In un Paese di ladri, anche suore e preti si adattano!!!

Alcuni mesi fa ho scritto di un parroco che rubava statue e candelabri per poi immetterli nel mercato della ricettazione, come di un altro collega che aveva fatto sparire i soldi dalla cassa della chiesa, lo seguiva la notizia di prete che rubava al supermercato o come non ricordare quel talare che sta ora  scontando ai domiciliari la pena di 3 anni e 6 mesi, con l’accusa di appropriazione indebita per circa 70.000 euro…

Ecco, sono solo alcuni casi, ma potrei continuare all’infinito, d’altronde la storia ci ha insegnato molto su questi soggetti, sui loro gravi debolezze, siano stati essi nel tempo piccoli curati o anche noti Papi…

Ed oggi invece descriverò di un’altra categoria eguale, ma religiosa al femminile, già le cosiddette “suore” in particolare  di una che per l’appunto, è riuscita a svuotare le casse dell’ente religioso che avrebbe dovuto rappresentare!!!

Lo ha fatto, come fanno la maggior parte degli italiani corrotti, elargendo regali e denaro ai propri familiari, parenti oppure versando ingenti somme su una azienda intestata a suo nome…

Ora che la Procura ha concluso le indagini, ha accusato la suora 68enne di truffa di appropriazione indebita!!!

In pratica la suora gestiva una residenza sanitaria, ma a quanto dimostrato, non le bastava più; già… voleva fare un salto di qualità prendendo in affitto la struttura, ma a quanto sembra, dopo un’iniziale trattativa, la contrattazione non sarebbe andata secondo i suoi piani.

Le altre suore infatti, avendo ravvisato delle anomalie gestionali, si erano rifiutate di concedere in affitto la Società che gestiva la residenza, ma non solo, le avevano altresì anticipato la decisione di toglierle l’incarico… 

Ecco perché l’indagata non arrendendosi, ha provveduto a costituire una nuova società (Srl) e quindi, facendo finta di non aver visto la raccomandata con cui la congregazione le imponeva di porre fine alle trattative per l’affitto, ella stesso, ha firmato senza alcuna autorizzazione un contratto tra la società detentrice del contratto d’ affitto della struttura di ospitalità sanitaria e l’azienda da lei fondata.

Il tutto ovviamente omettendo quanto compiuto sia all’ente ecclesiastico proprietario che alle stesse sorelle, facendo così circolare nei vari conti della sua società ben 340 mila euro, cui sono seguiti altri movimento bancari per un totale di quasi mezzo milione di euro!!!

Incredibile vero??? Ah dimenticavo: Ho un’amica suora, già… di clausura; non ho mai compreso come, col passar degli anni, la sua vita sociale sia stata più intensa e certamente più agiata della mia…

Tribunale di Messina: nominato il Dott. Scavuzzo quale Presidente di sezione civile.

Il plenum del Csm ha deliberato all’unanimità il conferimento al magistrato Ugo Scavuzzo dell’incarico semidirettivo di presidente di sezione civile a Messina. 

Ricordo come il Dott. Scavuzzo sia stato presidente di sezione del tribunale di Patti, lo stesso in cui è stato condotto il maxiprocesso sulla mafia dei “Nebrodi”, i cui giudici del tribunale di Patti, hanno disposto ben 91 condanne per oltre 600 anni di carcere e il sequestro di beni per circa 4 milioni di euro.

Vorrei in questa circostanza ricordare quanto lo stesso magistrato espresse a suo tempo – quale esponente di Magistratura indipendente – nel commentare i risultati della consultazione per il rinnovo della Giunta distrettuale ANM, chiarendo e sintetizzando in maniera schematica, le linee programmatiche ricercate del gruppo, di seguito riportate:

– ha proposto e proporrà sempre un modello di magistratura fedele all’ordinamento giudiziario e gelosa della sua indipendenza interna ed esterna; esprimerà da subito netta contrarietà alle richieste provenienti dall’avvocatura dirette a rafforzare il ruolo di essa nei consigli giudiziari;

– si asterrà dall’attività di sterile proselitismo promuovendo magistrati colti, preparati, seri con una fortissima propensione al dialogo, pronti a spendersi quotidianamente per il miglioramento qualitativo del servizio giustizia;

– si impegnerà affinché il progetto di revisione delle piante organiche e della geografia delle Corti d’appello sia elaborato tenendo conto delle specificità di ogni distretto e delle ricadute di esso sulla qualità della giurisdizione e sull’omogeneità sul territorio dei tempi della risposta di giustizia”;

Ecco perché ritengo la nomina a Presidente – per il Tribunale di Messina – qualcosa di significativo; mi riferisco in particolare a quel concetto di imparzialità e legalità tanto richiesto da noi cittadini che vedono nell’operato dei magistrati, quella desiderata speranza di ottenere giustizia e rispetto della legge che ricordo – non può e non deve – mai svolgersi in contrasto con le sue disposizioni!!!

Tribunale di Messina: nominato il Dott. Scavuzzo quale Presidente di sezione civile.

Il plenum del Csm ha deliberato all’unanimità il conferimento al magistrato Ugo Scavuzzo dell’incarico semidirettivo di presidente di sezione civile a Messina. 

Ricordo come il Dott. Scavuzzo sia stato presidente di sezione del tribunale di Patti, lo stesso in cui è stato condotto il maxiprocesso sulla mafia dei “Nebrodi”, i cui giudici del tribunale di Patti, hanno disposto ben 91 condanne per oltre 600 anni di carcere e il sequestro di beni per circa 4 milioni di euro.

Vorrei in questa circostanza ricordare quanto lo stesso magistrato espresse a suo tempo – quale esponente di Magistratura indipendente – nel commentare i risultati della consultazione per il rinnovo della Giunta distrettuale ANM, chiarendo e sintetizzando in maniera schematica, le linee programmatiche ricercate del gruppo, di seguito riportate:

– ha proposto e proporrà sempre un modello di magistratura fedele all’ordinamento giudiziario e gelosa della sua indipendenza interna ed esterna; esprimerà da subito netta contrarietà alle richieste provenienti dall’avvocatura dirette a rafforzare il ruolo di essa nei consigli giudiziari;

– si asterrà dall’attività di sterile proselitismo promuovendo magistrati colti, preparati, seri con una fortissima propensione al dialogo, pronti a spendersi quotidianamente per il miglioramento qualitativo del servizio giustizia;

– si impegnerà affinché il progetto di revisione delle piante organiche e della geografia delle Corti d’appello sia elaborato tenendo conto delle specificità di ogni distretto e delle ricadute di esso sulla qualità della giurisdizione e sull’omogeneità sul territorio dei tempi della risposta di giustizia”;

Ecco perché ritengo la nomina a Presidente – per il Tribunale di Messina – qualcosa di significativo; mi riferisco in particolare a quel concetto di imparzialità e legalità tanto richiesto da noi cittadini che vedono nell’operato dei magistrati, quella desiderata speranza di ottenere giustizia e rispetto della legge che ricordo – non può e non deve – mai svolgersi in contrasto con le sue disposizioni!!!

L’Amministrazione Comunale di Taormina, capeggiata da Cateno De Luca, vuole vederci chiaro!!!

Già… perché ciò che interessa comprendere ora, sono alcuni procedimenti in corso, sia edilizi che urbanistici.

Dopo alcuni mesi d’insediamento, la giunta del sindaco Cateno De Luca e in particolare l’assessore all’Urbanistica Antonio Lo Monaco, hanno avviato una sistematica azione di monitoraggio sui provvedimenti rilasciati dall’Ufficio tecnico motivando tale provvedimento con la necessità di voler  “assicurare che tutti gli interventi edilizi di iniziativa pubblica e privata vengano attuati nel rispetto dei migliori criteri di sostenibilità ambientale, di conservazione, di tutela e riqualificazione del territorio e di salvaguardia dell’importante patrimonio culturale, storico e paesaggistico della città, conformemente ai principi fissati dalla normativa vigente…

L’interesse pubblico è un obiettivo prioritario al corretto assetto edilizio ed urbanistico del territorio e alla sua riqualificazione; difatti nella prima fase del monitoraggio sono stati evidenziati alcuni procedimenti, già definiti o in itinere, che la parte politica vuole approfondire nel pieno rispetto delle competenze degli organi di gestione, al fine di esercitare le proprie funzioni di indirizzo e controllo e di adottare gli atti di propria competenza nella disciplina edilizia ed urbanistica. 

