Quando la legalità si scontra con gli interessi personali…

E’ incredibile dover scoprire come anche nelle circostanze più banali, gli individui siano portati a trasgredire con atteggiamenti illegali, quando in gioco vi sono gli interessi personali!!!

Ecco quindi che le proprie ragioni, più o meno legittime, acquisiscono per questi individui un peso superiore a quello che avrebbero viceversa nel caso in cui si provassero a rispettare le norme previste.

Ciò accade perché alla base di tutto vi è una profonda predisposizione a trasgredire la legge o quantomeno a valutare quei principi a seconda delle esigenze, vi è come un idea diffusa che tutto può essere compiuto, fintanto che l’azione illegale messa in atto, realizzi pienamente il soddisfacimento del proprio interesse personale.

Non vi è in essi nulla di morale, anche perché il perseguimento dei propri interessi viene prima di  qualsiasi norma, già… per questi soggetti tutto passa in secondo piano, in particolare quando il desiderio di raggiungere il proprio scopo non consente d’essere soddisfatto attraverso l’applicazione delle procedure vigenti, in essi difatti manca qualsivoglia regola di buona condotta che viceversa si dovrebbe possedere sapendo di vivere in una società civile.

Infatti, le leggi al cui rispetto siamo tutti tenuti, non sempre vengono egualmente percepite, in particolare quando l’interesse generale si scontra con quello personale e difatti quanto più l’individuo avverte quei precetti imposti distanti dal proprio interesse personale, tanto più egli sarà indotto a non osservare quelle regole.

Si può dire che tutto viene visto in maniera arbitraria e non importa se quanto previsto dalla legge sia corretto e persegue un interesse generale, il problema difatti non è se la norma sia idonea ma se soddisfa lo scopo personale richiesto, altrimenti essa diventa inutile e va in ogni modo superata, anche attraverso procedure che potrebbero risultare illegali, ma d’altronde ormai è palese come l’importante sia superare ogni ostacolo pur di raggiungere il proprio scopo!!!

Non c’è nulla più dell’onesta pretesa di mantenere distinto nella propria vita ciò che è pubblico da ciò che è privato, che ecciti l’interesse indiscreto delle piccole persone “perbene”.

Quando la legalità si scontra con gli interessi personali…

E’ incredibile dover scoprire come anche nelle circostanze più banali gli individui siano portati a trasgredire con azioni illegali quando vi sono interessi personali!!!

Ecco che le proprie ragioni, più o meno legittime, acquisiscono per questi individui un peso superiore a quello che avrebbero nel caso in cui provassero a rispettare le norme previste.

Ciò accade perché alla base di tutto vi è una profonda predisposizione a trasgredire o quantomeno a valutare quei principi di legge a seconda delle proprie esigenze; vi è come un idea diffusa che tutto può essere compiuto, fintanto che l’azione messa in atto, soddisfi pienamente il proprio interesse personale.

Non vi è in essi nulla di morale, anche perché il perseguimento dei propri interessi viene prima di  qualsiasi norma, già… per questi soggetti tutto passa in secondo piano, in particolare quando il desiderio di voler raggiungere quel proprio scopo non consente di essere soddisfatto attraverso l’applicazione delle procedure corrette, in essi infatti manca qualsivoglia principio di buona condotta che viceversa si dovrebbe du per se possedere, sapendo di vivere in una società civile.

Infatti, le leggi al cui rispetto siamo tutti tenuti, non sempre vengono egualmente percepite, in particolare quando l’interesse generale si scontra con quello personale ed è proprio in questa circostanza che l’individuo avverte quei precetti imposti distanti da esso e sarà indotto a non osservarli… 

Si può dire che tutto viene visto in maniera arbitraria e non importa se quanto previsto dalla legge sia corretto e persegue l’interesse generale; il problema difatti non è se la norma sia idonea ma se soddisfa lo scopo personale richiesto, altrimenti essa diventa inutile e va in ogni modo superata, anche attraverso procedure che potrebbero risultare illegali, l’importante è superare ogni ostacolo e raggiungere il proprio scopo!!!

Non c’è nulla più dell’onesta pretesa di mantenere distinto nella propria vita ciò che è pubblico da ciò che è privato, che ecciti l’interesse indiscreto delle false persone “perbene”.

“Il mio sangue ricadrà su di voi": le verità nascoste sull’omicidio Aldo Moro!!!

Quanto accaduto 44 anni fa dimostra come questo Paese con il passare di tutti questi anni, non sia riuscito a far emergere quanto veramente accaduto prima, durante e dopo quei giorni di sequestro, a cui il presidente Moro è stato sottoposto prima di venir barbaramente ucciso da quei “manovrati” brigatisti rossi.

Ci si dimentica o meglio si è fatto in modo di non ricordare quanto fosse già accaduto alcuni anni prima contro un esponente dello Stato, mi riferisco al rapimento del sostituto procuratore Mario Sossi, avvenuto a Genova il 18 aprile del 1974. 

Il Pubblico ministero noto per il processo contro il gruppo armato genovese “XXII Ottobre“, venne rapito e sottoposto ad un “processo” sommario da parte di quei brigatisti per venir quindi giudicato e condannato a morte: lo slogan in voga all’epoca era “Sossi  fascista, sei il primo della lista”.

I brigatisti decisero comunque di offrire allo Stato un’opportunità in cambio della sua liberazione, veniva chiesta la scarcerazione di alcuni membri di quell’organizzazione criminale, garantiti da un salvacondotto per alcuni Stati quali Cuba, Corea del Nord o l’Algeria. 

Durante la trattativa, Sossi manifestava un crescente risentimento verso il governo ed i suoi superiori, vedendo come in molti si opponevano fermamente a ogni cedimento, mentre taluni politici si schieravano per la sua libertà… 

Il 18 maggio le BR diedero un ultimatum di 48 ore, scaduto il quale, Sossi sarebbe stato ucciso, accade comunque due giorni dopo qualcosa di incredibile…

Già… la Corte d’appello di Genova concesse la libertà provvisoria agli otto detenuti, ordinando la scarcerazione; mentre il Ministro dell’Interno diede l’ordine di circondare il carcere di Marassi per impedire la messa in libertà dei detenuti; a quel punto il procuratore generale impugnò l’ordinanza ricorrendo in Cassazione e i detenuti non poterono essere rimessi in libertà prima della decisione della Suprema Corte, a quel punto le BR decisero di rilasciare Sossi, senza ottenere alcuna una contropartita:, il magistrato venne liberato a Milano il 23 maggio 1974 tornando a Genova in treno..

Quindi, l’esperienza c’era stata, si era già passati per una vicenda analoga e quindi tanto si poteva fare per salvare la vita del presidente Moro, ma forse altri, colleghi vicino ad egli, sì… uomini di quel suo partito democristiano, volevano diversamente… 

Tra l’altro mi vengono in mente tutte quelle inquietanti vicende che si sono interconnesse con quel sequestro: dalla morte di Mino Pecorelli, agli accordi tra Mafia e Governo, ed ancora Andreotti e i suoi rapporti con Sindona, Gladio e quel memoriale del presidente Moro prima scomparso e poi ritrovato in Via Montenevoso dal colonnello Umberto Bonaventura, lo stesso che aveva coordinato il blitz del 1978 e che, dopo aver materialmente fotocopiato quel documento, aveva provveduto a riconsegnare quei fogli scritti ai propri superiori (di cui molti fogli risultarono successivamente essere spariti), ma stranamente venne ritrovato morto nel suo appartamento, ed infine come tralasciare lo scandalo della massoneria denominata “P2”.

Il mio sangue ricadrà su di voi” è la frase che Aldo Moro scrisse in una delle quattro lettere intercettate dal Viminale mai recapitate ai destinatari in cui il Presidente rifletteva sui tradimenti che stava subendo da parte dei suoi colleghi, da Cossiga a Zaccagnini e soprattutto Andreotti a cui rivolge in modo sprezzante queste parole: “Tornando a lei, onorevole Andreotti per nostra disgrazia e per disgrazia del paese…lei ha potuto navigare tra Zaccagnini e Fanfani, imitando un De Gasperi inimitabile e che è milioni di anni luce lontano da lei…passerà alla triste cronaca che le si addice…”!!!

Da quanto sopra si comprende come fossero in tanti a non voler libero il Presidente Moro, dagli USA che non desideravano veder l’attuazione un “compromesso storico”, passando alla DC in quel suo peggior periodo e cosa dire del tentativo di colpo di Stato ideato nel 1964 dall’allora comandante dell’Arma dei Carabinieri Giovanni de Lorenzo, per passare alla strage di Piazza Fontana, “Gladio” e l’affare “Lockeed”, la società che nel 1976 ammise di aver pagato tangenti ad alcuni nostri ministri, politici e militari per vendere i propri aerei militari…

Già…. troppe verità sarebbero state scoperchiate se il Presidente Moro fosse tornato libero e soprattutto erano troppi i politici che avrebbero pagato le conseguenze di quel suo ritorno; ecco quindi l’estrema decisione di sacrificare la sua vita.

Ma d’altronde il nostro Stato è bravo in questo, nel celare verità scomode o documenti pericolosi, ecco quindi che diventa fondamentale proteggere, realizzare omissioni ed applicare tutta una serie d’inerzie, affinché quegli intrecci non abbiano ad emergere.. 

