Sì… stasera ho voglia di ridere, ed è proprio per questo che ho deciso di scrivere in maniera leggera, estemporanea, perché in fondo, di cosa dovrebbe ridere l’umanità se non di sé stessa, delle sue certezze traballanti e di tutte quelle favole che ogni giorno si racconta per non sentire il rumore del vuoto che la circonda?
Dai… siamo onesti, guardiamoci intorno per un secondo. Miliardi di persone, milioni d’individui che ripongono la loro intera esistenza in un racconto, in una favola. Perché diciamocelo, che cos’è la religione se non l’incredibile capacità di credere alle storie più fantasiose, raccontate con tono solenne da qualcuno che, guarda caso, si propone come nostro intermediario diretto con l’universo? Un universo che – per puro caso – gli conferisce anche una certa autorità su di noi.
Sono storie affascinanti, per carità, tentano di dare un senso al caos, di imbrigliare l’animo umano in un codice di regole e di proiettarci verso un potere più alto. Ma la verità, quella nuda e cruda, è molto più semplice e molto più spaventosa: non c’è nulla. Non qua sotto, e certamente non in un “altrove”. E d’altronde, chi potrebbe mai smentirmi? Da vivo non può, da morto… beh, ancor meno, e se anche potesse, chi lo ascolterebbe?
Nella mia vita ne ho sentite di tutti i colori. Storie bellissime, entusiasmanti…
Ricordo un tizio che mi raccontò di un incidente in motorino da ragazzino. Lui era lì, svenuto sull’asfalto, eppure, con la precisione di un drone, “vedeva” tutto dall’alto: le sue gambe storte, la gente che gli correva intorno, l’ambulanza che arrivava. Poi, immancabile, il tunnel e quella luce abbagliante in fondo. Lui ci si infilava, sereno, diretto verso questo fantastico chiarore, quando una voce tonante lo blocca: “Fermo! Non è il tuo momento! Torna indietro“. E zac, si sveglia in ambulanza. Un film già visto, no?
Poi c’è il classico racconto di chi è clinicamente morto per qualche minuto. Parametri piatti, la scienza che alza bandiera bianca, e invece no, il soggetto si risveglia e racconta di una presenza, una voce, un’entità che lo ha riportato indietro. Un salvataggio dall’aldilà in extremis.
Basta fare un giro in rete per trovare migliaia di queste perle. Resuscitati, miracolati, viaggiatori dell’aldilà. Ma cosa sono, in realtà, se non l’ultimo, disperato, magnifico tentativo del nostro corpo, e soprattutto della nostra mente, di non arrendersi?
L’organismo, messo all’angolo, tira fuori l’ultima carta a disposizione: l’anestesia totale. Si auto-induce uno stato di protezione, una fantasia potente quanto la vita stessa, per addolcire la pillola. È lo stesso meccanismo, in fondo, di chi resta in coma per anni, sospeso in un suo mondo parallelo.
Perché alla fine, quando il sipario cala per davvero, cala e basta. Niente paradiso, niente inferno, e men che meno quel noioso posto di passaggio che chiamano Purgatorio. Non abbiamo nulla da farci perdonare da un’entità cosmica, e nessuno verrà a giudicarci con in mano la lista delle nostre marachelle. Niente vergini per gli uomini, niente stalloni per le donne, niente feste celesti con esseri alati. Niente. Nemmeno un po’ di polvere cosmica con il nostro nome sopra.
Finiremo tutti nell’oblio, sì… dimenticati. Di noi, che si sia stati giganti della storia o semplici comparse, non rimarrà nulla, nemmeno il nome. Saremo tutti lì, in quella stessa identica livella dell’indifferenza universale, a marcire come un fico o a dissolverci come polvere al vento…
Perché in fondo, siamo solo esseri viventi, niente di più, niente di meno. E riderci su, ogni tanto, è l’unica vera rivolta che ci rimane.
È da anni che mi sono appassionato a studiare le religioni. Già… le osservo come si osserva un edificio antico, provando a capire con quali mattoni è stato costruito e quali sistemi riescono a tenere in piedi le sue volte.
Premetto che non lo faccio per giudicare, criticare e ancor meno per essere di parte. Difatti, non ho una religione nel cuore da difendere, né una da attaccare, come d’altronde non credo che una valga più dell’altra, ma ciò che vorrei far comprendere in maniera chiara è quali meccanismi e quali precetti – calati dall’alto come fossero una rivelazione – siano finiti per modellare così profondamente la vita terrena di milioni di persone.
Ed allora, ho deciso – ancora una volta – di riprendere l’argomento, elencando, quasi fosse un inventario, gli obblighi e le ricompense che ciascuna fede pone e promette ai suoi fedeli.
Iniziamo con l’Islam. Ho avuto modo di comprendere, grazie ad alcuni amici musulmani praticanti, quel loro modo di seguire il percorso di vita in maniera precisa, sì… scandito da taluni obblighi. Ad esempio, deve pregare cinque volte al giorno rivolto verso la Mecca, un gesto che orienta non solo lo spirito ma anche il corpo e il tempo quotidiano. Deve digiunare durante il mese di Ramadan dall’alba al tramonto, facendo esperienza della fame e della sete per comprendere la privazione e purificarsi. Deve astenersi dai rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, e in molte interpretazioni osservare regole precise anche all’interno della vita coniugale. Non deve rubare, non deve uccidere, non deve mentire, e deve astenersi dal consumo di alcol e carne di maiale. Deve inoltre praticare l’elemosina legale, la zakat, che è un obbligo preciso, una percentuale dei propri beni da destinare ai poveri. Deve, se ne ha la possibilità fisica ed economica, compiere almeno una volta nella vita il pellegrinaggio alla Mecca. E poi c’è la promessa: vivere secondo queste regole non è solo un modo per guadagnarsi il favore divino in terra, ma apre le porte di un aldilà descritto con straordinaria ricchezza di particolari. Il paradiso coranico è un luogo di giardini e ruscelli, dove i giusti godranno di ogni delizia. E per il martire, per colui che cade combattendo per la fede, la ricompensa è ancora più alta: settantadue vergini lo attendono! Un’immagine quest’ultima che ha affascinato e turbato generazioni di credenti e non solo.
