e dello sviluppo economico della Sicilia. Entrando nel merito della CTS, credo che sarebbe  opportuno, innanzitutto, rendere pubblico l’elenco delle istanze, evidenziando l’ordine cronologico delle istruttorie. La performance dei nuclei istruttori dovrebbe essere di dominio pubblico, così come i nominativi degli istruttori di ogni singola istanza. Un proponente che paga migliaia di euro di oneri di istruttoria, credo che abbia il diritto di avere informazioni in tempo reale sullo stato dell’istruttoria della propria istanza, di conoscere i nominativi degli istruttori, di ricevere risposte entro i termini di Legge. 

I dati statistici dell’operato CTS, sia in termini di numero di pratiche esitate che di durata dei vari procedimenti istruttori dovrebbero essere pubblicati online. Stiamo parlando di un servizio pubblico che viene finanziato dai soldi dei contribuenti e degli stessi proponenti delle istanze, quindi non credo che si tratti di una pretesa capziosa quando si chiede all’Amministrazione di essere trasparente. 

Lo sa che durante la presidenza di Angelini, decine e decine di legittime richieste sullo stato dell’istruttoria delle pratiche non hanno mai ricevuto riscontro? Lo trovo vergognoso questo atteggiamento reticente di un organo pubblico.

Sa inoltre che nel sito SIVVI-ARTA dell’Assessorato, qualche anno fa, sempre sotto la presidenza di Angelini, è stato rimosso il link ove era possibile consultare i dati statistici sulle istanze presentante ed esitate? Un bello esempio di trasparenza stile-cinese. 

Mi auguro che l’Avv. Armao riesca ad accogliere le legittime richieste del mondo imprenditoriale che invocano semplicemente il rispetto delle regole e delle Leggi. Un’istanza deve essere istruita entro i termini di Legge, in maniera professionale e trasparente, con un atteggiamento collaborativo e non ambiguo. Dalla CTS passa lo sviluppo della Sicilia, quindi chi ha l’onore di far parte di questo organo tecnico deve assumere un atteggiamento di grande professionalità e responsabilità.

In poche parole, potrei sintetizzare così: quella Commissione ha bisogno di tecnici che considerino il loro compito un umile servizio e non un potere. Tecnici che valutino il trascorrere del tempo come una calamità e non un’opportunità. Voglio una Commissione che lavori per accelerare le procedure invece di provare il sadico piacere di infliggere a ogni istanza decine di prescrizioni, spesso discutibili. Così si frena la spesa per gli investimenti e si condanna l’economia siciliana alla stagnazione.

Nel ricevere la sopraddetta risposta ho rivolto al Dott. Grassi (in data 07 c.m.) un’ulteriore domanda: mi sembra di aver già sentito qualcosa del genere, sbaglio? 

La risposta ricevuta è stata: 

Non sbaglia: sono dichiarazioni rilasciate dall’allora Presidente Musumeci quando nominò nel 2019 la nuova CTS presieduta dal Prof. Angelini.

Incredibile… con la tecnica "apri e chiudi" evadi le tasse!!!

A volte non comprendo come certi meccanismi illegali – conosciuti da tempo anche dai più stupidi lestofanti di questo Paese – possano ancora avverarsi…

Si… resto basito dalla tecnica banale adottata e di come alcune società riescano con quella tecnica “apri e chiudi” a eludere il nostro sistema fiscale e quei loro controlli, che senza alcun dubbio intervengono per risanare il problema, ma ahimè dopo che quei lestofanti abbiano provveduto a far sparire dalle casse dello Stato, milioni e milioni di euro… 

Leggo difatti della Guardia di finanza che dopo una serie di controlli, sia riuscita ad effettuare una serie di sequestri tra beni mobiliari e immobiliari.. 

Le indagini difatti, hanno evidenziato i movimenti di alcune società con sede nell’Emilia Romagna e nella provincia di Trento, in particolare nella Bassa Valsugana, operanti nel settore del confezionamento di capi di abbigliamento. 

L’imprenditore, di origine cinese, possedeva vari beni immobiliari, una fabbrica, auto di grossa cilindrata ed importanti disponibilità finanziarie presso gli istituti di credito…

I reati ora contestati riguardano la sottrazione fraudolenta del pagamento delle imposte e l’omessa dichiarazione. 

Secondo le verifiche effettuate, l’imprenditore non avrebbe versato almeno 3 milioni di euro nel periodo tra il 2007 e il 2021 ed è ritenuto dominus di quel meccanismo illecito, manovrando le aziende utilizzate come “scatole cinesi”, le quali prevedevano una rapida cessazione, secondo una collaudata tecnica denominata “apri e chiudi”. 

