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Quel curioso mistero del clima in palestra: Freddo d’estate, caldo d’inverno!


Buongiorno e bentrovati sul mio blog.

Ricevo spesso messaggi dalle mie lettrici e dai miei lettori, e cerco sempre di dare una risposta con attenzione, anche quando gli argomenti escono un po’ dal mio abituale campo di interesse.

Ieri sera, però, mi è arrivato un messaggio che mi ha fatto riflettere. Si parlava di palestra, un mondo che non ho mai frequentato assiduamente, lo ammetto.

Già… ho preferito sempre l’aria aperta, il movimento senza muri, senza specchi e senza musica a volume troppo alto. 

E poi non sono mai stato uno che ha dedicato ore della propria giornata a migliorare il proprio aspetto fisico tra manubri e bilancieri: del resto… quando la natura ti ha fatto perfetto, che motivo hai di cambiare? Scherzo, naturalmente… perdonatemi, ma ogni tanto la mia vena narcisa esce fuori e diventa difficile da controllare.

Ma questo non significa che non capisca l’importanza dell’attività fisica, tutt’altro.

E quindi, a parte gli scherzi, al di là delle abitudini personali, ho deciso di approfondire una segnalazione che riguarda una catena sportiva molto diffusa, anche in Italia: M**** .

Secondo quanto mi è stato raccontato – e verificato anche da altre testimonianze – il problema principale riguarda la gestione del clima all’interno di quelle strutture, soprattutto nei mesi estivi. Qui nasce una contraddizione difficile da ignorare: le palestre italiane sembrano seguire rigidamente politiche aziendali pensate per un contesto completamente diverso da nostro, precisamente quello tedesco.

E questo si traduce in una situazione paradossale. In Germania, 20 gradi possono rappresentare una temperatura gradevole. In Italia, dove d’estate si raggiungono facilmente i 35-40 gradi, mantenere un ambiente intorno ai 20 gradi – o peggio, gestire male il raffrescamento – crea uno sbalzo poco salutare o, in alcuni casi, una sensazione di aria irrespirabile, quando il sistema non funziona a dovere.

Perché il punto non è solo “fa caldo”. Il punto è che durante l’attività fisica il corpo è sotto sforzo, la sudorazione aumenta e la qualità dell’aria diventa fondamentale. Un ambiente non adeguatamente climatizzato può portare a un senso di affaticamento, cali di pressione, fino a quella sensazione di asfissia che molti utenti segnalano. Non è un dettaglio: è una questione di salute.

A questo si aggiunge un’altra criticità: la manutenzione degli attrezzi. Alcuni frequentatori lamentano macchinari fuori uso per giorni, a volte settimane, senza interventi tempestivi. Ed è qui che il confronto con la Germania torna inevitabile: in contesti dove l’organizzazione è più efficiente, problemi simili verrebbero risolti con maggiore rapidità. In Italia, invece, sembra esserci un rallentamento strutturale, come se le priorità fossero diverse.

Eppure, sarebbe scorretto non riconoscere i punti di forza. Il prezzo è competitivo, spesso più basso rispetto ad altre palestre. La possibilità di sospendere l’abbonamento è un vantaggio concreto, così come la flessibilità di utilizzare diverse sedi. Sono aspetti che rendono il servizio accessibile e pratico.

Ma proprio per questo, certe mancanze pesano di più.

Perché quando si parla di benessere, non basta offrire un costo ridotto o qualche comodità contrattuale, se poi l’ambiente in cui ti alleni diventa troppo caldo, poco ventilato o addirittura soffocante, tutta l’esperienza perde valore. Il rischio è che il risparmio economico venga pagato in termini di comfort e, nei casi peggiori, di salute.

Forse il nodo centrale è proprio questo: applicare in modo rigido politiche aziendali internazionali senza adattarle al contesto locale è un errore. L’Italia non è la Germania, e le condizioni climatiche non sono un dettaglio secondario.

Alla fine, chi entra in palestra dopo una giornata di lavoro non cerca solo un prezzo basso, cerca soprattutto un ambiente in cui stare bene, respirare, allenarsi senza disagio.

E se questo viene meno, allora sì, qualcosa non funziona davvero!

