Bankitalia: hanno il coraggio di dire d’aver “vigilato” col massimo impegno!!!

Minch… ci vuole coraggio a dire certe parole!!!

Ma ormai come spesso avviene in questo nostro paese, le “minchiate” sono all’ordine del giorno ed in questi anni, proprio quella banca centrale della Repubblica Italiana, ha evidenziato – attraverso taluni suoi uomini – di essere tra quegli istituti in vetta per baggianate e idiozie…
Ora se fosse solo per questo non ci sarebbe alcun problema, ma viceversa il problema nasce quando a perdere sono i cittadini, in particolare i loro risparmi!!!

Mi piace poi quella frase: “non abbiamo nulla da nascondere“…
Ma d’altro canto cosa bisognava celare???
E’ così chiaro a tutti che nessuno ha controllato quella banca – la popolare di Bari- la stessa che stava per implodere, ma d’altronde non va dimenticato come quest’episodio non è l’unico o ci siamo già dimenticati di quelle entrate in crisi alcuno anni fa… 

Sì, ora si parla di grave crisi da recessione, delle conseguenze dovute ai problemi relativi all’economia reale, tutte cazz… quanto evidenziato in quella banca pugliese è dipeso principalmente da una cattiva gestione, continuata negli anni, la stessa che ha provocato gravi perdite e carenze nei sistemi di governo societario…

Ora Bankitalia dichiara: “siamo pronti a rispondere in tutte le sedi“… sì è speriamo che tra quelle sedi vi siano gli uffici della Procura, affinché in assenza di una chiara riforma di vigilanza bancaria, si possano identificare tutti quei soggetti che in questi anni hanno permesso che queste gravi circostanze potessero accadere…

Ma come ripeto spesso nel mio blog, non c’è mai nessuno che denuncia, sono tutti collusi e soprattutto omertosi, fino a quando poi scoppiano scandali come quest’ultimo ed allora vi è (come avviene per i topi di una nave…) il fuggi fuggi generale…
Ma d’altronde si sa, quei soggetti rappresentano per similitudine, la maggioranza dei miei connazionali e quindi perché meravigliarci… 

Alla fine tanto pagheremo noi, come sempre e come tanti cogl…, perché a differenza di ciò che accade in Europa, nel mondo, dove si protesta per ragioni anche meno gravi, da noi si subisce sottomessi… in totale silenzio!!!

Bankitalia: hanno il coraggio di dire d'aver "vigilato" col massimo impegno!!!

Minch… ci vuole coraggio a dire certe parole!!!

Ma ormai come spesso avviene in questo nostro paese, le “minchiate” sono all’ordine del giorno ed in questi anni, proprio quella banca centrale della Repubblica Italiana, ha evidenziato – attraverso taluni suoi uomini – di essere tra quegli istituti in vetta per baggianate e idiozie…
Ora se fosse solo per questo non ci sarebbe alcun problema, ma viceversa il problema nasce quando a perdere sono i cittadini, in particolare i loro risparmi!!!

Mi piace poi quella frase: “non abbiamo nulla da nascondere“…
Ma d’altro canto cosa bisognava celare???
E’ così chiaro a tutti che nessuno ha controllato quella banca – la popolare di Bari- la stessa che stava per implodere, ma d’altronde non va dimenticato come quest’episodio non è l’unico o ci siamo già dimenticati di quelle entrate in crisi alcuno anni fa… 

Sì, ora si parla di grave crisi da recessione, delle conseguenze dovute ai problemi relativi all’economia reale, tutte cazz… quanto evidenziato in quella banca pugliese è dipeso principalmente da una cattiva gestione, continuata negli anni, la stessa che ha provocato gravi perdite e carenze nei sistemi di governo societario…

Ora Bankitalia dichiara: “siamo pronti a rispondere in tutte le sedi“… sì è speriamo che tra quelle sedi vi siano gli uffici della Procura, affinché in assenza di una chiara riforma di vigilanza bancaria, si possano identificare tutti quei soggetti che in questi anni hanno permesso che queste gravi circostanze potessero accadere…

Ma come ripeto spesso nel mio blog, non c’è mai nessuno che denuncia, sono tutti collusi e soprattutto omertosi, fino a quando poi scoppiano scandali come quest’ultimo ed allora vi è (come avviene per i topi di una nave…) il fuggi fuggi generale…
Ma d’altronde si sa, quei soggetti rappresentano per similitudine, la maggioranza dei miei connazionali e quindi perché meravigliarci… 

Alla fine tanto pagheremo noi, come sempre e come tanti cogl…, perché a differenza di ciò che accade in Europa, nel mondo, dove si protesta per ragioni anche meno gravi, da noi si subisce sottomessi… in totale silenzio!!!

Incredibile, c’è ancora bisogno di un referendum per ridurre le poltrone dei parlamentari!!!

Pur di non perdere quelle poltrone le provano tutte… ecco perché i nostri politici tentano di salvarsi quelle poltrone acquisite attraverso un referendum costituzionale!!!
Cosa dire, soltanto due mesi fa la Camera aveva votato quasi all’unanimità la riduzione degli eletti ed ora si vuole stravolgere quel voto, provando a coinvolgere i cittadini affinché dipenda da essi l’ultima parola…
Certo, è alquanto imbarazzante saper di non poter contare sul buon senso dei miei connazionali, ma da tempo me ne sono fatto una ragione e non mi sorprendo più di nulla, come potrebbe essere ad esempio dover  scoprire che il giorno delle votazioni (su questo referendum), ci potrà essere qualcuno che vorrà schierarsi contro il taglio dei parlamentari!!!
Già… nel paese delle pecore, saranno in molti a svendersi o a farsi condizionare!!!
Ed i nostri politici lo sanno, ecco perché provano di tutto pur di salvare quelle loro poltrone!!!
Ecco quindi che alcuni senatori sono riusciti a raccogliere le 64 firme necessarie per chiedere un referendum confermativo e bloccare la riforma!!!
Quegli stessi soggetti che solo alcuni mesi fa avevano votato a favore delle riduzione dei membri di Montecitorio e di Palazzo Madama, ora… quegli stessi individui, provano ad annullare la riforma…
Già… come se ciascun di noi non comprenda che si tratti esclusivamente di una manovra meschina, sia perché prova a salvare quel posto in Parlamento, ma anche perché allontana l’eventuale possibilità del voto anticipato….
Cosa aggiungere, parlando di loro scriveva bene Calamandrei: “Chiamare i deputati e i senatori i «rappresentanti del popolo» non vuol più dire oggi quello che con questa frase si voleva dire in altri tempi: si dovrebbero piuttosto chiamare impiegati del loro partito”!!!
Infatti…

Incredibile, c'è ancora bisogno di un referendum per ridurre le poltrone dei parlamentari!!!

Pur di non perdere quelle poltrone le provano tutte… ecco perché i nostri politici tentano di salvarsi quelle poltrone acquisite attraverso un referendum costituzionale!!!
Cosa dire, soltanto due mesi fa la Camera aveva votato quasi all’unanimità la riduzione degli eletti ed ora si vuole stravolgere quel voto, provando a coinvolgere i cittadini affinché dipenda da essi l’ultima parola…
Certo, è alquanto imbarazzante saper di non poter contare sul buon senso dei miei connazionali, ma da tempo me ne sono fatto una ragione e non mi sorprendo più di nulla, come potrebbe essere ad esempio dover  scoprire che il giorno delle votazioni (su questo referendum), ci potrà essere qualcuno che vorrà schierarsi contro il taglio dei parlamentari!!!
Già… nel paese delle pecore, saranno in molti a svendersi o a farsi condizionare!!!
Ed i nostri politici lo sanno, ecco perché provano di tutto pur di salvare quelle loro poltrone!!!
Ecco quindi che alcuni senatori sono riusciti a raccogliere le 64 firme necessarie per chiedere un referendum confermativo e bloccare la riforma!!!
Quegli stessi soggetti che solo alcuni mesi fa avevano votato a favore delle riduzione dei membri di Montecitorio e di Palazzo Madama, ora… quegli stessi individui, provano ad annullare la riforma…
Già… come se ciascun di noi non comprenda che si tratti esclusivamente di una manovra meschina, sia perché prova a salvare quel posto in Parlamento, ma anche perché allontana l’eventuale possibilità del voto anticipato….
Cosa aggiungere, parlando di loro scriveva bene Calamandrei: “Chiamare i deputati e i senatori i «rappresentanti del popolo» non vuol più dire oggi quello che con questa frase si voleva dire in altri tempi: si dovrebbero piuttosto chiamare impiegati del loro partito”!!!
Infatti…