E’ stato quindi affidato l’incarico all’Avv. Callipo di Gioia Tauro, affinché avvii un’attività di monitoraggio e di controllo sui procedimenti edilizi ed urbanistici. 

L’assessore Lo Monaco ha individuato peraltro alcune pratiche meritevoli di un ulteriore approfondimento dal punto di vista tecnico e giuridico-amministrativo…

L’assessore ha coì chiesto all’Area Urbanistica e Lavori Pubblici, di programmare un’attività di approfondimento, ma essendo questi procedimenti “menzionati”, caratterizzati da un’elevata complessità e da una necessaria valutazione di competenza giuridica, l’Amministrazione comunale ha deciso quindi di affidare a un legale esterno tale incarico, non essendo presente nell’attuale dotazione organica del Comune, alcun dipendente munito della specifica professionalità…

Si resta in attesa di conoscere eventuali sviluppi…

L'Amministrazione Comunale di Taormina, capeggiata da Cateno De Luca, vuole vederci chiaro!!!

Già… perché ciò che interessa comprendere ora, sono alcuni procedimenti in corso, sia edilizi che urbanistici.

Dopo alcuni mesi d’insediamento, la giunta del sindaco Cateno De Luca e in particolare l’assessore all’Urbanistica Antonio Lo Monaco, hanno avviato una sistematica azione di monitoraggio sui provvedimenti rilasciati dall’Ufficio tecnico motivando tale provvedimento con la necessità di voler  “assicurare che tutti gli interventi edilizi di iniziativa pubblica e privata vengano attuati nel rispetto dei migliori criteri di sostenibilità ambientale, di conservazione, di tutela e riqualificazione del territorio e di salvaguardia dell’importante patrimonio culturale, storico e paesaggistico della città, conformemente ai principi fissati dalla normativa vigente…

L’interesse pubblico è un obiettivo prioritario al corretto assetto edilizio ed urbanistico del territorio e alla sua riqualificazione; difatti nella prima fase del monitoraggio sono stati evidenziati alcuni procedimenti, già definiti o in itinere, che la parte politica vuole approfondire nel pieno rispetto delle competenze degli organi di gestione, al fine di esercitare le proprie funzioni di indirizzo e controllo e di adottare gli atti di propria competenza nella disciplina edilizia ed urbanistica. 

E’ stato quindi affidato l’incarico all’Avv. Callipo di Gioia Tauro, affinché avvii un’attività di monitoraggio e di controllo sui procedimenti edilizi ed urbanistici. 

L’assessore Lo Monaco ha individuato peraltro alcune pratiche meritevoli di un ulteriore approfondimento dal punto di vista tecnico e giuridico-amministrativo…

L’assessore ha coì chiesto all’Area Urbanistica e Lavori Pubblici, di programmare un’attività di approfondimento, ma essendo questi procedimenti “menzionati”, caratterizzati da un’elevata complessità e da una necessaria valutazione di competenza giuridica, l’Amministrazione comunale ha deciso quindi di affidare a un legale esterno tale incarico, non essendo presente nell’attuale dotazione organica del Comune, alcun dipendente munito della specifica professionalità…

Si resta in attesa di conoscere eventuali sviluppi…

Ma come capire quando una modifica rientra tra quelle sostanziali o non sostanziali?

Secondo quanto riportato nel Testo Unico Ambientale, il decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, all’articolo 5, definisce l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) come “il provvedimento che autorizza l’esercizio di un impianto, o di parte di esso a determinate condizioni che devono garantire che l’impianto sia conforme ai requisiti di cui al titolo III bis del d.lgs. 152/06”.

Nel caso in cui il gestore di un’azienda, la quale possegga già un AIA, decida di progettare modifiche all’impianto successivamente al rilascio dell’Autorizzazione, deve comunicarle all’Autorità competente.

Ecco perché occorre fare una distinzione tra modifica di tipo sostanziale e modifica di tipo non sostanziale.

Modifiche sostanziali

Se nel complesso produttivo sono svolte delle attività per cui l’Allegato VIII sopra citato indica dei valori di soglia, sono considerate modifiche sostanziali quelle che comportano un incremento di una delle grandezze oggetto della soglia, pari o superiore al valore della soglia stessa.

Se nel complesso produttivo, invece, sono svolte delle attività per cui l’Allegato VIII sopra citato non indica dei valori di soglia, sono considerate modifiche sostanziali quelle che comportano un aumento della capacità produttiva degli impianti pari o superiore al 50% della capacità produttiva di progetto già autorizzata.

Sono inoltre considerate modifiche sostanziali le modifiche che:

  • sono soggette a Valutazione Integrata Ambientale di impianti IPPC;
  • comportano l’avvio nello stabilimento produttivo di nuove attività IPPC;
  • comportano la realizzazione di nuove strutture inerenti la gestione dei rifiuti, previste all’interno dello stabilimento produttivo già autorizzato, che necessitano di un titolo edilizio;
  • comportano l’emissione in flusso di massa significativo e peggiorativo di nuove tipologie di sostanze pericolose;
  • comportano un aumento delle emissioni in flusso di massa autorizzate derivanti da attività IPPC superiore al 100%;
  • comportano impatti su matrici ambientali non prese in considerazione nell’istruttoria precedente o effettuati in ambiti territoriali oggetto di regolamentazione specifica più restrittiva.

In questi casi il gestore è tenuto all’invio, all’Autorità competente, di una nuova domanda di Autorizzazione, accompagnata da una relazione contenente un aggiornamento delle relative informazioni.

Modifiche non sostanziali

Nel caso in cui il gestore ritenga che la modifica sia non sostanziale, ne da semplice comunicazione all’Autorità competente, la quale ha 60 giorni per esprimersi; decorso tale termine, il gestore può procedere alla realizzazione delle modifiche comunicate.

L’autorità competente, inoltre, nel caso lo ritenga necessario, procede con l’aggiornamento dell’AIA o delle relative condizioni, dandone notizia al gestore.

Modifiche che non comportano aggiornamento dell’autorizzazione (oggetto di sola comunicazione).

Le modifiche che sono soggette a sola comunicazione e che non comportano quindi l’aggiornamento dell’autorizzazione sono quelle che comportano:

  1. solamente l’attuazione di prescrizioni contenute nell’AIA;
  2. l’incremento di una della grandezze oggetto della soglia senza però comportare una variazione significativa delle emissioni;
  3. delle variazioni delle categorie di materie prime utilizzate nell’ambito di quelle già dichiarate nell’atto autorizzativo;
  4. l’aumento dei consumi specifici energetici ed idrici derivanti da interventi sull’attività IPPC;
  5. l’attivazione di nuove produzioni a campagna (ad esempio industria chimica, farmaceutica, ecc.) su impianti esistenti;
  6. l’attivazione di emissioni non soggette ad obbligo di monitoraggio e di emissioni di emergenza;
  7. la modifica o la sostituzione di apparecchiature che non comporti aumento di potenzialità o modifica delle attività autorizzate ma che comunque potrebbero avere un effetto sull’ambiente.
  8. Modifiche che possono comportare l’aggiornamento dell’autorizzazione

Le modifiche che possono, invece, comportare l’aggiornamento dell’autorizzazione da parte dell’Autorità competente sono:

  • modifiche che comportano la revisione delle prescrizioni contenute nell’AIA;
  • modifiche considerate sostanziali dalle autorizzazioni settoriali sostituite;
  • l’attivazione di nuove emissioni (aeriformi, sonore, idriche) significative o il sostanziale incremento di quelle esistenti;
  • modifiche qualitative delle emissioni a cui devono essere associati dei valori limite e che devono essere soggette a monitoraggio periodico;
  • modifiche del ciclo produttivo riportato in autorizzazione;
  • aumento dei quantitativi di stoccaggio di rifiuti autorizzati (nel caso in cui tale aumento non sia soggetto a VIA);
  • introduzione di nuovi codici CER trattati.

