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Il sottile confine tra le specie e la lotta ai nuovi virus: una barriera che non va mai abbassata.


Già… non è solo l’hantavirus a ricordarci che il confine tra specie è più sottile di quanto crediamo.

C’è ad esempio il virus Nipah, un nome che forse fino a poco tempo fa diceva poco anche a chi segue queste cose, e invece da anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo tiene sotto osservazione come uno dei patogeni prioritari. 

Perché? Perché ha un tasso di mortalità che oscilla tra il 40 e il 75%, perché non esiste una cura né un vaccino, e perché, a differenza di molti altri virus zoonotici, può trasmettersi anche da uomo a uomo. 

La prima volta che se ne è parlato è stato nel 1998 in Malesia, tra allevatori di suini, poi a Singapore, poi in Bangladesh dove le epidemie sono tornate quasi ogni anno, poi in India dove a fine gennaio 2026 sono stati segnalati nuovi casi nello stato del Bengala Occidentale, con quasi duecento contatti stretti messi in sorveglianza. 

E allora la domanda sorge spontanea: stiamo parlando di un rischio reale anche per noi in Europa, o è una di quelle paure che restano confinate in mappe lontane?

La risposta degli esperti è rassicurante ma non superficiale. Il serbatoio naturale del Nipah sono i pipistrelli della frutta del genere Pteropus, quelle grandi volpi volanti che non vivono in Europa. L’ECDC, il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, spiega che la via più probabile di introduzione del virus nel continente sarebbe attraverso un viaggiatore infetto proveniente da un’area con focolaio attivo, ma questa eventualità è considerata improbabile. E anche se accadesse, senza i pipistrelli che fungono da serbatoio locale, il rischio di una trasmissione successiva sul territorio europeo è molto basso. 

Detto questo, l’attenzione resta alta perché il Nipah insegna qualcosa di importante: le malattie infettive emergenti non hanno confini geografici veri, hanno confini ecologici. Finché ci saranno animali che portano virus e umani che entrano in contatto con loro, in un modo o nell’altro, il salto di specie resta possibile.

I sintomi del Nipah, hanno poi quella caratteristica subdola che li rende difficili da riconoscere all’inizio. Il periodo di incubazione va dai tre ai quattordici giorni, a volte fino a quarantacinque in casi rari, e l’esordio è spesso generico: febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea. Poi, nei casi più gravi, arriva l’encefalite acuta, con confusione mentale, sonnolenza, convulsioni, fino al coma nel giro di ventiquattr’ore o quarantotto. 

Non tutti sviluppano la forma grave, ma quando il sistema nervoso centrale viene colpito la prognosi diventa seria, e anche chi sopravvive può portare con sé sequele neurologiche a lungo termine, come crisi epilettiche persistenti o alterazioni della personalità. Questo è ciò che rende il Nipah così temuto: non è solo un virus che uccide, è un virus che può cambiare per sempre chi lo incontra e sopravvive.

E poi c’è il tema della trasmissione in ambito sanitario, che forse è il più delicato per chi lavora in ospedale. L’OMS lo dice chiaramente: nelle strutture sovraffollate e poco ventilate, con misure di prevenzione inadeguate, il rischio di diffusione da paziente a operatore o tra pazienti aumenta. 

Per questo le linee guida raccomandano precauzioni da contatto e da goccioline, mascherine ben aderenti, protezione per gli occhi, camici e guanti. In caso di pazienti instabili o di infezione confermata, si sale di livello: respiratori N95, stanze di isolamento per via aerea

È un protocollo che richiede disciplina e risorse, e proprio per questo il Nipah è diventato un test per la preparazione dei sistemi sanitari. Non è il virus più contagioso che abbiamo mai visto, ma è sufficientemente grave da non potersi permettere errori.

VIRUS: Il terrore galleggia sull’acqua e quel lungo silenzio dell’incubazione.


Ho letto in questi giorni la notizia della Hondius e non posso fare a meno di pensare quanto io lo avessi anticipato in questi anni in alcuni miei post. 
Già… era il 25 marzo del 2020 quando scrivevo che erano in troppi a nascondere le notizie su quella pandemia affinché non emergesse la verità, e cioè che eravamo sotto attacco batteriologico. 
Poi il primo giugno dello stesso anno, mentre stavamo ancora provando a superare il Covid, chiedevo se non dovessimo aspettarci un nuovo virus.