Sono tutti legati tra essi, esponenti politici, criminali, massoni, uomini delle istituzioni, industriali e soprattutto servizi segreti e militari appartenenti al SISMI ed alla CIA, perché gli affari vengono prima di tutto…

Non parliamo poi della prigione di Moro in Via Montalcini – , stranamente molti di quegli appartamenti erano intestati a un noto immobiliarista, si socprì successivamente che nel Consiglio d’Amministrazione di quella sua azienda erano presenti parecchi esponenti della P2 e fiduciari dei Servizi Segreti, peraltro nella stessa palazzina abitava un’informatrice del SISDE che informò il commissario di Pubblica Sicurezza su una presunta trasmissione in alfabeto Morse dall’interno 11, ma stranamente non si procedette nelle verifiche: si scopri successivamente che anche il commissario era iscritto a quella loggia massonica… 

Analoga circostanza accade per il garage di Via Gradoli, dove era stata istallata un’antenna collegata ad un ponte radio che consentiva le comunicazioni con le colonne delle BR del nord Italia, ma se pur l’informazione venne riportata al capo dell’ SISDE, beh… anche in questo caso non fu preso alcun provvedimenti e si scopri successivamente che anche quest’ultimo risultò essere esponente di quella P2!!!

Non parliamo poi delle indagini gestite da un gruppo di militari dell’anti-terrorismo, tra cui un direttore dei servizi segreti, un generale, un commissario e tutti i collaboratori di Cossiga: risultarono iscritti alla P2, ma soprattutto furono determinanti dei fallimenti delle nostre forze dell’ordine, collezionando insuccessi ed errori, sia durante i giorni del sequestro che dopo.

Da quanto sopra riportato si può comprendere come quanto successo in quel periodo e soprattutto le circostanze ambigue messe in atto, abbiano evidenziato come lo scopo principale fosse quello di evitare la liberazione del presidente Moro, affinché l’obiettivo primario venisse realizzato e cioè distruggere il Partito Comunista nel momento in cui stava raggiungendo il suo massimo apice e ciò per molti non doveva accadere.  

Quanto ci hanno detto, ci hanno fatto leggere nei libri di storia, quelle commemorazioni che ogni anno ci vengono riproposte sono esclusivamente una farsa, sì… una commedia, continuano a recitare una parte, quello in cui lo Stato si vorrebbe dimostrare indignato, quando ciascuno di essi sa bene cosa sia successo in quei giorni ed oggi, a 44 anni di distanza, non si ha il coraggio di prendere le distanze e fare emergere finalmente quell’unica verità.

I nostri attuali politici pensano di essere esonerati da quelle colpe, già… forse si sentono sollevati moralmente, d’altronde cosa dire, loro se pur presenti durante quegli avvenimenti, non erano artefici di quanto accaduto, bensì furono altri colleghi che avrebbero dovuto pagare e che viceversa sono rimasti impuniti,: ma forse si è ancora in tempo, grazie al ruolo ora ricoperto, possono provare a fare di più facendo conoscere a ciascuno di noi quanto realmente accaduto, altrimenti ancora una volta, il sangue di quell’innocente ricadrà su di loro!!!

Peppino Impastato e Aldo Moro: entrambi assassinati per colpa di uno Stato coluso!!!

Desidero commemorare un giorno prima della loro tragica scomparsa, Peppino Impastato e il Presidente Aldo Moro e nel farlo ripropongo quanto avevo a suo tempo scritto in un post, intitolato “Aldo Moro e Peppino Impastato: entrambi assassinati da uno Stato assente!!!http://nicola-costanzo.blogspot.com/2020/05/aldo-moro-e-peppino-impastato-entrambi.html

Domani proverò ad evidenziare come in quel particolare periodo, lo Stato ma ancor più alcuni suoi referenti, si sono dimostrati essere collusi con un sistema trasversale, mafioso e soprattutto illegale, che prediligeva di fatto che tutto restasse così com’era e soprattutto che nessuno provasse a cambiarlo…

Ecco perché questi due uomini furono uccisi, perché ciascuno stava combattendo una battaglia per la legalità che non doveva essere intrapresa, una per ripulire lo Stato da quel marciume politico/economico/finanziario, l’altro per contrastare la mafia che già stava controllando l’intera regione e puntava diretta a sedersi a Roma…  

Questa è la storia del nostro Paese e se qualcuno pensa che con gli anni siamo migliorati è un folle, perché la verità è che nulla sia cambiato d’allora e tutto – basta osservare quanto sta accadendo proprio in questi giorni di programmazione alle prossime elezioni – è rimasto inalterato!!! 

Altro che Covid-19, altro che guerra in corso, qui il rischio è quello di non vedere mai una via d’uscita, eppure basterebbe semplicemente andare oltre quei quei 100 passi!!!      

Peppino Impastato e Aldo Moro: entrambi assassinati per colpa di uno Stato coluso!!!

Desidero commemorare un giorno prima della loro tragica scomparsa, Peppino Impastato e il Presidente Aldo Moro e nel farlo ripropongo quanto avevo a suo tempo scritto in un post, intitolato “Aldo Moro e Peppino Impastato: entrambi assassinati da uno Stato assente!!!http://nicola-costanzo.blogspot.com/2020/05/aldo-moro-e-peppino-impastato-entrambi.html

Domani proverò ad evidenziare come in quel particolare periodo, lo Stato ma ancor più alcuni suoi referenti, si sono dimostrati essere collusi con un sistema trasversale, mafioso e soprattutto illegale, che prediligeva di fatto che tutto restasse così com’era e soprattutto che nessuno provasse a cambiarlo…

Ecco perché questi due uomini furono uccisi, perché ciascuno stava combattendo una battaglia per la legalità che non doveva essere intrapresa, una per ripulire lo Stato da quel marciume politico/economico/finanziario, l’altro per contrastare la mafia che già stava controllando l’intera regione e puntava diretta a sedersi a Roma…  

Questa è la storia del nostro Paese e se qualcuno pensa che con gli anni siamo migliorati è un folle, perché la verità è che nulla sia cambiato d’allora e tutto – basta osservare quanto sta accadendo proprio in questi giorni di programmazione alle prossime elezioni – è rimasto inalterato!!! 

Altro che Covid-19, altro che guerra in corso, qui il rischio è quello di non vedere mai una via d’uscita, eppure basterebbe semplicemente andare oltre quei quei 100 passi!!!      

Ambarabà, Ciccì, Coccò, ai tre uomini confermò, lo spartirsi dei lavori, con denari e favori… il gran Boss così parlò, Ambarabà, Ciccì, Coccò!!!

Se dovessimo descrivere con modelli i soggetti “Ambarabà, ciccì, coccò“, questi potrebbero essere rappresentati in tre strutture distinte ma legati tra esse, già… in una serie di rapporti di scambi che potremmo semplificare in: politico, imprenditoriale, mafioso.

Lo schema, se pur può sembrare ridotto all’essenziale –va detto che esiste una molteplicità di rapporti che investono più componenti sociali ed i ruoli possono essere tra loro sovrapposti e/o diversificati), rende l’idea della complessità di questo sistema “illegale” che da quasi un secolo soffoca il nostro territorio.

Infatti, ciò che si vuol far credere all’opinione pubblica – da parte di quei oggetti posti nei settori chiave politico/istituzionale – è che vi sia da parte loro un interesse nel compiere i necessari atti a salvaguardia dei cittadini e di contrasto nei confronti della mafia, in particolare in quelle zone periferiche in cui si ha necessità d’intervenire per salvare i molti giovani a rischio. 

Questa categoria d’élite dimostra infatti di saper apprezzare gli arresti condotti dalle forze dell’ordine nei confronti di quegli affiliati criminali, ma evita (stranamente) di porre l’attenzione o di prendere le distanze – esprimendo di conseguenza il proprio risentimento, imbarazzo e soprattutto la propria contrarietà – quando si indaga sulla politica collusa o in quegli uffici istituzionali, tra i suoi referenti, nelle banche e soprattutto in quegli ambiti legati alla massoneria.

D’altronde come dicevo sopra vi è un legame che unisce ciascuno di essi ed è un meccanismo che fa si che essi si proteggano sempre, per salvaguardare ciascun loro interesse che va dalla raccomandazione, al favoritismo, dall’avanzamento di carriere, al giro di mazzette, corruzione, etc…

D’altro canto si sa… il politico favorisce l’imprenditore che si aggiudica gli appalti (oppure la concessione di favori di varia natura, come licenze, permessi, etc); egli infatti, utilizzando quel proprio ruolo all’interno della gestione pubblica, trasforma ciò che teoricamente dovrebbe essere una scelta imparziale, in una vera e propria contrattazione privatistica.

L’imprenditore da parte sua favorisce l’amico politico tramite il pagamento di tangenti, oppure interviene con favori di varia natura, come ad esempio finanziamenti per le campagne elettorali e sostegno in occasione delle elezioni.
Ecco quindi che viene totalmente a scomparire quella corretta libera concorrenza e si determina di fatto un meccanismo di spartizione del denaro pubblico!!!
Ed è in quest’ultima fase che la mafia gioca un ruolo determinante, perché grazie ad essa che si provvede all’organizzazione del consenso, alla raccolta dei voti, alla gestione delle preferenze elettorali, in particolare proprio in quelle aree periferie tenute sotto loro controllo.

Si può dire – senza ombra di dubbio – che quell’associazione criminale, rappresenta in maniera decisa lo strumento di consenso indispensabile per chi vuole forzare a suo favore i meccanismi della democrazia rappresentativa, ricevendo a fine elezione, proprio da quel politico ora eletto, favori di varia natura, tra cui licenze edilizie, concessioni, crediti agevolati, protezioni in senso generale, finanziamenti e rimborsi comunitari, leggi favorevoli e soprattutto interventi nei processi giudiziari.

Quanto sopra riportato, descrive solo in parte i vantaggi di ciascuna coalizione, ma mi riprometto nei prossimi post, di entrare meglio nello specifico affinché si possano comprendere in maniera palese, tutti i motivi che spingono la maggior parte dei miei conterranei a non voler cambiar nulla…
Sì… è vero: non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare!!!

