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Con Matteo Salvini la Sicilia diventerà Bellissima??? Forse sì e forse no…

Ho letto su “face” un  post di una mia amica che mi permetto di condividere:
Bene… questo scenario è quello giusto ed auspicabile!!!

Ma mi chiedo questa organizzazione sui territori o per meglio dire sulla provincia di Catania… dov’è? 
Quando si parla di tornate amministrative, ci si riferisce forse alla provincia di Catania? 
Ma perché esiste un coordinamento a Catania? 
La coordinatrice attuale cosa ha costruito? 
Ditemi, visto che vogliamo entrare nel merito, come si ci sta organizzando per esempio sui Comuni di Mascali, Bronte, Maniace, Milo, Pedara. S. Giovanni la Punta, San Pietro Clarenza, Trecastagni e Tremestieri? 
Oppure su quegli altri 51 comuni siciliani che a breve avranno le elezioni. 
Premesso che la federazione a livello nazionale potrebbe andar bene, ma l’identità del movimento del nostro Presidente? 
Già… povero Nello, ricordo ancora quella sua intervista prima del congresso Regionale: “mi hanno lasciato solo” e certo non si rivolgeva alla sottoscritta, su cui sa perfettamente di poter contare. 
D’altronde sono stata la prima a dire di rafforzare il movimento per sostenere il Presidente sia al congresso Provinciale che a quello Regionale. 
D’altronde come non ricordare che durante le scorse amministrative in Provincia di Catania, non è stata presentata alcuna lista… 
Quanto alla Lega, questa moderna “nazionalista” a differenza di quella passata “autonomista”, con quali sinergie locali s’imparenta? 
Non sono un leone da tastiera e la politica la conosco bene, locale e nazionale, peraltro conosco bene ancor meglio la Lega, da Salvini… anzi ancor prima da Bossi in giù…
Sì… lo sappiamo, dalle Marche in su funziona tutto e anche bene, mentre… purtroppo, dal Lazio in giù gli sto distante o per meglio dire, da quegli apparati insediati…
Certo, in linea di principio mi va bene la federazione, come iscritta di diventerà bellissima ne desidero però conoscere i termini. 
Mi aspetto quindi a breve un congresso chiarificatore. 
Al momento, io sto con il Presidente Musumeci…. tutto il resto (tranne pochissimi) è fuffa…”.
Non so… il sottoscritto quando vede movimenti “bellici” in atto per accaparrarsi quei voti dei siciliani inizia a preoccuparsi!!!
D’altro canto ditemi, qualcuno di voi ha visto in questi anni la nostra Sicilia “diventare bellissima”??? 
Se sì… vorrei sapere in quali ambiti, quantomeno per conoscere realmente dove siamo migliorati, poiché il sottoscritto, possiede ancora una lista (pubblicata alcuni anni fa su questo blog in due post) e debbo dire – se non ricordo male – che da quell’elaborato elenco, sono poche le problematiche che sono state risolte…
Ecco perché penso che invece di perder tempo a trovare soluzioni per prevalere alle prossime elezioni, bisognerebbe chiedersi se quanto si sta ora compiendo per questa loro terra, sia realmente meritevole, tanto da richiedere a noi alle prossime elezioni, quella tanto desiderata “preferenza”!!!
Perché viceversa l’impressione che si riceve è quella che si sta lì… esclusivamente per riscaldare quelle poltrone!!!
Già… è come se la dignità di un individuo non sia legata a ciò che si è saputo compiere attraverso quel proprio ruolo istituzionale (affinché questa possa essere di fatto tramandata alle future generazioni) bensì, preferire di esser ricordati (dai loro conterranei) per non aver inciso minimamente nel migliorare questa terrà, ma aver continuato (come quei loro indegni predecessori) a coltivare quel odiato sistema clientelare e mafioso, a cui sin da subito ci si è voluti dedicare…

la "Lega" verde di Bossi contro quella blu di Salvini…

Riprendendo quanto scritto ieri, ora anche l’ex “senatur” Umberto Bossi scende in campo contro il suo ex delfino Matteo Salvini!!!
Ho letto un’intervista contro quel nuovo segretario, di cui mi permetto di pubblicare un estratto: 
“Le piace la “Lega” di Salvini??? Al Senato mi hanno chiesto di quale partito ero membro e io gli ho risposto che sono della “Lega Nord”. Ma la sigla non era prevista, a insistere sarei finito nel gruppo misto. Allora ho aderito al gruppo Lega per Salvini premier, per forza di cose. Ma una tessera nazionalista mica fa per me. Ci sono tanti militanti che non approverebbero. Molti sono già andati via, attirati dal movimento Grande Nord di Roberto Bernardelli. Sbagliano prospettiva. Soffrono perché la Lega ha tolto la parola al Nord. Ma non è finito il mondo. Un recupero è possibile”.
Infatti, secondo il fondatore della Lega Nord “è proprio in quella linea nazionalista voluta dal nuovo leader che vanno ricercate le cause della sconfitta in Emilia Romagna; viceversa il suo antagonista Bonaccini è stato bravo ad agganciarsi al treno di Lombardo/Veneto, con un progetto di regionalismo differenziato. Altro che prima gli italiani, per quello basta e avanza la destra nazionalista. Ora spero sia chiaro: se trasferisci la Lega al Sud, poi diventa più difficile chiedere il voto alla Lombardia, al Veneto ed anche all’Emilia Romagna”.
Ed ecco quindi che anche l’ex senatore indirizza come il sottoscritto le colpe di quella sconfitta ai suoi alleati in particolare a FdI: “ma scusi cosa vuole dire, che si è aperta la strada alla Meloni? Certo, ci vuole buon senso. La gente si chiede: la Lega fa ancora gli interessi del Nord, sì o no? Basta fare due conti. Più della metà degli elettori italiani vive sopra il Po. Se perdiamo questi, è finita. La priorità è batterci per l’autonomia, e per raggiungerla l’esperienza insegna che serve mantenere anche buoni rapporti con la sinistra, più sensibile della destra a questo tema”.
Certo alla domanda se la Lega debba cambiare i suoi alleati egli soprassiede, d’altro canto uno dei due è il suo caro amico “Cavaliere”, a cui deve anche la vita: “Non dico questo. Dico solo che per raggiungere l’autonomia bisogna avere rapporti anche con la sinistra. In Europa è la sinistra che ha concesso spazi all’autonomia. Se è avvenuto in Catalogna, perché non in Lombardia? E poi nell’Italia meridionale l’elettorato si divide per clientele, come facciamo a credere che la Lega nazionalista diventi primo partito del Sud?

E’ stato un errore provarci. Le ultime elezioni ci dicono che la strategia di andare al Sud è entrata in crisi. Torniamo indietro fin che siamo in tempo. Sono convinto che l’autonomia è una meta che raggiungeremo, per questo tengo duro”.

Mi auguro che qualcuno – a differenza di quanto ho letto stamani nel quotidiano “La Sicilia” – comprenda come gli interessi della Lega siano ben diversi da quelli di cui soffre la nostra terra!!!
Già speriamo che a differenza di come solitamente avviene durante l’elezioni regionali, tutto non si concluda con quella monotona spartizione di poltrone…  



Salvini pugnalato come Cesare…

Povero Salvini… da solo nuovamente contro tutti!!!
Si perché ciò che nessuno vuole dire è che per l’ennesima volta quei suoi falsi alleati l’hanno pugnalato alle spalle!!!
Già si ripete quanto a suo tempo avevo scritto nel post: “Dopo il giorno, ecco la notte dai lunghi coltelli” il cui link era: http://nicola-costanzo.blogspot.com/2018/01/dopo-il-giorno-ecco-la-notte-dai-lunghi.html
E sì… perché se sconfitta in Emilia-Romagna c’è stata, questa è stata dovuta ai voti dsigiunti di quelle due forze politiche, “Forza italia” e soprattutto “Fratelli d’Italia”, che di fatto hanno lasciato liberi i propri elettori per quanto concerneva il voto del presidente della Regione…
Infatti se si considera l’aumento dei due partiti in percentuale, questo stesso incremento (stranamente) è venuto a mancare sul voto del governatore, che ha potuto – presentandosi senza alcun simbolo di partito – non solo usufruire dei voti a sostegno del Pd (e delle sardine), ma anche di tutti coloro che pur votando per il centrodestra in particolare per i due alleati della Lega, hanno di fatto disgiunto il voto consegnandolo a Stefano Bonaccina. 
Situazione quest’ultima che ha messo ora in difficoltà l’alleato Matteo Salvini, anche nei confronti dei propri sostenitori e di quanti operano all’interno di quella Lega, che vorrebbero da qualche tempo defenestrarlo in una posizione più relegata… 
A dimostrazione di quanto sopra, nell’altra regione e cioè la Calabria i voti sono stati accorpati in quell’unico referente che di fatto ha fatto vincere la deputata di Forza Italia, Jole Santelli!!!
C’è un ulteriore motivo che ha spinto quei suoi due ( falsi ) alleati a non appoggiare il governatore della Lega,  quello di  porre alle prossime elezioni regionali, l’ex vicepresidente del consiglio, in difficoltà… sì, sulle nomine dei governatori di quelle regioni che difficilmente vedrete saranno di colore verde o per meglio dire  blu!!!
La verità è che sarebbe bastato poco per riuscire al leader leghista di dare una spallata al partito rosso e a quei suoi sostenitori autonomi, nati appositamente per limitare la crescita esponenziale di qul partito Leghista!!!
Ma come abbiamo visto l’esito di domenica 26 gennaio è stato differente e la Lega, se pur nella forma ha incrementato il numero dei propri consiglieri, nella sostanza ne è uscita  sconfitta, ed ora anche al suo interno qualcuno avanza dubbi sulla sua autorevolezza. 
Tra questi, proprio il numero due della Lega, Giancarlo Giorgetti, che ha dichiarato: “Comprendo che Matteo abbia voluto fare a modo suo, giocando se stesso, quindi giocandosi tutto”. Sono parole riferite dal Corriere della Sera in un retroscena, a chi lo interrogava sul “referendum su Salvini”.
D’altronde più volte ho scritto su quella sua eccessiva visibilità che porta ahimè gli altri del partito ad essere totalmente oscurati…
Ora è come se stesse per crollare tutto… e quindi oltre alla 
débâcle del M5Stelle e del suo ex leader, il rischio per la Lega è quello di una prossims scissione, riportando in auge quegli uomini che in questi anni sono stati allontanati e che ora provano a rientrare con tutte le loro forze!!! 

L'ex Sostituto Procuratore della Repubblica di Catania, Dott. Sebastiano Ardita (oggi presidente della prima commissione del Csm), interviene all'inaugurazione dell'Anno Giudiziario.