Ed ancora il 19 febbraio 2024, quando parlavo di varianti, di Malattia X, di nuove pandemie che sembrava stessero per giungere.

Ecco, adesso siamo giunti qui e il “terrore galleggia sull’acqua”: già… non c’è immagine più potente di una nave ferma al largo mentre qualcosa di invisibile si muove tra i passeggeri. Gli occhi sono puntati sulla MV Hondius, quella piccola nave da crociera battente bandiera olandese, partita da Ushuaia il 20 marzo con destinazione Capo Verde, con 

arrivo previsto per il 4 maggio.

Ed invece è successo quello che nessuno avrebbe voluto immaginare: a bordo si sospetta un focolaio di hantavirus, una di quelle infezioni rare che vengono dagli animali e che all’uomo arrivano quasi per sbaglio, attraverso feci, saliva, urine di topi infetti o semplicemente respirando dove loro hanno lasciato traccia. Si contano tre decessi, un cittadino tedesco e due coniugi olandesi, lui di settant’anni con febbre e dolori addominali, lei di sessantanove collassata all’aeroporto di Johannesburg mentre cercava di salvarsi.

Ci sono altrrsì tre contagiati accertati: un passeggero britannico ora in terapia intensiva in Sudafrica e due membri dell’equipaggio che sono rimasti a bordo. Restano in attesa centoquarantanove passeggeri provenienti da ventitré paesi, più una cinquantina di membri dell’equipaggio. La compagnia parla di una «grave situazione medica» senza dare altri dettagli, e intanto la nave, respinta da Capo Verde, sta risalendo verso le Canarie, e sull’acqua il terrore non è più solo una metafora.

Eppure gli infettivologi chiedono di non cedere all’allarmismo. Ne ha parlato la presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali, spiegando che l’hantavirus non è una novità per la letteratura medica: lo conosciamo da anni, specialmente nei Balcani, e la trasmissione da uomo a uomo è rarissima

I sintomi possono essere respiratori, come una polmonite interstiziale, o renali, a volte molto gravi, ma il punto vero è un altro: il periodo di incubazione, quel tempo che va dal contagio alla comparsa dei primi segni, varia dai due ai venti giorni. Questo significa che uno o più passeggeri potrebbero essere già positivi al momento dell’imbarco, portando il virus a bordo senza saperlo, e che la nave in sé non è stata il luogo del contagio ma quello della sua rivelazione.

Un noto epidemiologo, interpellato dalla Bbc, ha dichiarato: il lungo periodo di incubazione sposta indietro l’attenzione, prima che la salissero, non mentre erano in mare. È un’ipotesi che non toglie il dolore delle morti, ma cambia il modo in cui guardiamo a quello specchio d’acqua dove ora la Hondius resta sospesa.

Forse è proprio questa la natura più inquietante delle malattie emergenti: arrivano sempre con ritardo rispetto alla nostra capacità di capirle. Il contagio è già accaduto quando ne parliamo, il virus ha già fatto la sua strada silenziosa nei giorni in cui nessuno sospettava nulla. E così a bordo della Hondius restano i passeggeri che hanno condiviso pasti, corridoi, momenti di vita comune, e adesso si chiedono se quel mal di testa di tre giorni fa fosse solo stanchezza o l’inizio di qualcosa di più grande. La guardia deve restare alta, dicono gli esperti, ma senza ingiustificati allarmismi, perché l’hantavirus non si diffonde come l’influenza e il panico, a volte, fa più danni del virus stesso. 

Intanto l’indagine epidemiologica cercherà di ricostruire ogni passaggio, ogni contatto, ogni giorno dell’incubazione, per capire cosa sia davvero accaduto in quel piccolo mondo galleggiante. E noi, da terra, restiamo a guardare, sapendo che la prossima volta potrebbe essere un’altra nave, un altro virus, un altro silenzio prima della parola…

Varianti del "Covid-19, "Malattia X", sembra che nuove pandemia stanno per giungere???

Sì, effettivamente l’impressione che si ha parlando con amici/conoscenti e che l’infezione da COVID-19 non sia ancora completamente terminata, ma viceversa sembra ancora condivisa da molte persone in tutto il mondo. 

D’altronde basti leggere sul web per trovare una varietà di informazioni ed opinioni su questo argomento, difatti alcuni siti stanno fornendo aggiornamenti sugli attuali casi, sulle varianti del virus e sulle misure preventive raccomandate dalle autorità sanitarie, ma non solo, anche su ricerche scientifiche in corso, vaccini, trattamenti e prospettive su eventuali future pandemia. 