Ma come capire quando una modifica rientra tra quelle sostanziali o non sostanziali?

Secondo quanto riportato nel Testo Unico Ambientale, il decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, all’articolo 5, definisce l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) come “il provvedimento che autorizza l’esercizio di un impianto, o di parte di esso a determinate condizioni che devono garantire che l’impianto sia conforme ai requisiti di cui al titolo III bis del d.lgs. 152/06”.

Nel caso in cui il gestore di un’azienda, la quale possegga già un AIA, decida di progettare modifiche all’impianto successivamente al rilascio dell’Autorizzazione, deve comunicarle all’Autorità competente.

Ecco perché occorre fare una distinzione tra modifica di tipo sostanziale e modifica di tipo non sostanziale.

Modifiche sostanziali

Se nel complesso produttivo sono svolte delle attività per cui l’Allegato VIII sopra citato indica dei valori di soglia, sono considerate modifiche sostanziali quelle che comportano un incremento di una delle grandezze oggetto della soglia, pari o superiore al valore della soglia stessa.

Se nel complesso produttivo, invece, sono svolte delle attività per cui l’Allegato VIII sopra citato non indica dei valori di soglia, sono considerate modifiche sostanziali quelle che comportano un aumento della capacità produttiva degli impianti pari o superiore al 50% della capacità produttiva di progetto già autorizzata.

Sono inoltre considerate modifiche sostanziali le modifiche che:

  • sono soggette a Valutazione Integrata Ambientale di impianti IPPC;
  • comportano l’avvio nello stabilimento produttivo di nuove attività IPPC;
  • comportano la realizzazione di nuove strutture inerenti la gestione dei rifiuti, previste all’interno dello stabilimento produttivo già autorizzato, che necessitano di un titolo edilizio;
  • comportano l’emissione in flusso di massa significativo e peggiorativo di nuove tipologie di sostanze pericolose;
  • comportano un aumento delle emissioni in flusso di massa autorizzate derivanti da attività IPPC superiore al 100%;
  • comportano impatti su matrici ambientali non prese in considerazione nell’istruttoria precedente o effettuati in ambiti territoriali oggetto di regolamentazione specifica più restrittiva.

In questi casi il gestore è tenuto all’invio, all’Autorità competente, di una nuova domanda di Autorizzazione, accompagnata da una relazione contenente un aggiornamento delle relative informazioni.

Modifiche non sostanziali

Nel caso in cui il gestore ritenga che la modifica sia non sostanziale, ne da semplice comunicazione all’Autorità competente, la quale ha 60 giorni per esprimersi; decorso tale termine, il gestore può procedere alla realizzazione delle modifiche comunicate.

L’autorità competente, inoltre, nel caso lo ritenga necessario, procede con l’aggiornamento dell’AIA o delle relative condizioni, dandone notizia al gestore.

Modifiche che non comportano aggiornamento dell’autorizzazione (oggetto di sola comunicazione).

Le modifiche che sono soggette a sola comunicazione e che non comportano quindi l’aggiornamento dell’autorizzazione sono quelle che comportano:

  1. solamente l’attuazione di prescrizioni contenute nell’AIA;
  2. l’incremento di una della grandezze oggetto della soglia senza però comportare una variazione significativa delle emissioni;
  3. delle variazioni delle categorie di materie prime utilizzate nell’ambito di quelle già dichiarate nell’atto autorizzativo;
  4. l’aumento dei consumi specifici energetici ed idrici derivanti da interventi sull’attività IPPC;
  5. l’attivazione di nuove produzioni a campagna (ad esempio industria chimica, farmaceutica, ecc.) su impianti esistenti;
  6. l’attivazione di emissioni non soggette ad obbligo di monitoraggio e di emissioni di emergenza;
  7. la modifica o la sostituzione di apparecchiature che non comporti aumento di potenzialità o modifica delle attività autorizzate ma che comunque potrebbero avere un effetto sull’ambiente.
  8. Modifiche che possono comportare l’aggiornamento dell’autorizzazione

Le modifiche che possono, invece, comportare l’aggiornamento dell’autorizzazione da parte dell’Autorità competente sono:

  • modifiche che comportano la revisione delle prescrizioni contenute nell’AIA;
  • modifiche considerate sostanziali dalle autorizzazioni settoriali sostituite;
  • l’attivazione di nuove emissioni (aeriformi, sonore, idriche) significative o il sostanziale incremento di quelle esistenti;
  • modifiche qualitative delle emissioni a cui devono essere associati dei valori limite e che devono essere soggette a monitoraggio periodico;
  • modifiche del ciclo produttivo riportato in autorizzazione;
  • aumento dei quantitativi di stoccaggio di rifiuti autorizzati (nel caso in cui tale aumento non sia soggetto a VIA);
  • introduzione di nuovi codici CER trattati.

La prima sezione del Tribunale di Messina dichiara decaduto il sindaco di Giardini Naxos.

Una sentenza a sorpresa quella della Camera di consiglio della prima sezione civile del Tribunale di Messina…

Già… il tribunale ha dichiarato incompatibile e conseguentemente decaduto il sindaco di Giardini Naxos, Giorgio Stracuzzi, eletto nel 2020. 

Secondo la sentenza “non può ricoprire la carica di sindaco del Comune di Giardini Naxos per incompatibilità e di conseguentemente viene dichiarato decaduto”. I

l tribunale ha altresì condannato il primo cittadino al pagamento delle spese legali per 7mila 616 euro. 

la vicenda nasce a seguito di un incarico di progettazione affidato al fratello del primo cittadino, una circostanza che era stato oggetto di un’azione popolare promossa dal consigliere comunale, Agatino Bosco (ex candidato sindaco antagonista proprio di Stracuzzi alle passate amministrative) ed il collega, Francesco Palumbo, seguita dall’avvocato, Lucio Fresta. 

Ora, stando alle indiscrezioni, il sindaco di Taormina e leader di “Sud chiama Nord”, Cateno De Luca, avrebbe già chiamato a raccolta il suo gruppo, per avviare la campagna elettorale nella cittadina di Naxos, che era stata nei giorni scorsi presa di mira per quanto concerneva il mancato pagamento dei tributi al “Consorzio Rete Fognante” posto in località Pietrenere – vedasi link – https://nicola-costanzo.blogspot.com/2023/11/il-comune-di-giardini-naxos-se-alle.html 

Va comunque ricordato che la sentenza ora espressa dal tribunale peloritano, rappresenta il primo grado di giudizio e quindi ci si aspetta da parte dell’ex Sindaco, attraverso i suoi legali, la richiesta di ricorso in appello…

La prima sezione del Tribunale di Messina dichiara decaduto il sindaco di Giardini Naxos.

Una sentenza a sorpresa quella della Camera di consiglio della prima sezione civile del Tribunale di Messina…

Già… il tribunale ha dichiarato incompatibile e conseguentemente decaduto il sindaco di Giardini Naxos, Giorgio Stracuzzi, eletto nel 2020. 

Secondo la sentenza “non può ricoprire la carica di sindaco del Comune di Giardini Naxos per incompatibilità e di conseguentemente viene dichiarato decaduto”. I

l tribunale ha altresì condannato il primo cittadino al pagamento delle spese legali per 7mila 616 euro. 

la vicenda nasce a seguito di un incarico di progettazione affidato al fratello del primo cittadino, una circostanza che era stato oggetto di un’azione popolare promossa dal consigliere comunale, Agatino Bosco (ex candidato sindaco antagonista proprio di Stracuzzi alle passate amministrative) ed il collega, Francesco Palumbo, seguita dall’avvocato, Lucio Fresta. 

