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Essere o non essere (mafiosi)? L’85% delle imprese e quella zona grigia che non si decide mai di cambiare!


Ho sfogliato con attenzione il rapporto dell’Europol e devo ammetterlo, nel leggerlo, un certo senso di déjà vu mi ha subito attraversato. 

Avevo scritto sull’argomento alcuni anni fa, indicando la percentuale del 90% e come potrete leggere di seguito, mi sono sbagliato di poco: il dato ufficiale appena pubblicato parla dell’85% delle reti criminali che si avvale di strutture aziendali lecite.

Avete letto bene… ottantacinque per cento, una percentuale che non è un numero, ma una sentenza

È la fotografia di un sistema malato, dove il confine tra l’impresa e l’illegalità non è più una linea netta, ma una zona grigia, ampia, comoda e ben frequentata. Non stiamo parlando della criminalità con la lupara, quella che si vede nei film o nelle serie tv, quella, ormai, è quasi un souvenir… 

La vera minaccia, quella che Europol ci descrive con preoccupante chiarezza, è la criminalità imprenditoriale, quella che veste con giacca e cravatta, circondata da validi professionisti, che sfrutta i flussi commerciali globali e le tecnologie digitali con l’agilità di una multinazionale. 

Sono questi signori che hanno trasformato il crimine in un servizio, un “crime-as-a-service” che si infila negli ingranaggi dell’economia legale come un lubrificante tossico. E lo Stato? Lo Stato, come sempre, rincorre… 

Sì… ogni tanto colpisce singoli individui, fa proclami, ma non riesce a debellare una volta per tutte questo marcio, perché si trova di fronte a un ecosistema fluido, capace di adattarsi più velocemente di qualsiasi legge.

Ecco perché mi tornano alla mente le riflessioni di qualche anno fa, quando scrivevo dell’edilizia siciliana in croce. Allora mi chiedevo: quante di quelle imprese che si aggiudicano appalti milionari sono veramente trasparenti? Quante sono viceversa imprese mascherate che cresciute all’improvviso come funghi dopo la pioggia, rischiano di essere inserite in qualche nuova inchiesta della Procura?

Il rapporto di oggi non fa che dare ragione a quei dubbi. Ma attenzione, perché il quadro è cambiato, e in peggio. Un tempo si poteva ancora raccontare la storia di quelle “White List” che fotografavano una differenza abissale tra le imprese iscritte al Nord e quelle al Sud, e lo stupore nel vedere che nella mia Sicilia (ma anche nelle altre regioni del centro/sud) solo poche imprese avevano fatto richiesta di essere inserite. 

Oggi, invece, il sistema si è evoluto. Già… molte di quelle imprese “affiliate” si sono ripulite, hanno capito che per poter operare negli appalti pubblici serviva un restyling completo, una bella operazione di maquillage, e così eccole lì, in fila davanti alle prefetture, tutte a chiedere l’inserimento nella cosiddetta “White List” con la faccia tosta e i documenti perfettamente in regola. 

Si lo so… e il paradosso, già… il vero dramma, è che a volte ottengono persino quel benedetto certificato di legalità! Ma qui arriva il colpo di scena che fa rabbrividire:  dopo averlo ottenuto, a volte alcune di esse restano in balia di una forma che chiamerei “pseudo sospensione“. Mi riferisco in particolare al momento in cui scade il termine e si deve chiedere il rinnovo, ed allora ecco che improvvisamente scatta da parte di quegli uffici istituzionali l’incertezza. Vi basti osservare sul web quei nominativi riportati, quel registro ufficiale di chi è iscritto, e vedrete come – stranamente – un buon numero di quelle aziende sia attualmente (e aggiungerei “inspiegabilmente”), dopo mesi dalla richiesta effettuata, in attesa del rinnovo.

Ma scusate, sono o non sono mafiose? Perché da quegli uffici passano mesi e mesi per decidere il loro destino? C’è qualcosa che non va, è evidente. Probabilmente sono intervenute nuove informazioni, forse le procure hanno allungato il loro raggio d’azione. Ma allora non sarebbe più corretto intervenire subito? Non sarebbe doveroso bloccare immediatamente queste imprese, prima che possano fare altri danni, aggiudicarsi altri appalti, intrecciare altre trame? 

