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Un giovane non trova lavoro perché manca di esperienza!!! Ma non è che manca di esperienza proprio perché non trova lavoro???

Leggo spesso in molte proposte di lavoro per giovani la dicitura: …….. “con esperienza“!!!

Mi chiedo, ma come fa un giovane alle sue prime armi ad avere esperienza, se in quel mondo del lavoro deve ancora entrare???

Comprenderete come trattasi dell’ennesima “presa per il cul… “!!!

Difatti, da un lato i datori di lavoro tendono ad assumere giovani affinché le loro imprese possano godere dei benefici previsti quali ad esempio gli sgravi sui contributi previdenziali e non mi riferisco alle sole assunzioni under 36, no… perché vi sono anche altre agevolazioni, l’assunzioni di donne, gli apprendistati, le assunzioni al sud, gli over 50 anni, la sostituzione dei lavoratori prossimi al congedo, i disabili, le rioccupazione, i lavoratori provenienti da aziende in crisi, i percettori Naspi e via discorrendo…

Diciamo che se un’impresa oggi vuole realmente assumere, lo Stato mette in condizione quell’imprenditore di beneficiare di parecchie agevolazioni anche fiscali, certamente non si può avere tutto e quindi un sacrificio quel datore di lavoro deve compierlo…

In particolare la formazione è alla base di quel nuovo rapporto, l’addestramento, saper istruire il giovane ai compiti richiesti, vanno aggiunte l’insieme di misure, provvedimenti, valutazioni e monitoraggi che bisogna mettere in atto per i compiti assegnati, questi debbono rappresentare concetti prioritari, aggiungerei  fondamentali… ancor prima che qualsivoglia lavoratore inizi il suo nuovo incarico. 

Non si può pensare di mandare un neo assunto allo sbaraglio, peraltro è quanto solitamente accade, dimenticando che per quel giovane, quello ora in atto, rappresenta la sua prima esperienza…

Egli infatti, passa da una condizione che definirei “protetta” qual era fino a pochi giorni prima la propria casa, la scuola, il cortile, ad un contesto nuovo, pieno di insidie e rischi…

Bisogna concedere quindi del tempo, d’altronde avendo questi poca familiarità con il luogo di lavoro, non possiede – per come si vorrebbe – quella necessaria esperienza, ma non solo, egli, proprio per quella sua tenera età, affronta quelle mansioni con incoscienza, l’età infatti lo porta a non prendere sufficientemente sul serio i rischi che da lì a poco potrebbe affrontare…

E’ stato dimostrato infatti che i giovani tra i 18 e i 24 anni hanno almeno il 50% di probabilità in più di subire un infortunio sul lavoro, proprio perché sono più vulnerabili e non si tratta di renderli semplicemente edotti o consapevoli sui compiti assegnati, oppure di rispettare i doveri posti in bakeka, no… si tratta d’impegnare e trasformare quei fanciulli inesperti, in uomini e donne responsabili. 

Perché proprio l’immaturità a costituire il loro più grande handicap, non solo dal punto di vista fisico, ma soprattutto psicologico; la mancanza di competenze, la non conoscenza degli obblighi previsti o le responsabilità nei confronti di terzi, cui va aggiunta il più delle volte una mancanza di iniziativa di fronte ad un’emergenza, ad un problema, come anche il doversi confrontare con gli altri colleghi…

Quanto sopra rappresentano vere e proprie insidie, vulnerabilità che vengono il più delle volte  sottovalutate dalla maggior parte dei datori di lavoro, in quanto essi – per loro natura – mirano essenzialmente alla “produzione” o come solitamente accade, non essendo di fatto i reali interpreti di quel ruolo, ma lo sono soltanto nel diritto, in quanto rappresentando nella sostanza, quell’abituale figura di prestanome, che non ha in se alcuna capacità imprenditoriale e ancor meno culturale per esercitare quel ruolo e difatti sono proprio questi i motivi che portano a quelle palesi vulnerabilità alle quali solitamente non riescono a fornire appropriate soluzioni, che ripeto sono rappresentate dalla formazione, dalla supervisione e soprattutto dall’addestramento!!!
Cercasi giovani con esperienze”: sì… ma dove sono???

Riposto, avvicendamento al vertice della Guardia Costiera

Ho letto ieri dell’avvicendamento al vertice della Guardia Costiera di Riposto e desideravo riportarne in questo mio blog la notizia…

Dopo due anni infatti ha lasciato l’incarico di comandante del Circomare ripostese, il tenente di vascello, Francesca Natale che ora assumerà un nuovo e importante mandato al Comando Generale delle Capitanerie di porto a Roma. 

Al passaggio delle consegne con l’ufficiale subentrante, tenente di vascello Diletta Volpe, ha preso parte il comandante della direzione marittima di Catania, Contrammiraglio, Giancarlo Russo, ma non solo, erano presenti alla cerimonia i vertici locali delle forze di polizia, associazioni e naturalmente i sindaci del comprensorio jonico, con in testa il sindaco di Riposto Enzo Caragliano che ha espresso parole di ringraziamento per l’ufficiale che lascia la cittadina marinara: “un comandante che si è distinto soprattutto per la tutela dell’ambiente, attraverso iniziative di contrasto forti, determinate e talvolta impopolari”.

Una garanzia certamente di legalità che contrasta ahimè con quanto viceversa compiuto negli anni precedenti (periodo settembre del 2019 – maggio del 2020) emersa con l’inchiesta  “Pecunia Portuum” e nella quale sono state evidenziate tutta una serie di interventi irregolari, difformi e soprattutto “grossolani”, all’interno di quel porto. 

Infatti per quanto sopra, la Gdf ha eseguito un’ordinanza con cui il Gip ha disposto delle misure cautelari interdittive nei confronti di alcune imprese e di sei soggetti indagati per frode nelle pubbliche forniture e in relazione all’esecuzione dei lavori realizzati per l’appalto a protezione dello specchio acqueo del primo bacino del porto di Riposto.

Auguro quindi al nuovo ufficiale, Diletta Volpe, di continuare quell’opera fondamentale di vigilanza, controllo e sicurezza, ben condotta in questi due anni, dal suo predecessore.

Buon lavoro.  

Controlli inefficaci sul territorio??? Ecco quantomeno una soluzione!!!

Mi ero ripromesso di scrivere un post a riguardo…

Ed allora eccomi qui a suggerire una soluzione che potrebbe in maniera semplice essere adottata, se soltanto il nostro governo nazionale e di conseguenza le istituzioni poste a quei controlli, decidessero d’iniziare in maniera seria e soprattutto estesa, quelle opportune verifiche sul territorio che porterebbero in pochi mesi a far emergere tutta una serie di contraddizioni, tra illegalità e raggiri compiuti ai danni dello Stato!!!

La mia idea prende spunto da un’esperienza vissuta in Ucraina, in particolare ad Odessa, ma quanto sto per descrivere posso garantirvi avveniva ad ogni angolo di quella nazione: l’iniziativa messa in atto in quel Paese come soluzione pratica al controllo del territorio, era di posizionare nei punti strategici della città, in particolare quelli d’ingresso e di uscita, tutta una serie di postazioni di polizia, ma invece di usare le forze dell’ordine già abbastanza impegnate, utilizzavano i militari..

Ogni squadra era costituita da 5 elementi, tra cui due soggetti posti sul veicolo militare su cui era stata posizionata una mitragliatrice pesante a copertura dei tre militari posti a terra, anch’essi armati e con mitragliatori leggeri, i quali procedevano a fermare quelle particolari auto su cui credevano potessero viaggiare soggetti poco raccomandabili o quantomeno da controllare (non certo il vecchietto o la bella ragazza…).

Ecco quel particolare sistema potrebbe essere utilizzato da noi; tutto il sistema di controllo inizia sin dal momento del fermo, con la verifica dei documenti d’identità e della patente del guidatore, si passa poi alla regolarità assicurativa e di revisione del mezzo, ma soprattutto ciò che conta appurare è l’attestazione che autorizza quella persona fermata all’uso di quel mezzo, cioè quest’ultima deve dimostrare di essere il proprietario, il legale rappresentante, un delegato e/o dipendente, un agente/rappresentante di commercio o anche un semplice cittadino che ha deciso di noleggiare quel mezzo: il controllo verrà eseguito on line e comprenderà l’inserimento in un database non solo di quell’autista, ma anche di tutti gli eventuali occupanti l’auto, quanto compiuto servirà successivamente per poter incrociare questi dati registrati, con eventuali provvedimenti che potrebbero essere successivamente disposti dalle autorità giudiziarie… 

Va precisato altresì che se durante quei controlli l’autista di quell’auto dimostrasse di non aver alcun legame con la proprietà della stessa, ecco che si interverrebbe immediatamente con il sequestro del mezzo, in attesa che il reale proprietario si presenti presso gli uffici di competenza, per spiegare in maniera inequivoca, i  motivi che hanno portato a concederne l’uso di quell’auto ad un soggetto terzo.

Difatti, basterebbe bloccare la maggior parte delle auto di grossa cilindrata che in questo giorni circolano nella nostra città, per scoprire come queste siano in mano a soggetti estranei, tra l’altro sono certo che la maggior parte di essi risulteranno essere nullatenenti, possibilmente disoccupati e ritengo di poter aver un alta probabilità d’indovinare, se dichiaro che questi soggetti percepiscono anche il “reddito di cittadinanza“!!!

Viene infatti spontaneo chiedersi: come fa un soggetto come questo (ovviamente la circostanza vale anche se fosse una donna al volante…) a guidare un auto da oltre 50/100.000 euro??? Ed ancora, perché è stato concesso ad egli quell’uso e da chi??? Ipotizzando che quei controlli fossero compiuti in maniera accurata e costante, diventa agevole costatare quando quell’auto viene nuovamente riutilizzata da quello stesso soggetto o da un suo familiare!!!

Per cui, le ipotesi che restano è che egli possa essere di fatto il reale proprietario di quell’auto ed altri invece, se pur registrati ufficialmente nei camerali, siano esclusivamente delle teste di legno, come viceversa, può risultare che essi siano per c/ di quelle società dei semplici prestanome, a cui è data la possibilità (quasi fosse un contentino) di poter viaggiare saltuariamente su quella auto di lusso… 

Naturalmente grazie a quei controlli si potrebbe anche verificare se quei soggetti siano più o meno legati ad una associazione criminale e quindi proprio attraverso quell’auto, gli organi di polizia tributaria potranno procedere alla verificare in maniera diretta della contabilità societaria, analizzando in quali modi quell’auto o il parco macchine sia stato acquistato, se il bilancio ne permetteva l’acquisizione o se viceversa la cassa in quel preciso momento fosse in rosso e quindi non ne permetteva l’acquisto, portando quindi quegli ispettori a dover concludere che l’acquisto era stato realizzato grazie ad una contabilità extra in nero del tutto parallela.

Resta infine per correttezza da comunicare che chiunque può in maniera legale comprarsi l’auto che più desidera e che si può permettere; il post d’altronde non è realizzato per chi dimostra di aver una propria agiatezza o delle risorse personali/familiari chiare e ben evidenziate, bensì l’analisi compiuta sopra fa esclusivamente riferimento a coloro che non possono dimostrare di avere alcuna capacità economica, ma che attraverso espedienti illegali, di malaffare, corruzione ed evasione, manifestano palesemente “a mo’ di sfottò”, quanto sono stati in grado di compiere, grazie a questo Stato che glielo ha semplicemente permesso…

La criminalità organizzata e gli appalti per i servizi della rete ferroviaria: per ora sono soltanto 35 le misure cautelari ma sono certo che a breve – da altre regioni – verranno aggiunti nuovi nominativi!!!

Certo scoprire che negli appalti per i servizi della rete ferroviaria vi sia – secondo l’ultima indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli – la criminalità organizzata potrebbe sembrare una sorpresa ma se si analizzano le metodologie applicate per  quelle aggiudicazioni si scopre come dietro vi sia l’attuazione di procedure illegali e coercitive.

Difatti, le società che puntano a quegli appalti, ma anche le imprese che vengono solitamente inserite in qualità di subappaltatori, riescono ad ottenere ciò attraverso metodologie molto pratiche e soprattutto dirette al fine di ottenere quello scopo: vedasi d’altronde l’utilizzo di metodi estortivi, turbative d’asta, intestazione fittizia di beni, corruzione e soprattutto riciclaggio, il tutto con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa che da un lato permette di controllare quegli appalti e d’altro determina chi deve lavorare e chi no.

Come sempre avviene in questi casi, quando cioè si giunge alla fine dell’inchiesta, ecco che si procede con l’esecuzione dei provvedimenti di misure cautelari, nel caso specifico per 35 soggetti, con i relativi decreti di sequestro preventivo sia di beni mobili che di immobili per un valore complessivo stimato in circa 50 milioni di euro.

A questi soggetti sono state imposte, per circa la metà, le misure di custodie in carcere, mentre per tutti gli altri, gli arresti domiciliari e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria…

Va altresì detto come i provvedimenti cautelari, siano stati eseguiti no solo nelle province di Napoli, ma anche in quelle di Caserta, Roma, Bari e Lecco, e sono stati emessi diversi procedimenti dal gip di Napoli nei confronti di persone ritenute gravemente indiziate, tra cui un avvocato e un responsabile di un’agenzia bancaria…

Ritengo che se quanto svolto in questi giorni dalla Dda partenopea, fosse anche esteso ad altre regioni del nostro Paese, si scoprirebbe come il sistema attualmente perpetrato ed ora per fortuna emerso, grazie all’inchiesta di cui sopra, non rappresenti altro che un esempio perfetto di quanto sta accadendo anche in altre realtà, di cui però finora si è preferito non indagare…

D’altronde non dobbiamo dimenticare come quei grossi appalti siano una manna dal cielo per la nostra politica e per molti referenti istituzionali che trovano attraverso essi un vero e proprio indotto, garanzia occupazionale per i propri familiari e/o amici, nuovi posti di lavoro in un grave momento di crisi, ma soprattutto, questi soggetti “raccomandati” diventano con il tempo, garanzia di quelle preferenze elettorali da sfruttarsi al momento opportuno.

Quindi cosa dire, fa comodo a molti restare come siamo, poi che gli appalti vengono compiuti in maniera non regolare, che la sicurezza (tanto decantata dai nostri Presidenti e governanti) non venga applicata in maniera corretta, che le forniture siano sotto dimensionate e i raggiri sono sotto gli occhi di tutti, beh… poco importa, perché come si dice da noi “mangia e fai mangiare“, peraltro questo è quanto la maggior parte dei miei connazionali vogliono di fatto (sempre) ottenere!!!

Penso che a tutti noi non resti che attendere di leggere – su qualche nota testata giornalistica – la prossima inchiesta giudiziaria su quei lavori “ferroviari”; d’altronde, considerate le facoltà “magiche” personali che molti amici mi attribuiscono, ho come la sensazione che a breve – anche nella mia regione Sicilia – possa accadere qualcosa di analogo con quanto emerso in queste ore. 

Come dicevo… non resta che attendere, ma non credo ci vorrà molto.

Morti sul lavoro: una vergogna per lo Stato che non si impegna in maniera seria a mettere in pratica le procedure corrette!!!

Presidenti Mattarella e Draghi, basta con proclami o belle parole sulla sicurezza, d’altronde permettetemi di dire che Voi, non ne sapete nulla su questo argomento ed allora mi chiedo, perché non affidarsi a chi da sempre opera in quel settore!!! 

Il sottoscritto ad esempio opera da oltre trent’anni in qualità  R.S.P.P. (oltre che come Coordinatore e Formatore…), ed in questo lungo periodo mi pregio di non aver mai avuto un solo incidente nei cantieri da me seguiti e posso assicurarvi che non si è trattata di semplice fortuna!!!

Ora, se pensavate per un istante che quanto sopra sia stato dovuto ad una mera casualità, no… miei cari Presidenti, mi dispiace deludervi, ma ciò è accaduto in quanto il sottoscritto, perdonatemi la frase scurrile – “ci ha scassato la minch… ogni giorno, sia ai lavoratori che ai colleghi preposti alla sicurezza” affinché ciascuno di essi compiesse in ogni istante il proprio dovere, senza mai distrarsi ma soprattutto mettendo in pratica quelle necessarie misure di prevenzione e protezione e salvaguardia di ogni fase lavorativa proteggendo tra l’altro anche l’altrui lavoro… 

Perché il problema fondamentale è quello di mettere in pratica – in maniera semplice ma soprattutto facilmente comprensibile – quanto riportato in quel testo unico del D.L.vo 81/08 e s.m.i., ma serve a poco conoscere le norme se poi queste di fatto non vengono messe in pratica o dovrei aggiungere che chi per primo dovrebbe imporre quelle regole, è proprio lo stesso individuo che se ne fotte!!!

Permettetemi altresì di aggiungere che il sistema per come è strutturato, mi riferisco alla gestione della sicurezza sul lavoro (in sigla SGSL) è di fatto totalmente inconcludente poiché se chi dovrebbe controllare e verificarne l’operativa sul campo è di fatti sottomesso al proprio datore di lavoro, il quale ha solitamente come primo obiettivo quello di mirare esclusivamente alla produttività a scapito della sicurezza, è evidente che il sistema della sicurezza implode su se stesso…

Vi è quindi la necessità di cambiare quelle regole, chi svolge la funzione di controllo deve essere slegato da quel rapporto di sudditanza che lo lega all’impresa stessa; quanto riportato vale anche anche per chi svolge la funzione di Coordinatore: comprenderà bene che se nei lavori privati (ma potrei estendere il concetto anche per quelli pubblici), la figura posta a controllo delle procedure previste e dei controlli, risulta troppo rigida o professionalmente distaccata dal Committente che lo ha chiamato (lo stesso che d’altronde paga le sue fatture), se nel suo operare evidenzia un atteggiamento energico, fermo o risoluto, non permettendo alle imprese o ai lavoratori individuali che si possa violare anche uno solo di quegli adempimenti, ecco che questo professionista, difficilmente verrà premiato e quindi nuovamente chiamato per un altro incarico, no…  al suo posto verrà scelto un collega certamente più disponibile a chiudere un occhio…

La stessa cosa vale peraltro per l’R.S.P.P. o per l’addetto “Preposto” che fintanto dipende dallo stipendio ricevuto da quell’imprenditore (mi riferisco a quello “negligente”, perché ve ne sono tanti altri che dimostrano di tenere alla sicurezza della propria impresa) è evidente che il loro potere decisionale vale nulla!!!
Difatti, riuscire a far la voce grossa, imporsi in quelle scelte fondamentali per la messa in pratica della sicurezza sui luoghi di lavoro, procedere con gli acquisti dei Dpi, passa tutto in secondo piano quando quel rapporto – a causa delle continue richieste per far fronte a quella inadeguata sicurezza – comporterà l’allontanamento di quel responsabile o l’eventuale modifica del rapporto contrattuale…

Ed infine la situazione peggiore, i “Committenti”: sì, proprio loro che manifestano ovunque a grandi titoli di voler adottare all’interno della propria società quanto necessario per portare a zero quei rischi connessi alla sicurezza, trasmettendo tra l’altro quel messaggio anche ai partner affidatari e di conseguenza alle loro imprese subappaltatrici…

Ora, come dicevo sopra, se quanto fatto resta esclusivamente sulla carta, se sono proprio quest’ultimi i primi a limitarsi ad adottare la sicurezza, espletandola solo dal punto di vista cartaceo, senza poi intervenire in maniera concreta o in particolare, quando emergono gravi problematiche in quei loro cantieri (ah dimenticavo… alcune di esse fanno altresì firmare agli imprenditori nei contratti d’appalto, limiti di riservatezza, affinché nulla di ciò che accade all’interno di quei lavori venga riportato all’esterno in particolare ai media; mi chiedo, non è che forse dovrei pensare che l’intenzione reale è quella di non far giungere mai nulla all’esterno o direttamente a quegli organi competenti o ancor più giudiziari???)!!!