PS: Come avete letto, ho evitato di pubblicare il nome di questa nota catena sportiva, ma auspico che qualcuno, tra i suoi proprietari, nel leggere questo post, decida di intervenire celermente, perché si sa: una pubblicità negativa crea non solo danni economici e soprattutto d’immagine, ma anche imbarazzanti condivisioni negative di “freddezza” tra i clienti che poi non potranno essere compensati con un semplice climatizzatore.

Ad honorem, ma non ad onorem!


Buongiorno, ho letto in queste ore di una vicenda che mi porta a riflettere sulla grettezza dell’animo umano e che – pur non volendo – continua a tornarmi in mente.

Si parla di professori universitari, di ricercatori, di persone che hanno dedicato anni della loro vita allo studio, a conseguire titoli, a scalare quelle cosiddette “gerarchie del sapere“, eppure, secondo l’inchiesta giudiziaria di cui sono accusati, ci sarebbero fondi europei per ricerche mai fatte, per materiali mai utilizzati, per etichette staccate da una scatola e incollate su un’altra, il tutto per far sembrare vero ciò che non era.

Parliamo di ben quattro milioni di euro, dal 2018 al 2024, una cifra non indifferente che gira di mano in mano, che viene spostata da un progetto all’altro, mentre poi alla fine la sostanza resta invariata e cioè che la ricerca, e quindi il lavoro reale, non c’è.

Ma ciò che maggiormente mi colpisce non è tanto la truffa in sé, pur grave, è il profilo di chi è stato accusato. Parliamo di soggetti non certo analfabeti, non fanno parte di quelle persone senza istruzione e ancor meno senza alcuna professione. Sono docenti ordinari, associati, ricercatori con contratti e pubblicazioni. Hanno lauree, specializzazioni, curriculum.

Eppure, secondo la procura europea, avrebbero messo in piedi un sistema per far arrivare soldi su carte intestate a progetti fantasma. Un imprenditore avrebbe pagato consulenze mai realizzate al figlio di un professore, per ottenere favori. Un’associazione avrebbe partecipato a bandi senza avere i requisiti. Ed ora la Guardia di finanza parla di fondi per ricerche inesistenti.

La difesa, naturalmente, replica: i progetti erano reali, i risultati sono stati presentati in più occasioni. E il giudice, pur riconoscendo gravi indizi, ha rigettato le misure cautelari, anche per il carico di lavoro arretrato. Ovviamente restiamo tutti in attesa che la giustizia faccia il suo corso.

Ma io, perdonatemi, voglio tornare al punto che mi fa impazzire. In questa vicenda non c’è il ladro di bassa scolarità, non stiamo parlando di un soggetto ignorante, un individuo che presenta una grave povertà culturale, no. Qui parliamo di disonestà, e la disonestà non ha bisogno di diplomi o di analfabetismo per manifestarsi.

Anzi, a volte, come nel caso di cui sopra, sono i più istruiti ad aver affinato la capacità di costruire una menzogna credibile, di aggirare le regole, di far sembrare regolare ciò che regolare non è. Ma d’altronde, come ripeto spesso, i titoli di studio acquisiti non immunizzano dall’abiezione!

E la prova è qui: davanti a noi ci sono persone che hanno dedicato la vita allo studio, e che ora si trovano indagate per aver tradito proprio quello spirito di ricerca che avrebbero dovuto difendere.

Insisto nel ricordarlo, perché spesso si tende a pensare che la mancanza di onestà sia figlia della mancanza di istruzione, ma la verità è che non è così. L’onestà è un’altra cosa, è una scelta che si fa indipendentemente dai libri letti o dagli esami superati. Si può essere colti e disonesti. Si può essere analfabeti e integerrimi.

La cultura aiuta sì a capire il mondo, ma non ti rende automaticamente una persona perbene. E quando leggo notizie come questa, non posso fare a meno di pensare che la vera differenza non la fa il titolo appeso al muro, ma la sostanza di chi sei!