Invece no… come sempre da noi, tutto resta sospeso, in quella terra di nessuno che è il confine tra il legale e l’illegale, ma d’altronde si sa, al nostro paese, o dovrei dire ai nostri referenti politici e istituzionali “piace” questa condizione ambigua, questo eterno limbo in cui non si è né “carne né pesce”, “né colpevoli né innocenti”

Sì… è una zona grigia cucita addosso come fosse una seconda pelle, perché forse fa sentire furbi, dà loro l’illusione di tenere tutti in scacco. Ma quella è una furbizia che puzza di marcio, e così… mentre noi aspettiamo che la burocrazia si pronunci, loro continuano a lavorare, a fatturare, a corrompere e via discorrendo…

E così, tra un rinvio e una sospensione, il danno è fatto. Perché il problema non è più l’assenza di controlli, ma la loro lentezza, una lentezza che diventa essa stessa complice. Per questo, le conclusioni di Europol non mi sorprendono, perché Affermano che l’azione di contrasto non deve più limitarsi a colpire i singoli, ma deve affrontare i sistemi e le vulnerabilità che vengono sfruttati. 

Già… è una verità che ripeto da anni e mentre la Commissione Europea propone di rafforzare il mandato di Europol, io continuo a chiedermi: chi controlla i controllori? Chi vigila sulle gare d’appalto, sulle subappalti a cascata, su quelle società che nascono e muoiono in pochi mesi per non lasciare tracce? Il problema è che le nostre istituzioni sono lente, ingessate da una burocrazia che paralizza, mentre il crimine viaggia alla velocità della luce. 

Ed allora, mentre noi discutiamo di rating di legalità e di protocolli antimafia, loro continuano a fare affari, a corrompere, a riciclare. È esattamente come diceva Shakespeare: essere o non essere… mafiosi? 

Il bello è che qui non ci si decide mai, e il dubbio diventa complice. Non voglio fare il profeta di sventura, ma è chiaro che la strada è ancora lunga, anzi no… lunghissima… e con questa nostra politica, per lo più corrotta, dovrei dire “infinita“.

Perché la lotta alla criminalità organizzata non si vince con qualche retata, qualche bella dichiarazione dal solito palco preparato per l’occasione o anche con un rapporto dell’Europol, per quanto quest’ultimo lucido e prezioso. 

Si vince solo quando lo Stato avrà il coraggio e la capacità di essere distaccato, certamente non colluso, dovrei aggiungere più furbo… ma su questo punto c’è ancora tanto da fare, ma non solo, anche più veloce e soprattutto più presente, non con le chiacchiere….

Quando le White List non saranno un adempimento burocratico, ma un vero filtro selettivo, quando si guarderà bene quell’organizzazione, chi c’è davanti, ma soprattutto chi c’è dietro, quando lo Stato entrerà dentro le imprese per capire cosa realmente accade, in particolare i movimenti finanziari, quei documenti ufficiali e quelli che di fatto sono fittiziamente creati ad hoc, ecco… quando tutti comprenderanno che c’è solo una strada che conduca alla legalità, vedrete che non solo quel 15% costituito dalle imprese sane, ma anche un’altra percentuale che potrebbe iniziare a crescere, capirà che la trasparenza non è un costo, ma il loro unico vero scudo.

Fino ad allora, tutto ciò che accade ogni giorno sono lucciole per le allodole, frottole che servono a plagiare il sistema, a mantenere alto un meccanismo di sicurezza che foraggia una parte del paese,  sì… mentre gran parte dei miei connazionali, indistintamente da Nord a Sud, passando per il centro, continueranno a leggere di queste percentuali senza mai domandarsi: ma chi c’è dietro l’ultima impresa che si è aggiudicata l’appalto? E, soprattutto: a chi gioverà veramente quella nuova opera pubblica?

Perché il vero problema oggi è: essere o non essere mafiosi!

