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Aiuti umanitari o finanziamenti al terrore? Il labirinto dei soldi per Gaza.


L’operazione condotta stamani a Genova, che ha portato all’arresto di nove persone con l’accusa di finanziare Hamas, non è soltanto un fatto di cronaca giudiziaria, ma uno spartiacque che ci costringe a guardare oltre la superficie, dentro un meccanismo più vasto e inquietante, dove ciò che appare come sostegno umanitario finisce per alimentare la macchina del terrore.

L’indagine ha ricostruito con cura come, dietro le facciate di associazioni benefiche, una parte consistente dei fondi raccolti a nome dei civili di Gaza venisse dirottata verso le casse del gruppo, seguendo flussi di denaro articolati su scala internazionale. È l’immagine di un’organizzazione che non sopravvive per caso, ma grazie a un’architettura finanziaria globale, sapientemente dissimulata dietro la sacralità del soccorso a un popolo in sofferenza, e proprio per questo difficile da smascherare.

Questa realtà obbliga a riconsiderare le dinamiche profonde che tengono in vita il conflitto. Quando sento parlare di disarmo di Hamas, come previsto da alcuni piani di pace, la mia prima reazione non è di speranza, ma di scetticismo, perché mi chiedo: perché mai un gruppo che ha costruito il proprio potere sulla forza militare dovrebbe rinunciarvi di propria iniziativa?

Le sue milizie, nonostante due anni di guerra intensa, rimangono numerose e ben strutturate, e i suoi leader, pur colpiti in più occasioni dai servizi segreti israeliani, continuano a operare, spesso al sicuro fuori da Gaza, protetti da confini e giurisdizioni compiacenti. Per loro, la lotta armata non è uno strumento contingente, ma un diritto inalienabile, un pilastro identitario e strategico inscindibile da un più ampio progetto politico, ovvero la creazione di uno stato palestinese, un obiettivo ancora ostacolato, con tenacia, da molte potenze regionali e internazionali.

È qui che emerge il cuore della questione, non ideologico ma geopolitico. La resilienza di Hamas non si spiega soltanto con la fede o il rancore, ma con una rete fitta di sostegni esterni, dove paesi che si presentano pubblicamente come mediatori di pace hanno storicamente finanziato e ospitato i suoi vertici, vedendo in esso non un nemico da neutralizzare, ma uno strumento per proiettare influenza, destabilizzare avversari, o semplicemente mantenere aperto un fronte utile ai propri equilibri di potere.

Questi attori, mossi da un’opposizione strategica a Israele o dalla necessità di bilanciare le forze nella regione, garantiscono a Hamas una linfa vitale che va ben oltre le donazioni raccolte sotto falsi pretesti umanitari. La lotta armata diventa così un’attività strutturata, sostenuta da capitali, protezione diplomatica e alleanze informali, e ogni tentativo di disarmo si arena in un labirinto di veti incrociati, doppi giochi e obiettivi celati.

Ne deriva un’impasse non casuale, ma calcolata. Da un lato si evocano forze internazionali di stabilizzazione o governi tecnici, ma questi progetti si infrangono sulle reciproche diffidenze e su condizioni che nessuna parte è disposta a soddisfare. Chi dovrebbe garantire la sicurezza rifiuta di collaborare con chi detiene influenza reale sul campo, e chi dovrebbe sostituire le armi con istituzioni credibili è considerato troppo debole o inaffidabile per assumersi il compito.

E nel mezzo, c’è sempre Gaza. Una popolazione usata due volte: prima come copertura emotiva per raccogliere fondi che poi alimentano il terrore, poi come pedina in una partita più grande, dove il suo vero interesse, il suo bisogno di pace, di ricostruzione, di dignità, viene costantemente sacrificato sull’altare di calcoli finanziari e disegni di potere che non le appartengono.

Per questo ritengo che l’operazione di Genova non sia un caso isolato, ma un campanello d’allarme chiaro, un sintomo visibile di come la perpetuazione del conflitto non sia una semplice tragedia, ma una scelta funzionale a molti, mentre il prezzo, sempre lo stesso, continua a essere pagato da pochi.

La cosa più assurda, forse, è che in molti, anche nel nostro governo, hanno avuto il coraggio di celebrare la fine di un conflitto che non è mai finito, visto che proprio in queste ore l’artiglieria israeliana sta bombardando il sud del Libano e gran parte della Striscia di Gaza

#portichiusi!!! Quel falso moralismo di "soccorso umanitario", espresso dai nostri giornalisti venduti alla politica!!!

