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CAVE: E se quelle antiche ferite nella terra diventassero nuovamente un dono per il futuro?


Succede a volte che anche l’idea più semplice, quasi ovvia, faccia fatica a trovare la strada giusta per realizzarsi, eppure, quando qualcuno la riprende dalla polvere e la pone sul tavolo con elementare evidenza, tutti a quel punto evidenziano quanto fosse chiaro che non se ne potesse fare altrimenti. 

Parlo di ciò che ho letto riguardo a un progetto che riguarda le cave dismesse nel nostro territorio, già… tutti quei buchi nella terra lasciati lì dopo anni e anni di estrazione, spesso senza un vero destino e ancor meno, senza alcun intervento di ripristino per mitigare l’impatto ambientale passato.

Ora viceversa qualcuno ha proposto di trasformarle in qualcosa di vivo: impianti per produrre energia da fonti rinnovabili, con il fotovoltaico in prima fila. L’obiettivo è approvvigionare tutte quelle aree industriali delle regioni e ridurre così l’impatto devastante dei costi energetici che oggi come sappiamo, grava come un macigno sulle nostre imprese.

Sentendo parlare di questo sogno, perché di sogno si tratta, mi viene quasi da crederci. L’idea è quella di fare un grande hub delle energie alternative. Una regione – la Campania – si è già posizionata bene per quanto riguarda l’eolico e il fotovoltaico, grazie ad alcuni operatori privati, diventando tra le prime regioni a fare quel salto di qualità. 

Come?Semplice… partendo da una ricognizione sistematica del territorio e delle cave in disuso, concentrate soprattutto tra Napoli e Caserta. Non si tratta quindi di piazzare pannelli a caso, ma di pensare a un restauro paesaggistico possibile, un innesto rispettoso che dia nuovamente forma a luoghi oggi abbandonati. Toccherà poi ai privati investire, certo, ma alla Regione spetta il compito di creare le condizioni giuste perché tutto questo possa accadere.

Naturalmente i problemi non mancano, e sarebbe ingenuo pensare il contrario. Uno su tutti: cosa fare dell’energia in eccesso prodotta in certi momenti, quando non serve subito? Si rischia di disperderla, e sarebbe un peccato dopo tutto questo sforzo. La risposta sembra arrivare dalle cosiddette batterie di accumulo, quei sistemi avanzati che funzionano un po’ come grandi powerbank: immagazzinano l’energia quando c’è e la rilasciano quando serve, stabilizzando la rete e gestendo i picchi di domanda.

Tra l’altro – come riportavo all’inizio – con i costi di energia attualmente esosi a causa del conflitto in corso in Ucraina e in Iran, avere impianti autonomi di questo genere farebbe bene non solo all’ambiente, ma principalmente alle nostre tasche, visto che i i costi energetici stanno mettendo in ginocchio il nostro già esiguo bilancio. 

Ecco, forse è proprio questo il punto. Per anni abbiamo avuto un approccio quasi romantico alle rinnovabili, spinti da una giusta sensibilità ambientale. Ma oggi quella strada va percorsa anche per una ragione più concreta, più brutale: il prezzo dell’energia!

Con uno scenario geopolitico tutt’altro che sereno e che avrà ripercussioni per almeno i prossimi cinque anni, le nostre imprese del Mezzogiorno rischiano di vedere i propri programmi e la propria continuità messi a forte rischio. Ridurre quindi l’impatto della bolletta non è più solo una questione ecologica, ma una questione di sopravvivenza economica.

D’altra parte, l’idea di utilizzare cave dismesse non è una novità assoluta. Non solo la Campania, ma anche altre regioni hanno puntato nella stessa direzione, e da qualche anno esiste persino una partnership che trasforma cave esaurite o aree non più produttive in parchi agrivoltaici, dove i pannelli solari convivono con nuove coltivazioni agricole.

Un modello più sostenibile, rispettoso dell’ambiente, capace persino di creare nuove opportunità sociali. Certo, se finalmente si riuscisse a imboccare questa strada, non si farebbe altro che recuperare un ritardo di anni e trasformare cos’ quell’eredità complicata in una risorsa.

