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Mafia e segreti di Stato: Andrea Piazza, fratello di Emanuele (vittima della mafia) descrive quei tragici momenti…

Come faceva Cosa Nostra a sapere dell’arrivo del magistrato a casa della sorella in un giorno non previsto?
Ecco quindi uno stralcio dell’inchiesta a firma Edoardo Montolli:
La strage
Il pomeriggio del 19 luglio 1992 Paolo Borsellino si recò a casa della sorella Rita per prendere la madre e portarla da un dottore. Dopo aver citofonato al civico 19 di via D’Amelio, una 126 imbottita di Semtex (un esplosivo militare ma usato nelle cave nei Paesi dell’est) deflagrò dilaniando lui e la sua scorta. Il primo problema che gli inquirenti si posero è come facesse Cosa Nostra a sapere l’orario d’arrivo del magistrato per piazzare l’auto esplosiva, dato che quella visita era dovuta ad un mero imprevisto e che solo i famigliari ne erano a conoscenza, avendolo appreso al telefono???

L’ipotesi

I killer dovevano avere certezze. La cosa più logica era pensare che il telefono di Rita Borsellino fosse stato intercettato, magari in maniera rudimentale. La Procura di Caltanissetta incaricò il commissario Gioacchino Genchi di svolgere una perizia sul telefono di casa della sorella del giudice: dalle testimonianze emerse che in effetti c’erano stati precedentemente dei rumori di fondo nelle telefonate. Questo, “alcuni squilli anomali” e altri dettagli fecero ritenere al consulente che in effetti il telefono poteva essere stato intercettato. Si scoprì altro: tre o cinque giorni prima dell’attentato, la nipote di Borsellino vide un uomo in tuta blu lavorare all’interno delle cassette delle linee telefoniche. Secondo il portiere dello stabile si trattava di operai della “Sielte”, intenti a fare lavori ad un inquilino dell’ottavo piano o meglio ad una ditta di costruzioni trasferitasi lì un mese prima. Vennero anche ritrovati residui di “filo di permutazione” che si sarebbe potuto usare per realizzare un “circuito parallelo” della linea telefonica. Fu da queste indagini che si arrivò ad un operaio della “Sielte”, Pietro Scotto, fratello di un boss, Gaetano Scotto. E fu allora quindi che arrivò improvvisamente il falso pentito Vincenzo Scarantino…
O​ggi​ che è emerso che tutta l’inchiesta è da rifare in quanto è emerso il depistaggio, bisogna tornare a porsi la domanda di allora: come faceva Cosa Nostra a sapere dell’arrivo di Borsellino in un giorno non previsto?
Il palazzo
Secondo l’ultimo grande pentito Gaspare Spatuzza (killer dei Graviano), le notizie sugli spostamenti del giudice arrivavano da Salvatore Vitale, il proprietario del maneggio dove fu sequestrato il piccolo Giuseppe Di Matteo. Vitale, morto nel 2012, abitava infatti al piano terra del civico 19 di via D’Amelio. Non che si sappia da ora. Lo aveva riferito già il pentito Salvatore Cancemi e ne aveva parlato anche Giovanni Brusca. Vitale fu condannato nel processo di via D’Amelio, ma non per la strage, solo per l’associazione mafiosa. Graviano ha aggiunto che fu nel maneggio di Vitale che venne cambiata la targa alla 126 esplosiva e che fu lui a fare da talpa per l’arrivo di Borsellino. 
Ma se guardiamo le foto, non possiamo non nutrire enormi perplessità: il primo piano di via D’Amelio fu letteralmente sventrato dall’esplosione. Chi si farebbe sventrare la casa per compiere un attentato? Di più: dato che il giudice arrivava in un giorno imprevisto, il problema su come Cosa Nostra fu avvertita della sua visita, resta. Non è che guardando dalla finestra lo si poteva prevedere…
Il telefono
Il telefono di casa Borsellino, se intercettato, poteva essere sentito, secondo la relazione Genchi, pure nello stesso stabile. Uno stabile dove hanno vissuto altri, legati in qualche modo ai boss. È il caso, ad esempio, del costruttore Federico Amato, conoscente fin dall’infanzia del boss Antonino Vernengo, e che fu imputato proprio al maxi processo. Dall’accusa era considerato un suo prestanome…
L’inquilino
Nel 1986 Amato abitava proprio al civico 19 di via D’Amelio. Lui disse di aver chiesto la protezione dei Vernengo per poter lavorare come imprenditore. E fu sfortunato: nel maggio 1987 gli uccisero un figlio di 33 anni, Pietro, con una pallottola in fronte. Nove anni più tardi il pentito Giovanni Drago raccontò che l’omicidio fu dovuto al fatto che Pietro non era ossequioso come il padre e faceva di testa sua. Ma il problema è un altro. Ricorda Rita Borsellino: «Prima di diventare imprenditore Federico Amato era capomastro del cantiere del palazzo. Quando andai a viverci nel 1977, lui abitava già lì. Ed era morto lì uno, forse due anni prima. 
Ne parlai ovviamente agli inquirenti, che fecero uno screening di tutti i residenti del palazzo». Dunque non c’è alcun giallo? Non proprio. Amato, il cui nome non compare nella relazione Genchi, è un nome nuovo soprattutto al consulente. Genchi, ora avvocato, cade infatti dalle nuvole: «Che un imputato del maxi processo abitasse al civico 19 di via D’Amelio lo apprendo solo ora. Dello screening dei residenti dello stabile se ne occupava il capo del gruppo d’indagine Falcone-Borsellino: Arnaldo La Barbera
Escludo che me ne abbia parlato lui o qualcuno dei magistrati incaricati dell’indagine, altrimenti avrei ovviamente approfondito. Il nome di Federico Amato, fino ad ora, non mi diceva nulla…
Fatti inquietanti che non hanno trovato ancora oggi – come dichiara nel video Andrea Piazza –  i reali mandanti, ma che dimostrano in maniera assolutamente inequivocabile, come dietro a quelle stragi vi sia stata la partecipazione attiva di una parte dello Stato… sì quello “deviato“, lo stesso che ha permesso a quella associazione criminale di sopravvivere e compiere tutti quei fatti gravi che come sappiamo hanno lasciando una ferita profonda, rappresentata da quella lunga scia di vittime innocenti!!!    

C'è qualcuno che può dirmi dov'è lo Stato, la giustizia, la legge… già dov'era???

Alcuni giorni fa, presso il Palazzo delle Aquile Aula Consiliare del Comune di Palermo, la fondazione “Progetto legalità” insieme all’Associazione “Emanuele Piazza” hanno voluto ricordare la memoria dei caduta nella lotta contro la mafia… 
In questa prima parte desidero riportare un passaggio del Papà del poliziotto assassinato Nino Agostino e della moglie incinta…
Sono passati 30 anni ma la verità non è stata accertata, troppi silenzi da parte degli uomini dello Stato, quei servizi deviati del “Sisde”, che invece di collaborare con gli inquirenti, hanno coperto quelle informazioni con la dicitura segreti di Stato.
Così, le indagini sull’omicidio di quel poliziotto e di sua moglie, trucidati il 5 agosto 1989 a Villagrazia di Carini, sono state ostacolate e ai magistrati non è rimasto che chiedere l’archiviazione!!!
Al funerale di Agostino e della moglie c’era Giovanni Falcone, che confidò al commissario Montalbano: “Devo la vita a questi ragazzi”!!!
Sembra che un collega di Nino gli confidò che collaborava con i Servizi per la cattura del boss Bernardo Provenzano: Un parente gli racconto di alcuni viaggi dell’agente a Trapani, forse perché operava nel servizio segreto “Gladio”!!!
Nello stesso periodo un pentito (Oreste Pagano) raccontò che durante un matrimonio in Canada un suo amico (Alfonso Caruana) vi fosse presente un affiliato del clan palermitano, un certo Gaetano Scotto: secondo il Caruana, quel palermitano aveva ucciso un poliziotto perché aveva scoperto i collegamenti fra le cosche ed alcuni componenti della questura. 
Anche la moglie sapeva… e per questo venne uccisa!!! 
Nel frattempo, sul tavolo dei pm arrivarono le confidenze di un pentito (Ilardo) al colonnello Riccio: C’è un agente segreto che fa cose strane… ha la faccia da mostro ed è coinvolto nel delitto del poliziotto Agostino…
Quando il quotidiano La Repubblica scrisse del pentito Ilardo (siamo il 22 febbraio 2003), un familiare di Emanuele Piazza (collaboratore dei servizi ucciso nel ’90), si ricordò di un uomo con una malformazione alla guancia: “sì… Emanuele lo frequentava”!!!
E’ la svolta… le indagini portano a un uomo che in Regione è riuscito a fare una gran carriera, passando da usciere a funzionario e difatti da un vecchio fascicolo, si scoprono quelle sue frequentazioni con Vito Ciancimino
Provarono ad interrogarlo, ma egli morì prima a causa di un tumore!!!
Vi lascio quindi alle parole pronunciate da quel padre, a quelle sue domande, le stesse che non hanno mai ricevute risposte…  

A ogni parola corrisponde una conseguenza… ma a ogni silenzio anche!!!