E’ ritornato a Catania per inaugurare l’anno giudiziario 2020. 

Sì… il Dott. Ardita apre l’anno giudiziario ricordando la stagione appena trascorsa, considerata come la più nefasta per l’autogoverno della magistratura. 
Mi permetto di condividere un Suo intervento, perché evidenzia in maniera scrupolosa, il momento di difficoltà vissuto da quell’organo giudiziario a causa anche di quelle mancata riforme sulla giustizia,  che lasciano in essere tutti i problemi della nostra magistratura…
Di seguito il Suo intervento: 
Mi riferisco allo scandalo di Maggio scorso – che sembra frettolosamente archiviato come fatto episodico e circoscritto ai protagonisti, da cui è troppo semplice adesso prendere le distanze – mentre invece meriterebbe una riflessione più profonda sul tradimento della rappresentanza dei magistrati ed una risposta radicale sotto il profilo normativo e istituzionale.
Richiamando le parole del Capo dello Stato possiamo dire che “Quanto avvenuto ha prodotto conseguenze gravemente negative per il prestigio e per l’autorevolezza non soltanto del Consiglio ma anche dell’intero Ordine Giudiziario; la cui credibilità e la cui capacità di riscuotere fiducia sono indispensabili al sistema costituzionale e alla vita della Repubblica. Il coacervo di manovre nascoste, di tentativi di screditare altri magistrati, di millantata influenza, di pretesa di orientare inchieste e condizionare gli eventi, di convinzione di poter manovrare il CSM, di indebita partecipazione di esponenti di un diverso potere dello Stato, si manifesta in totale contrapposizione con i doveri basilari dell’Ordine Giudiziario e con quel che i cittadini si attendono dalla Magistratura”.
Nondimeno il CSM e’ andato avanti nello svolgimento dei compiti che la Costituzione gli assegna. I più importanti di essi dovrebbero riguardare la garanzia di condizioni praticabili nella erogazione del servizio giustizia.
Ecco perché per primi vanno ricordati i pareri espressi sulle riforme normative. Ricordo quello relativo alla proposta di legge avente ad oggetto l’inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell’ergastolo, proposta che avrebbe prevedibilmente comportato un aumento del carico di lavoro delle Corti di Assise, di primo e secondo grado e una maggiore incertezza rispetto alla scelta della collaborazione con la giustizia, ponendosi in controtendenza rispetto al favore per i riti alternativi espresso dal legislatore del 1989. Il parere sul disegno di legge in materia di tutela contro la violenza domestica e di genere.
Apprezzabile nella parte in cui prevede il rafforzamento del sistema di tutela ‘preventiva’ delle vittime per mezzo della tempestiva adozione di misure di protezione, e l’introduzione di misure atte a contenere il pericolo di recidiva. Ma di cui si e’ evidenziata la criticità nella parte in cui si prevede l’obbligo per il P.M. di procedere all’esame della persona offesa nel termine di tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato. Una previsione ingenua che finisce per introdurre una rigidità’ nel sistema che rischia di tramutare la giustizia in burocrazia.
Ma soprattutto rilevante appare il parere relativo al ddl sulla prescrizione e corruzione, rispetto al quale abbiamo espresso una posizione di minoranza, non condividendo affatto lo stop alla prescrizione possa costituire addirittura un fattore di allungamento dei processi. Rileviamo con soddisfazione che sul punto c’e’ stato un “revirement” istituzionale nel senso da noi auspicato.
Richiamando il documento di una Commissione Ministeriale (la Commissione Fiorella) c’e’ chi ha sostenuto che l’istituto della prescrizione – così com’è attualmente disciplinato – sarebbe un fattore di accelerazione dei processi, perché indurrebbe i giudici a celebrarli più in fretta per non farli prescrivere. Ne consegue secondo questa tesi che la nuova legge – prevedendo il blocco della prescrizione a partire dalla sentenza di primo grado – li allungherebbe. Ora e’ chiaro che il decorrere dei termini di prescrizione responsabilizza la parte pubblica, ma non si può dimenticare che la durata del processo è legata soprattutto all’esercizio di diritti e facoltà dell’imputato (notifiche, termini difensivi, procedure, la stessa oralità e le sue forme). 
Dimenticando di considerare ciò , indirettamente si finisce per affermare che la durata dei processi e’ esclusiva responsabilità dei magistrati. Che è ciò che sostengono, a torto, taluni detrattori dell’attività giudiziaria.
2) Si e’ sostenuto per avversare la nuova legge che siccome una rilevante parte dei processi si prescrive in fase di indagini, questa riforma non incidendo su quella fase, ma a partire dalla sentenza di primo grado, sarebbe inutile.
Il dato numerico delle prescrizioni durante le indagini è reale, ma va precisato. Non si dice che una enorme quantità di notizie di reato giungono quando stanno già per prescriversi e dunque non avrebbe senso mandare avanti questi processi con i costi che ciò comporterebbe: e’ meno dannoso che si prescrivano prima, piuttosto che procedere ad uno spreco ingiustificato di risorse.
Se si utilizza in modo acritico questo argomento – ossia quello dei reati che si prescrivono in sede di indagine – per contestare gli effetti della riforma sulla prescrizione, ancora una volta, in modo indiretto si finisce per affermare che la responsabilità di queste prescrizioni e’ colpa dei pubblici ministeri. E questa e’ una conclusione inaccettabile perché scarica sugli operatori una responsabilità che e’ solo del GOVERNO E DEL PARLAMENTO, ossia di coloro che regolano l’accesso alla giustizia.

Questi argomenti per sottolineare come il CSM non deve essere la fabbrica delle nomine direttive, ma un luogo ove va in primo luogo tutelata la funzionalità del servizio reso ai cittadini.

Abbiamo il dovere della chiarezza, della denuncia, della nettezza delle posizioni, senza il timore di apparire irriverenti se diciamo che la Giustizia non funziona, che il re è nudo. Non si tratta affatto di ricercare soluzioni che conculchino diritti o impongano sanzioni ingiuste, ma solo di garantire un risultato minimo: la fisiologica celebrazione dei giudizi . Per questo appare irricevibile ed inqualificabile l’atto di ostracismo che giunge dalla Camera Penale di Milano nei confronti di Piercamillo Davigo ed altrettanto incomprensibili le prese di distanze che arrivano anche dall’interno o gli inviti alla moderazione che sanno di vecchio regime consociativo. La giustizia soffre per la presenza di corporazioni e di potentati – non solo esterni ma anche interni alla magistratura – abbiamo bisogno di confronto, di dibattito, di fresco profumo di libertà, non di censure o di messe al bando.
Dunque non si deve tacere di fronte a ciò che si ritiene sbagliato, in democrazia e’ inaccettabile imporre e subire condizionamenti nella espressione delle opinioni .
Ascoltiamo per questo preoccupati ma non in silenzio notizie di possibili riforme che vorrebbero imporre i tempi della Giustizia, prevedendo sanzioni disciplinari per i magistrati in caso di durata superiore a quella prevista.
Attendiamo di leggere il testo finale della riforma ma vogliamo sperare che le anticipazioni di stampa siano imprecise perché , come abbiamo avuto modo di osservare, rispetto alla durata dei processi, le variabili sono dettate dalle norme che richiamano la responsabilità politica del Governo e del Parlamento. Mentre l’eventuale colpa del giudice oltre ad essere facilmente individuabile, viene prontamente rilevata e – come vedremo – rigorosamente sanzionata. Quella di prevedere per legge la durata dei processi è dunque una misura disarmante per la sua ingenuità e ricorda tanto l’antecedente del tumulto di San Martino del 1628 ricordato da Manzoni: l’editto con cui il gran cancelliere Ferrer penso’ che fosse possibile con un suo provvedimento di abbassare il prezzo del pane. Le conseguenze di quel decreto culminate nella rivolta sono note a tutti. Non e’ questa dunque la strada da seguire per riformare la giustizia.
Con riferimento alla materia di competenza della 1 commissione del CSM, della quale sono presidente, e della sezione disciplinare posso riferire che nell’ultimo anno, fino ai recenti giorni trascorsi, abbiamo registrato fatti gravi, notizie di arresti e di indagini a carico di appartenenti all’ordine giudiziario anche per episodi di corruzione e di collusione con ambienti mafiosi.
La 1° commissione – che ha competenza sulle incompatibilità ambientali – sta svolgendo una attività senza precedenti per la quantità e la rilevanza delle questioni trattate.
Solo nell’ultimo trimestre sono state avviate otto pratiche di incompatibilità ambientale in parte definite con trasferimenti volontari, altre sospese per il sopraggiungere di procedimenti penali o disciplinari. Una buona parte riguardano capi di uffici, alcuni in posizioni apicali..
Il numero dei procedimenti pendenti presso la Sezione disciplinare alla data del 1° gennaio 2019 era di 41, mentre al 30 novembre dello stesso anno è pari a 77.
Vi è stato un incremento anche delle iscrizioni, atteso che nel 2018 erano stati iscritti n. 100 procedimenti disciplinari, mentre alla data del 30 novembre 2019 ne sono risultati iscritti n. 118. Il numero delle definizioni ha comunque superato quello delle sopravvenienze.
Quanto all’esito dei giudizi in questione, si evidenzia come siano state n. 27 le sentenze di condanna con applicazione delle varie sanzioni previste dalla legge. n. 34 le assoluzioni nel merito, n. 58 le ordinanze di non luogo a provvedere ; n. 4 le sentenze di non doversi procedere.
Questi dati sono importanti perché, mentre da un lato va difesa la praticabilità della funzione giudiziaria, dall’altro occorre assicurare un autogoverno credibile e non corporativo che scongiuri minacce alla imparzialità’ o anche solo l’appannamento della credibilità della giustizia.
I magistrati non possono permettersi di sorvolare su comportamenti che minano la loro immagine agli occhi dei cittadini.
Ancora la Prima Commissione e’ determinata ad orientare le cd pratiche a tutela alla reale difesa della base dei magistrati che operano nella prima linea – per salvaguardarne la piena autonomia ed integrità nell’esercizio della funzione, da chiunque venga minacciata – e non certo come strumento di irruzione nel dibattito politico.
Per ciò che riguarda la mobilita’ dei magistrati, in occasione dell’individuazione dei posti vacanti (di primo e secondo grado) da pubblicare, si è proceduto ad una ragionata analisi dei dati statistici acquisiti dalla Direzione Generale di Statistica del Ministero della Giustizia, tenendo conto dei carichi di lavoro pro-capite, delle piante organiche degli uffici e delle loro scoperture, dei posti rimasti senza aspiranti nelle ultime procedure. Avvalendosi della collaborazione dell’Ufficio Statistico, sono stati poi elaborati alcuni criteri generali di indirizzo.
Sulla base di questi criteri il Consiglio ha dato copertura a n. 421 posti sui 556 vacanti, in uffici, giudicanti e requirenti, sia di primo che di secondo grado.
Quanto ai nuovi ingressi in magistratura, con le delibere del 6 febbraio e 16 ottobre 2019 il Plenum ha approvato la graduatoria definitiva dei vincitori dei concorsi in magistratura indetti con i DD.MM. 19.10.2016 e 31.5.2017, nominando 590 magistrati ordinari in tirocinio (330 saranno immessi in possesso nel 2020 e 257 nel 2021).
4 commissione
La Quarta Commissione, al fine di concludere la pratica relativa agli standard di rendimento, aperta fin dal 2007, e di aggiornare l’attività già svolta in materia nelle precedenti consiliature, ha costituito un gruppo di lavoro ad hoc, con il compito di riesaminare tutte le attività già svolte in questo decennio. Il gruppo ha terminato il lavoro e depositato le proprie relazioni, in data 13 maggio 2019 per il settore civile, in data 7 novembre 2019 per il settore penale giudicante ed in data 25 novembre 2019 per il settore penale requirente.
Va infine ricordata l’attività di raccordo, tra sorveglianza e ministero della Commissione mista sulla esecuzione penale, di cui pure ho la responsabilità. La Commissione segue l’operato dei magistrati impegnati nella tutela della salute, nella rieducazione dei detenuti e nello sviluppo delle misure alternative al carcere, affinché vengano garantiti i precetti costituzionali in condizioni di sicurezza per tutti, anche degli operatori, e nel rispetto dei principi di umanità ed effettività della pena.
Essa inoltre è un presidio di trasparenza, legalità e di sostegno per i magistrati che operano nella sorveglianza e nell’amministrazione penitenziaria. Si tratta di colleghi cui è richiesto di assicurare il rigoroso rispetto dei principi dell’ordinamento penitenziario, l’ applicazione delle regole sulla detenzione speciale nei confronti di mafiosi e terroristi, ed il trasparente rapporto con l’autorità giudiziaria, cui vanno veicolate notizie e circostanze di sua competenza e nel cui interesse vanno preservate nella loro genuinità le fonti di prova derivanti dalla collaborazione con la giustizia dei reclusi. Ai magistrati del DAP va rivolto una particolare attenzione, poiché essi – come la storia ci insegna (Girolamo Tartaglione, Girolamo Minervini, Riccardo Palma e Luigi Daga)- hanno rappresentato spesso un argine a possibili strumentalizzazioni del sistema penitenziario da parte di apparati deviati riconducibili all’esecutivo o a forze ad esso antagoniste.
Abbiamo chiesto la costituzione di una Commissione Antimafia in seno al CSM – istituita dopo il 1992 ma poi dai primi anni 2000 mai più ricostituita – che sarebbe indispensabile a dare sostegno a magistrati impegnati in realtà difficili come Catania dove – accanto a fenomeni violenti – la criminalità mafiosa si esprime con forme insidiose e collusioni istituzionali.
Concludendo, la crisi della Giustizia ed anche quella dell’autogoverno risentono della crisi di rappresentanza più generale delle istituzioni elettive, ma non possono essere sottovalutate perché finiscono per impattare su presidi che riguardano l’interesse dei cittadini e la democrazia del nostro paese.
Noi come responsabili del governo autonomo e prima ancora come magistrati dobbiamo innanzitutto essere rigorosi con noi stessi, rinunciare agli atteggiamenti di parte, alla occupazione degli spazi, alle opzioni preconcette. Dobbiamo contrastare con ogni mezzo ogni condotta di appannamento della funzione. Dobbiamo considerare non come una minaccia, ma come una ricchezza, le critiche.
Ma al tempo stesso spetta a noi tutti e in particolare ai giovani, di essere determinati nella capacita’ di liberarsi dalla stretta dei condizionamenti che giungono da ogni potentato, esterno ed interno, nazionale o locale. E ricordare che il sistema di giustizia nelle democrazie e’ un sistema di regole a tutela degli ultimi, nel quale tutti devono poter svolgere senza preclusioni la propria parte. Gli imputati, per far valere i propri diritti, i giudici e i pubblici ministeri per affermare e promuovere la Giustizia, anche quando si tratti di dar torto all’imperatore e ragione al mugnaio di Berlino. E occorre ricordare sempre – a chi volesse appendersi ad uno dei due piatti della bilancia, o ridurre al silenzio il proprio interlocutore – che, per dirla con Sartre, se noi tutti vogliamo la libertà allora “io sono obbligato a volere insieme la mia libertà e la libertà degli altri; ne’ posso prendere la mia libertà come fine, se non prendo come fine la libertà degli altri”…