Permettetemi di aggiungere come la circostanza peggiore è rappresentata quando questi – pur venendo a conoscenza delle criticità presenti nei loro cantieri – non si adoperano minimamente per attuare quelle necessarie risoluzione, viceversa si chiudono a riccio, chissà forse per salvare l’onorabilità di quella propria struttura o forse per tutelare quei loro referenti impreparati o certamente inadeguati per occupare posizioni così strategiche e particolarmente decisionali??? 

Ma d’altronde anche loro cercano di salvaguardarsi il proprio orticello, già… quel posto di lavoro ricevuto certamente in maniera immeritata e che ha come unico fine, non tanto il rispetto delle norme previste dai CCNL e/o quanto riportato nei Capitolati d’Appalto, no…  il loro interesse non è sulla salvaguardia delle vite umane, essi viceversa puntano a procedere nella direzione della produttività, affinché i tempi previsti di quei loro cronoprogrammi vengano rispettati e rimettendo così ad altri – mi riferisco ai referenti delle affidatarie o agli addetti della sicurezza delle altre imprese sottostanti – tutti i problemi connessi con quelle fasi lavorative programmate.  

Sì… cari Presidenti, continuiamo a parlare di Sicurezza sul lavoro, tanto più di parlarne in questo nostro Paese cosa si fa: intanto oggi a causa vostra, piangiamo altri quattro morti, ma vedrete non saranno neppure gli ultimi!!!

Cordialmente, Nicola Costanzo    

P.s. è siamo giunti a – 5

Restano ora sulla strada lumini e fiori…

Il bilancio finale è di tre morti e tre feriti e per come si è compiuto l’incidente si può dire che si è evitata una strage!!!

Come scrivevo alcuni mesi fa, “Prima il lavoro e poi, ah si dimenticavo… il rispetto della normativa sulla sicurezza” – http://nicola-costanzo.blogspot.com/2021/08/prima-il-lavoro-e-poi-ah-si-dimenticavo.html, anticipando che le morti bianche non si sarebbero arrestate e così è stato durante quest’anno!!!

Si ora come sempre avviene dopo una tragedia entrano in azione i tecnici dello Spresal, le forze dell’ordine e la Procura che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti e ha nominato come sempre avviene un consulente per individuare le cause di quanto occorso, ma ormai l’incidente è accaduto e nella strada restano solo fiori e lumini…

E dire che proprio alcuni giorni fa durante le manifestazioni nazionale sindacali ci si appellava alle istituzioni affinchè si mettano in pratica gli interventi previsti per la sicurezza nei cantieri, in particolare vista la ripresa di tutti quei lavori privati a seguito rilascio di bonus facciate e superbonus 110%.: Non vorremmo ritrovarci ancora una volta di fronte all’ennesima strage nei cantieri legata a tempi e modalità di lavoro, dove la fretta e la velocità eccessiva aumentano i rischi e dove la ripresa fa sempre più rima con incidenti e lavoro nero a fronte di una domanda di lavori superiore alla capacità delle stesse imprese – hanno dichiarato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini e il segretario della Fillea Cgil, Alessandro Genovesi – La logica di fare sempre di più e più presto, con orari di lavoro massacranti e ricorso a squadre di cottimisti in sub appalto, che rischia di mettere la sicurezza di lavoratori e dei cittadini in secondo piano, – hanno aggiunto – deve essere contrastata. I cantieri non possono diventare il far west».

Già… Occorrono fatti concreti a partire da più controlli e formazione, soprattutto in edilizia, tanto più in questa fase di forte ripresa del lavori!!!

Ma come ripeto spesso, nel nostro paese, si parla, si parla, ma poco si fa per attuare le giuste soluzioni, forse epercé questo sistema malato vuole che si continui così, giocando sulla vita dei cittadini e fregandosene di attuare quelle regole di prevenzione che ridurrebbero di fatto gli incidenti mortali che, proprio quest’anno, hanno superato di gran lunga il numero di vitime degli scorsi anni…

D’altronde è passato un decennio da quando il sottoscritto riferenedosi alla propria città, Catania, scriveva un post http://nicola-costanzo.blogspot.com/2011/10/sicurezza-sul-lavoro-catania-capitale.html evidenziando tutti i problemi relativi alla gestione della sicurezza dei lavori ed indicando eventuali soluzioni da adottare!!!

Certo, se qualcuno da Roma – totalmente impreparato professionalmente (per non dire “incompetente”) sotto il profilo della sicurezza sui luoghi di lavoro – si fosse semplicemente degnato di leggere il mio post, metendo in pratica quanto consigliato, oggi certamente non saremmo qui a parlare di morti bianche e chissà, sicuramente centinaia di quelle vittime, sarebbero ancora quì tra noi, con i propri cari a preparare e festeggiare le prossime feste natalizie…

Già… ma come si dice: con i se e con i ma non si va da nessuna parte!!!

    

Stretta sulla sicurezza dei lavoratori!!! Certo che se l'asticella dei lavoratori a nero è ora scesa al 10% più del 60% delle imprese sono a rischio di chiusura!!!

La stretta dal governo era stata annunciata ed ora finalmente si è concretizzata!!!

La sospensione dell’attività, che prima era una facoltà degli organi di vigilanza, ora è diventata un obbligo se più del 10% dei lavoratori è in nero!!!

D’altronde vorrei aggiungere, come si può chiamare una società impresa quando tra il suo personale vi sono operai che operano in nero!!!

Tra l’altro vorrei ricordare che questi lavoratori si ritrovano in una specie di limbo, in particolare nei casi d’incidenti mortali, perché molti di quelle vittime vengono fatte scomparire da quei luoghi di lavoro, per poi fare riapparire quei corpi, in una qualche strada di campagna abbandonata o certamente poco trafficata… 

D’altronde come si dice “fatta la legge trovato l’inganno” e non mi riferisco soltanto a quegli imprenditori disonesti, bensì a tutti quei soggetti che per propri vantaggi personali – ad esempio in quanto percettori di reddito di cittadinanza – preferiscono non essere regolarmente assunti, per non perdere quel diritto… 

Le chiamano da anni “la strage delle morti bianche” e mai come in questo periodo si sono contati un numero di vittime così importante… 

Ecco quindi che l’81/08 e s.m.i. viene modificato prevedendo che la vigilanza non spetti solo alle Asl, per come avviene oggi, ma anche all’Ispettorato del lavoro e dovranno lavorare fianco a fianco, coordinando tutte le attività di vigilanza. 

Ovviamente seguono multe e chi non rispetta il provvedimento di sospensione sarà punito con l’arresto fino a sei mesi se ha violato la normativa su salute e sicurezza e con l’arresto da tre a sei mesi o un‘ammenda da 2.500 a 6.400 euro in caso di lavoro nero!!!

Cosa aggiungere – dopo decenni ritardi – si è deciso finalmente di cambiare le regole: certo tutto ora dipende da questi nuovi ispettori appena assunti ed anche dal personale delle forze dell’ordine posto a tutela del lavoro, perché se non si cambia metodologia dei controlli, a poco o per meglio dire a nulla, serviranno queste nuove regole appena pubblicate…

Playa di Catania: Sicurezza Zero!!!

Riprendendo un detto popolare dei miei concittadini: “Quannu a Sant’Aita s’arrubanu… ci misuru i canceddi i ferru!!!
Aver visto ieri sui Tg nazionali e regionali, quanto accaduto presso la nostra Playa… dimostra per l’ennesima volta – senza voler fare polemica – come da noi tutto è basato sulle chiacchiere o dovrei dire nel caso specifico sulla predisposizione di documenti (cartacei) che non hanno alcuna corrispondenza reale, con l’attività svoltasi… 
La dimostrazione di quanto accaduto ieri conferma quanto dal sottoscritto riportato… 
Infatti… mi riferisco a quella mancata messa in pratica di ciò che vi è riportato su quell’inservibile “Documento Valutazione dei Rischi”, realizzato da chissà quale “pseudo” responsabile della sicurezza, che non ha neppur da lontano compiuto una visita ispettiva su quei luoghi di lavoro, su quelle strutture di balneazione ed anche, su tutte le connesse attività presenti, come ad esempio gli uffici di accoglienza, la segreteria/direzione, i locali ricreativi e soprattutto tutti quei locali in cui sono presenti gli impianti tecnologici, la ristorazione, il bar, ecc… 
Sono sicuro che quei tecnici, hanno semplicemente “fotocopiato” uno dei tanti modelli di base DVR (Documento valutazione dei rischi conforme all’Art. 28 del D.lgs 81/2008 s.m.i.) prestatogli da un collega, gli hanno semplicemente cambiato il nome dello stabilimento balneare e senza preoccuparsi di fare tutte quelle reali valutazioni del luogo, degli ambienti, delle attrezzature legate alle fasi operative, degli addetti alla sicurezza presenti e di quelle formazioni effettuate (e soprattutto se quest’ultime sono state negli anni aggiornate…) ecco senza aver compiuto nulla di tutto ciò, hanno redatto il documento…

Oltre a ciò… hanno per di più predisposto il Piano di Emergenza ed Evacuazione, senza valutare eventuali rischi interferenti, ma soprattutto senza aver programmato insieme al titolare di quella struttura, alcune prova di evacuazione, prevedendo ad esempio eventuali rischi d’incendio, di sisma o tzunami… simulando quindi, quanto necessario per la salvaguardia dei clienti presenti in quello stabilimento balneare!!!

Sono certo che in tanti anni, nessuna di quelle strutture ha mai compiuto quanto sopra… già nessuno di loro, come d’altronde neppure quegli enti predisposti, già mai una prova per simulare una situazione d’emergenza, come peraltro non era mai – fino a ieri – predisposta una alternativa “Via di fuga” da quell’area…
Mia figlia ad esempio proprio ieri pomeriggio, si trovava in un lido “Le Piramidi” posto all’incirca nella zona mediana di quel litorale… e nel provare ad allontanarsi con il proprio motorino, si è trovata bloccata nei due sensi di marcia.. sia in direzione tangenziale dove era presente un rogo, che ritornando verso il faro, dove si era sviluppato per l’appunto l’incendio… 
Cosa dire… per fortuna che a limitare i danni sono intervenuti loro, quegli eroi chiamati “pompieri” che in questi giorni, a causa delle alte temperature che stanno alimentando ovunque incendi, non stanno trovando un momento di pausa…
Ora, nello scrivere questo post, sto ascoltando contemporaneamente il Tg su “Telecolor”, in particolare sto osservando quanto accaduto alla Playa…
Certo… ascoltare come alcuni dipendenti d’aver rischiato la propria vita per mettere in sicurezza l’impianto di rifornimento Agip nel quale operavano (adiacente quell’Ente fiera da tempo abbandonato…) o sentire quanto dichiarato ahimè da un’altro concittadino, che ha parlato della presenza sì… dei soccorritori… ma ahimè senz’acqua, fa venire una certa agitazione…
Ecco perché ritengo che da quanto sopra, la nostra Procura etnea debba approfondire in maniera accurata quanto accaduto nella giornata di ieri, ma soprattutto dovrà predisporre un controllo particolarmente dettagliato su tutte quelle strutture di balneazione, dalla messa in opera su quanto riportato in quei documenti obbligatori (previsti nel D.lvo. 81/08 e s.m.i.) e soprattutto verificare la predisposizione di tutte quelle attrezzature necessarie in materia di prevenzione, compresa la loro corretta manutenzione, in quanto quest’ultima assume un ruolo fondamentale, nella garanzia del mantenimento di quei requisiti nel tempo!!!
Altrimenti tutto resterà come sempre, e le nostre vite saranno affidate al fato…  
Perché si sa, appena passato questo periodo si procederà come al solito, già… con quel modo di procedere in maniera sterile e inefficace oppure per come riportato all’inizio, si prenderanno provvedimenti, soltanto quando ormai il danno è stato compiuto: “Quannu a Sant’Aita s’arrubanu… ci misuru i canceddi i ferru”!!!

Un'intervista "stranamente" passata in sordina: "A Catania… serve l'esercito"!!!

Così il Procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro, ha iniziato il dialogo in esclusiva con il Corriere della Sera – link: https://www.corriere.it/cronache/19_aprile_16/a-catania-quartieri-rischio-serve-anche-l-esercito-campo-9af421cc-607d-11e9-b055-81271c93d411.shtml?refresh_ce-cp, che mi permetto di condividere in quanto l’intervista è incentrata sulla nostra città etnea e su temi di stringente attualità come la sicurezza e la lotta alla mafia… 
Catania è una delle metropoli più importanti del Sud d’Italia. Una città che con tutte le sue contraddizioni, le sue ombre e luci, è una metafora del Meridione. Nel colloquio il procuratore Zuccaro parlando delle grandi indagini di mafia sottolinea: «La legge è uguale per tutti, anche per i potenti, anche a Catania».
Qual è la situazione sul piano della sicurezza a Catania?
«Vi sono quartieri della città intensamente popolati e degradati, non solo periferici ma anche nel centro storico, in cui proliferano piazze di spaccio controllate da gruppi direttamente o indirettamente collegati con sodalizi mafiosi, che gestiscono sulle pubbliche strade i loro traffici di sostanze stupefacenti condizionando la vita e le abitudini di quei quartieri e reclutando a man bassa manovalanza anche tra la popolazione più giovane per l’attività di pusher o di vedetta».
Dopo i diversi casi di violenza che hanno avuto risonanza nazionale avvenuti nella zona della movida lei ha lanciato la richiesta di un impiego dell’esercito in sinergia con le forze dell’ordine e la polizia locale. Perché?
«L’opinione pubblica percepisce un livello di sicurezza piuttosto basso e purtroppo tale percezione corrisponde alla situazione effettiva, come recenti gravi episodi di cronaca nera confermano. Per quanto concerne la carenza di mezzi, basti pensare che il sistema di videosorveglianza pubblica a Catania è gravemente inefficiente e nonostante il previsto stanziamento di rilevanti risorse finanziarie si tarda ancora a concretizzare un piano efficiente di messa in opera di tale sistema. 
Attualmente a Catania, come in altre città italiane, sono presenti contingenti di militari dell’Esercito impegnati a presidio di obiettivi sensibili contro gli attacchi terroristici. 
Nelle riunioni di Comitato in Prefettura si è contemplata la possibilità del loro impiego anche in funzione di controllo dinamico del territorio, ovviamente ad integrazione e supporto del personale di Polizia, atteso che solo a quest’ultimo compete comunque la decisione e gestione dell’intervento che dovesse rendersi necessario. 
Fondamentale mi sembra però anche il coinvolgimento delle associazioni di categoria e dei cittadini dei quartieri interessati in una strategia partecipata di messa in sicurezza dei quartieri».
Lei è alla guida di una delle procure in prima linea nelle grandi indagini di mafia che vedono coinvolti anche potenti esponenti del mondo imprenditoriale, economico e finanziario. Qual è stato il ruolo di Catania nelle dinamiche di collegamento fra la mafia militare e pezzi potenti dell’economia e della politica?
«Catania costituisce uno degli esempi più significativi di come Cosa Nostra possa operare per decenni in una delle città più attive nel settore commerciale, astenendosi dal compiere azioni eclatanti — tranne in rari casi — e mirando prevalentemente “agli affari”, che per la mafia significa sia l’accaparramento delle risorse economiche pubbliche e private disponibili sul territorio grazie alla rete di collusioni su cui può contare sia il reinvestimento in attività formalmente lecite dei proventi dei traffici illeciti. 
Come Procura siamo impegnati nello smantellare questa vasta rete di appoggi esterni, individuando gli esponenti delle istituzioni pubbliche, del mondo delle professioni e dell’economia contigui a Cosa Nostra. E nel contempo siamo concentrati nel lavoro di confisca del vasto patrimonio immobiliare e mobiliare di questo sodalizio mafioso. 
I risultati sinora conseguiti sono senz’altro positivi e incoraggianti ma siamo ben lontani dal traguardo finale e soprattutto l’impegno che ancora si richiede è assai forte ed esige un sempre maggiore coinvolgimento attivo della società civile e l’impiego di risorse investigative qualificate nel contrasto alla criminalità dei “colletti bianchi” di cui in alcune forze di Polizia si avverte a Catania ancora la mancanza, nonostante le sollecitazioni da me più rivolte ai vertici amministrativi. Senza tale impegno, e limitandosi solo a una miope politica di contenimento di Cosa Nostra il virtuoso processo innescato sarà reversibile perché il cancro mafioso che corrode il tessuto sociale sano finirà per prevalere».
In un dibattito ha condiviso una frase del suo predecessore Giovanni Salvi: «La legge è uguale per tutti, anche per i potenti, anche a Catania». Quanto è importante questo messaggio?
«È fondamentale. Non vi sono “intoccabili”, la legge è uguale per tutti. Questo è uno dei principi cardine del sistema giudiziario e la sua violazione non solo inciderebbe sull’efficacia del contrasto alla mafia per le ragioni già dette, ma minerebbe anche la credibilità dell’istituzione giudiziaria e la fiducia dei cittadini, la cui attività di denuncia dell’illegalità costituisce un elemento irrinunciabile».
E’ dire che il sottoscritto alcuni anni fa aveva descritto le medesime circostanze ora sopra riportate dal Procuratore; si vede che dopotutto… non ero quindi così lontano dalla realtà!!!

Sicurezza sul lavoro nelle cave: "otto anni per la prima sentenza…"!!!