Ed ora passiamo al cristianesimo. Qui l’architettura dottrinale è altrettanto complessa e affonda le radici nel mistero della Trinità: Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo, tre persone distinte ma un’unica sostanza. Il cristiano si fonda sui Vangeli, quei quattro racconti che narrano la vita, la morte e la resurrezione di Gesù, il Cristo (gli altri, sono stati considerati “apocrifi” e non sono stati inclusi nel canone ufficiale del Nuovo Testamento, forse perché mettevano in discussione quei principi…). I suoi fedeli venerano Maria come madre di Dio, figura di intercessione e di purezza assoluta. I precetti di vita sono quelli tramandati dai Dieci Comandamenti e dal messaggio evangelico: amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stessi. Non uccidere, non commettere atti impuri, non rubare, non dire falsa testimonianza, onorare il padre e la madre. Ma anche, in molte confessioni, osservare i sacramenti, confessare i propri peccati, partecipare alla messa domenicale, accostarsi all’eucaristia. La vita del buon cristiano è una via che conosce prove e cadute, ma anche la possibilità del pentimento. E poi vi è la ricompensa o la punizione. Oltre la morte, si spalanca il trinomio di possibilità: il Paradiso per i giusti e i pentiti, la beatitudine eterna nella visione di Dio. Il Purgatorio per quelle anime che, morte in grazia di Dio, necessitano ancora di una purificazione prima di accedere alla gioia perfetta. E l’Inferno per i dannati, per coloro che hanno rifiutato consapevolmente l’amore divino, condannandosi a una sofferenza eterna.
Vediamo ora l’ebraismo, che potremmo definire la radice da cui nascono le altre due. Ha un’impostazione in parte diversa, più incentrata sul popolo e sull’alleanza che sul singolo individuo. Il fedele osserva la “Torah”, la legge rivelata, che comprende precetti numerosissimi, come il riposo assoluto durante lo Shabbat, dal venerdì sera al sabato sera. Segue le regole alimentari della kasherut, che distinguono gli animali puri da quelli impuri e vietano di mescolare carne e latte. Pratica la circoncisione come segno dell’alleanza con Dio. La vita è scandita da feste che ricordano la storia della salvezza del popolo ebraico, come la Pasqua, che celebra l’uscita dall’Egitto. La ricompensa, nell’ebraismo, è spesso terrena e collettiva: la venuta del Messia, la pace per Israele, la giustizia nel mondo. Quanto all’aldilà, le visioni sono meno definite e variegate, con l’idea di uno “Sheol”, un luogo ombroso dove i morti attendono, e in alcune correnti, la speranza nella resurrezione dei corpi alla fine dei tempi.
Se poi ci spostiamo verso Oriente, l’induismo offre ad esempio un panorama totalmente complesso e stratificato. Il fedele induista vive secondo il proprio “dharma“, il dovere specifico legato alla casta di appartenenza e alla fase della vita. I precetti variano enormemente, ma includono la purezza rituale, il rispetto per tutte le forme di vita, che si traduce spesso nell’esser vegetariani e nella venerazione di migliaia di divinità, con pratiche che vanno dalla semplice preghiera domestica, ai complessi rituali templari. Il cuore della promessa induista è il ciclo delle reincarnazioni, il “samsara”. Ogni azione, ogni pensiero, ogni parola produce un karma, un frutto che determinerà la qualità della prossima vita. Si può rinascere in una casta superiore o inferiore, o addirittura come animale o insetto. La meta ultima, il moksha, è la liberazione da questo ciclo, l’uscita dalla ruota delle rinascite, il ricongiungersi con l’assoluto, il “Brahman“.
E poi ci sono le tante ramificazioni, le tante interpretazioni che hanno dato vita a confessioni diverse. I Protestanti, nati dalla riforma di Lutero, che rifiutano l’autorità del Papa, riducono i sacramenti a due, battesimo ed eucaristia, e pongono la sacra scrittura come unica fonte di autorità, sostenendo la dottrina della giustificazione per sola fede. La salvezza non si guadagna con le opere, ma è un dono gratuito di Dio, accolto appunto attraverso la fede.
I Calvinisti, che dalla Riforma protestante ereditano molto ma aggiungono un tassello teologico tra i più radicali e affascinanti da analizzare. Anche loro, come i luterani, riconoscono la Scrittura come unica regola di fede e rifiutano gran parte dei sacramenti, conservando solo battesimo e cena eucaristica, quest’ultima intesa però in senso puramente simbolico, senza alcuna presenza reale di Cristo. Ma il cuore della loro dottrina, ciò che rende il calvinismo un unico nel panorama delle fedi cristiane, è la doppia predestinazione. Secondo questa visione, Dio, nella sua assoluta sovranità e onnipotenza, ha stabilito dall’eternità chi sarà salvato e chi sarà dannato. Gli eletti, coloro che sono destinati alla gloria eterna, non lo sono per merito, per le opere compiute o per la fede professata, ma per un decreto divino insondabile, precedente a qualsiasi azione umana. Il fedele calvinista vive quindi sulla terra senza la certezza della propria sorte, ma cerca nel successo terreno, nella prosperità del lavoro, nella disciplina e nella condotta morale irreprensibile un segno, un indizio della propria elezione: Il lavoro diventa vocazione, l’impegno civile un dovere, la sobrietà uno stile di vita. Ecco che allora, paradossalmente, una dottrina che sembrerebbe togliere ogni spazio alla libertà umana diventa il motore di un’etica operosa e disciplinata, la ricompensa quindi non si guadagna, ma la si riconosce nei frutti terreni della propria esistenza, in attesa del giudizio eterno già scritto.
Passiamo quindi ai Testimoni di Geova, che non amano definirsi una confessione cristiana ma piuttosto un ritorno al cristianesimo delle origini, rifiutano la Trinità, non festeggiano compleanni e natale perché li ritengono di origine pagana, rifiutano le trasfusioni di sangue basandosi su un’interpretazione letterale di alcuni passi biblici, e non prestano servizio militare. La loro speranza è vivere per sempre su una terra paradisiaca, ricreata dopo la battaglia di Armageddon, e non in cielo, dove andranno solo un numero limitato di eletti, i 144.000!
I Mormoni, o Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, aggiungono ai testi biblici il “Libro di Mormon”, che racconterebbe la visita di Gesù alle Americhe dopo la resurrezione. Praticano il battesimo dei morti, offrendo la salvezza anche agli antenati, e in alcuni periodi storici hanno praticato la poligamia. Credono in una vita eterna che è una progressione continua, dove gli uomini più giusti possono diventare a loro volta dèi e governare su propri mondi.
