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INTER – JUVE: Una vergogna per lo sport!


Buongiorno, stamani, provo a dare forma a un mio sfogo, ad un grido che arriva dritto dal cuore di chi lo sport lo vive, lo respira e lo ama, senza bisogno di divise o di bandiere.

Parto da un titolo forte, un pugno nello stomaco: “Inter-Juve una vergogna per lo sport!“. Ecco, forse è proprio da lì che dobbiamo cominciare, da quella sensazione di amaro in bocca che ti resta addosso quando la domenica sera spegni la televisione e ti rendi conto che non hai assistito a una partita di calcio, ma a qualcosa di molto diverso.

Perché sabato sera, a San Siro, non si è giocata solo una partita. Si è consumata una piccola, grande rappresentazione di quello che non dovrebbe mai accadere, dentro e fuori dal rettangolo verde. E lo dico da persona che lo sport lo ha praticato, che sa cosa significa sudare su un campo, che conosce il valore del confronto leale, anche quando si gioca una semplice partitella con gli amici in spiaggia sotto il sole di agosto. 

Lo sport, quello vero, dovrebbe essere un’isola felice, un luogo dove i principi che fatichiamo a far valere nella vita quotidiana – l’onestà, il rispetto, la correttezza – diventano la regola non scritta, il fondamento di ogni gesto. Invece, sabato (ma non solo ormai il sabato sera…), abbiamo visto il contrario. Abbiamo visto la vita vera, con tutte le sue storture e le sue ingiustizie, entrare in campo e prendersi la scena.

Un episodio, su tutti, ha acceso la miccia. Un episodio che ha nome e cognome, ma che qui volutamente non voglio nemmeno pronunciare, quasi per pudore, per non dare ulteriore dignità a un gesto che dignità non ne ha. 

Un giocatore dell’Inter si lascia andare, si accascia a terra come colpito da un fulmine, dopo un contatto inesistente con un avversario. Una simulazione. Una bugia raccontata con il corpo. E l’arbitro, nel caos dell’azione, ci casca. Fischia, corre, estrae il cartellino rosso e lo sventola in faccia a un giocatore della Juve, quel Pierre Kalulu che in quel momento non può credere ai propri occhi. Lo vedi dalle sue espressioni, dai suoi gesti disperati, dalla sua corsa verso il direttore di gara, quasi in ginocchio a supplicarlo: “Rivedila, la prego, vada a vedere, non è successo niente!”. 

È l’immagine più vera e struggente della serata: un calciatore che chiede giustizia, che si affida alla tecnologia, alla possibilità di rivedere le immagini, convinto che la verità, una volta mostrata, non possa che trionfare. Ingenuo. Perché la verità, a quanto pare, non è più un valore così scontato, nemmeno quando hai a disposizione tutti gli strumenti per farla emergere.

E qui veniamo al nodo centrale, al tarlo che rode chiunque abbia a cuore la pulizia di questo gioco: L’arbitro. O meglio, il sistema arbitrale. Perché non è solo questione di un errore umano, di quelli che ci stanno e ci staranno sempre. 

No, qui il dubbio è più profondo, più amaro. Quell’arbitro, in quel momento, aveva la possibilità di rimediare. Poteva, certo non è previsto dal protocollo (ma a volte si deve saper andar oltre, sì… se ci fosse un po’ più di personalità…), chiedere al Var di rivedere l’azione. Poteva andare al monitor, guardare con i suoi occhi ciò che era realmente accaduto, e ammettere il suo sbaglio. Sarebbe stato un atto di coraggio, di onestà intellettuale, di quelle cose che dovrebbero distinguere un uomo in divisa, ma è proprio ciò che in quelle vesti non accade e sarà forse per questo motivo che da sempre ho scelto di non indossarne una!

E difatti… per quell’esser inquadrato alle regole (anche errate), si è affidato a chissà quale voce, a chissà quale ordine impartito dall’alto, e ha lasciato che l’errore diventasse sentenza! Ha scelto di non vedere. E così, non solo ha condizionato in modo irreparabile una partita, ma ha mandato un messaggio ben più grave, un messaggio che va dritto nei campetti di periferia dove migliaia di ragazzi sognano di diventare calciatori. 

