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3I/ATLAS: uno sguardo costruttivo oltre il cielo…


Proprio perché passo le mie giornate a osservare le fondamenta di una costruzione, a seguire le linee incrociate di un livello laser, a confrontare con cura la tipologia dei materiali per garantire solidità e sicurezza alle strutture destinate a resistere al tempo e alle intemperie, mi ritrovo molte volte a sollevare lo sguardo verso il cielo… con uno spirito diverso, quasi come se quella vista fosse un’estensione naturale del mio stesso lavoro.

Costruire, si sa, richiede attenzione, controlli, sicurezza, qualità, ma anche la capacità di alzare lo sguardo oltre il muro che si sta erigendo, di chiedersi se quel muro ha davvero senso in un paesaggio più ampio. 

In Etiopia, da bambino, mio padre mi portava da un suo caro amico, uno scienziato che lavorava con un telescopio sul Monte Entoto, a quasi tremila metri d’altezza, ed io, incuriosito, passavo alcune notti lì ad osservare le stelle, i pianeti, e ricordo ancora una luna enorme, così vicina da sembrare a portata di mano.

Da allora, quando qualcosa nel cielo si muove in modo strano non posso fare a meno di reagire, già, come un tecnico abituato a notare ciò che non convince: una crepa, un disallineamento, un elemento fuori posto, un pericolo, qualcosa, insomma, che rompe con l’ordine previsto. E io, che ho imparato con l’esperienza a diffidare delle apparenze regolari, soprattutto quando nascondono qualcosa di celato, non posso far finta di nulla, ancor meno ignorare quella senzazione…

Non si tratta di qualcosa di straordinario: è analisi. Già… proprio perché conosco il peso di una fornitura, la precisione di un tracciato, il senso di un progetto, quell’alzare lo sguardo in maniera costruttiva, non per sognare, ma per chiedermi se, anche lassù, qualcuno (o qualcosa) abbia lasciato un segno, sì… forse fatto apposta per essere visto.

Non è la prima volta che mi trovo a pensare a storie così, storie che sembrano arrivate da un altro tempo, chissà… da un altro mondo. Del resto, non ho mai creduto che fossimo soli nell’universo, né tanto meno che un ipotetico Dio avesse scelto proprio noi e ci avesse reso a sua immagine e somiglianza: un’idea troppo comoda, soprattutto troppo umana!

Allora sorridevo tra me, e oggi, ripensandoci, mi dico che argomenti del genere non appartengono alle mie pagine, dove di solito scorrono parole terrene, comuni, ahimè che legano con l’illegalità e il malaffare, come corruzione, permessi negati, appalti truccati, ponti che crollano sotto il peso della negligenza e fascicoli sepolti dentro una scrivania polverosa. Nel parlare quindi ora su questi nuovi argomenti mi sembra di perdermi, sì… di distrarmi con argomenti futili, leggeri e aggiungo “inconsistenti“.

Eppure – anche ora dentro questo silenzio tra le stelle, sento affiorare una domanda: e se, stavolta, fosse diverso? Se finalmente potessimo avere quel contatto?

Ed eccoci allora qui, di nuovo, sì… perché 3I/ATLAS non è solo un visitatore interstellare, è un’ombra che si muove in modo strano, un ospite che non rispetta le regole. I suoi predecessori avevano anch’essi lasciato una traccia, un lieve disordine nel sistema, ma questo va oltre: quei dettagli, minuscoli come crepe nei muri di un edificio ben progettato, ti restano dentro, non ti lasciano dormire. E se li osservi con attenzione, sembrano troppo precisi per essere casuali, come se qualcuno avesse voluto segnare un punto, indicare una direzione.

Mi sembra di essere ritornato in Germania, precisamente a Jena, quando la mia D.L. mi dava appuntamento in cantiere prima dell’alba, e nel mezzo di quella notte, venivano controllate eventuali fessurazioni e imperfezioni tra le murature. Eppure il cantiere è un luogo dove si lavora e dove a volte si sbaglia, dove si deve tornare indietro. Ed è proprio per questo che 3I/ATLAS – che sia un frammento di ghiaccio errante o qualcosa di meno semplice da catalogare – mi ha ricordato una verità che spesso dimentichiamo: non sappiamo quasi nulla, non solo di questo universo, né di ciò che potrebbe esistere accanto a esso. Universi paralleli, leggi fisiche diverse, mondi nascosti dietro l’inflazione cosmica o le pieghe della teoria delle stringhe, ipotesi che non sono fantasia, ma tentativi onesti di dare forma a ciò che sfugge.