E potrei continuare con i buddhisti, che pure non parlano di un dio creatore, ma di un percorso di illuminazione e di distacco dalla sofferenza attraverso l’ottuplice sentiero, con la meta finale del nirvana, l’estinzione del desiderio e quindi del ciclo delle rinascite. Oppure con gli scintoisti giapponesi, che rappresentano un caso a sé nel panorama delle fedi mondiali. Lo shintoismo è la via dei kami, gli dèi-spiriti che abitano ogni cosa: non un dio unico e lontano, ma una miriade di presenze che risiedono negli alberi secolari, nelle montagne, nei fiumi, nelle rocce, persino negli oggetti e negli antenati illustri divinizzati dopo la morte. Il fedele scintoista non segue un libro sacro né un codice morale scritto, perché la virtù si presume naturale nel popolo giapponese. Ciò che conta è la purezza, intesa come assenza di contaminazione, da ottenere attraverso riti di purificazione con acqua o con rami di sakaki agitati dai sacerdoti. I precetti non sono comandi da osservare, ma uno stato da mantenere: evitare ciò che sporca, ciò che offende i kami. Le feste, i matsuri, scandiscono l’anno agricolo e servono a ringraziare per il raccolto, a invocare la fertilità, a mantenere l’armonia tra il mondo umano e quello divino. Quanto all’aldilà, lo shintoismo non promette paradisi né inferni, non minaccia pene eterne né ricompense ultraterrene. I morti dimorano nella terra di Yomi, un luogo ombroso e indefinito separato dal mondo dei vivi da un basso colle. La vera ricompensa è qui, sulla terra: la protezione dei kami, la fertilità dei campi, la serenità della comunità. Un meccanismo questo che funziona al contrario delle religioni abramitiche: non si obbedisce per guadagnarsi l’aldilà, ma si celebrano i riti per preservare l’equilibrio del mondo in cui già si vive.
E poi ci sono i sikh, che dal crogiolo indiano emergono con una fede giovane e decisa, nata cinquecento anni fa dall’insegnamento di dieci guru. Per loro Dio è uno, senza forma, e si raggiunge attraverso la meditazione e il servizio disinteressato. Il fedele porta con sé i cinque simboli distintivi, i cosiddetti cinque K: i capelli lunghi mai tagliati, raccolti sotto il turbante; il pettine di legno; il bracciale d’acciaio; il pugnale cerimoniale; e i pantaloni particolari, segno di prontezza a difendere i deboli . Il loro tempio, il “gurdwara”, è aperto a tutti senza distinzione di casta o credo, e lì si consuma insieme il pasto sacro, il “langar”, preparato e offerto dai fedeli stessi in segno di uguaglianza. La ricompensa è la fusione dell’anima con Dio, come una goccia che torna all’oceano, dopo aver vissuto una vita onesta e laboriosa.
Andando per concludere troviamo i giainisti, questi, portano all’estremo il principio della non violenza, l’ahimsa, al punto che i monaci più austeri camminano scoprendo il terreno davanti a sé con una scopa per evitare di schiacciare insetti, portano una mascherina per non uccidere microscopiche forme di vita nell’aria e bevono acqua filtrata. La loro dottrina insegna che ogni anima, ogni “jiva“, è potenzialmente divina e imprigionata nel ciclo delle rinascite a causa del karma, inteso qui come una sostanza sottile che aderisce all’anima per le azioni compiute. Liberarsene richiede un’ascesi estrema, un digiuno progressivo fino alla morte che alcuni monaci scelgono come atto supremo di distacco. La meta, il “moksha”, è la liberazione definitiva, la beatitudine eterna nella conoscenza perfetta, raggiunta solo da quelle anime che hanno spento ogni desiderio e ogni violenza.
Ed infine vi sono le religioni animistiche africane, quelle che i manuali chiamano spesso religioni tradizionali, come se il termine racchiudesse in sé qualcosa di primitivo o di superato. In realtà, sono sistemi complessi e profondi, dove il confine tra visibile e invisibile è labile, dove gli spiriti abitano gli alberi, gli animali, i luoghi sacri, e gli antenati non sono morti davvero ma vegliano sui discendenti da una dimensione parallela. Non c’è un dio unico e lontano, ma un dio creatore, spesso distaccato, e poi una miriade di divinità minori, di spiriti della natura, di forze con cui l’uomo deve imparare a convivere. I precetti sono tramandati oralmente, custoditi dagli anziani e dagli sciamani, e riguardano il rispetto per gli antenati, l’equilibrio con la natura, la purezza rituale da mantenere. Le offerte, i sacrifici, le danze non servono a guadagnarsi un paradiso futuro, ma a mantenere l’armonia qui e ora, a placare gli spiriti irati, a chiedere pioggia o fertilità. La ricompensa è immediata, concreta: la salute, il raccolto, la protezione della comunità. L’aldilà è un prolungamento sfumato della vita terrena, un mondo degli spiriti dove si continua a esistere, magari con meno peso, ma sempre in relazione con i vivi.
Quanto sopra, vuol far comprendere come, tra fedi e precetti, emerga la straordinaria varietà di risposte che l’umanità ha saputo darsi alle stesse domande e, allo stesso tempo, la sorprendente uniformità della struttura: da un lato un codice di comportamento, un insieme di regole da seguire quaggiù, dall’altro la promessa di una ricompensa, o la minaccia di una punizione, in un aldilà.
Nello scrivere questo post pensavo dentro me che, se ci fosse un extraterrestre a osservarci, direbbe di noi: una vera e propria architettura di bisogni e speranze quella degli umani, che, visti da fuori, rivelano tutta la loro terrena e misera umanità.
Sì… forse soltanto un definitivo contatto con quegli esseri, con qualcosa di così radicalmente diverso da noi e dalle nostre costruzioni mentali, potrà finalmente portare alla fine di tutte queste religioni. Sì… chissà se basterà la prova vivente di un’altra intelligenza, di un’altra forma di vita cosciente, per frantumare il millenario specchio in cui ci siamo guardati credendo di vedere il riflesso di un dio o chissà, se viceversa – e questa è l’ipotesi più amara – anche di fronte all’evidenza più lampante, l’essere umano troverebbe il modo di riplasmare la propria fede, integrando gli alieni nel proprio disegno divino.
Sì… magari come angeli, come demoni, o come nuove anime da convertire, perché l’illusione, quando è così radicata, non muore davvero, si adatta, si trasforma, e continua a vivere.
Perché in fondo, la mia specie è fatta così: ha troppo bisogno di credere in qualcosa, anche a costo di credere in niente!
Sono passati millenni, eppure l’uomo è ancora qui a chiedersi cosa ci sia dopo la morte. Abbiamo assistito a innumerevoli tentativi di raggiungere l’oltretomba, costruendo strutture imponenti che dovevano toccare il cielo, e a secoli in cui l’uomo, per colpa delle religioni, si è trovato intrappolato in una rete di falsità, tutte finalizzate a promuovere un’immagine di paradiso.
