
Mi fermo stamani a riflettere su alcuni numeri che “Openpolis” ha messo nero su bianco, e lo faccio con quella sensazione di déjà-vu che ormai conosco fin troppo bene…
Perché c’è un filo che si ripete, immutabile, ogni volta che qualcuno apre una classifica, pubblica un rapporto, snocciola una statistica.
E Catania… è sempre lì, in cima alle graduatorie che nessuno vorrebbe guidare. Ultima tra le ultime, quando si parla di: opportunità, futuro, giovani! È come se la città avesse una vocazione paradossale a eccellere proprio nelle statistiche che feriscono, a ritagliarsi un primato che io, da suo concittadino, preferirei non avere…
L’ultima rilevazione di “Openpolis“, pubblicata in vista della giornata mondiale delle competenze giovanili, racconta esattamente questo. Catania è la capitale europea dei “Neet”, quei ragazzi tra i quindici e i ventinove anni che non studiano, non lavorano, non sono inseriti in percorsi di formazione.
Il nome tecnico è asettico, “Not in Education, Employment or Training“, ma dietro ciascun numero c’è una storia, un’occasione mancata, un talento che forse non troverà mai la strada per esprimersi. E il capoluogo etneo sfiora il 35,4%, un dato che non ha eguali in Italia e che mette in ombra persino la Romania, che pure guida la classifica europea con il 19,2%. Perché sì, l’Italia è quarta in Europa per incidenza di Neet, ma Catania, da sola, viaggia a un ritmo doppio rispetto alla media del Paese e quasi il triplo rispetto alla media continentale.
Poi cerco con lo sguardo la seconda città in questa spiacevole graduatoria e ahimè scopro che è ancora la mia Sicilia a farla da padrona. Questa volta è Palermo, con il 32,4%, come a dire che il problema non è solo di una città ma di un’intera regione che fatica a trattenere i propri figli. Scorrendo il dito verso il basso trovo Napoli, Messina, e più distanti Roma e Milano, fino a Genova e Bologna che scendono sotto il 18%. Ma ciò che colpisce davvero è la frattura interna, il divario che si apre dentro gli stessi confini comunali.
A Catania, ad esempio, il centro storico e la periferia sud vivono su due pianeti diversi. Nel Primo Municipio, tra San Cristoforo e gli Angeli Custodi, la quota di Neet supera il 40%, così come nel Sesto, dove c’è Librino. E lì, sette famiglie su dieci sono in povertà, la dispersione scolastica tocca picchi del 39%, e i ragazzi lasciano la scuola prima del diploma, senza una qualifica, senza un’alternativa. Eppure, se ti sposti nel Terzo Municipio, a Borgo-Sanzio, l’incidenza scende al 22%, che resta comunque alta per gli standard nazionali ma è già un altro mondo. La città viaggia a due velocità, e la distanza non si misura solo in chilometri ma in opportunità, in servizi, in futuro.
È come se Catania fosse divisa in due corpi estranei, che condividono lo stesso cielo ma non lo stesso destino. E mentre i turisti continuano ad affollare le sue piazze e le sue terrazze, incantati dalla luce e dal barocco, chi vive in certe periferie vede il panorama di una città che svuota i suoi residenti, che li allontana o li imprigiona in un’attesa senza fine.
Il Comune, nel Dup, lo riconosce: abbandono scolastico, bassa istruzione, formazione inadeguata, lavoro che scarseggia. E chi ha competenze, chi può permetterselo, spesso sceglie la via dell’emigrazione. Così il circolo vizioso si chiude, e le classifiche si ripetono uguali a sé stesse.
Catania è ultima, ancora una volta, proprio in quelle graduatorie che contano davvero, quelle che misurano la capacità di una comunità di offrire un futuro ai suoi giovani. Non sapete con quanto sconforto scrivo questo post. Non è rassegnazione quella che provo, ma un disagio profondo di fronte a una costante che sembra non volersi spezzare e che trova proprio nei miei conterranei i colpevoli, i complici di questo ennesimo fallimento.
Perché ogni rapporto, ogni studio, ogni approfondimento ci restituisce la stessa fotografia, e la domanda che resta sospesa è sempre la stessa: quando, e come, si comincerà a cambiare davvero pagina? Quando decideremo di avere esclusivamente governanti competenti e professionali? Quando faremo a meno di quei politici corrotti, indolenti e ahimè collusi con la mafia? Quando si riuscirà a fare meno di favori, raccomandazioni e clientelismi? Quando finalmente ci slegheremo da tutti quei tentacoli che tengono imprigionata la maggior parte dei miei conterranei?
Forse (molto forse…), solo allora non saremo più i primi in classifica per circostanze – ahimè – così vergognose.