Eppure, la vera distrazione non è credere troppo, è smettere di guardare. È voltarsi dall’altra parte prima di aver controllato l’allineamento, prima di aver misurato la profondità della fessura. È dire “è normale” mentre qualcosa, laggiù nel buio, brilla in un modo che nessun manuale prevede.

Forse non dobbiamo trovare risposte, non subito. Ma almeno imparare a riconoscere quando un fenomeno non si limita a passare, quando invece lascia un segno preciso, come un segnale inciso nel calcestruzzo da qualcuno che sapeva sarebbe stato controllato. Non serve gridarlo ai quattro venti. Basta annotarlo, tenerlo a mente, come si fa con una fessura sottile che nessun altro ha notato. 

Perché a volte, guardare davvero significa semplicemente non voltarsi dall’altra parte e aspettare che il tempo confermi se era un difetto del materiale, un messaggio lasciato apposta…

C'era una volta l'Edilizia!!!

Riguardando l’album dei ricordi, ho rivisto delle foto bellissime… sono reminiscenze che tornano a galla dopo essere state per troppo tempo sepolte…
Ripenso a quando ho iniziato, alla mia professione, alle soddisfazioni che mi ha dato nel corso degli anni… alle persone che ho conosciuto, ai colleghi di lavoro e a tutti quelli che ormai purtroppo non ci sono più…
C’era chi era come un padre, per esempio l’Ing. Emanuele Rimini, altri come fratelli ed altri ancora amici… ma con ognuno di loro, ho diviso esperienze lavorative (in italia e all’estero) che -se pur a volte pericolose- ripeterei…
Ripenso a quanti non ci sono più… a Carmelo Anastasi e alle nostre vicissitudini passate in Ucraina, mi rivedo a Jena (in Germania) con l’affabile “traduttore” Torrisi… e per ultimo l’amico Gaetano Breci…
Poi ci sono quelli con cui eri legato ed ora hai perso ed altri che se pur lontano… ti sono rimasti vicini, penso a Jerry da Omegna, Michele da Rapallo e Claudio da Genova, ed anche altri ben più vicini… come Francesco, Gino e Giuseppe da Lentini, Castel di Iudica e Ramacca; non ha importanza se non ci si vede più, basta il pensiero e poi… c’è sempre Facebook.
Ricordo inoltro con affetto l’Arch. Renzo e l’amico Salvatore… le cose ahimé… non sempre vanno per come vorremmo, a volte al destino piace mettere i bastoni tra le ruote!!!
L’importante penso è avere avuto nel corso degli anni con tutti un rapporto, onesto e corretto… poi le strade si possono anche separare, ma ciò che vi è stato… rimarrà per sempre indelebile!!!
Quanti anni son passati, 25 anni di cantieri…
Da quel mio primo cantiere di Brucoli (Augusta) per quella base residenziale Usa… all’ultimo importante intervento di Porte di Catania… passando inoltre dalla Libia… all’Ucraina, dalla Germania… alla Francia e poi Verbania, Sondrio, Bolzano, Recco… quanti anni trascorsi senza mai una fissa dimora… ma sempre a girovagare dove mi portava il lavoro…
Erano gli anni d’oro… anni nei quali l’edilizia era di traino per tutti i comparti, periodi di agiatezza che in molti ricordano, perché allora si lavorava “TUTTI” e non si sentiva questa attuale crisi!!! 
Sì… la corruzione c’era anche allora… ed i politici e/o gli amministratori corrotti, non erano di numero inferiori a quelli attuali, ma forse chissà… debbo pensare a quei tempi qualcosa si faceva!!!
Oggi invece c’è lo stallo più completo… niente di niente… mancano per di più gli “Imprenditori” quelli con la I maiuscola… e non come mi diceva… proprio alcuni giorni un mio amico: “sti scaurarocculi” ca tanto s’atteggiunu a forma d’appaltaturi…!!!
Il 90 %  di quanti oggi fanno impresa qui da noi in Sicilia… non sono capaci neppure di fare lo “zero con un bicchiere” eppure… grazie a certi “legami” si trovano ad operare nel mondo dell’imprenditoria!!!
Molti di loro sono dei semplici “prestanome”, altri dei piccoli “cottimisti” che sfruttano la propria manodopera (quasi mai regolare ma a “nero“), senza alcun rispetto delle normative vigenti sui contratti di lavoro o su quanto previsto in tema di sicurezza…
E poi cosa aggiungere su tutte quelle procedure devianti dei “subappalti”… 
General Contractor che in qualità di Committenti dei lavori, iniziano sin da subito ad affidare gran parte di quell’appalto alle “abituali” imprese di fiducia… le quali poi successivamente. subappaltano ad altre imprese minori… e via discorrendo… 
E il cosiddetto “subappalto a cascata” che sappiamo bene essere vietato (salvo che per la fornitura con posa in opera di impianti e di strutture speciali) ma che poi nella pratica trova mille modi (irregolari) per essere realizzato e risultare lecito!!!
Cosa dire inoltre di tutti quei contratti misti… similari al subappalto, definiti sub-affidamenti o sub-contratti, ecc… relativi a prestazioni che non sono ufficialmente lavori, ma riguardano la fornitura con posa in opera e il nolo a caldo…
Sarebbe fondamentale definire un criterio distintivo in base al quale si stabilisca una volta e per tutte se la prestazione del sub-affidamento sia qualificabile come lavoro o come prestazione diversa, sottratta al regime del subappalto.
La difficoltà maggiore è ovviamente data dalla “fornitura con posa in opera” di materiali per la quali si renda necessario stabilire quando prevale l’elemento fornitura e quando invece la prestazione lavorativa…