Il messaggio che è passato è chiaro: il modo in cui avrai vissuto la tua vita su questa terra determinerà il tuo destino dopo la morte. Sarai giudicato e, in base a questo, scoprirai se potrai continuare a vivere in un luogo sublime, meraviglioso, perfetto. Naturalmente, le interpretazioni cambiano da religione a religione, ma il contenuto resta sostanzialmente lo stesso.
E allora, senza poter confermare quanto sto per dire, ma sapendo che nessuno di voi può smentirmi, mi permetto di formulare un’ipotesi. Quello che sto per esporre è semplice da comprendere e si articola in tre possibili scenari, completamente indipendenti dalle narrazioni religiose più comuni.
Prima ipotesi
La prima è la più lineare: morendo, tutto si trasforma in energia e non c’è alcuna vita dopo la morte. La nostra esistenza termina con l’ultimo respiro, e ci fondiamo con il cosmo in una forma impalpabile.
Seconda ipotesi
La seconda ipotesi immagina che, dopo la morte, il nostro spirito vaghi in un luogo di totale oblio. Un posto dove non esiste nulla: non ci si parla, non si ride, non si scherza, non si ama. È un’esistenza sterile, in cui ognuno di noi è come uno zombi, circondato da anime di ogni epoca. È un’eternità vuota, priva di emozioni e interazioni.
Terza ipotesi
La terza ipotesi prevede che tutti, senza distinzioni, vivano insieme in un unico luogo. Non importa come ci si è comportati nella vita terrena: che tu sia stato una bestia feroce o un missionario, ora sei lì, accanto a tutti gli altri. Non ci sono più abusi, violenze o gesti premurosi; tutto è sospeso in un’eterna neutralità.
In questo scenario, potresti incontrare personaggi come Hitler, Stalin o Pol Pot intenti a conversare con Papa Giovanni XXIII o John Lennon, seduto su una panchina con la sua chitarra, accanto al serial killer Jeffrey Dahmer. Nessuno è stato giudicato per le sue azioni: è come se, nell’aldilà, esistesse una forma di riconciliazione universale. Una sorta di tempo infinito per fare i conti con se stessi, al di là del bene e del male.
E allora, forse, è proprio questo ciò che ci aspetta: un aldilà che non è altro che un aldiquà. Un riflesso della vita terrena, senza le illusioni di giudizi divini o promesse ultraterrene. Solo una perpetua coesistenza.
Mariateresa, Francesco e Michele, insieme ai genitori Gianluca e Valentina non ci sono più…
E non ci sono perché una malattia se li è portati via o perché il destino ha voluto che durante una loro vacanza, l’auto con cui viaggiavano dovesse avere un incidente, no… loro non sono più, per colpa di noi… tutti!!!
Non importa se non siamo residenti ad Ischia, la colpa resta eguale, perché quanto accaduto lì, poteva tranquillamente presentarsi in ciascuna abitazione del nostro territorio, un paese che dimostra di essere fragile, in particolare proprio per tutte quelle corresponsabilità non solo istituzionali (da parte di quei funzionari e addetti al controllo del territorio che non svolgono in maniera corretta il proprio compito) ma anche ahimè da parte di quei professionisti che pur di ricevere una parcella s’inventano espedienti che sanno bene essere irregolari, ed infine i cittadini, non meno colpevoli, sì… anche loro hanno colpe, che chiudono abitualmente un occhio dinnanzi a quegli abusi, chissà… forse perché loro per primi hanno già approfittato di quella leggerezza legislativa e/o amministrativa!!!
Sono tutte connivenze che hanno portato tre ragazzini di 6, 11 e 15 anni, a non essere più tra noi e non per colpa di una frana che (forse) si poteva prevedere e che ahimè li ha inghiottiti per sempre!!!
Ecco perché non posso accettare quanto accaduto, come non m’interessano le lacrime di quegli uomini che avrebbero dovuto fare di più e non l’hanno fatto; peraltro non ho alcun trasporto per le parole espresse nell’omelia, sono le solite frasi di circostanza, quel prete ripete ciò per cui è stato indottrinato, mai una parola di condanna, difatti ripete a pappagallo quelle usuali frasi del tutto “inconcludenti” : “oggi li pensiamo nel paradiso uniti e sorridenti”.
Ma che cazz può fregare a Dio di averli nel “Paradiso“; scusate ma qual è il messaggio che si vorrebbe far passare, forse che “Egli” abbia pensato di portarli con se perché sarebbero stati meglio che qui???
Certo, osservando quanto accaduto qualcuno potrebbe crederlo.. ma Dio (se esiste…) non perde il suo tempo con noi, ha cose ben più importanti a cui pensare e soprattutto non può sostituirsi a quei dirigenti, funzionari e/o professionisti che richiedono o autorizzano (o ancor peggio fanno finta di non sapere…) ciò che sapevano e cioè che nulla doveva essere realizzato!!!
Il Territorio è gravemente ferito ma non per colpa di Dio; Egli ci ha dato questa terra quasi fosse un paradiso, ma osservando ovunque cosa ne stiamo facendo, si sarà sicuramente pentito…
Non esiste per questa tragedia la parola “perché“??? Tutti sapevano e nessuno ha fatto nulla!!! D’altronde ditemi: dove sono le denunce, gli esposti presentati da quei conterranei, chi in quell’isola vedendo quanto stava accadendo si è presentato dalle autorità competenti o giudiziarie per evidenziare la realizzazione di quelle costruzioni abusive???
Risponde il sottoscritto: NESSUNO!!!
Sono d’accordo con un loro compagno di scuola, quando legge dal pulpito: “Non accettiamo la tua bara bianca, sarà dura salire le scale della scuola sapendo di non trovarti. Con te se ne va un pezzo di noi. Ci impegneremo per un’isola più bella“.
Infatti… non si può accettare!!! Scrosciano gli applausi sotto la pioggia, ma questi (credetemi) non servono a nulla, se non saranno seguiti da azioni concrete!!!
Ragazzi tocca ora a voi farvi sentire, se volete cambiare questo stato di cose dovete lottare, non piegarvi a quelle abituali regole o consuetudini cui vedrete con il tempo – gli adulti – vorranno condurvi, affinché ciascuno di voi, diventi come sono stati (sterili) loro!!!