Al sottoscritto piace osservare in quali modi taluni miei concittadini manifestano la propria cultura della legalità e le azioni personali per condannare tutti i comportamenti illeciti…
Vero… alcuni comportamenti quotidiani non possono che essere considerati lievi e quindi, pur conservando in se quella propria natura illegale, possiamo considerarli lievi e quindi giustificabili…
Tra questi ad esempio vi è l’acquisto di prodotti di contrabbando o si merce rubata che finisce per finanziare la criminalità organizzata; anche il semplice ricorso alle raccomandazioni, rivolgersi a quegli amici “politici” per essere assunti o far assumere un proprio caro o ancor peggio richiedere d’avanzare di carriera a prescindere dal merito… 
Altri comportamenti invece non possono che non essere considerati gravi, anzi di più… pericolosi, perché incidono sulla società civile e fanno sì che a prevalere sia la cultura dell’illegalità, la stessa che comporta una forte limitazione dei diritti dei cittadini, nel senso che essi vengono privati delle libertà fondamentali quali la sicurezza, il diritto al lavoro, la libertà di parola, in quanto si sentono costantemente minacciati… 
Ma se ciò avviene non lo si deve a causa di quelle azioni illegali, no… ciò che favorisce quei comportamenti sono i silenzi di coloro che sanno ma fanno finta di non sapere e di quanti direttamente, partecipano a quei comportamenti corruttivi, basati su tangenti, appalti, evasione, mazzette, ecc.. 
Ma d’altronde si sa, il prevalere di quei comportamenti illeciti è dovuto al fatto che essi prosperano e si diffondono dove gli stessi sono considerati normali e/o abitudinari, dove cioè possono contare sulla indifferenza e su una complicità diffusa basata sull’omertà!!! 
Il silenzio/consenso sostenuta dalla indifferenza della massa rendono sempre più forti quell’associazione mafiose perché isolano chi cerca in tutti i odi di contrastarle…
Chi governa deve saper combattere la mafia, difendere i suoi uomini impegnati in prima linea nella lotta all’illegalità e soprattutto deve saper dare il buon esempio, perché una società dominata dall’illegalità non sara mai una società libera di progredire, i quanto sarà sempre dominata dalla prepotenza di chi gestisce il potere!!!
Le parole per contare devono essere sì espresse, ma hanno bisogno di azioni concrete, affinché queste possano essere credibili e affidabili, debbono cioè godere della stima dei cittadini, perché viceversa una democrazia limitata o certamente poco funzionante, farebbe sentire il cittadino estraneo a quel concetto di “bene comune”…
Solo così si potrà vincere la paura, magari associandosi, ma provando a contrastare quel sistema illegale compiendo quanto necessario per denunciare ad alta voce coloro che si macchiano di quei reati!!!
E’ finito il tempo dei silenzi, è tempo di agire, ciascuno per la propria parte!!!

Come si fa ad andare avanti, quando coloro che compiono costantemente raggiri godono delle protezioni Istituzionali???

Non so voi, ma il sottoscritto è stanco di vedere costantemente come una serie di personaggi truffaldini, ladri, condannati, etc… continuino ad operare come nulla fosse…
Già… l’impressione che si riceve è quella che a delinquere non si rischi nulla ( a meno che non si ammazzi qualcuno…), anzi potrei aggiungere che è come se si venisse di fatto premiati!!!
Ecco perché i cittadini che subiscono oggi quelle gravi iniquità, quelle ingiuste sopraffazioni, cominciano a credere che forse sia venuto il tempo di adeguarsi a quel sistema “infetto”, perché chi avrebbe dovuto difenderli ha soltanto dimostrato compiacenza, per non dire che a volte è sembrato andasse con quel sistema colluso a braccetto…
Alcuni minuti fa mia figlia mi ha fatto sorridere inviandomi su “whatsapp” due foto in cui vengono descritti il paradiso e l’inferno:
Il Paradiso è quel posto dove le leggi sono inglesi, la giustizia è francese, i tribunali olandesi, la polizia tedesca, la politica è svedese e l’organizzazione Svizzera. 
L’inferno viceversa è quel posto dove leggi, giustizia, tribunali, polizia, politica e tutta l’organizzazione è esclusivamente italiana!!! 
Le due descrizioni erano ovviamente accompagnate da due immagini a modello “collage“, che preferisco non pubblicare… 
Certo mi chiedevo: se qualcuno descrive il nostro paese in questo modo, forse non ha tanto torto o per meglio dire potrebbe non essere così lontano dalla realtà…
D’altronde potremmo fare un elenco di circostanze nelle quali la giustizia è stata assente o nel voler essere più preciso, dove taluni suoi uomini (e/o donne) hanno dimostrato di non saper adempiere a quel loro ruolo!!! 
Perché per essere disonesti non bisogna appartenere alla categoria dei ladri, dei mafiosi o al club dei “condannati”, no… si può essere anche rispettati uomini delle istituzioni, ma quando si è trattato di dover compiere il proprio dovere, abbiamo visto come ci si è girati dall’altro lato, in particolare nei confronti di coloro che in qualità di indagati, rappresentavano quegli stessi soggetti dai quali si erano ricevuti nel corso degli anni, favori, regalie o ancor peggio mazzette!!!
E quindi, con un paese dove la giustizia viene soffocata dall’ingiustizia, dove il cittadino “onesto” viene sopraffatto dal “disonesto”, dove le richieste di sostegno vengono inevase o ancor peggio “insabbiate“, già… sembra che l’unico modo per ottenere quel necessario e celere intervento – che conduca finalmente a far emergere questa triste realtà – bisogna evidenziarla nei social o nei quotidiani web, affinché il risalto dato dal punto di vista mediatico, obblighi chi di dovere a interessarsi e soprattutto a portare alla luce, quei fatti gravissimi di cui – ahimè – era già stata informata in maniera ufficiale…
Ed allora ben vengano programmi televisivi di approfondimento ed attualità che propongono inchieste e reportage, così come quelle pagine social, web, freelance e quei “liberi” blogger, perché è grazie a loro se oggi molte notizie vengono fatte conoscere e non finiscono insabbiate… 
E sì perché sembrerà strano, ma in questa nostro paese è diventato tutto impossibile, anche riuscire a compiere il proprio dovere!!!

Il coraggio è contagioso… ma credetemi, sempre meno di quanto può esserlo la codardia!!!

