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Quando non sei tu il paziente: il mio sguardo – da accompagnatore – sul miracolo quotidiano della Cardiologia del Policlinico di Catania.


Quando varchi la porta di un “Pronto Soccorso” per qualcuno a cui vuoi bene, il mondo si ferma, o meglio, continua a girare, ma tu lo guardi da dentro una bolla, dove i rumori sono attutiti e tutto quello che vedi intorno, sono volti sconosciuti e macchinari dei quali non sai nemmeno come si chiamano. 

Ed è in quel preciso istante, già… quando sei fragile, che non puoi far altro che affidarti a degli emeriti sconosciuti, e lo fai perché d’altronde non hai altra scelta, ma forse anche perché, nel profondo, vuoi credere che almeno loro sappiano cosa fare.

Certo, per me questa situazione è alquanto difficile da comprendere, vi parla uno che, per fortuna, è sempre stato bene e che gli ospedali non ha avuto modo di conoscerli mai direttamente, ma solo per accompagnare gli altri, stando sempre fuori… in quel ruolo strano di chi osserva da vicino, ma che non sa cosa fare. 

E forse, è proprio questo mio punto di vista, quello di uno che, non dovendo lottare per sé stesso, ho potuto veder con maggior chiarezza come si lotta per gli altri. 

Sì… in queste settimane al Policlinico di Catania, l’ho visto con i miei occhi: quel “sapere cosa fare“, non è una speranza, ma una prassi. Sin dall’ingresso, mentre cercavo di dare un senso a quel turbinio di ansia e attesa, ho notato qualcosa che va oltre la semplice efficienza. 

Ho visto ovunque persone preparate, capaci di individuare il problema con una rapidità che a me, profano, è sembrata quasi istintiva, e che invece è frutto di anni di studio e sacrificio. Ma la cosa che più mi ha colpito, in quel primo impatto, è stata la cortesia di chi era lì solo per dare informazioni: perché quando non capisci nulla di medicina, avere qualcuno che ti spiega con pazienza, è già una cura.

Poi, quando la situazione si è fatta più seria e quel letto è rotolato oltre le porte della “Terapia Intensiva“, ti senti spogliato di tutto: del controllo, della sicurezza, persino della possibilità di stare vicino alla persona cara.

Ed è lì, in quel limbo di attesa, che puoi solo osservare i dettagli. E i dettagli che ho osservato sono stati tanti; l’altissima pulizia, il rispetto meticoloso delle norme di sicurezza, quel senso di ordine che non è mai fine a sé stesso, ma è il primo, silenzioso, atto d’amore verso chi è fragile. Perché un ambiente curato ti dice, senza parole, che anche la persona al centro di quella stanza sarà curata.

Il “cuore” di questo viaggio, però, è stato il reparto di Cardiologia. Ed è qui che il mio ruolo di semplice accompagnatore si è trasformato in quello di spettatore ammirato. Il Professor Davide F. Capodanno guida una squadra che sembra uscita da un manuale di virtù mediche, se non fosse che i manuali non sanno sorridere. 

Perché quei giovani medici e consentitemi di aggiungere anche gli infermieri e tutto il personale ausiliario, che si sono alternati a tutte le ore del giorno e della notte, non solo hanno evidenziato competenza, ma hanno mostrato una rara capacità e cioè quella di trasformare la nostra ansia in domande, le nostre domande, spesso banali, in risposte chiare e sincere.

Ricordo i giorni di degenza appena trascorsi, in cui tutto sembrava buio, ma loro erano lì che passavano, controllavano, e poi si fermavano un attimo di più, solo per parlare con noi familiari, con gli amici, persino con alcuni colleghi presenti.

Non si sono mai sottratti a un confronto. Hanno avuto la pazienza di spiegarci cosa stava avvenendo, cosa sarebbe successo dopo e quali cure sarebbero state intraprese, e l’hanno fatto con una serenità che ci ha tenuti per mano, senza farci pesare la nostra ignoranza, ma anzi, illuminando il percorso, un passo alla volta.

Forse è questo il miracolo quotidiano di un grande Ospedale: non solo aggiustare corpi, ma sostenere anime…

Ed è per questo che oggi il mio pensiero va a loro, a tutti loro, dal primo operatore all’ultimo specializzando. Avrei voluto mettere i nomi di quanti ho avuto modo di conoscere, ma non volevo togliere meriti agli altri loro colleghi, sicuramente altrettanto bravi, presenti ai vari piani di degenza. Il mio è quindi un plauso generale, ma non generico: parte dal cuore e spero arrivi lontano, a ciascuno per quello che ha seminato in quei giorni difficili.

Perché quando la paura bussa alla porta, e loro ti aprono con professionalità e umanità, la paura, almeno un po’, arretra… e a Catania, grazie al nostro Policlinico, questo accade!

Corruzione nella sanità siciliana: già… mentre quei Prof. e dirigenti si spartivano ingenti somme di denaro, i cittadini morivano!!!