Ambarabà, Ciccì, Coccò, ai tre uomini confermò, lo spartirsi dei lavori, con denari e favori… il gran Boss così parlò, Ambarabà, Ciccì, Coccò!!!

Se dovessimo descrivere con modelli i soggetti “Ambarabà, ciccì, coccò“, questi potrebbero essere rappresentati in tre strutture distinte ma legati tra esse, già… in una serie di rapporti di scambi che potremmo semplificare in: politico, imprenditoriale, mafioso.

Lo schema, se pur può sembrare ridotto all’essenziale –va detto che esiste una molteplicità di rapporti che investono più componenti sociali ed i ruoli possono essere tra loro sovrapposti e/o diversificati – rende l’idea della complessità di questo sistema “illegale” che da quasi un secolo soffoca il nostro territorio.

Infatti, ciò che si vuol far credere all’opinione pubblica – da parte di quei oggetti posti nei settori chiave politico/istituzionale – è che vi sia da parte loro un interesse nel compiere i necessari atti a salvaguardia dei cittadini e di compiere tutte quelle azioni di contrasto nei confronti della mafia, in particolare nelle zone periferiche in cui si ha più necessità d’intervenire per salvare i troppi giovani a rischio. 

Questa categoria d’élite dimostra infatti di saper apprezzare gli arresti condotti dalle forze dell’ordine nei confronti di quegli affiliati criminali, ma evita (stranamente) di porre l’attenzione o di prendere le distanze – esprimendo di conseguenza il proprio risentimento, imbarazzo e soprattutto la propria contrarietà – quando si indaga sulla politica collusa o in quegli uffici istituzionali, tra i suoi referenti, nelle banche e soprattutto in quegli ambiti legati alla massoneria.

D’altronde come dicevo sopra vi è un legame che unisce ciascuno di essi ed è un meccanismo che fa si che essi si proteggano sempre, per salvaguardare ciascun loro interesse che va dalla raccomandazione, al favoritismo, dall’avanzamento di carriere, al giro di mazzette, corruzione, etc…

D’altro canto si sa… il politico favorisce l’imprenditore che si aggiudica gli appalti (oppure la concessione di favori di varia natura, come licenze, permessi, etc); egli infatti, utilizzando quel proprio ruolo all’interno della gestione pubblica, trasforma ciò che teoricamente dovrebbe essere una scelta imparziale, in una vera e propria contrattazione privatistica.

L’imprenditore da parte sua favorisce l’amico politico tramite il pagamento di tangenti, oppure interviene con favori di varia natura, come ad esempio finanziamenti per le campagne elettorali e sostegno in occasione delle elezioni.
Ecco quindi che viene totalmente a scomparire quella corretta libera concorrenza e si determina di fatto un meccanismo di spartizione del denaro pubblico!!!
Ed è in quest’ultima fase che la mafia gioca un ruolo determinante, perché grazie ad essa che si provvede all’organizzazione del consenso, alla raccolta dei voti, alla gestione delle preferenze elettorali, in particolare proprio in quelle aree periferie tenute sotto loro controllo.

Si può dire – senza ombra di dubbio – che quell’associazione criminale, rappresenta in maniera decisa lo strumento di consenso indispensabile per chi vuole forzare a suo favore i meccanismi della democrazia rappresentativa, ricevendo a fine elezione, proprio da quel politico ora eletto, favori di varia natura, tra cui licenze edilizie, concessioni, crediti agevolati, protezioni in senso generale, finanziamenti e rimborsi comunitari, leggi favorevoli e soprattutto interventi nei processi giudiziari.

Quanto sopra riportato, descrive solo in parte i vantaggi di ciascuna coalizione, ma mi riprometto nei prossimi post, di entrare meglio nello specifico affinché si possano comprendere in maniera palese, tutti i motivi che spingono la maggior parte dei miei conterranei a non voler cambiar nulla…
Sì… è vero: non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare!!!

Il peso "piuma" dello Stato in Sicilia…

Già… il messaggio che si è provato a far passare in questi ultimi anni – in particolare nella mia regione Sicilia – è stato quello d’aver messo in moto un cambiamento morale che è riuscito, in ciascuna sua occasione, ad affrontare aspetti sociali, politici, culturali ed economici, per avversare in pieno quanto viceversa diffuso tra i miei conterranei nel ridurre ad un semplice confronto, il contrasto in atto tra le istituzioni e quell’organizzazione criminale. 

Ciò che si vorrebbe far credere a tutti noi è che vi sia in atto un movimento culturale per la salvaguardia della democrazia, ciò attraverso una ampia partecipazione popolare, la presenza di servizi sociali, ma soprattutto un modello di sviluppo basato sui bisogni dei cittadini e sulla gestione equa delle risorse, attraverso il rifiuto delle violenza e di quelle metodologie illegali, coercitive e corruttive, elementi che sono fondamentali e che consentono di dare spazio per l’appunto a quella mafia di “casa-nostra”!!! 

Difatti… la premessa espressa da quei soggetti è che questa non può essere estesa a tutti, in particolare alle classi sociali meno ambienti, pur riconoscendo di fatto legami intrinsechi con una parte di essa, come la politica, l’imprenditoria, talune professionalità ed anche con la magistratura e le istituzioni, legami che se pur vanno ricondotti in ambito di rapporti occasionali, si tratta comunque di legami rilevanti che di fatto non dovrebbero esserci…

Ecco quindi che si è provato a limitare quelle organizzazioni mafiose come a delle focalizzate “strutture territoriali” e di conseguenza, quel loro contrasto può essere compiuto senza profondi stravolgimenti sociali, ma attraverso la semplice repressione giudiziaria e la confisca dei patrimoni economici e patrimoniali, recidendo così quei legami con la società civili e l’economia.

Certo trovare quel giusto equilibrio non è semplice anzi tutt’altro, leggevo tra l’altro alcuni giorni fa di come nella natura umana troviamo tre cause principali di contesa: la competizione, la diffidenza e la gloria: la prima fa sì che gli uomini si aggrediscano per guadagno, la seconda per sicurezza, e la terza per reputazione.

Ecco perché in Sicilia il peso dello Stato non si è mai concretizzato, perché l’unica volta che si è fatto sentire è stato sotto il fascismo, un periodo quello che tra migliaia di errori e fallimenti compiuti è stato in grado di dare all’epoca l’immagine di uno Stato serio, che riusciva a farsi rispettare e che non esitava ad organizzare la lotta contro la mafia.

Ecco perché ho difficoltà a credere a quel propagandato concetto di cultura della legalità… perché esso si concentra esclusivamente nella subordinazione del potere al diritto e quella concezione che attribuisce allo stato una larga partecipazione e soprattutto un ampio controllo nei vari settori…

Ma se osserviamo quanto accade e le leggi ingiuste promulgate si comprende come di recente, si sia affermata una nuova cultura della disobbedienza civile e dell’obiezione di coscienza e che di fatto allontana a quella “cultura della legalità”, che dovrebbe viceversa essere strumento e forma di giustizia sociale!!!

Senza questa combinazione tra affermazione del diritto e valorizzazione della giustizia non si riuscirà mai ad incidere sulle cause dell’azione criminale, poiché la mancanza di regole certe e di provvedimenti atti a tutelare/garantire gli interessi dei più deboli, condurrà (per come sta avvenendo…) alla rottura  sociale e diventare così terreno di conquista dei poteri forti!!!

Il peso "piuma" dello Stato in Sicilia…

Già… il messaggio che si è provato a far passare in questi ultimi anni – in particolare nella mia regione Sicilia – è stato quello d’aver messo in moto un cambiamento morale che è riuscito, in ciascuna sua occasione, ad affrontare aspetti sociali, politici, culturali ed economici, per avversare in pieno quanto viceversa diffuso tra i miei conterranei nel ridurre ad un semplice confronto, il contrasto in atto tra le istituzioni e quell’organizzazione criminale. 

Ciò che si vorrebbe far credere a tutti noi è che vi sia in atto un movimento culturale per la salvaguardia della democrazia, ciò attraverso una ampia partecipazione popolare, la presenza di servizi sociali, ma soprattutto un modello di sviluppo basato sui bisogni dei cittadini e sulla gestione equa delle risorse, attraverso il rifiuto delle violenza e di quelle metodologie illegali, coercitive e corruttive, elementi che sono fondamentali e che consentono di dare spazio per l’appunto a quella mafia di “casa-nostra”!!! 

Difatti… la premessa espressa da quei soggetti è che questa non può essere estesa a tutti, in particolare alle classi sociali meno ambienti, pur riconoscendo di fatto legami intrinsechi con una parte di essa, come la politica, l’imprenditoria, talune professionalità ed anche con la magistratura e le istituzioni, legami che se pur vanno ricondotti in ambito di rapporti occasionali, si tratta comunque di legami rilevanti che di fatto non dovrebbero esserci…

Ecco quindi che si è provato a limitare quelle organizzazioni mafiose come a delle focalizzate “strutture territoriali” e di conseguenza, quel loro contrasto può essere compiuto senza profondi stravolgimenti sociali, ma attraverso la semplice repressione giudiziaria e la confisca dei patrimoni economici e patrimoniali, recidendo così quei legami con la società civile e l’economia.

Certo trovare quel giusto equilibrio non è semplice anzi tutt’altro, leggevo tra l’altro alcuni giorni fa di come nella natura umana troviamo tre cause principali di contesa: la competizione, la diffidenza e la gloria: la prima fa sì che gli uomini si aggrediscano per guadagno, la seconda per sicurezza, e la terza per reputazione.

Ecco perché in Sicilia il peso dello Stato non si è mai concretizzato, perché l’unica volta che si è fatto sentire è stato sotto il fascismo, un periodo quello che tra migliaia di errori e fallimenti compiuti è stato in grado di dare all’epoca l’immagine di uno Stato serio, che riusciva a farsi rispettare e che non esitava ad organizzare la lotta contro la mafia.