Ho letto ieri un articolo di un incidente sul lavoro, che ha portato alla morte un dipendente all’interno di una cava…
La tragedia è del 2011 e soltanto ora, dopo oltre otto anni, è stata emessa la sentenza!!!
L’imputato (il sorvegliante di cava), per come ho letto è stato assolto dal giudice perché il fatto non costituisce reato!!! 
Per tutti gli altri capi di imputazione il giudice ha assolto con la formula perché “il fatto non sussiste“.
Vi starete chiedendo perché riprendo questo articolo… semplice, perché ciò che mi ha incuriosito è quella frase riportata ne post che dice: “Nel corso del dibattimento la difesa ha offerto una serie di documentazioni che accertavano i rispetto delle norme in vigore in tema di sicurezza da parte dell’azienda che operava nella cava di frantumazione, teatro dell’incidente”.
Vorrei precisare che non è mia intenzione mettere in discussione eventuali documentazioni presentate, dalle quali è emerso le corrette procedure messe in atto in termini di prevenzione e protezione…
Ma quando quell’iter fin lì utilizzato, non è riuscito a salvaguardare la vita del suo lavoratore, ritengo che qualcosa in quel criterio di valutazione è sicuramente venuto a mancare…
Anche perché in quella vicenda, non si sta ipotizzando un suicidio… perché soltanto così si spiegherebbe il fallimento di quei processi di formazione e informazione, a cui il lavoratore sarà stato certamente preparato, sia grazie al R.S.P.P. aziendale presente o attraverso un ente preposto, ufficialmente accreditato…
E quindi quel decesso non può che essere ricondotto a qualcosa che non ha purtroppo funzionato… pur avendo quella struttura imprenditoriale posto tutte quelle necessarie garanzie a salvaguardia dei propri dipendenti…            
Ma certamente – visto quanto accaduto – si poteva fare di più!!!
Ed è il motivo per cui non comprendo quell’articolo… 
Già… debbo dire che – conoscendo perfettamente le modalità messe in opera in quel ambiente delle cave – cercando a tutti i costi un possibile colpevole, nel caso specifico il sorvegliante di cava, mi sembra alquanto riduttivo o dimostra esclusivamente come si sia a tutti i costi, provato a trovare un responsabile, che pagasse per tutti…
Qui c’è poco da contestare… non esistono omissioni o condotte negligenti, parlare di imperizia o d’imprudenza è come non voler considerare esperto o professionalmente valido quel dipendente specializzato, manovratore di quegli immensi… mezzi d’opera.
La verità è tutt’altra e va ricercata nella difficoltà di quelle aziende che operano in quelle cave di frantumazione, ambienti che sappiamo essere altamente pericolosi e nei quali, anche la più banale disattenzione, può condurre ahimè a tragici incidenti…
Ecco perché non basta semplicemente predisporre quei documenti obbligatori, già… non è sufficiente dare ai propri dipendenti quella necessaria formazione, come serve a poco mettere in campo quelle procedure di segnalazione, viabilità o protezione dei percorsi all’interno di quell’area di coltivazione, in particolare se in prossimità delle scarpate o di quei fronti di cava… se poi alla fine basta poco per uccidere un uomo…
E’ tempo quindi che tutte le forze istituzionali predisposte a quei controlli, mettano in campo le necessarie sinergie, escludendo in questa mia attuale analisi, quelle azioni giudiziarie poste in essere in quest’ultimo periodo dalle forze dell’ordine, ma bensì… riferendomi a quella serie di interventi mirati per assistere – attraverso l’utilizzo di professionisti della sicurezza con esperienza ventennale – quelle società appartenenti al mondo lavico, che rappresentano da sole, un indotto fondamentale per l’economia di questa regione…

Centri commerciali: "Quanti sono i dipendenti regolari e quanti viceversa gli irregolari"???

Questo pomeriggio mi sono recato in un centro commerciale etneo, uno dei pochi che a vedersi, sembra non soffrire la crisi economica in corso…
Sì… posso dire che tutte le volte che mi reco in quel luogo, lo trovo colmo di gente… certo oggi era un giorno prefestivo e quindi, rispetto ad altri giorni ordinari, si ha una maggiore affluenza, ma comunque, a confronto di altri altrettanto rinomati, qui l’affluenza è sempre alta… 
Ciò che più mi ha colpito questa sera, è vedere tanti adolescenti – poco più che maggiorenni – posti li a servire i loro clienti, prodigandosi in ogni modo, affinché si giunga possibilmente a quell’acquisto… 
Certo, nel guardare i prezzi (in questo periodo ci sono ancora i saldi) e pensando ai costi di gestione, che ogni attività commerciale deve corrispondere, viene da chiedersi, quanti di quei loro prodotti debbono essere venduti, per poter restare in attivo e di conseguenza produrre utili…
Ogni tanto penso che sia un mistero quello della gestione amministrativa di queste società… poiché non comprendo, quali meccanismi attuino, affinché a fine mese: costi – ricavi (produca ) = utili!!!
Considerato che alla voce “costi”,  l’affitto è la voce certamente più gravosa, a cui vanno sommati i relativi costi di esercizio (forniture e quant’altro…) ed inoltre, bisogna integrare quella voce, certamente non irrisoria chiamata “dipendenti”…
Ecco, da quanto sopra per differenza, ciò che rimane, dovrebbe costituire la fetta “utile”, destinata all’imprenditore…
Ma se 5-5 fa zero, ecco che affinché quella differenza risulti uno, bisogna arrischiarsi in qualcosa di diverso…
Bisogna quindi intervenire in uno di quei due termini di quella sottrazione… 
Per cui, ho s’interviene nel minuendo (e cioè nella quantità dei prodotti da vendere, un numero che può essere tranquillamente falsato…), oppure si deve intervenire nella voce costi fissi e cioè in quella voce sottraendo (dove però l’unico valore nel quale si può apportare una qualche modifica di rilievo e costituita proprio dalla voce “manodopera)!!!
Ecco il perché (osservando quelle commesse così giovani), ho avuto come la sensazione che qualcosa, il quella tipologia di lavoro, non fosse propriamente regolare… 
Non posso certamente affermare che la mia intuizione sia corretta, ma osservando quanto ultimamente accade e conoscendo discretamente bene, la poca professionalità di molti imprenditori di quel settore merceologico, qualche dubbio mi resta e chissà se a breve, il sottoscritto semplicemente anticipando le prossime azioni delle nostre forze dell’ordine…
Sì… non mi meraviglierei che a breve, nuovi controlli, portassero a scoprire come all’interno dei negozi di centri commerciali (e non solo in quelli, ma anche in tutti quei box posti “abusivamente” al centro delle gallerie…), vi fosse la presenza di lavoratori irregolari…
D’altronde potrei aggiungere che, non ci sarebbe neppure bisogno di recarsi fisicamente in quelle strutture…
Già basterebbe analizzare presso gli uffici preposti le banche dati del ministero del lavoro e delle politiche sociali e confrontare quei numeri, con il numero di dipendenti presenti in quei centri commerciali (certamente superiori… ). 
Difatti, molti di quei giovani, sono di fatto impiegati lì… da diversi mesi, quali addetti alle vendite o altro, senza che però sia stata loro formalizzata la comunicazione obbligatoria d’inizio lavoro, che come si sa, deve essere realizzata anche a mezzo Pec, anticipatamente l’inizio del lavoro… e non integro a quanto sopra, tutte quelle formalità da espletarsi anticipatamente, quali ad esempio visite mediche obbligatorie o quanto previsto dalla normativa vigente in tema di sicurezza del lavoro…
Se poi si tiene conto che la maggior parte di quei compensi, sono di fatto sottostimati rispetto alle ore di lavoro realmente compiute, ecco che si comprende i motivi per cui quella indennità viene il più delle volte pagata in contanti, a fronte di un riscontro documentale certamente controfirmato dal dipendente (d’altro canto non potrebbe fare diversamente, ma soprattutto il conteggio risulta stranamente più consistente di quanto realmente ricevuto…), senza dimenticare la mancata garanzia prevista, sotto il profilo assistenziale e contributiva. 
Ho letto da qualche parte nel web che in taluni casi l’imprenditore – per evitare di restare coinvolto in situazioni giudiziarie spiacevoli – fa formalizzare dai propri consulenti la busta paga in maniera corretta, ma poi pretende da ciascun (suo) dipendente, la restituzione di una parte delle somme ricevute a mezzo bonifico bancario, solitamente 2-300 euro; con questa adottata modalità, l’imprenditore protegge se stesso da eventuali vertenze sindacali o da procedimenti legali, denunciati altresì presso l’ispettorato territoriale del lavoro… che potrebbe dar il via, a provvedimento di sospensione dell’attività!!!
Come dice la frase: “La necessità, aguzza l’ingegno“!!!
Certo a seguito di quelle denunce, il lavoratore potrà essere finalmente regolarizzato, ricevendo così oltre che il proprio salario, anche il versamento dei relativi contributi, ma tutti noi sappiamo che non sarà così, perché alla prima occasione quel dipendente – se pur professionalmente valido e chissà forse anche il migliore tra quei suoi addetti alle vendite – verrà licenziato!!!
Perché non è possibile far passare il messaggio, all’interno di quell’azienda, che la legalità possa vincere sulle decisioni imprenditoriali e chi pensa – anche solo per un istante – di voler imitare quel loro collega, farà la stessa fine!!!
Ecco perché nessuno parla… e tutti (in attesa speranzosi che qualcuno un dì possa scoprire quegli abusi perpetrati), forse anche a causa di necessità reali, continuano a subire in silenzio!!!

Le cave laviche dell'Etna sotto il mirino degli accertamenti…

Un periodo particolare quello che stanno attraversando in questi mesi i cavatori dell’Etna, con tutta una serie di controlli d’accertamento e prevenzione, che hanno portato a contestazione delle violazioni, in ordine al mancato rispetto delle norme poste a tutela dei rispetto dei limiti previsti, dei contratti di lavoro e della sicurezza e igiene negli ambienti di lavoro…
Quanto sta accadendo in quel comparto delle attività estrattive e aggiungerei annessi impianti di frantumazione, nell’ambito di quelle attività di accertamento e contestazione degli illeciti amministrativi per le violazioni alle prescrizioni autorizzative, sta… per come stiamo vedendo, superando qualsivoglia aspettativa…
Mai come l’anno appena trascorso si è giunti a contare tutta una serie di sopralluoghi da parte dell’autorità giudiziaria, che hanno evidenziato numerosi reati, che hanno condotto non solo alla sospensione dell’attività di cave (o degli impianti di frantumazione), ma anche a provvedimenti giudiziari quali quelli di sequestro…
Ovviamente, l’obbiettivo che si sta tentando di realizzare attraverso gli organi di vigilanza, non è quello di ostacolare lo sviluppo dell’attività di estrazione, ma bensì di rendere quelle cave più sicure, verificando il personale regolare presente, affinché non si verifichino incidenti gravi e/o mortali…
D’altronde se durante quei controlli è emerso che qualcosa in quelle cave non era regolare, significa che il personale addetto a quei controlli ambientali sulle cave, non ha dato i risultati sperati, anzi tutt’altro…
Ora, i motivi li conosciamo bene e più volte sono stati dal sottoscritto portati in evidenza ed inoltre la mancata applicazioni di sanzioni rigide per inadempienza, anche nei confronti di quei funzionari pubblici o di quei professionisti posti a direzione di quelle cave, hanno di fatto vanificato l’efficacia dei controlli stessi, che sono sembrati improntati a un precisa priorità, quella cioè di non arrecare disturbo ai cavatori dell’estrazione, i quali, in taluni casi, si sono mostrati essere imprenditori senza scrupoli, avendo badato esclusivamente ai loro profitti… 
Peraltro la stessa comunità limitrofa si è rivelata profondamente succube di quell’imprenditoria, dimostrandosi essere subalterna a quell’imprenditore “lavico”, che con la propria presenza, garantisce non solo occupazione e crescita sociale, ma soprattutto vantaggi economici e in particolare “voti”…
D’altro canto, non si dice che: “Il lavoro produce ricchezza e che quest’ultima viene redistribuita nuovamente tra la popolazione”???
E’ come essere su una giostra, ad ogni giro ci sono vantaggi per tutti, in particolare per quella parte politica, che pretende che questa “ruota della fortuna“, non venga da nessuno mai fermata!!!
Ma non sarà così…, 
Già… sono quasi certo che a breve nuovi controlli, porteranno ahimè alla chiusura di nuove cave, sia per la presenza di personale non regolarmente registrato, che soprattutto per aver abusato di quelle autorizzazioni a suo tempo concesse… 
I tempi sono finalmente cambiati ed ormai, non vi è più posto per quei cosiddetti imprenditori “prenditori” e soprattutto, per quei loro amici corrotti, un tempo “controllori” !!!

Palermo: La mafia c'è… ma non si vede!!!

Leggere su quanto ha dichiarato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando – durante l’incontro con i giornalisti dell’ANSA in un Forum nella sede centrale di Roma – è come essere in un film di fantascienza, nel quale il protagonista cambia città in un secondo, grazie alla macchina del tempo…

Sì… ho come l’impressione di non essere più in Sicilia, bensì a Stoccolma!!!
“A Palermo c’è un cambio di testa, di stile di vita, prima la città era comandata dalla mafia, oggi è capitale della cultura, città turistica”…
Ah… ora tutto mi è più chiaro: “La mafia c’è ma non governa la città”; ah… no….??? Lo dicevo infatti… che ero a Stoccolma!!!
Continuando: “Palermo sta molto meglio di ieri, sta profondamente cambiando, non c’è in Europa una città culturalmente cambiata come Palermo negli ultimi 40 anni, siamo una città inserita nel panorama internazionale”!!!
Palermo è una città accogliente, tra le grandi quella statisticamente più sicura d’Italia!!!
E poi… wifi free, una città alternativa al populismo, ovvero a chi pensa che si possa cambiare tutto subito e con uno slogan”: Che strano, per un momento ho creduto che fosse egli l’uomo della propaganda e degli slogan!!!
Bellissimo ancora quanto riportato dal Sindaco sulla gestione dei rifiuti: “Le cose non vanno come dovrebbero andare, anche se abbiamo creato centri di raccolta nei diversi quartieri, stiamo potenziando la discarica, anche se abbiamo la raccolta gratuita di ingombranti ci sono vere discariche a cielo aperto, quindi c’è qualcuno che si fa pagare per non lavorare come dovrebbe. inoltre c’è un problema di evasione della Tari. I vertici dell’azienda dei rifiuti sono incaricati di cambiare la rotta e io vigilerò su questo”. 
E sui giovani: “Io passo molto del mio tempo a incitare i giovani contro i genitori, contro la palude in cui molti vorrebbero farli vivere. Ecco, cerco un consenso per una città diversa. Le cose a Palermo potrebbero andare meglio ma quello che è certo è che è stata eliminata la rassegnazione in cui si viveva prima”!!!
Segue quindi la sicurezza sociale: “Che ora si esca di notte a Palermo non mi pare vero. 
Ora però è il momento della regolamentazione, cosa che stiamo facendo con un patto tra residenti e commercianti, in particolare sugli ambulanti abusivi, si potrebbe fare di più ma si sa, l’importante è dare il segnale che non ci sono zone franche”.
Ed infine quel giudizio sul collega Musumeci: “E’ la buona faccia della destra, ma le sue intenzioni sono mortificate dal fatto che ha lasciato ai loro posti i soggetti del governo precedente”!!!
Ditemi, ma oltre a raccontarci di una città diversa da quella che ben conosciamo, sapendo altresì quanto sia lontano da quella realtà mi chiedo: perché non prova a travestirsi (affinché i suoi concittadini non abbiano a riconoscerlo), iniziando a passeggiare per le vie di quelle strade – ovviamente senza autista e guardie del corpo – e dirigendosi verso i quartieri degradati di quella sua città… prende atto dei problemi e delle condizioni in cui vivono in quei luoghi i palermitani e poi… si poi, rientrando nuovamente in sede –ah… sempre se nel contempo sia riuscito a ritornare tutto intero… – vedremo se avrà ancora voglia di ripetere quelle sue affermazioni!!!
Ma per favore, basta con le solite cazzate: “Se la mafia non esiste, io sono Papa Francesco”!!!   

C'è in questo nostro paese chi si sacrifica e chi purtroppo, rema contro!!!

C’è una bellissima frase del Mahatma Gandhi che diceva: “Nulla si ottiene senza sacrificio e senza coraggio. Se si fa una cosa apertamente, si può anche soffrire di più, ma alla fine l’azione sarà più efficace. Chi ha ragione ed è capace di soffrire alla fine vince”.
Ma per vincere in questo paese, non basta combattere contro quel sistema corruttivo e collusivo, ma bisogna lottare anche contro una parte di quegli uomini e donne delle Istituzioni, che evidenziano sospetti sulle metodologie adottate e manifestano solitamente in quei loro atti (o nelle azioni intraprese), comportamenti ambigui che rasentano l’illecito giudiziario…
D’altronde quanto sopra, appartiene a quella cosiddetta “questione morale” che abbiamo visto in questi anni, toccare molti uomini di questo paese, dai nostri parlamentari fino a coloro che operano nelle nostre Pubbliche Amministrazioni e che hanno certamente creato in noi cittadini, preoccupazione e sconcerto…
La questione morale sappiamo come tocchi varie realtà sociali, ma ancor più preoccupante sta diventando la questione della sicurezza, che proprio in questi giorni, a seguito della tragedia di Genova, a fatto emergere una disastrosa condizione di gran parte delle nostre infrastrutture… 
Certo non tutti in questo paese sono stati inermi… 
Come non ricordare in questa circostanza, il sacrificio di quegli uomini eccelsi che insieme alle loro scorte, alle forze dell’ordine e a molti eroici cittadini, hanno dato la loro vita per lottare contro il crimine organizzato ed un generale malaffare, affinché si potesse, con la loro opera, prevenire e soffocare quel cancro della corruzione, per ridare a questo paese, sicurezza e coraggio, contro muri di silenzi ed omertà!!!
Ma al sottoscritto pare che non tutti in questo paese facciano in egual maniera il proprio dovere, anzi in taluni casi, potrei dire, tutt’altro…
Ad alcuni cittadini non interessa questo nostro paese, questa loro democrazia, sono individui che non combattono per la propria libertà e ancor meno per quella altrui…
Sono individui nati in catene a cui piace stare sottomessi, una volta per quei soggetti politici ed un’altra volte, per i cosiddetti “mafiosi”…
Ciascuno di essi d’altronde, fa quanto necessario per il proprio tornaconto e mai per gli altri… 
No, a questi soggetti non interessa la Patria, come poco entusiasmo mostrano nel trovare quel comune denominatore d’unione, per difendere e sostenere il futuro delle prossime generazioni… 
A nessuno di loro interessa salvare questo paese da questa attuale condizione, a loro va bene così…
D’altronde la maggior parte di essi si è adeguata a questo sistema… e tutto per loro, passa in secondo piano; vedasi l’immoralità politica o amministrativa di una parte delle istituzioni, vedasi quella “imbavagliata” stampa che esprime giudizi e valutazioni, che dà consigli, critica, che non rispetta la dignità della persona e si sostituisce ai tribunali, emettendo ancor prima di un processo, le proprie sentenze, dimenticando il principio costituzionale in cui è riportato: “Nessuno può essere ritenuto colpevole se non dopo essere stato condannato con sentenza definitiva “!!!
Ma da noi si sa… avviene tutto il contrario e così, diritto e democrazia vengono calpestati e a volte sovvertiti…
Risulta quindi indispensabile che tutti gli organi di controllo compiano il proprio dovere con scrupolo ed efficacia, essendo inconcepibile o gravemente illecito, che situazioni che abbiano fatto emergere truffe e/o raggiri ai danni dello Stato, trovino in un qualche modo l’approvazione di chi ha il dovere di controllare e soprattutto di stroncare!!!
I cittadini sono stanchi di sacrificarci… e certamente il sottoscritto è stanco di dover osservare, ancora una volta, un sistema di controllo non efficace e in taluni casi addirittura… compiacente e complice!!!
E’ dovere intervenire urgentemente, poiché l’attività di controllo è nell’interesse del cittadino come garanzia di legittimità e se questa garanzia è frodata o negata, diventa di fatto, un danno grave nell’interesse generale della comunità…
Io credo nella giustizia, e credo inoltre che la speranza in essa non debba spegnersi mai.
Come peraltro ritengo che ciascuno di noi debba fare di tutto per sostenerla, affinché essa possa, grazie al nostro impegno, dimostrare di sapersi fare rispettare!!!
Ma dopo il nostro impegno (che non voglio definire sacrificio), c’è bisogno che anche dall’altra parte della barricata, qualcuno dimostri con il proprio operato, di averlo apprezzato… altrimenti risulta tutto inutile!!!