Tutte le società risultavano essere formalmente intestate a prestanome, anch’essi cinesi e/o ex dipendenti dell’indagato, il quale però, senza apparire formalmente, curava in prima persona gli aspetti gestionali delle società, dall’apertura dei conti correnti aziendali ai rapporti con i clienti, fornitori e personale dipendente. 

Ogni società, dopo un breve ciclo di vita, chiudeva, tralasciando il versamento delle imposte dovute al Fisco, favorendo, nel contempo, un illecito incremento del patrimonio dell’imprenditore….

La circostanza assurda è che le Fiamme gialle hanno accertato che le società coinvolte si sono sistematicamente sottratte agli obblighi di versamento delle imposte dovute per oltre 14 anni, tra il 2007 e il 2021, generando così un debito nei confronti dello Stato di oltre 3 milioni di euro e favorendo un illecito incremento del patrimonio dell’indagato.

Mi chiedo, sapendo ormai di questo sistema che vede coinvolto migliaia e migliaia di società, non sarebbe il caso di trovare una soluzione al problema, ad esempio si potrebbe richiedere – mi riferisco a tutte le società estere o di proprietà di soggetti non appartenenti alla Comunità Europea – il rilascio di una fidejussione bancaria, che nel caso in cui, queste società di nuova costituzione, dovessero chiudere entro i termini di controllo e quindi entro l’anno solare in corso – questa garanzia, verrebbe introitata dallo Stato per poi venire riconsegnata nel caso che, dalle verifiche effettuate degli uffici tributari, si potrà accertare il regolare pagamento dei tributi, altrimenti, la stessa, verrebbe trattenuta ed incassata per tutte le somme oltre naturalmente le sanzioni previste di legge. 

Già… basta poco a far rispettare la legge in questo Paese, il problema viceversa è trovare le giuste persone competenti che facciano attuare in maniera concreta quelle procedure e difatti, è proprio questo il reale problema e molti “pseudo” imprenditori esteri, conoscendo bene le nostre fallaci regole, sono propriamente qui a operare, sapendo quanto possono approfittarne!!!

Incredibile… con la tecnica "apri e chiudi" evadi le tasse!!!

A volte non comprendo come certi meccanismi illegali – conosciuti da tempo anche dai più stupidi lestofanti di questo Paese – possano ancora avverarsi…

Si… resto basito dalla tecnica banale adottata e di come alcune società riescano con quella tecnica “apri e chiudi” a eludere il nostro sistema fiscale e quei loro controlli, che senza alcun dubbio intervengono per risanare il problema, ma ahimè dopo che quei lestofanti abbiano provveduto a far sparire dalle casse dello Stato, milioni e milioni di euro… 

Leggo difatti della Guardia di finanza che dopo una serie di controlli, sia riuscita ad effettuare una serie di sequestri tra beni mobiliari e immobiliari.. 

Le indagini difatti, hanno evidenziato i movimenti di alcune società con sede nell’Emilia Romagna e nella provincia di Trento, in particolare nella Bassa Valsugana, operanti nel settore del confezionamento di capi di abbigliamento. 

L’imprenditore, di origine cinese, possedeva vari beni immobiliari, una fabbrica, auto di grossa cilindrata ed importanti disponibilità finanziarie presso gli istituti di credito…

I reati ora contestati riguardano la sottrazione fraudolenta del pagamento delle imposte e l’omessa dichiarazione. 

Secondo le verifiche effettuate, l’imprenditore non avrebbe versato almeno 3 milioni di euro nel periodo tra il 2007 e il 2021 ed è ritenuto dominus di quel meccanismo illecito, manovrando le aziende utilizzate come “scatole cinesi”, le quali prevedevano una rapida cessazione, secondo una collaudata tecnica denominata “apri e chiudi”. 

Tutte le società risultavano essere formalmente intestate a prestanome, anch’essi cinesi e/o ex dipendenti dell’indagato, il quale però, senza apparire formalmente, curava in prima persona gli aspetti gestionali delle società, dall’apertura dei conti correnti aziendali ai rapporti con i clienti, fornitori e personale dipendente. 

Ogni società, dopo un breve ciclo di vita, chiudeva, tralasciando il versamento delle imposte dovute al Fisco, favorendo, nel contempo, un illecito incremento del patrimonio dell’imprenditore….

La circostanza assurda è che le Fiamme gialle hanno accertato che le società coinvolte si sono sistematicamente sottratte agli obblighi di versamento delle imposte dovute per oltre 14 anni, tra il 2007 e il 2021, generando così un debito nei confronti dello Stato di oltre 3 milioni di euro e favorendo un illecito incremento del patrimonio dell’indagato.