Ecco perché ho difficoltà a credere a quel propagandato concetto di cultura della legalità… perché esso si concentra esclusivamente nella subordinazione del potere al diritto e quella concezione che attribuisce allo stato una larga partecipazione e soprattutto un ampio controllo nei vari settori…

Ma se osserviamo quanto accade e le leggi ingiuste promulgate si comprende come di recente, si sia affermata una nuova cultura della disobbedienza civile e dell’obiezione di coscienza che di fatto allontana da quella “cultura della legalità” mentre dovrebbe viceversa essere strumento e forma di giustizia sociale!!!

Difatti, senza questa combinazione tra affermazione del diritto e valorizzazione della giustizia non si riuscirà mai ad incidere sulle cause dell’azione criminale, poiché la mancanza di regole certe e di provvedimenti atti a tutelare e garantire gli interessi dei più deboli, porterà (per come sta avvenendo…) alla rottura  sociale e sarà terreno di conquista dei poteri forti!!!

La criminalità organizzata sugli appalti per i servizi della rete ferroviaria: per ora sono solo 35 le misure cautelari ma sono certo che a breve – da altre regioni – si aggiungeranno nuovi nominativi!!!

Certo scoprire che negli appalti per i servizi della rete ferroviaria vi sia – secondo l’ultima indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli – la criminalità organizata potrebbe sembrare una sorpresa ma se si analizzano le procedure di molte di quelle aggiudicazioni si scopre come dietro vi sia l’attuazione di procedure illegali e coercitive…

Difatti, le società che puntano a quegli appalti, ma anche le imprese che vengono solitamente inserite in qualità di subappaltatori, riescono ad ottenere ciò attraverso metodologie molto pratiche e soprattutto dirette ad ottenere quello scopo, vedasi l’utilizzo di metodi estortivi, la turbativa d’asta, l’intestazione fittizia di beni, la corruzione e soprattutto il riciclaggio, il tutto con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa che da un lato permette di controllare quegli appalti e d’altro determina chi deve lavorare e chi no…

Come sempre avviene in questi casi, quando cioè si giunge alla fine dell’inchiesta, ecco che si procede con l’esecuzione dei provvedimenti di misure cautelari, nel caso specifico per 35 soggetti, con i relativi decreti di sequestro preventivo sia di beni mobili che di immobili per un valore complessivo stimato in circa 50 milioni di euro.

A questi soggetti sono state imposte, per circa la metà, le misure di custodie in carcere, mentre per tutti gli altri, gli arresti domiciliari e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria…

Va altresì detto come i provvedimenti cautelari, siano stati eseguiti no solo nelle province di Napoli, ma anche in quelle di Caserta, Roma, Bari e Lecco, e sono stati emessi diversi procedimenti dal gip di Napoli nei confronti di persone ritenute gravemente indiziate, tra cui un avvocato e un responsabile di un’agenzia bancaria…

Ritengo che se quanto svolto in questi giorni dalla Dda partenopea, fosse anche esteso ad altre regioni del nostro Paese, si scoprirebbe come il sistema attualmente perpetrato ed ora per fortuna emerso, grazie all’inchiesta di cui sopra, non rappresenti altro che un esempio perfetto di quanto sta accadendo anche in altre realtà, di cui però finora si è preferito non indagare…

D’altronde non dobbiamo dimenticare come quei grossi appalti siano una manna dal cielo per la nostra politica e per molti referenti istituzionali che trovano attraverso essi un vero e proprio indotto, garanzia occupazionale per i propri familiari e/o amici, nuovi posti di lavoro in un grave momento di crisi, ma soprattutto, questi soggetti “raccomandati” diventano con il tempo, garanzia di quelle preferenze elettorali da sfruttarsi al momento opportuno… 

Quindi cosa dire, fa comodo a molti restare come siamo, poi che gli appalti vengono compiuti in maniera non regolare, che la sicurezza (tanto decantata dai nostri Presidenti e governanti) non venga applicata in maniera corretta, che le forniture siano sotto dimensionate e i raggiri sono sotto gli occhi di tutti, beh… poco importa, perché come si dice da noi “mangia e fai mangiare…”, perché ciò e quanto la maggior parte dei miei connazionali vogliono di fatto ottenere!!!

Penso che a tutti noi non resta che attendere di leggere – su qualche testata nota – la prossima inchiesta giudiziaria sui lavori “ferroviari”; d’altronde, considerate le facoltà magiche personali che molti amici mi attribuiscono, ho la sensazione che a breve, anche nella mia regione Sicilia, potrà accadere qualcosa di analogo con quanto emerso in queste ore… 

Come dicevo, non resta che attendere…

La criminalità organizzata e gli appalti per i servizi della rete ferroviaria: per ora sono soltanto 35 le misure cautelari ma sono certo che a breve – da altre regioni – verranno aggiunti nuovi nominativi!!!

Certo scoprire che negli appalti per i servizi della rete ferroviaria vi sia – secondo l’ultima indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli – la criminalità organizzata potrebbe sembrare una sorpresa ma se si analizzano le metodologie applicate per  quelle aggiudicazioni si scopre come dietro vi sia l’attuazione di procedure illegali e coercitive.

Difatti, le società che puntano a quegli appalti, ma anche le imprese che vengono solitamente inserite in qualità di subappaltatori, riescono ad ottenere ciò attraverso metodologie molto pratiche e soprattutto dirette al fine di ottenere quello scopo: vedasi d’altronde l’utilizzo di metodi estortivi, turbative d’asta, intestazione fittizia di beni, corruzione e soprattutto riciclaggio, il tutto con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa che da un lato permette di controllare quegli appalti e d’altro determina chi deve lavorare e chi no.

Come sempre avviene in questi casi, quando cioè si giunge alla fine dell’inchiesta, ecco che si procede con l’esecuzione dei provvedimenti di misure cautelari, nel caso specifico per 35 soggetti, con i relativi decreti di sequestro preventivo sia di beni mobili che di immobili per un valore complessivo stimato in circa 50 milioni di euro.

A questi soggetti sono state imposte, per circa la metà, le misure di custodie in carcere, mentre per tutti gli altri, gli arresti domiciliari e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria…

Va altresì detto come i provvedimenti cautelari, siano stati eseguiti no solo nelle province di Napoli, ma anche in quelle di Caserta, Roma, Bari e Lecco, e sono stati emessi diversi procedimenti dal gip di Napoli nei confronti di persone ritenute gravemente indiziate, tra cui un avvocato e un responsabile di un’agenzia bancaria…

Ritengo che se quanto svolto in questi giorni dalla Dda partenopea, fosse anche esteso ad altre regioni del nostro Paese, si scoprirebbe come il sistema attualmente perpetrato ed ora per fortuna emerso, grazie all’inchiesta di cui sopra, non rappresenti altro che un esempio perfetto di quanto sta accadendo anche in altre realtà, di cui però finora si è preferito non indagare…

D’altronde non dobbiamo dimenticare come quei grossi appalti siano una manna dal cielo per la nostra politica e per molti referenti istituzionali che trovano attraverso essi un vero e proprio indotto, garanzia occupazionale per i propri familiari e/o amici, nuovi posti di lavoro in un grave momento di crisi, ma soprattutto, questi soggetti “raccomandati” diventano con il tempo, garanzia di quelle preferenze elettorali da sfruttarsi al momento opportuno.

Quindi cosa dire, fa comodo a molti restare come siamo, poi che gli appalti vengono compiuti in maniera non regolare, che la sicurezza (tanto decantata dai nostri Presidenti e governanti) non venga applicata in maniera corretta, che le forniture siano sotto dimensionate e i raggiri sono sotto gli occhi di tutti, beh… poco importa, perché come si dice da noi “mangia e fai mangiare“, peraltro questo è quanto la maggior parte dei miei connazionali vogliono di fatto (sempre) ottenere!!!

Penso che a tutti noi non resti che attendere di leggere – su qualche nota testata giornalistica – la prossima inchiesta giudiziaria su quei lavori “ferroviari”; d’altronde, considerate le facoltà “magiche” personali che molti amici mi attribuiscono, ho come la sensazione che a breve – anche nella mia regione Sicilia – possa accadere qualcosa di analogo con quanto emerso in queste ore. 

Come dicevo… non resta che attendere, ma non credo ci vorrà molto.

Cosa sta accadendo nella Sicilia orientale…

Contrariamente a quanto sta accadendo nella Sicilia occidentale, l’organizzazione della criminalità organizzata – se così si può chiamare – in questa parte dell’isola orientale sta presentando una sua diversa operatività.

Le investigazioni hanno infatti permesso non solo di ricostruire gli organigrammi delle attività illegali svolte dai gruppi mafiosi, ma soprattutto che è il riciclaggio del denaro sporco, proveniente da quelle fiorenti attività a preoccupare, in quanto queste incidono e condizionano il tessuto economico sociale, attraverso la gestione di società costituite ad hoc, grazie alla consapevole partecipazione di pseudo “imprenditori” (dal pedigree limpido), vere e proprie teste di legno che permettono e favoriscono il conseguimento di quelle molteplici attività illecite.

Ecco quindi che i ricavi provenienti della vendita di stupefacenti, estorsioni, prostituzione, ricettazione, etc… diventano denaro da investirsi in nuove imprese e/o attività commerciali le quali vanno ad inserirsi in quei particolari settori in cui vi è una consistente richiesta.

