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YouTube, basta odio online: la mia richiesta per oscurare i canali che alimentano odio e trasformano il calcio in violenza verbale!


Buonasera a tutti, e bentrovati in questo angolo di riflessione sportiva che, ve lo anticipo, nasce durante la pausa pranzo, davanti a un panino e al portatile di un mio collega interista che, puntuale come le rate del mutuo, si sintonizza su quei canali “YouTube” dove il calcio non si gioca, ma si processa. 

E io lì, tra un morso e l’altro, divento spettatore involontario di un genere visivo che non sapevo esistesse: il complottismo sportivo, la dietrologia da bar elevata a sistema, la teoria del Grande Vecchio che, guarda caso, indossa sempre i colori della squadra avversaria. Sento parlare di “Marotta League“, di presunte manovre ai danni della serie A, e penso a quel signore, l’amministratore delegato dell’Inter, che io ho sempre stimato come uno dei professionisti più seri e competenti del settore, e me lo ritrovo trasformato in una specie di burattinaio ombra, un puparo che muove i fili del campionato… 

E allora mi chiedo: ma che fine ha fatto il tifo sano, quello che si ferma al novantesimo, che applaude un avversario se ha giocato bene e che, al massimo, si sfoga con l’amico al bar senza chiedere una petizione per marciare su Roma contro il sistema? Perché oggi, invece, se perdi, non è mai colpa dell’avversario che è stato più forte, ma di un complotto, di un arbitro venduto, di un dirigente che manovra, e allora si alza il livello, si passa dalle chiacchiere alla ricerca del nemico, e quel nemico va combattuto, va insultato, va fermato.

E qui arriva il punto che più mi lascia perplesso, quello su cui ho girato e rigirato i miei pensieri: poco tempo fa, un personaggio pubblico, un noto imprenditore e opinionista televisivo, ha rilasciato dichiarazioni pesantissime in tv, accusando senza mezzi termini persone e programmi. Ora, al di là del merito di quelle accuse, che andranno provate in sede opportuna, ho assistito a una reazione immediata e chirurgica: i legali dei soggetti chiamati in causa hanno sporto denuncia, e il web, prontamente, ha oscurato quei video, ne ha limitato la divulgazione, li ha resi invisibili in un batter d’occhio. 

Ed allora mi dico: giusto, sacrosanto, la legge è uguale per tutti e se si valica il confine della diffamazione, si paga! 

Ma allora, mi spiegate, come è possibile che, quotidianamente, su quelle stesse piattaforme, possano circolare indisturbati messaggi di una violenza inaudita, ben peggiori e più offensivi di quelle dichiarazioni?

Parliamo di gente che invoca petizioni “antiratti“, che scrive libri con titoli che sono già un programma di guerra, che aizza i tifosi all’odio, che minaccia le famiglie dei calciatori, che trasforma un dibattito in un ring di “wrestling”, passando dalle parole agli sputi e, talvolta, perfino alle mani, il tutto rigorosamente in diretta, tra like e condivisioni. 

Dov’è la denuncia per questi? Dov’è la blindatura dei social per questi messaggi che incitano alla violenza, che seminano odio tra la gente, che trasformano lo sport, che dovrebbe essere il regno della lealtà e del rispetto, in un campo di battaglia verbale, dove tutto è concesso pur di alzare l’audience e spillare qualche euro in più a quei social?

Io, lo scorso anno, avevo provato a mettere nero su bianco queste perplessità, scrivendo un post in cui parlavo del lato oscuro di YouTube, di come certi pseudo-creator utilizzino il calcio come pretesto per offendere, denigrare e aizzare gli animi. E lo sport, ve lo ricordate, cos’è? È attività fisica, è divertimento, è intrattenimento, ma è soprattutto rispetto! 

Rispetto per i compagni, per gli avversari, per gli arbitri, per il pubblico ed invece, in quei video, di rispetto non ce n’è nemmeno l’ombra. Ricordo ancora, e non posso non citarlo, l’ondata di insulti gratuiti, feroci, personali che sono piovuti addosso a Thiago Motta quando è stato accostato alla Juventus. Criticato non solo per le scelte tattiche, per i risultati, per la gestione dello spogliatoio, ma soprattutto hanno attaccato la sua dignità di uomo, usando toni denigratori che nulla hanno a che fare con il campo: questo non è calcio, non è giornalismo, è solo becero bullismo. 