Mentre scrivo, penso a quanto sia faticoso, in questo Paese, far attecchire le buone idee, in particolare immagino anche a quanto sarebbe bello vedere quelle cave, oggi ancora ferite e silenziose nel paesaggio, diventare improvvisamente utili. 

Ripeto, non solo per l’ambiente o per le bollette, ma per restituire un senso a luoghi che hanno già dato tanto e che ora aspettano solo di rinascere. 

Magari con un po’ di sole, un po’ di memoria e la volontà di non sprecare più nulla!

Temperatura: con 22 indicatori già in rosso, il futuro del pianeta resta sospeso.


Come sapete da mesi seguo con attenzione l’evolversi di una narrazione scientifica che non parla più in toni ipotetici, ma con la fermezza di chi descrive un presente già in atto.

Il rapporto “The 2024 State of the Climate Report: Tracking the World’s Progress Toward the Paris Agreement”, pubblicato su BioScience, non si è semplicemente limitato a registrare dati, viceversa, ha disegnato il ritratto di un pianeta che sta superando, in molti punti chiave, i limiti entro cui la vita umana e naturale ha prosperato per millenni.
Di questi 35 “segni vitali” che il report monitora con rigore – scelti per rappresentare cause, impatti e risposte della società – ben 22 mostrano ormai segnali di grave stress.

Non si tratta di allarmismi isolati, ma di un sistema interconnesso che vacilla sotto la pressione di un riscaldamento globale senza precedenti. La temperatura superficiale terrestre continua a salire, e con essa si innalza il livello del mare, alimentato dallo scioglimento accelerato dei ghiacci in Groenlandia e in Antartide, oltre che dal bilancio negativo dei ghiacciai montani sparsi in ogni continente.

L’Artico, in particolare, perde ogni fine estate, una porzione sempre più ampia della sua copertura di ghiaccio marino, mentre l’Antartide, pur con dinamiche più complesse, mostra un declino preoccupante nel suo massiccio ghiacciato. Questi non sono semplici cambiamenti geografici: sono leve che innescano reazioni a catena, dal rallentamento delle correnti oceaniche all’innalzamento del rischio di eventi estremi. E lo stesso fanno gli oceani, che assorbono oltre il 90% del calore in eccesso, già… non solo si riscaldano in superficie, ma si acidificano, minacciando interi ecosistemi, a partire dalle barriere coralline, la cui salute è ormai ridotta a brandelli a causa di un mare sempre più ostile.

Intanto, le foreste – polmoni e serbatoi di carbonio del pianeta – continuano a scomparire. La copertura delle foreste primarie tropicali si assottiglia di anno in anno, e la deforestazione in Amazzonia, nonostante gli annunci e gli impegni, rimane su livelli allarmanti. Questa distruzione non è solo una causa del cambiamento climatico, ma ne diventa anche una conseguenza: incendi sempre più frequenti e intensi divorano territori un tempo rigogliosi, trasformando serbatoi di carbonio in fonti di emissione.

Sul fronte delle cause, le concentrazioni atmosferiche di CO₂, metano e protossido di azoto raggiungono nuovi massimi storici, spinte soprattutto dalle emissioni legate ai combustibili fossili, al consumo di carne su scala industriale e ai sussidi che ancora, incredibilmente, gonfiano l’uso di carbone, petrolio e gas. Il consumo globale di energia da fonti fossili non accenna a diminuire, nonostante la crescita delle rinnovabili – solare ed eolico in testa – mostri segnali incoraggianti.

Tuttavia, questa transizione energetica, pur reale, non è ancora sufficiente a ribaltare la traiettoria. Gli investimenti in energie pulite crescono, ma restano controbilanciati da politiche che continuano a proteggere gli interessi consolidati del vecchio sistema. Il prezzo del carbonio, in molte parti del mondo, è ancora troppo basso per disincentivare le emissioni, e i ritardi nell’attuazione dei piani nazionali dimostrano quanto la volontà politica stenti a tenere il passo con l’urgenza fisica del clima.