Ecco quindi il venir fuori come funghi imprese di costruzioni, società di servizi, attività commerciali, imprese di trasporto, vendita di prodotti ortofrutticoli, concessionarie d’auto e mezzi d’opera, compro oro, noleggi, ristoranti, alberghi, sale giochi e scommesse, lidi balneari, ciascuna di queste attività ( ed altre presenti ma non riportate in questa sede) dimostrano di utilizzare quella protezione (mafiosa) per imporsi su una (eventuale… sì perché ormai non esiste più da tempo) concorrenza, ma soprattutto necessaria per ampliarsi e concludere nuovi affari. 

Nell’osservare infatti quanto sta accadendo si evidenzia una chiara collusione tra quegli esponenti o affiliati mafiosi e quei cosiddetti “imprenditori” i quali, quest’ultimi, dimostrano esser perfettamente a conoscenza delle dinamiche mafiose e degli equilibri che bisogna garantire agli altri Clan, dando luogo così a vere e proprie collaborazioni indispensabili per non alimentare rappresaglie, ma soprattutto necessarie per non incrinare gli affari.

Difatti in questo loro agire si potrà osservare come quelle società s’impegnino a ricercare nuovi canali di finanziamento per potersene appropriare; si veda ad esempio tutte le truffe perpetrate ai danni di Inps o dell’Ue, fondi ricevuti per milioni e milioni di euro, grazie a una rete di società compiacenti, consulenti del lavoro disponibili e soprattutto di soggetti che si prestano a predisporre quella necessaria documentazione.

Purtroppo come sempre accade, da quelle attività illegali emergeranno abituali reati di evasione fiscale, truffa aggravata, trasferimento di cospicue somme di denaro in paradisi fiscali ed ancora, acquisizione di beni immobili e mobili, attività commerciali e quant’altro possa loro permettere loro di riciclare quel denaro di provenienza illecita.

Quindi, se da una parte c’è chi sembra restare legato al proprio territorio e quindi a quella sua terra e di conseguenza punta tutto su di essa anche sui prodotti derivati, dall’altra parte della stessa isola c’è chi guarda a nuovi orizzonti; già… a nuove realtà diverse e soprattutto lontane, le quali risultano essere non solo proficue ma soprattutto poco controllate, il che permetterà a quei nuovi imprenditori, investimenti interessanti senza ricevere mai da quelle presenti forze dell’ordine, troppe domande.   

Pio la Torre: se dovessimo applicare in modo analitico quella sua legge, molti suoi connazionali oggi starebbero in carcere!!!

Era il 30 Aprile 1982 quando il segretario del “Partito Comunista Italiano” in Sicilia, Pio la Torre, veniva ucciso dalla mafia.

Fu lui a introdurre nel codice penale la previsione del reato di “associazione di tipo mafioso” e la confisca dei beni, una legge che permise di colpire la mafia su ciò che egli riteneva più importante e cioè il denaro…

Era il disegno di legge 1581, “Norme di prevenzione e di repressione del fenomeno della mafia e costituzione di una commissione parlamentare permanente di vigilanza e di controllo” nella quale veniva definita l’associazione di tipo mafioso quando, coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.

Ed allora leggendo quanto sopra, ma soprattutto, osservando ciò che accade quotidianamente, la sensazione ahimè avvertita dal sottoscritto e che egli (insieme alle altre vittime di mafia) sia morto invano!!!

Mi dispiace dover manifestare questo pensiero, ma purtroppo la realtà ha evidenziato come questo Stato e ancor più le Istituzioni, abbiano concretamente realizzato sì quella legge, ma nel metterla in pratica, ci si è appositamente dimenticati di colpire coloro che pur non legati a quel cosiddetto vincolo “mafioso” sono perennemente predisposti nel compiere, insieme ad altri loro colleghi, quella gestione controllo di molte attività economiche, in cui vi è la necessità di ottenere concessioni, autorizzazioni, assegnazione di appalti o di servizi pubblici con la cnseguenza di realizzare ovviamente profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri legati proprio a quella forma di vincolo associativo… 

D’altronde vorrei ricordare come l’articolo 416 bis del codice penale stabilisce che chiunque fa parte di un’associazione (non solo di tipo mafioso) formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da dieci a quindici anni e coloro che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione siano puniti con la reclusione da dodici a diciotto anni, a cui segue in entrambi i casi la confisca dei beni!!!

Ora ditemi, ad esclusioni dei mafiosi chi sono coloro che hanno in questi lunghi anno pagato??? 

Mi riferisco a quelle migliaia di soggetti tra uomini/donne dello Stato, a quanti tra essi svolgono la funzione di parlamentari o rappresentano un qualsivoglia organo esecutivo territoriale locale, ad esempio regionali, provinciali o anche comunale e cosa dire di quegli amministratori giudiziari, dei dirigenti di Enti e di tutti quei funzionari o semplici dipendenti delle pubbliche amministrazioni??? 

Ecco se a questi poi sommiamo coloro che operano in altri settori  pubblici importanti come la Sanità, l’Università, la Scuola, gli Enti previdenziali, i Consorzi, le Partecipate etc… è emerso come dalle numerose inchieste giudiziarie e da un approfondimento dettagliato di di quei soggetti, il numero di coloro che di fatto appartengono a quel “vincolo associativo” sia numeroso e consistente, rappresentando la vera infezione grave a cui questo nostro Paese dovrebbe porre da sempre rimedio!!! 

Mi chiedo quindi: se chì commette quei delitti è le stesso che dovrebbe fare in modo che questi non si realizzino, come si può pensare di risolvere il problema quando la stessa legge “Rognoni-La Torre” non viene mai applicata a questi particolari soggetti, in quanto – se pur essi profondamente indegni – non risultano ahimè censiti all’interno di quelle note famiglie mafiose…

Già… come si dice: fatta la legge, trovato l’inganno!!!

Pio la Torre: se dovessimo applicare in modo analitico quella sua legge, molti suoi connazionali oggi starebbero in carcere!!!

Era il 30 Aprile 1982 quando il segretario del “Partito Comunista Italiano” in Sicilia, Pio la Torre, veniva ucciso dalla mafia.

Fu lui a introdurre nel codice penale la previsione del reato di “associazione di tipo mafioso” e la confisca dei beni, una legge che permise di colpire la mafia su ciò che egli riteneva più importante e cioè il denaro.

Era il disegno di legge 1581, “Norme di prevenzione e di repressione del fenomeno della mafia e costituzione di una commissione parlamentare permanente di vigilanza e di controllo” nella quale veniva definita l’associazione di tipo mafioso quando, coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.

Ed allora leggendo quanto sopra, ma soprattutto, osservando ciò che accade quotidianamente, la sensazione ahimè avvertita dal sottoscritto e che egli (insieme alle altre vittime di mafia) sia morto invano!!!

Mi dispiace dover manifestare questo pensiero, ma purtroppo la realtà ha evidenziato come questo Stato e ancor più le Istituzioni, abbiano concretamente realizzato sì quella legge, ma nel metterla in pratica, ci si è appositamente dimenticati di colpire coloro che pur non legati a quel cosiddetto vincolo “mafioso” sono perennemente predisposti nel compiere, insieme ad altri loro colleghi, quella gestione controllo di molte attività economiche, in cui vi è la necessità di ottenere concessioni, autorizzazioni, assegnazione di appalti o di servizi pubblici con la conseguenza di realizzare ovviamente profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri legati proprio a quella forma di vincolo associativo. 

D’altronde vorrei ricordare come l’articolo 416 bis del codice penale stabilisce che chiunque fa parte di un’associazione (non solo di tipo mafioso) formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da dieci a quindici anni e coloro che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione siano puniti con la reclusione da dodici a diciotto anni, a cui segue in entrambi i casi la confisca dei beni!!!

Ora ditemi, ad esclusioni dei mafiosi chi sono coloro che hanno in questi lunghi anno pagato??? 

Mi riferisco a quelle migliaia di soggetti tra uomini/donne dello Stato, a quanti tra essi svolgono la funzione di parlamentari o rappresentano un qualsivoglia organo esecutivo territoriale locale, ad esempio regionali, provinciali o anche comunale e cosa dire di quegli amministratori giudiziari, dei dirigenti di Enti e di tutti quei funzionari o semplici dipendenti delle pubbliche amministrazioni??? 

Ecco se a questi poi sommiamo coloro che operano in altri settori  pubblici importanti come la Sanità, l’Università, la Scuola, gli Enti previdenziali, i Consorzi, le Partecipate etc… è emerso come dalle numerose inchieste giudiziarie e da un approfondimento dettagliato di quei soggetti, il numero di quanti appartengono a quel “vincolo associativo” sia non solo numeroso ma consistente, rappresentando l’infezione più grave a cui questo nostro Paese dovrebbe porre da sempre rimedio!!! 

Mi chiedo quindi: se chì commette quei delitti è le stesso che dovrebbe fare in modo che questi non si realizzino, come si può pensare di risolvere il problema quando la stessa legge “Rognoni-La Torre” non viene mai applicata a questi particolari soggetti, in quanto – se pur essi profondamente indegni – non risultano ahimè censiti all’interno di quelle note famiglie mafiose.

Già… come si dice: fatta la legge, trovato l’inganno!!!

Festa della liberazione… ma da chi???

A vedere in questa giornata tutte le dichiarazioni fatte in Tv, mi convinco sempre di più di quanto ignorante sia questo nostro Paese ed i suoi interpreti…  

Ricordiamo com’è andata… 

Innanzitutto va detto come sono in pochi a sapere che la data del 25 aprile venne decisa solo a quattro anni di distanza dalla fine della guerra e cioè nel 1949…

La scelta cadde su quel giorno perché era il giorno della liberazione dei partigiani nelle città di Milano e Torino… ma ci si dimentica di come la guerra continuò ancora per qualche giorno e precisamente fino ai primi giorni di maggio.