Non è che forse questo virus è stato creato appositamente per abbattere l'economia cinese???

Sì… qualcuno inizierà a dire che si tratta di pura fantasia, di qualcosa che appartiene alla fantascienza, che non vi è nulla di concreto ma si tratta soltanto di parole al vento…

E dire che quando il sottoscritto ha parlato di “coronavirus” ed in particolare dei numeri “celati” dell’infezione a livello planetario, qualcuno su “facebook” mi aveva scritto che forse le mie supposizioni erano eccessive… 
Oggi casualmente quei numeri sono metà di quelli reali e a breve le stime prevedono di salire in maniera vorticosa se non si trova immediatamente una cura che debelli questo possibile virus (o “arma” biologica…).

D’altronde pochi sanno che basta poco per trasformare un semplice virus dell’influenza in qualcosa di altamente contagioso… 

Sì… bastano semplicemente poche modificazioni genetiche per trasformarlo in un agente patogeno, capace di poter scatenare una pandemia in grado di eliminare la metà della popolazione mondiale. 
D’altronde ci si dimentica di come quanto sopra sia nel corso dei secoli già avvenuto…
Basti ricordare quelle più tristemente famose che distrussero 3/4 della popolazione europea, come la peste, il colera, il vaiolo, il tifo, la tubercolosi o l’influenza spagnola che nel 1918 causò la morte di migliaia di persone, delle quali il 70% aveva tra i 18 e i 49 anni…..

Malattie che supportate da scontri armati, forti carestie e climi favorevoli alla sua trasmissione, hanno potuto estendersi contagiando in poco tempo i vari continenti… 

Come sempre avviene in questi casi, queste malattie oltre ad aver sterminato parte della popolazione, hanno altresì determinato in maniera negativa cambiamenti nell’economia, nella geopolitica e a volte, anche nella religione…
Per cui nulla toglie di pensare che quanto stava accadendo nel mondo andava secondo alcuni corretto…
Penso all’economia mondiale imposta dal governo cinese, da quel suo import/export che ha di fatto condizionato gli ultimi decenni dei paesi nazionalizzati e non solo, imponendo quel suo mercato anche a chi voleva farne a meno… 

E quindi, perché non dover sospettare che dietro a questa infezione vi possa essere un paese straniero altamente preparato e capace batteriologicamente di riuscire a creare un’arma biologica per testarla proprio su quel paese che vorrebbe economicamente distruggere???
Ricordate… che si tratta di uno degli stati più popolosi al mondo!!!

Comprendo come il buon senso e la nostra coscienza non sia portata a credere ad una idea così criminale, ma ci si dimentica di come più volte questa malefica idea è stata nella storia dell’uomo portata più volte avanti, trasformando un virus in qualcosa di letale altamente contagioso per determinare le sorti di un conflitto o per creare appositamente in un  paese, una vera e propria pandemia!!!

I virologi di tutto il mondo sanno quanto questa remota possibilità possa essere di fatto realizzata, come d’altronde conoscono bene i rischi di questo focolaio di cui ancora oggi non è stata trovata una cura e che potrebbe diventare se non fermata “apocalittica”!!!

D’altro canto per descrivere la portata di un contagio solitamente si usano tre parole: “fiammata” per descrivere l’improvvisa comparsa di qualche caso, “epidemia” quando il contagio interessa una regione o qualche paese, mentre si parla di “pandemia” quando il contagio si diffonde in un intero continente o più… ed è proprio ciò che sta accadendo!!!

Non va dimenticato che il “coronavirus” è già comparso nel 2002/2004 con il nome di SARS e che oggi questo è solo più resistente in quanto il ceppo si è fortificato, avendo mutato attraverso nuovi incroci quella propria forza, diventando oggi letale per le popolazioni… 

Nel frattempo l’economia cinese è ai minimi storici, le fabbriche sono chiuse, in particolari quelle automobilistiche, l’export dei prodotti è sospeso e le merci già partite vengono bloccate nei porti o negli aeroporti di destinazione… 
Dalla Cina non si esce e non si entra, le borse sono crollate, i tecnici stranieri stanno rientrando limitando di conseguenza l’operatività di quelle loro fabbriche, nessuno circola per strada, le scuole sono chiuse, c’è il blocco di tutte le funzioni pubbliche, il turismo straniero ma anche quello territoriale è inesistente, nessuna attività di ristorazione aperta, un paese fantasma…

Ma lo stesso sta accadendo nel mondo ed anche da noi, dove i negozi cinesi e i loro prodotti vengono boicottati, senza parlare delle importazioni totalmente bloccate, come quelle attività di ristorazione o quei centri commerciali di proprietà di cittadini asiatici…

Comprenderete come improvvisamente ciò che tutti apertamente criticavano e cioè il monopolio dell’economia in mano cinese è diventato – attraverso un virus – possibile… e difatti sono in molti tra gli industriali, commercianti, operatori ed anche comuni cittadini, ad auspicare che si possa ritornare nuovamente a quelle abitudini e culture tradizionali, ben lontane da quelle estere provenienti dall’oriente, meglio conosciute con il marchio “made in china“!!!
  

800.900 767 è il numero verde di "SOS IMPRESA": si può chiamare, anche in maniera anonima!!!