21 Dicembre: a ricordo di una strage dimenticata…

Siamo a Canicattì, il 21 dicembre del 1947, era un pomeriggio di domenica e la Piazza IV Novembre si presentava piena di gente, come altrettanto folla di persone vi era nel Corso Umberto con la gente che vi passeggiava tranquilla…
Dal locale della Camera del Lavoro era stato indetto uno sciopero generale; erano stati sospesi perfino gli spettacoli cinematografici del Teatro Sociale, ed erano state bloccate anche le vie d’accesso alla città, mentre i carabinieri, con il moschetto a tracolla, facevano la ronda tra la gente che passeggiava lungo il Corso.
Sullo svolgimento dei fatti di quella giornata vi è il racconto di un teste oculare, sì…un farmacista, Diego Cigna, primo sindaco elettivo di Canicattì dopo la guerra, battagliero socialista democratico e uomo di sinistra da sempre e per sempre, incarcerato più volte dal regime fascista e proposto per il confino politico…
Egli racconta così quel giorno: “Il mattino del 21 dicembre 1947 appresi che varie squadre di comunisti circolavano per il paese intimando a tutti gli esercizi di chiudere per aderire allo sciopero generale e che ai riluttanti dicevano: «Oggi se ne parla, scorrerà sangue». Egli poi continua così: “Verso mezzogiorno credetti opportuno chiudere la farmacia. Nel pomeriggio verso le 13 mi recai a prendere un caffè nel bar Contrino e ad un certo punto notai una forte animazione nella strada e vidi venire l’assessore Antinoro Carmelo, il quale concitatamente pregava il Contrino di chiudere il Caffè. 
Nel vedere che la situazione prendeva una brutta piega, mi affrettai a rientrare nella mia casa che è quasi di fronte al Caffè Contrino. Dopo alcuni minuti intesi lo sparo di molti colpi di arma da fuoco e subito pensai che il proposito manifestato la mattina dai dimostranti, cioè di far scorrere sangue, si era attuato“.
Negli atti della Corte d’Assise di Agrigento lo svolgimento della strage viene raccontata così: “Dopo un comprensibile attimo di smarrimento, dietro lo stimolo ed il palese incitamento del Mannarà, dell’Onolfo e dell’Acquisto, gli scioperanti si addossarono sui carabinieri per dividerli l’un dall’altro, per travolgerli e passare oltre e l’Onolfo in particolare, con l’aiuto di altri, afferrò a tal fine il carabiniere Cocchiara cercando di disarmarlo. 
Quest’ultimo oppone resistenza, al limite delle proprie forze, per non essere sopraffatto, esplose tre colpi in aria, ottenendo il momentaneo allontanamento degli aggressori. 
Ma subito dopo, mentre il Mannarà gridava: «Avanti compagni non abbiate paura, i carabinieri hanno l’ordine di non sparare», i dimostranti tornarono all’attacco ed alcuni di essi, rotto l’esile cordone, si portarono a tergo dei carabinieri. Contemporaneamente si sentirono dei colpi d’arma da fuoco ed in breve vi fu uno spara spara generale, cui i militari reagirono come poterono“.
E fu una strage. Vi trovarono la morte il palmese Angelo Lauria e i canicattinesi Salvatore Lupo e Domenico Amato. Vi perdette la vita anche il carabiniere Giuseppe Iannolino, deceduto dopo quattro giorni di ricovero ospedaliero. Tanti altri rimasero feriti, come anche alcuni carabinieri, quali Rosario Cocchiara, Giuseppe Giuliana, Francesco Donzello, Calogero Alù e il tenente Rodolfo Bongiovanni. Tra i feriti ci furono Giovanni Giardina, Carmelo Morreale, Liborio Cosentino, Calogero Leone, Salvatore Carlino, Giuseppe Attardo, Vincenzo Fazio Terrozzo, Antonio Contrino, Nicola Di Rosa, Gaetano Acquisto, Diego Nuara, Carmelo Onolfo. Morti e feriti, vennero in gran fretta, con ogni mezzo, trasportati all’Ospedale Civile Barone Lombardo, che si riempì subito di parenti e amici, in una grande confusione in cui tra le lacrime echeggiavano grida di disperazione e di dolore. 
Tanti altri, colpiti più lievemente, si fecero curare in casa per evitare conseguenze giudiziarie.
Per tale strage vennero poste sotto processo cinquantanove persone, di cui sedici in stato di detenzione, otto in latitanza e il resto a piede libero. Il sindaco comunista Francesco Cigna quel giorno era assente da Canicattì. E’ emblematica al riguardo questa dichiarazione del sindacalista comunista Antonio Saccaro, storico segretario per decenni della Camera del Lavoro: “Quel giorno, purtroppo, Francesco Cigna era a Gela per impegni personali di lavoro, altrimenti la sua presenza, per il suo forte carisma, avrebbe potuto evitare il peggio“. Sorge naturale qualche interrogativo. Come mai il sindaco comunista era assente “per impegni personali di lavoro“???
In quel giorno di sciopero generale… non doveva essere lui il primo a dare l’esempio e scioperare? Come era uscito dalla città, se le vie d’accesso erano state bloccate? Come “avrebbe potuto evitare il peggio, per il suo forte carisma”, se fossero stati altri a sparare?
Quando ebbero inizio gli arresti, alcuni si diedero alla fuga…
Tra i latitanti c’erano Antonio Mannarà e Salvatore Guadagnino, fuggiti in Iugoslavia.
L’accusa principale che venne mossa agli imputati fu quella di strage aggravata “per avere, in concorso tra di loro, in Canicattì il 21 dicembre 1947, al fine di uccidere, esploso su una massa di civili e su tredici militari dell’Arma dei carabinieri, numerosi colpi di arma da fuoco, in maniera tale da porre in pericolo la pubblica incolumità“. L’accusa di strage non venne però accolta nella sentenza, sicché le condanne più gravi, che furono quelle inflitte ad Antonio Mannarà, Gaetano Acquisto e Antonio Onolfo, si limitarono a nove anni di reclusione, ridotte poi a sei dalla Corte d’Appello di Palermo il 17 dicembre 1953.
C’è da rilevare la univocità della sentenza sulla colpevolezza dei condannati nei tre gradi di processo: Corte d’Assise, Corte d’Appello e Corte di Cassazione. Tanti giudici togati e popolari si sono trovati tutti d’accordo: e ciò, nonostante la difesa, rappresentata e sostenuta da Lelio Basso, avvocato di parte, oltre che di partito. La sua arringa impostata sulla “fame” si rivelò assai debole. Se la fame era tale e tanta, come mai a Delia, Serradifalco, Castrofilippo, Racalmuto, etc. se ne stettero tutti tranquilli?
Il 14 luglio del 1943, in piena guerra, sì che c’era la fame…
L’assalto da parte di uomini, donne e bambini alla Saponeria, dove c’erano anche dei generi alimentari, provocò la spietata reazione del tenente colonnello americano George Herbert McCaffrey, ufficiale dell’AMGOT, il quale con la sua Colt automatica, calibro 45, sparò ferocemente contro quella povera gente, facendone strage… 
Sei furono i morti di quell’orrendo eccidio. A loro va tutta la nostra umana pietà, come anche alle quattro vittime del 21 dicembre 1947 e alle altre sei del ricovero di Via Capitano Ippolito, dove il 12 luglio 1943 avvenne la prima strage nazista in terra italiana…

