Sì… non Giornalisti, ma giornalai!


Scrive bene in un commento, nella mia pagina “Medium“, l’amico Giuseppe: Purtroppo non li definirei giornalisti ma giornalai (come riporta l’amico Carrino che seguo da ormai un po’ di anni) e il problema non è solo in Sicilia ma in tutto il paese. La verità spesso viene nascosta, io difatti, non guardo quasi più la TV.

Ha usato una parola, “giornalai“, che non è un insulto, ma una fotografia impietosa della realtà, perché c’è una differenza abissale tra chi cerca la verità e chi vende carta (o come si usa ora “click”).

 Il giornalaio espone la merce in vetrina, la sistema per farla sembrare appetibile, ma non si cura di cosa c’è scritto dentro, purché il titolo attiri il passante.

Oggi, specialmente qui da noi, l’informazione ha smesso di essere un servizio pubblico per diventare un prodotto commerciale. A Catania, come nel resto d’Italia, non assistiamo a un silenzio improvviso, ma a un assordante rumore di fondo. Non è che le notizie manchino; è che quelle vere, quelle che fanno male al potere, vengono soffocate non con la censura di un tempo, ma con l’indifferenza calcolata.

Il vero crimine organizzato non ha più bisogno di inviare messaggi minatori o di bruciare auto. Ha capito che è molto più efficace possedere la penna che scrive la notizia, o almeno, finanziare la mano che la tiene. Quella “mafia dei colletti bianchi” di cui si parlava un tempo oggi non si nasconde nei vicoli bui, ma siede legittimamente anche dove scorre l’informazione.

Mi riferisco agli editori che non sono certamente degli ostaggi spaventati, come qualcuno vorrebbe far credere, ma complici forse consapevoli, perché hanno scelto la via della convenienza: garantire la tranquillità ai propri inserzionisti, mantenere buoni rapporti con le istituzioni che rilasciano contributi pubblici, evitare cause costose. 

Il risultato? Un’omologazione totale! Accendi un telegiornale locale, scorri un quotidiano online, leggi le notizie su un portale web e alla fine ti accorgi che sembra di leggere la stessa agenzia di stampa riscritta da un algoritmo, nessuno scavo, nessun nome, nessuna responsabilità…

In questo modo, il cittadino non viene informato, viene nutrito, sì… nutrito con briciole di cronaca nera, con polemiche sterili, con dibattiti dove tutti urlano ma nessuno dice nulla. Ci hanno trasformati in consumatori passivi della realtà, convinti sì… di sapere cosa accade nel mondo, mentre ci viene preclusa la visione di ciò che accade davvero nelle stanze dei bottoni!

Se Giuseppe ha smesso di guardare la TV, ha fatto l’unica scelta sana possibile, perché finché accetteremo che il “giornalaio” prenda il posto del giornalista, continueremo a vivere in una democrazia di facciata. Come avevo scritto alcuni giorni fa, la verità non è morta per mano di un killer, è morta per inedia, lasciata morire di fame in mezzo a un banchetto di notizie inutili.

Spetta a noi quindi smettere di comprare quella merce avariata. Solo quando smetteremo di dare ascolto a chi urla titoli senza sostanza, forse, qualcuno tornerà ad avere il coraggio di scrivere la verità. 

Fino ad allora, come dice l’amico di Giuseppe, “Carrino”, restano solo loro: i venditori di fumo!

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