Finalmente un numero verde a sostegno dei commercianti e non solo, anche di tutti coloro che fanno impresa nella nostra isola. 
Per cui, se qualcuno dovesse compiere un tentativo di estorsione, se vengono a chiedervi il pizzo, potete chiamate questo numero, peraltro è anonimo!!!
Proprio alcuni giorni fa è stata condotta una operazione da parte della Procura di Palermo, eseguita dal secondo nucleo operativo metropolitano delle Fiamme Gialle del capoluogo siciliano, basata su prestiti a usura ed estorsioni a danno di decine di commercianti e imprenditori della provincia palermitana… 
L’operazione ha consentito di ricostruire un giro di affari milionario, l’indagine della guardia di finanza è nata dalla denuncia di un imprenditore che per un prestito di 450 mila euro è stato costretto a restituire in un anno circa un milione di euro!!! 
Ovviamente per quanto sopra “SOS Impresa/Rete per la legalità – Sicilia“, si complimenta per l’operazione e lo stesso presidente Matteo Pezzino dopo gli arresti ha dichiarato: “Gli arresti di ieri confermano che l’unica strada per combattere l’usura e l’estorsione è quella della denuncia!!! 
Il coraggio di una sola vittima ha consentito di svelare un contesto ben più ampio di reati: circa venti gli imprenditori della provincia di Palermo, vittime delle persone appena arrestate, una di queste ultime considerata negli anni passati vicina al mafioso Giovanni Brusca. 
Adesso ci rivolgiamo a tutte le vittime già individuate dalle forze dell’ordine, affinché collaborino fattivamente. 
L’invito è ora rivolto a  chi non ha avuto finora il coraggio di denunciare, spingendolo a dialogare con noi per trovare il coraggio di farlo con la nostra assistenza. 
E’ attivo il numero di numero  verde 800.900.767 a cui si può chiamare, anche in maniera anonima, per entrare in contatto con SOS Impresa ed essere ascoltati. 
Promettiamo di essere a fianco di tutti coloro che chiederanno aiuto, prestando gratuitamente assistenza sia per accedere agli importanti benefici previsti dalla legge a favore delle vittime, sia per affrontare il processo penale”.
Un piccolo passo verso la lotta a questa ignobile piaga, un nodo al collo quello del racket che soffoca da sempre in maniera stretta il collo degli imprenditori siciliani…
Denunciare quel racket – grazie al numero verde di “SOS Impresa/Rete per la legalità – Sicilia” diventa oggi più facile rispetto a prima e le vittime di quel sistema criminale, possono ora dare il proprio contributo a quella lotta in maniera decisa e sentire finalmente così lo Stato più vicino a loro!!!
Quindi non abbiate paura, chiamate il numero sopra esposto!!!

Lega Sud Sicilia: ecco i nuovi referenti provinciali.

Prima d’iniziare a parlare sul nuovo movimento “Lega Sud Sicilia“, mi permetto di riprendere un post scritto dal sottoscritto nel lontano 18 giugno 2011, nel quale, rivolgendomi al Sig. Miccichè e a quel suo nuovo “Partito del Sud”, facevo una serie di considerazioni, che riviste oggi, già… a quasi dieci anni di distanza, sembrano essere premonitori di quanto successivamente negli anni è realmente accaduto: http://nicola-costanzo.blogspot.com/2011/06/micciche-ed-il-partito-del-forza-del.html
Ecco perché consiglio di leggerlo, perché l’augurio è che quanto si sta per realizzare, non diventi una semplice replica di quel periodo…
Debbo dire però che a differenza d’allora qualcosa sembra cambiare: i nomi riportati oggi dai quotidiani, evidenziano che qualcosa di diverso si sta provando a fare, aggiungerei… di molto diverso ed in maniera sicuramente positiva…
L’auspicio quindi personale è quello di lasciarli lavorare…
Ed allora,  ecco il primo incontro ufficiale della Lega Sud Sicilia, svolto nei giorni scorsi ad Enna, che ha eletto Graziella Manno come coordinatore regionale del partito, affiancata da un ufficio di presidenza composto dal presidente della Lega Sud Sicilia, il siracusano Ciccio Midolo, dalla catanese Laura Amata, responsabile dell’organizzazione e dalla palermitana Marina Sorrentino.
Inoltre, nella stessa occasione sono stati nominati i coordinatori di quattro province: per Palermo ci sarà Beppe Cannizzaro, a Messina Daniela Di Ciuccio, a Catania, Salvo Marischi e ad Agrigento il coordinatore sarà Nino Sguali. 
Le province di Siracusa e Enna sono temporaneamente coperte dal presidente e dal coordinatore regionale. 
Il programma del partito prevede nelle prossime settimane degli incontri con le altre forze politiche a cui seguirà un confronto con il governatore Nello Musumeci.
Mi piace quanto immediatamente espresso dal coordinatore del partito Graziella Manno: “La Lega Sud si pone fuori dagli schemi tradizionali destra-sinistra. Il nostro obbiettivo è porre la questione Sicilia, e in generale quella di tutto il Sud, al centro del dibattito politico. Oggi. – conclude – per rispondere alle aspettative dei siciliani non vedo futuro se non quello di avviare un nuovo partito che affermi con più incidenza l’autonomia siciliana»!!!
Ah… sono anni che vado ripetendo queste parole: se solo qualcuno l’avesse realmente ascoltate, chissà forse oggi non ci saremmo trovati in queste rovinose condizioni!!!

"Cittadella Giudiziaria": Le ipotesi erano tutte a favore del quartiere di Librino, ma stranamente la scelta è ricaduta sul Palazzo dell'ex Poste!!!

Alcuni giorni fa avevo scritto un post a riguardo: http://nicola-costanzo.blogspot.com/2020/01/cittadella-giudiziaria-quanto-spreco-di.html ed oggi nel riprenderlo desidero pubblicare un parte di un video del 2013, precisamente il 24 gennaio…      Durante l’incontro si è dibattuto sulla necessita di realizzare la cittadella della giustizia e sull’eventuale sua ubicazione…
Si sono così potuti riassumere i motivi che suggerivano di realizzare nel quartiere di Librino quell’opera, in quanto erano  certamente superiori a quanti erano viceversa contrari perché volevano realizzare quell’opera al centro di Catania…
Tra i vantaggi di costruire quell’opera a Librino mi permetto di ricordarne solo alcuni: un’area quattro volte più estesa, libera da eventuali edifici circostanti, di proprietà del Comune, con un elaborato “project finance“, con la previsione di un sistema “BRT”, con l’approvazione già di un Piano urbanistico, con l’uso di una “zona franca”, si dava una spinta economica ad un quartiere disagiato, etc…
Ma alla fine, come abbiamo visto in questi giorni, si è deciso di realizzare l’opera in Viale Africa, speriamo quantomeno che il progetto preveda un ampio parcheggio, quantomeno adeguato per servire tutta quella struttura e di conseguenza i cittadini che ogni giorno vi recheranno…
D’altronde la zona per traffico è ben conosciuta, sia per quanti provengono da fuori città, ma anche per coloro che operano in quell’area…
Mi riferisco a quella scuola prospiciente l’ex palazzo delle poste, a taluni alcuni commercianti “coraggiosi” che riescono ancora a tenere aperte quelle loro attività, a cui va sommato quel complesso polifunzionale “Centro fieristico delle ciminiere” che nel momento ha nel calendario manifestazioni fieristiche, espositive, congressuali, concerti e/o rappresentazioni teatrali e cinematografiche, fa divenire quel’area totalmente inaccessibile, limitando in maniera decisa anche il passaggio degli autoveicoli su entrambe le carreggiate… 
L’auspicio di noi cittadini è quello che, nel aver deciso questa ubicazione, si sia valutato in maniera specifica l’impatto che avrà la struttura sulla mobilità e soprattutto sul traffico, ma anche gli altri rischi, quali ad esempio quello del “rumore” o lo stesso inquinamento atmosferico (che come stiamo vedendo in questi giorni in alcune nostre grandi città, sta modificando i parametri climatici con gravi conseguenza alla salute), il tutto a causa della numerosa presenza di dipendenti, operatori, visitatori, che entrando ed uscendo con le loro auto (o con altri mezzi) da quel comparto provocheranno quegli orari di punta…
Già m’immagino la scena: non vorrei ritrovarmi lì!!!
Ed infine va ricordato un’altro grave problemi che in alcuni giorni paralizza la nostra città…
Il rischio di esondabilità: mi auguro che si sia valutato in maniera corretta l’impatto che la nuova struttura avrà sulle acque piovane, perché si sa che la creazione di vaste superfici impermeabilizzate come piazzali, parcheggi, superfici piane quali terrazzamenti o tetti, etc., determina uno scorrimento superficiale delle acque di pioggia, senza possibilità che questa s’infiltri sin da subito nel sottosuolo!!! 
Speriamo quindi che non accada quanto più volte visto in questa nostra città e cioè che la realizzazione di grandi opere (centri commerciali etc…) ha determinato gravi problematiche inerenti il deflusso delle acque meteoriche, in quanto non erano stati previste le necessarie opere idrauliche per smaltire in breve tempo gli elevati volumi d’acqua, in particolare durante quegli eventi di pioggia, perduranti e intensi… 
Cosa dire, vedremo…
Speriamo almeno che alla fine quest’opera determini un impatto socio economico positivo!!!
Mi riferisco innanzitutto agli effetti diretti sull’occupazione e a tutti quegli esercizi commerciali adiacenti la struttura e non solo, anche a quanti indirettamente saranno legate a quella nuova costruzione attraverso contratti commerciali (bar, mense, etc…) e logistici, per forniture e lavori, quali ad esempio quelli relatici alle manutenzioni, sicurezza, sorveglianza, etc… 

Accuse a Gratteri, il procuratore generale Lupacchini trasferito a Torino…

Avevo pubblicato un video su quanto accaduto e cioè sul fatto che il procuratore generale di Catanzaro, Dott. Otello Lupacchini, avesse avuto il demerito di criticare l’operazione del collega Gratteri chiamata “Rinascita-Scott“:http://nicola-costanzo.blogspot.com/2019/12/operazione-rinascita-scott-ad-ascoltare.html
Ecco che a seguito di quanto sopra è stato disposto il trasferimento del procuratore generale, una decisione della sezione disciplinare del Csm che ha accolto le istanze cautelari avanzate dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e dal procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi.
Ho letto in alcuni post pubblicati di quotidiani online calabresi, che il procuratore Lupacchini: “inascoltato in sede istituzionale, ha rappresentato pubblicamente lo stesso dato oggettivo rimasto inevaso e per tale ragione, anziché ricevere attenzione, ha subito ingiustamente un trasferimento d’ufficio lontano dal distretto nel quale ha, con disciplina e onore, semplicemente cercato di esercitare le proprie funzioni”. 
Lo stesso Avv. Ivano Iai (difensore del magistrato) ha sottolineato, dopo aver appreso la decisione del Csm di trasferire Lupacchini alla procura generale di Torino come: “Appare evidente che al dottor Lupacchini non sia stata semplicemente applicata una misura cautelare, con le finalità che la stessa comporta per rimediare a un presunto e non concreto pericolo di incompatibilità all’esercizio delle funzioni nel distretto, quanto una vera e propria anticipazione di sanzione, oggettivamente e severamente punitiva, oltre che ostile, avendo disposto il trasferimento del magistrato, con perdita delle funzioni direttive, a 600 km di distanza dalla città di Roma e a oltre mille km da Catanzaro”!!!
“Non è stato motivato pienamente – spiega ancora il legale Iai – il rigetto delle istanze – più volte sollecitate dalla difesa – finalizzate a conoscere gli esiti degli esposti e delle segnalazioni, inoltrati nel corso del tempo alla Procura Generale presso la Corte di cassazione e al Ministro della Giustizia dal Procuratore Generale Lupacchini, indicativi delle criticità e delle violazioni riscontrate circa il mancato coordinamento e collegamento della Procura Distrettuale con la Procura Generale di Catanzaro”.
Certo tutta questa vicenda lascia noi cittadini amareggiati, perché pur non comprendendo quale possa essere la giusta verità su questa vicenda, evidenzia viceversa come all’interno del suo apparato, vi siano (o vi siano stati…) poteri contrapposti che hanno operato con finalità se non opposte quantomeno diverse e tutto ciò ovviamente a scapito del nostro sistema giudiziario…
   

27 gennaio 1945: "Arbeit macht frei"!!!