C'è in questo nostro paese chi si sacrifica e chi purtroppo, rema contro!!!

C’è una bellissima frase del Mahatma Gandhi che diceva: “Nulla si ottiene senza sacrificio e senza coraggio. Se si fa una cosa apertamente, si può anche soffrire di più, ma alla fine l’azione sarà più efficace. Chi ha ragione ed è capace di soffrire alla fine vince”.
Ma per vincere in questo paese, non basta combattere contro quel sistema corruttivo e collusivo, ma bisogna lottare anche contro una parte di quegli uomini e donne delle Istituzioni, che evidenziano sospetti sulle metodologie adottate e manifestano solitamente in quei loro atti (o nelle azioni intraprese), comportamenti ambigui che rasentano l’illecito giudiziario…
D’altronde quanto sopra, appartiene a quella cosiddetta “questione morale” che abbiamo visto in questi anni, toccare molti uomini di questo paese, dai nostri parlamentari fino a coloro che operano nelle nostre Pubbliche Amministrazioni e che hanno certamente creato in noi cittadini, preoccupazione e sconcerto…
La questione morale sappiamo come tocchi varie realtà sociali, ma ancor più preoccupante sta diventando la questione della sicurezza, che proprio in questi giorni, a seguito della tragedia di Genova, a fatto emergere una disastrosa condizione di gran parte delle nostre infrastrutture… 
Certo non tutti in questo paese sono stati inermi… 
Come non ricordare in questa circostanza, il sacrificio di quegli uomini eccelsi che insieme alle loro scorte, alle forze dell’ordine e a molti eroici cittadini, hanno dato la loro vita per lottare contro il crimine organizzato ed un generale malaffare, affinché si potesse, con la loro opera, prevenire e soffocare quel cancro della corruzione, per ridare a questo paese, sicurezza e coraggio, contro muri di silenzi ed omertà!!!
Ma al sottoscritto pare che non tutti in questo paese facciano in egual maniera il proprio dovere, anzi in taluni casi, potrei dire, tutt’altro…
Ad alcuni cittadini non interessa questo nostro paese, questa loro democrazia, sono individui che non combattono per la propria libertà e ancor meno per quella altrui…
Sono individui nati in catene a cui piace stare sottomessi, una volta per quei soggetti politici ed un’altra volte, per i cosiddetti “mafiosi”…
Ciascuno di essi d’altronde, fa quanto necessario per il proprio tornaconto e mai per gli altri… 
No, a questi soggetti non interessa la Patria, come poco entusiasmo mostrano nel trovare quel comune denominatore d’unione, per difendere e sostenere il futuro delle prossime generazioni… 
A nessuno di loro interessa salvare questo paese da questa attuale condizione, a loro va bene così…
D’altronde la maggior parte di essi si è adeguata a questo sistema… e tutto per loro, passa in secondo piano; vedasi l’immoralità politica o amministrativa di una parte delle istituzioni, vedasi quella “imbavagliata” stampa che esprime giudizi e valutazioni, che dà consigli, critica, che non rispetta la dignità della persona e si sostituisce ai tribunali, emettendo ancor prima di un processo, le proprie sentenze, dimenticando il principio costituzionale in cui è riportato: “Nessuno può essere ritenuto colpevole se non dopo essere stato condannato con sentenza definitiva “!!!
Ma da noi si sa… avviene tutto il contrario e così, diritto e democrazia vengono calpestati e a volte sovvertiti…
Risulta quindi indispensabile che tutti gli organi di controllo compiano il proprio dovere con scrupolo ed efficacia, essendo inconcepibile o gravemente illecito, che situazioni che abbiano fatto emergere truffe e/o raggiri ai danni dello Stato, trovino in un qualche modo l’approvazione di chi ha il dovere di controllare e soprattutto di stroncare!!!
I cittadini sono stanchi di sacrificarci… e certamente il sottoscritto è stanco di dover osservare, ancora una volta, un sistema di controllo non efficace e in taluni casi addirittura… compiacente e complice!!!
E’ dovere intervenire urgentemente, poiché l’attività di controllo è nell’interesse del cittadino come garanzia di legittimità e se questa garanzia è frodata o negata, diventa di fatto, un danno grave nell’interesse generale della comunità…
Io credo nella giustizia, e credo inoltre che la speranza in essa non debba spegnersi mai.
Come peraltro ritengo che ciascuno di noi debba fare di tutto per sostenerla, affinché essa possa, grazie al nostro impegno, dimostrare di sapersi fare rispettare!!!
Ma dopo il nostro impegno (che non voglio definire sacrificio), c’è bisogno che anche dall’altra parte della barricata, qualcuno dimostri con il proprio operato, di averlo apprezzato… altrimenti risulta tutto inutile!!!

E' tempo di legislatura!!!

Non siamo giunti ad un mese dalle elezioni politiche, che già dall’estero si mettono in cattiva luce tutte le debolezze del nostro paese… 
L’ultima notizia è giunta con l’espulsione dei diplomatici “URSS” da parte del presidente del Consiglio “uscente” Paolo Gentiloni, una mossa quantomeno azzardata e che avrebbe dovuto demandare al suo prossimo successore… ed invece egli compie un gesto inaspettato, che cela sicuramente secondi fini, chissà… debbo pensare forse suggeriti dai colleghi europei???
Lo stesso Matteo Salvini ha dichiarato (dando seguito a quanto avevo riportato nel mio post di ieri, sul finanziamento ricevuto dall’amico Putin…): “Al governo non avrei fatto una scelta del genere – commentando per l’appunto l’espulsione dall’Italia dei diplomatici russi, in risposta all’avvelenamento della ex spia russa Sergey Skripal e della figlia avvenuto lo scorso 4 marzo a Salisbury nel Regno Unito – leggere di come, a differenza di riannodare i fili del dialogo il governo italiano subisca la richiesta, che arriva da altri ed espelle di conseguenza alcuni diplomatici russi, mi sembra una cosa poco utile a un futuro di dialogo e convivenza“… 
A seguirlo l’alleata di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “E’ inaccettabile che un Governo “dimissionario” decida arbitrariamente di espellere due funzionari dell’ambasciata russa… ultimi colpi di coda di un Governo asservito alla volontà di Stati esteri che per fortuna sarà messo presto nelle condizioni di non nuocere più gli interessi nazionali italiani!!!
La realtà va ricercata da un’altra parte e cioè, nel timore internazionale che il prossimo governo, possibilmente tra M5Stelle-Lega, possa condurre il nostro paese ad uno spostamento dell’asse di riferimento a favore di Vladimir Putin… 
Non per nulla, proprio il New York Times, pubblicava in questi giorni la notizia “Italy has left America for URSS” e cioè “L’Italia ha abbandonato l’America per la Russia“, il titolo credo sia alquanto significativo…
Quanto sopra difatti, pone in maniera negativa il nostro paese, non solo nei confronti degli Usa, ma anche di quei nostri storici partner europei, primi tra tutti Londra, Berlino e Parigi…
Ecco perché i nostri Tg non ne parlano… anzi, si dedicano a trasmettere tutt’altro… tra cui rischi sulla sicurezza o racconti di eventuali attentatori, presenti nel nostro paese…
Ma veramente nel nostro Governo credono che crediamo a queste frottole… ???
Ma se il nostro paese rappresenta l’unica porta rimasta per l’ingresso in l’Europa, come potete pensare che qualcuno s’improvvisi a effettuare un attentato nel nostro paese… sapendo che – in questo preciso momento storico – ad un possibile attentato, chiuderemo immediatamente le nostre frontiere, con gravi ripercussioni dei cittadini extracomunitari???
Il problema è solo di carattere commerciale, la guerra che si sta realizzando tra quelle superpotenze è prettamente economica e noi, per quanto possiamo ancora contare nel mondo – stiamo soltanto lì a partecipare come semplici spettatori… 
Va aggiunto inoltre che, la crisi  finanziaria internazionale, la stessa che ha colpito in questi anni il mondo intero, non si è ancora conclusasi e proprio il nostro paese, paga più di tutti, quelle condizioni avverse…
Quindi, se non interviene immediatamente con riforme fiscali, strategie mirate e con una lotta decisa a ritardi della giustizia, al malaffare nella burocrazia e alla lotta alla corruzione, difficilmente  si permetterà agli investitori stranieri di ritornare e non ci sarà per noi, alcun possibile futuro, quantunque a governare sia il Movimento 5 Stelle o la Lega!!!
E’ tempo di rimettere in ordine i conti, di togliere tutti quei privilegi della casta politica e amministrativa, vanno diminuiti i compensi ed i benefit dei dirigenti, ma soprattutto va ripristinata la  meritocrazia: via… una volta e per tutte quegli incompetenti e raccomandati, dai nostri uffici istituzionali!!!
Con un paese nel baratro… non possiamo più perdere tempo ad ascoltare quei nostri ormai passati leader di governo, e mi riferisco sia a qualche  ottuagenari che anche a qualche mio coetaneo… che ha evidenziato in questi ultimi anni, tutta la propria incapacità, nel non saper governare questa nazione…
L’europa ci chiama a rispettare i conti e se non ci sbrighiamo… tutti i problemi verranno a galla!!!
E’ tempo quindi di mettersi in gioco e soprattutto d’iniziare a sporcarsi le mani: d’altronde, non bisogna mai dimenticare che l’umanità si è evoluta… quando si è evoluta, non perché è stata sobria, responsabile e prudente, ma perché è stata giocosa, ribelle ed immatura!!!
Quindi… è meglio che diate una mossa!!!

Ritorno al passato??? Sì… a tutte quelle promesse mai mantenute!!!

Vi ricordate l’8 Maggio 2001 quel propagandato “Contratto con gli italiani”???
Si??? 
E vi ricordate cosa c’era stato promesso???
No??? 
Tranquilli, sono le medesime promesse che quel nostro “incandidabile” politico, ci sta propinando in questi giorni, in prospettiva delle elezioni nazionali del 4 Marzo c.a.:
– Meno tasse per tutti
– Città più sicure
– Pensioni più dignitose
– Più lavoro per tutti
– Più cantieri per tutti
ma soprattutto la più bella di tutte: 
– Se non mantengo vado a casa!!!
Già allora ci era stato detto: “le promesse fatte si mantengono e se tutti i miei progetti per il Paese non verranno realizzati, me ne tornerò a casa mia, dove sto tanto bene” (Corriere della Sera, 27 aprile 2001).
Caz… sono passati 17 anni ed è ancora qui a raccontarci le medesime “minchiate“…!!! 
Riesaminiamo comunque quanto allora accaduto…   

1. Meno tasse per tutti

Abbattimento della pressione fiscale

– con l’esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni di lire annui [11.362 euro, nda];

– con la riduzione al 23% dell’aliquota per i redditi fino a 200 milioni [103.291 euro, nda];

– con la riduzione al 33% dall’aliquota per i redditi sopra i 200 milioni;
– con l’abolizione della tassa di successione e della tassa sulle donazioni.»
Sì… la riduzione delle imposte è al primo posto del suo «Contratto con gli italiani».
Cinque anni dopo, la promessa non è stata mantenuta!!! 
Le due aliquote non sono entrate in vigore… 
La pressione fiscale complessiva è rimasta sostanzialmente immutata. 
Secondo il documento di programmazione economico e finanziaria del governo Berlusconi per il 2006-2009, era pari al 42,2% del prodotto interno lordo nel 2001; ed è scesa ad appena il 41,7% nel 2004. Secondo altre stime più attendibili, è anzi complessivamente aumentata con le tasse degli enti locali e le ondate di rincari delle tariffe.
L’unico obiettivo centrato è l’abolizione della tassa di successione e di quella sulle donazioni… 
Nel primo Consiglio dei ministri del Berlusconi, è stata approvata la riforma dell’imposta di successione. 

Una legge per super-ricchi. 
L’Ulivo aveva già abbattuto la tassa fino ai 350 milioni di lire per ogni erede con un’aliquota del 4%. 

Il 90% dei cittadini italiani era al di sotto della franchigia. 
A Berlusconi, però, non bastava.
Mentre Bill Gates si batteva per mantenere la tassa in America, il nostro premier l’aboliva, permettendo così ai suoi eredi di risparmiare in futuro (secondo una stima dello stesso Berlusconi…) almeno 58 miliardi di lire.

2. Città più sicure

«Attuazione del “Piano per la difesa dei cittadini e la prevenzione dei crimini” che prevede tra l’altro l’introduzione dell’istituto del “poliziotto, carabiniere o vigile di quartiere” nelle città con il risultato di una forte riduzione del numero dei reati rispetto agli attuali 3 milioni.»
Nel 2001, quando Berlusconi mette nero su bianco la sua seconda promessa, i reati commessi ogni anno in Italia non sono 3 milioni, ma 2.163.826, contro i 2.205.782 del 2000 (fonte Istat). 
Negli anni seguenti non solo non diminuiscono, ma aumentano. 
Dal rapporto Censis, reso pubblico il 3 dicembre 2004, si evince che nei primi 24 mesi di governo Berlusconi la criminalità ha ripreso a correre: tra il 2001 e il 2003 si verifica un incremento del 6,7% e il numero dei reati toccherà quota 2.456.826. 
All’inaugurazione dell’anno giudiziario 2005 il procuratore generale Francesco Favara segnala un’ulteriore crescita: tra il luglio 2003 e l’agosto 2004, i reati denunciati per i quali è stata iniziata l’azione penale sono il 3,7% in più dello stesso periodo del 2002-2003.

Dunque i reati sono aumentati nonostante l’introduzione del poliziotto di quartiere. Secondo il premier (se sempre a “Porta a Porta” nel 19 dicembre 2005), gli agenti e i militari impiegati in questo specifico servizio sarebbero 3701. 

A metà agosto del 2004, secondo il ministero dell’Interno, erano 1900 e operavano in 433 quartieri o zone da circa 10 mila abitanti. 
A ferragosto dell’anno successivo il Viminale assicurava che il loro numero era salito a 2200.
In ogni caso, per garantire un poliziotto di quartiere ogni 10 mila abitanti in tutto il Paese servirebbero almeno 5900 uomini, che diventerebbero più di 16 mila volendo alternarli in turni di otto ore. 
Lo stesso Berlusconi sembra rendersene conto… 
Infatti, in caso di rielezione, ha promesso di aumentarli fino a 10 mila. 
Nell’attesa, ha mancato anche il secondo obiettivo del Contratto.

3. Pensioni più dignitose
«Innalzamento delle pensioni minime ad almeno 1 milione di lire al mese.»
Il terzo punto del «Contratto con gli italiani» non ammette repliche. 
Già nella finanziaria 2001 il governo stanzia 2 miliardi e 169 milioni di euro per cercare di mantenere l’obiettivo. 
I soldi però non bastano.. e lo stesso governo, in una relazione tecnica, a stimare che quel denaro è sufficiente a «coprire» solo 2 milioni e 200 mila pensionati. 
Alla fine però solo un milione e 800 mila incasseranno effettivamente l’aumento. 
Ma gli aventi diritto, stando alla lettera della promessa, sono appunto il quadruplo. 
La UIL infatti calcola che gli anziani che nel 2001 ricevono ogni mese meno di 516 euro (pari a un milione di lire) sono 5.901.244, mentre secondo l’economista Tito Boeri, alla fine del 2002 sono addirittura saliti a 8 milioni!!! 
Insomma, per il 75% dei pensionati con meno di un milione di lire al mese l’impegno di Berlusconi non vale. 
Il perché è presto detto: Per mantenere la parola servirebbero ogni anno dagli 11,5 ai 17 miliardi di euro. 
Fino a un punto e mezzo del Pil. Una soluzione possibile sarebbe quella di aumentare le pensioni minime a tutti coloro che hanno compiuto 65 anni. 
Ma anche in questo caso il piatto piange: servirebbero 8,67 miliardi euro. 
Per questo si decide di aumentare solo la pensione minima a chi ha più di 70 anni, sempre che non cumuli un reddito di coppia superiore ai 6800 euro annui. 
In barba al Contratto con gli italiani, che non faceva alcuna distinzione. «Fatto l’annuncio, gabbato l’anziano», commenterà nel gennaio 2004 Dario Di Vico sul Corriere della Sera.

Il risultato è particolarmente odioso. 