C’è una nave, l’Aquarius di proprietà franco-tedesco che vuole entrare nei porti italiani… 
Di contro quelle stesse nazioni, Francia e Germania, vietano ai loro confini l’ingresso a tutti i migranti!!!
Abbiamo poi una nazione Malta, già a suo tempo dal sottoscritto fortemente criticata, che attraverso le proprie autorità, impedisce a qualsiasi nave l’ingresso in porto, senza assicurare alcun soccorso umanitario
Continuando… basti osservare quanto accaduto quest’ultimo anno, con la limitazioni ed i controlli effettuati dalla marina libica di fronte alle proprie coste…
Questi hanno impedito la partenza di quei migranti, tanto d’aver diminuito in maniera drastica il business di quella criminalità organizzata che utilizza per l’appunto gli scafisti, ma anche molte Ong (che, è stato dimostrato dalla procura etnea, essere in collegamento radio con quelle associazioni malavitose, affinché permettessero il recupero -in posizioni prestabilite- di quelle imbarcazioni), dedite principalmente a incrementare i loro incassi milionari, più che interessarsi a soccorrere quei poveri sventurati…
Da quanto sopra, potete comprendere come l’argomento sia stato più volte evidenziato… ma purtroppo si sa, il denaro incassato, grazie a questi migranti, ha messo a tacere molti…
Continuando… la Tunisia, che stranamente ha aperto a quegli scafisti – d’altro canto interetti dalle coste libiche – una nuova via d’attraversamento, certamente più agevole, in quanto basta soltanto un’ora per giungere nelle nostre coste, ma che si permette attraverso il proprio governo di dichiarare al nostro paese, che così facendo, cioè con i blocchi, si violano le leggi internazionali!!!
Ma quali sarebbero queste leggi internazionali… quelli di trasformare la nostra terra, la Sicilia, in un paese di migranti, mentre gli altri stanno a guardare???
E’ facile parlare di accoglienza… quando a farlo siamo solo noi “siciliani”, mentre il resto del mondo guarda indifferente!!!
Ed i nostri politici, mi riferisco a quelli appena trascorsi, già quei governi di centro-sinistra, che da un lato si sentono offesi per queste iniziative del nuovo governo, ma dall’altro proteggono quelle loro regioni di colore rosso… cacciando di fatto i migranti che non vogliono vedere neppure per strada!!!
Quanti falsi moralisti, mi fanno veramente schifo… loro e quei articoli scritti dai loro padroni, in quei quotidiani di parte… 
Hanno quale unico scopo, quello di attaccare il nuovo governo Lega-M5Stelle, ed in particolare Matteo Salvini che ha avuto il coraggio di dire le cose come stanno!!!
D’altronde, il nostro ex ministro Minniti, perché non ci dice dove sono finiti centinaia di migliaia  di migranti… nel nostro territorio???
Non sanno neppure dove si trovano, hanno fatto perdere le loro tracce, molti di loro sono entrati con i polpastrelli bruciati per non farsi identificare… 
Molti di essi sono criminali, scappati da quei loro paese perché condannati, altri sono terroristi ed altri ancora, quelli che sfuggono dalle guerre civili, dopo che giungono qui cosa fanno… senza un vero programma d’accoglienza, senza un lavoro, senza denaro e senza alcuna stabilità… 
Ed allora diciamolo cosa fanno… stanno durante il giorno negli incroci a chiedere l’elemosina o a pulire i vetri dei passanti??? NO!!! 
Vendono merce clonata nei vari mercati rionali… lavorano come schiavi per 16 ore al giorno da quei caporalati per raccogliere frutta e verdura e la notte si dedicano alla spaccio di sostanze stupefacenti o al controllo della prostituzione!!!
Sono riuniti dentro bande criminali che operano nella nostra isola, sotto il diretto controllo di cosa-nostra, che utilizza questa manodopera a basso costo per i propri fini e soprattutto perché lascia loro tutti i rischi, nel caso in cui venissero scoperti dalle forze dell’ordine…  
Tutti sanno tutto… ma fanno finta di non sapere e poi si meravigliano quando accadono situazioni come quelle di Pisa, dove per l’appunto alcuni carabinieri sono stati pestati da alcuni extracomunitari o le vicende calabresi, dove alcuni cittadini esasperati, hanno usato ahimè la forza, per controllare il proprio territorio…
Questa è una polveriera ad orologeria e se non si prendono misure drastiche ed immediate, purtroppo ne pagheremo tutti le conseguenze…