Certo leggendo quei post ci si accorge di come vi siano opinioni contrastanti, un particolare sono quelle relative agli effetti collaterali dei vaccini “Covid-19” che dividono la platea dei commentatori tra chi prova a enfatizzare gli effetti collaterali per aumentare il sensazionalismo e di conseguenza attirare l’attenzione, viceversa altri che provano a minimizzare quelle controindicazioni per evitare il panico o ancor peggio per sostenere le posizioni dei governi nazionali.

Tuttavia, è importante notare che ci sono fonti di informazioni affidabili e autorevoli, come le agenzie governative di sanità pubblica, le organizzazioni internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e i centri di controllo delle malattie, che monitorano attentamente la sicurezza dei vaccini e forniscono aggiornamenti regolari sulla base delle evidenze scientifiche disponibili.

Sono molti infatti a preoccuparsi di quelle case farmaceutiche che potrebbero aver scoperto in questi mesi eventuali controindicazioni nei vaccini impiegati e quindi si cerca ora di evitare che si diffondi il panico; d’altronde è comprensibile avere delle preoccupazioni riguardo alla trasparenza delle informazioni fornite dalle case farmaceutiche e dalle autorità sanitarie, tuttavia, non possiamo far altro che sperare che nell’inoculare quei vaccini si sia effettuato un rigoroso monitoraggio da parte di quelle organizzazioni di controllo internazionali.

Si sa peraltro che le case farmaceutiche sono tenute a segnalare eventuali effetti collaterali dei loro prodotti e le autorità regolatorie valutano costantemente i dati disponibili per garantire che i vaccini siano sicuri ed efficaci e quindi, se dovessero iniziare a emergere preoccupazioni sulla sicurezza, si spera che vengano intraprese azioni appropriate, come la modifica sull’uso del vaccino o in casi estremi la sospensione temporanea della distribuzione.

In questi mesi abbiamo letto tutti di segnalazioni su casi di miocardite e pericardite in persone che hanno ricevuto alcuni tipi di vaccini COVID-19, in particolare i vaccini a mRNa come quelli prodotti da Pfizer-BioNTech e Moderna; per conoscenza, la miocardite è un’infiammazione del muscolo cardiaco, mentre la pericardite è un’infiammazione della membrana che circonda il cuore.

Comunque questi eventi avversi sono stati finora osservati più comunemente nei giovani maschi dopo la seconda dose del vaccino, ma sono stati considerati molto rari ed è importante sottolineare che questi casi sono stati osservati in un numero molto limitato di persone rispetto al gran numero di dosi somministrate. 

Comunque se ne volete sapere di più potete trovare informazioni aggiornate presso questi siti affidabili: 

– World Health Organization (WHO): Il sito ufficiale dell’OMS fornisce aggiornamenti globali sulla pandemia, linee guida per la prevenzione e altre risorse utili. Puoi visitare il sito all’indirizzo: https://www.who.int/

– Centers for Disease Control and Prevention (CDC): Il CDC è un’agenzia governativa degli Stati Uniti che fornisce informazioni dettagliate sul COVID-19, inclusi dati sui casi, linee guida per la prevenzione e aggiornamenti sulle varianti del virus. Puoi visitare il sito all’indirizzo: https://www.cdc.gov/

– European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC): L’ECDC offre aggiornamenti sulla situazione del COVID-19 in Europa, dati epidemiologici e risorse per la prevenzione e il controllo delle infezioni. Puoi visitare il sito all’indirizzo: https://www.ecdc.europa.eu/

– Johns Hopkins Coronavirus Resource Center: Questo centro fornisce dati aggiornati sui casi di COVID-19 in tutto il mondo, mappe interattive, analisi dei trend e altre risorse utili. Puoi visitare il sito all’indirizzo: https://coronavirus.jhu.edu/

– New York Times – Coronavirus Coverage: Il New York Times offre una copertura giornalistica approfondita sulla pandemia, con articoli su nuovi sviluppi, analisi e interviste a esperti. Puoi visitare la sezione dedicata al coronavirus all’indirizzo: https://www.nytimes.com/section/health/coronavirus

Ritorno al "COVID19"…

I casi d’infezione stanno aumentando, a indicarlo è il bollettino settimanale del ministero della Salute, dal quale si può verificare come anche anche i tamponi sono in fase di crescita… 

La cosa però da tenere più in considerazione è l’indice di trasmissibilità o Rt, anch’esso in progressivo aumento rispetto a qualche mese fa… 

Ovviamente parliamo di un Paese, il nostro, certamente più protetto rispetto a molte nazioni del mondo che viceversa presentano un servizio sanitario non all’altezza di combattere in maniera efficace questa pandemia e difatti i casi ora accertati di contagio nel mondo stanno per raggiungere i 2 milioni, difatti, la stessa Oms ha evidenziato come i casi riportati non rappresentino più in maniera accurata la diffusione dell’infezione, a causa del forte calo dei test e soprattutto delle segnalazioni.