Ma voi per fortuna voi non siete così, siete diversi, puri, avete dalla vostra il tempo, sì…per cambiare questo schifo che vi circonda e dare finalmente una prospettiva diversa a voi stessi e perché no, ai vostri figli…
Ricordate da ora in poi queste mie parole: loro sono il passato, voi siete il futuro!!! Non lo sprecate…
Mario Draghi ha messo il turbante dell’incantatore e tra un suono di flauto e un sguardo ammaliante, sia riuscito a incantare tutti quei serpenti così tanto diversi tra loro, lasciandoli lì… immobili, ad esternare le proprie richieste, ma senza sentir esprimere alcuna parola di consenso…
Ma loro vanno via da quell’incontro felici, già… vi fosse stato uno soltanto tra loro che si fosse lamentato su quella riunione oppure abbia espresso contrarietà alle parole pronunciate del delegato premier, nessuno!!!
Alle parole del Presidente Mattarella, sì… a quella Sua decisione di scegliere quale prossimo Presidente del consiglio un nome così altisonante, ciascuna di quelle forze politiche ( a esclusione di “FdI” ) e in particolare i suoi leader di partito, pur di non disubbidire a quell’alta autorità, hanno improvvisamente espresso momenti di entusiasmo per quella scelta, una felicità sopra ogni previsione, quasi fossero stati magicamente “incantati” e difatti osservando quei loro visi appena usciti da quella stanza, dinnanzi ai giornalisti per le loro ufficiali dichiarazioni, sembrano essere come in uno stato di grazia, già di beatitudine… come se avessero visto “dio” ed evitato la cacciata dal paradiso!!!
Ma d’altronde, nell’osservare quel loro stato paradisiaco nel quale sembrano totalmente immersi, potrei paragonare ciascuno di quei leader (e di tutti coloro che in qualità di componenti del direttivo hanno finora partecipato a quegli incontri con il premier incaricato…) a quel primo uomo, sì… Adamo, che pur di vivere una vita meravigliosa, perfetta, senza mai problemi, gli bastava difatti restare immobile e farsi guidare, senza però domandare, chiedere, comprendere o voler conoscere i programmi del divino, già… Doveva semplicemente non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza che tutto sarebbe proseguito per il meglio ed invece sappiamo come finita…
“Così fan tutti” diceva il titolo di un film… già è tutti loro, ad esclusione (ma solo in parte di “FdI”) si sono adeguati!!!
Certo si sa… la leader di fratelli d’Italia è Giorgia Meloni e Lei a differenza degli altri leader è una donna, è quindi portata a distinguere il bene dal male e come quella sua ispiratrice “Eva” vuole andare oltre, pur sapendo che il voler conoscere implica divisione, perché provare a comprendere ciò che non è dato a sapere, comporta di fatto una separazione, tra il creatore e la sua creatura…
Ecco perché nessuno di quei partiti si è dimostrato impavido, sì… in ciascuno di quei leader vedo soltanto timore, paura, già… a non voler commettere quel “peccato originale”!!!
Restano lì protetti e cullati in questo nuovo paradiso a sognare ad occhi aperti, dimenticando come la realtà sia diversa, drammatica, difficile, piena di contraddizioni che stanno per generare forti conflitti sociali a cui va sommato il preoccupante dilagarsi dell’emergenza sanitaria, ancora fortemente presente ed una crisi economica, finanziaria e soprattutto culturale che non riesce a trovare soluzione a causa della negligenza dei suoi uomini “eletti”, che dimostrano di preferire il paradiso ai problemi dei propri “elettori”!!!
Se solo quest’ultimi cittadini prendessero coscienza di ciò che andrebbe realmente fatto per questo nostro paese, già… se solo si comprendesse come si è circondati da false promesse e da una mancata speranza di continuità, si potrebbe finalmente iniziare a prendere in mano le proprie vite e separarsi una volta e per sempre, da quel cordone ombelicale che li vede da sempre sottomessi!!!
Proviamo quindi a non farci più incantare, guardiamo i fatti per come sono e chissà forse potremmo giungere a scoprire una realtà diversa, sicuramente sofferta, infelice, ma quantomeno vera…
Sta quindi a noi decidere se continuare a farci ingannare oppure disubbidire trasgredendo le scelte di quei nostri leader (serpenti) che hanno preferito unirsi e sottomettersi al loro nuovo premier “incantatore” !!!
Non sanno più cosa fare i due partiti d’opposizione, ormai sono in discesa libera…
Un “Pd” che ha perso gran parte dei suoi elettori in particolare nel Sud e “Forza Italia” che ha dirottato verso la Lega di Salvini gran parte dei voti del Nord…
Ed allora cosa fare per invertire quella rotta???
Si prova a fare squadra e per non far esporre quei suoi due leader, Matteo Renzo e il Cavaliere… provano a mandare avanti quei loro lacchè (subordinati), che fanno precisamente quanto gli viene ordinato!!!
L’ultima cazz…ta. o dovrei chiamarla “illuminazione”, è rappresentata dall’unire le forze di entrambi i partiti, per far decadere – una volta e per tutte – quei partiti giallo/verdi dell’attuale governo di Conte…
Provano a farlo dalla nostra isola, sarà forse che qualcuno inizia ad aver paura dei metodi rigidi utilizzati in questi ultimi mesi dalla nostre forse dell’ordine, sarà che quel potere politico/mafioso è fortemente scemato a causa delle inchieste giudiziarie in corso, sarà che i siciliani non si fanno più corrompere da promesse mai mantenute, certamente qualcosa è cambiato e lo sanno per primi loro!!!
E allora sognano… e da quella “Leopolda” di Palermo immaginano un nuovo soggetto politico che guardi non solo a sinistra ma anche alle forze di quel centro-destra… e cioè a tutta quella “munnizza” un tempo democristiana, che oggi prende il termine di “moderati”…
Su una cosa sono però d’accordo… siete stati fottuti!!!
Dice bene difatti il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè (ma soprattutto coordinatore di Forza Italia): “Stiamo ancora a parlare di chi è più adatto a fare il segretario del Pd o di Fi e qui Lega e Movimento 5Stelle prendono l’80%. Ci hanno fottuto, abbiamo sbagliato. Al nostro interno ci siamo massacrati”!!!
Ma se pensa ancora oggi che il voto dato a quei due partiti è soltanto un voto populista… a poco dove andare, già… dimostra per lennesima volts di non aver capito un cazzo: non per nulla fa proprio il coordinatore per quel partito di gente raccomandati!!!