Mi chiedo, sapendo ormai di questo sistema che vede coinvolto migliaia e migliaia di società, non sarebbe il caso di trovare una soluzione al problema, ad esempio si potrebbe richiedere – mi riferisco a tutte le società estere o di proprietà di soggetti non appartenenti alla Comunità Europea – il rilascio di una fidejussione bancaria, che nel caso in cui, queste società di nuova costituzione, dovessero chiudere entro i termini di controllo e quindi entro l’anno solare in corso – questa garanzia, verrebbe introitata dallo Stato per poi venire riconsegnata nel caso che, dalle verifiche effettuate degli uffici tributari, si potrà accertare il regolare pagamento dei tributi, altrimenti, la stessa, verrebbe trattenuta ed incassata per tutte le somme oltre naturalmente le sanzioni previste di legge. 

Già… basta poco a far rispettare la legge in questo Paese, il problema viceversa è trovare le giuste persone competenti che facciano attuare in maniera concreta quelle procedure e difatti, è proprio questo il reale problema e molti “pseudo” imprenditori esteri, conoscendo bene le nostre fallaci regole, sono propriamente qui a operare, sapendo quanto possono approfittarne!!!

Conosco a fondo l’anima siciliana. Da una inflessione di voce, da una strizzatina d’occhi capisco molto più che da lunghi discorsi…

Scriveva il giudice Falcone: “Fin da bambino avevo respirato aria di mafia, violenza, estorsioni, assassinii… Sono nato nello stesso quartiere di molti di loro. Conosco a fondo l’anima siciliana. Da una inflessione di voce, da una strizzatina d’occhi capisco molto più che da lunghi discorsi”.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nascono entrambi a Palermo, Falcone il 20 maggio del 1939, mentre Borsellino il 19 gennaio 1940. 

Un destino che sembra accomunarli fin dalla nascita, difatti le loro case distano soltanto pochi passi da Piazza Magione, il quartiere popolare della “Kalsa”, i cui palazzi verranno sventrati prima dai bombardamenti degli Alleati e quindi dalla speculazione edilizia.

Giovanni è figlio di Arturo Falcone, direttore del Laboratorio chimico provinciale, e di Luisa Bentivegna; è il terzogenito dopo le sorelle Anna e Maria. Evidenzia sin da subito di essere un ragazzo studioso, frequentando con ottimi risultati prima il Convitto Nazionale, una delle scuole più rigorose di Palermo, e poi il liceo “Umberto I”. Come tutti i ragazzi della sua età ama il mare, lo sport, pratica canottaggio a livello agonistico.

Paolo invece e figlio del farmacista Diego Borsellino e di Maria Lepanto; è il secondo di quattro figli, Adele, la più grande, il fratello minore Salvatore e l’ultimogenita Rita. Ha un carattere gioviale e scherzoso, in famiglia lo descrivono come una “piccola peste”. Anche lui ha un ottimo rendimento scolastico al Liceo classico Meli, dove si diploma nel giugno del ‘58 con 8 in tutte le materie e 9 in greco.

Piazza Magione rappresenta il luogo della loro infanzia e dell’adolescenza di quei due futuri magistrati.

Nell’oratorio della chiesa di San Francesco, Giovanni e Paolo si troveranno a giocare anche con alcuni ragazzi di quel quartiere, gli stessi che anni dopo inquisiranno come “affiliati” a Cosa Nostra.

“Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non mi piace per poterlo cambiare”: così scriveva Paolo Borsellino.

Ma quanto è difficile amare qualcosa che non vuole cambiare, difatti, non c’è peggio che essere incompreso da coloro stessi che amiamo, già… è il calice amaro, la croce della nostra vita. Forse è per questo motivo che quei due uomini conservano sulle loro labbra quel sorriso doloroso e triste che tanto ci meraviglia…

Due eroi, che non volevano esserlo; lo stesso Falcone quando intervistato dichiarava: “Non sono Robin Hood nè un kamikaze e tantomeno un trappista. Sono Semplicemente un servitore dello Stato in terra “infedelium”.

Già… una terra ostile, la stessa che non li ha saputi difendere e neppure onorare, quantomeno per come avrebbero meritato, viceversa abbiamo potuto vedere come quegli apprezzamenti siano stati rivolti a coloro che viceversa hanno “……..”, lasciamo perdere, già… come dice spesso mia moglie: “stendiamo un velo pietoso“!!! 