In questo giorno di 75 anni fa, i soldati ucraini sfondarono il cancello di quel “campo di sterminio“chiamato Auschwitz!!!
Già… chiamarlo semplicemente “campo di concentramento” sarebbe troppo riduttivo e non rappresenterebbe in maniera perfetta quanto in quel luogo è stato realmente compiuto: lo sterminio di oltre un milione di ebrei!!!
Come non ricordare quindi oggi quel complesso di morte e di tortura, e quella frase riportata sul portone d’ingresso che si faceva beffa di quanti vi stavano per entrare: “ARBEIT MACHT FREI”, già… “Il lavoro rende liberi“!!!
In quella frase possiamo riassumere quella natura criminale nazista che ha avuto tra i suoi aguzzini, da Hitler all’ultimo militare presente in quel campo e non solo…

L’immagine che si voleva dare a quei detenuti era quella di serenità, si prometteva loro che prima o poi sarebbero usciti… per ritornare nuovamente liberi!!!
Ma purtroppo nessuno, se non poche migliaia sopravvissero a quei forni crematori… e quell’immagine crudele iscritta sopra a quel portone, forma con quell’ambiente circostante un tutt’uno, qualcosa d’inseparabile che resterà impresso nella storia, a monito delle future generazioni…
Nessuna libertà quindi, nessuna promessa mantenuta, ma solo morte, sin dal loro ingresso nel campo…
Già… venivano uccisi immediatamente, appena entrati in quelle stanze appositamente camuffate da docce, dalle quali uscivano quei gas “Zilon B” che altro non era che un agente fumigante a base di acido cianidrico!!!

Nulla potrà mai essere perdonato a quei criminali e a quanti ancora oggi inneggiano ad essi… che evidenzia come non bisogna mai abbassare la guardia, affinché situazioni come quelle accadute ed in parte ripetute in questi anni, non abbiano più a ripetersi!!!
Ma come vado ripetendo spesso, la natura dell’uomo e peggiore di quella animale, ma soprattutto a farmi più paura è quel sentimento di codardia ahimè sempre presente,  anche in quelle circostanze dove non vi è alcun rischio personale già… perché non va dimenticato come anche noi italiani in quel tragico momento storico abbiamo avuto le nostre colpe!!!
In tal senso vorrei riprendere una frase di Primo Levi: “Sarà bene ricordare a chi non sa, ed a chi preferisce dimenticare, che l’olocausto si è esteso anche all’Italia, benché la guerra volgesse ormai alla fine, e benché la massima parte del popolo italiano si sia mostrata immune al veleno razzista”.

Infatti, possiamo considerare l’Olocausto come il più terribile crimine che si sia mai commesso nella storia e non mi riferisco al solo popolo ebraico, ma a tutta l’umanità!!!
Un fatto così orrendo e mostruoso, non dovrà più essere ripetuto da alcun essere umano!!!
D’altronde penso che ciascuno di noi porti in se quel peccato grave, credo che faccia parte indelebile del nostro “dna”, sì… verrà trasmesso ai posteri per l’eternità!!!
Ma oggi voglio aggrapparmi a quella speranza e desidero quindi immaginare come intorno a quel filo spinato vi possa essere quell’istante di libertà, allora negata…

Quei tentacoli sulla città etnea…

Questa mattina – sarà stato un caso – ma nel leggere le notizie di cronaca su un quotidiano, mi sono sorpreso nel non vedere articoli su arresti di mafiosi o su indagini giudiziarie in corso ad opera delle forze dell’ordine…
Va be… mi sono detto: “la settimana è finita, sicuramente riprenderanno lunedì mattina“… 
Non certo comunque di aver verificato tutte le pagine, le ho guardate con più attenzione e posso assicuravi che non vi era nulla…  
Incredibile… mi sono detto: ma com’è possibile? Sarà vero? 
Sì… infatti dopo aver verificato quanto non credevo possibile, ho iniziato a pensare che forse improvvisamente la mia città fosse diventata improvvisamente pulita, priva di ogni sorta di infezione, già di quel “cancro” che ha attanagliato da sempre la mia amata terra…
Certo, tutto sarebbe diverso se non ci fossero questi tentacoli, anche se molti miei conterranei avvertono questi come qualcosa di distante, di astratto, ma se stessero più attenti a quanto avviene ogni giorno, scoprirebbero come quegli arti stringono e soffocano qualsivoglia azione quotidiana, già… anche le circostanze più banali.
E allora provate a immaginare quest’isola senza la “mafia” (si certo in molti ora staranno dicendo: “ma chi sta ricennu chistu; ca mafia si mangiava bonu… ie uora stamu cugghiennu a fami…”), credo che tutto sarebbe diverso!!!
Infatti… non ci sarebbero più crimini, nessuna violenza o pagamenti di pizzo, basta con attività commerciali chiuse per evitare di pagare quel racket, niente più droga e omicidi, in un battibaleno diverremo finalmente un paese normale, uno di quelli dove si vive bene, dove si è tranquilli perché la la sicurezza è stata posta come priorità della  società civile…
Già… ecco che si vedrebbe finalmente quella serenità tanto richiesta: un lavoro per tutti, non più uomini o adolescenti utilizzati da quella organizzazione criminale per svolgere compiti criminali e certamente illegali… 
Ecco che quella mafia ed i suoi affiliati, resteranno un brutto ricordo… 
Ma non solo loro, anche quanti ne facevano indirettamente parte, mi riferisco a quei colletti bianchi che hanno con la loro funzione, agevolato – ogni qual volta richiesto – quel sistema corruttivo, in cambio di qualche mazzetta o di un favore personale…
A questo consistente gruppo vanno sommati tutti quei professionisti collusi, ma soprattutto i molti politici corrotti, che come abbiamo visto negli anni, si sono dimostrati strettamente legati a talune famiglie mafiose…
Si lo so… a volte sogno ad occhi aperti, ma se eliminiamo anche quei sogni di speranza, ditemi… cosa ci resta??? 
Ah certo, riprendere con la quotidianità…
Leggere da lunedì mattina, i nomi e i cognomi di quei nuovi indagati, tutti – come ormai consuetudine – arrestati a seguito dell’ennesima inchiesta giudiziaria!!!

"Cittadella Giudiziaria": quanto spreco di denaro pubblico e non solo…

Ieri un escavatore ha dato il via alla demolizione dell’ex Palazzo delle poste, per far sorgere al suo posto una nuova struttura, la cosiddetta “Cittadella giudiziaria“…

Non è mia intenzione entrare nei meriti di questa nuova costruzione, ma mi chiedevo se non fosse stato più logico – ai tempi in cui quel palazzo era ancora in perfette condizioni – prenderne il possesso e realizzare quanto oggi – dopo tanti anni di disuso – è diventata ahimè necessità, visto il degrado a cui si era giunti, ma soprattutto tenuto contro delle condizioni instabili e forse fatiscenti ormai dello stesso… 
D’altronde basta poco per comprendere a quale livello “Bronx” sia tutta quella zona adiacente la Stazione Centrale… 
Mi permetto di paragonare quest’area a quello stereotipo americano che lo descriveva come uno dei  posto più povero e malfamato di New York; una fama alimentata negli anni anche da alcuni film ambientati nel quartiere, che gli aveva fatto guadagnare quella pessima reputazione…
Una situazione quest’ultima totalmente ribaltata negli ultimi anni, in quanto quell’area è stata totalmente rasa al suolo e completamente ristrutturata, diventando una delle zone più “inn” della città, attraverso la realizzazione di palazzi prestigiosi ed importanti attività commerciali!!!
A confermare comunque quella condizione riportata su tutta quell’area che da Piazza Europa giunge al capolinea della Stazione, basta semplicemente prendersi un treno ed osservare dal finestrino il degrado di quel percorso… 
Comunque, riprendendo quanto occorso ieri mattina in viale Africa, il presidente della Regione Nello Musumeci ed il presidente di Corte d’Appello Giuseppe Meliadò, hanno aperto ufficialmente il cantiere, in particolare le opere di demolizione di quella fatiscente struttura, per dare il via ai lavori di realizzazione della nuova Sede giudiziaria che una volta realizzata, accorperà gli uffici giudiziari disseminati in città…

L’iniziativa è encomiabile e d’altronde cosa vorremmo aggiungere ad un progetto così importante… 

E invece no, qualcosa da aggiungere c’è… 
Sì… perché se pur i miei concittadini dimostrano di avere la memoria corta, qualcuno che ancora oggi ricorda quanto è accaduto per quella stessa vicenda, per fortuna rimane!!!
Ed allora ricordiamo quella particolare vicenda di qualche anno fa… 
Innanzitutto va ricordato come in fase progettuale, la “cittadella giudiziaria fosse stata prevista a Librino, in quanto quell’area apparteneva alla cosiddetta “zona franca” del governo Berlusconi, che avrebbe permesso il mancato pagamento delle imposte per un quinquennio, ma soprattutto perché essa sarebbe stata inserita in quel quadro d’insieme costituito da tre grosse realtà quali la cittadella del tribunale, la cittadella della polizia, uffici a servizio degli stessi ed ovviamente quest’ultima cittadella giudiziaria… 

Inoltre, immaginate cosa sarebbe potuto diventare quel quartiere, non solo per le possibilità offerte da quelle immense strutture, che avrebbero garantito, sia alle attività commerciali presenti che a quelle in fase di nuova apertura, una crescita esponenziale grazie alla presenza quotidiana di quel numero consistente di dipendenti pubblici… 