L’hanno definita “festa della liberazione“, ma liberazione da chi e soprattutto da cosa, forse da quello stesso fascismo, lo stesso a cui tutti si sentivano di appartenere??

Già… in quel periodo la maggior parte era fascista ed erano pochi gli italiani, già soltanto quegli esigui partigiani, che avevano avuto nel corso degli anni il coraggio di ribellarsi a quel governo fascista, tanto da venir deportati o essere emarginati dalla società stessa, ecco sicuramente sono soltanto questi ultimi a fregiarsi di poter di festeggiare quel giorno, tutti gli altri dovrebbero stare zitti!!!

Ovviamente nell’analizzare quanto accaduto, non si tiene conto delle vicissitudini negative che quelle azioni di contrasto causarono anche a molti loro connazionali, nel premiare (correttamente) i partigiani, ci si dimentica chissà forse volontariamente quanto accaduto, mi riferisco alle vittime decedute a seguito dei molti attentati commessi da quel gruppo di resistenza e soprattutto di quanto commesso a fine della guerra da un gruppo ristretto di partigiani che condusse ad folle guerra civile, fatta di saccheggi e di violenze gratuite, equiparati per condotta, ai peggiori nazisti delle SS…

Per favore quindi non mi parlate di lotta di liberazione dal fascismo e di riscatto politico o militare della nostra nazione, di riconquista della libertà e della democrazia!!!

Gli italiani avevano scelto il “fascismo”, ci credevano, erano esaltati nel vedere quel loro DUX dal balcone, ed oggi, dopo che sono trascorsi più di settant’anni, non si ha ancora il coraggio di raccontare la verità certamente scomoda, descrivere quanto accaduto, senza liquidare quel periodo come fosse stato un particolare momento storico…

Abbiamo visto come negli anni successivi si sia cercato di portare avanti una nuova ricostruzione affinhè si potesse plagiare la memoria delle future generazioni, in particolare attraverso la pubblicazione di libri (social-comunisti) o sulla carta stampata di quei quotidiani d’ispirazione cattolico-democristiana, creando così uno stereotipo di quella Resistenza divenuta con gli anni (in particolare fra gli strati meno acculturati del paese), l’unica componente che determinò la liberazione dal fasismo…

Ma se per un istante si andasse a rivedere quanto accaduto o se quantomeno si nutrissero quelle opportune riserve, si scoprirebbe come una parte consistente del nostro Paese, durante il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, avesse espresso per l’ennesima volta, la propria fiducia a quel re fedifrago!!!

Già… Monarchia o Repubblica??? F questa la domanda posta agli italiani con quel referendum e sappiamo bene come poco più della metà di quel 54,3% degli elettori (furono ammesse per l’occasione al voto le donne, altrimenti non si sarebbe raggiunta la maggioranza…) votò per la Repubblica, con un scarto minimo di appena due milioni di voti, decretando la fine della Monarchia… 

Viene quindi da chiedersi: ma com’é possibile che metà degli italiani votarono per la monarchia, la stessa che aveva permesso a Mussolini di diventare dittatore, una monarchia che nel momento del pericolo fuggiva via saccheggiando i forzieri del nostro paese???

Quanto sopra insegna come i ricorsi storici si ripetano… 

Ad esempio vedasi quanto sta accadendo in questi giorni e di come la paura dell’italiano di allora venga riproposta oggi, sì… quel timore per tutto ciò che è nuovo, diverso da quella desiderata riproposizione di continuità, che suona come implicita sconfessione delle istanze di rinnovamento incarnate allora dal movimento di liberazione ed oggi da que movimenti politici definiti “populisti”…

Ancora una volta, a distanza di tanti anni, le nostre forze istituzionali provano a influenzare l’opinione pubblica descrivendo quel periodo in maniera difforme, ignorando appositamente quanto accaduto e cioè che allora il nostro paese aveva molto da farsi perdonare dai vincitori, perché con se, portava le colpe non solo del fascismo, ma anche della guerra rovinosa da esso dichiarata…

Ecco perché oggi dobbiamo rivalutare quel periodo e la sua resistenza, dobbiamo guardare a tutta la vicenda che inizia con il periodo prefascista e si conclude con la guerra di liberazione e con tutte quelle migliaia di vittime decedute a causa di “giustizie sommarie” improvvisate da tribunali militari partigiani… 

Cerchiamo prima di tutto quindi di capire, di comprendere cosa ha significato vivere in quel periodo, coglierne le diversità morali e collocarle in un’epoca di guerra, imbarbarito da una violenza estrema perpetrata sulla popolazione civile, senza precedenti nell’età contemporanea… 

Il tempo della resa dei conti è finito e il nostro Paese deve saper andare avanti, ammettendo ahimè anche le proprie colpe, che come sappiamo sono state tante!!!

Nasconderci ancora una volta non servirà a nulla, come provare a festeggiare una liberazione che non vi è mai stata, non darà al nostro paese nuova dignità o il rispetto di coloro che oggi siedono insieme a noi come partner europei o in quanto inseriti in quella organizzazione internazionale per la collaborazione nel settore della difesa….

Di contro, riuscire ad ammettere i nostri errori, farà crescere le coscienze dei nostri giovani, peraltro gli stessi che stamani sono scesi in piazza senza sapere  minimamente cosa si stia festeggiando, affinché gli errori d’allora, non abbiano nuovamente a ripetersi…

Festa della liberazione… ma da chi???

A vedere in questa giornata tutte le dichiarazioni fatte in Tv, mi convinco sempre di più di quanto ignorante sia questo nostro Paese ed i suoi interpreti.

Ricordiamo com’è andata… 

Innanzitutto va detto come sono in pochi a sapere che la data del 25 aprile venne decisa solo a quattro anni di distanza dalla fine della guerra e cioè nel 1949…

La scelta cadde su quel giorno perché era il giorno della liberazione dei partigiani nelle città di Milano e Torino, ma ci si dimentica di come la guerra continuò ancora per qualche giorno e precisamente fino ai primi giorni di maggio.

L’hanno definita “festa della liberazione“, ma liberazione da chi e soprattutto da cosa, forse da quello stesso fascismo, lo stesso a cui tutti si sentivano di appartenere??

Già… in quel periodo la maggior parte era fascista ed erano pochi gli italiani, già soltanto quegli esigui partigiani, che avevano avuto nel corso degli anni il coraggio di ribellarsi a quel governo fascista, tanto da venir deportati o essere emarginati dalla società stessa, ecco sicuramente sono soltanto questi ultimi a fregiarsi di poter di festeggiare quel giorno, tutti gli altri dovrebbero stare zitti!!!

Ovviamente nell’analizzare quanto accaduto, non si tiene conto delle vicissitudini negative che quelle azioni di contrasto causarono anche a molti loro connazionali, nel premiare (correttamente) i partigiani, ci si dimentica chissà forse volontariamente quanto accaduto, mi riferisco alle vittime decedute a seguito dei molti attentati commessi da quel gruppo di resistenza e soprattutto di quanto commesso a fine della guerra da un gruppo ristretto di partigiani che condusse ad folle guerra civile, fatta di saccheggi e di violenze gratuite, equiparati per condotta, ai peggiori nazisti delle SS…

Per favore quindi non mi parlate di lotta di liberazione dal fascismo e di riscatto politico o militare della nostra nazione, di riconquista della libertà e della democrazia!!!

Gli italiani avevano scelto il “fascismo”, ci credevano, erano esaltati nel vedere quel loro DUX dal balcone, ed oggi, dopo che sono trascorsi più di settant’anni, non si ha ancora il coraggio di raccontare la verità certamente scomoda, descrivere quanto accaduto, senza liquidare quel periodo come fosse stato un particolare momento storico…

Abbiamo visto come negli anni successivi si sia cercato di portare avanti una nuova ricostruzione affinché si potesse plagiare la memoria delle future generazioni, in particolare attraverso la pubblicazione di libri (social-comunisti) o sulla carta stampata di quei quotidiani d’ispirazione cattolico-democristiana, creando così uno stereotipo di quella Resistenza divenuta con gli anni (in particolare fra gli strati meno acculturati del paese), l’unica componente che determinò la liberazione dal fasismo…

Ma se per un istante si andasse a rivedere quanto accaduto o se quantomeno si nutrissero quelle opportune riserve, si scoprirebbe come una parte consistente del nostro Paese, durante il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, avesse espresso per l’ennesima volta, la propria fiducia a quel re fedifrago!!!

Già… Monarchia o Repubblica??? F questa la domanda posta agli italiani con quel referendum e sappiamo bene come poco più della metà di quel 54,3% degli elettori (furono ammesse per l’occasione al voto le donne, altrimenti non si sarebbe raggiunta la maggioranza) votò per la Repubblica, con un scarto minimo di appena due milioni di voti, decretando la fine della Monarchia.

Viene quindi da chiedersi: ma com’é possibile che metà degli italiani votarono per la monarchia, la stessa che aveva permesso a Mussolini di diventare dittatore, una monarchia che nel momento del pericolo fuggiva via saccheggiando i forzieri del nostro paese???