Scriveva  Brecht: “Chi ai nostri giorni voglia combattere la menzogna e l’ignoranza e scrivere la verità, deve superare almeno cinque difficoltà”… 
Deve avere il coraggio di scrivere la verità, benché essa venga ovunque soffocata; l’accortezza di riconoscerla, benché venga ovunque travisata; l’arte di renderla maneggevole come un’arma; l’avvedutezza di saper scegliere coloro nelle cui mani essa diventa efficace; l’astuzia di divulgarla fra questi ultimi. 
Ovviamente quanto sopra riportato sembra ovvio per coloro che quotidianamente ricercano la verità o quantomeno fanno sì che non si coprano quelle circostanze che in molti vorrebbero non far emergere… 
Certo, è difficile andare contro il sistema, contro coloro che preferiscono piegarsi dinanzi al più forte… lottare contro quanti hanno rinunciano a combattere perché non hanno coraggio…
E già… perché ci vuole molto coraggio per dire la verità!!!
La maggior parte infatti preferisce portare avanti le ingiustizie, premiare i corruttori e i corrotti, perseguitare le persone oneste ( così tanto diversi da loro…), poiché difronte all’evidenza, quest’ultimi, vorrebbero portare avanti una giustizia per la quale non hanno mai mosso un dito…
D’altronde questi soggetti considerano verità solo ciò che fa loro comodo, circostanze che non intralcino quei loro subdoli interessi, la loro verità è legata alle cifre dell’euro, sono soggetti che mostrano a tutti “esteriormente” un atteggiamento di chi ricerca la verità… peccato però che sono proprio loro i primi a far di tutto per non farla emergere!!!
D’altro canto parliamo di persone deboli, inconsistenti, superficiali, che non avendo mai dimostrato coraggio, manifestano quei loro atteggiamenti come veri e propri adulatori, ma quanto  compiono serve a farli apparire agli occhi di quei loro “padroni o rappresentanti” come fossero veri e propri valletti, personaggi in cerca d’autore che si esprimono con situazioni generiche il più delle volte imprecise…
Ho voluto parlare di quanto sopra perché ho avuto modo stamani di assistere ad una vera e propria “commedia” nella quale –come in un teatro– erano presenti molti attori servili e altresì scadenti…
Sembravano tante scimmie che provavano a mettersi in mostra, nessuno che ascoltava le argomentazione evidenziate da opposti interlocutori, questi soggetti hanno puntato a creare esclusivamente disordine e confusione, affinché si annullasse o quantomeno non emergesse quella verità rappresentata da quei coraggiosi…
A osservare quanto stava avvenendo mi è venuto un “magone“, sì… osservandoli, ho pensato a come basti poco a certi individui per svendersi, per calpestare quella propria dignità… ma forse questi non l’hanno mai posseduta e ancor meno manifestano principi morali!!!
A volte penso di sprecare il mio tempo recandomi a certi appuntamenti… ma ripensandoci bene acquisisco sempre più la convinzione che per cambiare questo stato di cose, c’è bisogno di qualcuno che dimostri il proprio coraggio!!!
Sì… quel raro cittadino “onesto” che porti a far emergere in maniera chiara quei necessari principi di giustizia e legalità!!! 
Come…??? Semplice, rivolgendosi immediatamente a quegli uomini/donne, posti all’interno delle Procure nazionali!!! 

Foce dell'Alcantara: un tempo oasi naturale, oggi… fogna a cielo aperto!!!

Ill.mo Sig. Sindaco, 
facendo seguito al nostro incontro del 21.06.2017 presso la Casa comunale di Giardini Naxos, avendo quel giorno insieme a Lei esaminato i problemi relativi sia i lavori di ripristino della spiaggia libera – nei mesi invernali divelta dal flusso deviato delle acque del fiume Alcantara – che quanto concernente l’impianto di depurazione adiacente il Villaggio “Les Roches Noires” (Contrada rocce nere)… Avendo la sua persona gentilmente assicurato al sottoscritto e a quanti presenti a quell’incontro, un rapido intervento per dare soluzione ai problemi emersi, con la presente sono oggi a sollecitare quanto promesso, in virtù soprattutto della stagione balneare già in corso. 
Per meglio comprendere la situazione attuale, mi permetto di inviare alla S.v., alcune foto riprese in questi giorni, dalle quali si evince la situazione di pericolo per i bagnanti nell’incedere tra quelle dune, ma soprattutto evidenziano la mancata condizione d’igiene pubblica.
Certo sin d’ora di un suo cortese e celere riscontro, porgo Lei un cordiale saluto”.
Era il giugno del 2017, quando inviavo a mezzo Pec la nota di cui sopra e credetemi non è stata l’unica…
Difatti in quell’anno anni sono seguite tutte una serie di denunce ufficiali a quegli Enti preposti, dalla Capitaneria di Porto a Lega Ambiente, dal Consorzio di depurazione all’amministrazione di quel villaggio adiacente, per finire con quanto fatto pervenire direttamente alle autorità giudiziarie della Procura di Messina e al gruppo del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri…
Per correttezza debbo dichiarare che quest’ultimo (NOE) si è immediatamente attivato attraverso verifiche e controlli con i loro responsabili direttamente sui luoghi denunciati, che hanno portato ad evidenziare come le condizioni di scarico di quel depuratore – direttamente sul torrente Alcantara – fossero fedeli a quelle dal sottoscritto segnalate!!! 
Quindi ad esclusione del “NOE”, nessuno di quegli Enti può ritenersi esonerato oppure può giustificare ad oltre due anni di distanza, di come non sia stato informato!!!
Chissà… forse debbo pensare (come solitamente avviene in questa nostra terra) che quella rappresenti una loro speranza o per meglio dire, quanto essi desideravano, d’altra parte si sa in questa nostra terra si può godere di un “assordante” silenzio, già… di un collaudato arretramento culturale che porta solitamente a un atteggiamento tollerante che fa si che i cittadini si dimostrino spesso “omertosi”: tutti sanno, ma nessuno denuncia!!!
Ma come a volte accade, non sempre quelle condizioni “favorevoli” per quei dirigenti e funzionari riescono ad estendersi all’infinito…
Sì… perché a volte improvvisamente si materializza qualcuno inaspettato – già come il sottoscritto – che non ha timori reverenziale e nessuna paura a compiere il proprio dovere!!! 
Come direbbero loro… “il classico rompi coglioni“,   che denuncia quanto altri non fanno, quegli stessi che non muovono mai un dito perché attendono sempre che sia qualcun altro a farlo…
Ed oggi finalmente mi sento onorato, nel vedere che in quella battaglia non sono più solo!!!
Ho ascoltato stamani il Tg delle 14,00 di REI (vedasi video è allegato al post…) nel quale vengono portate alla luce tutte quelle problematiche a suo tempo evidenziate e credetemi sono soltanto una minima parte!!!
Infatti, appena qualcuno comincerà a leggersi le carte ricevute, forse… dopo quelle dovute verifiche compiute in maniera seria, si potrà giungere ad un’inchiesta che potrebbe avere contorni gravi e corruttivi… 
La speranza è quella di poter vedere finalmente la giustizia procedere in maniera celere, anche se comprendo come i motivi di quei ritardi siano dovuti alla “fogna” di questa nostra regione, purtroppo presenti ovunque e in troppe aree di pertinenza… 
Cosa aggiungere quindi, l’auspicio è che le autorità giudiziarie possano ritagliarsi un pezzo del loro tempo per verificare quanto sopra, uno scempio in un area che un tempo era definita per la sua bellezza – il sottoscritto la ricorda perfettamente – oasi naturale!!! 

Zona industriale di Catania: sott'acqua… in tutti i sensi!!!