Ora, stando alle indiscrezioni, il sindaco di Taormina e leader di “Sud chiama Nord”, Cateno De Luca, avrebbe già chiamato a raccolta il suo gruppo, per avviare la campagna elettorale nella cittadina di Naxos, che era stata nei giorni scorsi presa di mira per quanto concerneva il mancato pagamento dei tributi al “Consorzio Rete Fognante” posto in località Pietrenere – vedasi link – https://nicola-costanzo.blogspot.com/2023/11/il-comune-di-giardini-naxos-se-alle.html 

Va comunque ricordato che la sentenza ora espressa dal tribunale peloritano, rappresenta il primo grado di giudizio e quindi ci si aspetta da parte dell’ex Sindaco, attraverso i suoi legali, la richiesta di ricorso in appello…

Tutela condòmini: presentata la proposta di legge!!!

Giorno 13 c.m. sono chiamato per l’ennesima volta quale teste a un procedimento giudiziario “penale” che ha come oggetto il rinvio a giudizio di un ex amministratore di condominio!!!

Una vicenda assurda che dal 2018 non si è ancora conclusa (quantomeno come dicevo non nel procedimento penale, visto che almeno in quello civile, svoltosi proprio in questi giorni, l’amministratore è stato condannato…) e posso altresì aggiungere come soltanto per quel voler essere a tutti i costi tenace, ma soprattutto, grazie a quell’essere libero da coercizioni legate a concetti quali “ricatto e/o compromesso”, mi è stato possibile giungere a questo risultato, pur avendo pagato – per quell’impegno svolto (gratuitamente) – con la freddezza, sì… nei rapporti personali; mi riferisco ai molti amici e conoscenti, proprietari anch’essi di appartamenti di quello stesso Villaggio, che avrebbero preferito (da parte del sottoscritto) un atteggiamento più “elusivo”, ma non solo questi, anche coloro che in quel Villaggio, da oltre trent’anni, hanno potuto beneficiare sia sotto il profilo professionale che lavorativo…   

Mi permetto quindi di riportare nuovamente il mio più profondo sconforto, avendo costatato le difficoltà, ma soprattutto i tempi che la giustizia ha richiesto prima di poter giungere (e ancora oggi non so come finirà questa vicenda giudiziaria, so soltanto che fino ad oggi è stata rinviata ben due volte, con motivazioni estremamente banali, per non dire moralmente “indegne”, visto che – nei confronti del sottoscritto – non si è tenuto conto neppure che per ragioni di lavoro – essendo in trasferta – sono stato costretto a prendere tre giorni di permesso per il viaggio, pagarmi ogni volta l’aereo, recarmi quindi a mie spese presso il Tribunale di Messina, aggiungo… costi che naturalmente lo Stato non rimborsa, per poi alla fine essere rimandato nuovamente ad altra data!!!) ad una sentenza definitiva, anche quando dalla semplice lettura dei documenti contabili, si evidenziava in maniera chiara quanto fosse accaduto, ma stranamente, anche coloro che avrebbero dovuto verificare quanto denunciato ( mi riferisco ad una delle forze di Polizia di Catania, con competenza generale in materia economica e finanziaria, già…per fortuna che conservo il protocollo di ricevuta…) non lo ha fatto, viceversa da quanto professionalmente compiuto dai colleghi del Comando di Taormina e dalla PG di Messina, ufficio diretto dal Tenente Colonnello Siligato!!! 

Nel confermare quindi quanto sia d’accordo sulla proposta di legge presentata, mi permetto di condividere sull’argomento un video pubblicato su TGR e riproposto nella pagina di Facebook: https://www.facebook.com/patrizia.alessi/videos/1497125621136894 

“È inaccettabile che i condòmini si ritrovino a pagare grossi debiti non fatti ma accumulati da quella minoranza di amministratori che tuttavia non adempie al proprio dovere” a dichiararlo è la vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Augusta Montaruli che oggi a Torino, insieme alla capogruppo in circoscrizione 7 Patrizia Alessi, ha presentato la Proposta di Legge “Tutela condomini”. 

“La proposta – spiega Montaruli – prevede l’introduzione dell’obbligo da parte dei fornitori di comunicare ai condòmini, e non soltanto all’amministratore, qualora si sia raggiunti debiti per oltre 10 mila euro. 

In questo modo si attiva un “campanello d’allarme” per i condòmini che possono prontamente chiedere spiegazioni, senza vedersi un giorno staccare le utenze per morosità”.

Nel caso del Condominio “Albesiano” – racconta la capogruppo Alessi – noi condomini ci siamo ritrovati all’improvviso con circa 550 mila euro da ripagare!!! 

Il nostro immobile è stato il primo con Decreto di revoca giudiziale di un noto amministratore di condominio torinese rivelatosi infedele. Speriamo che questa proposta di legge tuteli tanti altri condomini.

Ne riproporvi quindi i due post sulla vicenda sopra raccontata:

https://nicola-costanzo.blogspot.com/2023/08/tribunale-di-messina-quanta-amarezza.html

https://nicola-costanzo.blogspot.com/2023/08/tribunale-di-messina-quanta-amarezza.html

Vi consiglio anche il seguente link, che ha come obiettivo il testo di legge scritto da Augusta Montaruli, deputata di Fratelli d’Italia, partendo da un caso specifico, come quello del condominio “Albesiano”: 

https://www.torinotoday.it/video/proposta-legge-contro-amministratori-infedeli-condomini-insolventi.html?fbclid=IwAR0AT2C2XeD_EpwfFiPMEK4HSNjRLn2JfI-gJbEPbLe4NAgUK2HdsyLClak

Tutela condòmini: presentata la proposta di legge!!!

Giorno 13 c.m. sono chiamato per l’ennesima volta quale teste a un procedimento giudiziario “penale” che ha come oggetto il rinvio a giudizio di un ex amministratore di condominio!!!

Una vicenda assurda che dal 2018 non si è ancora conclusa (quantomeno come dicevo non nel procedimento penale, visto che almeno in quello civile, svoltosi proprio in questi giorni, l’amministratore è stato condannato…) e posso altresì aggiungere come soltanto per quel voler essere a tutti i costi tenace, ma soprattutto, grazie a quell’essere libero da coercizioni legate a concetti quali “ricatto e/o compromesso”, mi è stato possibile giungere a questo risultato, pur avendo pagato – per quell’impegno svolto (gratuitamente) – con la freddezza, sì… nei rapporti personali; mi riferisco ai molti amici e conoscenti, proprietari anch’essi di appartamenti di quello stesso Villaggio, che avrebbero preferito (da parte del sottoscritto) un atteggiamento più “elusivo”, ma non solo questi, anche coloro che in quel Villaggio, da oltre trent’anni, hanno potuto beneficiare sia sotto il profilo professionale che lavorativo…   

Mi permetto quindi di riportare nuovamente il mio più profondo sconforto, avendo costatato le difficoltà, ma soprattutto i tempi che la giustizia ha richiesto prima di poter giungere (e ancora oggi non so come finirà questa vicenda giudiziaria, so soltanto che fino ad oggi è stata rinviata ben due volte, con motivazioni estremamente banali, per non dire moralmente “indegne”, visto che – nei confronti del sottoscritto – non si è tenuto conto neppure che per ragioni di lavoro – essendo in trasferta – sono stato costretto a prendere tre giorni di permesso per il viaggio, pagarmi ogni volta l’aereo, recarmi quindi a mie spese presso il Tribunale di Messina, aggiungo… costi che naturalmente lo Stato non rimborsa, per poi alla fine essere rimandato nuovamente ad altra data!!!) ad una sentenza definitiva, anche quando dalla semplice lettura dei documenti contabili, si evidenziava in maniera chiara quanto fosse accaduto, ma stranamente, anche coloro che avrebbero dovuto verificare quanto denunciato ( mi riferisco ad una delle forze di Polizia di Catania, con competenza generale in materia economica e finanziaria, già…per fortuna che conservo il protocollo di ricevuta…) non lo ha fatto, viceversa da quanto professionalmente compiuto dai colleghi del Comando di Taormina e dalla PG di Messina, ufficio diretto dal Tenente Colonnello Siligato!!! 

