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Memorie di un Ghemme dell’88. Storia di un’amicizia e di un brindisi a Stresa lungo trent’anni…


Ho letto con attenzione un articolo sul vino “Ghemme“, pubblicato dal periodico “Ristorazione & Ospitalità” dell’AMIRA (Associazione Maitre Italiani Ristoranti e Alberghi), che mi ha particolarmente colpito.

L’autore, Adriano Guerri, ha raccontato di averlo degustato durante un soggiorno all’Hotel La Palma di Stresa, in occasione del 69° congresso nazionale “AMIRA”.

Ecco… è proprio questo riferimento ad avermi toccato, non perché io sia stato presente a quell’evento, ma perché conosco perfettamente quel luogo affacciato sul lungolago del Lago Maggiore, avendo vissuto per dieci anni a Verbania e quindi mi capitava spesso di frequentare Stresa – un luogo meraviglioso che si affaccia sulla costa occidentale del Golfo Borromeo, dirimpetto alle omonime isole – e soprattutto apprezzavo l’alta cucina di quei suoi ristoranti.

Leggere quindi di quel vino in quel particolare contesto, mi ha fatto tornare indietro con il pensiero, sì… ad una bottiglia di “Ghemme” che conservo in cantina, datata 1988, e che tra non molto compirà quarant’anni. Già… è strano come le parole di un articolo, trovato per caso qui “https://amira-italia.it/images/2026/rivista/Gennaio_2026.pdf“, possano aver improvvisamente risvegliato il ricordo di un oggetto silenzioso, quasi a voler creare un ponte tra una descrizione professionale e una storia personale…

Quel vino, descritto come una perla dell’Alto Piemonte con radici addirittura in epoca romana, sembra incarnare la pazienza. Tra l’altro la sua zona di produzione, nei rilievi collinari morenici tra i fiumi Sesia e Ticino, non è poi così lontana dalle sponde del lago di Stresa e quel borgo medievale di Ghemme, con il suo “castello-ricetto”, che ha donato il nome a un vino di grande carattere.

Il disciplinare richiede un affinamento di mesi e anni, prima in legno e poi in bottiglia, una lunga gestazione prima di essere posto sul mercato. Questa attesa obbligata mi ha fatto riflettere sulla mia bottiglia del ’88, che dopo aver attraversato tutto quel percorso, è andata a fermarsi in un angolo della mia casa, diventando così essa stessa, un piccolo tesoro di famiglia.

Dice bene l’autore ricordando i produttori, artefici di questa pazienza e custodi di una tradizione che regala vini eleganti e complessi, dal colore che col passar degli anni vira dal rubino al granato, con note di frutta rossa, spezie dolci e tabacco. Un vino che l’autore consiglia con piatti sostanziosi della tradizione, ma che per me, in questo momento, rappresenta soprattutto un appuntamento futuro, un momento da condividere quando il tempo sembrerà maturo.

Sì… pensavo alla prossima volta che mi troverò nuovamente a Stresa, quando avrò deciso che è giunto il momento di aprire questa bottiglia. Nel farlo ho pensato di invitare un mio caro amico, sì… l’architetto Renzo di Omegna, a cui proprio questa bottiglia mi lega, e chissà – nuovamente insieme – potremmo bere quel vino che molti anni fa mi volle omaggiare.

Immagino già il gesto lento di stapparla, il suo contenuto rosso granato che scivola nel calice, liberando nell’aria profumi custoditi per quattro decenni. Porterò quindi le mie labbra sul bordo, assaggerò quella storia fatta di sole, terra e legno, e per un attimo, unirò idealmente la mia esperienza a quella raccontata nell’articolo. Sì… sarà un brindisi al tempo che passa, alle memorie che diventano sapore, a un futuro che attende solo il momento giusto per rivelarsi dolce e suadente.

Nel frattempo, continuerò a conservarla, come si fa con le cose preziose, sapendo che alcune storie, come quelle dell’amicizia, sono come quelle dei grandi vini: meritano di essere vissute con il giusto ritmo.

Perché la più romantica delle attese è proprio quella che promette un incontro, un abbraccio tra un luogo amato, un ricordo vivido e un sapore che ha imparato a essere paziente, proprio come il cuore che lo aspetta…

Le inchieste sui presidenti di "Confindustria", sembra che non finiscano mai!!!