Ecco… a differenza delle chiacchiere inutili, quanto sopra avrebbe certamente recuperato in maniera importante quel quartiere, in tal senso mi permetto di condividere un post dell’Avv. Lina Arena: https://laspiapress.com/bene-comune-dellipocrisia-lina-arena/ 
Ma come abbiamo appena visto, nulla di quanto sopra si è avverato, ed anche su questo vi è un motivo…
Già… va ricordato che stiamo parlando di un periodo nel quale alcuni nostri politici, hanno preferito “delocalizzare” taluni uffici pubblici presso alcune residenze private, pagando per quest’ultimi veri e propri “affitti d’oro”… 
Mi riferisco ad esempio al Tribunale Sez. lavoro o a quello dove risiedono gli uffici del Giudice di pace…
Ah… dimenticavo, a conferma che quelle tre cittadelle erano state previste a Librino, vi è un documento che si era occupato di verificare la mobilità della città e difatti erano stati previsti ben sei percorsi con i “BRT” di cui proprio uno di questi percorsi andava dal centro verso il quartiere di Librino… 
Ma quanto sopra si contrapponeva con una realtà, quella che vedeva la maggior parte degli studi legali della città e anche molte abitazioni di quei suoi professionisti, poste al centro, in particolare nelle adiacenze di Piazza Giovanni Verga, dove per l’appunto è presente il nostro Tribunale…   
A conferma di quanto sopra, pubblicherò nei prossimi giorni un incontro proprio sull’argomento di cui sopra, in cui erano stati invitati alcuni candidati sindaci tra cui i Sig.ri: Avv.ti R. Stancanelli e E. Bianco, il Prof. M. Caserta, la Dott.ssa M. Acagnino che mostro particolare interesse per quell’iniziativa ed insieme a loro era presente anche l’ex procuratore della Repubblica  G. Tinebra… 
Ricordo tra l’altro (ma di ciò purtroppo non ho più alcuna fonte…), che in quel periodo vi era stata la volontà di un milionario arabo, già il classico sceicco che si era offerto di costruire la “Cittadella giudiziaria” e in cambio chiedeva di prendere il possesso del palazzo dell’ex poste, affinché egli ne potesse realizzare un hotel, che sicuramente – vista la posizione adiacente con la Stazione Centrale risultava essere più logica di quanto ora si sta per realizzare…
Comunque sono tante le circostanze che non si riescono a comprendere in questa nostra città, ad esempio quel palazzo rimasto disuso di fronte al porto o quell’area della ex cementerie abbandonata, ed ancora, cosa dire di quella proprietà chiamata Palazzo Bernini adiacente Piazza Michelangelo o di quel progetto mai portato a termine che prevedeva da un lato la costruzione del nuovo stadio del Catania Calcio e quindi importante vetrina per la nostra squadra del cuore, ma soprattutto perché avrebbe così com’è progettata, contributo a diventare sede di molti uffici pubblici…
Cosa aggiungere, speriamo quantomeno che dopo che questo palazzo verrà finalmente demolito, potremmo vedere in tempi celeri realizzata questa nuova struttura giudiziaria…
Sì… perché mi dispiacerebbe dovermi ritrovare tra qualche anno a scrivere nuovamente su questa ahimè angosciante vicenda!!! 

"C'era un imprenditore di Milano che aveva interesse che le stragi non si fermassero"!!!

Ma guarda un po’ che novità… 
Sono anni che il sottoscritto va riportando nei propri post quanto ora dichiarato e cioè che dietro quel periodo stragista non vi era la mafia o per meglio dire la “sola” mafia, bensì un sistema perfettamente organizzato per compiere un golpe senza sparare un sol colpo…
Ciò che non si era riusciti a compiere anni primi con il maestro venerabile di quella loggia massonica “P2” Licio Gelli, ecco che anni anni è stato portato a termine da una parte di quei suoi ex tesserati…  
La conferma che mancava viene data ora dal boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano (condannato all’ergastolo), che nel corso della sua deposizione al processo sulla “‘ndrangheta stragista” in cui è imputato, ha invitato – nella sua deposizione in videoconferenza – il Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo (pm d’udienza), a indagare sulle vicende del suo arresto “perché si potranno scoprire i mandanti delle stragi degli anni ’90“.
Continuando ha voluto precisare: “C’erano imprenditori di Milano che non volevano la fine degli attentati”!!!
Finalmente dopo tanti anni il boss delle stragi ha iniziato a parlare, inviando quei messaggi “subliminali” a chi di dovere… 
D’altronde il carcere duro dopo 26 anni si è fatto sentire… ed il boss ritiene oggi di aver già scontato pienamente quella sua pena e ora vuole soltanto uscire, ma per farlo deve sollecitare il sistema ed ecco quindi che inizia raccontando una parte di quei segreti che da sempre ha tenuto custodito gelosamente…
Già quei rapporti tra mafia e politica, tra uomini delle Istituzioni “deviati” e cosa nostra, quest’ultima che a seconda delle richieste ricevute, disseminava bombe nel nostro paese bombe a modello “orologeria”!!!
Siamo tra il 1993 ed il 1994 e qualcuno aveva iniziato le manovre politiche/imprenditoriali per giungere al potere, grazie anche alle forti richieste dei cittadini che pretendevano immediatamente un nuovo governo nuovo (dopo la vicenda Craxi) e soprattutto lontano da quei meccanismi corruttivi che avevano portato alle inchieste di “mani pulite”… 
Era questo ciò che pensavano a quel tempo i miei connazionali, una penisola sottosopra ed una regione – la mia Sicilia – colpita direttamente al cuore da quella criminalità organizzata, attraverso un numero altissimo di vittime dello Stato (e non solo), crudelmente assassinate…    
Ecco quindi che il boss Graviano attacca coloro che hanno parlato di lui, dai collaboratori di giustizia agli stessi magistrati che lo hanno interrogato e che ancora oggi evitano di porgere ad egli quelle giuste domande…
E difatti ora egli dà nuove istruzioni su come di dovrebbero condurre le indagini, in quanto – secondo egli – non è altro che una vittima o per meglio dire un piccolo ingranaggio di una enorme  macchinazione!!!
Ma il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, (che ha coordinato l’inchiesta, Graviano, insieme al “mammasantissima” calabrese Rocco Filippone) ritiene Graviano il mandante degli attentati contro i carabinieri, costati la morte ai brigadieri Fava e Garofalo e ad altri quattro militari feriti, con cui la ‘ndrangheta ha partecipato alla stagione dei noti attentati del ’93 e ’94.
Mentre l’ex boss dichiara che quelle notizie sono “bugie”, anche la stessa ordinanza è secondo egli errata, come altresì false sono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia dei siciliani Gaspare Spatuzza, Fabio Tranchina e di quelli calabresi, Nino Lo Giudice e Consolato Villani.
Inoltre, sempre durante la deposizione ha aggiunto – rivolgendosi al procuratore Lombardo:- “Se lei andrà ad indagare sull’arresto condotto nei confronti di Giuseppe e Filippo Graviano scoprirà i veri mandanti delle stragi. Scoprirà chi ha ucciso il poliziotto ucciso insieme alla moglie, Agostino. Scoprirà la verità su tante cose. Però i carabinieri devono dire la verità”.
E poco dopo ha lanciato un altro messaggio sibillino: “C’era un imprenditore di Milano che aveva interesse che le stragi non si fermassero”!!!
Chi me lo ha detto? Me lo ha riferito nel carcere di Spoleto (tra il 2006 ed il 2007) un altro detenuto napoletano… 
Si evince dalle intercettazioni ma non mi chieda di dire il nome perché non farò nessun nome, d’altronde non mi sembra corretto e rispettoso nei confronti di chi mi ha voluto confidare i segreti di cui oggi sono a conoscenza…
Il messaggio a chi di dovere è stato lanciato… ora vedremo se verrà recepito oppure se – come solitamente avviene in questi casi – non sia più conveniente eliminare definitivamente questo testimone diventato ora troppo “scomodo”!!!