Nel confermare quindi quanto sia d’accordo sulla proposta di legge presentata, mi permetto di condividere sull’argomento un video pubblicato su TGR e riproposto nella pagina di Facebook: https://www.facebook.com/patrizia.alessi/videos/1497125621136894 

“È inaccettabile che i condòmini si ritrovino a pagare grossi debiti non fatti ma accumulati da quella minoranza di amministratori che tuttavia non adempie al proprio dovere” a dichiararlo è la vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Augusta Montaruli che oggi a Torino, insieme alla capogruppo in circoscrizione 7 Patrizia Alessi, ha presentato la Proposta di Legge “Tutela condomini”. 

“La proposta – spiega Montaruli – prevede l’introduzione dell’obbligo da parte dei fornitori di comunicare ai condòmini, e non soltanto all’amministratore, qualora si sia raggiunti debiti per oltre 10 mila euro. 

In questo modo si attiva un “campanello d’allarme” per i condòmini che possono prontamente chiedere spiegazioni, senza vedersi un giorno staccare le utenze per morosità”.

Nel caso del Condominio “Albesiano” – racconta la capogruppo Alessi – noi condomini ci siamo ritrovati all’improvviso con circa 550 mila euro da ripagare!!! 

Il nostro immobile è stato il primo con Decreto di revoca giudiziale di un noto amministratore di condominio torinese rivelatosi infedele. Speriamo che questa proposta di legge tuteli tanti altri condomini.

Ne riproporvi quindi i due post sulla vicenda sopra raccontata:

https://nicola-costanzo.blogspot.com/2023/08/tribunale-di-messina-quanta-amarezza.html

https://nicola-costanzo.blogspot.com/2023/08/tribunale-di-messina-quanta-amarezza.html

Vi consiglio anche il seguente link, che ha come obiettivo il testo di legge scritto da Augusta Montaruli, deputata di Fratelli d’Italia, partendo da un caso specifico, come quello del condominio “Albesiano”: 

https://www.torinotoday.it/video/proposta-legge-contro-amministratori-infedeli-condomini-insolventi.html?fbclid=IwAR0AT2C2XeD_EpwfFiPMEK4HSNjRLn2JfI-gJbEPbLe4NAgUK2HdsyLClak

Si dimette il presidente di Confindustria Catania.

Dopo quanto emerso con l’inchiesta antimafia “Doppio Petto” e le dichiarazioni esposte in questi giorni da alcuni presidenti di associazioni di legalità, ad iniziarsi da quella dell’avvocato Enzo Guarnera, presidente dell’associazione “Antimafia e Legalità di Catania” che ha dichiarato: Dovrebbe dimettersi subito e, se non lo facesse, dovrebbe sfiduciarlo la sua organizzazione. Se ciò non avvenisse, la vergogna sarebbe infinita! Per lui e per gli altri associati. Le dichiarazioni di Di Martino costituiscono un pessimo esempio per tutti gli imprenditori catanesi e non solo. Se un presidente di un’associazione prestigiosa come Confindustria paga il pizzo, dal punto di vista etico va considerato un sostenitore esterno. Una vittima denuncia, a maggior ragione se è un rappresentante dell’associazione degli industriali. Invece Di Martino ai convegni dichiara che il pizzo non va pagato, ma intanto lo paga. Che si dimetta!!!

Lo stesso Avv. Guarnera ricorda (con rammarico) che nel 2019 Angelo Di Martino “è stato insignito del titolo di commendatore al merito della Repubblica. Se fosse un mio potere lo revocherei”.

Di egual avviso Nicola Grassi, presidente di Asaec (Associazione Antiestorsione di Catania Libero Grassi): Qual è la novità? Alla luce delle recenti evidenze investigative, emerge chiaramente come vi sia una vera e propria emergenza pizzo. L’estorsione ai danni di imprenditori e commercianti è ormai diventata normalità. Gravissimo: siamo tornati indietro di trenta, quarant’anni. Il pizzo viene chiesto a tappeto su tutto il territorio. Lo ripetiamo e lo ripeteremo finché sarà necessario: indispensabile una sinergica opera di sensibilizzazione da parte delle istituzioni, prefettura, forze dell’ordine e componenti sociali e associative. Senza una risposta immediata da parte dello Stato il pericolo è quello di un controllo sempre più vasto e capillare dell’economia locale da parte della mafia.

Ecco quindi che dopo una settimana di durissimi attacchi, il presidente di Confindustria Catania, Angelo Di Martino, si è dimesso: c’è voluta però una riunione d’urgenza del Consiglio di presidenza dell’associazione per valutare il contenuto delle notizie apparse sulla stampa.

 “Nel corso della riunione – si legge in una nota dell’associazione degli industriali etnei – il presidente, dopo avere espresso la propria estraneità ai fatti, così come riportati sulla stampa, riservandosi di agire per le vie legali, ha deciso, sentito il Consiglio di presidenza, di rimettere il mandato e di rassegnare quindi le proprie dimissioni, ciò al fine di preservare l’immagine dell’associazione evitando così qualsiasi ulteriore speculazione”.

Si dimette il presidente di Confindustria Catania.

Dopo quanto emerso con l’inchiesta antimafia “Doppio Petto” a cui sono seguite le dichiarazioni in questi giorni di alcuni presidenti di associazioni di legalità, ad iniziarsi da quella dell’avvocato Enzo Guarnera, presidente dell’associazione “Antimafia e Legalità di Catania” che ha dichiarato: Dovrebbe dimettersi subito e, se non lo facesse, dovrebbe sfiduciarlo la sua organizzazione. Se ciò non avvenisse, la vergogna sarebbe infinita! Per lui e per gli altri associati. Le dichiarazioni di Di Martino costituiscono un pessimo esempio per tutti gli imprenditori catanesi e non solo. Se un presidente di un’associazione prestigiosa come Confindustria paga il pizzo, dal punto di vista etico va considerato un sostenitore esterno. Una vittima denuncia, a maggior ragione se è un rappresentante dell’associazione degli industriali. Invece Di Martino ai convegni dichiara che il pizzo non va pagato, ma intanto lo paga. Che si dimetta!!!

Lo stesso Avv. Guarnera ricorda (con rammarico) che nel 2019 Angelo Di Martino “è stato insignito del titolo di commendatore al merito della Repubblica. Se fosse un mio potere lo revocherei”.

Di egual avviso Nicola Grassi, presidente di Asaec (Associazione Antiestorsione di Catania Libero Grassi): Qual è la novità? Alla luce delle recenti evidenze investigative, emerge chiaramente come vi sia una vera e propria emergenza pizzo. L’estorsione ai danni di imprenditori e commercianti è ormai diventata normalità. Gravissimo: siamo tornati indietro di trenta, quarant’anni. Il pizzo viene chiesto a tappeto su tutto il territorio. Lo ripetiamo e lo ripeteremo finché sarà necessario: indispensabile una sinergica opera di sensibilizzazione da parte delle istituzioni, prefettura, forze dell’ordine e componenti sociali e associative. Senza una risposta immediata da parte dello Stato il pericolo è quello di un controllo sempre più vasto e capillare dell’economia locale da parte della mafia.

Ecco quindi che dopo una settimana di durissimi attacchi, il presidente di Confindustria Catania, Angelo Di Martino, si è dimesso: c’è voluta però una riunione d’urgenza del Consiglio di presidenza dell’associazione per valutare il contenuto delle notizie apparse sulla stampa.

 “Nel corso della riunione – si legge in una nota dell’associazione degli industriali etnei – il presidente, dopo avere espresso la propria estraneità ai fatti, così come riportati sulla stampa, riservandosi di agire per le vie legali, ha deciso, sentito il Consiglio di presidenza, di rimettere il mandato e di rassegnare quindi le proprie dimissioni, ciò al fine di preservare l’immagine dell’associazione evitando così qualsiasi ulteriore speculazione”.

Scusate, mi chiedevo: quale principio di legalità è passato???

