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VIRUS: Il terrore galleggia sull’acqua e quel lungo silenzio dell’incubazione.


Ho letto in questi giorni la notizia della Hondius e non posso fare a meno di pensare quanto io lo avessi anticipato in questi anni in alcuni miei post. 
Già… era il 25 marzo del 2020 quando scrivevo che erano in troppi a nascondere le notizie su quella pandemia affinché non emergesse la verità, e cioè che eravamo sotto attacco batteriologico. 
Poi il primo giugno dello stesso anno, mentre stavamo ancora provando a superare il Covid, chiedevo se non dovessimo aspettarci un nuovo virus.

Ed ancora il 19 febbraio 2024, quando parlavo di varianti, di Malattia X, di nuove pandemie che sembrava stessero per giungere.

Ecco, adesso siamo giunti qui e il “terrore galleggia sull’acqua”: già… non c’è immagine più potente di una nave ferma al largo mentre qualcosa di invisibile si muove tra i passeggeri. Gli occhi sono puntati sulla MV Hondius, quella piccola nave da crociera battente bandiera olandese, partita da Ushuaia il 20 marzo con destinazione Capo Verde, con 

arrivo previsto per il 4 maggio.

Ed invece è successo quello che nessuno avrebbe voluto immaginare: a bordo si sospetta un focolaio di hantavirus, una di quelle infezioni rare che vengono dagli animali e che all’uomo arrivano quasi per sbaglio, attraverso feci, saliva, urine di topi infetti o semplicemente respirando dove loro hanno lasciato traccia. Si contano tre decessi, un cittadino tedesco e due coniugi olandesi, lui di settant’anni con febbre e dolori addominali, lei di sessantanove collassata all’aeroporto di Johannesburg mentre cercava di salvarsi.

Ci sono altrrsì tre contagiati accertati: un passeggero britannico ora in terapia intensiva in Sudafrica e due membri dell’equipaggio che sono rimasti a bordo. Restano in attesa centoquarantanove passeggeri provenienti da ventitré paesi, più una cinquantina di membri dell’equipaggio. La compagnia parla di una «grave situazione medica» senza dare altri dettagli, e intanto la nave, respinta da Capo Verde, sta risalendo verso le Canarie, e sull’acqua il terrore non è più solo una metafora.

Eppure gli infettivologi chiedono di non cedere all’allarmismo. Ne ha parlato la presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali, spiegando che l’hantavirus non è una novità per la letteratura medica: lo conosciamo da anni, specialmente nei Balcani, e la trasmissione da uomo a uomo è rarissima

I sintomi possono essere respiratori, come una polmonite interstiziale, o renali, a volte molto gravi, ma il punto vero è un altro: il periodo di incubazione, quel tempo che va dal contagio alla comparsa dei primi segni, varia dai due ai venti giorni. Questo significa che uno o più passeggeri potrebbero essere già positivi al momento dell’imbarco, portando il virus a bordo senza saperlo, e che la nave in sé non è stata il luogo del contagio ma quello della sua rivelazione.

Un noto epidemiologo, interpellato dalla Bbc, ha dichiarato: il lungo periodo di incubazione sposta indietro l’attenzione, prima che la salissero, non mentre erano in mare. È un’ipotesi che non toglie il dolore delle morti, ma cambia il modo in cui guardiamo a quello specchio d’acqua dove ora la Hondius resta sospesa.

Forse è proprio questa la natura più inquietante delle malattie emergenti: arrivano sempre con ritardo rispetto alla nostra capacità di capirle. Il contagio è già accaduto quando ne parliamo, il virus ha già fatto la sua strada silenziosa nei giorni in cui nessuno sospettava nulla. E così a bordo della Hondius restano i passeggeri che hanno condiviso pasti, corridoi, momenti di vita comune, e adesso si chiedono se quel mal di testa di tre giorni fa fosse solo stanchezza o l’inizio di qualcosa di più grande. La guardia deve restare alta, dicono gli esperti, ma senza ingiustificati allarmismi, perché l’hantavirus non si diffonde come l’influenza e il panico, a volte, fa più danni del virus stesso. 

Intanto l’indagine epidemiologica cercherà di ricostruire ogni passaggio, ogni contatto, ogni giorno dell’incubazione, per capire cosa sia davvero accaduto in quel piccolo mondo galleggiante. E noi, da terra, restiamo a guardare, sapendo che la prossima volta potrebbe essere un’altra nave, un altro virus, un altro silenzio prima della parola…