La gente è stanca di sentire le loro chiacchiere…
Ma dover’era mister 61-0 quando vinceva in tutti i collegi uninominali??? Cosa ha fatto quel suo partito per qursta nostra terra??? Dov’è stato il Cavaliere in quegli anni… che ha lasciato carta libera a Schifani, Alfano e alla Prestigiacomo, senza che nessuno di loro abbia fatto qualcosa per questa regione??? E difatti si è visto per loro, come sta finendo…
Il solito “democristiano” di turno ha detto che “i moderati devono far parte di un disegno complessivo che sta al Pd disegnare e seminare”!!!
“Disegnare e seminare”, ma di che cazz… parla…
Perché ormai qui in Sicilia di tempo da perdere per dipingere o disegnare non ne abbiamo più e non parliamo di seminare, sì… cosa dovremmo seminare, quando ormai questa terra è stata resa – grazie alle vostre inutili politiche – totalmente “infertile”!!!
Ma per fortuna senza di voi, senza quei vostri partiti collusi e clientelari, riusciremo a modificare questo territorio infetto e sterile, rendendolo nuovamente un paradiso terrestre, pieno di frutti e soprattutto speranza, si quella di veder crescere un futuro migliore per le nostre future generazioni!!!
Quindi per favore, fate a tutti noi siciliani una cortesia: andatevene a f….!!!
Non sanno più cosa fare i due partiti d’opposizione, ormai sono in discesa libera…
Un “Pd” che ha perso gran parte dei suoi elettori in particolare nel Sud e “Forza Italia” che ha dirottato verso la Lega di Salvini gran parte dei voti del Nord…
Ed allora cosa fare per invertire quella rotta???
Si prova a fare squadra e per non far esporre quei suoi due leader, Matteo Renzo e il Cavaliere… provano a mandare avanti quei loro lacchè (subordinati), che fanno precisamente quanto gli viene ordinato!!!
L’ultima cazz…ta. o dovrei chiamarla “illuminazione”, è rappresentata dall’unire le forze di entrambi i partiti, per far decadere – una volta e per tutte – quei partiti giallo/verdi dell’attuale governo di Conte…
Provano a farlo dalla nostra isola, sarà forse che qualcuno inizia ad aver paura dei metodi rigidi utilizzati in questi ultimi mesi dalla nostre forse dell’ordine, sarà che quel potere politico/mafioso è fortemente scemato a causa delle inchieste giudiziarie in corso, sarà che i siciliani non si fanno più corrompere da promesse mai mantenute, certamente qualcosa è cambiato e lo sanno per primi loro!!!
E allora sognano… e da quella “Leopolda” di Palermo immaginano un nuovo soggetto politico che guardi non solo a sinistra ma anche alle forze di quel centro-destra… e cioè a tutta quella “munnizza” un tempo democristiana, che oggi prende il termine di “moderati”…
Su una cosa sono però d’accordo… siete stati fottuti!!!
Dice bene difatti il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè (ma soprattutto coordinatore di Forza Italia): “Stiamo ancora a parlare di chi è più adatto a fare il segretario del Pd o di Fi e qui Lega e Movimento 5Stelle prendono l’80%. Ci hanno fottuto, abbiamo sbagliato. Al nostro interno ci siamo massacrati”!!!
Ma se pensa ancora oggi che il voto dato a quei due partiti è soltanto un voto populista… a poco dove andare, già… dimostra per lennesima volts di non aver capito un cazzo: non per nulla fa proprio il coordinatore per quel partito di gente raccomandati!!!
La gente è stanca di sentire le loro chiacchiere…
Ma dover’era mister 61-0 quando vinceva in tutti i collegi uninominali??? Cosa ha fatto quel suo partito per qursta nostra terra??? Dov’è stato il Cavaliere in quegli anni… che ha lasciato carta libera a Schifani, Alfano e alla Prestigiacomo, senza che nessuno di loro abbia fatto qualcosa per questa regione??? E difatti si è visto per loro, come sta finendo…
Il solito “democristiano” di turno ha detto che “i moderati devono far parte di un disegno complessivo che sta al Pd disegnare e seminare”!!!
“Disegnare e seminare”, ma di che cazz… parla…
Perché ormai qui in Sicilia di tempo da perdere per dipingere o disegnare non ne abbiamo più e non parliamo di seminare, sì… cosa dovremmo seminare, quando ormai questa terra è stata resa – grazie alle vostre inutili politiche – totalmente “infertile”!!!
Ma per fortuna senza di voi, senza quei vostri partiti collusi e clientelari, riusciremo a modificare questo territorio infetto e sterile, rendendolo nuovamente un paradiso terrestre, pieno di frutti e soprattutto speranza, si quella di veder crescere un futuro migliore per le nostre future generazioni!!!
Quindi per favore, fate a tutti noi siciliani una cortesia: andatevene a f….!!!
Roberto Saviano è intervento al Parlamento britannico su invito del parlamentare laburista David Lammy, ex ministro dell’Università…
Quanto segue, rappresenta il proprio intervento:
Se si chiede quale sia il Paese più corrotto al mondo, la risposta più immediata è dettata dal grado di corruzione percepita.
Magari si penserà al Messico, ai Paesi latinoamericani, a quelli africani, al Medio Oriente, all’Italia.
E invece il più corrotto è l’Inghilterra, ma non di una corruzione che riguarda gli amministratori pubblici, i poliziotti, i sindaci, ma di una corruzione che è consustanziale al sistema economico.
Il sistema economico inglese si alimenta di corruzione.
E in tutto questo il governo e i cittadini britannici non si sono davvero resi conto dell’emergenza che sta attraversando il Paese.
Nel 2015 la National Crime Agency pubblicò un report i cui dati sono estremamente importanti. Il report spiegava che “ogni anno centinaia di miliardi di dollari di provenienza criminale quasi sicuramente continuano ad essere riciclati attraverso le banche del Regno Unito e le loro filiali”.
E aggiungeva che “l’entità del riciclaggio dei proventi criminali è quindi una minaccia per l’economia e la reputazione del Regno Unito”.
Di lì a poco anche il primo ministro David Cameron avrebbe espresso il suo impegno dichiarando: “Il Regno Unito non deve assolutamente diventare un paradiso fiscale per soldi sporchi di tutto il mondo”.
Eppure non è andata così.
In un documento molto interessante pubblicato da Transparency Uk a marzo del 2015 sul mercato immobiliare londinese come rifugio di capitali segreti e soldi sporchi, si parlava di soldi provenienti dalla corruzione, ma non veniva mai citata la parola mafia, né mai si è parlato di organizzazioni criminali.
Il motivo è semplice: tranne che per rarissimi casi, in Inghilterra la mafia non si vede e non si sente.