Prendendo spunto da “Samara” avevo raccontato alcuni mesi fa, l’esperienza di una notte trascorsa in quella “zona industriale”: http://nicola-costanzo.blogspot.com/2019/08/catania-altro-che-film-con-samara.html
In quel post, descrivevo le condizioni incredibili di restare (quasi) impantanato in mezzo ad una rotatoria, invasa da una fogna a cielo aperto ed eravamo ancora a fine agosto, quando cioè i mesi delle piogge erano lontani…  
Siamo giunti a fine novembre e la situazione non è minimamente cambiata, anzi no… è peggiorata tanto da essere finita alcuni giorni fa totalmente sott’acqua!!!
La circostanza assurda è che quell’area si ritrova da anni senz’acqua, veramente incredibile che una zona industriale un tempo considerata “eccellenza”, si ritrovi in queste condizioni e soprattutto senz’acqua, sia per quanto concerne le forniture industriali, sia per l’esclusivo uso potabile!!!
Ho letto che sono molte le imprese costrette a doversi rifornire attraverso le autobotti… e poi quando – come in questi giorni – arrivano le piogge, ecco che si ritrova completamente allagata diventando quindi impossibile attraversarla, se non esclusivamente con mezzi anfibi… 
Ho sempre pensato in questi anni che quegli imprenditori non fossero degli uomini coraggiosi, no… di più, sono come dei “santi”, non tanto sotto il profilo della “santità”, a meno che non si pensi a loro come a dei peccatori che continuano a provarci…
E chissà… forse loro sono proprio così… imperterriti, continuano a provarci se pur tra mille difficoltà, operano in quel territorio che evidenzia tutte le difficoltà di cui sopra…
Le strade sono totalmente distrutte, con buche pericolose e avvallamenti a modello montagne russe, mancano molte opere a protezione, guardrail divelti, caditoie sparite e impianti di illuminazioni inesistenti…
Tutte situazioni che sono state più volte denunciate, ma che sono state di volta in volta ignorate, tanto da aver costretto molte di quelle aziende a chiudere i battenti oppure a delocalizzare le proprie strutture in altre realtà nazionali certamente più funzionali ed efficienti…
Ed infine, non mi sorprendo nel leggere talune repliche – nei quotidiani o nel web – di coloro che hanno l’obbligo di occuparsi di quelle attività produttive…
Già… è interessante vedere con quali modi giustificano quelle proprie carenze d’intervento e di come si apprestano immediatamente – quando chiamati in causa – ad addebitare ad altri, quanto di loro pertinenza (e certamente anche di altri…), ma comunque il problema è di entrambi, in quanto si è mancato di realizzare quanto necessario, e non certo lasciare che il degrado e le piogge abbondanti creassero le condizioni che sono ormai sotto gli occhi di tutti…
Ma d’altronde chi avrebbe dovuto risolvere in questi 40′ anni quei problemi…???
La politica o forse quei funzionari preposti in quegli Enti (gli stessi che sono stati posti lì non per meriti, ma grazie a quelle raccomandazioni politiche e clientelari), oppure quegli stessi imprenditori che da tempo non ci sono più… 
Sì… gli stessi che hanno saputo investire durante le “vacche grasse“, un periodo quello del boom finanziario (anni 60/70 e primi anni 80…) in cui ricevevano dallo Stato miliardi di lire in finanziamenti pubblici e appena questi si sono esauriti, ecco che quegli imprenditori si sono dimostrati “incapaci” o quantomeno vulnerabili. non essendo stati capaci di trasformare per tempo quelle loro imprese a seconda delle innovative richieste che giungevano dal mondo…
Un passaggio obbligatorio che avrebbe condotto ad espandere verso altre realtà internazionali quel loro mercato finora limitato al territorio regionale/nazionale, un passaggio fondamentale che l’avrebbe portati ad inserirsi in quel nuovo concetto chiamato globalizzazione…
ma i nostri imprenditori non avevano una grande lungimiranza e difatti chi tra loro non ha fatto in tempo a modificare le proprie attività, ha come era presumibile chiuso e mandato a casa quei propri dipendenti, le stesse migliaia di uomini e donne un tempo motivo di baratto di quei voti per i loro amici politici …
Ed oggi siamo qui: sott’acqua… in tutti i sensi!!! 

“A Catania gli onesti sono calpestati”!!! Sì condivido in pieno quel pensiero, ma insisto nel ripetere a me stesso: far luce è sempre meglio che tacere o nascondere!!!

Ho avuto modo di ascoltare solo ora il video pubblicato ieri sulla rete da “lasiciliaweb” intitolato: “A Catania gli onesti sono calpestati”: https://www.lasiciliaweb.it/2019/11/27/a-catania-gli-onesti-sono-calpestati/ in cui a parlare è il Procuratore nazionale della nostra città Etnea, Dott. Carmelo Zuccaro.

Esordisce dicendo: Lo Stato è vicino a noi…???No lo Stato siamo Noi!!!
E’ corretto quando ricorda la situazione inaccettabile in cui versa la nostra città, una condizione che presenta un livello di disoccupazione giovanile preoccupante (se mi si consente… aggiungerei non solo giovanile), una forma estesa di abusivismo imprenditoriale, d’altronde con uno Stato che insegue clientelismo e assistenzialismo, che non garantisce chi paga correttamente le tasse, ma premia esclusivamente chi vuole da quelle metodologie ricevere un ritorno elettorale, dove sprechi e corruzione la fanno da padrona e dove i poveri cittadini onesti si vedono privati di quegli indispensabili servizi sociali…
Già… una regione, una città, la nostra, che premia l’imprenditoria illegale, la stessa che realizza abitualmente concorrenza sleale, un sistema che determina “abusivismo imprenditoriale” a cui segue una costante evasione fiscale, a conferma di quella mancata propensione di quei “prenditori” (per come li definiva l’ex procuratore Salvi) alla legalità…
Non mi dispiace il passaggio compiuto dal Procuratore quando rivolgendosi al “cittadino catanese” ha dichiarato che “non vi può essere una contrapposizione tra il cittadino è coloro che rappresentano le Istituzioni che sono preposti alla legalità“, un po meno quando continuando (e rivolgendosi nuovamente a quel “cittadino onesto”), riconosce a quest’ultimo di rappresentare “la maggior parte dei cittadini o almeno sotto la propensione dei cittadini catanesi”!!!
Perdoni Procuratore questa personale considerazione, ma su quest’ultimo punto non sono minimamente d’accordo; Lei è troppo generoso nei confronti dei suoi concittadini e chissà… nella sua posizione forse è giusto dire così, ma quanto da Lei dichiarato “affettuosamente” non rappresenta minimamente la realtà dei fatti e soprattutto ( mi creda…) essi non meritano questa sua profonda considerazione…
Il sistema dimostra infatti di essere “iniquo e vessatorio”??? Sì… e senza alcun “forse“, la nostra è ancora una una terra dove il più forte impone la propria legge e il cittadino debole la subisce!!!
Certo è corretto dire che dinnanzi a situazioni ingiuste diventa fondamentale che ciascuno compia il proprio dovere, rivolgendosi innanzitutto alle forze dell’ordine, affinché quest’ultimi possano fare quanto in loro potere…
Noi siano con voi – dichiara il Procuratore – ma se si rifiuta il rispetto della legge e la collaborazione con le forze dell’ordine è chiaro che non andrete da nessuna parte, rischierete di mettervi soltanto dalla parte del torto; se invece riterrete che insieme si possa fare qualcosa, da parte nostra – a nome di tutte le forse dell’ordine – l’impegno per poter rispettare questo patto che oggi facciamo, sarà “massimo“!!!
Per far questo però occorre fiducia, il che non significa che noi vi vogliamo trasformare in “delatori”, non vi stiamo chiedendo di andare a denunciare, fermo restando che chi denuncia l’illegalità non è uno spione o un delatorio, perché… chi si deve vergognare è chi commette l’illegalità e non chi la denuncia!!!

Noi – ripete il Procuratore – non vi chiediamo di sostituirvi a noi nel combattere liceità, illegalità e abusivismo,  non vi chiediamo assolutamente questo, però vi diciamo che questo tipo di battaglie non possono che passare da una sinergia tra voi e quelli che rappresentano le Istituzioni dello Stato… se c’è questa sinergia, questa fiducia, questa forma di collaborazione, possiamo andare avanti, se non c’è non andremo da nessuna parte!!!

“A testa alta e a viso scoperto” venitelo a segnalare, veniteci a segnalare quelle forme scorrette, perché abbiamo bisogno che voi respingiate queste forme d’illegalità e per respingerle bisogna assolutamente dire:  noi siamo qui e chiediamo che queste forme vengano finalizzate!!!
Procuratore… condivido appieno quanto da Lei espresso, ma come ripeto spesso: “far luce è sempre meglio che tacere o nascondere”!!! 
Ma quando poi quella “luce” viene di volta in volta oscurata, mi creda, diventa difficile credere che in maniera legale si possono cambiare le cose!!!   
   