Una cosa è certa, il pericolo di una nuova ripresa a causa soprattutto di nuove varianti, è qualcosa che viene attualmente celato, per non creare panico tra le popolazioni, come sicuramente anche i numeri di decessi, risultano sottostimati in quanto molte di quelle morti vengono classificate non come infezione da “Covid-19”.

Poi, come avevo scritto sull’argomento nel mio precedente post, sono molti i cittadini a sottovalutare l’infezione e quindi non fanno il tampone, oppure se lo fanno, non ne segnalano la positività…

Va ricordato inoltre che tra i soggetti più a rischio vi sono tutti coloro che non hanno fatto le dosi previste di vaccino, questi a differenza degli altri, sono certamente a rischio di prendere l’infezione, in particolare nuove varianti, in forma grave e irreversibile.

Cosa dire, pensavamo di aver superato definitivamente quella grave crisi ed invece, proprio il film posto a copertina, ci dobbiamo preparare con l’anno nuovo a qualcosa di inaspettato, già… forse è tempo che ci rimettiamo nuovamente tutti le mascherine!!!

Prepariamoci ad una nuova diffusione da "COVID 2.0"!!!

A differenza di quanto avviene nel nostro Paese e cioè dove le notizie – quelle che solitamente  preannunciano eventi o situazioni negative – vengono opportunamente “filtrate”, ecco che viceversa nel mondo iniziano a circolare articoli e rapporti ufficiali, in particolare da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità, che riportano non solo i dati sull’infezione dal virus “Covid-19” ma sulla sua attuale evoluzione e quindi diffusione.

Sembra infatti che un nuovo coronavirus stia circolando, certamente meno infettivo del precedente, ma capace ancora oggi di replicarsi e di alterare l’ambiente interno delle cellule.

Il motivo per cui se ne parla poco è dovuto al fatto che la maggior parte delle persone attualmente colpite dal virus, confondono questa infezione con l’influenza, i sintomi tra l’altro sono quasi eguali, febbre, spossatezza, difficolta espiratoria, tosse, starnuti, dolori al corpo, inappetenza…

Certo, il vaccino effettuato negli scorsi anni limita la sua diffusione e soprattutto i danni sul sistema immunitario che risultano essere finora limitati, ma diversi organi ed alcune cellule immunitarie, durante questa fase d’infezione, possono egualmente subire danni collaterali.

Ci si accorge dei questi nuovi sintomi d’infezione da Covid19 dopo un periodo di incubazione di circa 3/5 giorni, con sintomi che vanno come riportavo sopra da febbre, tosse, affaticamento ed altri sintomi che includono espettorazione, mal di testa, emottisi, diarrea, dispnea e linfopenia, ma vi è anche un segnale importante che permette di comprendere di essere stati nuovamente infettati, quest’ultimo colpisce il senso dell’olfatto e del gusto, in particolare quest’ultimo provoca la perdita dei sapori del cibo, solitamente infatti in questi soggetti si avverte la sensazione di mangiare come della “paglia”.

Difatti, molti cittadini in questi giorni, non avendo compreso di essere stati infettati dal virus – non pensano minimamente di farsi un tampone – e così facendo, si curano in maniera errata, in particolare con l’uso di antifebbrili i quali permettono l’abbassamento delle difese immunitari, facendo aumentare così la diffusione del virus stesso…

Altri, non si recono in una struttura sanitaria per il pericolo di dover far emergere (ufficialmente) la propria infezione, così da doversi sottoporre (insieme ai propri familiari) ad una sorveglianza sanitaria, quantomeno per una settimana o a seconda dell’infezione, costretti a restar segretati a casa a volte per un mese…  

Tra l’altro sembra dai dati in corso che queste emergenti varianti, stiano determinando un aumento della trasmissione e quindi della morbilità, ma hanno la capacità di eludere alcuni test diagnostici attualmente disponibili, ritardando di conseguenza non solo un’eventuale corretta diagnosi, ma il suo stesso trattamento, provocando così una reinfezione di quanti sono stati  precedentemente infetti e quindi guariti…