E la piattaforma dov’è? Dov’è il filtro? Perché si interviene con il pugno di ferro solo quando a parlare è un personaggio scomodo con un seguito televisivo, ma si chiudono entrambi gli occhi davanti a questi fenomeni da baraccone che, con la scusa del tifo, alimentano ogni giorno una spirale di odio che dai social poi tracima purtroppo nella vita reale, negli stadi, nelle strade?

Allora, io credo che ognuno di noi abbia una responsabilità, piccola o grande che sia. Possiamo iniziare a farlo, noi per primi, segnalando quei contenuti che violano ogni regola del vivere civile, non per censura, ma per difendere un bene comune che è il valore dello sport. Dobbiamo scegliere da che parte stare, e io scelgo di promuovere, anche con questo post un po’ fuori dagli schemi, quei creator che parlano di calcio con passione, con competenza, con rispetto, anche quando si critica: Perché si può criticare senza distruggere, si può essere rivali senza diventare nemici. 

Bisogna tornare a educare, a spiegare ai più giovani, ma anche a certi adulti che dovrebbero dare l’esempio, che le parole hanno un peso, che dietro uno schermo c’è una persona in carne e ossa, che gli insulti lasciano il segno e che lo sport, quello vero, è un’altra cosa: È fatica, è sudore, è gioia condivisa, è anche sofferenza, ma è sempre e comunque un ponte, mai un muro. 

E allora fermiamo questa deriva, per favore, riportiamo il calcio a essere quel gioco meraviglioso che ci ha fatto innamorare, e usiamo la testa e il cuore per costruire, non per demolire. Perché alla fine, quando smettiamo di tifare e torniamo a sederci allo stesso tavolo, siamo solo persone, e il rispetto è l’unica cosa che dovremmo pretendere, per noi e per gli altri.

Come funzionano le truffe legate al trading online e che possibilità si ha di recuperare il proprio credito???

Concludo questa serie di post sul trading online, riportando le tecniche utilizzate solitamente da quei possibili truffatori da cui dovere stare lontani:

L’adescamento: c’è generalmente una prima fase di adescamento della vittima, che avviene mediante pubblicità on line o attraverso contatti telefonici. Fin da principio gli operatori ti prometteranno miracoli finanziari a fronte di un piccolo investimento iniziale. L’importo richiesto generalmente si aggira attorno ai 250,00 euro da versare mediante bonifico bancario o carta di credito. La vittima ha il sospetto che possa trattarsi di una truffa, ma si lascia convincere dall’idea che nella peggiore delle ipotesi perderà giusto quel poco che ha investito
Il superamento della diffidenza: quasi con sorpresa, la vittima avrà idea di trovarsi innanzi ad operatori seri e corretti. Dopo il versamento iniziale, infatti, vedrà effettivamente che sul sito avrà un’area utente riservata, da cui risulterà il credito iniziale versato, generalmente accompagnato da un ulteriore credito bonus gentilmente offerta dalla piattaforma.
Il miracolo che si avvera: quando la macchina inizierà a funzionare i (finti) consulenti finanziari con maestria guideranno la vittima (che generalmente di mercati finanzia sa poco o nulla) a compiere le prime operazioni di mercato con la piccola liquidità messa a disposizione. A distanza di pochi giorni il miracolo finanziario inizialmente promesso e preannunciato si avvererà: tra operazioni di acquisto e operazioni di vendita, dietro gli abili consigli dei consulenti, la vittima vedrà che il proprio capitale si sarà raddoppiato o triplicato, con profitti dal 100% al 200%.
Il pentimento: vinta la diffidenza iniziale e scoperte le potenzialità della piattaforma, la vittima si pentirà di non aver puntato fin da subito una somma di danaro più consistente, da poter far raddoppiare o triplicare. Il passaggio naturale immediatamente successivo sarà, quindi, quello di incrementare i propri investimenti. Le cifre versate iniziano, quindi, a farsi via via più elevate, secondo la disponibilità di ciascuno. C’è chi decide di investire migliaia o decine di migliaia di euro, anche prelevando dai risparmi di una vita.
La ricchezza (virtuale) e le spese (reali): la ricchezza, tuttavia, comporta anche delle spese. Con questo ragionamento il consulente inviterà la vittima ad effettuare ulteriori esborsi per poter successivamente incassare il proprio danaro. Si arriva a questa fase, quanto l’operatore della piattaforma avrà compreso che la vittima non ha materialmente più nulla da poter dare. L’aneddotica per giustificare le ulteriori richieste di pagamento potrà essere piuttosto varia e fantasiosa: ci saranno tasse da pagare anticipatamente (non si sa bene in favore di quale paese estero), poi sarà il turno di commissioni bancarie per autorizzare il trasferimento del danaro, poi ancora il compenso per la piattaforma, e così fino a quando la vittima non avrà esaurito completamente ogni propria risorsa. La leva psicologica anche in questa fase gioca un ruolo fondamentale: la vittima si rende conto che probabilmente non rivedrà più il proprio danaro, ma ha investito talmente tanto da non avere null’altro da perdere e versare le ultime migliaia di euro è l’ultima speranza per salvarsi dalla bancarotta. Così si continua a pagare, a pagare e a pagare ancora.
Il tragico epilogo: le richieste di pagamento diventeranno incessanti fino ad essere materialmente insostenibili e la vittima si rassegnerà generalmente a non poter rientrare in possesso del proprio danaro, proprio per l’impossibilità di versarne altro, per pagare le spese. Alla fine il conto verrà probabilmente chiuso e non resterà più alcuna traccia né del capitale investito né dei rendimenti miracolosi ottenuti con le operazioni finanziarie.
Per cui, se sei stato truffato da una finta piattaforma di trading on line o se hai utilizzato uno strumento di pagamento tracciabile, allora potresti essere ancora in tempo per recuperare il tuo denaro.
Mi permetto quindi di consigliarvi questo sito posto a difesa dei consumatori, in particolare di chi è stato truffato da piattaforme di trading online: https://www.difesaconsumatori.com/truffato-dal-trading-on-line/?gad_source=1&gclid=CjwKCAiAtt2tBhBDEiwALZuhALGSLmalFATx0Lk8KZ-whZ9CnhSYdAUXKlhZ1KKCEauGTg06Ec1i2hoChFMQAvD_BwE