La verità è che il sistema (e soprattutto le imposte previste…) fanno si che si mettano in pratica… tutti questi “meccanismi alternativi”, necessari per comprarsi quanti sono designati ai controlli…
Mazzette, tangenti ed assunzioni varie di familiari… che permetteranno così all’impresa di concludere in tempi rapidi e senza ostacoli i lavori in corso, ma soprattutto certi, di aver ottenuto con il minimo sforzo il massimo dei risultati, e cioè quel consistente utile che ora si dovrà tentare di far sparire!!! 

Tutto il resto non ha importanza e non conta come viene realizzata l’opera…
D’altronde se alla base di tutto c’e il cosiddetto “massimo ribasso” (o l’offerta più vantaggiosa) e con la presenza di capitolati e contratti che permettono qualsivoglia “escamotage” e soprattutto, la mancanza di criteri sulle procedure dei controlli sui materiali, sull’identificazione dei lavoratori e dei mezzi in opera, e dove il più delle volte manca la tracciabilità dei fluissi finanziari… di quali regole si sta parlando…   

Infatti, se il settore delle infrastrutture è quello in cui la corruzione degli appalti pubblici risulta più diffusa (il motivo è dato dalle cospicue somme in gioco…) diventa fondamentale aumentare la vigilanza durante la realizzazione dell’opera stessa, soprattutto in sede di controlli della qualità o di completamento dei contratti di opere/forniture/servizi, perché è proprio in questa fase che viene intenzionalmente compromessa l’esecuzione e si da il via a quelle ben note irregolarità… 

E’ vero… c’era una volta l’edilizia… quella sana…
Oggi intorno a me… vedo degli “imprenditori” unicamente “rapaci”…

C'era una volta l'Edilizia!!!