Il sottoscritto, quando pensa ad entrambi, li vede lì passeggiare insieme, scherzare, già… come quando erano adolescenti, ancora insieme a ridere, d’altronde si dice che il carattere di un uomo è formato dalle persone con cui si è scelto di vivere e loro avevano deciso sin dal primo incontro, di convivere per sempre insieme…

Conosco a fondo l’anima siciliana. Da una inflessione di voce, da una strizzatina d’occhi capisco molto più che da lunghi discorsi…

Scriveva il giudice Falcone: “Fin da bambino avevo respirato aria di mafia, violenza, estorsioni, assassinii… Sono nato nello stesso quartiere di molti di loro. Conosco a fondo l’anima siciliana. Da una inflessione di voce, da una strizzatina d’occhi capisco molto più che da lunghi discorsi”.
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nascono entrambi a Palermo, Falcone il 20 maggio del 1939, mentre…

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Conosco a fondo l’anima siciliana. Da una inflessione di voce, da una strizzatina d’occhi capisco molto più che da lunghi discorsi…

Scriveva il giudice Falcone: “Fin da bambino avevo respirato aria di mafia, violenza, estorsioni, assassinii… Sono nato nello stesso quartiere di molti di loro. Conosco a fondo l’anima siciliana. Da una inflessione di voce, da una strizzatina d’occhi capisco molto più che da lunghi discorsi”.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nascono entrambi a Palermo, Falcone il 20 maggio del 1939, mentre Borsellino il 19 gennaio 1940. 

Un destino che sembra accomunarli fin dalla nascita, difatti le loro case distano soltanto pochi passi da Piazza Magione, il quartiere popolare della “Kalsa”, i cui palazzi verranno sventrati prima dai bombardamenti degli Alleati e quindi dalla speculazione edilizia.

Giovanni è figlio di Arturo Falcone, direttore del Laboratorio chimico provinciale, e di Luisa Bentivegna; è il terzogenito dopo le sorelle Anna e Maria. Evidenzia sin da subito di essere un ragazzo studioso, frequentando con ottimi risultati prima il Convitto Nazionale, una delle scuole più rigorose di Palermo, e poi il liceo “Umberto I”. Come tutti i ragazzi della sua età ama il mare, lo sport, pratica canottaggio a livello agonistico.

Paolo invece e figlio del farmacista Diego Borsellino e di Maria Lepanto; è il secondo di quattro figli, Adele, la più grande, il fratello minore Salvatore e l’ultimogenita Rita. Ha un carattere gioviale e scherzoso, in famiglia lo descrivono come una “piccola peste”. Anche lui ha un ottimo rendimento scolastico al Liceo classico Meli, dove si diploma nel giugno del ‘58 con 8 in tutte le materie e 9 in greco.

Piazza Magione rappresenta il luogo della loro infanzia e dell’adolescenza di quei due futuri magistrati.

Nell’oratorio della chiesa di San Francesco, Giovanni e Paolo si troveranno a giocare anche con alcuni ragazzi di quel quartiere, gli stessi che anni dopo inquisiranno come “affiliati” a Cosa Nostra.

“Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non mi piace per poterlo cambiare”: così scriveva Paolo Borsellino.

Ma quanto è difficile amare qualcosa che non vuole cambiare, difatti, non c’è peggio che essere incompreso da coloro stessi che amiamo, già… è il calice amaro, la croce della nostra vita. Forse è per questo motivo che quei due uomini conservano sulle loro labbra quel sorriso doloroso e triste che tanto ci meraviglia…

Due eroi, che non volevano esserlo; lo stesso Falcone quando intervistato dichiarava: “Non sono Robin Hood nè un kamikaze e tantomeno un trappista. Sono Semplicemente un servitore dello Stato in terra “infedelium”.

Già… una terra ostile, la stessa che non li ha saputi difendere e neppure onorare, quantomeno per come avrebbero meritato, viceversa abbiamo potuto vedere come quegli apprezzamenti siano stati rivolti a coloro che viceversa hanno “……..”, lasciamo perdere, già… come dice spesso mia moglie: “stendiamo un velo pietoso“!!! 

Il sottoscritto, quando pensa ad entrambi, li vede lì passeggiare insieme, scherzare, già… come quando erano adolescenti, ancora insieme a ridere, d’altronde si dice che il carattere di un uomo è formato dalle persone con cui si è scelto di vivere e loro avevano deciso sin dal primo incontro, di convivere per sempre insieme…

"La cosa più importante, è da dove nasce… quantomeno da dove nasce tutto“!!!

