
Stamani vorrei riprendere un discorso che ho ascoltato l’altra sera, su una pagina Facebook, e che mi ha fatto subito venire voglia di rispondere. A parlare era il Sindaco del Comune di Castel di Iudica, Ruggero Strano, e consentitemi di aggiungere: un amico.
Ascoltandolo, ho potuto constatare come egli abbia spaziato tra tanti argomenti, ma quello che mi ha spinto a scrivere è stato un passaggio preciso, quando ha iniziato a parlare di turismo.
Ha chiesto ai presenti – quasi tutti residenti – se ricordassero quando, nel 2012/13, correvano voci su investitori stranieri pronti ad arrivare. Arabi, cinesi, giapponesi. Notizie acclamate a gran voce.
Poi si è rivolto ancora a loro, con una domanda diretta: chiedete a un cittadino di Catania – e ne vengono parecchi – perché viene a Castel di Iudica? Cosa dovrebbe vedere, qui?
Per chi ci è nato – ha aggiunto – questo, insieme a Cinquegrana, Franchetto, Giumarra e Carrubbo, è il posto più bello del mondo. E lì mi ha colpito, perché mi sembrava di ascoltare mio padre quando parlava del suo paese. Mi è venuta in mente “Le ricordanze” di Giacomo Leopardi, quel luogo che conserva ancora intatti i momenti idilliaci dell’infanzia, il ricordo degli amici con cui si è cresciuti. Un legame che il lavoro ha talvolta disperso, ma che resta dentro ognuno, silenzioso e vivo, pronto a riaccendersi a ogni ritorno.
Ma la domanda, alla fine, coinvolgeva anche me. Direttamente. Perché dovrebbero venire a Castel di Iudica? E allora consentitemi di rispondere.
Io ci sono giunto la prima volta nel 2006. Ero appena rientrato dopo dieci anni di lavoro nel Nord Italia. Un’impresa di costruzioni, tra le più importanti della Sicilia, aveva bisogno di un tecnico per la sicurezza nei cantieri, e così iniziò una collaborazione che è durata dieci anni. Mi dividevo tra i cantieri, la sede legale di Catania e quella operativa di Castel di Iudica. Poi quell’esperienza finì, partii di nuovo, e tornai in Sicilia nel giugno del 2024. Avevo già ricevuto offerte per seguire cantieri a Catania, ma ho scelto di seguire un “Consorzio” perché conoscevo personalmente l’amministratore e i soci. Così, in questi quasi due anni, sono diventato una specie di pendolare: ogni mattina arrivo a Castel di Iudica da Franchetto, e ogni sera torno a Catania.
E allora, rispondendo al Sindaco: perché si dovrebbe venire a Castel di Iudica? Io posso dirlo prendendo in prestito una vecchia pubblicità di quella pasta: “dove c’è lavoro, c’è casa”. Ma lasciatemi aggiungere altro.
In questi anni ho potuto conoscere molti dei suoi cittadini. Non dico tutti, ma credo che ormai la maggior parte di loro conosca perfettamente me. Nella mia vita, fin dall’infanzia, ho girato mezzo mondo, e ripeto spesso alle mie figlie: chi semina bene, col tempo raccoglie, chi semina male, raccoglie gramigna.
In tutti i luoghi dove sono stato, mi ricordano con affetto, mi telefonano per gli auguri, mi chiedono di tornare. E lo stesso accade qui. Qui la gente capisce l’educazione che trasmetti, valuta che i tuoi gesti sono spontanei e non calcolati, sa che di te ci si può fidare, che non sei né un truffaldino né un imbroglione.
Comprende che lasci una parte del tuo compenso nelle loro attività, ristoranti, negozi. E poi c’è la qualità dei prodotti: le carni, i formaggi, i salumi, gli agrumi sono ancora biologici, non trattati. Forse è per questo che in questo circondario si vive meglio, e anche più a lungo.
C’è poi la cortesia. Ogni giorno qualcuno mi offre un caffè, si ferma per salutarmi, per scambiare quattro parole. C’è chi mi chiede dove sono stato, solo perché non mi ha visto acquistare da lui per qualche giorno, e pur sospettando che sia andato dalla concorrenza, senza mai farmelo pesare, evidenzia sempre grande disponibilità, la stessa che nasce da quel loro carattere mite.
Pensate che, in questi mesi, con il gasolio alle stelle per via del conflitto in Medio Oriente, ho persino pensato di prendere in affitto un appartamento qui. E questo pensiero non l’ho ancora escluso.
Quindi motivi per venire ce ne sono eccome. E poi ci sono anche le ragioni della storia, quelle che uno può cercare su una guida o su un sito. Per esempio, che sul monte Judica ci sono resti dell’età greca, e che in epoca saracena si chiamava Zotica, che il comune è nato solo nel 1934, staccandosi da Ramacca, e che il monte essendo posto in una posizione fortificata, scoscesa, a tratti precipitosa, non poteva restare fuori dagli avvenimenti storici dell’isola fin dalla preistoria. Alcuni studiosi parlano di una città greco-indigena già nell’VIII secolo a.C., vissuta poi in epoca romana, bizantina, araba, normanna.
Castel di Iudica inoltre fa parte (dal 2022) del Primo parco mondiale dello stile di vita mediterraneo, insieme ad altre cento città del centro Sicilia. C’è un turismo contadino qui, che si tocca con mano: tutto, dall’archeologia alla gastronomia, dai musei alle escursioni, riconduce alla matrice contadina della comunità. Sul monte Iudica si vedono ancora tracce di un abitato arcaico, e sul monte Turcisi resti preistorici e la chiesetta di San Michele Arcangelo, del Seicento, rimane solo nel suo campanile, il Campanaro. E poi c’è la leggenda del Salto della Vecchia: una giovane di nome Margiana, o Emidia, si travestì da vecchia per ingannare i Saraceni, ma la scoprirono e la gettarono nel dirupo. Il suo sacrificio permise ai Normanni di conquistare il castello.
Oggi, in paese, si può visitare il Museo Civico Archeologico “Prospero Grasso”, dove custodiscono un sarcofago e lo scheletro di una donna con bambino del V secolo a.C., e grandi pithoi d’epoca classica. C’è anche un allestimento che racconta il carattere rurale di questa comunità, la sua cultura del lavoro, le bellezze naturali che la circondano. La Chiesa Madre, dedicata a Santa Maria delle Grazie, domina la vallata con la sua facciata a due ordini e la navata unica, dove si trovano pregevoli statue lignee. A maggio c’è la Mostra-Mercato dell’Agricoltura, ad agosto la festa patronale, e in aprile a Franchetto la sagra del pecorino pepato. E poi, da poco, hanno iniziato a piantare seimila alberi per fare un vero e proprio bosco, perché il sindaco dice che è un sogno che diventa realtà.
Insomma, Castel di Iudica è un luogo dove si può venire tutto l’anno, ma forse il periodo migliore per visitarla è quello durante una delle sue feste, quando i colori, i sapori e le tradizioni si vivono appieno. È un paese pulito, facile da raggiungere, con ottime accoglienze gestite da abitanti calorosi.
Per chi cerca un soggiorno tranquillo e sereno, anche soltanto estivo, per chi ama camminare tra storia e natura, per chi vuole sentirsi accolto non come un cliente, ma come qualcuno che, piano piano, diventa di casa…
Già… come è successo a me.