Archivi tag: divertimento

Già… un “ABUSO” all’Eredità’


Sì… miei cari lettori, lo so… è un po’ tardi, ma ho appena finito di scrivere questo post.

Già… vorrei raccontarvi quanto accaduto stasera, intorno alle venti: un piccolo ma illuminante incidente domestico, avvenuto davanti alla televisione.

Ero con le mie figlie e guardavamo “L’Eredità”, sì… quel gioco veloce, fatto di parole e associazioni mentali. La serata scorreva tranquilla, tra le domande e la simpatica sarabanda di Marco Liorni, fino a quando non siamo arrivati alla domanda finale. Il meccanismo lo conoscete sicuramente: cinque parole proposte, una frase da completare, una parola celata da indovinare.

In quel turno, la parola misteriosa nella busta era “ABUSO”. Le cinque parole candidate a “incastrarsi” con essa scorrevano sullo schermo. E lì, in prima posizione, spiccava la parola “UFFICIO”. Il conduttore, per spiegare la logica del gioco, ha cominciato a fare gli esempi. “Abuso” si incastrava bene con le altre quattro proposte, questo era chiaro…

Ma quando ha pronunciato la frase di esempio per la prima parola, qualcosa dentro di me si è ribellato: ha detto, in sostanza, che “ABUSO” poteva incastrarsi con “UFFICIO” perché esiste l’espressione “abuso d’ufficio”.

E in quel preciso istante, sono letteralmente saltato sul divano, trasformandomi davanti alle mie figlie in un “difensore d’ufficio della grammatica“, perdonate l’ironia ma l’esempio mi sembra calzante…

Perché, vedete, non era una questione di pignoleria (già le mie figlie avevano iniziato ad attaccarmi, giustificando come corretta quell’associazione…), ma si trattava di una questione di verità, sì… della lingua italiana. Ho spiegato loro, con la pazienza che si ha nei momenti di autentica passione, che il gioco stava commettendo un piccolo, ma significativo, tradimento logico.

La parola proposta era “UFFICIO”, nuda e cruda. Un sostantivo forte, autonomo, che sta per un luogo, una funzione, un ruolo. Ma la soluzione che il gioco implicitamente chiedeva di evocare non era lì, in quella parola sola. Era nascosta in un’altra dimensione linguistica: nella locuzione “D’UFFICIO”. Quella “d” apostrofata non è un dettaglio: è un cambio di binario completo del significato.

Ufficio” è come una stanza… ci entri, ci lavori, la riconosci. “D’ufficio” è il regolamento che decide cosa è permesso o no in quella stanza: Sono due piani diversi dell’esistenza di quella parola!

Associare direttamente “abuso” a “ufficio”, senza quel ponte della preposizione, è un’operazione che appiattisce la profondità della nostra lingua. È come dire che la parola “scatola” si incastra direttamente con “ferri” perché esiste “scatola dei ferri del mestiere“. No, l’associazione vera, potente, giuridicamente precisa, è tra “abuso” e quell’intero blocco inscindibile che è “abuso d’ufficio”!

Il gioco, per esigenze proprie (o forse per mettere in difficoltà il concorrente) stava estraendo una parte di quel blocco, trattandola come se fosse il tutto, chiedendo ai concorrenti un salto mentale che la lingua, nella sua precisione, non fa.

E così, quello che doveva essere un tranquillo dopocena davanti alla tv si è trasformato in una lezione non programmata, non su un gioco televisivo, ma sul modo in cui usiamo le parole, su come il significato sia delicato e contestuale, su come sia facile – a forza di cercare associazioni veloci per vincere un premio – semplificare fino a stravolgere.

Ho visto le mie figlie passare dallo stupore per la mia reazione, alla curiosità, fino ad arrivare alla comprensione: sono andate loro stesse a verificare sul web quanto dicevo, per poi confermare che, in effetti, avevo ragione.

Sì… alla fine, più che della risposta giusta per “L’Eredità”, si sono interessate a questa eredità ben più preziosa: la consapevolezza che ogni parola ha il suo peso, la sua storia e i suoi confini!

Sì… perché a volte, anche in un gioco, difendere la precisione di quei confini non è essere pignoli, è essere innamorati della meravigliosa complessità con cui diamo nome alle cose. Forse, la prossima volta che sento “abuso” e “ufficio” accostati così, sorriderò invece di saltare…

Ma stasera, per una volta, sono contento di aver fatto quel piccolo trambusto, perché la lingua italiana, come la verità, merita a volte un sobbalzo!

Siamo nel Paese dei balocchi…

Gia… siamo nel paese dei balocchi, non in quel luogo immaginario dove si pensava esclusivamente a divertirsi, senza sottostare a obblighi o ad impegni, per come raccontato da Carlo Collodi nel trentesimo capitolo del romanzo Pinocchio… 

No… qui viceversa siamo nella realtà, siamo in Italia e quanto accade ogni giorno equivale a quel modo vivere, quasi fossimo in quel Paese dei Balocchi, sì… In quel luogo meraviglioso dove tutto è possibile, anche quanto si crede che talune situazioni siano estremamente impossibili…

Eppure ciò è quanto accade, ad esempio i criminali sono tutti fuori, a piede libero, mentre le persone innocenti vengono colpevolizzate… 

Individui lestofanti compiono quotidianamente ogni nefandezza eppure restano liberi, mai un arresto, una condanna, nessuno che pensa di lasciarli in qualche penitenziario a marcire… 

Viceversa un povero diavolo, solo per aver rubato per sfamare la propria famiglia viene prelevato, condannato, trasferito presso il primo penitenziario e le chiavi vengono buttate da quei suoi agenti…

Ora comprendo perché tutti vogliono venire qui, pensano di vivere nel nostro Paese perché alla fine non è male, già… si può fare ciò che si vuole, l’importante è non far storie, adeguarsi al sistema, anzi diventarne parte integrante, partecipare al malaffare, collaborare con quel meccanismo clientelare e colluso, mafioso e soprattutto omertoso!!! 

Agli altri, basterà credere a tutte le cazzate che vengono raccontate, ad esempio l’ultima appena ascoltata, già… che la povertà verrà a breve abolita attraverso nuove leggi di bilancio.

Ricordo in tal senso una famosa canzone di Dalla che diceva: “Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce, anche gli uccelli faranno ritorno; ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno, anche i muti potranno parlare, mentre i sordi già lo fanno“!!!!

Difatti, nell’ascoltare quei politici ripenso al “gatto e la volpe” che pur di rubare a Pinicchii quelle monete d’oro, raccontavano frottole, eguali a quelle propinato dei nostri governanti, come quella che a breve rilanceranno l’economia e la crescita nazionale oppure di come giungeranno a breve nel nostro Paese, nuovi investimenti esteri…

Nel frattempo però lo spread sale, il debito pubblico anche… come quei tassi di interesse bancari che stanno impoverendo drasticamente ogni giorno che passa le famiglie, le stesse che ormai non riescono più a sopravvivere, avendo perso anche quei pochi risparmi a suo tempo accantonati…

Ma d’altronde ai miei connazionali piace farsi coccolare, sono anni che credono alle promesse dei politici e continuano ancora oggi a farsi abbindolare da promesse fantasiose e certamente irrealizzabili…

Poveri noi… già: “vedi, caro amico, cosa ti scrivo e ti dico, e come sono contento, di essere qui in questo momento, vedi, vedi, vedi, vedi”…