Gli Appalti Pubblici??? Gia… una vera e propria "manna dal cielo"!!!

Gli appalti pubblici sono stati creati dai legislatori come un interesse pubblico… 
Sì… un vero e proprio contratto che lega la pubblica amministrazione ad un soggetto privato, sì… in vari contesti, ad esempio l’esecuzione di lavori, forniture o servizi vari…
Già… mai e poi mai ci si saremmo aspettati che proprio coloro che avrebbero dovuto controllare e quindi, in quanto controllori, avrebbero dovuto verificare che tutto procedesse in maniera corretta, sono stati viceversa i primi ad aver iniziato gli illecitidi cui ormai quotidianamente andiamo leggendo…

Difatti, anche noi siamo diventati esperti, sì… di tutta una serie di parole come corruzione, appropriazione indebita, abuso di potere, favoritismo, concorrenza sleale, concussione, falsificazione, clientelismo e servono a poco le multe inflitte o le condanne di chi si è comportato in maniera colpevole!!!

La circostanza che mi fa più ridere è vedere coloro che auspicano nella giustizia ed in quel risarcimento, ben sapendo che nessuno in questo nostro paese paghi mai per i danni finanziari causati alla pubblica amministrazione e ancor meno hanno effetto l’esclusione di certe imprese dalla partecipazione alle gare d’appalto per un periodo determinato o l’eventuale revoca di quello stesso appalto per essere stata in flagrante violazione delle normative previste, per poi scoprire successivamente come la pubblica amministrazione abbia assegnato ad altra impresa quello stesso appalto, la stessa che ha poi evidenziato esser peggiore della precedente formalmente  esclusa.

La verità è che questo Paese manca di trasparenza e la corruzione e l’illegalità rappresentano fenomeni talmente diffusi che fanno parte ormai della quotidianità e difatti la lista dei funzionari infedeli è talmente lunga dal rappresentare una vera e propria organizzazione, la stessa che si autoalimenta attraverso tangenti e/o favori illeciti, per ottenere costantemente vantaggi personali…

Ma tanto a nessuno interessa ciò e difatti questo cancro cresce e si riperquotendo in maniera negativa in ciascuno aspetto della vita società, ma non solo, anche nell’economia e nello stesso mercato del lavoro, completamente infettato da una concorrenza sleale e da un clientelismo provocato dalla politica e dalla criminalità organizzata!!!

Nei miei connazionali manca totalmente quella necessaria fiducia per la legalità e difatti si è indebolita l’aspettativa che si aveva nelle istituzioni, condizione necessaria per affrontare in maniera consapevole le conseguenze provocate da quegli illeciti!!!

E’ fondamentale quindi liberarci da questo marcio adottando un approccio rigoroso nella gestione degli appalti con criteri di selezione chiari che implementino ancor più le regole e soprattutto i principi di legalità posti attualmente in atto attraverso quei controlli mirati ben conosciuti con il nome di “whitelist”, gli stessi però che ahimè… vengono abitualmente bypassati!!!

Affinchè quindi si possano prevenire e riconoscere eventuali comportamenti illegali c’è bisogno di tutti, in particolare di una totale collaborazione tra le autorità di controllo, le amministrazioni pubbliche e le imprese, al fine di rafforzare quella necessaria trasparenza, contruibuendo così all’integrità di questo settore degli appalti pubblici, ridotto ormai a vero e proprio “bancomat”, sì… di tutte quelle imprese formalmente “controllate”, già… da chi sappiamo!!!

Prevenire, proteggere e punire!!!