Nei primi mesi del nuovo governo, centinaia di pensionati telefonano all’INPS reclamando inutilmente l’aumento. 
E alla fine qualcuno decide di passare alle vie legali. Nel 2006 Berlusconi viene citato in giudizio da una pensionata, Ida Severini, che gli contesta l’inottemperanza del Contratto. 
Il presidente del Consiglio dovrà presentarsi, accompagnato dai testimoni Bruno Vespa e Roberto Maroni (ministro del Welfare), il 28 febbraio davanti al giudice di pace di Roma. 
La Severini, 78 anni, nata a Recanati e residente a San Cesareo (Roma), lamenta la mancanza di 138 euro sulla sua pensione e rivela di aver votato Berlusconi alle Politiche del 2001: «Ho deciso di votarlo – spiega – proprio dopo averlo sentito annunciare il terzo punto del Contratto: l’innalzamento delle pensioni minime ad almeno 1 milione di lire al mese». 
Ha atteso quasi cinque anni invano. 
Poi ha deciso, appoggiata dall’Italia dei Valori e dalla Lista Consumatori, di trascinare il premier in tribunale per il mancato adempimento di una «promessa al pubblico», secondo quanto previsto dal Codice civile. 
Cause simili vengono intentate anche da pensionati di Udine e Bolzano.

4. Più lavoro per tutti

«Dimezzamento dell’attuale tasso di disoccupazione con la creazione di almeno 1 milione e mezzo di nuovi posti di lavoro».
Nei cinque anni di governo Berlusconi, i disoccupati sono diminuiti, ma di poco… non certo dimezzati!!!
Secondo Eurostat, nel gennaio 2001 il tasso dei senza lavoro era pari al 9,9%. 
Cinque anni dopo è sceso al 7,1%. 
Per dimezzarlo bisognerebbe toccare quota 4,95, obiettivo ormai irraggiungibile. 
Anche guardando i dati numerici, il milione e mezzo di nuovi posti è ben lontano dall’essere realizzato. 
Secondo i dati del Sole-24 Ore dell’8 gennaio 2006, l’incremento totale degli occupati tra il 2001 e il 2005 è stato in tutto di 1 milione e 74 mila unità. 
A questa cifra, già lontana dalla promessa iniziale, vanno oltretutto detratti gli immigrati clandestini che un lavoro l’avevano già prima del 2001 e che Berlusconi infila tra i «nuovi occupati» solo perché hanno regolarizzato la loro posizione uscendo dal sommerso: 343 mila persone sulle oltre 650 mila ammesse alla sanatoria. 
I nuovi posti scendono così a 731 mila: meno della metà di quelli promessi.
Comunque la si guardi, insomma, la clausola del contratto non è stata rispettata, anche se il ministro del Welfare Maroni assicura che sono stati creati «circa 2 milioni di posti di lavoro», senza peraltro specificare che nello stesso periodo ne sono andati perduti centinaia di migliaia. 
Ma non è tutto. Anche l’apparente crollo della percentuale dei disoccupati ha una spiegazione tutt’altro che incoraggiante: visto che il lavoro non si trova, molti iscritti alle liste di collocamento smettono di cercare un impiego e si cancellano dagli elenchi. 
Lo dice a chiare lettere proprio l’Istat nella sua relazione sulla disoccupazione: «Il motivo principale del calo è lo scoraggiamento dal cercare lavoro».
5. Più cantieri per tutti
«Apertura dei cantieri per almeno il 40% degli investimenti previsti dal “Piano decennale per le Grandi Opere” considerate di emergenza e comprendente strade, autostrade, metropolitane, ferrovie, reti idriche e opere idro-geologiche per la difesa dalle alluvioni.»
Secondo Il Sole-24 Ore del 6 gennaio 2006, nemmeno questo obiettivo – peraltro generico (aprire i cantieri non è la stessa cosa che costruire le opere) – è stato raggiunto. 
Alla luce dei dati disponibili forniti dal ministero delle Infrastrutture, si è raggiunto appena il 21,4% degli investimenti previsti dalla legge.Infatti sono stati appaltati cantieri per 51,2 miliardi su un totale di 173. 
E se anche nel giugno 2006 ci si arriverà, come garantito dal ministro Pietro Lunardi nel suo «bilancio sulla legge obiettivo a quattro anni dalla sua approvazione», si toccherebbe al massimo quota 25,4%… ben lontana dal traguardo del 40%.
Il ministero però sostiene che a giugno l’obiettivo sarà raggiunto e superato, arrivando al 45% delle opere «affidate e/o cantierate».
Ma l’affidamento di un’opera, pur rappresentando per molti versi un punto di non ritorno, è qualcosa di molto diverso dall’apertura di un cantiere. 
Esempio: l’appalto per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. 
Il 24 novembre 2005 la realizzazione dell’opera è stata assegnata a Impregilo, ma prima che le ruspe si mettano al lavoro passerà molto tempo: si arriverà a fine 2006, secondo le stime della stessa impresa appaltatrice, o forse molto più tardi se ci saranno intoppi nella progettazione definitiva e/o esecutiva, nella verifica di impatto ambientale, nella successiva approvazione del Cipe, previo consulto con le regioni. 
In ogni caso, anche se il governo Berlusconi ha fatto qualcosina in più degli esecutivi precedenti, non si può certo sostenere che abbia mantenuto la quinta promessa.
6. Se non mantengo vado a casa
«Nel caso in cui al termine dei 5 anni di governo almeno 4 su 5 di questi traguardi non fossero stati raggiunti, Silvio Berlusconi si impegna formalmente a non ripresentare la propria candidatura alle successive elezioni politiche.»
Pur avendo mancato tutti e cinque i traguardi, Silvio Berlusconi si ricandida. 
Così non mantiene nemmeno il sesto e ultimo impegno…
Mi consenta… “Cavaliere” di dirLe quanto segue: Qui è tutto pronto… ci faccia quindi un ultimo favore; salga su quella macchina del tempo e sparisca una volta e per tutte dalla nostra vista (portando con se quei suoi attuali partner di coalizione…) perché vede, di tempo da perdere noi… non ne abbiamo più!!!

L'attività estrattiva in Sicilia ed il ruolo fondamentale del Direttore Tecnico dei lavori…


Parlare di cave nella nostra regione, è voler tentare di aprire una crepa su un argomento  considerato da molti  “scomodo” ed è la ragione  per cui difficilmente, se ne sente parlare… 

Difatti, uno dei motivi per non parlarne è proprio perché alcune di queste cave, operano in maniera abusiva e/o risultano per lo più illegali, ma anche perché, gli introiti più consistenti, vengono assicurati dall’infiltrazione ai vari livelli su talune opere pubbliche nell’ambito d’importanti progetti in corso o prossimi dal realizzarsi… 
Un importante business si muove quindi dietro l’estrazione, a causa proprio della materia prima necessaria, per le piccole e le grandi opere pubbliche. 
Certo i controlli ci sono, ma si è visto come in questi trent’anni, in attesa di quel “Piano Cave”, molte di queste, risultavano abusive o quantomeno mancavano di quei minimi requisiti di buona conduzione per l’attività estrattiva che come ben noto, presuppone che la stessa, progredisca in conformità alle normative generali vigenti, al progetto approvato e a quanto previsto sugli adempimenti della sicurezza…
Quante volte infatti, attraversando le strade della nostra regione, abbiamo visto vere e proprie montagne scomparse… divorate da mezzi meccanici e poi abbandonate così, senza che nessuno se ne sia più preoccupato…
D’altronde molte di quelle attività estrattive erano per lo più illegali in mano alla criminalità organizzata… ed è evidente che i controlli, sono stati compiuti in maniera certamente superficiale… per evitare forse possibili ritorsioni personali!!!
Una illegalità che è durata per anni e che ha fruttato non solo tanto denaro, ma soprattutto potere a quei gruppi affiliati… che grazie ad imprenditori collusi e a tecnici e/o funzionari compiacenti, si è giunti a questo disastro ambientale, visibile a noi tutti… 
Si, ogni tanto leggiamo di omissioni e abuso di atti d’ufficio, di sequestro di cave, di danni all’ambiente, ma di quei milioni di metri cubi estratti, di quella terra e roccia andata dispersa nell’ambiente, per realizzare quelle opere strutturali, ecco, ora che al loro posto ci sono soltanto voragini… come si pensa di ripristinare quelle aree???   
Ovviamente non entro nel merito dei progetti, delle planimetrie, molte delle quali opportunamente ritoccate per essere consegnate al momento della richiesta del rinnovo delle licenze… 
Analoga situazione andrebbe fatta per le autorizzazioni, per l’uso dell’esplosivo, per il ripristino di quei luoghi e quant’altro… ma come si è visto, molto è stato concordato e forse mascherato… 
Se si osservano le foto scattate e conservate dall’Istituto Geografico Militare in questi cinquant’anni, si potranno vedere le mutazione del nostro paesaggio, dove ettari di bosco e intere colline sono andate perdute e dove al posto, non resta nulla di quel territorio naturale bellissimo, ma vi è soltanto… un paesaggio lunare. 
L’allarme è risaputo, basta rileggersi quanto riporta la relazione sullo stato della sicurezza del Ministero dell’Interno e dei profitti che le associazioni criminali hanno nel partecipare agli appalti pubblici…
E’ dire che esistono delle direttive e soprattutto delle precise raccomandazioni per i titolari delle attività estrattive, e soprattutto per il Direttore dei lavori di cava!!!  
Già, un ruolo importante, nella gestione della cava, dalla cui solerzia dipende certamente la corretta gestione della stessa. 
Non per nulla il legislatore, per confermare l’importanza che ha questo ruolo, ha previsto (Art. 13 della L.R.S. 127/80) che, l’Ing. Capo del Distretto Minerario, esprimesse parere di merito, con l’evidente ratio di filtrare i soggetti non ritenuti appropriati… 
Se quanto sopra viene correttamente oggi applicato… non sta a me dirlo, certamente l’impressione è che spesso questa figura sia sottovalutata dagli stessi esercenti, i quali tendono ad avere un Direttore dei lavori preferibilmente “ricattabile“, attribuendo ad egli, un mero ruolo formale, che conduce spesso quel soggetto a convalidare condotte negligenti, compiute per l’appunto da altri individui  all’interno di quella cava…
Infatti, si e potuto constatare di come, la presenza di una figura del Direttore dei lavori appropriata e soprattutto libera “moralmente e professionalmente”, dia  modo ai funzionari di quell’Ente -durante i controlli previsti- di trovare una condizione eccellente ed in ordine con le norme e con i progetti a suo tempo approvati….
Di contro, quando il Direttore Tecnico dimostra di essere negligente, insicuro o ancor peggio timoroso, ecco, in questi casi, è stato dimostrato che le attività estrattive presentano gravi problemi: difatti, nel primo caso, le ricadute negative, gravano inevitabilmente sull’esercente, costretto ad un’ulteriore lavoro di vigilanza e dando così scarsa importanza al ruolo stesso del Direttore tecnico dei lavori; mentre nel secondo caso, quando cioè il Direttore di cava e colluso con l’imprenditore, ecco che i problemi di danno, non saranno soltanto ambientali, ma anche fiscali e tributari… 
Diventa quindi fondamentale, la verifica da parte dei funzionari del Distretto, attraverso visite frequenti e possibilmente non programmate, compiute in modo inatteso, affinché si possa prendere atto della situazione sul momento… verificando tutti quegli adempimenti previsti e i documenti custoditi in cava… 
Ecco, se quanto sopra verrà fatto in maniera corretta, se tutti quei soggetti descritti sopra, controllati e controllori, adempieranno a quei loro ruoli, allora sicuramente tutto andrà alla perfezione… 
Altrimenti, osservando quanto sta avvenendo in altre realtà produttive della nostra regione, non mi meraviglierei di leggere tra qualche giorno, i nomi evidenziati di qualcuno di quegli addetti -di questo specifico settore- riportati come ormai consuetudine, su tutte quelle note testate d’inchiesta giornalistiche, a causa di nuovi provvedimenti giudiziari, compiuti dalle nostre “puntuali” Procure Nazionali…

L'attività estrattiva in Sicilia ed il ruolo fondamentale del Direttore Tecnico dei lavori…


Parlare di cave nella nostra regione, è voler tentare di aprire una crepa su un argomento  considerato da molti  “scomodo” ed è la ragione  per cui difficilmente, se ne sente parlare… 

Difatti, uno dei motivi per non parlarne è proprio perché alcune di queste cave, operano in maniera abusiva e/o risultano per lo più illegali, ma anche perché, gli introiti più consistenti, vengono assicurati dall’infiltrazione ai vari livelli su talune opere pubbliche nell’ambito d’importanti progetti in corso o prossimi dal realizzarsi… 
Un importante business si muove quindi dietro l’estrazione, a causa proprio della materia prima necessaria, per le piccole e le grandi opere pubbliche. 
Certo i controlli ci sono, ma si è visto come in questi trent’anni, in attesa di quel “Piano Cave”, molte di queste, risultavano abusive o quantomeno mancavano di quei minimi requisiti di buona conduzione per l’attività estrattiva che come ben noto, presuppone che la stessa, progredisca in conformità alle normative generali vigenti, al progetto approvato e a quanto previsto sugli adempimenti della sicurezza…
Quante volte infatti, attraversando le strade della nostra regione, abbiamo visto vere e proprie montagne scomparse… divorate da mezzi meccanici e poi abbandonate così, senza che nessuno se ne sia più preoccupato…
D’altronde molte di quelle attività estrattive erano per lo più illegali in mano alla criminalità organizzata… ed è evidente che i controlli, sono stati compiuti in maniera certamente superficiale… per evitare forse possibili ritorsioni personali!!!
Una illegalità che è durata per anni e che ha fruttato non solo tanto denaro, ma soprattutto potere a quei gruppi affiliati… che grazie ad imprenditori collusi e a tecnici e/o funzionari compiacenti, si è giunti a questo disastro ambientale, visibile a noi tutti… 
Si, ogni tanto leggiamo di omissioni e abuso di atti d’ufficio, di sequestro di cave, di danni all’ambiente, ma di quei milioni di metri cubi estratti, di quella terra e roccia andata dispersa nell’ambiente, per realizzare quelle opere strutturali, ecco, ora che al loro posto ci sono soltanto voragini… come si pensa di ripristinare quelle aree???   
Ovviamente non entro nel merito dei progetti, delle planimetrie, molte delle quali opportunamente ritoccate per essere consegnate al momento della richiesta del rinnovo delle licenze… 
Analoga situazione andrebbe fatta per le autorizzazioni, per l’uso dell’esplosivo, per il ripristino di quei luoghi e quant’altro… ma come si è visto, molto è stato concordato e forse mascherato… 
Se si osservano le foto scattate e conservate dall’Istituto Geografico Militare in questi cinquant’anni, si potranno vedere le mutazione del nostro paesaggio, dove ettari di bosco e intere colline sono andate perdute e dove al posto, non resta nulla di quel territorio naturale bellissimo, ma vi è soltanto… un paesaggio lunare. 
L’allarme è risaputo, basta rileggersi quanto riporta la relazione sullo stato della sicurezza del Ministero dell’Interno e dei profitti che le associazioni criminali hanno nel partecipare agli appalti pubblici…
E’ dire che esistono delle direttive e soprattutto delle precise raccomandazioni per i titolari delle attività estrattive, e soprattutto per il Direttore dei lavori di cava!!!  
Già, un ruolo importante, nella gestione della cava, dalla cui solerzia dipende certamente la corretta gestione della stessa. 
Non per nulla il legislatore, per confermare l’importanza che ha questo ruolo, ha previsto (Art. 13 della L.R.S. 127/80) che, l’Ing. Capo del Distretto Minerario, esprimesse parere di merito, con l’evidente ratio di filtrare i soggetti non ritenuti appropriati… 
Se quanto sopra viene correttamente oggi applicato… non sta a me dirlo, certamente l’impressione è che spesso questa figura sia sottovalutata dagli stessi esercenti, i quali tendono ad avere un Direttore dei lavori preferibilmente “ricattabile“, attribuendo ad egli, un mero ruolo formale, che conduce spesso quel soggetto a convalidare condotte negligenti, compiute per l’appunto da altri individui  all’interno di quella cava…
Infatti, si e potuto constatare di come, la presenza di una figura del Direttore dei lavori appropriata e soprattutto libera “moralmente e professionalmente”, dia  modo ai funzionari di quell’Ente -durante i controlli previsti- di trovare una condizione eccellente ed in ordine con le norme e con i progetti a suo tempo approvati….
Di contro, quando il Direttore Tecnico dimostra di essere negligente, insicuro o ancor peggio timoroso, ecco, in questi casi, è stato dimostrato che le attività estrattive presentano gravi problemi: difatti, nel primo caso, le ricadute negative, gravano inevitabilmente sull’esercente, costretto ad un’ulteriore lavoro di vigilanza e dando così scarsa importanza al ruolo stesso del Direttore tecnico dei lavori; mentre nel secondo caso, quando cioè il Direttore di cava e colluso con l’imprenditore, ecco che i problemi di danno, non saranno soltanto ambientali, ma anche fiscali e tributari… 
Diventa quindi fondamentale, la verifica da parte dei funzionari del Distretto, attraverso visite frequenti e possibilmente non programmate, compiute in modo inatteso, affinché si possa prendere atto della situazione sul momento… verificando tutti quegli adempimenti previsti e i documenti custoditi in cava… 
Ecco, se quanto sopra verrà fatto in maniera corretta, se tutti quei soggetti descritti sopra, controllati e controllori, adempieranno a quei loro ruoli, allora sicuramente tutto andrà alla perfezione… 
Altrimenti, osservando quanto sta avvenendo in altre realtà produttive della nostra regione, non mi meraviglierei di leggere tra qualche giorno, i nomi evidenziati di qualcuno di quegli addetti -di questo specifico settore- riportati come ormai consuetudine, su tutte quelle note testate d’inchiesta giornalistiche, a causa di nuovi provvedimenti giudiziari, compiuti dalle nostre “puntuali” Procure Nazionali…