I controlli nelle cave non si fermano…

Una cosa è ormai certa, il Nucleo Operativo Ecologico (NOE) è sceso in campo con tutta l’artiglieria e non c’è ne per nessuno…
Dopo anni in cui il sistema di controllo ha dormito o chissà forse era compiacente perché “mangiava” (usiamo i termini per come sono) attraverso quel settore,  ecco che ora emerge in tutta la sua gravità quel disastro ambientale a soprattutto economico e finanziario…  
Avevo letto stamani nel sito del “Consorzio della pietra lavica dell’Etna” un articolo riportato sul sito di meridione news, https://www.consorziodellapietralavicadelletna.com/notizie-dal-web- intitolato: “Cave abusive, voragine grande quanto 62 campi da calcio; Scempio tra Etna e Ragusa, mercato del cemento drogato” e mentre stavo ripensando all’operato di quest’ultimo anno e mezzo dei carabinieri del “NOE”  e di quella loro attività di controllo che ha condotto al sequestro per irregolarità di ben 15 cave, mi sono ritrovato ad osservare – erano le tredici – un loro elicottero che sorvolava a pochi metri d’altezza, una cava ubicata nella strada statale che da Catania (S.G.Galermo) conduce in direzione di Belpasso, a dimostrazione di come quell’opera di controllo non si sia mai interrotta… 

D’altronde parliamo di un business preminente per quell’associazione mafiosa, tanto da essere considerato da parte dello Stato uno dei settori più ad alto rischio di infiltrazione, elencato in quella nota “white list” tra le lavorazioni dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori…
Un business che è stato intuito dalla mafia e a farne le spese purtroppo è stato l’ambiente totalmente deturpato per come abbiamo letto anche stamani in quella discarica abusiva, grazie alla complicità dei molti omertosi concittadini!!!  
Un’area di circa 12 mila metri quadri in località Messina, trasformata negli anni in discarica abusiva a cielo aperto che ha prodotto un deterioramento significativo di una estesa porzione del suolo, con un danno aggravato anche nel vicino torrente…
Come riporto spesso nei miei post, appare inverosimile che una discarica di tali dimensioni non abbia suscitato alcuna reazione da parte della cittadinanza… 
Già, quel mio post “l’elefante nella stanza” (http://nicola-costanzo.blogspot.com/2019/01/cave-abusive-nel-parco-delletna-sono.html) calza a pennello, tanto che gli inquirenti non escludono che una tale contingenza possa trovare una sua logica spiegazione nella possibilità di un timore per eventuali ritorsioni… 
Ed è proprio su questo fattore che si fa forte quell’associazione criminale… ma per fortuna c’è ancora oggi chi la contrasta senza alcun timore: quei cittadini temerari (pochi ma buoni…) e come sempre… le forze dell’ordine!!!

Reddito di cittadinanza: il sistema così realizzato è totalmente errato!!!

Si vede che chi ha pensato a questa riforma… non fosse propriamente un addetto ai lavori!!!
Già si è pensato soltanto che così facendo si sarebbero raccolti molti più consensi, ma si sa.. la maggior parte dei cittadini – parlo di quelli seri – vorrebbero una situazione certamente diversa, qualcosa di più concreto e non un introito mensile a modello elemosina…
In questo post non desidero parlare di tutti quei furbetti che sono stati pizzicati dalla Guardia di Finanza nel corso delle normali operazioni di controllo… no, ciò che m’interessa far comprendere a chi ha ha desiderato realizzare questa riforma (tra l’altro meravigliosa sotto l’aspetto umanitario, perché garantisce un minimo sostegno a molte famiglie che l’avevano realmente bisogno… ) e che qualcosa di errato purtroppo è sto commesso… 
Proprio in questi giorni mi è capitato indirettamente di assistere a qualcosa di assurdo e cioè ascoltare alcuni colloqui di lavoro che ahimè non si concretizzavano, ma non per colpa dell’impresa (che necessitando di manodopera garantiva quanto previsto nel C.C.N.L.), no… erano quegli operai a rifiutare l’assunzione, sì… c’è da dire in alcuni casi queste proponevano assunzioni provvisorie di circa sei mesi/un anno, ma le stesse venivano rifiutate in quanto quei candidati dichiaravano di voler operare a nero, per poter integrare così le somme percepite in contanti, con quel reddito ufficiale concesso dalla Stato… 
Da non crederci vero…???
Difatti, appena ho avuto modo d’incontrare quell’imprenditore e chiedendo a egli maggiori delucidazioni su quella inconsueta situazione, egli mi confermava quanto avevo avuto modo d’ascoltare e cioè la reale difficoltà a trovare personale disponibile (a causa di quel “reddito” concesso…), sia perché la maggior parte di essi ha deciso di trasferirsi con alcune imprese all’estero – dove per l’appunto non esistono controlli da parte di quelle autorità, quantomeno non certo per verificare un eventuale reddito di cittadinanza… eccoli quindi recarsi a Malta, Montenegro, Slovenia, Croazia, Albania, Libia, Svizzera, Germania, ecc… – ma soprattutto perché quelle somme “consegnate in contanti”, fanno sì che non si rischi nulla e quantomeno non si gonfia quella propria dichiarazione dei redditi!!!
Altri invece preferiscono restare in loco, sopravvivono compiendo lavori temporanei anche di pochi giorni, come ad esempio le manutenzioni edili, l’agricoltura, la pesca, il commercio nei mercati rionali, ecc… 
Ma il problema non è l’escamotage che questi compiono di volta in volta, no… è l’aver concesso loro somme senza alcun criterio logico, che non favoriscono l’occupazione e la ripresa economica e non contrastano il precariato!!!
Ed allora, a differenza delle chiacchiere inutili che vado ascoltando nei vari convegni o in quei programmi (sterili) televisivi, mi permetto di dare un suggerimento concreto su come si sarebbe potuto trasformare quel reddito di cittadinanza (provvisorio) in qualcosa di utile e di stabile!!!
Ed allora ecco la mia idea… concedere quella somma di circa €. 700,00 a tutte le imprese che assumono dipendenti con un contratto indeterminato a tempo pieno!!!
E quindi… metà di quel salario verrebbe pagato dallo Stato (attraverso il reddito di cittadinanza) e l’altra metà dall’impresa che si ritroverebbe ad avere un dipendente in piena regola, avendo così il tempo di valutarlo e se idoneo, farlo crescere all’interno dell’azienda per gli anni a seguire… 
Il dipendente godrebbe di uno stipendio sicuro intorno ai 1.500 euro, che con gli assegni familiari ed eventuali bonus/incentivi potrebbe anche salire intorno ai €. 2.000,00 – ma soprattutto – quanto appena riportato garantirebbe a quel soggetto la tanta ricercata stabilità economica, dando sotto il profilo della salute, un periodo più sereno per se e per i propri cari…
Lo Stato inoltre, potrebbe pensare d’incentivare quella assunzione e prolungarla nel tempo, premiare ad esempio le imprese che  garantiscono altri anni a quel dipendente assunto… 
Ad esempio, si potrebbe far pagare a quell’impresa che assume, solo il 70% dei contributi nel primo anno, il 50% nel secondo anno, il 35% nel terzo anno, il 20% il quarto anno ed il quindo anno tutta la parte contributiva sarebbe a carico dello Stato che premierebbe così facendo, quell’impresa che ha saputo onorare l’impegno preso. 
Inoltre, se l’impresa dimostra di voler accrescere il numero dei propri dipendenti, si potrebbe ad esempio pensare di diminuire in percentuale la quota di tasse che solitamente un’impresa versa nelle casse dell’erario… 
Maggiori saranno di numero le assunzioni e maggiori saranno i vantaggi fiscali che avranno quelle società sui tributi da versare (IVA, IRPEF, addizionale IRPEF, IRI, IRES e IRAP, ecc…) al nostro Stato, lo stesso che – come abbiamo visto in questi anni – si è dimostrato particolarmente opprimente ed oneroso, allontanando così sempre più imprenditori esteri e causando purtroppo la chiusura di molte nostre imprese…
Si è finito così con il dissuadere i nostri migliori giovani ad aprire quella propria azienda desiderata non nel loro paese… ma bensì all’estero, evidenziando così quelle proprie capacità imprenditoriali ed abbattendo in maniera legale il proprio carico d’imposte, pagando il “giusto” tributo ad uno Stato, che alla fine dimostrerà essere sicuramente meno restrittivo e certamente più disponibile del nostro…

Noi fummo i Gattopardi, i Leoni!!! Quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; Già… così finiremo tutti insieme: gattopardi, sciacalli e pecore!!!