21 Dicembre: a ricordo di una strage dimenticata…

Siamo a Canicattì, il 21 dicembre del 1947, era un pomeriggio di domenica e la Piazza IV Novembre si presentava piena di gente, come altrettanto folla di persone vi era nel Corso Umberto con la gente che vi passeggiava tranquilla…
Dal locale della Camera del Lavoro era stato indetto uno sciopero generale; erano stati sospesi perfino gli spettacoli cinematografici del Teatro Sociale, ed erano state bloccate anche le vie d’accesso alla città, mentre i carabinieri, con il moschetto a tracolla, facevano la ronda tra la gente che passeggiava lungo il Corso.
Sullo svolgimento dei fatti di quella giornata vi è il racconto di un teste oculare, sì…un farmacista, Diego Cigna, primo sindaco elettivo di Canicattì dopo la guerra, battagliero socialista democratico e uomo di sinistra da sempre e per sempre, incarcerato più volte dal regime fascista e proposto per il confino politico…
Egli racconta così quel giorno: “Il mattino del 21 dicembre 1947 appresi che varie squadre di comunisti circolavano per il paese intimando a tutti gli esercizi di chiudere per aderire allo sciopero generale e che ai riluttanti dicevano: «Oggi se ne parla, scorrerà sangue». Egli poi continua così: “Verso mezzogiorno credetti opportuno chiudere la farmacia. Nel pomeriggio verso le 13 mi recai a prendere un caffè nel bar Contrino e ad un certo punto notai una forte animazione nella strada e vidi venire l’assessore Antinoro Carmelo, il quale concitatamente pregava il Contrino di chiudere il Caffè. 
Nel vedere che la situazione prendeva una brutta piega, mi affrettai a rientrare nella mia casa che è quasi di fronte al Caffè Contrino. Dopo alcuni minuti intesi lo sparo di molti colpi di arma da fuoco e subito pensai che il proposito manifestato la mattina dai dimostranti, cioè di far scorrere sangue, si era attuato“.
Negli atti della Corte d’Assise di Agrigento lo svolgimento della strage viene raccontata così: “Dopo un comprensibile attimo di smarrimento, dietro lo stimolo ed il palese incitamento del Mannarà, dell’Onolfo e dell’Acquisto, gli scioperanti si addossarono sui carabinieri per dividerli l’un dall’altro, per travolgerli e passare oltre e l’Onolfo in particolare, con l’aiuto di altri, afferrò a tal fine il carabiniere Cocchiara cercando di disarmarlo. 
Quest’ultimo oppone resistenza, al limite delle proprie forze, per non essere sopraffatto, esplose tre colpi in aria, ottenendo il momentaneo allontanamento degli aggressori. 
Ma subito dopo, mentre il Mannarà gridava: «Avanti compagni non abbiate paura, i carabinieri hanno l’ordine di non sparare», i dimostranti tornarono all’attacco ed alcuni di essi, rotto l’esile cordone, si portarono a tergo dei carabinieri. Contemporaneamente si sentirono dei colpi d’arma da fuoco ed in breve vi fu uno spara spara generale, cui i militari reagirono come poterono“.
E fu una strage. Vi trovarono la morte il palmese Angelo Lauria e i canicattinesi Salvatore Lupo e Domenico Amato. Vi perdette la vita anche il carabiniere Giuseppe Iannolino, deceduto dopo quattro giorni di ricovero ospedaliero. Tanti altri rimasero feriti, come anche alcuni carabinieri, quali Rosario Cocchiara, Giuseppe Giuliana, Francesco Donzello, Calogero Alù e il tenente Rodolfo Bongiovanni. Tra i feriti ci furono Giovanni Giardina, Carmelo Morreale, Liborio Cosentino, Calogero Leone, Salvatore Carlino, Giuseppe Attardo, Vincenzo Fazio Terrozzo, Antonio Contrino, Nicola Di Rosa, Gaetano Acquisto, Diego Nuara, Carmelo Onolfo. Morti e feriti, vennero in gran fretta, con ogni mezzo, trasportati all’Ospedale Civile Barone Lombardo, che si riempì subito di parenti e amici, in una grande confusione in cui tra le lacrime echeggiavano grida di disperazione e di dolore. 
Tanti altri, colpiti più lievemente, si fecero curare in casa per evitare conseguenze giudiziarie.
Per tale strage vennero poste sotto processo cinquantanove persone, di cui sedici in stato di detenzione, otto in latitanza e il resto a piede libero. Il sindaco comunista Francesco Cigna quel giorno era assente da Canicattì. E’ emblematica al riguardo questa dichiarazione del sindacalista comunista Antonio Saccaro, storico segretario per decenni della Camera del Lavoro: “Quel giorno, purtroppo, Francesco Cigna era a Gela per impegni personali di lavoro, altrimenti la sua presenza, per il suo forte carisma, avrebbe potuto evitare il peggio“. Sorge naturale qualche interrogativo. Come mai il sindaco comunista era assente “per impegni personali di lavoro“???
In quel giorno di sciopero generale… non doveva essere lui il primo a dare l’esempio e scioperare? Come era uscito dalla città, se le vie d’accesso erano state bloccate? Come “avrebbe potuto evitare il peggio, per il suo forte carisma”, se fossero stati altri a sparare?
Quando ebbero inizio gli arresti, alcuni si diedero alla fuga…
Tra i latitanti c’erano Antonio Mannarà e Salvatore Guadagnino, fuggiti in Iugoslavia.
L’accusa principale che venne mossa agli imputati fu quella di strage aggravata “per avere, in concorso tra di loro, in Canicattì il 21 dicembre 1947, al fine di uccidere, esploso su una massa di civili e su tredici militari dell’Arma dei carabinieri, numerosi colpi di arma da fuoco, in maniera tale da porre in pericolo la pubblica incolumità“. L’accusa di strage non venne però accolta nella sentenza, sicché le condanne più gravi, che furono quelle inflitte ad Antonio Mannarà, Gaetano Acquisto e Antonio Onolfo, si limitarono a nove anni di reclusione, ridotte poi a sei dalla Corte d’Appello di Palermo il 17 dicembre 1953.
C’è da rilevare la univocità della sentenza sulla colpevolezza dei condannati nei tre gradi di processo: Corte d’Assise, Corte d’Appello e Corte di Cassazione. Tanti giudici togati e popolari si sono trovati tutti d’accordo: e ciò, nonostante la difesa, rappresentata e sostenuta da Lelio Basso, avvocato di parte, oltre che di partito. La sua arringa impostata sulla “fame” si rivelò assai debole. Se la fame era tale e tanta, come mai a Delia, Serradifalco, Castrofilippo, Racalmuto, etc. se ne stettero tutti tranquilli?
Il 14 luglio del 1943, in piena guerra, sì che c’era la fame…
L’assalto da parte di uomini, donne e bambini alla Saponeria, dove c’erano anche dei generi alimentari, provocò la spietata reazione del tenente colonnello americano George Herbert McCaffrey, ufficiale dell’AMGOT, il quale con la sua Colt automatica, calibro 45, sparò ferocemente contro quella povera gente, facendone strage… 
Sei furono i morti di quell’orrendo eccidio. A loro va tutta la nostra umana pietà, come anche alle quattro vittime del 21 dicembre 1947 e alle altre sei del ricovero di Via Capitano Ippolito, dove il 12 luglio 1943 avvenne la prima strage nazista in terra italiana…

Incredibile… viviamo un periodo di "finzione" della stabilità, ma sembra che a tutti vada bene…

Sono in pochi a sapere che la parola di “ipernormalizzazione” è presa dal libro di uno storico russo, Alexei Yourchak, intitolato “The last soviet generation”…

Egli, evidenziava in quel suo libro il paradosso della vita dell’ultima generazione sovietica, nella quale tutti sapevano che il sistema stava collassando ma nessuno si immaginava un’alternativa allo status quo, così che la rassegnazione divenne una profezia auto-rigenerante che faceva credere nella finzione della stabilità…
Già… potremmo paragonare quel periodo all’Italia di oggi, dove tutto sembra procedere bene, non lo dico seguendo un filo politico, sì… non me ne frega nulla di chi è al governo o all’opposizione, non ne faccio una questione partitica, no… m’interessa evidenziare come alla maggior parte delle persone non interessi nulla di questa situazione critica in cui ci troviamo, ciascuno pensa per se e “chi se visto se visto“…   
Una condizione rassicurante certo, ma basata su che cosa ancora non si comprende…
Abbiamo alcune tra le più grandi compagnie a rischio chiusura come l’ex Ilva, l’Alitalia, Whirlpool, Blutec, Anpal, Mercatone Uno, Ferrosud, Jsw (ex Aferpi), Sider Alloys (ex Alcoa e Candy Hoover, a cui potrebbero seguire alcuni dei più importanti Istituti di credito giunti a rischio default. 
Per quanto riguarda poi i settori le difficoltà colpiscono sono ovunque: dall’agricoltura, all’allevamento, dalla pesca passando per il commercio, da quella attività manifattura e/o manifatturiera, dalle costruzioni al mondo della moda, dalla logistica ai trasporti, a cui possiamo far seguire la filiera della informazione/comunicazione/intrattenimento ed ahimè anche quell’unico settore che ancora funziona chiamato turismo!!!
Sono tempi difficili per tutti, ma il risultato visivo è quello che viviamo in un periodo in cui tutti ormai sappiamo bene che quanto che ci viene detto dai nostri politici (ripeto… tutti indistintamente) è sostanzialmente una menzogna, ma ci siamo talmente assuefatti a quelle parole che, quella espressa “finzione”, è diventata la normalità…
D’altronde a vederli, ad ascoltarli in quelle loro continue propagande, si comprende come nessuno di loro abbia la più pallida idea di quale sia l’alternativa allo status quo e noi sentendoli parlare cosa facciamo ( mi verrebbe da dire: a differenza di ciò che avviene in altri stati europei e mondiali…), nulla… accettiamo in silenzio è basta!!!
Insomma eccoci tutti nell’epoca della “ipernormalizzazione“…
Ho visto un documentario (non ricordo il nome dell’autore… forse un certo Smith) che racconta quanto è accaduto in quasi mezzo secolo di storia: “dagli anni ’70 le persone hanno smesso di vedere la realtà come qualcosa che può essere cambiata, ma si limitano ad avere un “cool detachment”, un cinismo ironico, che di fatto porta all’accettazione di quello che viene propinato da potere”.
Infatti riguardandoci noi tutti oggi, non siamo forse un po’ così?

Raccomandati di mer…!!! Hanno nonostante ciò… il coraggio d’atteggiarsi a saccenti!!!