Così il ministro dell’Interno Angelino Alfano è tornato a parlare sulle denunce contro il racket da parte dei commercianti di Bagheria: dobbiamo dimostrare che lo Stato sa prevenire, proteggere e punire!!!
Esiste già una legge che preveda la selezione delle imprese, attraverso alcuni meccanismi tra cui:
le white list
– il rating di legalità 
– le interdittive antimafia
Le White list, rappresentano un primo passo per snellire le procedure antimafia delle imprese da parte di tutte le prefetture e costituisce un elenco di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori che risultano non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa.
L’iscrizione alle liste è volontaria e dura 12 mesi, la prefettura avrà 90 giorni di tempo per dare l’ok consultando la Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia (ancora questa in fase di definizione) e, in attesa della Banca dati antimafia, farà i controlli con i collegamenti informatici previsti dal Codice antimafia (articolo 99, comma 2 bis). 
Le prefetture, inoltre, renderanno pubbliche le White List nel proprio sito alla sezione Amministrazione trasparente.
Il rating di legalità è un nuovo strumento introdotto nel 2012 per le imprese italiane, volto alla promozione e all’introduzione di principi di comportamento etico in ambito aziendale, tramite l’assegnazione di un riconoscimento –  misurato in stellette –  indicativo del  rispetto della legalità da parte delle imprese che ne abbiano fatto richiesta e, più in generale, del grado di attenzione riposto nella corretta gestione del proprio business.  
All’attribuzione del rating l’ordinamento ricollega vantaggi in sede di concessione di finanziamenti pubblici e agevolazioni per l’accesso al credito bancario.
Infine, l’interdittiva antimafia, ha carattere preventivo e si fonda sugli accertamenti compiuti dai differenti organi di polizia giudiziaria, valutati dal prefetto competente territorialmente e prescinde dall’accertamento di singole responsabilità penali nei confronti di soggetti che hanno rapporti con la pubblica amministrazione.
Costituisce una misura preventiva volta a colpire l’azione della criminalità organizzata impedendole di avere rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione e rappresenta una valutazione sulla discrezionalità, che può essere assoggettata al sindacato del giudice amministrativo sotto il profilo della sua logicità in relazione a quella che è l’effettiva rilevanza dei fatti che sono stati accertati.
Si capisce da quanto sopra, che le organizzazioni mafiose rimangono ancora oggi, uno dei principali fattori da colpire, in particolare nel Mezzogiorno dove esercitano ancora, il controllo fisico del territorio, sinonimo di potere e prestigio!!!
Le parole del vicepremier e ministro dell’Interno, Angelino Alfano, sono chiare, perché la mafia non si presenta più attraverso gli omicidi e le bombe, ora aggredisce l’economia sana, proponendo servizi illegali, quali sovra-fatturazione, utilizzo di personale non dichiarato a basso costo, procedure doppie e soprattutto l’investimento in particolare in quei settori che più di altri, realizzano massimi profitti, quali, lo smaltimento dei rifiuti, l’energie rinnovabili, la gestione degli immigrati, tutte procedure che trovano collaborazione, attraverso soggetti disposti alla corruzione 
Sono personaggi insospettabili, collegamento tra la politica e l’imprenditoria, colletti grigi all’interno delle istituzioni, di quelle amministrazioni regionali, provinciali, comunali, dove il reato più frequente è rappresentato dallo scambio elettorale politico-mafioso!!!
La mafia dice Alfano, ha cambiato non solo strategia ma anche domicilio… avendo capito che il business economico è al Nord, ecco che si è organizzato, trasferendo i propri affiliati e inserendoli in quelle società, all’apparenza limpide e operative, che hanno viceversa unico fine, quello di riciclare il denaro sporco..
Vengono acquistati patrimoni immobiliari, si inseguono appalti pubblici, ci si inserisce con modalità criminali nel controllo del territorio… vedasi, vendita di armi, stupefacenti, estorsioni, gioco d’azzardo, prostituzione, ecc…
Altro settore fortemente attaccato dalle mafie, è quello agroalimentare, da sempre il più redditizio… 
Si è vero, dal canto suo, lo Stato fa di tutto per combattere il fenomeno mafioso, aggredisce i patrimoni, sequestra e confisca le società, opera una strategia preventiva, nell’individuare quelle possibili società affiliate e tenta di promuovere quella cultura di legalità…
Il vero nodo aggiunge Alfano però, è far comprendere a tutti che, operare nella legalità è cosa più appetibile… rendendo così sconveniente quella negoziazione con i mafiosi!!!