C’è di tutto e di più…

Basta guardarsi in giro per scoprire la giungla nella quale viviamo, un groviglio dove ciascuno prova a cibarsi per se stesso e per i propri cari… 
C’è chi ci prova azzannando i propri simili, c’è chi viceversa sta dietro gli altri e raccoglie quanto coloro che gli sono avanti gettono, poi ci sono loro… i cosiddetti “ladri“, quelli che senza farsi accorgere rubano quanto altri con sacrificio avevano messo da parte, ed infine i peggiori, coloro che si prostrano sempre e sperano di attirare l’attenzione per ricevere quella desiderata ricompensa… 

Ecco quindi racchiuso in pochi gesti il nostro mondo o per meglio dire non vi è bisogno di estendere a tutto il pianeta tale considerazione, già potremmo ridimensionare il concetto alla nostra regione, città, quartiere, per giungere al semplice posto di lavoro…

Tutti… nessuno escluso si trova lì per fottervi, chiunque esso sia, non ha alcuna importanza da quanto tempo siete colleghi e conta poco anche quella vostra amicizia o conoscenza che sia… ciascuno al momento opportuno sembra non desiderare altro che pugnalarti al momento opportuno alle spalle!!!
Come…??? Cosa dite??? Da questa considerazione andrebbero esclusi eventuali parenti…???
Sì… forse, ma a volte anche quest’ultimi è come se non esistessero, non perché essi sono altrettanto perfidi, ma vedete… quantomeno dagli estranei ci si aspetti una loro bieca azione, ma dai parenti no, d’altronde loro sono sangue del tuo sangue, dovrebbero volere quantomeno il tuo bene… e invece con il passar del tempo ti accorgi come la maggior parte di essi, sembra godere di ogni tua avversità!!!

Ed allora, se quanto sopra avviene anche nelle famiglie, cosa ci si può aspettare dagli estranei??? 

Sono come le iene… pronte a saltarti addosso al primo errore, restano li nascoste a scrutarti come degli sciacalli, in cuor loro sperano che qualcuno possa farvi la festa, per sedere anch’essi a quel banchetto e mangiare un po’ di quella vostra carne…
Intorno a quel banchetto ci sono loro, gli altri… quelli che belano e stanno sempre con la testa in giù, loro è come se non vi fossero, provano a comportarsi diversamente da quella loro indole inutile, provano ad atteggiarsi in qualcos’altro, ma quella loro natura li tradisce e li fa apparire per ciò che sono… semplicemente delle pecore, pronte ad obbedire a qualsivoglia ordine e soprattutto a sottostare al richiamo di quel loro padrone, che poi non è altro che un altro “cane” a servizio del proprio padrone!!!
Altro che Gattopardi, altro che Leoni, qui dove mi giro giro, vedo soltanto bestie accovacciate e altre prive di vita…

" I catanesi credono che lamentarsi sia meglio che fottere"!!!

Ho provato ieri pomeriggio a giungere in tempo per seguire l’intervista del Presidente della Commissione regionale Antimafia presso il teatro Macchiavelli di Piazza Università, ma purtroppo non avevo fatto i conti con l’autostrada Palermo-Catania e l’ingresso della città etnea (direzione tangenziale/porto), che evidenziano i motivi per cui la nostra regione sia oggi ancora a livello del terzo mondo!!!
Comunque… alla fine purtroppo sono mancato a quell’appuntamento, non posso quindi che auspicare che a breve ne verrà realizzato un altro… 
Ed allora, stasera ho ricercato alcuni articoli pubblicati nei vari siti web, per comprendere quanto è stato dichiarato da quell’ospite e leggere eventuali commenti anche dei lettori… 
La mafia comanda a Catania”, con questo titolo si è aperto il convegno, già mi verrebbe da dire: “nulla di nuovo per quanto riguarda la notizia“!!!
Il sottoscritto ad esempio in questo omonimo blog lo va scrivendo costantemente, evidenziando inoltre tutti quegli apparati corrotti, che rappresentano la vera mafia di questa terra!!!
E si… perché se da un lato vi è un’associazione criminale che continua a dettare le regole economico/finanziarie di questa regione, c’è poi chi – vestito con l’abito gessato e la camicia inamidata dal “colletto bianco” – condiziona con le proprie azioni l’attività sociale e culturale dei miei concittadini!!!     
Già… è incantevole il paragone riportato dal Presidente Fava nel ricordare da un lato la bellezza di questa città “intarsiata di barocco” e dall’altro la bassezza di certi comportamenti corruttivi e clientelari, privilegi e posizioni che favoriscono da sempre gli uomini proposti da quelle famiglie mafiose e da quei  “salotti buoni”, che di buono nulla possiedono se non la turpitudine!!!
Ed allora (avendo letto le risposte del Presidente…), mi permetto di riprendere nuovamente talune di quelle domande dell’intervista, provando a rispondere personalmente con quanto realmente credo accade oggi in questa nostra città…  
La mafia comanda ancora a Catania?
Sì… lo sanno tutti, anche coloro che operano all’interno di quei palazzi istituzionali – che stranamente – fanno finta di non saperlo”!!!
E la politica?
La politica partecipa in maniera diretta a quelle collusioni, basti vedere quali e quante azioni politiche vengono compiute per contrastare quel sistema mafioso e criminale, si guardi ad esempio per ultimo, quanto accaduto all’ARS, sul voto segreto per la gestione rifiuti… 
Nessuno di loro ha il coraggio di esporsi, già… sono pochi coloro che manifestano contro quell’organizzazione criminale ed i suoi affiliati, sapendo in anticipo quanto quel meccanismo clientelare determini i voti di preferenza, ed allora la maggior parte di essi preferisce stare in silenzio: d’altronde perché farlo… abbiamo visto in questi anni come coloro che hanno presentato partiti basati sulla legalità non abbiano ricevuto quel giusto consenso!!! 
E i catanesi?
Concordo per “pavidi”, ma più che lamentosi direi “omertosi“, peraltro se non fosse così ci ritroveremo una lista lunghissima di denunce presentate presso le autorità giudiziarie, ma sappiamo che non è così, già… se potessimo commisurare realmente quei numeri in proporzione ai cittadini residenti, credo che il numero percentuale sarebbe uno zero seguito dopo la virgola da altrettanti centinaia di zeri prima di vedere un numero relativo diverso, a dimostrazione che quanto vado dichiarando rappresenti di fatto l’unica verità, certo un’amara verità che da molte parti si cerca in tutti i modi di celare, ma che – come riportavo sopra –  rappresenta ahimè la nostra realtà!!!
D’altronde dice bene quando parla di responso delle urne, di appuntamento elettorale e dei soliti nomi che vengono affermati da almeno da 30 anni…
La politica sta a raccomandazione, come favore sta a posto di lavoro… e tutti si accodano a quella metodologia “avvilente” perché li pone allo stesso livello, anche coloro che potrebbero – grazie alle proprie capacità – brillare per eccellenza ed invece anche loro si accontentano di elemosinare, barattando la propria dignità con una “preghiera” all’interno di quelle segreterie politiche!!!
Ovviamente da questo tipo di elettorato cosa ci si può aspettare, se non che voteranno nel prossimo futuro quella “melma”, d’altro canto dovranno in un qualche modo ricambiare il favore ricevuto…
Ecco perché la nostra città continua a votare sempre per le stesse persone e non perché è una città lamentosa e rassegnata… no, soltanto perché debbono dire grazie di quanto hanno già ricevuto e di quanto ancora sperano di ottenere, prima o poi per i loro cari!!! 
Come può uscire Catania da questo meccanismo?
Non si può… nessuno vuole che questo meccanismo cambi… perché è esso stesso a garantire chi va avanti e chi resta fermo e quindi, proprio i più incapaci ed inetti di questa nostra terra, vedono in esso un vantaggio da questa condizione, altrimenti saprebbero già di esser esclusi da un sistema basato esclusivamente sulla meritocrazia!!!
E poi c’è la zona grigia…
La zona grigia è la peggiore… quella che fa più male, quella che come un virus ha saputo infettare l’animo buono di noi siciliani, che porta i catanesi a lamentarsi senza però che essi facciano nulla, senza che nessuno provi a cambiare questo stato di cose, sì… nessuno che ci mette la faccia e quei pochi che ci provano vengono visti dal sistema quasi fossero degli “alieni“, in particolare proprio da coloro che operano all’interno di quegli apparati di controllo del territorio, perché vedono in quest’ultimi, il coraggio che forse a loro manca…
Qual è la cosa che ti fa più rabbia?
Potrei affermare con assoluta certezza che proprio quest’ultimo punto rappresenta ciò che maggiormente da fastidio!!!
Il sapere cioè di essere (ed esser stati attraverso le proprie azioni…) totalmente diversi dai propri conterranei, di aver agito in maniera opposta a quella allegra strafottenza con cui i catanesi credono che “lamentarsi sia meglio che fottere“; di provare a comportati in ogni circostanza con onestà e legalità, ponendo sempre i principi morali quali punti prioritari della propria esistenza, senza mai lamentarsi o rassegnarsi per quanto a volte accade, in particolare quando talune circostanze gravi, evidenziate proprio a quel sistema istituzionale (o ad alcuni suoi referenti) – lo stesso sistema che dichiara a gran voce di voler instaurare una proficua collaborazione con i suoi cittadini – ma quando poi si ritrova ufficialmente quelle denunce sulla propria scrivania, fa di tutto per insabbiarle!!!
Già… riprendendo quella sua ultima frase dell’intervista, potrei dire: come se ci fosse scritto che quanto accade, rappresenti il nostro destino!!!