Riguardando l’album dei ricordi, ho rivisto delle foto bellissime… sono reminiscenze che tornano a galla dopo essere state per troppo tempo sepolte…
Ripenso a quando ho iniziato, alla mia professione, alle soddisfazioni che mi ha dato nel corso degli anni… alle persone che ho conosciuto, ai colleghi di lavoro e a tutti quelli che ormai purtroppo non ci sono più…
C’era chi era come un padre, per esempio l’Ing. Emanuele Rimini, altri come fratelli ed altri ancora amici… ma con ognuno di loro, ho diviso esperienze lavorative (in italia e all’estero) che -se pur a volte pericolose- ripeterei…
Ripenso a quanti non ci sono più… a Carmelo Anastasi e alle nostre vicissitudini passate in Ucraina, mi rivedo a Jena (in Germania) con l’affabile “traduttore” Torrisi… e per ultimo l’amico Gaetano Breci…
Poi ci sono quelli con cui eri legato ed ora hai perso ed altri che se pur lontano… ti sono rimasti vicini, penso a Jerry da Omegna, Michele da Rapallo e Claudio da Genova, ed anche altri ben più vicini… come Francesco, Gino e Giuseppe da Lentini, Castel di Iudica e Ramacca; non ha importanza se non ci si vede più, basta il pensiero e poi… c’è sempre Facebook.
Ricordo inoltro con affetto l’Arch. Renzo e l’amico Salvatore… le cose ahimé… non sempre vanno per come vorremmo, a volte al destino piace mettere i bastoni tra le ruote!!!
L’importante penso è avere avuto nel corso degli anni con tutti un rapporto, onesto e corretto… poi le strade si possono anche separare, ma ciò che vi è stato… rimarrà per sempre indelebile!!!
Quanti anni son passati, 25 anni di cantieri…
Da quel mio primo cantiere di Brucoli (Augusta) per quella base residenziale Usa… all’ultimo importante intervento di Porte di Catania… passando inoltre dalla Libia… all’Ucraina, dalla Germania… alla Francia e poi Verbania, Sondrio, Bolzano, Recco… quanti anni trascorsi senza mai una fissa dimora… ma sempre a girovagare dove mi portava il lavoro…
Erano gli anni d’oro… anni nei quali l’edilizia era di traino per tutti i comparti, periodi di agiatezza che in molti ricordano, perché allora si lavorava “TUTTI” e non si sentiva questa attuale crisi!!! 
Sì… la corruzione c’era anche allora… ed i politici e/o gli amministratori corrotti, non erano di numero inferiori a quelli attuali, ma forse chissà… debbo pensare a quei tempi qualcosa si faceva!!!
Oggi invece c’è lo stallo più completo… niente di niente… mancano per di più gli “Imprenditori” quelli con la I maiuscola… e non come mi diceva… proprio alcuni giorni un mio amico: “sti scaurarocculi” ca tanto s’atteggiunu a forma d’appaltaturi…!!!
Il 90 %  di quanti oggi fanno impresa qui da noi in Sicilia… non sono capaci neppure di fare lo “zero con un bicchiere” eppure… grazie a certi “legami” si trovano ad operare nel mondo dell’imprenditoria!!!
Molti di loro sono dei semplici “prestanome”, altri dei piccoli “cottimisti” che sfruttano la propria manodopera (quasi mai regolare ma a “nero“), senza alcun rispetto delle normative vigenti sui contratti di lavoro o su quanto previsto in tema di sicurezza…
E poi cosa aggiungere su tutte quelle procedure devianti dei “subappalti”… 
General Contractor che in qualità di Committenti dei lavori, iniziano sin da subito ad affidare gran parte di quell’appalto alle “abituali” imprese di fiducia… le quali poi successivamente. subappaltano ad altre imprese minori… e via discorrendo… 
E il cosiddetto “subappalto a cascata” che sappiamo bene essere vietato (salvo che per la fornitura con posa in opera di impianti e di strutture speciali) ma che poi nella pratica trova mille modi (irregolari) per essere realizzato e risultare lecito!!!
Cosa dire inoltre di tutti quei contratti misti… similari al subappalto, definiti sub-affidamenti o sub-contratti, ecc… relativi a prestazioni che non sono ufficialmente lavori, ma riguardano la fornitura con posa in opera e il nolo a caldo…
Sarebbe fondamentale definire un criterio distintivo in base al quale si stabilisca una volta e per tutte se la prestazione del sub-affidamento sia qualificabile come lavoro o come prestazione diversa, sottratta al regime del subappalto.
La difficoltà maggiore è ovviamente data dalla “fornitura con posa in opera” di materiali per la quali si renda necessario stabilire quando prevale l’elemento fornitura e quando invece la prestazione lavorativa…

La verità è che il sistema (e soprattutto le imposte previste…) fanno si che si mettano in pratica… tutti questi “meccanismi alternativi”, necessari per comprarsi quanti sono designati ai controlli…
Mazzette, tangenti ed assunzioni varie di familiari… che permetteranno così all’impresa di concludere in tempi rapidi e senza ostacoli i lavori in corso, ma soprattutto certi, di aver ottenuto con il minimo sforzo il massimo dei risultati, e cioè quel consistente utile che ora si dovrà tentare di far sparire!!! 

Tutto il resto non ha importanza e non conta come viene realizzata l’opera…
D’altronde se alla base di tutto c’e il cosiddetto “massimo ribasso” (o l’offerta più vantaggiosa) e con la presenza di capitolati e contratti che permettono qualsivoglia “escamotage” e soprattutto, la mancanza di criteri sulle procedure dei controlli sui materiali, sull’identificazione dei lavoratori e dei mezzi in opera, e dove il più delle volte manca la tracciabilità dei fluissi finanziari… di quali regole si sta parlando…   

Infatti, se il settore delle infrastrutture è quello in cui la corruzione degli appalti pubblici risulta più diffusa (il motivo è dato dalle cospicue somme in gioco…) diventa fondamentale aumentare la vigilanza durante la realizzazione dell’opera stessa, soprattutto in sede di controlli della qualità o di completamento dei contratti di opere/forniture/servizi, perché è proprio in questa fase che viene intenzionalmente compromessa l’esecuzione e si da il via a quelle ben note irregolarità… 

E’ vero… c’era una volta l’edilizia… quella sana…
Oggi intorno a me… vedo degli “imprenditori” unicamente “rapaci”…