Ho letto ieri l’articolo pubblicato su “Il Fatto Quotidiano”:  https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/12/02/operazione-della-dda-contro-clan-catanese-a-pagare-per-anni-il-pizzo-anche-il-presidente-di-confindustria-catania/7372167/

Conoscendo quale fine abbia l’insegnamento della legalità e cioè l’indicarci diritti e doveri per vivere in maniera civile, mi chiedevo, se forse qualcosa a quel principio fosse mancato… 

Esso infatti costituisce una delle frontiere educative più importanti, in quanto ha proprio come obiettivo quello di creare un circolo virtuoso fra i cittadini e le istituzioni!!!

In particolare esso prova a incentivare l’assunzione di responsabilità nei confronti di chi per l’appunto rappresenta con il proprio impegno il Paese, mi riferisco a quelle importanti associazioni di rappresentanza quali Ordini, Comunità, Organizzazioni, Consorzi, Confederazioni, Sindacati, ma anche Fondazioni e Associazioni di Volontariato, percorsi in cui la partecipazione alla vita associativa trova proprio il suo momento centrale, nel conseguire soluzioni ai problemi della collettività e nell’essere, con i suoi principi di valori e identità, diretta conseguenza di contrasto alla criminalità organizzata.

Valori quest’ultimi che non sono ipotesi astratte, ma bensì credo interiore espresso quotidianamente attraverso le azioni che si traducono poi in quel messaggio positivo che è la risonanza mediatica…

Se però esiste una discrepanza fra quell’azione e il valore che essa di fatto rappresenta, il risultato ottenuto sarà quello di una profonda sensazione di disagio, una situazione che crea imbarazzo, dubbi, incomprensioni, ma soprattutto ripensamenti, in particolare leggendo quanto ora accaduto, nei riguardi di chi è stato per anni riconosciuto non solo garante e protettore di quei ceti più deboli, ma bensì paladino di legalità…

Comprenderete quindi la mia difficoltà nello scrivere su quanto accaduto, ma vedo – per ragioni opposte – di non essere il solo; sì… noto come sul web vi sia la volontà di astenersi dal commentare la notizia, preferendo parimenti l’opzione del silenzio.  

Ma d’altronde, come non ricordare in questa circostanza Jorge Luis Borges: Non parlare a meno che tu non possa migliorare il silenzio!!!

Scusate, mi chiedevo: quale principio di legalità è passato???

Ho letto ieri l’articolo pubblicato su “Il Fatto Quotidiano”:  https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/12/02/operazione-della-dda-contro-clan-catanese-a-pagare-per-anni-il-pizzo-anche-il-presidente-di-confindustria-catania/7372167/

Conoscendo quale fine abbia l’insegnamento della legalità e cioè l’indicarci diritti e doveri per vivere in maniera civile, mi chiedevo, se forse qualcosa a quel principio fosse mancato… 

Esso infatti costituisce una delle frontiere educative più importanti, in quanto ha proprio come obiettivo quello di creare un circolo virtuoso fra i cittadini e le istituzioni!!!

In particolare esso prova a incentivare l’assunzione di responsabilità nei confronti di chi per l’appunto rappresenta con il proprio impegno il Paese, mi riferisco a quelle importanti associazioni di rappresentanza quali Ordini, Comunità, Organizzazioni, Consorzi, Confederazioni, Sindacati, ma anche Fondazioni e Associazioni di Volontariato, percorsi in cui la partecipazione alla vita associativa trova proprio il suo momento centrale, nel conseguire soluzioni ai problemi della collettività e nell’essere, con i suoi principi di valori e identità, diretta conseguenza di contrasto alla criminalità organizzata.

Valori quest’ultimi che non sono ipotesi astratte, ma bensì credo interiore espresso quotidianamente attraverso le azioni che si traducono poi in quel messaggio positivo che è la risonanza mediatica…

Se però esiste una discrepanza fra quell’azione e il valore che essa di fatto rappresenta, il risultato ottenuto sarà quello di una profonda sensazione di disagio, una situazione che crea imbarazzo, dubbi, incomprensioni, ma soprattutto ripensamenti, in particolare leggendo quanto ora accaduto, nei riguardi di chi è stato per anni riconosciuto non solo garante e protettore di quei ceti più deboli, ma bensì paladino di legalità…

Comprenderete quindi la mia difficoltà nello scrivere su quanto accaduto, ma vedo – per ragioni opposte – di non essere il solo; sì… noto come sul web vi sia la volontà di astenersi dal commentare la notizia, preferendo parimenti l’opzione del silenzio.  

Ma d’altronde, come non ricordare in questa circostanza Jorge Luis Borges: Non parlare a meno che tu non possa migliorare il silenzio!!!

Catania: dopo due anni di assenza scopro come i lavori a suo tempo iniziati, sono rimasti inalterati!!!

Sono passati oltre due anni da quando mi sono recato per lavoro in Toscana ma incomprensibilmente, tutte le volte che faccio ritorno per brevi periodi, mi accorgo – mi dispiace dover aggiungere che ho come la sensazione di essere il solo ad osservare quanto sto per scrivere, già… tra oltre un milione di miei conterranei nella sola provincia di Catania – che i lavori pubblici a suo tempo assegnati ed iniziati, sono ancora lì, già… incompiuti!!!        

So bene – appartenendo da oltre trent’anni a quello specifico settore – di come può accadere che nel corso dell’esecuzione del contratto d’appalto il committente richieda all’appaltatore variazioni sul progetto in corso e quindi, per questi giustificati motivi, quel termine di consegna previsto e la conseguente penale per l’eventuale ritardo venga meno, proprio per effetto del mutamento dell’originario programma lavori, determinando così lo slittamento del nuovo termine dei lavori…

Ma allora mi chiedo: può essere mai che tutti i lavori subiscano queste modifiche oppure debbo pensare che vi sia un accordo bonario, tra chi esegue i lavori e chi dovrebbe di fatto controllarli, che fa si che tutto proceda senza alcun rispetto delle normative vigenti???  

Tra l’altro vorrei ricordare che solo nei casi in cui l’appalto è stato aggiudicato con l’offerta tecnica migliorativa, è prevista che una delle condizioni previste può essere modificata, come ad esempio il caso specifico, essendo il cronoprogramma (presentato dai concorrenti unitamente all’offerta) uno degli elementi variabili in relazione all’oggetto del contratto; difatti, in questo particolare caso, i concorrenti elaborano il progetto ed offrono altri elementi variabili, tra i quali per l’appunto il tempo di esecuzione.

Ed allora – non volendo in questa sede verificare se anche i nuovi termini di ultimazione siano stati nel frattempo rispettati –  mi chiedo, ma per tutti gli altri appalti, quel termine di ultimazione stabilito dagli atti di gara, è stato di fatto rispettato oppure subisce incomprensibili proroghe ingiustificate??? 

Certo, tutti sappiamo come il programma esecutivo può divergere dal cronoprogramma, ma quest’ultimo deve essere conforme al termine di ultimazione contrattuale, permettendo così al direttore dei lavori di effettuare controlli puntuali circa eventuali ritardi da parte dell’appaltatore stesso…

Tralasciando quindi eventuali contestazioni su aspetti tecnici insorti tra il direttore dei lavori e l’appaltatore -dissensi che come sappiamo la disciplina assegna al responsabile del procedimento, il quale, dopo aver sentito le ragioni di entrambi, assume le sue deliberazioni circa la corretta impostazione del programma esecutivo dei lavori e alla cui decisione, l’appaltatore dovrà uniformarsi (salvo il suo diritto di iscrivere riserva nel registro di contabilità) – quali altri motivazioni conducono a quei ritardi???

Viene spontaneo chiedersi: tutti i lavori che da oltre due anni vedo ancora in esecuzione, sono stati di fatto (tutti) prolungati a seguito di provvedimenti autorizzativi oppure debbo pensare che sono stati sospesi per motivi vari che naturalmente sconosco, oppure, ancor peggio, che questi risultano essere in ritardo e ahimè nessuno ne conosce ad oggi i reali termini di quel loro completamento???

Già… ma c’è qualcuno che sta controllando quanto sta accadendo in quegli appalti oppure debbo credere che tutto prosegua con quell’abituale atteggiamento “siciliano” di chi si mostra ironicamente distaccato e/o quantomeno indifferente a ciò che gli sta intorno, in particolare se trattasi degli incarichi a suo tempo ricevuti??? 