Cosa nostra ricicla in diamanti…

Harare, Zimbabwe, gennaio 2011. 
Antonino Messicati Vitale, boss di Cosa Nostra, atterra in un jet privato. Ha con se un bagaglio che non può passare dalla dogana, un baule stracolmo di dollari americani. 
Viaggia protetto e si fa strada nella calura dell’estate australe fino alle miniere di Marange. Non è certo la prima volta che deve chiudere un affare importante, ma questa volta anche lui dev’essere stato un po’ nervoso: Antonino ha in mano l’affare del secolo, roba da fare concorrenza al fu Cecil Rhodes, affamato cacciatore di diamanti e conquistador di quella terra, una volta chiamata Rhodesia in suo onore. Antonino è atteso, in cambio dei suoi dollari fruscianti lo aspetta un carico da un milione di carati di pietre grezze. Duecento chili di diamanti voleranno via dal paese in segreto, senza controlli di frontiera e con il benestare dell’oligarchia del Paese che avrà in cambio una fetta della torta. Ma il colossale acquisto è solo il primo passo, pochi giorni dopo Antonino è a Pretoria, capitale del Sudafrica, a firmare un accordo che assicurerà un flusso ininterrotto di diamanti zimbabwesi verso l’Europa.
E’ il 19 gennaio 2001 e al tavolo della trattativa siedono Antonino Messicati e altri sei uomini d’affari sudafricani e zimbabwesi. 
Sul tavolo l’accordo per il lancio della “Zimbabwe Diamond Opportunity”: 30mila carati al mese verranno tagliati a Harare e poi commercializzati in Europa grazie a una occulta azienda maltese. 
Un altro milione di carati sarà assicurato in meno di tre anni. A garantire l’approvvigionamento e il taglio dei diamanti è un’associazione di trader locali autorizzati dal governo, chiamata ‘Zimgroup’ nel contratto. 
A mettere il capitale e i canali per l’export è un gruppo di investitori stranieri, l’Ingroup.
L’uno non può fare a meno dell’altro, perché da quando il governo di Mugabe ha dovuto ratificare il Kimberly Process, un accordo internazionale che cerca di prevenire l’ingresso nei circuiti legali dei cosiddetti ‘blood diamonds‘, fare uscire diamanti grezzi dallo Zimbabwe è vietato. 
I diamanti grezzi sono il Santo Graal del riciclaggio: non hanno un prezzo fisso, il loro valore può mutare come per magia in base a come vengono valutati: si devono contrabbandare fuori da un paese? Viaggeranno con una valutazione al minimo. Devono servire da contropartita per un prestito o certificato di credito? Verranno valutati al massimo. E non importa che siano insanguinati, Cosa Nostra non si fa certo scrupoli: trova il compratore giusto e le pietre finiscono fianco a fianco a quelle autorizzate, nelle gioiellerie di tutto il mondo.
Ma anche i diamanti lavorati possono servire al riciclaggio, e Cosa Nostra lo sa. Quando si hanno milioni guadagnati dal traffico di droga che non si possono dichiarare al fisco, non c’ è nulla di meglio dell’acquisto di diamanti. E cosi, si da il via alle danze con la ‘Ingroup’, guidata da un volto incensurato: Salvatore Ferrante, cittadino sudafricano di seconda generazione, pronto a fare l’uomo in doppiopetto del cugino Messicati Vitale.
Ad aprire le porte dell’Africa ci pensò Vito Roberto Palazzolo, il più abile banchiere che Cosa Nostra abbia mai avuto. 
Entrato in Sudafrica da latitante nel 1986, costruisce un vero proprio impero, tra miniere di diamanti in Angola, laboratori di taglio dei preziosi in Namibia e affari miliardari che assicura a governi africani corrotti, imprenditoria internazionale e, ovviamente, alla mafia. 
Ma oggi che Palazzolo è incarcerato al 41bis dopo essere stato scovato in Thailandia nel 2012, Cosa Nostra ha dovuto cercare nuovi canali per investire nel continente nero.
Salvatore Ferrante ha un legame a doppio filo con la sua terra d’origine, la Sicilia. A Palermo, tra i decadenti edifici del centro e le meravigliose statue barocche sporcate dal traffico, c’è un dentista che a molti boss di mafia ha guardato in bocca. Negli ultimi anni ai clienti non ha proposto denti d’oro, ma traffici di diamanti. È lo zio di Salvatore, e pur non sapendo indicare Harare sul mappamondo, ha ben chiaro il suo ruolo cardine: deve trovare gli investitori, metterli in contatto con Salvatore che poi penserà al resto. Ma alla Cupola serve una garanzia in più, perchè certe decisioni le può prendere solo un uomo d’onore, e cosi viene scelto Antonino per il viaggio nel continente nero.
Messicati Vitale è giovane e pieno di risorse. Condannato per mafia nel 2000, sconta la pena, torna sul trono, scappa a Bali, rientra in Italia scortato dai carabinieri, rimane a piede libero un anno e viene fermato definitivamente a ottobre 2014 mentre, con una maschera in silicone, si preparava ad un ritorno in Africa. Boss indiscusso di Villabate, Antonino ha imparato a sparare quando militava nel gruppo di fuoco di Bernardo Provenzano. 
Da “Zio Binnu” però ha imparato anche l’arte degli affari, che vengono “prima delle pallottole”, come comanda anche l’attuale capo dei capi Matteo Messina Denaro. Non è dato sapere se sia stato Messicati Vitale il primo a cogliere un’opportunità nascosta nel suo albero genealogico, o se siano stati gli incensurati parenti sudafricani a cercarlo per primi, poco importa: il sangue non è acqua, e per la mafia è il legame più forte, indelebile e resistente a migliaia di chilometri di distanza.
La famiglia Ferrante in Sudafrica c’è arrivata alla fine degli anni ‘50, quando Salvatore Ferrante senior, padre del nostro trader di diamanti e fratello della nonna di Messicati Vitale, lascia la terra natia per finire a lavorare nelle miniere d’oro di Springs, nel Gauteng orientale, non lontano da Johannesburg. Con la sua sposa sudafricana, Wilhelmina Marais, Salvatore mette su una grande famiglia di sei figli, nell’ordine Salvatore junior, Giuseppina, Alberto, Anna Maria, Carmelo e Bianca. Ai Ferrante piace ostentare: sui loro social network pubblicano foto di bella vita in famiglia: ville in campagna, macchine di lusso, cavalli da corsa, nidiate di pitbull e addirittura un tigrotto, a passeggio sul bordo piscina.
Per i Carabinieri di Palermo questa famiglia diventa interessante a fine 2010, quando Messicati Vitale li va a trovare per la prima volta. Non sono mai stati indagati per mafia, ma i Carabinieri vogliono vederci chiaro. Cercando di capire lo scopo del viaggio di Antonino, gli inquirenti scoprono il sito web dell’azienda diamantifera dei Ferrante. Ed ecco la sorpresa: tra i documenti caricati del sito spunta il volto del capomafia di Villabate. Immortalato tra i partner della “Zimbabwe Diamond Opportunity”.
C’è un altro volto importante ritratto nelle foto della trattativa, ed è quello dell’uomo senza il quale i Ferrante, e Antonino, non sarebbero mai entrati nel business nei diamanti: Louis Petrus Liebenberg. E’ in base alle sue testimonianze, messe agli atti di un procedimento intentato in Sudafrica, che Irpi è stata in grado di ricostruire la storia degli investimenti del boss Messicati Vitali nel continente. Liebenberg è un grosso dealer del settore, originario di Port Nolloth, una cittadina di mare a pochi chilometri dall’Orange River che segna il confine con la Namibia, dove si estraggono dal fondale marino i migliori diamanti al mondo. È qui che Liebenberg era riuscito ad ottenere la ‘Concession 10‘, dove “sul fondo ci sono almeno due milioni di carati di diamanti della massima qualità gemmologica. L’Orange River ha trasportato le pietre per 240 chilometri fino al mare, lavandone ogni impurità.” E siccome la Concession 10 è uno dei rari depositi marini fuori dal controllo statale, l’imprenditore la quota alla Borsa di Londra tramite la sua “Wealth4u Mining and Exploration LTD”, l’azienda titolare della concessione.
È il 2008, Liebenberg sta vivendo un costoso e complicato divorzio, ma incontra Pina Ferrante, la figlia maggiore di Salvatore senior, e se ne innamora perdutamente. Quello che però non poteva sapere è che stava andando a finire nella tela del ragno. 
Gli Afrikaans come lui non sono abituati al calore della famiglia mediterranea, e quello dei Ferrante lo sorprende del tutto: “Eravamo sempre a pranzo e cena tutti assieme, mi sentivo di famiglia”. Amato e viziato, Liebenberg non si sente minacciato quando Pina gli propone una soluzione per difendersi dalle pretese della moglie: usare lei e la sua famiglia come prestanome per tutti i suoi beni. La proposta finisce per convincerlo. Le parti scrivono un accordo che Liebenberg metterà in cassaforte, sicuro che basti a proteggere il suo tesoro perché, racconta con rammarico a IRPI, “avrei dato la vita per Pina, mi fidavo ciecamente”.
Anche Wealth4u, il fiore all’occhiello di Liebenberg, deve passare a Pina per non essere toccata dalla causa di divorzio: viene così liquidata e il suo capitale, inclusa la concessione 10, trasferito alla African Dune della donna, l’azienda scovata dai Carabinieri di Palermo mentre indagavano su Messicati. Il futuro sembra roseo su tutti i fronti e i Ferrante sono pronti ad espandersi verso nuovi orizzonti.
Ma le miniere richiedono tempo ed investimenti, e i Ferrante vogliono comprare diamanti subito, da più Paesi possibili. Liebenberg deve aiutarli e aprire il suo prezioso libro dei contatti alla famiglia italiana. Il primo passo si fa in Repubblica Democratica del Congo: qua il sudafricano già commerciava con esponenti governativi trattando i diamanti del Kasai Occidentale e Orientale, entrambi famosi per le gemme che se ne estraggono.
Poi c’è la volta dell’Angola. Questa volta sarebbero i Ferrante ad avere un asso nella manica, a quanto racconta Liebenberg la famiglia vanta un’amicizia storica con Franco D’Arrigo, figlio di un emigrante italiano che ha lavorato nelle miniere d’oro assieme a Salvatore padre negli anni ‘60. I D’Arrigo hanno fatto più fortuna dei Ferrante e oggi possiedono la Elco Steel, una delle più importanti industrie siderurgiche del Sudafrica, che opera anche in Angola, dove D’Arrigo conoscerebbe bene Isabel Dos Santos, la figlia del presidente, amica intima anche di Vito Roberto Palazzolo (ma lei lo nega), il banchiere di Cosa Nostra, che – racconta Liebenberg – sarebbe amico storico anche dell’imprenditore Franco D’Arrigo.
Ma le amicizie altolocate non bastano, serve qualcuno che possa parlare di diamanti con competenza tecnica.
Ecco entrare allora in scena Marius de Kock, socio di Liebenberg e rampollo di una famiglia prestigiosa che ha avuto ben due governatori della South African Reserve Bank. De Kock ha fatto carriera nel settore dei diamanti, ed è ‘sight-holder’ per la De Beers: è cioè autorizzato a comprare e vendere pietre grezze per la più importante azienda di diamanti del mondo. È D’Arrigo che avrebbe fornito contatti presidenziali in Angola, ma è Marius de Kock che sarebbe andato di persona a cercare i diamanti giusti per la famiglia italiana. Purtroppo a questa storia mancano tasselli fondamentali, perché né Marius De Kock né Franco D’Arrigo hanno risposto alla richiesta di commento dei giornalisti di Irpi.
Ma il paese dove i Ferrante hanno fatto davvero fortuna è lo Zimbabwe. Anche qui Liebenberg ha amicizie altolocate, come il prefetto delle miniere di Marange che garantirà i permessi per dar vita alla “Zimbabwe Diamond Opportunity”. Marius de Kock è presente anche in questo affare: accompagna gli investitori nel paese e si assicura che i diamanti siano di qualità.
I diamanti della “Zimbabwe Diamond Opportunity” vengono dai depositi di Marange, i più grandi e importanti del Paese. Concessi al colosso De Beers fino al 2006, vengono poi occupati da migliaia di civili, minatori fai da te in cerca di qualche gemma, di un colpo di fortuna che li liberi dalla miseria. Ma nell’ottobre del 2008 il presidente Mugabe e il suo partito Zanu decidono che è ora di fare fruttare la miniera. Si da il via all’operazione“Hakudzokwi”, ovvero “Senza ritorno”. Centinaia di militari entrano nell’area e a colpi di kalashnikov massacrano migliaia di civili. Vengono trucidate intere famiglie, donne, bambini. L’operazione, una delle pagine più oscure della storia d’Africa, dura meno di una settimana ma svuota la miniera da tutti i civili. Da allora i diamanti dei campi di Marange sono considerati ‘blood diamonds’ e interdetti dal commercio internazionale dal Kimberly Process.
Quale occasione migliore per un compratore come Antonino Messicati Vitale? Marange è perfetta per riempire il baule del boss di Villabate. Liebenberg lo ha scoperto per caso. “Quando Antonino è venuto in Sudafrica è stato a casa mia e di Pina un mese”, racconta ad Irpi. “Mi è stato presentato solo come il ‘cugino Tony‘, ricco e siciliano. Dopo un viaggio in Zimbabwe, in cui non sono stato invitato, Antonino è tornato con un milione di carati di diamanti, comprati in contanti.”
Il prezzo dei diamanti di Marange può variare moltissimo. Il minimo è 70 dollari a carato, ma può arrivare anche a 450 “se il compratore lo richiede” spiega ai giornalisti di Ancir una fonte interna al parlamento zimbabwese, “e se si vanno a comprare pezzi di alta qualità direttamente da chi gestisce le miniere”. Una transazione da capogiro: una cifra fra i 70 e i 450 milioni di dollari in contanti. Sembra impossibile, ma ci assicurano che non sarebbe la prima volta che accade in Zimbabwe. La stessa fonte parlamentare ci spiega che “gli intermediari arrivano in aereo, comprano, e volano via senza controlli. L’esercito c’è dentro fino al collo”.
Dove siano ora le pietre del baule è difficile immaginarlo, ma le possiamo immaginare nella cassaforte di qualche fiduciaria ai Caraibi o al dito di qualche ricca signora europea, che inconsapevole sfoggia una gemma pura solo in superficie: dietro c’è il denaro di Cosa Nostra e il sangue dei civili trucidati a Marange.
Le aziende che oggi lavorano nelle miniere maledette, sotto l’occhio vigile dei militari di Mugabe, parlano tutte cinese. Si tratta di una spregiudicata joint-venture fra governo e Repubblica Popolare Cinese, che – oltre ad appoggiare la violenta campagna elettorale 2013 ha scavato all’impazzata arrivando quasi all’esaurimento delle vene minerarie e contribuendo fortemente al picco della produzione raggiunto nel 2012 con circa tre miliardi e mezzo di dollari in diamanti grezzi.
Liebenberg non sa dire se tutt’oggi i Ferrante si riforniscano da Marange, ma sostiene che lo abbiano fatto almeno per tutto il 2011. I suoi rapporti con i Ferrante si interrompono bruscamente all’inizio dell’anno 2012, quando la Concessione 10 finisce sotto sequestro giudiziario a causa di un incidente mortale nel cantiere. Liebenberg fa il diavolo a quattro per ottenere la restituzione del “suo tesoro” ma non trova supporto nei Ferrante. Per la prima volta l’uomo cade dalle nuvole e si rende conto che alla famiglia la Concession 10 non interessa; devono comprare e rivendere partite di diamanti, in un flusso rapido che possa soddisfare gli appetiti del cugino boss. Per Antonino, e per Cosa Nostra, lo scopo non è ‘produrre’ ricchezza nel lungo termine, ma concentrarne molta e subito in poco spazio.
Con prospettive così diverse diventa ovvio che il romanzo d’amore tra Liebenberg e Pina Ferrante sia arrivato al capitolo finale. Ma Pina, come il paziente ragno che tesse la tela, ha un’ultima missione da portare a termine. Liebenberg racconta di essere stato convinto a passare ancora una notte insieme, ma di aver trovato la mattina dopo la polizia alla porta, pronta ad ammanettarlo per stupro. Liebenberg viene sbattuto in galera 11 lunghi giorni ma poi assolto per mancanza di prove. Nessuno gli ripagherà lo smacco, ma soprattutto nessuno gli ridarà i diamanti e il contratto che tutelava i suoi beni e che Pina nel frattempo aveva prelevato dalla cassaforte del loro appartamento.
L’imprenditore Afrikaan a quel punto si trova in mutande e capisce la vera portata della truffa. Trascina Pina in tribunale per riprendersi beni e miniere ma mentre la battaglia legale è ancora tutta da combattere, Liebenberg racconta di ricevere, “ancora minacce di morte anonime al telefono”. Dal canto suo Pina non sembra vacillare, e tanto meno vacilla la famiglia Ferrante che, si narra nei luoghi che contano di Johannesburg, sta “volando” con gli affari. I Ferrante non sembrano nemmeno preoccuparsi di quella parentela e di quegli affari che li legano a Cosa Nostra. Pina e Salvatore Ferrante si sono rifiutati di commentare sul perché, senza batter ciglio, abbiano avviato il business dei diamanti con il cugino boss.