Sono tre giorni che “vomito” nel leggere gli articoli di “Live Sicilia Catania“…
No… non mi riferisco agli scritti degli articoli, questi riportati in maniera eccezionale dai vari giornalisti, no… ciò che mi rende nervoso è scoprire per l’ennesima volta tutta una serie di meccanismi clientelari/collusivi, realizzati attraverso richieste di raccomandazioni e contropartite elettorali…

Un vero schifo, già… e affinché tutti sanno sanno cosa penso, desidero scriverlo a chiare lettere: mi fanno ribrezzo!!!
Ovviamente… mi riferisco a tutti quei soggetti che per giungere a ottenere qualcosa di concreto e soprattutto stabile, si affidano a quelle abituali raccomandazioni politiche…
La circostanza più assurda è che – dopo aver ottenuto quanto ci si auspicava attraverso quei favori – ed essendo stati inseriti ora in quelle strutture pubbliche(senza aver superato il benché minimo concorso… tanto quest’ultimi sono stati appositamente eliminati dalla politica proprio per favorire i cosiddetti ” amici degli amici”…), osservarli ora in quel loro (nuovo) ruolo, hanno l’arroganza d’atteggiarsi a sapientoni, già perché essi sanno tutto e non parliamo poi di quelle proprie capacità intellettive, a parer loro… sono immense, ma se le analizziamo in maniera scrupolosa, ci accorgiamo di avere soggetti dal “vuoto assoluto”!!!
D’altronde la loro è una vita vissuta come pecore, hanno fatto la fila in quelle segreterie per farsi raccomandare, raccogliendo tra familiari e amici qualche voto per quel loro amico politico ed ora finalmente, grazie a quei sacrifici, hanno potuto barattare quella loro precaria condizione professionale, sacrificando ovviamente con quella morale!!! 
Certo… se solo potessero confrontarsi con chi a differenza loro si può permettere – come ad esempio il sottoscritto – di urlare tutta la propria libertà, sapendo peraltro di poter godere della condizione che mai nessuno potrà replicare un mio post, commentando: “sappi caro Nicola che anch’io a suo tempo ti ho raccomandato presso…”.
Già perché per poter essere “liberi”, bisogna esserlo innanzitutto moralmente, non bisogna mai – nel corso della propria vita – aver svenduto la propria dignità per ottenere per se benefici personali o familiari, anzi… si devono aver posto sempre dei limiti morali alle proprie azioni, dove  nessun comportamento colluso poteva esser stato tollerato… affinché nessun compromesso potesse macchiare quella  propria onestà!!! 
Ma per far ciò bisogna essere limpidi, cristallini… mentre oggi come assistiamo, la maggior parte dei soggetti è corrotta e venduta!!!
Certo, riuscire a mettere in pratica quanto sopra consta, il sottoscritto ad esempio ne paga a tutt’oggi le conseguenze, sì… di quelle mie scelte, delle denunce realizzate in questi anni, di tutte quelle azioni di contrasto nei confronti di malaffare a illegalità che mi hanno certamente reso inviso da tutti coloro che con quei sistemi corruttivi campavano e con i quali ancora oggi sopravvivono…
Sì… è vero, alcuni mi dicono: “l’essere corretto alla fine paga”.
Ma credetemi, il sopraggiungere di quell’epilogo è un obiettivo che ancora oggi attendo!!!
Sicuramente mi da una certa soddisfazione saper che l’attesa viene compiuta da uomo libero, anche se devo riconoscere che mi costa dover lottare intensamente contro questo sistema “clientelare e colluso“, sapendo già a priori, di come la maggior parte dei miei conterranei, si è arresa da tempo… a quelle metodologie!!! 

Raccomandati di mer…!!! Hanno nonostante ciò… il coraggio d'atteggiarsi a saccenti!!!

Sono tre giorni che “vomito” nel leggere gli articoli di “Live Sicilia Catania“…
No… non mi riferisco agli scritti degli articoli, questi riportati in maniera eccezionale dai vari giornalisti, no… ciò che mi rende nervoso è scoprire per l’ennesima volta tutta una serie di meccanismi clientelari/collusivi, realizzati attraverso richieste di raccomandazioni e contropartite elettorali…

Un vero schifo, già… e affinché tutti sappiano cosa penso, desidero scriverlo a chiare lettere: quegli individui mi fanno ribrezzo!!!
Ovviamente… mi riferisco a tutti quei soggetti che per giungere a ottenere qualcosa di concreto e soprattutto “stabile”, si affidano a quelle abituali raccomandazioni politiche e non… 
La circostanza più assurda è che – dopo aver ottenuto quanto si auspicava attraverso quei favori – ed essendo finalmente inseriti in quelle strutture pubbliche ( senza aver mai superato il benché minimo concorso… d’altro canto quest’ultimi sono stati appositamente eliminati dalla politica proprio per favorire quei cosiddetti ” amici degli amici”…), ecco… ora, in quel loro (nuovo) ruolo, hanno pure l’arroganza di atteggiarsi a sapientoni, già di quelli che sanno tutto e non parliamo poi di capacità intellettive, a parer loro… sono immense, ma se le analizziamo in maniera scrupolosa, ci accorgiamo di avere di fronte soggetti dal “vuoto assoluto”!!!
D’altronde la loro è una vita vissuta come pecore, hanno fatto la fila in quelle segreterie per farsi raccomandare, raccogliendo tra familiari e amici qualche voto per quel loro amico politico ed ora finalmente, grazie a quei loro sacrifici, hanno potuto barattare quella precaria condizione professionale, sacrificandola ovviamente con quella morale!!! 
Certo… se solo potessero confrontarsi con chi a differenza loro si può permettere – come ad esempio il sottoscritto – di urlare tutta la propria indignazione, sapendo di poter godere di una esclusiva condizione, quella di sapere d’esser stato sempre “libero”, tanto da potersi vantare che non vi sarà mai nessuno che potrà replicare ad un mio post, commentando per esempio: “sappi Nicola che anch’io a suo tempo ti ho raccomandato presso…”.
Già perché per poter essere “slegati”, bisogna esserlo stati innanzitutto moralmente, non bisogna mai – nel corso della propria vita – aver svenduto la propria dignità per ottenere per se benefici personali o familiari, anzi… si deve aver inteposto sempre dei limiti morali alle proprie azioni, dove  nessun comportamento collusivo e corrurrivo dovevaesser tollerato… affinché mai compromesso potesse macchiare quella  propria onestà!!! 
Ma per far ciò bisogna essere stati limpidi, cristallini, inviolati, mentre oggi come vediamo, la maggior parte dei soggetti si dimosta corrotta e svenduta!!!
Certo, riuscire a mettere in pratica quanto sopra consta, il sottoscritto ad esempio ne paga a tutt’oggi le conseguenze, sì… di quelle scelte, delle denunce realizzate in questi anni, di tutte le azioni di contrasto messe in atto dinnanzi a malaffare e illegalità, circostanze che mi hanno reso certamente inviso da tutti coloro che con quei sistemi corruttivi hanno campato e con i quali ancora oggi sopravvivono…
Sì… è vero, alcuni mi dicono: “l’essere corretto alla fine paga”!!!
Ma credetemi, il sopraggiungere di quell’epilogo è un obiettivo che ancora oggi attendo!!!
Sicuramente mi da una certa soddisfazione saper che l’attesa viene compiuta da uomo libero, anche se devo riconoscere che consta dover lottare intensamente contro questo sistema “clientelare e colluso“, sapendo già a priori, di come la maggior parte dei miei conterranei, si è arresa da tempo a quelle odiose metodologie!!! 

Papa Francesco… tutto l’opposto del suo predecessore!!!

Nel 2010 avevo parlato della “Instructio de modo procedendi in causis sollicitationis”: http://nicola-costanzo.blogspot.com/2010/04/ratzinger-ha-il-coraggio-di-parlare-di.html
Un documento redatto nel 1962 da un signore di nome Ratzinger, già… lo stesso che divenne anni dopo il futuro capo della chiesa con il nome di  Benedetto XVI…

Egli, non solo richiamava alla “Crimen Sollicitationis“, ma disponeva altresì che gli abusi sessuali commessi dal clero su minori dovevano essere gestiti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, in quanto di sua esclusiva competenza e per tali vicende soltanto alcuni particolari sacerdoti potevano assumere i ruoli di giudice, di promotori di giustizia di notaio e di patrono…
In quel documento – inviato a tutti i vescovi – il Vaticano ordinava che un minore qualora avesse dichiarato al suo vescovo di un abuso sessuale da parte di un sacerdote avrebbe dovuto giurare il segreto perpetuo, sotto eventuale pena di scomunica!!!
Ora finalmente – grazie a Papa Francesco – verrà tolto il segreto pontificio per le cause canoniche di violenza sui minori, affinché sia possibile agevolare le inchieste in corso delle magistrature negli altri paesi del mondo… 
Non vengono più coperti dal segreto pontificio le denunce, i processi e le decisioni” relative alle cause canoniche per abusi su minori, inoltre “a chi effettua la segnalazione, alla persona che afferma di essere stata offesa e ai testimoni non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo ai fatti di causa“!!! 
Si chiama “Istruzione sulla riservatezza delle cause” e a differenza di quanto allora redatto dal suo predecessore, poi dimessosi (chissà… forse perché obbligato dal sito di Julian Assange “Wikileaks” entrato in possesso di un qualche dossier compromettente…), ecco che nel giorno del suo compleanno, Bergoglio ha diffuso la notizia d’importanza storica attraverso cui la Chiesa compie un decisivo passo avanti nel contrasto ai reati di pedofilia!!! 
Precisamente il “segreto pontificio” articolo 3 dell’Istruzione, viene declassato a “segreto d’ufficio”, necessario a salvaguardare la “sicurezza, l’integrità e la riservatezza al fine di tutelare la buona fama, l’immagine e la sfera privata di tutte le persone coinvolte“. 
Questo non potrà essere opposto nei processi civili e gli atti dei processi canonici saranno a disposizione della magistratura di tutti i paesi del mondo… 
Quindi… “il bene dei bambini e dei ragazzi” deve venire prima di qualsiasi tutela del segreto, anche di quello “pontificio”” ha detto correttamente Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero vaticano per la comunicazione!!!
Ovviamente quanto sopra non significa che i documenti dei processi diverranno di dominio pubblico, anche perché la riservatezza per le vittime e per i testimoni dovrà essere sempre tutelata… ma da ora in poi, tutta la  la documentazione dovrà essere messa a disposizione delle autorità civili per e indagini riguardanti i casi già interessati da un procedimento canonico!!!
Cosa dire: grande Papa Francesco!!!
Già… considerato l’anno, potrei paragonare il gesto compiuto con quello realizzato 50 anni fa da Neil Armstrong prima di posare un piede sulla luna: un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità!!!