Altri indicatori, apparentemente più lontani, rivelano anch’essi tensioni crescenti: la copertura nevosa nell’emisfero nord si riduce in primavera, alterando cicli idrologici essenziali; gli eventi di caldo estremo si moltiplicano in ogni angolo del globo; lo stress idrico colpisce un numero sempre maggiore di popolazioni. Ed anche negli Stati Uniti – spesso considerati termometro del dibattito climatico – le temperature estive medie continuano a salire, con impatti sulla salute, sull’agricoltura e sulla stabilità sociale.

Questi 22 indicatori non sono semplici misure: sono campanelli d’allarme che suonano all’unisono. Ci dicono che non stiamo solo attraversando una crisi ambientale, ma che stiamo ridefinendo, giorno dopo giorno, le condizioni stesse della vita sul pianeta. Eppure, ciò che più colpisce non è la gravità dei dati – ormai inequivocabili – ma il divario persistente tra la chiarezza della scienza e la lentezza della risposta collettiva.

Parliamo di rapporti non di condanna e nemmeno di propaganda, ma di semplice registrazione. Ed è proprio in questa registrazione sobria che risiede la sua forza. Perché ci ricorda che il tempo delle scelte non è finito, ma si sta facendo sempre più breve.

Se desiderate ancor più approfondire questi temi, vi lascio di seguito i link ufficiali dai quali ho potuto estrapolato i dati per questo post:

“BioScience”: https://academic.oup.com/bioscience/article/74/7/585/7638659

“World Scientists’ Warning to Humanity” (con dati aggiornati e risorse): https://scientistswarning.org
Infine, vi allego i 35 indicatori e/o parametri vitali (“vital signs”), suddivisi in due categorie: Indicatori principali (16) e Indicatori supplementari (19).

L’elenco è aggiornato al report del 2024:

Primary Indicators (16)

Concentrazione atmosferica di CO₂

Concentrazione atmosferica di CH₄ (metano)

Concentrazione atmosferica di N₂O (protossido di azoto)

Temperatura globale superficiale

Estensione del ghiaccio marino artico (settembre)

Estensione del ghiaccio marino antartico (febbraio)

Massa del ghiaccio della Groenlandia

Massa del ghiaccio dell’Antartide

Bilancio di massa dei ghiacciai mondiali

Temperatura superficiale degli oceani

Acidificazione degli oceani (pH superficiale)

Livello del mare globale

Copertura forestale primaria tropicale

Deforestazione dell’Amazzonia brasiliana

Emissioni globali di CO₂ da combustibili fossili

Emissioni globali di CO₂ pro capite da combustibili fossili

Supplementary Indicators (19)

Popolazione mondiale

Consumo globale di carne

Numero globale di passeggeri aerei

Emissioni globali di CH₄ da attività umane

Emissioni globali di N₂O da attività umane

Emissioni globali di gas fluorurati (F-gas)

Uso globale di energia da fonti fossili

Uso globale di energia rinnovabile

Capacità installata globale di energia solare fotovoltaica

Capacità installata globale di energia eolica

Prezzo del carbonio (media ponderata globale)

Sussidi ai combustibili fossili (globale)

Investimenti globali in energie rinnovabili

Percentuale di elettricità globale da fonti rinnovabili

Temperatura media estiva negli Stati Uniti

Frequenza degli eventi di caldo estremo (globale)

Copertura nevosa nell’emisfero nord (maggio)

Salute dei coralli (copertura globale di barriere coralline vive)

Indice di stress idrico globale

e le chiamano… "energie rinnovabili"