Non ci sono cadaveri sulle strade né sparatorie. In Messico o in Italia tra cadaveri, sangue e sequestri di droga non è possibile pensare che la mafia non esista.
A Londra esiste ma è silenziosa, agisce nell’ombra… e soprattutto non ha l’odore acre del sangue, ma quello rassicurante dei soldi.
Senza il riciclaggio, il denaro delle mafie sarebbe un ricavato inerte.
È necessario, invece, che rientri in circolo: il problema delle organizzazioni criminali non è fare soldi, ma riciclarli.
E nel Regno Unito, secondo le stime di associazioni non-governative, vengono riciclati 57 miliardi di sterline (ovvero 74 miliardi di euro).
Proventi illeciti che, dopo essere stati opportunamente ripuliti, vengono rimessi in circolo. In silenzio, i capitali criminali si muovono e minano la nostra economia e le nostre democrazie. In silenzio.
La City di Londra, insieme a Wall Street, è la più grande lavanderia al mondo di denaro sporco del narcotraffico.
Londra è un sistema finanziario internazionale da cui passano transazioni da tutto il mondo per il valore di bilioni di sterline ogni anno e offre i servizi finanziari più ricercati.
Ma non è tutto, perché oltre a questo, la capitale inglese si trova al centro del più importante sistema offshore del mondo.
Molti capitali internazionali che passano attraverso le dipendenze della Corona Britannica (come Jersey) e i territori d’Oltremare (come le Isole Cayman) – paradisi fiscali per eccellenza – vengono poi incanalate verso le banche della City e quando arrivano a Londra sono già stati ripuliti anche se originariamente erano sporchi. Come rivelò nel 2013 uno studio basato su inchieste di Transcrime (il Centro di ricerca sulla criminalità transnazionale dell’Università Cattolica di Milano) tutte le principali mafie italiane sono presenti nel Regno Unito con i loro affari.
Uno studio di Transparency International del 2015 ha contato 36.342 immobili in un’area di 6 km quadrati a Londra di proprietà di società di copertura.
Mentre il 75% degli immobili attualmente sotto indagine nel Regno Unito per reati legati alla corruzione sono registrati in paradisi fiscali.
A Londra il 90% degli immobili di proprietà di società straniere sono di società registrate in paradisi fiscali.
È così che interi quartieri di Londra si stanno svuotando, diventando luoghi di investimento. Entrano i soldi, escono le persone.
Finalmente la stampa inglese si è accorta di questa vera e propria occupazione finanziaria della propria città: qualche giorno fa ha fatto rumore l’inchiesta del Guardian sul grattacielo residenziale più alto di Londra: St George Wharf Tower, un grissino di cemento di 50 piani dove i 214 appartamenti di lusso sono perlopiù intestati a magnati stranieri quando non posseduti da società offshore.
Una torre con tutti gli optional che rimane vuota per la gran parte dell’anno, mentre la maggior parte dei londinesi non riesce nemmeno più a trovare un affitto accettabile: le case non servono per essere abitate, ma per fungere da casseforti di cemento, che custodiscono denaro, spesso riciclato.
Tra un mese la Gran Bretagna sarà chiamata a votare al referendum sulla cosiddetta Brexit, per esprimere la propria opinione sull’uscita o meno dall’Europa.
È fondamentale tenere presente che ci sono ambiti – come la sicurezza e la giustizia – in cui non si può agire isolati.
Quando si parla di criminalità organizzata, di terrorismo, di narcotraffico, non esistono confini. Saremmo degli illusi a pensarlo.
Come si può pensare di affrontare qualcosa che è per definizione internazionale con strumenti nazionali?
Il Regno Unito non può più fare finta di nulla.
Ora ha i dati, i risultati delle inchieste, gli avvertimenti degli esperti e delle autorità.
Ora è il momento di muoversi, di fare qualcosa contro il denaro criminale, prima che il denaro criminale si compri tutta la Gran Bretagna.
La notizia è stata riportata su LiveSicilia e quando in questi mesi ho parlato d’inadeguatezza dell’agenzia… non avrei mai immaginato che dietro quella supposizione ci fosse quanto appena emerso…
In tal senso ho già inviato richiesta scritta all’Associazione di legalità (alla quale sono iscritto) per valutare se esistono le condizioni per poter denunciare direttamente i suoi Responsabili (per le procedure fin qui adottate… ) ed eventualmente costituirci all’eventuale processo… quale parte civile…
Certo capisco che sarà un’ulteriore vantaggio per alcuni di quei tanti consulenti esterni che hanno gravitato intorno a questa agenzia; ma questa volta però, passeranno dall’altra parte della scrivania e si occuperanno di difendere coloro che li hanno – in questi anni – incaricati di curare quei (circa) centomila ricorsi…
Riporto quindi la notizia pubblicata sulla testata on-line a firma di Accurzio Sabella:
Diciotto milioni in quattro anni. Una torta suddivisa tra decine di avvocati, che hanno trovato, nella zoppicante società Riscossione Sicilia, il “paradiso dei legali”. I dati sono piovuti in questi giorni sui tavoli della sottocommissione nata all’Ars per approfondire storia e stato di salute dell’azienda di riscossione siciliana. Diciotto milioni di euro spesi per curare circa centomila ricorsi. La maggior parte di questi dinanzi alle Commissioni tributarie, il resto in Corte d’appello, nei tribunali civili, in quelli del lavoro, alle sezioni fallimentari.
Diciotto milioni in quattro anni. Un investimento enorme, per ottenere quali risultati? Fino al 2014, i dati erano deprimenti. A fronte di 5 miliardi e settecento milioni da incassare, la Sicilia ha portato nelle proprie casse appena 481 milioni: l’otto per cento. Per i redditi più alti, quelli superiori a 500 mila euro, la percentuale era ancora più bassa: 3,66 per cento. Nonostante un esercito di legali mobilitati per ricorsi e cause. Scelti da un elenco lungo quanto potrebbe essere l’elenco telefonico di un paesino di medie dimensioni: 887 avvocati.
Da lì, come detto, tra il 2011 e il 2014 si è pescato a piene mani, nonostante, spiega oggi il presidente Antonio Fiumefreddo, “tanti dipendenti di Riscossione avrebbero potuto svolgere quei compiti. Adesso dovranno farlo per legge, come stabilito dalla Finanziaria nazionale”. Molti di quei ricorsi, insomma, cioè quelli di fronte alle Commissioni tributarie, possono essere curati dagli “assistenti tecnici” grazie a una semplice procura della società. “Ne abbiamo tanti, e pure molto bravi – spiega Fiumefreddo – solo che adesso i sindacati lamentano l’aumento dei carichi di lavoro. Ma non abbiamo scelta”.