Papa Francesco… tutto l'opposto del suo predecessore!!!

Nel 2010 avevo parlato della “Instructio de modo procedendi in causis sollicitationis”: http://nicola-costanzo.blogspot.com/2010/04/ratzinger-ha-il-coraggio-di-parlare-di.html
Un documento redatto nel 1962 da un signore di nome Ratzinger, già… lo stesso che divenne anni dopo il futuro capo della chiesa con il nome di  Benedetto XVI…

Egli, non solo richiamava alla “Crimen Sollicitationis“, ma disponeva altresì che gli abusi sessuali commessi dal clero su minori dovevano essere gestiti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, in quanto di sua esclusiva competenza e per tali vicende soltanto alcuni particolari sacerdoti potevano assumere i ruoli di giudice, di promotori di giustizia di notaio e di patrono…
In quel documento – inviato a tutti i vescovi – il Vaticano ordinava che un minore qualora avesse dichiarato al suo vescovo di un abuso sessuale da parte di un sacerdote avrebbe dovuto giurare il segreto perpetuo, sotto eventuale pena di scomunica!!!
Ora finalmente – grazie a Papa Francesco – verrà tolto il segreto pontificio per le cause canoniche di violenza sui minori, affinché sia possibile agevolare le inchieste in corso delle magistrature negli altri paesi del mondo… 
Non vengono più coperti dal segreto pontificio le denunce, i processi e le decisioni” relative alle cause canoniche per abusi su minori, inoltre “a chi effettua la segnalazione, alla persona che afferma di essere stata offesa e ai testimoni non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo ai fatti di causa“!!! 
Si chiama “Istruzione sulla riservatezza delle cause” e a differenza di quanto allora redatto dal suo predecessore, poi dimessosi (chissà… forse perché obbligato dal sito di Julian Assange “Wikileaks” entrato in possesso di un qualche dossier compromettente…), ecco che nel giorno del suo compleanno, Bergoglio ha diffuso la notizia d’importanza storica attraverso cui la Chiesa compie un decisivo passo avanti nel contrasto ai reati di pedofilia!!! 
Precisamente il “segreto pontificio” articolo 3 dell’Istruzione, viene declassato a “segreto d’ufficio”, necessario a salvaguardare la “sicurezza, l’integrità e la riservatezza al fine di tutelare la buona fama, l’immagine e la sfera privata di tutte le persone coinvolte“. 
Questo non potrà essere opposto nei processi civili e gli atti dei processi canonici saranno a disposizione della magistratura di tutti i paesi del mondo… 
Quindi… “il bene dei bambini e dei ragazzi” deve venire prima di qualsiasi tutela del segreto, anche di quello “pontificio”” ha detto correttamente Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero vaticano per la comunicazione!!!
Ovviamente quanto sopra non significa che i documenti dei processi diverranno di dominio pubblico, anche perché la riservatezza per le vittime e per i testimoni dovrà essere sempre tutelata… ma da ora in poi, tutta la  la documentazione dovrà essere messa a disposizione delle autorità civili per e indagini riguardanti i casi già interessati da un procedimento canonico!!!
Cosa dire: grande Papa Francesco!!!
Già… considerato l’anno, potrei paragonare il gesto compiuto con quello realizzato 50 anni fa da Neil Armstrong prima di posare un piede sulla luna: un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità!!!

Le mafie raccontate in Tv!!!

Il reporter spagnolo, David Beriain, arriva in Italia per raccontare la criminalità organizzata del nostro Paese e lo fa sul canale NOVE!!!
Una trasmissione… quella raccontata nel “Clandestino” che descrive direttamente dalla voce di quegli affiliati cosa s’intende per mafia oggi… 
In quale modo quell’organizzazione criminale controlla l’economia e si diffonde all’interno degli apparati politico/amministrativi nel nostro paese…
Il reporter spagnolo, noto per quelle sue inchieste giornalistiche sui meccanismi dei più grandi cartelli del narcotraffico mondiale, ha girato ora in Italia – sotto copertura – insieme alla sua troupe, un reportage sconvolgente che ha portato alla luce rivelazioni scioccanti sul mondo criminale nel nostro paese… 
Un’immersione senza precedenti dove a parlare sono i latitanti ed anche taluni pseudo “uomini della politica” affiliati a cosa nostra (ciò è quanto viene dichiarato da essi durante l’intervista completamente coperti tanto da non farsi identificare), legati a filo diretto a quella organizzazione che muove ogni anno miliardi di euro… gli stessi profitti – provenienti dai traffici illeciti – che poi vengono  reinvestiti nelle attività  economiche e finanziarie di tutto il mondo…
Nell’ascoltare quelle interviste si resta basiti, perché si dimostra in quei video come tutto ciò che viene solitamente presunto o raccontato nelle fiction sia nei fatti vero e cioè che nella nostra terra non si muove foglia se non viene deciso da quell’associazione criminale!!!
Ascoltare quei soggetti affiliati, alcuni di essi latitanti da anni, individui che da generazioni si tramandano quel potere violento, fatto di abusi e coercizione, fa comprendere quanto difficile sia sradicarlo in maniera definitiva, fintanto soprattutto che grazie al denaro, si possono corrompere tutti quei soggetti necessari per raggiungere i propri scopi…
Perché alla fine di questo si tratta… trovare chi è più disponibile a svendersi e osservando quanto accade quotidianamente attraverso le varie inchieste giudiziarie, si ha come l’impressione che vi sia la fila di soggetti disposti a farsi corrompere!!!   
Certo, guardando il video https://it.dplay.com/nove/clandestino-mafie-italiane/stagione-1-episodio-2-cosa-nostra/ mi sono chiesto con quale spirito è stata vissuta quell’esperienza da parte dei nostri governanti, dalla politica tutta, dai rappresentanti istituzionali e da tutti coloro che in qualità delle forze dell’ordine provano a contrastare in prima linea quella criminalità organizzata… 
Quest’ultima d’altronde si dichiara in quell’intervista di essere sempre un passo avanti rispetto allo Stato, anche quando a seguito di quelle sue indagini, va perdendo una grossa fetta parte di quei suoi referenti, ma che dimostra incredibilmente di riuscire a sostituire in tempi celeri, vista il gran numero  consistente di conterranei disponibili a prenderne il posto!!!
Ecco forse da siciliano è questo ciò che più di tutto mi rammarica… assistere a come dinnanzi a circostanze come queste, non si decida di modificare questo sistema passando da un basso profilo di contrasto ad un livello più alto, affinché quanto finora evidenziato.. possa essere celermente debellato e questo cancro che opprime da sempre le nostre generazioni non abbia più a desistere!!! 
Sembra difficile da compiersi… e dire che ci vorrebbe poco… sì, basterebbe semplicemente volerlo!!!

Le mafie raccontate in Tv!!!