Il messaggio è che: non conta essere onesti, conta essere furbi. Conta vincere, anche a costo di rubare, anche approfittando della mediocrità o della sudditanza di chi dovrebbe garantire le regole. È proprio il contrario di quanto in questi giorni, durante le Olimpiadi invernali, il Presidente Mattarella affermava sullo sport, sulla sua funzione educativa e la bellezza che dovrebbe trasmettere.

Allora mi chiedo, e vi chiedo, a cosa serve quella telecamerina che l’arbitro porta addosso, se poi non viene usata per comprendere, per decidere in scienza e coscienza? A cosa serve il Var, se diventa non uno strumento di verità, ma un paraocchi per confermare gli errori o, peggio, per gestire il risultato secondo logiche che con lo sport c’entrano poco? 

Si è demolito il principio del calcio, si è detto ai giovani che l’importante è vincere sempre, in qualsiasi modo. Con un rigore inesistente, con un fallo inventato, con una espulsione che è una farsa. E noi, che questo sport lo amiamo, restiamo qui a guardare, con un senso di impotenza che diventa rabbia.

Ecco perché, da ex sportivo, prima ancora che da tifoso (e lo ribadisco, io tifo Catania, e quello già di suo mi fa penare abbastanza, senza bisogno di queste sceneggiate…), sento il bisogno di prendere posizione. 

Ho deciso, e spero che tanti mi seguano, che da oggi non scommetterò più un solo euro su queste nostre partite, sì… che mi appaiono sempre più spesso “taroccate” e condizionate da episodi che di spontaneo non hanno nulla, anzi potrei affermare che mi sembrano molto (e qui il termine mi sembra appropriato…) “arbitrarie“.

Perché quando muori così, quando vedi la disonestà premiata e applaudita, ti passa la voglia di crederci ancora. E allora non ci resta che tornare all’essenza, a quella partitella in spiaggia con gli amici, dove l’unico arbitro è il rispetto reciproco, dove l’unico risultato è divertirsi insieme. 

Perché forse, solo lì, lo sport è ancora quello che dovrebbe essere!

Cari Interisti, mi vergogno di essere "Juventino"…

Comprendo il voler esser tifoso, quel manifestare la propria squadra di appartenenza, intuisco altresì certe frasi dette a mo’ di sfottò (anche se quando offensive non le approvo…) oppure quel voler essere a tutti i costi degli accesi sostenitori, quasi a modello “fanatici”, sì… della propria squadra, ma mai capaci di criticare quando serve…

Sì… sono “Juventino”, da sempre credo, da quando mio padre mi ha trasmesso quella sua passione per una squadra di calcio di cui non sapevo nulla…

Già…  ascoltava la domenica le partite con quella sua radiolina posta sulle frequenze ad onde corte, d’altronde l’unico modo per sentire in Etiopia la voce in studio di Roberto Bortoluzzi, cui seguivano in diretta quelle dai vari campi di calcio, Sandro Ciotti, Filippo Corsini, Massimo De Luca Riccardo Cucchi ed altri ancora… per una trasmissione intitolata “Tutto il calcio minuto per minuto” che ricordo veniva introdotta da una musichetta inconfondibile suonata con la tromba…

Ricordo quanto sopra per far capire che per essere tifosi non c’è bisogno di andare allo stadio, non bisogna inveire contro gli altrui supporter o ancor peggio offendere con toni razzisti i giocatori della squadra avversaria, questo non è credere nello sport, ancor meno nei suoi valori…

Se ciascuno di questi cosiddetti “fedelissimi”(cosi piace definirsi…) avesse svolto un qualsivoglia sport a livello agonistico, comprenderebbe che in campo non vi sono degli automi o dei giocatori della playstation, ma bensì uomini, professionisti, padri, fratelli, soggettì ora in mezzo ad un campo, dopo una vita fatta di sacrifici, a volte giungendo ad essa dopo aver attraversato esperienze tragiche e/o difficili…   

Viceversa, osservare molti di quei presenti allo stadio, di come la maggior parte manifesti la propria ira, le proprie aberrazioni, riscontrare in quei loro visi la loro frustrazione, già… osservare con quanta empietà si rapportino con gli altri tifosi, quelli della squadra avversaria, ed ancora, analizzare l’ostilità con cui non seguono la partita, ma concentrano quella loro irruenza su una serie di manifestazioni per lo più violente che nulla centrano con la partita in corso, beh mi fa comprendere quanto su quegli spalti, di sport non vi sia alcuna traccia… 

Ecco perché non mi sono mai sentito “tifoso“, perché sono libero di poter esultare quando la mia squadra gioca bene e vince, ma sono altresì indipendente dal saperla criticare quando gioca male, anche se poi alla fine è riuscita a portarsi  a casa i tre punti!!!