D’altronde, l’allentamento delle regole di blocco e la frequente organizzazione di raduni di massa, l’aver eliminato tutte quelle protezioni a suo tempo adottate quali mascherine, prodotti igienizzanti, limitazione nei locali pubblici, controllo nelle stazioni di arrivo (aeroporti, stazioni, porti, fermate bus, etc…)  stanno consentendo in questi mesi al virus di stabilire e diffondere al meglio la sua infezione, elevando il virus nell’ospite e provocando così una trasmissione più rapida…

Non è mia intenzione lanciare allarmi, in particolare in questo periodo in cui si è giunti alle porte dell’estate e quindi dove la maggior parte dei miei connazionali pensa esclusivamente alla villeggiatura, ma mi rivolgo a quanti sono preposti ai controlli sanitari, quest’ultimi infatti non devono minimamente abbassare la guardia, continuando ad effettuare le verifiche sul campo per comprendere se vi siano in corso aumenti di quell’infezione, affinché non ci si ritrovi a fine anno, a fare i conti nuovamente con nuovi e diversi effetti di questo coronavirus che sappiamo bene essere ancora presente, ma soprattutto che non è stato – a differenza di quanto vorrebbero farci credere – debellato!!!

La pandemia del Covid-19 è stata elaborata per determinare un business miliardario!!!

Ovviamente questo mio post non deve incrementare nei lettori il messaggio (ormai in voga sul web) di non vaccinarsi!!!

Il sottoscritto infatti – se pur non totalmente convinto della validità del vaccino – ritiene però che quanto finora prodotto dalle case farmaceutiche rappresenti l’unica soluzione per limitare quel virus, ma soprattutto è grazie ad esso che si contrastano gli effetti gravi che hanno condotto molti soggetti ahimè in terapia intensiva… 

E’ difatti questo il motivo che mi ha spinto ad effettuare le due dosi previste e a breve, continuare con il richiamo della terza dose, perché bisogna comprendere che un virus, qualunque esso sia, soprattutto se modificato in laboratorio – non può essere sconfitto con parole o una semplice aspirina, altrimenti si muore!!!  

Ciò comunque non toglie che dietro questo coronavirus vi sia stata la mano dell’uomo, quanto volontaria o involontaria sarà la storia e gli eventuali dossier di cui un giorno si leggerà a fare comprendere cosa sia accaduto in questi anni, ma oggi dobbiamo accontentarci di provare a contrastare quel virus e soprattutto, sopravvivere alle prossime mutazioni!!! 

Ed allora per ben comprendere cosa sia realmente accaduto, proviamo ad analizzare – non tanto ciò di cui abbiamo saputo nel 2020 su quel laboratorio di Wuhan – ma quanto è stato deciso alcuni anni prima, sì… da quegli apparati finanziari che di fatto controllano l’economia mondiale e quindi ciascuno di noi…

Come sappiamo, quando scoppia un’emergenza sanitaria, tutti i costi necessari per farvi fronte, come ad esempio il personale medico, gli assistenti, il riordino delle strutture ospedaliere esistenti e quelle nuove da realizzarsi, gli strumenti tecnologici, ma anche la ricerca e la produzione dei vaccini, risultano comprenderete smisurati per qualsivoglia paese, in particolare per quei paesi in via di sviluppo…

Ecco quindi che diventa necessario l’intervento della Banca Mondiale, affinché essa possa sostenere chi più ha bisogno…

Ma purtroppo anche per la Banca Mondiale quanto sopra può risultare oneroso e difatti i casi di Ebola l’hanno dimostrato; per questo motivo, dopo che tra il 2014 e il 2016 questo virus aveva causato più di 11.000 vittime nella sola Africa, la Banca Mondiale ha messo in moto un nuovo meccanismo di sostegno…

Ci tengo a ribadire che siamo ancora nel lontano 2017, ben 3 anni prima della pandemia generata dal virus “Covid-19″!!!

Ed allora, ecco cosa è accaduto:

La Banca mondiale (nel 2017) emette due bond, per un totale di 320 milioni di dollari, ciascuno con  scadenza 15 luglio 2020…

Questi titoli promettono una sostanziosa ricompensa, ma solo se si avverano alcune condizioni e cioè che prima della scadenza di metà 2020 scoppi nel mondo una o più pandemie; bene i detentori di quei titoli (banche e gestori) si vedranno rimborsare mensilmente una percentuale interessante sull’investimento effettuato!!! 