Quell'inspiegabile desiderio di giustizia!!!

Se dovessi vedermi raffigurato in un dipinto, questo quadro accanto mi rappresenterebbe perfettamente, perché nell’osservare quel palazzo egli realizza un desiderio, quello cioè di vedere finalmente la giustizia prevalere…
D’altronde cosa mai potremmo auspicare da quel potere giudiziario se non imparzialità, onestà, rettitudine ed equità, tutte ragioni che quando non realizzate, portano ciascuno di noi a credere che vi sia solo ingiustizia!!!
E’ dire che all’interno di quegli uffici di uomini “giusti” ve ne sono eppure sembra che qualcosa manchi, non so dirvi cosa… ma la sensazione che ricevo ogni qualvolta mi trovo al suo interno, è quella di percepire un forma di distacco, sì… tra coloro che operano in veste di legali e quanti viceversa si prodigano affinché quei comportamenti criminali e truffaldini vengano portati alla luce!!!
Comprendo perfettamente la difficoltà di quei magistrati nel  compiere quanto necessario affinché si possa giungere ad un sentenza “corretta”, anche se a volta – forse a causa di procedimenti “estenuanti e complessi” – si giunge a verdetti del tutto inaspettati…
Diceva Pomponio (II secolo d.C.): “il diritto non può esistere, se non c’è un giusperito che lo migliori di giorno in giorno”!!!
D’altro canto, basti osservare quanto accade quotidianamente all’interno di quei Tribunali, ad iniziare  con il numero eccessivo di procedimenti rapportato al numero esiguo di magistrati, e poi tutta quella documentazione prodotta e consegnata dalle parti, che deve essere registrata da quegli uffici preposti al ricevimento…
Quanto sopra ovviamente, conduce indirettamente ad abbassare la qualità di quell’organo giudiziario, perché è innegabile che per realizzare una elevata qualità è generalmente necessario impiegare più tempo e diminuire proporzionalmente la quantità…
Peraltro alcuni fattori sono determinanti nella valutazione globale: il carico di giustizia, la tempestività del giudizio, la persistenza del giudizio ed anche l’efficiente utilizzo delle risorse, che definiscono in maniera precisa i progressi raggiunti all’interno di quel palazzo e soltanto diminuendo il rapporto tra carico di lavoro e capacità di smaltimento – tenendo conto delle reali risorse umane disponibili – si potrà forse avere una giustizia finalmente efficiente!!!
Cosa dire… la speranza è sempre la stessa: giungere finalmente ad una giustizia che sia finalmente “giusta” e soprattutto celere!!!

White list??? Sì… "white", ma solo sulla carta!!!

Lungi dal sottoscritto mettersi a fare polemiche inutili, ma c’è una cosa di cui non sono molto convinto e si tratta di quel sistema di controllo conosciuto come “White list”.
La “White list” è un elenco istituito presso le Prefetture provinciali, al quale possono registrarsi le imprese che lavorano nei settori considerati più ad alto rischio di infiltrazione mafiosa.
Ed allora analizziamo quali sono questi settori:
Ai sensi dell’art. 1, comma 53, della L. 190/2012 sono definite come maggiormente esposte a rischio di infiltrazione mafiosa le seguenti attività:
– Trasporto di materiali a discarica per conto di terzi;
– Trasporto, anche transfrontaliero, e smaltimento di rifiuti per conto di terzi;
– Estrazione, fornitura e trasporto di terra e materiali inerti;
– Confezionamento, fornitura e trasporto di calcestruzzo e di bitume;
– Noli a freddo di macchinari;
– Fornitura di ferro lavorato;
– Noli a caldo;
– Autotrasporti per conto di terzi;
– Guardiania dei cantieri.

L’iscrizione nell’elenco inoltre consente quindi sia alle imprese individuali che alle società iscritte alla White list, di non dover richiedere e farsi rilasciare dalla prefettura la certificazione antimafia obbligatoria per poter partecipare alle gare di appalto pubbliche, per lavorare con le amministrazioni ed enti pubblici o anche con società private concessionarie di opere pubbliche. 

Le imprese che lavorano in questi settori, possono quindi presentare domanda d’iscrizione solo se possiedono determinati requisiti e solo dopo aver eseguito i dovuti controlli incrociati tra CED interforze del Ministero e Camera di Commercio…
Ovviamente per le imprese che rientrano nei settori di cui sopra, vi sono delle condizioni obbligatorie per essere iscritte negli elenchi delle “White list” …
Le imprese infatti sottoposte a verifiche, non devono essere state oggetto di cause di decadenza, sospensione o divieto di cui all’art. 67 del Codice Antimafia, né aver avuto tentativi di infiltrazione mafiosa tali da condizionare le scelte e l’esercizio dell’impresa…
Ed allora – il titolare dell’impresa individuale o il legale rappresentante in caso di società – procede con la domanda di iscrizione, presentata alla Prefettura della provincia in cui ha sede legale l’impresa interessata a volersi iscrivere agli elenchi fornitori appalti pubblici, forniture di servizi ed esecutori di lavori, cui segue la compilazione dei moduli, della presentazione istanza (diverso a seconda del tipo di società che richiede l’iscrizione agli elenchi), la dichiarazione sostitutiva iscrizione CCIAA, una dichiarazione sostitutiva dei familiari conviventi, il tutto dovrà essere inviato per via telematica all’indirizzo di posta elettronica certificata della prefettura, oppure tramite fax o posta ordinaria, scrivendo nell’oggetto la seguente dicitura: “richiesta iscrizione in white list” e quindi il nome della ditta. 
Fin qui tutto bene… ma cosa succede dopo l’invio della domanda? 
Con quali modalità si svolgono i controlli su quell’impresa e sul suo titolare???
Ovviamente se quest’ultimi sono positivi la Prefettura dispone l’iscrizione dell’impresa nell’elenco pubblicato sul proprio sito internet, mentre se risultano negativi, il Prefetto rigetta l’istanza comunicando la notizia al richiedente.
L’iter prevede che la Prefettura conduca gli accertamenti sulla non mafiosità dell’impresa istante mediante la consultazione della “Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia” desumibili dalle situazioni indizianti elencate dall’art. 84, comma 4, del Codice antimafia (ad esempio, la sussistenza di misure cautelari o di condanne, anche non definitive, per reati come la turbata libertà degli incanti, oppure ancora la violazione reiterata degli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari).
Ma allora mi chiedo se quell’amministratore è (se pur in quel suo ruolo di “prestanome”…) un individuo integerrimo, già… un soggetto che non ha mai avuto alcun problema con la giustizia e ancora, se la società che egli rappresenta è ad esempio di nuova costituzione oppure abbia ottenuto quei requisiti necessari attraverso l’acquisizione di una cessione di ramo d’azienda o ancora, se egli ha proceduto a rilevare un’azienda o per meglio dire le quote societarie (che di fatto erano di soggetti posti a paravento, i quali “celavano” alcuni affiliati della nota associazione mafiosa…) ecco, in questi casi, cosa succede???
Già… in una condizione così perfettamente “confezionata” è evidente che qualsivoglia verifica risulterà  dal punto di vista legale del tutto “trasparente”; infatti… anche i familiari conviventi di questa cosiddetta “testa di legno” risulteranno altrettanto “limpidi” agli occhi di quella banca dati nazionale, nulla porterà ad evidenziare qualcosa d’irregolare e così anche quella  società “mascherata“, potrà finalmente ottenere quel tanto autorizzato ingresso tra le società “cristalline” nella “White list”…
Viene da chiedersi, ma non sarebbe più corretto verificare anticipatamente le condizioni finanziarie di quel soggetto proprietario della società richiedente l’istanza, quantomeno verificare la sua capacità finanziaria nei precedenti cinque/dieci anni antecedenti la sua nomina ad amministratore???
Comprendere i suoi movimenti bancari servirà a verificare in quali modi sono state effettuate quelle successive acquisizioni, valutare in quali modi è stata creata la società, se quest’ultima è stata acquistata da terzi, controllare se sono stati eseguiti pagamenti bancari (solitamente non vi sono…), il che porterà a comprendere anche eventuali acquisizioni immobiliari, attrezzature, macchine, impianti, ecc… 
Bisogna cioè verificare se non vi siano stati in fase di “preparazione” di quella società, eventuali circostanze che hanno portato ad azioni volutamente “distratte” o certamente poco legali, realizzate non tanto da quell’amministratore compiacente, ma da chi dietro di lui (nel caso in cui egli fosse posto lì appositamente per fare quanto gli viene richiesto) ha deciso per egli!!!
Quanto sopra è sicuramente dimostrabile (se solo quei controlli fossero realmente compiuti in questa maniera concreta… ), mettendo in pratica le verifiche di sperequazione finanziaria!!!
Ecco perché secondo il sottoscritto quelle liste hanno oggi un valore effimero (chissà forse qualcuno ai piani alti vuole proprio così e d’altronde visto quanto assistiamo ogni giorno a seguito delle inchieste giudiziarie, non mi meraviglierei…), proprio perché i controlli realizzati da quel cosiddetto “gruppo” non valuta l’effettiva pericolosità “creata ad hoc”, ma basa su dati e valori “empirici” quei loro controlli, che poco o nulla hanno a che fare, con le reali condizioni d’infiltrazione di quei soggetti!!!
La conferma peraltro di quanto appena detto è emersa in questi anni quando si è giunti alla fine del raggiro e quando ormai erano emerse quelle complicità d’infiltrazione mafiosa che proprio quei controlli avrebbero dovute prevedere!!!
Ecco il perché del mio titolo: White list??? Sì… “white”, ma solo sulla carta!!!       
  