Quale sicurezza a Catania…

Si parla di sicurezza, di prevenzione, di lotta alla criminalità, ma c’è bisogno di fatti gravi come quelli accaduti di questi giorni, per rendersi conto di quanto, debole e inconcludente sia da noi, il controllo del territorio…
Io stesso in queste sere, da Sabato fino a stanotte, mi sono trovato ad accompagnare alternativamente le mie figlie… e rientrando a casa facevo una riflessione: “com’è che non ho incontrato una sola volta, una pattuglia o un semplice posto di blocco… mah???”
Debbo aggiungere che ho percorso per ben due volte tutto il litorale che da Catania porta ad Acireale (e viceversa) ed inoltre, mi sono recato due volte a Nicolosi, passando la prima volta da Tremestieri e la seconda volta da S. Giovanni la Punta, ed anche lì, nelle due fasce orarie tra le 20.00 le 2-2.30 di notte, nulla, nessuno… chissà, forse sarà stata una coincidenza…???
E dire che di caserme ne ho incontrate… di alcune delle quali non sapevo neppure l’esistenza, ma a guardarle da fuori sembrano totalmente chiuse, anche le luci esterne sono spente, è come se non volessero essere disturbati, aggiungerei “barricati” all’interno di quelle alte recinzioni… quasi ci fosse il coprifuoco!!!
Mi scuso, ma il paragone mi viene spontaneo…
Il sottoscritto per ragioni di lavoro, ha vissuto in altre realtà del nostro paese, certamente meno a rischio sotto l’aspetto criminale… ma dove, ad ogni ora del giorno e soprattutto della notte, vi era una presenza costante delle nostre forse dell’ordine…  
Penso ad esempio a Verbania, Sondrio, Rapallo, Viareggio… e tralascio città più a rischio come Milano, Firenze e Roma… 
Ma lì in quei posti, sempre e soprattutto la notte, incontravo pattuglie e posti di blocco, e quella loro presenza era quasi asfissiante!!!
Inoltre, erano tutti in posizione di difesa, con abbigliamenti protettivi (quasi da guerra…), con armi pesanti in pugno e preparati ad un eventuale scontro… e in quei casi, statene certi, a restare a terra sono quasi sempre i criminali… 
Già, come dimenticare lo scontro a fuoco alle 3,15 dello scorso anno alle porte di Milano, dove è rimasto ucciso uno dei killer della strage di Berlino, durante un controllo della Polizia di Sesto San Giovanni…
In Sicilia o meglio a Catania, sono le nostre forze dell’ordine a rimanere purtroppo coinvolti… e non parlo di quanti sono predisposti a quei controlli stradali, ma bensì a quegli uomini della polizia locale, che non hanno di fatto competenza in materia di ordine pubblico e sicurezza… in quanto devono soltanto “collaborare” nell’ambito delle proprie attribuzioni, con le Forze di Polizia dello Stato…
Quindi l’intesa tra queste  forze di polizia locali e quelle nazionali operanti sul nostro territorio, deve essere esclusivamente improntata ad una sana collaborazione… e basta!!!
Non c’è quindi da meravigliarsi quindi per quanto accaduto sabato sera al centro di Catania all’ispettore della Polizia municipale Luigi Licari, aggredito (in via del Rotolo) da un gruppo di giovani, dopo che lo stesso, aveva vietato ad uno di essi, di entrare con lo scooter in una strada, momentaneamente chiusa al traffico.
La vittima ora si trova ricoverata con la prognosi riservata ed in coma farmacologico nell’Unità di anestesia e rianimazione dell’ospedale Cannizzaro, dove è stato sottoposto ad un intervento neurochirurgico per la rimozione di ematoma cerebrale…
Ora come sempre accade, è stata aperta un’inchiesta… ed anche il nostro Sindaco tramite social è intervenuto raccontando quanto accaduto…
Se dedicasse però un po di quel suo tempo insieme a quanti sono predisposti all’interno della Prefettura a verificare il nostro territorio, si accorgerebbero tutti, di quelle gravi condizioni presenti in particolare la notte, a cominciare dalla zona nota del centro chiamata “movida”, per giungere ai quartieri periferici, dove non esiste (per quanto… uomini e donne delle istituzioni ci vengono a dire ) alcun controllo sul campo!!!
Ovviamente non posso dare alcuna colpa agli uomini delle nostre forze dell’ordine o a quanti come Luigi sono quotidianamente per strada, tentando di dare un po’ di legalità ad una terra da troppo tempo abbandonata, senza regole e principi… ma me la prendo principalmente con quanto siedono in quelle poltrone, parlo di quei semplici burocrati, che non fanno nulla per cambiare questo stato di cose!!!  
Ed ora un uomo ha messo a repentaglio la propria vita… solo perché – a differenza di quei suoi concittadini  – ha provato a fare il proprio dovere… già, per questa città!!!
Ma purtroppo, come vado ripetendo ormai troppo spesso nel mio blog: “uno… rimane uno” e fintanto che resterà tutto così, in quest’isola, non cambierà nulla: restiamo quindi in attesa della prossima vittima!!!
Concludo porgendo i migliori auguri di una pronta guarigione all’Ispettore Licari: Caro Luigi, vedrai… questo brutto momento passerà e sarà soltanto uno spiacevole ricordo.


Londra: la Grenfell Tower e tutte le falsità raccontate a noi per quel 11 Settembre 2001.

Londra, il fumo sta svanendo e si comincia a vedere ciò che resta del Grenfell Tower…
Un grattacielo grigio-scuro, ridotto così, per essere stato completamente avvolto dalle fiamme ed ora, si presenta immobile… in quel suo scheletro d’acciaio…

Si sta discutendo molto sui media, sia sul  rogo, che ha causato un numero impressionante di vittime e feriti (attualmente sono 30 i morti -di cui una coppia veneta- 24 feriti e più di 70 dispersi…), che per la mancata predisposizione di un adeguato sistema di sicurezza…
Ma il sottoscritto, non vuole riprendere questa notizia tragica, ma desidera evidenziare soltanto, quanto a suo tempo avevo scritto sul crollo delle torri gemelli: http://nicola-costanzo.blogspot.it/2011/05/bin-laden-e-vivo_03.html… e di come, in tutti questi anni, si è cercato di reprimere la verità!!!

Lo si vede bene, è lì dinnanzi a noi… lo scheletro di un grattacielo, come giusto che sia, dopo un grave incendio, come quello appena accaduto…
Come potete vedere… nessun crollo su se stesso, nessun ipotetico attentato che ne abbia indebolito chissà quale fondamenta e soprattutto, nessun aereo in circolazione… a cui dare eventuali responsabilità sul disastro!!!
Ormai su quanto accaduto a Londra sappiamo tutto, come in egual maniera, di quei due grattacieli al di là dell’oceano… conosciamo ogni particolare!!!
Chissà… forse un giorno finalmente, ci verrà rivelato quanto realmente è accaduto in quello sciagurato giorno del 11 Settembre 2001.
Io comunque… la verità, credo di conoscerla già!!!

Per bloccare gli sbarchi…??? Basta il G7!!!

Già… sembra incredibile, eppure, per fermare i migranti, è bastato aver organizzato il G7!!!
Difatti, tutti gli sbarchi saranno vietati, nei giorni del vertice a Taormina dei grandi delle superpotenze…
Per cui tutti i nostri porti saranno interdetti… e infatti, il sistema di sicurezza è già da ieri attivo…
Nessuno, ripeto nessuno… potrà avvicinarsi alle nostre coste, nessuna nave, nessuna imbarcazione, in particolare quelle dei migranti che dovranno attraccare altrove… mi chiedo dove, visto che l’unico posto nel quale potevano giungere era il nostro paese…
Malta… non vuole nessuno, la Tunisia altrettanto, l’Egitto… tanto vale rimanere in Libia, ed allora cosa faranno questi immigrati, usciranno questa settimana con i gommoni per farsi un giro e quindi rientrare nuovamente nelle coste libiche’??
Mi chiedo e se ci dovesse essere una emergenza… cosa faranno quelle Ong??? Provvederanno ai soccorsi e per portarli dove…??? Nuovamente in Libia… oppure tenteranno di bypassare il divieto di attracco nelle nostre coste???
Comunque alla fine, ciò che sembrava impossibile si sta avverando e cioè che gli sbarchi si possono fermare!!!
Certo si tratta di proteggere il vertice internazionale… quegli uomini importanti da noi invitati… d’altronde loro vanno in ogni modo salvaguardati… almeno in quei pochi giorni, tutto deve filare liscio…
Mentre a noi, noi che non siamo nulla per loro, noi che siamo costretti a convivere con il problema di questi migranti, con quanto sta accadendo a causa dell’alto numero di cui è ormai invasa la nostra isola, con (dispiace dirlo) enormi rischi sulla di sicurezza, violenze generate da essi, con quella criminalità organizzata (di questi gruppi) sempre più in aumento che genera una condizione di semi- clandestinità e soprattutto di un possibile collegamento con i gruppi terroristici…
Ed ancora, come affrontare i problemi socio-culturali e sanitari che stanno, sempre più alimentando, turbolenze nei confronti della diversità…

Ed allora mi chiedo… non è forse il caso di bloccare questi flussi migratori all’origine???
Fare in modo che nessuno possa più giungere in questa terra… d’altronde se l’aiuto che diamo serve esclusivamente a generare business per molte di quelle associazioni “umanitarie” e Ong (che hanno realizzato profitti in questi pochi anni del 21.000%), forse è meglio che quei fondi europei, vadano direttamente inviati o utilizzati in quei paesi africani, dando così prosperità e sviluppo in aree tanto martoriate, sia dalle guerre civile ma soprattutto da quelle società internazionali, che hanno finora generato quegli scontri, affinché tutto restasse sotto il potere di pochi… gli stessi soggetti che vengono (da quelle società) profumatamente pagati, affinché si possa continuare ad estrarre quelle risorse primarie tanto indispensabili nel mondo e con le quali di fatto, ci si sta…. arricchendo!!!

Ancora morti bianche: d'altronde mancando i controlli e la formazione, cosa si vuol sperare???

Tragedia sulla linea Varna-Bressanone: l’incidente ha causato uno scontro di due treni cantiere, dove uno dei mezzi ha percorso circa 2 km fuori controllo, per poi finire per schiantarsi in modo violento su due operai, che sono deceduti all’istante.
Un Tir piomba su un cantiere stradale e causa due morti: nove feriti sull’autostrada A10.
Sono solo due disgrazie, occorse in questi giorni, che mostrano come sul piano della prevenzione, ci sia ancora tanto lavoro da fare…
Va premesso innanzitutto che uno dei fattori più gravi, è costituito principalmente dalla mancanza dei controlli, a causa, sia del personale fortemente ridotto, che per la riduzione logistica di quelle struttura, limitata negli anni da sempre meno risorse finanziarie…
Da un’analisi difatti è emerso come, solo il  5% delle aziende viene controllato… mentre i restanti, proseguono il più delle volte negli illeciti, con personale non registrato e la cosiddetta “sicurezza” lasciata al caso o alla fortuna…
Difatti, durante quei controlli è emerso come molte aziende, non  avessero mai consegnato ai propri dipendenti i DPI individuali o quelli collettivi e soprattutto, che gli attestati di formazione rilasciati per gli stessi, fossero di fatto falsi…
A parte quindi la truffa, il rischio… è quello di avere personale con patentini specializzati o con attestati di formazione di terza classe, senza che gli stessi, avessero ricevuto adeguate abilità, non avendo mai svolto direttamente sul campo, quelle necessarie prove teoriche e pratiche…
Ecco quindi che alla richiesta di verifica da parte dei committenti (o dei loro responsabili RSPP e/o Coordinatori della sicurezza), sulla consegna dei corsi di formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, sia per il personale presente o per quello in fase d’inserimento, ecco che la maggior parte di queste aziende, provvede a falsificare gli attestati o li ottiene pagando da enti non autorizzati anche tramite web…
Ecco quindi i veri motivi per cui molti di quei lavoratori, non essendo abilitati… non sanno prevenire i rischi, ma soprattutto, reagiscono in modo scorretto a quelle situazioni di pericolo…
Le indagini hanno dimostrato come i presunti corsi di formazione, non venivano nella realtà mai svolti, anche perché la maggior parte di quei datori di lavoro, preferivano comprare l’attestato, che non perdere una giornata di lavoro ai propri dipendenti, (giornata… ovviamente retribuita, proprio a causa della presenza obbligatoria di quei corsi…).
Abbiamo visto come d’altronde, proprio nella nostra regione Sicilia, molti di quei corsi di formazione, siano stati realizzati da uomini legati alla politica, per dare modo a loro di creare società fittizie intestandole a prestanome, far girare milioni di euro dalle casse regionali, dare posti di lavoro a familiari e parenti, favorendo amici consulenti che avrebbero successivamente ricambiato il favore, dando quel necessario appoggio alle prossime elezioni…
Un vero e proprio business, favorito dal rapido diffondersi di queste cosiddette strutture parallele, veri e propri concorrenti di quegli Enti Paritetici autorizzati…  
Inoltre, alla limitata verifica di quei controlli, va aggiunta la lentezza della giustizia e le pene irrisorie inflitte a quei datori di lavoro… una volta scoperti, gli stessi che, pagando una semplice ammenda, si sono ritrovati nuovamente liberi dal proseguire per come finora fatto…
Ovviamente con questo sistema “illegale”, sono in molti ad averci guadagnato: gli imprenditori che non restavano privi dei propri lavoratori, le società alle quali venivano affidate le formazioni, i loro consulenti… il più delle volte privi di qualsivoglia abilitazione o esperienza personale per compiere quei corsi di formazione e in tutto questo, chi ci ha rimesso come sempre, sono i dipendenti, che non hanno ottenuto alcuna reale abilitazione professionale, se non soltanto un certificato, da utilizzare quale carta straccia…
Nel frattempo come vediamo… i ponteggi crollano, le pratiche di primo soccorso errate causano gravi danni, non solo agli infortunati, ma anche a quegli stessi soccorritori; identica situazione si ripete nei casi d’incendio, con l’errato utilizzo delle vie di esodo o delle uscite d’emergenza ed infine, per quei casi di morte legati a lavori in ambienti confinati o per quelli di alta quota…
I lavoratori… per guadagnarsi un pezzo di pane, lasciano per sempre le proprie famiglie; mariti, padri, figli… restano vittime in questo paese, di quella continua negligenza, sia di chi avrebbe dovuto semplicemente far rispettare le normative previste, che di tutti coloro che avrebbe dovuto quelle regole (in tema di sicurezza) applicarle, ma soprattutto, della mancanza onestà da parte di noi tutti, nel voler mettere in pratica, quegli elementari principi da sempre posseduti (senza l’esigenza di eventuali attestati…), chiamati per l’appunto… moralità!!! 

Sì, Locri per un giorno "Libera"… e dopo…???

Come molti associati di “Libera” mi sono recato a Locri per assistere alla marcia organizzata dalla “Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” per la “giornata della memoria e del ricordo delle vittime della mafia”…
Un vero e proprio fiume di persone, giovani e anziani, tantissimi ragazzi adolescenti che inneggiavano contro la violenza della mafia…
Quanti slogan e soprattutto quanti colori, per una marcia della legalità, come poche se ne vedono… già forse troppo poche… in questo nostro paese!!!
Locri è stata pervasa da un nuovo sentimento, quello della speranza di un futuro migliore… 
Si è manifestato il proprio dissenso nei confronti delle mafie che affliggono purtroppo quella terra e non solo… 
Come riportavo sopra, levando in alto gli striscioni, si è gridato a squarciagola gli abituali slogan: “No alla mafia”, “basta omertà…” perché di ‘ndrangheta si muore”, ecc…
E’ stata una marcia spontanea, senza colori, ne schieramenti politici e soprattutto, nessuna propaganda…  in prima fila c’erano solo gli uomini delle nostre istituzioni…
Certamente nel preparare questa manifestazione non ci si aspettava tanta solidarietà, ed invece, sono giunti nella cittadina tantissimi giovani, arrivati da ogni parte d’Italia, con treni, pullman ed anche in autostop… intere scuole hanno deciso di partecipare e chi non l’ha potuto fare direttamente, ha contribuito dalla propria città…
Certo sono in molti a dire che, di queste manifestazioni ce ne vorrebbero una ogni settimana…
Lo dicono le mamme dei bambini presenti: “servono per poter estirpare quella mentalità mafiosa, con la quale questi bimbi, in molte città del meridione, sono costretti a convivere”
E’ stato un momento molto commovente, soprattutto quando sono stati letti i nomi di coloro che sono stati assassinati dalla mafia, uno per uno… son stati chiamati, e presenti in quel corteo, vi erano proprio  i familiari di quelle vittime…
Tutta l’Italia intera si è unita in quell’abbraccio ed a quella “meglio gioventù” di Locri… 
Ma ora, adesso che tutto è finito, cosa resta…???
Perdonate questo mio atteggiamento cinico, ma da un po’ di tempo, mi sono abituato a vedere le cose con la ragione e la consapevolezza e non con gli occhi della “propaganda”… 
I ragazzi di Locri hanno bisogno di vedere prospettive, il tempo delle belle parole o delle promesse è finito da un bel po’… e non dimentichiamoci che abbiamo già visto, altre precedenti generazioni reagire come loro, per poi sparire nella quotidianità frustrante, senza alcuna prospettiva… obbligati ad abbandonare questa loro terrà, in quanto costretti dalla debolezza dello Stato… a trasferirsi in altre realtà, non solo più produttive, ma certamente più vivibili…
Cosa servono le manifestazioni quando verificando con i fatti ci si accorge di come, quella realtà, risulti incapace di produrre interventi efficaci, relegandola tra gli ultimi posti del nostro paese…???
In quali modi si vuole contrastare la criminalità, l’illegalità e la corruzione, quando non si è in grado di migliorare la qualità dell’istruzione, della formazione e non si è saputo offrire alle generazioni passate e a queste attuali, alcuno sbocco occupazionale???
Perché si continua a far finta di non vedere la realtà… 
Si provino a confrontare i dati ed allora si scoprirà come non è solo l’ndrangheta il vero problema di questo territorio, ma sono gli uomini che lo hanno rappresentato negli anni, veri e unici colpevoli di quelle inerzie, ritardi e soprattutto cattive politiche…
A cosa serve denunciare l’illegalità quando lo Stato non risponde… quali garanzie di sicurezza vengono offerte ai cittadini che contrastano con i fatti la criminalità???
Certo i bambini oggi esprimono quel coraggio dato propriamente dalla loro età… ma sappiamo bene come ognuno di essi, crescendo, si adeguerà a quel sistema “omertoso e clientelare”, diventando sempre più inermi di fronte ad un sistema che li vuole per l’appunto “inquadrati” e predisposti a non denunciare alcuna forma d’illegalità…. 
Sono certo che nessuno di loro, oggi, scambierebbe o venderebbe la propria dignità, ma quando si dovrà cercsre una occupazione per mantenere non solo se stessi, ma i propri familiari, ecco che tutto verrà rimesso in discussione e certi principi ai quali si credeva, verranno accodati alle esigenze e a quel sistema generalizzato!!! 
Non si tratta di essere frustati o fatalisti, oppure di credere che nulla potrà mai cambiare, ma non si può chiedere loro di cambiare lo stato di cose, se lo Stato non dimostra di essere presente con i fatti!!! Ricordo un manifestazione calabrese di molti anni fa che diceva “Orgoglio calabrese… ma la lo Stato dov’è?’“. 
Erano parole forti, che testimoniano la rabbia di chi ormai era giunto al limite di sopportazione… in particolare nei confronti della mafia.
Oggi a distanza di quegli anni, risento le stesse frasi… ed allora mi chiedo cosa è cambiato???
Dove sono quei giovani d’allora… sono diventati forse genitori e chissà se sono rimasti lì, in quella loro terra adeguandosi a quel “sistema” oppure hanno preferito andarsene… i numeri parlano chiaro…  
Al corteo il Presidente del Senato Pietro Grasso, ha detto: “Se volevano ottenere un effetto… hanno ottenuto quello contrario, cioè di una piena solidarietà da parte di tutta Italia a Libera, a don Ciotti e a questo movimento, che è un movimento per la legalità e per l’affermazione della cultura della legalità che non è solo rispetto delle leggi, ma la possibilità di andare avanti con principi di solidarietà, e per dare un futuro migliore soprattutto ai nostri giovani».
Io però vorrei ricordare un documento dell’allora Procuratore Nazionale Pietro Grasso: “… anche la Ndrangheta ha voluto dimostrare la propria geometrica capacità militare di colpire nei modi e nei tempi prescelti, lanciando nel contempo un messaggio di intimidazione perché tutto resti come prima e nulla cambi; raggiunto un potere economico smisurato, essa tende adesso ad occupare lo spazio politico che una classe politica sinora dimostratasi debole, incapace o collusa, le ha spalancato” – Non siamo più (concludeva il dossier della Dna) al interno della tradizionale categoria mafia-politica, che presuppone l’esistenza di due entità diverse anche se in dialogo tra di loro, ma in una nuova dimensione, quella della mafia che tende a farsi, a proporsi, soggetto politico essa stessa, che come tale rivendica ruolo e visibilità, per contare nelle decisioni strategiche, che determinano la spesa regionale…”.
Rileggendo ora quanto sopra, vi chiedo: cosa è realmente cambiato da quel giorno???  
Ah… sì dimenticavo… “Abbiamo compiuto nuovamente insieme… un’altra bella manifestazione“!!!  