Analizziamo quindi questi due bond della Banca Mondiale…

Il primo da 225 milioni di dollari (Isin XS1641101172) era connesso alla condizione che si manifestasse una pandemia da influenza o coronavirus, ed affinchè si potesse usufruire del rimborso era indispensabile un numero di vittime di almeno 2.500 in una nazione ed altre 20 in un’altra. 

Il secondo bond di 93 milioni di dollari (Isin XS1641101503) prevedeva una categoria di virus più ampia e in questo casi, il rimborso scattava quando le vittime accertate erano almeno 250. 

La differenza tra i due bond era che il primo – meno rischioso per chi ci aveva investito – pagava un tasso di interesse pari al + 7,5%, mentre il secondo, certamente più rischioso rilasciava un interesse del + 12,%,  ripeto sempre per chi non avesse ben compreso: rimborso del tasso d’interesse: “mensile”!!! 

Riepilogando, la Banca Mondiale prende i soldi avuti in prestito dai bondisti e li mette in un fondo destinato a finanziare eventuali pandemie (il cosiddetto PEF – Pandemic Emergency Financing Facility), proprio per evitare di dover ricorrere a prestiti complessi con i paesi “ricchi”, viceversa gli investitori che acquisteranno quei bond, otterranno un’interesse milionario, a condizione che, si verifichino le condizioni previste nel contratto e cioè un’emergenza sanitaria a modello pandemico…

Il fondo quindi raccoglie il denaro attraverso la vendita dei bond, ma  anche grazie ai contributi dei Paesi ricchi o direttamente da organismi come l’OMS…

Ovviamente la Banca Mondiale non possiede fondi illimitati e soprattutto non può pensare di pagare interessi a vita a quel ricco settore finanziario che li ha acquistati ed allora cosa fa, stipula un forma di assicurazione!!! 

Già… la Banca Mondiale paga ogni anno il costo della polizza, all’incirca il costo sui bond rilasciati, in cambio, il gruppo assicurativo, garantisce che in caso di un’emergenza sanitaria, sarà quest’ultima a pagarne i costi, a quei gruppi finanziari che detengono i titoli.

Spero di avervi fatto comprendere in maniere semplice ciò che è stato ragionato, che rappresenta quanto di fatto sta accadendo!!!

Difatti… se la pandemia non è “attestata“, la Banca Mondiale non restituisce il capitale ai detentori delle obbligazioni, viceversa, nel caso in cui l’emergenza sanitaria dovesse realizzarsi, ecco che dovranno essere valutati tutta serie di fattori che faranno alzare o abbassare le percentuali previste in contratto, tra cui ad esempio il tipo di virus, il tasso dei contagi, i Paesi coinvolti, le vittime, la distribuzione nel mondo, si comprende, da quanto sopra, come tutti stiano guadagnando!!!

Dalle banche gestori dei bond (grazie agli interessi incassati) ai gruppi assicurativi (attraverso il pagamento delle polizze), perfino la Banca mondiale, che non dovrà rinunciare a un solo dollaro delle somme ricevute in conto capitale per i bond rilasciati!!!

Come vedete… ci guadagnano tutti ed è come se tutti sapessero o per meglio dire si aspettassero che una pandemia sarebbe scoppiata !!!

In definitiva questi gruppi mondiali hanno puntato il proprio denaro sulla “sfiga“, già… sulla certezza che un virus colpisse noi tutti, le nostre famiglie, i nostri familiari, i nostri amici e non solo, ma la cosa assurda è che alla fine sono riusciti a vincere!!!

Ma non crediate che tutto sia finito o quantomeno che si continui con quanto sopra per ancora altri anni, no… il rischio infatti è che a breve, quando le condizioni sanitarie torneranno a modello prepandemico, questi gruppi finanziari rimettano quei loro titoli ormai inservibili nuovamente in gioco, sì… in un qualche fondo, comune, derivato, etc., già… uno di quelli noti, sì… che hanno distrutto la vita di molti risparmiatori!!!

Dimenticavo, se qualcuno fosse interessato ad acquistare le cedole di quei due “pandemic bond” quotati in borsa, sappiate che essi non sono negoziabili (ma guarda un po’…), se non attraverso taluni operatori specializzati che però, si guardano bene… dal cederli!!!