Antimafia: come si evita la retorica?

Permettetemi di condividere una toccante lettera della Sig.ra Deborah Cartisano…
E’ la figlia di Adolfo Cartisano, un fotografo che il 22 luglio 1993 a Bovalino – un piccolo paese sulla costa ionica calabrese – venne sequestrato mentre si trovava in auto con la moglie…
Alcuni uomini li fermarono, Mimma (la moglie) venne stordita e abbandonata, mentre il marito fu portato via e nonostante il pagamento di un riscatto, non venne mai riconsegnato alla famiglia. 
Di lui non si seppe più nulla e solo dieci anni dopo, grazie alla lettera anonima di un carceriere che si dichiarava pentito e implorava il perdono della famiglia, fu trovato il corpo… 
Da allora Deborah è impegnata nelle lotta alle mafie nella sua “locride”, attraverso l’Associazione di legalità “Libera”, diretta da don Luigi Ciotti.
Eccovi raccontata dalle parole di Deborah quella tragica storia: 
“Mio padre, ha avuto per tanti anni uno studio fotografico a Bovalino. Negli anni Ottanta ci hanno chiesto il pizzo, lui si è rifiutato di pagare e ha anche denunciato. Dopo qualche anno, il 22 luglio del 1993, è stato rapito e non è più tornato. Per dieci anni abbiamo aspettato il suo rientro, perché avevamo anche pagato un riscatto, ma per moltissimo tempo non abbiamo più saputo niente. Finché il suo carceriere, la persona che gli portava da mangiare, ci ha scritto una lettera anonima in cui ci faceva sapere dove era stato sepolto e ci chiedeva perdono… Era una lettera incredibile. Si pentiva. Parlava del fatto che lui voleva poter guardare in faccia i suoi figli. Diceva di non volere per loro il suo stesso destino. E ci chiedeva perdono”. 
Lei perdonò l’assassino di suo padre?
“Non proprio. Io gli scrissi, perché lui mi aveva chiesto una risposta. Gli scrissi che ci avrei provato, avrei provato ad aprirmi a questa possibilità. Allo stesso tempo gli dicevo che avevo apprezzato tantissimo il suo gesto e l’avevo ritenuto un dono prezioso, tanto voluto quanto inaspettato”.
In quegli anni per suo padre e la sua famiglia denunciare il pizzo, mettersi contro la ‘ndrangheta era una scelta difficile…
“Sì, era una scelta molto coraggiosa, non c’era una sensibilità antimafia forte come adesso. Quelli che denunciavano erano in pochissimi ed erano spesso da soli. Per fortuna mio padre incappò anche in alcune persone che stavano dalla parte giusta, a partire dalle forze dell’ordine che lo incoraggiarono e supportarono. Io avevo soltanto 12 anni ma mio padre mi raccontò tutto. E questo per me è stato molto importante perché è stato il bellissimo messaggio che mi ha lasciato. L’esempio”!!!
L’assassinio di suo padre come cambiò la sua vita?
“Innanzitutto fu un grande choc lo stesso sequestro, perché non ci aspettavamo di essere presi di mira dall’anonima sequestri. 
L’ndrangheta la conoscevo già, essendo io calabrese, ma certo non mi aspettavo di diventare protagonista così. Ero giovane, avevo vent’anni quando mio padre venne rapito. 
Sicuramente la mia fu una crescita veloce, ma con quell’esempio in mente, ho agito in maniera consona a quell’esempio. Tante famiglie di sequestrati sceglievano di stare in silenzio, di non mettersi troppo contro la ‘ndrangheta. Invece noi, memori di quello che era stato il comportamento di mio padre, abbiamo deciso che saremmo scesi in piazza, che avremmo cercato di sensibilizzare il più possibile le persone. E questo ci ha resi un po’ diversi, un po’ scomodi in alcuni momenti, ma tanta gente ha capito, ci ha seguito. E adesso, dopo oltre vent’anni, stiamo raccogliendo ancora una forte partecipazione”.
Per lei cosa rappresenta la Giornata di oggi a Locri?
“Rappresenta una tappa di un cammino, non un traguardo. E rappresenta un momento in cui tutta la società civile è accanto a noi familiari. Ci sentiamo sicuramente meno soli da molto tempo a questa parte. Per noi è importante perché non sono lutti privati, ma sono di tutta la società civile. Quel coraggio, quell’essersi messi contro erano per il bene di tutti, per il bene delle nostre comunità, e quindi è giusto che le comunità rispondano a questa giornata. E’ un momento di rinascita. Non a caso è stato scelto il 21 marzo, primo giorno di primavera. Noi vogliamo ricordare soprattutto la loro vita, non la loro morte. Quello che hanno fatto nella loro vita lo vogliamo portare con noi tutti i giorni, e quei nomi scriverli nelle nostre coscienze”.
Spesso il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, ha detto: “Attenzione, il 21 marzo non deve essere una giornata di retorica”. 
Come si evita la retorica?
“Impegnandosi tutti ogni giorno. La retorica della memoria purtroppo sta accadendo. Ma queste persone non sono morte affinché venissero scritte in un elenco. Sono morte perché si sono occupate del bene civile, quindi noi dobbiamo raccogliere quel testimone, con il nostro esempio, con le nostre scelte, con il nostro coraggio. E’ così che li ricordiamo in realtà. Quando facciamo la nostra parte li ricordiamo, più di ogni commemorazione”.
Mi scuso se non pubblico il link dalla quale è stata ripresa l’intervista, ma la copia della missiva – per come l’avete letta – mi è stata trasmessa da un’amica a mezzo “whatsapp” e non vi era purtroppo la fonte di provenienza: se qualcuno di voi lettori dovesse venirne a conoscenza, prego d’informarmi affinché provveda immediatamente ad inserirne il nome dell’autore e/o della testata web…