Sì, Locri per un giorno "Libera"… e dopo…???

Come molti associati di “Libera” mi sono recato a Locri per assistere alla marcia organizzata dalla “Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” per la “giornata della memoria e del ricordo delle vittime della mafia”…
Un vero e proprio fiume di persone, giovani e anziani, tantissimi ragazzi adolescenti che inneggiavano contro la violenza della mafia…
Quanti slogan e soprattutto quanti colori, per una marcia della legalità, come poche se ne vedono… già forse troppo poche… in questo nostro paese!!!
Locri è stata pervasa da un nuovo sentimento, quello della speranza di un futuro migliore… 
Si è manifestato il proprio dissenso nei confronti delle mafie che affliggono purtroppo quella terra e non solo… 
Come riportavo sopra, levando in alto gli striscioni, si è gridato a squarciagola gli abituali slogan: “No alla mafia”, “basta omertà…” perché di ‘ndrangheta si muore”, ecc…
E’ stata una marcia spontanea, senza colori, ne schieramenti politici e soprattutto, nessuna propaganda…  in prima fila c’erano solo gli uomini delle nostre istituzioni…
Certamente nel preparare questa manifestazione non ci si aspettava tanta solidarietà, ed invece, sono giunti nella cittadina tantissimi giovani, arrivati da ogni parte d’Italia, con treni, pullman ed anche in autostop… intere scuole hanno deciso di partecipare e chi non l’ha potuto fare direttamente, ha contribuito dalla propria città…
Certo sono in molti a dire che, di queste manifestazioni ce ne vorrebbero una ogni settimana…
Lo dicono le mamme dei bambini presenti: “servono per poter estirpare quella mentalità mafiosa, con la quale questi bimbi, in molte città del meridione, sono costretti a convivere”
E’ stato un momento molto commovente, soprattutto quando sono stati letti i nomi di coloro che sono stati assassinati dalla mafia, uno per uno… son stati chiamati, e presenti in quel corteo, vi erano proprio  i familiari di quelle vittime…
Tutta l’Italia intera si è unita in quell’abbraccio ed a quella “meglio gioventù” di Locri… 
Ma ora, adesso che tutto è finito, cosa resta…???
Perdonate questo mio atteggiamento cinico, ma da un po’ di tempo, mi sono abituato a vedere le cose con la ragione e la consapevolezza e non con gli occhi della “propaganda”… 
I ragazzi di Locri hanno bisogno di vedere prospettive, il tempo delle belle parole o delle promesse è finito da un bel po’… e non dimentichiamoci che abbiamo già visto, altre precedenti generazioni reagire come loro, per poi sparire nella quotidianità frustrante, senza alcuna prospettiva… obbligati ad abbandonare questa loro terrà, in quanto costretti dalla debolezza dello Stato… a trasferirsi in altre realtà, non solo più produttive, ma certamente più vivibili…
Cosa servono le manifestazioni quando verificando con i fatti ci si accorge di come, quella realtà, risulti incapace di produrre interventi efficaci, relegandola tra gli ultimi posti del nostro paese…???
In quali modi si vuole contrastare la criminalità, l’illegalità e la corruzione, quando non si è in grado di migliorare la qualità dell’istruzione, della formazione e non si è saputo offrire alle generazioni passate e a queste attuali, alcuno sbocco occupazionale???
Perché si continua a far finta di non vedere la realtà… 
Si provino a confrontare i dati ed allora si scoprirà come non è solo l’ndrangheta il vero problema di questo territorio, ma sono gli uomini che lo hanno rappresentato negli anni, veri e unici colpevoli di quelle inerzie, ritardi e soprattutto cattive politiche…
A cosa serve denunciare l’illegalità quando lo Stato non risponde… quali garanzie di sicurezza vengono offerte ai cittadini che contrastano con i fatti la criminalità???
Certo i bambini oggi esprimono quel coraggio dato propriamente dalla loro età… ma sappiamo bene come ognuno di essi, crescendo, si adeguerà a quel sistema “omertoso e clientelare”, diventando sempre più inermi di fronte ad un sistema che li vuole per l’appunto “inquadrati” e predisposti a non denunciare alcuna forma d’illegalità…. 
Sono certo che nessuno di loro, oggi, scambierebbe o venderebbe la propria dignità, ma quando si dovrà cercsre una occupazione per mantenere non solo se stessi, ma i propri familiari, ecco che tutto verrà rimesso in discussione e certi principi ai quali si credeva, verranno accodati alle esigenze e a quel sistema generalizzato!!! 
Non si tratta di essere frustati o fatalisti, oppure di credere che nulla potrà mai cambiare, ma non si può chiedere loro di cambiare lo stato di cose, se lo Stato non dimostra di essere presente con i fatti!!! Ricordo un manifestazione calabrese di molti anni fa che diceva “Orgoglio calabrese… ma la lo Stato dov’è?’“. 
Erano parole forti, che testimoniano la rabbia di chi ormai era giunto al limite di sopportazione… in particolare nei confronti della mafia.
Oggi a distanza di quegli anni, risento le stesse frasi… ed allora mi chiedo cosa è cambiato???
Dove sono quei giovani d’allora… sono diventati forse genitori e chissà se sono rimasti lì, in quella loro terra adeguandosi a quel “sistema” oppure hanno preferito andarsene… i numeri parlano chiaro…  
Al corteo il Presidente del Senato Pietro Grasso, ha detto: “Se volevano ottenere un effetto… hanno ottenuto quello contrario, cioè di una piena solidarietà da parte di tutta Italia a Libera, a don Ciotti e a questo movimento, che è un movimento per la legalità e per l’affermazione della cultura della legalità che non è solo rispetto delle leggi, ma la possibilità di andare avanti con principi di solidarietà, e per dare un futuro migliore soprattutto ai nostri giovani».
Io però vorrei ricordare un documento dell’allora Procuratore Nazionale Pietro Grasso: “… anche la Ndrangheta ha voluto dimostrare la propria geometrica capacità militare di colpire nei modi e nei tempi prescelti, lanciando nel contempo un messaggio di intimidazione perché tutto resti come prima e nulla cambi; raggiunto un potere economico smisurato, essa tende adesso ad occupare lo spazio politico che una classe politica sinora dimostratasi debole, incapace o collusa, le ha spalancato” – Non siamo più (concludeva il dossier della Dna) al interno della tradizionale categoria mafia-politica, che presuppone l’esistenza di due entità diverse anche se in dialogo tra di loro, ma in una nuova dimensione, quella della mafia che tende a farsi, a proporsi, soggetto politico essa stessa, che come tale rivendica ruolo e visibilità, per contare nelle decisioni strategiche, che determinano la spesa regionale…”.
Rileggendo ora quanto sopra, vi chiedo: cosa è realmente cambiato da quel giorno???  
Ah… sì dimenticavo… “Abbiamo compiuto nuovamente insieme… un’altra bella manifestazione“!!!  

"Mafiosi convertitevi. Un giorno verrà il giudizio di Dio e dovrete rendere conto delle vostre malefatte".

Ha dirlo è stato Papa Giovanni Paolo II…
E’ finito il tempo in cui i Parroci invitavano i fedeli alle messe per celebrare funzioni per i boss: le chiese d’ora innanzi… resteranno chiuse!!!
Ci voleva Papa Francesco a far comprendere ai “membri” di questa sua “nuova” chiesa, che è giunto il tempo di cambiare pagina, che non si può più procedere, per come si è fatto finora, divenendo espressione vassalla di quel sistema criminale e mafioso, in cambio di consistenti donazioni…
Possiedo un bellissimo libro di Vincenzo Ceruso intitolato “Le Sacrestie di Cosa Nostra“, nel quale vengono riportate molte inchieste su preti e mafiosi… su qui modi d’essere famiglie religiosissime, le stesse che ignoravano (o facendo finta di non comprendere) le brutalità commesse dai propri familiari…
Ed allora, ecco che anche da quella parte più nobile del clero, si è iniziato a dare concreti segni di cambiamento…
I vescovi (abbiamo visto come molti di loro negli anni siano andati a braccetto con alcuni boss mafiosi…) hanno finalmente inizio a prendere le distanze da quel mondo criminale, condannando quanto compiuto ed intervenendo direttamente su quei loro parroci a volte “distratti”…
Ecco quindi che a don Michele Delle Foglie è stata vietata (o meglio annullata) la messa in suffragio di un boss…
Le porte della chiesa, per come disposto dal questore di Bari (Carmine Esposito) verranno sbarrate, per motivi di ordine e sicurezza pubblica…
Il sottoscritto, a differenza della maggior parte dei giornalisti, vorrei distaccarmi da quei pregiudizi ipocriti, da quei “Salomone” che innalzatisi a giudici, decidono ora ciò che è giusto da ciò che è errato…
La celebrazione della messa, quella commemorazione a suffragio dei defunti non ha di per se alcun valore…
Sarà d’altronde il giudizio di Dio a valutare le azioni di quel defunto: se esso sia stato nel corso della propria vita… mafioso, oppure, (per come in molti ora si considerano… pur non essendoli) “persona perbene“…
Se avessimo potuto giudicare, quanti nel corso di quella loro esistenza, si sono fatti corrompere o hanno partecipato concretamente a quel sistema clientelare, colluso e mafioso, svendendo  per poche migliaia di euro se stessi… ecco che -sia allora che oggi- per questi soggetti, non si sarebbe dovuto commemorare alcuna funzione religiosa, eppure, sappiamo bene, come sia andata così…
D’altronde, non è l’invito espresso dal parroco a dare fastidio a quei compaesani, ma sapere (da parte di ognuno di essi…) che a quella celebrazione avrebbero dovuto partecipare!!!
Poiché con un numero così esiguo di abitanti, una eventuale loro assenza, sarebbe stata notata e quella mancanza, avrebbe di fatto compromesso se stessi, mostrando il distacco che per l’appunto si era deciso di manifestare…
Per cui la verità è che per molti di essi, questa limitazione ha rappresentato un vero e proprio sollievo, in quanto ha permesso di nascondere quel proprio essere vile, ma come sempre…  nessuno vorrà mai ammetterlo!!!
Non far svolgere la messa è difatti una sconfitta… non per quei familiari, ma per le istituzioni, per la chiesa, per le persone oneste che avrebbero dovuto e potuto –proprio con quella loro assenza– dimostrare la non complicità e collusione con quei metodi mafiosi!!!
Di contro, non partecipando a quella messa di suffragio, la popolazione avrebbe dato un segno di forza, dimostrando di non gradire quell’invito e quanto compiuto da quel soggetto in vita…
L’essersi celati dietro a quel provvedimento del questore, ha attestato la propria debolezza, il non saper manifestate in prima persona e ad alta voce, il proprio dissenso…
La debolezza umana ha avuto per l’ennesima volta successo, e non saranno quelle denunce anonime a cambiare le cose… restano infatti, veri e propri metodi insignificanti, che dimostrano di voler rimanere legati a quei principi omertosi, con i quali, da sempre, si è convissuto e che tutt’oggi, non si ha il coraggio di cambiare… 
Quindi, rivolgendomi a coloro che sanno di non essere moralmente corretti, dico… non permettetevi di scagliare la pietra, non puntate l’indice per condannare, perché non potete e non sta a voi farlo… per favore tacete!!!
Sono certo che se Dio decidesse improvvisamente di non tener conto di quel “libero arbitrio”, decidendo di giudicare tutti i defunto direttamente sulla terra, comunicando all’istante, già proprio durante quella funzione religiosa, chi possa ritenersi meritevole quel suo perdono divino e chi no… (con riferimento ovviamente ai peccati commessi e alla loro gravità), sono certo che la maggior parte di essi, resterebbe delusa…
Ma come ci hanno insegnato, Egli rappresenta la bontà e la misericordia; lasciamo quindi ad ognuno il proprio compito… il nostro resta in questa terra, e pretende un comportamento  in ogni circostanza, onesto e coerente!!! 
Per cui, al sottoscritto non fa minimamente differenza, saper che i familiari di un defunto, possano ricordarlo con una preghiera, lo ritengo legittimo…  se pur non condivido in alcun modo, l’eventuali azioni compiute in vita, da quel loro parente… 
Perché su una cosa sono d’accordo con il parroco di quella chiesa: Le sante messe non si celebrano in onore dei defunti, le sante messe si celebrano a suffragio dei defunti e quanto più si è peccatori… tanto si chiede la misericordia di Dio“!!!

Incidenti sul lavoro in Sicilia, Catania è la prima provincia.

Che fossimo tra i peggiori in Italia per prevenzione non avevo dubbi, ma che Catania risultasse anche la prima in Sicilia è stata una vera sorpresa…
Ho già affrontato questo tema in molti miei precedenti post ed avendo anche tra le mie professionalità quelle (dal lontano 1994…) di Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, Coordinatore della Sicurezza, Formatore e quant’altro in qualità di addetto… preferisco non affrontare nuovamente quanto ho già espresso, ma voglio soffermarmi su un punto preciso e cioè sul perché ancora oggi, si verificano con frequenza questi costanti incidenti…
Innanzitutto, quanto siamo sicuri sicuri che tutti i lavoratori oggi presenti nei luoghi di lavoro abbiano realmente sostenuto un corso di formazione o siano in possesso di un semplice foglio di carta rilasciato da qualche ente di formazione, senza aver mai ricevuto quell’adeguata informazione, formazione e addestramento all’uso dei dpi…
Questi ultimi, sono stati realmente a loro consegnati???
Sono in possesso di dispositivi personali e collettivi a norma???
Al sottoscritto per esempio capita attraversando la nostra città, di vedere DPI che non sono più a norma da almeno 10 anni, eppure quest’ultimi vengono adoperati da quegli ignari lavoratori…
Cosa dire delle attrezzature: sono quasi sempre inadatte ai loro compiti e nella maggior parte di esse, mancano di quelle protezioni necessarie… 
Parlare di programmi di manutenzione, verifica e controllo, è qualcosa di anormale e il più delle volte… non avviene mai. 
Una soluzione alternativa, potrebbe essere quella di affidarsi a società di noleggio, che garantiscono prodotti certificati e soprattutto ne assicurano quella adeguata manutenzione programmata…
Ma si sa, la maggior parte dei nostri imprenditori, sono ancora abituati a voler possedere il bene per il quale si sono stati tirati fuori dei denari…
Non se ne comprendono i vantaggi e soprattutto ci si dimentica che queste attrezzature, a secondo dell’uso fatto, vengono in maniera celere danneggiate, anche e soprattutto, per la negligenza dei propri operatori…   
D’altronde, la mancanza formazione da parte di coloro che sono addetti a queste attrezzature, fa si che si demandi all’esperienza dei dipendenti più anziani, quelle procedure operative il più delle volte errate… mettendo così a rischio, non solo la propria incolumità, ma anche quella dei colleghi vicino…
Infine, vi sono i datori di lavoro, i quali per primi, non comprendono i problemi che possono derivare da quei possibili incidenti e preferiscono non applicare tutte quelle metodologie di prevenzione ed il rispetto delle procedure a salvaguardia dei propri dipendenti… 
Da quanto sopra si comprende come l’incidente non presenta solo una caratteristica, ma è data da un’insieme di fattori, che non vengono mai applicati alla perfezione…
Evitare quindi quegli incidenti, significa programmare alla perfezione tutti i possibili rischi e tentare di ridurli al minimo, in quanto eliminarli del tutto è impossibile, a causa delle varianti che possono accadere durante gli incidenti…
Bisogna comprendere oltre ciò, la condizione psico-fisica del lavoratore; capire se vi possono essere dei problemi personali, familiari, stress, che possono andare ad incidere negativamente durante la proprio mansione…
Occorre fare un passo indietro, preferendo alla produttività estrema, l’eccellenza della qualità e il rispetto della persona, non più visto come semplice lavoratore, bensì come un soggetto, che trova passione in ciò che fa…
Creare da parte dei datori di lavoro, quei presupposti che tendono a far gareggiare essi, non fa altro che elevare tutte quelle circostanze di spericolatezza, che con il tempo possono diventare rischiose e ritorcesi contro…
Se si pensa esclusivamente a incitare il personale, mettendo da parte quanto previsto in termini di sicurezza, è come mettere in conto sin dall’inizio, a quali rischi si sta preferendo andare incontro…
Ho letto che sono stati analizzati i numeri degli infortuni registrati nei primi nove mesi di quest’anno e secondo i dati Inail, tra gennaio e settembre del 2016, si sono verificati 18.977 infortuni sul lavoro, di cui circa 600 con mezzi d’opera!!!
Volendo analizzare i dati di sopra con quelli dell’anno scorso suddivisi nelle varie province della nostra regione si ha che gli infortuni sul lavoro hanno registrato in totale 28.349 infortuni sul lavoro; di cui 2.149 ad Agrigento, 1.285 a Caltanissetta, 6.826 a Catania che risulta la provincia con il più alto numero di infortuni, 1.120 a Enna, 3.342 a Messina, 5.774 a Palermo, 2.940 a Ragusa, 2.270 a Siracusa e 2.643 a Trapani.
Troppi… davvero troppi e dire che molti di essi si potevano evitare… 
Certamente dovevano evitarsi tutte quelle morti bianche, che hanno lasciato ai familiari lacrime e disperazione… 
Perdere un genitore o un fratello non è mai cosa semplice da superare, in particolare se ciò deve accadere per un misero salario…
Bisogna fare in modo che lo Stato intervenga in maniera ferma, verificando tutti i nominativi presenti all’interno delle imprese, imponendo corsi di formazione e aggiornamenti obbligatori presso strutture paritarie, verificando inoltre se all’interno di quelle imprese, ci sia stato quel corretto investimento per la salute dei propri lavoratori…
Realizzare inadeguati “Piani di sicurezza” cartacei, che non mettono in pratica nessuno di quegli adempimenti, serve certamente a proteggere l’impresa da eventuali sanzioni amministrative, ma non garantisce minimamente l’incolumità dei lavoratori!!!
La sicurezza deve essere vista come il superamento dei propri limiti, rappresenta un’apertura fondamentale per crescere ed ambire ad appalti sempre più importanti…
Presentare quale biglietto da visita quel proprio plus valore dato dal capitale umano, dai corsi di formazione sostenuti, dall’abbigliamento di lavoro dato ai propri dipendenti, dalle attrezzature acquistate e certificate, dai DPI personali e collettivi, sono tutti requisiti che dimostrano di tenere molto ai propri dipendenti, e dimostra che non si considera quanto realizzato, un’inutile esborso di denaro!!!
Un salto di qualità che fa attraverso piccole gesti… una grande impresa! 
Infatti, provate a guardare in giro, ricercate se esistono quelle specificità dal sottoscritto sopra riportate, osservate tutti coloro che operano nei ponteggi della nostra città, esaminate quei lavoratori a terra che eseguono lavori di ristrutturazione, ed ancora, valutate i mezzi d’opera affidati ai conduttori e manovratori, ecco da quanto sopra, non ci vorrà molto per rendersi conto del perché oggi, nella nostra provincia, ci troviamo al primo posto per incidenti sul lavoro!!!