Eguale considerazione viene rivolta alle squadre avversarie, mi riferiscono a quelle che mirano da sempre agli stessi traguardi della mia Juve, intendo lo scudetto, la coppa Italia, le coppe interazionali, ed è naturale che quando esse perdano punti a scapito della classifica, la circostanza mi fa certamente piacere, serve per poterci rifare dalle critiche subite nei giorni precedenti dai nostri colleghi, ma poi, tutto finisce lì e si resta amici…

Se la Juve gioca male, se non ha vinto nulla non solo quest’anno ma da un po’ di anni, non sarà certo colpa del Napoli (che ho auspicato -per come ha giocato- che vincesse lo scudetto…), se la coppa Italia è andata all’Inter cosa dire: semplicemente ha giocato meglio. 

Ecco, quando si è tifosi, si è tifosi sempre, nel bene e nel male, ammettendo i propri fallimenti e premiando chi a differenza nostra è stato più bravo!!!

Viceversa, manifestare in maniera deprecabile la sconfitta di una squadra italiana in un torneo internazionale, in particolare proprio quando quella nostra antagonista (certamente più brava di noi) è riuscita a giungere ad una finale con una squadra di diversa nazionalità, mi sembra un modo alquanto meschino di voler “godere” di un qualcosa che di fatto non porti nulla a noi…

Sì… da “Juventino” mi sono rattristito nel vedere la squadra di Mourinho (la Roma) perdere la finale di Europa League ai calci di rigore…

Stessa situazione l’ho provata nella Conference Leage, dove la Fiorentina ha perso la finale di Conference League subendo un gol al 90’…

Ed infine l’Inter (certo conosco bene la rivalità che da sempre contraddistingue le due tifoserie…) che ieri sera ho tifato e ho sperato che vincesse, perché in campo, vi era una squadra italiana contro una inglese, ed il sottoscritto se pur poco nazionalista, certamente non è esterofilo!!!

L’Inter ieri sera ha giocato benissimo (avevo prima dell’inizio della partita dei dubbi, ritenendo il Manchester City molto più forte, ma di tutti… non solo delle nostre squadre italiane) e forse avrebbe anche potuto vincerla quella Coppa, ma purtroppo a volte ci vuole un po’ di fortuna e loro non ne hanno avuta, mentre gli avversari, di contro, ne hanno avuta molta.

Ecco perché ieri sera da “Juventino” non ho minimamente gioito del risultato finale, ed il motivo per cui oggi scrivo questo post (solitamente mi occupo di circostanze ben più rilevanti, ma ogni tanto faccio qualche eccezione…) e mi dissocio totalmente da quel vergognoso Tweet, postato “ipocritamente” sul web, non tanto per elogiare la squadra di Guardiola (ciò è quanto si vorrebbe far credere agli ingenui…) ma per far inc… i tifosi dell’Inter e festeggiare di conseguenza l’ennesimo fallimento di una squadra italiana, che a differenza nostra ha dimostrato essere certamente migliore, sia nel campionato, nella coppa Italia e ancor più in Champion League!!! 

Ecco forse è tempo che i nostri dirigenti (mi riferisco a quanti ancora risultano non indagati…), diano inizio ad un processo di cambiamento serio, per riportare la squadra ai fasti di un tempo (già quelli dell’Avvocato Agnelli…) perché visto gli ultimi fallimenti (e ve ne sono tantissimi…) è giunto il tempo che si prenda esempio da altri, nello specifico quelli dell’Inter (che tra l’altro erano gli stessi che dirigevano la nostra squadra e che ahimè sono stati mandati via: tralascio in questa sede di criticare su quest’altro argomento, altrimenti, come diceva il grande Troisi: non ci resta che piangere).

Rivolgendomi quindi alla Società Inter e a tutti i suoi tifosi, volevo scusarmi per il Tweet celermente posto dopo la finale di ieri sera, Complimenti al Manchester City…” e dirvi che, come tifoso “Juventino”, mi vergono profondamente!!!