Questa dell’energie rinnovabili ha rappresentato l’ennesima bolla di sapone…

Già, erano in tanti a promettere risparmi energetici e soprattutto vantaggi economici, quest’ultimi, derivanti dalla produzione di fornitura elettrica attraverso pannelli solari o pale eoliche…
Per cui, quanti hanno realizzato dei piccoli impianti ad uso domestico per la propria abitazione, si ritrovano adesso istallati dei pannelli superati tecnologicamente e con una produzione reale, molto inferiore rispetto a quella dichiarata dai produttori…
Invece, quanti si erano dedicati a concedere in affitto i propri terreni (per la realizzazione di tali impianti), si ritrovano adesso a non essere stati pagati (speravano infatti d’incassare fino a 30 mila euro l’anno ad ettaro) e non solo, avendo un contratto con queste società – quasi tutte estere – non possono, per il periodo prestabilito (di solito minimo di 10 anni), provvedere al riutilizzo del proprio fondo…

All’inganno quindi… la beffa, infatti, alla fine del ciclo, questi cosiddetti moduli… (la loro capacita di produzione va difatti ogni anno sempre più diminuendo), dovranno essere rimossi, presso una discarica autorizzata (poiché fanno parte di quei rifiuti definiti “speciali”) che oggi però non esistono e soprattutto avranno costi di smaltimento sicuramente esosi…

Si, a garanzia di questi interventi… sono state concesse delle fideiussioni (che ora però sono buone per essere utilizzate come “carta igienica”) e quindi se non si provvederà a rimuoverli, ci dovranno pensare sicuramente i comuni, che poi provvederanno ad addebitarne i costi…
Nel frattempo, paesi come la Svizzera o il Lussemburgo e la stessa Germania, si sono arricchiti con l’energia rivenduta “gratuitamente” a loro, e noi in Italia, siamo rimasti con questi pannelli di cui già non godiamo di alcun beneficio ed a breve non sapremo nemmeno dove smaltirli……

Bisogna aggiungere inoltre che, tra coloro che sono stati truffati, non ci sono soltanto i proprietari terrieri, ma anche quanti con le loro società, hanno provveduto a fornire e realizzare i lavori per la messa in opera degli impianti (fornitori, appaltatori e subappaltatori) ed anche liberi professionisti, tecnici necessari alla redazione ed alla presentazione di tutte quelle documentazioni occorrenti le necessarie autorizzazioni  da parte dei Comuni… 

Ed ora quindi, nel trovarci a passeggiare, non vediamo più quei panorami a cui eravamo un tempo abituati, ma assistiamo al proliferare di nuovi strutture artificiali, dove, alle distese di prati (più o meno verdi), laghetti naturali e vette di colline/montagne, vi sono ora… pannelli solari e pale eoliche, il più delle volte “statiche”, ma soprattutto fastidiose e deleterie, non solo per l’emissione di suono a bassa frequenza generata, ma soprattutto, per le collisioni prodotte con gli uccelli migratori…

Certo se questi incentivi statali, fossero stati dati ai cittadini, v’immaginate cioè se lo Stato avesse permesso gratuitamente o con costi minimi per la realizzazione di quest’impianti a livello domestico, rendendo così possibile l’utilizzo di questa energia pulita ed eventualmente l’eccedenza restituirla al sistema energetico nazionale…

Bellissimo… già sarebbe un’utopia fantastica se quanto sopra. fosse stato concretamente realizzato, minore costi per il nostro paese, in particolare per l’acquisto di forniture, quali carbone, petrolio e gas e minori tasse per i cittadini, nuove opportunità di lavoro, ma soprattutto, un’ambiente più pulito!!!
Ed allora, per quale ragione i nostri governanti o chi manovra loro (industriali “rapaci”), ha preferito adottare politiche quali la realizzazione di grandi impianti industriali (per farne beneficiare a quei pochi gruppi…), a differenza di propositi alternativi, cui di contro, avrebbero potuto beneficiare tutti???
Ci risiamo… come sempre vi è il solito movente… il denaro, quello con il quale corrompere… la politica, i suoi uomini, amministratori della cosa pubblica che si rendono sempre più complici, di quel “sistema” ormai ben conosciuto, chiamato…. malaffare.
Ah… riflettendo… mi viene da aggiungere che dopotutto, questi personaggi “collusi”, sanno sempre da che parte “tira il vento”!!!