Morire… per l'altrui negligenza!!!

C’è un programma televisivo intitolato “mille modi per morire”… 
Qui da noi in Italia… è certo…  ne abbiamo qualcuno in più!!!
Già,  uno pensa di trascorrere un momento di spensieratezza  con la propria famiglia, percorre le nostre autostrade (sia a nord che a sud non ha importanza…), ed ecco che un viadotto ti crolla addosso!!!
Non è un incidente automobilistico (quello ahimè può capitare…), bensì una vera e propria infrastruttura che ti cade addosso, sì… in un secondo e senza che si possa fare nulla per evitarla…
Dopotutto cosa vorresti fare, a chi dare la colpa… alla fatalità… ???
No… nulla di questo, la colpa è dell’incuria umana, di quella manifestata negligenza e impreparazione… o come stiamo ormai assistendo continuamente… a quella voce chiamata collusione!!!
Un viadotto che prima di crollare, ha dato segni di criticità… ma come sempre da noi, invece di provvedere a mettere in sicurezza quanto scoperto, provvedendo a chiudere immediatamente quel passaggio e bloccandone di fatto l’attraversamento… ecco, come sempre… si discute, già si discute sulle competenze!!!
Sulle “incompetenze” direi… di tutti quei soggetti, che pur di non prendersi la benché responsabilità… preferiscono non far nulla !!!
Difatti… a chi appartiene quel tratto stradale…??? 
Alla Provincia o all’ANAS e mentre si discute sul da farsi… il viadotto crolla e persone innocenti muoiono!!!
Come si può pensare ancora di andare avanti così… in un paese dove, le scuole crollano alla prima scossa di terremoto, i viadotti cedono appena inaugurati, crinali di colline che scivolano su paesi interi…
Continue frane, allagamenti, alluvioni, che rappresentano solo una parte di quei disastri idrogeologici che anno per anno, distruggono la nostra penisola, isole comprese, causando migliaia di vittime e tutta una serie di danni a cose e animali…
Non parliamo poi di prevenzione o di quelle tecnologie di monitoraggio che casualmente… non trovano mai utilizzo, o meglio, i problemi vengono quasi sempre individuati… immediatamente dopo gli incidenti…
E dire che vi è un numeroso gruppo di soggetti che dovrebbe fare in modo che queste cose non abbiano ad accadere… 
A cominciare da quanti si occupano di progettazione, per proseguire con chi dovrà eseguire quelle opere e con quanti vengono demandati ai controlli…
C’è poi il monitoraggio, le verifiche, le varie manutenzioni e assistenze direttamente sui luoghi e cosa dire di tutte quelle procedure telematiche, necessarie per la raccolta, lo studio e l’interpretazione dei dati raccolti, affinché si possa rilevare eventuali anomalie sul territorio o su quelle opere realizzate, attivando per tempo quelle necessarie prevenzioni, che permettano d’attuare quelle procedure di salvaguardia e/o evacuazione sul territorio.
Di quante altre vittime ha bisogno questo paese, per far comprendere a tutti, che è giunto ormai il momento d’allontanare da se… quella collusa e spregevole mentalità???

Morire… per l'altrui negligenza!!!

C’è un programma televisivo intitolato “mille modi per morire”… 
Qui da noi in Italia… è certo…  ne abbiamo qualcuno in più!!!
Già,  uno pensa di trascorrere un momento di spensieratezza  con la propria famiglia, percorre le nostre autostrade (sia a nord che a sud non ha importanza…), ed ecco che un viadotto ti crolla addosso!!!
Non è un incidente automobilistico (quello ahimè può capitare…), bensì una vera e propria infrastruttura che ti cade addosso, sì… in un secondo e senza che si possa fare nulla per evitarla…
Dopotutto cosa vorresti fare, a chi dare la colpa… alla fatalità… ???
No… nulla di questo, la colpa è dell’incuria umana, di quella manifestata negligenza e impreparazione… o come stiamo ormai assistendo continuamente… a quella voce chiamata collusione!!!
Un viadotto che prima di crollare, ha dato segni di criticità… ma come sempre da noi, invece di provvedere a mettere in sicurezza quanto scoperto, provvedendo a chiudere immediatamente quel passaggio e bloccandone di fatto l’attraversamento… ecco, come sempre… si discute, già si discute sulle competenze!!!
Sulle “incompetenze” direi… di tutti quei soggetti, che pur di non prendersi la benché responsabilità… preferiscono non far nulla !!!
Difatti… a chi appartiene quel tratto stradale…??? 
Alla Provincia o all’ANAS e mentre si discute sul da farsi… il viadotto crolla e persone innocenti muoiono!!!
Come si può pensare ancora di andare avanti così… in un paese dove, le scuole crollano alla prima scossa di terremoto, i viadotti cedono appena inaugurati, crinali di colline che scivolano su paesi interi…
Continue frane, allagamenti, alluvioni, che rappresentano solo una parte di quei disastri idrogeologici che anno per anno, distruggono la nostra penisola, isole comprese, causando migliaia di vittime e tutta una serie di danni a cose e animali…
Non parliamo poi di prevenzione o di quelle tecnologie di monitoraggio che casualmente… non trovano mai utilizzo, o meglio, i problemi vengono quasi sempre individuati… immediatamente dopo gli incidenti…
E dire che vi è un numeroso gruppo di soggetti che dovrebbe fare in modo che queste cose non abbiano ad accadere… 
A cominciare da quanti si occupano di progettazione, per proseguire con chi dovrà eseguire quelle opere e con quanti vengono demandati ai controlli…
C’è poi il monitoraggio, le verifiche, le varie manutenzioni e assistenze direttamente sui luoghi e cosa dire di tutte quelle procedure telematiche, necessarie per la raccolta, lo studio e l’interpretazione dei dati raccolti, affinché si possa rilevare eventuali anomalie sul territorio o su quelle opere realizzate, attivando per tempo quelle necessarie prevenzioni, che permettano d’attuare quelle procedure di salvaguardia e/o evacuazione sul territorio.
Di quante altre vittime ha bisogno questo paese, per far comprendere a tutti, che è giunto ormai il momento d’allontanare da se… quella collusa e spregevole mentalità???

Quel "Pizzo di merda…"

C’era chi come Peppino Impastato diceva: “la mafia è una montagna di merda” o anche chi come Pippo Fava riportava: i mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione´!!!
Perché non basta innalzarsi ad “antimafia”, sedersi sui palchi d’onore per partecipare a quelle parate in prima linea per commemorare tutti quei poveri morti per mafia, se poi alla fine… essi stessi hanno ancora oggi le mani in pasta…
In questi giorni nel cuore di Palermo sono comparsi dei manifesti di questo tenore che invitano alla ribellione dal “pizzo”. 
Nelle settimane scorse altri manifesti che invitavano i commercianti alla ribellione erano stati appesi sulle vetrine. 
Il foglio è firmato dall’Associazione “Contrariamente” studenti di Giurisprudenza in movimento… 
Il questore Di Cirillo ha dichiarato: «Ben vengano queste forme di collaborazione se sono autentiche; la polizia è aperta alla collaborazione e al dialogo sotto qualsiasi forma civile».
Il manifesto riporta: 
ONORE AGLI AUTORI DEL MANIFESTO !!
….che sia l’inizio di una nuova stagione….
LA MAFIA E’ UN PIZZO DI MERDA
IMPRENDITORI RIBELLATEVI !!
….i giovani di questa città sono con voi…..
‘Una nazione si può ritenere felice se non ha bisogno d’eroi’
Associazione Contrariamente – Studenti di Giurisprudenza in movimento.
C’è un punto sul quale vorrei soffermarmi ed è una dichiarazione del nuovo presidente dell’AESEC”, Nicola Grassi: noi lavoriamo da volontari, a differenza di chi punta ad assorbire quelle risorse finanziarie dell’anti-racket, che hanno finito col corrompere lo spirito che dovrebbe animare chi si batte contro mafia e pizzo…
Tanto è vero che essi stessi, sono usciti dal FAI (Associazione anti-racket italiana).
Ha aggiunto inoltre: la verità è che in questi anni, c’è stato un proliferare di associazione di legalità a causa certamente dei cosiddetti “Pon” sicurezza, ma quanto poi si è fatto in concreto da parte di esse, se non costituirsi parte civile nei processi, per incassare denaro da elargire all’associazione stessa o meglio ancora… per pagare degli stipendi a qualche parenti inserito all’interno di quella struttura!!!
Quel denaro di contro va distribuito -almeno per un buon 80-90% – alle vittime della mafia, a chi ha il coraggio di denunciare… e non certo per fare diventare l’Associazione un vero e proprio ufficio di collocamento… per i “soliti noti “… familiari e amici!!!     
Ho letto in questi giorni un “post” che diceva:
Ma… diciamo che negli ultimi 20 anni ci si è addormentati un pochetto qui in sicilia. 
A parte la stagioni delle grandi stragi (omicidi Falcone-Borsellino) non si vede da tempo una manifestazione contro la mafia!!!
Per il resto, beh…. ricordo dopo l’uccisione di Falcone un anonimo politico dell’epoca (attuale presidente della Regione Sicilia) in diretta televisiva, al MCS, che disse: i mafiosi in sicilia non esistono!!!
Che dire….. la situazione è peggio degli anni 70’…???
C’è anche chi tra i commercianti ha scritto che, per estendere il controllo sul territorio, l’associazione criminale abbia usato ultimamente una tecnica inedita ed anche, che gli strumenti finora adottati per aiutare le vittime o a chi si ribella, sono purtroppo ancora poco efficaci.
La prima telefonata al 112 di Palermo arrivò pochi minuti dopo le 9 del mattino: «Mi hanno riempito la saracinesca di adesivi che sembrano annunci funebri» avvertì allarmato per l’appunto il commerciante dall’altro capo del telefono… 
L’operatore pensò subito a una sciocchezza e rispose all’uomo di stare tranquillo: «Verificheremo» gli disse laconico. 
Dieci minuti dopo però le chiamate diventarono tre. 
E nel giro di mezz’ora la situazione fu chiara a tutti: i negozi del centro erano tappezzati di volantini bianchi listati a lutto. 
La scritta diceva: «Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità». 
Sabato 3 luglio a Vibo Valentia si ripeté la stessa scena. 
Le principali strade della città calabrese piene di striscioline di carta: «Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità». 
Così, in pochi giorni, due solidissimi fortilizi di mafia e ‘ndrangheta si sono ribellati all’irrimediabilità del racket: una gigantesca gabella stimata in 5 miliardi di euro che finisce ogni anno nelle casse delle cosche. 
Soldi che permettono di mantenere gli affiliati e le loro famiglie. 
Sono circa 160 mila i commercianti taglieggiati in Italia. 
Ci sono posti dove al pizzo non sfugge nessuno: negozi, ristoranti, imprese edili, bancarelle: «Qui non si salvano neppure i chiodi» diceva qualche anno fa, in un’intercettazione telefonica, un mafioso del clan palermitano di Brancaccio… 
Le cose, ultimamente, non sono cambiate molto… 
Le organizzazioni criminali hanno rivisto i loro metodi: «Pagare meno, ma pagare tutti» è la nuova strategia di molte cupole. 
Le denunce, intanto, crescono a malapena: nel 1998 erano 3.534, l’anno scorso 3.754. «Inutile girarci attorno: restano poche» si rammarica il magistrato siracusano Roberto Centaro, presidente della commissione parlamentare Antimafia. 
«Ci sono città in cui le cose stanno migliorando, come Napoli e Catania, ma altre, Palermo o Reggio Calabria per esempio, dove nessuno ha il coraggio di accusare i propri estorsori». 
A chi denuncia il racket la legge offre soldi e protezione. Bruno Piazzese, 39 anni, ha visto bruciare per la prima volta il suo pub irlandese Ulysses il 19 marzo di tre anni fa. 
A quei tempi era uno dei locali più in voga di Siracusa: proprio sul lungomare di Ortigia, la passeggiata buona della città. 
La sera arrivavano a centinaia per ascoltare musica dal vivo e bere un boccale di birra. 
C’era un gran movimento e la cosa non sfuggì…
Piazzese cercò di farli ragionare: «È facile alzarsi la mattina e chiedere soldi. Qui c’è il sudore mio e di mio padre». 
L’uomo gli rispose: «Supra nù re ce n’autru re», su ogni re c’è un altro re, tu non sei padrone di niente. 
A quel punto l’imprenditore denuncia tutti. 
E una notte di marzo l’Ulysses fa il botto. 
Piazzese però è uno con la testa dura: lo Stato, per la sua collaborazione, gli dà 237 mila euro. 
Lui usa i soldi per ricostruire il locale. 
A dicembre del 2002 c’è l’inaugurazione. 
Otto mesi dopo, alle 4 di mattina, arriva una telefonata in commissariato: «Sta bruciando l’Irish pub» dice una voce femminile prima di riattaccare. 
«Non è stato un atto contro di noi, che avevamo già pagato, ma contro le istituzioni e gli altri commercianti» ritiene oggi l’imprenditore. 
«Il messaggio era chiaro: denunciare non serve a niente». 
Invece, un mese fa, il locale è stato riaperto per la seconda volta. 
Adesso Piazzese vive blindato. 
Due uomini lo seguono ovunque: «Le istituzioni mi hanno aiutato, certo. Ma mi hanno pure lasciato solo». 
Racconta di aver visto qualche giorno fa uno dei suoi estorsori: «lo vedo girare tranquillamente sul motorino: con la moglie e senza casco… Lui tranquillo sul motorino, io a soffocare dentro l’auto blindata». 
È amareggiato: da due anni e mezzo aspetta che il ministero dell’Interno gli paghi 140 mila euro… 
Gli spettano come risarcimento per il mancato guadagno dopo la denuncia. «Senza quei soldi sarà costretto a chiudere».
La storia di Piazzese è emblematica: pene blande e rimborsi troppo lenti!!! 
Centaro promette un nuovo corso: «I processi devono durare di meno e servono pene più severe senza patteggiamento: inseriremo presto queste proposte in un disegno di legge». 
I risarcimenti poi… 
Il presidente ammette: «Purtroppo gli uffici nelle prefetture non sono sempre adeguati. 
Bisogna velocizzare l’iter: le procedure possono essere snellite». 
Per questo, annuncia, il governo si è impegnato a dare autonomia finanziaria al fondo per i risarcimenti. 
Pagare meno, pagare tutti, la nuova tecnica. 
«La criminalità si aggiorna, lo Stato no» spiega Lino Busà, il presidente della Fai, la federazione che riunisce quasi la metà delle 75 associazioni antiracket italiane… 
«Su questo tipo di reati sta calando il silenzio: la stragrande maggioranza degli imprenditori non sa nemmeno dell’esistenza di una legge che li tutela e li risarcisce. 
La macchina istituzionale è troppo burocratizzata!!! 
Anche quei pochi che denunciano e rischiano la vita subiscono ritardi e disservizi. 
Allora gli altri pensano: Chi me lo fa fare??? 
Paolo Mangiafico se lo è chiesto mille volte. 
Vive a Floridia, paese a pochi chilometri da Siracusa, dove gestisce col fratello una grossa azienda di costruzioni. 
«Quando entro al bar i miei compaesani escono»… lui sorride, già mi considerano un infame. Secondo loro avrei dovuto pagare e tacere». 
Ha 35 anni, gli ultimi tre passati sotto scorta. 
Nel 1997 la sua ditta aveva vinto dei grossi appalti nel porto di Gioia Tauro, in Calabria. 
Si è piegato alle richieste della ‘ndrangheta per tre anni. Poi è andato dalla polizia… 
«Dopo la denuncia ho perso un mare di contratti: qui la legalità non dà vantaggi» dice amareggiato. «Adesso lavoriamo solo al Nord, dove ci considerano gente perbene. Da noi siamo visti come persone che creano problemi». 
«Abbiamo pagato per due anni, poi abbiamo detto basta» racconta Silvana Fucito, 52 anni. 
Con il marito gestiva un grande negozio di vernici a San Giovanni a Teduccio, un quartiere di Napoli. 
Per due anni ha cercato di soddisfare le richieste della camorra: qualche favore, latte di vernici, piccole somme. 
Poi i sodali del boss aumentarono le pretese… ma Lei rifiutò. 
La notte fra il 19 e il 20 settembre 2002 il suo capannone venne incendiato. 
«Bisognava fare una scelta» racconta. 
«Ho parlato con la mia famiglia. Siamo stati tutti d’accordo: dovevamo denunciarli». 
Nel luglio dell’anno scorso sono stati arrestati in 14… grazie alle loro deposizioni!!!
«È stata dura» ammette la signora, ma sono così felice di averlo fatto…
Perché adesso posso essere orgogliosa… e quando andremo al processo, saranno loro a dover abbassare la testa… non io!!!