Sempre e "solo"… Fiumefreddo!!!

Ho piacere di riportare quanto condiviso sulla pagina ufficiale di Facebook, da parte dell’Avv. Antonio Fiumefreddo, Amministratore Unico della Società “Riscossione Sicilia”.

A differenza di coloro che parlano soltanto, almeno qui c’è qualcuno, che dimostra di battersi per questa sua (e nostra…) terra, in particolare, sull’ingiustizia che si stava compiendo ai nostri danni, sia sotto il profilo medico-sanitario, che su quello economico, derivante dalla proposta di detassazione delle piattaforme petrolifere, eccovi il testo:
Sulle piattaforme petrolifere abbiamo vinto… 
Il Governo ha ritirato la detassazione. Ma è stata una battaglia in solitudine. 
Unica a rispondermi il ministro Anna Finocchiaro, che ringrazio. 
Ecco la lettera che avevo inviato a Gentiloni:
Alla cortese attenzione del
Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Dr. Paolo GENTILONIPalazzo Chigi
ROMA

Presidente Gentiloni,

mi rivolgo a Lei direttamente per protestare formalmente contro la decisione del Governo di detassare le piattaforme petrolifere, addirittura con effetto retroattivo.
La decisione del Governo da lei presieduto è recata nel provvedimento denominato “Misure urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi in favore delle zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo” approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 11 aprile. 
Il testo contiene appunto una norma “finalizzata alla detassazione, con effetto retroattivo, degli effetti ICI, IMU e TASI delle piattaforme di estrazione idrocarburi ubicate nel mare territoriale“.
Ebbene, gentile Presidente del Consiglio, debbo sottolinearLe che se le conseguenze finanziarie sui territori saranno nefaste ancor più devastanti saranno le conseguenze che un tale provvedimento produrrà sul piano della giustizia sociale.
Come spiegare, infatti, ai cittadini che vivono sotto la soglia di povertà, dovendosi sostentare con una pensione minima sociale di 600 euro, che quella pensione non potrà essere aumentata ovvero le tasse sul suo capite ridotte mentre si aboliscono ai petrolieri?
Come spiegare ai cittadini che intraprendono la piccola impresa o ai commercianti che gestiscono come padri di famiglia le aziende che le loro tasse non potranno essere ridotte e che dovranno fare ancora sacrifici mentre invece ai petrolieri le tasse vengono eliminate con un condono tombale, peraltro aborrito da quell’Europa di cui facciamo parte?
Come spiegare ai disabili e alle fasce deboli che dovranno rinunciare a servizi essenziali di assistenza perché mancano i fondi, se poi ai petrolieri si cancellano le tasse?
Creda Presidente, che il vulnus che un tale iniquo provvedimento arrecherebbe è persino più pericoloso per l’attacco che porta allo status proprio della cittadinanza, nel senso che rischia di smarrirsi il senso e persino il concetto stesso dell’eguaglianza di fronte alla Legge se ai più poveri si chiede di versare lacrime e ai più ricchi si riempiono le tasche di regali insperati.
Si produce così una disaffezione verso le Istituzioni che deriva proprio dal non sentirle proprie, e si offre la sensazione forte che essere cittadini non corrisponda più ad essere Sovrani nello Stato se poi pochi potenti ottengono ciò che vogliono sottraendolo ai più.