Il reporter spagnolo, David Beriain, arriva in Italia per raccontare la criminalità organizzata del nostro Paese attraverso il canale “Nove”!!!
Una trasmissione… quella raccontata nel “Clandestino” che descrive direttamente dalla voce di quegli affiliati cosa s’intende per mafia oggi… 
In quale modo quell’organizzazione criminale controlla l’economia e si diffonde all’interno degli apparati politico/amministrativi nel nostro paese…
Il reporter spagnolo, noto per quelle sue inchieste giornalistiche sui meccanismi dei più grandi cartelli del narcotraffico mondiale, ha girato ora in Italia – sotto copertura – insieme alla sua troupe, un reportage sconvolgente che ha portato alla luce rivelazioni scioccanti sul mondo criminale nel nostro paese… 
Un’immersione senza precedenti dove a parlare sono i latitanti ed anche taluni pseudo “uomini della politica” affiliati a cosa nostra (ciò è quanto viene dichiarato da questi durante l’intervista completamente “camuffati” per non farsi identificare), legati a filo diretto a quella organizzazione che muove ogni anno miliardi di euro… quegli stessi profitti – provenienti dai traffici illeciti – che vengono  poi reinvestiti nelle attività  economiche e finanziarie di tutto il mondo…
Nell’ascoltare quelle interviste si resta basiti, perché si dimostra in quei video come tutto ciò che viene solitamente presunto o raccontato nelle fiction sia di fatto vero e cioè che nella nostra terra non si muove foglia se non viene deciso da quell’associazione criminale!!!
Ascoltare quei soggetti affiliati, alcuni di essi latitanti da anni, individui che da generazioni si tramandano quel potere violento, fatto di abusi e coercizione, fa comprendere quanto difficile sia sradicarlo in maniera definitiva, fintanto soprattutto che grazie al denaro, si possono corrompere tutti quei soggetti necessari per raggiungere i loro scopi…
Perché alla fine di questo si tratta… trovare chi è più disponibile a svendersi, d’altronde osservando quanto accade quotidianamente attraverso le varie inchieste giudiziarie, si ha come l’impressione che vi sia la fila di soggetti disposti a farsi comprare!!!   
Certo, guardando il video https://it.dplay.com/nove/clandestino-mafie-italiane/stagione-1-episodio-2-cosa-nostra/ mi sono chiesto con quale spirito sia stata vissuta quell’esperienza visiva da parte dei nostri governanti, dalla politica tutta, dai rappresentanti istituzionali e da coloro che in qualità delle forze dell’ordine provano a contrastare in prima linea quella criminalità organizzata… 
Quest’ultima d’altronde si dichiara in quell’intervista di essere sempre un passo avanti rispetto allo Stato, anche quando a seguito di quelle sue indagini, va perdendo una grossa fetta parte dei suoi referenti, ma che dimostra incredibilmente di riuscire a sostituire in tempi celeri, vista il gran numero  consistente di conterranei disponibili a prenderne il posto!!!
Ecco forse da siciliano è questo ciò che più di tutto mi rammarica… assistere a come dinnanzi a circostanze come queste, non si decida di modificare questo sistema passando da un basso profilo di contrasto ad un livello più alto, affinché quanto finora evidenziato.. possa essere celermente debellato e questo cancro che opprime da sempre le nostre generazioni non abbia più ad esistere!!! 
Sembra difficile da compiersi… e dire che ci vorrebbe poco… sì, basterebbe semplicemente volerlo!!!

Patto per Catania”: Lettera aperta dell’Associazione antiestorsione di Catania.

Mi permetto di condividere una lettera aperta inviata da “ASAEC“, pubblicata dal quotidiano “La Sicilia“.

Ritengo che quanto riportato dall’Associazione antiestorsione di Catania, rappresenti in maniera conforme la situazione preoccupante in cui versa di fatto la nostra città etnea.
Ecco quindi riproposta la missiva: 
L’audizione della Commissione Regionale Antimafia che si è svolta a Catania ha fotografato una situazione preoccupante è pericolosa in cui versa la città… 
Una città in attesa di giudizio – l’ha definita Claudio Fava – troppi giudizi sospesi e pochissime le azioni che tendono al riscatto ed una decisa svolta politica e sociale.
Ai meccanismi collusivi e corruttivi proposti dalle organizzazioni criminali e che trovano una buona dose di oleazione in certa parte dell’imprenditoria che ne trae convenienza politica e finanziaria, si aggiunge la “sistematica corruzione elettorale” che incide prepotentemente sulle scelte politiche. 
La città non può arrendersi e deve uscire dall’inarrestabile degrado che la sta travolgendo.
Al dissesto finanziario si accompagna un dissesto morale e civile sempre più evidente.
Le recenti operazioni giudiziarie hanno fatte emergere un sistema volto al costante disprezzo delle regole e volto al guadagno dell’illecito.
Precedenti inchieste – prima fra tutte l’operazione Gorgone – hanno evidenziato un perverso è strutturato intreccio tra mafia e pubblica amministrazione fino a spingere il procuratore Carmelo Zuccaro a pronunciare parole forti e dirompenti rivolgendo un accorato appello a tutti gli amministratori che non sono collusi con la mafia: “non siate conviventi cercate di essere più attenti nel controllo di legalità nel vostro territorio”.
Ecco il punto: fin quando innanzi a ingiustizie e illiceità faremo finta di nulla, volteremo il capo; fin quando non faremo dell’onestà, della correttezza e del rispetto dell’altro le nostre regole di vita da applicare in ogni campo del nostro agire,  allora saremo destinati al degrado e all’arretratezza… 
Le città sono comunità fatte di uomini e donne che ne determinano la propria sorte. 
Si abbandonino divisioni politiche e pregiudizi ideologici, invidia e personalismi che non producono altro che difetti ed incapacità di risolvere problemi. 
Il “sistema città” funziona solo se accanto a coloro che hanno il compito di tutelare la popolazione, ognuno fa il proprio dovere anche se questo comporta sacrifici. 
Non possiamo sempre delegare alla decisa instancabile azione della magistratura catanese delle forze dell’ordine, il compito di reprimere malaffare e corruzione, perché questo rappresenterebbe solo un argine, certamente importante, ma pur sempre un argine destinato inevitabilmente a cedere.
Ed allora l’unica strada da intraprendere, andando oltre il dolore urlato, crediamo sia un decisivo è determinato “riscatto”, un nuovo patto per Catania, facendo appello alle migliori risorse civili, sociali ed intellettuali affinché tutti insieme si trovi un moto di orgoglio per una ferma e decisa inversione di rotta. 
Ecco perché lanciamo un appello a tutti, istituzioni, forze politiche, organi competenti alla gestione della comunità, affinché si apra una stagione di confronto e di ascolto con le tante forze associative presenti in città, affinché si possa portare in maniera costruttiva un contributo concreto al risveglio di una città fin troppo maltrattata.
ASAEC – Associazione Antiestorsione di Catania

Patto per Catania": Lettera aperta dell'Associazione antiestorsione di Catania.

Mi permetto di condividere una lettera aperta inviata da “ASAEC“, pubblicata dal quotidiano “La Sicilia“.

Ritengo che quanto riportato dall’Associazione antiestorsione di Catania, rappresenti in maniera conforme la situazione preoccupante in cui versa di fatto la nostra città etnea.
Ecco quindi riproposta la missiva: 
L’audizione della Commissione Regionale Antimafia che si è svolta a Catania ha fotografato una situazione preoccupante è pericolosa in cui versa la città… 
Una città in attesa di giudizio – l’ha definita Claudio Fava – troppi giudizi sospesi e pochissime le azioni che tendono al riscatto ed una decisa svolta politica e sociale.
Ai meccanismi collusivi e corruttivi proposti dalle organizzazioni criminali e che trovano una buona dose di oleazione in certa parte dell’imprenditoria che ne trae convenienza politica e finanziaria, si aggiunge la “sistematica corruzione elettorale” che incide prepotentemente sulle scelte politiche. 
La città non può arrendersi e deve uscire dall’inarrestabile degrado che la sta travolgendo.
Al dissesto finanziario si accompagna un dissesto morale e civile sempre più evidente.
Le recenti operazioni giudiziarie hanno fatte emergere un sistema volto al costante disprezzo delle regole e volto al guadagno dell’illecito.
Precedenti inchieste – prima fra tutte l’operazione Gorgone – hanno evidenziato un perverso è strutturato intreccio tra mafia e pubblica amministrazione fino a spingere il procuratore Carmelo Zuccaro a pronunciare parole forti e dirompenti rivolgendo un accorato appello a tutti gli amministratori che non sono collusi con la mafia: “non siate conviventi cercate di essere più attenti nel controllo di legalità nel vostro territorio”.
Ecco il punto: fin quando innanzi a ingiustizie e illiceità faremo finta di nulla, volteremo il capo; fin quando non faremo dell’onestà, della correttezza e del rispetto dell’altro le nostre regole di vita da applicare in ogni campo del nostro agire,  allora saremo destinati al degrado e all’arretratezza… 
Le città sono comunità fatte di uomini e donne che ne determinano la propria sorte. 
Si abbandonino divisioni politiche e pregiudizi ideologici, invidia e personalismi che non producono altro che difetti ed incapacità di risolvere problemi. 
Il “sistema città” funziona solo se accanto a coloro che hanno il compito di tutelare la popolazione, ognuno fa il proprio dovere anche se questo comporta sacrifici. 
Non possiamo sempre delegare alla decisa instancabile azione della magistratura catanese delle forze dell’ordine, il compito di reprimere malaffare e corruzione, perché questo rappresenterebbe solo un argine, certamente importante, ma pur sempre un argine destinato inevitabilmente a cedere.
Ed allora l’unica strada da intraprendere, andando oltre il dolore urlato, crediamo sia un decisivo è determinato “riscatto”, un nuovo patto per Catania, facendo appello alle migliori risorse civili, sociali ed intellettuali affinché tutti insieme si trovi un moto di orgoglio per una ferma e decisa inversione di rotta. 
Ecco perché lanciamo un appello a tutti, istituzioni, forze politiche, organi competenti alla gestione della comunità, affinché si apra una stagione di confronto e di ascolto con le tante forze associative presenti in città, affinché si possa portare in maniera costruttiva un contributo concreto al risveglio di una città fin troppo maltrattata.
ASAEC – Associazione Antiestorsione di Catania

Don Luigi Ciotti inaugura il parco della memoria delle vittime della mafia.