Quanto sopra insegna come i ricorsi storici si ripetano… 

Ad esempio vedasi quanto sta accadendo in questi giorni e di come la paura dell’italiano di allora venga riproposta oggi, sì… quel timore per tutto ciò che è nuovo, diverso da quella desiderata riproposizione di continuità, che suona come implicita sconfessione delle istanze di rinnovamento incarnate allora dal movimento di liberazione ed oggi da que movimenti politici definiti “populisti”…

Ancora una volta, a distanza di tanti anni, le nostre forze istituzionali provano a influenzare l’opinione pubblica descrivendo quel periodo in maniera difforme, ignorando appositamente quanto accaduto e cioè che allora il nostro paese aveva molto da farsi perdonare dai vincitori, perché con se, portava le colpe non solo del fascismo, ma anche della guerra rovinosa da esso dichiarata…

Ecco perché oggi dobbiamo rivalutare quel periodo e la sua resistenza, dobbiamo guardare a tutta la vicenda che inizia con il periodo prefascista e si conclude con la guerra di liberazione e con tutte quelle migliaia di vittime decedute a causa di “giustizie sommarie” improvvisate da tribunali militari partigiani… 

Cerchiamo prima di tutto quindi di capire, di comprendere cosa ha significato vivere in quel periodo, coglierne le diversità morali e collocarle in un’epoca di guerra, imbarbarito da una violenza estrema perpetrata sulla popolazione civile, senza precedenti nell’età contemporanea… 

Il tempo della resa dei conti è finito e il nostro Paese deve saper andare avanti, ammettendo ahimè anche le proprie colpe, che come sappiamo sono state tante!!!

Nasconderci ancora una volta non servirà a nulla, come provare a festeggiare una liberazione che non vi è mai stata, non darà al nostro paese nuova dignità o il rispetto di coloro che oggi siedono insieme a noi come partner europei o in quanto inseriti in quella organizzazione internazionale per la collaborazione nel settore della difesa….

Di contro, riuscire ad ammettere i nostri errori, farà crescere le coscienze dei nostri giovani, peraltro gli stessi che stamani sono scesi in piazza senza sapere  minimamente cosa si stia festeggiando, affinché gli errori d’allora, non abbiano nuovamente a ripetersi.

Incredibile, se da un lato le imprese che lavorano stanno chiudendo, viceversa i loro general contractor sopravvivono grazie ad essi…

Sì… è una di quelle tante situazioni subdole che si vengono solitamente a creare nel nostro paese… 
Infatti, se da un lato l’aumento dei prezzi delle materie prime andato sempre più aumentando, accompagnato dall’innalzamento dell’energia sta contribuendo a far chiudere molte imprese, viceversa, proprio coloro che hanno  in questo momento la patata bollente in mano, in quanto titolari dei contratti d’appalto e di conseguenza del rispetto non solo qualitativo, ma soprattutto contrattuale con riferimento ai tempi di realizzo dell’opera, beh… stranamente assistiamo che chi stava operando è quasi al fallimento e chi finora ha guardato gli altri lavorare, stranamente prosegue come nulla fosse… 
Purtroppo gli imprenditori coragiosi di quelle imprese lanciano da parecchi mesi le loro richieste d’aiuto, ma chi dovrebbe ascoltarli e non mi riferisco al governo nazionale che dimostra di non sapere che pesci pigliare, in particolare in questo periodo in cui sono presi principalmente dalla guerra, no… mi riferisco a quei dirigenti che preferiscono non ascoltare e bypassare il problema a chi sta sotto di loro…  
Che siamo giunti ormai al lockdown è sicuro, e difatti sono molte le imprese che stanno decidendo se stare chiudere o restare ancora aperte e soprattutto se continuare a rispettare quei contratti a suo tempo firmati che oggi però – a causa di quanto sopra – non possono essere più rispettati!!!

D’altronde come fa un impresa a pagare le bollette, i carburanti, le materie prime i cui prezzi di sono pressoché raddoppiati ed altri ulteriormente schizzati alle stelle, basti osservare in particolare quanti risultano praticamente irreperibili se non a costi insostenibili come acciao, bitume, alluminio, cemento, calce, inerti e tanti altri ancora e come riportavo sopra a peggiorare ulteriormente la situazione il rialzo del carburante e del gas che sta mettendo in difficoltà non solo chi effettua trasporti, ma anche la gestione stessa delle consegne. 

Ed allora, se un’impresa ogni giorno rimette nel suo operare migliaia e migliaia di euro, come può a fine mese sostenere i costi salariali dei dipendenti, quando tra l’altro quel suo “indifferente” contractor paga le fatture a 90/120 gg??? 
Scusate, ma forrei fare con Voi una semplice considerazione: se in una famiglia ogni giorno il capo va a lavorare per guadagnare 100 euro e a fine giornata per costi sostenuti ne spende 150, mi dite comè fara a fine mese a far quadrare i conti???
La stessa cosa ovviamente vale per le imprese e di conseguenza per lo Stato che vedrete a fine 2022, si ritroverà con un buco finanziario di di oltre 40 miliardi di euro!!!

Ed allora mi viene da pensare che anche quelle opere pubbliche oggi sono a rischio, non solo per l’aumento delle risorse necessarie a coprire l’incremento dei prezzi, ma anche per il mancato incremento dei fondi posti a garanzie su di esse che oggi non sono più certi…

Infatti, prima del Covid-19 eravamo giunti in totale recessione ed ora, dopo una piccola ripresa, grazie ai fondi giunti dall’Europa causa pandemia, siamo ritornati nuovamente in deficit e soltanto un nuovo sostegno dall’Ue potrà salvarci e certamente, le stime di crescita che si prospettavano intorno al 4%, ora possiamo scordarcele… 
Nel frattempo però questo nostro paese dimostra di avere molte analogie con la guerra in corso: difatti, mentre da una parte c’è chi sta morendo, dall’altra… c’è chi sopravvive proprio grazie ad essi, ma vedrete, è solo questione di tempo… 

Incredibile, se da un lato le imprese che lavorano stanno chiudendo, viceversa i loro general contractor sopravvivono grazie ad essi…

Sì… è una di quelle tante situazioni subdole che si vengono solitamente a creare nel nostro paese… 
Infatti, se da un lato l’aumento dei prezzi delle materie prime è andato sempre più aumentando, accompagnato tra l’altro dall’innalzamento dell’energia che sta di fatto contribuendo a far chiudere molte imprese, viceversa, proprio coloro che hanno  in questo momento la patata bollente in mano, in quanto titolare dei contratti d’appalto e di conseguenza del rispetto non solo qualitativo ma soprattutto contrattuale (con riferimento ai tempi di realizzo dell’opera), beh… stranamente assistiamoin quei lavori che chi stava operando è quasi giunto al fallimento e chi finora ha guardato gli altri lavorare, prosegue come nulla fosse… 
Purtroppo gli imprenditori coragiosi di quelle imprese lanciano da parecchi mesi le loro richieste d’aiuto, ma chi dovrebbe ascoltarli – non mi riferisco al governo nazionale che dimostra di non sapere che pesci pigliare, in particolare in questo periodo in cui sono presi principalmente dalla guerra – no… mi sono i dirigenti che preferiscono non ascoltare e/o bypassare il problema a quelle imprese che stanno sotto di loro…  
Che siamo giunti ad un nuovo lockdown è sicuro, difatti sono molte le imprese che stanno decidendo se chiudere o restare ancora aperte, ma soprattutto se continuare a rispettare quei contratti a suo tempo firmati che oggi però – a causa di quanto sopra – non possono essere più rispettati!!!

D’altronde come fa un impresa a pagare le bollette, i carburanti e tutte le materie prime, i cui prezzi di sono pressoché raddoppiati ed altri sono schizzati alle stelle…

Basti osservare in particolare quanti risultano praticamente irreperibili, se non a costi insostenibili, come acciao, bitume, alluminio, cemento, calce, inerti e tanti altri ancora e come riportavo sopra, a peggiorare ulteriormente la situazione è il rialzo del carburante e del gas che sta mettendo in difficoltà in crisi non solo chi effettua trasporti, ma anche la gestione stessa delle consegne. 
Ed allora, se un’impresa ogni giorno rimette nel suo operare migliaia e migliaia di euro, come può a fine mese sostenere i costi salariali di quei suoi dipendenti, quando tra l’altro quel suo “indifferente” contractor paga peraltro le fatture dei Sal a 90/120 gg??? 
Scusate, ma forrei fare una semplice considerazione: se in una famiglia ogni giorno il capo va a lavorare per guadagnare 100 euro e a fine giornata per costi sostenuti ne spende 150, mi dite comè fara a fine mese a far quadrare i conti???
La stessa cosa ovviamente vale per le imprese e di conseguenza per lo Stato che vedrete a fine 2022, si ritroverà con un buco finanziario di oltre 40 miliardi di euro!!!

Ed allora mi viene da pensare che anche quelle opere pubbliche sono a rischio, non solo per l’aumento delle risorse necessarie a coprire l’incremento dei prezzi, ma anche per il mancato incremento dei fondi posti a garanzie su di esse che ormai non sono più così certi…

Infatti, prima del Covid-19 eravamo giunti in totale recessione ed ora, dopo una piccola ripresa (grazie ai fondi giunti dall’Europa causa pandemia), siamo ritornati nuovamente in deficit e soltanto un nuovo sostegno dall’Ue potrà salvarci e certamente tutte quelle stime di crescita che si prospettavano intorno al 4%, ora possiamo certamente scordarle… 
Nel frattempo però questo nostro paese dimostra di avere molte analogie con la guerra in corso: difatti, mentre da una parte c’è chi sta morendo, dall’altra… c’è chi sopravvive proprio grazie ad essa, ma vedrete, è solo questione di tempo… 

Attenzione al denaro depositato presso gli uffici bancari e/o postali: le truffe informatiche in corso sui c/c e sulle carte di credito sono in atto a causa proprio di quel loro "fragile" sistema di sicurezza!!!

Sono tantissimi gli italiani che si affidano ai servizi bancari o postali per conti correnti o per ricevere una carta di credito.

D’altronde i servizi da loro offerti sono molteplici e costituiscono ancora i motivi di forza per cui molti utenti preferiscono a loro affidarsi, diversamente dall’utilizzare un conto online o una carta prepagata di quelle che ormai viene rilasciata dalla maggior parte dei negozianti, quest’ultima da utilizzarsi senza alcun problema non solo per compiere i propri acquisti online o fisici, ma anche per effettuare qualsivoglia pagamento su tutto il territorio nazionale che internazionale.