Mi permetta, ancora, di farLe osservare un’altra sconcertante conseguenza di questo deplorevole provvedimento, e qui Le parlo da siciliano che  vive circondato dalle trivellazioni in mare.
Sia chiaro che non intendo cavalcare facili populismi ma pragmaticamente prendere atto di un dato impressionate, e pienamente documentato, ricordando alla Sua sensibilità che le piattaforme nel mare di Melilli e di Priolo hanno provocato il più alto tasso di leucemie in Italia, e che non meno allarmanti sono le malformazioni neonatali e le malattie oncologiche direttamente addebitabili alla presenza di insediamenti industriali per la estrazione e la lavorazione degli idrocarburi  a Gela piuttosto che a Milazzo, dove peraltro insistono aree riconosciute come da bonificare, a voler tacere delle conseguenze, anche di tipo alimentare oltre che economico, sull’habitat marino.
Ed allora, non sarebbe stato, ed anzi non sarebbe, doveroso, pretendere dai beneficiari di quegli insediamenti un risarcimento da spendere sui territori martoriati?
Chi ha sporcato il nostro mare ed inquinato la nostra terra, avvelenando i nostri figli, non può essere chiamato persino ad una contribuzione maggiore da destinare alla bonifica della terra e del mare di cui siamo stati privati?
Non possono i proventi di quelle tasse che il Governo vuole abolire investirsi anche in centri  di eccellenza della sanità che studino come prevenire nella popolazione le conseguenze tragiche per la salute o che siano luoghi in cui si possa curare il danno inferto?
Per ultimo, mi rivolgo a Lei nella mia qualità di amministratore unico di Riscossione Sicilia per denunciarle quanta ingiustizia ancora produrrà questo sciagurato provvedimento, se diverrà legge, ed infatti, inviando per la prima volta l’anno scorso gli ufficiali esattoriali presso le piattaforme, per pretendere il pagamento delle tasse dovute, i nostri ufficiali si sentirono rispondere che nessuno gliele aveva mai chieste.
Risposta greve ed arrogante certo, ma mi domando: che fine faranno costoro che hanno negli anni evaso le imposte? Resteranno impuniti, è la risposta che dovrò dare ai miei concittadini?
No Presidente, non è giusto trattare così i cittadini, quei cittadini che si sono messi in fila, nella crisi economica più grave della storia italiana, per rottamare le cartelle e che ben avrebbero gradito d’esser trattati come quei petrolieri con la cancellazione del debito, mentre invece dovranno grondare sudore per pagare le rate a saldo.
Non credo che il Paese possa peraltro permettersi di rinunciare a tanto denaro da regalare alle multinazionali del petrolio, ma di sicuro la Sicilia non può permettersi di farne a meno.
Le chiedo, pertanto, di volere ritirare il provvedimento in questione per la manifesta sua incostituzionalità e per l’offesa che arreca ai cittadini italiani.
In mancanza, Le preannuncio che intraprenderò, nella mia qualità, tutte le battaglie legalmente, giuridicamente e costituzionalmente percorribili per bloccare un provvedimento assurdo e violento.
Palermo, aprile 2017
Cordialmente
Avv. Antonio Fiumefreddo
amministratore unico