Cosa Nostra, oggi sotto la sapiente guida di Matteo Messina Denaro, ha saputo mimetizzarsi nel capitalismo internazionale senza perdere le radici culturali e criminali che la rendono indistruttibile. 
I suoi soldi sono liquidi, presenti, esentasse e sempre disponibili. In un flusso sempre crescente penetrano rapidi i circuiti legali anche grazie a una vasta area grigia che presta i suoi servigi alla “Mafia Spa”.
Liebenberg dal canto suo assicura di avere scoperto “dalla stampa” solo dopo la fine della love story la vera identità di Antonino. 
Difficile esserne certi, ma non è la prima volta che l’imprenditore tenta di uscire allo scoperto. Su un articolo pubblicato da Informare x Resistere nel 2012 aveva commentato chiedendo di “parlare con il giornale”. 
Nessuno però lo ha mai cercato e quando Irpi lo ha contattato a gennaio 2014 non vedeva l’ora di raccontare come “inspiegabili flussi di denaro entrassero nelle casse dei Ferrante dalla fine del 2011, poco prima della mia uscita di scena”.

E' ancora la mafia "catanese" a comandare in provincia di Messina!!!

Già… secondo l’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia, inviata al Parlamento, è la presenza della mafia catanese a condizionare molti settori dell’economia in provincia di Messina!!!
E’ stata evidenziata la sussistenza di legami tra la criminalità organizzata locale e quella catanese i cui esiti – dalle attività giudiziarie – hanno rivelato la presenza di propri affiliati catanesi nella città peloritana…
Lo dimostrano altresì i sequestri di beni e patrimoni riconducibili a personaggi “affiliati” presenti in molti settori economici di quel territorio… in particolare l’influenza più consistente è quella della fascia jonica sud, al confine con la provincia di Catania, quella zona che va da S. Alessio a Giardini Naxos…. 
È in questa zona che si estendono gli interessi di quell’associazione, secondo la Dia infatti queste consorterie continuano ad esercitare la propria influenza, spingendosi anche nell’entroterra come la valle dell’Alcantara o i comuni limitrofi di Gaggi, Francavilla, Malvagna e Castiglione, ecc…

Nel semestre in esame la Dia ha segnalato inoltre alcuni elementi di novità, con riferimento all’estensione criminale in particolare in quelle rinomate località turistiche, ossia Taormina e Giardini Naxos, come si è visto infatti nell’operazione “Isola bella” grazie alla Procura della Repubblica di Catania, che ha permesso di ricostruire quanto perpetrato in quela “Perla del Mediterraneo”!!!
Viene spontaneo chiedersi, com’è possibile che ad attivarsi sia attivata la Procura Etnea e non quella di Messina che di fatto, era per competenza, l’unica diretta responsabile di quell’area in quanto ricade proprio nella sua giurisdizione e quindi era essa a dover quantomeno verificare ciò che stava accadendo da anni in quei luoghi che ricordo rappresentano uno dei posti più frequentato dai turisti giunti in Sicilia da tutto i mondo…
Ma… 
L’operazione a giugno 2019 portò la Guardia di Finanza a eseguire un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 31 persone, responsabili a vario titolo di tutta una serie di reati che non sto qui a riportare, a cui è seguito un sequestro preventivo del valore complessivo di oltre un milione di euro…
Cosa aggiungere… sicuramente è finito il tempo delle rivalità tra le due città, in particolare quella sul campo tra le due squadre di calcio…  
Già si è concluso tutto, non esiste più alcuna competizione economica o commerciale e ancor meno inimicizia, d’altronde il detto non dice: insieme si cresce e vince!!!
ED essi stessi infatti hanno pensato che l’unione abbia giovato in questi anni ad entrambi le parti, spartendosi quel mercato e la sua economia, rappresentazione perfetta di quel loro nuovo principio di espansione: Ama i tuoi nemici perché essi tirano fuori il meglio di te!!!

L'attività giudiziaria da sola non può bastare…

Già, un mondo a parte quello dell’attività giudiziaria…
Se dovessi rappresentare con una scena quel particolare ambiente lo vedrei con l’immagine di un film, sì… quello dei “corvi” girato da Alfred Hitchcock, sarebbe ottimo per descrivere quanto accaduto in questo ultimo ventennio…
Sì, va detto per correttezza che molto è cambiato all’interno di quel “palazzo” – in particolare in questi ultimi anni – d’altronde basti contare il numero d’inchieste giudiziarie salite in modo esponenziale, i processi giunti nell’ordine della quotidianità e gli arresti costanti di soggetti e professionisti insospettabili…
Già, tutta una serie di personaggi che in qualità di prestanome e/o colletti bianchi, si son prestati ad agevolare e a compiere tutta una serie di reati… 
D’altro canto basti osservare i continui sequestri/confische compiute dalle forze dell’ordine, un numero certamente elevato – solo in Sicilia si parla di migliaia di unità – proprietà immobiliari tolte dalle mani di malfattori o mafiosi, ottenute (o anche solo gestite) in maniera illegale, di cui parecchie rimesse nuovamente nel circuito della legalità o questo era il presupposto…

Una attività quella di accumulare ricchezze, affinché si possano riutilizzate per esercitare sovente un controllo sul territorio e sui suoi cittadini…

Ma non bisogna soltanto ricordare questa categoria di criminali, perché c’è stato anche chi negli anni scorsi – se pur appartenendo alle istituzioni – ha fatto emergere casi di mala gestio per fini “personali“, evidenziando in quel loro ruolo poco attenzione per i beni sequestrati e confiscati a loro affidati…
Basti ricordare ad esempio tutta una serie di amministratori giudiziari truffaldini e soprattutto un caso portato alla cronaca (l’inchiesta “Saguto”) che ha creato nell’ambiente forte scetticismo sulla gestione di quei beni tolti ai mafiosi…
Perché alla fine serve a poco il lavoro svolto dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, se poi non si riesce a monitorare o ancor di più a gestire quei beni, che di fatto restano nella disponibilità di coloro a cui erano stati tolti o ancor peggio non vengono efficacemente riutilizzati per fini sociali…
Ma d’altronde di una cosa sono ormai certo: la corruzione nella nostra terra è perpetrata a tutti i livelli e riguarda anche quelle persone che di fatto dovrebbero controllare e non lo fanno, anzi solitamente fanno in modo tale di non restar coinvolti…
Continuano quella loro opera senza mai entrare nello specifico, restano ai margini di quel loro controllo, percependo lo stipendio senza alcun merito e difatti quando improvvisamente sono chiamati in causa, dimostrano quella propria inadeguatezza professionale, a cui va sommata ahimè una fragilità personale, accompagnata da atteggiamenti di codardia!!!
Ed è proprio grazie a quel loro comportamento che la mafia ha potuto controllare questo nostro territorio!!!
Sono essi difatti ad aver contribuito ad alimentare quel potere illegale, favorendone la corruzione anche in quelle pubbliche amministrazioni, dove grazie ad impiegati infedeli si sono potuti eludere tutti quei controlli che hanno dato il via a questo sistema totalmente corrotto ed illegale!!!