Nell’ultimo interrogatorio del boss Matteo Messina Denaro (vedasi verbale di cui racconta Lirio Abbate su Repubblica), vi sono il procuratore aggiunto Paolo Guido e i pm Piero Padova e Gianluca De Leo: “Voi magistrati vi siete accontentati che il giudice Falcone sia stato ucciso perché ha fatto dare 15 ergastoli al Maxi processo…”.

Certamente una provocazione, ma che descrive in maniera perfetta quanto tutti sappiamo e cioè che le stragi siano state pilotate da una parte della politica e da uomini infedeli delle istituzioni, come riportava quel boss: “tutto da là parte”!!!

Certo ora con la sua morte (e non solo la sua… in questo 2023), sono svanite le possibilità di sapere cosa sia realmente accaduto in questo paese negli ultimi trent’anni, anche se ormai sia evidente a tutti quanto sia successo, anche se la maggior parte – per evitare ripercussioni personali e soprattutto per essere da tempo compromesso con quel sistema corrotto – non vuole parlarne o quantomeno non ad alta voce… 

Ma d’altronde come ha riportato il boss durante quell’interrogatorio, se le aveva lui quelle perplessità, perché non dovremmo averle noi, forse egli – per come ha dichiarato: “era più intelligente?”.

No… la verità è che la storia e soprattutto noi italiani, non siamo pronti ad accettare quanto accaduto e si è preferito andare avanti, il più delle volte per salvaguardare i propri interessi…

Ma noi tutti sappiamo bene come dietro a certe cose, nessuno sia mai arrivato, perché come detto da quel boss, al sottoscritto sembra fortemente riduttivo credere che dietro l’assassinio del giudice Falcone vi sia soltanto la sentenza del Maxi processo e difatti, se poi alla maggior parte dei miei connazionali sia bastato, già se ciò è servito a renderli “contenti”…  ben venga, sono fatti vostri, ma la base di partenza non è questa… parlo di grandi cambiamenti“

Già quei grandi cambiamenti dal sottoscritto descritti in questi lunghi anni, da cui sappiamo seguì un’inchiesta nota come “Trattativa Stato-mafia” – che ha sollevato inquietanti interrogativi e dei quali però ancora oggi, non abbiamo ricevuto una chiara risposta!!!

Certamente è stata redatta un’ampia documentazione, dalla quale si evidenziava il coinvolgimento della mafia in quelle stragi criminali, ma che ciò appariva come una situabile di un disegno ancor più ampio, laddove interessi macroscopici illeciti, sistemazioni di profitti, gestioni d’intese con altre componenti delinquenziali e affaristiche, sia nazionali che internazionali, emergevano in tutta la loro evidenza!!!

Sono elementi da far sospettare come l’intero progetto eversivo non fosse di esclusiva gestione dei vertici di cosa nostra, bensì che allo stesso potessero aver contribuito altri esponenti di un più vasto potere criminale. 

In particolare l’omicidio del giudice Borsellino dimostrava una chiara anomalia nel tradizionale comportamento mafioso, aduso a calibrare le proprie azioni delittuose sì da raggiungere il massimo risultato con il minimo danno; al delitto, infatti, era stata data una cadenza temporale tale da accelerare – anziché infrenare – l’azione reattiva delle istituzioni, con un conseguente e lapalissiano danno per l’intera organizzazione criminale!!!

Non serve uno speciale intuito per comprendere come qualcuno abbia manipolato affinché si giungesse a riscrivere la storia di questo nostro paese, ed è quindi ragionevole ipotizzare come sin dall’inizio della stagione dei
grandi delitti e delle stragi, si fosse verificata una convergenza di interessi tra cosa nostra, altre
organizzazioni criminali, logge massoniche segrete, pezzi deviati delle istituzioni, mondo degli
affari, dell’imprenditoria e della politica!!!

Cosa aggiungere, forse il fatto positivo che quantomeno molti di quegli uomini “immorali” siano deceduti ed ora finalmente non siano più tra noi…

Perdonate il senso poco caritatevole delle mie parole, ma ciò è dovuto alla poca considerazione che ho di tutti quei soggetti infetti – appartenenti sia alle mafie che (ahimè) alle istituzioni – e che hanno con la loro abietta partecipazione contaminato gran parte del nostro Paese; ed ora quindi, la loro scomparsa, non può che rendermi appagato, anzi auspico – già… questa è l’unica circostanza in cui desiderato da gnostico poter sperare in un intervento divino – che quegli individui debbano finalmente rispondere delle loro azioni “indegne” a qualcuno più in alto!!!

Non resta che sperare e come diceva S. Agostino “la speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle!!!