Il presidente dell’associazione antimafia “Libera” ha inaugurato a Gergei il “Parco della memoria” allestito nella cittadina di “Su Piroi”, in uno dei beni confiscati alla criminalità…
Il parco organizzato da “Libera Sardegna” con la collaborazione del “Centro servizi per il volontariato (csv) Sardegna solidale”, nasce per ricordare le oltre mille vittime della mafia. 

Ecco perché nel parco sono state installate più di mille sagome – precisamente 1011 – alte circa 1.80 centimetri che riportano i nomi ed una breve descrizione biografia di ciascuna delle vittime.
Il progetto è partito oltre un anno fa e da luglio scorso è iniziata l’installazione delle sagome, che si è conclusa a fine ottobre. 
Va detto però che proprio nei giorni scorsi una decina di sagome erano state deturpate da ignoti, ma per l’inaugurazione i danni erano stati riparati, anche se resta il grave sfregio “morale” a quella ignobile condotta…
Quello di Su Piroi rappresenta un forte segnale di contrasto in uno dei centinaia di beni che vengono ogni anno confiscati alla criminalità e che grazie alla legge 109/96 è stato possibile trasformare in un luogo d’incontro, di cultura e formazione della legalità, di accoglienza e servizio. 
Il Parco ha difatti il pregio di restituire visivamente e fisicamente il dramma di tutte quelle vite distrutte ed è solo attraverso il cui ricordo che si costituisce la forza data in eredità a tutti coloro che vogliono combattere per la giustizia e la legalità!!!
Ecco perché – ha detto don Ciotti: “abbiamo un debito di riconoscenza nei confronti di chi è stato assassinato e nei confronti delle famiglie. Sono morti ma sono ancora vivi perché le loro speranze devono camminare sulle nostre gambe. Dobbiamo essere noi più vivi, più veri, più coraggiosi per costruire ancora più vita”.

Don Luigi Ciotti inaugura il parco della memoria delle vittime della mafia.

Il presidente dell’associazione antimafia “Libera” ha inaugurato a Gergei il “Parco della memoria” allestito nella cittadina di “Su Piroi”, in uno dei beni confiscati alla criminalità…
Il parco organizzato da “Libera Sardegna” con la collaborazione del “Centro servizi per il volontariato (csv) Sardegna solidale”, nasce per ricordare le oltre mille vittime della mafia. 

Ecco perché nel parco sono state installate più di mille sagome – precisamente 1011 – alte circa 1.80 centimetri che riportano i nomi ed una breve descrizione biografia di ciascuna delle vittime.
Il progetto è partito oltre un anno fa e da luglio scorso è iniziata l’installazione delle sagome, che si è conclusa a fine ottobre. 
Va detto però che proprio nei giorni scorsi una decina di sagome erano state deturpate da ignoti, ma per l’inaugurazione i danni erano stati riparati, anche se resta il grave sfregio “morale” a quella ignobile condotta…
Quello di Su Piroi rappresenta un forte segnale di contrasto in uno dei centinaia di beni che vengono ogni anno confiscati alla criminalità e che grazie alla legge 109/96 è stato possibile trasformare in un luogo d’incontro, di cultura e formazione della legalità, di accoglienza e servizio. 
Il Parco ha difatti il pregio di restituire visivamente e fisicamente il dramma di tutte quelle vite distrutte ed è solo attraverso il cui ricordo che si costituisce la forza data in eredità a tutti coloro che vogliono combattere per la giustizia e la legalità!!!
Ecco perché – ha detto don Ciotti: “abbiamo un debito di riconoscenza nei confronti di chi è stato assassinato e nei confronti delle famiglie. Sono morti ma sono ancora vivi perché le loro speranze devono camminare sulle nostre gambe. Dobbiamo essere noi più vivi, più veri, più coraggiosi per costruire ancora più vita”.

Catania… una città malata, una città cronica, una città sotto osservazione!!!


Catania in questo momento è una città indagata, sotto processo, sotto osservazione giudiziaria“. 
A dirlo è il presidente della Commissione regionale Antimafia, Claudio Fava, al termine delle audizioni in prefettura:
https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/12/12/mafia-fava-catania-citta-indagata-sotto-processo_j5YEhu1bsk8hu1AgRchWtJ.html?refresh_ce
D’altronde lo vediamo tutti cosa sta accadendo e cosa sia accaduto in questi lunghi con la complicità della politica, degli uomini istituzionali, dei colletti bianchi, di quella classe di imprenditori collusi e affiliati, di quei pseudo “consulenti” specializzati nel realizzare truffe, raggiri e frodi ai danni dello Stato…
Continuando ripete: “Mi riferisco all’Università, alla sua storia istituzionale e alle vicende legate all’ipotesi di falso in bilancio negli ultimi quattro anni, a un ex governatore della Regione che sarà giudicato nei prossimi giorni, a uno dei più grossi editori del Mezzogiorno indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Una quantità di urgenze giudiziarie che ci fa capire come questa città resti una storia da raccontare“.
La verità è che in questa nostra città non si è mai pensato seriamente di contrastare quell’associazione a delinquere che determina il buono ed il cattivo tempo, un sistema celato che si sostituisce allo Stato, garantendo occupazione, favorendo l’apertura di nuove attività imprenditoriali, garantendo a quelle esistenti continuità operativa attraverso la rotazione degli appalti, sia pubblici che privati… 
D’altronde basti osservare come in questi lunghi anni nulla sia cambiato, ne sotto il profilo sociale, ne sotto quello politico e ancor meno sotto il profilo “mafioso”, con riferimento a quelle famiglie che da oltre trent’anni impongono il proprio potere attraverso una serie di metodologie note, che fanno sì che il potere economico/finanziario sia sottoposto alla loro approvazione e chi si dimostra contrario a sottomettersi non può che chiudere o andar via da questa terra…
A combattere quel potere criminale ed illegale e quella la totale diffusa corruzione presente in gran parte di quegli apparati pubblici, resta per nostra fortuna una parte di quell’autorità giudiziaria, la stessa che ha saputo porre sotto indagine una parte importante della nostra città ritenuta da sempre ritenuta intoccabile!!!
La Procura Etnea, diretta dal procuratore Zuccaro, insieme alla Prefettura e alle forze dell’ordine è riuscita in questi anni a passare da uno stato di fatto “delicato”, ad uno finalmente deciso, energico e incisivo!!!
Si è passati così dal contrasto di una illegalità elementare che ha colpito quella cosiddetta micro criminalità, ad un livello più alto, inserendo nelle varie inchieste giudiziarie, nomi e cognomi di uomini e donne che mai – alcuni anni fa – si sarebbe pensato di toccare, come quegli stessi imprenditori – da sempre protetti dalla politica – che si sono dimostrati essere affiliati a quel sistema criminale chiamato “cosanostra”!!!
Ad essi vanno aggiunti tutti quei colletti bianchi posti all’interno dei nostri Enti in qualità di dirigenti, funzionari, consulenti, che grazie anche agli appoggi di certi uomini/donne istituzionali corrotti e grazie ai favori di politici altrettanto “enigmatici e collusi“, hanno potuto inserirsi in quei ruoli chiave, contribuendo ad alimentare quelle situazioni “illecite” che hanno poi dato – grazie (va detto) al contributo di semplici cittadini – il via a nuove inchieste giudiziarie!!!
Catania è malata, sì… possiamo dirlo senza alcuna censura… già…”infetta“, perché la maggior parte dei suoi concittadini dimostra di prestarsi – a volte senza alcun ritorno personale – a quelle metodologie corruttive e illegali!!!
Ma c’è di positivo che esiste un esiguo gruppo di soggetti che – pur non avendo alcun incarico tra quelle valide figure istituzioni – provano lo stesso quotidianamente a “curare” questo cancro diffuso, non solo provvedendo a denunciare, ma soprattutto scuotendo le coscienze sociali, provando così a liberarli da quella morsa, cultura della furbizia, della corruzione e soprattutto dell’inganno!!!
Come ripeto sempre alle mie figlie, ciascuno di noi può fare la differenza, basta semplicemente volerlo e soprattutto senza mai dover attendere che gli altri facciano altrettanto!!! 

Catania… una città malata, una città cronica, una città sotto osservazione!!!