Ora vi starete chiedendo perché sto scrivendo questo post, il motivo è semplice, penso che siamo sotto attacco cibernetico anche se nessuno ufficialmente verrà mai a dircelo, d’altro canto immaginatevi il panico che scatenerebbe una conferma ufficiale sui quanto sopra e difatti, da quei noti apparati  finanziari non trapela nulla e sono tutti pronti a giurare che il loro sistema di sicurezza sia tra i più funzionali e che può resistere a qualunque attacco da parte di hacker malintenzionati.

Eppure mi sento di anticipare che quanto vi sto annunciando sta realmente accadendo, ovviamente non posso entrare nel merito dell’informazione o portare tesi a conferma di ciò, ma vorrei chiederVi: negli ultimi mesi vi è capitato di osservare se sul vostro conto qualcosa non tornava, ad esempio che vi fosse stata addebitata una spesa mai sostenuta, un addebito fuori posto, ma soprattutto quanti di voi sono stati costretti in questi giorni a presentarsi presso quegli uffici bancari per far verificare il proprio c/c, cambiare il bancomat o la carta di credito perché improvvisamente non funzionava, non riconosceva il pin, era stata bloccata, etc…???

La verità è che dietro queste circostanza ambigue si nascondono degli attacchi hacker, forse provenienti da professionisti russi ingaggiati da quel governo con l’obiettivo di mettere in crisi il nostro sistema bancario, ma soprattutto per reagire a quegli attacchi compiuti sul loro territorio da molti programmatori a livello mondiale.

Ovviamente nessuno è in grado di limitarne gli attacchi e soprattutto risulta impossibile conoscere i nomi di quei colpevoli per eventualmente perseguirli; essi operano dall’estero e il raggiro perpetrato sembra così perfetto che risulta difficile anche per gli utenti dimostrarne il contrario…

Peraltro, lo scopo degli hacker non è quello di rubare il vostro denaro, no… a loro interessa creare panico, far comprendere ai cittadini di tutte le nazioni contrarie alle politiche del governo russo che essi possono all’improvviso prelevarvi tutto, spingendo ciascuno di noi a togliere dalle banche quel nostro denaro e determinando così una circolazione reale della moneta e non virtuale, ma soprattutto l’intenzione è quella di porre in crisi il sistema bancario che si ritroverebbe senza alcun deposito, lo stesso che le consente di mettere in pratica quel loro sistema, lo stesso che a quanto pare, sta mettendo in ginocchio le banche russe a causa delle sanzioni applicate contro il governo di Putin..

C’è in corso una campagna di alterazione del web, anche le comunicazioni sono limitate o bloccate, in questi giorni ad esempio il sottoscritto ha provato ad entrare in alcuni siti istituzionali per scaricare dei propri documenti e molti di quei siti risultano in “fase di manutenzione”!!! 

Già… non vi sembra strano, come mai solo ora ed in gran numero stanno accadendo queste circostanze ambigue???

Ho provato alcuni giorni fa anche con alcune app di taluni servizi pubblici ed anche in quei siti mi è stato impossibile effettuare delle prenotazioni on-line, circostanza che mi è stata successivamente confermata da alcuni clienti che si trovavano in treno con il sottoscritto: essi erano senza biglietti in quanto le biglietterie on line e quelle automatiche poste in stazione non funzionavano, difatti, lo stesso controllore, nell’ascoltare quelle loro giustificazioni, passava oltre senza emettere alcuna sanzione economica…

Siamo ingannati e nessuno ci dice nulla, ci chiamano improvvisamente in quelle loro sedi con la scusa di dover verificare le nostre credenziali, ma la verità è che forse dietro quelle richieste si nascondono altre e più gravi circostanze, d’altronde nessuno di noi può sospettare nulla, perché alle nostre richieste quei loro addetti rispondono in maniera perfetta, coerente con quanto loro ordinato ufficialmente da quei piani alti, ed è quanto deve essere riportato a noi comuni clienti… 

Vedrete sarà come per quanto accaduto con il Covid-19: quando ormai ci aveva colpito, quando il danno era stato compiuto, sì… solo dopo che i decessi s’iniziavano a contare, ecco che ci hanno informati sulle terribili capacità di contagio che quel virus provocava e di cui nessuno ne conosceva rischi e pericoli…

Quì sarà eguale, quando non potremmo più avere accesso ai nostri c/c, depositi, etc… ecco soltanto quando le porte di quei loro uffici saranno totalmente sprangate, ecco soltanto allora scopriremo la verità, ma a quel punto saremmo tutti rimasti senza un euro in tasca e soprattutto quelli che credevamo con tanti sacrifici essere posti in sicuro, ci verranno portati via.    

Oggi pomeriggio mi trovavo in Corso Sicilia ed ho ricordato quando al direttore generale di Banca di Roma ( Dott. T…o) dissi: vedrà, di questa banca non resterà nulla e al suo posto in questo palazzo realizzeranno un supermercato o qualche importante negozio d’abbigliamento o di mobili; rispose a quella frase dicendo che fossi pazzo!!! Che ridere quindi quando oggi ho scoperto che al suo posto fosse stato realizzato quanto ora potete vedere nella foto in allegato (tra l’altro quella catena è una delle mie preferite…): sono passate delle ore, ed io sto ancora ridendo a crepapelle!!!

Fatevi un "selfie" ed inviatemi la copia…

Cosa dire… il problema è sempre quello: essere o far finta di essere!!!

Già… perchè sono in troppi, la maggior parte, coloro che fanno finta di essere, mentre nel loro intimo sanno quanto siano deboli, buoni a nulla, sì… neppure per far quel minimo indispensabile per riportare un po’ di legalità in questo loro Paese!!!

Già… a quella loro indolenza mi verrebbe da dire che preferisco, mille e mille volte gli abituali delinquenti – certamente peggiori da un punto di vista etico – ma quantomeno migliori in quel loro manifestarsi, perchè in quel modo assurdo di  sopravvivere si adattano a compiere qualsivoglia attività illegale, forse perché nessuno mai ha offerto loro una possibilità diversa…

Viceversa, quei loro antagonisti posti all’interno di molti Enti pubblici, soggetti che non avrebbero alcun motivo per rubare, eccoli viceversa lì pronti ad arraffare quanto più gli viene offerto, mentre coloro ancora capaci di conservare un po’ di dignità, degni di non svendersi al migliore offerente, ecco questi ahimè hanno poco coraggio per metterci la faccia e stanno da sempre nascosti e in profondo silenzio!!!

Ed allora vorrei chiedere – a quanti tra Voi  hanno la capacità di farlo – di farsi un selfie, come quello che vedete sopra, metteteci la faccia e dimostrate a Voi stessi di non aver paura, perché sapete che mai nessuno vi ha posto sotto ricatto, che siete moralmente sereni perché in cuor vostro non avete mai accettato alcuna regalia in cambio di eventuali concessioni, di non aver mai chiesto alcun favore per se o per un proprio caro, sì… siete liberi da qualsivoglia compromesso!!!

Cosa aggiungere, attendo con piacere le Vs. foto e con le Vs. autorizzazioni potremmo realizzare un bellissimo post: più saremo e prima potremmo iniziare a cambiere in meglio questa nostra terra!!!

P.s. Vorrei aggiungere una riflessione, ma preferisco soprassedere e auspicare che almeno questa volta, il sottoscritto possa essere in errore…    

Fatevi un "selfie" ed inviatemi la copia…

Cosa dire… il problema è sempre quello: essere o far finta di essere!!!

Già… perchè sono in troppi, la maggior parte, coloro che fanno finta di essere, mentre nel loro intimo sanno quanto siano deboli, buoni a nulla, sì… neppure per far quel minimo indispensabile per riportare un po’ di legalità in questo loro Paese!!!

Già… a quella loro indolenza mi verrebbe da dire che preferisco, mille e mille volte gli abituali delinquenti – certamente peggiori da un punto di vista etico – ma quantomeno migliori in quel loro manifestarsi, perchè in quel modo assurdo di  sopravvivere si adattano a compiere qualsivoglia attività illegale, forse perché nessuno mai ha offerto loro una possibilità diversa…

Viceversa, quei loro antagonisti posti all’interno di molti Enti pubblici, soggetti che non avrebbero alcun motivo per rubare, eccoli viceversa lì pronti ad arraffare quanto più gli viene offerto, mentre coloro ancora capaci di conservare un po’ di dignità, degni di non svendersi al migliore offerente, ecco questi ahimè hanno poco coraggio per metterci la faccia e stanno da sempre nascosti e in profondo silenzio!!!

Ed allora vorrei chiedere – a quanti tra Voi  hanno la capacità di farlo – di farsi un selfie, come quello che vedete sopra, sì… metteteci la faccia e dimostrate non solo a Voi stessi di non aver paura, perché possiate gridare al mondo che mai nessuno vi ha posto sotto ricatto, perché sapete di essere moralmente sereni e sapend in cuor vostro di non aver mai accettato alcuna regalia in cambio di concessioni professionali, sì… con questo selfie potrete dimostrare di non aver mai chiesto alcun favore ne personale e ancor meno familiare perché Voi non siete come tutti gli altri, siete liberi da qualsivoglia compromesso!!!

Cosa aggiungere, attendo con piacere le Vs. foto e ovviamente una nota con l’autorizzazione per l’utilizzo ad una loro eventuale pubblicazione… 

Potremmo insieme realizzare un bellissimo post: più saremo e prima potremmo iniziare a contarci per cambiare finalmente in positivo questa nostra terra!!!

P.s. Vorrei aggiungere una personale riflessione, ma preferisco soprassedere ed auspicare che almeno questa volta, il sottoscritto possa essere in errore…