Ma quale coerenza…

Certo, durante la propria vita è possibile cambiare idea e non deve essere certamente un motivo di discussione, sia che questa possa essere giusta che sbagliata, l’importante è sempre essere coerenti con i propri principi e la propria moralità…
Ma nel nostro Paese, quanto sopra viene sempre disatteso; il voltafaccia unito quasi sempre alla malafede ha sempre il sopravvento, specie quando si tratta di utilizzare, questo modo di fare a proprio vantaggio…
La cosa peggiore è vedere alcuni che a seconda delle situazioni fluttuano con posizioni contastanti, diverse e discordanti e dopo un poco, rinnegano quanto detto, per compiacere e ammalliarsi le preferenze dell’interlocutore ultimo di turno…
Poi ci sono quelli con poca memoria…; questi dimenticandosi quanto in precedenza detto, insistono nel voler dimostrare che quanto da loro in precedenza detto è rimasto inalterato… e non vi è alcuna differenza tra ieri e oggi…
Abbiamo inoltre coloro che dicono di aver capito soltanto oggi, quale sia la strada giusta… tipo quando qualcuno decide di cambiare religione, movimento politico oppure anche la propria moglie/marito ed in quel momento dice finalmente di capirne le ineguagliabili differenze…, sorvolando, nel caso particolare del rapporto coniugale, che è stata la moglie e/o marito ad avere abbandonato o  lasciato per primi…
Ed infine ci sono coloro che continuano imperterriti a sbagliare ed a continuare a sbagliare!!! questi sono forse i peggiori… loro non sbagliano mai, anzi se sbagliano è per colpa degl’altri, del loro voler essere leggeri, banderuoli, incoerenti…ecc…
La verità forse è che l’uomo ha da sempre posto la propria negoziazione, prima della propria coerenza…, tutto è trasformabile, si può sempre rimediare, cambiare, con il prezzo giusto sia che esso venga posto in termini economici, che in vantaggi personali… l’importante è compiacere e servire gl’altri…
Oggi non si cambia, non si baratta l’idea…, oggi quello che manca è proprio l’idea!!! Bisognerebbe che c’è ne fosse qualcuna in giro e ci vorrebbe qualcuno che sapesse svilupparla con la propria intelligenza…; purtroppo questo qualcuno manca e manca quindi trovare persone corenti con i propri principi e con la propria posizione… in qualunque essa si collochi.
   

Ma quale coerenza…

Certo, durante la propria vita è possibile cambiare idea e non deve essere certamente un motivo di discussione, sia che questa possa essere giusta che sbagliata, l’importante è sempre essere coerenti con i propri principi e la propria moralità…
Ma nel nostro Paese, quanto sopra viene sempre disatteso; il voltafaccia unito quasi sempre alla malafede ha sempre il sopravvento, specie quando si tratta di utilizzare, questo modo di fare a proprio vantaggio…
La cosa peggiore è vedere alcuni che a seconda delle situazioni fluttuano con posizioni contastanti, diverse e discordanti e dopo un poco, rinnegano quanto detto, per compiacere e ammalliarsi le preferenze dell’interlocutore ultimo di turno…
Poi ci sono quelli con poca memoria…; questi dimenticandosi quanto in precedenza detto, insistono nel voler dimostrare che quanto da loro in precedenza detto è rimasto inalterato… e non vi è alcuna differenza tra ieri e oggi…
Abbiamo inoltre coloro che dicono di aver capito soltanto oggi, quale sia la strada giusta… tipo quando qualcuno decide di cambiare religione, movimento politico oppure anche la propria moglie/marito ed in quel momento dice finalmente di capirne le ineguagliabili differenze…, sorvolando, nel caso particolare del rapporto coniugale, che è stata la moglie e/o marito ad avere abbandonato o  lasciato per primi…
Ed infine ci sono coloro che continuano imperterriti a sbagliare ed a continuare a sbagliare!!! questi sono forse i peggiori… loro non sbagliano mai, anzi se sbagliano è per colpa degl’altri, del loro voler essere leggeri, banderuoli, incoerenti…ecc…
La verità forse è che l’uomo ha da sempre posto la propria negoziazione, prima della propria coerenza…, tutto è trasformabile, si può sempre rimediare, cambiare, con il prezzo giusto sia che esso venga posto in termini economici, che in vantaggi personali… l’importante è compiacere e servire gl’altri…
Oggi non si cambia, non si baratta l’idea…, oggi quello che manca è proprio l’idea!!! Bisognerebbe che c’è ne fosse qualcuna in giro e ci vorrebbe qualcuno che sapesse svilupparla con la propria intelligenza…; purtroppo questo qualcuno manca e manca quindi trovare persone corenti con i propri principi e con la propria posizione… in qualunque essa si collochi.