Insomma, dei diciotto milioni spesi prima dell’arrivo di Fiumefreddo, molti potevano essere risparmiati. Almeno tre quarti di quelle somme. Andate invece dritte ai legali. Un “caso” che, come detto, è finito sul tavolo della sottocommissione dell’Ars presieduta da Giovanni Panepinto: “Sono soldi che certamente potevano essere risparmiati – spiega il deputato del Pd – magari con la creazione di un ufficio legale interno o magari tramite una convenzione ai minimi tariffari. Ma la cosa che ci interessa di più – aggiunge – è capire quante di queste cause sono state effettivamente vinte, o quante riscossioni non sono andate a buon fine, magari a causa del ritardo della società nel costituirsi”.
“La situazione è migliorata – spiega oggi Fiumefreddo – e abbiamo già abbattuto di quasi 5 milioni di euro le perdite, mentre abbiamo ridotto le spese amministrative di oltre dieci milioni rispetto al 2014”. Mentre le cause, adesso, verranno curate, appunto, dai dipendenti dell’azienda. “Da adesso in poi – annuncia Fiumefreddo – gli Ufficiali esattoriali torneranno per strada. Negli anni passati molte cause sono state perse per difetti di notifica. Per le cartelle superiori ai centomila euro darò mandato agli ufficiali, in modo da essere certi che la contestazione venga consegnata”. Insomma, niente legali esterni, per il momento, assicura Fiumefreddo. Anche se Panepinto spiega: “Serve un confronto tra sindacati e l’amministratore dell’azienda, per discutere degli effettivi carichi di lavoro nella società”.
L’anno d’oro per gli avvocati di Riscossione è stato il 2011. Dal bilancio della società infatti ecco saltare fuori una spesa per gli incarichi pari 8,8 milioni di euro. Così, nel 2012, l’azienda poteva sottolineare il grande risparmio ottenuto: la cifra era scesa infatti a 3,2 milioni in un anno, frutto degli oltre 35 mila incarichi conferiti a 532 legali. Ma il trend torna a peggiorare l’anno successivo, quando le quasi 23 mila cause assegnate a circa 500 avvocati, costeranno 4,4 milioni di euro. Cifra dimezzata già nel 2014: 2,1 milioni. Un totale da 18 milioni di euro, insomma.
Si dirà, cause necessarie. Certamente. Quello che colpisce, però, sono i numeri. In qualche caso, infatti, alcuni avvocati hanno dovuto lavorare al ritmo di un ricorso al giorno. In pratica, un lavoro parallelo, quello per Riscossione, rispetto al resto dell’attività professionale svolta dal legale. È il caso di Carmelo Solano che in tre anni ha seguito 1.033 ricorsi, e di Giusi Cannizzaro (1.016 ricorsi in tre anni). Ma la lista di avvocati “preferiti” comprende ad esempio anche Sebastiano Di Mauro (983 casi in tre anni), Anna Santino (854), Giuseppe Barca (818), Maurizio Varisano (776 ricorsi), Daniela Alma (689 sempre in tre anni), Francesco Paolo Raja (688). E una pioggia di incarichi è arrivata anche a chi avvocato non è. È il caso di Antonina Papia (726 ricorsi in tre anni) e Orazio Abate (618).
Incarichi, ovviamente, dalle retribuzioni non elevate. “Ci hanno comunicato – spiega ad esempio il presidente della Commissione bilancio Vincenzo Vinciullo – che le tariffe per gli incarichi si aggirano tra i 200 e i 400 euro”. Una media di circa 300 euro a ricorso. Ma che, vista la mole delle cause curate da alcuni avvocati, producono “incassi” a cinque zeri. Cento, duecento, trecentomila euro in tre anni. Per le cause di un’azienda che non ha funzionato per anni. Che pagava un esercito di avvocati, ma non riusciva a riscuotere un euro.
Ma tanto alla fine si sa come va a finire… saranno sempre i fessi a dover pagare per tutti!!!
Non ci bastava sopportarli tutti in un partito, ora con una mossa strategica (suggerita al Cavaliere dal proprio management), ecco che dalla costola del Pdl nasce una nuova identità che dovrebbe chiamarsi “Nuovo centro destra”…
La politica di mercato è sempre quella ( copiata ovviamente dalla pubblicità di una catena di supermercati ), prendi due al prezzo di uno!!!
Ma perché inventarsi questo stratagemma vi chiederete…
E’ semplice… tutto nasce in quanto si sta rielaborando, la nuova riforma elettorale che prevederà ( in base ai voti ottenuti ) quei premi di maggioranza che saranno suddivisi per ogni partito ( e non conterà più il numero dei votanti ), per cui più partiti più premi, più premi più seggi, più seggi da mettere in comune, un solo gruppo che comanderà… cioè quello del cavaliere!!!
Come vado da sempre ripetendo, fatta la legge… trovato l’inganno!!!
Ma voi, lo immaginate Alfano… traditore del Cavaliere… ma dai, chi dovrebbe crederci???
E questi cosiddetti separatisti dalla casa madre, dove finora erano stati leali, fidati, ma soprattutto fedeli, guardando al loro leader quasi fosse per loro un “dio”!!!
Ma per favore…, questi non sono in grado da soli, neanche di attraversare la strada e voi ci vorreste fare credere che sono capaci di camminare e soprattutto di percorrere strade diverse???
Si tratta quindi di un accordo prestabilito, incontrarsi alla partenza divisi, prendendo strade separate e successivamente… alla fine, riunirsi nuovamente!!!
Sono già in 37 al Senato e 23 alla Camera, e con Angelino a Presidente!!!
Già quello stesso “angioletto” che viene scacciato dal paradiso di Arcore e che diventa ora antagonista, su questa terra, per combattere quel suo dio…
Ora i cosiddetti lealisti ( molti di questi ignari del complotto organizzato dal Cavaliere…) vanno dichiarando come “atto gravissimo” quanto accaduto e iniziano a dare i soliti proclami, dove gli elettori sapranno giudicare e premiare i programmi e le lotte fatte dal loro leader.
E poi come ribadisce lo stesso “simulatore” Alfano, “pieno sostegno a Berlusconi, noi siamo amici e ribadiamo quindi amicizia e sostegno, lo sosterremo all’interno del governo a iniziare da una giustizia più giusta e dall’abbassamento delle tasse e di tutte le storiche battaglie“, cioè come dicevo sopra: due al prezzo di uno!!!