Non so che dire… 
Abbiamo visto tutti quanto accaduto ai presidenti di questa associazione nella nostra regione (Sicilia), ed ora anche il presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, è stato indagato per finanziamento illecito ai partiti,  per averlo elargito -secondo l’inchiesta -ad una candidata di Forza Italia (Lara Comi), 31 mila euro per le elezioni Europee… 
Secondo i pm che indagano nell’inchiesta della Dda sulle tangenti a Milano e Varese, il presidente Bonometti avrebbe effettuato il pagamento attraverso un meccanismo: la cifra sarebbe stata riconosciuta in cambio di un testo di poche pagine, che poi è risultata scaricabile su un sito di tesi di laurea online. 
Una fattura da 31 mila euro emessa nel gennaio 2019 dalla “Omr holding” alla società “Premium Consulting Srl”, tra i cui soci figura proprio Lara Comi e secondo gli inquirenti, si tratti di una forma di finanziamento illecito. 
Tra l’altro con la stessa accusa sono stati iscritti nel registro degli indagati altri imprenditori… che avrebbero utilizzato eguale metodologia di cui sopra e cioè acquistando una consulenza di poche pagine – tra l’altro sembrano essere “copiate” – a fronte di un compenso di 40 mila euro!!!
In particolare ciò che ha insospettito le forze dell’ordine, è che il fatturato di una di quelle azienda era all’incirca 200 mila euro… e quindi la somma versata per la consulenza rappresentava il 20%  di quel loro fatturato… 
L’altra circostanza assurda è che si è voluta pagare una consulenza basata su una tesi di laurea intitolata “Metodi statistici per il web marketing”; denaro che si sarebbe potuto tranquillamente risparmiare, essendo la tesi presente online e firmata dal laureando, Antonio Apuzza.
Cosa dire… l’industriale bresciano vicino agli ambienti di Forza Italia, è stato sentito come persona informata sui fatti e successivamente gli è stata contestata l’accusa di finanziamento illecito e nello stesso tempo le forze di polizia, Gdf  e Carabinieri, hanno ascoltato ulteriori testimoni e indagato legali, direttori generali, assessori, dirigenti e responsabile di uffici tecnici…
Un sistema di corruzione talmente esteso che va dalla Lombardia al Piemonte!!!
E dire che Confindustria nasce principalmente per “partecipare al processo di sviluppo della società italiana, contribuendo all’affermazione di un sistema imprenditoriale innovativo, internazionalizzato, sostenibile, capace di promuovere la crescita economica, sociale, civile e culturale del Paese”
Osservando quanto finora accaduto, si ha come l’impressione che qualche capitolo del loro “Statuto” non sia stato ben compreso da quei suoi dirigenti nazionali… 
Ci auguriamo di non dover assistere in futuro ad ulteriori inchieste giudiziarie, perché una cosa è indubbia: Confindustria non sta facendo bella figura!!!

L'ombra della mafia "catanese", nei supermercati e società di vigilanza a Milano!!!

Sono quindici le misure cautelari e due fermi sono già scattati tra Lombardia e Sicilia (a Catania)… 
Il blitz è della di polizia e della Gdf – coordinato dalla Dda di Milano – nell’ambito dell’indagine contro le attività criminali di una delle famiglia mafiosa “catanese”, tra le più note degli organi inquirenti… 
Secondo quanto si è appreso, sono state poste in amministrazione giudiziaria quattro direzioni generali della società di grande distribuzione tedesca LIDL, cui afferiscono circa 200 punti vendita in Italia. 
Dall’inchiesta è emerso che la cosca siciliana garantiva inoltre il monopolio degli appalti…
Secondo l’accusa, la presunta associazione per delinquere smantellata oggi dalla Dda di Milano avrebbe ottenuto “commesse e appalti di servizi in Sicilia” da Lidl Italia e Eurospin Italia attraverso pagamenti in denaro a esponenti del clan mafioso, in grado di garantire il monopolio di tali commesse e la gestione dei lavori in Sicilia… 
Gli arrestati, inoltre, avrebbero ottenuto lavori da Lidl Italia “in Piemonte” sempre attraverso l’abituale metodo delle tangenti corruttive”. 
Secondo il gip di Milano Boccassini, esisteva uno “stabile asservimento di dirigenti Lidl Italia srl, preposti all’assegnazione degli appalti, onde ottenere l’assegnazione delle commesse, a favore delle imprese controllate dagli associati, in spregio alle regole della concorrenza”, spiegando come, questa soggetti affiliati, “sapevano chi corrompere e quali fossero le persone giuste da corrompere”.
Ora sono in corso 60 perquisizioni tra Lombardia, Piemonte, Puglia e Sicilia, sequestri preventivi di beni immobili, quote sociali, disponibilità finanziarie e ordinanze di amministrazione giudiziaria nei confronti di società operanti nel settore della grande distribuzione e della vigilanza e sicurezza privata, su una società di vigilantes che lavora nel tribunale a Milano, oltre che sulla catena dei supermercati Lidl e sugli appalti di alcune scuole. 
Potremmo dire… un vero è proprio ritorno in vecchio stile di quel ben noto… “Clan dei Siciliani”!!!