E sì perché nel frattempo, mentre da noi resta tutto così… immutato, con lavori mai portati a completamento – gli stessi tra l’altro che hanno determinato in questi lunghi anni profondi disagi ai miei conterranei – sì… ecco che in altre realtà si vola!!! 

Difatti, posso confermare che a differenza di quella nostra invariata metodologia, ho potuto assistere -vivendo in Toscana – di come nello stesso periodo 2020-2023, molte opere pubbliche in appalto, siano state portare a completamento, vedasi ad esempio: la SS1 “Aurelia”, i lavori tra Donoratico e S. Vincenzo (LI), il raccordo autostradale Siena-Firenze, è stata nello stesso periodo inaugurata la variante SR429 da Empoli a Castelfiorentino (giunta in prossimità di Certaldo), il raddoppio della ferrovia con l’apertura della galleria di Serravalle, un’ulteriore intervento di completamento nei lavori di ripristino della ferrovia Siena-Grosseto e quella di Porrettana e potrei ancora proseguire con una lista lunghissima…   

Sì… perché mentre nei nostri appalti si alimentano costantemente dei problemi, determinando così ritardi ingiustificati e lievitazione di costi, in altre realtà come quella sopra descritta, si cerca di risolverli i problemi, soprattutto facendo in modo che quest’ultimi, quando insorgono, non causino gravi ritardi, nei termini previsti di consegna!!!

Cosa dire: due modi opposti non solo d’affrontare i problemi, ma soprattutto nel provare a risolverli!!!

Permettetemi di aggiungere: “e non mi riferisco al solo mondo degli appalti”!!! 

Catania: dopo due anni di assenza scopro come i lavori a suo tempo iniziati, sono rimasti inalterati!!!

Sono passati oltre due anni da quando mi sono recato per lavoro in Toscana, ma incomprensibilmente tutte le volte che faccio ritorno mi accorgo (mi dispiace dover aggiungere che ho come la sensazione di essere il solo ad osservare quanto sto per scrivere, già… tra oltre un milione di miei conterranei nella sola provincia di Catania) che gli appalti a suo tempo iniziati, sono ancora lì, già… dove li ho lasciati, ahimè incompiuti!!!        

So bene – appartenendo da oltre trent’anni a quello specifico settore – di come può accadere che, nel corso dell’esecuzione dell’appalto, il committente richieda all’appaltatore variazioni sul progetto in corso e quindi, per questi giustificati motivi, quel termine di consegna e la conseguente penale prevista per l’eventuale ritardo venga meno, proprio per effetto del mutamento dell’originario del cronoprogramma, determinando di fatto lo slittamento del nuovo termine dei lavori…

Ma allora mi chiedo: può essere mai che tutti i lavori subiscano queste modifiche oppure debbo pensare che vi sia un accordo bonario, tra chi esegue i lavori e chi dovrebbe di fatto controllarli, che fa si, quest’ultimo, che tutto proceda senza alcun rispetto della normativa vigente???  

Tra l’altro vorrei ricordare che solo nei casi in cui l’appalto è stato aggiudicato con l’offerta tecnica migliorativa, è prevista che una delle condizioni può essere modificata, come ad esempio il caso specifico, essendo il cronoprogramma (presentato dai concorrenti unitamente all’offerta) uno degli elementi variabili in relazione all’oggetto del contratto; difatti, in questo particolare caso, i concorrenti elaborano il progetto ed offrono altri elementi variabili, tra i quali per l’appunto il tempo di esecuzione.

Ed allora – non volendo in questa sede verificare se anche i nuovi termini di ultimazione siano stati nel frattempo rispettati –  mi chiedo, ma per tutti gli altri appalti, quel termine di ultimazione stabilito dagli atti di gara è stato di fatto rispettato oppure ha subito incomprensibili proroghe ingiustificate, quantomeno inadempienti??? 

Difatti, tutti coloro che appartengono a quel mondo degli appalti infrastrutturali, sanno bene come il programma esecutivo può divergere dal cronoprogramma, ma quest’ultimo deve essere conforme al termine di ultimazione contrattuale, permettendo così al direttore dei lavori di effettuare controlli puntuali circa eventuali ritardi da parte dell’appaltatore stesso.

Tralasciando quindi eventuali contestazioni su aspetti tecnici insorti tra il direttore dei lavori e l’appaltatore – dissensi che come sappiamo la disciplina assegna al responsabile del procedimento, il quale, dopo aver sentito le ragioni di entrambi, assume le sue deliberazioni circa la corretta impostazione del programma esecutivo dei lavori e alla cui decisione, l’appaltatore dovrà uniformarsi (salvo il suo diritto di iscrivere riserva nel registro di contabilità) – quali altri motivazioni determinano quei ritardi???

Viene inoltre spontaneo chiedersi: tutti i lavori che da oltre due anni vedo ancora in esecuzione, sono stati di fatto (tutti) prolungati a seguito di provvedimenti autorizzativi oppure debbo pensare che sono stati sospesi per motivi che sconosco o ancor peggio, che questi sono in forte ritardo e ahimè nessuno conosce a tutt’oggi, i reali termini per quel loro completamento???

Già… c’è qualcuno che sta controllando quanto sta accadendo in quegli appalti oppure debbo credere che tutto prosegua con quell’abituale atteggiamento del tutto “siciliano“, di chi si mostra ironicamente distaccato e/o quantomeno indifferente a ciò che gli appartiene, in particolare se trattasi degli incarichi a suo tempo ricevuti??? 

E sì perché nel frattempo mentre da noi resta tutto così… immutato, con una serie infinita di lavori non portati a compimento (tra l’altro, determinando in questi anni profondi disagi a tutti quei miei conterranei), ecco che viceversa in altre realtà si vola!!! 

Posso difatti confermare come a differenza di quella nostra invariata e passiva metodologia – vivendo in Toscana – ho potuto verificare come nello stesso periodo 2020-2023, molte opere pubbliche in appalto, siano state portare a completamento, ad esempio: la SS1 “Aurelia”, i lavori tra Donoratico e S. Vincenzo (LI), il raccordo autostradale Siena-Firenze, ed ancora nello stesso periodo, è stata inaugurata la variante SR429 da Empoli a Castelfiorentino (giunta in prossimità di Certaldo) ed il raddoppio della ferrovia con l’apertura della galleria di Serravalle, un’ulteriore intervento di completamento si è avuto nei lavori di ripristino della ferrovia Siena-Grosseto ed in quella di Porrettana, sì… credetemi sulla parola, potrei proseguire ancora con una lista lunghissima…   

Sì, perché mentre nei nostri appalti si alimentano costantemente problemi, determinando così non solo ritardi ingiustificati, ma anche una lievitazione dei costi previsti, come riportavo, in altre realtà come quella sopra descritta, i problemi si cerca di risolverli, soprattutto si fa in modo che quando quest’ultimi insorgano non causino (quantomeno) ritardi nei termini previsti di consegna!!!

Cosa dire: due modi opposti, non solo nell’affrontare i problemi, ma nel provare celermente a risolverli!!!

Permettetemi altresì di aggiungere una nota personale: “il mio pensiero non è legato soltanto a quel mondo degli appalti, no… da siciliano, va ben oltre”!!! 

Politiche di Governo ottime??? Già… come diceva Goebbels: per diffondere falsità ci vuole astuzia!!!

La propaganda in qualsiasi campo la si faccia è sempre utile, in particolare quando fa credere di essere di sostegno alla causa degli oppressi!!!

Ecco perché nel sentire quotidianamente in tv quei portavoce lacchè dell’attuale governo Meloni, rivedo le stesse tattiche utilizzate a suo tempo da Joseph Goebbels, ministro della “propaganda” nazista del Terzo Reich, che riuscì a sfruttare l’attività di diffusione di notizie false con lo scopo di persuadere i propri connazionali sul magnifico “stato di salute” della loro nazione, antitetica esposizione della realtà che abbiamo visto dove li condusse!!!