Quando nel 2017 mio suocero venne a mancare a seguito di un intervento nel quale gli era stato impiantato uno “STENT” (quel piccolo divaricatore metallico cilindrico con struttura a maglie  flessibili plastiche biocompatibile utilizzato per riparare e/o prevenire la rottura di arterie, vene e condotti dell’organismo) proprio nel Policlinico diretto da uno di quei Prof. attualmente indagati, beh…qualche dubbio sulle modalità di quella operazione (che si sa esser poco invasiva tanto da venir eseguita non solo sotto anestesia totale, ma anche in anestesia locale, già a seconda del condotto e della patologia da trattare) era sorto al sottoscritto e ancor più a mia moglie che voleva in quella particolare circostanza denunciare la struttura ospedaliera e di conseguenza il Primario…
Comprenderete però come in quel tragico momento si preferì soprassedere, credendo alla buona fede di quei medici e che quindi, quanto stavamo ahimè vivendo, fosse dipeso esclusivamente dal fato…  

Ed invece dopo alcuni anni ecco un’indagine riaprire quella vecchia ferita… 

Riporto quanto mi è stato inviato da un mio lettore:

La Guardia di Finanza di Catania ha dato esecuzione nelle province di Catania, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Perugia all’applicazione di misure cautelari degli arresti domiciliari nei confronti di 9 persone, tra cui 4 Direttori di Unità Operative Complesse, Dipartimenti di Aziende Ospedaliere delle province della Sicilia orientale, 3 rappresentanti di società di distribuzione di multinazionali produttrici di dispositivi medici, un rappresentante di queste multinazionali e un provider per l’organizzazione di eventi. Sono indagati in concorso per i reati di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio.

Difatti, le società distributrici per conto di multinazionali operanti nel settore avrebbero promesso e poi elargito ingenti somme di denaro per l’organizzazione da parte dei dirigenti sanitari, operanti in strutture sanitarie della Sicilia orientale, di convegni e congressi di medicina finalizzati alla formazione, l’ultimo dei quali svoltosi a Catania nel mese di maggio. Le sponsorizzazioni economiche avrebbero avuto lo scopo di ottenere in cambio l’impegno degli stessi di favorire le “ditte più generose” garantendogli l’uso effettivo di un numero maggiore di propri dispositivi medici nel corso degli interventi chirurgici.

Le stesse imprese sarebbero risultate aggiudicatarie delle gare aziendali, di bacino o della CUC regione siciliana per l’acquisto di propri dispositivi medici. Si tratta di affidamenti caratterizzati da lotti a consumo che consentirebbero al Direttore dell’U.O.C. o del Dipartimento di incidere, con le sue decisioni e il suo operato, sulla quantità e sulla tipologia di dispositivi medici da far acquistare all’azienda ospedaliera di riferimento.

Le indagini sono iniziate nell’ambito di attività di servizio a contrasto degli sprechi di risorse pubbliche che avrebbero inizialmente fatto emergere come il Policlinico “G. Rodolico – San Marco” di Catania avesse effettuato affidamenti per l’acquisto di dispositivi medici, nell’ambito di gare aziendali di bacino o della Centrale Unica di Committenza della regione siciliana, accordando alle ditte aggiudicatarie un prezzo risultato più elevato rispetto alle quotazioni dei medesimi dispositivi indicate nell’accordo quadro CONSIP.

Il sistema vedrebbe coinvolti quattro Professori, rispettivamente direttori di U.O.C. o Dipartimenti di cardiologia presso i Policlinici universitari di Catania Messina e dei poli ospedalieri di Siracusa e Ragusa, membri di un Comitato medico-scientifico del progetto SCA “Sicilian Cardiovasculary Academy” che si occuperebbe dello sviluppo di formazione nella specializzazione di competenza.

Coinvolti anche i referenti delle tre società catanesi distributrici per la Regione Sicilia di dispositivi medici prodotti dalle multinazionali nonché il referente di una di queste ultime, operanti nel settore della produzione di valvole aortiche (T.A.V.I.), endoprotesi coronariche e vascolari (STENT).

Sarebbe risultato coinvolto nel sistema corruttivo, amministratore di una delle società “attività delle agenzie di viaggio”, che avrebbe assunto il ruolo di provider degli eventi del progetto di ricerca scientifica promosso dai suddetti dirigenti sanitari, ponendosi quale diretta figura di riferimento di questi ultimi per le sovvenzioni in denaro formalmente destinate all’organizzazione di incontri formativi.

Leggendo quanto sopra, ho pensare di concludere riprendendo quella cosiddetta “Legge del Taglione”, mi riferisco all’espressione contenuta nell’Antico Testamento, per la precisione nel libro dell’Esodo, che afferma per l’appunto “Occhio per occhio“…

Non mi parlate quindi della condizione che come cristiano dovrei avere nei riguardi di quegli individui attualmente indagati oppure che al di fuori del perdono non c’è pace: no… mi dispiace, auspico viceversa per ciascuno di loro tanto dolore, lo stesso d’altronde che hanno provocato a tutti quei familiari che hanno visto a causa di prodotti difettosi perdere i loro cari…

Già inermi cittadini che solyanto per necessità si erano rivolti a quelle strutture (dirette da quei soggetti disonesti…) e quindi perché perdonare, possano viceversa anch’essi patire (e non solo loro…) un’eguale “offesa”, la stessa che in questi anni hanno provocato a molti di noi!!!

Difatti: “Quando alcuni uomini rissano e urtano una donna incinta, così da farla abortire, se non vi è altra disgrazia, si esigerà un’ammenda – si legge -, secondo quanto imporrà il marito della donna, e il colpevole pagherà attraverso un arbitrato. Ma se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido”.