Catania in questo momento è una città indagata, sotto processo, sotto osservazione giudiziaria“. 
A dirlo è il presidente della Commissione regionale Antimafia, Claudio Fava, al termine delle audizioni in prefettura:
https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/12/12/mafia-fava-catania-citta-indagata-sotto-processo_j5YEhu1bsk8hu1AgRchWtJ.html?refresh_ce
D’altronde lo vediamo tutti cosa sta accadendo e cosa sia accaduto in questi lunghi con la complicità della politica, degli uomini istituzionali, dei colletti bianchi, di quella classe di imprenditori collusi e affiliati, di quei pseudo “consulenti” specializzati nel realizzare truffe, raggiri e frodi ai danni dello Stato…
Continuando ripete: “Mi riferisco all’Università, alla sua storia istituzionale e alle vicende legate all’ipotesi di falso in bilancio negli ultimi quattro anni, a un ex governatore della Regione che sarà giudicato nei prossimi giorni, a uno dei più grossi editori del Mezzogiorno indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Una quantità di urgenze giudiziarie che ci fa capire come questa città resti una storia da raccontare“.
La verità è che in questa nostra città non si è mai pensato seriamente di contrastare quell’associazione a delinquere che determina il buono ed il cattivo tempo, un sistema celato che si sostituisce allo Stato, garantendo occupazione, favorendo l’apertura di nuove attività imprenditoriali, garantendo a quelle esistenti continuità operativa attraverso la rotazione degli appalti, sia pubblici che privati… 
D’altronde basti osservare come in questi lunghi anni nulla sia cambiato, ne sotto il profilo sociale, ne sotto quello politico e ancor meno sotto il profilo “mafioso”, con riferimento a quelle famiglie che da oltre trent’anni impongono il proprio potere attraverso una serie di metodologie note, che fanno sì che il potere economico/finanziario sia sottoposto alla loro approvazione e chi si dimostra contrario a sottomettersi non può che chiudere o andar via da questa terra…
A combattere quel potere criminale ed illegale e quella la totale diffusa corruzione presente in gran parte di quegli apparati pubblici, resta per nostra fortuna una parte di quell’autorità giudiziaria, la stessa che ha saputo porre sotto indagine una parte importante della nostra città ritenuta da sempre ritenuta intoccabile!!!
La Procura Etnea, diretta dal procuratore Zuccaro, insieme alla Prefettura e alle forze dell’ordine è riuscita in questi anni a passare da uno stato di fatto “delicato”, ad uno finalmente deciso, energico e incisivo!!!
Si è passati così dal contrasto di una illegalità elementare che ha colpito quella cosiddetta micro criminalità, ad un livello più alto, inserendo nelle varie inchieste giudiziarie, nomi e cognomi di uomini e donne che mai – alcuni anni fa – si sarebbe pensato di toccare, come quegli stessi imprenditori – da sempre protetti dalla politica – che si sono dimostrati essere affiliati a quel sistema criminale chiamato “cosanostra”!!!
Ad essi vanno aggiunti tutti quei colletti bianchi posti all’interno dei nostri Enti in qualità di dirigenti, funzionari, consulenti, che grazie anche agli appoggi di certi uomini/donne istituzionali corrotti e grazie ai favori di politici altrettanto “enigmatici e collusi“, hanno potuto inserirsi in quei ruoli chiave, contribuendo ad alimentare quelle situazioni “illecite” che hanno poi dato – grazie (va detto) al contributo di semplici cittadini – il via a nuove inchieste giudiziarie!!!
Catania è malata, sì… possiamo dirlo senza alcuna censura… già…”infetta“, perché la maggior parte dei suoi concittadini dimostra di prestarsi – a volte senza alcun ritorno personale – a quelle metodologie corruttive e illegali!!!
Ma c’è di positivo che esiste un esiguo gruppo di soggetti che – pur non avendo alcun incarico tra quelle valide figure istituzioni – provano lo stesso quotidianamente a “curare” questo cancro diffuso, non solo provvedendo a denunciare, ma soprattutto scuotendo le coscienze sociali, provando così a liberarli da quella morsa, cultura della furbizia, della corruzione e soprattutto dell’inganno!!!
Come ripeto sempre alle mie figlie, ciascuno di noi può fare la differenza, basta semplicemente volerlo e soprattutto senza mai dover attendere che gli altri facciano altrettanto!!! 

Le sorelle Pilliu denunciano… ma come sempre accade in questa terra, non succede nulla!!!

Vittime due volte: “prima della mafia e quindi dello Stato: tra i due, il secondo si è dimostrato il peggiore!!! 
Un plauso ad Andrea Piazza che con l’associazione intitolata al fratello Emanuele (vittima della mafia), a deciso di prendere le difese delle sorelle Piliu!!! 
Rosa e Savina Pilliu combattono da oltre trent’anni coloro che hanno costruito il palazzo di fronte alle loro case…
Quello stesso palazzo che per anni è stato nascondiglio dei più pericolosi criminali di mafia, gli stessi uomini che hanno insanguinato l’Italia negli anni delle stragi…
Nessuno è riuscito a portargli via quelle loro abitazioni, ma ancora oggi purtroppo debbono combattere per poterle ricostruire!!! 
La “IENA” Nina Palmieri ha raccontato questa incredibile storia di coraggio e resistenza: – video al link:https://www.iene.mediaset.it/video/nina-app-in-salsa-mafiosa_627247.shtml?fbclid=IwAR35kD3hJfH0x7jMVtekV9WRc82U0VuApu9Y3eop9eR-PKk4mUxhvtcqg9o
Dice bene Andrea Piazza: “La legalità è una cosa seria, la Sicilia pian piano sta uscendo dal suo torpore; ascoltare una siciliana parlare così, infonde una sensazione di grande condivisione, anche se si rimane attoniti per la storia raccontata”!!!
Senza amicizia e senza clienti”: una vergogna quanto compiuto ancora oggi da quei suoi concittadini, gli stessi che si sono dimostrati negli anni “codardi”… 
Ora quantomeno (per ripulire la loro coscienza…) potrebbero in questi giorni di festività, recarsi lì, sì…  in quel negozio, ad acquistare o per lasciare a quelle due sorelle un segno di riconoscenza!!! 
“Ognuno di noi deve fare la propria parte” – dichiara Andrea Piazza: noi come associazione giorno 18 stiamo organizzando un saluto natalizio nel locale delle sorelle Piliu.
Il sottoscritto da siciliano si auspica che saranno in molti a recarsi in quel negozio per mostrare affetto a quelle due sorelle… perché altrimenti mi chiedo: in quel modo si vorrebbe manifestare “praticamente” quel  sentimento di antimafia??? 
Non è che forse si pensa di voler emulare quelle azioni sterili compiute negli anni dal nostro Stato???
Spero di no…

Le sorelle Pilliu denunciano… ma come sempre accade in questa terra, non succede nulla!!!

Vittime due volte: “prima della mafia e quindi dello Stato: tra i due, il secondo si è dimostrato il peggiore!!! 
Un plauso ad Andrea Piazza che con l’associazione intitolata al fratello Emanuele (vittima della mafia), a deciso di prendere le difese delle sorelle Piliu!!! 
Rosa e Savina Pilliu combattono da oltre trent’anni coloro che hanno costruito il palazzo di fronte alle loro case…
Quello stesso palazzo che per anni è stato nascondiglio dei più pericolosi criminali di mafia, gli stessi uomini che hanno insanguinato l’Italia negli anni delle stragi…
Nessuno è riuscito a portargli via quelle loro abitazioni, ma ancora oggi purtroppo debbono combattere per poterle ricostruire!!! 
La “IENA” Nina Palmieri ha raccontato questa incredibile storia di coraggio e resistenza: – video al link:https://www.iene.mediaset.it/video/nina-app-in-salsa-mafiosa_627247.shtml?fbclid=IwAR35kD3hJfH0x7jMVtekV9WRc82U0VuApu9Y3eop9eR-PKk4mUxhvtcqg9o
Dice bene Andrea Piazza: “La legalità è una cosa seria, la Sicilia pian piano sta uscendo dal suo torpore; ascoltare una siciliana parlare così, infonde una sensazione di grande condivisione, anche se si rimane attoniti per la storia raccontata”!!!
Senza amicizia e senza clienti”: una vergogna quanto compiuto ancora oggi da quei suoi concittadini, gli stessi che si sono dimostrati negli anni “codardi”… 
Ora quantomeno (per ripulire la loro coscienza…) potrebbero in questi giorni di festività, recarsi lì, sì…  in quel negozio, ad acquistare o per lasciare a quelle due sorelle un segno di riconoscenza!!! 
“Ognuno di noi deve fare la propria parte” – dichiara Andrea Piazza: noi come associazione giorno 18 stiamo organizzando un saluto natalizio nel locale delle sorelle Piliu.
Il sottoscritto da siciliano si auspica che saranno in molti a recarsi in quel negozio per mostrare affetto a quelle due sorelle… perché altrimenti mi chiedo: in quel modo si vorrebbe manifestare “praticamente” quel  sentimento di antimafia??? 
Non è che forse si pensa di voler emulare quelle azioni sterili compiute negli anni dal nostro Stato???
Spero di no…