D’altronde,  sappiamo bene come la manipolazione di massa sia un tema ciclicamente riproposto nel corso della storia, vedasi difatti quanto sta accadendo ora nel conflitto arabo/israeliano con il riacutizzarsi di temi nazionalistici, religiosi e razziali, che sembravano essere stati accantonati, ma che sono riemersi in tutta la loro gravità. 

Osservandi quindi quanto costantemente riportano dai media (sottomessi quelli “pubblici” alle strategie di partito, mentre i “privati” alle determinazioni dei loro imprenditori, d’altronde è molto semplice da dimostrarsi: basti leggersi i nomi a cui questi mezzi d’informazione appartengono!!!) si può intuire come quei loro messaggi corrispondono in maniera analoga alle strategie messe in atto dai politici di governo dei giorni nostri.

Eccoli lì… in prima linea, fieri di aver trovato finalmente la libertà di dire la verità, stanchi dalla fatica in cui per anni sono stati costretti, già… a quel silenzio che non permetteva loro di parlare, gridare a squarciagola il loro disappunto, impazienti di entrare in possesso dei veri interessi nazionali, difesi a – loro dire – ad oltranza da chi non meritava quel ruolo pubblico!!!

Ed ora tocca a loro, finti paladini della verità, che provano a riprendersi quel ruolo assegnato, quasi fosse un segno del destino che doveva prima o poi arrivare, tanto da non ritenere più necessario difenderlo o usare particolare astuzie per rivelare quel loro messaggio di salvezza.

D’altronde sono giunti al potere e chi mai dovrebbe riuscire a scalzarli???

La verità… non conta, peraltro in questo Paese non ha mai contato!!! Abbiamo visto negli anni come grazie a ottimi studi legali la verità sia stata travisata, anzi di più… soffocata, e il lavoro della giustizia finito nel wc. 

Già… uno scontro, quello con la magistratura – che ancora oggi si va ripentendo –  facendo ricorso alle solite astuzie per continuare a diffondere falsità!!! 

Sì… anche Tommaso Moro in un’utopia descriveva un paese le cui condizioni di vita erano giuste – era un paese ben diverso da quello in cui egli viveva, ma gli somigliava in molte cose – tranne che nelle condizioni di vita!

Politiche di Governo ottime??? Già… come diceva Goebbels: per diffondere falsità ci vuole astuzia!!!

La propaganda in qualsiasi campo la si faccia è sempre utile, in particolare quando fa credere di essere di sostegno alla causa degli oppressi!!!

Ecco perché nel sentire quotidianamente in tv quei portavoce lacchè dell’attuale governo Meloni, rivedo le stesse tattiche utilizzate a suo tempo da Joseph Goebbels, ministro della “propaganda” nazista del Terzo Reich, che riuscì a sfruttare l’attività di diffusione di notizie false con lo scopo di persuadere i propri connazionali sul magnifico “stato di salute” della loro nazione, antitetica esposizione della realtà che abbiamo visto dove li condusse!!!

D’altronde,  sappiamo bene come la manipolazione di massa sia un tema ciclicamente riproposto nel corso della storia, vedasi difatti quanto sta accadendo ora nel conflitto arabo/israeliano con il riacutizzarsi di temi nazionalistici, religiosi e razziali, che sembravano essere stati accantonati, ma che sono riemersi in tutta la loro gravità. 

Osservandi quindi quanto costantemente riportano dai media (sottomessi quelli “pubblici” alle strategie di partito, mentre i “privati” alle determinazioni dei loro imprenditori, d’altronde è molto semplice da dimostrarsi: basti leggersi i nomi a cui questi mezzi d’informazione appartengono!!!) si può intuire come quei loro messaggi corrispondono in maniera analoga alle strategie messe in atto dai politici di governo dei giorni nostri.

Eccoli lì… in prima linea, fieri di aver trovato finalmente la libertà di dire la verità, stanchi dalla fatica in cui per anni sono stati costretti, già… a quel silenzio che non permetteva loro di parlare, gridare a squarciagola il loro disappunto, impazienti di entrare in possesso dei veri interessi nazionali, difesi a – loro dire – ad oltranza da chi non meritava quel ruolo pubblico!!!

Ed ora tocca a loro, finti paladini della verità, che provano a riprendersi quel ruolo assegnato, quasi fosse un segno del destino che doveva prima o poi arrivare, tanto da non ritenere più necessario difenderlo o usare particolare astuzie per rivelare quel loro messaggio di salvezza.

D’altronde sono giunti al potere e chi mai dovrebbe riuscire a scalzarli???

La verità… non conta, peraltro in questo Paese non ha mai contato!!! Abbiamo visto negli anni come grazie a ottimi studi legali la verità sia stata travisata, anzi di più… soffocata, e il lavoro della giustizia finito nel wc. 

Già… uno scontro, quello con la magistratura – che ancora oggi si va ripentendo –  facendo ricorso alle solite astuzie per continuare a diffondere falsità!!! 

Sì… anche Tommaso Moro in un’utopia descriveva un paese le cui condizioni di vita erano giuste – era un paese ben diverso da quello in cui egli viveva, ma gli somigliava in molte cose – tranne che nelle condizioni di vita!

CTS??? Inviata al Presidente G. Armao una formale richiesta di audizione.

Continuando con il post pubblicato alcuni giorni fa su quanto anticipato verbalmente dal Presidente del “Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna” Dott. Alfio Grassi – https://nicola-costanzo.blogspot.com/2023/11/cts-il-presidente-alfio-grassi-mi-ha.html ecco che oggi sono stato informato di una richiesta di audizione delle associazioni di categoria tra cui quella da Egli rappresentata “Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna” e la “CONSICAV” e “CNA Sicilia”; ho saputo altresì che dove aderire anche un’altra associazione di categoria del settore cave, ma alla fine ha preferito astenersi.

Insieme, hanno quindi ufficialmente richiesto (considerato i plurimi reclami pervenuti dagli associati in ordine ai procedimenti ambientali di competenza della CTS) al Presidente Dott. Gaetano Armao, di essere auditi con urgenza, per poter riferire su disfunzioni della Commissione Tecnica Specialistica del Servizio 1 VIAVAS dell’ARTA SICILIA che da anni stanno arrecando – in violazione dei principi regolamentari e normativi a cui spetterebbe l’obbligo di attenersi – in particolare nel creare disagi agli esercenti di cava e pregiudicando, in taluni casi, perfino la stessa continuità aziendale.

Quanto sopra, è determinato dagli inaccettabili ritardi del fine istruttoria nei procedimenti ambientali e non di meno, dal discutibile metodo di valutazione adottato per alcuni progetti di cava.

Lo stesso Presidente Grassi mi ha evidenziato l’ingiustificabile aggravio burocratico che si registra sulle procedure ambientali dei progetti di cava che sta comportando serie problematiche organizzative logistiche per l’avvio dei cantieri di opere pubbliche connesse all’attuazione del PNRR, per i quali si stanno riscontrando delle oggettiva difficoltà, nello specifico per l’approvvigionamento delle materie prime estrattive, cui sarà possibile sopperire soltanto attraverso un efficiente funzionamento della CTS, nonché mediante un celere e puntuale rilascio di tutte le autorizzazioni di rinnovo e/o apertura di cave.

Ho richiesto infine al Dott. Grassi di esser informato sull’eventuale esito dell’incontro, vista tra l’altro la pressante domanda di alcuni miei lettori che hanno sull’argomento un personale interesse, essendo molti di essi cavatori.

Un riscontro che premetto (verbalmente) mi è stato già cordialmente confermato.

CTS??? Inviata al Presidente G. Armao una formale richiesta di audizione.

Continuando con il post pubblicato alcuni giorni fa su quanto anticipato verbalmente dal Presidente del “Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna” Dott. Alfio Grassi – https://nicola-costanzo.blogspot.com/2023/11/cts-il-presidente-alfio-grassi-mi-ha.html ecco che oggi sono stato informato di una richiesta di audizione delle associazioni di categoria tra cui quella da Egli rappresentata “Consorzio…

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